IL CROLLO DI WALL STREET E LA GRANDE DEPRESSIONE

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1 SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER L INSEGNAMENTO SECONDARIO INDIRIZZO Letterario CLASSE A 43 DIRETTORE Prof. Franco Frabboni IL CROLLO DI WALL STREET E LA GRANDE DEPRESSIONE TESI DI ABILITAZIONE ALL INSEGNAMENTO Materia di Tesi: Didattica della storia Presentata dal Dott. Francesca Bazzoni Asson Il Supervisore Mariangiola Relatore Chiar.mo Prof./Dott. Guerrina Cinti Anno accademico SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE PER L INSEGNAMENTO SECONDARIO

2 INDIRIZZO Letterario CLASSE A 43 DIRETTORE Prof. Franco Frabboni IL CROLLO DI WALL STREET E LA GRANDE DEPRESSIONE TESI DI ABILITAZIONE ALL INSEGNAMENTO Materia di Tesi: Didattica della storia Presentata dal Dott. Francesca Bazzoni Asson Il Supervisore Mariangiola Relatore Chiar.mo Prof./Dott. Guerrina Cinti Parole Chiave Scuola media classe III Unità di Apprendimento Crollo di Wall Street Grande depressione Anno accademico

3 IL CROLLO DI WALL STREET E LA GRANDE DEPRESSIONE INDICE PARTE I Introduzione p.4 1. L economia e i rapporti globali oggi p.5 2. L eredità della grande guerra p.9 3. Il 1929 p L illusione p Il crollo p Effetti collaterali p Analisi delle cause p La grande depressione p Franklin D. Roosevelt e il New Deal p La società americana negli anni della depressione p Letteratura americana degli anni 30 p La ripresa economica p L Europa prima della grande depressione p Gli effetti della crisi sull Europa p L eredità della crisi e bilancio della depressione p.61 PARTE II Fase collaborativo-operativa p.64 Unità di Apprendimento p.66 Conclusioni p.88 Ringraziamenti p.92 3

4 PARTE I INTRODUZIONE Finito il biennio della Scuola di Specializzazione all Insegnamento Secondario, si cercano di tirare le somme, cercare di capire cosa veramente ci è servito e cosa invece, andrebbe ulteriormente approfondito. Il mestiere di insegnante non credo si possa imparare su manuali, ciò non toglie che aver avuto docenti-guida in grado di trasmettere il proprio sapere, non solo da un punto di vista teorico, ma soprattutto pratico, sia stata un esperienza da conservare, meditare, applicare e, perchè no, da trasmettere un domani. Le ore di tirocinio, le lezioni frontali e tutto il lavoro che le precede sono stati stimoli e motivo di gratificazione professionale e personale oltre che causa di lancinanti mal di testa e stanchezze ataviche. Il contatto con gli alunni e la crescita umana oltre che professionale che sono derivate dai mesi passati hanno preso forma e parole in questa tesi. 4

5 IL CROLLO DI WALL STREET E LA GRANDE DEPRESSIONE L ECONOMIA E I RAPPORTI GLOBALI OGGI Nel corso del tempo il sistema economico mondiale si è continuamente trasformato, parallelamente all evolversi della scienza, della tecnologia e della società. Tali trasformazioni hanno subìto una brusca accelerazione negli ultimi decenni del Novecento, a partire dal periodo della decolonizzazione, durante il quale l economia mondiale è divenuta particolarmente complessa, trasformandosi in un intreccio di relazioni che disegnano una sorta di enorme rete sulla superficie del pianeta. Questo processo, sostenuto soprattutto dalle nuove tecnologie informatiche, dalle telecomunicazioni e dalla maggiore efficienza dei trasporti, ha consentito di allargare i confini delle singole economie, fino a creare un unico grande sistema, che prende il nome di globalizzazione economica. Questo significa che lo spazio della produzione industriale e quello del commercio si sono allargati al mondo intero. Mondiale è quindi lo spazio dei mercati della finanza e del commercio, quest ultimo regolato dal WTO, l Organizzazione Mondiale del Commercio. Nonostante gli straordinari progressi compiuti dall economia mondiale, rimangono profondi squilibri nel livello di sviluppo delle diverse aree del mondo. Mentre esistono Paesi come quelli 5

