Il giornalista entra nella Pa Esonerati Regioni ed Esteri

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1 Ordine dei Giornalisti della Lombardia Associazione Walter Tobagi per la Formazione al Giornalismo Istituto Carlo De Martino per la Formazione al Giornalismo Anno XXXII n. 8, settembre-ottobre 2001 Direzione e redazione Via Appiani, Milano Telefono: Telefax: Spedizione in a.p. (45%) Comma 20 (lettera b) dell art. 2 della legge n. 662/96 Filiale di Milano Il regolamento relativo alla legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica (dopo il sì del Consiglio di Stato) approvato dal Consiglio dei ministri Il giornalista entra nella Pa Esonerati Regioni ed Esteri DOSSIER DI OTTO PAGINE AL CENTRO DEL GIORNALE di Franco Abruzzo La legge 150/2000, che disciplina le attività di informazione (con gli uffici stampa) e di comunicazione (con gli Urp) delle pubbliche amministrazioni, diventerà operativa appena il suo regolamento (approvato dal Consiglio dei ministri il 2 agosto) sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il regolamento, escludendo le Regioni, restringe l area delle pubbliche amministrazioni alle quali si applica la legge 150: l esclusione è un omaggio al principio dell autogoverno derivante dalla potestà legislativa. L articolo 3 del regolamento toglie dalla portata della legge 150 anche il ministero degli Esteri, che colloca nel suo ufficio stampa solo diplomatici di carriera. Al rapporto tra amministrazione e organi di informazione sarà incaricato, oltre all ufficio stampa, anche il portavoce che, per la durata del suo incarico, non potrà esercitare attività professionale nei media. La stessa incompatibilità varrà per il personale degli uffici stampa, che dovrà essere iscritto nell Albo dei giornalisti (professionisti e pubblicisti), il cui profilo professionale sarà definito attraverso una «speciale area di contrattazione». I giornalisti conseguono dunque il diritto di cittadinanza, in maniera ufficiale, negli uffici stampa della Pa. Si avanzano ipotesi minimali di mila nuovi posti di lavoro (200 solo in Sicilia). Il dipartimento della Funzione pubblica, invece, ha calcolato in circa 40mila i posti da coprire in tutta Italia tra uffici stampa e Urp. Si presenta, però, problematica l applicazione dell articolo 9 della legge 150/2000. La legge 150 non parla di concorsi - via costituzionalmente obbligatoria per l accesso nell apparato statale - per l assegnazione dei posti eventualmente disponibili, ma specifica che «negli uffici stampa l individuazione e la regolamentazione dei profili professionali sono affidate alla contrattazione collettiva nell ambito di una speciale area di contrattazione, con l intervento delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti». Il comma 5, infine, aggiunge che dall attuazione della legge «non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica». L istituzione degli uffici stampa diventa così una scelta discrezionale. Il regolamento ha chiarito: 1 che degli uffici stampa potranno far parte soltanto giornalisti professionisti e pubblicisti; 2 che i giornalisti responsabili degli uffici stampa dovranno possedere un diploma di laurea, mentre i redattori dovranno possedere soltanto il requisito minimo dell iscrizione nell Albo dei giornalisti; 3 che il reclutamento dei giornalisti avverrà secondo l articolo 7, comma 6 del decreto legislativo 29/93 (in sintesi, con contratti di collaborazione coordinata e continuativa); 4 che il conferimento dell incarico di responsabile dell Urp e di capo ufficio stampa a soggetti estranei alla pubblica amministrazione è subordinato al possesso dei requisiti della laurea e dell iscrizione nell Albo dei giornalisti (per il capo dell ufficio stampa); 5 che «le amministrazioni possono confermare l attribuzione delle funzioni di comunicazione e di informazione al personale dei ruoli organici che già svolgono tali funzioni» anche se il personale è sfornito dei titoli specifici e del requisito professionale; 6 che le lauree previste sono quelle in Scienze della comunicazione, in Relazioni pubbliche e in materie assimilate, mentre i laureati in discipline diverse dovranno aver conseguito il titolo di specializzazione o di perfezionamento post laurea o altri titoli post universitari rilasciati in Scienze della comunicazione o in Relazioni pubbliche e in materie assimilate da istituti universitari pubblici e privati, ovvero dovranno aver conseguito master in Comunicazione presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione se di durata meno equivalente, presso il Formez, la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale e altre scuole pubbliche nonché presso strutture private connotate da specifica esperienza e specializzazione nel settore; 7 che le attività formative del personale in servizio (negli Urp e negli uffici stampa) dovranno essere portate a compimento dalle amministrazioni entro 24 mesi dall entrata in vigore del regolamento. Sulle mansioni che negli uffici stampa saranno assegnate al personale iscritto all Albo nazionale dei giornalisti si svolgerà la contrattazione in sede Aran. La contrattazione collettiva punta alla «individuazione e alla regolamentazione dei profili professionali». Va detto che, comunque, del Cnlg fa parte la figura del collaboratore coordinato e continuativo. Questa novità fa da interfaccia all articolo 7 (comma 6) del decreto 29/93, che prevede incarichi individuali a «esperti di provata competenza» (con contratto coordinato e continuativo). L ordinamento giuridico offre, in alternativa, la possibilità di inquadrare i giornalisti con contratti a tempo indeterminato o determinato (i sindaci e i presidenti delle Province possono assumere i giornalisti, destinati agli uffici stampa, per la durata del loro mandato, in base all articolo 51, comma 5, della legge 142/1990 sugli enti locali). Le amministrazioni pubbliche potrebbero peraltro assumere a tempo determinato (per un periodo da 2 a 7 anni rinnovabile) il portavoce e i coordinatori degli uffici stampa, avvalendosi dell articolo 19, comma 2 del decreto 29/93. (da Il Sole 24 Ore dell 11 agosto 2001) Alla selezione per il XIII biennio dell Ifg hanno partecipato 227 neolaureati Bruno Ambrosi confermato presidente della Scuola di Giornalismo di Milano Milano, 18 luglio I quadri dirigenti dell Associazione Walter Tobagi per la Formazione al Giornalismo, che gestisce l Istituto Carlo De Martino (la prima scuola di giornalismo voluta dall Ordine professionale e dalla Regione Lombardia), sono stati confermati all unanimità per il triennio : alla presidenza Bruno Ambrosi; vicepresidenti Emilio Pozzi (vicario) e Gianluigi Falabrino; consigliere segretario Guido Re e tesoriere-economo Angelo Morandi. Guido Re sostituisce Marco Barbieri (oggi direttore del quotidiano.com). La riunione del Consiglio d amministrazione dell Afg si è svolto l altra sera presieduta dal presidente dell Ordine della Lombardia, Franco Abruzzo, che ha proposto la riconferma del gruppo dirigente. Il Comitato ristretto dell Afg sarà composto da Ambrosi, Pozzi, Falabrino, Re, Morandi, Maurizio Vitali e Luca Del Gobbo (rappresentanti nel Consiglio della Regione Lombardia); Gigi Speroni (direttore dell Ifg). La Scuola di giornalismo affronta ora il XIII biennio ( ). Alla selezione, attualmente in corso (l 8 settembre si sono svolte le prove scritte, nella foto, presso il Politecnico ORDINE di Milano) partecipano 227 neolaureati su 302 candidati ammessi. Al termine della selezione, solo 40 frequenteranno il corso, che, dopo due anni, si concluderà con l esame di Stato per acquisire il titolo di giornalista professionista. Presidente della Commissione è Piero Ostellino; vicepresidente vicario Emilio Pozzi (Il servizio alle pagine 22-23). La Scuola di giornalismo dell Ordine di Milano e della Regione Lombardia nei 24 anni di vita ha creato 474 giornalisti: di questi, 24 sono direttori responsabili; 112 sono vicedirettori o capiredattori; 286 sono redattori ordinari e 9 sono responsabili di uffici stampa, mentre 43 svolgono la libera professione. Questi numeri dicono che le scelte fatte nel 1974/1977 dalla Regione Lombardia e dall Ordine dei giornalisti della Lombardia sono state accompagnate da un successo senza eguali e che le finalità (dare occupazione) della legge regionale 95/1980 sulla formazione sono state raggiunte. Si precisa che 21 (12 a tempo indeterminato e 9 a tempo determinato) dei 40 allievi del XII biennio sono stati già assunti prima che il corso si concluda nell ottobre prossimo. SOMMARIO Cronaca e Giustizia pag. 2 Giurisprudenza pag. 3 Diritto d autore pag. 3 Privacy pagg. 4-8 Riflessioni pagg Deontologia pag. 14 I nostri lutti pagg Cultura pag. 24, 25 e 27 Professione in ultima Usa: manette sulla stampa (il caso Leggett) La pubblicità ingannevole è slealtà del giornalista Diritto d autore e servizi di fotocopiatura Dati personali e globalizzazione: la relazione del Garante Fenomenologia del G8 a Genova Il giornalista che pubblica il nome del minore ferisce la dignità della professione Addio Montanelli, addio Carlo Bo La libreria di Tabloid Laurea in giornalismo ed esame di giornalista: decisivo il sì di Castelli 1

2 G I U R I S P R U D E N Z A Usa/Manette sulla stampa (il caso Vanessa Leggett) Una giornalista free-lance di Houston intervista un testimone eccellente di un delitto avvenuto nel mondo Vip del Texas. Il testimone poco dopo si suicida. Un giudice ordina a Vanessa Leggett di consegnare i suoi taccuini. La giornalista invoca il primo emendamento della Costituzione federale di Franco Abruzzo Vanessa Leggett. È il nome della giornalista free lance americana, che sta scontando 18 mesi di carcere per essersi rifiutata di consegnare i suoi taccuini a un giudice di Houston che indaga su un delitto avvenuto nel mondo vip del Texas. Vanessa Leggett ha intervistato un testimone eccellente del delitto prima che lo stesso ponesse fine alla sua vita ed ha poi deciso di scrivere un libro sull assassinio di una signora, vittima probabilmente di un complotto di famiglia. Il supertestimone suicida, Roger Angleton, è il fratello di Robert Angleton, marito della donna. Un giudice ha ordinato a Vanessa Leggett di consegnare i suoi taccuini, perché ritiene che in quei taccuini ci sia la verità sul crimine. La giornalista free lance ha opposto un netto rifiuto all ordine, invocando il primo emendamento alla Costituzione federale. Il giudice ha respinto il riferimento al primo emendamento, sostenendo per di più che il free lance non è un giornalista. La vicenda di Vanessa Leggett è diventato un caso nazionale dopo il commento del New York Times in cui si sostiene che difendere i taccuini di Vanessa significa tutelare la libertà di stampa ed anche il principio che non può essere un giudice a stabilire che sia giornalista e chi no. Il NYT teme che, dopo i free lance, la stessa sorte possa toccare ai giornalisti delle testate minori e poi agli altri. Non contrastare questa impostazione significa accettare l inizio della fine dell autonomia dei giornalisti. È certamente vero che il caso di Vanessa Laggett pone almeno tre problemi di natura politico-giuridica: il valore della libertà di stampa in un Paese - gli Usa - ritenuto baluardo di quel principio (non a caso il primo emendamento alla Costituzione afferma che il Congresso non potrà fare alcuna legge per limitare la libertà di parola o di stampa ); il ruolo del giornalista (free lance o dipendente non importa) di cane da guardia della democrazia; il segreto professionale del giornalista negli Usa, in Europa e in Italia alla luce anche delle convenzioni internazionali firmate dagli Usa e dai Paesi del Vecchio Continente. Il quarto problema riguarda il potere del giudice di ordinare a un giornalista di tenere un certo comportamento. Il Patto internazionale di New York sui diritti civili e politici (firmato il 19 dicembre 1966 e ratificato negli Usa e nei Paesi della Ue) all articolo 19 afferma che ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, senza riguardo e frontiere, oralmente, per iscritto, attraverso la stampa, in forma artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta. L esercizio di queste libertà può essere sottoposto a talune restrizioni che, però, devono essere espressamente stabilite dalla legge ed essere necessarie: a) al rispetto dei diritti o della reputazione altrui; b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell ordine pubblico, della sanità o della morale pubblica. Negli Usa non c è alcuna legge sulla professione giornalistica e sul segreto professionale dei giornalisti. Le decisioni del giudice del Texas sul caso Leggett sono, quindi, in contrasto con il Patto di New York, che obbliga gli Stati Uniti e che riconosce il diritto di Vanessa Leggett a cercare, ricevere e diffondere informazioni di ogni genere... attraverso la stampa o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta (anche un libro). Il Patto di New York vincola anche i Paesi della Ue. I Paesi della Ue, però, sono tenuti ad applicare anche la Convenzione europea dei diritti dell uomo, che ha un articolo 10 simile all articolo 19 del Patto di New York. L articolo 10 della Convenzione tutela espressamente le fonti dei giornalisti. Lo ha stabilito la Corte dei diritti dell uomo di Strasburgo con il caso del giornalista inglese William Goodwin. Il Consiglio d Europa ha emanato la raccomandazione n R (2000) 7, adottata l 8 marzo 2000, sulla tutela delle fonti dei giornalisti (che in Italia sono garantiti dall articolo 2 della legge n. 69/1963 sulla professione giornalistica; dall articolo 13 della legge n. 675/1996 sulla privacy e dall articolo 200 del Cpp). Diversi punti della raccomandazione hanno come retroterra l articolo 10 della Convenzione e specifiche sentenze della Corte europea dei diritti dell uomo. Il Parlamento europeo, in una risoluzione del 18 gennaio 1994 sulla segretezza delle fonti d informazione dei giornalisti - ha dichiarato che il diritto alla segretezza delle fonti di informazioni dei giornalisti contribuisce in modo significativo a una migliore e più completa informazione dei cittadini e che tale diritto influisce di fatto anche sulla trasparenza del processo decisionale. Per quanto riguarda l Italia, un giudice (mai un Pm) può ordinare a un giornalista professionista, in base all articolo 200 del Cpp, di indicare la fonte delle sue informazioni se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l identificazione della fonte della notizia. I giornalisti sono soliti opporre il segreto professionale, quando i giudici decidono di avvalersi dell articolo 200. Negli ultimi tempi è prevalso l orientamento secondo il quale il giudice potrebbe ordinare al giornalista di indicare la sua fonte, purché sia l unico strumento investigativo a disposizione. I giudici appaiono restii a uniformarsi alle sentenze di Strasburgo, che pur sono vincolanti per le autorità italiane (tribunali compresi). Va detto anche che gli articoli della Convenzione operano e incidono unitamente alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo ne dà attraverso le sentenze. Le sentenze formano quel diritto vivente al quale i giudici dei vari Stati contraenti sono chiamati ad adeguarsi sul modello della giustizia inglese. Non a caso il Consiglio d Europa, nella raccomandazione R(2000)7 sulla tutela delle fonti dei giornalisti, ha scritto testualmente: L articolo 10 della Convenzione, così come interpretato dalla Corte europea dei Diritti dell Uomo, s impone a tutti gli Stati contraenti. Particolarmente interessante è, come riferito, la sentenza nota come il caso Goodwin. William Goodwin, giornalista inglese, ricevette da una fonte fidata ed attendibile, alcune informazioni su una società di programmi elettronici (la Tetra Ltd). In particolare il giornalista rivelò che tale società aveva contratto numerosi debiti e vertiginose perdite. La società Tetra per evitare i danni che sarebbero potuti derivarle dalla divulgazione di tali notizie presentò all alta Corte di Giustizia inglese un ricorso con il quale non solo chiedeva che fosse vietata la pubblicazione dell articolo in questione, ma chiedeva altresì che il giornalista fosse condannato a rivelare la fonte delle informazioni ricevute al fine di evitare nuove fughe di notizie. Le richiesta della Tetra furono accolte sia dall alta Corte che dalla corte d Appello, secondo le quali il diritto alla protezione delle fonti gior- nalistiche ben può essere limitato nell interesse della giustizia, della sicurezza nazionale nonché a fini di prevenzione di disordini o di delitti. Il giornalista, tuttavia, non eseguì l ordine di divulgazione della fonte posto che in tale modo la stessa si sarebbe bruciata e presentò ricorso alla Commissione Europea dei Diritti dell Uomo, denunciando la violazione dell articolo 10 della Convenzione. La Corte di Strasburgo, con sentenza in data 27 marzo 1996, muovendo dal principio che ad ogni giornalista deve essere riconosciuto il diritto di ricercare le notizie, ha ritenuto che di tale diritto fosse logico e conseguente corollario anche il diritto alla protezione delle fonti giornalistiche, fondando tale assunto sul presupposto che l assenza di tale protezione potrebbe dissuadere le fonti non ufficiali dal fornire notizie importanti al giornalista, con la conseguenza che questi correrebbe il rischio di rimanere del tutto ignaro di informazioni che potrebbero rivestire un interesse generale per la collettività. Concludendo, la vicenda Leggett pone a confronto anche i sistemi giuridici dei Paesi anglosassoni e dei Paesi romanistici. I primi fondano le loro decisioni sui precedenti giurisprudenziali, mentre i secondi affidano ai giudici il compito di prendere decisioni sulla base di Codici e di norme scritte. In Italia solo i Consigli dell Ordine possono dire chi è giornalista e chi no sulla base dell iscrizione nell Albo. Il segreto professionale appare meglio tutelato in Italia rispetto agli Usa anche attraverso le sentenze della Corte di Strasburgo, che può correggere eventuali storture nazionali. William Goodwin ha ottenuto dalla Corte di Strasburgo un risarcimento di 128 milioni di lire, che il Governo di Sua Maestà ha dovuto sborsare. In Italia sarebbero stati chiamati i giudici, autori della sentenza, a risarcire lo Stato. L affermazione che il Congresso non potrà fare alcuna legge per limitare la libertà di parola o di stampa è solenne ed austera, ma è anche rischiosa se poi un giudice, in assenza di norme specifiche scritte, è libero di affermare ciò che vuole e di sbattere una persona, che non si adegua, per 18 mesi in galera. Il caso Leggett deve far riflettere anche in casa nostra. *(.com del 22 agosto 2001) La subordinazione compatibile con altra attività lavorativa (e con gli impegni di studio) La presenza dei caratteri della subordinazione nel rapporto di lavoro giornalistico, quali la predeterminazione del contenuto delle prestazioni da parte del datore di lavoro, l organizzazione da parte sua degli strumenti produttivi, il lavoro reso nei suoi locali e l assenza di rischio economico del lavoratore, non perde il suo valore indicativo per il solo fatto che il lavoro venga reso soltanto per poche ore durante la giornata. Il rapporto di lavoro subordinato (anche giornalistico) può coesistere con altre attività di lavoro o di studio. Questo è in sintesi il contenuto della sentenza n. 9512/2001 della sezione lavoro della Corte di Cassazione. Con ricorso al Pretore di Treviso (27 luglio 1992), una dipendente di un emittente radiotelevisiva, lamentava di aver lavorato con mansioni di giornalista dal 1984 al 1989 (a tempo parziale) e dal 1989 al 1990 (a tempo pieno). Il rapporto di lavoro era stato illegittimamente qualificato come lavoro autonomo. La ricorrente chiedeva, quindi, che l emittente radiotelevisiva fosse condannata a pagare le differenze retributive. La vicenda, dopo i due rituali gradi di giudizio, approda avanti la Corte di Cassazione. Secondo la giurisprudenza costante della Corte, il lavoro subordinato alle dipendenze di un impresa si concretizza anzitutto per l inserimento del lavoratore nell organizzazione produttiva e per il conseguente assoggettamento al potere gerarchico dell imprenditore che assume il rischio economico della di Umberto Accomanno gestione ed organizza il lavoro altrui, tra l altro attraverso la fissazione di un orario di lavoro. Al potere gerarchico è strettamente collegato quello disciplinare. In particolare, il potere di organizzare l azienda si esplica attraverso la fissazione del contenuto e delle modalità delle prestazioni rese dai lavoratori e nel controllo continuo sulla loro esecuzione. Per tali motivi il rapporto di lavoro subordinato viene di regola eseguito nei locali del datore di lavoro e non comporta alcun rischio economico per il lavoratore. Quando i sopra indicati elementi distintivi sono presenti non importa che l orario di lavoro reso durante la giornata sia molto limitato, ben potendo il rapporto alle dipendenze di un datore di lavoro coesistere con altro rapporto intercorrente con altra persona. Insomma, la disponibilità del giornalista subordinato non implica necessariamente l esclusività del vincolo, posto che nessun principio normativo osta alla conduzione simultanea di più rapporti di lavoro, sia subordinato, sia autonomo. Anche nel lavoro giornalistico è configurabile un rapporto di lavoro subordinato che non richieda un impiego totale delle energie e delle capacità lavorative, ma viceversa sia circoscritto a segmenti temporali limitati e compatibili con lo svolgimento di altre attività (studio, altro rapporto di lavoro subordinato). I caratteri della subordinazione valgono anche se l attività viene resa per poche ore. 2 ORDINE

