Il settore turistico in Italia: una ripresa troppo lenta

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1 Il settore turistico in Italia: una ripresa troppo lenta Servizio Studi e Ricerche

2 Il settore turistico in Italia: una ripresa troppo lenta Abstract 3 Executive Summary 4 1. Introduzione: la rilevanza economica dell industria turistica 8 2. La domanda turistica in Italia Presenze, arrivi e permanenza media nell ultimo decennio: effetto crisi? Focus sui turisti stranieri: i cali 29 delle presenze non sono stati generalizzati Le presenze turistiche per tipologia di esercizio ricettivo Le presenze di turisti nelle regioni italiane dati preliminari per il biennio Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche Industry and Banking A cura di: Ilaria Sangalli BOX A: il turismo lacuale in Italia Il problema della stagionalità delle presenze L offerta turistica in Italia nel 21: focus sul settore alberghiero Il posizionamento internazionale nazionale La composizione dell offerta alberghiera nazionale L offerta turistica secondo il dettaglio regionale L occupazione del d settore alberghiero nel 21 4 Hanno collaborato: Cristina De Michele Giovanni Foresti Database management Angelo Palumbo 5. Le performance reddituali e di crescita del settore alberghiero L impatto della crisi Strategie aziendali vincenti, quali evidenze dai bilanci Risultati preliminari dai bilanci Focus: il comparto termale Peso e composizione c dell offerta termale La domanda di prodotti termali Performance e prospettive di rilancio del comparto: : intervista agli imprenditori del distretto Terme Euganee 9 7. Conclusioni 93 BOX B: Le infrastrutture per il trasporto in Italia 97 Appendice 97

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4 Abstract Il 211 si sta dimostrando un anno caratterizzato da un buon dinamismo per il settore turistico. Il trend positivo si riscontra nei primi dati di fonte Banca d Italia sulla spesa turistica e sui pernottamenti dei viaggiatori stranieri in Italia per motivi di vacanza, oltre che nelle indagini disponibili fino al periodo estivo. La crisi del 29 è stata tuttavia pesante e i miglioramenti del insufficienti. I dati di bilancio sul 21 analizzati nel rapporto, i primi ad essere pubblicati, mostrano che si è recuperato poco o nulla dopo i crolli del 29, sia sul fronte del fatturato che della redditività. Gli ulteriori miglioramenti attesi nei conti delle aziende, impliciti nei dati sui viaggiatori stranieri nel 211, non modificano lo scenario di fondo. Nel complesso, i risultati contabili 21, che derivano dall analisi di un campione di circa 2. imprese alberghiere, sono caratterizzati da una moderata crescita del fatturato (2% in termini mediani) e da margini e redditività che continuano a permanere su livelli depressi. La ripresa in termini di EBITDA/fatturato è stata inferiore al mezzo punto percentuale, per un livello mediano pari al 5,6%. Sull effetto di compressione di margini e redditività ha inciso anche una struttura dei costi rigida, con un elevato costo del lavoro ed elevati ammortamenti per immobilizzazioni materiali. Il rapporto si sofferma in particolare su quattro nodi: vi è una urgente necessità di ingenti interventi di riqualificazione delle strutture fisiche, che sono peraltro in corso tra le imprese più competitive, le cui strategie sono analizzate; occorre anche un upgrade qualitativo del personale, che mostra livelli di scolarità molto inferiori a quelli dei competitor stranieri; vi è la necessità non solo di un rilancio complessivo ma di una particolare valorizzazione per le nicchie ad elevato valore aggiunto, come può essere il turismo termale e lacuale, sui quali si fanno due focus; occorre altresì trovare politiche ad hoc a livello locale, perché i territori hanno problematiche diverse. Il rapporto al riguardo fornisce livelli di dettaglio per analizzare la posizione delle singole regioni italiane di fronte al fenomeno turistico, raggiungendo talvolta il taglio distrettuale. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 3

