IL CREDITO BANCARIO A LIVELLO LOCALE

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1 GIUSEPPE AMMANNATO UNIVERSITA DEGLI STUDI DI PARMA IL CREDITO BANCARIO A LIVELLO LOCALE ABSTRACT L obiettivo di questo lavoro è esaminare le principali caratteristiche del mercato del credito bancario italiano, analizzando le particolarità e le differenze che contraddistinguono le diverse aree geografiche del Paese. Si è posta l attenzione sulla dinamica del credito in Italia, esaminando i principali indicatori di rischio e di razionamento e l evoluzione dei tassi attivi d interesse nelle diverse regioni italiane. È stata eseguita un analisi econometrica con lo scopo di mettere in relazione i tassi d interesse sugli impieghi misurati a livello regionale con alcuni indicatori di rischio e di razionamento calcolati sempre su base regionale, per verificare se e in che direzione questi influenzino la fissazione del tasso. È stata effettuata inoltre un ulteriore analisi econometrica con lo scopo di analizzare le caratteristiche ed il comportamento del mercato del credito in relazione agli impieghi bancari, verificando se il mercato del credito bancario italiano sia razionato. INDICE I Il processo di concentrazione del sistema bancario italiano...3 II Struttura del sistema finanziario italiano...5 III La dinamica del credito in Italia...12 IV Condizioni di erogazione del credito...17 V Il pluriaffidamento in Italia...21 VI Analisi del costo del credito...22 VII Analisi econometrica Le determinanti dei tassi d interesse attivi La domanda e l offerta di impieghi bancari:il razionamento...39 Conclusioni...50 Estratto dalla tesi di laurea di Giuseppe Ammannato presso la facoltà di Economia dell Università degli studi di Parma, Corso di laurea in Economia e Finanza, relatore prof. Giovanni Verga. 1

2 INTRODUZIONE L economia italiana si caratterizza per l esistenza di due formazioni economico-sociali, con diversi livelli di sviluppo e sistemi produttivi: il Nord e il Sud Italia. Il Nord Italia a fronte di un minor tasso d interesse attivo, presenta una minore rischiosità ed un minor livello di razionamento del mercato, mentre la nel Sud Italia situazione è completamente invertita: il costo del finanziamento risulta più elevato, così come la rischiosità ed il livello di razionamento. Questo lavoro si propone di analizzare gli elementi distintivi dei diversi mercati locali, cercando di fornire un quadro rappresentativo dell attuale situazione italiana. Si illustreranno i tratti fondamentali del processo di concentrazione del sistema bancario italiano, fornendo un quadro delle operazioni di fusione, incorporazione ed acquisizione della maggioranza, che hanno determinato una diminuzione del numero delle banche. Si passerà poi ad esaminare la composizione del sistema bancario, descrivendo l evoluzione e la distribuzione delle diverse tipologie di istituti bancari (BCC, S.p.a. e Popolari) nel territorio, osservando la dinamica del numero degli sportelli, (aumentati sensibilmente in tutte le aree del Paese), ed analizzando alcuni indicatori di bancarizzazione che permettono di giudicare il livello di bancarizzazione a livello territoriale. Successivamente si tratterà la dinamica del credito in Italia, presentando l evoluzione degli aggregati degli impieghi, dei depositi e delle sofferenze per macroaree. Si analizzerà inoltre il rapporto tra sofferenze ed impieghi, un utile indicatore utile per valutare la rischiosità insita nell attività di prestito. Si riporteranno inoltre i dati relativi alla dinamica del credito utilizzato ed accordato, soffermandosi sul loro rapporto, che può essere considerato un approssimazione del grado di razionamento nei diversi mercati. Ci si concentrerà poi sul costo del credito in Italia: per prima cosa si valuterà il numero di affidati e l ammontare di credito utilizzato ed accordato in relazione alle classi di tasso d interesse; quindi si analizzerà l andamento dei tassi d interesse attivi, esaminando il differenziale esistente tra Nord e Sud e studiando l evoluzione di tali tassi anche in relazione all ammontare di credito accordato; per ultimo si illustrerà il differenziale esistente tra i tassi attivi e passivi. Si eseguirà un analisi econometrica con il fine di mettere in relazione i tassi d interesse sugli impieghi misurati a livello regionale con alcuni indicatori di rischio e di razionamento calcolati sempre su base regionale, indagando la relazione che lega tra loro il rischio, i tassi attivi ed il razionamento. Si effettuerà un ulteriore analisi econometrica con lo scopo di analizzare le caratteristiche ed il comportamento del mercato del credito in relazione agli impieghi bancari, verificando se l offerta di impieghi, (ossia gli impieghi bancari effettivi), dipenda dal grado di razionamento del mercato, oltre che dai tassi e dal grado di rischio, e quindi se il mercato del credito bancario italiano sia razionato. Si conosce soltanto l offerta di impieghi, ma non la domanda; si dovrà quindi procedere stimando una misura del razionamento che permetta di verificare se la domanda di impieghi risulti superiore all offerta. 2

