David Graeber. Progetto democrazia. Un idea, una crisi, un movimento

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1 David Graeber Progetto democrazia Un idea, una crisi, un movimento Traduzione di Daniela Antongiovanni, Marina Beretta, Francesca Cosi e Alessandra Repossi

2 Dello stesso autore Debito. I primi 5000 anni Questo è un libro di saggistica. Alcuni nomi e altri dettagli che avrebbero potuto consentire l identificazione di cose e persone sono stati modificati. Sito & estore Twitter twitter.com/ilsaggiatoreed Facebook David Graeber, 2013 il Saggiatore S.r.l., Milano 2014

3 Progetto democrazia A mio padre

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5 Sommario Introduzione 9 1. L inizio è vicino Perché ha funzionato? «La massa inizia a pensare e ragionare»: la storia occulta della democrazia Il processo di cambiamento Rompere l incantesimo 221 Ringraziamenti 247 Note 249 Indice analitico 263

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7 Introduzione Il 26 aprile 2012, una trentina di attivisti di Occupy Wall Street (Ows) si sono radunati sui gradini della Federal Hall di New York, di fronte alla Borsa. Io ero con loro. Da oltre un mese stavamo cercando di ricreare un avamposto a Lower Manhattan per rimpiazzare il presidio di Zuccotti Park da cui eravamo stati sfrattati sei mesi prima. Sebbene non fossimo in grado di creare un nuovo presidio, speravamo almeno di trovare un posto dove poter tenere assemblee regolari, e allestire biblioteca e cucine. Il grande vantaggio di Zuccotti Park era il fatto di essere un luogo dove chiunque fosse interessato sapeva dove trovarci per essere aggiornato sulle azioni in programma o semplicemente per parlare di politica; adesso, la mancanza di un punto di ritrovo causava un infinità di problemi. Tuttavia, le autorità cittadine avevano deciso che non avremmo mai avuto un altro Zuccotti Park: appena noi trovavamo un angolo dove avviare legalmente l attività, loro cambiavano le leggi per farci sgomberare, ogni volta. Quando abbiamo provato a stabilirci in Union Square, le autorità cittadine hanno modificato i regolamenti del parco. Quando un gruppo di occupanti ha iniziato a dormire sui marciapiedi di Wall Street, confidando in una delibera che riconosceva esplicitamente il diritto dei cittadini di dormire nelle strade di New York come forma di protesta politica, le autorità hanno stabilito che quell area di Lower Manhattan era una «zona speciale» non vincolata da quella legge. Alla fine ci siamo sistemati sui gradini della Federal Hall, un ampia

8 10 Progetto democrazia scalinata di marmo che conduce alla statua di George Washington posta a guardia dell edificio nel quale 223 anni prima era stato firmata la Bill of Rights (la Carta dei diritti). Quegli scalini non rientravano nella giurisdizione cittadina, ma erano territorio federale amministrato dal National Park Service (il Servizio dei parchi nazionali), e, forse consapevoli che l intera zona era considerata un monumento alle libertà civili, i funzionari della U.S. Park Police (la Polizia dei parchi) ci avevano concesso di occuparli, a patto che nessuno vi dormisse la notte. I gradini erano sufficientemente ampi da poter ospitare agevolmente circa duecento persone, più o meno il numero degli occupanti che si erano presentati all inizio. Tuttavia, non ci è voluto molto perché le autorità cittadine convincessero gli agenti dei Parchi a cedere di fatto la giurisdizione: avevano piazzato transenne d acciaio intorno al perimetro e ne avevano collocate altre a dividere i gradini in due parti distinte, presto ribattezzate da noi «gabbie della libertà». All ingresso è stata posizionata una squadra della Swat, mentre un capitano di polizia in camicia bianca controllava accuratamente chiunque cercasse di entrare, informandolo che, per ragioni di sicurezza, alle gabbie non potevano accedere più di venti persone alla volta. Nonostante ciò, alcuni attivisti hanno perseverato, rimanendo sul posto a turno ventiquattrore su ventiquattro, organizzando teach-in di giorno, dando vita a dibattiti improvvisati con gli annoiati trader di Wall Street in pausa caffè e, di notte, facendo la guardia sui gradini di marmo. Quasi subito sono stati banditi i cartelli grandi; poi qualunque cosa fatta di cartone. Dopodiché sono iniziati gli arresti di persone scelte a caso. Il comandante della polizia voleva farci capire chiaramente che, anche se non poteva arrestarci tutti, poteva in ogni caso imprigionare chi volesse, per qualunque motivo, in ogni momento. Proprio quel giorno avevo visto un attivista ammanettato e portato via per «disturbo alla quiete pubblica» perché ripeteva i nostri slogan e un altro, un veterano della guerra in Iraq, incriminato per atti osceni in luogo pubblico: aveva detto parolacce mentre teneva un discorso. Forse è accaduto perché avevamo pubblicizzato l evento come un «dibattito aperto». Sembrava che l ufficiale al comando volesse chiarire un concetto: persino nel luogo in cui era nato il Primo emendamento, aveva comunque il potere di arrestarci solo per aver tenuto un discorso politico. La protesta era stata organizzata da un mio amico, Lopi, celebre perché partecipa alle manifestazioni a bordo di un triciclo gigante con un

