1. FARE RIPARTIRE IL CREDITO ALL ECONOMIA REALE 2. TUTELARE IL RISPARMIO 3. EFFICIENTE GESTIONE PUBBLICA DELLA FINANZA

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1 MANIFESTO PER LA BUONA FINANZA. LE BANCHE AL SERVIZIO DEL PAESE 1. FARE RIPARTIRE IL CREDITO ALL ECONOMIA REALE 2. TUTELARE IL RISPARMIO 3. EFFICIENTE GESTIONE PUBBLICA DELLA FINANZA 1. REGOLAMENTARE LA FINANZA STRUTTURATA E I DERIVATI 2. RIORDINO DELLE AUTORITÀ DI VIGILANZA, DELLE FONDAZIONI BANCARIE E DELLA GOVERNANCE DELLE BANCHE 3. SEPARAZIONE TRA BANCA COMMERCIALE E BANCA D AFFARI PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE, LA RIPRESA DEGLI INVESTIMENTI, L INNOVAZIONE E LA TUTELA DEL RISPARMIO 4. RIDEFINIRE IL RUOLO DELLA BCE NELLA POLITICA MONETARIA E NELLA VIGILANZA BANCARIA 5. FAVORIRE LA LEGALITÀ E LA FINANZA SOSTENIBILE: TRASPARENZA E INCENTIVAZIONE DELLA TRACCIABILITÀ 6. RIDUZIONE DEI COMPENSI DEI TOP MANAGER 7. UNA FISCALITÀ IN LINEA CON L EUROPA PER UN SETTORE IN FASE 1 DI RIORGANIZZAZIONE. USARE LA LIQUIDITÀ PER FARE RIPARTIRE GLI INVESTIMENTI

2 COSA VOGLIAMO La proposta della Fisac-Cgil: un contributo in favore dell economia reale, della finanza pubblica, per la legalità e per una ritrovata equità 1. Vogliamo regole più incisive sulla finanza che la rendano utile alla crescita e per un equilibrato sviluppo del paese. Vogliamo una crescita stabile che tuteli i cittadini: lavoratori, risparmiatori e che tuteli le istituzioni dalla speculazione. Proponiamo l istituzione di una commissione d inchiesta che quantifichi l ammontare di derivati in circolazione. Senza conoscere la dimensione del fenomeno non è possibile definire il rischio e gli interventi necessari. Proponiamo che sia attribuita alla Consob la competenza sulla misurazione dei rischi dei derivati contratti dalle Amministrazioni centrali e che essa metta il proprio know-how tecnico a disposizione delle Amministrazioni locali. 2. Proponiamo di riordinare le autorità di vigilanza, anche attribuendogli maggiori poteri, affinché possa essere resa efficace l azione di contrasto a comportamenti fraudolenti. Non solo maral suasion per Banca d Italia ma veri e propri poteri di rimozione dei vertici (mai più MPS!) Inoltre vogliamo l interruzione del legame tra politica e banche e quindi proponiamo che sia portato a compimento quanto previsto in origine in tema di dismissione del capitale detenuto dalle Fondazioni bancarie tenendo conto, nei tempi e nelle modalità, delle condizioni del mercato. Proponiamo l elezione dei consiglieri delle Fondazioni coinvolgendo le associazioni del terzo settore maggiormente rappresentative sul territorio. Proponiamo una riforma della Consob affinché potenzi i propri strumenti di analisi dei rischi funzionali per favorire una vigilanza efficace. Le imprese e le famiglie devono conoscere quali sono le probabilità di perdere o guadagnare facendo un investimento e poter scegliere consapevolmente. Proponiamo per quanto riguarda la Governance di ispirarci al modello tedesco basato sul sistema duale e su un approccio partecipativo a livello aziendale, come espresso dall esperienza della partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nei Consigli di sorveglianza con un ruolo di controllo e senza che ci sia interferenza con la gestione. Nel mondo della finanza la crisi è stata possibile per assenza di democrazia e quando c è stata non ha saputo operare come avrebbe dovuto e potuto. 3. Le banche in Italia devono tornare ad essere un volano per la ripresa favorendo la crescita dimensionale delle imprese. Devono tornare a fare credito all economia reale e smetterla di far prevalere l attività speculativa su quella tradizionale. Vanno quindi reperite le risorse per uscire da questa fase patologica di stallo, bisogna superare la fase di finanziarizzazione delle risorse e mettere il sistema finanziario al servizio del Paese. Proponiamo una separazione che favorisca la costituzione di un soggetto bancario che concentri la propria attività sull erogazione del credito favorendo la crescita dimensionale delle nostre imprese. Proponiamo la separazione, a livello europeo, tra banche commerciali e banche d affari in cui le prime concentrino la loro attività verso il credito a imprese e famiglie e mettano le proprie competenze 2 al servizio del paese. E affinché le seconde possano svolgere non solo la vendita ma anche l ingegnerizzazione dei prodotti finanziari. Proponiamo di stabilire, per le banche commerciali a livello europeo, dei limiti

