Iniziativa Comunitaria Equal II Fase IT G2 CAM Futuro Remoto. Prodotti finanziari a medio lungo termine AZIONI

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1 AREA FINANZA

2 DISPENSE FINANZA Iniziativa Comunitaria Equal II Fase IT G2 CAM Futuro Remoto Prodotti finanziari a medio lungo termine AZIONI ORGANISMO BILATERALE PER LA FORMAZIONE IN CAMPANIA

3 Azioni Un azione (o titolo azionario) è il riferimento unitario nella partecipazione alla proprietà di una S.p.A. (Società per azioni) o di una S.a.p.A. (Società in accomandita per azioni), nel senso che costituisce quel documento cartaceo nel quale viene attestato il possesso di una quota unitaria del capitale sociale (c.s.) della società. In questo modo, quindi, il possessore di un' azione si dice che è proprietario di una unità del c.s. della società, o più brevemente che è proprietario di una quota societaria, e per questo diventa socio della società. Ovviamente, nulla vieta di possedere più di una azione di una stessa società, nonché di diverse società. Tra l altro, gli elementi contenuti nel documento cartaceo sono dettagliatamente elencati nell art.2354 del codice civile (c.c.). In realtà va però detto che a partire dal 4/1/99 le azioni non sono più messe in circolazione sotto forma di documenti cartacei, bensì compaiono esclusivamente sotto forma di registrazione contabile presso la società emittente e l intermediario finanziario. Il capitale sociale di una società non è altro che quella voce (espressa in termini monetari), che compare al passivo del suo bilancio, che contiene l ammontare complessivo del capitale apportato dai soci. Questa somma è proprio pari al prodotto tra il numero delle azioni ed il loro valore nominale, dove il valore nominale di ogni azione è quello stabilito in fase di emissione uguale per tutte. Successivamente alla nascita della società, il capitale sociale può subire degli aumenti con conseguente emissione di nuove azioni. Da notare che anche per tutte le altre società diverse dalle S.p.A. e S.a.p.A. è possibile definire un capitale sociale, però in questi casi le quote di partecipazione non possono essere costituite da azioni. Una volta che la società nasce, i soci fondatori possono decidere se continuare a detenere il 100% delle azioni (cioè del c.s. della società) oppure metterne in circolazione una parte. In questo secondo caso occorre però distinguere due momenti distinti: 1. l emissione delle azioni sul mercato primario. Durante questa fase i titoli vengono per la prima volta offerti al pubblico, o perché si è deciso di rendere pubblica una quota della società oppure perché si sta eseguendo un aumento di capitale sociale con conseguente emissione di nuove azioni. In genere, le emissioni sul mercato primario avvengono tramite banche (si pensi, per esempio, alle privatizzazioni di imprese pubbliche tipo l E.N.E.L. o all offerta al pubblico di azioni di società private tipo Tiscali); 2. la quotazione delle stesse azioni su qualche mercato secondario. Una volta emesse sul mercato primario, le azioni possono infatti circolare liberamente nei cosiddetti mercati secondari in cui gli investitori che vogliono acquistare o vendere dei titoli si incontrano tramite intermediari finanziari. Sono esempi di mercati secondari le borse ed i mercati telematici. E quindi chiaro come nel caso in cui i soci fondatori continuano a detenere il 100% delle azioni, si tratti di una società non quotata in nessun mercato secondario. Un tipico esempio di un tale tipo di società è quello della Ferrero S.p.A. Le azioni possono in generale essere classificate secondo diversi criteri: 1. possono essere nominative o al portatore: sono nominative le azioni che conferiscono al possessore i diritti e gli obblighi in virtù del fatto che sul titolo stesso è contenuta un intestazione personale (nel qual caso la stessa intestazione compare anche in un apposito registro della società emittente). In pratica tutte le tipologie di azioni devono essere nominative per legge, con la sola eccezione delle azioni di risparmio; sono viceversa al portatore le azioni che conferiscono i diritti e gli obblighi ad un qualunque soggetto che si trovi in possesso del titolo. E come già detto, è possibile optare per questa categoria di azioni solo riguardo