6 dell Europa Occidentale e del Nordamerica in cui la ricchezza raggiunge livelli medi elevati, altri, soprattutto in Africa ma anche in vaste regioni dell Asia e dell America Latina, presentano situazioni di profonda miseria, aggravata dal forte indebitamento che i Paesi poveri hanno nei confronti di quelli ricchi. Da una parte esistono pochi grandi Paesi produttori (concentrati nel Nord del mondo), i quali possiedono capitali da investire, sono tecnologicamente avanzati e attrezzati per la produzione industriale. Dall altra ci sono i Paesi ricchi di materie prime (in genere quelli in via di sviluppo, concentrati nel Sud del mondo), che vendono ai primi le loro ingenti risorse naturali per acquistare ciò di cui hanno bisogno, spendendo più di quanto incassano dalla vendita delle materie prime, per la cui lavorazione non sono attrezzati. Così il sottosviluppo si dilaga, innescando crisi economiche devastanti, che provocano disordini sociali e grave instabilità politica. I colpi di Stato, le guerre civili, la corruzione e perfino i sanguinosi scontri etnici vanno letti nella tragica lotta per la conquista di un potere in linea con la logica dei grandi profitti, che sfrutta le risorse dell agricoltura e del commercio, senza preoccuparsi dei diritti umani. Per sconfiggere il sottosviluppo sono necessarie nuove politiche economiche internazionali, che sempre sono legate al mercato azionario. Oggi la borsa è ormai onnipresente nella realtà di tutti i giorni, come un bollettino meteo viene seguito dal cittadino in ansia per il buono e il cattivo tempo, per l andamento dei titoli, per il mercato in generale. Niente di nuovo quindi se paragonato, con i dovuti 6

7 criteri, a ciò che succedeva, negli Stati Uniti d America, nel lontano Al fine di avere una chiara visione degli avvenimenti storici, è necessario conoscere e analizzare alcuni aspetti del mondo di oggi, e soprattutto avere in carico un bagaglio culturale che permetta una lettura dei fatti il più chiara possibile. Il concetto di liberismo e dirigismo economico sono le fondamenta sulle quali cominciare a riflettere: la teoria liberista ritiene che lo stato debba intervenire il meno possibile nell attività economica, lasciando libero gioco all iniziativa privata e alla concorrenza, mentre il dirigismo economico (o economia interventista) ritiene che lo Stato debba intervenire nell attività economica a tutela del bene comune, regolamentando l iniziativa privata e la concorrenza, gestendo direttamente singole imprese o interi settori dell economia e agendo sui diversi mercati con leggi, regolamenti e interventi diretti di vario tipo. 1 Un altro concetto importante per comprendere i cambiamenti che seguirono alla crisi economica del 29 su vasta scala, è quello che riguarda il gold standard o altresì detto principio della convertibilità aurea : chi possedeva cartamoneta poteva in qualsiasi momento cambiarla in oro presso la banca centrale. Non è possibile infatti comprendere la "grande crisi" se non si intende il ruolo del 'gold standard' come fattore di amplificazione dello shock iniziale e di ostacolo all'assunzione di misure correttive. In questa prospettiva, la Grande Guerra appare il vero spartiacque tra due epoche economiche. Il 'gold standard' pre-guerra si reggeva, 1 B. DRAGHI, Il sistema economico internazionale tra il 1914 e il 1939: crisi degli anni trenta e grande trasformazione, Faenza, Polaris,