3 quali/quantitativi di strumenti finanziari che possono essere utilizzati; il divieto di detenere partecipazioni, da parte delle banche commerciali, in banche d..affari, società di intermediazione mobiliare e, in generale, in tutte le società finanziarie che non sono autorizzate ad effettuare la raccolta di depositi tra il pubblico oltre a non poter detenere partecipazioni industriali; il divieto di ricoprire cariche direttive e di detenere posizioni di controllo nelle banche commerciali, da parte dei rappresentanti, dei direttori, dei soci di riferimento e degli impiegati delle banche d affari. 4. Vogliamo l Europa unita non solo per favorire lo scambio di merci ma anche come strumento di crescita e prosperità condivisa. Proponiamo la mutualizzazione di parte del debito e la facoltà di acquistare titoli del debito pubblico dei paesi membri da parte della BCE. Vogliamo che siano superati i differenziali nei tassi di interesse pagati tra i paesi europei. Oltre lo stato (che paga circa 80 miliardi di interessi l anno per rinnovare il proprio debito) anche le nostre aziende sono sfavorite da tassi di interesse più alti dei principali competitori (vedi Germania). 5. Senza una legalità diffusa non può esserci crescita. Vogliamo sostenere la legalità e le banche possono/devono dare un grande contributo. Proponiamo una sempre maggiore diffusione della moneta elettronica per contrastare l evasione fiscale e per diminuire i costi di transazione. Se recuperassimo anche solo lo 0,6% di evasione avremmo i fondi necessari per fare fronte al problema degli esodati! Proponiamo alle aziende di credito: tempi rapidi di cancellazione delle ipoteche che gravano sui beni confiscati; la rinuncia di parte degli interessi di mora e/o contrattuali; soluzioni standard transitive. Proponiamo l estensione della normativa antiriciclaggio coinvolgendo tutti i soggetti interessati (oltreché le banche, il Banco Posta, gli Albi professionali ecc) e il sostegno, a livello europeo, della normativa antiriciclaggio affinché sia contrastato il dumping che colpisce i paesi dell Unione. Proponiamo che i finanziamenti e gli investimenti sia "propri" delle banche sia "verso terzi" vengano valutati anche per gli impatti positivi o negativi sugli altri stakeholder nel medio lungo tempo (comprese le generazioni future e l ambiente) favorendo, così, quelle operazioni finanziare che generano prevalentemente impatti positivi nel medio-lungo termine. 6. E ormai indiscutibile che tra le cause della crisi ci siano le diseguaglianze che negli ultimi venti anni sono costantemente cresciute. Proponiamo che i compensi percepiti dal top management non superino 20 volte quanto percepito dai lavoratori del settore. Proponiamo il lancio di una legge di iniziativa Parlamentare Popolare da sostenersi unitariamente tra Cgil-Cisl e Uil con l obiettivo di raccogliere 100 mila firme affinché il rapporto 1 a 20 sia reso obbligatorio per legge. Proponiamo sia definito uno standard da seguire nella redazione delle relazioni sulle remunerazioni di cui alla previsione Consob e che ne sia estesa l obbligatorietà anche alle società non quotate. Diciamo: più reddito a chi ha margini di consumo 3 maggiori! Questo favorirebbe la crescita, oltreché essere in favore dell equità!