5 Executive Summary Il turismo rappresenta un settore centrale per la crescita economica del Paese, con un impatto diretto sul PIL del 3,1%, che sale all 8,4% se si considera anche l indotto. La rilevanza del settore turistico è osservabile anche in termini di occupazione. La percentuale di incidenza sulla base occupazione nazionale è pari al 3,6% in termini di impatto diretto - del turismo in senso stretto - e al 9,4% in termini di impatto totale (ovvero se si somma, ancora una volta, l impatto derivante dall indotto turistico). Il confronto internazionale pone il sistema turistico italiano ai primi posti in termini di arrivi alle frontiere. Con 43,6 milioni di arrivi 21, l Italia si è posizionata al quinto posto nel ranking mondiale e al terzo nel ranking europeo, dietro Francia e Spagna. La perdita di una posizione che emerge dal confronto con la situazione degli anni Novanta si deve alla scalata della Cina, che sta sperimentando tassi di crescita sostenuti dal punto di vista del fenomeno turistico. Il colosso cinese è, infatti, andato a chiudere l anno 21 al terzo posto assoluto, alle spalle di Francia e Stati Uniti. Dal punto di vista della spesa turistica, con 27,1 miliardi di dollari l Italia si colloca all ottavo posto della classifica internazionale 21, lontana dai 77,7 miliardi di dollari della capolista tedesca. La domanda: confronto internazionale, impatto della crisi 29 e primi dati di sintesi per il biennio L analisi in serie storica del fenomeno di domanda turistica mette in risalto come dagli anni Novanta a oggi si sia verificato un incremento tendenziale del numero degli arrivi di turisti e dei pernottamenti effettuati negli esercizi ricettivi nazionali. Si evidenzia, in particolare, come più della metà del flusso nazionale sia riconducibile al turismo interno al Paese e transiti attraverso le strutture alberghiere, con una predilezione dei turisti italiani per le località marine e dei viaggiatori stranieri (a maggioranza tedesca) per le città d arte. In alcuni comparti, come quello termale, l incidenza delle presenze alberghiere è prossima al 9%. Alla crescita strutturale di presenze e arrivi nell ultimo decennio, si contrappone tuttavia un trend di progressivo ridimensionamento che ha avuto inizio nel 28 ed è culminato nel picco recessivo del 29. Il fenomeno di contrazione dei pernottamenti è risultato particolarmente accentuato, nell anno di crisi 29, per la clientela straniera (-2,4% sull anno di punta delle presenze il 27 per un complessivo di pernottamenti 29 pari a 159,5 milioni). Si tratta, nello specifico, della fascia di clientela più sensibile alle evoluzioni congiunturali. Solo il crollo più contenuto in corrispondenza delle presenze interne al Paese ha consentito al totale nazionale di chiudere il 29 a quota 371 milioni di pernottamenti. I cali 29 delle presenze straniere non sono stati però generalizzati: ben nove paesi sui primi venti di provenienza del turismo straniero in Italia hanno, infatti, sperimentato una crescita rispetto alle performance pre-crisi (in primis Germania e Paesi Bassi, che al 29 si inquadravano come le due mete primarie di provenienza dei turisti di matrice estera). Le difficoltà congiunturali degli ultimi anni sono andate a sommarsi alle modifiche intervenute in capo allo stile di vita e all andamento dei consumi, che hanno condotto sempre di più verso soggiorni brevi e magari ricorrenti durante l anno. Ciò ha determinato cambiamenti in termini di permanenza media dei turisti presso le strutture nazionali. Si è osservato, in particolare, un tracollo maggiore della permanenza media dei turisti nazionali, che è andata, di fatto, ad allinearsi nel 29 alle 3,9 notti medie della clientela proveniente dall estero. I primi dati di sintesi disponibili per il 21 mettono in evidenza una ripresa sottotono delle presenze turistiche complessive, decisamente al di sotto delle aspettative che si erano venute a creare dopo le criticità riscontrate nel 29. La variazione tendenziale calcolata sul già difficile anno recessivo è stata, difatti, ancora lievemente negativa (-,7%), per un complessivo di 368,2 milioni di pernottamenti. Tale risultato è tuttavia il saldo di due tendenze contrapposte. La dinamica della componente estera (in crescita del 2,4% sul 29, per 163,3 milioni di presenze) Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 4

