Potere e lavoro MODULO TEMATICO INTERDISCIPLINARE. scoperta del mondo contadino

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1 1 MODULO TEMATICO INTERDISCIPLINARE Potere e lavoro 1 La scoperta del mondo contadino Nella seconda metà dell Ottocento, l industrializzazione e la trasformazione capitalistica dell agricoltura coinvolgono anche paesi, come l Italia e la Russia, finora rimasti ai margini dello sviluppo. Il concetto di popolo, elaborato dalla cultura romantica, pur nelle sue diverse accezioni (popolonazione, popolo-borghese, popolo-campagnolo), appare inadeguato a interpretare le tensioni sociali che emergono nel paese, soprattutto nel Mezzogiorno. La stessa classe dirigente dell Italia unita avverte il bisogno di conoscere meglio la realtà economica e sociale della popolazione che deve governare. Si spiega così il fiorire di analisi sociali, cui partecipano scrittori, filosofi, economisti e uomini politici come Franchetti e Sonnino e che, dopo il 1876, innesca il dibattito sulla questione meridionale. Nel 1884, Stefano Jacini porta a termine, per conto del parlamento, l Inchiesta agraria sulle condizioni generali dell agricoltura in Italia. Maturati nel clima della nuova cultura positivista, questi studi rispondono al criterio dell osservazione oggettiva e rivelano un immagine della vita e del lavoro delle classi subalterne, spogliata da ogni romantico idealismo. Il mondo contadino appare ora come un mondo subumano, dominato dall abbrutimento. Non solo, ma l impiego sempre più diffuso dei braccianti, per la miseria e la precarietà delle condizioni di lavoro, è alla base del fermento sociale delle campagne. Le classi subalterne diventano classi pericolose. Angelo Morbelli, Per 80 centesimi (1885). Vercelli, Civico Museo Borgogna. Una fila di donne curve a raccogliere il riso, in una distesa di verde che sembra non avere confini. Le loro gonne colorate hanno la forma di calici di fiori, a sottolineare la delicatezza della figura femminile costretta ad abbrutirsi in un lavoro duro, malsano e sempre uguale: l altro gruppo di mondine, in alto a sinistra, ripete, in sequenza, gli stessi ritmici gesti, accompagnati spesso da canti che sono rimasti testimonianza della condizione di sfruttamento delle donne lavoratrici. La tela di Morbelli documenta infatti l introduzione nell agricoltura del lavoro a squadre, sperimentato nell industria, alienante e mal pagato. (L. Corsi)

2 2 Alle origini della questione meridionale Anche il programma del Naturalismo e del Verismo concentra l attenzione sullo studio degli umili. Braccianti, contadini, pastori, pescatori, minatori popolano la narrativa di Verga da Vita dei campi alle Novelle rusticane, offrendo uno spaccato della realtà delle campagne meridionali. Nedda è una raccoglitrice di olive che, nonostante la durezza del lavoro quotidiano, non riesce a sfamare il figlioletto. Benché la figura di Nedda conservi tratti patetici, Verga dipinge realisticamente la vita dei braccianti, la provvisorietà del lavoro stagionale, la malaria che li uccide, il supersfruttamento del lavoro delle donne, la mortalità infantile legata alla miseria (cap. IV, 5 e SI3, p. 176). Il lavoro minorile dei carusi delle zolfare, già oggetto dell Inchiesta in Sicilia, è al centro della vicenda di Rosso Malpelo, e dell attenzione di quei settori del riformismo politico che si battevano per l introduzione anche in Italia di una legislazione sociale a tutela del lavoro dei fanciulli e delle donne (SI1). Malpelo, come Nedda, è una vittima, ma meno docile e rassegnata. In questa novella Verga, superando ogni visione romantica degli umili, rappresenta gli effetti distruttivi causati dall inferno della miniera sul corpo e sulla psiche infantili. Il meccanismo brutale della lotta per la vita, che domina la cava, genera una catena di violenza che si scarica dal più forte al più debole, determinando la cattiveria e la sorda ribellione di Malpelo (cap. IV, T3, p. 178). Il lavoro non solo deforma l anima e il corpo, ma anche uccide. Gli incidenti sul lavoro la morte del padre di Malpelo, la scomparsa dello stesso Malpelo, che finisce inghiottito dalla miniera, l infermità e la morte di Ranocchio, già storpiato dalla caduta da un impalcatura non sono casuali, né segni di un fato avverso, ma sono la conseguenza di una spietata logica economica che dai datori di lavoro si estende agli stessi lavoratori. La denuncia sociale, in questa novella, è tanto più efficace, rispetto a Nedda, quanto più Verga, lasciando parlare direttamente le cose, mostra l ineluttabilità di questo mondo disumano. Due etiche del lavoro a confronto Il popolo dei Malavoglia non costituisce una comunità omogenea. Da una parte, la famiglia dei Malavoglia è ancora legata a un etica patriarcale del lavoro: basti pensare al rituale della salatura delle acciughe, che si ripete anno dopo anno e a cui partecipa tutta la famiglia. Dall altra, il villaggio appare dominato dalle inquietudini del benessere e dall avidità di ricchezza e trova il suo centro emblematico nell osteria della Santuzza. La vicenda dei Malavoglia è inoltre la storia di un declassamento sociale inserito nel quadro dell emarginazione del Sud dal progresso dell Italia postunitaria. Padroni, all inizio, di una barca e di una casa, i Malavoglia impoveriscono per la concorrenza dei grandi pescherecci a vapore, per la leva militare che porta via braccia da lavoro alle famiglie, per l aumento del carico fiscale. Perciò, fallito il negozio dei lupini, i Malavoglia sprofondano sempre più nel proletariato. Sarà proprio questa nuova condizione, insieme all esperienza della città, a su- SI1 SCHEDA INFORMAZIONI Globalizzazione e lavoro minorile Vicino alla valvola di gonfiaggio di una marca di palloni in vendita nei nostri negozi, la Globo Sport S.p.a. ha fatto stampare in italiano e in inglese la scritta: Garantito: non viene impiegata manodopera infantile. È spesso una bugia, una delle tante inventate dai produttori mondiali di articoli sportivi per conservare i cosiddetti margini di competitività. Perché allora la scritta? Per mettersi al riparo dalle campagne di denuncia contro il larghissimo impiego di manodopera minorile nei paesi del Sud del mondo, dove è sempre più dislocata la produzione delle multinazionali. La possibilità di usufruire di manodopera a buon mercato, senza limiti di età e senza difese sindacali, abbatte i costi di produzione di merci che vengono poi vendute nelle cosiddette società del benessere a prez zi adeguati, permettendo di realizzare profitti enormi. Nel nostro paese, sin dal 1886, furono emanate leggi per limitare il lavoro dei fanciulli, ma non ebbero mai una reale applicazione. Oggi, come nel resto d Europa, il lavoro minorile è illegale. La nostra Costituzione vieta il lavoro sotto i 15 anni, per difendere la salute e il diritto all istruzione dei fanciulli, ma le più precise norme di protezione restano spesso sulla carta. Anche nelle società avanzate il lavoro minorile costituisce un fenomeno di vasta portata, che sfugge tuttavia agli accertamenti statistici.

3 3 scitare la ribellione di Ntoni. Anche la fuga del giovane non può non alludere al fenomeno dell emigrazione nel continente e oltre oceano dei contadini poveri espulsi dalle campagne proprio negli anni in cui il nostro paese si avvia a diventare un paese moderno. Il lavoro come degradazione Lo scrittore rappresenta questa trasformazione, portando nel cuore stesso della famiglia Malavoglia il conflitto tra due diverse concezioni del lavoro, e della vita: quella contadina e patriarcale del nonno e quella moderna e cittadina del nipote. Perché Ntoni, tornato da soldato, non si accontenta di lavorare tutta la vita per un piatto di minestra, come ha fatto suo nonno? Ntoni non si riconosce più nell etica del lavoro, del sacrificio e dell unità familiare rappresentata dal nonno. La famiglia si sfascia attaccata dalla prepotenza del mito cittadino. Città e campagna non sono più rigidamente separate. Ntoni, pur «buono di cuore», come Renzo nei Promessi sposi e altri umili, non vuole fare come l asino di compare Alfio, «vivere come un cane alla catena». Ormai costretto a lavorare a giornata come salariato, si ribella a una condizione di sfruttamento che lo condanna alla perenne miseria (I Malavoglia, cap. XI). Tuttavia la coscienza dell ingiustizia sociale, che si sprigiona dal desiderio di una vita migliore, non trova altro sbocco che nel rifiuto del lavoro: da vagabondo a contrabbandiere Ntoni precipita nella degradazione fino alla galera. Il lavoro subalterno non è più per Ntoni uno strumento d identità. D altra parte, allo speziale che predica la rivoluzione Ntoni risponde: «E voi che cosa mi date per fare la rivoluzione?», riferendosi sempre alla propria personale condizione di miseria. Verga, infatti, non credeva, per convinzione culturale e politica, a una solidarietà popolare di classe e i Malavoglia scontano nel paese il loro totale isolamento, come soli e incapaci di autorganizzarsi appaiono i contadini in rivolta della novella Libertà (cap. IV, T7, p. 207). Il lavoro come strumento di ascesa sociale Se nelle campagne vanno in rovina le vecchie forme di produzione e stenta a penetrare la meccanizzazione del lavoro, ci sono tuttavia zone che sfuggono alla staticità e al regresso. L azienda a conduzione capitalista nasce nel Sud sulla disgregazione del latifondo nobiliare, grazie all iniziativa di chi, avendo la «testa come un brillante», con il lavoro si arricchisce e fa carriera (cap. IV, T6, p. 201). Gesualdo, da semplice manovale, diventa costruttore, commerciante, imprenditore, proprietario terriero, speculatore finanziario. Il lavoro può dunque assumere una dimensione eroica, trasformando radicalmente il destino stesso dell uomo, il suo rapporto con il tempo e la natura. La giornata di Mazzarò, come quella di Gesualdo, è una continua lotta, sullo sfondo di un paesaggio sempre più plasmato dall uomo ai fini della produzione, del massimo sfruttamento della terra e di chi la lavora (T2, p. 16). Ma anche in questo caso il lavoro non ha una funzione liberatoria. La nuova logica dell accumulazione, che induce l imprenditore borghese ad alienare se stesso e i suoi affetti nel successo economico, si rovescia alla fine contro il protagonista. Teofilo Patini, Vanga e latte, Roma, Ministero dell Agricoltura e delle Foreste.