4 Si deve favorire la diminuzione del costo del credito, fare ripartire gli investimenti ed evitare che siano scaricati sull occupazione i costi della crisi. Chiediamo l armonizzazione fiscale a livello europeo in tema di: - Svalutazione delle sofferenze - Tobin tax - Rendite finanziarie Proponiamo,inoltre, di usare la liquidità presente nel sistema (stimata in 120 miliardi di euro) per fare ripartire gli investimenti seguendo il progetto già indicato nel Piano del Lavoro della Cgil a partire dal piano straordinario per i giovani. 4

5 A. LO SCENARIO ECONOMICO I numeri della crisi PIL: è sceso del 2,4% nel Nel 2011 si prevedeva una crescita di circa un punto. Per il 2013 le stime sono a -1,5% contro l iniziale -0,2%. Negli anni della crisi il Pil decresce di -10,4 punti percentuali. DISOCCUPAZIONE: si prevede aumenterà di un punto percentuale nel 2013 arrivando al 14% e continuerà a crescere nel 2014 con particolare sofferenza per quella giovanile che ha già raggiunto il 39,1%. Sono stati persi oltre 1,5 milioni di posti di lavoro in termini di giornate lavorative equivalenti dall inizio della crisi. CONSUMI: sono e saranno in calo. Il reddito reale delle famiglie decresce da un decennio (nel solo ,5% reale) e di conseguenza anche i consumi calano, - 3,4% nel Di conseguenza si contrae anche la propensione al risparmio -0,5%. CREDITO ALL ECONOMIA: si contrae il credito alle imprese, -36 miliardi. Nel 2012, per la prima volta, il numero di imprese che hanno chiuso è stato superiore al numero di quelle che hanno aperto. Serve un inversione di tendenza! Dinamica reale del PIL Tassi di crescita medi annui dal 2013 previsioni del FMI - In Italia si registra il dato peggiore nella crisi e si prevedono tempi più lunghi per la ripresa 5

6 - Le stime effettuate nel mese di Aprile 2011 e largamente condivise dai principali istituti di ricerca indicavano il 2015 come l anno in cui si sarebbe raggiunto, in termini di PIL, il pieno recupero rispetto al dato ante-crisi. - Le ultime proiezioni che considerano le manovre di Austerity hanno determinato un rallentamento della crescita a tal punto che si ritiene si tornerà ai livelli di PIL del 2007 non prima del

7 La perdita occupazionale negli anni Duemila - In termini di giornate lavorative piene, l occupazione è diminuita di oltre 1,5 milioni di unità. - I livelli delle unità di lavoro sono crollati sotto i valori di dieci anni fa (inizio 2001). - - Tenendo conto sia della CIG, sia dell effetto scoraggiamento, la Banca d Italia stima che il tasso reale di disoccupazione sia sopra il 14%. - Ipotizzando una costante crescita del tasso di occupazione già dal 2012 si stima un ritorno ai livelli ante crisi non prima del

8 Raccolta e Impieghi delle banche italiane - Se consideriamo l andamento degli impieghi al solo settore privato, il dato peggiora (1,99%) e scende ulteriormente (oltre 36 miliardi) se consideriamo solo gli impieghi verso famiglie e società non finanziarie (-2,41%). La contrazione maggiore si ha per i prestiti oltre un anno. Prestiti bancari alle società non finanziarie Variazione novembre 2012 su novembre Gli squilibri nella dinamica dei prestiti bancari alle imprese all interno dell eurozona è anche un problema di pagamenti sul sistema interbancario e dei relativi sbilanci che dalla primavera del 2011 si sono verificati. Ad agosto il saldo creditorio netto registrato sul sistema Target delle banche tedesche si è attestato al massimo di 750 miliardi di euro mentre il saldo di Italia e Spagna era in debito rispettivamente per 290 e 430 miliardi.