6 è stata smorzata da un calo delle presenze domestiche la componente preponderante pari al 3,1% (24,7 milioni). Il 211 si sta dimostrando invece un anno caratterizzato da maggiore dinamismo del settore turistico italiano. I dati di fonte Banca d Italia evidenziano un trend positivo della spesa turistica e dei pernottamenti dei viaggiatori stranieri che si sono recati in Italia per motivi di vacanza (in crescita tendenziale del 7,3% e del 4,7% rispettivamente nel primo semestre dell anno). Le indagini disponibili fino al periodo estivo e i rapporti ISNART-Unioncamere confermano di fatto un andamento positivo anche per il turismo interno al Paese e mettono in risalto le performance più brillanti di alcuni segmenti di prodotto: il bacino lacustre e le città d arte beneficiano in particolare del turismo di matrice straniera, mentre il comparto montano di quello domestico. L attenzione è inoltre puntata sempre di più verso forme di turismo di nicchia, per ovviare al problema di stagionalità delle presenze turistiche. L offerta ricettiva turistica italiana consta al 21 di circa 15 mila unità per 4,6 milioni di posti letto. Il 48,4% dei posti letto nazionali (2,2 milioni) sono riconducibili alla ricettività alberghiera. Si tratta, nello specifico, dell offerta alberghiera più ampia a livello europeo proprio in termini di posti letto e della terza in termini di strutture, alle spalle dell industria turistica inglese e tedesca. Sono le strutture a stellaggio intermedio a risultare preponderanti: gli hotel tre e quattro stelle incidono per il 43,1% e il 31,3% sull aggregato dei posti letto nazionali. I posti letto nelle strutture a cinque stelle (che pesano il 2,7% a livello nazionale) aumentano di incidenza in corrispondenza delle città d arte e delle località termali. L offerta turistica nel 21: focus sul settore alberghiero Nel tempo si è osservato un fenomeno di riposizionamento verso l alto dell offerta alberghiera in termini qualitativi. Il saldo di circa 28 mila posti, che deriva dal confronto con la situazione dei posti letto nel 23, è infatti il risultato di una contrazione in corrispondenza dei posti letto delle categorie a basso stellaggio e di una contestuale crescita delle unità letto nelle strutture a stellaggio medio-alto. Il confronto con alcuni paesi europei a forte vocazione turistica mette tuttavia in luce, per il caso italiano, dei limiti legati alla dimensione contenuta delle strutture alberghiere (la media nazionale è di 32 camere per albergo, al 29). Il ritmo moderato di crescita della dotazione alberghiera italiana, che si contrappone al maggiore dinamismo di altre realtà europee, fa inoltre emergere come nel tempo sia cresciuta la competizione sul mercato. All offerta ricettiva turistica così delineata va ad associarsi un impiego complessivo di 229 mila addetti, sulla base dei dati Labour Force Survey Eurostat 21. Il peso dell occupazione temporanea (4,2%) nonostante la preponderanza dei contratti full time - cela implicitamente una stagionalità elevata dell attività turistica in Italia. Ciò pone il Paese a debita distanza dalle altre realtà a matrice turistica: la Spagna, ovvero il paese più direttamente paragonabile all Italia, registra una percentuale di incidenza dell occupazione temporanea pari al 31% circa. Anche in termini di grado di scolarizzazione emergono delle serie differenze con i principali