3 I IL PROCESSO DI CONCENTRAZIONE DEL SISTEMA BANCARIO ITALIANO I.1 evoluzione del processo di concentrazione bancario in Italia Il processo di concentrazione del sistema bancario italiano ha preso avvio verso la fine degli anni '80 e ha conosciuto una significativa accelerazione nella seconda metà degli anni '90. Nel decennio scorso le operazioni di concentrazione hanno interessato una parte assai rilevante del mercato creditizio italiano. Tra il 1990 e il 2001 si sono avute 387 operazioni di fusione o incorporazione tra banche di cui 240 concluse nella categoria delle Banche di Credito Cooperativo e 166 acquisizioni della maggioranza del capitale, senza sfociare successivamente nell'unificazione giuridica. Analizzando i dati si osserva che le operazioni di concentrazione hanno interessato prevalentemente le banche di credito cooperativo; infatti il 62 per cento delle operazioni di fusione ed incorporazione ha interessato questa tipologia di istituti, banche target con chiara connotazione locale, la maggior parte dei quali situate nel Sud. Sotto il profilo temporale, emerge l'intensificazione del processo a partire dal Questo momento segna anche il diffondersi delle operazioni di acquisizione del controllo, che prima di quella data rimanevano sporadiche. Allo stesso modo, l'entità della operazione è cresciuta nella seconda metà del decennio. Se invece si ragiona in termini di fondi intermediati, tra il 1990 ed il 2001 le fusioni ed incorporazioni hanno rappresentato il 13,71 per cento del mercato, con uno 0,48 per cento del mercato se si considera i fondi intermediati da BCC interessate da queste operazioni; mentre le acquisizioni della maggioranza del capitale hanno interessato il 33,29 per cento sul totale dei fondi intermediati e negli anni più recenti l'acquisto della maggioranza è divenuta quantitativamente prevalente. Ciò si riconduce alla diffusione del modello di aggregazione denominato di tipo federativo. Nel 2001 sono diminuiti il numero delle operazioni di concentrazione (40 rispetto a 57 nel 2000) e la loro rilevanza rispetto ai fondi intermediati (1,6 per cento, rispetto a 6,4 nel 2000). L'analisi del profilo temporale del processo indica che la tendenza alla concentrazione si è avviata prima del varo del Testo Unico del credito e più precisamente a partire dalla legge Amato-Carli sulla privatizzazione delle banche pubbliche. Tuttavia il rafforzamento del processo a partire dal 1994 consente di affermare che la riforma della Legge Bancaria ha accresciuto gli stimoli alla aggregazione fra le aziende, predisponendo anche un quadro normativo più favorevole alla integrazione tra banche di diversa matrice giuridica. I.2 Operazioni di concentrazione, fusione ed acquisizione della maggioranza Di seguito viene presentata l evoluzione temporale del processo di concentrazione bancario italiano, analizzando le operazioni di concentrazione, fusione ed acquisizione della maggioranza che hanno caratterizzato il sistema bancario, esaminando l andamento di queste operazioni anche a livello territoriale (per macroaree). 3

4 Anno OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE NEL SISTEMA BANCARIO ITALIANO Numero di banche Numero sportelli Fusioni e incorporazioni Numero di operazioni Fondi intermediati Numero di di cui:bcc di cui:bcc di cui:bcc operazioni Acquisizione della maggioranza del capitale fondi intermediati ,06 0,02 4 0, ,45 0,03 5 0, ,04 0,01 1 0, ,63 0,05 6 1, ,59 0, , ,57 0,1 19 4, ,47 0, , ,8 0, , ,65 0, , ,39 0, , ,5 0, , ,08 0,06 9 1,55 Totale / / / ,71 0, ,29 Fonte: Banca d Italia, dati Attività di Vigilanza Analizzando le operazioni di concentrazione effettuate nel decennio , si osserva come la quota percentuale di acquisizioni sul totale del Sud ( 38,9 per cento), sia simile a quella del Nord Italia (40,2 per cento). Quindi i processi di acquisizione che hanno interessato le banche meridionali sono risultati simili a quelli relativi ai mercati settentrionali. Ma, esaminando il numero di acquisizioni effettuate all interno dell area, si scopre che nel Sud Italia la quota è del 10,1 per cento, mentre nel Nord sale all 89,9 per cento. OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE PER AREA GEOGRAFICA Aree geografiche Totale Numero acquisizioni all'interno dell'area quota % di acquisizioni sul totale Nord Italia ,2 Centro Italia ,4 Sud Italia ,9 Totale italia Fonte: Banca d Italia, dati Attività di Vigilanza 4

5 Il processo di riallocazione proprietaria ha particolarmente interessato il Mezzogiorno, comportando un forte aumento del peso degli intermediari del Centro Nord nella proprietà delle banche meridionali. Tra il 1990 e il 2001 nel Sud si sono verificate 159 fusioni o acquisizioni di banche cui faceva capo il 12,4 per cento dei fondi intermediati e, di queste operazioni, 36 sono state compiute da banche del Centro Nord, rappresentando un 3,8 per cento dei fondi intermediati. Sempre nello stesso periodo nel Mezzogiorno si sono accertate 60 acquisizioni della maggioranza del capitale, rappresentanti il 57,1 per cento di fondi intermediati, e di queste 51 sono state effettuate da banche del Centro-Nord, con un 52,2 per cento di fondi intermediati. Se si analizza la seconda parte degli anni Novanta, si osserva un accelerazione del processo di concentrazione nel Meridione. Infatti il numero complessivo di operazioni effettuate nel Mezzogiorno tra il 1996 ed il 2001 è stato di 138, contro le 81 operazioni registrate nel periodo precedente ( ). È anche aumentata la quota di operazioni effettuate da banche del Centro Nord: mentre tra il 1990 ed il 1995 rappresentavano il 33,33 per cento delle operazioni realizzate nel Meridione, tra il 1996 ed il 2001 la loro quota è salita al 43,48 per cento. Anche in termini di fondi intermediati si è registrato un significativo aumento nel Sud: si è passati dal 22,7 per cento nel periodo al 73,5 per cento nei sei anni successivi; inoltre è cresciuta notevolmente la quota di fondi intermediati da parte di banche del Centro Nord nel Meridione: si è passati infatti dal 14,3 al 64,3 per cento, ossia dal 63 per cento all 87,48 per cento sul totale dei fondi intermediati nel mezzogiorno. Come conseguenza del processo di concentrazione, il numero delle banche operanti in Italia si è fortemente ridotto. OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE NEL SISTEMA BANCARIO MERIDIONALE Numero di operazioni Fondi intermediati Anni Fusioni e incorporazioni da parte di banche CN Acquisizioni della maggioranza del capitale da parte di banche CN Totale da parte di banche CN ,3 2,3 18, ,7 14, , ,2 73,5 64, ,4 3,8 57,1 52,2 69,5 56 Banche CN: banche del Centro-Nord Fonte: Banca d Italia, dati Attività di Vigilanza II STRUTTURA DEL SISTEMA FINANZIARIO ITALIANO II.1 Composizione del sistema bancario italiano Come conseguenza del processo di concentrazione, il numero delle banche operanti in Italia si è fortemente ridotto. Si è passati da 944 intermediari nel 1996 ad 814 nel

