UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRENTO. Strategie di creazione e misurazione del capitale sociale: il caso Castelfolk

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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRENTO FACOLTÀ DI ECONOMIA Corso di Laurea in Economia delle organizzazioni nonprofit e delle cooperative sociali TESI DI LAUREA Strategie di creazione e misurazione del capitale sociale: il caso Castelfolk Relatore Prof. Carlo Borzaga Laureando Alberto Zandonati ANNO ACCADEMICO 2006/2007

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3 Dedico questo lavoro a Federica per non avermi mai fatto mancare affetto, sostegno e incoraggiamento lungo tutto il percorso di studio. Dedico questo lavoro alla memoria di mio padre, Giorgio.

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5 INDICE INTRODUZIONE pag. 7 CAPITOLO PRIMO: Capitale sociale 1.1 Capitale sociale: un concetto astratto? pag Cronologia delle principale teorie sul Capitale sociale pag Il capitale sociale come risorsa individuale: tra legami deboli e legami forti pag Il capitale sociale come risorsa collettiva pag Il capitale sociale secondo l approccio relazionale pag La misurazione del capitale sociale: complessità metodologica e approcci alternativi pag Laboratorio Castelfolk : Capitale sociale collettivo e analisi qualitativa pag Il bilancio Sociale pag. 20 CAPITOLO SECONDO: Castellano e Castefolk Introduzione pag Il paese: Castellano. Posizione geografica e composizione demografica pag Attività sociali ed economiche pag L associazionismo pag Il contesto storico economico provinciale pag L associazionismo a Castellano pag La manifestazione: Castelfolk pag Le origini pag Castelfolk oggi pag. 30 CAPITOLO TERZO: Il bilancio sociale di Castelfolk Introduzione: Presupposti teorici e metodologici pag Mission e scopo sociale pag Vision pag Organizzazione e Meccanismi decisionali pag Principi metodologici pag. 34

6 3.6 Programmazione pag La musica pag La valorizzazione della cultura locale pag La cultura e la sensibilità sociale pag La cucina pag L intrattenimento per bambini pag L attenzione all ambiente: Eco-Festa Rifiuti Zero pag Comunicazione pag Logo pag Castelfolk On Line Castelfolk On Air pag Il Blog pag. 43 CAPITOLO QUARTO: I volontari di Castelfolk: caratteristiche e motivazioni Introduzione pag Le caratteristiche demografiche dei volontari: distribuzione per sesso e per età pag Professionalità e titoli di studio pag Nascita e residenza pag La fidelizzazione dei volontari pag I volontari e le associazioni di Castellano pag Le motivazioni dei volontari pag. 54 Allegato 1: Questionario Castelfolk 2005 pag. 61 APPENDICE 1: Le associazioni 1.1 Le associazioni del paese pag Le associazioni nonprofit pag. 66 CONCLUSIONI pag. 77 BIBLIOGRAFIA pag. 81 RINGRAZIAMENTI pag. 85

7 Introduzione Gli ultimi decenni del secolo passato sono stati caratterizzati dall avvio di una fase di progressivo e crescente cambiamento della società europea. Queste trasformazioni, avvenute principalmente nella sfera demografica e del lavoro, da una parte mettono in crisi il modello sociale tradizionale (famiglia monoreddito, impresa fordista, stato assistenziale tradizionale), dall altra inducono una polverizzazione crescente dei soggetti sociali, sempre più frammentati al proprio interno. Tali elementi sono stati riscontrati già nel 2002 dal Censis, nel suo Rapporto sulla Situazione Sociale del Paese, così come in altri documenti più recenti 1, che mettono in evidenza come la società italiana appaia immersa in una "galleggiante stazionarietà", segnalata non solo dagli indicatori quantitativi (i consumi, l'occupazione, il risparmio) ma anche da atteggiamenti collettivi che indulgono alla stazionarietà economica e soprattutto sociale: la mancanza di tensioni comuni, la difficoltà di riferimento ad un futuro condiviso, la generale mancanza di aspettative. Un ulteriore elemento da considerare sono le pressioni esercitate, a livello economico e sociale, dai processi di internazionalizzazione e globalizzazione, e le conseguenti reazioni di chiusura che possono generare. Il risultato è il venir meno di alcune esperienze di coesione sociale, ovvero quella capacità delle molteplici componenti soggettive e istituzionali di una comunità di cercare e trovare compattezza e proposte unificanti, pur in presenza di spinte centrifughe. Il presente studio ha preso spunto dall aver riscontrato, all interno di una comunità circoscritta, la presenza di alcuni elementi peculiari che ne caratterizzavano le dinamiche sociali. Nello specifico si farà riferimento ad una realtà marginale, non solo dal punto di vista geografico, del contesto, per molti aspetti privilegiato, della provincia di Trento. La dimensione sociale riguarda una comunità montana che, in base agli elementi raccolti, risulta essere a rischio di disgregazione, evidenziando fenomeni di esclusione sociale, scarsa capacità di risolvere costruttivamente conflittualità interne alla comunità, tendenze a fenomeni di auto-isolamento ed individualismo, il venir meno di reti di solidarietà e assistenza comunitarie. Accanto a questi elementi, sono stati riscontrati anche fattori di coesione e sviluppo, rappresentati in particolare da un importante evento simbolo della tradizione 1 Si veda, ad esmpio: Censis, I nuovi termini della coesione sociale, Roma, Edizioni Franco Angeli,

8 dell associazionismo locale: la manifestazione Castelfolk. Si analizzeranno quindi i fattori di sviluppo di questi elementi e quali sono stati i risultati raggiunti. L obiettivo del presente studio è duplice: in primo luogo, come si evince dal titolo, analizzare le possibili strategie per attivare, o ri-attivare, meccanismi di socializzazione individuali e collettivi attraverso l esame di un caso concreto. Secondariamente, presentare i due strumenti utilizzati per misurare gli effetti dell implementazione di questa strategia (il bilancio sociale e l analisi di un questionario sottoposto ai volontari durante la manifestazione). Per fare questo si è utilizzato l approccio teorico sul concetto di capitale sociale (cap. 1). Quello di capitale è un concetto economico indicante l'insieme dei mezzi umani, materiali e finanziari necessari per la produzione di beni e servizi. Anche il capitale sociale può essere inteso in questa accezione, sebbene come si vedrà, abbia un significato più ampio, non limitato alle scienze economiche: da questo deriva la complicazione sulle possibili metodologie di misurazione di questa particolare forma di capitale. In conclusione del primo capitolo verrà quindi presentato il fenomeno oggetto dello studio (la manifestazione Castelfolk), e verrà motivata la scelta di utilizzare, accanto all analisi di un questionario, uno strumento di natura qualitativo-descrittiva per la sua misurazione: il bilancio sociale. Questa scelta comporta infatti la possibilità di analizzare il valore aggiunto, dal punto di vista sociale, dell evento. Nel secondo capitolo viene descritto il paese di Castellano (frazione del Comune di Villa Lagarina), che rappresenta il contesto oggetto di studio, e la manifestazione Castelfolk, le sue origini e alcune linee di sviluppo. Il terzo capitolo contiene il bilancio sociale dell edizione 2006 di Castelfolk. Nel documento vengono spiegati gli elementi organizzativi, metodologici, programmatici e di comunicazione che caratterizzano la manifestazione e dal quale è possibile ricavare alcuni importanti dati descrittivi circa i risultati raggiunti. Le analisi di tipo quantitativo sono messe in evidenza nel quarto capitolo, in cui viene analizzato il questionario somministrato ai volontari nel corso dell edizione 2005 di Castelfolk. L Appendice 1 contiene invece la descrizione delle associazioni che, a vario titolo, partecipano alla realizzazione della manifestazione. Nelle conclusioni verranno commentati gli obiettivi che ci si è prefissati, alla luce dei riscontri qualitativo-descrittivi e statistico-quantitativi che sono stati raccolti. 8

9 CAPITOLO PRIMO Il capitale sociale 1.1 Capitale sociale: un concetto astratto? Il capitale sociale è un concetto oggetto di numerosi approfondimenti, sia teorici che empirici a livello internazionale, per le implicazioni che può avere in relazione al benessere delle persone e delle popolazioni, alla qualità dello sviluppo economico e alla solidarietà sociale. Nonostante l ampio uso che ne viene fatto nelle analisi sociologiche, politologiche e socio-economiche, non esiste una definizione univoca del concetto. In prima approssimazione è possibile comunque sostenere che il capitale sociale riguarda la fiducia fra le persone, la solidarietà, le aspettative di cooperazione reciproca, la capacità di realizzare reti di collaborazione, la partecipazione e l impegno nella vita pubblica. Questa indeterminatezza non significa peraltro che le definizioni fornite dai diversi studiosi risultino vaghe o imprecise. Ci troviamo piuttosto di fronte ad un dibattito teorico-pratico molto vivace in cui non mancano certo contributi scientifici rilevanti. Così, se se da un lato i confronti tra i diversi approcci non sono sempre semplici, tanto che, secondo alcuni nella maggior parte dei casi, non riescono a comunicare fra di loro 1, dall altro c è la disponibilità di una quantità rilevante di strumenti teorici con i quali è possibile affrontare efficacemente uno studio della materia. Gli apporti teorici si dividono in due categorie 2 : i contributi che inquadrano il capitale sociale come risorsa del singolo individuo e quelli che ne privilegiano l aspetto di risorsa collettiva. Un approccio più recente 3 individua una terza categoria che concepisce il capitale sociale come elemento caratterizzante le reti di relazioni sociali. Il paradigma relazionale, contrariamente ai due precedenti, concepisce il capitale sociale come particolare qualità e configurazione delle reti di relazioni che alimentano e rendono sinergiche le dotazioni individuali e le opportunità di vita delle persone coinvolte. In questo senso coincide con le pratiche di relazioni di sussidiarietà 4. 1 Forsé (2005), pag. 5 2 Si veda ad esempio: Bagnasco (2001) o Mutti (1998) 3 Donati (2003) 4 Rossi (2003), pag. 4 9

10 I principali autori che verranno presi in considerazione hanno sviluppato sistemi teorici completi che meriterebbero di essere studiati singolarmente. La catalogazione dei diversi orientamenti in tre categorie è, evidentemente, un compromesso che permette un approccio metodico alla materia senza rinunciare troppo alla valorizzazione dei contributi dei singoli autori. Fatta questa opportuna precisazione, nel prossimo paragrafo verrà proposta una breve rassegna in ordine cronologico delle principali teorie. 1.2 Cronologia delle principale teorie sul capitale sociale Dopo aver operato una suddivisione nelle tre categorie analizzate (il capitale sociale come risorsa individuale, come risorsa collettiva e secondo l approccio relazionale), nel presente paragrafo si analizzeranno brevemente i più importanti contributi teorici in ordine cronologico, così da fornire ulteriori spunti bibliografici e consentire una visione più completa dell argomento. Per evitare eccessive ripetizioni, in questo paragrafo non verranno quindi ripresi quegli autori, come ad esempio Granovetter e Donati, di cui si tratterà più ampiamente nei paragrafi successivi. Se si escludono i riferimenti impliciti al concetto di capitale sociale che si possono individuare agli inizi degli studi di sociologia economica (come ad esempio in Etica protestante e Spirito del Capitalismo di Max Weber, ma anche nei testi di Smith e Marshall), il primo utilizzo del termine come viene inteso oggi si può far risalire ad Hanifan (1916) che ha utilizzato il concetto di capitale sociale per sottolineare l importanza del livello di partecipazione all interno di un comunità per migliorare il rendimento scolastico. Se il termine capitale richiama comunque un qualcosa che può essere creato e accumulato, Hanifan specifica che con il termine capitale sociale non ci si riferisce ad un patrimonio immobiliare o ad una proprietà personale. Piuttosto si intende fare riferimento alle entità sensibili che contano nella vita quotidiana, in particolare: la buona volontà, il cameratismo, la simpatia e lo scambio sociale fra gli individui e le famiglie che compongono una unità sociale la comunità rurale -, il cui centro logico è in molti casi la scuola. Nel costruire la comunità, come nelle organizzazioni economiche, deve esserci un accumulazione di capitale, prima che il lavoro di costruzione possa essere fatto. Dopo il contributo di Hanifan, l idea di capitale sociale scompare per qualche decennio dal panorama dei dibattiti sulle scienze sociali. I successivi interventi sull argomento, pur non citando nessun precedente lavoro sul 10

11 capitale sociale, utilizzano tutti il termine per riassumere l importanza e la vitalità dei legami comunitari. Tra questi si può citare il lavoro di Banfield (1958) che, trent anni prima di Putnam, ha utilizzato il concetto di capitale sociale per spiegare l arretratezza economica dell Italia meridionale, senza però che il suo studio suscitasse l interesse del mondo economico. Nel contributo di Jacobs (2000), invece, le reti sociali sono analizzate come elementi in grado di favorire forme di auto-organizzazione e auto-governo, che permettono la risoluzione di problemi politici, e che rappresentano un capitale insostituibile di una città. Ogni volta che il capitale sociale è perso, per qualsiasi causa, il reddito che esso produce scompare, e non ritorna più fintanto che, e a meno che, un nuovo capitale venga accumulato lentamente e con rischio. Il termine capitale sociale viene proposto anche da Loury (1977) 5 per tentare di collegare l eterogeneità della distribuzione dei redditi della popolazione americana, tramite le differenze etniche e di genere. Differenze che si mantenevano rilevanti anche considerando il livello di istruzione formale. L autore sviluppa la sua tesi analizzando le circostanze sociali in cui è acquisito il capitale umano, in particolare quelle che favoriscono la trasformazione dell istruzione formale in posizioni lavorative ben remunerate. In particolare, Loury individua queste caratteristiche sociali nella classe di origine, identificandola con il capitale sociale degli individui. Opera inoltre un interessante distinzione tra capitale sociale e capitale umano, intendendo con capitale sociale la rete di relazioni familiari e sociali che può accrescere il capitale umano. Con il termine capitale umano si riferisce invece alle conoscenze e alle abilità del soggetto spendibili nel mercato del lavoro. Il capitale sociale è quindi quell insieme di risorse inerenti alle relazioni familiari e all organizzazione sociale della comunità, utili per lo sviluppo socio-cognitivo di un bambino o di un giovane. Tali risorse sono quindi patrimonio della singola persona e possono rappresentare un importante vantaggio per bambini e adolescenti nel processo di sviluppo del loro capitale umano Riprendendo il concetto di classe di Loury, il sociologo francese Bourdieu 6 distingue tra capitale economico, culturale e sociale in relazione alla classe sociale di appartenenza. L accento è quindi posto sulla dimensione delle lotte di classe: le relazioni sociali vengono utilizzate dal singolo per migliorare le sue capacità nel perseguire i propri interessi e il capitale sociale diventa una risorsa da usare per migliorare la propria posizione sociale. Il capitale sociale è la somma delle risorse, in 5 It may thus be useful to employ a concept of social capital to represent the consequences of social position in facilitating acquisition of the standard human capital characteristics, Loury (1977), pag Si veda, ad esempio, Bordieu (1995) pag ; e Bordieu (2004) 11