8 secondo Barry Eichengreen 2, su due pilastri: la credibilità e la cooperazione. La prima derivava dalla priorità assegnata dalle autorità monetarie all'equilibrio della bilancia dei pagamenti da una sorta di tregua distributiva tra le classi sociali, dalla sottovalutazione teorica della disoccupazione. La seconda consisteva in una tacita gestione collaborativa delle situazioni di crisi, di cui godeva per esempio, la stessa Banca d'inghilterra nei casi in cui si trovava a essere sotto pressione. Il sistema venne messo a soqquadro dalla Grande Guerra. Sconvolte le convenzioni relative alla distribuzione dell'onere fiscale, mezza Europa finì in preda a inflazioni senza controllo, a cui seguirono la reintroduzione del gold standard e l'imposizione di statuti rigidi che legavano le mani alle banche centrali; mentre la disoccupazione e le pressioni per politiche che prestassero attenzione all'equilibrio interno più che a quello esterno prendevano piede. A patirne furono la credibilità e la cooperazione. È su questo sfondo che nasce la grande crisi. I debiti di guerra e le riparazioni facevano degli Stati Uniti il creditore internazionale; la politica monetaria restrittiva perseguita dalla Federal Reserve per motivi interni dal 1928 si tradusse nel generalizzarsi di politiche restrittive dei debitori in conseguenza del gold standard. L'impulso iniziale fu amplificato dai fallimenti bancari e dal caos finanziario, a cui non era possibile porre rimedio se non iniettando liquidità nel sistema, il che entrava in conflitto con il gold standard. Fu il crollo di quest ultimo - da cui era più facile uscire quanto meno si era stati preda di una grande inflazione - a liberare dalla depressione, non 2 B. EICHENGREEN, Gabbie d oro: il gold standard e la grande depressione, , Roma, Laterza, Barry Eichengreen è Professore di Economia e di Scienze Politiche all'università di Berkeley in California. 8

9 tanto per il traino che la svalutazione dava alla domanda estera (le valute finirono con il deprezzarsi in modo da ripristinare i rapporti originari), quanto piuttosto per la libertà che la rottura delle "gabbie d'oro" dava alla politica monetaria e fiscale. Era possibile l'espansione, senza che fosse più necessaria una cooperazione internazionale ormai ferita e che, come Eichengreen dimostra, venne solo parzialmente e ambiguamente ricostruita a Bretton Woods 3. La lezione per l'oggi, da trarre dopo la lettura del seguente testo, è che una base durevole per un clima di cooperazione può essere raggiunta quando il potere economico è distribuito in maniera relativamente equilibrata tra i vari Paesi. 2. L EREDITA DELLA GRANDE GUERRA NEGLI STATI UNITI Gli Stati Uniti erano usciti dal conflitto senza alcun danno territoriale, anzi avevano ricavato notevoli vantaggi dalla fornitura di armi e materiale bellico ai Paesi europei. Dal 1921 al 1933 il governo del Paese venne esercitato dai Repubblicani. Essi promossero una politica estera, detta isolazionismo, che li portava ad occuparsi esclusivamente degli interessi nazionali, svincolandosi dall autorità della Società delle Nazioni; continuarono però, ad intervenire in America Latina. 4 Negli anni 20 gli Stati Uniti vissero un vero e proprio boom economico. Essi si imposero come la prima potenza industriale del 3 E il nome di una piccola località statunitense del New Hampshire dove nel luglio del 1944 si riunirono i rappresentanti di 44 nazioni, schierate con gli Alleati, per raggiungere un accordo sulla organizzazione monetaria internazionale. Da questo momento, la moneta "principale" diventerà il dollaro ($),che dava maggior fiducia di stabilità ed inoltre, chi disponeva di dollari, li avrebbe potuti utilizzare sul mercato dei prodotti USA che era il più grande mercato esistente. 9