3 ROMA, 23 aprile La Siae e l Aie (Associazione italiana editori) hanno firmato con Confcommercio l accordo che estende agli esercizi commerciali - anche a quelli non specializzati nella realizzazione di fotocopie - la possibilità di effettuare il servizio di fotocopiatura dei testi nel pieno rispetto del diritto d autore. L accordo, che segue quello raggiunto recentemente tra Siae e Aie da un lato e le associazioni dei centri di fotocopiatura (Confartigianato e Cna) dall altro, rientra nella sfera di applicazione della legge 248/2000, che ha Nel mirino le rassegne stampa La legge sul diritto d autore, giornali e giornalisti L art. 38 della legge 633/1941 inquadra l utilizzazione economica delle opere collettive (giornali e riviste): Nell opera collettiva, salvo patto in contrario, il diritto di utilizzazione economica spetta all editore dell opera stessa, senza pregiudizio del diritto derivante dall applicazione dell art. 7 ( È considerato autore dell opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell opera stessa ). Ai singoli collaboratori dell opera collettiva è riservato il diritto di utilizzare la propria opera separatamente, con l osservanza dei patti convenuti, e in difetto, delle norme seguenti. L utilizzazione libera degli articoli e dei discorsi L art. 65 della legge n. 633/1941 dice: Gli articoli di attualità, di carattere economico, politico, religioso, pubblicati nelle riviste o giornali, possono essere liberamente riprodotti in altre riviste o giornali anche radiofonici, se la riproduzione non è stata espressamente riservata, purché si indichino la rivista o il giornale da cui sono tratti, la data e il numero di detta rivista o giornale e il nome dell autore, se l articolo è firmato. L art. 66 afferma: I discorsi sopra argomenti di interesse politico od amministrativo, tenuti in pubbliche assemblee o comunque in pubblico, possono essere liberamente riprodotti nelle riviste o giornali anche radiofonici, purché si indichino la fonte, il nome dell autore e la data e il luogo in cui il discorso fu tenuto. introdotto un compenso per autori ed editori delle opere a stampa fotocopiate, e si pone in linea con quanto già avviene da tempo negli altri Paesi europei. «Il fenomeno delle fotocopie selvagge - si legge in un comunicato - ha prodotto nel nostro Paese effetti negativi per l intera filiera editoriale». Secondo l Associazione italiana editori, solo nell anno scorso gli editori hanno subito danni per oltre 570 miliardi, gli autori per 30, le librerie per 190 e i distributori per 100 miliardi di lire. Intanto, il 19 aprile scorso, Siae, Fieg e Fnsi hanno avviato un confronto sul nodo delle rassegne stampa. La Siae, la Federazione nazionale della stampa italiana e la Federazione italiana degli editori di giornali (rappresentate rispettivamente dal commissario straordinario della Siae, Mauro Masi, dal segretario della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, e dal direttore generale della Fieg, Sebastiano Sortino) si sono incontrate allo scopo di definire un accordo che dia mandato alla Siae di tutelare il diritto d autore per la riproduzione degli articoli nelle rassegne stampa giornalistiche. Tutto ciò trova fondamento nella normativa vigente, in particolare nella legge sul diritto d autore del 1941 e successive modificazioni. L incontro si è concluso dando mandato alla Siae di presentare una bozza di convenzione, che dovrà essere esaminata dalle parti. Sarà, dunque, la Siae a elaborare questo progetto, tenendo conto di quanto già avviene nella maggior parte dei Paesi europei, dove la tutela degli articoli riprodotti nelle rassegne stampa è già attuata da tempo. Accordo sul diritto d autore per i servizi di fotocopiatura Fotocopie (art. 68 legge 833/1941) I diritti d autore dovranno essere pagati anche per le fotocopie. E non si potranno più riprodurre interi volumi o fascicoli di periodici, ma solo parti: fino al 15 per cento, esclusa la pubblicità. Le biblioteche pubbliche pagheranno i diritti d autore in modo forfettario. Invece i copy center, anche quelli che mettono a disposizione gratuitamente le fotocopiatrici all interno di librerie, biblioteche, centri studi o altro, dovranno pagare i diritti con un esborso che non può essere inferiore per ciascuna pagina copiata al prezzo medio per pagina, salvo accordi diversi con la stessa Siae. Niente royalties invece per le rassegne stampa (definite un prodotto effimero ). L articolo 68 della legge 633/1941 stabilisce: È libera la riproduzione di singole opere o brani di opere per uso personale dei lettori, fatta a mano con mezzi di riproduzione non idonei a spaccio o diffusione dell opera nel pubblico. È libera la fotocopia da opere esistenti nelle biblioteche, fatta per i servizi della biblioteca o, nei limiti e con le modalità di cui ai commi quarto e quinto, per uso personale (13/e). È vietato lo spaccio di dette copie nel pubblico e, in genere ogni utilizzazione di concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all autore (3/cost). È consentita, conformemente alla convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 20 giugno 1978, n. 399, nei limiti del quindici per cento di ciascun volume o fascicolo di periodico, escluse le pagine di pubblicità, la riproduzione per uso personale di opere dell ingegno effettuata mediante fotocopia, xerocopia o sistema analogo. I responsabili dei punti o centri di riproduzione, i quali utilizzino nel proprio ambito o mettano a disposizione di terzi, anche gratuitamente, apparecchi per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione, devono corrispondere un compenso agli autori ed agli editori delle opere dell ingegno pubblicate per le stampe che mediante tali apparecchi vengono riprodotte per gli usi previsti nel primo periodo del presente comma. La misura di detto compenso e le modalità per la riscossione e la ripartizione sono determinate secondo i criteri posti all articolo 181-ter della presente legge. Salvo diverso accordo tra la Siae e le associazioni delle categorie interessate, tale compenso non può essere inferiore per ciascuna pagina riprodotta al prezzo medio a pagina rilevato annualmente dall Istat per i libri. Gli articoli 1 e 2 della legge 22 maggio 1993, n. 159, sono abrogati (13/f). Le riproduzioni delle opere esistenti nelle biblioteche pubbliche, fatte all interno delle stesse con i mezzi di cui al quarto comma, possono essere effettuate liberamente, nei limiti stabiliti dal medesimo comma, salvo che si tratti di opera rara fuori dai cataloghi editoriali, con corresponsione di un compenso in forma forfettaria a favore degli aventi diritto, di cui al comma 2 dell articolo 181-ter, determinato ai sensi del secondo periodo del comma 1 del medesimo articolo 181-ter. Tale compenso è versato direttamente ogni anno dalle biblioteche, nei limiti degli introiti riscossi per il servizio, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato o degli enti dai quali le biblioteche dipendono (13/g). (13/e) Comma così sostituito dall art. 2, L. 18 agosto 2000, n (3/cost) La Corte costituzionale, con sentenza 23 marzo-6 aprile 1994, n. 108 (Gazz. Uff. 12 aprile 1995, n. 15, serie speciale), ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 19, 61, 68 e 109, sollevata in riferimento agli artt. 3, 9, 41 e 42 della Costituzione. (13/f) Comma aggiunto dall art. 2, L. 18 agosto 2000, n (13/g) Comma aggiunto dall art. 2, L. 18 agosto 2000, n (14/a) Comma aggiunto dall art. 3, L. 18 agosto 2000, n Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera, per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza (articolo 70 della legge 633/1941) Dice l articolo 70 della legge 633/1941: Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera, per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza alla utilizzazione economica dell opera. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento il quale fisserà la modalità per la determinazione dell equo compenso. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell opera, dei nomi dell autore, dell editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull opera riprodotta. Vietato agire senza consenso quando l utilizzazione dell opera non è a scopo di critica, discussione o insegnamento. L utilizzazione di parti o brani di opera altrui in un libro che si autodefinisce dedicato ad un artista scomparso è illecita e costituisce violazione del diritto di autore se manca il consenso del titolare del diritto e se la finalità dell utilizzazione non rientra tra le ipotesi di cui all art. 70 della legge sul diritto di autore (e, cioè, utilizzazione a scopo di critica, discussione o insegnamento). L erede dell autore può agire a difesa dei diritti patrimoniali d autore e di quelli relativi allo sfruttamento economico dell immagine (Trib. Napoli, 18 aprile 1997; Parti in causa Troisi c. Soc. Emme Grafica ind. ed.). Confermata la sanzione disciplinare inflitta dall Ordine della Lombardia a una collaboratrice di Oggi Milano, 17 settembre. Chi pubblica articoli, che nella sostanza sono pubblicità ingannevole, tiene un comportamento che viola quel principio di lealtà nell informazione cui (ex artt. 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963) devono essere improntati i comportamenti del giornalista. Con questa secca motivazione la quinta sezione del Tribunale civile di Milano ha confermato la decisione del Consiglio nazionale che ha inflitto la sanzione disciplinare dell avvertimento scritto alla giornalista professionista Caterina Vezzani, collaboratrice di Oggi. La stessa ha pubblicato sul numero dell 11 ottobre 1995 di Oggi l articolo E lavarsi i denti è un gioco nel quale la giornalista non si limita a dare consigli per una più corretta igiene orale dei bambini, eventualmente segnalando ai lettori le novità presenti sul mercato dando così un corretto carattere divulgativo all articolo, ma reclamizza in modo indiretto i prodotti della linea Mentadent. L articolo è stato corredato da una foto che mette in evidenza in primo piano il dentifricio Mentadent e sullo sfondo tre spazzolini da denti a forma di ometti che stanno in piedi ed un ulteriore tubo di dentifricio, il tutto sempre della Mentadent, pure in posizione verticale. La decisione del Consiglio nazionale a sua volta aveva confermato quella del Consiglio dell Ordine della Lombardia. La sentenza (n. 8010/2001) è stata adottata dal tribunale integrato da due giornalisti come giudici ORDINE Tribunale di Milano: la pubblicità ingannevole è slealtà del giornalista aggregati (Giulio Bianchi presidente; Roberto Portile e Maria Teresa Brena, giudici; Renzo Magosso e Stefano Donarini, giornalisti giudici aggregati). Il Pm, Ada Rizzi, ha chiesto la conferma della sanzione. Il Consiglio della Lombardia è stato difeso dall avvocato Remo Danovi; il Consiglio nazionale dagli avvocati Antonio Pandiscia e Cesare Lombrassa. Questi i passaggi centrali della sentenza: MOTIVI DELLA DECISIONE A seguito della sentenza della Corte d Appello di Milano pronunciata in data con la quale veniva dichiarata la nullità della sentenza. n resa dal Tribunale di Milano in data per carenza del contradditorio, in quanto nel giudizio di primo grado non avevano partecipato pur essendo litisconsorti necessari il Consiglio Nazionale dell Ordine dei giornalisti che ha adottato la decisione che qui si impugna ed il Consiglio Regionale per la Lombardia, e veniva contestualmente disposta la rimessione della causa al giudice di primo grado, le parti hanno proceduto alla riassunzione nei termini di cui agli artt. 353 e 354 Cpc e si sono reciprocamente costituite nei due giudizi riassunti e poi riuniti, pertanto di nessun pregio sono le osservazioni proposte dalla difesa della Vezzani in ordine alla carenza di legittimazione del Consiglio Regionale dell Ordine poiché ex art. 156 Cpc terzo comma non può essere mai pronunciata la nullità se l atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato. Venendo ora nel merito della decisione e cioè se debba o meno essere confermata la delibera del Consiglio nazionale dell Ordine che respingendo il ricorso proposto dalla giornalista Caterina Vezzani ha confermato il provvedimento disciplinare dell avvertimento scritto inflittole dal Consiglio Regionale, questo Collegio ritiene di dover ribadire la decisione già presa in primo grado e annullata per motivi meramente processuali, peraltro confermata invece nei confronti del direttore del giornale Paolo Occhipinti dalla sentenza della Corte d Appello di Milano emessa in data n /00. Infatti non vi è dubbio che l articolo redatto dalla Vezzani E lavarsi i denti è un gioco integri gli estremi della cosiddetta pubblicità ingannevole ai sensi degli arti. 1, comma 2.2, lettera b), ed in violazione dell art. 4 comma 1 del Decreto Legislativo 25 gennaio 1992 n. 74 poiché in detto articolo la giornalista non si limita a dare consigli per una più corretta igiene orale dei bambini, eventualmente segnalando ai lettori le novità presenti sul mercato dando così un corretto carattere divulgativo all articolo, ma reclamizza in modo indiretto i prodotti della linea Mentadent laddove scrive:.. poi un bel giorno, regalategli il SUO spazzolino, e il SUO dentifricio per esempio della linea Mentadent denti in Crescita studiata per i più piccoli... Detto articolo è stato altresì corredato da un foto che mette in evidenza in primo piano il dentifricio Mentadent e sullo sfondo tre spazzolini da denti a forma di ometti che stanno in piedi ed un ulteriore tubo di dentifricio - il tutto sempre della Mentadent-pure in posizione verticale. Con l articolo in questione dunque si reclamizzano i prodotti della linea Mentadent per bambini, con un aspetto informativo, ingannando il lettore sulla reale portata promozionale del testo che è inserito nell ambito di una pagina dedicata alla bellezza, e graficamente circoscritto da un bordo a pallini che non può essere considerato idoneo ad attribuire natura pubblicitaria a detto inserto, poiché la suddetta connotazione grafica viene utilizzata nella stessa pagina anche per un altro articolo C è anche il dentifricio alla propoli. Tale comportamento viola quel principio di lealtà nell informazione cui ex artt. 2 e 48 legge n. 69/1963 devono essere improntati i comportamenti del giornalista, va quindi confermata la decisione del Consiglio Nazionale che inflitto la sanzione disciplinare dell avvertimento scritto. P. Q.M. il Tribunale definitivamente pronunciando rigetta il ricorso proposto dalla giornalista Caterina Vezzani, accoglie viceversa il ricorso proposto dal Consiglio rgionale dei giornalisti della Lombardia e per l effetto conferma la decisione del Consiglio nazionale dell Ordine dei giornalisti emessa in data

4 P R I V A C Y Pubblichiamo il discorso di presentazione della relazione 2000 pronunciato a Roma il 17 luglio scorso dal Garante Stefano Rodotà La protezione dei dati personali nell era della globalizzazione di Stefano Rodotà La relazione di quest anno coglie il Garante per la protezione dei dati personali in un momento singolare e stimolante, sia per quanto riguarda la sua vita interna, sia per quel che si riferisce al complessivo contesto culturale e istituzionale in cui dobbiamo muoverci. Si è concluso, infatti, il primo quadrienno della nostra attività, e questa scadenza istituzionale è stata accompagnata da un parziale rinnovamento del collegio. I componenti del passato Collegio, Giuseppe Santaniello ed io stesso, sono oggi affiancati da Mauro Paissan e Gaetano Rasi, con i quali l intesa è stata immediata ed il cui contributo già incide su materie di particolare rilevanza, come il commercio elettronico e il sistema dei media. Hanno lasciato il Collegio Ugo De Siervo e Claudio Manganelli, con i quali abbiamo condiviso la fase difficile della costruzione di questa nuova istituzione, ed ai quali va un particolarissimo ed affettuoso ringraziamento. Collocati sul crinale tra passato e futuro, dobbiamo qui proporre elementi di bilancio e cimentarci con ipotesi di programmi a più lunga scadenza. Riferiamo sul già fatto, e spingiamo lo sguardo verso il molto che dovremo fare. In tempi di globalizzazione, proprio la questione dei dati personali è stata tra le primissime a scavalcare ogni frontiera, a liberarsi dalle costrizioni del tempo e del luogo attraverso le molteplici opportunità offerte da Internet. Parlando oggi di privacy, frequentiamo una dimensione dove s intrecciano valori fondativi della persona, precondizioni della democrazia, modalità diverse dell azione economica. Intanto, però, il quadro dei principi di riferimento si è rafforzato e consolidato. Questo è avvenuto alla fine dell anno scorso, quando a Nizza è stata proclamata la Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea, che riconosce la tutela dei dati personali come un diritto fondamentale della persona, con una sua specificità ed autonomia, e non soltanto come un aspetto, magari implicito, di una più generale tutela della vita privata. Ai dati personali, infatti, la Carta dedica l intero articolo 8, anche con un esplicito riferimento alla necessità di una autorità indipendente di controllo, che così si configura come un ineliminabile diritto del cittadino, come un elemento costitutivo del sistema delle garanzie. Giunge così a compimento un modello europeo che - attraverso convenzioni, direttive, legislazioni nazionali - è progressivamente andato oltre un idea di privacy come puro scudo protettivo contro invasioni esterne. Parliamo ormai di un diritto all autodeterminazione informativa, del potere di governare il flusso delle proprie informazioni come parte integrante di quella costituzionalizzazione della persona che rappresenta uno degli aspetti più significativi delle attuali dinamiche istituzionali. Non intendo qui discutere la portata della Carta dei diritti fondamentali, alla quale non è stato ancora attribuito formal- L Europa e i diritti dei cittadini mente un valore giuridico vincolante, ma che tuttavia già costituisce punto di riferimento per l azione di corpi politici e amministrativi, di giudici nazionali e sovranazionali. È certo, comunque, che quella Carta ha rinnovato il sistema dei valori fondativi dell Europa, e che in questo sistema la protezione dei dati occupa ormai una posizione di rilievo. Viene così riaffermata e dilatata la legittimazione delle autorità nazionali di garanzia, si fa più stringente il loro dovere di assicurare una tutela rigorosa ai diritti dei cittadini. I governi e i parlamenti, che a quella Carta hanno dato il loro consenso, devono coerentemente rispettarne i principi e operare bilanciamenti tra gli interessi che non sacrifichino le garanzie della sfera privata. Così facendo l Europa è forse prigioniera di una illusione? La considerazione della protezione dei dati personali come un diritto fondamentale può sembrare lontanissima da una realtà che il presidente di una grande società americana così brutalmente descrive: La vostra privacy è zero. Rassegnatevi. È davvero questo il destino che ci riserva l incessante innovazione tecnologica, o in affermazioni come questa si riflettono piuttosto le pretese di alcuni settori del mondo imprenditoriale, e i caratteri che differenziano il modello europeo da quello degli Stati Uniti? Un confronto con gli Stati Uniti Proprio l analisi delle dinamiche reali ci impone di non cedere alle semplificazioni. Esaminerò più avanti gli atteggiamenti che emergono tra le imprese. Intanto, però, è necessaria un attenzione attiva per quel che sta accadendo negli Stati Uniti. Probabilmente è eccessivo l ottimismo di chi parla della legislatura appena cominciata come di un privacy Congress. È certo, tuttavia, che cresce la pressione per una tutela della privacy non affidata soltanto all autoregolamentazione ed alle logiche del mercato. Trenta proposte di legge sono già state presentate al Congresso e, tra queste, alcune prevedono l istituzione di una autorità sul modello europeo; negli stati, il numero delle proposte, nel 2001, è arrivato addirittura a Lo stesso Presidente Bush ha chiesto una normativa che impedisca l uso dei dati genetici a fini discriminatori, in particolare ad opera di datori di lavoro e assicuratori, secondo una linea già adottata da un decreto di Clinton del febbraio dell anno scorso, che vietava appunto il ricorso ai dati genetici per la valutazione dei dipendenti federali. A queste dinamiche non è estranea l influenza del modello europeo che, subordinando il trasferimento dei dati personali fuori dall Unione europea all esistenza di una protezione adeguata nei paesi di destinazione, comincia ad obbligare le imprese americane a rispettare regole più severe di quelle interne ed offre un punto di riferimento a quanti, negli Stati Uniti, chiedono appunto livelli più elevati di protezione. Tutto questo non avviene senza contrasti e resistenze. L accusa di violare la sovranità degli Stati Uniti con la pretesa di imporre regole europee, proposta in modo particolarmente tagliente in occasione di un recentissimo intervento della Commissione in tema di concentrazioni, era già stata ripetutamente formulata proprio in relazione alle norme sulla circolazione transnazionale delle informazioni personali. Ho insistito sulle questioni internazionali per una ragione generale e per segnalare subito un problema concreto, che impegnerà dall inizio dell autunno tutta quella parte del sistema imprenditoriale che trasferisce dati personali fuori dell Unione europea. Il Garante italiano è certamente quello che, in Europa, ha maggior consapevolezza della dimensione davvero globale della circolazione delle informazioni, e di ciò abbiamo avuto un palese riconoscimento con la mia elezione quale presidente del Gruppo dei Garanti europei. Organizzando l anno scorso a Venezia la ventiduesima Conferenza mondiale sulla protezione dei dati personali, avevamo scelto come tema Un mondo, una privacy ed avevamo risolutamente operato perché la conferenza si concludesse con una dichiarazione volta ad indicare una via verso regole condivise. La Dichiarazione di Venezia, sottoscritta dai rappresentanti delle autorità di tutto il mondo, ribadisce che la privacy è un diritto fondamentale della persona e un elemento essenziale della libertà dei cittadini ; indica i Proprio la crescente legittimazione internazionale di questo modello conferma la giustezza della scelta del legislatore europeo e di quello italiano di consentire il trasferimento dei dati personali solo in paesi che offrano una protezione adeguata, così evitando la pericolosa nascita di paradisi dei dati, assai più agevoli da costruire degli stessi paradisi fiscali. Finora la circolazione internazionale dei dati non è stata sostanzialmente intralciata, per consentire alle imprese di adeguare le prassi alle nuove regole; per cominciare ad identificare i paesi che, fuori dell Unione europea, già offrono livelli adeguati di protezione; e, soprattutto, per risolvere i difficili problemi dei trasferimenti verso il più grande mercato delle informazioni, gli Stati Uniti. Disponiamo ora degli strumenti necessari, e il periodo di grazia è terminato, ovunque in Europa. Il Garante indicherà al più tardi a Non vorrei che, a questo punto, venisse riproposto lo schema ingannevole che contrappone alla fluidità dei commerci la rigidità della disciplina dei dati personali. Questa è una tesi insostenibile in via di principio perché, con uno scatto d insofferenza, non si può semplicisticamente considerare come un intralcio alla competitività quello che, invece, è un ineludibile diritto fondamentale. Ma, soprattutto, insistere su quella contrapposizione rivela arretratezza, incapacità di guardare alle dinamiche più avanzate dello stesso mondo imprenditoriale. Nella Relazione dello scorso anno mettevamo in luce la dipendenza dello sviluppo del commercio elettronico da politiche imprenditoriali capaci di rispondere alle preoccupazioni della quasi totalità dei consumatori, poco propensi ad entrare nel mercato elettronico senza adeguate garanzie per la riservatezza e la sicurezza dei loro dati. Avevamo visto giusto. Nel corso del 2000 il commercio La Dichiarazione di Venezia e l iniziativa italiana principi comuni ai quali già ci si ispira nei più diversi paesi; impegna ad operare per garantire a tutti elevati e analoghi livelli di protezione. Segnaliamo questa esperienza a Governo e Parlamento perché, se lo riterranno opportuno, mantengano viva l iniziativa italiana e si facciano promotori di azioni internazionali che con strumenti diversi e coordinati tra loro - convenzioni, codici di condotta, standard tecnici - costruiscano una rete sempre più larga di riferimenti comuni. Non sarebbe una iniziativa eccessivamente ambiziosa, coglierebbe lo spirito del tempo, sarebbe un buon esempio di quella che ho chiamato attenzione attiva per i nuovi problemi e le nuove prospettive di tutela. Il modello europeo di protezione dei dati personali, infatti, ha ormai superato i confini dell Unione e ispira la legislazione dei paesi più diversi (dal sistema di Hong Kong alle leggi dei paesi dell Europa centrale e orientale, a quelle recentissime di Cile e Argentina). Una iniziativa italiana rafforzerebbe questa tendenza e favorirebbe cosi la diffusione di principi comuni. Le informazioni fuori dall Unione europea: no ai paradisi dei dati settembre i criteri che dovranno essere seguiti da tutti i soggetti che, localizzati in Italia, trasferiscono o intendono trasferire dati personali fuori dell Unione europea. Ma è opportuno che fin d ora tutti prendano buona nota di questa scadenza e facciano le loro scelte: assai semplici se il trasferimento riguarda paesi la cui legislazione va considerata adeguata dall Unione europea (Canada, Svizzera, Ungheria, Slovenia, Hong Kong) o se si tratta di imprese statunitensi che hanno aderito all accordo chiamato Safe Harbor, Porto sicuro ; scelte che saranno appena più complesse, se si ricorrerà alle clausole contrattuali uniformi già approvate dalla Commissione europea sulla base del lavoro dei garanti europei; e che diverranno più impegnative se si deciderà di ricorrere per casi speciali alla procedura prevista dall art. 28 della legge 675, dal momento che si dovrà chiedere per questi una specifica autorizzazione del Garante. Un opportunità, un valore aggiunto elettronico ha perduto negli Stati Uniti dodici milioni di clienti; pochi giorni fa una inchiesta Gallup ha confermato le preoccupazioni dei consumatori; e già si manifestano o si annunciano politiche imprenditoriali che segnano una radicale modifica degli atteggiamenti verso la protezione dei dati personali. Grandi imprese, in Europa e in America, dichiarano la loro volontà di abbandonare le pratiche di spamming (invio indiscriminato di messaggi pubblicitari), di preferire l opt in (consenso preventivo) all opt out (richiesta di cancellazione dalle liste). Fuori dai gerghi, questo vuol dire che tali imprese adottano in pieno la logica (già norma in Italia e altrove) del preventivo consenso dell interessato al trattamento dei suoi dati personali. La ragione è squisitamente economica: l invio di messaggi indesiderati può provocare reazioni di rigetto nei confronti del mittente molesto, l insicurezza sulle modalità di raccolta e 4 ORDINE