4 4 A differenza di Faust, che muore avendo negli occhi il sogno di un umanità progressiva sulle fertili campagne colonizzate, Gesualdo, invece, muore solo, non sostenuto dagli affetti familiari, né da una possibile alternativa di valori (T6, p. 50). La pedagogia del lavoro nell Italia unita L Italia agricola e contadina ha un peso dominante non solo negli scrittori meridionali, ma nella intera cultura nazionale. L Esposizione di Milano del 1881 con l abbagliante spettacolo della «Prima Galleria delle Macchine» esaltava un progresso che era ben lontano dalla realtà. Lo dimostra la letteratura pedagogica, volta a proporre valori e modelli di comportamento alle nuove generazioni. Le avventure di Pinocchio (1883), infatti, avanzano una proposta di riscatto umano e sociale entro una società ancora agricola e artigianale, dove la città moderna appare lontana e assume il fascino corruttore della città dei balocchi (cap. III, T6, p. 126). Geppetto è un falegname, il burattino non nasce da un legno di lusso, le donne fanno canestri davanti la casa, la casa ha una cisterna per innaffiare l orto. Il traguardo del percorso di formazione del burattino ribelle, che si sveglierà bambino, non più tra pareti di paglia ma in una decorosa cameretta, sarà l integrazione nel mondo del lavoro, tramite la scuola. La scuola e non è un caso si trova anche al centro di Cuore (1886), ambientato in una città industriale come Torino. Ciò risponde a una necessità inderogabile dello Stato unitario che alla scuola, concepita come mediazione tra la famiglia e la patria, affida il compito di educare gli italiani. Perciò il maestro vi assume un ruolo pedagogico fondamentale e sulla figura del maestro punta insistentemente i riflettori Edmondo De Amicis. L etica del lavoro, del dovere, dell amore reciproco, a cui deve essere educato il proletariato cittadino, è prima di tutto incarnata dal maestro. Il lavoro del maestro non è una professione, ma una missione: «il maestro non rideva, perché non ride mai». Nonostante i cinquanta alunni per classe e uno stipendio da fame, la scuola è la sua famiglia, a cui egli sacrifica la salute e la vita. Non manca il martirologio dei maestri e delle maestre, come «la mia povera maestra», morta in data 27 giugno, che «volle stare tra i suoi ragazzi fino all ultimo Domenico Induno, Il maestro. Città del Messico, Museo San Carlo. Un maestro seduto ad una cattedra fatiscente tira un orecchio ad uno scolaro per una grossa macchia di inchiostro su un vecchio quaderno pieno di scarabocchi. Tutto nella povera stanza è sporco, sgualcito e malandato. I libri mezzi rotti sparsi in terra vicino alle bambine non sono peggiori di quelli ammassati nello scaffale alle spalle del maestro, il giubbetto spiegazzato e sbottonato del ragazzo risulta dignitoso rispetto al corsetto logoro e slacciato della giovane donna, l unica però con la faccia pulita e luminosa ed i capelli in ordine. Il dipinto riconduce al grande problema dell istruzione nell Italia degli anni del Risorgimento e dell Unità, quando si fronteggiava l enorme tasso di analfabetismo con lezioni occasionali di maestri sottopagati. Nonostante l intento realistico, la situazione è descritta con coinvolgimento emotivo e spirito romantico. Considerando che l autore fu patriota e convinto combattente, la figura femminile, in veste tricolore, potrebbe essere l allegoria di una giovane Italia, povera, ma lavoratrice (le mani sono grandi e sporche), che guarda all istruzione come alla via possibile per pulire vecchie macchie e ricucire inevitabili strappi.

5 5 giorno», o il maestro, poverissimo, ridotto quasi allo stremo dal troppo lavoro. La scuola è anche l istituzione dove si afferma precocemente il lavoro femminile. Significativa è infatti la presenza delle maestre, dalla vivace maestrina dalla penna rossa di Cuore alla protagonista mediocre e incapace della Maestrina degli operai. Ancora una maestra, Maria Zara, è l eroina di Primo maggio, uno dei primi romanzi socialisti, che De Amicis scrisse nel 1896, ma che è rimasto inedito fino al Giustizia e lavoro Nella letteratura italiana dell Ottocento non trova spazio la rappresentazione del lavoro industriale e del proletariato come classe che si avvia a maturare una coscienza politica e propri valori, come avviene invece in Francia con Zola. I contadini in rivolta della novella verghiana Libertà, sono solo una massa provvisoriamente unita da una sete di giustizia che si trasforma in sete di sangue. In essa il conflitto tra proprietari terrieri e braccianti, aperto e violento, è indagato nelle cause oggettive che giustificano la ribellione. Ma Verga, ricorrendo a una serie di omissioni tra cui quella della fucilazione dell avvocato Lombardo, intellettuale e patriota, difensore dei diritti dei contadini, insistendo su particolari truculenti, non esita a manipolare la verità storica per screditare la rivolta. Nella rappresentazione verghiana essa prende l aspetto di una furia cieca e distruttiva, per di più minata dagli egoismi individuali e dai sospetti reciproci. Così i contadini, che da Garibaldi si aspettavano la libertà e le terre, sono due volte castigati, dalla giustizia sommaria di Bixio e dalla giustizia formale dei «giudici per davvero» (cap. IV, T7, p. 207). Nessuna ideologia, né populista, né progressista e tanto meno socialista orienta la visione verghiana del proletariato contadino, schiacciato dalla miseria e dai soprusi e senza speranza di riscatto. Quasi negli stessi anni Zola, con Germinale (1885), porta sulla scena le masse operaie nell abbrutimento delle loro condizioni di lavoro, ma anche nel loro modo di vedere il mondo e di affermare un progetto di vita alternativo. In Germinale i minatori da poveri emarginati, carichi di sofferenze, diventano protagonisti di un epica lotta contro i proprietari di una miniera di carbone. Il romanzo è infatti la storia drammatica di un grandioso sciopero minerario, sotto la guida del socialista Etienne Lantier, che cerca di trasformare in coscienza politica la disperazione e lo spontaneo spirito di rivolta dei lavoratori (T1). Un senso di desolazione e di morte incombe sul lavoro sotterraneo della miniera, sul villaggio operaio, sul paesaggio ossessivamente dominato dalla macchina minacciosa dei pozzi del Voreux. Lo sciopero tuttavia fallisce per l accanita resistenza padronale e la miniera verrà inondata e distrutta da un attentato anarchico. Il fallimento non è però imputato, come in Libertà, all impossibilità di mutare stato, ma allo squilibrio dei rapporti di forza economici e politici tra gli industriali azionisti della miniera e gli operai. Il romanzo si chiude con Etienne che riprende il suo cammino in uno splendido giorno d aprile, che proietta nel futuro la speranza di rigenerazione e di riscatto. Ford Madox Brown, Il campo di fieno ( ). Proprietà John Gillum. La luna ritorna padrona del cielo in questo quadro dai colori particolarmente accesi. L autore commentò la scelta cromatica: la pioggia, che ha ritardato il lavoro dei mietitori, ha reso più brillanti i colori, nel fresco contrasto tra i verdi dell erba bagnata e il marrone del fieno. Un atmosfera quasi incantata avvolge la natura e le persone, che splendono nella luce azzurrina del crepuscolo. Il pittore si è raffigurato in basso a sinistra, ad opera finita: è rilassato, la valigetta coi fogli da disegno è chiusa, ripiegato è il seggiolino da campo. C è uno scarto tra il suo lavoro e quello dei contadini che si attardano nelle ultime operazioni di quella piovosa giornata. Più che la fatica qui è colta la serenità di una vita scandita dall alternarsi del giorno e della notte, dal succedersi delle stagioni, un esistenza rassicurante nella sua prevedibile ciclicità. Il contrasto con i luoghi dove le fabbriche sputano fuoco anche di notte non poteva essere più esplicito. Brown, interessato al lavoro in tutte le sue forme, dipinse molti aspetti della società inglese in fervente cambiamento. (L. Corsi)