a quelle di risparmio; 2. possono altresì essere ordinarie, privilegiate, postergate, di risparmio e per i dipendenti: sono ordinarie le azioni nominative, quotate o non quotate, che conferiscono al titolare i tradizionali diritti di voto nelle assemblee ordinarie e straordinarie (dove ogni azione posseduta vale per un voto) nonché il diritto ad una quota degli eventuali dividendi o ancora ad una quota del patrimonio netto della società in caso di liquidazione, proporzionalmente al numero di azioni possedute rispetto al totale. In questi ultimi due casi, occorre però commisurare i propri diritti a quelli dei possessori delle azioni non ordinarie (per alcune categorie di azioni non ordinarie, infatti, come si vedrà, sono previsti alcuni privilegi nella ripartizione dei dividendi e del patrimonio netto in caso di liquidazione). Esistono poi tutta un altra serie di diritti e di obblighi per il titolare di azioni ordinarie che esulano dallo scopo di 2

4 questo testo (ci si può ad esempio riferire agli artt. 2347,2350,2351,2352 e 2354 c.c., nonché al prospetto informativo associato all emissione); sono privilegiate le azioni nominative, quotate o non quotate, che conferiscono al titolare il diritto di voto solo nelle assemblee straordinarie. Di contro tali azioni godono di priorità nella ripartizione dei dividendi e del patrimonio netto della società in caso di liquidazione. Da notare però che queste tipologie di azioni possono essere emesse per un ammontare non superiore al 50% di tutto il c.s. della società; sono postergate le azioni nominative non quotate che conferiscono al titolare sia dei diritti di voto limitati (solo il voto nelle assemblee straordinarie oppure addirittura nessun diritto di voto) che delle limitazioni, in termini di ammontare, nella ripartizione dei dividendi e del patrimonio netto della società in caso di liquidazione. Di contro, però, queste azioni hanno priorità rispetto alle azioni ordinarie nella ripartizione del patrimonio netto in caso di liquidazione della società e nel caso di riduzione del c.s.. Rientrano in questa categoria anche le azioni di godimento; sono di risparmio le azioni, nominative o al portatore (a scelta del socio azionista), quotate o non quotate, che non conferiscono alcun diritto di voto al possessore. Di contro, godono di particolari privilegi patrimoniali come un dividendo annuo minimo garantito, la priorità nel caso di liquidazione del patrimonio netto della società, ecc. Anche l ammontare complessivo di queste azioni non può superare il 50% di tutto il c.s.; sono infine per i dipendenti le azioni nominative, quotate o non quotate espressamente definite dall art c.c. Si tratta di azioni che possono conferire o meno delle limitazioni nell esercizio del diritto di voto, e possono anche conferire dei privilegi patrimoniali. Vengono tuttavia emesse solo in casi particolari ed esclusivamente a favore dei dipendenti della società. In tutti i casi di azioni quotate, indipendentemente dai diritti che conferiscono, c è sempre la possibilità di realizzare dei guadagni o perdite acquistando e vendendo tali azioni su qualche mercato secondario. Vanno infine chiariti i significati di: 1. ripartizione di dividendi. I dividendi sono una parte degli utili che la società decide di distribuire ogni anno tra i vari azionisti. E quando capita ciò, si applicano le descritte priorità tra i possessori delle diverse categorie di azioni; 2. ripartizione del patrimonio netto in caso di liquidazione della società. Una società può essere liquidata (sciolta) per tutta una serie di ragioni (fallimento, conseguimento dell ogget- to sociale o impossibilità nel conseguirlo, ecc.). In ogni caso ciò che importa è il fatto che il suo patrimonio netto (vale a dire l insieme del c.s., riserve ed utili accumulati durante i vari anni di esercizio) deve essere distribuito tra i vari soci. Nuovamente, quindi, in questa ripartizione si applicano le regole di priorità tra i possessori delle diverse categorie di azioni precedentemente definite; 3. assemblea ordinaria e straordinaria. In genere una società prende le sue decisioni e le mette in pratica tramite degli organi sociali. L assemblea è proprio uno di questi organi, ed in particolare ha il compito di prendere le decisioni sulla