12 atto o virtuali, che derivano all individuo o ad un gruppo in virtù del fatto che questi possiedano una rete stabile di relazioni più o meno istituzionalizzate di mutua conoscenza e riconoscimento. Questa visione del capitale sociale di Bordieu viene ripresa alla fine degli anni 80 da Coleman, che definisce il capitale sociale come insieme di relazioni che un individuo o un gruppo può usare per i propri interessi: Social capital is defined by its function. It is not a single entity, but a variety of different entities, with two elements in common: they all consist in some aspect of social structures, and they facilitate certain actions of actors within the structure 7. Il capitale sociale, come altre forme di capitale, è produttivo, perché rende possibile il raggiungimento di certi scopi che non potrebbero essere ottenuti in sua assenza. Il capitale sociale, inoltre, non è completamente fungibile (così come il capitale fisico e il capitale umano), lo è solo rispetto a certe attività. Una data forma di capitale sociale che ha un valore per facilitare certe azioni può essere inutile o anche dannoso per altre. A differenza di altre forme di capitale, quello sociale non può essere individuato negli individui e nemmeno negli strumenti fisici della produzione, ma è relativo alla struttura delle relazioni fra le persone. Nella teoria di Coleman, il capitale sociale identifica certi aspetti della struttura sociale mediante la loro funzione. La funzione identificata dal concetto di capitale sociale, è il valore di quegli aspetti della struttura sociale che sono risorse per gli attori, che possono utilizzarli per realizzare i loro interessi. Tali aspetti sono: le informazioni che le relazioni sociali veicolano, la stabilità e osservanza delle norme che rendono sicuro un ambiente sociale, le norme che, in una comunità o in una rete di scambio, spingono alla solidarietà verso gli altri e in particolare quelle norme che spingono e vincolano gli individui a scambiarsi reciprocamente doni e aiuti informali. Nel 1993, a conclusione della sua famosa ricerca sulle regioni italiane 8, Robert Putnam sostiene che le performance delle istituzioni politiche e sociali dipendono fortemente del livello di coinvolgimento dei cittadini all interno della propria comunità di riferimento, ovvero dal livello di capitale sociale. Putnam definisce quindi il capitale sociale come "features of social life-networks, norms, and trust, that enable participants to act together more effectively to pursue shared objectives 9. L'autore, come verrà evidenziato nel paragrafo 1.4, pone l'accento sulla caratteristica del capitale sociale che ne fa un facilitatore di azione collettiva. Uno dei fattori che influisce sul rendimento delle istituzioni, viene individuato da Putnam nella civicness (cultura civica). Mentre sul 7 Coleman (1988), pag Putnam (1993). 9 Putnam (1994), pag

13 piano empirico la civicness viene misurata con riferimento alla partecipazione ad associazioni, da un punto di vista teorico viene identificata una fiducia interpersonale ampiamente diffusa, che facilita il funzionamento delle istituzioni politiche e la cooperazione tra i cittadini verso obiettivi comuni. C è quindi una visione dell interesse individuale che non coincide con aspettative particolaristiche ma che è legata al concetto di bene comune. Nelle analisi di Fukuyama 10, invece, uno degli aspetti più importanti del capitale sociale, è rappresentato dal suo carattere normativo, di origine simbolica e religiosa. Pur classificando il capitale sociale come risorsa collettiva, Fukuyama rovescia in parte la prospettiva di altri autori collettivisti, sostenendo che non è la società civile che produce il capitale sociale, ma è il capitale sociale che produce la società civile. Da qui la constatazione che molte delle definizioni, anziché riferirsi al capitale sociale in se stesso, sono collegate ad alcune delle sue manifestazioni. Fukuyama distingue tra l origine del capitale sociale e i suoi meccanismi di trasmissione. La risorsa rappresentata dal capitale sociale nasce dal prevalere della fiducia nella società o in parte di essa (dalla famiglia, ai corpi intermedi, fino ad un intera nazione). Inoltre, il capitale sociale si forma e viene tramandato attraverso le generazioni da meccanismi culturali (la religione, la tradizione, le abitudini acquisite, le esperienze storiche condivise) più che da fattori di razionalità strumentale. Il capitale sociale diventa quindi quell insieme di norme e di valori che promuovono un comportamento cooperativo fra individui e gruppi sociali. Norme e valori di tipo simbolico-religioso, che hanno la capacità di creare fiducia, reti sociale, società civile. Nei successivi paragrafi verrà proposta un analisi dei principali contributi teorici suddivisi in tre categorie: il capitale sociale come risorsa individuale, come risorsa collettiva e secondo l approccio relazionale. 1.3 Il capitale sociale come risorsa individuale: tra legami deboli e legami forti Secondo i cosiddetti individualisti 11 il capitale sociale è l insieme delle risorse, materiali e simboliche, di cui l individuo, attraverso la sua rete di relazioni personali dirette (le relazioni di Ego con altre persone) e indirette (le relazioni con le persone con 10 Si veda ad es.: Fukuyama (1996) 11 Tra i quali è possibile inserire, come si vedrà in seguito, P. Bourdieu e J. Coleman 13

14 cui Ego ha contatti diretti intrattengono con altri), può appropriarsi per conseguire i suoi scopi 12. E una risorsa individuale e strumentale e si configura come legame con l esterno (è un connettitore : capitale sociale di tipo bridging) 13. Uno dei campi in cui è stato privilegiato questo approccio è quello delle ricerche sul mercato del lavoro per mostrare l importanza delle relazioni interpersonali nell inserimento e per la mobilità occupazionale. All interno di questi studi si è evidenziata la dicotomia tra legami forti (quelli che si instaurano all interno della cerchia familiare e amicale) e legami deboli (quelli che si instaurano in un contesto di conoscenze più superficiale ma più allargato). Parallelamente è possibile fare una distinzione tra le ricerche che sottolineano la maggiore importanza dei primi piuttosto che dei secondi. Trattandosi spesso di ricerche empiriche, questo risultato dipende principalmente dalle caratteristiche sociali ed economiche del contesto oggetto di studio. Ad esempio, lo studio di Granovetter 14 si concentra sulla mobilità dei lavoratori più qualificati in un mercato del lavoro con forte domanda in una grande città americana (Boston). Sulla base delle documentazione raccolta è risultata fondata la tesi della forza dei legami deboli 15. Altri studiosi 16 sottolineano, al contrario, l importanza dei legami familiari e di parentela nei mercati del lavoro operaio dei grandi centri industriali e in quelli dell imprenditoria legati a fenomeni migratori. Per sintetizzare i due approcci si può quindi sostenere che i membri delle famiglie operaie, strettamente attaccati alla famiglia e agli amici, hanno occasione di mobilità occupazionale solo attraverso il loro gruppo di origine. Invece, i membri delle famiglie medio-alte, inseriti in relazioni più larghe, che consentono l accesso a sistemi diversi di informazione, trovano le migliori opportunità di avanzamento e di carriera attraverso i legami deboli 17. Risulta così possibile generalizzare le conclusioni raggiunte nelle analisi del mercato del lavoro, estendendo il ragionamento alle condizioni di vita individuali. Si può così sostenere che i legami forti, derivanti da relazioni familiari strette, rivestono una fondamentale importanza nel garantire al singolo un sostegno fondamentale (anche se all interno di un circuito chiuso). E invece la presenza di un capitale sociale formato 12 Piselli F., Capitale sociale: un concetto situazionale e dinamico in Bagnasco (2001), pag Forsé M., (2005), pag Granovetter (1974) 15 There is, however, a structural tendency for those to whom one is only weakly tied, to have better access to job information, Granovetter (1974), pag Si veda ad esempio Grieco (1987) con una analisi sulle lavoratrici nell industria del pesce ad Aberdeen (Scozia), o Redding (1990) con uno studio sui legami famigliari, etnici e religiosi, nel capitalismo cinese 17 Piselli F., op. cit, pag

15 anche da legami deboli che permette, attraverso un numero maggiore di relazioni diversificate, l opportunità di una effettiva mobilità sociale. 1.4 Il capitale sociale come risorsa collettiva La classificazione del capitale sociale come risorsa collettiva fa riferimento, secondo i collettivisti 18, alle caratteristiche di bene pubblico. La fiducia, le norme e i valori che regolano la convivenza, le obbligazioni e controbbligazioni che si creano tra le persone, le tradizioni culturali che da queste scaturiscono, sono solo alcuni degli elementi che lo caratterizzano in questo senso. Il capitale sociale è una risorsa collettiva ed espressiva e si configura come legame interno (è un legame comune : capitale sociale di tipo bonding) 19, potendo venire identificato con i valori, le norme e le reti sociali che mettono in grado le persone di agire collettivamente, in maniera associata, anche prescindendo da particolari tipologie di vincoli. E quindi un bene pubblico, inalienabile e non divisibile. I suoi benefici non sono fruibili solo da coloro che hanno contribuito a crearlo, ma possono estendersi anche ad altri 20. Quale sia l entità di questi benefici, e quale sia l identità dei soggetti che di volta in volta se ne avvantaggiano, dipende dal contesto economico-sociale a cui si intende fare riferimento. Si può così avere il caso di società primitive, al di fuori di contesti di mercato 21, in cui il capitale sociale si identifica con l organizzazione sociale e con le norme che regolano i rapporti di reciprocità. Sono società la cui economia è basata sulla redistribuzione, realizzata in maniera non necessariamente equa, ma in ogni caso in funzione del mantenimento degli equilibri sociali. In questo tipo di società qualsiasi forma di capitale sociale (dalla consuetudine alla legge, dalla magia alla religione) produce benefici che vengono recepiti da tutta la collettività, il primo dei quali è proprio la garanzia della coesione e della riproduzione della società. Diversamente, nel momento in cui si affermano le logiche di mercato, il capitale sociale ed i benefici correlati possono avvantaggiare specifici gruppi. E ampiamente documentato 22 il legame che intercorre tra l avere forti legami sociali all interno di determinati gruppi etnici e le possibilità di avanzamento economico. La presenza di specifici attributi (identità etnica, regionale, confessionale, ecc.) e l insieme di norme e 18 Si vedano, ad esempio, R. Putnam e F. Fukuyama 19 Forsé M., (2005), pag Si veda, ad esempio, Coleman (1990), pag Coleman (1990), pag Si veda ad esempio, Werbner (1990) 15

16 consuetudini ad essi legati, sono riconosciuti nel contesto sociale più ampio e permettono così ai membri di quel determinato gruppo di appropriarsi dei vantaggi connessi. Dal punto di vista della società in senso più ampio, si possono evidenziare comunque delle ricadute positive (ad esempio in termini di aumento della ricchezza complessiva o di riduzione dei costi di transazione). Per quanto riguarda i possibili effetti negativi, è sufficiente sottolineare come tali dinamiche possano assumere l aspetto di processi di esclusione o mancata integrazione sociale, un eccessivo controllo normativo, conformismo, mantenimento dello status quo a favore della classe dominante, ecc. Aspetti che, a ben vedere, sono solo il negativo di una visione del capitale sociale come elemento di coesione e riproduzione del gruppo. 1.5 Il capitale sociale secondo l approccio relazionale In quest ottica il capitale sociale non è un attributo individuale o relativo alle strutture sociali ma è una qualità delle relazioni sociali che valorizza i beni relazionali. E possibile quindi individuare un capitale sociale primario e uno secondario. Il capitale sociale primario, ovvero le relazioni che valorizzano i beni relazionali primari, si sviluppa nell ambito famigliare e nelle reti informali primarie (tra familiari, parenti, vicini, amici). Esso si concretizza nella fiducia tra i soggetti e nella reciprocità tra le persone attraverso lo scambio simbolico (ovvero dono come atto in un circuito di scambi reciproci senza equivalenti monetari). Inoltre, il capitale sociale primario è il fattore precipuo della civility, che indica il fatto di essere civili in quanto si agisce con buone maniere e con considerazione positiva per gli altri così da essere loro di aiuto 23. L ambito del capitale sociale secondario, cioè l insieme di relazioni che valorizzano i beni relazionali secondari, di cultura civica o civile, è invece quello della società civile (le associazioni o reti civiche di individui e/o famiglie). E formato dalla fiducia tra gli individui che hanno in comune solo l appartenenza ad una associazione o ad una comunità civile o politica, e si evidenzia nella reciprocità sociale allargata (attraverso l estensione dello scambio simbolico a coloro che appartengono ad una stessa associazione o comunità civile o politica). Il capitale sociale secondario è, secondo questo approccio, un fattore precipuo di civicità o cultura civica, che indica 23 Donati (2003), pag

17 quelle buone pratiche attraverso cui i cittadini esercitano i loro diritti e responsabilità per quanto attiene alla vita pubblica della città o municipalità 24. Il capitale sociale mette così in evidenza la presenza di relazioni sociali non strumentali, come la fiducia (fatta di aspettative reciproche) e la regola della reciprocità (fatta di obbligazioni sovrapersonali), la cui funzione è riconducibile alla creazione della stessa relazionalità sociale, ed i cui effetti secondari costituiscono risorse. Il capitale sociale è un bene in sé, che può essere visto come insieme a) dal lato dell individuo, come risorsa che l individuo utilizza per la sua azione e b) dal lato della società, come trama di relazioni che fanno il mondo comune La misurazione del capitale sociale: complessità metodologica e approcci alternativi La descrizione del concetto di capitale sociale fornita dai diversi contributi teorici, risulta essere non univoca, multidimensionale e prevalentemente qualitativa. Inoltre, l impiego del concetto di capitale sociale in economia ha posto il problema della sua misurazione. Gran parte della letteratura socio-economica, infatti, ne sottolinea i vantaggi economici 26 dal momento che l interazione sociale sarebbe in grado di generare delle esternalità positive: facilita l azione collettiva riducendo i costi di transazione, riduce il problema dell opportunismo in quanto facilita la trasmissione della conoscenza circa il comportamento degli altri soggetti, riduce i fallimenti informativi del mercato dal momento che agevola la trasmissione della conoscenza circa la tecnologia e i mercati. Risulta quindi chiaro l interesse che suscita la possibilità di analizzare e misurare il capitale sociale e i suoi effetti in particolare in un ottica di riproducibilità dei risultati positivi. Tale interesse è testimoniato dalla vasta letteratura presente sull argomento, da cui risulta evidente però come la scelta di una definizione piuttosto che di un altra e del contesto oggetto di analisi, porta comunque a risultati difficilmente confrontabili se non addirittura discordanti 27. In particolare, risulta difficile la costruzione di indicatori corretti del capitale sociale: in genere si utilizzano degli indicatori puntuali o in alternativa delle indagini sulle opinioni e sulle azioni. Oltre a questo bisogna valutare nel concreto alcuni elementi di criticità. Ad esempio, nel caso che ci si rifaccia ad una 24 Donati (2003), pag Ibid., pag Si vedano, ad esempio: Collier (1998) e Cohen (2001) 27 Si veda ad es.: Durlauf (2004) 17