10 mondo, anche grazie alla politica protezionistica sostenuta dal governo, consistente nell impostazione di barriere doganali in difesa della produzione nazionale. Ci fu un vero e proprio trionfo degli affari (business), si impose il mito del successo economico; le forme di divertimento (radio, cinema, musica), gli strumenti e le comodità della civiltà di massa (automobile per tutti, ecc.) avevano inaugurato uno stile di vita nuovo. DC4 sui cieli di Manhattan nel 1925, anno del pieno boom economico Per tale clima di fervore ed euforia questo periodo della storia statunitense è ricordato come quello degli anni ruggenti e la crescita economica, che corse parallela, raggiunse il culmine nel La crescita fu dovuta a una serie di fattori: la maggiore stabilità monetaria, che favorì gli investimenti in nuovi settori industriali (petrolio, elettricità, industria aeronautica e automobilistica, chimica, ecc.); l incremento della produzione, sostenuto dalla diffusa applicazione del taylorismo 5 e della standardizzazione 6 ; l aumento dei consumi, sollecitato dalla pubblicità; lo sviluppo dei mercati finanziari, cioè degli investimenti nelle Borse per acquistare 4 E. J. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano, Rizzoli, Taylor fu un ingegnere americano che, attraverso l'osservazione dei processi industriali, formulò il primo principio sulla razionalizzazione del lavoro di fabbrica e cioè il principio della catena di montaggio. 6 B. EICHENGREEN, Ibid. 10

11 e scambiare i titoli delle grandi aziende, al fine di ricavare un guadagno dal rialzo del loro valore. Dal 1924 al 1928 gli indici della Borsa di New York (la New York Stock Exchange, detta comunemente Wall Street dal nome della strada dove aveva sede), la maggiore piazza finanziaria del mondo, avevano registrato un rialzo sbalorditivo. Ma è nel 1927 che vennero seminati i germi del memorabile disastro, quando i prezzi delle azioni salirono di girono in giorno e di mese in mese. Il presidente Coolidge non sapeva nulla, né si curava, di ciò che stava succedendo. Qualche giorno prima di lasciare la carica nel 1929, egli dichiarava lietamente che la situazione era assolutamente solida e che i titoli erano poco cari ai prezzi correnti. Negli anni precedenti, quando era stato avvertito che la speculazione stava sfuggendo di mano, si era consolato al pensiero che quella era principalmente responsabilità del Consiglio dei Governatori della Riserva federale. Questo era un organismo semiautonomo proprio perché il Congresso voleva sottrarlo ad un eccessiva interferenza politica da parte dell esecutivo. Per quanto sensibile agli scrupoli, il presidente Coolidge avrebbe potuto agire tramite il ministro del tesoro, che era membro di diritto del Consiglio dei Governatori. 3. IL 1929 Le caratteristiche più sorprendenti dell era finanziaria che finì nell autunno del 1929, furono il desiderio della gente di comprare azioni e il suo effetto sui valori. Ma l aumento del numero dei titoli da comprare non fu meno sorprendente. Altrettanto degni di nota furono l ingegnosità e lo zelo con cui si inventarono società di cui si 11

12 potevano vendere i titoli. Inoltre, era un epoca di consolidamento, e ogni nuova fusione richiedeva, inevitabilmente, una certa quantità di nuovo capitale e una nuova emissione di titoli per farvi fronte. Bisogna parlare, a questo punto, del movimento di fusione degli anni venti. Non fu il primo di tali movimenti ma, sotto molti aspetti, fu il primo del suo genere. Subito prima e dopo l inizio del secolo, in un settore industriale dopo l altro, un infinità di piccole società si erano raggruppate in società più grosse. La United States Steel Corporation, la International Harvester, la International Nickel, l American Tabacco e numerose altre grosse organizzazioni risalgono a quel periodo 7. In quei casi le aziende, che si raggruppavano, fabbricavano prodotti identici o analoghi per lo stesso mercato nazionale. Lo scopo principale, tranne in casi rarissimi, era quello di ridurre, eliminare o regolare la concorrenza. Ognuno dei nuovi giganti dominava un settore dell industria e, quindi, esercitava un sensibile controllo sui prezzi e sulla produzione e, forse, anche sugli investimenti e sul ritmo d innovazione tecnologica. Nel caso dei servizi pubblici lo strumento usato per accentrare la direzione e il controllo era la società finanziaria (holding). Questa acquistava il controllo delle compagnie di gestione. Ma, in certe occasioni acquistava invece una quota di altre finanziarie che controllavano pure delle finanziarie che, a loro volta, direttamente o indirettamente tramite una finanziaria, guidavano le società di gestione. Dappertutto le compagnie locali dell elettricità, del gas e dell acqua vennero a dipendere da un gruppo finanziario. 7 J. K. GALBRAITH, Il grande crollo, Milano, Rizzoli,