6 6 Un angolazione diversa, che unisce emancipazione politica e spirito evangelico, caratterizza invece in Tolstoj la visione delle masse contadine in Russia. La rappresentazione positiva del lavoro e della vita rurale, in Anna Karenina (1878) ben diversa dalla condizione subumana dei contadini dipinti da Verga e da Zola in La terra rivela nello scrittore russo ancora una matrice romantica. Ma il populismo tolstojano, pur esaltando l operosità e lo spirito di sa- crificio dei contadini, è tuttavia lontano da ogni atteggiamento paternalistico. Lo dimostra quell imprenditore sui generis che è il giovane Levin. La sua scelta di vivere in campagna a stretto contatto con il popolo, non è solo una scelta esistenziale, ma anche un impegno militante. Nello stesso tempo, il suo tentativo di emancipazione economica dei contadini poveri si accompagna alla ricerca di una verità interiore, che dia un senso alla vita. T1 Emile Zola Sciopero [Germinale, Parte IV, cap. III] Etienne [Stefano] Lantier, un operaio licenziato da una fabbrica di Lille a causa delle sue idee socialiste, trova lavoro in una miniera nel Nord della Francia e, in occasione di un grandioso sciopero, cerca di organizzare la lotta sociale. Ma la resistenza dei padroni, riducendo alla fame i minatori, esaspera il conflitto il «tetro silenzio» della miniera durante lo sciopero la fiducia degli scioperanti nell avvenire: «fede» e «accecamento» che sfocia nella violenza. Alla ripresa del lavoro, l anarchico Souvarine inonda la miniera. Diversi minatori, bloccati in fondo ai pozzi, vi muoiono. Lantier tuttavia si salva e parte per Parigi, sperando in un azione rivoluzionaria più coerente e più forte. da E. Zola, Germinale, trad. it. di C. Sbarbaro, Mondadori, Milano Sullo spiazzo del Voreux 1 pesava il silenzio; quel tetro silenzio, quell abbandono e quel vuoto in cui piombano i grandi cantieri quando vi cessa il lavoro. Lassù sul binario della decauville, 2 tre o quattro berline 3 rimaste a mezza strada, si profilavano sul grigiore del cielo decembrino con la muta eloquenza delle cose inanimate. Sotto, tra i piedi dei giganteschi cavalletti, lo stoc 4 di carbon fossile, che s andava esaurendo, lasciava scoperti tratti sempre più grandi di nero suolo; mentre le cataste di legname marcivano sotto gli acquazzoni. Nel porticciolo d imbarco una chiatta non finita di caricare sonnecchiava sull acqua sporca del canale; e sul terrapieno deserto, dove i solfuri 5 decomponendosi seguitavano a fumare nonostante la pioggia, un carretto alzava al cielo le stanghe come braccia imploranti. Ma più impressionante ancora, era il letargo in cui erano caduti i fabbricati: il capannone della cernita 6 aveva tutte le imposte sbarrate; la ciminiera non emetteva più che a cert ore qualche rado fumacchio; non un suono usciva dalla ricevitoria, 7 di solito così fragorosa; nel locale delle caldaie si gelava. Solo sino alle nove gli ascensori funzionavano; il tempo di calare nel pozzo gli stallieri col foraggio per le bestie e i capisquadra: i soli che, tornati operai, lavoravano nella miniera, più che ad altro a riparare i guasti che per la cessata manutenzione si verificavano nei camminamenti. 8 (Dalle nove in su, chi doveva scendere o risalire si valeva delle scale). Sull altura in faccia, il borgo dei Duecentoquaranta pareva anch esso morto. La calma che vi regnava aveva rassicurato il prefetto accorso da Lilla e persuaso a ritirarsi la gendarmeria che ne aveva battuto le strade. Gli scioperanti mantenevano un contegno esemplare. Gli uomini, per non andare a bere, dormivano la maggior parte del giorno; per tenere i nervi e la lingua a freno, le donne si misuravano il caffè; persino i 1 Voreux: è il nome del pozzo dove si situa l azione principale del romanzo. 2 decauville: sistema di trasporto usato nelle miniere, con piccoli carrelli sui binari. 3 berline: vagoncini usati per portare il carbone estratto. 4 stoc: ammasso. 5 solfuri: composti di zolfo. 6 cernita: scelta del materiale buono, separato dagli scarti. 7 ricevitoria: luogo dove si ricevono i materiali scavati nei pozzi. 8 camminamenti: passaggi scavati.

7 T1 Emile Zola Sciopero bambini parevano compresi del momento: nei giochi come nelle risse erano diventati meno rumorosi. Mantenersi a ogni costo calmi, era la parola d ordine cui nessuno veniva meno. Dai Maheu, 9 era un continuo andirivieni. Lì Stefano, nella sua qualità di segretario, aveva distribuito il fondo di previdenza fra le famiglie più bisognose; distribuzione alla quale era seguita quella di qualche altro centinaio di franchi pervenuti da diverse parti, ricavi di sottoscrizioni e di collette. Ma con questo i mezzi di resistenza si erano esauriti; gli operai non avevano più danaro per far fronte e la fame s annunciava minacciosa. Maigrat aveva sì promesso sulle prime di far credito per una quindicina di giorni; ma in capo a 10 otto giorni aveva tutto a un tratto mutato parere. A mutarlo, nel suo servilismo, era stato probabilmente indotto dalla Compagnia 11 che nell affamare gli operai vedeva il mezzo più spiccio per troncare lo sciopero. [ ] Era da sabato, ormai, che in parecchie case s andava a letto senza cena. Eppure, la prospettiva di ciò che li attendeva, non strappava un lamento a nessuno, tutti con tranquillo coraggio tenevano fede alla parola data. Per quanto male andassero le cose, li sosteneva tutti una incrollabile fiducia nell avvenire, una specie di fede, l accecamento del credente. Poiché era stato loro promesso l avvento d un èra di giustizia, per la conquista di quel bene comune erano pronti a tutto soffrire. La fame esaltava i cervelli; mai una situazione senza scampo come la loro aveva dischiuso a occhi allucinati un più promettente orizzonte. Ed era proprio quando per i digiuni la loro vista si intorbidiva, che più distintamente avvistavano laggiù la città del loro sogno; e vicina ormai, già quasi a portata di mano: una specie d età dell oro dove tutti lavoravano e s era tutti come fratelli. Nulla faceva vacillare la convinzione che entro poco tempo il loro sogno s avvererebbe. Il fondo di previdenza s era liquefatto, la Compagnia non accennava a cedere, ogni giorno inevitabilmente la situazione si aggraverebbe; ed essi conservavano intatta la speranza e alla realtà non guardavano che con un sorriso di sprezzo. La terra poteva aprirsi sotto i loro piedi, che un miracolo li salverebbe. Questa fede suppliva alla mancanza di pane, bastava da sola a rifocillarli. Quando i Maheu come gli altri avevano digerito troppo presto l acquosa minestra, una specie di vertigine li sollevava al disopra di se stessi che era per loro come l estatica attesa del paradiso per i martiri dati in preda alle fiere Maheu: la famiglia che ospita Stefano Lantier. 10 in capo a: nel giro di. 11 Compagnia: quella proprietaria della miniera. 12 fiere: belve feroci. Guida alla lettura Zola sociologo e visionario Zola è uno dei pochissimi scrittori che trae la sua opera dai grandi problemi del suo tempo e in Germinale va al nocciolo della questione sociale, cioè della lotta tra industriali e classe lavoratrice. Il passo rappresenta il momento culminante dello sciopero dei minatori, ma la carica drammatica implicita nella situazione è contenuta e controllata dal contegno degli scioperanti, talmente «esemplare» da far rifluire la gendarmeria accorsa in forze a presidiare la miniera. Il testo è anche un esempio della particolare impersonalità di Zola che, mentre descrive, interpreta. La panoramica del cantiere di lavoro abbandonato, pur nominando attrezzi e strumenti con precisione tecnica, ci restituisce un paesaggio fantasma. Attraverso le metafore e le similitudini le cose si trasformano in esseri viventi («una chiatta sonnecchiava»; «un carretto alzava al cielo le stanghe come braccia imploranti»), dominati ossessivamente da un silenzio opprimente, «tetro», «vuoto», dove tutto sembra agonizzare o giacere senza vita. Contrasta con lo stato di abbandono e di desolazione del paesaggio il forte senso di dignità che anima i minatori. Zola, dopo la rapida inquadratura del borgo, penetra nell interno della casa Maheu, il centro organizzativo dello sciopero. La rappresentazione dei minatori è giocata su un doppio registro. Da una parte l oggettività della fame, che ha ridotto gli operai allo sfinimento, la resistenza ad oltranza dei padroni della miniera, il tradimento del bottegaio che si allea con i padroni. Dall altra la fede nella giustizia, l attesa collettiva di un futuro utopico. Nonostante la situazione si prospetti senza scampo, la visione di un sogno radioso dà ai minatori la forza solidale di affrontare con «tranquillo coraggio» una prova così estrema.

8 8 Esercizi T1 Emile Zola Sciopero INTERPRETARE E APPROFONDIRE Mostra le conseguenze dello sciopero: nel paesaggio della miniera nei comportamenti quotidiani Spiega su quali speranze è fondata la lotta dei minatori. Reperisci il lessico e le immagini dell utopia: fede In che cosa consiste l impersonalità di Zola? Secondo te lo scrittore conserva un freddo distacco o lascia trapelare la sua simpatia per gli scioperanti? Perché? 2 Stazioni, banche e imprese industriali Il treno e la modernità Tra Ottocento e Novecento la popolazione cresce rapidamente insieme alla produzione industriale determinando una forte espansione urbana. Cambia il rapporto tra città e campagna. Mentre questa è sempre più ridotta a un ruolo marginale e subalterno, nella città si concentrano le strutture della nuova economia: la fabbrica, la banca, la ferrovia. Proprio la ferrovia accelera la crescita della città a scapito della campagna divorata a poco a poco dal suburbio metropolitano. Il treno, sfrecciando veloce sui binari, annulla gli spazi intermedi per avvicinare i punti di partenza e di arrivo: le città diventano così i nodi di una rete commerciale che unifica il mercato nazionale e internazionale. Con il trasporto di merci, uomini, soldati la ferrovia diventa un ganglio vitale nel funzionamento della società, di cui acquista presto coscienza il personale che vi lavora, organizzandosi in uno dei primi e più forti Ford Madox Brown, Lavoro, Manchester, City Art Gallery.