partner europei. Scarsa presenza di personale laureato e contestuale incidenza degli addetti con bassa scolarizzazione. Una certa polarizzazione dei risultati si osserva anche dal punto di vista dell età media del personale impiegato nel settore turistico italiano: da non trascurare, infatti, la percentuale di incidenza della fascia dei lavoratori over 55 e la scarsa incidenza dell occupazione giovanile. Scendendo nel dettaglio territoriale, si noti come sia il Veneto la regione italiana che presenta il numero più elevato di presenze nel settore turistico (6,4 milioni nel 29). Seguono a distanza Trentino-Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Lombardia. Il grado di internazionalizzazione delle presenze premia invece il Lazio: l incidenza della componente straniera sulle presenze regionali è stata pari al 66,8% nel 29, grazie alla forte attrazione L occupazione alberghiera ra 21: i dati Labour Force Survey Eurostat Il dettaglio territoriale Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 5

7 esercitata dalla città di Roma. Si tratta, inoltre, della regione con il tasso più alto di utilizzazione lorda degli esercizi alberghieri (rapporto tra numero di presenze e giornate letto potenziali), pari al 46,6%. Anche Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Toscana e Friuli-Venezia Giulia vanno a collocarsi al di sopra della media italiana per incidenza dei viaggiatori provenienti dall estero e, in generale, il quinquennio 25-9 ha segnato una crescita più o meno accentuata delle presenze turistiche straniere in quasi tutte le regioni italiane. In termini di offerta alberghiera, invece, sono due le regioni che si posizionano in cima al ranking nazionale: Emilia Romagna per numero dei posti letto (229 mila posti al 29, dislocati in strutture alberghiere) e Trentino-Alto Adige per numerosità delle strutture alberghiere (5.87 per 246 mila posti letto). Sono infine le regioni del Sud, in primis Calabria, Sardegna, Sicilia e Puglia, a emergere per dimensione media elevata delle strutture alberghiere (camere per albergo). L analisi dei dati di bilancio delle imprese alberghiere operanti sul territorio nazionale ha messo in luce come il settore abbia accusato perdite consistenti in termini di fatturato, margini e redditività nel triennio 27-9, e in particolare nell anno 29, che ha rappresentato il culmine del picco recessivo per l economia italiana nel suo complesso. E stato il comparto delle città d arte a incassare le performance peggiori all interno del campione analizzato 1, colpito dal calo di presenze straniere. A comprimere i dati di marginalità ha contribuito anche una struttura dei costi piuttosto rigida, caratterizzata da un elevato costo del lavoro e da elevati ammortamenti per immobilizzazioni materiali. L analisi per distribuzione del fatturato e del ROI delle imprese ha messo in luce, ad ogni modo, una certa dispersione delle performance all interno del campione: si evidenzia la presenza di un nucleo di aziende che anche durante il periodo di picco recessivo ha messo a segno risultati brillanti. E stato quindi preso in esame un piccolo sotto-campione di 4 imprese vincenti 2 allo scopo di individuare le leve strategiche e le politiche gestionali sulle quali hanno puntato per risultare competitive. Il rinnovamento delle strutture è emerso come strategia predominante - al fine della riqualificazione dell offerta alberghiera - parallelamente all ampliamento della gamma dei servizi offerti. Ai prodotti turistici di massa si sono affiancati prodotti specifici destinati a determinate fasce di clientela, quali i prodotti dell area benessere. Cresce inoltre sempre di più l attenzione verso forme turistiche alternative, quali il turismo congressuale. Non sono mancate politiche di razionalizzazione dei costi, che si contrappongono, invece, agli investimenti effettuati da alcune strutture in termini di certificazioni, di qualità del sistema