9 Sofferenze nette IL CONTO ECONOMICO - Le sofferenze nette bancarie (calcolate al netto delle svalutazioni) nella crisi sono cresciute di 46 miliardi di euro Utili netti - Al netto delle svalutazioni, gli utili hanno subito una contrazione, dall inizio della crisi, del 90%. 9

10 Interventi dei governi nazionali in favore di banche ed istituti finanziari Europa dicembre 2008-giugno Anche includendo gli ulteriori interventi già decisi per MPS, il sostegno pubblico alle banche italiane rimane molto contenuto nel confronto internazionale. Le ricapitalizzazioni pubbliche in Italia ammontano allo 0,3% del PIL; in base all ultima indagine della Commissione europea, a giugno del 2012 erano pari all 1,8% in Germania, al 2 in Spagna, al 4,3 in Belgio, al 5,2 nei Paesi Bassi e a oltre il 40 in Irlanda[ ]. (Intervento del Governatore della Banca d Italia Visco all Assiom Forex ) LA PROPOSTA FISAC Un piano per fare ripartire l economia La finanza e il credito sono elementi fondamentali per ritrovare la via della crescita e dell occupazione. In questa cornice definiamo le banche attività produttive private ad interesse collettivo. Fisac e Cgil avanzano sette proposte per quattro obiettivi che siano parte integrante di un programma di interventi più ampio come il Piano del Lavoro già definito dalla Cgil. 10

11 1. REGOLAMENTARE LA FINANZA STRUTTURATA E I DERIVATI Secondo la Banca dei Regolamenti internazionali, il valore dei derivati che circolano nella finanza globale si aggirerebbe intorno a dieci volte il prodotto interno lordo dell intero pianeta. Non vi sono dati precisi e unanimemente condivisi sull ammontare complessivo dei derivati nei singoli paesi. L ammontare di derivati in Europa: un confronto tra le principale banche europee - In Europa il totale dei derivati riconducibile alle principali banche ammonta a miliardi di euro; tra il 2010 e il 2011 l incidenza sul Pil dei derivati è passata da 41,3% a 53,2%. - Notevole è l incidenza dei derivati sul totale attivo delle principali banche svizzere: per Crèdit Suisse e Ubs rappresentano rispettivamente il 47,3% e il 32,5% dell attivo. Vicina al 40% la percentuale di Deutsche Bank e superiore al 30% quella di Barclays e Rbs. - Le due principali banche italiane possiedono derivati per oltre 177 miliardi di euro (17% del Pil). Per UniCredit e Intesa San paolo rappresentano rispettivamente il 12,4% e il 9% degli utili. 11

12 In un contesto recessivo, i derivati rappresentano una forma di investimento allettante per le banche Per via dei bassi tassi d interesse, offre margini risicati per la banca L opacità del prodotto consente di collocare investimenti più rischiosi e di caricare più costi, ottenendo più profitti BILANCI IN POSITIVO, DIVIDENDI PER GLI AZIONISTI! I derivati tossici stanno contribuendo alla stretta creditizia e al soffocamento del sistema produttivo europeo I RISCHI ECCESSIVI E GLI ALTI COSTI DEI FINANZIAMENTI STRUTTU- RATI RIDUCONO LA PROFITTABILITÀ 12 DELLE IMPRESE, PORTANDOLE AL LIMITE AL FALLIMENTO