9 9 sindacati del nascente movimento operaio. Simbolo per eccellenza della modernità, la stazione, con le sue locomotive, i binari, il personale ferroviario esercita un influenza enorme sull immaginario artistico e letterario, che ne fa il nuovo spazio dell avventura umana: luogo di incontro, di partenza, di arrivo, di addio, di morte, di intrigo e di assassinio. Zola dedica all universo ferroviario un intero romanzo, La bestia umana (1891) che ha per protagonisti il sottocapostazione Roubaud e il macchinista Lantier e si apre con la descrizione della stazione parigina di Saint-Lazare, resa celebre dall arte di Monet (cfr. cap. I, SI9, p. 39). Sullo sfondo della circolazione meccanica dei treni, simbolo del progresso sociale e culturale, si scatenano gli istinti ferini che covano nella bestia umana e trasformano onesti ferrovieri in feroci criminali. L impiegato e l intellettuale declassato Il fischio del treno, in una novella di Pirandello, unisce il mondo ferroviario a quello impiegatizio. Suona infatti come annuncio di bellezze e viaggi esotici per il povero protagonista de Il treno ha fischiato (1922), costretto a una vita invivibile di lavoro monotono e disgrazie familiari (Parte Dodicesima, cap. V, T10, p. 705). La condizione subordinata e spersonalizzata del lavoro d ufficio, il sadismo che si insinua nei rapporti tra personale subalterno e capoufficio trovano una spietata denuncia nella storia di Belluca. Umile impiegato ridotto a «macchinetta di computisteria, a «una bestia bendata, aggiogata alla stanga», egli un giorno si avventa contro il principale, dopo che il fischio del treno ne ha risvegliato la furia interiore: follia o salutare presa di coscienza? L ambiguità che grava sulla ribellione di Belluca nulla toglie al quadro di una condizione di vita mostruosa e impossibile. Pur ridotto a caso patologico, Belluca è parente dei numerosi impiegati che gremiscono la letteratura del primo Novecento, a cominciare dal ferroviere protagonista di Ricordi di un impiegato (1927), che appena si presenta all ufficio della stazione a cui è destinato, viene qualificato «impiegato inetto». L attributo esprime il senso di marginalità rispetto a un mondo che Tozzi avverte profondamente ostile e crudele. Nel Novecento la rapida crescita dei consumi, dei servizi commerciali e amministrativi comporta infatti un enorme espansione della burocrazia, che moltiplica e trasforma il lavoro impiegatizio ottocentesco, trasferendo nell ufficio il carattere ripetitivo, meccanico e subor- dinato del lavoro di fabbrica. Ma, a differenza della fabbrica, il mondo dell ufficio minaccia direttamente gli scrittori. Il processo di massificazione della piccola borghesia intellettuale investe in pieno lo scrittore, che non proviene più dai ceti aristocratici o ricco borghesi, ma è costretto, per vivere, a fare l insegnante, l impiegato, il giornalista. Svevo per primo in Italia rappresenta con crudo realismo, nel protagonista di Una vita (1892), la frustrazione dell aspirante scrittore ridotto a fare l impiegato, un salariato semplice esecutore di mansioni anonime e impersonali. Perciò Alfonso Nitti male si adatta a una condizione lavorativa che avverte come distruttiva della vitalità fisica e intellettuale e finirà suicida. L inetto gioca in borsa Svevo, che vive a Trieste a contatto con la grande borghesia europea, porta sulla scena del romanzo anche un altro aspetto, oggi particolarmente attuale, della vita economica moderna. Se il baricentro di Una vita è la banca, nella Coscienza di Zeno (1923) è la borsa. Le fluttuazioni della borsa di Trieste rovinano Guido, ma sono anche all origine del successo di Zeno che, con la speculazione, recupera parte del patrimonio disperso dal cognato. Il denaro, in questo romanzo, assume tuttavia un valore diverso da quello che ha nel romanzo naturalista ottocentesco (L argent di Zola). Svincolato dal lavoro, il denaro sembra valorizzarsi in modo autonomo e imprevedibile e si lega al tema del gioco e del caso. Perciò il mondo della finanza, e dell usura, affascina l immaginario letterario di fine secolo, che appare popolato da numerosi personaggi giocatori d azzardo. Anche nel Fu Mattia Pascal di Pirandello il protagonista è un modesto impiegato che sperimenta, giocando e vincendo alla ruolette, l aleatorietà del proprio destino e della propria soggettività. Guido, dunque, appare un inetto non solo per ragioni psicologiche: il suo comportamento negli affari è il riflesso della variabile, del tutto imprevedibile, che regola lo scambio delle merci, ridotte a flussi monetari incontrollabili. Sempre la speculazione finanziaria arricchisce e guarisce insperabilmente Zeno, trasformando l inaffidabile protagonista del romanzo in un vero e proprio pescecane di guerra. Tuttavia l esplosione finale non è solo un ulteriore verifica della casualiltà che regola la sorte del personaggio, ma ha il sapore di una denuncia della patologia economica e sociale che ormai inquina il mondo alle radici (cfr. Parte Dodicesima, cap. IX, T4, p. 873).

10 10 Edgar Degas, Borsa del cotone a New Orleans, Pau, Musée des Beaux-Arts. La mano che gira la manovella Da una parte il lavoro impersonale entro l onnipotente macchina burocratica, dall altra la condizione di anonimato delle masse cittadine, fanno dell impiegato più che dell operaio, nella narrativa del primo Novecento, una figura emblematica dell alienazione (SI2). Tuttavia Pirandello, che non si stanca di indagare i meccanismi distruttivi della modernità, non sfugge al confronto con il tema del la- voro industriale e della macchina, tanto più in un paese che sta vivendo a pieno ritmo la rivoluzione industriale. Uomo di teatro, sceglie come osservatorio un settore di punta dell industria dello spettacolo, concentrando la sua analisi sulla figura del tecnico. Così attraverso un operatore cinematografico, Serafino Gubbio, ci immerge in quel processo di mostruosa gestazione meccanica, che riduce l uomo a una mano che gira una manovella. L apparato tecnologico, il suo asservimento alla volontà SI2 SCHEDA INFORMAZIONI Lavorare per chi? Nel Capitale ( ), Karl Marx fonda sull analisi del modo di produzione capitalistico sia una teoria dello sfruttamento e dell alienazione del lavoro, sia un progetto di liberazione sociale. Secondo Marx, l accumulazione del capitale da parte del proprietario della fabbrica si spiega con la parte di lavoro non pagato all operaio, che riceve perciò un salario inferiore al valore del lavoro effettivamente erogato. Il lavoro subordinato al profitto è inoltre lavoro alienato: non solo l operaio è privato del prodotto del proprio lavoro, ma è ridotto ad appendice della macchina, è estraniato da sé e ridotto a cosa, a oggetto. Si tratta perciò di liberare il lavoro da questo rapporto, di abolire cioè il profitto e la proprietà privata dei mezzi di produzione, perché il lavoro possa esprimere le potenzialità creative di cui è capace. Marx individuava inoltre nel proletariato la classe che, presa coscienza del proprio ruolo e organizzata in partiti e sindacati autonomi da quelli della borghesia, avrebbe assunto la guida del cambiamento rivoluzionario.

11 11 del produttore sono avvertiti come una minaccia verso la libertà e creatività dell artista. Tuttavia la vicenda di Serafino è anche l emblema di una più generale condizione umana. La macchina da presa infatti, secondo Pirandello, distrugge la vita e, restituendola come ombra, annienta ogni possibilità di esperienza diretta del reale. Il congegno meccanico assume l aspetto dell animale mostruoso che ingoia l anima dell uomo, sostituendone l attività, il pensiero, la parola. L alienazione di Serafino è totale: alla fine egli si riduce al silenzio di cosa, completamente omologato a un oggetto meccanico, la manovella (Parte Dodicesima, cap. V, T6, p. 694). Lontana dal pessimismo di Pirandello e proiettata in un elettrizzante futuro tecnologico è la visione del lavoro, anche intellettuale, dei futuristi. In essi l entusiasmo per la bellezza e la velocità della macchina si spinge alla paradossale esaltazione dell uomo-motore, dell uomo-robot (SI3). Se i futuristi ita- liani, nella loro volontà di accelerare il progresso tardivamente imboccato dall Italia, finiscono per interpretare le spinte più aggressive della borghesia imperialista, diverso è invece l approccio al mondo del lavoro e della produzione nel Futurismo russo. Molti artisti nel 1917 aderirono infatti alla rivoluzione socialista che, abolendo la proprietà privata dei mezzi di produzione e il profitto, trasformò i lavoratori in soggetti politici di una gigantesca opera di trasformazione sociale. I più audaci progetti tecnologici non sono disgiunti da questo contesto, in cui si inserisce anche il poema dedicato al piano di sviluppo economico quinquennale dal più grande poeta russo del tempo. Il lavoro in tutte le sue forme, dal vuotacessi all acquaiolo al poeta, acquista in Majakovskij una valenza positiva, in quanto partecipe del comune slancio di emancipazione collettiva. In esso trovano un riscatto dalla secolare esclusione anche le donne. SI3 SCHEDA INFORMAZIONI Il lavoro nell immaginario futurista Fabbriche (fig 1), cantieri, centrali elettriche, metropoli industriali esercitano un grande fascino sull arte futurista. La tecnologia e la macchina non annientano, ma potenziano la creatività intellettuale rivolta alla costruzione della città del futuro. Perciò al maestro, al professore, all impiegato essi oppongono il lavoro dell ingegnere, del costruttore (fig. 2), dell architetto. Anche il lavoro agricolo è trasferito in un universo meccanizzato dove natura, uomini e animali diventano oggetto di una sfrenata volontà di ricostruzione artificiale del mondo (fig. 3). Non è tuttavia il lavoro, nella sua dimensione umana e sociale, a interessare i futuristi, bensì l oggettiva realtà industriale e la suggestione estetica che ne deriva. 1. Sexto Canegallo, Fiamma ossidrica (1920). Collezione privata. Un interno di fabbrica, dove le figure umane si intravedono appena: lo spazio è tutto occupato dalle schegge di fuoco, che si allungano in un percorso rigidamente geometrico. Tutto ciò può stare a significare la perdita dell individualità dell operaio, l alienazione in un luogo dominato dal rumore della saldatrice, dove non si può comunicare neppure con gli occhi, coperti e protetti da spessi occhiali. Il sottotitolo dell opera, Studio di ambiente con impressioni vive e acute di forza centrale profondamente penetrante, sembra però indicare maggiormente l interesse formale dell autore, che individua nella fiamma ossidrica il vero e unico soggetto del quadro, per l abbagliante capacità di investire di sé tutta la stanza, con la potenza e la leggerezza di un moderno raggio laser. (L. Corsi) 1