6 Alla fine del 2002 il sistema finanziario italiano annoverava anche altri 529 intermediari vigilati (SGR, SIM e società finanziarie dell elenco speciale di cui all art. 107 del Testo unico bancario.) Delle 814 banche esistenti in Italia, 248 sono banche s.p.a., 40 banche popolari e 461 BCC. Le BCC rappresentano oltre il 50 per cento degli istituti presenti sul paese. Se si analizza l evoluzione nel corso del tempo dei diversi tipi di istituti, si osserva che sia il numero delle banche popolari che delle BCC è diminuito negli anni, mentre il numero delle banche S.p.A. è aumentato, in controtendenza con l andamento complessivo di diminuzione del numero di banche sul territorio. Si osserva inoltre che vi è stata una diminuzione del numero di società di intermediari mobiliari, passati da 191 nel 1998 a 153 nel 2002, mentre le società finanziarie iscritte nell elenco articolo 106 del Testo Unico sono rimaste pressoché stabili. Composizione del sistema bancario % 31% - spa - popolari 57% 5% - BCC - succursali di b estere Fonte: elaborazione dati Banca d Italia, Bollettini Statistici La diminuzione del numero delle banche ha riguardato tutte le aree del Paese. A livello nazionale si è passati dalle 1061 banche esistenti nel 1990 alle 816 del 2002, con una riduzione media del 23 per cento. Ma il calo di istituti bancari è risultato particolarmente accentuato nel Mezzogiorno, dove il numero di banche è passato dalle 313 del 1990 alle 156 del 2002, con una riduzione del 50,2 per cento. Se invece si considera il resto dell Italia, si osserva che nel 1990 il numero complessivo di banche del Nord e del Centro ammontava a 748, mentre nel 2002 le stesse regioni centro-settentrionali contavano 658 banche, con una riduzione del 13 %. Inoltre, alla fine del 2002 oltre la metà delle banche diverse da BCC con sede legale nel Mezzogiorno era controllata da gruppi bancari del Centro Nord, mentre non ci sono invece esempi del caso contrario, ovvero di banche con sede legale nel Centro Nord controllate da gruppi creditizi meridionali. Ciò sottolinea quanto le banche del Centro-Nord si siano espanse nei mercati meridionali. II.1.1 Gruppi bancari Il numero di gruppi bancari in Italia è passato dagli 85 del 1998 ai 76 del 2001, mentre il numero di banche appartenenti a gruppi bancari è aumentato dal 1998 al 2001 del 13 per cento, passando da 200 a 226. Se si analizza la tipologia di banche appartenenti ai gruppi bancari, si nota come più del 50 per cento delle banche capogruppo siano S.p.A. (47 su 76) ed abbiano visto un aumento del 25 per cento delle banche incluse al loro interno, mentre i gruppi capeggiati da banche popolari e BCC sono rimasti pressoché stabili. 6

7 I maggiori gruppi bancari nazionali stanno intensificando il processo di revisione dei loro assetti organizzativi. Gli interventi realizzati e in via di completamento, che hanno interessato le strutture centrali e quelle periferiche, mirano a ridurre i costi, a uniformare le procedure operative informatiche delle varie componenti del gruppo e a sfruttare i vantaggi derivanti dalla specializzazione dell offerta di servizi per segmento di clientela. I principali gruppi bancari si stanno orientando verso modelli caratterizzati da una netta separazione tra l unità di indirizzo e di governo, presso la capogruppo, e le unità operative, che possono assumere la forma di strutture organizzative interne alla capogruppo stessa o di entità giuridiche separate, di norma controllate totalmente. EVOLUZIONE DEI GRUPPI BANCARI NEL TEMPO Tipo capogruppo Gruppi Banche Sportelli Gruppi Banche Sportelli Gruppi Banche Sportelli Gruppi Banche Sportelli Banche spa Banche popolari - controllate spa / / / / BCC Finanziarie di partecipaz Totale Fonte: Banca d Italia, dati Attività di Vigilanza L esigenza di mantenere i legami con il territorio di insediamento spinge i grandi gruppi a valorizzare i marchi acquisiti: nel caso di acquisizioni, il presidio del territorio è assegnato alle banche in esso preesistenti, accentuandone il carattere di banche-reti; nelle fusioni, gli sportelli dell incorporante affiancano al proprio il marchio della banca incorporata. Con riferimento alla funzione creditizia, si registra una progressiva separazione tra attività commerciale, a cui è assegnata la definizione del prezzo e della qualità del servizio fornito, e valutazione del rischio, spesso affidata a strutture separate all interno della banca, collegate funzionalmente con la direzione crediti della capogruppo. Presso quest ultima è accentrato, oltre alla gestione dei rischi creditizi a livello consolidato, lo sviluppo delle metodologie e dei modelli statistici comuni a tutte le banche del gruppo. II.2 Dinamica e evoluzione degli sportelli bancari Nonostante il calo del numero di intermediari, è aumentata la disponibilità di servizi offerti dalle banche. Tra il 1990 e il 2002 le banche hanno notevolmente esteso l operatività sull intero territorio nazionale. Se si analizza i dati raccolti, si osserva che il numero degli sportelli dal 1990 al 2002 è aumentato dell 80,9 per cento, passando a unità. 7

