RISPARMIO E CONSUMO NELLE FAMIGLIE ITALIANE

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1 RISPARMIO E CONSUMO NELLE FAMIGLIE ITALIANE Sommario: 1. Ruolo economico del risparmio 2. La ricchezza delle famiglie 3. La propensione al risparmio 4. Invecchiamento della popolazione, sistemi pensionistici, risparmio 5. Il rendimento del risparmio 6. L indebitamento delle famiglie 7. Il peso dell incertezza. 1. RUOLO ECONOMICO DEL RISPARMIO Non tutto il reddito disponibile per le famiglie viene consumato. Una parte, e una parte importante, circa un terzo, viene risparmiato. Questo fatto è visto con ambiguità dagli economisti: quanto più si risparmia, tanto meglio per il tasso di crescita di lungo periodo; ma quanto meno si consuma, tanto minore il sostegno dato alla domanda nel breve periodo, e perciò quanto più basso il tasso di crescita. Tra le due affermazioni, cruciale è il ruolo svolto dagli investimenti: quanto maggiore il livello degli investimenti, tanto maggiore il ruolo positivo svolto dal risparmio. La quota di reddito che viene risparmiata non è sempre la stessa: vi sono stati periodi, come gli anni ottanta, nei quali il tasso di consumo nei paesi industriali è stato più alto che in precedenza; ma nella seconda metà degli anni novanta, quasi in tutti i paesi (con l esclusione degli Stati Uniti) il tasso di risparmio è risalito. Anche su questo punto, le interpretazioni degli economisti sono ambigue, perchè i fattori che influenzano il tasso di risparmio delle famiglie sono molti, e possono avere effetti tra loro uguali ed opposti, con effetti ovviamente diversi sul tasso totale di risparmio. Il legame tra risparmio e investimento, e quindi tra risparmio e crescita, di un paese, è peraltro oggi meno stretto che in passato: la globalizzazione dei mercati finanziari fa sì che un eccesso di consumo interno possa essere compensato importando risparmio da altri paesi. Questo avviene vendendo all estero passività finanziarie. L esempio più importante, e più noto, è quello degli Stati Uniti. In questo paese, sia il settore pubblico che il settore privato sono in forte disavanzo, e il risparmio delle famiglie è particolarmente basso, ma i risparmiatori esteri giapponesi, cinesi, e così via acquistano volumi imponenti di debito americano, e questo, nell immediato, pareggia i conti. In Italia, invece, il tasso di risparmio delle famiglie è tradizionalmente molto elevato, più elevato che negli altri paesi industrializzati. Esso viene investito, sia in Italia che all estero, e sia in beni reali (case) che in attività finanziarie. È molto importante, per i responsabili della politica economica, ma anche per gli operatori di mercato, capire perché il risparmio in Italia è relativamente più elevato, e quali sono i fattori che ne modificano la dinamica. Nel breve spazio di questo articolo, ci soffermeremo solo su alcuni di questi fattori, che sembrano quelli maggiormente esplicativi dell andamento del risparmio in Italia, negli ultimi anni. 2. LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE Quello italiano è un popolo di risparmiatori, da sempre. Il risultato è che nel confronto internazionale anche la ricchezza complessiva netta della famiglia italiana (che comprende attività reali e finanziarie) è elevata in rapporto al reddito disponibile. Nel 2002, secondo dati riportati dall OCSE, essa era pari a otto volte il reddito in Italia. Particolarmente alta è l incidenza delle attività reali (69 per cento del totale) contro cinque volte negli Stati Uniti, paese dove prevale invece la componente finanziaria (54 per cento). In Francia e nel Regno Unito, dove la composizione della ricchezza delle famiglie è più simile a quella dell Italia, il rapporto era pari rispettivamente a sei e sette. In Germania la ricchezza complessiva netta era inferiore a cinque volte il reddito disponibile. 1

2 Tav. 1: Ricchezza delle famiglie italiane nel 2002 Milioni di euro Percentuale % Attività, totale 6.868,9 103,6 Attività tangibili, totale 4.482,1 67,6 Beni di consumo durevoli 562,1 8,5 Immobili 3.919,9 59,1 Attività finanziarie, totale 2.386,8 36,0 Debiti 238,8 3,6 Ricchezza netta, totale 6.630,1 100,0 Fonte: A. Brandolini, L. Cannari, G. D Alessio, I. Faiella Household wealth distribution in Italy in the 1990s in Banca d Italia, Temi di discussione n. 530, dic. 2004, Tavv. A1 e A2 I dati utilizzati sono quelli dell indagine annuale Banca d Italia sulla ricchezza delle famiglie. 