vita della società. Per le decisioni di ordinaria amministrazione (approvazione del bilancio, politiche di gestione della società, ecc.) viene semplicemente convocata l assemblea ordinaria, mentre per prendere delle decisioni straordinarie (modifiche dell atto costitutivo, emissione di obbligazioni, ecc.) viene convocata l assemblea straordinaria. A seconda allora della categoria di azioni che ogni socio possiede, potrà o meno partecipare a queste assemblee per esprimere il proprio voto. Sono titolo rappresentativo della proprietà di una quota del capitale sociale di una società per azioni, individuato dal valore nominale del certificato azionario (capitale sociale diviso numero di azioni emesse). Il titolare anche di una sola azione e socio a tutti gli effetti e, partecipando alle assemblee ordinarie e straordinarie, concorre alla formazione della volontà aziendale. In caso di distribuzione di utili, ha diritto alla quota spettante ad ogni singola azione (dividendo) qualora il bilancio ne permetta conferimento e il consiglio d amministrazione decida di riconoscerlo. Le azioni possono essere acquistate e vendute liberamente, purchè siano presenti sul mercato acquirenti e venditori. Le società più importanti, con un azionariato sufficientemente diffuso (flottante) sono quotate in Borsa dove giornalmente si incontrano domanda e offerta di titoli mobiliari e dove, in funzione dell andamento di mercato, viene fissato un prezzo di riferimento dei titoli. 3

5 Azione ordinaria / privilegiata di risparmio A differenza dei normali titoli azionari (azioni ordinarie), le azioni privilegiate (in disuso) conferiscono, in positivo, un diritto di priorità circa la distribuzione degli utili (almeno il 2 per cento del capitale), prima cioè che questi vengano assegnati alle azioni ordinarie; in negativo, una limitazione nel diritto di voto limitato a decisioni straordinarie (esercitabile solo per deliberare su modifiche dell atto costitutivo e per l emissione di prestiti obbligaziona-ri). A differenza delle prime due che sono nominative, l azione di risparmio può essere al portatore; può essere convertibile o non convertibile in azioni ordinarie; di contro, i possessori di azioni di risparmio non hanno diritto al voto. In cambio hanno vantaggi in sede di ripartizione di utili: si ha diritto ad un dividendo minimo pari al 5 per cento del valore nominale, comunque sempre superiore del 2 per cento rispetto a quello di pertinenza delle azioni ordinarie. In caso di mancata distribuzione di utili, l azione può essere remunerata recuperando nei due esercizi successivi l importo non goduto. In caso di liquidazione della società, i possessori di azioni di risparmio hanno diritto alla priorità nel rimborso. Azione postergata Trattata meno favorevolmente delle ordinarie, e remunerata solo successivamente al pagamento di dividendi delle altre azioni. Azione cum warrant Il warrant e uno strumento derivato, in genere quotato, che attribuisce (alla data di scadenza il diritto all acquisto (call warrant) o alla vendita (put warrant) di un quantitativo di strumenti finanziari determinati sia nella quantità che nel prezzo. E un particolare tipo di azione, emesso in occasione degli aumenti di capitale. Alla data stabilita per l esercizio del warrant, il titolare può utilizzarlo per l acquisto di azioni ordinarie o rivenderlo. Procedure e costi per l acquisto di azioni. Chi investe in azioni usa prevalentemente il canale bancario: occorre aprire una Custodia titoli ed avere un conto corrente, che verrà addebitato dopo un acquisto e accreditato dopo una vendita. Molti borsini permettono di operare per telefono, ma si consiglia di inoltrare sempre un ordine scritto specificando chiaramente: Nome del titolo che si intende trattare e quantità; in caso di acquisto conviene sempre fissare un prezzo massimo oltre il quale l ordine non viene eseguito; in caso di vendita fissare sempre il prezzo minimo al di sotto del quale l operazione non dovrà essere eseguita. Il giorno successivo e bene informarsi dell avvenuta operazione. L operazione verrà certificata dal Fissato bollato, documento che individua l operazione e che sarà inviato successivamente. Per i costi, occorre considerare: Commissione di acquisto o di vendita: 7 per mille