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1 Blog Articoli recenti Ha 150 anni il MIT la fabbrica delle idee Alla faccia di Obama: +59% le tariffe sanitarie Il metalmeccanico Usa progetta la riscossa Attacchi ai cristiani, dopo l Egitto il Sudan? Made in Daham, il mondo prima di Marchionne Attenti al cartello dei metalli California: meno 15% le emissioni carboniche Pugno duro contro le commissioni delle carte di credito Usa: sotto l albero meno tasse per tutti! Si è buoni anche senza Dio? Scandalo in Texas Search Commenti recenti cassiobarloquater su Alla faccia di Obama: +59% le tariffe sanitarie giacomo_50 su Made in Daham, il mondo prima di Marchionne tommasoliguori21_01 su Stampar moneta, l Europa copia gli Usa tommasoliguori21_01 su Il metalmeccanico Usa progetta la riscossa gjta su Made in Daham, il mondo prima di Marchionne Blog di Repubblica.it Rimbalzidi Maurizio Crosetti La Juve guarda avanti Eco-logicadi Antonio Cianciullo La posta in palio è il mercato del futuro PNR - presi nella retedi Riccardo Stagliano' Rob Brezsny racconta un futuro poetico (in 2 ore di video-intervista) Gli altri Blog I blog dei lettori Sulla sorellanza (che non c' ) Amniocentesi addio? Religione e guerra Crea ora il tuo blog 7 Ha 150 anni il MIT la fabbrica delle idee Dalle tecnologie della comunicazione alle loro applicazioni nel design industriale, nell urbanistica, nelle scienze mehe e perfino nel motore di ricerca di Google: nessun altra istituzione universitaria al mondo forse può ambire al ruolo di fabbrica delle idee quanto il Massachusetts Institute of Technology (Mit), fondato esattamente 150 anni fa. Qui hanno lavorato inventori, scienziati, artisti, architetti, ingegneri che hanno plasmato il modo in cui oggi viviamo, lavoriamo, e pensiamo il nostro mondo : a loro il Mit dea con queste parole il nuovo museo che viene inaugurato oggi nel celebre campus sui bordi del fiume Charles, alla periferia nobile di

2 Boston. 150 anni di storia di questo formidabile laboratorio della creatività umana sono l occasione per interrogarsi su un modello: che cosa lo rende così efficace? Qual è la ricetta del successo di questo polo di ricerca? E riproducibile altrove, in un Occidente dove tante istituzioni educative e culturali sono in crisi? Osservare da vicino la fabbrica delle idee, mette a dura prova tutto ciò che crediamo di sapere sui rapporti pubblico-privato nell insegnamento e nella scienza, e sfata i più diffusi stereotipi sull America. Il paradosso è che il Mit nacque nel 1861 per copiare un sistema europeo, il Politecnico tedesco. Ma 150 anni dopo, nessuna università del Vecchio continente può sognare di avvicinarsi a queste vette. Per occuparsi di soli iscritti ai corsi di laurea, e studenti post-laurea, il Mit mette in campo ben docenti a tempo pieno, un prof ogni dieci allievi. Ha 76 Premi Nobel, la percentuale più alta in proporzione al numero di docenti e studenti. In un anno relativamente povero come il 2009, segnato dalle ristrettezze post-recessione, ha speso 718 milioni di sola ricerca. Ha un fondo di dotazione di otto miliardi. Il numero di aziende che sono state erate dalle invenzioni dei suoi ricercatori, rappresenta un fatturato così elevato che il Mit sarebbe la 17esima economia del pianeta, se fosse una nazione indipendente. Non c è nulla di simile in Europa, mi conferma John Durant. Biologo per formazione, storico delle scienze per professione, Durant è stato chiamato al Mit per dirigere il nuovo museo che s inaugura domani. E in una posizione unica: questo scienziato britannico ha passato la prima parte della sua carriera nell altra Cambridge, quella inglese. Un polo di eccellenza europeo, che tuttavia negli ultimi anni ha perso terreno nei confronti con l America. Quello che rende il Mit davvero speciale è una mescolanza d ingredienti mi e Durant non basta il fatto di avere riunito qui un numero molto vasto di scienziati di grande talento. C è un ampiezza d interessi insospettata: oltre a matematica, ingegneria, fisica, chimica, meina, abbiamo anche l architettura, l arte, tutte le scienze umanistiche. Fin dai tempi in