12 12 SI3 Il lavoro nell immaginario futurista 2. Fillia (Luigi Colombo), Il costruttore (1932). Milano, Collezione privata. Collocata in un cielo irreale, sbiancato da una nuvola a forma di tetto, la città di Fillia è avvolta in un enigmatico senso di sospensione, come il fumo della ciminiera dall andamento orizzontale. I volumi geometrici escludono qualsiasi perimetro. La visione dal cielo alla terra, caratteristica dell aereopittura, riguarda anche il microcosmo, l isola galleggiante del costruttore: l aereo in volo, come suggerisce l ombra, è piccolo e còlto dall alto, in un gioco di compenetrazione tra varie prospettive. Sovrasta gli edifici la figura del costruttore, che è volume essa stessa e di cui non si avverte la fisicità. Nell incompiuto tratto del volto e di una spalla si può scorgere la sua mente costruttrice, linea dell immaginazione che diventa poi volume. Anche Fillia prende posizione nella polemica sull architettura funzionale, pensando possibile l accordo tra razionalisti e futuristi, in nome di «un architettura basata sui nuovi materiali e sui nuovi mezzi costruttivi». I materiali sono il cemento armato, il vetro, l alluminio e la latta. Requisito fondamentale di ogni progetto è la funzionalità. Le case sono considerate «macchine da abitare». (L. Corsi) 2 3. Fortunato Depero, L aratura (paesaggio al tornio (1926). Torino, Galleria Civica d Arte Moderna. 3 Un bue di metallo dal corpo cilindrico, lucido come la marmitta di un auto nuova, che sbuffa dalla bocca e dal naso il fumo come una locomotiva; un uomo anch esso di metallo che spinge a fatica un aratro; una natura geometrica incurante delle proporzioni, con un fiore che sembra un ombrello aperto e abeti in bilico come birilli. Ma uno sguardo più attento non può non cogliere la dimensione fantastica e lirica di questa composizione: i raggi bassi e caldi del sole al tramonto illuminano di una luce dorata il campo, gli uccellini aspettano festosi di poter racimolare qualche seme dai solchi appena scavati, il contadino ricorda l uomo di latta delle fiabe o piuttosto un animale da cortile per la faccia a becco e la nuvoletta del sudore a forma di cresta. Nonostante la fatica e il sudore, nel dipinto prevale un senso di leggerezza e di giocosità. (L. Corsi)

13 13 T2 Italo Svevo Zeno gioca in borsa [La coscienza di Zeno, cap. VII] Siamo vicini alla fine del cap. VII della Coscienza di Zeno, intitolato Storia di un associazione commerciale. Guido, di cui Zeno è cognato e socio, è morto: per ottenere dei soldi dalla moglie, ha simulato un suicidio di cui è restato vittima. Ora il lavoro di Zeno è un gioco d azzardo l altruismo sospetto di Zeno Zeno si chiede come fare per sanare i debiti rimasti. Decide così di giocare in borsa: la cosa gli costa non poca tensione emotiva, ma la fortuna lo assiste e riesce a guadagnarci. Si tratta del massimo lavoro compiuto in vita sua da Zeno, alto borghese le cui sorti economiche sono state, sino ad ora, assicurate prima dall intelligenza del padre, poi da quella dei suoi amministratori. Giocare in borsa vuol dire per lui, in senso proprio, giocare d azzardo. da I. Svevo, Opera omnia, vol. II: I romanzi, Dall Oglio, Milano Passai il pomeriggio chiuso nell ufficio in compagnia del Nilini. 1 Si arrivò così a fare un piccolo bilancio della situazione di Guido. Spaventevole! Non solo era distrutto il capitale della ditta, ma Guido restava debitore di altrettanto, se avesse dovuto rispondere di tutto. [ ] Non era nel lento commercio 2 che si avrebbe potuto trovare il riparo ad una catastrofe simile, ma alla Borsa stessa. E il Nilini mi raccontò di persona a lui amica che all ultimo momento aveva saputo salvarsi raddoppiando la posta. 3 Parlammo insieme per molte ore, ma la proposta del Nilini di proseguire nel gioco 4 iniziato da Guido, arrivò in ultimo, poco prima del mezzodì e fu subito accettata da me. L accettai con una gioia tale come se così fossi riuscito di far rivivere il mio amico. Finì che io comperai a nome del povero Guido una quantità di altre azioni dal nome bizzarro: Rio Tinto, South French e così via. Così s iniziarono per me le cinquanta ore del massimo lavoro cui abbia atteso 5 in tutta la mia vita. Dapprima e fino a sera restai a misurare a grandi passi su e giù l ufficio in attesa di sentire se i miei ordini fossero stati eseguiti. Io temevo che alla Borsa si fosse risaputo del suicidio di Guido e che il suo nome non venisse più ritenuto buono per impegni ulteriori. Invece per varii giorni non si attribuì quella morte a suicidio. Poi, quando il Nilini finalmente poté avvisarmi che tutti i miei ordini erano stati eseguiti, incominciò per me una vera agitazione, aumentata dal fatto che al momento di ricevere gli stabiliti, fui informato che su tutti io perdevo già qualche frazione 6 abbastanza importante. Ricordo quell agitazione come un vero e proprio lavoro. Ho la curiosa sensazione nel mio ricordo che ininterrottamente, per cinquanta ore, io fossi rimasto assiso 7 al tavolo da giuoco succhiellando 8 le carte. Io non conosco nessuno che per tante ore abbia saputo resistere ad una fatica simile. Ogni movimento 9 di prezzo fu da me registrato, sorvegliato, eppoi (perché non dirlo?) ora spinto innanzi ed ora trattenuto, 10 come a me, ossia al mio povero amico, conveniva. Persino le mie notti furono insonni. Temendo che qualcuno della famiglia avesse potuto intervenire ad impedirmi di compiere l opera di salvataggio cui m ero accinto, non parlai a nessuno della liquidazione 11 di metà del mese quando giunse. Pagai tutto io, perché nessun altro si ricordò di quegli impegni, visto che tutti erano intorno al cadavere che attendeva la tumulazione. 12 Del resto, in quella liquidazione era da pagare meno di quanto fosse stato stabilito 1 Passai Nilini: è il pomeriggio successivo alla notte in cui è morto Guido. L ufficio è quello della sede della società di Guido e Zeno; il Nilini è un agente di borsa. 2 nel lento commercio: perché il commercio dia i suoi guadagni ci vuole infatti tempo. 6 la posta: la cifra investita. 4 gioco: speculazione finanziaria. 5 cui abbia atteso: cui mi sia dedicato. 6 qualche frazione: si sta parlando dei punti delle quotazioni in borsa. 7 assiso: seduto. 8 succhiellando: succhiellare le carte vuol dire prenderle da un angolo, piegandolo tra l indice e il pollice. 9 movimento: variazione. 10 trattenuto: con l immaginazione, Zeno spera di poter influenzare il corso del mercato. 11 liquidazione: pagamento. 12 tumulazione: sepoltura.

