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1 ANNO X N.RO 2 del 01/02/2014 Pag. psicologica Turisti per caso Dal Brennero ai Da dove viene la kuna? Il teatro romano De cognomine Note antropologiche Le quote nere Aisosopos Il racconto del mese Da Trapani Momento tenero La donna nella storia Immagini d un altro t. Proverbi Ecologia e proverbi Libro per S.Valentino La pagina medica Storia della musica La donna nella letter.ra Controcorrente Dalla Red. di Bergamo Dentro la storia Critica letteraria I grandi pensatori Politica e nazione I piatti tipici Dalla Red.di Bergamo Antonino De Stefano All ultimo minuto Leviora satirica L angolo della follia ò ς European Journalism Legitimation - the GNS Press Ass.tion - The ECJ promotes publishing, publication, communication work - P. Inter.nal Sul portale heworld.html I COMPORTAMENTI A RISCHIO LE PSICOSI ( VI parte) - Disturbo bipolare dell umore: Alcuni tratti o disturbi veri e propri dell adolescenza possono in parte mascherare o rendere più difficile una diagnosi certa. Nonostante questo, però, il disturbo bipolare può essere riconosciuto in modo piuttosto sicuro. Anche se è vero che gli sbalzi di umore tipici di questa malattia possono essere associati ad un esordio schizofrenico, occorre distinguere queste due patologie per poi proporre percorsi terapeutici diversi. Infatti, tipici del disturbo affettivo bipolare sono anche sintomi di tipo psicotico che possono presentarsi con disturbi del pensiero, grandiosità, idee bizzarre, ma che non sono riconducibili ad una condizione di schizofrenia. Può diventare difficile allora distinguere un rallentamento depressivo da un rallentamento schizofrenico, un apatia schizofrenica da una depressiva. - Disturbi dell Adattamento che presentano umore depresso : In questa situazione clinica i sentimenti di tristezza, solitudine e vuoto che si presentano sono riconducibili ad eventi stressanti chiaramente identificabili. Queste reazioni devono aver insorgenza entro tre mesi dall evento stressante e non avere una durata superiore ai sei mesi. Nei bambini e negli adolescenti questo si manifesta soprattutto con difficoltà di resa scolastica e nei rapporti interpersonali. Il lutto è escluso da questo quadro clinico. - Lutto non complicato: Un quadro depressivo completo si può manifestare in seguito ad un lutto accaduto nell arco dei tre mesi precedenti. Prevalgono la perdita dell appetito e di peso, insonnia, difficoltà nelle relazioni sociali, perdita d interessi e raramente rallentamento psicomotorio. Nel caso di adolescenti e bambini spesso questo avviene come reazione alla perdita di uno dei due genitori. - Diagnosi differenziale della depressione nell adolescenza : Come accennato in precedenza, nell adolescenza la depressione può essere accompagnata da comportamenti devianti o altra sintomatologia clinica che ne rende più complessa l identificazione diagnostica. Una di queste complicanze è spesso l abuso di alcol o di altre sostanze che in molti casi sono assunte a scopo di automedicazione, cioè con il vano scopo di lenire il dolore psicologico provato per qualche frustrazione non elaborata. In questo caso è importante conoscere la storia del ragazzo per capire se i sintomi depressivi siano insorti prima o dopo l assunzione di sostanze. Può essere anche facile, in alcuni casi, la confusione tra la diagnosi di disturbo borderline di personalità e la diagnosi di depressione. Anche in questi casi può aiutare molto la storia del soggetto, il suo modo di rapportarsi nelle relazioni e nei contetesti in cui è inserito. 1)F. Pastore, LE PROBLEMATICHE DELL ADOLESCENZA, I Comportamenti a rischio, pag. 36 e 37 2) D. MARCELLI, A. BRACONNER; PSICOPATOLOGIA DELL ADOLESCENTE ; MASSON