cui qui si inventò il radar nella seconda guerra mondiale, il segreto del Mit è stato di mobilitare attorno a una sfida tutte le risorse nei campi più disparati. Oggi, per esempio, sulla lotta al cambiamento climatico e la ricerca di nuove fonti energetiche lavorano insieme fisici, architetti, urbanisti, economisti. Nel Dna del Mit c è proprio questo. Fin dall inizio il ruolo dei privati è stato determinante. Il campus attuale del Mit non esisterebbe senza la donazione fatta nel 1916 da George Eastman, l industriale fondatore della Kodak. Eppure il Mit volle distinguersi dalle università aristocratiche della Ivy League (come la vicina Harvard) nel reclutare studenti della middle class, compresi i ragazzi cresciuti da famiglie operaie. La creazione di un vasto complesso militar-industriale agli albori della seconda guerra mondiale diede un impulso formidabile alla crescita del Mit, con il Radiation Laboratory e il Project Whirlwind dove nacque il primo computer digitale per la simulazione dei voli. Alla fine della guerra al Mit lavorava oltre un quarto dei fisici americani, era il più vasto centro di ricerca militare del paese. Eppure fu qui che negli anni Sessanta e Settanta scoppiarono alcune delle più virulente contestazioni studentesche contro la guerra nel Vietnam. Ed è in un assemblea di docenti del Mit, il 4 marzo 1969, che fu creata la Union of Concerned Scientist, tuttora la più influente associazione di scienziati progressisti. E nel 1971 dal Mit venne il celebre studio su I limiti dello sviluppo, una visione allora profetica sulla crisi energetica e i problemi ambientali. Sono queste le qualità che sorprendono l Europa e il resto del mondo osserva Durant perché dentro il Mit convivono un anima che ha sempre avuto stretti rapporti col governo, inclusi il Pentagono e la Nasa; un anima capitalista che ha partorito centinaia di imprese di grande successo; ma anche una robusta tradizione di pensiero alternativo, contro-cultura, impegno anti-establishment. Ci sono fior di talenti intellettuali qua dentro che come obiettivo di vita non vogliono diventare ricchi, né tantomeno lavorare per la ricerca militare. Forse proprio qui sta il segreto della fabbrica delle idee: E nella diversità, nel rifiuto di sistemi monolitici e rigidi come quelli europei, e lo storico-scienziato inglese. Dalle idee di studenti, docenti e ricercatori del Mit sono nati colossi industriali delle tecnologie avanzate che attraversano tutta la storia dell America contemporanea: McDonnell Douglas nell aerospaziale, Intel e Texas Instruments nell elettronica, 3Com e Qualcomm nelle telecomunicazioni, Genentech nella bioetica. Al tempo stesso uno dei cervelli più rispettati in questa venerabile istituzione è il linguista Noam Chomsky, un intellettuale di estrema sinistra, anti-capitalista, anti-imperialista (secondo i repubblicani: anti-americano ). Nel museo che si apre oggi ci sono anche due illustri esempi italiani di questa contaminazione, di questa apertura alla diversità. Il più antico è il torinese Salvador Luria, morto nel 1991, premio Nobel della meina per i suoi studi di biologia molecolare sulla struttura dei virus. Luria fondò al Mit il centro di ricerca sul cancro ma era anche un celebre contestatore, impegnato politicamente e socialmente, ricorda Durant. Fu un oppositore strenuo della guerra in Vietnam e un sostenitore del ruolo dei sindacati. Un caso più recente che viene esibito nel museo è quello di Carlo Ratti, architetto di 39 anni, direttore al Mit del Senseable City Laboratory, un vasto progetto interdisciplinare per un urbanistica sostenibile. In un solo anno il Mit sforna oltre 500 invenzioni e registra 160 brevetti internazionali. Ma come fa a proteggere la ricerca pura un istituzione privata, i cui finanziamenti provengono sia dallo Stato che dalle imprese (600 aziende private hanno contratti di ricerca coi laboratori del Mit)? E come può non essere classista una università la cui retta annua parte da dollari? Su questo secondo punto, intervengono le borse di studio e altre forme di aiuto economico: in media dollari per studente. Regna la