del valore dell operazione; Rimborso spese fisse (variabile da banca a banca) Spese di custodia titoli: il costo e pubblicizzato sugli avvisi sintetici esposti al pubblico e varia da banca a banca. Queste spese possono diminuire drasticamente se si decide di tenere i titoli non in banca ma di depositarli presso una società che ne accentrerà la custodia (Montetitoli Spa). Per questo servizio occorre sottoscrivere un ulteriore contratto (oltre quello per aprire la Custodia) con il proprio istituto di credito. E evidente il rischio connesso ad un investimento azionario: se quando vendo (o sono costretto a vendere) il prezzo da me spuntato e inferiore a quello al quale acquistai, ho fatto un pessimo affare; se e superiore avrò guadagnato. Per questo si sconsiglia di investire in azioni con obbiettivi di breve o brevissimo periodo: meglio limitarsi a comprare buoni titoli e ad aspettare il tempo necessario (magari anni) perche il valore raggiunto sia soddisfacentemente superiore a quello d acquisto, piuttosto che comprare spinti dalla informazione confidenziale di prossimi consistenti rialzi: chi deve sapere sa prima di noi. Il seguente decalogo può essere d aiuto: 1)Valutare bene i tempi di utilizzo del nostro risparmio. Occorre avere un quadro preciso dei propri impegni finanziari nel breve e medio periodo: se dobbiamo affrontare una spesa consistente nei prossimi 12 mesi la collocazione dei nostri risparmi non può essere a rischio (azioni), come potrebbe invece essere se per i prossimi cinque -sette anni non abbiamo preventivato grosse uscite finanziarie. 2)La quota di investimento in capitale di rischio deve rappresentare una frazione (10-25 per cento) dei nostri risparmi. 4

6 3)Occorre poter disporre di una quota di riserva per intervenire in caso di successivo calo del valore dei titoli azionari acquistati. In altri termini non si deve investire tutto e subito, ma frazionare gli acquisti, per avere un capitale di riserva che possa essere utilizzato per comprare lo stesso titolo svalutato, spingendo, in tal modo, verso il basso la media dei prezzi. 4)Se il nostro investimento sta andando bene, liquidiamolo per tempo, anche contro il nostro istinto: aspettare il picco massimo significa incappare nella inversione di tendenza e, troppo spesso, questa ci convincerà a non vendere più, sperando in una risalita che potrebbe arrivare dopo anni. 5)Riflettiamo sul fatto che in nessun mercato (tanto meno in quello azionario) esiste l ultimo treno. L andamento, cioè, non sarà sempre crescente ne sempre in calo. Aver fretta di entrare o di uscire può non essere conveniente. 6)Attenzione a non essere presi dalla sindrome del gioco d azzardo, con le prime vincite che ci spingono a nuove e più alte puntate. 7)Alla luce delle scadenze europee (Moneta unica ecc.) e visto l andamento dei tassi, non dismettere i titoli di Stato, pur se hanno avuto una performance eccellente, per investire in borsa: le delusioni possono essere fortissime. I rendimenti dei titoli di Stato italiani sono ancora competitivi rispetto ai rendimenti del reddito fisso reperibili su altri mercati europei. 8) Sui mercati azionari non fantasticare mai su guadagni eccezionali con il Fai da Te. E consigliabile usufruire dei consigli degli esperti (di fiducia e professionalmente sperimentati), per non incorrere in bruschi risvegli e lasciare sui mercati (com e già accaduto in passato) parte dei nostri risparmi. 10)Mettete alla porta chi cerca di convincervi a collocare i vostri risparmi osannando rendimenti passati e prevedendone di futuri. Rendimento Una volta che le azioni quotabili di una società vengono messe in circolazione su qualche mercato secondario, qualunque soggetto può acquistarle diventando socio; in ogni momento sarà poi possibile rivenderle. In queste operazioni di compravendita di azioni, il c.s. della società non viene minimamente intaccato, ed inoltre la maggior parte delle volte si tratta di operazioni che, per la quantità di voti nelle assemblee che conferiscono, non hanno alcuna rilevanza sulla vita operativa della società (si tratta delle cosiddette partecipazioni non qualificate). Così, ad esempio, l acquisto, da parte di un soggetto privato, di 100 azioni Alitalia non avrà alcuna rilevanza sulla vita della compagnia