8 Questo aumento ha interessato sia le BCC, che dal 1997 al 2002 sono aumentate del 20 per cento, passando da 2657 a 3191 unità, che le banche s.p.a., che nello stesso periodo sono passate da a 22893, con un aumento del 26,3 per cento Evoluzione numero banche e sportelli in Italia 960 N. sportelli Sportelli (scala sx) Banche (scala dx) N. banche L incremento della rete bancaria è risultato simile in tutta Italia. Tra il 1989 ed il 2002 nel Nord Italia il numero degli sportelli è aumentato del 99,2 per cento, passando da 8661 a unità; nel Centro c è stato un aumento dell 89,1 per cento, passando da 3187 a 6027 unità; nel Sud si è avuto un incremento del 78,6 per cento, passando da 3721 a 6645 unità. Ma se si analizza la quota di sportelli detenuti per area geografica, si scopre che oltre la metà degli sportelli fa capo a banche del Nord, e più precisamente il 57,45 per cento al Nord Italia, il 30,14 al Centro ed il 22,2 al Sud. Ciò testimonia una costante e sensibile concentrazione delle reti nei mercati settentrionali. 22% Sportelli per area geografica 20% 58% Nord Italia Centro Italia Sud Italia II.3 Gli indicatori di bancarizzazione Gli indicatori di bancarizzazione permettono di decifrare ancor più chiaramente il più elevato livello di bancarizzazione nel Centro Nord e la conseguente riallocazione delle reti territoriali a vantaggio dei mercati settentrionali. Il rapporto sportelli per abitante nell ultimo decennio è migliorato in tutta Italia, passando mediamente da 0,27 a 0,53 sportelli ogni mille abitanti. Ma se analizziamo la situazione per macroaree scopriamo che nel Nord Italia si è passati da 0,34 sportelli per mille abitanti nel 1989 a 0,67 nel 2002, mentre nel Sud Italia la copertura di sportelli era 0,18 nel 1989 ed è arrivata a 0,33 nel 2002, la metà della quota coperta nel Nord. 8

9 SPORTELLI PER ABITANTE Aree geografiche Nord Italia 0,34 0,54 0,57 0,59 0,61 0,63 0,66 0,67 Centro Italia 0,29 0,44 0,45 0,47 0,49 0,51 0,53 0,55 Sud Italia 0,18 0,28 0,28 0,3 0,3 0,31 0,32 0,33 Totale Italia 0,27 0,43 0,44 0,46 0,48 0,5 0,51 0,53 Sportelli ogni mille abitanti Fonte: elaborazioni dati Banca d Italia, Istat Anche il rapporto sportelli per chilometro quadrato porta alle stesse conclusioni: la media nazionale è passata da 0,05 sportelli per chilometro quadrato nel 1989 a 0,1 nel Ma se si osserva i dati per aree geografiche si nota come nel Nord si sia passati da 0,07 a 0,144 sportelli per chilometro quadrato dal 1989 al 2002, mentre nello stesso periodo il Sud registrava livelli di 0,03 nel 1989 e 0,54 nel 2002, meno della metà della quota del Nord Italia. SPORTELLI PER CHILOMETRO QUADRATO Aree geografiche Nord Italia 0,07 0,11 0,12 0,125 0,13 0,135 0,14 0,144 Centro Italia 0,05 0,08 0,085 0,088 0,09 0,096 0,1 0,103 Sud Italia 0,03 0,04 0,046 0,05 0,05 0,051 0,053 0,054 Totale Italia 0,05 0,08 0,084 0,087 0,09 0,093 0,097 0,1 Fonte: elaborazioni dati Banca d Italia, Istat Anche il rapporto tra sportelli e PIL per macroaree sottolinea l inadeguatezza delle strutture bancarie del Mezzogiorno in relazione al resto del paese. Il rapporto rimane infatti negli anni sempre più basso per il Nord Italia. RAPPORTO PIL/SPORTELLI PIL Aree geografiche Nord Italia 35,65 33,22 32,43 32,77 Nord Italia Centro Italia 39,37 36,73 36,17 37,22 Centro Italia Sud Italia 39,65 35,99 36,33 37,6 Sud Italia Totale Italia 37,17 34,56 34,02 34,74 Totale Italia Fonte: elaborazione dati Banca d'italia, Istat Conti Provinciali Questi indicatori di copertura del territorio mettono in luce come nell ultimo decennio ci siano stati miglioramenti a livello nazionale, ma nel Sud gli incrementi sono stati molto 9