di gestione aziendale o ambientale. Anche in ambito turistico si sta, infatti, sviluppando una certa sensibilità verso queste tematiche. Si tratta di investimenti spesso onerosi ma in grado di generare ricadute positive sull efficientamento dei processi e sull immagine percepita dalla rete di fornitori e clienti. I risultati di bilancio: l impatto della crisi 29, quali evidenze dalle relazioni di bilancio delle imprese vincenti e risultati preliminari per il 21 Le stime preliminari eseguite su un campione di bilanci 21 3 mettono in evidenza come la parziale ripresa delle presenze straniere nel corso dell anno abbia prodotto effetti positivi sui bilanci delle imprese alberghiere nazionali in alcuni comparti di attività. Il comparto delle città d arte è riuscito a mettere a segno un recupero più visibile rispetto al resto del campione, in corrispondenza del quale si sono osservate percentuali di miglioramento contenute. Nel complesso, faticano, infatti, a imboccare il cammino della ripresa fatturato e indicatori di marginalità (il MON in percentuale del fatturato, mediano, è risalito di circa mezzo punto 1 Per il periodo 27-9 è stato preso in considerazione un campione di 2.39 imprese alberghiere che hanno operato continuativamente sul triennio. Si veda il capitolo 5 del Rapporto per maggiori dettagli. 2 Si tratta di imprese con fatturato superiore a 6 milioni di euro di fatturato che hanno ottenuto buone performance reddituali nel biennio Per analizzare i risultati di bilancio relativi al 21 è stato costruito un campione chiuso sul triennio L adozione di un campione chiuso, con imprese che hanno operato continuativamente sul triennio, consente di aggiungere stabilità all analisi. Poiché la raccolta dei bilanci relativamente all anno 21 è ancora in stato di avanzamento, i risultati presentati sono da considerarsi preliminari. Per ulteriori dettagli in merito alla composizione del campione si veda il capitolo 5 del Rapporto. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 6

8 percentuale soltanto), lasciando sul terreno ancora ampi gap rispetto alle performance ante fase recessiva. L andamento depresso dei margini ha condizionato, di riflesso, anche i dati di redditività, con un recupero del ROI e del ROE netto (mediani) di settore attorno al punto percentuale. L ultima parte dello studio è dedicata a un approfondimento sul termalismo, segmento di importanza crescente per via della domanda di prodotti e servizi destinati alla cura della persona. Si tratta di un comparto a forte impronta alberghiera: strutture per posti letto (al 29) e un 88% di presenze (13 milioni nel 29) che transitano all interno delle strutture alberghiere. La netta predominanza della clientela nazionale cede il passo a situazioni più bilanciate tra turismo interno e internazionale nelle stazioni termali più rinomate, quali Montecatini, il distretto Terme Euganee o i distretti termali del Trentino-Alto Adige. Guardando ai dati di evoluzione delle presenze turistiche, tra il 23 e il 29, si nota nell ultimo biennio una contrazione generalizzata dei flussi e della permanenza media dei turisti presso le strutture, soprattutto per quanto concerne il turismo straniero, variabile portante dei risultati di bilancio di alcuni distretti termali. Sulle performance reddituali del segmento hanno inoltre inciso rigidità dal punto di vista dei fattori di costo - amplificate rispetto al settore alberghiero nel suo complesso - che hanno reso difficile un adeguamento rapido dell offerta alle mutate condizioni del mercato. Il commento ai risultati di bilancio delle imprese termali è stato integrato con le informazioni qualitative emerse nel corso di un indagine eseguita da Intesa Sanpaolo presso gli albergatori di Abano Terme e Montegrotto Terme nella primavera del 211. L indagine, realizzata attraverso questionari somministrati agli imprenditori locali, ha consentito di mettere in rilievo alcune