aerea, e così via. Diverso è invece il caso di acquisizioni strategiche di azioni o ancora il caso di fusione tra due società (si pensi, per esempio, all acquisto dell Alfa Romeo da parte della Fiat). Ad ogni modo, quando si acquista su qualche mercato secondario un azione di una società quotata, il guadagno può derivare da due fattori: 1. dagli eventuali dividendi distribuiti dalla società; 2. dalla differenza tra prezzo di vendita e di acquisto (se positiva, altrimenti ne scaturirà una perdita) dell azione qualora si decidesse di rivenderla. Se allora si acquista un azione al prezzo corrente di mercato Pa (al quale occorre poi aggiungere i costi di commissione pagati all intermediario) e la si rivende al prezzo Pv (il quale potrà ovviamente essere uguale, maggiore o minore di Pa) dopo avere incassato dei dividendi per un ammontare complessivo pari a D, il guadagno (o la perdita) al lordo delle tasse, vale: G=(Pv-Pa)+D Il tasso di rendimento di conseguenza potrà essere calcolato come: r%=(g/pa)*100. Se quindi, ad esempio, si sono acquistate 100 azioni al prezzo di Pa = 3,0 ciascuna e le stesse azioni vengono rivendute al prezzo di Pv = 3,1 ciascuna dopo aver incassato un dividendo di D=0,5 per ogni azione posseduta, il guadagno dell operazione sarà: G=(3,1-3,0)+0,5 = 0,6 /azione e quindi, nel complesso delle 100 azioni: G=0,6*100=60 (» ), al lordo delle tasse. Di conseguenza, il rendimento è stato del: r%=(0,6/3)*100=20,0% o anche: r%=(60/300)*100=20,0%. 5

7 Da notare come un tale rendimento non sia assolutamente stato riferito all arco temporale in cui si è stati in possesso delle azioni. Può tuttavia essere comodo, specialmente per confrontare il rendimento di un titolo azionario con quello di qualche altro strumento finanziario, riferire tale rendimento ad una unità di tempo standard, come ad esempio un anno, indipendentemente dall effettiva durata dell investimento. Questo significa cioè trasformare il rendimento effettivamente conseguito in tutta la durata dell investimento (1 giorno, 2 mesi, 3 anni, ecc.), in uno corrispondente che esprima la redditività di quell investimento se fosse durato 365 giorni. Ecco che allora il rendimento annuo ra di un investimento in titoli azionari può essere calcolato come: se l investimento dura meno di 1 anno, dove g indica il numero di giorni intercorrenti dall acquisto del titolo fino al giorno della sua vendita; risolvendo la seguente equazione: se l investimento dura più di 1 anno, dove: n è il numero di anni (non solari, bensì formati da 365 giorni a partire dal giorno di acquisto dei titoli) in cui si detengono le azioni prima di rivenderle; D1, Dn sono gli eventuali dividendi incassati durante i vari anni di durata dell investimento; Pa, Pv ed ra hanno i soliti significati; a rappresenta il numero di giorni che passano, nell ultimo anno, tra la data di acquisto e la data di vendita dei titoli (se ad esempio i titoli vengono acquistati il 1 Giugno del 2000 e rivenduti il 31 Ottobre del 2002, allora a misura i giorni che passano tra il 1 Giugno del 2002 ed il 31 Ottobre del 2002, ossia 153 giorni). Da infine rappresenta l eventuale dividendo incassato prima della rivendita del titolo nella frazione dell ultimo anno (a/365); Ovviamente, se l investimento dura esattamente 1 anno, ra=r. Riprendendo quindi l esempio di prima, se i titoli sono stati acquistati il 1 Febbraio e rivenduti il 15 Luglio dello stesso anno allora, al fronte del rendimento effettivo del 20,0%, quello annuo vale (ipotizzando un anno non bisestile): Se invece vengono acquistati il 1 Febbraio del 2000 e rivenduti il 30 Aprile del 2003, allora: n=3; D1=1, D2=1, D3=0, Da=0,5 ad esempio; Pa=3, Pv=3,5 ; a=89 giorni; e quindi, in tal caso, il rendimento annuo ra verrà ottenuto risolvendo la seguente equazione: Ciò che si ottiene è: ra% 31,2%. Va infine osservato come il rendimento dei titoli azionari maggiormente nominato dai mezzi di comunicazione ogni giorno sia quello che si riferisce esclusivamente alla variazione del prezzo di mercato. Questo significa che dire ad esempio in un telegiornale che il titolo Fiat sta guadagnando il 2,5%, significa semplicemente che, rispetto al prezzo di chiusura del giorno precedente, il prezzo di mercato di quel titolo è attualmente aumentato appunto del 2,5%. Può poi capitare che durante la giornata questo aumento vari, addirittura trasformandosi in una perdita; e così via. Rischio 1. Rischio emittente Il rischio emittente è quello di una qualsiasi società che svolge le sue attività sul mercato. Non è quindi possibile quantificarlo a priori una volta per tutte, bensì varia da caso a caso in funzione della società che ha emesso le azioni. Ad esempio, si può dire che questo rischio è più elevato per una società che produce personal computers (data la tipologia di settore) che non per una società fornitrice di energia elettrica. 6