meritocrazia e nessuno viene rifiutato per mancanza di mezzi. In quanto all indipendenza, e Durant, è fondamentale la Costituzione stessa del Mit, che ne fa un istituzione privata ma non profit. La missione qui non è quella di far soldi, bensì di produrre insegnamento e ricerca al servizio degli Stati Uniti e del mondo intero. So che non è facile spiegarlo agli europei, ma vivendo immersi qui dentro ci si accorge ogni giorno di quanto i docenti e i ricercatori siano fieri della propria autonomia, decisi a difenderla a ogni costo, e capaci di farlo. Da molte erazioni. Indirizzo permanente del post Scrivi un commento» 6 Alla faccia di Obama: +59% le tariffe sanitarie Mentre i repubblicani vogliono usare la loro nuova maggioranza alla Camera per mettere subito ai voti l abrograzione della riforma sanitaria (il 12 naio), le compagnie assicurative approfittano della lentezza nell entrata in vigore delle nuove norme. Il record del banditismo spetta alla Blue Shield of California, uno dei massimi assicuratori nazionali: è scattato ora un rincaro del +59% sulle tariffe delle polizze sanitarie individuali. Decine di migliaia di assicurati hanno

3 ricevuto la ferale notizia del maxiaumento in questi giorni. E allo stato attuale le autorità federali e locali hanno pochi mezzi per contrastare questa rapina. La maggior parte delle nuove regole contenute nella legge Obama entrano in vigore nel Indirizzo permanente del post Un commento» 4 Il metalmeccanico Usa progetta la riscossa Visto dall Italia, nella vicenda Fiat ha sempre fatto la parte del cattivo azionista che vuole estrarre il massimo di profitti dal suo investimento. Oppure è stato descritto come una sorta di sindacato giallo pronto a cedere su tutto: la paga oraria ridotta alla metà per i nuovi assunti a Detroit è il simbolo di una capitolazione. Ma il sindacato americano dei metalmeccanici vuole chiudere quella parentesi, che considera come una ritirata tattica imposta dalla crisi. E ora lancia la sua riscossa: parte alla conquista delle fabbriche non sindacalizzate, per estendere conquiste e diritti. Progetta perfino una grande offensiva internazionale, per organizzare i metalmeccanici in Cina, India, Brasile. Lo annuncia il nuovo presidente della United Auto Workers (Uaw), Bob King (nella foto) in un intervista al Wall Street Journal. Abbiamo un tesoro di guerra di 800 milioni di dollari e King e siamo decisi a spenderli per spingere la nostra organizzazione in nuove fabbriche. E il modo migliore per proteggere i nostri iscritti attuali. Possiamo deare a questa operazione risorse illimitate. E uno sforzo senza precedenti, come non lo si vede da molti anni. Il bersaglio designato: Toyota, Volkswa, Hyundai. Tre multinazionali straniere che hanno localizzato le loro fabbriche negli Stati Usa più refrattari ai sindacati. Per lo più sono Stati del Sud come Alabama, Mississippi e Tennessee. Storicamente poveri rispetto alle aree industriali del Midwest, per attirare investimenti questi Stati hanno adottato le cosiddette normative right-to-work (diritto al lavoro) che di fatto sono robuste barriere contro i sindacati. Alle Unions viene proibito prelevare in busta paga la quota del tesseramento. Organizzare dei referendum in fabbrica per consentire l ingresso dei sindacati è difficile, il datore di lavoro ha diritto a ogni sorta di ostruzionismo. E in virtù di queste regole che l Uaw è rimasta confinata per 75 anni a Detroit nelle tre case automobilistiche americane, General Motors Ford e Chrysler. Mentre le concorrenti estere, andando a reclutare manodopera più giovane e rigorosamente non sindacalizzata, hanno pagato salari più bassi e ottenuto un notevole margine di competitività. Sui dipendenti dell industria automobilistica negli Stati Uniti, lavorano per le case straniere in territori ostili ai sindacati. Ma la cortina di ferro invisibile tra Nord e Sud degli Stati Uniti è stata incrinata dall ultima crisi. Da una parte, l Uaw ha fatto le note concessioni: i nuovi assunti a Detroit ricevono una paga oraria di 14 dollari (la metà degli altri); anche gli operai con anzianità hanno accettato