18 visione di capitale sociale di tipo individualistico, il fatto che la dotazione di capitale sociale di qualcuno aumenti, non sempre apporta un miglioramento al benessere della collettività, ma può andare a discapito di qualcun altro. Oppure alla necessità di specificare il fine per cui si coopera, poiché si potrebbe essere in presenza di casi perversi: lobbies, mafia, accorsi di cartello. O ancora, come evidenziato nel paragrafo 1.4, dal fatto che le obbligazioni verso il gruppo possano andare a discapito della creatività individuale o generare processi di esclusione o mancata integrazione sociale, un eccessivo controllo normativo, conformismo, mantenimento dello status quo a favore della classe dominante, ecc. Se quindi la raccolta e l analisi di dati risulta essere un esercizio fondamentale per una progressiva definizione della materia, oltre a mettere in evidenza alcuni casi concreti di estremo interesse, d altra parte va sottolineato come un tipo di studio, ad esempio di tipo quantitativo, richieda una rigorosa definizione degli standard di ricerca. L approccio alternativo fa riferimento ad un analisi di tipo qualitativo. Questa metodologia di analisi, per avere una valenza descrittiva, deve circoscrivere il suo campo d indagine ad un fenomeno limitato. Un esame qualitativo del capitale sociale, pur non permettendo un processo di sintesi spesso necessario nelle analisi economiche, consente di apprezzare gli aspetti fondanti del concetto: la fiducia fra le persone, la solidarietà, le aspettative di cooperazione reciproca, la capacità di realizzare reti di collaborazione, la partecipazione e l impegno nella vita pubblica, ecc. Sulla base di queste considerazioni nel presente studio si è scelto di utilizzare un analisi di tipo qualitativo-descrittiva. 1.7 Laboratorio Castelfolk : capitale sociale collettivo e analisi qualitativa Il caso oggetto del presente studio è Castelfolk, una manifestazione che si svolge a Castellano (Villa Lagarina), tradizionalmente durante il primo fine settimana di agosto. Come si vedrà più approfonditamente nel prossimo capitolo, la manifestazione, organizzata inizialmente come semplice festa di paese, ha consentito, agli organizzatori, alle associazioni ed ai volontari coinvolti, una progressiva presa di coscienza sull effettivo valore delle dinamiche attivate dalla realizzazione di questo evento. Infatti, se lo scopo iniziale esplicito era quello di creare un momento di visibilità in chiave turistica per il paese e il territorio, la festa ha consentito il raggiungimento di 18

19 altri obiettivi: ha offerto un momento di ricomposizione di alcuni dissidi tra le associazioni del paese, ha favorito il coinvolgimento attivo delle generazioni più giovani nonché un punto di contatto per i nuovi abitanti della frazione. Come facilmente verificabile in molte realtà di paesi distanti dai principali centri abitati, la carenza di coesione sociale, la mancanza di alternative per i giovani e la dimensione di paese dormitorio, sono spesso il riflesso di una realtà sociale, se non disgregata, quantomeno a rischio. La scelta di fare di Castelfolk un laboratorio sociale e culturale, è evidenziato dalla mission che i volontari e le associazioni coinvolte hanno scelto e hanno deciso di comunicare: Castelfolk è una manifestazione organizzata dai volontari e dalle associazioni di Castellano che ha, tra i suoi obiettivi, quelli di: offrire occasioni di socializzazione e intrattenimento di qualità realizzando un evento aperto a tutti; valorizzare le proposte artistiche di gruppi musicali con curriculum caratterizzati da attenzione verso la musica popolare, d autore, etnica e folk; promuovere il territorio di Castellano, del Lago di Cei e delle aree circostanti attraverso la valorizzazione di elementi naturali, sociali e culturali orientati alla conservazione dell ambiente e alla promozione di forme di turismo sostenibile e responsabile; alimentare la rete di relazioni, di solidarietà e di fiducia della comunità in un ottica di accoglienza e apertura verso l esterno, attraverso la collaborazione tra volontari, associazioni di Castellano e organizzazioni nonprofit; promuovere la sensibilizzazione verso tematiche sociali, l ambiente, la cooperazione e la solidarietà, attraverso il coinvolgimento di associazioni nonprofit; favorire le risorse culturali e contribuire alle attività economiche della comunità locale. Anche se appare chiaro come l approccio teorico di riferimento sia quello del capitale sociale come risorsa collettiva, risulta necessario fare alcune precisazioni. Il concetto di capitale sociale è dotato di notevoli capacità esplicative. D altra parte, 19

20 l ampia letteratura disponibile e i diversi apporti teorici, sembrano metterne in risalto anche contraddizioni ed ambiguità. Tale aspetto deriva spesso dalla rigidità del punto di vista con cui viene analizzato il singolo episodio. Non a caso questo è il punto di partenza di molte critiche 28 allo studio di Putnam 29, il cui limite principale è quello di aver esasperato la rigidità degli schemi interpretativi, attraverso un eccessiva semplificazione del contesto di riferimento, arrivando a produrre generalizzazioni arbitrarie. Ai fini del presente studio si cercherà quindi di valorizzare gli aspetti del capitale sociale che lo caratterizzano come concetto situazionale e dinamico 30, come il risultato di un processo di interazione, come potenziale esistente di risorse che diviene capitale sociale nel momento in cui viene attivato. Questo perché il capitale sociale non è un oggetto identificabile o definibile in maniera rigorosa. E invece un concetto che diviene concreto attraverso la realizzazione di progetti pratici da parte di attori creativi, soggetti che producono capitale sociale attraverso l instaurarsi di nuove relazioni o combinando in maniera diversa quelle esistenti. E questa la dimensione di capitale sociale che si è scelto di misurare, proprio partendo dalla constatazione che Castelfolk è una manifestazione organizzata sfruttando le sinergie di diverse associazioni nonché il contributo di singoli volontari, all interno del contesto di una comunità di un paese montano. E evidente come una misurazione di questo tipo debba necessariamente passare per un analisi di tipo qualitativo-descrittiva, l unica in grado di coglierne l aspetto situazionale e dinamico. Lo strumento individuato per tale operazione è quello del bilancio sociale. 1.8 Il bilancio sociale La convinzione che le risultanze economiche, pur rilevanti, non siano sufficienti a descrivere compiutamente un aspetto complesso quale è il capitale sociale, ha orientato il presente studio nella ricerca di uno strumento descrittivo capace di evidenziare, oltre agli aspetti quantitativi, anche quelli qualitativi del fenomeno. Tale strumento è stato individuato nel bilancio sociale Si veda ad esempio: Piselli F., Capitale sociale in Bagnasco (2001), pag. 64 e segg. 29 Putnam (1993) 30 Bagnasco (2001), pag Le principali informazioni di questo paragrafo sono tratte da 20

21 Il bilancio sociale è, infatti, quel documento volontario che racconta, descrive e cerca di misurare la dimensione sociale di un organizzazione. Diventa quindi uno strumento fondamentale per supportare la gestione interna e per comunicare con tutti i soggetti esterni interessati. Questa tipologia di rendiconto trova sempre maggiore applicazione sia nel settore profit sia in quello nonprofit. La principale ragione della sua diffusione risiede nella versatilità: può infatti venire utilizzato con diverse finalità, in base al modello di riferimento adottato dalla singola impresa o associazione. Un primo modello è quello del bilancio sociale come rendiconto delle attività non solo economiche, adottato principalmente con finalità di comunicazione. Questo primo modello, che corrisponde spesso ad una prima adozione da parte di un'impresa, implica un analisi della mission e della storia dell azienda o dell associazione, che aiuta a fare chiarezza e creare condivisione sulla definizione e sulla comunicazione della propria realtà. Nel secondo modello il bilancio sociale ha una funzione di strumento d'ascolto e di comunicazione agli stakeholder. In questo caso, vi è una focalizzazione su temi quali la gestione del valore del marchio, lo sviluppo del "patrimonio di fiducia" soprattutto verso i clienti e i dipendenti e sulla capacità di gestire un sistema aperto e dinamico di conoscenza verso la comunità e l'ambiente. Un terzo modello d'interpretazione è quello del bilancio sociale come opportunità per una gestione integrata di processi. Nel concreto, il rendiconto viene utilizzato per indicare gli obiettivi di miglioramento attraverso la misurazione di numerosi indicatori di performance, sviluppati spesso in sintonia con i sistemi di gestione della qualità o di gestione ambientale. In questo caso, agli obiettivi legati alla comunicazione si aggiungono benefici in termini di controllo e riduzione dei rischi operativi, di recupero d'efficienza del lavoro, d'innovazione di processo e di prodotto. E' invece assente l'ascolto e il coinvolgimento dei portatori di interesse, essendo l'attenzione posta più sui processi che non sulle relazioni con i soggetti esterni. Un quarto modello, il più evoluto, prevede la specificazione di indicatori e obiettivi per tutti i principali portatori di interesse ed individua, inoltre, un legame tra i risultati economico-finanziari e le implicazioni di ordine sociale. Questo modello è adottato da imprese che mostrano di sapersi adattare alle aspettative degli stakeholder e nei rapporti con le istituzioni e le comunità locali. In questa interpretazione, il bilancio sociale viene utilizzato per integrare, da un lato la capacità di generare valore 21

22 finanziario-patrimoniale, dall altro la capacità di generare valore in termini di fiducia, consenso, capitale intellettuale e relazionale. Sinteticamente le principali finalità per cui un bilancio sociale viene realizzato sono: mezzo di comunicazione esterna; mezzo per migliorare l'organizzazione, la gestione, la comunicazione interna; mezzo istituzionale; mezzo per elaborare una strategia sociale; mezzo per individuare la propria missione sociale. In particolare, visto l oggetto del presente studio, la scelta del bilancio sociale come strumento per misurare il capitale sociale permette di coglierne l aspetto situazionale e dinamico evidenziato nel paragrafo precedente, dato che consente di: comprendere il ruolo svolto dalle diverse attività nella comunità di riferimento; avere uno strumento che, confrontando quanto realizzato con le esigenze sociali preesistenti, fornisce informazioni sul raggiungimento degli obiettivi sociali prefissati; dimostrare che il fine della manifestazione è anche quello di fornire un valore aggiunto per la comunità; sviluppare la democrazia, la condivisione delle decisioni e la trasparenza nell ambito di tali attività; avere uno strumento per rendicontare se le azioni sociali intraprese hanno delle ricadute in termini di utilità, legittimazione ed efficienza; avere l occasione di riflettere sulla manifestazione in un ottica di miglioramento dei rapporti interni ed esterni, della qualità e del rispetto dell ambiente. In altre parole, il bilancio sociale, è uno strumento fondamentale per valorizzare il ruolo della comunicazione, intesa come possibilità di un dialogo aperto alle aspettative del contesto, all'ascolto delle ragioni e alle proposte delle parti in causa (stakeholders) determinando così un incontro di posizioni dialettiche ma non contrapposte. Il bilancio sociale, dunque, rappresenta il veicolo attraverso il quale poter comunicare ai propri interlocutori gli impatti prodotti dalle proprie scelte gestionali sulla qualità della vita all'interno della propria comunità, nonché valutare la coerenza tra quanto programmato e quanto, invece, operativamente realizzato. 22

23 CAPITOLO SECONDO Castellano e Castelfolk Introduzione Come anticipato nel paragrafo 1.7, la manifestazione Castelfolk è nata con un obiettivo esplicito (la creazione di un occasione di visibilità per il paese e il territorio). E poi risultata funzionale nel favorire un momento di aggregazione qualificata per la popolazione e le associazioni di Castellano. Questo aspetto sta rivestendo un ruolo molto importante per fronteggiare le dinamiche economiche e sociali che hanno investito la comunità nel corso degli anni. A partire dalla posizione geografica (relativamente isolata e distante dai principali centri abitati), fino alla sostanziale mancanza di opportunità lavorative sul territorio e di occasioni di socializzazione, è venuta a delinearsi una realtà sociale, se non disgregata, quantomeno a rischio. Si assiste infatti ad una realtà in cui la dimensione di paese dormitorio si intreccia con le spinte all individualismo e alla mancanza di solidarietà, tipiche dei sistemi di sviluppo economico capitalistici. Nella prima parte del presente capitolo questa realtà verrà delineata attraverso una breve descrizione del contesto sociale ed economico. Nella seconda parte si analizzerà la storia della manifestazione, cercando di porre attenzione alle principali conseguenze in termini di valorizzazione e incremento del capitale sociale, mentre si rinvia al terzo capitolo relativo al bilancio sociale e all analisi (trattata nel quarto capitolo) del questionario somministrato ai volontari per le riflessioni di maggior dettaglio. 2.1 Il paese: Castellano. Posizione geografica e composizione demografica. Il territorio del Comune di Villa Lagarina si sviluppa per circa 24 Kmq sulla sponda destra dell Adige, ai piedi del rilievo montuoso Stivo-Cornetto (2180 metri). Nel Comune risiedono 3411 abitanti suddivisi tra il capoluogo, Villa Lagarina (1628 ab.,

24 m.), e le frazioni di Piazzo (358 ab., 200 m.), Pedersano (836 ab., 400 m.) e Castellano (589 ab., 800 m.). Castellano è il villaggio più elevato della Valle Lagarina che alla positura montana estremamente panoramica, unisce un confortevole clima, favorito dall ottima esposizione solare, in ambiente prealpino 1. Dal punto di vista demografico 2, la popolazione di Castellano è composta da 589 abitanti raccolti in 244 nuclei familiari con una media di 2,4 persone per famiglia. Pur non essendo disponibile un dato sulla suddivisione in classi di età, è possibile ottenere delle informazioni dalle liste elettorali. Sono infatti presenti 511 iscritti nelle liste elettorali della Camera dei Deputati e 469 per il Senato: con questi dati è possibile calcolare che a Castellano risiedono un totale di 120 persone sotto i 25 anni (78 minorenni e 42 persone tra i 18 e i 25 anni). La fascia di età fino ai 18 anni costituisce quindi il 13% della popolazione, che considerando anche le persone fino ai 25 anni di età arriva al 20%. La popolazione di Castellano è inoltre equamente suddivisa tra maschi e femmine: 297 maschi (50,4%) e 292 femmine (49,6%). 2.2 Attività sociali ed economiche Per quanto riguarda i servizi sociali alla popolazione, a Castellano è presente una scuola materna con 21 bambini iscritti nel 2006 e 20 nel I Servizi Provinciali hanno invece decretato la chiusura della scuola elementare nel All interno dell ex-edificio scolastico trova ora posto, accanto alle sedi di alcune associazioni, un punto di lettura aperto due giorni a settimana per 2 ore al giorno. Nel corso del 2006, sempre nei locali delle scuole, è stato aperto uno spazio per l intrattenimento ludicoricreativo dei più giovani, aperto tre giorni a settimana nelle ore serali. Il Teatro Comunale di Castellano viene utilizzato per ospitare rassegne teatrali, concerti, presentazioni, incontri pubblici, ecc. E presente inoltre un ambulatorio medico nel quale i medici di base operanti sul Comune sono presenti per alcune ore alla settimana. 1 Gorfer A. (1977), p Dove non diversamente specificato, i dati sono stati forniti dall Ufficio Anagrafe del Comune di Villa Lagarina e sono aggiornati al 15/06/