2 ANDRAOUS:TURISTI PER CASO ED ALTRO Giovani e adulti, facoltosi e meno abbienti, ognuno a farsi grande con l uso di sostanze stupefacenti. In questo consumo smodato d illusioni in pillole, non esistono confini sufficienti a identificare le ideologie nè le culture. Eppure non fa difetto l eredità pesante che ci portiamo addosso, quell esperienza dolorosa a indicatore di quei giovani che soccombono nella dose quotidiana. Continuiamo ad azzuffarci per decidere se sia meglio punire o prevenire, o ancora meglio assolvere chi sniffa, chi si buca, chi fuma. Mentre inarchiamo le sopracciglia per l ennesimo giova-ne perduto, noi replichiamo la sconfitta nella prossima legge emanata a furor di popolo, la quale ammalia il voto ghermito a quattro mani, ma non porta il risultato voluto. Viviamo questa vita come fossimo turisti per caso, camminiamo tra le incertezze che ci colgono,sen-za preoccuparci delle macerie che ci lasciamo alle spalle. Nelle scuole i cani poliziotto delineano scenari incredibili, dove gli adolescenti di ieri appaiono improvvisamente travestiti di tanti domani. nel fumo di una canna. Nelle discoteche tribù di giovani si muovono nervosamente, imbottiti di energia in polvere, per guarire da fragilità e solitudini. Nelle fabbriche, nei laboratori, negli uffici, uomini e donne, ben intruppati nella trasgressione, non più visibile come tale, divenuta piuttosto una dimensione, una sintesi sgangherata, per tentare di arginare le proprie rese all efficienza. Così nelle strade, nei tanti sguardi stanchi, avam-posti alla berlina, per calcolo o per inadeguatezza politica, postazioni mobili del dolore, per nascondere la nuova e logora assunzione di droghe, per una tantum, per tappe intermittenti, solo per qualche volta, per qualche momento. Chissà forse il volo pindarico causato dalla droga sta davvero a divertimento, a svago, a tendenza che attrae, nulla di più e nulla di meno di un tentennamento della ragione. Forse è proprio così, perché il nostro è proprio il paese di Pirandello: sappiamo urlare, disperarci, condannare, scrivere a caratteri cubitali che non esiste una droga buona, che ogni droga fa male. Ma poi quando cala il sipario sulle grandi adunate, sulle tracce lasciate indietro dai nobili ideali, ecco che dal Golgota laico, coloro che vergano le leggi per tutelare l inalienabile diritto alla salute, quindi alla vita, ( che non può essere interpretato come diritto alla sopravvivenza), improvvisamente, sconfessando se stessi, indossano il passamontagna per rapinare anonimamente la possibilità di una scelta, soprattutto nei riguardi di chi ancora questa possibilità non possiede, trasformando quello che dovrebbe essere il compito più alto, in un dialogo a senso unico. Antropos in the world A P R O P O S ITO D I I MU A L L A C H IE S A Facciamo pagare l Ici o l Imu anche alla Chiesa! L affermazione è così perentoria da non lasciar scampo al dubbio, fa intendere, che, lì, dove Cristo sta alla croce e gli uomini ai suoi legni, c è un bel po di magna magna, quanto meno di furbetti da una parte e di allocchi dall altra. Quando la coperta è troppo corta e il popolo adirato, c è sempre spazio per alimentare il desiderio di forche dialettiche, mentre le eventuali risposte svelanti truffe e raggiri fanno mancare le domande all appello, obbligate a stare in disparte, come fossero di poca importanza. Qualche giorno fa allorché si è fatto man bassa di accuse e certezze inossidabili, leggendo le molteplici richieste di equità e giustizia nei riguardi della Chiesa, per farle pagare la tassa in oggetto, ho detto sottovoce e senza alcuna verità nelle tasche di andarci piano con il plotone di esecuzione, perché c è sempre tempo per quello. La riflessione è ben altra: se davvero la Chiesa è padrona e ladrona come qualcuno si ostina a dire per mezzo della famosa e indiscussa