tagli pesanti sulle prestazioni sanitarie e la pensione. Di conseguenza, il divario con il costo del lavoro alla Toyota è quasi azzerato. Nel frattempo la Toyota ha avuto tremendi problemi di qualità alle sue vetture: si è spezzata così l equazione più efficienza senza il sindacato. Inoltre l Uaw tramite il suo fondo previdenziale e sanitario è diventato azionista di Gm e Chrysler. Con il collocamento in Borsa della Gm risanata, ha incassato profitti che ora può reinvestire per dare l assalto al nemico, le multinazionali straniere. Se non accettano le nostre regole avverte King la battaglia sarà dura, e globale. L Uaw è pronta a organizzare manifestazioni di protesta fuori dai cancelli delle fabbriche Toyota, Volkswa e Hyundai, a picchettare i loro concessionari, a boicottare le gare automobilistiche a cui partecipano queste marche. E vuole estendere ogni forma di lotta fuori dai confini degli Stati Uniti, fino a colpire i quartieri erali delle case madri. E una svolta totale commenta il Wall Street Journal per un sindacato che ha speso gli ultimi anni in una ritirata. L Uaw ha presentato 11 regole alle case straniere: tra queste figura l impegno a non intimidire i loro lavoratori per scoraggiarli dall aderire al sindacato, né promettere aumenti a chi rifiuta il tesseramento. La Union vuole creare anche un organizzazione globale con sedi nei paesi emerti come Cina India e Brasile, con scambi di delegati e borse di studio: per capire meglio la realtà delle nuove case automobilistiche cresciute in paesi dove il movimento sindacale è debole; e per capire come penetrare in quel mondo. Entro la fine del annuncia King vogliamo avere insediato l organizzazione sindacale almeno in una delle case automobilistiche estere. Indirizzo permanente del post 3 commenti» 3 Attacchi ai cristiani, dopo l Egitto il Sudan? La strage in Egitto potrebbe essere la prova erale per un altra carneficina di cristiani già annunciata: in Sudan, dopo il referendum sulla secessione Nord-Sud fissato per questo 9 naio. L attenzione della Casa Bianca per la tragedia egiziana è rafforzata da questo scenario. Il Sudan sarà la più grande emerza per la nostra politica estera nel. Questa hiarazione di P.J.Crowley, il portavoce del Dipartimento di Stato,

4 suonò strana quando fu pronunciata a metà embre, nel bel mezzo del ciclone WikiLeaks. Oggi sorprende di meno, alla luce del ruolo di Al Qaeda che secondo Washington è regista dell attacco sanguinoso contro i cristiani d Egitto. Al confine meridionale con l Egitto, il Sudan è atteso come un test ad alto rischio per Barack Obama, per la sua politica africana, e per la coerenza con i valori umanitari che ha spesso proclamato. In campagna elettorale il presidente additò il mancato intervento americano in Ruanda come una concausa di quel ocidio nel 1994 ( morti), un accusa che grava sul bilancio di Bill Clinton. L Amministrazione Bush da parte sua fu inerte davanti al ocidio del Darfur (2 milioni di profughi), perpetrato da Omar Hassan al Bashir e che è valso al dittatore sudanese l incriminazione per crimini di guerra. Ora Bashir potrebbe mettere Obama di fronte a un dilemma, scatenando le sue milizie contro i cristiani del Sud nel caso di secessione. Lo scenario di una nuova escalation di violenza nel Sudan è considerato altamente probabile proprio per le tensioni che si concentrano attorno al voto del 9 naio: dalle divisioni etnico-religiose (musulmani al Nord, cristiani e animisti al Sud) fino ai rancori sulla rendita petrolifera accaparrata dal clan di Bashir. Più le ricadute geostrategiche per la crescente penetrazione della Cina in quell area. Che farà allora Obama? Se lo chiede il Washington Post con un titolo interrogativo che suona già a priori accusatorio: Il Sudan esploderà mentre Obama sta a a guardare? A lanciare l allarme è Michael Abramowitz, direttore per la prevenzione dei ocidi presso il museo dell Olocausto a Washington. Un intellettuale di punta, a testimonianza della mobilitazione che c è stata dai tempi del Darfur: incluse star hollywoodiane come George Clooney e Mia Farrow. Oltre che a questa constituency, Obama