25 Il Corpo Comunale dei Vigili del Fuoco Volontari (con sede a Villa Lagarina e con una trentina di effettivi), è presente a Castellano con un automezzo e può contare su circa una decina di volontari. Per quanto riguarda invece le attività produttive, a Castellano sono presenti quattro ditte, di cui tre individuali (un agricoltore, una ditta di idraulica e una falegnameria) e una in forma societaria (edilizia). Le uniche attività commerciali sono rappresentate dalla Cooperativa (alimentari) e dal Bar gestito dal circolo ENAL (v. appendice 1). Per trovare delle strutture ricettive è necessario spostarsi nei pressi del Lago di Cei, a circa 3 Km da Castellano, dove sono presenti tre alberghi-ristoranti (il più grande dei quali è però gestito dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ed è destinato ad accogliere solo appartenenti al Corpo e i loro familiari) e una malga con ristorante e alcuni posti letto. 2.3 L associazionismo Il contesto storico economico provinciale La dimensione associativa del panorama trentino è, storicamente, molto ricca. Il sistema economico tradizionale, fondato in buona parte sull'autonomia, l'associazionismo e la cooperazione, si fonda sul suo essere una realtà di confine. Un termine che vuole descrivere sia la situazione geo-politica che quella socio-ambientale, che alle popolazioni di fondovalle unisce le piccole comunità montane, incentivate dal vivere in situazioni limite a forme di auto-organizzazione. Per una migliore comprensione di tali dinamiche, possiamo analizzare queste riflessioni da un punto di vista più strettamente storico economico, iniziando dalla metà del XIX secolo 3. L'integrazione del Lombardo Veneto con il Regno d'italia sconvolse profondamente i mercati del Trentino che, da territorio di cerniera si ritrovò in posizione marginale, con la necessità di trasformare il proprio apparato industriale (basato principalmente sui tre settori del ferro, della seta e dei materiali da costruzione) in funzione di una maggiore integrazione con l'impero Austro-Ungarico. Con l'annessione del Trentino all'italia nel 1918, il trauma si rinnova per la perdita dei mercati dell'impero; a questo si aggiunge una politica economica fortemente nazionalista che, nella 3 Le principali informazioni di questo paragrafo sono tratte da: 25

26 sostanza, si pone in forte contrasto con il sistema economico tradizionale fondato in buona parte sull'autonomia, l'associazionismo e la cooperazione. Il Trentino, tra la metà del 1800 e quella del 1900, conosce uno dei periodi più duri della sua storia sotto il profilo delle condizioni economiche e sociali della sua popolazione. Ne sono testimonianza i emigranti trentini che, nel periodo citato, scelsero la via delle Americhe, dell'africa, dei restanti Paesi dell'europa, per ritrovare quel tenore di vita che la nostra terra non era in grado di garantire a tutti. É a partire da questo stato di necessità che nasce e si sviluppa, a cavallo del secolo un fiorente sistema di cooperazione, che investe principalmente i settori del consumo, del credito e dell'agricoltura, con l'intento di alleviare le situazioni di grave disagio della popolazione. L'economia era infatti ancora prevalentemente agricola e su questa si basava tutta la produzione di beni e di materie prime destinata alla trasformazione manifatturiera. Le cose cambiarono rapidamente con l'ottenimento, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, dell'autonomia speciale, in base ad un accordo riconosciuto a livello internazionale tra il Governo italiano e quello austriaco ("Accordo Degasperi-Gruber"). Le risorse finanziarie, affidate ai governi locali in base alle norme di attuazione dei principi autonomistici, permisero un rapido mutamento delle condizioni economiche provinciali, dentro un disegno tendente a realizzare una situazione di equilibrio sia territoriale che settoriale e con la valorizzazione delle risorse tipiche presenti in loco L associazionismo a Castellano Per quanto riguarda le realtà associative, Castellano non fa eccezione rispetto al contesto provinciale: è infatti possibile individuare un associazione praticamente in ogni settore della vita pubblica. Alcune sono attive nell organizzazione di Castelfolk, e di queste si fornirà una scheda di approfondimento nella appendice A. Qui risulta sufficiente fornirne un elenco, a dimostrazione della capacità auto organizzativa della popolazione: Gruppo Pensionati e Anziani, Circolo Ricreativo Culturale e Sportivo, Pro Loco Villa Lagarina Castellano - Cei, Sezione Culturale Don Zanolli, Filodrammatica di Castellano, Gruppo Alpini, Comitato Carnevale, Famiglia Cooperativa Castellano, Consorzio Miglioramento Fondiario, A.S.U.C. (Usi Civici), Associazione Yellow Kapras. 26

27 2.4 La manifestazione: Castelfolk Le origini A fronte di una realtà associativa vivace, prima di Castelfolk l elemento predominante sembra fosse quello di una sostanziale incapacità di far convergere le potenzialità presenti sul territorio in un progetto di più ampio respiro. Pur condividendo molti associati, ogni organizzazione tendeva ad agire per comparti stagni, con una forte attenzione verso i propri fini istituzionali interni, ma con difficoltà nell affrontare le opportunità di aggregazione che un contesto sociale relativamente piccolo mette a disposizione. Questi ostacoli si sono evidenziati, tra la fine degli anni 80 e 90, nei tentativi fatti di organizzare manifestazioni e di creare nuove associazioni che non sono riuscite a coagulare e hanno anzi approfondito divisioni e spaccature, alimentando il fenomeno di erosione del capitale sociale, evidenziato anche dalla diminuzione di iscrizioni nelle associazioni presenti sul territorio (v. capitolo 4). Il gruppo di 5-6 persone che nel 2000 ha iniziato ad immaginare Castelfolk, ha avuto l intuito, o la fortuna, di impostare la manifestazione su presupposti diversi. In primo luogo quello di organizzarsi autonomamente rispetto alle associazioni e cercando invece adesioni individuali intorno al progetto. Secondariamente, ma legato a questo aspetto, realizzando una contabilità economica ad hoc per la manifestazione, con l obiettivo di garantirne una continuità slegata dagli aspetti amministrativi delle associazioni, chiarendo così fin dal principio un aspetto che nel passato era stato fonte di dissapori. La validità del progetto si è evidenziata così nel corso degli anni, in primis nel numero di persone coinvolte a livello individuale: dalle 30 della prima edizione (2001) alle 80 delle edizione 2006, riuscendo ad aggregare anche chi fino a quel momento era sempre stato estraneo alla dimensione associativa (v. capitolo 4). Allo stesso modo, per quanto riguarda le associazioni del paese, si è assistito ad un crescente coinvolgimento, soprattutto a livello di responsabilità. Questo ha portato ad un graduale miglioramento dei rapporti tra le diverse organizzazioni, attraverso la crescente collaborazione resa necessaria dall aumentata complessità organizzativa che la programmazione sempre più ricca della festa richiedeva. E stato un percorso naturale dal momento che alcune delle persone coinvolte a titolo individuale erano anche inserite nelle associazioni di Castellano (circa la metà nella prima edizione). La loro doppia cittadinanza ha costituito il tramite per 27

28 l attivazione formale dell impegno delle associazioni nella manifestazione. Tale aspetto si è rivelato fondamentale per incrementare sia il numero di volontari sia la qualità e la quantità di competenze organizzative che venivano messe a disposizione della festa. Tra il 2004 e il 2005 la Pro Loco ha così assunto il ruolo di capofila delle associazioni, incaricandosi del coordinamento generale nell organizzazione della manifestazione e proponendosi come interlocutore unico nei confronti di istituzioni, imprese e privati che a vario titolo interagiscono con la manifestazione, garantendo così la trasparenza e la correttezza necessarie anche negli aspetti contrattuali. Come si vedrà meglio nel terzo capitolo, quando si analizzeranno gli aspetti organizzativi, il ruolo della Pro Loco non ha comunque un valore maggiore rispetto agli apporti delle altre associazioni o dei singoli volontari, dal momento che gli indirizzi della festa vengono stabiliti con metodo assembleare. Per quanto riguarda il ruolo concreto delle altre associazioni si rimanda all Appendice 1, mentre può risultare qui interessante la scansione cronologica del loro coinvolgimento, sottolineando ancora una volta come in realtà gli aderenti alle associazioni fossero già attivi all interno di Castelfolk. In virtù del consistente numero di associati è quindi il Circolo Ricreativo Culturale e Sportivo, oltre alla Pro Loco, ad essere tra le prime organizzazioni aderenti. A queste si aggiungono poi il Comitato dei Genitori dell Asilo, il Gruppo Alpini e la Sezione Culturale Don Zanolli. L ultima adesione formale è quella del Gruppo Pensionati e Anziani. Curiosamente l unico settore associativo che, fino ad ora, non ha aderito è quello parrocchiale. In questo caso hanno giocato un ruolo fondamentale alcune polemiche, venate di personalismo, con le gerarchie ecclesiastiche locali che non si è ancora riusciti a superare. L appoggio favorevole crescente al progetto Castelfolk da parte della comunità di Castellano è comunque un indice sicuro della correttezza degli indirizzi intrapresi e delle modalità operative, e fa quindi ben sperare in tal senso. Un ultimo aspetto da sottolineare è quello dell intervento, anche economico, dell Amministrazione Comunale. Oltre all importante supporto logistico ed amministrativo, il Comune di Villa Lagarina si è infatti adoperato fortemente nel sostenere Castelfolk. Anche in questo caso è interessante analizzare come questo impegno si sia evoluto nel tempo. Come evidenziato nella tab. 1, la manifestazione ha goduto di un contributo pubblico che, nelle prime edizioni, è arrivato a superare i ,00 Euro, per arrivare ai 1.500,00 Euro del Il dato viene confrontato con il bilancio della manifestazione che da poco più di ,00 Euro nella prima edizione, è arrivato a superare i ,00 Euro nel

29 Da queste poche cifre sono possibili due ragionamenti. In primo luogo la visione dell Amministrazione Comunale che ha inteso favorire un progetto che, già dalle premesse, si configurava come un investimento su un intera comunità e non semplicemente un finanziamento ad una festa. E stata questa una visione corretta, dal momento che i dati (vedi capitoli 3 e 4) mettono sicuramente in risalto un andamento positivo nelle dinamiche sociali del paese. L evidenza delle cifre sembrerebbe quindi suggerire, almeno in una prima fase, un qualche legame tra finanziamento pubblico e capitale sociale. Pur non essendo il fine del presente lavoro, è evidentemente una tematica interessante, che però dovrebbe venire analizzata anche invertendo i termini della questione: ovvero, se in assenza di una qualche forma di capitale sociale, di coinvolgimento delle persone (attraverso un progetto condiviso e condivisibile), sarebbe possibile raggiungere risultati positivi esclusivamente attraverso forme, anche consistenti, di finanziamento pubblico. In secondo luogo è importante sottolineare l approccio dei volontari e delle associazioni che organizzano la manifestazione, nel cercare un affrancamento dal sostegno pubblico. L edizione 2006 di Castelfolk, oltre ad essere stata la più impegnativa dal punto di vista organizzativo e finanziario, è stata la prima ad ottenere un risultato economico positivo anche senza il contributo pubblico. Vengono così evidenziate le capacità progettuali delle associazioni e dei volontari che, attraverso un percorso che si è realizzato progressivamente, sono stati in grado di realizzare un evento in continua crescita qualitativa e quantitativa. La notorietà e il radicamento territoriale raggiunti da Castelfolk, hanno consentito di reperire in misura crescente risorse economiche dal settore privato, che si è cercato di coinvolgere sulla base di progetti di comunicazione articolati e di condivisione della mission della manifestazione. ANNO BILANCIO CASTELFOLK ENTRATE USCITE RISULTATO CONTRIBUTO PUBBLICO RISULTATO NETTO , , , , , , , , , , , ,00 842, , , , , , , , , , , , , , , , , ,00 Tab. 1 29

30 2.4.2 Castelfolk oggi Castelfolk si svolge a Castellano (Villa Lagarina), tradizionalmente durante il primo fine settimana di agosto, dal giovedì alla domenica. Nel corso degli anni è stata sviluppata una programmazione che è risultata funzionale sia per le esigenze organizzative sia per incontrare i gusti del pubblico, naturalmente sviluppando contenuti diversi di anno in anno e con ampi margini di elasticità. I principi metodologici seguiti nella programmazione verranno illustrati nel successivo capitolo, qui ci si limiterà a descriverne i contenuti principali. Il giovedì è dedicato all apertura della manifestazione. Solitamente viene proposta l esibizione di un Coro quale elemento caratteristico della tradizione locale e per la possibilità di valorizzare anche questa forma di canto popolare. Anche il concerto serale viene tenuto da formazioni locali con l obiettivo di promuovere gli sforzi creativi e di ricerca realizzati sul territorio (v. capitolo tre, alla voce Programmazione). I concerti serali sono uno degli elementi principali della manifestazione, ma oltre a questi, nelle giornate dal venerdì alla domenica, vengono offerte svariate opportunità di intrattenimento. Il venerdì si inaugurano le esposizioni: prodotti artigianali, mostre sulle tradizioni, sulla storia e sul territorio di Castellano (come ad esempio le raccolte degli alberi genealogici delle famiglie, le testimonianze sui fenomeni di emigrazione, le descrizioni degli aspetti geomorfologici, ecc.). Sempre il venerdì viene dato spazio anche alle rappresentazioni teatrali che, negli ultimi anni, sono state messe in scena dalla Compagnia Teatrale Ikaro che collabora con la Cooperativa Sociale La Rete di Trento. Il sabato pomeriggio è dedicato ai bambini, con la realizzazione di specifici momenti di intrattenimento. Le attività della domenica iniziano già dalla tarda mattinata con incontri di approfondimento su varie tematiche: la promozione di prodotti enogastronomici locali, le problematiche relative al turismo sostenibile, all ambiente, ecc. Nel pomeriggio le proposte possono riguardare la scoperta del territorio, attraverso visite guidate, piuttosto che spettacoli di gruppi musicali o folkloristici. Durante tutto l arco della manifestazione sono inoltre presenti dei punti informativi gestiti da diverse associazioni nonprofit. Accanto alla musica, l elemento che garantisce la dimensione di festa popolare a Castelfolk, è quello gastronomico. La cucina, che fornisce esclusivamente piatti prodotti artigianalmente, è infatti operativa durante l intera manifestazione. 30

31 CAPITOLO TERZO Il bilancio sociale di Castelfolk Introduzione: presupposti teorici e metodologici Come evidenziato nel paragrafo 1.7, l approccio teorico del presente lavoro, fa riferimento al concetto di capitale sociale come risorsa collettiva. Approccio nel quale è possibile far rientrare i contributi visti, in precedenza, dei seguenti autori: Hanifan (1916), Banfield (1958), Coleman (1988 e 1990), Werbner (1990), Putnam (1993), Fukuyama (1996 e 1999). Per evitare l applicazione di rigidi schemi interpretativi, con l approccio metodologico utilizzato si intende valorizzare soprattutto gli aspetti del capitale sociale che lo caratterizzano come concetto situazionale e dinamico 1, come il risultato di un processo di interazione, come potenziale esistente di risorse che diviene capitale sociale nel momento in cui viene attivato. Questo perché il capitale sociale non è un oggetto identificabile o definibile in maniera rigorosa, ma è appunto un concetto che diviene concreto attraverso la realizzazione di progetti pratici da parte di attori creativi. Soggetti che producono capitale sociale attraverso l instaurarsi di nuove relazioni o combinando in maniera diversa quelle esistenti. E questa la dimensione di capitale sociale che si è scelto di analizzare, proprio partendo dalla constatazione che Castelfolk è una manifestazione organizzata sfruttando le sinergie di diverse associazioni nonché il contributo di singoli volontari, all interno del contesto di una comunità di un paese montano. E evidente come una misurazione di questo tipo debba necessariamente passare per un analisi di tipo qualitativo-descrittiva, l unica in grado di coglierne l aspetto situazionale e dinamico. Di conseguenza lo strumento individuato per tale operazione è quello del bilancio sociale così come descritto nel paragrafo Bagnasco (2001), pag