5 Garante della privacy: pubblici i nomi degli iscritti negli Albi, ma spetta agli Ordini stabilire le modalità di comunicazione Sono pubblici i nomi dei medici chirurghi iscritti negli Albi, ma spetta a ciascun Ordine provinciale stabilire le modalità di comunicazione a chi ne fa richiesta. È quanto ha ribadito il Garante nella risposta ad un quesito rivolto da un cittadino. Sulla questione l Autorità era già intervenuta chiarendo che la legge sulla privacy non ha modificato la disciplina legislativa relativa al regime di pubblicità degli Albi e non pone, dunque, alcun ostacolo alla diffusione dei dati personali contenuti negli Albi, purché limitata alle informazioni che devono esservi inserite per legge. L Autorità ha ricordato che le norme vigenti prevedono che l Albo di ciascun Ordine dei medici chirurghi sia stampato e pubblicato entro il mese di febbraio di ogni anno, con contestuale trasmissione di una copia ad alcune amministrazioni pubbliche anche allo scopo di una sua affissione nelle prefetture. Tali norme collocano questi Albi tra i documenti pubblici conoscibili da chiunque, consentendo agli Ordini di comunicare e diffondere a privati ed enti pubblici economici i dati personali contenuti negli Albi. Tali disposizioni, tuttavia, non disciplinano né le forme di consultazione dell Albo né l invio di copia ad altri soggetti pubblici o privati. Spetta a ciascun Ordine valutare l eventuale praticabilità di alcune specifiche modalità di comunicazione dei dati, diverse dalla messa a disposizione dell Albo per la sua consultazione, che sempre più vengono sollecitate nella prassi quotidiana. In alcuni casi viene, ad esempio, richiesta la trasposizione su supporto informatico, oppure la selezione di taluni professionisti in base alla specializzazione riportata nell Albo ecc.. Si tratta di situazioni che, anche su iniziativa degli Ordini interessati, potrebbero essere oggetto di un opportuno aggiornamento normativo che dovrebbe, peraltro, operare una eventuale distinzione tra i casi in cui viene richiesto all Ordine di un fornire un ausilio per la ricerca dei nominativi (ad esempio, soggetti specializzati in un determinata disciplina) da quelli per i quali si chiede una più articolata attività di suddivisione e classificazione di categorie di specialisti, che comporta un facere attualmente non previsto dalla normativa (Newsletter, luglio 2001). Nell ultimo anno le modalità di intervento del Garante si sono articolate, cogliendo le esigenze di una realtà che chiede anche interventi generali e preventivi. Richiamo in particolare l attenzione sui provvedimenti in materia elettorale e di videosorveglianza, strutturati in modo da offrire a tutti gli interessati prescrizioni chiare, per punti, agevolmente comprensibili ed applicabili. Si tratta di provvedimenti che, da una parte, sintetizzano decisioni già assunte dal Garante e, dall altra, colgono esigenze variamente manifestate. Così, il decalogo elettorale ha consentito di risolvere centinaia di questioni con un semplice rinvio al suo testo, disponibile sul nostro sito web, dove erano e sono anche presenti sintetici schemi per richiedere notizie sulla fonte dei dati utilizzati per l invio di messaggi elettorali, e per ottenere la cancellazione dagli elenchi predisposti. Si è manifestata, infatti, una vivissima sensibilità dei cittadini, che tendono a rifiutare la propaganda elettorale non gradita. E il decalogo sarà presto aggiornato proprio per tener conto di queste preoccupazioni, e per chiarire le modalità di trattamento dei dati raccolti da partiti e singoli politici. Più difficile e controversa si presenta l applicazione delle indicazioni sulla videosorveglianza, spesso eluse e per le quali è già stato avviato un programma di ispezioni, che in alcuni casi, come per le web camera sulle spiagge, hanno consentito di risolvere immediatamente i problemi. A proposito di videosorveglianza, tuttavia, è bene dire alcune parole chiare, per evitare il perpetuarsi di equivoci interessati o determinati da scarsa conoscenza dei dati reali. Anche qui si tende spesso a prospettare un conflitto, questa volta tra esigenze di sicurezza e tutela della sfera privata. E anche questa volta bisogna ribadire che è inaccettabile la pretesa di sacrificare la tutela dei dati, diritto fondamentale della persona. È possibile, anzitutto, trovare punti di equilibrio tra i diversi interessi in gioco, come dimostra, ad esempio, la collaborazione tra ORDINE di utilizzazione dei dati su Internet allontana dai siti sospetti. Tutto questo contrasta con strategie volte a conquistare la fiducia dei consumatori. In questa prospettiva, la privacy si presenta come un valore aggiunto, addirittura come un efficace strumento di concorrenza tra imprese. I prepotenti della Zero privacy cominciano ad essere abbandonati all interno del loro stesso mondo. Si profila così la possibilità di un alleanza virtuosa tra difensori della privacy e settori avanzati del mondo imprenditoriale, con opportunità crescenti anche per i gruppi che operano nell interesse dei consumatori. Anche in Italia, infatti, cominciano a svilupparsi iniziative tendenti ad offrire alle imprese una certificazione di qualità delle loro politiche di privacy, ad offrire ai cittadini la possibilità di essere inseriti in liste Robinson, costituite dai nomi delle persone che dichiarano preventivamente di non voler ricevere comunicazioni pubblicitarie. Seguiamo con attenzione queste iniziative, consapevoli anche dei problemi che possono porre. Di nuovo può soccorrerci l esperienza degli Stati Uniti, dove grandi certificatori sono incappati in gravi infortuni, avendo offerto la loro copertura a soggetti poi rivelatisi a dir poco disinvolti nel trattare dati personali. Si pone così il problema dell affidabilità dei certificatori, delle loro responsabilità, anche patrimoniali, nei confronti del pubblico. Allo stesso modo, la mancata richiesta d essere inseriti in una lista Robinson non può mai essere considerata come un consenso indiretto o presunto a ricevere pubblicità. Da parte nostra stiamo completando l analisi delle politiche dei siti italiani, non fermandoci alla superficie, che può rivelarsi ingannevole, delle modalità di raccolta dei consensi. Si fanno sempre più sottili e sofisticate le forme di trattamento invisibile delle informazioni, che sono comunque illegali, come ha ribadito in una sua Raccomandazione il Gruppo dei Garanti europei. Su questo interverremo con modalità concordate con le autorità degli altri paesi, sollecitando anche l adozione di più puntuali regole deontologiche, sostenendo l azione di quanti insistono per l introduzione di più adeguati standard tecnici (l industria del sofware ha mostrato attenzione per alcuni suggerimenti avanzati dalla comunità di Internet), mettendo in evidenza le relazioni di fiducia indispensabili per attribuire credibilità alle attività di certificazione. I decaloghi sulla propaganda elettorale e la videosorveglianza, l attenzione per gli interessi del cittadino comune ministero dell Interno e Garante per il programma di videosorveglianza sull autostrada Salerno-Reggio Calabria. Qui il trattamento delle informazioni rispetta i principi di finalità, pertinenza, proporzionalità, in particolare per quanto riguarda il tempo di conservazione dei dati raccolti: questo rispetto dei diritti dei cittadini non ha limitato l efficacia delle misure di sicurezza: le rapine sono diminuite del 40%. E lo stesso si può dire per i sistemi di videosorveglianza su mezzi pubblici, sui varchi d accesso ai centri storici, su aree particolarmente a rischio. Ma si racconta spesso che, posti di fronte all alternativa tra sicurezza e riservatezza, i cittadini scelgono sempre la prima. La nostra esperienza ci dice che non è così. Il bisogno di intimità, ad esempio sulle spiagge, porta a rifiutare ogni occhio indiscreto. L identificazione, sia pure casuale, dei pazienti che entrano in uno studio medico, in una strada videosorvegliata, provoca forti e giustificate reazioni di rigetto. Potrei proseguire in questa casistica che, comunque, dovrebbe mettere in guardia contro le semplificazioni. Se davvero si vogliono conoscere le opinioni dei cittadini in una materia tanto delicata, bisogna articolare le domande, identificando i reali interessi implicati in situazioni che si presentano assai diverse l una dall altra. Proprio questa ricchezza di interessi si riflette nella gran massa dell attività del Garante, che incontra i bisogni minuti, quotidiani delle persone. I diritti sul luogo di lavoro, nella scuola, nel comune; le questioni della salute; le relazioni con istituti bancari ed assicurativi, con centrali rischi private, con gestori dei servizi telefonici; la qualità dell informazione commerciale; i rapporti condominiali: qui, e in altre materie, gli interventi del Garante sono intensissimi e confermano la sua collocazione dalla parte dei cittadini. Una linea, questa, lungo la quale si svilupperanno, tra gli altri, gli interventi imminenti sull uso delle e di Internet nei luoghi di lavoro, questione sulla quale si pronuncerà all inizio di settembre il Gruppo dei Garanti europei. Ma una nuova questione si è aperta, legata all impetuoso sviluppo della ricerca genetica, che tocca nel profondo l identità stessa delle persone. Le informazioni genetiche si presentano ormai come i più sensibili tra i dati sensibili, per il loro carattere strutturale, per le loro attitudini predittive, per la loro riferibilità a tutti i componenti di un gruppo biologico. Fin dall inizio della sua attività il Garante ha colto questa novità, adottando regole particolarmente severe per evitare in particolare utilizzazioni discriminatorie dei dati genetici. La recente ratifica, con la legge n. 145 del 2001, della Convenzione europea L articolazione degli strumenti regolativi conosce anche altri modelli. La nostra esperienza ci porta a sottolineare l importanza dei codici deontologici che possiamo definire di nuova generazione, perché non sono il frutto della sola iniziativa dei settori interessati, ma della collaborazione tra questi e l autorità garante, a livello nazionale ed europeo. In Italia sono già vigenti il codice per l attività giornalistica e per la ricerca storica; sta per essere pubblicato quello sulla ricerca statistica pubblica, al quale seguiranno quelli sulla statistica e la ricerca scientifica privata, sulle investigazioni private e l attività forense (particolarmente importante anche per le indagini difensive nel quadro del nuovo processo penale), mentre si lavora al codice dell attività bancaria. Il Garante sta adeguando la sua struttura alla complessa realtà nella quale lavora. Solo all inizio di quest anno è stata possibile la sistemazione in ruolo del personale e la nomina dei dirigenti. Selezioni e concorsi pubblici sono stati avviati per un nuovo reclutamento, indispensabile per assicurare la funzionalità dell ufficio: l imponente lavoro di questi anni è stato svolto da un organico ristrettissimo, che oggi comprende solo 51 persone. Una nuova figura organizzativa sarà introdotta per migliorare la gestione e adeguarla alle complesse esigenze della nuova organizzazione dell ufficio. Valutando il flusso delle richieste rivolte al Garante nel 2000, queste sono state , confermando la tendenza del periodo precedente e portando il loro numero complessivo nel quadriennio a circa sulla biomedicina rafforza in maniera decisiva il divieto di utilizzare i dati genetici per finalità diverse da quelle di tutela della salute dell interessato e di ricerca scientifica, dunque escludendo la possibilità di ricorrere ad essi in relazione ad atti a contenuto economico, come i contratti di lavoro e di assicurazione. Opereremo per il rafforzamento di queste garanzie, vegliando anche sulle modalità delle ricerche svolte sul patrimonio genetico di piccole comunità, per evitarne utilizzazioni lesive della sfera privata dei soggetti ai quali si riferiscono. I nuovi codici deontologici Non neghiamo che ciò ponga problema delicati sul terreno delle fonti del diritto. I codici di comportamento, tuttavia, si stanno diffondendo dappertutto nel mondo e nelle materie più diverse, grazie alla loro flessibilità e adattabilità, che ne fanno strumenti capaci di seguire una realtà in continuo e spesso tumultuoso mutamento, dove le tradizionali forme di disciplina legislativa possono rivelarsi inadeguate. Ed essi costituiscono anche un terreno sperimentale, per saggiare la validità di soluzioni nuove, da trasferire poi eventualmente sul terreno legislativo. Naturalmente, condizione perché questi codici possano avere piena legittimazione è l esistenza di un chiaro quadro di principi di riferimento, fissato dalla legislazione. La delega al Governo Proprio il chiarimento e il completamento del quadro legislativo è il compito affidato oggi a Governo e Parlamento da una delega che prevede l emanazione, entro l anno, di nuovi decreti delegati e, entro il 2001, di un testo unico che riordini complessivamente l intero settore. Per i tempi, e per l ampiezza delle materie da trattare, si tratta di un compito assai impegnativo, al quale il Garante è pronto a dare la massima sua collaborazione, anche oltre il compito istituzionale di esprimere specifici pareri. Bisognerà affrontare, infatti, questioni complesse come quelle relative ai dati per finalità di giustizia e di polizia, ad Internet, alle diverse forme di sorveglianza, al direct marketing. Bisognerà risolvere questioni lasciate aperte da inadeguatezze dell attuale legge, ad esempio nel settore bancario. Bisognerà puntare a garanzie sostanziali, semplificando ulteriormente là dove gli adempimenti burocratici non rispondano a nessuna reale funzione di garanzia (come nella materia delle notificazioni). Suggeriamo fin d ora a Governo e Parlamento di affrontare due questioni. È opportuno rivedere il sistema delle sanzioni penali previsto dalla legge n. 675, per chiarire meglio alcune fattispecie e per sostituire la sanzione penale con una amministrativa o interdittiva, là dove queste ultime si rivelano più adeguate ed efficienti, anche per la loro più rapida applicazione (ad esempio, in relazione alle omesse notificazioni). Inoltre, dopo la conclusione dei lavori della Commissione del Parlamento europeo sul caso Echelon, sono necessarie iniziative concrete per garantire cittadini e imprese italiane contro forme di raccolta delle informazioni che violano tutte le regole dell Unione europea in materia di dati personali. L ufficio del Garante: attività e struttura Si è confermata anche l efficienza nella trattazione dei ricorsi, tutti risolti (e sono complessivamente 354) nel brevissimo termine prima di venti e ora di trenta giorni, con un buon esempio di giustizia rapida e quasi per nulla costosa. Le risposte a segnalazioni e reclami sono passate, tra il 1999 e il 2000, da 130 a 687. La qualità di questo lavoro è testimoniata dal bassissimo numero di impugnazioni dei nostri provvedimenti, soltanto otto (2.2% sul totale dei ricorsi decisi), accolte dai giudici ordinari in tre casi soltanto. Merita, invece, d essere particolarmente sottolineata la prima e recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n 2783 del 30 giugno 2001 della Prima sezione civile) con la quale, respingendo pericolose interpretazioni 5

6 P R I V A C Y restrittive, è stata accolta l impostazione del Garante per quanto riguarda l identificazione dei dati personali e la nozione di banca dati. Permane un arretrato, già segnalato lo scorso anno: non è stata ancora data specifica risposta a 3454 tra segnalazioni e richieste. Questo problema può essere ora affrontato in modo più adeguato grazie alla costituzione di un apposito ufficio, al quale verrà destinata gran parte del nuovo personale, per rendere possibile l eliminazione di questo arretrato in tempi brevi. È bene tener presente, ad ogni modo, che si tratta di un arretrato che riguarda l intero quadriennio passato, sì che la sua incidenza sul numero complessivo di ricorsi, segnalazioni, reclami e richieste ammonta al 2.8%. Un ritardo si è manifestato anche nell inserimento delle notificazioni nel Registro generale dei trattamenti. Delle notificazioni ricevute, sono state già inserite nel Registro e sono consultabili. Per quanto riguarda le altre, è stato stipulato un contratto che consentirà di eliminare l arretrato entro settanta giorni e, quindi, di inserire le nuove notificazioni nel registro dei trattamenti lo stesso giorno in cui verranno ricevute. Dal prossimo autunno cominceranno a funzionare la biblioteca ed il centro di documentazione. Queste strutture, che raccoglieranno il più ricco materiale esistente in Italia per lo studio dei rapporti tra tecnologie e diritti, saranno aperte al pubblico. Alcune questioni aperte Il lavoro complessivamente svolto dal Garante suggerisce anche una serie di valutazioni qualitative, dalle quali trarre indicazioni per l attività futura, per offrire al Parlamento elementi di valutazione e per segnalare al Governo l opportunità di provvedimenti normativi richiesti dall evoluzione del settore, come prevede l art. 31 della legge. Abbiamo in più occasioni segnalato l omessa consultazione del Garante in casi esplicitamente previsti dalla legge, e lo abbiamo ripetutamente fatto presente alla Presidenza del Consiglio. Ci auguriamo che la Presidenza voglia richiamare i ministeri al rispetto di tale norma, anche per evitare l invalidità degli atti emanati. Non sottolineiamo questo fatto lamentando la violazione del prestigio del Garante. La nostra consultazione serve ad assicurare che in procedimenti che incidono - lo ripeto - su un diritto fondamentale del cittadino possa trovare espressione il punto di vista dell organo al quale è istituzionalmente affidata la cura di tale interesse. Peraltro, nella grandissima maggioranza dei casi in cui è stata richiesta, anche informalmente, la collaborazione del Garante, questa si è svolta in un clima che ha consentito un miglioramento, talvolta decisivo, dei provvedimenti in questione. Mi limito a ricordare i casi del registro nazionale dello stato civile e della proposta di costituzione di un anagrafe unica degli italiani, del processo civile telematico, della centrale rischi della Banca d Italia. In altri casi, l aver trascurato i suggerimenti del Garante ha provocato conseguenze negative, com è avvenuto per la tessera elettorale. Segnaliamo al Governo alcune questioni aperte, mantenendo piena, come in passato, la nostra offerta di collaborazione: rimane negativo il quadro delle garanzie per alcune banche dati riguardanti il Welfare, in particolare per quanto riguarda il riccometro, il sanitometro, il Sistema Informativo Lavoro; Diritto di cronaca e diritto alla privacy: gli interventi del Garante nel 2000 Attività giornalistica e risp In diverse circostanze, il Garante ha dovuto ribadire la necessità di applicare la normativa in ampia parte di carattere speciale dettata con riguardo ai trattamenti di dati personali svolti nell ambito dell attività giornalistica. Così, ad esempio, nel dichiarare infondato un ricorso presentato contro alcune importanti testate nazionali da parte di una testimone all interno di un procedimento penale per gravi reati (Provv.del 3 luglio 2000), l Autorità ha chiarito che il trattamento doveva essere valutato alla luce di quanto disposto dall art. 25 della legge n. 675/1996 e dal codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell esercizio dell attività giornalistica (Provv. del 29 luglio 1998, in G.U. del 3 agosto 1998). Pertanto, quando gli articoli o i servizi pubblicati costituiscono una legittima espressione del diritto di cronaca, magari in relazione come nel caso di specie a delicate indagini volte ad appurare l attendibilità di una testimone (l interessata) e di sue rilevanti dichiarazioni ai fini processuali, e il trattamento è finalizzato ad informare l opinione pubblica sugli sviluppi di una vicenda che ha richiamato l attenzione a livello nazionale, nel rispetto dell essenzialità dell informazione e della pertinenza dei dati riferiti, lo stesso trattamento deve considerarsi legittimo. In tal caso, quindi, non può invocarsi il mancato conferimento, da parte dell interessata, del preventivo consenso al trattamento dei dati, essendo questo esplicitamente escluso dalle disposizioni appena richiamate. Ciò, anche quando attraverso gli articoli e le trasmissioni vengano diffusi dati di carattere sensibile, essendo anche in questa ipotesi consentito prescindere dal consenso, naturalmente ove sia rispettato il limite posto al diritto di cronaca dall essenzialità dell informazione e si evitino riferimenti a congiunti o ad altri soggetti non interessati ai fatti (art. 5 del citato codice deontologico). Argomentazioni analoghe hanno fondato la decisione originata da un ricorso poi dichiarato infondato presentato da alcuni consiglieri di amministrazione, dirigenti e giornalisti di una delle principali aziende radiotelevisive nazionali che lamentavano l avvenuta pubblicazione su un quotidiano di una serie di articoli in cui venivano evidenziate asserite appartenenze politiche degli stessi, nonché rapporti e relazioni personali (amichevoli od ostili) esistenti all interno dell a- Sentenza della Cassazione Rodotà può ordinare a de Bortoli: Correggi quella notizia sbagliata La legge sulla tutela dei dati personali non si applica solo agli archivi elettronici, ma anche all informazione giornalistica, E, pertanto, il Garante per la protezione dei dati personali può ordinare al direttore di un giornale la rettifica di informazioni lesive dell identità di una persona. È questo il filo conduttore della sentenza 8889/2001 con la quale la prima sezione civile della Cassazione (presidente Carnevale) ha annullata una sentenza del tribunale di Milano. L intervento del Garante, avvenuto nell aprile 99, era stato provocato dal ricorso della signora Maria Teresa Valoti, vedova Olcese, la quale aveva chiesto che negli articoli di cronaca pubblicati sul Corriere della Sera la definizione di signora Olcese venisse attribuita a lei e non anche alla prima moglie di Vittorio Olcese, Giuliana De Cesare. Il Garante aveva, successivamente, imposto all editore e al direttore del Corriere della Sera di cessare il comportamento illegittimo rettificando la registrazione o, comunque, la trattazione dei dati personali della ricorrente in modo tale da individuare correttamente con l espressione signora Olcese soltanto la ricorrente Maria Teresa Valoti anziché la signora Giuliana De Cesare, nonché di divulgare la rettifica con la pubblicazione di un comunicato sul quotidiano. Il Tribunale di Milano, con decisione del 14 ottobre 1999, ha accolto l opposizione, annullando il provvedimento emesso dal Garante. Nella motivazione della decisione il Tribunale, ha osservato, tra l altro, che la direttiva della Commissione Europea 95/46/CE, in base alla quale è stata approvata dal nostro Parlamento la legge 675/96, circoscrive in modo inequivocabile il proprio ambito di applicazione al trattamento dei dati personali comunque destinati all archiviazione e pertanto non concerne le informazioni diffuse dai giornali: ciò deve indurre, secondo il Tribunale ad interpretare in senso restrittivo la portata della legge n. 675/96, anche per evitare che la sua applicazione si ponga in contrasto con l articolo 21 della Costituzione, che tutela la libertà di informazione. Il Tribunale, inoltre, ha ritenuto che la diffusione di tali notizie rientri nell esercizio del diritto di cronaca e che il provvedimento del Garante si sia posto in contrasto con l articolo 21 della Costituzione, che pone alla pubblica autorità il divieto assoluto di adottare provvedimenti diretti ad esercitare controlli o assensi preventivi sul contenuto delle pubblicazioni. La portata della legge n. 675/1996 ha affermato la Corte di Cassazione non è limitata all archiviazione delle informazioni nelle banche dati; l attenzione che la legge dedica a tali banche, e dunque a quel particolare trattamento che consiste nella elaborazione ai fini di archiviazione per un successivo uso, si giustifica con la considerazione di comune esperienza della rapidità di tale uso da parte di chi accede all archivio. Il vantaggio dell archiviazione ha osservato la Corte è per l appunto di consentire la disponibilità immediata, all occorrenza, di un dato da adoperare ai più svariati fini; pertanto l attenzione della legge all archiviazione non può essere considerata fine a se stessa, bensì ad impedire la diffusione delle informazioni scorrette. Di conseguenza ha affermato la Corte qualunque trattamento, anche quello giornalistico, dell informazione, e non soltanto quello diretto alla conservazione in archivio, deve avvenire nel rispetto dei principi stabiliti dall articolo 1 della legge n. 675 del 1996, che tutela i diritti fondamentali e la dignità delle persone, con particolare riferimento alla riservatezza ed all identità personale. Il potere, attribuito dalla legge al Garante, di disporre la rettifica di informazioni giornalistiche ha affermato la Corte non si pone in contrasto con l articolo 21 della Costituzione, che vieta ogni intervento censorio : altro è, infatti, un ordine o un potere di inibitoria alla pubblicazione, da ritenersi contrario alla Costituzione, altro è un ordine di rettifica. L attività giornalistica ha osservato la Corte legittima di per sé al trattamento dei dati, anche personali, ma ciò deve avvenire nei limiti di cui all articolo 1 della legge: pertanto neppure l essenziale esercizio dell informazione può sovrapporre al dato esclusivo di una persona fisica (quale il nome) l eventuale uso di tale dato da parte di terzi. (Fr. Ab.) 6 ORDINE