cassa mediatica, se le proprietà che la contraddistinguono sono adibite a lucro continuo, e non come risorsa e strumento di emancipazione per i poveri, i prevaricati, i dimenticati, se davvero questo è un business conclamato e permeato da un accettazione statuale, occorrerebbe anche chiedersi, come mai si è giunti a questo status quo. E un interrogativo che in questi anni di saltimbanchi, di prestigiatori, di commedianti più o meno noti, non ha mai avuto riscontri, non è mai stata posta neppure all interlocutore, per il semplice fatto che la Chiesa non ha mai lesinato di offrire il suo servizio, nei riguardi di quanti sono stati rapinati di un pezzo importante di futuro, di coloro che titolari di residenza o di domicilio, rimangono dei rifugiati ai margini della società autoctona e globale. Enti ecclesiali, religiosi, cattolici, che travestono gli spazi ludici e di intrattenimento, in luoghi di culto, di preghiera, di ritiro spirituale e di accoglienza, debbo dire che è alquanto invero-simile. Piuttosto credo, perché lo so, perchè ho avuto modo di constatarlo di persona, che gli edifici della Chiesa sono territori della solidarietà e della accoglienza che diventa salvezza della vita, un servizio vero e senza orpelli a contrassegno per trarre di impaccio chi è piegato nella disperazione. Dunque, in ogni spazio della Chiesa occorre chiedere l Ici come per qualunque altro ente o possessore di attività destinata a fare economia? Se così è come conseguenza di una Chiesa che non paga e non corrisponde quanto deve, o non rende quanto invece ha preso, è evidente che debba mettersi in regola, mi pare però un esagerazione costruita a misura, infatti non credo nella dichia-razione dei redditi che non si trovano. Forse oltre a rimuginare pensieri di rivalse nei confronti della Chiesa, rumoreggiando sulle tasse che non sarebbero pagate, occorrerebbe meglio chiarire i fondamenti del lavoro che svolge, che sempre svolgerà, questa grande casa della fede, della contemplazione, delle azioni che liberano e emancipano gli uomini e le donne in tutto il mondo, quello lontano e quello vicino, dove c è sempre più bisogno di chi non chiede tornaconti, interessi, medagliette da appuntare al petto, nel consegnare aiuto a chi ne è sprovvisto, a chi è derubato persino della speranza. La Chiesa non dovrebbe essere supplente di un vuoto istituzionale, ma protagonista assoluta di un ripensamento culturale, affinché ogni persona mantenga e custodisca la propria dignità nel rispetto dovuto

3 Antropos in the world DA TRAPANI DAL BRENNERO AI FORCONI L S.O.S. DELL AGRICOLTURA ITALIANA Prendo le mosse dall appena conclusa protesta della Coldiretti al Brennero e da quella in corso dei Forconi siciliani (e non solo) per abbozzare alcune considerazioni sulla lenta agonia dell agricoltura italiana. Una agricoltura naturalmente ricca e che potrebbe recare ricchezza all Italia intera. Eppure, la nostra agricoltura e la nostra zootecnia stanno morendo di consunzione, mentre un numero sempre crescente di famiglie italiane rischia la povertà. La nostra industria agroalimentare un tempo volano dell economia nazionale è stata oramai liquidata. Prima quella statale: l Italgel (ceduta alla svizzera Nestlè), la GS (alla francese Carrefour), la Bertolli (alla multinazionale anglo-olandese UNILEVER). Poi quella privata, strangolata dalla globalizzazione: Galbani, Invernizzi, Locatelli, Parmalat e San Pellegrino ai francesi, Carapelli, Star e Scotti agli spagnoli, Buitoni agli svizzeri, Peroni agli inglesi, Algida agli angloolandesi, Molteni agli svedesi, Plasmon agli americani, Gancia ai russi, Pernigotti ai turchi, Fiorucci ai giapponesi, Chianti ai cinesi. Il nostro buon cibo che tutto il mondo ci invidia trasmigra all estero, e a noi non rimangono