32 3.2 Mission e scopo sociale Castelfolk è una manifestazione organizzata dai volontari e dalle associazioni di Castellano che ha, tra i suoi obiettivi, quelli di: offrire occasioni di socializzazione e intrattenimento di qualità realizzando un evento aperto a tutti; valorizzare le proposte artistiche di gruppi musicali con curriculum caratterizzati da attenzione verso la musica popolare, d autore, etnica e folk; promuovere il territorio Castellano, del Lago di Cei e delle aree circostanti attraverso la valorizzazione di elementi naturali, sociali e culturali orientati alla conservazione dell ambiente e alla promozione di forme di turismo sostenibile e responsabile; alimentare la rete di relazioni, di solidarietà e di fiducia della comunità in un ottica di accoglienza e apertura verso l esterno, attraverso la collaborazione tra volontari, associazioni di Castellano e organizzazioni nonprofit; promuovere la sensibilizzazione verso tematiche sociali, l ambiente, la cooperazione e la solidarietà, attraverso il coinvolgimento di associazioni nonprofit; favorire le risorse culturali e contribuire alle attività economiche della comunità locale. 3.3 Vision La festa nasce e rinasce ogni anno. Continuiamo a consumare, confusi, il sentiero. Partiamo da dove lo abbiamo lasciato l anno scorso. La direzione da prendere la decide lo spirito e ne declina la responsabilità al passato. Perché, anche se non ci sentiamo responsabili delle nostalgie (queste ambigue sentinelle!), conserviamo buona la memoria. Ci serve per cercare in questo spigoloso presente l idea di un futuro possibile. Usiamo la luce della curiosità e il calore della solidarietà per immaginare un tempo in cui le differenze saranno un valore, e verranno nutrite dalla dignità dello scambio reciproco di esperienze e sentimenti. Non abbiamo niente da insegnare. Ci regaliamo solo un occasione e vogliamo condividerla con voi. 32

33 3.4 Organizzazione e meccanismi decisionali (assemblea e delega) L'organizzazione di Castelfolk si basa sui seguenti meccanismi: innanzitutto le decisioni vengono prese con modalità assembleari, preferibilmente basate sull'unanimità e non sulla maggioranza. Preferibilmente perché non si è mai verificato il caso di votazioni esplicite. Tale risultato si ottiene a priori attraverso il confronto e la valutazione di scelte che possano risultare condivisibili da tutti. Unanimità non significa ottenere l accordo di tutti i membri, ma trovare un compromesso tra le varie posizioni che non risulti sfavorevole per nessuno. La maggioranza non prevarica dunque le minoranze. Esiste, inoltre, un meccanismo di delega, per alcuni specifici compiti, che ha la caratteristica principale di perseguire la valorizzazione delle capacità e degli interessi di tutti i volontari. Solitamente è il singolo che si propone di seguire un determinato aspetto organizzativo in base a quanto deciso dall'assemblea. Così, ad esempio, in assemblea vengono indicati gli orientamenti generali per la scelta del menù, degli spettacoli, ecc. Successivamente i delegati, dopo aver condiviso le scelte con i volontari del loro settore, riportano in assemblea le alternative individuate per giungere ad una decisione definitiva. Nell unico caso in cui si è evidenziato un contrasto, è stato il singolo che, così come si era proposto, ha preferito rinunciare all incarico prima che la delega venisse revocata. Le deleghe individuate dall assemblea riguardano funzioni strettamente legate al presidio dei seguenti specifici aspetti organizzativi: - Coordinamento: con il compito di mantenere i contatti tra gli altri delegati, curare i rapporti con le istituzioni al fine di assolvere alle formalità burocratiche e garantire il corretto assolvimento degli aspetti amministrativi e contabili. Per la complessità del ruolo questa delega viene solitamente affidata a due-tre persone. - Cucina: con il compito di seguire tutta la filiera per la produzione dei pasti: dall acquisto delle derrate alimentari, alla preparazione nei giorni precedenti la manifestazione (preparazione dei semilavorati ma anche l allestimento delle strutture), fino alle attività di cucina nei giorni della festa. Anche in questo caso sono state individuate due persone di riferimento all interno di un gruppo di circa 20 volontari che sono impegnati in questo settore. - Bar: come per la cucina, anche i 2 delegati alla gestione dei bar (uno per birre e analcolici e uno per le grappe) devono gestire l intero processo che va dall allestimento delle strutture, alla cura degli ordinativi, alla turnistica dei circa 15 volontari che si sono dichiarati disponibili. 33

34 - Vini tipici e giochi per bambini: per quanto l accostamento possa sembrare forzato, va tenuto presente che, come specificato in precedenza, la manifestazione si basa esclusivamente su volontari. Sono loro che hanno definito le linee di sviluppo della festa sulla base delle loro capacità e interessi, in una logica che vede la singola persona proporre l inserimento di una nuova attività e, dopo averne verificato la coerenza con la mission attraverso la condivisone con l assemblea, è la stessa persona che si fa carico di realizzarla individuando le possibili sinergie e con l aiuto degli altri volontari. Nel caso specifico sono circa 15 i volontari impegnati in queste attività. - Cassa: le 2 persone (assieme ad altri 10 volontari) che si occupano della gestione della cassa, naturalmente operano in stretto contatto con i delegati che curano gli aspetti contabili. - Torte: il numero di volontari è, in questo caso, difficilmente quantificabile dal momento che, se sono circa in dieci quelli presenti nei giorni della festa, il lavoro di preparazione delle torte coinvolge anche altre persone del paese. - Allestimenti: pur essendo un lavoro di rete che viene realizzato con l indispensabile collaborazione di molte più persone, sono stati individuati 5-6 volontari che per le loro competenze professionali possono fungere da riferimento per la realizzazione delle strutture (costruzione prefabbricati, impianti elettrici, gas, installazione impianti luci e audio, ecc.). - Organizzazione degli spettacoli, comunicazione, raccolta fondi, rapporti con le associazioni nonprofit: anche in questo caso la delega riguarda una équipe di 2-3 persone che, in stretto contatto con i referenti del coordinamento, seleziona le proposte artistiche da proporre all assemblea, cura i rapporti con la stampa, con i potenziali finanziatori e le organizzazioni nonprofit ospiti. Quest attività viene supportata anche con il coinvolgimento a titolo volontario di professionisti del settore (musicisti, grafici, giornalisti, ecc.). 3.5 Principi Metodologici L attività della manifestazione si basa sui seguenti principi: Partnership: è la collaborazione tra volontari e associazioni coinvolte, che garantisce l integrazione delle risorse e l uso sinergico delle capacità di ognuno attraverso la condivisione del percorso comune. 34

35 Attivazione comunitaria ed empowerment comunitario: si crede fermamente che nella comunità vi siano molte persone che, accanto a specifiche competenze artistiche, tecniche e operative, sono in grado di sviluppare relazioni di collaborazione e di amicizia con gli altri. E necessario però mobilitare e attivare queste risorse potenziali attraverso un azione di informazione (fornendo dati, integrando le conoscenze già presenti) e di corresponsabilizzazione (fornendo, con l organizzazione della manifestazione, l occasione di attivarsi in un intervento costruttivo). 3.6 Programmazione Le tipologie di intrattenimento che si possono trovare a Castelfolk si rifanno interamente ai principi espressi nella mission e, nello specifico: La musica In ogni edizione viene proposta l esibizione di un Coro quale elemento caratteristico della tradizione locale e per la possibilità di valorizzare anche questa forma di canto popolare. Per i concerti serali ci si è orientati nella ricerca di complessi musicali con curriculum caratterizzati da attenzione verso la musica popolare, d autore, etnica e folk, eseguite in forme adatte all intrattenimento in spazi aperti. Viene inoltre garantita la possibilità di esibirsi a formazioni locali che possiedono queste caratteristiche, con l obiettivo di valorizzare gli sforzi creativi e di ricerca realizzati sul territorio. Nella selezione dei gruppi musicali, effettuata sempre con l obiettivo di raggiungere una scelta condivisa dal maggior numero di persone possibile, si cerca anche di orientarsi verso quelle formazioni che esprimono una sintonia con la mission della manifestazione, attraverso la musica, i testi delle canzoni piuttosto che dagli elementi desumibili da altre fonti (comunicati stampa, sito internet, ecc.). I gruppi che si sono esibiti nelle 6 edizioni di Castelfolk sono: Caravane de Ville, Here be Dragons, Lake District, Tupamaros, Bassapadana, Yellow Kapras, Tilak, Serif's, Les Anarchistes, Tamales de Chipil, Apocrifi, I Luf, Daniele Di Maglie e la Salamandra FolkOrchestra, I Plebei, Klamandra, Marmaja. 35

36 Nella serata conclusiva viene solitamente proposta l esibizione di orchestre da ballo per garantire un intrattenimento di qualità alle numerose persone del paese e delle comunità vicine che mostrano un evidente interesse per questo tipo di spettacolo La valorizzazione della cultura locale Il patrimonio culturale locale è una ricchezza irrinunciabile che oggi è necessario valorizzare, con intelligenza e lungimiranza, al fine di produrre sviluppo economico e socio-culturale compatibili. Per evitare il rischio della riproposizione di un come eravamo nostalgico e sterile, sono stati scelti percorsi che evidenziassero come l identità non sia un dato storico immutabile ma sia invece un elemento in continua evoluzione. E questo un orientamento che, attraverso una rilettura delle stratificazioni storiche e culturali, consente una visione più articolata degli sviluppi sociali in atto, nonché un approccio positivo, consapevole e propositivo nell elaborazione di idee per il futuro individuale e collettivo attraverso il confronto con realtà esterne alla comunità. I progetti sviluppati in questi anni dalle associazioni di Castellano (in particolare dalla Pro-Loco, dalla sezione culturale Don Zanolli e dal Gruppo pensionati e Anziani) hanno quindi riguardato: - Il territorio locale, attraverso visite guidate e mostre sulle peculiarità geomorfologiche del territorio. - Il territorio della memoria della Comunità, attraverso l esposizione dei risultati di ricerche storiche (Mostra degli alberi genealogici, Mostra sull emigrazione, ecc.) e di prodotti artigianali (tessitura, legno, ecc.) Inoltre, come evidenziato nei paragrafi precedenti, la valorizzazione della cultura locale viene ricercata anche attraverso le scelte musicali e culinarie. Le altre finalità di questi progetti riguardano inoltre la possibilità del rilancio di un indotto economico qualificato: turismo culturale e servizi di supporto. Uno sviluppo dell'offerta culturale integrata di beni e servizi a partire dalla conoscenza del patrimonio, dalla sua riqualificazione e dalla valorizzazione dell'identità e delle culture locali. 36

37 3.6.3 La cultura e la sensibilità sociale La frammentazione dei sistemi valoriali, la compresenza di individui di origine diversa all interno di una stessa società e le innumerevoli forme con cui il diverso si presenta, possono essere causa di problemi di convivenza: il senso di appartenenza ad un gruppo e la diffidenza nei confronti degli altri possono indurre ad erigere barriere, bloccando sul nascere qualunque forma di dialogo. E anche possibile, però, andare oltre questi atteggiamenti ed avvertire l alterità come fonte di ricchezza per la propria crescita umana. Così nella vision di Castelfolk viene chiarito che la diversità è un valore, e nella sua mission si fa esplicito riferimento alla volontà di alimentare reti di relazioni, di solidarietà e di fiducia della comunità in un ottica di accoglienza e apertura verso l esterno, nonché di operare per la sensibilizzazione verso tematiche sociali, l ambiente, la cooperazione e la solidarietà. L obiettivo è quindi quello di ricercare modelli sociali e culturali nuovi, condivisi e che siano il risultato di uno sforzo comune compiuto per trasformare positivamente la società contemporanea, superando il modello occidentale, limitato e limitante, attraverso la presa di coscienza dei problemi comuni e individuando strategie risolutive che consentano di realizzare concretamente inclusione sociale e sviluppo culturale. I progetti che sono stati sviluppati per perseguire questi obiettivi hanno riguardato la valorizzazione dei contributi di gruppi e associazioni di terzo settore che sono portatori di quegli stessi valori. A loro è stato riservato un settore della festa appositamente attrezzato, all interno del quale hanno potuto promuovere le loro iniziative. Il dettaglio delle singole organizzazioni verrà fornito nella Appendice 1; qui verrà fornito un elenco delle associazioni che hanno partecipato in questi anni alla realizzazione di Castelfolk, mentre di seguito vengono descritte nel dettaglio le campagne di sensibilizzazione che le hanno viste coinvolte: Le associazioni: Amnesty International, Associazione di Amicizia Italia-Cuba, Gruppo Ambiente e Nonviolenza, Rete Lilliput, Mandacarù, Emergency, ZeroGradi, Il Quinto Sigillo, GreenPeace, Macramè, Ci.Cu.Ta., Mi Gente, Legambiente, NoInceneritoreNoTav, LiLa. Le campagne di sensibilizzazione collegate: Perle di Giustizia, ControlArms e Liberiamo l acqua dalle bottiglie. Nonostante l eterogeneità delle mission, si è cercato di evitare che la presenza delle associazioni si riducesse ad una semplice vetrina. In occasione delle edizioni 2004, 2005 e 2006 sono state quindi cercate delle modalità sia per dare una visione 37

38 d insieme delle stesse, sottolineandone le sensibilità comuni, sia per incentivare una collaborazione reticolare tra di loro. L abitudine ad un approccio cooperativo e costruttivo nella ricerca di soluzioni da parte dei volontari è risultato fondamentale. Sono state quindi evidenziate da un lato la necessità di creare un legame tra le associazioni per trasmettere un senso di continuità e di contiguità, proponendo la realizzazione di un progetto in maniera unitaria. Nel 2004 è stato quindi realizzato il progetto Perle di Giustizia : alle persone intervenute alla manifestazione è stato proposto un percorso tra gli stand delle associazioni. Ad ogni stand veniva consegnata una perlina di legno dipinta a mano dai bambini della colonia estiva diurna di Villa Lagarina. A completamento del percorso si entrava quindi in possesso anche dello spago con cui unirle per realizzare un braccialetto o una collana. Il risultato è stato positivo tanto nell incentivare le persone ad avvicinarsi alle associazioni per raccogliere informazioni, così come nel trasmettere un senso di condivisione di valori comuni. Nel 2005 le associazioni hanno aderito unitariamente alla campagna internazionale ControlArms : una foto-petizione che aveva l obiettivo di raccogliere un milione di volti per richiedere la stipula di un Trattato Internazionale sul Commercio di armi all'assemblea dell'onu nel luglio Castelfolk è stata così la prima manifestazione in Provincia nella quale è stata promossa la campagna oltre che con l installazione di un punto per la realizzazione e la raccolta delle foto, anche con avvenimenti di contorno per la sensibilizzazione sul tema (proiezione di film e dibattiti). L edizione 2006 di Castelfolk ha invece supportato la campagna Liberiamo l acqua dalle bottiglie, un operazione di informazione sull incrocio di interessi e diritti promossa dal Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale sull acqua. Oltre a momenti informativi e di sensibilizzazione, la condivisione del progetto si è concretizzata nel promuovere, presso le persone che sceglievano di approfittare delle proposte culinarie della festa, l utilizzo dell acqua del rubinetto che veniva servita in brocche serigrafate. Un ulteriore aspetto relativo alla promozione di sensibilità sociale ha riguardato, nelle ultime edizioni, l inserimento nel programma della festa di due spettacoli realizzati dalla Compagnia Teatrale Ikaro e dalla Coop. Soc. La Rete ( Chiudi gli occhi nel 2005, Il silenzio del lupo nel 2006) che si descrivono così: Compagnia Teatrale Ikaro Un esperimento teatrale legato alla cooperativa la Rete, che da 12 anni realizza spettacoli teatrali cercando di avvicinare mondi diversi: quello di attori normali e attori 38