deve rispondere ai suoi elettori neri che da tempo aspettano una politica più interventista sui diritti umani in Africa. In effetti questa Amministrazione sembra di gran lunga più disponibile rispetto ai predecessori Bush e Clinton. Un segno di svolta fu fin dall inizio la nomina tra i consiglieri della Casa Bianca di Samantha Power, la specialista di diritti umani divenuta celebre nel 2002 proprio con il suo libro-reportage ( A Problem from Hell ) sui ocidi in Ruanda e Bosnia. Anche figure gerarchiche più elevate il vicepresidente Joe Biden, il segretario di Stato Hillary Clinton, l ambasciatrice all Onu Susan Rice, lei stessa afroamericana hanno fatto più volte autocritica per l inazione degli Stati Uniti di fronte ai passati ocidi in Ruanda e Darfur. Questa volta poi c è almeno un vantaggio organizzativo : l appuntamento referendario del 9 naio è noto da tempo. E una crisi che si sta accendendo al rallentatore, il potenziale di violenza che si può scatenare dopo il voto è evidente, i leader politici e militari hanno avuto tutto il tempo per pianificare gli interventi necessari a prevenire la catastrofe, sottolinea Abramowitz sul Washington Post. A conferma: le parole di P.J.Crowley nel bel mezzo della vicenda WikiLeaks, il fatto che Obama ha moltiplicato le riunioni dei suoi consiglieri sul Sudan, e ha inviato a Kartum per venti volte il suo inviato speciale. La posta in gioco è molto elevata. Oltre alla coerenza con le promesse elettorali, ai valori umanitari cui è legata la sua ala liberal e la constituency afroamericana, il Sudan fa parte dei santuari dell integralismo islamico dove Al Qaeda può ricostruire la sua potenza e reclutare nuovi terroristi anche per gli attacchi verso gli Stati Uniti. E per un presidente che la destra americana ha tentato di destabilizzare insinuando che sia filo-islamico, una violenza su vasta scala contro i cristiani d Africa è un test simbolico che non può essere fallito. Indirizzo permanente del post Scrivi un commento» 2 Made in Daham, il mondo prima di Marchionne E il più efficace manifesto anti-marchionne che ci sia in circolazione attualmente. Il magnifico film inglese Made in Daham, uscito simultaneamente in America e in Europa, ci trasporta in un mondo rovesciato rispetto a quello in cui viviamo. Fedele ricostruzione di una vicenda reale, racconta con leggerezza e umorismo la storica battaglia delle donne operaie alla fabbrica inglese della Ford, che fu all origine della parità salariale uomo-donna. Devo confessare almeno due sorprese. Primo: la data dell evento, anno Avrei creduto che la parità di retribuzione a parità di mansione fosse stata conquistata, almeno sulla carta, prima di quell anno. Secondo: il luogo. Ho appreso con stupore che è stata l Inghilterra a varare per prima una legge in quel senso (proprio in seguito alla battaglia delle operaie di Daham), precedendo gli Stati Uniti. Il film è una piacevole ventata di allegrìa perché ci trasporta, per un ora e mezza, in un epoca in cui accanto a gravi ingiustizie c era anche la fiducia di poterle raddrizzare. Perché c era la convinzione che le cose si possono cambiare attraverso i movimenti sociali. In questo senso sembra che la storia delle donne inglesi nel 1968 sia l opposto dell epoca attuale. Basti pensare a ciò che il movimento sindacale americano ha dovuto ingoiare proprio nell industria automobilistica durante la crisi del 2008: pesanti tagli salariali, con la paga oraria ridotta alla metà per i nuovi assunti, sacrifici anche sull assistenza sanitaria, sulle pensioni future. E tutto un rinunciare, un dare indietro, un ridimensionamento dei diritti. La terribile recessione del 2008 ha avuto tra i suoi effetti anche quello di indebolire ulteriormente le organizzazioni collettive che tutelano i lavoratori, almeno in Occidente. Made in Daham sembra una favola, è quasi irreale, tanta è la distanza dalle nostre condizioni. Ma proprio in quel film c è un passaggio-chiave, che già prefigura il rovesciamento nei rapporti di forze tra lavoratori e capitalisti. E il momento in cui il capo dell Ford americana minaccia il ministro inglese (donna) del Lavoro: se ci imponete dei costi di produzione troppo elevati, potremmo abbandonare l Inghilterra. E un ricatto che oggi conosciamo bene. Ma in quell anno di grazia 1968, il ricatto suona nuovo e non molto credibile. Infatti il ministro non cede, va a vedere il bluff, e la parità uomo-donna diventa legge senza che la Ford chiuda lo stabilimento. Perché quel ricatto non funzionò allora, mentre è diventato tremendamente efficace oggi? Perché nel 1968 la globalizzazione era appena agli inizi. La Cina era comunista, come l Est europeo. Le frontiere tra il Nord e il Sud del mondo erano chiuse da barriere protezioniste. Perfino la Spagna non faceva ancora parte del mercato comune europeo. Le infrastrutture di trasporto e comunicazione non erano così sviluppate da rendere facile la delocalizzazione di intere produzioni. Insomma la Ford avrebbe faticato per trovare un luogo alternativo dove produrre a costi inferiori le autovetture e poi reimportarle sul mercato

5 inglese. La globalizzazione ha sconvolto i rapporti di forze, dando ai capitalisti infinite possibilità di ricatto. Poteva andare altrimenti? Non ho mai pensato che un alternativa progressista fosse il protezionismo. Grazie alla globalizzazione un miliardo di cinesi hanno ottenuto un miglioramento reale nelle loro condizioni di vita, centinaia di milioni di esseri umani nel mondo intero si sono affrancati dalla fame. Guardando Made in Daham, però, rivaluto un personaggio come Jacques Delors, il cattolico-socialista francese che fu presidente della Commissione europea, e teorizzava la necessità di una governance sociale della globalizzazione. La regìa di quel processo è stata dominata dagli interessi del grande capitale. Poteva andare altrimenti, se la sinistra e il movimento sindacale avessero partecipato alla scrittura delle regole del nuovo mondo. Oggi una speranza è che il prossimo Made in Daham avvenga in Cina. A giuare dalle lotte operaie che sono dilagate in tante fabbriche del Guangdong all inizio del, non è una speranza del tutto infondata. Indirizzo permanente del post 13 commenti» 22 Attenti al cartello dei metalli E in atto una corsa verso l oligopolio delle miniere mondiali. I prezzi record delle materie prime e dei metalli stanno provocando un ondata di fusioniacquisizioni, con la costruzione di un cartello globale dei big dell estrazione dalla Cina al Canada all Australia. Indirizzo permanente del post 2 commenti» 18 California: meno 15% le emissioni carboniche La California fa da sé contro il cambiamento climatico, vara una nuova normativa per ridurre del 15% le emissioni di CO2 entro il E di gran lunga più avanzata del resto degli Stati Uniti e mette la California di nuovo all avanguardia mondiale nelle leggi sull ambiente. E si insedia nella capitale Sacramento il nuovo governatore Jerry Brown (foto) che in passato fu uno dei pionieri della Green Economy. Indirizzo permanente del post 4 commenti» 17 Pugno duro contro le commissioni delle carte di credito E la Federal Reserve americana che va all attacco delle carte di credito: pesante offensiva su Visa e Mastercard per costringerle a ridurre del 90% le commissioni. Ieri i titoli delle due società hanno perso il 12% per le anticipazioni su questa mossa. E uno dei nuovi poteri che la riforma Obama ha dato alla banca centrale per tutelare i consumatori. Ma da naio la stessa Federal Reserve sarà sotto inchiesta permanente. E il futuro che attende la banca centrale americana visto che presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla politica monetaria diventerà Ron Paul, l ultrà neoliberista del Tea Party che in campagna elettorale parlava addirittura di abolire la Fed. L indipendenza di Ben Bernanke dalla politica sarà messa a dura prova, ogni suo gesto sarà oggetto di critiche e inchieste