neanche i benefìci economici dell esportazione, destinati ad arricchire svizzeri, francesi, turchi e cinesi. Quelle poche piccole industrie alimentari italiane che ancòra resistono hanno sempre maggiori difficoltà ad esportare, trovando i mercati saturi di tutte le porcherie che la similindustria della contraffazione spaccia per cibo italiano: dalla mozzarella campana fatta in Scandinavia al parmigiano reggiano prodotto nel Far West, a tutte le bufale made in China. In compenso, in nome della libertà dei commerci (per cui i buoni americani hanno fatto due guerre mondiali) da noi arriva di tutto; e in primo luogo arrivano quei prodotti scadenti e spesso nocivi che spiazzano la nostra produzione di pregio, impossibilitata a reggere la concorrenza di merci apparentemente simili immesse sul mercato a prezzi stracciati. «Sono le regole del mercato» sentenziano gli imbecilli iperliberisti che sbavano sullo spread e sul politicamente corretto. Non è vero: sono le regole di un mercato unico mondiale pensato appositamente per uccidere le economie dei paesi europei. E, mentre negli scambi internazionali regna la legge della giungla e l Organizzazione Mondiale del Commercio proprio ieri ha varato un altro tragico programma di liberalizzazione globale, l Unione Europea ci assedia con raffiche di direttive, regolamenti, prescrizioni ed angherie varie che frenano il nostro sviluppo: non possiamo produrre quello che potremmo, ma dobbiamo rispettare le quote latte, dobbiamo portare al macero le arance raccolte in più, non possiamo piantare un vigneto ed anzi ci pagano per estir pare quelli che abbiamo. Potremmo produrre agevolmente tutto quanto ci serve per sfamare gli italiani, ma questo sarebbe un delitto di lesa maestà comunitaria, un rigurgito autarchico di mussoliniana memoria. Dobbiamo obbligatoriamente - in nome della de mocrazia - e della libera circolazione delle merci importare latte dalla Germania e dalla Slovacchia, arance dal Maghreb, uva dal Cile e dal Sud Africa, carne dall Argentina, olio dalla Spagna, e così via; dobbiamo acquistare di tutto, ivi comprese certe carni macellate che sono spesso veicolo di epidemie. Né, ad onor del vero, dal mercato nazionale giungono segnali incoraggianti: i produttori sono costretti a vendere a prezzi da fame quei prodotti che dopo troppi passaggi non sempre limpidi giungono sugli scaffali dei supermercati a prezzi da gioielleria. In mezzo, fra gli anelli della catena di intermediazione, qualcuno si arricchisce sulla pelle degli agricoltori e dei consumatori. Ma anche queste sono le regole di sua maestà il Mercato. E se le metti in discussione diventi fascista o a scelta comunista. Michele Rallo [ Le opinioni eretiche ] Michele Rallo: Delegato all Organismo Rappresentativo Universitario (eletto nel 1967); - Consigliere comunale di Trapani per tre mandati (dal 1980 al 1994); - Deputato al Parlamento nazionale per due legislature (dal 1994 al 2001). BRONTOLO Giornale satirico diretto da Nello Tortora Direzione Salerno - Via Margotta, 18 tel XVIII CONCORSO NAZ.LE DI SATIRA, UMORISMO, POESIE, PITTURA, SCULTURA, FOTO. Per informazioni, contattare la Redazione di Brontolo in via Margotta,18 Salerno, tel

4 I GRANDI MISTERI Antropos in the world DA DOVE VIENE LA LUNA? SULLA TERRA? La teoria dell'impatto risultò la più plausibile e venne largamente accettata dagli scienziati e migliorata con nuovi modelli di formazione planetaria, i quali suggerirono come grossi impatti di quel tipo sono stati effettivamente piuttosto comuni nelle ultime fasi di formazione dei pianeti terrestri. Circa 4,45 miliardi di anni fa, un giovane pianeta Terra, vecchio di soli 50 milioni di anni all'epoca e non ancora così solido come lo cono-sciamo ora, sperimentò il più violento impatto della sua vita. Un