39 disabili (sempre se si accetta come buona la definizione che un attore posa essere normale). Da un paio d'anni ricerchiamo un teatro che sia emancipatore tanto per gli attori quanto per gli spettatori proponendo un 'esperienza che nasca dal confronto di differenti punti di vista, con l'obbiettivo di realizzare uno spettacolo e non una conferenza. La Rete La Cooperativa di solidarietà sociale «La Rete» nasce nel 1988 ad opera di un gruppo di operatori e genitori di persone disabili impegnati nel mondo del lavoro sociale. Essa è aconfessionale, apartitica e non ha fini di lucro e non ha utili. Tende a realizzare due principali finalità: - Sostegno e aumento della forza del nucleo familiare della persona disabile - Attività di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità sul problema disabilità La cucina I principi guida nella gestione degli aspetti culinari della manifestazione partono dalla consapevolezza del ruolo sempre più importante che la ristorazione va assumendo per la capacità che è in grado di esprimere sia in termini di promozione che di tutela dei valori e delle tradizioni del territorio. La scelta delle proposte gastronomiche parte quindi dalla volontà di promuovere e valorizzare la cucina tradizionale. L altro aspetto, fortemente ricercato, è quello che riguarda l accessibilità di tali proposte culinarie di qualità. Questo viene realizzato attraverso l offerta delle pietanze a prezzi che, pur garantendo la necessaria sostenibilità economica dell iniziativa, non entrino in contrasto con il primo punto della mission Offrire occasioni di socializzazione e intrattenimento di qualità realizzando un evento aperto a tutti. Un terzo aspetto, derivante dallo sviluppo di maggiori sensibilità e attenzioni verso le problematiche sociali e ambientali, ha portato all inserimento nel menù di piatti vegetariani. Inoltre, Castelfolk intende avere, attraverso una forte integrazione di filiera, anche una funzione di promozione delle produzioni tipiche che, nell edizione 2006, è stata realizzata attraverso l organizzazione di un momento di confronto che ha visto la partecipazione della associazione Slow Food e di alcuni produttori locali, che accanto alla loro esperienza, hanno proposto una selezione dei loro prodotti. 39

40 3.6.5 L intrattenimento per bambini L attenzione verso i bambini, si concretizza durante la manifestazione attraverso l installazione di un parco con strutture gonfiabili, realizzato in un area delimitata, all interno della quale sono sempre presenti alcuni volontari della festa. Nei pomeriggi del sabato e della domenica vengono tradizionalmente programmati ulteriori momenti di intrattenimento per i bambini (spettacoli teatrali, burattini, costruzione di aquiloni, passeggiate ecologiche, ecc.). Gli spettacoli vengono solitamente proposti all interno del castello, in una cornice che unisce ulteriore suggestione e che solitamente richiama la partecipazione di un centinaio di bambini. Tra le rappresentazioni realizzate ricordiamo: Paladino ed il coniglio Roger, Tito: le avventure dei giullari e della fata azzurra, Arrivano i burattini!, Potter contro il malvagio Zuc Hot L attenzione all ambiente: Progetto Eco-Festa Rifiuti Zero Di anno in anno l organizzazione di Castelfolk, coerentemente con la propria mission, si è posta degli obiettivi qualificanti la manifestazione che dessero un senso agli sforzi delle associazioni e dei volontari. Si è dato ampio spazio alle organizzazioni nonprofit e alle voci fuori dal coro, non come contorno ma con lo sforzo di dare loro centralità e possibilità comunicativa concreta, quest anno ad esempio attraverso la radio; ma lo è anche la scelta di puntare sui giovani mettendoli alla prova, così come la scelta di mantenere un radicamento profondo con la genuinità del territorio attraverso le esposizioni sulla storia locale, dell artigianato locale, attraverso la proposta di menù completamente preparati a mano. Ed altri ancora. La decisione di realizzare una eco-festa è stata quindi una scelta naturale, coerente con i valori sostenuti già dalla prima edizione: l attenzione verso l ambiente oltre alla promozione di tematiche sociali, la cooperazione e la solidarietà. Il progetto prevede l utilizzo di stoviglie biodegradabili, riciclabili nella raccolta differenziata dell umido, quindi niente da smaltire in discarica. Tutte le stoviglie che si utilizzano sono realizzate con polimeri derivanti dal mais; in particolare forchette, cucchiai, coltelli e piatti sono in Mater-Bi, polimero ricavato dal mais e da altri scarti vegetali, mentre i bicchieri delle bevande, trasparenti e rigidi, ma non di plastica, sono realizzati con un altro polimero innovativo: il PLA, acido polilattico, anche questo derivante da zuccheri del mais. 40

41 Entrambi i materiali, Mater-Bi e PLA, rappresentano polimeri naturali plastici, non derivanti dal petrolio, ma da materie prime vegetali. Questi materiali naturali non vengono dispersi nell ambiente, smaltiti in discarica, ma recuperati totalmente negli impianti di compostaggio. Forchette, bicchieri, piatti diventeranno così concime, compost, un ottimo fertilizzante utilissimo in agricoltura. Il Mater-Bi viene prodotto da una azienda tutta italiana, la Novamont Spa, mentre il PLA da una azienda Statunitense, la NatureWorks. Sono materiali prodotti da fonti rinnovabili (coltivazioni di mais, scarti vegetali, ecc.), ben diversi quindi dalle comuni plastiche derivanti dal petrolio, prodotto questo ultimo sempre più costoso e sempre meno adatto ad uno sviluppo sostenibile del pianeta. 3.7 Comunicazione Il Logo Dopo aver lavorato per cinque anni sui contenuti, si è evidenziata la necessità di trovare i canali adeguati per far conoscere Castelfolk, gli eventi proposti e i valori di riferimento. Il primo passo è stato lo studio di un nuovo logo. Anche in questo caso la metodologia utilizzata si è basata sulla libera espressione di idee tra le persone che fanno la festa, per individuare gli elementi che potevano meglio rappresentarle 2. Questi elementi sono stati individuati nel castello e nei colori. L immagine del castello di Castellano, fotografata o disegnata, è stata utilizzata anche nelle precedenti edizioni quale principale elemento comunicativo. La riduzione di questo simbolo in un profilo che ne rispettasse realisticamente i principali elementi architettonici, ha permesso di raggiungere compiutamente i tre obiettivi che ci si era prefissati: avere un immagine riconoscibile, graficamente accattivante e facilmente riproducibile (sul materiale cartaceo, sull abbigliamento dei volontari e sui gadget). Il profilo stilizzato del castello riproduce quello che è visibile dall area della festa, e risulta immediatamente riconoscibile anche nei giochi di ombre creati 2 Gli autori materiali del logo sono Tommaso Sega e Andrea Miorandi 41

42 dall illuminazione notturna. Il segno grafico costituisce l elemento di congiunzione tra un simbolo antico e la sua rappresentazione contemporanea, un ponte tra la consapevolezza di un passato solido ed un presente concreto. La linearità del logo è risultata così facilmente riproducibile sia sul materiale informativo (pieghevoli, locandine, striscioni, cartelli informativi, comunicati stampa, ecc.), sia sulle magliette messe a disposizione dei volontari e sui cappellini messi in vendita. Anche per quanto riguarda i colori, la scelta si è orientata verso la valorizzazione degli elementi tradizionalmente usati negli scorsi anni. Il colore giallo e quello vinaccia sono infatti stati utilizzati alternativamente per i depliant e le magliette delle precedenti edizioni. L utilizzo di colori caldi, consente inoltre un richiamo forte al territorio rurale, alla stagione e alla dimensione di calda accoglienza che caratterizza la manifestazione. Al logo si accompagna la scritta Castelfolk, alle cui lettere è stato dato un aspetto usurato, come fossero state consumate dal tempo. Elemento che, introducendo maggior dinamicità all immagine nel suo complesso, sembra riprodurre una vecchia insegna o un manifesto dimenticato su di un muro, e trasmette un idea di ruvida concretezza. Il richiamo vuole essere riferito in particolare alle proposte musicali presentate durante la manifestazione: sonorità autentiche, comunque le si voglia definire (folk, popolari, etniche ), proposte da gruppi in grado di trasmetterne la ricchezza di stimoli Progetto Castelfolk On Line Castelfolk On Air Il progetto Castelfolk On Air - Castelfolk On Line si è configurato come un'iniziativa concreta in materia di sviluppo sia sociale che economico locale. Il duplice obiettivo di ampliare le possibilità comunicative e di valorizzare i rapporti con volontari e associazioni (che abbiamo individuato come nostri stakeholder) sono state attuate attraverso la Radio e la Rete internet. Coerentemente con la mission della manifestazione, tale processo si è concretizzato utilizzando i due mezzi per: presentare la manifestazione; promuovere il territorio; dare voce alle associazioni coinvolte e ai loro progetti. Per questo si è scelto un approccio comunicativo che potesse rispondere, nella maggior misura possibile, alle attese in merito alle finalità espresse in precedenza. Si è 42

43 scelto quindi di privilegiare i media che consentissero un approccio vicino e dai toni caldi (come la radio), che possa essere il più possibile personalizzato e con un alto contenuto esplicativo (come la rete internet), rifiutando proposte basate esclusivamente sulla pubblicità, lontana e impossibilitata ad offrire le informazioni che Castelfolk vuole divulgare. Il progetto ha quindi permesso la realizzazione di una trasmissione radiofonica durante i quattro giorni della manifestazione e la costruzione del sito internet della manifestazione (www.castelfolk.it). Per la realizzazione della trasmissione radiofonica della manifestazione il partner tecnico è stata Radio Gamma, emittente locale che già in diverse occasioni ha sperimentato positivamente questa tipologia di intervento (ad esempio nel corso delle fiera equo-solidale Fa la cosa giusta tenutasi a Trento lo scorso anno). Per la realizzazione del sito internet della manifestazione ci si è avvalsi delle collaborazione di un gruppo di studenti di informatica del comune di Villa Lagarina, riuscendo così a valorizzare il loro spirito di iniziativa. Il supporto economico all iniziative è invece venuto dalla Cassa Rurale di Rovereto, che ha valutato positivamente il progetto e lo ha sostenuto nella sua interezza Il Blog: Un blog, abbreviazione di web log, è un sito web autogestito dove vengono pubblicate in tempo reale notizie, informazioni, opinioni o storie di ogni genere. Il Blog di Castelfolk è attivo dall edizione 2005 e consente di mantenere aperto un ulteriore canale di comunicazione con le persone interessate, tenendole aggiornate sulle fasi di preparazione, sul programma e sugli sviluppi che le attività realizzate nella manifestazione hanno nel corso dell anno. La praticità della gestione, e soprattutto la possibilità di garantire la partecipazione attiva ad un maggior numero di persone sono gli elementi che, coerentemente con i valori espressi nella mission, hanno orientato alla scelta di attivare il blog. 43

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45 CAPITOLO QUARTO I volontari di Castelfolk: caratteristiche e motivazioni Introduzione Il presente capitolo ha per oggetto l analisi di un questionario somministrato ai volontari che hanno partecipato alla realizzazione di Castelfolk 2005 (5^ edizione) nei giorni dal 4 al 7 agosto. Il modello era composto da 11 domande (che verranno analizzate nel dettaglio), somministrate all intero campione a disposizione costituito da 65 volontari. Il questionario, come si vedrà, è stato impostato per delineare, oltre che il profilo del volontario, anche l aspetto motivazionale e il livello di coinvolgimento nella realizzazione della manifestazione. Da una prima e superficiale analisi, sembrerebbe possibile descrivere abbastanza precisamente le caratteristiche del volontario-tipo di Castelfolk: maschio, sui trent anni, nato e residente a Castellano, svolge una professione operativa (operaio o impiegato) e possiede una qualifica coerente con il lavoro esercitato (diploma professionale o maturità). Non è inserito in nessuna delle associazioni presenti nel paese e partecipa a Castelfolk già dalla prima edizione. La sua adesione alla manifestazione è strettamente legata alla possibilità di condividere tempi e spazi con gli amici, ma con la consapevolezza di fare qualcosa di utile per il paese e la sua comunità. Il dettaglio del questionario consente d altra parte di svolgere uno studio meno generico e sicuramente più utile, al fine di verificare l effettivo successo della manifestazione nel valorizzare e nell incrementare il capitale sociale esistente, nonché di individuare alcuni degli elementi di maggior criticità. 4.1 Le caratteristiche demografiche dei volontari: distribuzione per sesso e per età Il primo dato che si ricava dall analisi del questionario (grafico n. 1) mette subito in evidenza un elemento migliorabile. Il 74% di volontari maschi e il 26% di femmine indica che la componente femminile, all interno dei volontari che partecipano alla 45

46 realizzazione della manifestazione, è sottorappresentata dal momento che a Castellano la popolazione è equamente suddivisa tra maschi e femmine: 297 maschi (50,4%) e 292 femmine (49,6%). A parziale correzione del dato, va sottolineato come il questionario non sia stato somministrato ai volontari che sono stati impegnati solo nelle attività di preparazione precedenti ai giorni della manifestazione. Tali attività riguardano in particolare la preparazione dei semilavorati per la cucina, delle torte nonché la realizzazione di prodotti artigianali (pizzi e merletti). E presumibile che, considerando questi volontari, il dato sulla partecipazione femminile sarebbe in qualche misura maggiore. Un ulteriore ragionamento, che qui viene solo anticipato e che verrà sviluppato più ampiamente nel paragrafo 4.5, riguarda il basso coinvolgimento della componente femminile all interno delle associazioni che partecipano a Castelfolk. Rimane inoltre da sottolineare la bassa rappresentanza femminile all interno dei ruoli di coordinamento. Distribuzione per sesso 26% maschi femmine 74% Grafico n. 1 Per quanto riguarda l analisi dell età dei volontari, sulla base dei dati illustrati nel secondo capitolo, è possibile verificare come la loro distribuzione per età non rappresenti correttamente quella della popolazione del paese nel suo complesso. A fronte infatti di un 13% di popolazione sotto i 18 anni (grafico n. 2), i volontari in quella fascia di età sono solo il 6%. Con minore precisione è invece possibile supporre una sovrarappresentazione della fascia 0 30 che, nell ambito della manifestazione, costituisce il 40% dei volontari (6%+34%), mentre il dato del paese (riferito però alla fascia 0 25) si ferma al 20%. 46