13 La vendita al minuto dei generi alimentari, i negozi di articoli vari, i grandi magazzini e i cinema presentarono uno sviluppo analogo, anche se non identico. Anche nel loro caso la proprietà locale lasciò il posto alla direzione centrale. Tuttavia, non furono le società finanziarie, lo strumento di questo accentramento, ma le catene di aziende associate. Queste, il più delle volte, invece di assorbire le aziende esistenti, istituirono nuove ramificazioni. Le società finanziarie emisero titoli per acquistare le compagnie di gestione, e le catene li emisero per costruire nuovi magazzini e nuovi teatri. Inevitabilmente qualcuno organizzò nuove società semplicemente per trarre profitto dall interesse pubblico per le industrie con un nuovo vasto orizzonte e per fornire titoli da vendere. Si riteneva che i titoli radiofonici e aeronautici avessero prospettive particolarmente soddisfacenti, e quindi si formarono delle compagnie che non ebbero mai nulla più di una prospettiva. Nel settembre del 1929 un inserzione pubblicitaria sul New York Times richiamava l attenzione sull imminente arrivo della televisione e, con considerevole preveggenza, avvertiva che le possibilità commerciali di questa nuova arte superano ogni immaginazione 8. L avviso pronosticava, con un po meno preveggenza, che gli apparecchi sarebbero entrati in funzione nelle case quello stesso autunno. Tuttavia, in complesso, il boom del 1929 mise radici direttamente o indirettamente su industrie e imprese esistenti. Le nuove fantasiose emissioni di titoli per scopi nuovi, normalmente così importanti in tempi di speculazione, svolsero questa volta una parte relativamente esigua. 8 The New York Times, 2 settembre

14 Il capolavoro di architettura speculativa degli ultimi anni, tra il Venti e il Trenta, quello che, più di ogni altro espediente, permise di soddisfare la domanda pubblica di titoli ordinari, fu la società d investimento (investment trust). Questa non fondava nuove imprese, né ampliava le vecchie già esistenti. Semplicemente faceva in modo che la gente potesse possedere titoli di vecchie società attraverso altre nuove. 9 Anche negli Stati Uniti, negli anni venti, c erano dei limiti alla quantità di capitale reale che le imprese esistenti potevano usare o per il cui impiego si potevano creare nuove imprese. Il merito dell investment trust fu quello di introdurre una separazione quasi completa fra il volume delle azioni societarie sottoscritte e la consistenza patrimoniale societaria effettivamente esistente. L idea dell investment trust è vecchia, benché, caso un po strano, sia giunta tardi negli Stati Uniti. Già intorno al 1880 in Inghilterra e in Scozia, gli investitori, in maggioranza i piccoli investitori, mettevano insieme i loro mezzi acquistando titoli di una società d investimento. Questa a sua volta investiva i fondi così ottenuti. 10 Col passare del 1929 fu evidente che un sempre maggior numero di nuovi investitori ricorrevano all intelligenza e alla bravura dei trust. Certo si trovavano di fronte ancora al formidabile problema di dover decidere fra trust buoni e trust cattivi. Si ammetteva (sia pure a denti stretti) che ce n erano di cattivi. Scrivendo in The Atlantic Monthly, nel numero di marzo del 1929, Paul C. Cabot affermava che disonestà, negligenza, incapacità e cupidigia erano alcuni dei 9 M. A. JONES, Storia degli Stati Uniti, Milano, Bompiani, C. H. FEINSTEIN, L economia europea tra le due guerre, Roma, Laterza,