9 Introduzione 11 cartello colorato che porta la scritta jubilee!. Lopi aveva pubblicizzato l evento chiamandolo «Dibattito sulle ingiustizie di Wall Street: assemblea pacifica sui gradini del Federal Hall Memorial Building, casa natale della Bill of Rights, oggi blindato dall esercito dell 1%». Io non sono mai stato un grande agitatore. Per tutto il periodo in cui ho preso parte a Occupy, non ho mai tenuto un discorso, desideravo presenziare perlopiù in qualità di testimone, per fornire un sostegno morale e organizzativo. Durante la prima mezz ora della protesta, mentre, uno dopo l altro, gli occupanti si radunavano a ridosso delle transenne di fronte a una manciata di videocamere improvvisamente comparse sul marciapiede, per parlare di guerra, devastazioni ecologiche e corruzione del governo, io me ne sono rimasto ai margini, a parlare con i poliziotti. «E così fai parte di un squadra Swat» ho detto a un ragazzo dall espressione torva di guardia all ingresso alle gabbie con un grosso fucile d assalto. «Scusa, ma che cosa significa esattamente Swat? Special Weapons» «and Tactics» mi ha risposto rapido, prima che riuscissi ad articolare il nome originario di quella unità, ovvero «Special Weapons Assault Team» (Squadra d assalto dotata di armi speciali). «Capisco, ma mi chiedo: che tipo di armi speciali ritiene necessarie il vostro comandante per gestire trenta cittadini disarmati pacificamente radunati sui gradini di un edificio federale?» «È una misura precauzionale» mi ha risposto, un po a disagio. Avevo già declinato due inviti a prendere la parola, ma Lopi continuava a insistere, perciò alla fine mi sono reso conto che avrei fatto meglio a dire qualcosa, anche poche parole. Così ho preso posto di fronte alle telecamere, ho guardato George Washington che teneva lo sguardo fisso sul cielo sopra la Borsa di New York e ho improvvisato. «Mi colpisce essere riuniti proprio qui, oggi, sui gradini dell edificio in cui è stato firmata la Bill of Rights. È strano: la maggior parte degli americani crede di vivere in un paese libero, di far parte della più grande democrazia del mondo. È convinta che siano i nostri diritti e le nostre libertà costituzionali, stabiliti dai Padri fondatori, a definirci come nazione, a renderci ciò che siamo veramente persino a darci il diritto di invadere altri paesi più o meno a nostro piacimento, a sentire i nostri politici. Ma in realtà, sapete, gli uomini che hanno scritto la Costituzione non volevano