altro corpo roccioso, all'incirca della mas-sa di Marte, si era formato nelle sue vicinanze, e la sua orbita entrò in collisione con quella terre-stre. Quando i due corpi si urtarono, l'energia coinvolta fu 100 milioni di volte maggiore di quella dell'impatto meteoritico che si pensa abbia causato l'estinzione dei dinosauri. La collisione distrusse il corpo, probabilmente vaporizzò gli strati più esterni del mantello terrestre e scagliò una gran quantità di detriti in orbita attorno alla Terra. La nostra Luna si formò in seguito per condensazione di questa "nube" di detriti. Nella metà degli anni '70, gli scienziati proposero lo scenario dell'impatto come ipotesi per la formazione della Luna. L'idea era che un impatto fuori asse di un corpo celeste di dimen-sioni paragonabili a Marte con la Terra ancora giovane avrebbe potuto fornire ad essa la sua velocità di rotazione iniziale, ed espellere una quantità sufficiente di detriti da formare la Luna. Se il materiale espulso viene soprattutto dal mantello della Terra e del corpo che l'ha urtata, la mancanza di un nucleo ferroso sulla Luna si spiega facilmente, e l' energia dell'urto può rendere conto del forte riscaldamento extra subito dal materiale lunare, ipotizzato dopo l'analisi dei campiodi di roccia raccolti sulla Luna dagli astronauti delle missioni Apollo. Per quasi dieci anni, la teoria non venne accettata dalla maggioranza degli scienziati. Tuttavia, nel 1984, una conferenza dedivata all'origine della Luna propose un confronto critico fra le varie teorie esistenti all'epoca e si dovette convenire che quella dell impatto era l ipotesi più logica. Le prove? Eccole elencate qui di seguito: la bassa densità lunare (3,3 g/cm 3 ) dimostra che non possiede un evidente nucleo di ferro come la Terra. Le rocce lunari contengono soltanto poche tracce di sostanze volatili, per esempio l'acqua, che implica luna impatto Terra un maggiore riscaldamento della superficie lunare rispetto a quella terrestre. Le abbondanze relative di isotopi dell'ossigeno sulla Terra e sulla Luna sono iden-tiche, il che suggerisce che la Terra e la Luna si sono formate alla stessa distanza dal Sole. Georges H. Darwin, secondo figlio di C. Darwin, dopo la morte di de Buffon, tentò di fornire nel 1878 una spiegazione razionale sull origine della Luna at-traverso la teoria della fissione. Tale teoria prevede che la Luna si sia staccata dalla Terra primordiale a causa di una elevata velocità di rotazione e fluidità di quest'ultima. In pratica, una parte della massa che apparteneva alla Terra si separò, provocando una enorme cicatrice in corrispondenza delle zone equatoriali. Questa ipotesi però appare inverosimile perché, per provocare il distacco della Luna, era necessaria una velocità di rotazione della Terra che la doveva portare a compiere un giro completo in 2,5 ore, e questo valore rimane incompatibile con il momento angolare del sistema Terra - Luna. Ciò vuol dire che tutta l'energia presente nel sistema era insufficiente per raggiungere una velocità della Terra tale da portare la durata del giorno terrestre a 2,5 ore. Inoltre, visto che la teoria della fissione ipotizza un distacco dalle zone equatoriali, non riesce a spiegare il motivo per cui l'orbita della Luna è inclinata rispetto all'orbita della Terra. ON LIVE STAGE SCUOLA LABORATORIO DI MUSiCA Via Ferrante, Pagani (SA) ermy_small: Scuola di musica ermy_small: canto e danza Recapito telefonico