14 14 35 T2 Italo Svevo Zeno gioca in borsa a suo tempo, perché la fortuna m aveva subito assecondato. Era tale il mio dolore per la morte di Guido, che mi pareva di attenuarlo compromettendomi in tutti i modi tanto con la mia firma che con l esposizione 13 del mio denaro. Fin qui m accompagnava il sogno di bontà che avevo fatto lungo tempo prima accanto a lui. Soffersi tanto di quell agitazione, che non giuocai mai più in Borsa per conto mio. 13 esposizione: messa in gioco. Guida alla lettura Lavoro o gioco d azzardo? Zeno descrive il proprio operato in modo contrastante. Da una parte si tratta di un lavoro, e anzi del «massimo lavoro» che abbia mai affrontato in vita sua. Dall altra, però, paragona insistentemente questo lavoro a un gioco d azzardo. In effetti, i suoi guadagni provengono, più che da una reale conoscenza del mercato finanziario o da una reale abilità, dalla fortuna. La borsa resta per Zeno un luogo distante, incontrollabile, quasi magico. Una volta che ha dato i suoi ordini, non gli resta che aspettare: e proprio questa attesa spasmodica è, per lui, un «lavoro». Il denaro diventa un entità immateriale e il lavoro si trasforma, da fatica fisica o intellettuale, in attesa, tensione emotiva, assenza di controllo effettivo sul frutto delle proprie azioni. Esercizi INTERPRETARE E APPROFONDIRE All inizio del testo si allude a un opposizione fra commercio e borsa. Rendila esplicita e motivala. Individua i punti in cui Zeno parla della sua giocata in borsa in termini opposti, ora di lavoro, ora di gioco. Che funzione Zeno attribuisce al denaro? C è differenza fra Zeno e un agente di borsa? 3 Lavoro alienato e lavoro liberato L inferno della fabbrica Il 1956 è in qualche modo un anno di frontiera, poiché segna l inizio dell impetuoso sviluppo economico che in brevissimo tempo cambia radicalmente la faccia del nostro paese, distruggendo totalmente la civiltà contadina. Decolla la società dei consumi di massa. L automobile diventa il simbolo della nuova era. Elio Vittorini apre sul «Menabò» il dibattito su letteratura e industria e il lavoro di fabbrica, fino ad allora rimosso e impenetrabile, entra nei romanzi e nella poesia. Memoriale (1962) di Volponi e Una visita in fabbrica (1961) di Vittorio Sereni nascono dall esperienza diretta della grande in- dustria. Volponi era stato assunto come dirigente prima all Olivetti, e poi alla Fiat. Sereni era stato chiamato all ufficio stampa della Pirelli, nel 1952, negli anni in cui le lotte sindacali, forti nell immediato dopoguerra erano state represse e l ordine restaurato nelle fabbriche. La poesia di Sereni rappresenta la realtà della fabbrica neocapitalistica, circondata di «lusinghe», cioè di giardini e di campi da gioco che occultano l «asettico inferno» del lavoro operaio. Incombe in questi versi la metafora della prigione, che distrugge ogni pulsione vitale e ogni valore, riducendo l esistenza a mera produzione meccanica e alienata. Ma lo squillo improvviso della sirena «artigiana» suona come un invito

15 15 L appello della «sirena», che Sereni si augura esorti gli operai alla ribellione, era stato raccolto in quegli anni dal popolo cubano, risvegliando le speranze dei dannati della terra. È del 1959 la rivoluzione di Fidel Castro. In Africa i contadini dell Angola e del Monzambico sferrano l attacco decisivo contro gli ultimi baluardi del dominio coloniale europeo, mentre i contadini vietnamiti resistono fino alla vittoria contro i bombardamenti a tappeto e le armi chimiche e batteriologiche della massima potenza militare del mondo. Tra il 1968 e il 1969 riesplodono nei paesi industrializzati le lotte operaie, a cui si uniscono fenomeno del tutto nuovo gli studenti. La fabbrica diviene ora centro di dibattito culturale e politico, il luogo di lancio di battaglie per la pace e la solidarietà, di una nuova utopia rivoluzionaria (vedi figura in basso). La letteratura militante cerca di rappresentarne esiti e progettualità. Vogliamo tutto (1971) di Balestrini è il romanzo più sintomatico di questo approccio impegnato alla tematica industriale, dove l autore dà voce alla protesta della nuova classe operaia modellandola su autentiche testimonianze orali. Protagonista è un giovane operaio della Fiat che prende direttamente la parola e incarna una figura di lavoratore diversa dal vecchio operaio di mestiere, che nel lavoro troagli operai a svegliarsi, un invito all «ira» e alla «chiarezza», cioè alla presa di coscienza della propria condizione e alla ribellione, in cui il poeta identifica anche una propria possibile salvezza (T3, p. 17). Ugualmente alienato, nella metropoli moderna, è il lavoro d ufficio, che ispira La ragazza Carla (1962) di Elio Pagliarani. Una dattilografa figura esemplare del lavoro femminile è la protagonista del poemetto che racconta la storia incolore di un impiegata nella Milano del secondo dopoguerra. Lo squallore oppressivo del lavoro sconfina dall ufficio e dilaga nella vita privata, familiare e affettiva della ragazza. Sentimenti ed emozioni, tempi e spazi cittadini, tutto vi appare sotto il segno di una mancanza. Il privato (nella forma di un amore) lungi dal poter risarcire le ferite è esso stesso servitù e alienazione. Se il Belluca pirandelliano si riscatta in una dolce pazzia, la ragazza Carla gira a vuoto in una uniformità senza scampo (ufficio, casa, città), che la costringe a non esistere. Intrecciando il linguaggio burocratico dell ufficio, quello impiegatizio, il linguaggio della pubblicità e della quotidianità familiare, Pagliarani ne svela il carattere artificioso e inautentico, denunciando la distruzione che si cela sotto la normalità e il benessere del progresso industriale (cfr. Parte Quattordicesima, cap. IX, 3). «Vogliamo tutto» Edward Hopper, Pompa di benzina (1940). New York, The Museum of Modern Art, Fondazione Mrs. Simon Guggenheim. Una lunga strada di periferia, delle pompe di benzina rosso fuoco, uno scorcio di bianche baracche di legno, un uomo intento a qualcosa. E sullo sfondo una natura dall inquietudine ancora romantica. Eppure questi flash veloci si attaccano alla mente, suscitando un senso di sospensione, di disorientamento. L illuminazione tagliente ha contrasti irreali: la morbida luce del tramonto è affiancata dalla netta campitura del rosso e del bianco: l enfatizzazione del colore piacque agli artisti della Pop Art, colpiti anche dai particolari pubblicitari, in questo caso il Pegaso rosso sulle insegne della Mobil Oil. Anche molti registi si sono ispirati alle opere di Hopper, in particolare nel road movie e nel cinema noir. (L. Corsi) Galileo Chini, Primo turno ( ). Collezione privata. La forza della luce dell alba, che brilla sulla facciata della fabbrica, non trionfa nel cielo, affollato dalle nubi grigie e nere di un denso fumo. L artista coglie il momento del cambio al turno di notte. La raffigurazione dell edificio occupa tutto lo spazio, non si intravede il paesaggio circostante perché la fabbrica è la vera protagonista del dipinto. Gli operai non sono caratterizzati nel volto, ma uniformati in una rappresentazione che li vuole tutti uguali. Vi sono anche donne con bimbi in braccio, forse ad aspettare i compagni, e ragazzini più grandi, evidentemente lavoratori. Negli anni del fascismo, fatti tacere i sindacati operai, l industria italiana si sostiene sfruttando a basso costo la manodopera. (L. Corsi)

16 16 vava un identità professionale: è il prototipo dell operaio-massa della catena di montaggio, dequalificato emigrato dal Sud. Un profilo di operaio totalmente estraneo alla logica industriale della produzione e al mito del lavoro, che lotta innanzitutto per riappropriarsi del piacere di vivere (T4, p. 20). Verso la società del non lavoro? Non è l utopia politica, ma la rivoluzione informatica a trasformare negli anni Ottanta il lavoro e la vita della gente. Con l automazione scompare il paesaggio industriale tradizionale (SI4, p. 17): le officine, i macchinari, le linee di montaggio, le stesse masse operaie lasciano il posto ai robot, ai centri finanziari, al laboratorio informatico. È la realtà descritta da Volponi nelle Mosche del capitale (1989), il primo grande romanzo sul lavoro e sulla città postmoderni. Qui l ufficio e il calcolatore dominano un universo indifferenziato, attraversato dai flussi di informazione delle tecnologie informatiche. Nuovo onnipotente strumento del potere del capitale, il calcolatore «guida controlla concede rincorre codifica assume imprime». Lo spazio della produzione cosiddetta immateriale travalica la città e la nazione per diventare uno spazio planetario, percorso da impulsi elettronici che registrano contemporaneamente calcoli, interessi, co- sti, quotazioni finanziarie (vol. 6, Parte Quattordicesima, cap. IV, 11). Intanto lo spettro della disoccupazione grava sulle società avanzate. Una disoccupazione nuova, strutturale, cioè intrinseca allo stesso sviluppo industriale e tecnologico odierno, in cui viene a cadere la vecchia equazione tra occupazione e aumento della produzione e l unico imperativo è la competitività. Tramonta quindi l illusione, sia di reperire nella civiltà industriale valori positivi, sia di individuare un soggetto portatore di tali valori, in cui lo scrittore possa identificarsi. Ciò che Pasolini, negli Scritti corsari (1975), denuncia a livello sociale, e cioè la trasformazione in consumatori omologati al modo di vita borghese dei ceti proletari (Il genocidio), trova un corrispettivo nella disgregazione delle vecchie identità professionali. Un tema, questo, presente nell immaginario postmodernno e documentato con successo dalla recente filmografia. In Full Monty (1997) di Peter Cattaneo, sullo sfondo delle acciaierie abbandonate di Sheffield, si improvvisano spogliarellisti gli ex operai, i disoccupati della nuova era tecnologica, alla ricerca di un improbabile impiego nel mondo dello spettacolo. Le prospettive aperte dalla rivoluzione informatica restano ambigue. Nei prossimi anni l informatica investirà il lavoro intellettuale in tutte le sue forme in modo più radicale di quanto non stia già facendo con il lavoro manuale, con un duplice esito. I nuovi sistemi possono infatti conseguire fini opposti: sopprimere il lavoro e tenere sotto controllo i pochi lavoratori che restano, oppure difendere l occupazione e rendere il lavoro più intelligente e creativo. Questa alternativa non potrà non essere il frutto di una scelta economica e politica: non c è mai stato, oggi meno che mai, un progresso automaticamente garantito. Milton Glaser, Images of labor (offset; 1981). Braccia forti legate ai polsi, mani che si sciolgono, leggere, in ali di colomba. Il lavoro, lo sfruttamento, la solidarietà, la pace. Il disegno essenziale del manifesto già connota, coi suoi simboli, le immagini del lavoro che vuole presentare. Sotto, la frase di Nicola Sacco sulla libertà di pensiero, che non si può sconfiggere e sopprimere, è un commento esplicito al manifesto. Nicola Sacco, un simbolo nel simbolo. Operaio, immigrato italiano, condannato a morte e giustiziato insieme a Bartolomeo Vanzetti nel 1927 per un assassinio che non potevano aver commesso, nella terra della libertà pagò con la vita l aver manifestato le sue idee anarchiche. Contro la sentenza si mobilitò il mondo intero. Simboli di libertà, hanno accompagnato momenti di lotta: negli anni Sessanta rivivevano nelle note modulate dalla voce di Joan Baez. Il manifesto è opera di Milton Glaser, un famoso designer, che ha fatto della creatività del design il suo lavoro.