3. LA PROPENSIONE AL RISPARMIO Nell ultimo quinquennio, la domanda per consumi delle famiglie è stata frenata dall incertezza circa le prospettive della situazione economica generale e personale. La propensione media al risparmio del settore privato è rimasta attorno al 24 per cento del prodotto (contro il 20 per cento circa del valore registrato nella media degli altri paesi industriali). Per quanto riguarda le famiglie, la loro propensione media al risparmio ha avuto un andamento crescente, dall 11,2 per cento del 2000 al 13,6 per cento del 2004 (Banca d Italia, relazione Annuale). La rilevante formazione di risparmio ha sostenuto l accumulazione di ricchezza, immobiliare e finanziaria. L aumento del tasso di risparmio, in Italia, contrasta con due fattori che generalmente spiegano, invece, in genere, un tasso di risparmio più basso: l invecchiamento della popolazione (dovuto all agire congiunto di bassi tassi di natalità e vita media più lunga) e lo sviluppo, qualitativo e quantitativo, del credito alle famiglie. Evidentemente, una forte motivazione precauzionale, legata all incertezza, si è sovrapposta alla motivazione più classica del risparmio, quella legata al ciclo vitale. Altrettanto evidentemente, di fronte ad una crescita del valore delle case assai maggiore della crescita del valore delle attività finanziarie (azioni, ma anche obbligazioni, in una fase di tassi d interesse bassi e stabili) il risparmio delle famiglie non solo è stato destinato ad investimenti reali, ma per la prima volta, rispetto alle passate abitudini delle famiglie italiane, è stato finanziato con un ampio ricorso al credito. Vediamo separatamente i due fenomeni. 4. INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE, SISTEMI PENSIONISTICI, RISPARMIO Una delle strutture portanti della teoria economica è il modello del ciclo vitale. L idea di base di questo modello è che le famiglie cercano di distribuire il proprio consumo nel tempo, e che per questo i lavoratori risparmiano per gli anni in cui, finita l attività lavorativa, non possono che consumare il reddito accumulato. L effetto di questo comportamento economico sugli andamenti macroeconomici è innanzi tutto quello di far salire il tasso di risparmio quando sale il reddito, e quando sale il numero degli occupati. Un altro aspetto è quello che il tasso di risparmio sale quando la popolazione cresce, e quando cresce la sua componente più giovane. Questo modello sembra non coerente con l andamento del risparmio in Italia: la popolazione italiana invecchia, il tasso di natalità è fra i più bassi, il reddito è stagnante. Quindi la spiegazione va trovata in un altro fattore: l incertezza, di cui abbiamo già fatto cenno, che rende difficile prevedere la stessa durata dell attività lavorativa, la stessa permanenza al lavoro, lo stesso mantenimento dei livelli di reddito raggiunti. Tutto ciò spiega, in controtendenza con i fattori 2

3 demografici, l aumento della propensione al risparmio: il consumo che si vuole distribuire nel tempo è, comunque, un consumo atteso incerto, e con qualche probabilità, anche più basso. Ma c è un altro elemento da considerare: per molto tempo, gli economisti hanno sostenuto che un forte sistema pensionistico pubblico riduce il bisogno di accumulare risparmio per garantirsi il consumo nella vecchiaia. In Italia, il sistema pensionistico è stato ed è tra i più generosi del mondo. Ma nell ultimo decennio sono state fatte due riforme (governo Dini e governo Berlusconi) rivolte a ridurre i benefici sopratutti per i nuovi entrati; inoltre si è diffusa una certa incertezza sul futuro, perché si è molto dibattuto il tema del disequilibrio del sistema previdenziale e della sua insostenibilità per la finanza pubblica. Anche questo può costituire una spiegazione per l aumento del risparmio. Le riforme, oltre ad avere altri effetti (come quelli sull età pensionabile), hanno, infatti, ridotto, con varie soluzioni, il rapporto tra pensione e reddito da lavoro. Di conseguenza, l obiettivo di distribuzione del proprio reddito da lavoro nella spesa di consumo intertemporale, che il singolo soggetto si pone, per essere raggiunto richiede un ammontare aggiuntivo di risparmio. Abbiamo conferma di ciò se guardiamo alla quota di ricchezza delle famiglie investita in polizze di società di assicurazioni e in fondi pensione. Tale quota era, ed è, in Italia, molto inferiore a quella degli altri paesi dell area dell euro, e molto di più ancora rispetto ai valori degli Stati Uniti e del Regno Unito. La spiegazione data di questo fenomeno era, finora, assieme alla relativa arretratezza dell industria assicurativa italiana, e della cultura del risparmiatore, anche la copertura assicurata dal sistema pensionistico pubblico. Nel portafoglio delle famiglie