6 parlamentari. Ma intanto Indirizzo permanente del post 2 commenti» 17 Usa: sotto l albero meno tasse per tutti! I mal di pancia della sinistra democratica non hanno impedito il sì finale della Camera alla maximanovra fiscale Obama-Bush. L etichetta scomoda si giustifica con il fatto che le legge contiene, fra l altro, la proroga di tutti gli sgravi fiscali che George Bush diede senza distinzione di reddito, quindi beneficiando anche gli straricchi. Come si è arrivati a questo? Inizialmente Obama si era battuto in coerenza con la sua posizione di sempre per escludere dalla proroga i redditi del 2,9% di contribuenti più benestanti: cioè sopra la soglia di dollari di reddito imponibile individuale o di dollari annui per nucleo familiare. Aveva provato a spostare la soglia anche più in alto, per colpire almeno i milionari e miliardari. I repubblicani si sono impuntati. Con un ricatto odioso: sgravi estesi a tutti, milionari e miliardari inclusi, oppure la destra avrebbe votato contro l estensione delle indennità di disoccupazione che in questo mese scadono per due milioni di disoccupati di lunga durata. Alla fine Obama ha optato per quello che la sinistra democratica considera una capitolazione indecente. Ha detto sì agli sgravi di Bush, inclusa un esenzione totale dalla tassa di successione per i patrimoni fino a 5 milioni, e sopra quella soglia la riduzione dell aliquota dal 55% al 35% (un bel risparmio sulla tassa di successione per diverse dinastie miliardarie come i Walton della Wal-Mart, come denunciato dai progressisti su Msnbc). Obama però porta a casa dei risultati importanti. Oltre all estensione dei sussidi di disoccupazione, nella manovra fiscale c è il calo immediato di due punti (dal 6 al 4%) degli oneri sociali prelevati dalla Social Security tramite ritenuta alla fonte sulle buste paga dei lavoratori dipendenti. Per un reddito da dollari annui vale circa dollari netti. In totale questa legge immette nell economia americana 900 miliardi di potere d acquisto in un biennio. E un secondo stimolo alla crescita, perfino più potente di quello varato in piena recessione con la manovra di spesa pubblica del naio 2009 (che fu di circa 800 miliardi). In quanto al realismo tattico di Obama, non fa una piega: il presidente è riuscito a strappare in extremis questo voto bipartisan finché è riunito il vecchio Congresso nella sessione pre-natalizia. A naio si insediano i nuovi deputati e senatori, usciti dalle elezioni del 2 novembre: i numeri saranno molto più favorevoli ai repubblicani, e qualsiasi compromesso negoziato a naio sarebbe stato probabilmente più sfavorevole. Alla fine il vero test di questa scelta sarà se nel riparte sul serio la crescita dell occupazione, finora mancata all appello. I primi sondaggi sull elettorato democratico anche sulla Msnbc, la tv più di sinistra inano che la base del suo partito è meno critica verso Obama di quanto lo siano gli opinionisti liberal. Infine si è aperta una contraddizione in seno al partito repubblicano. L ala oltranzista del Tea Party, e non solo quella, si presenta come la paladina del rigore di bilancio. Ma con questa legge ha ratificato un robusto aumento del deficit pubblico. Come lo spiegherà alla sua base? Indirizzo permanente del post 6 commenti» 16 Si è buoni anche senza Dio? Scandalo in Texas

7 Un milione di esseri umani sono buoni senza Dio. E lo slogan che appare sulle fiancate degli autobus di Fort Worth, Texas, pubblicità a pagamento finanziata da un ateo militante. Ma subito è scatta un aspra campagna delle Chiese locali, arrivando fino a promuovere il boicottaggio degli autobus municipali che portano quella scritta. Gli atei si sentono soli sotto Natale, commenta il promotore della campagna. Un audace, nel paese dove l ateismo è l unica religione davvero messa al bando. Indirizzo permanente del post 8 commenti» «Post precedenti Pagina successiva» naio: L M M G V S D « Categorie Afghanistan ambiente America e Cindia America economia BRIC California Cina economia Cina politica commercio estero consumatori Coree demografia destra Usa diritti umani Economia Usa energia finanza governance globale identità culturali immigrazione India India economia India politica industria informazione infrastrutture Iran istruzione lavoro sindacati letture materie prime New York Obama Olimpiadi Politica estera Usa politica partiti elezioni Usa

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