7 permangono ritardi gravi nei decreti attuativi riguardanti la materia delicatissima del trattamento dei dati sensibili, sì che risultano illeciti i comportamenti di numerose amministrazioni pubbliche; le moltissime lamentele dei cittadini sollecitano l intervento del ministro della Sanità in materia di ricette mediche; ai ministri dell Interno e della Sanità chiediamo interventi per uniformare le diverse prassi presso comuni ed aziende sanitarie locali, spesso inutilmente burocratiche e che non tutelano, invece, la privacy dei pazienti; chiediamo al ministro dell Interno di coinvolgere il Garante nelle sperimentazioni della carta d identità elettronica e dei servizi ai cittadini attraverso le reti civiche, come già era stato assicurato; Ma la crescente disponibiltà di una gamma sempre più estesa di tecnologie determina problemi qualitativi sui quali, in conclusione, vogliamo richiamare l attenzione, perché siamo di fronte a possibili, radicali mutamenti delle nostre organizzazioni sociali. In uno dei primi provvedimenti del Governo, ad esempio, si è opportunamente stabilito che il regime di conoscibilità delle aliquote dell addizionale Irpef non sia più affidato alla pubblicazione nell albo pretorio, ma sul web. Ma non in tutti i casi il passaggio dai tradizionali regimi di pubblicità a quelli elettronici appare accettabile. Il Garante ha dovuto affrontare un caso in cui un ufficio giudiziario, dovendo effettuare le notificazioni alle molte parti di un processo, aveva appunto deciso di farlo attraverso un sito web. Ma questo ha comportato la conoscibilità da parte di una platea indeterminata di soggetti segnaliamo alla Presidenza del Consiglio la necessità di dare risposte alle nostre segnalazioni riguardanti i servizi di sicurezza e di polizia; al ministro della Giustizia segnaliamo le questioni, da noi ripetutamente sollevate, delle diverse garanzie di riservatezza nei giudizi civili e penali, nonchè delle modalità delle notificazioni degli atti giudiziari, spesso effettuate in forme che ledono, prima ancora che la riservatezza, la dignità stessa delle persone alle quali sono indirizzate. al ministro per l Innovazione e le Tecnologie chiediamo di considerare con particolare attenzione i problemi derivanti dall interconnessione tra le diverse banche dati pubbliche. Diritti e nuove tecnologie del fatto che le parti lese, indicate con tutte le generalità, erano state contagiate ed erano ammalate di epatire virale o di Aids, violando la dignità di queste persone. Abbiamo ritenuto questo slittamento dalle vecchie alle nuove forme di notificazione una violazione delle norme sul trattamento dei dati, scorgendo in ciò anche una violazione del diritto costituzionale a far valere in giudizio i propri diritti. Chi, infatti, ricorrerà al giudice se questo avrà come contropartita un inammissibile obbligo di denudarsi davanti all intera collettività? Il rischio di derive tecnologiche è nelle cose, e nelle cifre che rappresentano la realtà in turbinoso cambiamento. In Italia si inviano 30 milioni di messaggi Sms al giorno. I dati di traffico conservati dalle società telefoniche sono ben oltre i cento miliardi, e consentono di ricostruire l intera rete delle relazioni perso- nali, sociali, economiche di ciascuno di noi nei passati cinque anni. Si stanno sperimentando software che consentiranno entro breve tempo di inviare cento milioni di al giorno, con il rischio che ciascuno di noi ne riceva da trenta a cinquanta in una giornata, con conseguenti costi in termini di tempo e di connessione alla rete. Centinaia di migliaia di sistemi di controllo a distanza sono già operanti. Cresce in maniera esponenziale il ricorso ai test genetici, e crescono le pretese di assicuratori e datori di lavoro per utilizzarli nel valutare chi chiede un assicurazione o un assunzione: negli Stati Uniti sono già stati censiti centinaia di casi di discriminazione su questa base, e questa è la ragione dell intervento di Bush ricordato all inizio. Questo non è allarmismo, è realismo. Se non si prenderà coscienza del significato complessivo di questo fenomeno, e si sacrificherà tutto sull altare di una efficienza tutta Ma noi dobbiamo qui ripetere la testimonianza già proposta negli anni passati, fondata su una esperienza che fa riferimento ad una sterminata serie di casi in cui la richiesta di una forte tutela della sfera privata esprime, insieme, un bisogno di intimità, il rifiuto d ogni possibile discriminazione, l esigenza di compiere le proprie scelte personali, sociali, politiche fuori d ogni rischio di stigmatizzazione sociale. La privacy rompe gli angusti steccati nei quali ancora vorrebbe chiuderla una sua arcaica lettura. La protezione dei dati personali è ormai componente essenziale della cittadinanza democratica nella società dell informazione. E pure del diritto di ciascuno di costruire liberamente la propria personalità, anche manifestando un io diviso in cui convivono esibizionismo e riservatezza. delegata alla tecnologia, non si produrrà soltanto uno scarto tra proclamazione del diritto fondamentale alla protezione dei dati e realtà delle sue quotidiane violazioni. Si restringeranno gli spazi vitali delle persone, continuamente esposte a sguardi e messaggi indesiderati, ormai incapaci di godere di intimità, obbligate a modellare la loro stessa personalità da questo obbligo di vivere continuamente in pubblico, sottoposti ad una implacabile registrazione d ogni atto anche quando si fa una passeggiata o si fa un acquisto in un supermercato. Si dice che questa non è più soltanto una condizione tecnologicamente determinata, ma socialmente gradita. Si invoca l autorità delle mille trasmissioni televisive dove volontariamente si espone la propria intimità all occhio di milioni di spettatori. Si ridefisce lo stesso concetto di base della nostra materia ricorrendo ad un ossimoro: la privacy condivisa. Un aspetto della cittadinanza democratica Su questo sfondo si muove l azione del Garante, che ha come bussola quel riferimento alla dignità della persona che oggi apre la Carta dei diritti fondamentali dell Unione europea, ma che, con significativa anticipazione, compare nell art. 1 della nostra legge. Ma, proprio perché siamo di fronte a mutamenti della società che coinvolgono il destino medesimo delle persone e della democrazia, ripetiamo qui che non può bastare l impegno volonteroso di un autorità. Spetta al Parlamento, luogo massimo della rappresentanza, discutere e decidere del ruolo delle tecnologie nelle nostre società. Lo diciamo non per omaggio al luogo che ci ospita, ma per comune e convinta convinzione democratica. Stefano Rodotà etto dei principi della legge n. 675/1996 zienda televisiva medesima (Provv. del 31 maggio 2000). Anche in tal caso l Autorità, applicando la disciplina sopra richiamata, ha ritenuto che gli articoli fossero espressione di una legittima modalità di esercizio del diritto di cronaca per quanto opinabili potessero essere i toni utilizzati con riferimento alla personalità, alle esperienze professionali ed agli incarichi ricoperti dalle persone su indicate, le quali occupavano appunto posti di rilievo in un azienda di primaria rilevanza sociale. Nel caso di specie, non sussistevano gli estremi per censurare il diritto dei mezzi di informazione di esprimere valutazioni, anche critiche, riferite alle singole persone, atteso che, peraltro, le notizie riportate potevano essere acquisite correttamente dai giornalisti attraverso la consultazione di giornali, interviste, colloqui, dichiarazioni o attingendo alle consuete fonti lecitamente utilizzate nella cronaca giornalistica. Tale pronuncia del Garante, come altre analoghe, non era ovviamente preclusiva per gli interessati della possibilità di adire il giudice ordinario per rivolgere eventuali diverse istanze in sede civile o penale che esulano dall ambito di competenza del Garante. In questo contesto, merita infine di essere ricordata la decisione con la quale l Autorità ha dichiarato non fondato un ricorso presentato dal titolare di una ditta artigiana. Questi aveva infatti lamentato l avvenuta pubblicazione su un quotidiano locale della notizia secondo la quale alcuni consiglieri comunali avevano segnalato alla Corte dei conti il comportamento di un comune concernente una transazione con il ricorrente, relativamente al versamento di una penale contrattuale legata a gravi motivi di salute del ricorrente medesimo (Provv. del 22 gennaio 2001, in Bollettino n. 16, p. 8). In tale circostanza il Garante ha constatato che l articolo riguardava una contestata vicenda amministrativo-erariale che traeva spunto da atti e documenti accessibili al pubblico. La vicenda era quindi riferita ad un fatto di interesse generale relativo al corretto svolgimento dell attività amministrativa comunale e, nel caso di specie, non era stata descritta ricorrendo a particolari o dettagli non pertinenti; il generico riferimento ai motivi di salute del ricorrente (origine della controversa riduzione della penale, contestata dai consiglieri comunali) non è stato reputato, proprio in ragione della sua genericità, tale da recare lesione alla dignità dell interessato: in virtù di ciò l Autorità ha considerato lecita la pubblicazione dell articolo, dichiarando pertanto infondato il ricorso. L applicazione della normativa ai trattamenti svolti in ambito giornalistico, alle fotografie pubblicate dai giornali ed alle riprese televisive. In altre circostanze l Autorità ha applicato la normativa a trattamenti di dati personali, realizzati nell ambito della professione giornalistica, sotto forma di fotografie o di immagini diffuse attraverso i mezzi di informazione. Anche in tali eventualità all autore delle fotografie (o delle riprese) si applica la previsione dell art. 25, comma 4, della legge n. 675/1996; quest ultima disposizione, infatti, estende le norme relative all esercizio della professione di giornalista ai trattamenti temporanei finalizzati esclusivamente alla pubblicazione di articoli, saggi o altre manifestazioni del pensiero e fra queste, possono essere appunto inserite anche le attività dirette a realizzare un servizio fotografico, atteso che anche le fotografie che ritraggono persone sono trattate dalla legge alla stregua di documenti contenenti dati personali (art. 1, comma 2, lett. c), l. n. 675/1996). Per tale ragione, colui che scatta fotografie, al pari di chi raccoglie notizie, è tenuto a rendere note la propria identità, la propria professione e le finalità della raccolta, senza ricorrere ad artifici o pressioni indebite (art. 2 del codice deontologico dei giornalisti). Al riguardo, con particolare riferimento all informativa semplificata prevista per i trattamenti svolti nell ambito dell attività giornalistica, il Garante ha chiarito che questa trova applicazione anche nelle ipotesi in cui i dati sono raccolti presso un soggetto diverso dall interessato (Provv. del 21 febbraio 2000). Nel caso di specie, il Garante era stato investito dell esame di una vicenda che aveva visto la pubblicazione, da parte di un organo di stampa, delle copie di alcune fotografie relative ad un noto personaggio dello spettacolo conservate presso l abitazione dei genitori di questo. Poiché, dunque, le fotografie ritraevano una persona diversa rispetto a coloro che vivevano nella casa in cui erano conservate, esse non potevano considerarsi raccolte presso l interessato, con conseguente inoperatività dell obbligo di informativa ai sensi dell art. 10, comma 1, della legge n. 675/1996. La disciplina sulla riservatezza per i personaggi pubblici e le persone note Analogamente a quanto accade in altri ordinamenti, anche nel nostro la sfera privata delle persone che ricoprono determinate cariche pubbliche o che hanno acquisito una particolare notorietà risulta essere per certi aspetti più ridotta rispetto a quella delle persone la cui vita privata è protetta maggiormente. Tenendo conto di tale principio, il codice deontologico dei giornalisti ha però previsto che la sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se la notizia o di dati non hanno alcun rilievo sul ruolo o sulla loro vita pubblica (art. 6). Nel corso del 2000 il Garante si è trovato più volte ad applicare tale disposizione, a fronte di reclami presentati da alcuni personaggi pubblici che denunciavano una lesione della propria vita privata. È questo, ad esempio, il caso di un quesito sottoposto all Autorità da un noto parlamentare che aveva preso parte ad una cerimonia in cui erano presenti altri personaggi pubblici, e che aveva visto il suo nome riprodotto, insieme a quello di altri, in un articolo di giornale che riferiva della cerimonia medesima. In tale occasione, il Garante ha constatato che non vi era stata alcuna violazione delle disposizioni del codice deontologico appena richiamate e che una parte dell articolo sembrava anzi scaturire da una precisazione fornita direttamente dall interessato. Più in generale, l Autorità ha ricordato che, con riguardo al principio dell essenzialità dell informazione, può considerarsi lecita anche un informazione molto dettagliata, qualora ricorrano determinati presupposti, tra i quali rileva la qualificazione dei protagonisti come personaggi pubblici (Provv. del 21 febbraio 2000 e, per un caso analogo, Provv. del 20 ottobre 2000). Fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso i loro comportamenti in pubblico Con riguardo alla diffusione operata dai mezzi di informazione, nell ipotesi in cui gli stessi interessati abbiano in qualche modo reso pubbliche le notizie che li riguardano, viene precluso in alcuni casi un intervento dell Autorità diretto a ridurre la diffusione delle informazioni medesime (v., in proposito, il comunicato n. 5 del 17 gennaio 2000, in Bollettino n , p. 83). La legge n. 675/1996, mentre ha previsto in generale che i giornalisti devono rispettare i limiti del diritto di cronaca, con particolare riferimento a quello dell essenzialità dell informazione riguardo a fatti di interesse generale, ha lasciato ferma la possibilità di trattare i dati relativi a circostanze e fatti resi noti direttamente dall interessato o attraverso i suoi comportamenti in pubblico (art. 25, comma 1). Tale ipotesi ha trovato anche riscontro nel codice di deontologia dei giornalisti che ha fatto salvo il diritto di addurre successivamente motivi legittimi di tutela, ma non ha ribadito il limite dell essenzialità dell informazione, richiamato invece con particolare pregnanza per quanto attiene ai dati sensibili (art. 5 del codice di deontologia). A questo riguardo, si può ricordare un ricorso riguardante le dichiarazioni fatte dal padre naturale di un minore durante alcuni programmi televisivi. Chiarito che in tale ipotesi non sarebbe stato in ogni caso applicabile l art. 3 della legge n. 675/1996 (in tema di trattamento di dati per fini esclusivamente personali), l Autorità ha constatato che la vicenda alla quale era stata fatta menzione durante la trasmissione era notoria, in quanto già oggetto di cronaca giornalistica, anche a seguito di dichiarazioni dei relativi protagonisti (v. Provv. del 28 febbraio 2000). Di qui l impossibilità di accogliere la richiesta di opposizione al trattamento formulata dalla ricorrente (in quanto trovava applicazione il già citato art. 5, comma 2, del codice deontologico), che lascia però impregiudicata l esigenza che giornalisti e conduttori delle trasmissioni televisive operino in modo da evitare o ridurre il rischio di trattare i dati riferiti ai minori in modo da non incidere sul corretto sviluppo della personalità degli stessi (ciò, in particolare, con riferimento all art. 7 del codice dei giornalisti, sul quale si tornerà fra breve). Un altro caso che merita di essere menzionato è quello in cui il Garante è stato chiamato a decidere sul ricorso presentato da una madre nei confronti di una televisione a diffusione nazionale, in relazione ad un servizio relativo al rimpatrio in Italia della propria figlia minore a seguito della decisione di una Corte distrettuale statunitense. Anche in tale frangente l Autorità ha dichiarato infondato il ricorso in quanto, sebbene ORDINE

8 P R I V A C Y LA TUTELA DEI MINORI I minori restano tra i soggetti più esposti e indifesi rispetto al rischio di lesione dei propri diritti fondamentali (ed in particolare del diritto alla riservatezza) da parte dei mezzi di informazione le fotografie riprodotte nel filmato trasmesso riguardassero un minore, erano state mostrate da uno dei genitori, per di più in un contesto di sentita prospettazione di una complessa vicenda familiare che aveva destato in più occasioni il pubblico interesse (Provv. del 23 novembre 2000). Pubblicazione a mezzo stampa dei provvedimenti disciplinari assunti dagli Ordini professionali Come il Garante ha avuto modo di chiarire altre volte, non sempre l applicazione della normativa sulla tutela dei dati personali porta ad una minore conoscibilità delle informazioni. In alcune circostanze, infatti, quando devono essere tutelati altri diritti e valori, la disciplina sulla riservatezza può farsi veicolo di una maggiore trasparenza. E ciò può riguardare Indebite ingerenze nella vita privata dei minori possono comportare danni irreparabili nella relativa vita di relazione e nello sviluppo della personalità, derivanti a volte dalla tendenza a spettacolarizzare vicende che meriterebbero invece maggiori cautele da parte dei media. Per tale ragione, anche nel corso del 2000 il Garante si è visto più volte obbligato a richiamare al rispetto dei precisi limiti alla diffusione dei dati personali sui minori (si veda, in particolare, il Provv. del 22 aprile 2000). Come è noto, infatti, al fine di tutelarne la personalità, i giornalisti non devono pubblicare i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornire particolari in grado di condurre alla loro identificazione. Questo, nella consapevolezza che la tutela della personalità del minore si estende anche ai fatti che Attività giornalistica e rispetto dei principi della legge n. 675/1996 anche trattamenti particolarmente delicati per la protezione dei dati, quali la diffusione attraverso i mezzi di informazione. Al riguardo, si può ricordare il caso in cui l Autorità è stata chiamata a decidere sul ricorso presentato da un avvocato per lamentare l avvenuta pubblicazione su una rivista dell ordine di appartenenza del provvedimento di sospensione dalla professione adottato nei suoi confronti. In tale occasione, il Garante ha avuto modo di ribadire che la legge n. 675/1996 non ha modificato la disciplina legislativa relativa al regime di pubblicità degli albi professionali ed alla conoscibilità degli atti connessi. Per tale ragione, deve ancora ritenersi che tali Albi siano destinati per loro natura e funzione ad un regime di piena pubblicità, anche della tutela dei diritti di coloro che a vario titolo hanno rapporti con gli iscritti agli albi (Provv. del 29 marzo 2001). Molte delle disposizioni che regolano tale forma di pubblicità sono spesso risalenti nel tempo e necessitano pertanto di essere aggiornate anche al fine di individuare in modo più preciso le diverse forme di diffusione consentite, secondo la logica sottesa alla legislazione in materia di riservatezza (art. 27, comma 3, l. n. 675/1996). Ciò, tuttavia, non fa venir meno la qualificazione degli Albi professionali come atti pubblici non solamente conoscibili da chiunque, ma anche oggetto di doverosa pubblicità. Più specificamente, il Garante ha chiarito che la ratio sottesa alla pubblicità degli Albi e dei periodici aggiornamenti relativi a nuove iscrizioni e cancellazioni ricorre anche per i provvedimenti che comportano la sospensione o l interruzione dell esercizio della professione. Sebbene l ordinamento preveda al riguardo specifiche forme di pubblicità (es. comunicazione a tutti i consigli dell Ordine degli avvocati ed alle autorità giudiziarie del distretto al quale il professionista appartiene: art. 46, commi 1 e 3, r.d.l. n. 1578/1933), è chiaro che le stesse consentono a chiunque di venire lecitamente a conoscenza di determinati provvedimenti e di darne legittimamente ulteriore notizia. Il Garante ha potuto così affermare che i provvedimenti disciplinari dei consigli dell Ordine e del Consiglio nazionale forense devono essere considerati quali atti pubblici soggetti ad un regime di conoscibilità. Ciò, pur in assenza di disposizioni più analitiche di legge o di regolamento in cui siano previste particolari modalità di diffusione a favore di determinati soggetti, ulteriori rispetto a quelli specificamente indicati come destinatari dalle norme vigenti. L interesse alla riservatezza del professionista destinatario di una misura disciplinare non può ritenersi quindi prevalente rispetto all interesse generale alla conoscenza del provvedimento medesimo ed è pertanto lecita la divulgazione della notizia del provvedimento stesso attraverso riviste, notiziario altre pubblicazioni curate anche dagli ordini interessati. Ciò, ovviamente, nel presupposto che la diffusione del provvedimento avvenga in modo corretto ed in termini esatti e completi, secondo quanto disposto dall art. 9 della legge n. 675/1996. Pubblicazione a mezzo stampa dei dati relativi ai redditi dichiarati Nel corso del 2000 (nonché nei primi mesi del 2001), il Garante è stato chiamato ad occuparsi della diffusione, ad opera dell Amministrazione finanziaria, dei dati relativi al reddito delle persone fisiche anche con riguardo alla loro pubblicazione da parte degli organi di informazione. Tale tema è stato già affrontato dall Autorità in diverse occasioni, chiarendo che la disciplina vigente prevede espressamente la pubblicazione di determinati elenchi di taluni contribuenti e del relativo reddito. La stessa normativa dispone inoltre la formazione, da parte di ciascun comune, degli elenchi nominativi di tutti i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione dei redditi o che esercitano imprese commerciali, arti e professioni (v. par. 13 della presente Relazione), elenchi, questi, che devono essere depositati per un anno presso gli uffici delle imposte e i comuni interessati ai fini della consultazione da parte di chiunque (art. 69 d.p.r. n. 600/1973 come successivamente modificato in particolare dall art. 19 l. n. 413/1991). L esistenza di siffatte disposizioni espressione di una scelta normativa volta ad un ampia conoscibilità di determinati datiintegra gli estremi richiesti dall art. 27, comma 3, della legge n. 675/1996 e rende quindi allo stato lecita, salve eventuali modifiche normative, la comunicazione degli elenchi da parte dell amministrazione finanziaria, anche dal punto di vista della normativa in materia di riservatezza (v. lettera del 13 ottobre 2000, in Bollettino, n , p. 9). Sulla base di tali presupposti, l Autorità ha pertanto dichiarato infondato un ricorso presentato da un imprenditore che aveva chiesto il blocco dei dati relativi al proprio reddito diffusi da un quotidiano locale sulla base di quanto pubblicato dall amministrazione finanziaria (Provv. 17 gennaio 2001, in Bollettino n. 16, p. 5). Il Garante ha infatti affermato che, essendo le informazioni rese accessibili dall amministrazione finanziaria destinate ad un ampia pubblicità, la successiva pubblicazione di dati estratti lecitamente da elenchi accessibili a chiunque è da ritenersi lecita anche senza il consenso degli interessati e senza che sia necessario per la testata che li riproduce dimostrare la sussistenza del requisito dell essenzialità dell informazione rispetto a fatti di interesse pubblico (art. 20, comma 1, lett. d), l. n. 675/1996). Decisioni di carattere procedurale e limiti alle competenze del Garante Non di rado il Garante è stato investito di istanze di tutela che eccedevano le proprie specifiche competenze: si pensi alle ipotesi in cui il suo intervento è stato invocato in relazione alla diffusione di informazioni denigratorie o diffamatorie, oppure al fine di ottenere dall Autorità il risarcimento di un danno subito in ragione della diffusione di dati personali attraverso i mezzi di informazione (si veda, per tutti, il Provv. del 20 ottobre 2000). In questi casi l Autorità ha chiarito ancora una volta l ambito delle proprie competenze e della tutela amministrativa accordata in relazione al trattamento dei dati personali, ricordando comunque la possibilità di far valere i propri diritti di fronte ad altre autorità (nella specie il giudice ordinario). non sono specificamente reati, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti. Inoltre, per espressa previsione normativa, il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca. Quando, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermi restando i limiti di legge, il giornalista decide di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, deve farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell interesse oggettivo del minore, secondo i principi ed i limiti stabiliti anche dalla cosiddetta Carta di Treviso (art. 7 del codice di deontologia sul trattamento dei dati personali nell esercizio dell attività giornalistica). In applicazione di questi principi, l Autorità ha disposto il blocco dei dati relativi alle molestie subite da una minore ad opera dei suoi rapitori nei confronti di una serie di testate giornalistiche (Provv. 20 giugno 2000). Alcuni organi di stampa a diffusione nazionale avevano reso note, nei titoli e nel corpo degli articoli, talune circostanze relative alle molestie sessuali che apparivano perpetrate dai rapitori di una minore. Il Garante ha disposto il blocco muovendo dalla considerazione che la possibile ed ulteriore divulgazione dei dati relativi alle molestie, a prescindere dalla loro eventuale rilevanza sotto il profilo penale (profilo per il quale è stata investita la competente autorità giudiziaria in relazione all art. 734-bis c.p.),avrebbe comportato il concreto rischio di un pregiudizio rilevante per l interessata. Un provvedimento, dunque, da cui derivava per gli editori titolari del trattamento e per i responsabili del medesimo, un preciso obbligo di sospendere ogni ulteriore operazione di trattamento diversa dalla mera conservazione delle informazioni già raccolte e, in particolare, di astenersi dal diffondere ulteriormente i medesimi dati anche in modo indiretto, attraverso la pubblicazione delle corrispondenti parti dello stesso provvedimento del Garante. In questo contesto merita di essere infine ricordata an-che una decisione assunta dall Autorità nell agosto 2000, con riguardo all av-venuta pubblicazione su taluni organi di informazione di liste di soggetti responsabili di gravi atti di violenza a danno di minori. In merito a tali vicende, il Garante era intervenuto con un comunicato stampa per ricordare che la diffusione indiscriminata di informazioni non trova fondamento nel nostro ordinamento. Tali notizie, infatti, a prescindere dalla loro reale efficacia sul piano della prevenzione e dalla circostanza che i dati possano essere desunti anche da fonti accessibili (quali, ad es. pronunce giudiziarie), sono suscettibili di valutazione critica e fonte di contenzioso potendo anche, a seconda dei casi, oltre che determinare danni agli stessi minori indirettamente identificabili, com-portare responsabilità per eventuali inesattezze dei dati, oppure per giudizi indifferenziati su situazioni in realtà difformi o per la lesione del diritto all oblio di persone interessate rispetto a fatti talvolta assai risalenti nel tempo (comunicato stampa del 23 agosto 2000). In altre circostanze, sono giunte all Autorità richieste di provvedimenti (ad esempio di blocco della diffusione di talune informazioni) che non potevano essere emanati a causa della mancanza di presupposti procedurali a tal fine necessari (si possono vedere, per tutti, i Provv. adottati il 5, il 22 aprile e il 21 settembre 2000; nel terzo di questi casi, l interessato lamentava di essere stato ripreso durante una trasmissione televisiva a sua insaputa; un altro ricorso è stato dichiarato inammissibile il 30 ottobre 2000, relativamente ad un intervista dell ex moglie del ricorrente, mandata in onda durante una nota trasmissione televisiva, nella quale l intervistata faceva menzione di fatti e circostanze tali da permettere l identificazione del ricorrente stesso e di suo figlio). Altre volte, invece, sono risultati insufficienti gli elementi di valutazione forniti (Provv. 21 febbraio 2000). In molte di tali ipotesi il Garante, oltre ad indicare le procedure di volta in volta necessarie per ottenere il provvedimento richiesto, ha cercato, ove le circostanze lo consentivano e la questione sottoposta lo richiedeva, di offrire comunque una tutela agli interessati, ad esempio considerando anche alla stregua di segnalazioni i ricorsi proposti in maniera non conforme all art. 29 della legge e al d.p.r. n. 501/1998. In ogni caso, quando ciò era possibile, il Garante ha sempre tenuto a chiarire che il pronunciamento dell Autorità, magari riferito ad un particolare aspetto della vicenda, non precludeva a coloro che avessero avuto interesse di instaurare, anche dinanzi alla competente autorità giudiziaria, specifiche controversie dirette ad ottenere giudizi di cui il Garante non poteva farsi carico anche a causa dell insufficienza degli elementi di valutazione sottoposti al suo vaglio (si veda, per tutti, il Provv. del 21 febbraio 2000). In alcuni casi, infine, l Autorità ha avviato autonomamente procedimenti distinti da quello aperto su istanza degli interessati, al fine di accertare il rispetto della normativa sulla riservatezza con riguardo a profili in parte diversi da quelli segnalati o che comunque richiedevano di essere autonomamente valutati (si veda, per tutti, la decisione adottata il 27 agosto 2000 su un ricorso presentato dai genitori di una minore, in relazione ad alcuni articoli dedicati ad un procedimento giudiziario, pubblicati da un quotidiano locale). 8 ORDINE