15 difetti comuni della nuova industria. 11 Erano deficienze impressionanti e, nella sua qualità di organizzatore e funzionario di un promettente investment trust, la State Street Investment Corporation, Cabot parlava presumibilmente con una certa autorità. Tuttavia, nel 1929, la reazione del pubblico a simili ammonimenti era scarsissima. E gli ammonimenti erano tutt altro che frequenti. 4. L ILLUSIONE Esistevano due fonti d informazione sui prestiti a chi operava in borsa. Una era costituita dalle tabelle mensili della borsa di New York, l altra era costituita dal rendiconto statistico del Sistema della Riserva federale, che era un po meno completo e veniva pubblicato settimanalmente. Ogni venerdì questo rendiconto mostrava un forte aumento dei prestiti; e ogni venerdì, dai vertici, si ripeteva fermamente che non significava un gran che, e si impartiva una severa reprimenda a chiunque insinuasse il contrario. 12 È probabile che soltanto una minoranza della gente della borsa mettesse in relazione il volume dei prestiti su titoli col volume degli acquisti a riporto e quindi col volume della speculazione. Di conseguenza, ogni espressione di inquietudine per tali prestiti era facilmente attaccata come tentativo ingiustificato di minare la fiducia del pubblico. Gli economisti del tempo ritenevano che le persone preoccupate dai prestiti agli operatori di borsa, e all afflusso di fondi delle società, semplicemente non capivano la situazione. Il mercato dei prestiti a vista, sostenevano, era diventato un nuovo grande sbocco 11 J. K. GALBRAITH, Ibid. 12 J. K. GALBRAITH, Ibid. 15

16 d investimento per le riserve societarie. I critici non apprezzavano nel modo giusto tale mutamento. Persino gli studiosi reagirono contro coloro che, deliberatamente o meno, sabotavano la prosperità col loro sconsiderato pessimismo. Gli ottimisti ufficiali erano molti e appartenevano ad ambienti differenti. Quando, già sul finire dell estate del 1929, la flessione non si era ancora manifestata, perlomeno in forma visibile, la Harvard Economic Society si arrese e confessò di aver sbagliato con le proprie previsioni pessimistiche. Gli affari, sentenziò, potevano andar bene dopotutto. Secondo il modo di giudicare tali faccende, era ancora un atto degno di elogio, ma proprio allora sopraggiunse il crollo. Questa società restò convinta che non fosse all orizzonte una grave depressione. In novembre affermò che una severa depressione come quella del non rientra nel novero delle probabilità. Non ci troviamo di fronte a una liquidazione prolungata, e continuò a ripetere questo giudizio finché non venne liquidata. 13 Gli scettici più attivi si trovavano tra i giornalisti, ma erano una piccola minoranza. La maggior parte dei periodici e dei quotidiani nel 1929 parlavano della spinta ascensionale del mercato con ammirazione e deferenza e senza allarme. Guardavano al presente e al futuro con esuberanza. Per di più, nel 1929, numerosi giornalisti resistevano austeramente alle forme più sottili di lusinga e di adulazione, a cui erano ritenuti sensibili e chiedevano, invece, freddamente denaro contante in cambio di notizie favorevoli. 13 P. BAIROCH e E. HOBSBAWM, Storia d Europa, vol. 5, Torino, Einaudi,