10 minori rispetto alla media e riflettono un costante aumento del gap dei mercati meridionali rispetto a quelli del Nord in relazione al livello di bancarizzazione. II.4 La stuttura finanziaria delle imprese La struttura finanziaria delle imprese fornisce utili indicazioni in merito alla rischiosità dei prestiti. Il grado di indebitamento delle imprese non finanziarie è espresso dal rapporto tra i debiti finanziari e la somma dei debiti finanziari e del patrimonio netto (leverage). A livello nazionale si è avuta una riduzione di questo indicatore, che è passato dal 53,3 per cento del 1997 al 49,6 del 2000, con variazioni circa simili tra Nord e Sud, anche se alla fine del 2000 il grado di indebitamento era più elevato nel Nord Est (55,6 per cento). Un elevato livello d indebitamento segnala una situazione di fragilità finanziaria, a cui le banche guardano con preoccupazione nella fase in cui valutano se erogare un finanziamento. In rapporto al valore aggiunto i debiti finanziari sono aumentati dal 113,4 al 127,0 per cento a livello nazionale. Questo fenomeno ha riguardato sia il Settentrione che il Meridione, ma è stato più intenso nel Sud, dove è passato dal 131,8 per cento del 1997 al 150,3 del 2000, mentre è passato rispettivamente dal 104,1 al 115,3 per cento nel Nord Ovest, e dal 125,3 al 135,9 nel Nord Est. Questo indicatore, sensibilmente più alto nel Meridione, evidenzia una maggiore rischiosità dell attività bancaria nel Mezzogiorno rispetto al resto del paese. La quota dei debiti bancari sui debiti finanziari è scesa dal 1997 al 2000 dal 65,4 al 64,1 per cento a livello nazionale. La dinamica è stata però differenziata a livello territoriale. L incidenza è salita nelle aree dove già era più elevata, come il Nord Est (dal 70,8 al 71,1 per cento) e il Mezzogiorno (dal 72,5 al 73,5 per cento). È invece diminuita dove era inferiore alla media nazionale: nel Nord Ovest (dal 64,5 al 61,9 per cento) e al Centro (dal 60,3 al 58,7 per cento). Questo indicatore è risultato più elevato nel Meridione e nel Nord Est anche per la più contenuta dimensione media delle imprese. Emerge quindi dalla composizione delle passività delle imprese una prevalenza del ricorso all indebitamento bancario diffusa su tutto il territorio nazionale. Inoltre, i finanziamenti bancari si concentrano, in particolar modo al Nord, sugli strumenti a breve termine. La quota dei debiti bancari a breve termine sul totale dei debiti bancari è passata dal 63,7 per cento del 1997 al 67 per cento del 2000, con valori più elevati per il Settentrione, passato rispettivamente dal 68,1 al 70,6 per cento nel Nord Ovest, e dal 70,4 al 68,4 nel Nord Est, mentre nel Meridione si è passati dal 56,8 per cento del 1997 al 56,1 del La quota dei debiti commerciali sull indebitamento totale è cresciuta dall inizio degli anni novanta di circa sette punti percentuali, al 42,7 per cento. L ampliamento è stato maggiore nel Mezzogiorno. 10

11 Aree geografiche Debiti finanziari / (debiti fin + capitale netto) Debiti bancari / debiti finanziari Nord ovest 52,5 48,9 64,5 61,9 Nord est 56,9 55,6 70,8 71,1 Centro 52,2 46,6 60,3 58,7 Sud 52,6 49,4 72,5 73,5 Italia 53,3 49,6 65,4 64,1 Aree geografiche Debiti bancari a breve / debiti bancari Debiti finanziari / valore aggiunto Nord ovest 68,1 70,6 104,1 115,3 Nord est 70,4 68,4 125,3 135,9 Centro 54 64,2 113,9 133,2 Sud 56,8 56,1 131,8 150,3 Italia 63, ,4 127 Fonte: Banca d Italia, Sintesi economia delle regioni italiane II.5 I tempi i recupero dei crediti In caso di inadempienza del debitore, i tempi di recupero dei crediti rappresentano un elemento importante per i creditori. La bassa efficienza delle procedure giudiziarie, in caso di insolvenza del debitore, determinano tempi lunghi per la conclusione del contenzioso e margini di incertezza elevati sulla quota del credito recuperabile. Queste inefficienze comportano per l intermediazione creditizia costi considerevoli, che finiscono per gravare sia sulle banche, aumentando le spese amministrative e legali e riducendo il valore delle garanzie, sia sulla clientela, innalzando il costo del credito. Una recente indagine condotta dalla Banca d Italia sull attività di recupero dei crediti indica che il costo medio di tale attività è pari a 1,2 euro per ogni 100 euro di prestiti in sofferenza. La sua incidenza sul totale dei costi operativi è superiore al Sud e nelle Isole (rispettivamente 5,3 e 3,1 per cento) rispetto al Centro e, soprattutto, al Nord (rispettivamente 2,7 e 1,8 per cento). I tempi medi di risoluzione del contenzioso in sede giudiziaria variano da quasi tre anni per le procedure esecutive mobiliari a quasi sette per quelle fallimentari. Le procedure esecutive immobiliari hanno una durata più che doppia rispetto a quelle mobiliari. Per tutte le procedure in questione, esclusi i concordati preventivi, i tempi di recupero sono in media superiori al Centro e nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Emergono quindi significative differenze a livello territoriale: in particolare, le procedure fallimentari e quelle esecutive (immobiliari) presentano tempi più lunghi nel Centro-Sud rispetto al Nord. Da questo quadro emerge quindi che risulta più difficile la protezione per via legale dei diritti dei creditori nel Sud rispetto al Nord. 11

12 La durata dei processi, più lunga nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord, contribuisce ad innalzare il costo del credito; un aumento del numero di processi pendenti non sembra invece avere effetti significativi sul costo del credito. TEMPI DELLE PROCEDURE DI RECUPERO Tipo di procedure Aree geografiche Nord Ovest Nord Est Centro Sud Italia Procedure esecutive mobiliari 2,8 2,3 2,6 3,1 2,8 Procedure esecutive immobiliari 5,8 5,3 6,6 7,1 6,3 Concordati preventivi 7,4 6 6,2 5,4 6,2 Procedure fallimentari 6,4 6 7,3 7,3 6,8 Accordi privatistici 2,3 2 2,4 2,3 2,1 Fonte: Banca d Italia, Sintesi dell economia nelle regioni italiane 2000 III LA DINAMICA DEL CREDITO IN ITALIA III.1 Evoluzione degli impieghi per macroaree Se si analizza l evoluzione degli impieghi bancari, si osserva che dal 1996 al 2002 gli impieghi sono cresciuti complessivamente del 69,4 per cento, ma con un incremento del 96 per cento nel Nord Italia e del 33 per cento nel Sud. I tassi annuali di crescita degli impieghi sono stati sempre positivi in tutta Italia, ma sono risultati più elevati nel Nord, con una media annuale dal 1996 al 2002 del 12 per cento di crescita, contro il 9,2 per cento dello stesso periodo nel Sud Italia. Inoltre tra il 1996 e il 2001 si è complessivamente ridotta la quota di prestiti bancari indirizzata ad imprese dell area meridionale e centrale a vantaggio dei mercati del Nord Italia. Nel 1996 i prestiti del Sud Italia rappresentavano il 16,8 per cento del totale, contro il 54,7 per cento del Nord Italia. Nel 2002 gli impieghi dell area meridionale risultavano essere il 13,6 per cento del totale, con una flessione di 3,2 punti percentuali, mentre la quota degli impieghi del Settentrione nel 2002 è stata del 62,2 per cento, con un aumento di 7,5 punti percentuali. La redistribuzione degli impieghi a favore delle aree settentrionali suggerisce l ipotesi che parte dell incremento degli impieghi nel Mezzogiorno sia stata canalizzata verso prenditori localizzati nei mercati del Nord Italia, caratterizzato da una migliore dinamica produttiva e da un migliore profilo di rischiosità dei debitori. EVOLUZIONE E TASSO DI CRESCITA DEGLI IMPIEGHI PER MACROAREE Aree geografiche Nord Italia Centro Italia Sud Italia Totale Italia Impieghi Impieghi Impieghi Impieghi Tasso di crescita Tasso di crescita Tasso di crescita Tasso di crescita 9,98 3,68 3,58 7,05 18,3 9,5 9,3 14,3 13,54 2,91 6,06 9,5 17,05 6,5 2,5 12,1 7,2 7,3 3,12 6,65 5,7 5,98 4,8 5,7 Dati in milioni di Euro 12