47 Distribuzione per età 21% 15% 24% 6% 34% fino a più di 50 Grafico n Professionalità e titoli di studio Il profilo professionale dei volontari, illustrato nel grafico n. 3 delinea la seguente composizione: operai 25%, impiegati 18%, artigiani e pensionati 12%, studenti e disoccupati 6%, casalinghe, commercianti, liberi professionisti e insegnanti 3%. Una composizione in cui prevalgono professionalità operative, mentre sono assenti i ruoli di dirigenti e quadri, e che ha registrato un consistente 9% alla voce altro, dato quest ultimo di difficile interpretazione dal momento che il questionario non prevedeva la possibilità di inserire una specificazione. Distribuzione per professione Studente 12% 3% 3% 3% 12% 9% 18% 6% 6% 25% 3% Operaio Commerciante Disoccupato Impiegato Artigiano Libero Professionista Casalinga Insegnante Pensionato Altro Grafico n. 3 47

48 L analisi del livello di istruzione dei volontari mette in evidenza i seguenti valori: il 3% ha conseguito la licenza elementare, il 21% è in possesso di una licenza di scuola media inferiore, il 38% di un diploma di scuola professionale (due o tre anni), il 32% di un diploma quinquennale e il 6% di una laurea. Nella analisi relativa alla percentuale di laureati va evidenziato come uno solo degli intervistati che hanno fornito questa risposta, risulta essere originario di Castellano (ma non residente). Tutti gli altri sono nati e risiedono fuori dal paese. Tale precisazione segnala l attrattività del progetto Castelfolk di volontari istruiti anche se i volontari laureati risultano attivi all interno della manifestazione solo a partire dalla terza edizione. Titolo di studio 32% 6% 3% 38% 21% Elementare Media Inferiore Diploma Professionale Media Superiore Laurea Grafico n Nascita e residenza Le domande illustrate nei grafici n. 5 e n. 6 consentono alcune riflessioni sulla capacità della manifestazione di agevolare un allargamento della rete di rapporti sociali della comunità di Castellano. Ad una prima osservazione risulta infatti evidente come la maggioranza dei volontari abbiano un legame, per nascita o per residenza, con il territorio (il 79% dei volontari è a Castellano dalla nascita e il 76% vi risiede). Un elemento interessante che si ricava dalla domanda sulle origini dei volontari, mette in evidenza che l 85% dei volontari appartiene alla comunità di Castellano dalla nascita e vi risiede tuttora. E quindi interessante notare come il 15% dei volontari originari del 48

49 paese non vi risiedano più, e come abbiano comunque deciso di impegnarsi nella manifestazione. Il dato sui volontari che non sono originari di Castellano, ad una analisi più approfondita, rileva come il 43% di questi siano residenti e il 57% non residenti. In aggregato significa che il 10% di tutti i volontari è costituito da nuovi cittadini di Castellano, e l 11% da persone che non hanno alcun legame territoriale. Il primo valore è sicuramente positivo dal momento che mette in evidenza il buon successo della manifestazione nell integrare nel tessuto della comunità chi ha deciso di stabilirsi a Castellano. Anche la seconda percentuale segnala l aspetto positivo di apertura del corpo sociale nei confronti di chi proviene dall esterno. Nel complesso sono indicatori che sottolineano la capacità della manifestazione sia di creare inclusione sociale sia di favorire sviluppo culturale mantenendosi aperta al contributo di chi, pur non avendo legami territoriali, si riconosce nelle finalità del progetto. Nati a Castellano 21% SI NO 79% Grafico n. 5 Residenti a Castellano 24% SI NO 76% Grafico n. 6 49

50 4.4 La fidelizzazione dei volontari Come detto in precedenza, il presente questionario è stato somministrato nel corso della edizione del 2005; il dato può venire quindi aggiornato con quello relativo alle presenza della edizione del In termini assoluti è possibile innanzitutto evidenziare il costante incremento del numero di volontari che, nel corso di cinque edizioni, è raddoppiato (vedi par. 2.4). Dai circa trenta che hanno partecipato alla prima edizione, nel corso degli anni se ne sono aggiunti altri fino ad arrivare ai circa 70 (nel 2005), e ai poco più di 80 (nel 2006), con un ulteriore incremento di circa il 10%. E un elemento che si rispecchia nella costante crescita organizzativa, programmatica ed economica che la manifestazione ha avuto nel corso degli anni fino ad arrivare a coinvolgere direttamente più di 80 persone, il 15% circa della popolazione di Castellano. L analisi delle risposte a questa domanda consente di sottolineare l alto livello di fidelizzazione dei volontari alla manifestazione. Nel 2005, la metà circa dei volontari ha dichiarato di aver partecipato già alla prima edizione. In valori assoluti questo corrisponde a circa 30 persone: il numero di volontari che, secondo quanto riferito dagli organizzatori, erano effettivamente coinvolti nel Pur valutando prudenzialmente un valore non supportato da riscontri verificabili con certezza, sembrerebbe evidente la validità dell iniziativa nel garantire una continuità del rapporto. Validità che, come si vedrà nella analisi della risposta 9, si basa su diversi elementi, da quelli ludico-ricreativi a quelli solidaristici e comunitari. Distribuzione per numero di partecipazioni 49% 9% 15% 12% 15% 1 edizione 2 edizioni 3 edizioni 4 edizioni 5 edizioni Grafico n. 7 50

51 4.5 I volontari e le associazioni di Castellano Poco più del 40% dei volontari partecipa alla manifestazione a titolo individuale, mentre il 60% fa parte di una (o più) delle associazioni presenti sul territorio di Castellano. Un dato equilibrato che mostra come la manifestazione sia riuscita a coinvolgere anche le persone non inserite, in larga parte i più giovani come risulta analizzando il valore per classi di età. Partecipazione in quanto membro di A titolo individuale 13% 10% 41% Gruppo Pensionati e Anziani Gruppo Alpini 13% Circolo ENAL 15% 8% Pro-Loco Altro Grafico n. 8 Distribuzione per età dei partecipanti a titolo individuale 25% 13% 6% 13% 43% fino a più di 50 Grafico n. 9 Il ragionamento vale particolarmente per la fascia di età che, assieme a quella fino a 18, costituisce più della metà (il 56%) dei volontari che non aderiscono a nessuna organizzazione del paese (grafico n. 9). Questo aspetto risulta ancora più evidente se viene ulteriormente analizzata la provenienza. Sembra infatti più corretto togliere le persone che non sono nate o che non risiedono a Castellano, per le quali è 51

52 lecito ipotizzare un legame con la manifestazione Castelfolk che non passa per altre realtà associative. Distribuzione per età dei partecipanti a livello individuale NATI E RESIDENTI A CASTELLANO 14% 0% 14% 29% fino a più di 50 43% Grafico n. 10 Da quest ultimo grafico si rileva infatti come i volontari che partecipano a titolo individuale (che cioè non aderiscono a nessuna delle associazioni presenti a Castellano), nati e residenti a Castellano, rientrano per la maggior parte nella fascia di età sotto i 30 anni (72%). Se il dato relativo alla fascia fino a 18 era prevedibile, dal momento che la possibilità di affiliarsi ad alcune associazioni è legata al raggiungimento della maggiore età, quello relativo alla fascia si presta ad ulteriori riflessioni. Come già anticipato nel par. 2.4, sembrerebbe infatti che le associazioni abbiano perso quella generazione. Il distacco è oltremodo evidenziato dal fatto che la fascia successiva (31-40) risulta completamente assente. Questo significa che, in questa fascia di età, tutti i volontari nati e residenti a Castellano, risultano affiliati a qualche associazione. Il coinvolgimento di volontari estranei all associazionismo da parte di Castelfolk oltre a segnalare la presenza di risorse e idee che erano già presenti sul territorio, è sicuramente un indice di raggiungimento di alcuni punti della mission della manifestazione ( Alimentare la rete di relazioni, di solidarietà e di fiducia della comunità attraverso meccanismi di attivazione ed empowerment comunitario) finalizzati a fornire l occasione per rinsaldare legami di collaborazione e solidarietà, ovvero ad incrementare la dotazione di capitale sociale. Un ragionamento analogo è possibile in termini di politiche di genere, verificando separatamente per maschi e femmine il tipo di partecipazione: 52

53 Partecipazione maschile e Associazioni A titolo individuale 17% 13% 30% Gruppo Pensionati e Anziani Gruppo Alpini Circolo ENAL 17% 20% 3% Pro-Loco Altro Grafico n. 11 Partecipazione femminile e Associazioni 22% A titolo individuale 78% Gruppo Pensionati e Anziani Grafico n. 12 Per quanto riguarda i volontari di sesso maschile, il primo aspetto che si evidenzia è quello di una rappresentazione equilibrata delle associazioni aderenti con la sola esclusione del Gruppo Pensionati e Anziani (grafico n. 11). Viceversa, le volontarie intervengono nell organizzazione della manifestazione soprattutto a titolo individuale (78%), mentre l unica associazione in cui sono presenti è il Gruppo Pensionati e Anziani (22%). La prima riflessione riguarda proprio il Gruppo Pensionati e Anziani che, all interno della manifestazione, è rappresentato soprattutto da donne (circa il 70%). Il secondo e più importante aspetto riguarda in generale la partecipazione femminile. Come già anticipato, un elemento critico è rappresentato proprio dalla partecipazione femminile relativamente scarsa. Questo aspetto viene qui ulteriormente ribadito dalla totale assenza di volontarie aderenti ad altre associazioni. La causa può derivare semplicemente dal mancato coinvolgimento delle donne presenti nelle associazioni o, più probabilmente, dalla assenza di donne all interno 53

54 delle stesse organizzazioni. Questo aspetto, assieme alla mancanza di figure femminili nei ruoli di coordinamento della manifestazione (con un paio di significative eccezioni), confermano il permanere di una struttura sociale tradizionalmente centrata sulla preminenza di figure maschili. L aspetto positivo è rappresentato dalla capacità della manifestazione di essere riuscita, nonostante questo, a coinvolgere una parte di popolazione solitamente assente dai fenomeni associativi istituzionali. Certamente, le reti relazionali (e di conseguenza il capitale sociale) di una comunità si creano e si sviluppano anche e soprattutto al di fuori delle associazioni formalmente costituite: nelle case, nelle strade, nelle piazze. Proprio per questo è evidente la necessità di valorizzare l apporto di ogni persona e della sua specificità, ampliando il livello di partecipazione. 4.6 Le motivazioni dei volontari Per completare il profilo dei volontari coinvolti nella realizzazione della manifestazione, all interno del questionario è stata inserita una domanda a risposta multipla. Nel presente paragrafo si prenderanno quindi in esame le risposte date alla domanda: Perché hai deciso di collaborare alla realizzazione di Castelfolk?. L intento era quello di sondare l aspetto motivazionale dei volontari. Per farlo sono state indicate 8 affermazioni per ognuna delle quali erano possibili quattro livelli di adesione (No, Più no che sì, Più sì che no, Sì). Dalle risposte alla prima affermazione Perché mi è stato chiesto (grafico n. 13), è possibile ricavare come la maggior parte dei volontari abbia scelto autonomamente di proporsi alla manifestazione (il 60% ha risposto No e il 3% Più no che sì), sottolineando così la capacità della festa di riuscire ad aggregare le persone attorno ad un progetto comune ritenuto valido. Allo stesso modo la percentuale, comunque consistente, di risposte positive (Più sì che no il 3%, Sì il 34%) mostra la capacità di incrementare il numero di volontari che possono venire coinvolti attraverso una semplice richiesta. Il risultato mette quindi in risalto come, all interno della manifestazione, le persone siano in grado sia di auto-attivarsi in favore della comunità sia di garantire la loro disponibilità rispondendo positivamente ad uno stimolo in tal senso. 54

55 Perché mi è stato chiesto 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 13 Nel grafico n. 14 risulta chiaro l elevato numero di risposte positive (70%) alla affermazione Per aiutare degli amici. Questo valore evidenzia l importanza di rapporti amicali già presenti nella comunità di riferimento, ovvero di un tessuto sociale che nonostante le difficoltà evidenziate nel par. 2.4 presenta comunque un insieme di relazioni positive che possono rappresentare un importante elemento su cui costruire altro capitale sociale. Per aiutare degli amici 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 14 Con l affermazione Per stare con gli amici (grafico n. 15) si intendeva sondare la potenziale dimensione aggregativa della manifestazione. Il 94% di risposte positive 55

56 evidenzia fortemente questo aspetto e la percezione della festa come momento in cui condividere esperienze comuni in un contesto di attività di volontariato. Per stare con gli amici 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 15 L affermazione Perché è una festa importante per Castellano è stata valutata in modo positivo dal 90% dei volontari (grafico n. 16). La percezione di essere partecipi di qualcosa di utile per il proprio paese è quindi molto forte. In termini di capitale sociale, di volontà di attivarsi per la propria comunità di riferimento, è un dato che mostra la valenza positiva dell iniziativa. Perché è una festa importante per Castellano 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 16 Il 100% di adesioni positive date alla affermazione successiva (Perché mi diverto), comunica la bontà di una proposta in cui l impegno a cui sono chiamati i 56

57 volontari, si associa ad una importante dimensione ludico-ricreativa che consente di poter ipotizzare il permanere del loro legame con la manifestazione anche per il futuro. Perché mi diverto 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 17 L aspetto interessante delle risposte negative alla affermazione Per riempire del tempo libero (74%), risiede nella percezione che i volontari hanno della loro partecipazione. Partecipazione che non viene vista come una attività fine a se stessa o esclusivamente di svago, ma come un impegno importante di tempo ed energie che, d altra parte, vengono ritenute ben spese, come dimostra il grafico n. 18. Per riempire del tempo libero 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 18 L affermazione Perché mi dà soddisfazione (grafico n. 19) ha ricevuto infatti il 97% di risposte positive, confermando, assieme alla affermazione precedente (Perché 57

58 mi diverto), come l investimento personale nell organizzazione della manifestazione abbia importanti risvolti emotivi. Perché mi dà soddisfazione 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 19 L affermazione Per fare qualcosa per gli altri, era stata proposta per sondare una dimensione motivazionale più strettamente solidaristica (grafico n. 20). La risposta, seppur più articolata rispetto a quelle legate alla soddisfazione personale e al divertimento, è stata comunque largamente positiva: 87% (24% Più no che sì, 63% Sì). Ai fini della creazione di capitale sociale, questo è un risultato estremamente importante, dal momento che indica la presenza all interno della comunità, di una forte componente orientata verso comportamenti altruistici. Per fare qualcosa per gli altri 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n

59 4.7 Il coinvolgimento dei volontari Castefolk è una manifestazione che si basa esclusivamente sull impegno personale dei volontari. Il potenziale contrasto tra la volontà di condividere le scelte organizzative e l esigenza di garantire la funzionalità operativa necessaria alla realizzazione del programma, è stato risolto con il meccanismo decisionale descritto nel terzo capitolo, che si basa sul metodo assembleare e sulla delega. Questo procedimento prevede l assegnazione, da parte dell assemblea, di specifici compiti organizzativi ai volontari divisi per settori di attività (cucina, spettacoli, ecc.). Nelle fasi successive, questi delegati condividono con l assemblea le possibili alternative per giungere ad una decisione definitiva. Le domande, illustrate nei grafici n. 21 e n. 22, miravano a verificare la percezione da parte dei volontari dell effettivo livello di democraticità che questo modello organizzativo sembrerebbe garantire. Alla domanda Secondo te le decisioni sull organizzazione della festa sono state sufficientemente condivise?, la risposta è sostanzialmente positiva ed è rappresentata dal 53% di Più sì che no e dal 44% di Sì, per un 97% totale. La preminenza di risposte Più sì che no indica comunque la presenza di margini di miglioramento in questo settore. Secondo te le decisioni sull organizzazione della festa sono state sufficientemente condivise? 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n. 21 La riflessione svolta sulla domanda precedente viene qui confermata da un 28% di risposte positive (22% Più sì che no, 6% Sì). La richiesta di una partecipazione più intensa da parte dei volontari è sicuramente un segnale positivo che indica come la manifestazione venga sentita propria da queste persone. Un elemento che soddisfa già 59