8 2. Rischio di mercato Il rischio di mercato trova la sua più classica applicazione proprio nel campo dei titoli azionari. Infatti è proprio questa tipologia di titoli ad avere i prezzi più variabili in assoluto, rispetto ad altri strumenti finanziari. La variabilità del prezzo di una azione può essere spiegata secondo due differenti livelli: ad un primo livello si può dire che il prezzo delle azioni dipende dall andamento della società sul mercato in cui opera in relazione alla capacità di gestione operativa dei suoi managers, all apprezzamento dei suoi prodotti o servizi da parte del mercato, alle strategie intraprese (alleanze con altre società, apertura di nuovi punti vendita, ecc.), ai suoi rapporti con la Giustizia, ecc. Tutte queste componenti contribuiscono infatti alla determinazione del valore della società, e quindi anche alla determinazione del prezzo delle sue azioni; ad un secondo livello si può invece semplicemente dire che il prezzo delle azioni di una società dipende dalla legge della domanda e dell offerta. Questo significa che un certo prezzo per le azioni di una certa società si forma sul mercato (secondario) perché, a quel prezzo, ci sono stati degli investitori disposti a vendere ed altri disposti a comprare. Si potrebbe tuttavia avanzare l ipotesi che il prezzo di 2 livello (quello che effettivamente si incontra sui mercati finanziari secondari) sia una diretta conseguenza delle determinanti di 1 livello. In ogni caso la ricerca analitica di un tale collegamento non è banale, anche perché subentrano dei fattori di disturbo dovuti ad obiettivi di speculazione da parte di alcuni investitori, e comunque esula dallo scopo di questo testo. Per una migliore comprensione dei vari casi possibili, forniremo alcuni esempi: Un primo esempio facile da comprendere è quello di una società di calcio quotata in borsa, come ad esempio la S.S. Lazio o la A.S. Roma. In questi casi infatti sembrerebbe scontato affermare che il prezzo di mercato (di 2 livello) delle azioni di queste società dipenda sostanzialmente dall andamento delle relative squadre di calcio nel campionato di serie A e nelle coppe europee (determinanti di 1 livello). Ed in effetti la maggior parte delle volte ad ogni vittoria della squadra corrisponde un aumento del prezzo delle azioni. Quelle poche volte in cui invece ciò non capita, la causa può essere ricercata in primo luogo proprio in quei fattori di disturbo di cui si è accennato. Meno conosciuto al grande pubblico ma ugualmente non difficile è anche cercare di collegare il prezzo delle azioni di una società bancaria, come ad esempio Unicredito, Banca Intesa, ecc., ad alcune variabili tipo il tasso ufficiale di sconto. In questi casi infatti si può nuovamente affermare che, la maggior parte delle volte, ad un ribasso dei tassi corrisponde un aumento del prezzo delle azioni di società bancarie, in quanto ora le banche pagheranno il denaro meno caro. Anche ora resta tuttavia valido il discorso sui fattori di disturbo. Molto meno banale è infine cercare di ricostruire il prezzo delle azioni di società legate al cosiddetto nuovo mercato, tipo Tiscali, e.biscom, ecc., oppure anche di società tradizionali ma che svolgono attività difficili da decifrare, tipo la Stefanel, la Rinascente, Montedison, ecc. In tutti questi casi infatti le variabili in gioco sono talmente tante e difficili da controllare che ogni tentativo di spiegazione del prezzo delle azioni di queste società è veramente molto complicato. Inutile dire che è proprio in questi settori che i fattori di disturbo compaiono con maggior frequenza. Dal punto di vista del rischio di mercato è quindi sufficiente tenere presente che