5 - 5 - Antropos in the world IL TEATRO COMICO ROMANO a cura di Andropos La parola commedia è tutta greca: κωμῳδία, "comodìa", infatti, è composta da κῶμος, "Kòmos", corteo festivo e ᾠδή,"odè", canto. Di qui il suo intimo legame con indica le antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche, con probabile riferimento ai culti dionisiaci. Peraltro, anche i primi ludi scenici romani furono istituiti, secondo Tito Livio, per scongiurare una pestilenza invocando il favore degli dèi. I padri della lingua italiana, per commedia intesero un componimento poetico che comportasse un lieto fine, ed in uno stile che fosse a metà strada fra la tragedia e l'elegia. Dante, infatti, intitolò comedìa il suo poema e considerò tragedia l Eneide di Virgilio. La commedia assunse una sua struttura ed una sua autonomia durante le fallofòrie dionisiache e la prima gara teatrale fra autori comici si svolse ad Atene nel 486 a.c. In altre città si erano sviluppate forme di spettacolo burlesche, come le farse di Megara, composte di danze e scherzi. Spettacoli simili si svolgevano alla corte del tiranno Gerone, in Sicilia, di cui purtroppo, non ci sono pervenuti i testi. A Roma, prima che nascesse un teatro regolare, strutturato cioè intorno a un nucleo narrativo e organizzato secondo i canoni del teatro greco, esisteva già una produzione comica locale recitata da attori non professionisti, di cui non resta tuttavia documentazione scritta. Analogamente a quanto era accaduto nel VI secolo a.c. in Attica, anche le prime manifestazioni teatrali romane nacquero in occasione di festività che coincidevano con momenti rilevanti dell attività agricola, come l aratura, la mietitura, la vendemmia. PLAUTO: TRINUMMUS (187 circa a.c.) Titus Maccus Plautus, nacque a Sarsina, tra il 255 e il 250 a.c.; i tria nomina si usano per chi è dotato di cittadinanza romana, e non sappiamo se Plauto l abbia mai avuta. Un antichissimo codice di Plauto, il Palinsesto Ambrosiano, rinvenuto ai primi dell 800 dal cardinale Angelo Mai, portò migliore luce sulla questione. Il nome completo del poeta tramandato nel Palinsesto si presenta nella più attendibile versione Titus Maccius Plautus; da Maccius, per errore di divisione delle lettere, era uscito fuori il tradizionale M. Accius. Plauto fu un autore di enorme successo, immediato e postumo, e di grande prolificità. Inoltre il mondo della scena, per sua natura, conosce rifacimenti, interpolazioni, opere spurie. Sembra che nel corso del II secolo circolassero circa centotrenta commedie legate al nome di Plauto: non sappiamo quante fossero autentiche, ma la cosa era oggetto di viva discussione. Nello stesso periodo, verso la metà del II secolo, cominciò una sorta di attività editoriale, che fu determinante per il destino del testo di Plauto. TRAMA DELLA COMMEDIA E una commedia che narra di un personaggio di nome Carmide, che prima di partire per l estero confessa all amico Callicle di un tesoro nascosto in casa e lo prega di nasconderlo al figlio. Dopo la sua partenza, il figlio Lesbonico spende tutto il suo patrimonio giocando e vende pure la casa, lasciando la sorella senza dote. La casa viene comprata da Callicle perché non voleva che cadesse in mano ad altri ed offre una camera a Lesbonico. Il suo amico, Megaronide, gli dice che la gente lo critica e a Callicle non rimane che confessare all amico del tesoro, per poter salvare la sua reputazione. La sorella di Lesbonico era rimasta senza dote e l'amico di lui, Lisitele, per aiutarlo ha deciso di prendere in sposa la sorella senza dote e la presenta al padre Filtone, il quale, dopo aver tratto delle conclusioni, accetta l'idea del figlio e chiede la mano alla famiglia della ragazza. Lesbonico però nonostante la sua dissolutezza non aveva perso il suo senso dell onore e accetta che l amico Lisitele possa sposare la sorella a patto che ella porti in dote l unico pezzo di terra che possedevano. Callicle viene informato di questa situazione da Lesbonico, Stasimo e non poteva acconsentire che la figlia di Carmide si sposasse senza dote soprattutto essendo in possesso del tesoro di Carmide