strategie adottate nel corso del difficile anno di picco recessivo e di raccogliere le percezioni degli operatori circa il futuro del comparto. Le tematiche portanti sono risultate essere l inasprimento della competitività sul mercato - per via dell ingresso di nuovi player specializzati nel segmento wellness - e della concorrenza di prezzo, la caduta dei flussi intermediati dai tour operator e le difficoltà incontrate da alcune fasce di clientela (sulle quali incombono pressioni al ribasso sulla capacità di spesa). Ciononostante, è emerso anche un comportamento proattivo delle strutture alberghiere, tanto nel difficile anno 29 quanto in ottica prospettica. Puntare al flight to quality rappresenta cioè la strategia predominante anche in un contesto come quello attuale, caratterizzato da forte incertezza per via della lenta ripartenza del mercato. I nuovi progetti che hanno a oggetto il turismo non possono che mostrare un forte contenuto innovativo e riformante dello status attuale del settore. Le potenzialità intrinseche nell ampio patrimonio artistico italiano dovranno essere adeguatamente valorizzate attraverso piani di investimento che mettano a sistema tutto il territorio, al fine di tenere il passo con i paesi che stanno sperimentando un forte sviluppo dal punto di vista turistico. Il turismo culturale, che accanto a quello marino rappresenta una forma di offerta turistica core per il nostro Paese, è ancora una volta la carta privilegiata da giocare per aumentare gli introiti del settore. Senza contare che potrebbe, di riflesso, alleviare i problemi di stagionalità turistica cui sono sottoposte alcune regioni, con ricadute positive sulla base occupazionale. Il miglioramento del complesso infrastrutturale potrebbe velocizzare il processo di rilancio del settore. Adeguati investimenti nella rete stradale e ferroviaria sono, nello specifico, auspicabili al fine di velocizzare i collegamenti e rendere più accessibili alcuni siti turistici, migliorando la competitività. Focus sul comparto termale Per concludere Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 7

9 1. Introduzione: la rilevanza economica dell industria turistica In Italia il turismo in senso stretto impatta sul prodotto interno lordo in misura pari al 3,1% e la percentuale si alza all 8,4% se si tiene conto dell intero indotto (Fig. 1.1) 4. Si tratta, pertanto, di un settore con un potenziale elevato, che gioca un ruolo strategico nello sviluppo economico, produttivo e sociale del Paese. Anche l apertura al confronto internazionale restituisce l immagine di un settore ben posizionato dal punto di vista di domanda e offerta, sebbene con evidenti e crescenti problemi di competitività. Fig. 1.1 Il peso del turismo sul PIL in alcuni paesi europei, anno Impatto diretto sul PIL Impatto diretto e indiretto sul PIL Italia Grecia Spagna Francia Germania Fonte: elaborazioni su dati WTTC Sono diversi gli indicatori che ci possono aiutare a valutarne l importanza e l ampiezza. Sul fronte della domanda, le statistiche di fonte UNWTO (United Nations World Tourism Organization) posizionano l Italia al quinto posto nel mondo per rilevanza degli arrivi internazionali nel 21 (43,6 milioni) e al terzo nel solo ranking europeo (Tabelle 1.1 e 1.2). Il flusso dei turisti che hanno raggiunto il nostro Paese per soggiorni plurigiornalieri è cresciuto nel tempo e una crescita debole, dello,5%, si è registrata anche rispetto al difficile anno di recessione. Il 29 ha, infatti, rappresentato, anche in ambito turistico, un punto di minimo per i principali indicatori che caratterizzano l andamento del comparto: la flessione degli arrivi internazionali è stata pari al 4,2% a livello mondiale e al 5,7% a livello europeo e l anno 21, pur presentando degli spunti di ripresa, non è risultato esente da situazioni di stallo prolungato degli arrivi in alcuni paesi. Il confronto con la situazione degli arrivi internazionali del 199 