italiane, però, il peso delle polizze (tecnicamente indicato dalle riserve per premi di assicurazione, nella tavola delle Attività e Passività finanziarie di Banca d Italia) ha raggiunto il 16,5 per cento nel Era attorno al 10 per cento alla metà degli anni novanta. Tav. 2: Attività e passività finanziarie delle famiglie italiane dicembre 2004 Consistenza Composizione Flussi 2004 (milioni di percentuale euro) Attività, Totale 3.167, , Biglietti e depositi a vista , Altri depositi , di cui: bancari , postali , Titoli a breve termine , Titoli a medio e lungo termine , Quote di fondi comuni , Azioni e partecipazioni , Attività sull estero , Riserve per premi di , assicurazioni Altre attività ,5-135 Passività, Totale , Debiti a breve termine , Debiti a lungo termine , Altre passività finanziarie , Saldo Fonte: Banca d Italia Relazione annuale 2004, p IL RENDIMENTO DEL RISPARMIO Vi è un elemento che gioca in modo molto ambiguo e contraddittorio nella decisione su quanto consumare e quanto risparmiare del proprio reddito: ed è il rendimento generato dalla ricchezza, cioè il tasso di interesse. A proposito del tasso di interesse, si è parlato di un vero e proprio puzzle. 3

4 I risparmiatori italiani possono essere considerati un caso empirico molto interessante da studiare, proprio perché alcuni fenomeni sono stati, da noi, più forti ed evidenti. Il primo è la discesa, assai veloce, alla fine degli anni novanta, dei tassi di interesse sui depositi bancari, sulle obbligazioni e sui mutui. Un popolo abituato a ricevere alti redditi dai titoli di stato, e poco propenso invece ad indebitarsi per l acquisto di immobili, per l elevato ammontare delle rate, si è trovato quasi improvvisamente davanti a una situazione capovolta. Si è potuto così osservare che tra il 1995 e il 2003, il peso dei depositi e dei titoli obbligazionari nei portafogli delle famiglie è diminuito di ben venti punti percentuale (dal 69,1 al 48,7 per cento). Contemporaneamente, la crescita della ricchezza investita in immobili è stata in forte crescita in termini di ricchezza lorda (un pò meno in termini di ricchezza netta, però: al lordo, cioè, dei debiti). L indebitamento delle famiglie, sostenuto dalla elevata domanda per l acquisto di abitazioni, ha iniziato a crescere alla fine degli anni novanta, passando in pochi anni dal 17 al 25 per cento circa del PIL. Questi cambiamenti riguardano, però, la composizione della ricchezza accumulata col risparmio. Sul risparmio in sè i bassi tassi di interesse hanno avuto almeno in parte un effetto di sostegno e di stimolo, perché il reddito futuro (prevedibile sulla base di quei tassi di interesse) è stato visto come di dimensione più contenuta, e perciò troppo bassa rispetto ai futuri bisogni di consumo. Inoltre, la minore perdita di poter d acquisto determinata dalla assai bassa inflazione, ha reso questa situazione del tutto diversa da quella che si era sperimentata in Italia (anni Settanta e Ottanta, fino a metà degli anni Novanta) negli anni dell alta inflazione. Allora, tassi molto elevati erano richiesti per compensare la forte perdita, presente e attesa, di valore del proprio risparmio accumulato. Oggi non è così, e non vi sono effetti apprezzabili sul risparmio e sulla ricchezza derivanti dalle aspettative inflazionistiche. 6. L INDEBITAMENTO DELLE FAMIGLIE È interessante riflettere brevemente sulla crescita dell indebitamento delle famiglie, per due ragioni: primo, perché si può ritenere che oltre ai tassi di interesse ciò sia dovuto a cambiamenti intervenuti nel sistema finanziario, che ha reso più facile alle famiglie l accesso al credito per il finanziamento degli investimenti in abitazioni e per una diversa distribuzione del consumo nel breve periodo. Secondo, perché questa maggiore facilità di accesso al credito può avere un ulteriore influenza sul rapporto tra consumo e risparmio, perché rende meno necessario quell accumulo di risorse finanziarie necessarie per l acquisto di beni di consumo durevole. Si è detto, per molti anni, che le famiglie italiane risparmiavano di più delle famiglie di altri paesi perché avevano una liquidity constraint e una borrowing constraint. Ambedue - qui citate nell inglese degli economisti, ma facilmente traducibili come vincolo di liquidità e vincolo di indebitamento - determinarono una difficoltà a realizzare il desiderato consumation smoothing (la desiderata distribuzione omogenea del consumo nel tempo). Tradotto in linguaggio non tecnico, si voleva dire che le banche italiane facevano credito con molta difficoltà alle famiglie; queste, allora, dovevano garantirsi sempre una scorta