stesso. Chiede immediatamente consiglio all amico Megaronide, il quale per non dettare sospetti incarica un falso messaggero, Sicofante, che finga di ritirare da parte di Carmide una carta per Lesbonico e una somma di denaro per la figlia e con l incarico di consegnarlo a Callicle. Il denaro viene ritirato e dissotterrato per l occasione del matrimonio e per fare questo occorreva che il falso messaggero ingaggiato per tre monete doveva presentare una lettera. Costui si incontra con Carmide di ritorno dal viaggio, il quale, sorpreso urla, lamentandosi con Stasimo per aver perso tutto, casa compresa. Callicle, sentendo le grida di Carmide, esce e spiega all amico come era andata tuttala faccenda. SINOSSI: Scritta negli ultimi anni di carriera di Plauto, cioè tra il 188 e 186 a. C.,per la presenza di abbondanza e varietà ritmiche delle parti cantate e l insistenza con cui si contrappongono i costumi nuovi e quelli vecchi. E la commedia più seria di Plauto dove segue il modello greco di Terenzio. La commedia si svolge nelle vie di Atene. ASSOCIAZIONE LUCANA G. Fortunato - SALERNO SEDE SOCIALE in Via Cantarella (Ex Scuola Media A. Gatto )

6 Antropos in the world DE COGNOMINE DISPUTĀMUS a cura di Antropos Il soprannome è l orma di una identità forte, che si è imposta per una consuetudine emersa d improvviso, il riconoscimento di una nobiltà popolare, conquistata in virtù di un ruolo circoscritto alla persona, quasi una spinta naturale a proseguire nella ricerca travagliata di un altro sé. Il sistema antroponimico era dunque binominale, formato da un nome seguito o da un indicazione di luogo (per es.: Jacopone da Todi), o da un patronimico (Jacopo di Ugolino) o da un matronimico (Domenico di Benedetta) o da un attributo relativo al mestiere (Andrea Pastore), et cetera. Il patrimonio dei cognomi era pertanto così scarso, che diventava necessario ricorrere ai soprannomi, la cui origine non ha tempi e leggi tali, da permettere la conoscenza di come si siano formati, e la maggior parte di essi resta inspiegabile a studiosi e ricercatori. Spesso, la nascita di un soprannome rimanda ad accostamenti di immagini paradossali ed arbitrari. Inutilmente ci si sforzerebbe di capire il significato e l origine di soprannomi come "centrellaro" o come "strifizzo" o "trusiano", lavorando solo a livello di ricerca storica e filologica. E così, moltissimi soprannomi restano inspiegabili, incomprensibili, perché si è perso ormai il contesto storico, sociale e culturale o, addirittura, il ricordo dell occasione in cui il soprannome è nato. Verso il XVIII secolo, il bisogno di far un po d'ordine e la necessità di identificare popolazioni diventate ormai troppo popolose porta all'imposizione per legge dell'obbligo del cognome. Il cognome di questo mese è Vitale. Un cognome sinistro e poco diffuso, in Italia solo 309 persone si chiamano così. Considerando una classifica di diffusione dei cognomi italiani, Vitale appare al cinquantesimo posto. La concentrazione maggiore delle persone che portano questo cognome è in Campagna e in Sicilia, in particolar modo a Palermo. Anche questo cognome, come molti altri si presenta con numerose varianti: Vitali, Vitalini, Vitaliti, Vitaliani, Viataliani, Vitalesta, Vitalizio. L'etimologia riporta al termine latino Vitalis che indica vitalità e la storia nome vede il cognome Vitale già presente in Italia al tempo degli imperatori Romani. Nell'araldica cognomi troviamo diversi stemmi associati al cognome Vitale a seconda della linea di discendenza. Uno di questi, come ci si potrebbe aspettare a partire dall'interpretazione del nome, riporta l'immagine di rigogliosi tralci di vite. I titoli assegnati ai Vitale sono quelli di nobili, conti, marchesi, duchi, baroni e patrizi. Il significato e origini