13 impieghi in mln di euro Quota di impieghi per macroaree Nord Centro Sud Italia L aggregato degli impieghi stato è calcolato comprendendo al suo interno anche le sofferenze, si è quindi considerato gli effetti della elevata mortalità del credito nelle aree meridionali. Se si computa solo gli impieghi vivi, cioè gli impieghi al netto delle sofferenze, si osserva che l andamento degli impieghi netti è stato mediamente simile a quello degli impieghi totali, solo leggermente inferiore in quanto ne manca una sua componente. III.2 Evoluzione dei depositi per macroaree Tra il 1996 ed il 2002 si è registrato a livello nazionale un andamento altalenante dell aggregato dei depositi, con una crescita del 7 per cento nel periodo in esame ed un incremento medio annuale dell 1,2 per cento. Se si considera le macroaree, tra il 1996 ed il 2002 si osserva nel Nord Italia una crescita del 6,3 per cento ed un incremento medio annuale dell 1,7 per cento, contro una crescita del 3 per cento ed un incremento annuale dello 0,75 per cento nel Sud Italia. Nel 1996 la quota di depositi nel nord Italia era pari al 56,8 del totale, contro il 21,7 per cento dei depositi detenuti nel Sud; questi rapporti sono rimasti circa stabili nel Sud Italia Totale Italia EVOLUZIONE E TASSO DI CRESCITA DEI DEPOSITI PER MACROAREE Aree geografiche Nord Italia Centro Italia Dati in milioni di Euro Depositi Tasso di crescita -8-0,03 2,16-0,02 6,2 6,7 Depositi Tasso di crescita -8,1 3,1 5,2 2,9 3,4 6,1 Depositi Tasso di crescita -5,1-1,8-0,01-0,1 7,6 3,9 Depositi Tasso di crescita -7,3 0,2 2,35 0,3 5,8 6 Fonte: Banca d Italia, elaborazione dati Bollettini statistici

14 depositi in mln di euro Quota di depositi per macroaree Nord Centro Sud Italia III.2.1 Distribuzione dei depositi per forma tecnica Tra il 1996 ed il 2001 a livello nazionale si è registrato un aumento della quota di depositi detenuta in forma di conto corrente, si è passati infatti dal 50,7 per cento dei depositi in conto corrente del 1996 al 70,4 per cento nel Anche a livello di macroaree la componente dei depositi in conto corrente risulta caratterizzata da tassi di crescita elevati: si è passati infatti nel Nord Italia dal 53 per cento dei depositi in conto corrente del 1996 al 72,4 nel 2001 e nel Sud Italia si è passati dal 38,6 del 1996 al 60,4 del Nel Nord Italia comunque la quota di depositi sotto forma di conto corrente risulta essere più alta rispetto al Meridione. La diffusione dei conti correnti può essere identificata come un indicatore della propensione delle banche ad intensificare l attività di servizio collegata al rapporto di conto corrente. Il costante aumento della quota dei depositi in conto corrente può essere interpretato come un generico indicatore del grado di bancarizzazione dell area, ed anche come il segnale di una propensione a diversificare la composizione degli attivi finanziari indotta dal comportamento delle banche entrate a seguito di operazioni di acquisizione. Aree geografiche C/c QUOTA DI DEPOSITI IN CONTO CORRENTE altri depositi C/c altri depositi C/c altri depositi Nord Italia ,9 37,1 67,2 32,8 70,8 29,2 71,7 28,3 72,4 27,6 Centro Italia 56,9 43,1 65,3 34,7 73,2 26,8 71,3 28,7 70,6 29,4 74,3 25,7 Sud Italia 38,6 61,4 44,6 55,4 52,2 47,8 54,3 45,7 56,2 43,8 60,4 39,6 Totale Italia 50,7 49,3 59,3 40,7 68,5 31,5 67,6 32,4 68,4 31,6 70,4 29,6 C/c altri depositi C/c altri depositi C/c altri depositi Fonte: Banca d Italia, Sintesi delle note sull andamento dell economia delle regioni italiane Và ricordato che l aggregato dei depositi è al netto della componente obbligazionaria, che rappresenta una quota significativa dei depositi, in quanto ci sono dati relativi alle obbligazioni solo su base nazionale, ma non a livello territoriale. (Il discorso può essere ritenuto valido solo supponendo che obbligazioni siano suddivise equamente per macroaree). 14