60 il 78% degli intervistati e che, oltre alla volontà, sottolinea la capacità di farsi carico dell organizzazione della manifestazione e del sistema di relazioni che sottintende, fattore che si traduce inevitabilmente in un incremento di capitale sociale. Vorresti essere coinvolto di più nelle decisioni relative all organizzazione della festa? 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% No Più no che sì Più sì che no Sì Grafico n

61 QUESTIONARIO CASTELFOLK 2005 Sesso: M F Età: fino a più di 50 Professione: Studente Disoccupato Casalinga Operaio Impiegato Pensionato Dirigente Artigiano Insegnante Commerciante Libero Professionista Altro Titolo di studio: Nessuno Elementare Media Inferiore Laurea Diploma Istituto Professionale (2-3 anni) Media Superiore Qualifica Post-Diploma Post-laurea Provenienza: Sei originario di Castellano? Sì No Vivi a Castellano? Sì No Partecipazione: A quante edizioni di Castelfolk hai collaborato (compresa questa)? Fai parte di qualche associazione che collabora a Castelfolk? No, partecipo a titolo individuale Anziani Alpini Circolo Enal Pro-loco Altro (specificare) Motivazione: Perché hai deciso di collaborare alla realizzazione di Castelfolk? No Più no che sì Più sì che no Sì Perché mi è stato chiesto Per aiutare degli amici Per stare con gli amici Perché è una festa importante per Castellano Perché mi diverto Per riempire il tempo libero Perché mi dà soddisfazione Per fare qualcosa per gli altri Organizzazione: Secondo te le decisioni sull organizzazione della festa sono state sufficientemente condivise? No Più No che Sì Più Sì che No Sì Vorresti essere coinvolto di più nelle decisioni relative all organizzazione della festa? No Più No che Sì Più Sì che No Sì 61

62 62

63 APPENDICE 1 Le associazioni 1.1 Le associazione di Castellano Oltre ai numerosi volontari che partecipano a livello individuale, alla realizzazione della manifestazione contribuiscono in maniera fondamentale molte realtà associative del paese. La possibilità di avere la collaborazione di gruppi di persone strutturati, con solide e comprovate capacità organizzative, consente di affrontare efficacemente i numerosi problemi pratici che si incontrano nella realizzazione di una manifestazione come Castelfolk che si sviluppa in ambiti diversificati: dal gastronomico al musicale, dall intrattenimento per bambini alla realizzazione di mostre legate al territorio. Di seguito verranno brevemente presentate le associazioni di Castellano, analizzandone la storia, le attività in cui sono impegnate e il loro contributo alla messa in opera della festa. Pro Loco di Villa Lagarina - Castellano Cei Nata nei primi anni cinquanta, la Pro Loco di Villa Lagarina - Castellano - Cei, si è occupata principalmente di valorizzare l aspetto turistico del territorio legato principalmente alle potenzialità del Lago di Cei. Con le riforme degli anni 80 e il passaggio di competenze e finanziamenti alle Aziende di Promozione del Turismo, il suo compito è stato drasticamente ridimensionato. Potendo contare sull impegno di una quarantina di soci, la Pro Loco è impegnata nell organizzazione di serate a tema e di manifestazioni (ad esempio Balconi fioriti ) che hanno lo scopo di mettere in luce le potenzialità e le attrattive del paese e del territorio circostante. 63

64 Coerentemente con la sua storia e con il suo statuto 1, nell ambito di Castelfolk la Pro Loco ha assunto dal 2005 il ruolo di capofila delle associazioni, incaricandosi del coordinamento generale nell organizzazione della manifestazione e proponendosi come interlocutore unico nei confronti di istituzioni, imprese e privati che a vario titolo interagiscono con la manifestazione, garantendo così la trasparenza e la correttezza necessarie anche negli aspetti contrattuali. All interno della Pro Loco è inoltre attiva la Sezione Culturale Don Zanolli che opera nell ambito della ricerca naturalistica e documentaristica e che ogni anno, nei giorni della manifestazione, espone i risultati della sua attività (mostre sulle caratteristiche geomorfolgiche dei dintorni del paese, esposizione degli alberi genealogici delle famiglie di Castellano, ecc.) Circolo Ricreativo Culturale Sportivo (ENAL) L ENAL, sigla dell'ente Nazionale Assistenza Lavoratori, istituito nel 1945 allo scopo di coordinare la realtà dei CRAL (per la promozione di attività ricreative e culturali dei lavoratori), fu sciolto nel Nonostante questo e nonostante sia stato sostituito dal Circolo Ricreativo Culturale e Sportivo (CRCS) aderente alla FECCRIT (Federazione dei Circoli Culturali e Ricreativi del Trentino), a Castellano quando ci si riferisce al bar gestito dal Circolo o alle attività da questo promosse, si parla sempre dell ENAL (così, ad esempio, si dice il bar Enal piuttosto che la castagnata dell Enal ). Con i suoi oltre cento soci è l associazione più consistente del paese ed è attiva nell organizzazione di serate a tema e attività ricreative (dai corsi di ginnastica alle gite in montagna) oltre a gestire l unico esercizio pubblico oggi presente a Castellano. All interno della festa è presente con buona parte degli associati che mettono a disposizione le loro abilità realizzative e il loro senso dell organizzazione. Gruppo Pensionati e Anziani Il Gruppo Pensionati e Anziani è attivo a Castellano dalla metà degli anni 80. Si occupa della promozione e organizzazione di attività destinate alla terza età (dalle 1 Gli scopi che l associazione si propone sono [ ] promuovere, coordinare ed attuare iniziative anche in collaborazione altri organismi, attività e manifestazioni di interesse culturale, turistico, ricreativo e sportivo a carattere locale Art. 3 punto b) dello Statuto 64

65 visite turistiche alla ginnastica dolce). Il fondamentale apporto a Castelfolk è evidente nei giorni precedenti la manifestazione, quando i suoi 50 associati si attivano nella realizzazione delle pietanze, che verranno poi distribuite dalla Cucina, e delle torte che provvederanno invece a offrire direttamente agli ospiti. Nel corso dell anno, inoltre, i suoi associati sono attivi nella produzione di manufatti artigianale che vengono esposti nei giorni della manifestazione. Gruppo Alpini di Castellano Il Gruppo Alpini di Castellano, affiliato alla Associazione Nazionale Alpini (ANA), viene fondato alla fine degli anni 60 e la sua storia è stata legata per lungo tempo al Coro del paese. Terminata l esperienza del Coro, il Gruppo rimane attivo e, con i suoi 40 associati, ha continuato ad operare sul territorio. Oltre ai doveri istituzionali, quali la partecipazione alle adunate nazionale, il Gruppo Alpini ha provveduto negli anni al restauro di una baita nei pressi del Lago di Cei che è stata inizialmente adibita a locale pubblico dotato di bar e cucina e, successivamente è stata messa a disposizione di privati o di associazioni che avessero la necessità di utilizzare locali attrezzati. Le competenze che il Gruppo ha accumulato con questa esperienza e con la partecipazione dei suoi soci ai Nuclei Volontari Alpini (i NU.VOL.A., noti per l efficienza dei loro interventi di protezione civile) sono state messe a disposizione della Cucina della festa. La puntuale organizzazione che ha saputo creare è risultata indispensabile nel presidiare un settore tanto delicato quanto cruciale. Comitato dei Genitori dell Asilo di Castellano L elemento culturale importante di attenzione verso i più piccoli, che questo gruppo di persone porta con se, è evidente all interno della festa. Sono stati infatti attrezzati spazi adeguati e appositamente creati numerosi avvenimenti (il parco dei gonfiabili, spettacoli di burattini, costruzione di aquiloni, ecc.). Inoltre, la struttura dell asilo, che è stata messa a disposizione della manifestazione dal Gruppo genitori, è risultata indispensabile da un punto di vista 65

66 logistico per l installazione di una parte dei frigoriferi necessari alla conservazione degli alimenti deperibili preparati nei giorni precedenti. 1.2 Le associazioni nonprofit Come già detto, oltre alle associazioni del paese, durante la manifestazione sono presenti altre realtà associative. La volontà di invitare associazioni di volontariato, di lobbing, ecc. è emersa da una semplice considerazione: l aver organizzato una festa con l esclusivo apporto di impegno volontario, di singoli o associazioni, e la voglia di declinare questa tensione etica sotto forma di un ampliamento dell offerta culturale della manifestazione. Sono quindi state contattate quelle realtà che gli organizzatori hanno scelto di valorizzare per la loro presenza sul territorio e per la validità dei progetti promossi. A loro è stato riservato un settore della festa appositamente attrezzato, all interno del quale hanno potuto promuovere le loro iniziative. Di seguito vengono riportate le parole che queste associazioni hanno deciso di utilizzare per descriversi. Amnesty International Amnesty International è un movimento mondiale di persone impegnate nella difesa dei diritti umani internazionalmente riconosciuti. La visione di Amnesty International è quella di un mondo in cui a ogni persona sono riconosciuti tutti i diritti sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da altri standard internazionali sui diritti umani. Nel perseguire questa visione, la missione di Amnesty International è quella di svolgere ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all'integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione, nell'ambito della propria opera di promozione di tutti i diritti umani. 66

67 Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba E' nata nel 1961, momento dell'aggressione degli Stati Uniti a Playa Girón, per solidarietà con la Rivoluzione Cubana. Attualmente, l obiettivo prioritario dell'associazione è quello di continuare la lotta contro l'illegale blocco economico, culturale e finanziario, che gli Stati Uniti impongono a Cuba. Il blocco è stato condannato per nove volte consecutive dall Assemblea Generale delle Nazioni Unite - l ultima votazione del 9 novembre 2000 ha registrato 167 voti a favore di Cuba, 3 contro e 4 astenuti - dal Parlamento Europeo, dall'organizzazione degli Stati Americani, dal Parlamento Latino-Americano, dai Paesi Non Allineati, dal Papa, dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici Cubani e da centinaia di Istituzioni Internazionali. La solidarietà con Cuba si esprime su più linee, tutte ugualmente importanti: - l'informazione sulla situazione e sulle cause che hanno prodotto lo stato di difficoltà economica a Cuba, mediante la partecipazione a dibattiti, conferenze, pubblicazione di documenti e libri, esposizione di mostre, incontri. I tradizionali mezzi di comunicazione, infatti, offrono un'informazione distorta o addirittura tacciono su questo argomento; - la raccolta di fondi e di materiale da inviare a Cuba. Conclusi con ottimi risultati i quattro progetti agro-alimentari approvati e finanziati dall'unione Europea, la campagna nazionale di raccolta fondi cede il posto ai "gemellaggi" tra i Circoli di Regioni italiane e le Province cubane. E' un nuovo modo di sostenere Cuba che, tenendo conto delle richieste prioritarie cubane, formulerà e attuerà dei progetti nei quali coinvolgerà anche realtà italiane omologhe a quelle cubane. Per sostenere i nuovi progetti è necessario raccogliere fondi, materiale specifico, ma anche materiale vario (medicinali, materiale igienico, materiale didattico, attrezzi da lavoro, giocattoli, ecc.). L'Associazione chiede la partecipazione e l'appoggio di tutte le persone che intendono offrire la loro solidarietà al popolo cubano. 67

68 Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto Il Comitato delle Associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto nasce nel 1988 con l intento di coordinare le iniziative autonome che le associazioni e i membri aderenti, localizzati prevalentemente nella Vallagarina, promuovono ed organizzano sulle tematiche dello sviluppo umano, del disarmo, della salvaguardia dell ambiente e della cooperazione internazionale. L impegno su base gratuita e volontaria delle persone coinvolte nel Comitato è quello di offrire alla cittadinanza un maggior coinvolgimento, informazione e conoscenza attraverso mostre, dibattiti, proiezioni, incontri con esperti e momenti di convivialità. Il Comitato gestisce un proprio sito Internet [www.rovepace.org] sul quale si trovano i documenti, gli appuntamenti, gli approfondimenti relativi alle attività svolte. Nella sede del Centro di Educazione Permanente alla Pace è disponibile una biblioteca con libri e periodici, oltre ad una piccola videoteca sulle tematiche di maggior interesse. Il Centro, che ha sede in Via Vicenza 5 presso la Ca Rossà (sopra il Municipio di Rovereto) è aperto al pubblico tutti i martedì dalle alle e tutti i giovedì dalle alle Emergency Oggi molti paesi si sono schierati, e stanno dalla parte della guerra. Emergency ha deciso di stare dalla parte delle vittime: in Afganistan, in Iraq, in Sierra Leone, in Cambogia, in Algeria e in Palestina. Ha costruito ospedali, ambulatori centri protesi e di primo soccorso, per portare assistenza medica nei paesi dove manca tutto. Soprattutto la PACE. 68

69 Gruppo Ambiente e Nonviolenza Il Gruppo Ambiente e Nonviolenza è composto da persone che credono nella pratica dell'azione nonviolenta per il cambiamento sociale e una conversione ecologica nella gestione del bene comune. A partire da questa scelta ecologica - che fa riferimento al principio della decrescita felice sono stati organizzati alcuni appuntamenti tra cui Pedala la tua città sulla triste situazione delle ciclabili in città - e la vittoriosa campagna per il latte in vetro a rendere che ha segnato un importante risultato dei consumatori su una catena di supermercati con l obiettivo della riduzione nella produzione dei rifiuti. Il GAN è stato promotore in Trentino della raccolta di più di mille foto-adesioni alla campagna Control Arms che chiede un Trattato internazionale con l'obiettivo di frenare la vendita incontrollata di armi leggere nel mondo (www.disarmo.org). In Trentino sono stati quattro i Comuni che hanno approvato un sostegno alla campagna Control Arms. La loro diffusione incontrollata e il loro uso arbitrario da parte di eserciti regolari e di gruppi armati hanno un costo elevato in termini di vite umane, di risorse e di opportunità per sfuggire alla povertà. A due anni dalla sua costituzione il GAN ha all attivo numerose iniziative tra cui scene di teatro di strada sui temi della guerra, armi e privatizzazione dei servizi pubblici. Tra le campagne sostenute nel corso delle attività da segnalare la pressione sulle banche armate, il boicottaggio mirato sulla Coca Cola per le politiche antisindacali in Colombia e campagne sul sostegno del controllo pubblico dell acqua. Nel corso dell attività il GAN ha offerto varie occasione di formazione sulla nonviolenza attiva e punta a diffondere la pratica della nonviolenza. Il Gruppo si incontra periodicamente e in modo partecipato si confronta sui vari temi e sulle azioni necessarie da fare. Il Gruppo è aperto a nuove persone che condividano lo spirito della nonviolenza. 69

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