10 12 Progetto democrazia affatto che vi fosse una Bill of Rights. Ecco perché è composto da emendamenti: non erano compresi nel documento originale. L unica ragione per cui tutte quelle frasi roboanti sulla libertà di parola e sulla libertà di assemblea sono finite nella Costituzione è che ci sono stati antifederalisti come George Mason e Patrick Henry che, di fronte all ultima bozza, si sono indignati al punto di mobilitarsi contro la sua ratifica, a meno che il testo non venisse cambiato cambiato in modo da comprendere, tra le altre cose, il diritto di partecipare a mobilitazioni esattamente come la nostra. Ciò terrorizzò i federalisti, dato che, tanto per cominciare, un motivo che li aveva spinti a indire la Convenzione di Filadelfia era stato il desiderio di prevenire il rischio, da loro avvertito, che nascessero movimenti popolari ancor più radicali di quelli che da tempo richiedevano la democratizzazione della finanza e persino la cancellazione del debito. Le assemblee pubbliche di massa e l esplosione del dibattito a cui avevano assistito durante la rivoluzione era l ultima cosa che volevano. Fu per questo che alla fine James Madison stilò un elenco di oltre duecento proposte e le utilizzò per scrivere il testo di quello che noi chiamiamo Bill of Rights. «Il potere non cede mai qualcosa spontaneamente. Se oggi abbiamo libertà, non lo dobbiamo alle concessioni dei saggi Padri fondatori. Perché ci fossero riconosciute quelle libertà, ci sono volute persone come noi che hanno continuato a esercitarle, facendo esattamente quello che stiamo facendo qui. «La Dichiarazione di indipendenza o la Costituzione non dicono da nessuna parte che l America è una democrazia. E c è un motivo. Uomini come George Washington si opposero apertamente alla democrazia, cosa che rende strano trovarci sotto la sua statua, oggi. E lo stesso dicasi per Madison, Hamilton, Adams Scrissero esplicitamente che stavano cercando di costruire un sistema che potesse annullare e tenere sotto controllo i pericoli della democrazia, anche se erano state le persone che volevano la democrazia a fare la rivoluzione che, tanto per cominciare, li aveva portati al potere. Oggi la maggior parte di noi è qui perché ritiene ancora di non vivere in un sistema democratico, in nessuna delle accezioni pregnanti del termine. Voglio dire, guardatevi intorno. Quella squadra della Swat laggiù dice tutto quello che avete bisogno di sapere. Il nostro governo è diventato poco più di un sistema di corruzione istituzionalizzata e si rischia di essere trascinati in prigione solo per averlo detto. For-

11 Introduzione 13 se oggi, nella maggior parte dei casi, ci possono tenere dentro solo per un giorno o due alla volta, ma state certi che stanno facendo del loro meglio per cambiare questa regola. In ogni caso, se non pensassero che abbiamo ragione, non ci arresterebbero di certo. Non c è niente che spaventi di più i governanti americani della prospettiva che prorompa la democrazia. Che ci sia davvero questa prospettiva e che possano esistere gli eredi di coloro che scesero in strada per pretendere una Bill of Rights; be, dipende solo da noi.» Prima che Lopi mi spingesse sul palco non avevo davvero pensato a Occupy Wall Street come a un movimento radicato in qualche grande tradizione della storia degli Stati Uniti. Ero più interessato a rintracciare le sue radici nell anarchismo, nel femminismo o persino nel Global Justice Movement. Ma, con il senno di poi, penso che quello che ho detto fosse vero. C è qualcosa di stranamente incoerente nel modo in cui negli Stati Uniti ci insegnano a pensare alla democrazia. Da un lato, ci viene costantemente ripetuto che democrazia significa solo eleggere i politici che ci governano, dall altro sappiamo bene che tanti americani amano la democrazia, odiano i politici e sono scettici nei confronti dell idea stessa di un governo centrale. Come possono queste cose essere tutte vere contemporaneamente? Quando gli americani sposano la democrazia pensano a qualcosa di molto più ampio e profondo della mera partecipazione alle elezioni (anche se comunque metà di loro non si fa problemi a disertarle); deve essere una specie di combinazione tra l ideale di libertà individuale e la convinzione, finora irrealizzata, che essere liberi significa potersi mettere a un tavolo da adulti assennati e gestire i propri affari da sé. Se così fosse, non sorprende certo che coloro che attualmente governano l America temano tanto i movimenti democratici: portata alle sue estreme conclusioni, la spinta democratica può solo finire col renderli totalmente inutili. Qualcuno potrebbe obiettare che, anche se ciò fosse vero, molti americani sarebbero senz altro recalcitranti di fronte alla semplice idea di portare fino in fondo la spinta democratica. E non avrebbero torto. La maggioranza degli americani non è anarchica. Per quanto le persone possano dichiarare di non approvare il governo o in molti casi l idea stessa di stato, sarebbero davvero pochi quelli che ne sosterrebbero lo smantellamento, soprattutto perché non saprebbero come rimpiazzarlo. La verità