15 Composizione depositi in Italia Depositi a risparmio Conti correnti Buoni fr. Fino a 18 m Buoni fr. Oltre 18 m Altri depositi III.3 Rapporto impieghi/depositi L andamento del rapporto impieghi/depositi per macroaree può fornire utili indicazioni in relazione alla direzione segnata dai processi di consolidamento. Va però ricordato che le informazioni ricavabili da tale indicatore hanno valore parziale, perché non si include la raccolta obbligazionaria che nel periodo considerato ha rifornito in maniera rilevante la provvista del sistema, ma per la quale non sono disponibili dati disaggregati a livello locale. Un basso valore del rapporto prestiti/depositi può significare che il mercato regionale è un serbatoio di raccolta che canalizza risorse verso impieghi esterni al mercato stesso. Analizzando il rapporto impieghi depositi per macroaree si osserva come il valore di tale indicatore si mantenga costantemente più basso al sud rispetto al Nord, a sinonimo del fatto che i mercati meridionali possono essere considerati dei mercati di raccolta. Si osserva comunque nell intero periodo un trend ascendente del rapporto impieghi depositi in tutta Italia, (pur rimanendo il Sud a livelli inferiori al Nord). Quindi questo indicatore consente di intravedere gli effetti reali che i processi di ristrutturazione hanno avuto sui mercati bancari meridionali. Una analisi dei bilanci bancari rivela però che gli elevati valori del rapporto impieghi/raccolta al Centro Nord sono ottenuti grazie alla ingente raccolta estera, mentre per le banche con sede legale nel Mezzogiorno l incidenza della provvista estera è invece assai più contenuta. Inoltre il contenuto rapporto impieghi/raccolta registrato nelle regioni meridionali risente anche dell ampia quota di titoli pubblici all attivo degli intermediari con sede legale in quell area, e non solo della cessione di risorse alle imprese del Centro Nord. L economia meridionale è destinataria di ampi trasferimenti, quindi un più contenuto rapporto tra impieghi e raccolta del Mezzogiorno rispetto al Centro Nord costituisce una naturale conseguenza delle diverse modalità di formazione del reddito nelle due aree. RAPPORTO IMPIEGHI/DEPOSITI PER MACROAREE Aree geografiche Nord Italia 1,05 1,25 1,49 1,65 1,94 1,95 1,94 Centro Italia 1,49 1,68 1,79 1,75 1,81 1,88 1,88 Sud Italia 0,89 0,97 1,08 1,15 1,19 1,14 1,15 Totale Italia 1,11 1,28 1,46 1,57 1,75 1,76 1,75 15

16 impieghi/depositi 1,9 1,7 1,5 1,3 1,1 0,9 0,7 Impieghi/depositi per macroaree Nord Centro Sud Italia III.4 Analisi dei prestiti in sofferenza Analizzando l andamento dei prestiti in sofferenza, si osserva un calo di questo aggregato tra il 1996 ed il 2002, a cui hanno contribuito le operazioni di cessione (di crediti inesigibili). A livello nazionale le sofferenze dal 1996 al 2002 sono diminuite del 24,4 per cento, con dati sostanzialmente simili tra Nord e Sud; al Settentrione c è stato un calo del 20,5 per cento delle sofferenze, ed al Meridione del 25 per cento. Il Nord Italia detiene il 36 per cento delle partite in sofferenza a livello nazionale, contro il 38 per cento detenuto dal Sud. Nonostante al Sud gli impieghi siano molto minori rispetto al Nord, la quota di prestiti in sofferenza risulta essere maggiore. Aree geografiche Nord Italia Centro Italia Sud Italia Totale Italia Dati in milioni di euro EVOLUZIONE SOFFERENZE PER MACROAREE sofferenze tasso di crescita 0-3,5-4,7-8,8-13,5 9,6 sofferenze tasso di crescita 5,8 2, ,7-16,6 6,7 sofferenze tasso di crescita 3,3 7,7 0-20,6-8,1-7,8 sofferenze tasso di crescita 2,9 2,3-6,3-14,3-12,2 1,7 Sofferenze per macroaree nel 2002 Sud 38% Nord 36% Nord Centro Sud Centro 26% 16

17 III.5 Rapporto sofferenze/impieghi Il rapporto tra sofferenze e impieghi può essere considerato un indicatore utile per valutare la rischiosità insita nell attività di prestito. Infatti l analisi della qualità degli impieghi bancari permette di spiegare le diversità relative alla disponibilità e al costo del credito bancario. Analizzando il rapporto tra sofferenze ed impieghi dal 1996 al 2002 si nota un trend discendente di questo indicatore su tutto il territorio nazionale, sia al Nord che al Sud. In Italia si è infatti passati da un rapporto del 10 per cento nel 1996 al 4,4 per cento nel ma se si analizza le macroaree si scopre una marcata differenziazione territoriale. Si passa infatti nel Nord Italia da un peso delle sofferenze pari al 6,4 per cento nel 1996 al 2,6 per cento nel 2002, mentre nel Sud si registra valori del 21,7 per cento nel 1996 e del 12,2 per cento nel 2002, con un gap percentuale del 15,3 per cento nel 1996 e del 9,6 per cento nel Quindi nonostante a livello nazionale sia diminuita la rischiosità media insita nell attività di prestito, permane una marcata differenza tra l erogazione del credito nel Nord e nel Sud. RAPPORTO SOFFERENZE IMPIEGHI PER MACROAREE Aree geografiche Nord Italia 6,4 5,8 4,8 4 3,1 2,5 2,6 Centro Italia 9,6 9,7 9,1 7,4 6,2 4,8 4,8 Sud Italia 21,7 21,6 21,3 20,1 15,6 13,9 12,2 Totale Italia 10 9,6 8,6 7,3 5,6 4,6 4,4 Fonte: elaborazione dati Banca d Italia, Bollettini Statistici punti % Rapporto sofferenze impieghi Nord Centro Sud Italia IV CONDIZIONI DI EROGAZIONE DEL CREDITO VI.1 Il credito accordato operativo Il credito accordato operativo è l ammontare del credito direttamente utilizzabile dal cliente in quanto riveniente da un contratto perfezionato e pienamente efficace. Analizzando l evoluzione di questo aggregato si osserva una sua continua crescita. Tra il 1997 ed il 2002 a livello nazionale l ammontare di credito accordato è cresciuto del 55,7 per cento, con un aumento medio annuale del 9 per cento. Ma l intensità della crescita non è stata uguale in tutta Italia. Nello stesso periodo, infatti, il credito accordato è cresciuto nel 17