17 Ma la massima forza di moderazione era il New York Times. Sotto la guida del veterano Alexander Dana Noyes, la sua pagina finanziaria era quasi completamente immune dalle lusinghe della nuova era. Un lettore assiduo non poteva dubitare che sarebbe venuto il giorno della resa dei conti. Anzi il giornale in parecchie occasioni annunciò, un po troppo prematuramente, che quel giorno era giunto. In effetti, le temporanee flessioni della borsa che precedettero il tracollo furono una severa prova per coloro che avevano rinunciato all immaginazione. Già nel 1928, in giugno e in dicembre, e nel febbraio-marzo del 1929 era sembrato che fosse giunta la fine. In tali occasioni il New York Times aveva annunciato felicemente il ritorno alla realtà. Ma ogni volta il mercato aveva ripreso lo slancio. Soltanto un durevole senso di catastrofe poteva sopravvivere a queste smentite. Stava venendo il momento in cui gli ottimisti avrebbero mietuto un abbondante raccolto di discredito. Ma si è da tempo dimenticato che, per tanti mesi, coloro che avevano resistito alle rassicurazioni erano stati coperti di un discredito analogo, anche se meno duraturo. Dire che il New York Times, quando giunse realmente il crollo, riportò la notizia con giubilo sarebbe un esagerazione. Cionondimeno, ne scrisse con un inconfondibile assenza di dolore. 14 Nell estate del 1929 il mercato dominava non solo la cronaca, ma anche la cultura. Quella minoranza raffinata che in altri tempi aveva manifestato il suo interesse per S. Tommaso d Aquino, Proust, la psicoanalisi e la medicina psicosomatica, in quei giorni parlava di United Corporation, di United Founders e di Steel. Soltanto gli 14 B. EICHENGREEN, Ibid. 17

18 eccentrici più aggressivi mantenevano il distacco dal mercato e l interesse per l autosuggesitone o per il comunismo. Ogni main street aveva sempre avuto un cittadino in grado di parlare con cognizione di causa di compravendita di titoli. Ora l uomo di strada diventò un oracolo. A New York, nei pressi di qualsiasi gruppo di persone interessanti, si trovava sempre un dotto agente di cambio o un consulente finanziario informato dei progetti correnti di cartelli, sindacati e fusioni, e delle occasioni attraenti. Egli consigliava utilmente i suoi amici sulle possibilità d investimento e, pressato, diceva tutto quel che sapeva sul mercato e molto altro che non sapeva. Ora, improvvisamente, questi uomini brillavano incontrastati persino in compagnia di artisti, di commediografi, di poeti e di famose concubine. Le loro parole, più o meno letteralmente, erano oro. Il loro uditorio li ascoltava non con la casuale attenzione di gente che raccoglie battute ripetibili, ma con l attenzione estatica di chi spera di far denaro mercé i consigli uditi. Fecero la loro parte anche le donne che, ormai, stavano entrando nel mercato di Wall Street del 1929 in numero sempre crescente. Un articolo della North American Review del mese di aprile riferiva che le donne americane erano diventate le protagoniste del più eccitante gioco capitalistico finora riservato ai maschi, e che la casalinga moderna ora legge, per esempio, che le Wright Aero stanno salendo come legge che al mercato è arrivato pesce fresco. 15 L autore dell articolo azzardava l ipotesi che il successo nella speculazione avrebbe giovato molto al prestigio femminile. Per la tipica giocatrice d azzardo la Steel non era collegata a una società industriale, e meno ancora a miniere, a navi, 15 P. BAIROCH e E. HOBSBAWM, Ibid. 18