il prezzo di vendita di un titolo azionario è comunque una variabile casuale che dipende dall andamento generale dei mercati finanziari. Ed ovviamente il discorso è valido per il prezzo di mercato del titolo in generale, e quindi tanto per un acquisto quanto per una vendita. Si può quindi concludere che un soggetto che intenda investire a scopo speculativo in titoli azionari, deve tener conto del rischio di mercato nello svolgere le seguenti operazioni: a. acquisto del titolo: occorre stabilire se sia più conveniente acquistare i titoli subito oppure aspettare che il prezzo eventualmente scenda; b. vendita del titolo: una volta acquistate le azioni, bisogna stabilire quando sia più opportuno rivenderle, per ottenere un prezzo più alto ed effettuare così un guadagno più elevato (capital gain). 7

9 3. Rischio di cambio Per un investitore italiano che acquista titoli azionari di una società italiana quotata su un mercato secondario italiano, il rischio di cambio è ovviamente nullo. Lo stesso può dirsi nel caso di acquisto di azioni di una società straniera appartenente all Unione Europea (in un mercato secondario di quella nazione, come ad esempio le borse di Francoforte o Parigi). In entrambi i casi, infatti, l acquisto e la vendita avverranno in Euro, per cui non potrà esserci alcun rischio di cambio. Diverso è invece il caso di acquisto di azioni di una società straniera esterna all area dell Euro, come ad esempio azioni di una società inglese, statunitense o giapponese sulle borse di Londra, New York e Tokio. In questi casi, infatti, una volta rivendute le azioni, il guadagno sarà effettuato nella valuta straniera, la quale però dovrà essere convertita in Euro. Ed il rischio di cambio in questi casi è dovuto al rapporto di cambio tra Euro e la valuta straniera (sterlina, dollaro, yen, ecc.) esistente al momento della conversione. Soglie e Liquidabilità Soglia minima di investimento 1. Durante la fase di emissione di nuove azioni, il numero minimo acquistabile (taglio minimo) varia da caso a caso, e comunque lo si può facilmente conoscere leggendo il prospetto informativo associato all emissione oppure semplicemente informandosi presso le banche autorizzate. 2. Per quanto riguarda invece le operazioni di compravendita sui mercati secondari, nuovamente è possibile acquistare un numero minimo di azioni che varia a seconda della società. Anche in tal caso, tuttavia, è possibile informarsi presso il proprio intermediario di fiducia. Possibilità di smobilizzo (liquidabilità) Una volta acquistato un titolo, per la vendita di azioni è necessario trovare qualcuno disposto a sua volta ad acquistarle su qualche mercato secondario. Ed in tal senso, mentre le azioni di certe società vengono giornalmente scambiate in grossi quantitativi, altre lo sono molto meno. In ogni caso un pacchetto di titoli potrà essere o meno facilmente liquidabile a seconda che si tratti di titoli quotati oppure no. Per ogni titolo quotato infatti l esistenza del prezzo di mercato presuppone che ci siano degli investitori disposti ad acquistare a quel prezzo. Disponibilità di informazioni I prezzi delle azioni sono pubblicati ogni giorno (ad eccezione della Domenica e del Lunedì) su tutti i quotidiani nonché sulla stampa specializzata (Il Sole 24 ORE, Milano Finanza, ecc.). Va però osservato come i prezzi delle azioni varino continuamente secondo il già descritto funzionamento dei mercati finanziari basato sulla legge della domanda e dell offerta. Di conseguenza, i prezzi riportati sui giornali non possono che essere dei prezzi medi. Ed in effetti, su Il Sole 24 ORE, ad esempio, vengono riportate, tra le altre informazioni, due tipologie di prezzo: 1. il prezzo ufficiale, il quale è un prezzo medio riferito all intera quantità di titoli scambiati il giorno prima; 2. il prezzo di riferimento, il quale è un prezzo medio riferito all ultimo 10% di titoli scambiati il giorno prima. Se invece, durante il giorno, si desidera conoscere in ogni momento il prezzo corrente di mercato di qualche titolo azionario, ci si può collegare ad un sito internet finanziario o comunque utilizzare qualche strumento telematico (canali TV monotematici, monitors bancari, telefono, televideo, ecc.). 8

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