9 DOPO L INCARICO DI CURARE LA RUBRICA DELLE LETTERE DEL CORRIERE DELLA SERA Mieli successore di Indro Montanelli si autosospende da direttore editoriale ABRUZZO: GIUDICE SULLE INCOMPATIBILITÀ È SOLTANTO IL CONSIGLIO DELL ORDINE Milano, 11 settembre. Il presidente dell Ordine dei giornalisti della Lombardia ha ricevuto il comunicato che il Cdr del Corriere della Sera ha diffuso ieri sera alle all interno della redazione. Questo il testo: Oggetto: MIELI SI AUTOSOSPENDE. Paolo Mieli si è autosospeso da direttore editoriale del Corriere della Sera a far data da oggi. Questa decisione è stata presa in relazione all incarico ricevuto da Mieli di rispondere ogni giorno a una lettera dei lettori. La notizia dell autosospensione è stata comunicata al Cdr dal direttore Ferruccio de Bortoli nel corso di un incontro avvenuto oggi alle 17. Nei giorni scorsi gli Ordini dei giornalisti di Milano e Roma e la Fnsi, sollecitati dal Cdr, avevano espresso un giudizio di non compatibilità tra l incarico affidato a Paolo Mieli come successore di Indro Montanelli nel rispondere ai lettori e la sua carica di manager (come direttore editoriale risponde all editore Rcs). Ecco il testo completo della comunicazione del direttore: «Fatte salve tutte le prerogative della redazione, Paolo Mieli risponde da oggi ogni giorno a una lettera. Mieli si è autosospeso da direttore editoriale del Corriere da far data da oggi. L editore si è riservato di accettare la decisione di Mieli investendo la Fieg del quesito se esista o no incompatibilità tra la carica di direttore editoriale e l incarico giornalistico che gli è stato affidato». È un primo, parziale risultato dell azione voluta dal Cdr fin dall inizio della vicenda. Tuttavia Mieli mantiene l incarico di direttore editoriale della Rcs (Corriere della Sera escluso) e quindi l autosospensione lascia irrisolta la sostanza del problema: un manager aziendale risponderà ai lettori del Corriere della Sera. Commento di Franco Abruzzo Tengo a sottolineare che il giudice esclusivo delle compatibilità professionali è soltanto il Consiglio dell Ordine. Non certamente la Fieg o la Fnsi. Il Cdr all interno delle aziende deva far rispettare anche la legge n. 69/1963 sull ordinamento della professione giornalista. È un compito fissato nell articolo 34 del Cnlg. Non spetta, credo, ai direttori responsabili accettare o meno le dimissioni di chicchessia da incarichi manageriali. Sulla vicenda ho espresso, su richiesta del Cdr del Corriere della Sera, un parere non vincolante. Il direttore del giornale. L articolo 3 della legge 633/1941 sul diritto d autore enumera tra le opere collettive dell ingegno anche le riviste e i giornali (e alle riviste e ai giornali è poi dedicato la sezione II del Capo IV della legge). Il successivo articolo 7 afferma che è considerato autore dell opera collettiva chi organizza e dirige la creazione dell opera stessa. Il direttore responsabile - alla luce anche dell articolo 6 del Cnlg e dell articolo 57 del Cp - è pertanto l autore dell opera collettiva dell ingegno denominata giornale o rivista. I poteri del direttore fissati dal contratto. Dice l articolo 6 del Contratto: La nomina del direttore di un quotidiano, periodico o agenzia di informazioni per la stampa è comunicata dall editore al comitato o fiduciario di redazione con priorità rispetto a qualunque comunicazione a terzi, almeno 48 ore prima che il nuovo direttore assuma la carica. Le facoltà del direttore sono determinate da accordi da stipularsi tra editore e direttore, tali, in ogni caso, da non risultare in contrasto con le norme sull ordinamento della professione giornalistica e con quanto stabilito dal presente contratto. Questi accordi, con particolare riguardo alla linea politica, Il testo del parere all organizzazione e allo sviluppo del giornale, del periodico o dell agenzia di informazioni per la stampa sono integralmente comunicati dall editore al corpo redazionale tramite il comitato o fiduciario di redazione, contemporaneamente alla comunicazione della nomina del direttore. Quale primo atto del suo insediamento il direttore illustra all assemblea dei redattori gli accordi di cui al comma precedente e il programma politico-editoriale concordato con l editore. È il direttore che propone le assunzioni e, per motivi tecnico-professionali i licenziamenti dei giornalisti. Tenute presenti le norme dell art. 34, è competenza specifica ed esclusiva del direttore fissare ed impartire le direttive politiche e tecnico-professionali del lavoro redazionale, stabilire le mansioni di ogni giornalista, adottare le decisioni necessarie per garantire l autonomia della testata, nei contenuti del giornale e di quanto può essere diffuso con il medesimo, dare le disposizioni necessarie al regolare andamento del servizio e stabilire gli orari secondo quanto disposto dal successivo articolo 7. Osservazioni Dall insieme delle norme citate e alla lettura dell articolo 6 del Contratto emerge l anomalia italiana per quanto riguarda il ruolo del direttore: gli organi societari non possono mettere il dito nella struttura della redazione e nella fattura del giornale una volta concordati con il direttore linea politica, organizzazione e sviluppo del quotidiano. Gli accordi editore-direttore devono essere tali, in ogni caso, da non risultare in contrasto con le norme dell ordinamento della professione giornalistica e con quanto stabilito dal Contratto. Negli accordi editoredirettore evidentemente non possono essere contenute clausole in contrasto con tali princìpi. Il direttore in conclusione attua la linea politica concordata con l editore, garantisce l autonomia della testata (e dei redattori) e anche la qualità dell informazione (articolo 44 del Cnlg). Una volta che l editore ha provveduto a nominare il direttore gli rimane in tasca soltanto la lettera di licenziamento. IIl direttore editoriale. È una figura non disciplinata dalla legge o dal Contratto. Si può dire che esercita i poteri dell imprenditore, che ne è lo stratega e che ne controlla i prodotti, suggerisce le decisioni sia per quanto riguarda gli uomini-guida delle testate e sia i programmi operativi. Conclusioni Direttore responsabile e direttore editoriale sono figure antitetiche nel corpo dell impresa. L uno, il direttore, è come gli ammiragli in mare (hanno solo Dio sopra di loro); l altro, il direttore editoriale, è l azienda editrice del prodotto pensato e realizzato dal direttore responsabile. Non ci può essere subordinazione dell uno all altro o viceversa. Il direttore responsabile, alla luce dell articolo 57 del Cp, risponde penalmente di tutto quello che viene pubblicato sul giornale, quindi non solo gli articoli, ma anche la rubrica delle lettere, le inserzioni e i testi pubblicitari. L articolo 57 (letto in maniera coordinata con l articolo 7 della legge 633/1941 e con l articolo 6 del Cnlg), quindi, dà al direttore il potere di controllare articoli, rubrica delle lettere, inserzioni e testi pubblicitari e dall altro lato obbliga gli articolisti, i curatori delle lettere, delle inserzioni e dei testi pubblicitari a ubbidire. L ultima parola spetta sempre al direttore responsabile (anche nei riguardi del rappresentante dell editore). È indubbio che la presenza dell uomo dell editore in redazione crea squilibri e potenziali diarchie, che non giovano alla serenità della vita redazionale e al rispetto del ruolo del direttore. Franco Abruzzo, presidente OgL Accordo con il Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia Paolo Panerai ha rinunciato alle cariche di amministratore delle società del Gruppo Class Prevale il principio dell esclusiva professionale fissato dalla legge 69/1963 ORDINE Milano, 10 settembre. Su richiesta del Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia, istituzionalmente impegnato nella tutela dell integrità e della dignità della professione, il giornalista professionista dott. Paolo Panerai ha concordato con lo stesso Consiglio sul dovere che i giornalisti, in base alla legge professionale e a tutte le regolamentazioni volontarie assunte, non abbiano a essere o ad apparire mai in posizione tale che l esclusività dell attività giornalistica possa essere confusa con altre attività, inclusa quella della responsabilità gestionale societaria, se non per le attività editoriali. Per questo Panerai ha volontariamente rinunciato a tutte le cariche di Amministratore unico che ricopriva nelle varie società del gruppo Class Editori, passando ad altri l incarico e assumendo la presidenza delle stesse. Ha ribadito in tal modo il primato dell attività giornalistica come garanzia dell autonomia e della trasparenza dell informazione Conseguentemente Paolo Panerai rimane iscritto nell elenco professionisti dell Albo di Milano e mantiene la direzione responsabile dei quotidiani e dei settimanali del Gruppo Class. Presidenti degli Ordini regionali dei giornalisti riuniti nella Consulta Irrituale la richiesta di danni tra colleghi Roma, 14 settembre. È irrituale che un giornalista chieda un risarcimento danni ad un altro giornalista con gli stessi sistemi che si contestano a livello di categoria. Così la Consulta dei Presidenti e Vice Presidenti dell Ordini dei giornalisti si è espressa in relazione alla citazione in giudizio civile con la richiesta di un miliardo avanzata da un collega di Repubblica ai danni del Presidente dell Ordine dei giornalisti della Sicilia. La Consulta dei Presidenti e dei Vice Presidenti riunita a Roma il 13 settembre spiega una nota dell Ordine - sottolinea che, nel momento in cui gli organismi rappresentativi della categoria, Ordini in prima linea, sono impegnati nel tentativo di porre un argine alle innumerevoli richieste di risarcimento danni nei confronti di colleghi colpiti nell esercizio della loro attività professionale, appare irrituale che un giornalista colpisca un altro giornalista con gli stessi sistemi che si contestano a livello di categoria. La Consulta ritiene che altre possano essere le procedure per far valere le proprie ragioni, al di là del merito del giudizio. La pronuncia della consulta degli Ordini è stata adottata in relazione alla richiesta di un miliardo di lire avanzata dall inviato di Repubblica, Attilio Bolzoni, nei confronti del presidente dell Ordine dei giornalisti di Sicilia Bent Parodi. La prima udienza è stata fissata davanti al Tribunale Civile di Agrigento per il prossimo 26 novembre. Ad un convegno sull abusivismo nella Valle dei Templi, Parodi aveva definito Bolzoni ed altri due colleghi, uno della Rai, l altro dell Espresso colleghi che dimenticano la sacralità della professione e accettano il ruolo di killer su commissione. Successivamente aveva aggiunto: Sono sempre i soliti noti, che fanno informazione pilotata e spregiudicante, sono urtanti, antipatici, prevaricatori e camorristi. Secondo l atto di citazione le parole di Parodi, oltre a ledere l onorabilità di Bolzoni, che lavorava ad Agrigento sotto scorta della Digos, lo hanno ulteriormente esposto alla rappresaglia degli abusivi che lo individuarono come uno degli avversari da combattere con ogni mezzo, soltanto per essersi schierato in difesa della legalità, mettendone a rischio l incolumità personale. (ANSA) 9

10 Questo intervento è stato letto il 13 luglio a Genova, alla Berc, Biennale delle riviste europee, all interno della giornata di Paola Pastacaldi consigliere dell Ordine dei giornalisti della Lombardia I media sono la globalità. La globalizzazione senza i media non sarebbe esistita o sarebbe stata tutt altra cosa. È la parola stessa, diffusa in chiave globale, che rende globali oggetti, atti e pensieri. E non è un concetto tautologico. Il meccanismo mediatico è una sorta di arcana creatrice e insieme di icona della globalizzazione. Assistiamo stupefatti al suo affermarsi. Cercando di non diventare vittime delle sue illusioni. Nell offrire il tema della riflessione su media e globalizzazione, desideravo mettere in luce le modalità con cui è stato presentato il G8 al cittadino comune, a colui che per informarsi legge i giornali. Sistemi informativi e comunicazioni di massa e poi aggiornato con i drammatici avvenimenti delle settimane successive sino alla morte di Carlo Giuliani. Non comprende dunque le inchieste successive, e in particolare quella sui media, della polizia Fenomenologia del G8 a Genova Cosa raccontano i giornali? I media sono idealmente la struttura nervosa di una società, anzi il suo riflettere civile. Dunque al di là delle posizioni dei partiti, delle correnti di pensiero, delle sue frange estreme, pacifiste e non, cattoliche e laiche, analizzare i media, la carta stampa a cui è affidato il compito di informare, significa andare a vedere quale realtà G8 i media hanno creato per i cittadini, per la società civile. Spettacolarizzare ad ogni costo Il tragico gioco della spettacolarizzazione che affligge l informazione da quando la tv ha raggiunto l età adulta ha inghiottito anche la questione G8. La massa di articoli, che ha riempito i giornali, si è trasformata sin dai primi giorni in una guerriglia in modo lento e inesorabile. La guerriglia informativa è stata intrapresa dal potere globale dei media, da tempo disinteressati a raccogliere e a trasmettere il sapere nella sua interezza, dunque nella sua positiva globalità. Disinteressato a indagare e a farsi testimone di ciò che accade. È per questo che non c è vera libertà di stampa senza che vi sia una sapiente lettura. È importante, cioè, che chi legge capisca, riconosca i moralismi, le spaccature, le adulazioni interessate. Le bugie, i giochi. Ma apriamo i giornali. E leggiamo alcuni titoli. G8 a difesa dell aeroporto, batterie terra aria contro eventuali attentati a Genova. Allarme irriducibili, pronti a tutto, l ultimo rapporto del Viminale. L ira delle tute bianche: il governo ci provoca. I boicottatori made in Italy. Da un podere in Toscana la sfida alle multinazionali. I titoli che dovrebbero fare da battistrada ai contenuti sono essi stessi il contenuto: contengono l allarme, la paura, l insicurezza. Sin dall inizio il messaggio è: andare a Genova è pericoloso. Oppure, aggiungiamo noi a posteriori, andare a Genova è diventato l eterno gioco delle parti. L armata dei sognatori e le ragioni dei Grandi. Raramente siamo in presenza di titoli non inneggianti al conflitto. Ma quando ci sono, introducono ad una visione fortemente moralistica e pietistica del mondo. Eccone alcuni. La miseria, l esercito dei poveri, i paesi dell abbondanza. Il grido di chi soffre, arriverà ai potenti? Ascoltate il grido dei più deboli. Sino al lacrimoso appello Io suora durante il vertice marcerò e digiunerò per i poveri. Anche i titoli che hanno come pretesto gli interventi di Ciampi rimangono prigionieri di una visione basata sul pietismo emotivo: Iniziativa per i paesi in via di sviluppo. Il nostro impegno per i poveri. E l occhiello involontariamente cade in un paradosso: A difesa dei Grandi 2700 soldati. La foto è la notizia Decine di foto di poliziotti schierati e armati di scudi ed elmetti accompagnano gli articoli come fossero il logo dell informazione stessa. La spettacolarizzazione dell antiglobale Giornalisti a confronto prima del vertice di Genova La globalizzazione e le contraddizioni dell informazione di Fausta Speranza Un esame di coscienza sulla comunicazione in relazione al G8 prima ancora che il summit si tenesse. È stato anche questo il senso dell incontro che ha riunito studiosi della comunicazione e giornalisti, a Genova, la settimana prima del fatidico vertice. L incontro si inseriva nel ciclo di conferenze, dedicate ai vari aspetti della globalizzazione, promosse nell ambito della Biennale Europea delle Riviste Culturali, che dal 99 offre l occasione di un confronto sulle diverse proposte culturali, perché l Europa unita non sia solo economica. Nelle varie giornate si è parlato di globalizzazione e cooperazione con i paesi poveri del mondo, di frontiere nazionali e conflitti, di diritti alla cultura e modelli di sviluppo. Un intera giornata, poi, è stata dedicata ai sistemi informativi e di comunicazione di massa. L esame di coscienza ha riguardato il clima di alta tensione che si era creato alla vigilia dell appuntamento, prima ancora dell inizio delle manifestazioni e del triste epilogo della prima giornata, chiusasi con la morte del giovane Carlo Giuliani. Diversi i contributi alla riflessione. Il professor Anthony Delano, che è stato inviato di importanti quotidiani anglosassoni e che ora è ricercatore e insegnante della School of Media di Londra, ha parlato di un esasperazione dei toni che tradisce i principi di oggettività e professionalità del buon giornalismo, mentre giornalisti sul campo come Paola Pastacaldi, Gianni Minà e chi scrive hanno denunciato soprattutto il rischio che si perdessero di vista i contenuti. Allargando lo sguardo oltre l evento, Delano ha messo in luce alcuni rischi dell informazione globalizzata, che fa rima con digitalizzata. È innegabile che la tecnologia abbia rivoluzionato il modo di fare giornalismo, basta pensare alla quantità di siti web a disposizione che fa impallidire la rosa dei quotidiani esistenti al mondo. Fin qui pochi rischi. Il punto ha spiegato Delano è che la globalizzazione delle agenzie di informazione fa sì che sempre meno giornalisti producano la notizia e sempre di più la lavorino semplicemente. Da autorevole veterano, Delano avverte la necessità di raccomandare ai giovani di conservare la curiosità e la grinta per andare a caccia di notizie, ma si rende anche ben conto che la necessità di cercare un lavoro, in un campo che non offre neanche in Gran Bretagna larghi spazi, catalizza le energie dei novelli giornalisti. L obiettivo diventa un posto al desk che faccia guadagnare qualche cosa e che inserisca in una struttura. Con buona pace delle notizie da andare a scovare, ci si dedica a quelle già a disposizione sullo schermo, ricco di lanci di agenzie e di tutto il ben di Dio offerto da Internet. Ma sottolinea provocatoriamente Delano si trova non ciò che si cerca ma quello che c è. Su questo ha voluto esprimere il suo punto di vista Michele Mezza, giornalista Rai che ha curato l avvio di Rainews24, esperimento pilota della Rai in tema di nuovi media. Non era sempre verde la mia valle ha tenuto a ribadire, perché la concentrazione nella produzione di notizie non è cosa di oggi. Secondo Mezza non si ricorda abbastanza che trent anni fa il 93 per cento delle news passava attraverso la caporedazione della Reuters, autorevole e più antica agenzia di stampa. Mezza ha poi contribuito alla riflessione, e direi anche ai momenti più accesi di dibattito, rispondendo idealmente ad alcune affermazioni attribuite al cosiddetto popolo di Seattle. Naturalmente, anche di loro si è parlato o meglio di quello che avevano comunicato fino alla vigilia del vertice: molta confusione e inesattezze ma sicuramente la voglia di disturbare il lavoro dei compunti rappresentanti delle potenze più industrializzate. Il G8 ha spiegato Mezza non è la celebrazione del potere assoluto dell economia, che sicuramente produce anche situazioni più che discutibili nel mondo, ma al contrario è una sorta di democratica pubblicizzazione di quanto avviene nelle stanze dei bottoni. L ipotesi alternativa fa presente Mezza - è che le decisioni vengano prese al 124esimo piano di un grattacielo finanziario. Sicuramente senza foto di gruppo. È chiaro il messaggio: il potere della finanza e dell economia non si può demolire impedendo un vertice, che nel regno delle decisioni resta il momento forse più democratico di partecipazione ai popoli. Sono le decisioni cui non assistiamo, di cui l informazione non rende conto, come per gli appuntamenti ufficiali, quelle che dovrebbero inquietarci e, semmai, far scendere in piazza. Mantenendo forte il senso dell autocritica, si dovrebbe dire, però, che si avverte quantomeno il rischio che questa democratica pubblicizzazione dei contenuti diventi il resoconto del menu, delle aree shopping frequentate più o meno dalle varie lady, quando non si debba discutere sull eventuale assenza della consorte proprio del primo ministro del paese ospitante. D altra parte, non si sta parlando di globalizzazione? E allora il discorso non può che essere sempre allargato a trecentosessanta gradi sui vari livelli della società e spalmato a livello mondiale. È l ottica che, seriamente, ha ispirato la relazione del professor Jo Groebel, direttore dell European Institute for the Media, 10 ORDINE

11 Tutte le foto di questo servizio sono dell agenzia Olympia. richiede un sofisticato restyling dell idea stessa. L antiglobalizzazione ha un guardaroba che merita anche tre quattro colonne e che va dai guanti al casco, al giubbotto sino al modaiolissimo kit del manifestante. La guerriglia è un gioco. Le richieste di Berlusconi per il summit occupano quasi una pagina e si riassumono in un favoloso riquadro illustrato su addobbi verdi degli spazi dedicati ai potenti del G8, sull illuminazione, sul decoro più frivolo. Di questa fatua descrizione del contesto (estetico ambientale) è arduo immaginare l interesse, l utilità. Se non quella di fare bella figura, rappezzare le magagne un po come si faceva in Africa, quando in occasione delle visite di personalità internazionali ad Addis Abeba Menelik faceva tirare su strade e palazzi nel giro di pochi giorni, ordinando ai miserabili della città di non farsi vedere durante le parate. A Genova i palazzi e la piazza del G8 erano lustrati, sapevano di pittura fresca, mentre nei budelli a pochi metri correvano i topi e i rifiuti si accumulavano malsani. I media hanno perduto anche un altra grande occasione per fare divulgazione scientifica. I lettori che non hanno voluto rinunciare a saperne di più sono stati costretti a fare un generoso affondo nelle librerie o nelle biblioteche. I più tecnologici hanno navigato in Internet dove c era tutto e di tutto. Vero o falso che fosse, certo molto di più che sulla carta stampata. L informazione ha girato alla larga dai giornali già dalle prime battute del famigerato incontro. I personaggi tollerati: Manu Chao Nella miriade di copertine che ci sbattono in faccia le figlie di Chaplin, le Ferilli urlanti per la vittoria della Roma, i servizi veri sul G8 erano quasi inesistenti e quando c erano avevano un taglio da avanspettacolo, dove i protagonisti diventano soubrette. Vista la tendenza maniacale della stampa di personalizzare qualsiasi fenomeno anche i più atroci. Ricordo che durante la guerra in Bosnia persino la notizia dei primi stupri aveva trovato spazio in prima pagina grazie ad un fondo che raccontava la storia di una singola stuprata, aprendo la porta a tutte le altre migliaia di donne violate. Come ben sanno i giornalisti i media sanno operare il miracolo: anche il singolo sconosciuto può essere trasformato in personaggio. Manu Chao era in un certo senso l unico vero personaggio giudicato dai media raccontabile nel contesto mediatico del G8. Con folclore e consueta bonomia. Eccolo comparire come un guru. Uno dei maggiori magazine italiani lo proponeva in copertina ( Il ritorno del clandestino ). Ma con quali contenuti, quale storia? Il linguaggio e le modalità di esposizione, le foto stesse lasciavano intravedere un personaggio che appartiene al fenomeno labile delle mode. Chi amava Manu Chao era meglio si comperasse un disco e stesse a casa. Questa società della comunicazione ama la banalità (cito il sociologo Jean Baudrillard). La comunicazione è la più grande superstizione della nostra era (cito Ignatio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique). E il giornalismo si fa ambiguo. Gioca su più piani. Manu Chao è una bandiera. Ma che bandiera? La bandiera del so già tutto, la bandiera della banalità, la bandiera del circolo vizioso del ripetere sempre gli stessi concetti, così Manu Chao diventa ciò che la stampa decide che lui sia. Il suo nome viaggia a fianco della parola droga, Seattle, Marcos e G8, un trionfo di Logo. Un altro settimanale si prende la briga di descrivere quelli del G8 come una nuova razza. I ragazzi del no-global sarebbero quelli con le Nike, contro i Mc Donald s, con il preservativo in tasca e il matrimonio in chiesa (ma è così strano avere una fede?) e che sognano figli (il numero di figli è ritornato ad essere patrimonio dei partiti e degli opinionisti?). Erba, birra e Internet, idee e look di una generazione. Pensare che tutti fossero così era un tentativo evidente di manipolazione mass mediatica. istituto di ricerca no profit fondato dall ex direttore del Corriere della Sera, Alberto Cavallari. Jo Groebel ha voluto mettere in luce importanti potenzialità dell informazione nel villaggio globale e digitale in relazione al singolo cittadino. La prospettiva più significativa sarà quella di personalizzare sempre di più il suo sempre più attivo rapporto con tutti i mezzi di comunicazione, che, peraltro, vanno verso la convergenza in un unico medium, annunciata da tempo da Negroponte. Significa, ad esempio, che con la televisione on the demand potrà scegliere programma e orario, con il proprio telefonino potrà navigare in rete e seguire la Borsa. Inoltre, la realtà del singolo utente si fa metafora di una condizione soggettiva da salvaguardare in uno scenario sempre più virtuale. La scommessa afferma Groebel resta quella, se vogliamo antica, di rispettare l umanesimo e la cultura. Una scommessa che in particolare deve vivere l Europa Unita. Altrimenti la logica del profitto, che regna nel mondo dell economia, avrà campo di azione in qualunque ambito del villaggio della comunicazione globale in tempo reale. Più umanesimo pensiamo - significa allora, senza tante implicazioni filosofiche, vita reale dei popoli: affetti e sentimenti, dignità e lavoro. Certamente qualcuno all interno del popolo di Seattle approverebbe ma non è detto che ci si metta d accordo sul come mettere in pratica tutto questo. Anche al convegno l atmosfera si è scaldata quando Gianni Minà, giornalista ben noto che ha assunto recentemente la direzione di una rivista che si chiama Latinoamerica, ha parlato di lobby economiche, poteri più o meno occulti, dittature moderne che affamano interi popoli con l autorizzazione della comunità internazionale e di un informazione a caccia di tette famose. È tornato il problema spettacolarizzazione, davanti al quale non ci tiriamo mai indietro se l ambito di discussione gira intorno ai sistemi informativi perché, altrimenti, certi temi invocano analisi geopolitiche ben più complesse. Resta il fatto che di informazione si è parlato non solo come comunicazione di notizie ma anche come trasmissione di dati, in relazione all informatica che non a caso condivide la stessa radice linguistica. Internet, dunque, può essere considerata non solo come uno dei media ma anche come metafora della comunicazione di oggi: globale e in tempo reale. La globalizzazione è anche copertura globale dell informazione. E qui, conservando la lezione sui rischi di un eccesso di tecnologia ma anche sulle potenzialità nuove, vale la pena di chiedersi quale sia la reale diffusione della World Wide Web nel mondo. Va detto che rappresenta lo strumento di comunicazione a crescita più rapida della storia: il telefono per raggiungere il 30% della popolazione ha impiegato trentotto anni e la televisione diciassette, mentre internet lo ha fatto in soli sette anni. Si può trionfalmente affermare che ha cambiato il concetto di spazio e di tempo ma non si può dimenticare che il mondo resta diviso tra ricchi e poveri, tra istruiti e analfabeti, tra informatizzati e non. Nel concreto, un computer costa all abitante medio del Bangladesh una cifra pari a otto anni del suo reddito, mentre l americano medio lo acquista con lo stipendio di un mese. In Kenya occorrerebbero dodici anni e in Sud Sudan non si riesce a calcolare perché c è ancora il baratto, per non parlare del fatto che non c è energia elettrica. Ma è sbagliato pensare che resti l Africa il fanalino di coda perché situazioni altrettanto difficili si trovano nelle regioni più povere d Europa, della Russia, delle zone dell ex Unione sovietica. Per non parlare, poi degli squilibri di casa nostra: in Italia Internet ha raddoppiato negli ultimi due anni il numero di utenti, ha conquistato un italiano su quattro raggiungendo quasi i progrediti livelli della Francia, ma se si individua l identikit del 95% degli internauti si scopre che ha meno di quarantaquattro anni, è giovane, maschio e del nord. A uno sguardo globale, inoltre, non sfugge che l 88% degli utenti Internet vive nei paesi industrializzati che rappresentano, però, solo il 17% della popolazione mondiale. Non si tratta di mettere in dubbio la positività di Internet, che rappresenta la chiave di accesso al terzo millennio. Resta da chiarire, però, che la magia attraverso la quale lo spazio si restringe, il tempo si contrae, le frontiere scompaiono è affidata a una rete che connette sempre di più chi è connesso ma rischia di escludere sempre di più chi è escluso. Rischia di diventare una conversazione dai toni alti che tacita chi ha poca voce, un discorso compattato che fa a meno di tutti gli spazi per inserirsi, proprio come il sistema digitale che compatta i dati. Tutto ciò va tenuto presente insieme con la consapevolezza che le forze del mercato da sole non correggeranno squilibri e disuguaglianze. L illusione che il processo di globalizzazione potesse funzionare secondo il principio dei vasi comunicanti, livellando miracolosamente le differenze nella qualità di vita dei popoli, è ormai superata. All inizio del secolo scorso la proporzione della ricchezza tra Nord e Sud del mondo era in rapporto di 8 :1, oggi è di : 1. D altra parte, è ormai un concetto acquisito quello per cui si deve seguire e gestire la globalizzazione e non lasciarla a se stessa. Proprio in occasione del G8 questo è stato ribadito da autorevoli pulpiti. Resta un esame di coscienza sempre valido: l informazione dà conto abbastanza di questi dati e soprattutto delle possibili vie di fuga da un mondo sempre più sbilanciato tra chi ha il problema di come mantenere la linea, dosando o dissolvendo calorie, e chi ha ancora l incubo di come riempire la pancia? È sempre difficile raccontarli nelle stesse pagine. Infine, visto che ci permettiamo un esame di coscienza, ci concediamo anche una raccomandazione: lasciamo aperta la comunicazione e vigile l informazione sulle ragioni, anche confuse o mescolate, del cosiddetto popolo di Seattle, nonchè popolo di Genova. E questo sia che i vertici si tengano in Italia sia che siano ospitati in altri paesi con spazi più o meno aperti. Ci dovremmo chiedere cosa avrebbe fatto Carlo Giuliani, nel dopo Genova, se la scena dell estintore non fosse stata girata, cosa fanno o non fanno tanti suoi compagni di piazza all interno o ai margini della società civile. E c è ancora da domandarsi chi organizza in vista degli eventi i black block, o da indagare le ragioni dei missionari che, come suor Patrizia Pasini o Frei Betto, non hanno esitato ad esserci a Genova, nonostante il tam tam informativo sui rischi del vertice, sul rischio annunciato che tutto venisse comunicato in secondo piano rispetto alla voce della violenza. ORDINE