13 La soluzione della crisi finanziaria deve partire da una più attenta regolamentazione del mercato finanziario Neanche l incidenza dei derivati sul sistema bancario italiano e negli enti locali, nonostante l esplosione del caso Mps è ancora quantificata con certezza, ma si sospettano cifre allarmanti. Emergenza derivati in Italia? GLI ENTI LOCALI Il dato sull ammontare dei derivati riconducibili agli enti locali in Italia è incerto e si ipotizza possa essere elevato. Secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali sono 220 miliardi di euro. Altre fonti stimano possa essere di oltre miliardi.??? L AMMINISTRAZIONE CENTRALE Anche le esposizioni in derivati dell Amministrazione centrale non sono note. La cattiva gestione ha generato ingenti perdite (swap Morgan Stanley, 2 miliardi e mezzo di euro). Questo implica meno risorse per l economi reale. Recenti stime parlano, solo per l amministrazione centrale di 160 mld di euro. LA PROPOSTA DELLA FISAC Istituzione di una commissione d inchiesta sui derivati che consenta di quantificarne l ammontare complessivo e la tipologia. Approvazione di una legge che attribuisca alla Consob la competenza sulla misurazione dei rischi dei derivati contratti dalle Amministrazioni centrali ed obbligo di mettere il proprio know-how tecnico a disposizione delle Amministrazioni locali. Definizione di limiti di derivati riconducibili alle banche commerciali. 13

14 2. RIORDINO DELLE AUTORITÀ DI VIGILANZA, DELLE FONDAZIONI BANCARIE E DELLA GOVERNANCE DELLE BANCHE La propensione italiana al risparmio, nonostante le flessioni dovute al momento di crisi, rimane molto elevata e lo stock di ricchezza accumulato nel tempo è ancora molto alto rispetto al Prodotto interno lordo. RISPARMIO = 9% DEL REDDITO RICCHEZZA = 6 VOLTE IL PIL Il risparmio in Italia Investimenti in prodotti strutturati che contengono derivati (Volumi; dati in milioni di euro) - Buona parte del risparmio che non è destinato alle attività reali (il 38% del totale) è investita in strumenti finanziari diversi dai titoli di debito dello stato italiano. - Circa 170 mld di di risparmio sono allocati in investimenti che fanno uso più o meno intenso di strumenti derivati ed allocati a imprese e famiglie. 14

15 RISPARMIO TRADITO Spesso abbiamo assistito ad episodi di risparmio tradito (con perdite anche superiori al 70% dei risparmi investiti, v. caso Convertendo di Bpm) con soggetti (anche le banche, vedi caso Parmalat) senza scrupoli che, sfruttando una normativa comunitaria poco tutelante per i risparmiatori, hanno drenato risorse finanziarie preziose per il tessuto produttivo: collocando prodotti finanziari (semplici o strutturati) con rilevanti commissioni occulte; con operazioni spregiudicate (vendita di obbligazioni per recuperare i propri crediti) costruite ad hoc da parte di colossi finanziari per salvaguardare i loro interessi a danno dei piccoli azionisti (trasferendo su questi ultimi i rischi). PERDITA DI FIDUCIA NEL MERCATO FINANZIARIO L effetto spirale provocato dai derivati venduti dalle banche influisce negativamente sul risparmio delle famiglie e interrompe il circuito virtuoso di credito all economia reale Governance e partecipazione La crisi nasce in seno alla finanza e da essa continua ad essere alimentata. Un mondo, quello della finanza, in cui la democrazia non è mai entrata. Il settore del credito assume un ruolo determinante per uscirne. Si devono immaginare vie alternative di gestione e controllo. Dobbiamo introdurre elementi di democrazia economica per evitare che ci siano costi a carico della collettività a fronte di profitti privati. Quali strumenti per evitare nuove crisi? 1. Vigilanza europea e nazionale (Banca d Italia e Consob) 2. Requisiti patrimoniali (Basilea I,II,II) 3. Democrazia economica (introdurre elementi di partecipazione ) A differenza di una impresa industriale, meccanica, chimica o tessile l industria finanziaria ha elementi di complessità maggiori sintetizzati nell idea della sana e prudente gestione del risparmio. Poiché la vita di un impresa finanziaria è complessa e legata ai mercati nei quali opera, la buona governance può essere definita soltanto con riferimento ai vari stakeholders cui essa si rapporta, e cioè: 1. gli azionisti 2. i creditori 3. i fornitori 4. i dipendenti 5. i consumatori 6. la comunità locale Nel settore del credito, tenendo conto del ruolo particolare che ha sull economia reale e delle implicazioni di eventuali stati di crisi delle banche fanno parte degli stakeholders anche le autorità di vigilanza (7.) e i Governi (8.). Nell ottica dei lavoratori i principali interessi sono: avere tutti gli strumenti necessari a svolgere il proprio lavoro; ricevere il giusto grado d informazioni sulle strategie dell azienda; l equità di trattamento sotto il profilo di remunerazioni, benefit, carriere; un ambiente di lavoro immune da discriminazioni. È anche interesse loro e dei loro rappresentanti che sia garantita una sana e prudente 15 gestione, senza la quale non è garantita la continuità nel lungo periodo dell occupazio-