12 14 Progetto democrazia è che, sin dalla tenera età, gli americani si sono abituati ad avere orizzonti politici estremamente limitati e una percezione molto ristretta delle possibilità umane. Per molti di loro, la democrazia è sostanzialmente un ideale astratto, non qualcosa che abbiano mai esercitato o di cui abbiano fatto esperienza. Ecco perché così tante persone, quando hanno iniziato a partecipare alle Assemblee Generali e alle altre forme di attività decisionali «orizzontali» di Occupy, hanno avuto la sensazione che si fosse trasformato radicalmente ciò che ritenevano possibile in politica. E io mi ero sentito esattamente come loro nel 2000, quando per la prima volta a New York avevo preso parte al Direct Action Network, la confederazione di gruppi anarchici nata nel 1999 per protestare contro il Wto a Seattle. Quindi, questo libro non tratta soltanto di Occupy, ma anche della possibilità di realizzare una democrazia in America. Ancora meglio, è un libro sullo sviluppo dell immaginazione rivoluzionaria innescato da Occupy. Basterebbe paragonare l euforia diffusa che ha salutato i primissimi mesi di vita del movimento con l atmosfera che si è creata durante le elezioni presidenziali un anno dopo. Nell autunno 2012 si sono visti scendere in campo due candidati: il presidente in carica da cui i sostenitori del Partito democratico si sentivano completamente traditi e un rivale imposto dal mero potere dei soldi ai sostenitori repubblicani, che avevano fatto chiaramente capire che avrebbero preferito più o meno chiunque altro. I due candidati hanno poi speso gran parte delle loro energie a corteggiare miliardari, come si è potuto verificare sulle tv. Gli elettori sapevano benissimo che, se non facevano parte di quel 25% circa di americani che vivono nei swing states (o «stati in bilico», che oscillano tra democratici o repubblicani) i loro voti non avrebbero fatto la minima differenza. E anche nel caso di coloro i cui voti invece contavano, si dava per scontato che la loro scelta cadesse su una fazione che comunque avrebbe dovuto procedere al taglio delle pensioni, dell assicurazione sanitaria Medicare e delle indennità della Social Security, dal momento che erano in vista sacrifici e la legge del potere è che non si prenda neppure in considerazione che i sacrifici possano essere sostenuti dai ricchi. In un articolo apparso su Esquire nell ottobre 2012, Charles Pierce ha sottolineato che le apparizioni televisive degli opinionisti, in questa tornata elettorale, spesso sono parse poco più che celebrazioni sadomasochi-

13 Introduzione 15 stiche dell impotenza popolare, simili a quei reality in cui ci piace vedere i prepotenti che tiranneggiano i propri accoliti: Abbiamo permesso a noi stessi di impantanarci nelle consuetudini dell oligarchia, come se non fosse possibile nessun altro tipo di politica, persino in una repubblica che si presume si autogoverni, e la rassegnazione è una delle consuetudini più ovvie. Ci siamo abituati a essere usati dai politici, invece di insistere per avere noi il comando su loro. Le star televisive ci dicono che i leader politici hanno intenzione di firmare i tagli previsti nel Grande patto (bozza di accordo tra Obama e i leader del Congresso sulla riduzione della spesa e del debito pubblico) e che poi «noi» li applaudiremo per aver fatto le «scelte difficili» per nostro conto. È così che si inculcano le consuetudini dell oligarchia in una collettività politica. Primo, distogliendo le persone dall idea che il governo sia l espressione ultima di quella collettività, poi eliminando o indebolendo ogni centro di potere che sia indipendente dall influenza asfissiante dell oligarchia, come per esempio le organizzazioni sindacali, e infine facendo capire chiaramente chi è che comanda: il capo sono io, fatevene una ragione. 1 Questo è esattamente il tipo di politica che rimane quando sfuma il concetto stesso della possibilità della democrazia, ma si tratta di un fenomeno passeggero. Faremmo bene a ricordare che gli stessi identici discorsi si sono tenuti nell estate del 2011, quando la classe politica non parlava che di crisi e «tetto del debito», e del «Grande patto» (che consisteva nell apportare ulteriori tagli a Medicare e alla Social Security) che ne sarebbe inevitabilmente conseguito. Poi, a settembre, è arrivato Occupy con centinaia di forum politici autentici in cui ogni americano ha potuto parlare dei suoi problemi e delle sue preoccupazioni reali e tutto quel discorso è andato a gambe all aria, e non perché gli occupanti abbiano presentato ai politici richieste e proposte specifiche, ma perché i membri del movimento avevano provocato una crisi di legittimità all interno del sistema fornendo un assaggio di come avrebbe potuto essere una vera democrazia. Naturalmente, quegli stessi opinionisti hanno dichiarato che Occupy era morto a partire dagli sgomberi del novembre Quello che non hanno capito è che quando gli orizzonti politici delle persone si allargano, il cambiamento diventa permanente. Adesso centinaia di migliaia di ame-