12 Fenomenologia del G8 a Genova Sfogliamo ancora i giornali. Una volta c erano le vacanze intelligenti, oggi c è il G8. Turismo militante, i pellegrini della politica. La sera andavamo alla Sorbona. Rassegna su chi andava da turista nella Parigi del 68. Il porto delle spie, chi offre soldi per avere i nomi dei contestatori. Dentro la poltiglia mediatica che sono stati gli articoli sul G8 è finito triturato per l ennesima volta anche il rivoluzionario Che Guevara. Negli ultimi anni il Che è stato vampirizzato dai più svariati fenomeni nazional popolari. Nelle foto delle perquisizioni di Matteo Jade, leader genovese del popolo di Seattle, salta fuori anche un manifesto del Che. Il rivoluzionario cubano è stato ucciso da tempo dai media e non da quelli sul G8 dalle vacanze a Cuba e dalle magliette sulla rivoluzione. Un delitto annunciato da Andy Wharol che ne riprodusse il volto come fosse una lattina di Coca Cola. E la divulgazione che fine ha fatto? Il titolo Il libro nero dell ambiente che compare in uno dei maggiori magazine apre qualche speranza. Ma sono solo illusioni. Il libro nero abbraccia tristemente la via dell allarmismo, fratello di primo letto della spettacolarizzazione. Cosa c è di meglio per allontanare i lettori dall argomento che dirgli che saranno sommersi dalle inondazioni e dai maremoti. Che Venezia non ci sarà più. Che le steppe si divorerranno tutto. Che uragani e tifoni, inquinamento atmosferico, temeprature record, malaria e malattie tropicali ci distruggeranno. È vero che sono gli stessi rapporti mondiali sull ambiente a denunciare una realtà assolutamente estrema e drammatica. Ma noi aggiungiamo che l impatto di queste notizie, come di ogni altra notizia, può essere alzato o abbassato anche solo con diminuendo o aumentando i centimetri di una foto. Anche solo estrapolando concetti limiti e facendone dei titoli come se rappresentassero tutto il contenuto dell articolo. Anche usando foto di vecchi avvenimenti per rappresentare una realtà che non è ancora accaduta, ma che i media suggeriscono a chi legge, sinuando la paura che potrebbe accadere. La comunicazione è la nuova superstizione Come dice Ignatio Ramonet la comunicazione è la principale superstizione di questa era. Si offre come ultima panacea per risolvere i conflitti dentro la famiglia, la scuola, lo stato, l ambiente. Ma c è il sospetto che questa stragrande e variegata abbondanza stia portando nuove forme di alienazione. Anziché liberare gli spiriti i suoi eccessi li imprigionino. Credo che i lettori che possiamo definire sapienti si sentano globalmente rassegnati. Tutto quello che è accaduto nel mondo è stato documentato. Forse non tutto, tutto. Ma quello che conta e che più penalizza i lettori è che questo tutto non viene più contestua- Il ritrovato orgoglio dei giornalisti durante i tragici fatti di Genova Indagare per informare di Marina Cosi vicesegretario nazionale Fnsi All improvviso, Genova. E l imporsi dei fatti e del dovere d informare spazza via le beghe di categoria o almeno ne dimostra tutta la strumentalità, facendo vedere, anche a chi se l era scordato, il senso vero di questo nostro mestiere. Come un richiamo della foresta per ogni giornalista. Chi ha fatto cronaca, chi ha raccolto testimonianze, chi ha investigato, chi ha selezionato fra l enorme messe di materiale rovesciata in rete e nelle redazioni dalle telecamerine amatoriali, chi infine senza lavorarci direttamente ha però condiviso il principio deontologico di cercare la verità dei fatti senza pregiudizi e senza timori. Praticamente tutti i professionisti dell informazione si sono riconosciuti nell anonimo collega che alla conferenza stampa di domenica mattina, 22 luglio, in questura, urlava: Siamo al di là delle parti, noi, e abbiamo il diritto, il di-rit-to!, di ottenere delle risposte. Anche per chi, giornalista, ha la delega pro tempore di rappresentare i diritti del lavoro dei colleghi, il senso del proprio impegno sindacale è apparso immediatamente chiaro. Tutelare l agibilità e l incolumità dei colleghi al lavoro in piazza, per cominciare (di fronte ai dinieghi degli accrediti, ai discrimini verso le testate e al sospetto verso i freelance), quindi intervenire per ottenerne scarcerazione e referti medici, infine raccogliere tutta la documentazione sulle violazioni alla libertà di stampa e organizzare la denuncia. Il sindacato territoriale e quello nazionale (l Associazione stampa ligure, assieme all Ordine ligure, e la Fnsi) si sono mobilitati, ma ancora prima che partisse l appello ai colleghi a fornire indicazioni, una gran mole di documentazioni scritte e per immagini è cominciata ad arrivare (www.fnsi.it). Due cose però sono apparse subito chiarissime, due cose con cui bisognerà fare i conti se si è seri. Una, il determinante e coraggioso contributo di cronaca fornito dai freelance e dalla moltitudine di giovani colleghi (in maggioranza precari) di radio, televisioni minori, testate web, pubblicazioni del volontariato sociale. Loro sono la prova provata di come il mestiere sia vivo pur nel ricambio generazionale e le sue regole deontologiche fortemente condivise e di come, quindi, a noi sindacato tocchi solo di portare a tutti i costi, sotto il tetto del riconoscimento ordinistico e contrattuale, queste migliaia di giornalisti di fatto. (Parentesi: ciò, nel sindacato, alla maggioranza di noi era già chiaro, sin dalle priorità nella strategia contrattuale: non lo è stato nè sembra ancora esserlo per chi più o meno strumentalmente ha preferito inseguire vecchi tromboni o nuovi equilibristi trasversali in nome di polemicuzze precongressuali. Chiusa parentesi). La seconda cosa è il recuperato rapporto con la società. L orgoglio di mestiere che ha condotto istintivamente i giornalisti a fare la cosa giusta - a cercare, rischiare, indagare per informare - è stata un iniezione di fiducia ed autorevolezza, non intaccata nella sostanza dalle fisiologiche polemiche e critiche sia interne sia dei lettori/utenti. Eppoi per la prima volta in maniera massiccia è stata sperimentata, per lo meno in Italia, la capienza, la tempestività e la capillarità delle Reti. Con la dimostrazione che le opportunità e le quantità di materiali prodotti dalla diffusione tecnologica di massa (telefoni e computer portatili, apparecchi digitali tele-fotografici, internet, il tutto usato da cittadini e associazioni durante e dopo Genova) non si sostituiscono all informazione fornita dagli operatori professionisti, ossia da noi, come certuni sostengono, ma le si aggiungono, fungendo da enorme archivio della memoria e da tessuto comunicativo, insomma da superipertesto d un lavoro giornalistico compiuto nel rispetto delle regole qualitative e deontologiche. Regole che alla fin fine hanno presieduto anche alla stesura del pezzo che state leggendo, se avete la compiacenza di leggermi, del che vi ringrazio. Nel senso che intendevo raccontare alcuni risultati sindacali, in questo articolo, ma la gerarchia degli eventi, com è giusto, è stata decisa dalla cronaca e Genova è balzata in apertura. Connessa con un altro evento, la morte di Indro Montanelli, il Grande Cronista, che molti di noi hanno sentito, oltre che come un lutto doloroso, anche come una simbolica concomitanza. È significativo che tutto si sia tenuto anche sul piano degli eventi. Mi spiego (e così intanto rendo conto di che uso faccio del mandato che mi avete conferito delegandomi alla vicesegreteria federale): dopo un paio di settimane di vertenze, peraltro fortunatamente riuscite - come la conclusione del piano tecnologico in Rcs e le corrette reimpostazioni dei piani di Famiglia Cristiana e di Quadratum, l accordo col liquidatore del quotidiano on line E-Day, la ratificazione dei contratti trasformati in Mediaset da tempo determinato a tempo indeterminato -, nonché dopo un certo numero di riunioni, direttivi e giunte, più lo sbroglio-matasse (definizione casalinga in cui metto sia la gestione tecnica dei problemi diciamo nazionali, dal diritto d autore agli uffici stampa, sia la consulenza operativa su questioni statutarie, contrattuali o d accordi a cdr e singoli colleghi), insomma dopo di ciò, era in programma una settimana di fine luglio imperniata su tre eventi. Prima la consegna del Libro bianco sul lavoro nero, messo assieme dalla Fnsi, alla categoria e alle presidenze di Camera e Senato, poi la presentazione del libro di Orlando Fucilate Montanelli!, infine l incontro col nuovo presidente Fieg. L avvicinarsi del G-8 ci aveva già dato del filo da torcere, per il rifiuto di alcuni pass e la vicenda delle pettorine Fnsi clonate, ma una serie di iniziative e di dichiarazioni del segretario nazionale, Paolo Serventi Longhi, e del presidente della Ligure, Marcello Zinola, nonché della magistratura genovese (che ha dato d autorità a un collega il pass negato) facevano ritenere la situazione sotto controllo. 12 ORDINE

13 Poi è successo quel che è successo e l ordinata processione degli eventi previsti è saltata. Venerdì son cominciate a piovere telefonate di denuncia dai colleghi impegnati a seguire le manifestazioni, in un crescendo affannoso sabato e poi domenica, per cercare i giornalisti non solo italiani feriti, arrestati, scomparsi. L alba della nuova settimana, che sarebbe dovuta essere l ultima prima della breve interruzione festiva federale, s è aperta con le polemiche internazionali sul crescendo di violenze a Genova, con la camera ardente di Montanelli a Milano, con l esigenza di allestire con basi a Roma (Fnsi) e Bruxelles (Ifj) una raccolta di testimonianze e documenti visivi sulle lesioni alla libertà di stampa. È il bello della diretta, anche nel lavoro sindacale. Mentre una delegazione di Giunta Fnsi rendeva omaggio alla salma di Indro, come segreteria federale lunedì siamo andati dal presidente della Camera per denunciare il lavoro nero nel giornalismo e consegnare la documentazione raccolta nel libro bianco, com era preordinato, ma ovviamente siamo intervenuti con Pierferdinando Casini anche sui fatti di Genova. L indomani si sono tenute nelle città dimostrazioni pacifiche contro le violenze, ed il segretario ed io abbiamo partecipato al corteo di Roma, peraltro assieme a molti colleghi italiani e stranieri che erano lì sia per lavoro sia per testimoniare l intangibilità del diritto costituzionale ORDINE Invito i colleghi ad inviare materiale su libertà di stampa e Genova al sito federale già citato (www.fnsi.it), come pure alla Federazione internazionale (www.ifj.org) e all Associazione ligure dei giornalisti (via Fieschi 3/ Genova). lizzato. Il contesto della questione globalizzazione non può essere quello rappresentato dai quotidiani nazionali: la megafoto a due colonne e mezza pagina del militare del battaglione San Marco, armato sino ai denti compreso il cellulare e gli occhiali scuri apparso su un quotidiano. Né il volto che spia dal buco di uno dei blocchi di ferro della zona rossa. Né il passamontagna nero del blocco nero trionfante sull auto incenerita. Né l artificiere che smonta la bici dinamitarda. Né la zona rossa zeppa di divise che pare la cittadella del milite. Perché il contesto è divenuto la metafora di una desertificazione ideologica e morale, in cui la verità di una rivoluzione si avvia alla definitiva sconfitta a vantaggio di un potere mostruoso che mette tutto e tutti insieme. Intesse tutto. Assimila tutto. Anche l opposizione, anche la contestazione. Dapprima la città blindata ha prodotto un terrore virtuale. Poi il terrore virtuale si è materializzato con pacchi bomba. E poi anche un morto, ripreso e visto dalle tv e dalle migliaia di foto. Un morto - e questo è un segno mediatico agghiacciante - quasi in diretta. Un trionfo dei media, una sconfitta per tutti. Quel corpo adagiato a terra nel sangue e inquadrato da un operatore ha incendiato definitivamente la guerra delle parti. Come ha visto Le Monde in una magistrale vignetta - il quotidiano francese che ha scelto di non usare le foto è stato alla fine il più chiaro - faceva vedere come su di lui fioccassero decine di flash per le prime pagine. Dietro un muro i potenti banchettavano avidi e gli ossi del loro pasto volavano alti sino a raggiungere i poveri, assiepati dietro il filo spinato. E i contenuti del G8, gli argomenti dell incontro finivano in coda ai servizi. C è un modo di dire popolare che Sofri ha ricordato in una delle sue opinioni da prima pagina, prima che il fatto accadesse, si respira la paura che ci scappi il morto a Genova, aggiungiamo noi nella città meticciata dalla globalizzazione antiglobale e da un operazione di ordine pubblico tra le più grandi del secolo. Percorrendo, ora che il G8 è concluso, un cammino a ritroso dentro la stampa, dentro le prime pagine, i titoli, le foto, le immagini, i passamontagna, i volti, i militari, le parole utilizzate, le didascalie, appare come in un racconto già scritta la tragica conclusione, il sangue, le botte senza motivo, le aggressioni, la violenza dei pestaggi, anche il morto. La stampa ha raccontato consapevole o meno una trama già scritta. Bisogna saper leggere i giornali, cambiare la nostra relazione con l informazione. Capire che questo è il potere della mediatizzazione. Questa è la nuova realtà della globalizzazione che nasce dai media. Chiudo dicendo che è necessario avere sempre presente un fatto positivo: un giornale è un astrazione. Ci sono diversi giornali e ogni giornale è fatto da mille firme, mille teste che cambiano ogni giorno. Un giornale è un sondaggio al giorno, un tentativo al giorno, un ballon d essai al giorno e una scommessa. Perché la stampa non sia cialtrona e non generi mostri reali o virtuali è necessario imparare e insegnare ai giovani la sapienza della lettura. Paola Pastacaldi ad esprimere anche collettivamente le proprie opinioni. A qualcuno la nostra iniziativa non è piaciuta, ma anche questo è un diritto rispettabile. Arriviamo così a mercoledì 25 luglio, giornata densissima perché prima della presentazione del libro bianco ed in qualche modo intrecciando gli argomenti, si trasforma volutamente l affollatissima assemblea in un dibattito su Genova e i diritti dell informazione. Parlano i colleghi che per tre giorni e per tre notti hanno seguito gli eventi, che hanno filmato chilometri di pellicola, scritto decine di pezzi, ma anche preso manganellate, che hanno avuto le macchine rotte ed i rullini sequestrati, che molto spesso si sono posti coraggiosamente come forze d interposizione fra manifestanti e polizia e fra manifestanti pacifici e frange violente, che hanno collaborato con la magistratura, che vogliono che la verità o almeno quanta più verità possibile sia ristabilita. In aula ci sono anche diversi parlamentari e lo stesso ministro della comunicazione Gasparri, intervenuto per discutere di precariato, ma che non si sottrae alla discussione su Genova. Nel pomeriggio la presentazione del libro su Montanelli è un importante occasione per riflettere, anche questa volta a sala piena, sia pure d un pubblico differente, sul senso della nostra professione, sul dovere di essere prima di tutto e in maniera prevalente cronisti. Genova entra di prepotenza anche in questa discussione, soprattutto per ricordare che i giudizi, scrivendo, lo diceva Indro, debbono venire dopo che sulla carta sono stati scritti fatti e poi fatti e poi ancora fatti. L indomani, venerdì, la settimana si chiude con l incontro fra la segreteria Fnsi ed il vertice Fieg guidato da Luca Cordero di Montezemolo: si stende un elenco di argomenti da trattare e se ne discute subito uno, la normativa sulla diffamazione, cercando e trovando una linea comune. Linea che un ora dopo il presidente Fieg avanzerà nell incontro, anch esso già previsto da tempo, al ministero. Il lavoro sindacale continua. Dal convegno di Stresa A N A L I S I è emersa l urgenza di adeguare il diritto all economia digitale Una battaglia a colpi di copyright di Laura Turini Le imprese, ormai da tempo, hanno preso coscienza di quanto Internet sia un potente mezzo di comunicazione sul quale possono svilupparsi importanti relazioni commerciali internazionali e che consente, a chi fornisce prodotti o servizi, di disporre di un mercato sconfinato e in continua e rapida espansione. Questo aspetto, di indiscusso interesse economico, ha determinato l insorgere non solo di liti per l acquisto di importanti spazi di visibilità in Rete, legate principalmente all utilizzo di nomi a dominio significativi, ma anche l acuirsi di rivalse legali per impedire a terzi di utilizzare tecniche e contenuti fino a oggi monopolio di pochi. Una tale prospettiva è particolarmente preoccupante in una società come la nostra, in cui si tende alla standardizzazione dei prodotti, che se da un lato consente una maggiore interazione tra culture di tutto il mondo, dall altro conferisce a chi produce gli standard un potere eccessivo e ingiustificato. Se chi possiede materialmente i cavi telefonici potesse decidere anche cosa possono dirsi le persone che li utilizzano, sarebbe davvero drammatico, così come c è da augurarsi che non si avveri la previsione di Lawrence Lessig che vede nell introduzione delle trasmissioni su banda larga un pericolo concreto per la libertà di parola. In questa importante fase della storia dell umanità il giurista è chiamato a conoscere la tecnica per comprenderne le conseguenze non evidenti, ma al tempo stesso è chiamato a ponderare le proprie decisioni, con lo sguardo diretto al futuro. Valori fondamentali quali la libertà di parola, la libertà di impresa e la concorrenza paritaria tra le imprese non possono venire meno, neanche online. Questo è quanto è emerso anche recentemente al convegno tenutosi a Stresa il 4 e 5 maggio, organizzato dal Centro nazionale di Prevenzione e difesa sociale, nel corso del quale si è discusso del rapporto tra diritto ed economia, evidenziando come spesso l utilizzo di certi strumenti giuridici giuochi un ruolo fondamentale nell evoluzione della vita sociale. Diritto d autore Il caso Napster ne è un esempio. La legge sul copyright, varata per ricompensare gli artisti dello sforzo creativo, consente ai produttori di guadagnare rilevanti somme dal pagamento dei diritti da parte dei consumatori, dei quali solo una minima parte va poi materialmente a finire nelle tasche degli autori. Napster, al di là della violazione o meno del diritto di copyright, ha dimostrato come sia possibile diffondere, e anche vendere, musica in un modo nuovo, eventualmente anche facendo a meno dei produttori e dei distributori tradizionali, consentendo agli autori di guadagnare di più e ai consumatori di ottenere lo stesso prodotto a un prezzo più basso. Una tale possibilità non può non fare paura e per questo le major, che attualmente detengono l 80% del mercato, sono intenzionate più a fare chiudere i siti scambia-files che a crearne di propri e concorrenziali, proprio per I gruppi Usa temono Internet Il diritto d autore scomparirà evitare che si diffonda la consapevolezza di un mercato che potrebbe gravemente nuocere i propri interessi. Cosa impossibile - ha ribadito David Boies, avvocato del governo degli Stati Uniti nel caso Microsoft e difensore di Napster e di altre società del settore della musica online - per quanto si tenti di fermare sistemi come Napster, ormai si tratta di un processo irreversibile con il quale le società della old economy devono inevitabilmente fare i conti. A conferma di questa affermazione basti pensare che in questi giorni MP3.com ha iniziato a vendere Cd compressi, che gli utenti possono scaricare direttamente tramite Internet sul proprio computer. Vecchio contro nuovo Utilizzare gli strumenti tradizionali, quali la legge sul copyright, per impedire il diffondersi di nuove forme di comunicazione e di mercato è indubbiamente un errore. Ciò non significa, e ormai è indiscutibile, che su Internet tutto sia permesso, ma solo che occorre ridimensionare certe posizioni estremistiche. La proprietà intellettuale è destinata a giocare un ruolo fondamentale, ma deve essere reinterpretata. Non a caso a Stresa si è parlato della teoria degli Essential Facilities, presentata da Gustavo Ghidini, professore di diritto industriale alla Luiss di Roma, in base alla quale è importante che i mezzi essenziali per fornire beni o servizi siano a disposizione di tutti, mentre non è ragionevole che, attraverso il copyright o altri diritti di proprietà intellettuale, si possa impedire a qualcuno, ingiustificatamente, di utilizzare qualcosa che non potrebbe procurarsi altrimenti. Se così fosse si determinerebbero posizioni di monopolio gravi e insostenibili. La proprietà intellettuale deve essere salvaguardata e remunerata, ma non può essere uno strumento per tagliare la strada al progresso. È un sentimento collettivo, che si avverte sia tra i consumatori sia tra i giuristi, che non si possa continuare solo a reprimere e che in certi casi lo si stia facendo in modo eccessivo. La tecnologia consente di ostacolare il diffondersi dei dati ben oltre quanto sia concesso. Basti solo considerare che i filtri o i meccanismi che impediscono il downloading di certi file, crea un monopolio di fatto, indipendentemente dal fatto che quei contenuti siano coperti o meno da diritto d autore. Ripensare il copyright In questo clima di ripensamento della legge sul diritto d autore è intervenuta la Danimarca nella persona del ministro della Cultura Elsebeth Nielsen, che ha varato una proposta di legge in base alla quale sarà consentito non solo duplicare i cd, ma anche scaricare musica e copiarla sul proprio computer per uso personale. Si tratta di una presa di posizione che ha suscitato le ire delle società musicali e della quale è difficile prevedere gli sviluppi ma che dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che la società reclama una svolta che il diritto, e chi lo applica, non può evitare che avvenga. da Il Sole 24 Ore del 18 maggio 2001 Fra le aziende multimediali americane è ormai allarme per il diffondersi dei sistemi peer to peer, che permettono lo scambio di dati tra computer via Internet. A descrivere i timori dell industria Usa è stato ieri l economista del Mit, Lester Thurow. Il fenomeno è iniziato con Napster, il sito utilizzato fino a poco fa da milioni di appassionati per scambiarsi i brani musicali gratuitamente. E con la banda larga, entro breve, potranno essere scambiati anche i film. In violazione del copyright. Senza che le imprese abbiano trovato una soluzione. dal Corriere della Sera dell 8 settembre