16 Negli ultimi 30 anni la finanza (e i banchieri) ha accresciuto il proprio potere. La finanza è arrivata a controllare la politica, e non il contrario. A livello internazionale si sono date diverse definizioni e spiegazioni sulla Governance - I Principi Ocse «...involves a set of relationships among a company s management, its Board, its shareholder s and other stakeholders. Corporate governance also provides the structure through which the objectives of the company are set, and the means of attaining those objectives and monitoring performance are determined». - Il Rapporto Viénot (Francia) Il Rapporto non fornisce definizioni di Corporate governance. Sottolinea però che la mission di una impresa coincide con l interesse comune di un Paese, anziché con gli interessi particolari degli azionisti o degli altri stakeholders. - Il Codice di Best Practice in materia di Corporate governance (Germania) «...achieves a responsible, value - oriented management and control of companies. Corporate governance Rules promote and reinforce the confidence of current and future shareholders, lenders, employees, business partners and the general public in national and international markets». Governance e partecipazione: la situazione attuale di interesse per il mondo del lavoro Germania Modello verticale con presenza di consigli di gestione (Vorstand) e consigli di sorveglianza (Aufsichsrat); Rappresentanza dei lavoratori nel consiglio di gestione Enfasi sui work council Francia Ruolo consultivo dei dipendenti sotto forma di work council; Rappresentanza dei dipendenti nel Cda, ma senza diritto di voto. Italia Strutture piramidali o gerarchiche; Concentrazione del controllo e sindacati di blocco; Scarsa rappresentanza dei dipendenti La governance delle banche in Italia Sin qui i diversi modelli di banca, siano essi Spa o Popolari (Mps e Bpm, ecc.), non hanno garantito il necessario funzionamento democratico, tale da evitare situazioni in cui sono dovute intervenire le autorità di vigilanza e la magistratura. La governance delle banche diverge tra Banche Spa, Banche popolari e di credito cooperativo. Per le popolari abbiamo esperienze diverse (Bpm con voto dei lavoratori, Banco Popolare senza). Breve nota sulle fondazioni di origine bancaria Nel 1990 la Legge Amato/Carli ha avviato 16 la trasformazione degli Istituti di diritto Pubblico in Società per azioni, smuovendo la foresta pietrificata che per cinquant anni ha caratterizzato il settore del credito in Italia.