14 16 Progetto democrazia ricani (e non solo di americani, ovviamente, ma anche di greci, spagnoli e tunisini) hanno fatto un esperienza diretta di autorganizzazione, azione collettiva e solidarietà. Per loro è praticamente impossibile tornare alla vita di prima e vedere le cose nello stesso modo. Mentre le élite finanziarie e politiche del mondo scivolano alla cieca verso la prossima crisi di proporzioni simili a quella del 2008, noi continuiamo a portare avanti l occupazione (temporanea o permanente) di edifici, fabbriche, case pignorate e uffici, a organizzare scioperi di massa degli affittuari, seminari e assemblee dei debitori, e così facendo poniamo le basi di una cultura autenticamente democratica, nonché di competenze, consuetudini ed esperienze che faranno nascere un concetto totalmente nuovo di politica. Contestualmente si è verificata anche la rinascita dell immaginazione rivoluzionaria che il buonsenso convenzionale aveva da tempo dichiarato morta. Tutte le persone coinvolte ammettono che creare una cultura democratica richiede necessariamente un orizzonte temporale lungo: dopotutto stiamo parlando di una profonda trasformazione morale. Ma siamo anche consapevoli che tali cose sono già accadute in passato. Negli Stati Uniti si sono avuti movimenti sociali che hanno generato profondi cambiamenti morali i primi che vengono alla mente sono l abolizionismo e il femminismo ma i tempi sono stati lunghi. Al pari di Occupy, anche questi movimenti hanno agito in gran parte al di fuori del sistema politico convenzionale, utilizzando la disobbedienza civile e l azione diretta, senza pensare di raggiungere gli obiettivi in un solo anno. Ovviamente, ci sono stati tantissimi altri movimenti che hanno cercato di dare il via a trasformazioni etiche altrettanto profonde e che hanno fallito. Eppure, vi sono ottime ragioni per credere che nella natura stessa della società americana stiano avvenendo svolte fondamentali le stesse che hanno permesso a Occupy di decollare così in fretta che fanno ben sperare in una rinascita del progetto democratico sul lungo periodo. La tesi sociale che sosterrò è piuttosto semplice. Quella che viene chiamata la Grande Recessione ha semplicemente accelerato una profonda trasformazione delle classi sociali americane in corso da decenni. Considerate queste due statistiche: mentre scrivo, un americano su sette è perseguitato da un agenzia di recupero crediti; intanto, un recente sondaggio ha rivelato che per la prima volta solo una minoranza di america-