14 Il Tribunale civile di Milano conferma la sanzione inflitta dal Consiglio della Lombardia al direttore e a un inviato di Oggi D E O N T O L O G I A Milano, 18 settembre. Con la pubblicazione delle generalità e dell immagine di un minore, il comportamento in concreto tenuto dal giornalista estensore dell articolo e dal giornalista direttore della testata è idoneo a violare le norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (sub specie di lesione della normativa a tutela dei minori, come approvata dalla Convenzione di New York e recepita nel nostro ordinamento con legge 176/1991) nonché ad essere valutato come non conforme al decoro ed alla dignità professionali così da compromettere anche la dignità dell Ordine (sub specie di violazione di precisi intendimenti fatti propri dalla categoria con la sottoscrizione delle Carte di Treviso e dei doveri). È questo il filo conduttore della sentenza n. 8009/2001 con la quale la quinta sezione civile del Tribunale di Milano (Francesco Malaspina, presidente; Maria Iole Fontanella e Caterina Apostolati, giudici; Renzo Magosso e Maria Grazia Marzatico, giornalisti giudici aggregati) ha ritenuto meritevole di conferma il provvedimento del Consiglio Nazionale dell Ordine dei Giornalisti e ciò anche in relazione alla diversità di sanzioni inflitte ai ricorrenti medesimi (censura al direttore della testata e avvertimento all estensore dell articolo) stante la diversità di ruolo degli stessi, adeguatamente valorizzata nel citato provvedimento. I ricorrenti sono Paolo Occhipinti e Massimo Laganà (nelle rispettive qualità di direttore del settimanale Oggi e di autore dell articolo). Il Consiglio nazionale aveva confermato la decisione del Consiglio dell Ordine dei giornalisti della Lombardia. Il Pm ha chiesto la conferma delle delibere sanzionatorie del Consiglio nazionale e del Consiglio dell Ordine di Milano. Il procedimento riguarda la pubblicazione di un articolo relativo alla vicenda della minore Serena Cruz, della quale veniva pubblicato su Oggi del 14 giugno 1995 il nuovo nome e cognome nonché il luogo di abitazione della famiglia adottiva unitamente ad immagini fotografiche riproducenti la minore stessa. Il giornalista che pubblica il nome del minore ferisce la dignità della professione MOTIVI DELLA DECISIONE. Deve, preliminarmente, osservarsi come il dott. Occhipinti ed il dott. Laganà non contestino le circostanze di fatto poste alla base dell irrogazione delle rispettive sanzioni disciplinari (quanto all avvenuta pubblicazione dei dati anagrafici della minore nonché delle riproduzioni fotografiche della stessa) bensì la qualificazione e l incidenza dal punto di vista deontologico dei fatti stessi, così come riportati dai Consigli regionale e nazionale nei rispettivi provvedimenti. In particolare, i ricorrenti sottolineano come l articolo avesse lo scopo di rendere edotta l opinione pubblica dell esito di una vicenda che alcuni anni prima aveva formato oggetto di ampio dibattito anche giornalistico, come la stesura dell articolo non avesse in concreto comportato alcun effetto pregiudizievole per la minore stessa, come la pubblicazione fosse avvenuta con il consenso dei genitori e come, infine, la redazione dell articolo dovesse essere ritenuta quale legittima estrinsecazione del diritto di cronaca. Detti rilievi, peraltro, non appaiono - a parere del Collegio - meritevoli di positiva considerazione, onde deve farsi luogo alla conferma della impugnata decisione, siccome esente da censure e congruamente motivata. Ed infatti, l articolo oggetto di contestazione si incentra sulle dichiarazioni rese nel corso di un intervista dai genitori adottivi di una bambina che - conosciuta con il nome di fantasia di Serena Cruz - era diventata protagonista di un fatto di cronaca circa cinque anni prima della pubblicazione dell articolo per cui è causa, per essere stata allontanata - con provvedimento del Tribunale per i minorenni di Torino - dalla propria famiglia adottiva e per essere stata affidata ad una diversa famiglia (che è quella con la quale tuttora vive ed in favore della quale si è perfezionato il procedimento di adozione definitiva). Su questa vicenda, quindi, si era aperto agli inizi degli anni 90 un acceso dibattito che aveva coinvolto tutta l opinione pubblica, anche in relazione alle scelte effettuate dal legislatore nella regolamentazione delle adozioni nazionali ed internazionali. Proprio in connessione con questa ed altre vicende che nel medesimo periodo avevano avuto come protagonisti dei minori, l Ordine dei giornalisti aveva avvertito la necessità di regolamentare in modo più puntuale i limiti e le modalità di intervento dei propri iscritti nella presentazione al pubblico di tali casi, onde erano state assunte delle precise indicazioni in materia sia nell ambito della cosiddetta Carta di Treviso sia nella Carta dei Doveri del Giornalista. In particolare, la carta di Treviso - sin dalla sua prima formulazione del ed in modo ancora più evidente nella sua nuova formulazione del novembre prevede espressamente il rispetto per la persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato, richiede il mantenimento dell anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione; la tutela della personalità del minore si estende a fatti che non siano specificamente reati. Ed ancora, la Carta dei Doveri del Giornalista prevede che il giornalista: non pubblica il nome o qualsiasi elemento che possa condurre all identificazione dei minori coinvolti in casi di cronaca; evita possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti portati a rappresentare e a far prevalere esclusivamente il proprio interesse; valuta, comunque, se la diffusione della notizia relativa al minore giovi effettivamente all interesse del minore stesso. La richiamata Carta dei Doveri, poi, prevede espressamente che la violazione delle summenzionate disposizioni costituisce violazione dell art. 2 L. 69/63 e comporta l applicazione delle conseguenti sanzioni disciplinari. Tutte le prescrizioni sopra richiamate, quindi, devono essere ritenute idonee a costituire una esemplificazione del contenuto in bianco delle norme regolamentari di cui al citato art. 2 nonché all art. 48 della legge 69/1963. Ed infatti, recita l art. 2 della legge 69/1963: È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ; ed ancora recita l art. 48 della legge citata: Gli iscritti nell albo, negli elenchi o nel registro, che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare. Orbene, letto l articolo per cui è contestazione, non può non ritenersi - conformemente a quanto sul punto assunto dai Consigli regionale e nazionale - che il comportamento in concreto tenuto dal giornalista estensore dell articolo e dal giornalista direttore della testata sia idoneo a violare le norme di legge dettate a tutela della personalità altrui (sub specie di lesione della normativa a tutela dei minori, come approvata dalla Convenzione di New York e recepita nel nostro ordinamento con L. 176/91) nonché ad essere valutato come non conforme al decoro ed alla dignità professionali così da compromettere anche la dignità dell Ordine (sub specie di violazione di precisi intendimenti fatti propri dalla categoria con la sottoscrizione delle richiamate Carte di autoregolamentazione). Ciò in quanto l articolo in esame si apre con il titolo principale del seguente testuale tenore: Ora Serena si chiama Camilla Nigro ed è felice, prosegue con l espressa enunciazione dei dati anagrafici completi dei genitori e delle sorelle della minore (precedentemente nota al pubblico solo con un nome di fantasia), indica il luogo di residenza e si correda di fotografie della minore da sola ed unitamente al proprio nucleo familiare. Non può, dunque, esservi dubbio sul fatto che il citato articolo sia idoneo ad integrare tutti gli estremi oggettivi della contestazione effettuata mentre la gravità di tale comportamento, contrario ai dettami deontologici, non risulta neppure, attenuata da una concreta esigenza connessa al diritto di cronaca, posto che - al momento in cui l articolo è apparso - la vicenda non costituiva più oggetto di interesse attuale e concreto (risalendo le vicende dei provvedimenti giudiziari di modifica dell affidamento a ben cinque anni prima e non essendo intervenuto, nelle more, alcun avvenimento concreto, ulteriore e nuovo, nella vicenda medesima). A maggior gravità dell addebito contestato, poi, deve ulteriormente rilevarsi come la pubblicazione dell articolo - anche di analogo tenore - ben avrebbe potuto avere luogo omettendo la pubblicazione delle fotografie e dei dati anagrafici della minore, che poteva agevolmente essere individuata con il nome di fantasia di Serena Cruz (nome con cui, tra l altro, era nota al pubblico). Né, infine, tali oggettive considerazioni possono essere contraddette dal tenore delle difese di parte ricorrente (in base alle quali la pubblicazione dell articolo sarebbe avvenuto con il consenso dei genitori e senza che la minore ne subisse alcun pregiudizio psicologico). Ed infatti, l allegata circostanza della mancanza di conseguenze pregiudizievoli per la minore all esito della pubblicazione (su cui i ricorrenti hanno chiesto darsi ingresso a prova testimoniale) appare del tutto ultronea, posto che l evitare il pericolo di tali danni psichici per i minori costituiva la ratio dell adozione della norma comportamentale cui hanno aderito i giornalisti, ma non costituisce certo elemento costitutivo dell illecito contestato. Parimenti risulta irrilevante l assenso espresso dai genitori alla pubblicazione, posto che tutte le norme come sopra riportate vengono dettate nell esclusivo interesse del minore stesso e ciò anche contro possibili strumentalizzazioni da parte degli adulti (conf. Carta di Treviso sopra citata) E che nella fattispecie i genitori della minore, nel consentire e rilasciare l intervista, avessero avuto di mira più il loro interesse personale che quello della minore si ricava proprio dal tenore delle dichiarazioni riportate nell articolo in oggetto laddove gli stessi testualmente dichiarano: Abbiamo ascoltato in silenzio ogni genere di sciocchezze, senza mai reagire, perché nostro dovere primario era quello di proteggere la privacy della bambina e, dunque, non volevamo alimentare ulteriori polemiche. Adesso, pero, è giunta l ora di liberare i nostri sentimenti. Orbene, proprio dal tenore di tali dichiarazioni si evince come le motivazioni che hanno indotto i genitori della minore a rilasciare l intervista fossero state esclusivamente di carattere personale e non certo finalizzate alla realizzazione uno specifico interesse della minore, né i ricorrenti hanno spinto le proprie difese fino ad allegare che la pubblicazione dell articolo in questione fosse stata realizzata, appunto, nell interesse della minore stessa (conf. Carta dei Doveri sopra citata). Da tutto quanto sopra consegue, quindi, la valutazione di fondatezza dell addebito disciplinare contestato agli odierni ricorrenti, ritenendosi, pertanto, meritevole di conferma il censurato provvedimento del Consiglio Nazionale dell Ordine dei giornalisti e ciò anche in relazione alla diversità di sanzioni inflitte ai ricorrenti medesimi (censura al direttore della testata e avvertimento all estensore dell articolo) stante la diversità di ruolo degli stessi, adeguatamente valorizzata nel citato provvedimento. P.Q.M.Il Tribunale, pronunciando in camera di consiglio, così provvede: rigetta il ricorso ex art. 63 L. 69/63 proposto dai ricorrenti avverso il provvedimento assunto dal Consiglio Nazionale dell Ordine dei giornalisti in data Corte d Appello La Rai dovrà reintegrare Furio Focolari Roma, 21 luglio La Rai dovrà reintegrare nel suo posto di lavoro il giornalista Furio Focolari, licenziato nell ottobre del 96 con l accusa di aver commesso irregolarità relative alla fornitura di capi di abbigliamento ai giornalisti dell azienda per le Olimpiadi di Atlanta. Lo ha reso noto l avvocato del giornalista Domenico D Amati secondo il quale la sezione lavoro e previdenza della Corte d Appello di Roma ha anche condannato l azienda di viale Mazzini a versare a Focolari gli stipendi arretrati. I giudici di primo grado avevano dichiarato illegittimo il licenziamento, ma non avevano accolto la richiesta di reintegro nel posto di lavoro. La Corte, presieduta da Silvio Sorace, ha infine disposto che la causa prosegua per l esame della domanda di risarcimento danni, alla salute e all immagine avanzata nei confronti della Rai. Nel 96 Focolari fu incaricato dall azienda di trattare con una società di abbigliamento l acquisto delle divise Rai per le Olimpiadi. Il giornalista fu accusato di aver consentito alla ditta di apporre sulla divisa anche il proprio marchio in modo che fosse ripreso dalle telecamere durante le Olimpiadi. I giudici - ha detto l avvocato D Amati - hanno visionato ore di filmati televisivi e non hanno mai visto quel marchio constatando che si è trattato di una montatura indegna e indecorosa nei suoi confronti. (ANSA) 14 ORDINE

15 I N O S T R I L U T T I Pam, un cuciniere di talento che lavorava con rigore (ma senza ansia) Pier Augusto Macchi in una foto conservata nell archivio dell Ordine. di Sandro Rizzi Alla fine del 1993, prima di andare a Cremona per fare nascere un nuovo quotidiano, Pier Augusto Macchi mi lasciò un foglietto con una ventina di righe: Così - aggiunse sorridendo - non dovrai fare fatica in archivio se un giorno dovrai ricordarti del Pam.... Lo presi in giro per l auto-coccodrillo. C era tutto il Pam (la sua sigla era divenuta il suo soprannome) in quel gesto da giornalista previdente: l ironia anche su se stesso, il gusto per la battuta e il paradosso, la capacità di sdrammatizzare, di sciogliere le tensioni, di lavorare con rigore ma senza ansia. Ho ritrovato quella biografia domenica 2 settembre, quando la figlia Adriana chiamò dall ospedale di Belluno per dirmi che papà era morto. A 73 anni (e ha voluto rimanere tra le montagne, nel piccolo cimitero di Vinigo di Cadore, poco distante da Cortina, dove s era innamorato d una vecchia osteria dell 800 e l aveva trasformata facendone la sua casa delle vacanze). Scriveva il Pam: Quarant anni nei giornali, quasi tutti nei quotidiani, quasi sempre in cucina, in quasi tutti i ruoli. Comincia nel 1950 a Torino, alla Gazzetta del Popolo. Poi al Corriere della Sera, dieci anni di cui gli ultimi come segretario di redazione: direttori Missiroli, Russo, Spadolini. Due anni a Genova, redattore capo, per rivoluzionare con Piero Ottone il vecchio Secolo XIX. Da lì a Roma, redattore capo in prima al Messaggero di Sandro Perrone. Una parentesi di 2 anni, sempre a Roma, come direttore dell Aga, agenzia di servizi per i quotidiani locali. Nel 77 Caracciolo lo incarica di far rivivere Il Tirreno di Livorno, innovativo tabloid di provincia che diventerà capofila di una solida catena. Nel 78 torna a Milano, responsabile del progetto quotidiani locali del gruppo Rizzoli. Dirige il Corriere d Informazione puntando sul giornale di servizio. Dirige anche L Occhio, con un disperato ma vano tentativo di salvare il primo popolare italiano dagli errori di origine. Poi due anni alla Mondadori, come redattore capo centrale di Panorama. Infine ancora al Corriere per occuparsi dell introduzione delle nuove tecnologie. Nel 1993 gli è affidata la direzione del nuovo quotidiano di Cremona Cronaca Padana che esce il.... Si chiudono con i puntini gli appunti di Macchi. Posso andare avanti io, un po colpevole di averlo indotto a tuffarsi in quella che doveva essere la sua ultima avventura al timone d un nuovo giornale di provincia, in concorrenza con lo storico quotidiano cittadino: una sfida che gli era congeniale. Se fossi stato preveggente avrei dovuto suggerirgli di godersi la pensione tra le montagne che amava. Lui aveva accettato con il solito entusiasmo. S era messo a disegnare menabò, a studiare la foliazione e la diffusione, aveva scelto una buona squadra, puntando anche su una pattuglia di ragazzi della Scuola di giornalismo della Rizzoli, di cui era stato insegnante severo e nel contempo paterno. Ma con un gruppo editoriale improvvisato e raccogliticcio, in un ambiente dai complessi equilibri di potere, la navigazione fu subito tempestosa per un direttore abituato a dare sempre le notizie chiunque ne fosse il protagonista. Dopo pochi mesi Macchi si rifiutò di decimare la redazione e fu estromesso senza tanti complimenti. Presto seguì il fallimento e un gruppetto di giornalisti superstiti riuscì ad ottenere la testata per dare vita a un bisettimanale che, dalla fine del 2000, è ridiventato quotidiano. Nonostante una sentenza favorevole, Pam non ebbe una lira e Cremona per lui rimase soltanto un cattivo ricordo, reso ancor più amaro dai suoi malanni che si acuirono. Al di là dell epilogo, Cronaca Padana fu un esempio di giornale locale vivace e battagliero. Macchi vi trasfuse le esperienze di Livorno, dove aveva introdotto la fotocomposizione, e di Padova (L Eco di Padova): qualche redattore gli sarà certo ancora grato per gli insegnamenti. Al Corriere i più vecchi lo ricordano come l esempio di segretario di redazione, regista attento e sicuro della macchina logistica: dai corrispondenti all archivio ai fotografi agli stenografi agli autisti. Alberto Cavallari ne magnificava le capacità organizzative, i tabelloni con le posizioni degli inviati (ora quel ruolo ha subìto una profonda evoluzione). Era sempre pronto a sperimentare le novità tecnologiche, intuendo che avrebbero facilitato molti compiti della redazione. Incapace di staccare, alla fine degli anni 80 quando arrivarono i primi videoterminali del sistema Atex, lui tornò come consulente e ci aiutò a dimenticare la macchina per scrivere meccanica, insegnandoci a ripetere sul video le manovre che eravamo abituati a fare sulla carta. Bell uomo, tre figli da due mogli, un po bohémien, come sapevano esserlo quelli della sua generazione, ma sempre in stile Corriere, pensò soprattutto al lavoro, la vera grande passione, più che al resto. Non meritava le ultime amarezze, perché ha sempre creduto nei giornali che ha fatto. Forse più di certi editori. Con Antonio Terzi finisce il grande artigianato del giornalismo colto di Luciano Garibaldi Chi ha avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con lui, di averlo come direttore (di ABC, di Gente, della Domenica del Corriere, di Club 3) o come vicedirettore (del Corriere della Sera), ha potuto concepire il giornalismo - quantomeno negli anni trascorsi accanto a lui - come una delle professioni più belle, più gratificanti, più nobili del mondo. Poi le cose passano. Si smette di sognare. Si torna con i piedi per terra. Si torna a capire che il giornalismo è una professione. E basta. Non ci si illude più. Il tempo delle crociate è finito. Forse è finito con lui, con Antonio Terzi, giornalista, nato a Bergamo, vissuto e morto a Milano l 8 settembre Otto settembre: data della morte di qualcosa. Antonio Terzi aveva 76 anni, una moglie, due figli, un nipotino, un grande amore: la penna. Intendo la penna stilografica, ma anche quella con il pennino che s intinge nell'inchiostro. Con quel tipo di strumento scrisse cinque romanzi che chi li ha letti non riuscirà a dimenticare mai. Ricordiamoli: La sedia scomoda, Morte di un cattolico, La fuga delle api, L assoluto sentimentale, La moglie estatica. Hanno vinto premi importanti, uno è arrivato in finale al Campiello. Sono romanzi, ma anche cronache. Terzi lavorava sulle storie, sulle persone, sulla loro psicologia, gli veniva bene studiare l uomo e i suoi sentimenti, le sue stranezze e i suoi moventi, e poi descriverli con quella stupefacente semplicità che è dei grandi scrittori. Marisa Fumagalli ha scritto un bellissimo ricordo di lui sul Corriere della Sera. «Il direttore Terzi», ha scritto, «con una punta di cinismo e di vanto, diceva: Solo i giornalisti colti sono in grado di confezionare un buon popolare. Detestava i gadget, convinto che i lettori si conquistassero con le copertine azzeccate e i buoni articoli.terzi era un autentico maestro di giornalismo, aveva un gusto tutto artigianale del mestiere». Difficile, impossibile dire meglio. Dobbiamo tutti ringraziare Marisa Fumagalli. Terzi, negli anni Settanta, seppe trasformare un settimanale popolare in uno dei settimanali più incisivi e autorevoli anche dal punto di vista politico, pur non perdendo un solo lettore tradizionale, anzi acquisendone di continuo, fino a superare il mezzo milione di copie vendute. I terroristi se ne accorsero. Un giorno il generale Dalla Chiesa lo mandò a chiamare. «Vuole la scorta?». «Non ci penso nemmeno». Come vicedirettore aveva voluto Gilberto Forti, un altro cervello prestato al giornalismo: parlava sette lingue; aveva tradotto in italiano i romanzi di Karen Blixen; aveva scritto, in endecasillabi rimati, Il piccolo almanacco di Radetzky. Che coppia! Che giornalismo! Chi ha avuto il privilegio di lavorare con quei due ha conosciuto qualcosa che non si può descrivere: la felicità della professione. Chiusa la Domenica del Corriere, Piero Ostellino chiamò Antonio Terzi al Corriere come suo vice. I «vecchi», e anche quelli che allora erano ragazzini e adesso sono di mezza età, lo amano ancora. Non ha lasciato nemici. Solo rimpianto. RASSEGNA STAMPA Anche in formato HTML per la vostra Intranet L ECO della STAMPA è tra i più importanti operatori europei nell industria del MEDIA MONITORING. Essere un partner affidabile per chi - in qualsiasi struttura pubblica o privata - operi nell area della comunicazione o del marketing è, ormai da 100 anni, la nostra mission. Anche grazie ai servizi di ECOSTAMPA Media Monitor SpA (media monitoring, software, web press release, media analysis, directories ) ogni giorno migliaia di nostri Clienti accrescono l efficacia delle loro Direzioni Marketing e Comunicazione, disponendo di maggiori risorse interne da dedicare alle attività con più alto valore aggiunto. Se desiderate saperne di più o fare una prova, contattateci! Tel Fax L informazione ritagliata su misura. Nominativo... Azienda... Indirizzo... Cap/Città... 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16 I N O S T R I L U T T I Le avventure, i reportages, i commenti, i libri: la lunga cavalcata del secolo di un maestro del giornalismo internazionale Dal nostro con quella di Roma, il tredicenne Indro Montanelli escogitò, insieme a un amico, una personalissima marcia mignon, la marcia su Rieti, dove il padre al tempo era stato trasferito. Se l obiettivo era la cattura dei genitori, narrano le cronache familiari, l esito non fu particolarmente brillante. I tempi volevano dire anche divisa da balilla, tamburo e fucilino, tendopoli al mare e in montagna, e una overdose di patriottismo, patriottismo che lo avrebbe portato al cospetto del duce (d maiuscola allora strettamente di rigore) quale baby-redattore o giù di lì dell Universale, un giornaletto fascista che al fascismo si prendeva talvolta il lusso di fare la fronda. E il Mussolini seduttore di consensi venne catalogato con una parola, datata, che dice tutto, affascinante, mai rinnegata. Della laurea in Legge e Scienze sociali Montanelli si ricorda solo per ribadire il suo unico interesse verso la Storia, e questa volta la maiuscola non è sprecata (al suo attivo, con diversi partner, da Gervaso a Cervi, sarebbero state catalogate una quarantina di opere, regolarmente in classifica). Inizia la sua avventura di curioso giramondo, i corsi di Grenoble e Parigi, il viaggio in Canada, amministratore di una fattoria, non essendo sufficienti i magri proventi di Paris Soir, la prima testata, per soddisfare le quotidiane necessità. E poi l Abissinia, 1935, volontario prima che giornalista, con la vicenda della quasi-moglie, una ragazza di nome Destà che gli costò decenni dopo una denuncia per pedofilia e stupro ( da parte di un imbecille, laggiù, a 14 anni, una donna non sposata è una zitella). Quel che seguì, il trovarsi là dove puntualmente accadeva qualcosa di molto, molto caldo, Montanelli lo ascrive pudicamente al caso. Come nell amatissima Spagna per il Messaggero, dov era scoppiata la guerra civile, una serie di corrispondenze controcorrente che gli costarono la sospensione dall Albo e dal partito, quest ultimo congedo per lui definitivo e al tempo stesso liberatorio. O in Germania, da collaboratore per il Corriere diretto da Aldo Borelli, con il divieto di trattare argomenti politici. Il suo grande sponsor Ugo Ojetti, che aveva apprezzato Ventesimo battaglione eritreo, un libretto sull esperienza abissina, gli avrebbe proposto di stendere a quattro mani una traduzione riveduta dei nostri Codici. Già, ma quel giorno d agosto a Berlino venne firmato il patto Ribbentrop-Molotov, nessuno ne sapeva nulla e i corrispondenti stranieri latitavano per ferie. I servizi sull invasione della Polonia non entudi Pilade del Buono È un incontro con me stesso. Mi immagino in viaggio verso la mia casa in Toscana, lì dove c è il mio passato, quel mondo che sento di avere in qualche modo tradito. Non è cambiato nulla. Suono, grido il mio nome, ma nessuno mi apre. Dietro il cancello chiuso c è l altro me stesso, quello fedele a un mondo lontano: non mi lascia entrare. Non ho mai trovato il coraggio di farla fino in fondo questa confessione. Non ho mai trovato il tempo di scriverlo questo racconto. Che muoia con me. Ora Indro è tornato a casa, e i due Montanelli rivelati tanti anni fa a Bruno Manfellotto, riappacificati, riposano insieme. La storia di Montanelli, - un carattere felicemente insopportabile, chioserà qualcuno -, è un libro già scritto, riversato in cento titoli e in migliaia di articoli, frutto dell attaccamento al lettore, sentimento prioritario a ogni ambizione, e della conseguente curiosità di chi, di generazione in generazione, con pari sentimento l ha ripagato, pretendendo esclusiva attenzione dal proprio campione. La perfetta simbiosi è consacrata dal suo ultimo atto pubblico, il necrologio che comparirà sul Corriere del 23 luglio (scompare, Indro, mentre viene celebrata una messa in suffraggio di sua madre), dettato alla nipote Letizia Moizzi all 1.40 del mattino del 18 luglio, presenti la compagna Marisa Rivolta e il factotum Enzo Maimone, qualche ora prima di entrare in camera operatoria: Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza Indro Montanelli - giornalista, Fucecchio 1909, Milano prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito.... Sono nato nel 1909, il 22 aprile, a Fucecchio, 20mila abitanti tra Firenze e Pisa - aveva scritto -. La mia prima avvertenza è stata scegliermi bene i genitori. Tutti e due hanno superato i novant anni in buonissimo stato, lucidissimi fino in fondo. La cosa bella è che non sono mai morti: si sono estinti. Famiglia fucecchiese del 1200, un bisnonno che costruiva navicelle per i renaioli, un nonno, Emilio, vecchio liberale e massone a dominare il nucleo familiare; un padre, interventista alla stregua dei fratelli, babbo Sestilio, ateo come Indro e preside di liceo che lo rimandava a ottobre, ufficialmente per la condotta ma sotto sotto per ragioni di principio; e una madre, Maddalena, buona e pia che, al momento giusto, avrebbe dimostrato la veridicità del vecchio detto sull unicità del genere. I tempi erano i tempi, e in contemporanea Indro Montanelli in una delle ultime fotografie (foto Olympia). La foto piccola in alto è quella che Montanelli consegnò al momento dell iscrizione nell Albo. 16 (24) ORDINE

17 Indro Montanelli La prima pagina del Corriere della Sera del 23 luglio 2001 con il necrologio dettato dallo stesso Montanelli poche ore prima della morte. inviato nel Novecento ORDINE siasmarono i tedeschi e il fucecchiese invitato a trovarsi sedi di corrispondenza più paciose. Tappa successiva la Lituania, appena in tempo per riferire l annessione alla Russia delle tre repubbliche baltiche, con la rituale coda personale: il non gradimento dei padroni. E sempre il caso, c è da giurarlo, lo indirizzò in Finlandia, per godersi la guerra con la Russia, e a Oslo, meta delle truppe aviotrasportate d occupazione tedesche, trasferta scandita dalla classica espulsione finale. Morale: In dieci mesi di ferie avevo assistito in presa diretta al crollo della vecchia Europa. Mentre Mussolini, dallo storico balcone, si apprestava ad annunziare l intervento. L 8 settembre del 43, espulso dal partito e radiato dall Albo, se pure formalmente ufficiale in servizio di inviato di guerra per il Corriere della Sera, Montanelli era ricercato dai fascisti, incavolatissimi per un articolo non firmato sugli amori extra-coniugali di Mussolini, scritto da altri e a lui attribuito, e quasi non bastasse, dai tedeschi, non meno pericolosi. Aveva simpatizzato per il partito d Azione di La Malfa, Parri e Valiani, e si era fatto crescere la barba. Inutilmente. I tedeschi lo catturarono in Val d Ossola e il tribunale di guerra, riunito a Gallarate, lo condannò a morte. Accusa principale: aver criticato il fascismo, a Milano, negli incontri con la principessa Maria Josè di Savoia, secondo i rapporti di zelanti camerieri-spia. Con lui era stata arrestata la prima moglie Maggie de Colins de Tarsienne, sposata un anno prima, celebrante l arcivescovo di Milano. Apparteneva a un antica casata asburgica. Non ebbe tentennamenti, dalla sua bocca non uscì l abiura. Trasferito a San Vittore, apprezzò i comportamenti di un giovane scopino, figlio di un americana, che faceva di tutto per essere d aiuto: Michael Montanelli con l inseparabile Lettera 22. La foto è di Roby Schirer (dal Corriere della Sera del 23 luglio). Nicolas Bongiorno, l invitto Mike. Se la condanna fu, prima rinviata, e poi non eseguita per la materiale irreperibilità del maggiore protagonista, lo si deve all intervento di diverse persone: il cardinale Schuster, al quale era riuscito a far pervenire un Sos, il maresciallo Mannerheim eroe della guerra finlandese, la madre, l ingegner Greco Naccarato; e di un personaggio misterioso, Luca Osteria, agente del servizio informazioni militari che lo fece evadere sfruttando un falso ordine di trasferimento. Rientrato dalla Svizzera dove s era rifugiato alla fine dell estate 44, si trovava in piazza San Babila, a Milano, quando venne travolto da uno sciame di persone in bicicletta che, agitando la bandiera rossa, gridavano: L hanno preso! È a piazza Loreto!. Lo scempio di quei corpi, e fra quelli di un compagno d armi in Abissinia fedele a Mussolini sino al tragico epilogo, lo avrebbe indotto a sottolineare: Quello spettacolo, che mi ha lasciato addosso un vago senso di vergogna, m insegnò cos è la piazza, quando si ubriaca di qualche passione, e mi ispirò un odio profondo verso tutti coloro che cercano di ubriacarla. E ancora: La Resistenza, fenomeno che diventò di massa soltanto gli ultimi giorni, quando i tedeschi se n erano andati o se ne stavano andando dall Italia, ha avuto degli episodi luminosi che avrebbero potuto diventare materia di una saga popolare se i suoi esaltatori non avessero posto il veto a qualunque ricostruzione veramente storica. Vita di tutti i giorni che riprese, mentre le rotative del Corriere, in quei primi mesi del 45, restavano silenziose. Angelo Rizzoli senior, piazza Carlo Erba, gli prestò 100mila lire sulla parola, cercando di coinvolgerlo in un grande progetto che si sarebbe chiamato Oggi. Ma al richiamo del Corriere, direzione Emanuel, come il cummenda ben immaginava, Indro non poteva resistere. Accreditato, fra i pochissimi giornalisti italiani, al Tribunale di Norimberga, avrebbe sottolineato che se Norimberga non raggiunse l effetto che si proponeva - quello di suscitare una esecrazione adeguata agli orrori che rivelava - fu perché venne recepita non come Giustizia ma come castigo del vincitore sul vinto. Nel 46 voterà monarchia e due anni dopo per il partito di De Gasperi. Guardavo il nascere della repubblica antifascista con scetticismo. Sempre e solo nel lavoro, che era genuina passione e hobby insieme ( non capisco perché mai mi pagano... ), si sarebbe sentito realizzato. Il 23 ottobre del 56, sull avvisaglia dei primi disordini, eccolo in viaggio (senza visto) da Vienna a Budapest per assistere a una rivolta comunista, contro il comunismo reale, interpretazione della verità disattesa dai 17 (25)