17 La trasformazione in Spa delle banche è all origine della creazione delle fondazioni bancarie. Parte del capitale degli ex enti di diritto pubblico venne conferita a delle fondazioni, le quali avrebbero perseguito, con la rendita derivante dal capitale, interessi di pubblica utilità. Nel 1993 il Testo unico del Governo Amato, accogliendo la II direttiva bancaria Cee del 1992, istituisce la banca universale, abolendo ogni segmentazione nell esercizio del credito. Rimane l alternativa tra gruppo polifunzionale e banca universale. L evoluzione delle partecipazioni delle fondazioni di origine bancaria si è sviluppata nell ambito di un quadro normativo dinamico e talvolta contraddittorio nel tempo. L iniziale obbligo di detenere il controllo delle banche conferitarie fu abolito dalla Legge n. 474/94 e la relativa direttiva Dini favorì la diversificazione degli investimenti patrimoniali, introducendo il limite del 50% all incidenza percentuale delle partecipazioni bancarie rispetto al patrimonio. Nel 1998, la legge Ciampi introdusse l obbligo di cedere le quote di partecipazione che attribuivano il controllo delle banche conferitarie, obbligo da cui, successivamente, furono dispensate le fondazioni con un patrimonio inferiore ai 200 milioni di euro e quelle con sede in regioni a statuto speciale. GOVERNANCE, LA PROPOSTA DELLA FISAC Dare maggiori poteri alla Banca d Italia, non solo di moral suasion, ma anche la possibilità di rimuovere i vertici della banche. Riforma della Consob affinché potenzi i propri strumenti di analisi dei rischi funzionali per favorire una vigilanza efficace. Le imprese e le famiglie devono conoscere quali sono le probabilità di perdere o guadagnare facendo un investimento e poter scegliere consapevolmente. Portare a compimento la legge Ciampi in tema di fondazioni di origine bancaria e passaggio di competenza dal ministero dell Economia e delle finanze alla Banca d Italia. Elezione dei consiglieri delle Fondazioni, coinvolgendo le associazioni del terzo settore maggiormente rappresentative sul territorio. Per quanto riguarda la governance, possiamo ispirarci al modello tedesco, basato sul sistema duale e su un approccio partecipativo a livello aziendale, come espresso dall esperienza della partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di sorveglianza con un ruolo di controllo e senza che ci sia interferenza con la gestione. 17

18 3. SEPARAZIONE TRA BANCA COMMERCIALE E BANCA D AFFARI PER LA CRESCITA DELLE IMPRESE, LA RIPRESA DEGLI INVESTIMENTI, L INNOVAZIONE E LA TUTELA DEL RISPARMIO Il quadro storico La legge bancaria del 1936 Come negli Stati Uniti, dopo il 1929, s interviene con il Glass Steagall Act, con la legge bancaria del 1936 viene portato a compimento il processo di regolamentazione e riordino del sistema bancario, assegnando poteri cogenti di indirizzo e sanzione alla Banca d Italia. La legge segue la grave crisi del 1929 e distingue fra aziende di credito che possono raccogliere e prestare a breve termine a tutta la clientela e istituti specializzati che possono esercitare il credito a medio e lungo termine, con la particolarità degli istituti di diritto pubblico (Banco di Napoli, Banco di Sicilia, ecc.) che operano a breve termine e con sezioni speciali a medio e lungo termine. Il riordino degli anni 90: la legge Amato-Carli Nel 1990 la Legge Amato/Carli avvia la privatizzazione delle Banche pubbliche con la trasformazione degli istituti di diritto pubblico e delle Casse di risparmio in società per azioni aventi come principale azionista le fondazioni di origine bancaria. Si smuove la foresta pietrificata che aveva fino ad allora ingessato il mercato del credito. Le innovazioni tecnologiche e finanziarie innalzano la concorrenza fra gli intermediari, si riduce la presenza pubblica negli assetti proprietari delle banche. Rispetto al 1992 la quota delle attività bancarie facenti capo a istituti al cui capitale gli enti pubblici e le fondazioni partecipino per più della metà è diminuita dal 68% al 10%. Il completamento in chiave europea Nel 1993 il Testo Unico del Governo Amato, accogliendo la 2a Direttiva bancaria Cee del 1992, elimina le segmentazioni nell operatività degli intermediari, ricostruendo di fatto la banca universale. Nel 1998 viene emanato il testo unico della Finanza che regolamenta l offerta dei prodotti nel campo della gestione del risparmio Nel 1999 un decreto del ministero del Tesoro consente agevolazioni fiscali per le fondazioni di origine bancaria che dismettano le loro partecipazioni di controllo. 18