17 17 SI4 SCHEDA INFORMAZIONI Dalla catena di montaggio ai robot La fabbrica organizzata scientificamente si basava sul modello tayloristico, ispirato al principio della scomposizione del lavoro in gesti elementari, in mansioni parcellizzate da eseguire in tempi precisi. Supervisori con taccuino e cronometro calcolavano i tempi, sempre pronti ad aumentare i ritmi per migliorare la produttività. È il modello della catena di montaggio che, ideato da Ford per le sue officine fin dal 1913, si diffuse rapidamente nell industria europea, dove è sopravvissuto fino alla crisi degli anni Settanta. Questo sistema di lavoro, dequalificato e ripetitivo, sottoposto a disciplina militaresca e a una continua accelerazione dei ritmi, suscitò la resistenza degli operai e mostrò tutta la sua vulnerabilità durante gli scioperi degli anni Sessanta. Bastava alternare brevi sospensioni del lavoro in un reparto per volta per bloccare l intera catena produttiva per l intera giornata. All ondata di lotte e alla crisi petrolifera che aumentò il costo dell energia il padronato rispose con l automazione, resa possibile dalle tecnologie informatiche. Nella nuova fabbrica i metodi della catena di montaggio vengono allargati alla lavorazione del materiale, con la differenza che la manodopera è sostituita da macchine di nuovo tipo. Lo sbocco finale dell automazione, tecnicamente già possibile, è un processo lavorativo completamente automatico: una fabbrica senza operai Tempi moderni di Charlie Chaplin, Robot industriali impiegati nelle catene di montaggio dalle industrie automobilistiche. T3 Vittorio Sereni Una visita in fabbrica [Gli strumenti umani] Il poemetto Una visita in fabbrica fu pubblicato per la prima volta nel 1961, su un numero della rivista «Il Menabò» che si occupava dei rapporti fra letteratura e industria. Il testo allude però, come dichiarò lo stesso autore, al periodo , gli «asettici inferni» delle fabbriche il lavoro come «accerchiamento» e dannazione quando il lavoro operaio era particolarmente duro. Lo regge il confronto fra il poeta da una parte, che si riconosce lontano dal mondo industriale, ma è animato dalla volontà di capirlo, e gli operai dall altra. La fabbrica è vista come un inferno, peggiore persino perché immobile e immutabile della guerra (il cui ricordo, negli anni Cinquanta, era ancora ben vivo). Ma il suono della sirena sembra esprimere un senso di rivolta ed esortare a conoscere sino in fondo la realtà operaia per mutarla. da V. Sereni, Tutte le poesie, Mondadori, Milano Sfiora torrette, ora, passerelle 35 la visita da poco cominciata: s imbuca in un fragore come di sottoterra, che pure ha regola e centro metrica Versi liberi Ora la visita incominciata da poco sfiora [: giunge presso] torrette [e] passerelle: si addentra (s imbuca) in un frastuono che sembra venire da (come di) sottoterra [e] che tuttavia (pure) ha delle regole e un origine (centro)

18 18 T3 Vittorio Sereni Una visita in fabbrica e qualcuno t illustra. Che cos è un ciclo di lavorazione? Un cottimo cos è? Quel fragore. E le macchine, le trafile e calandre 40 questi nomi per me presto di solo suono nel buio della mente, rumore che si somma a rumore e presto spavento per me straniero al grande moto e da questo agganciato. Eccoli al loro posto quelli che sciamavano là fuori qualche momento fa: che sai di loro 45 che ne sappiamo tu e io, ignari dell arte loro Chiusi in un ordine, compassati e svelti, relegati a un filo di benessere senza perdere un colpo e su tutto implacabile e ipnotico il ballo dei pezzi dall una all altra sala. [ ] IV «Non ce l ho dice coi padroni. Loro almeno sanno quello che vogliono. Non è questo, non è più questo il punto». E raffrontando e 65 rammemorando: «la sacca era chiusa per sempre e nessun moto di staffette, solo un coro di rondini a distesa sulla scelta tra cattura e morte». Ma qui, non è peggio? Accerchiati da gran tempo e ancora per anni e poi anni ben sapendo che non 70 più duramente (non occorre) si stringerà la morsa. C è vita, sembra, e animazione dentro quest altra sacca, uomini in grembiuli neri che si passano plichi uniformati al passo delle teleferiche 75 di trasporto giù in fabbrica. Salta su che qualcuno [: una guida] ti spiega (illustra). La visita in fabbrica del poeta è iniziata: il rumore ha qualcosa di infernale, ma una guida gli spiega che cosa sia e da dove venga Che cosa è un ciclo di lavorazione? Che cosa è un cottimo? [Sono] quel frastuono. E [sono] le macchine, le trafile, le calandre: questi [sono] per me nomi presto [: poco dopo essermi stati detti] [ridotti a] un puro suono (di solo suono) nella [mia] mente che non li comprende (nel buio della mente), [sono] un rumore che si aggiunge (somma) a [altro] rumore [: il frastuono delle macchine] e presto [diventeranno] per me, estraneo (straniero) al grande movimento (moto) [della fabbrica] e catturato da esso (da questo agganciato), [motivo di] spavento. Il poeta riceve le prime spiegazioni sulla fabbrica; ma le parole della guida si confondono nel frastuono: egli non riesce a comprenderle davvero e gli suonano sinistre. Il ciclo di lavorazione è l insieme delle operazioni che portano alla produzione di un oggetto finito; il cottimo è una forma di retribuzione basata non sulle ore di lavoro, ma su quanto effettivamente viene prodotto; trafile e calandre sono macchine metallurgiche Eccoli al loro posto quelli [: gli operai] che qualche momento fa [: durante una pausa] si muovevano (sciamavano) là fuori: che ne sai di loro? che ne sappiamo tu e io, che non conosciamo il loro mestiere (ignari dell arte loro)? La condizione dell intellettuale è lontanissima da quella degli operai, perciò egli si chiede se davvero può comprenderli [Se ne stanno] stretti in fila (Chiusi in un ordine), seri (compassati) e rapidi [nei loro movimenti], legati (relegati) a un po (a un filo) di benessere, senza perdere un colpo [: senza sbagliare un gesto nel lavoro] e sopra tutto [c è] il movimento (ballo) inarrestabile e allucinante (implacabile / e ipnotico) dei pezzi [che vanno] da una sala all altra. Gli operai sono irreggimentati nell ordine della catena di montaggio: il bisogno di guadagnare li lega al loro lavoro che, meccanico e ripetitivo, sembra una danza ossessiva e infernale di pezzi. 62 dice: un operaio E paragonando (raffrontando) [: il presente al passato] e ricordando (rammemorando) [: un esperienza di guerra] [continua]: «l accerchiamento (la sacca) era chiuso senza possibilità di scampo (per sempre) e non [c era] nessun movimento di staffette, [si sentiva] solo un canto (coro) spiegato (a distesa) di rondini [che ricadeva] sulla [nostra] scelta fra lasciarci catturare e morire (tra cattura / e morte) [combattendo]». Ma qui [: in fabbrica] non è peggio? [Siamo] accerchiati da lungo tempo e [lo saremo] ancora per anni e poi anni, ben sapendo che la morsa non si stringerà in modo più duro [: la situazione non diventerà più dura] ([infatti], non servirebbe). La vita in fabbrica è paragonata dall operaio a un esperienza che ha vissuto in guerra: l accerchiamento da parte dei nemici, quando le uniche alternative sembravano la prigionia o la morte. Lo stesso senso di accerchiamento e di impossibilità di cambiare le cose si avverte ora; anzi, adesso non si vede alcuna via di uscita. La situazione non diventerà neppure più dura (questo, infatti, non servirebbe ai padroni). Sacca è un termine del gergo militare; indica propriamente il luogo dell accerchiamento. Le staffette sono i soldati che portano i messaggi: nell accerchiamento esse non possono comunicare per cercare rinforzi Sembra [che] in quest altro accerchiamento (sacca) [: nella fabbrica] ci siano (C è) vita e animazione, [ci sono] uomini in grembiuli neri, sincronizzati (uniformati) al movimento delle teleferiche di trasporto, giù in fabbrica, che si passano dei pacchi (plichi).