18 Nord del 62,4 per cento, con un incremento medio annuale del 10,5 per cento, mentre nel Sud Italia è aumentato del 37,2 per cento, con un aumento medio del 6 per cento. Inoltre nel 2002 il l ammontare di credito accordato nel Nord Italia era pari al 68 per cento del totale, contro il 23 per cento del Centro Italia e solo il 9 per cento del Sud Italia. CREDITO ACCORDATO OPERATIVO PER MACROAREE Aree geografiche Nord Italia Centro Italia Sud Italia Totale Italia Fonte: Banca d Italia, Bollettini Statistici Credito accordato per macroaree nel 2002 Sud 9% Centro 23% Nord Centro Sud Nord 68% IV.2 Il credito utilizzato Il credito utilizzato è l ammontare del credito effettivamente erogato al cliente; per le garanzie rilasciate alla clientela corrisponde all importo delle garanzie effettivamente concesse. Osservando l andamento di questo aggregato si scopre, così come per il credito accordato, una sua continua crescita tra il 1997 ed il In questo periodo vi è stato un aumento a livello nazionale del 55,8 per cento, con un incremento medio annuale del 9,1 per cento. Ma anche in questo caso vi sono state disparità riguardo l intensità della crescita. Tra il 1997 ed il 2002 nel Nord Italia si è registrato un aumento del 70,3 per cento del credito utilizzato, con un incremento medio annuale dell 11,7 per cento, mentre al Sud la crescita totale è stata solo del 30,2 per cento, con un aumento medio annuale del 5 per cento. Se si analizza l ammontare di credito utilizzato per macroaree si evidenzia ancor di più la disparità territoriale tra Nord e Sud: nel 2002 il l ammontare di credito utilizzato nel Nord Italia era pari al 65 per cento del totale, contro il 25 per cento del Centro Italia e solo il 10 per cento del Sud Italia. 18

19 CREDITO UTILIZZATO PER MACROAREE Aree geografiche N ord Italia Centro Italia Sud Italia Totale Italia Fonte: Banca d Italia, Bollettini Statistici Credito utilizzato per macroaree nel 2002 Sud 10% Nord Centro 25% Nord 65% Centro Sud IV.3 Rapporto tra credito utilizzato ed accordato Il rapporto tra credito utilizzato ed accordato può essere considerato un indicatore indiretto del razionamento del credito. Un più elevato livello di questo rapporto segnala una situazione di maggiore tensione tra domanda e offerta di credito. È però un indicatore indiretto perché non si riesce a misurare direttamente la quantità di credito domandata dalle imprese, ma solo i volumi effettivi. Và ricordato che il sistema bancario può reagire al rischio di credito razionando la clientela richiedente attraverso una limitazione della quantità disponibile, oppure aumentando il tasso d interesse applicato. Il rapporto tra credito utilizzato ed accordato tra il 1997 ed il 2002 a livello nazionale si è mantenuto stabile, facendo segnare un valore di 67,5 per cento nel 1997 e di 67,7 nel Ma la dinamica di questo indicatore è stata molto diversa a livello territoriale, facendo registrare valori molto più alti nel Mezzogiorno, a testimonianza del fatto che nel Sud si registra una maggiore tensione tra domanda e offerta di credito. Nel Nord Italia questo indicatore ha raggiunto un valore del 62 per cento nel 1997 e del 65 per cento nel 2002 (con un leggero aumento nel periodo in questione), mentre nel Sud questo indicatore toccava punte del 77,9 per cento nel 1997 e del 73,9 per cento nel 2002 (con una diminuzione del rapporto nel periodo in esame. Quindi il gap percentuale tra Nord e Sud, pur rimanendo considerevole, si è ridotto di 7 punti percentuali, passando da 15,9 punti percentuali nel 1997 a 8,9 punti percentuali nel Ciò implica quindi che nel Meridione siano leggermente migliorate le condizioni di erogazione di credito. 19

20 RAPPORTO TRA CREDITO UTILIZZATO E ACCORDATO Aree geografiche Nord Italia 62 61,3 63,3 65,7 65,9 65 Centro Italia 78 76, ,1 74,3 72,8 Sud Italia 77,9 75,4 73,3 74,3 73,9 73,9 Totale Italia 67,5 66,2 66,9 67,9 68,5 67,6 Fonte: Banca d Italia, elaborazione dati Bollettini Statistici Utilizzato/Accordato nel tempo punti % Nord Centro Sud Italia IV.3.1 Rapporto tra credito utilizzato ed accordato per classi di credito accordato Il rapporto tra credito utilizzato ed accordato per classi di credito accordato mette in luce come mediamente si registra un livello più basso di questo indicatore nella classe più piccola di credito accordato, e che il rapporto cresce al crescere della classe dimensionale. Inoltre si registra costantemente valori di questo indicatore più elevati al Sud rispetto al Nord, per ogni classe di accordato. Si registra infatti su base nazionale valori del 48 per cento per la classe più piccola, compresa tra 77,5 e 129,1 milioni di euro, 53,3 per cento per la classe successiva (129,1-516,5 mln), 56,5 per cento per la classe 516, ,9 mln e 59,8 per cento oltre i 25288,9 mln. Si rileva quindi per le minori classi di accordato migliori condizioni di erogazione di credito. punti % Utilizzato/accordato per classi di credito 77,5-129,1 mln 129,1-516,5 mln 516, ,9 mln oltre 25822,9 mln Nord Centro Sud Italia 20

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