19 Il contesto economico: prestiti bancari alle imprese, un confronto internazionale Concessione di credito alle imprese (valori percentuali) - Il calo nell erogazione di credito in Italia è più consistente che negli altri paesi Ue Tasso di interesse sui nuovi prestiti - Νell ultimo anno i tassi di interesse applicati alle aziende italiane sui nuovi prestiti sono stati superiori di circa un punto percentuale rispetto alla media dell area euro. 19

20 Prestiti bancari alle imprese per dimensioni d impresa (Italia) - Negli ultimi mesi il credito bancario si è contratto a un ritmo simile tra le varie classi dimensionali di impresa (Bollettino economico n. 72, Banca d Italia 2013). A differenza delle aziende minori, con bassa capacità di accesso a fonti di finanziamento alternative, quelle di dimensioni medio-grandi hanno fatto fronte alla restrizione creditizia effettuando emissioni lorde di obbligazioni per 32 miliardi nel Quota di imprese razionate (valori percentuali) - L accesso al credito rimane più difficile per le aziende di minore dimensione. La percentuale di piccole imprese che dichiarano di non aver ottenuto il credito richiesto risulta nettamente superiore rispetto a quella delle altre classi dimensionali. 20

21 Tassi di interesse sui nuovi prestiti bancari per dimensione d impresa valori percentuali - Il differenziale tra i tassi di interesse sui nuovi prestiti bancari alle imprese di piccole e grandi dimensioni si è ampliato rispetto alla fine del Imprese manifatturiere in Europa per dimensione Tra le prime 20, 10 sono tedesche e 6 italiane 21

22 LA PROPOSTA DELLA FISAC-CGIL Separazione, a livello europeo, tra banche d affari e banche commerciali In Italia il credito alle imprese si contrae più che nel resto dei paesi europei di diretta comparazione e i tassi di intersesse applicati nei confronti delle imprese italiane sono superiori alla media. Ciò nonostante, tra le prime venti aziende manifatturiere europee sei sono italiane e dieci tedesche. In Italia le aziende di piccola dimensione pagano tassi di interesse più alti e hanno maggiori difficoltà per ottenere credito. Il nostro è un contesto economico caratterizzato da una piccola impresa mediamente sottocapitalizzata. Un grande patto: le banche per la crescita Serve un grande patto in cui le banche svolgano il ruolo che gli compete. Immaginiamo banche commerciali che abbiano come core buisiness l erogazione del credito ad imprese e famiglie e che mettano a disposizione delle aziende che vogliano crescere di dimensione non solo risorse economiche, ma anche il know how di cui dispongono. Proponiamo una separazione che favorisca la costituzione di un soggetto bancario che concentri la propria attività sull erogazione del credito favorendo la crescita dimensionale delle nostre imprese. Proponiamo la separazione, a livello europeo, tra banche commerciali e banche d affari, dove le prime concentrino la loro attività verso il credito a imprese e famiglie e mettano le proprie competenze al servizio del paese, e le seconde possano svolgere non solo la vendita, ma anche l ingegnerizzazione dei prodotti finanziari. Proponiamo di stabilire, per le banche commerciali a livello europeo, dei limiti quali/quantitativi di strumenti finanziari che possono essere utilizzati. Proponiamo di stabilire, per le banche commerciali, il divieto di detenere partecipazioni in banche d affari, società di intermediazione mobiliare e, in generale, in tutte le società finanziarie che non sono autorizzate ad effettuare la raccolta di depositi tra il pubblico, oltre a quello di detenere partecipazioni industriali Analogo divieto, per rappresentanti, direttori, soci di riferimento e impiegati delle banche d affari, di ricoprire cariche direttive e di detenere posizioni di controllo nelle banche commerciali. 22

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