fa emergere la perdita di una posizione dell Italia nella classifica internazionale, per via del sorpasso effettuato dalla Cina. Il colosso cinese, che nel 199 ricopriva solo la dodicesima posizione, è andato a chiudere il 21 in terza posizione assoluta, con un numero di arrivi internazionali pari a 55,7 milioni. La crescita tendenziale del 78,5% sul livello di inizio anni Duemila (e di oltre il 1% rispetto agli anni Novanta) sintetizza la forte crescita che il paese sta sperimentando dal punto di vista del fenomeno turistico. Il cambio ai vertici della classifica mondiale è stato favorito anche dalle difficoltà incontrate dalla Spagna nel corso del difficile anno 29, che hanno indotto una contrazione tendenziale degli arrivi internazionali nel paese pari all 8,7% (la Spagna si collocava 4 Fonte WTTC, World Trade Tourism Organization. I dati citati sono i medesimi sia per l anno 29 sia per l anno 21. Tra i settori connessi si annoverano quelli della lavanderia, delle forniture alimentari, del commercio all ingrosso, della contabilità, della produzione e costruzione di beni capitali e di esportazione utilizzati per viaggi o turismo ecc. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 8

10 infatti al terzo posto nella medesima classifica 29, davanti alla Cina). Resistono invece nelle prime due posizioni del ranking 21 Francia e Stati Uniti, sebbene anche la Francia abbia accusato una certa flessione degli arrivi dei turisti internazionali durante il picco della crisi. Fig Arrivi internazionali per area geografica, quote % Europa Asia e Pacifico Americhe Medio Oriente Africa % 1% 2% 3% 4% 5% 6% 7% Nota: i dati 21 sono stime provvisorie. Fonte: elaborazioni su dati UNWTO Tab Le prime dieci destinazioni mondiali per arrivi internazionali: rilevanza ed evoluzione Posizione nel ranking Arrivi di turisti internazionali, nazionali, milioni Peso % sul totale arrivi Var. % degli arrivi internazionali mondiale internazionali ionali 199 su 21 su del Francia 1 52,5 75,6 76,8 8,2 44, 1,6 Stati Uniti 2 39,4 5,9 59,7 6,4 29,2 17,3 Cina 12 1,5 31,2 55,7 5,9 197,1 78,5 Spagna 3 34,1 47,9 52,7 5,6 4,5 1, Italia 4 26,7 41,2 43,6 4,6 54,3 5,8 Regno Unito 7 18, 25,2 28,1 3, 4, 11,5 Turchia 24 4,8 9,1 27, 2,9 89,6 196,7 Germania 9 17, 19, 26,9 2,9 11,8 41,6 Malaysia 15 7,4 1,2 24,6 2,6 37,8 141,2 Messico 8 17,2 2,6 22,4 2,4 19,8 8,7 Nota: i dati 29 sono stime provvisorie. Fonte: elaborazioni su dati UNWTO Tab Le prime dieci mete europee per arrivi internazionali: rilevanza ed evoluzione Posizione nel ranking Arrivi di turisti internazionali, milioni Peso % sul totale arrivi Var. % degli arrivi internazionali mondiale internaz. in 199 su 21 su del 199 Europa, Francia 1 52,5 75,6 76,8 16,1 44, 1,6 Spagna 3 34,1 47,9 52,7 11,1 4,5 1, Italia 4 26,7 41,2 43,6 9,1 54,3 5,8 Regno Unito 7 18, 25,2 28,1 5,9 4, 11,5 Turchia 24 4,8 9,1 27, 5,7 89,6 196,7 Germania 9 17, 19, 26,9 5,6 11,8 41,6 Austria 6 19, 18, 22, 4,6-5,3 22,2 Ucraina ND ND 3,9 21,2 4,4 ND 443,6 Russia ND ND 21,2 2,3 4,3 ND -4,2 Grecia 13 8,9 13,1 15, 3,1 47,2 14,5 Nota: i dati 21 sono stime provvisorie. Fonte: elaborazioni su dati UNWTO Anche dal punto di vista della spesa per turismo internazionale rileva l avanzata cinese. Con 54,9 miliardi di dollari, la Cina si è posizionata nel 21 direttamente alle spalle di Germania e Stati Uniti (Tab. 1.3). L Italia si colloca invece all ottavo posto nella medesima classifica, con una spesa Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 9