19 19 T3 Vittorio Sereni Una visita in fabbrica il più buono e il più inerme, cita: E di me si spendea la miglior parte tra spasso e proteste degli altri ma va là scatenati. V La parte migliore? Non esiste. O è un senso 80 di sé sempre in regresso sul lavoro o spento in esso, lieto dell altrui pane che solo a mente sveglia sa d amaro. Ecco. E si fa strada sul filo cui si affida il tuo cuore, ti rigetta 85 alla città selvosa: Chiamo da fuori porta. Dimmi subito che mi pensi e ami. Ti richiamo sul tardi. Ma beffarda e febbrile tuttavia ad altro esorta la sirena artigiana. 90 Insiste che conta più della speranza l ira e più dell ira la chiarezza, fila per noi proverbi di pazienza dell occhiuta pazienza di addentrarsi a fondo, sempre più a fondo 95 sin quando il nodo spezzerà di squallore e rigurgito un grido troppo tempo in noi represso dal fondo di questi asettici inferni. Il più buono e il più indifeso (inerme) [degli operai] salta su [: inizia a parlare improvvisamente] [e] cita: «E di me si spendea la miglior parte» [: «e si consumava la parte migliore di me»], fra il divertimento (spasso) e le proteste degli altri, scatenati [che lo zittiscono dicendogli]: Ma va là. Nella fabbrica, gli uomini sono costretti a regolare i loro movimenti su quelli delle macchine. Eppure, sembra che la vita e l animazione continuino a resistere. Uno degli operai cita un verso famoso e i suoi compagni, prendendolo in giro, lo mettono a tacere: un po perché sembra darsi delle arie da persona colta, un po perché la poesia, in un luogo simile, sembra stonata. Le teleferiche / di trasporto sono un sistema di carrelli sospesi che scorrono lungo dei cavi. E di me si spendea la miglior parte è il v. 18 di A Silvia di Leopardi, un testo che era comune imparare a memoria nella scuola dell obbligo La parte migliore? [: cfr. v. 77] Non esiste. Oppure [la parte migliore] è una coscienza (senso) di sé sempre indietro (in regresso) rispetto al (sul) lavoro o che si esaurisce (spento) in esso [: che il lavoro cancella], [coscienza] felice dello stipendio concesso da altri (dell altrui pane) [e] che solo a mente lucida (sveglia) sa di amaro. Il lavoro in fabbrica offusca o addirittura cancella la coscienza e la dignità umana degli operai. Essi o si sforzano inutilmente di comprendere la realtà della loro condizione (vv ), oppure sono così stanchi e frastornati che neppure riescono a pensare (v. 81). Quando però la consapevolezza ritorna, allora anche lo stipendio concesso dai padroni è motivo di amarezza. I vv ricordano un famoso passo di Dante (Paradiso, XVII, 58-59: «Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui [ ]») Ecco [: così stanno le cose]. E [la parte migliore di sé] riemerge (si fa strada) al filo [del telefono], al quale (cui) si affidano i tuoi sentimenti (il tuo cuore), [e] ti spinge nuovamente (ti rigetta) [: col pensiero] nella città affollata (selvosa). Chiamo dalla periferia (da fuori porta) [: dove è la fabbrica]. L unico momento in cui la parte migliore dell operaio emerge è solo quando può chiamare, dalla periferia in cui è la fabbrica, in città, dov è la donna che ama. Al telefono, egli cerca un immediato contatto affettivo, che lo salvi dalla durezza del lavoro Ma la sirena della fabbrica (artigiana), beffarda e impaziente (febbrile), esorta con insistenza (tuttavia = continuamente, ancora) a [ben] altro [: a tornare al lavoro, rendendosi conto di che cosa esso sia realmente]. [La sirena] ripete (Insiste) che l ira [: la volontà di ribellione] conta più della speranza, e più dell ira [conta] la chiarezza [: la lucidità intellettuale e la volontà politica]; ripete (fila; *metafora) per noi sentenze (proverbi) di pazienza [: che esortano a resistere], di una pazienza attenta (occhiuta) che vada a fondo (di addentrarsi / a fondo), sempre più a fondo, sino a quando un grido represso in noi per troppo tempo, dal fondo di questi inferni puliti e meccanici (asettici), scioglierà (spezzerà) il nodo di squallore e disgusto (rigurgito) [che abbiamo in gola] [: romperà le costrizioni disumane della fabbrica]. La telefonata a casa è interrotta dal suono della sirena. Con il suo suono aggressivo, essa sembra esprimere il disagio stesso degli operai. Per loro è importante nutrire un senso di ribellione e, soprattutto, acquistare una volontà chiara e lucida di cambiare, attraverso la lotta politica, le loro condizioni. Occorre diventare sempre più attenti e consapevoli della realtà: un giorno, dalla stessa alienazione delle officine nascerà l esigenza della liberazione. Guida alla lettura La fabbrica come inferno Tutta la visita in fabbrica è descritta come un viaggio infernale; l assimilazione del resto è resa esplicita dal verso finale. In particolare, si notano vari richiami a Dante: dalla citazione (vv ), all idea di un viaggio accompagnato e all incontro con personaggi che parlano. Tuttavia, i dannati che incontra Sereni sono dannati ben diversi da quelli dell Inferno dantesco: non a caso, nello scenario allucinato, in cui i corpi sono cancellati da funesti «grembiuli neri» (v. 72), sembra che resistano comunque «vita» e «animazione». Questa vita e questa animazione lottano contro un «ordine» (v. 46) paralizzante, che è accerchiamento senza

20 20 T3 Vittorio Sereni Una visita in fabbrica salvezza (vv ): i ritmi del lavoro impediscono persino la consapevolezza e il pensiero. Il «benessere», per di più ridotto a un «filo» (v. 47), è solo una seduzione, che certo non può ripagare della fatica e dell alienazione. Il poeta e gli operai La distanza fra il poeta e gli operai è netta. Il poeta sa di essere un privilegiato, e vive la propria condizione con un senso di implicita vergogna. Perciò ha un atteggiamento complesso nei confronti dei lavoratori: sa che non può capire davvero una vita che non ha sperimentato, ma esprime la sua compartecipazione emotiva e la sua solidarietà politica. Evita, però, di porsi come l intellettuale che possiede una visione della realtà più articolata e profonda degli operai: nella IV sezione, affida il discorso proprio a un operaio; nella V ne assume il punto di vista, ricollegandosi esplicitamente alle parole che ha sentito in fabbrica. Tuttavia, Sereni si chiede anche quale sia il compito della poesia di fronte alla realtà. Il verso A Silvia citato da uno dei presenti (non a caso, «il più buono», ma anche «il più inerme») suscita «spasso e proteste»: Leopardi, uno dei nostri poeti più grandi e popolari, sembra fuori posto. Il mutamento delle cose è affidato non alla letteratura, ma al «grido» (v. 96). La letteratura, semmai, può cooperare a dare coscienza, risvegliare il «senso / di sé» e far sì che il grido non sia più «represso». Essa, però, è consapevole dei propri limiti. Le figure degli operai emergono perciò nella loro individualità, nella loro realtà concreta, nella loro dignità morale. Esercizi INTERPRETARE E APPROFONDIRE Individua gli elementi che assimilano la visita in fabbrica a un viaggio all inferno. Come sono rappresentati gli operai e che cosa li lega alla catena di montaggio? Qual è l atteggiamento del poeta nei loro confronti? Perché quando un operaio cita Leopardi suscita «spasso e proteste»? Che cosa ci dice questa reazione sul rapporto tra poesia e industria? Spiega il significato simbolico attribuito dal poeta allo squillo della sirena. T4 Nanni Balestrini Un assemblea di operai [Vogliamo tutto] Queste pagine sono tratte dal romanzo Vogliamo tutto (1971), di Nanni Balestrini, in cui lo scrittore documenta le lotte operaie del Sono riportati qui i discorsi tenuti da un operaio durante un assemblea all Università. combattere i padroni scavalcando il sindacato «Fiat deve diventare il Vietnam per i padroni in Italia» Compagni, i contenuti che sono emersi dalla lotta della Fiat sono innanzi tutto l autonomia operaia, cioè gli operai che scavalcano ogni tipo di mediazione sindacale. 1 Che hanno organizzato autonomamente le forme di lotta, che hanno stabilito autonomamente gli obiettivi. E su questo hanno cominciato a costruire l organizzazione autonoma che gli permette di portare avanti la lotta. Teniamo presente che questa è la quinta settimana di lotta alla Fiat. I contenuti emersi da questa lotta sono soprattutto la richiesta operaia di unificazione, vale a dire: richiesta di aumenti salariali uguali per tutti. E richiesta del superamento delle divisioni per categorie 2 e per paga di posto 3 che il padrone e il sindacato avevano introdotto nella struttura del salario. C è stato un continuo tentativo sindacale di spegnere, di circoscrivere e isolare questa lotta. Che si è articolato prima in trattative a livello di reparto e officina, finché siamo arrivati all accordo bidone 4 dell altro giorno riguardante tutta la Fiat. L accordo bidone ha sviluppato a livello aziendale quelli che erano i tentativi fatti a livello di offida N. Balestrini, Vogliamo tutto, Feltrinelli, Milano cioè sindacale: è una definizione di autonomia operaia: sono gli operai stessi a fare le loro rivendicazioni, senza che il sindacato medi fra loro e i datori di lavoro. 2 categorie: o livelli; sono la scala in cui sono disposti i diversi lavoratori di uno stesso settore (per esempio operaio e operaio specializzato). 3 paga di posto: salario collegato alle condizioni lavorative (quindi più o meno alto a seconda dei rischi corsi e della maggiore o minore igiene dell ambiente). 4 accordo bidone: accordo-truffa.

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