di risparmio liquido per far fronte sia a bisogni imprevisti, sia anche a spese discontinue nel tempo. Era cioè il risparmio accumulato, sopratutto nei depositi bancari, a consentire un livello di consumi costante nel tempo. Questa situazione è in via di superamento, con lo sviluppo, anche in Italia, del credito al consumo, specie in forma di carta elettronica. Di conseguenza, vi è un minore bisogno di risparmio liquido. Ma il costo del credito per le famiglie è ancora particolarmente elevato, e spiega sia il livello più alto di risparmio precauzionale che si osserva in Italia, sia il basso rapporto tra debiti finanziari e PIL; questo è pari, a fine 2004, al 28 per cento, contro il 54 per cento dell area euro, e addirittura l 80 per cento negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Tra i debiti delle famiglie italiane, i prestiti bancari per l acquisto di abitazioni sono saliti nell ultimo decennio dal 5 al 14 per cento del PIL; questo valore si confronta con il 34 per cento dell area euro, e il 64 per cento negli Stati Uniti. Il modello di comportamento, che vede prima un accumulo di risparmio in obbligazioni, e poi il disinvestimento per l acquisto della casa, anche in Italia tende a cambiare (seppure lentamente) e a trasformare in un modello in cui l acquisto del bene precede il suo pagamento rateale. 4

5 Questa trasformazione è resa più lenta dalla accresciuta incertezza sul futuro, ma anche dal fatto che il mercato del credito non ha ancora del tutto risolto il problema del forte divario tra tassi debitori e tassi creditori : un divario che spinge ancora verso un alto tasso di risparmio. 7. IL PESO DELL INCERTEZZA Vi è infine un elemento che spiega molti comportamenti dei risparmiatori: la sicurezza. Dice un proverbio, che il risparmiatore ha cuore di coniglio, e gambe da lepre. Con la globalizzazione dei mercati finanziari, è più facile che si reagisca ad una maggiore incertezza localizzata nel proprio paese investendo il proprio risparmio in attività estere che non riducendolo, e aumentando i consumi, come avveniva, ad esempio, negli anni settanta in Italia. Naturalmente, questo pone problemi in termini di costi d informazione per le famiglie; e costi di informazione sempre e comunque significano minore rendimento del risparmio accumulato. Inoltre, nell ampia varietà di scelte disponibili è difficile percepire la diversa rischiosità dei vari strumenti. Con diversa rischiosità si intende sia il rischio legato alla qualità del debitore (gli stati sovrani, ad esempio, sono diversi tra loro; le organizzazioni internazionali sono diverse dalle imprese; e così via) sia sopratutto il rischio d interesse che i titoli a tasso fisso comportano: essi perdono valore quando i tassi d interesse nel mercato salgono. Questo tipo di rischio può essere fronteggiato sia con attività a tasso variabile (come, ad esempio, i CCT), che sono titoli il cui rendimento è legato ai tassi di mercato a breve, sia con attività immediatamente liquidabili (come i Buoni Postali, che sono titoli rimborsabili a vista, in qualsiasi momento, al valore d acquisto). Minore rischio, peraltro, significa anche minore rendimento atteso: ma questo fa parte del bagaglio di conoscenza di un risparmiatore avveduto. La disponibilità, sul mercato, di un ventaglio assai ampio di scelte di investimento consente a tutti i risparmiatori di individuare la composizione desiderata del proprio portafoglio, e il livello di rapporto desiderato tra rischio e rendimento da scegliere anche in relazione alla dimensione del proprio risparmio e della propria ricchezza.. A proposito di crescita della capacità di scegliere del risparmiatore, vale un ultima osservazione: le attività all estero delle famiglie italiane, che erano di poco superiori al 4 per cento della propria ricchezza finanziaria nel 1996, a fine 2004 hanno raggiunto il 6,5 per cento. In questi anni, cioè si è percepita l importanza del maggior grado di apertura internazionale dei mercati dei capitali, e della presenza di nuovi intermediari finanziari, anche esteri, che hanno fatto conoscere strumenti innovativi di impiego del risparmio. Resta tuttavia il fatto che solo una parte delle famiglie (meno della metà) è in grado di cogliere le opportunità offerte da mercati più ampi. Dalle indagini effettuate dalla Banca d Italia emerge tuttora la presenza di forti diversità legate alla qualifica professionale del capofamiglia, alla localizzazione geografica, alla grandezza del comune di insediamento. Prof. Maria Teresa Salvemini Università La Sapienza di Roma 5

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