18 L intervista filmata Presentazione a Roma Un ricordo di Indro Montanelli è il titolo della serata organizzata a Roma dal ministero per i Beni e le Attività culturali e presieduta dal ministro Giuliano Urbani, alla presenza del Presidente della Repubblica, per rendere omaggio al grande giornalista (Biblioteca Nazionale Centrale, via Castro Pretorio 105, mercoledì 3 ottobre, ore 18,30). In programma la presentazione di Ferruccio de Bortoli del video L intervista filmata e l intervento di Arrigo Levi Ritratto di Montanelli. L Intervista filmata è una produzione Rai Sat in collaborazione con il Comune di Milano. Indro Montanelli fotografato nel 1999 con un gruppo di giornalisti della redazione del Corriere della Sera all interno della Sala Albertini. La foto è stata scattata in occasione dei festeggiamenti per i novant anni del giornalista. Indro Montanelli era tornato in via Solferino nel 1995, un ritorno fortemente voluto e ottenuto dall allora direttore del Corriere, Paolo Mieli Sempre con la mitica Olivetti Lettera 22 (foto Olympia). borghesi benpensanti : Questa è la storia della battaglia di Budapest e il lettore ci perdoni se la riferiamo con tanto ritardo.... Legge Merlin del 58, chiudevano le case delle quali ho un ottimo ricordo, atmosfere di volti, di arredamenti, di discorsi e sensazioni, e incombeva il Sessantotto, con una borghesia radical-chic che, comodamente adagiata su eleganti divani, vezzeggiava l eversione. Lo stesso Corriere avrebbe respirato quell atmosfera, irrimediabilmente tramontati i tempi di Aldo Borelli che, prima di ogni decisione importante, soleva consultare il suo king maker o direttore-ombra che dir si voglia. Gli interventi da padrona di Giulia Maria Crespi, il licenziamento di Spadolini preannunciato alla redazione e il sentirsi isolato con altri colleghi, lo indussero al doloroso distacco. Le interviste al Mondo e a Panorama fornirono il pretesto al licenziamento. Non era più il suo Corriere, il Corriere fondato da Eugenio Torelli-Viollier divenuto carismatico con Luigi Albertini, direttore e comproprietario disarcionato per l essersi pronunciato contro il regime dopo il delitto Matteotti. La nascita del Giornale, giugno 74, con l argenteria del Corriere, come avrebbe felicemente tratteggiato più tardi un eccellente direttore di via Solferino, Franco Di Bella, fece clamore e non solo clamore. Il solo acquistare all edicola la nuova testata rappresentava un atto di coraggio e un rischio, perché chi vi lavorava era da tanti considerato un pericoloso reazionario (il solo sfogliare la raccolta dei giornali, di numerosi giornali almeno, è sufficiente per fissare il clima che si respirava). Poco o nulla contava il fatto che Montanelli, Bettiza e Piovene, nella sua facoltà di presidente della società dei redattori, fossero andati a pescare (fra le altre) intelligenze purissime calibro Aron, Fejto, Furet, Ionesco, Revel, e, a casa nostra, Matteucci, Renato Mieli, De Felice, Romeo e Settembrini. Montanelli rammenterà il silenzio e il gelo di certi incontri, colleghi che al suo passare si voltavano, amicizie rinnegate, sino alla gambizzazione del 1977, ai giardini meta di quotidiane, ben note passeggiate. Bisogna che resti in piedi, che non gli dia la soddisfazione di morire per terra, e in quel suo aggrapparsi alla cancellata c è la salvezza perché l ultimo colpo, mentre mi giravo e stavo per cadere, mi è arrivato proprio all altezza dell inguine. Nei titoli della Stampa e del Corriere diretto da Piero Ottone, il nome di Montanelli non compare. Compare invece, nel registro delle firme in suo ricordo, il nome di Franco Bonisoli: Grazie Indro, Grazie di cuore, di tutto. Con affetto. Bonisoli è il br che lo gambizzò e che nell 87 Montanelli aveva perdonato: Il mio conto con loro è chiuso. Li rispetto perché oggi rifiutano il loro passato». Il 74 è un anno importante: a Cortina sposa in seconde nozze la giornalista Colette Rosselli, la deliziosa Donna Letizia che scomparirà nel 96. La sua battaglia è ormai vinta, il Controcorrente (di poche righe e talvolta di poche parole) suggeritogli da Bettiza è la rubrica-cult più gettonata d Italia, come lo era stata sull Unità quella di Fortebraccio-Melloni ex Popolo, lo slogan votare Dc turandosi il naso passerà ai posteri: buona parte dei media concordano ormai con le tesi montanelliane e forse per questo le tirature del Giornale in un qualche modo ne risentiranno. Il Giornale è ufficialmente dei giornalisti, ma i giornalisti, si sa, non navigano nell oro, con le debite, rarissime eccezioni del caso: benedetto dunque Silvio Berlusconi che rilancia la nave corsara garantendo la tranquillità economica e scucendo preziosi milioncini alla redazione, assai più ai fondatori. Non posso dimenticare - si può leggere in una intervista - che fu lui a salvare me e il Giornale. Due anni dopo l inizio della mia avventura non sapevo nemmeno come pagare gli stipendi, avevo bisogno di soldi. Milano mi aveva chiuso tutte le porte in faccia. Nel 1991 prendono consistenza le voci di un Montanelli senatore a vita ma Indro una volta di più gioca d anticipo, ringrazia il presidente della Repubblica Cossiga e rinuncia, perché allergico alla politica, e non per fare la mammoletta. Nessuno, nemmeno gli avversari più ostinati, oseranno malignarci sopra (ma ne aveva ancora?). Detestava feste e celebrazioni, medaglie e onori, ed era allergico, per la verità, anche ai premi, pur collezionandone un infinità: ne ricorderà con piacere soprattutto due, quello di Eroe della Libertà di Stampa conferitogli prima da World Press e poi da Press International, e quello delle Asturie che, per la prima volta, veniva assegnato a uno scrittore non di estrazione e lingua ispanica. Un terzo, gradito, sarà consegnato in Spagna in sua vece al giovane direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli quando ormai il declino fisico lo obbligava a risparmiare quel poco di energia che ancora gli restava. Cronaca e politica si aggiornano. L entrata di Berlusconi, perché da quando è scomparso Craxi - parole a lui rivolte dall imprenditore di Segrate - io non ho più nessuno che mi difenda, lo porrà in rotta di collisione con l editore sino all inevitabile divorzio, dopo l infelice tentativo di catturare la simpatia dei giornalisti senza l avallo del direttore: un contrasto sempre più acuto, dalle iniziali intenzioni di riserbo, in vista delle elezioni degli anni 90 e del 2001, che lo spingerà a votare centrosinistra, indurrà Scalfari a cercare di traghettarlo a Repubblica e lo renderà oggetto di convinti applausi alla festa dell Unità. L ultimo capoverso di un fondo pubblicato dal Corriere il 15 febbraio di quest anno, è a dir poco al vetriolo: Eppoi perché dobbiamo avere la modestia di riconoscere che noi, come venditori, non leghiamo nemmeno le scarpe a un piazzista che se un giorno si mettesse a produrre vasi da notte, farebbe scappare la voglia di urinare a tutta l Italia... Un contrasto neppure mitigato dal fatto che direttore del Giornale, e dunque sull altra sponda, sia proprio quel Mario Cervi suo fedelissimo partner nella costruzione di tanti libri capaci di raccontare la storia con parole comprensibili, e non come fanno troppi storici. L ultimo giorno di maggio, a larga vittoria elettorale del centrodestra consumata, comunque noterà: Mi aspettavo una esplosione di trionfalismo, con annessi e connessi annunci di immancabili destini. E invece ci sono stati, sì, dei compiacimenti d altronde legittimi perché la vittoria, piaccia o non piaccia, c è stata, ma espressi con una sobrietà di linguaggio che, dato il tipo e il suo abituale stile, mi ha gradevolmente sorpreso.... Da Berlusconi, mai, nessuna parola vagamente ostile e il rimpianto per l amico di un tempo. La nascita della Voce - omaggio a Prezzolini, costante punto di riferimento - creerà speranze, ma sarà una voce fievole, dopo l iniziale fiammata e la ristampa del primo numero, e priva di mezzi, che si spengerà dopo una breve stagione lasciando in difficoltà più di un collega al suo seguito. Il mio disinganno? Quando fondai La Voce ero convinto di portarmi dietro i tre quarti dei miei lettori. Invece mi seguì un terzo di loro. Di 150mila che erano i veri acquirenti del Giornale me ne tirai 50mila. Allora capii che la destra italiana è fatta di una piccola frangia di liberali veri che vanno da Giolitti a Gobetti. Il grosso è fondato dai Salandra e dai Sonnino che non sono liberali ma forcaioli. Non per niente furono accanto a Mussolini. Non è stagione di illusioni: Il muro di Berlino non è stato una tragedia soltanto per i comunisti ma anche per noi. Prima avevamo un nemico. Sapevamo chi era. Ora chi è il nostro avversario? Non conoscendolo non riusciamo a identificare neanche l amico. E ancora, ribattendo sul tasto oggetto di tante riflessioni: L italiano è un animale flessibile. S adatta a tutto. Diciamolo fra noi. Qual è la spinta freudiana (non confessata) che spinge a tutti i costi a volere entrare in Europa? È la speranza che l Europa venga a governarci. Che avremo dei vigili urbani tedeschi i quali, a calci in culo, ci facciano fare quello che da soli non sappiamo eseguire. Che l Europa ci affranchi dal retaggio di secoli di servitù». Italiani ieri e oggi nel suo mirino: Ma tutti ci dimentichiamo che i buffoni, in questo Paese, sono una larga maggioranza. E chissà se, in cuor suo, sotto sotto, Indro condivideva al centouno per cento simile catastrofico, più che pessimistico identikit. Inevitabile il ritorno a casa in via Solferino dopo che Paolo Mieli gli aveva generosamente offerto (e non già di facciata) lo scranno direttoriale, e la ripresa del dialogo con la sua gente e con chi, pur avversandolo, a volte fieramente, non può fare a meno di leggere quelle righe, nel privatissimo spazio de La Stanza, già suo feudo per anni e anni nell amata Domenica del Corriere, assistito da Iside Frigerio che l ha seguito dal Giornale, e dalla sua mai in disuso Lettera 22, allergici tutti e due alle lusinghe di pc, Internet e diavolerie del genere. Per il Corriere il rientro della sua più illustre firma rappresenta il fiore all occhiello. C è il Montanelli privato e il Montanelli, che, pur aborrendo la politica, è perentoriamente invitato a dire la sua sui maggiori temi d attualità e sui grandi personaggi. Se il dialogo con il lettore, nel Giornale talvolta assumeva i connotati di un mattinale, cose di bottega che dovevano essere recepite all esterno, e non infrequentemente dallo stesso redattore (esempio tipico: le ragioni per cui un giornalista famoso come Enzo Bettiza, suo secondo di bordo, se ne era polemicamente andato da via Negri - un gelo che sbollirà fatalmente 18 (26) ORDINE

19 2 luglio 2001, l ultima Stanza ORDINE dopo due lustri ricomponendo una fraterna amicizia -, o perché era stata assunta una certa posizione a prima vista contraddittoria), sul Corriere - trecento lettere al giorno - lievita a navigazione a mare aperto. Dal nostro inviato speciale nel Novecento, titola felicemente la Stampa: Indro è davvero l autentico testimone del secolo che viene sollecitato ad esprimersi sui temi epocali, e dovrà per forza di cose violentare la sfera personale di riserbo per concedersi a chi lo ha adottato. La fede: Io non ce l ho. Riconosco che lo stoicismo è il rifugio dei disperati, ma non ammetto interferenze di estranei, anche i meglio intenzionati, in questa mia disperazione. La famiglia: La mia fortuna è di non avere figli, sono convinto che non sarei stato un buon padre, anzitutto a causa del mio mestiere. Le vicende sentimentali: Non me ne sono mancate ma sono sempre state condizionate da questa mia vocazione alla vita randagia, oppure: Rimpiango l interesse che portavo verso l altro sesso. Lo guardo con compiacimento ma non mi sento felice di dovervi rinunciare... ). Il diritto, in casi precisi e delimitati - accettando il contraddittorio della Chiesa ma rifiutando ogni compromesso - all eutanasia ( ciò che non feci con Donna Letizia ), che non è la paura della morte ma di un certo modo di morire ( È possibile che a un certo momento ti debbano accompagnare al cesso? ). Il poter cambiare opinione a ragion veduta, e la depressione, un nemico subdolo sempre in agguato. Ogni giorno uno spunto: l epitaffio del mio amico Fortebraccio, Curzio Malaparte insofferente di non potergli sopravvivere, l ostinata difesa della memoria di Ignazio Silone checché dibattano gli storici, le esperienze cinematografiche, I sogni muoiono all alba e la vera storia del generale Della Rovere alias Giovanni Bertone, traditore ed eroe (paternità del film amaramente disconosciuta per talune omissioni), o le ragioni per cui, nei primi 37 anni di Corriere, non firmò un fondo che fosse uno. Alla curiosità pubblica deve persino aprire il portafoglio d antan firmato Cartier, Paris. Contenuto: la tessera dell Ordine regionale dei giornalisti datata 1 giugno 41, un biglietto da visita di Henry Kamm del New Yok Times, un biglietto scritto in ideogrammi cinesi, un biglietto da visita del Giornale, tessere Alitalia e Ferrovie dello Stato. Il suo lettore, che nessuno si meraviglierà di veder assurgere a ruolo di protagonista sul settimanale allegato ogni giovedì, Sette, costantemente lo incalza: c è il fan incavolatissimo, che ha fatto l esperimento, inviandogli inutilmente sette lettere in un sol giorno, nessuna delle quali onorata dalla pubblicazione, c è chi lo consiglia a strutturare altrimenti La Stanza ( Grazie, ma continuo così ), e c è chi lo contesta (risposta cordiale nella prima parte, postilla fulminante: Lei sarà anche un bravissimo ingegnere. Come interlocutore è solo un gran villano ), o, in alternativa, che tristezza scrivere per lettori come lei ; e c è chi cerca una parola consolatoria di fronte ai classici vizi italici, automobilisti incivili, treni anticipo del Purgatorio, burocrazia nefasta, ecc. ecc. Affiora, non poteva essere altrimenti, la presenza del misterioso arredatore della Stanza, il collega che, quotidianamente, legge in anteprima la risposta premiata e la stilizza con arguzia, in un piccolissimo, garbato quadrato di spazio. Chi è mai?,...ma dopo due anni che lavoriamo insieme - darà conto nel 97 al curioso di turno - non solo nello stesso giornale ma nella stessa pagina, e lui come illustratore di ciò che io scrivo ancora non so, e ormai dispero di saperlo un giorno, com è fatto fisicamente, Guarino: se è alto o basso, se è bruno o biondo, se è giovane o vecchio. Sono due anni che gli mando, per interposta persona, dei messaggi d invito Sopra, Montanelli mentre lascia la sede del Corriere. (dal Corriere della Sera del 23 luglio). A fianco, l ultima stanza sul giornalismo, 2 luglio almeno a mostrarsi e darmi così il destro di ringraziarlo per la preziosa collaborazione che mi fornisce. Nulla.... Non mancano le civetterie delle doverose rettifiche, l ammissione di una scena di gelosia nei confronti di Anthony Burgess che si era allontanato dal Giornale per vil danaro dopo avergli giurato eterna fedeltà, e la categorica, ammiccante precisazione: No, caro amico, proprio no. Lei può dubitare di me come giornalista, come storico, come scrittore, come contribuente. Ma come balbuziente sono genuino, a 18 carati, anche se di carattere intermittente. Non renderà mai pubblica la piccola vicenda di quel giovane giornalista del Giornale che, avendo imprudentemente prestato una bella sommetta a un anziano collega, non vedendosela restituire cominciò a blaterare nei corridoi. Quanto recrimini? - gli intimò nel suo ufficio il burbero Indro staccando un assegno di un paio di milioni -, vuol dire che mi farai lo sconto almeno delle migliaia di lire eccedenti. E adesso fuori di qui e non provarti a fare ancora casino.... La galleria dei personaggi, in parte retaggio dei celebri Incontri sollecitati decenni prima da Gaetanino Afeltra, è imponente: all appello mancheranno in definitiva solo Stalin e Mao, e se talvolta è costretto a precisare che non può soddisfare la curiosità perché quello statista, quel politicante, quel grand uomo o quella larva di individuo non ha fatto in tempo a conoscerlo o è defunto anzitempo, però, però è pur in grado di riferire che... Qualche lettore di primissima fascia resta perplesso, se non allarmato, dalla lunghezza delle ferie estive 2001 che Montanelli ha l arbitrio di prendersi, così privando il popolo degli Indro-dipendenti della lettura preferita, quella destinata a sovvertire l ordine cronologico delle pagine: Arrivederci al primo settembre, cari lettori.... È il 4 luglio, per l ultima volta in calce a un pezzo d attualità compare la sua firma sul Corrierone, anche se, nella rubrica delle lettere al giornale, de Bortoli continuerà ad alimentare - non ci sovvengono precedenti - la staffetta della solidarietà di chi desidera testimoniargli affetto. Nel Corriere del 23 luglio compare il riquadro, bianco, della Stanza. L omaggio della grande stampa internazionale è unanime: La sua penna fieramente indipendente era coraggiosa e diretta, Financial Times; Caparbiamente indipendente, polemico, intrepido e incorruttibile, The Indipendent; Scagliava le sue frecce ironiche contro molte icone del presente e del passato, The Guardian; Estate horribilis. Era membro di quella ridotte stirpe di giganti ormai estinta, El Mundo. Sul Corriere undici colonne di partecipazioni solo il primo giorno, in appena tre giorni approdano sul sito di via Solferino 11mila . Ho avuto per anni Indro davanti ai miei occhi. Osservandolo mi accorgevo che scrivere, per lui, equivaleva a una funzione terapeutica. Scrivere significa esistere, fuggire le angosce che lo incalzavano, ritrovare nella veglia operosa la vitalità e la salute che l inerte insonnia notturna gli sottraeva. Il successo, il plauso non lo interessavano in quanto tali: erano, più che altro, terapie di vita, di radicamento nella realtà, da cui i mostri atoni e melanconici della ciclotimia minacciavano continuamente di estraniarlo.... Rispondendo a un lettore della sua rubrica, Montanelli annoterà: Non immaginavo che, seduto all altro capo della stanza direttoriale del Giornale, Bettiza [il brano riportato è tratto da La cavalcata del secolo, Mondadori] mi tenesse sotto un controllo così assiduo e spietato... Come abbia fatto lui a scoprire che la mia ansia di lavoro e il furioso impegno che ci mettevo erano soltanto una fuga dalle mie notti insonni e dai fantasmi che le turbavano (e le turbano), non lo so. Ma fatto sta che alla sua diagnosi non ho nulla da eccepire. 19 (27)

20 I N O S T R I L U T T I Carlo Bo Carlo Bo giornalista, di Emilio Pozzi Carlo Bo giornalista: ecco un aspetto marginale ma non minore della sua personalità. È in questo contesto che lo voglio ricordare, sul filo della memoria mia e di quella di Enrico Mascilli Migliorini, che ha vissuto, accanto al Duca di Montefeltro, un bel gruzzolo di anni. Su questo tema, accantonando quelli specificamente legati alla letteratura e all Università, i nostri ricordi si sono incrociati, sovrapposti, completati, in una lunga conversazione telefonica fra Milano e Napoli, costruendo, tra fatti, impressioni, battute, sensazioni, un ritratto, in dimensione giornalistica, di uno tra i più significativi personaggi della società italiana degli ultimi sessant anni. Carlo Bo era iscritto all Albo professionale, come pubblicista dal 1 ottobre Con Mascilli ci siamo trovati d accordo subito su una premessa deontologica: la tolleranza. Concettualmente era un cattolico liberale, diceva di sé sono un aspirante cristiano. E subito dopo la tolleranza, l umiltà, per quanto riguardava gli articoli per i giornali. Peculiarità che consideriamo sempre, oltre la curiosità, il senso dell attualità e l attenzione per l individuo, tra le doti principali di un buon giornalista. Era anche un divoratore di giornali. La mattina per Bo, a Urbino, cominciava con il barbiere e la mazzetta dei giornali che il buon Paolo Bigonzi, per anni, non gli ha mai fatto mancare. Ovviamente al giornalismo, come professione, preferiva l Università. Ricorda Mascilli: Quando dalla direzione della Sede Rai di Ancona fui trasferito a quella di Firenze, andai a trovarlo per comunicargli che ritenevo di dover lasciare l incarico universitario al quale ero stato chiamato tre anni prima. Mi guardò con severità e, puntandomi minacciosamente il sigaro diritto addosso, sentenziò: Un incarico universitario non si lascia mai. E così fu che, qualche anno dopo lasciai la Rai e misi solide radici a Urbino. E a tal proposito Mascilli Migliorini tiene a sottolineare come nei lunghi anni durante i quali ebbe la ventura di collaborare con Carlo Bo, anche nelle specifiche funzioni di preside della facoltà di Sociologia e di direttore delle Scuole di giornalismo non ebbi mai da lui un minimo accenno di richiesta volto a conoscere quale fosse l orientamento politico di un qualsiasi candidato per l insegnamento a Urbino bensì soltanto domande precise e rigorose che esigevano altrettanto precise, rigorose e documentate risposte sulle effettive capacità culturali, professionali e didattiche. Per me che provenivo dalla Rai, fu come vivere un esperienza viva e vitale che si configurò tra i motivi che mi legarono, per oltre trent anni all Uomo, alla sua eccezionale personalità e di conseguenza alla istituzione universitaria urbinate. Bo non aveva però una visione corporativa del mondo universitario. Chi volesse ripercorrere in modo analitico la storia del giornalismo italiano in due iniziative significative lo troverà protagonista. La prima: la nascita del primo Istituto superiore di studi giornalistici, nell ambito degli indirizzi professionali attivati nella sede universitaria. Dell idea erano appassionati promotori il professor Aldo Testa, autorevole docente a Urbino, il segretario del sindacato giornalisti interregionale Emilia-Romagna Marche Angiolo Berti, il generosissimo collega Giuseppe Zeccaroni e l allora presidente della Federazione della Stampa Leonardo Azzarita. Il progetto era ambizioso: creare un corso regolare di studi superiori rivolto a chi volesse intraprendere la professione giornalistica. Sulla formazione culturale e professionale dei giornalisti si era discusso animatamente anche in sede di Commissione per la stesura della nuova legge sulla stampa, il dibattito era rimbalzato nell aula di Montecitorio, in sede di Costituente, quando si era affrontato l articolo 21 della Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio Il dibattito era poi proseguito, anche in campo sindacale o sulle pagine dei giornali, nel confronto degli opinionisti. C era chi era contrario alle scuole, perché sosteneva l idea che giornalisti si diventa sul campo, con la pratica, allevati nei giornali dai colleghi più anziani, altri temevano il ripetersi dell infelice esperimento della scuola di Giornalismo, realizzata a Perugia, per breve tempo attorno agli anni Trenta, in pieno fascismo da Ermanno Amicucci (e che ebbe come motore un eccellente professionista come Carlo Barbieri), con la nascita di fabbriche di giornalisti indottrinati, tutta teoria e niente pratica; altri ancora ritenevano che avrebbero messo in pericolo un libero mercato. Erano momenti difficili per la professione. Soffiavano venti da ogni punto cardinale. Quella scuola con percorso parauniversitario però si fece, la Convenzione fra Università e Carlo Bo è morto in una clinica di Genova il 21 luglio scorso. Era nato a Sestri Levante il 2 gennaio (Foto Olympia di Giovanni Giovannetti) Federazione della stampa fu firmata nel 1949, e rimase in piedi (e lo è tuttora, frequentata, in particolare da studenti greci) ma senza sbocchi ufficiali. Con la nascita dell Ordine dei giornalisti nel 1963 e con la creazione delle Scuole biennali, a numero chiuso, riconosciute dall Ordine, ed una è proprio a Urbino - e anche in questo caso anticipando i tempi della attuale riforma, l università fu tra gli enti promotori, con la possibilità dell accesso dopo il praticantato all esame di Stato, quell Istituto rimane come un fiore all occhiello, testimonianza di una felice intuizione. La seconda. Sul piano delle iniziative giornalistiche, tuttavia, Carlo Bo, diede ancora una volta il segno di intelligente conoscenza dei problemi professionali, allorché alla fine degli anni Settanta, accolse di buon grado la promozione di stages, brevi ma intensi, per i giovani colleghi che stavano per affrontare l esame a Roma. Avevano sì completato 20 (28) ORDINE

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