11 di 27,1 miliardi di dollari in calo sul 29. E tuttavia ancora molto forte il distacco della Cina sugli altri paesi in termini di spesa turistica pro-capite. Tab.1.3 I primi dieci paesi per spesa turistica Spesa per turismo internazionale Quota di mercato Popolazione Spesa pro-capit capite (miliardi di dollari) mondiale (milioni) (dollari dollari) 2 21 Germania 47,6 77,7 8, Stati Uniti 64,5 75,5 8, Cina 13,1 54,9 6, Regno Unito 36,3 48,6 5, Francia 17,8 39,4 4, Canada 12,1 29,5 3, Giappone 31,9 27,9 3, Italia 15,7 27,1 2, Russia nd 26,5 2, Australia 8,5 22,5 2, Nota: i dati 21 sono stime provvisorie. Fonte: elaborazioni su dati UNWTO L ampiezza del settore turistico in Italia si può osservare anche dal punto di vista occupazionale. L impatto diretto 5 del segmento viaggi e turismo sulla base occupazionale nazionale è stimato nell ordine del 3,6% (nel 21), ma la quota sale al 9,4% se si tiene conto anche degli occupati nei settori connessi, ovvero della cosiddetta occupazione indiretta 6 (Tab. 1.4 e Fig. 1.3). I valori risultano superiori sia alla media dell Unione Europea a 27 (dove l occupazione diretta pesa il 3,1% e quella totale l 8,4%) che ai valori medi mondiali (3,3% l occupazione diretta e 8,6% quella totale). Se si considera però il dettaglio per singolo paese, sono ben 12 i paesi dell area UE-27 che si posizionano davanti all Italia per rilevanza degli occupati totali del turismo (in percentuale della forza lavoro nazionale). Risultano, infatti, decisamente più elevati i livelli raggiunti da Malta (23,8%), Cipro (18,8%), Grecia (17,9%) e Portogallo (16,8%), ma anche dalle vicine Spagna (12,6%) e Francia (1,3%). Il sorpasso della penisola iberica avviene tuttavia in termini di occupazione indiretta, dal momento che il confronto in termini di occupazione diretta la pone, invece, alle spalle dell Italia (2,6%, contro il 3,6% dell Italia). Osservando le statistiche sull occupazione italiana turistica in serie storica (Figure 1.4 e 1.5), si può notare una forte crescita negli anni Novanta, che ha poi lasciato spazio a un trend decrescente, soprattutto negli ultimi anni. Il livello occupazionale turistico del 21 torna, di fatto, ad allinearsi con i dati registrati a metà degli anni Novanta, sia in termini di occupazione totale che di sola occupazione diretta. 5 Rientrano in tale calcolo solo coloro che entrano in contatto diretto con i visitatori, ovvero linee aeree, alberghi, noleggio auto, ristoranti, commercio al dettaglio e attività creative. 6 Sono classificati come occupati indiretti gli addetti ai servizi di lavanderia, alle forniture alimentari, al commercio all ingrosso, alla contabilità, alla produzione e costruzione di beni capitali e di esportazione utilizzati per viaggi o turismo ecc. Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 1

12 Tab Occupazione diretta e totale nel settore turismo e viaggi (%) Totale (a) Diretta EU-27 7,8 1,2 8,4 2,9 3,9 3,1 di cui: Malta 35, 28, 23,8 2,1 15,4 12,6 Cipro 34,4 35,4 18,8 12,6 12,6 6,5 Grecia 18,5 19,7 17,9 7,6 8,7 7,7 Portogallo 15,1 15,4 16,8 5,4 6, 6,5 Bulgaria 7,5 18,9 13,7 2,3 5,4 3,8 Estonia -1,1 16,7 13,1-8,4 4,5 3,5 Danimarca 15,3 17,2 12,6 9,2 1,4 8, Spagna 13, 14, 12,6 2,8 3,2 2,6 Austria 17, 15,7 12,5 5,9 5,5 4,6 Slovenia 9,4 11, 12,1 3,3 3,5 3,6 Ungheria 1,9 14,1 1,9 3,5 7,1 6, Francia 1,8 13,4 1,3 4,5 5,7 4,4 Italia 9, 11,3 9,4 3,3 4,4 3,6 Repubblica Ceca 5,5 18,8 9,3 2,2 7,9 4,1 Paesi Bassi 1,5 13,3 8,8 6,1 7,1 4,7 Latvia 1,3 4,8 7,6,8 1,7 2,8 Regno Unito 7,9 8,6 7,6 3, 3,4 3, Finlandia 6,8 1,8 6,9 2, 3,7 2,3 Lussemburgo 5,9 6,1 6,6 2,6 3, 2,9 Slovacchia 1,8 5,6 6,,6 2,1 2,4 Irlanda 12,4 7,8 5,7 2,4 2,4 1,6 Svezia 4, 5,5 5,6 1,3 1,9 1,8 Belgio 5,5 9,2 5,3 2,6 4, 2,1 Romania 4,6 3,6 5,2 2,5 2, 2,7 Germania 4,8 7, 4,9 1,8 2,5 1,8 Polonia 2,8 6, 4,9 1,1 2,6 1,9 Europa 8,4 8,7 7,6 2,8 3,1 2,6 Medio Oriente 6,4 8,5 7,9 2,6 3,3 3,1 Nord Africa 7,7 1,9 13,6 3,9 5,3 6,2 Africa Sub-Sahariana 3, 4,8 5,5 1,3 2,1 2,2 America Latina 11,5 7,7 7,9 5,1 2,8 2,9 Nord America 9,9 11,8 11,1 4, 5,1 4,5 Oceania 15,4 19,8 17,5 5, 6,7 6, Asia del Nord 7,9 7,8 7,6 2, 2,6 2,7 Asia del Sud 7,7 1,3 9,1 3, 3,7 3,1 Mondo 9,6 9,6 8,6 2,9 3,5 3,3 Nota: (a) si tratta della somma dell occupazione diretta e di quella indiretta nel settore. Fonte: WTTC Intesa Sanpaolo Servizio Studi e Ricerche 11

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