15 Introduzione 17 ni (il 45%) si definisce «membro della classe media». È difficile credere che questi due fatti non siano collegati. Ultimamente abbiamo assistito a numerosi dibattiti sull erosione della classe media americana, che però in genere tralasciano il fatto che negli Stati Uniti la «classe media» non è mai stata in primis una categoria economica. È sempre stata associata alla stabilità e sicurezza che deriva dal poter dare per scontato che, indipendentemente da ciò che pensiamo dei politici, le istituzioni della nostra quotidianità, come la polizia, il sistema scolastico, gli ospedali e le cliniche e persino gli istituti di credito sono di fatto dalla nostra parte. Se è così, è difficile credere che chi si vede pignorare la casa da «funzionari seriali» (robo-signers) 2 possa sentirsi un membro della classe media; e questo è vero a prescindere dallo scaglione di reddito o dal grado di istruzione raggiunto. La sensazione sempre più forte che le strutture istituzionali che circondano gli americani in realtà non siano lì per aiutarli (anzi, che siano addirittura oscure forze nemiche) è una diretta conseguenza della finanziarizzazione del capitalismo. Ora, questa potrebbe sembrare un affermazione alquanto strana, perché siamo abituati a pensare alla finanza come a qualcosa di molto lontano da simili preoccupazioni quotidiane. Molte persone sanno benissimo che gran parte degli utili di Wall Street non deriva più dai frutti dell industria o del commercio, ma dalla pura e semplice speculazione e dalla creazione di complicati strumenti finanziari. Tuttavia, la critica che in genere viene mossa è che si tratta semplicemente di speculazioni o di elaborati trucchetti che creano la ricchezza limitandosi a dire che esiste. In realtà, la finanziarizzazione implica la collusione tra governo e istituzioni finanziarie mirata a garantire che una percentuale sempre maggiore di cittadini finisca sempre più indebitata. Ciò si verifica a ogni livello. In professioni quali quelle farmaceutiche e infermieristiche vengono introdotte, tra i requisiti, nuove qualifiche accademiche che costringono chiunque voglia lavorare in quei settori a sottoscrivere prestiti studenteschi finanziati dal governo, facendo sì che una parte significativa dei loro stipendi futuri finisca direttamente alle banche. La collusione tra i consulenti finanziari di Wall Street e le forze politiche locali ha portato sull orlo della bancarotta le amministrazioni comunali, dopodiché la polizia locale riceve l ordine di applicare in modo sempre più restrittivo i regolamenti relativi a giardini, rifiuti e manutenzione a scapito dei pro-

16 18 Progetto democrazia prietari di case, in modo che il flusso di cassa che deriva dalle multe vada ad aumentare le entrate necessarie per ripagare le banche. In ogni caso, una percentuale degli utili che ne derivano viene nuovamente riversata sui politici attraverso lobbisti e lobby ufficiali di Washington. Se quasi tutte le funzioni del governo locale diventano meccanismi di prelievo finanziario e il governo federale dichiara di considerare come scopo fondamentale mantenere alte le quotazioni azionarie e far sì che un flusso costante di denaro vada a chi possiede strumenti finanziari (per non parlare del fatto di garantire che i principali istituti finanziari non possano mai fallire, indipendentemente da quello che fanno), si fa sempre meno chiara la distinzione tra potere finanziario e potere dello stato. Ovviamente, questo è proprio ciò che volevamo denunciare quando abbiamo coniato lo slogan «Siamo il 99%». In questo modo, abbiamo fatto una cosa senza precedenti. Siamo riusciti a riportare al centro del dibattito politico americano non solo il tema della classe sociale, ma anche quello del potere di classe. Credo che sia stato possibile solo grazie ai cambiamenti graduali che si sono verificati nella natura del sistema economico (a Occupy Wall Street lo chiamiamo sempre più spesso «capitalismo mafioso») e che rendono impossibile immaginare che il governo americano possa avere qualcosa a che fare con il volere del popolo o persino con il consenso popolare. Di questi tempi, qualunque risveglio della spinta democratica può essere solo un impulso rivoluzionario.