19 a ferrovie, ad altiforni e a forni Martin-Siemens. Piuttosto essa aveva a che fare con dei simboli su un nastro, con delle righe su una tabella e con un prezzo che saliva. La speculatrice parlava della Steeel con la familiarità con cui si parla di un vecchio amico, benché in realtà non ne sapesse assolutamente nulla. Nessuno le avrebbe detto che non sapeva di non sapere. Per di più, un avvertimento del genere, lungi dal dare un risultato, avrebbe solo ispirato un sentimento di disprezzo per chi non aveva il coraggio, lo spirito d iniziativa, la sofisticazione per capire come ci si poteva arricchire facilmente. L operatrice di borsa aveva scoperto che poteva diventar ricca. Certo aveva lo stesso diritto degli altri alla ricchezza. Che la borsa fosse uno dei poli della vita americana nell estate del 1929 è un fatto su cui non c è dubbio. Molta gente dei più diversi tipi e delle più diverse condizioni era attiva in borsa. 16 Comunque, è forse più facile sopravvalutare che sottovalutare l interesse del pubblico per la borsa. Il luogo comune secondo cui nel 1929 tutti erano nel mercato non corrisponde affatto alla realtà. Per la grande maggioranza dei lavoratori, degli agricoltori, degli impiegati, in effetti per la grande maggioranza degli americani, la borsa era qualcosa di remoto e vagamente sinistro; non molti sapevano come si fa a comprare un titolo: l acquisto di azioni a riporto era sotto ogni punto di vista estraneo alla vita comune. Negli anni successivi, una commissione senatoriale, incaricata di indagare sulle borse valori, si propose di accertare il numero di persone coinvolte nella speculazione borsistica del Le ditte 16 M. A. JONES, ibid. 19

20 operanti quell anno nei mercati borsistici più noti, dichiararono di aver avuto rapporti d affari con un numero complessivo di clienti (di questi, erano clienti di ditte operanti sulla borsa di New York). Così, soltanto un milione e mezzo di persone su una popolazione di circa 120 milioni, e di milioni di famiglie, ebbe un rapporto attivo di qualche specie con la borsa. E non tutti erano speculatori. Per tutto il 1929 gli uffici degli agenti di cambio erano affollati, dalle 10 del mattino alle 3 del pomeriggio, di clienti seduti o in piedi che, invece di badare ai loro affari, stavano con gli occhi fissi alla lavagna. In certe sale riservate al pubblico, era difficile trovare un posto da cui vedere le quotazioni registrate: nessuno aveva la possibilità di osservare il nastro IL CROLLO Il 3 settembre 1929 fu il giorno in cui finì la grande corsa al rialzo degli anni venti. La causa immediata della flessione era chiara, e interessante. Parlando alla sua annuale conferenza nazionale economica il 5 settembre, l economista Roger Babson aveva osservato: Prima o poi verrà un crollo, e sarà forse terribile. Aveva affermato con precisione che le medie Dow-Jones avrebbero probabilmente perso punti, e aveva concluso: Le fabbriche chiuderanno i battenti gli uomini saranno buttati sulla strada il circolo vizioso si chiuderà e si inizierà una grave depressione economica. 18 Ciò non era proprio rassicurante. Ma non si capì perché improvvisamente il mercato dovesse prestare ascolto a Babson. 17 C. P. KINDLEBERGER, La grande depressione nel mondo, , Milano, Etas, C. P. KINDLEBERGER, Ibid. 20

21 Come molti si affrettarono a dire, egli aveva fatto in precedenza una quantità di pronostici che non avevano affatto influenzato i prezzi in un senso o nell altro. Wall Street non si trovò imbarazzata con Babson. Lo attaccò subito decisamente. Barron s, in un editoriale del 9 settembre, lo definì con pesante ironia il saggio di Wellesley e assicurò che non sarebbe stato preso seriamente da nessuna persona al corrente della notoria inesattezza delle sue passate affermazioni. 19 La flessione Babson, come fu subito chiamata, venne di giovedì. La borsa si rianimò il venerdì e si mantenne ferma il sabato. Sembrò che la gente avesse perso la paura, e che la curva sempre ascendente ricominciasse a salire, come tante volte in passato, a dispetto del signor Babson. Poi, la settimana successiva, quella del 9 settembre, i prezzi furono di nuovo stracciati. L irregolarità continuò. In certi giorni il mercato fu sostenuto, in certi altri fiacco. La tendenza era lievemente, discontinuamente, ma, vista in retrospettiva, decisamente verso il basso. Si formarono nuovi investment trust, altri speculatori affluirono sul mercato, e il volume dei prestiti a chi operava in borsa continuò a salire nettamente. La fine era venuta, ma non era ancora visibile. 19 B. EICHENGREEN, Ibid. 21

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