17 1. L inizio è vicino Nel marzo 2011, Micah White, direttore della rivista canadese Adbusters, mi ha chiesto un pezzo sulla possibilità che in Europa o in America sorgesse un movimento rivoluzionario. All epoca, la cosa migliore che mi venne in mente di dire era che quando nasce un movimento davvero rivoluzionario, tutti, organizzatori compresi, vengono colti di sorpresa. Poco prima, al culmine della rivolta di piazza Tahrir, avevo parlato a lungo con un anarchica egiziana di nome Dina Makram-Ebeid e quel colloquio era diventato l incipit dell articolo. «La cosa buffa» aveva detto l amica egiziana, «è che fai questa cosa da così tanto tempo che arrivi a dimenticare di poter vincere. In tutti questi anni abbiamo organizzato cortei, manifestazioni e se si fanno vive solo 45 persone ti deprimi. Se ne vedi 300 sei felice. Poi, un giorno, ne vedi arrivare E non ci credi: da qualche parte dentro di te hai smesso di pensare che una cosa del genere potesse accadere.» L Egitto di Hosni Mubarak è stato uno dei paesi più oppressivi che siano mai esistiti: l intero apparato statale era strutturato in modo da evitare che si verificasse ciò che alla fine è accaduto. Eppure è andata proprio così. Perché non può succedere anche da noi? A essere sincero, gran parte degli attivisti che conosco se ne va in giro provando le stesse sensazioni di Dina: basiamo la nostra vita sulla possibilità che qualcosa accada, senza però crederci davvero. E poi a un tratto accade. Naturalmente, nel nostro caso non si è trattato della caduta di una dit-

18 20 Progetto democrazia tatura militare, ma dell esplosione di un movimento di massa basato sulla democrazia diretta, a suo modo un risultato tanto a lungo sognato dagli organizzatori quanto a lungo temuto da coloro che detengono il potere supremo nel paese e altrettanto incerto, per quanto riguarda l esito, di quanto lo era stato il rovesciamento di Mubarak. La storia di questo movimento è stata già raccontata da innumerevoli testate, dall Occupy Wall Street Journal al Wall Street Journal, quello vero, con motivazioni, punti di vista, protagonisti e livelli di accuratezza variabili. Spesso il mio ruolo è stato sopravvalutato. Ero ben lungi dall essere il «cervello»; in realtà, ero un «ponte». Ma lo scopo di questo capitolo non è tanto correggere il dato storico, o addirittura scrivere una storia del movimento, bensì raccontare il mio coinvolgimento nella genesi di Occupy Wall Street, per far capire che cosa voglia dire vivere al centro di una simile convergenza storica. La nostra cultura politica e persino la vita quotidiana ci danno l impressione che tali eventi siano semplicemente impossibili (in realtà c è ragione di credere che la nostra cultura politica sia destinata a tale scopo). Il risultato ha un effetto paralizzante sulla nostra immaginazione. Anche quelli che, come me o Dina, hanno investito la propria vita, molte fantasie e aspirazioni, per tradurre tali visioni in realtà, sono rimasti sbalorditi quando questo ha effettivamente cominciato a verificarsi. Il che spiega perché sia cruciale iniziare a sottolineare che simili movimenti sono esistiti, esistono e di certo esisteranno. Chi ha vissuto tali eventi dall interno ha imparato a spalancare gli orizzonti e a domandarsi quali altre cose che crediamo irrealizzabili siano invece possibili. Queste persone ci inducono a riconsiderare tutto ciò che pensavamo di sapere sul passato. Ecco perché quelli che sono al potere fanno del loro meglio per reprimere tali guizzi di immaginazione e trattarli come anomalie peculiari, evitando di riconoscerli come i momenti che hanno dato origine a ogni cosa, compreso il loro stesso potere. Perciò raccontare la storia di Occupy è importante, anche se lo fa un solo protagonista e dal proprio punto di vista; le mie parole acquistano significato solo alla luce del senso di apertura offerto da questa storia. Quando ho scritto il pezzo per Adbusters i redattori lo hanno intitolato «Awaiting the Magic Spark» (In attesa della scintilla magica) vivevo a Londra e insegnavo antropologia alla Goldsmiths, ed ero nel mio quarto anno di esilio dal mondo accademico statunitense. In quel perio-

19 1. L inizio è vicino 21 do ero stato piuttosto preso dal movimento studentesco inglese, ero andato in molte università occupate nel paese, dove si protestava contro il violento attacco sferrato dal governo conservatore al sistema di istruzione pubblica britannico, e avevo partecipato all organizzazione e alle manifestazioni in strada. Adbusters mi ha espressamente commissionato un articolo in cui riflettere sulla possibilità che il movimento studentesco potesse segnare l inizio di una ribellione più ampia, che interessasse l Europa o addirittura il mondo intero. Ero un lettore di Adbusters da molto tempo, ma ne ero diventato un sostenitore solo da poco. Ero più un tipo da manifestazione che un teorico sociale. D altra parte, Adbusters era una rivista che si rivolgeva ai «sabotatori culturali»: era stata creata da alcuni pubblicitari ribelli che detestavano il loro settore e avevano dunque deciso di unirsi al fronte opposto, utilizzando le loro capacità professionali per sovvertire il mondo delle corporation, che avevano imparato a promuovere. Erano diventati celebri soprattutto per aver creato subvertisements di taglio professionale per esempio, pubblicità di «moda» con modelle bulimiche che vomitavano nei gabinetti che poi cercavano di piazzare sulle testate più diffuse o sulle reti televisive tentativo che veniva sistematicamente respinto. Fra tutte le riviste di protesta, Adbusters era di gran lunga la più bella, ma molti anarchici ritenevano il suo approccio elegante e sarcastico poco incisivo. Ho cominciato a scrivere per loro quando Micah White mi ha commissionato un articolo nel Durante l estate del 2011 mi ha trasformato in una specie di corrispondente dal Regno Unito. Questo progetto è sfumato quando sono dovuto tornare in America per un congedo di un anno. Sono arrivato nella mia città, New York, nel luglio 2011, aspettandomi di passare gran parte dell estate in giro a rilasciare interviste per Debito. I primi 5000 anni, da poco uscito. Volevo anche reinserirmi nel mondo dell attivismo newyorchese, sebbene con qualche esitazione: avevo la netta impressione che quell ambiente si trovasse nel caos. Mi ero gettato a capofitto nell attivismo newyorchese per la prima volta tra il 2000 e il 2003, al culmine del Global Justice Movement. Questa rete di movimenti, avviata al tempo della rivolta zapatista del 1994 nel Chiapas, in Messico, e giunta negli Stati Uniti grazie alle azioni di massa che avevano messo fine agli incontri della World Trade Organization (Wto, Organizzazione mondiale

20 22 Progetto democrazia del commercio) a Seattle nel 1999, era stata l ultima occasione in cui i miei amici si erano resi conto che forse stava prendendo forma un iniziativa rivoluzionaria globale. Erano giorni esaltanti. Subito dopo Seattle, pareva che tutti i giorni ci fosse qualcosa: una protesta, un azione, un iniziativa del tipo «Riprendiamoci le strade» o una festa nella metropolitana e migliaia di incontri di pianificazione. Ma le ramificazioni dell 11 settembre hanno inferto un colpo durissimo agli attivisti, anche se hanno impiegato qualche anno per manifestare il loro pieno effetto. La violenza arbitraria che la polizia era disposta a impiegare è aumentata in modo inimmaginabile; per esempio, quando nel 2009 un gruppetto di studenti disarmati ha occupato il tetto della New School a Manhattan durante una protesta, pare che il Dipartimento di polizia di New York abbia inviato quattro squadre antiterrorismo, tra cui alcuni commando che si calavano dagli elicotteri, equipaggiati con bizzarre armi fantascientifiche. 1 E la portata delle manifestazioni svoltesi a New York contro la guerra e la convention repubblicana ha paradossalmente indebolito il movimento di protesta: i gruppi «orizzontali» di impianto anarchico, animati dai principi della democrazia diretta, alla lunga sono stati rimpiazzati da ampie coalizioni pacifiste dotate di organizzazione gerarchica, per le quali l azione politica consisteva più che altro nel marciare in cerchio imbracciando cartelli. Nel frattempo, l ambiente anarchico newyorchese, che aveva costituito il fulcro del Global Justice Movement, era devastato da interminabili dissidi e si limitava a organizzare una fiera annuale del libro. Il Movimento 6 aprile Nel 2011, prima di tornare all attivismo a tempo pieno, avevo già cominciato a reinserirmi nella scena newyorchese nella pausa primaverile di fine aprile, che avevo trascorso a New York. La mia amica di vecchia data Priya Reddy, un tempo tree sitter (vivevasulla cima di alberi che stavano per essere abbattuti) e veterana ecoattivista, mi aveva invitato a un incontro con due fondatori del Movimento giovanile egiziano 6 aprile che avrebbero parlato al Brecht Forum, un centro di cultura rivoluzionaria che spesso offriva uno spazio gratuito per gli eventi.

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