presumibilmente derivano dai San Vitale di Parma, antichissima famiglia risalente al dodicesimo secolo. La famiglia si suddivise in tre linee principali: i Vitale, i conti Paglières, che fu nobilitata nell'anno 1589, e la linea diretta chiamata Ceva San Vitale, chiamata così perché possedeva la signoria dei feudi di Ceva. L'origine del cognome non è certa e come per molti altri cognomi italiano si attesta attorno all'anno mille. Una delle famiglie nobili dei Vitale è quella originaria della Cava de Tirreni in provincia di Salerno, da questa linea discese successivamente il ramo dei Duchi di Tortora. Il cognome Vitale è tutt'oggi molto presente in Calabria nella zona della Locride, qui è possibile trovare famiglie facoltose appartenenti a quella che viene definita "nobilità civica" che posseggono uno stemma di famiglia a partire almeno dal diciottesimo secolo. Il cognome Vitale è appartenuto quindi a diverse famiglie alle quali sono stati assegnati diversi riconoscimenti e titoli nobiliari. Particolare il caso della famiglia Vitale di S. Ilario Ionio che aveva ottene il particolare privilegio dal papa, di poter costruire all'interno del proprio palazzo una cappella. La famiglia in questione si è ormai estinta, mentre il castello è invece sempre in piedi. Personaggi: Luigi Vitale (Castellammare di Stabia, 5 ottobre 1987) è un calciatore italiano, centrocampista della Juve Stabia in prestito dal Napoli. - Vitale martire, difensore della fede, alle radici della Chiesa bolognese. - FM GROUP ITALIA Per un futuro di SUCCESSI CONOSCENZE MIGLIORAMENTI GUADAGNI. Per informazioni e contatti: Presidente FM GROUP CONTURSI Giornalista geom. Carlo D Acunzo Angri (Sa)

7 NOTE ANTROPOLOGICHE Antropos in the world UN GIOVANE PARLA AI GIOVANI CHE COS E L OMOFOBIA? Il XXI secolo: per Stanley Kubrick un era fatta di astronavi, stazioni lunari, viaggi verso Giove ecc Magari la sua era una visione un po ottimistica di quella che sarebbe stata la quotidianità in questo secolo. Eppure non poi così lontana dalla realtà considerando tutte le tecnologie di cui godiamo che non hanno nulla da invidiare a quelle della pellicola kubrickiana, anzi sono in alcuni casi perfino superiori ad esse. Viviamo dunque in un mondo futuristico rispetto al 1968 (anno in cui fu girato 2001: odissea nello spazio ), molto più evoluto non solo dal punto di vista tecnologico ma anche ideologico. Le nuove generazioni hanno idee e mentalità aperte a tutto, proiettate al futuro. I ragazzi non si sentono più cittadini italiani, inglesi o francesi ma cittadini del mondo, di un mondo che livella tutti, per cui tutti sono uguali, senza qualsivoglia discriminazione Non saremmo noi, e non Kubrick, ad avere una visione eccessivamente ottimistica della nostra realtà? Credo proprio di sì. Non può considerarsi infatti evoluta o egualitaria una società come la nostra, in cui esiste ed è ancora forte il problema dell omofobia; in cui una persona viene discriminata ed offesa solo per la sua inclinazione sessuale; in cui giovani di meno di 20 anni vengono spinti fino al gesto più estremo, quello di togliersi la vita, dagli insulti e vigliaccherie di coloro con cui si trovano a vivere e confrontarsi ogni giorno. Solo negli ultimi mesi questo problema è salito tristemente alle luci della ribalta, proprio a causa dei numerosi suicidi di questi ragazzi poco più che adolescenti, mentre prima se ne parlava a malapena, come attesta uno studio pubblicato su un famoso quotidiano che mostra che la parola omofobia non è presente in molti vocabolari precedenti al Proviamo allora noi a spiegare che cos è l omofobia. Omofobia deriva dal greco homoios (stesso, medesimo) e fobos (paura). Il termine omo è qui usato però in riferimento ad omosessuale. Dunque omofobia significa letteralmente paura dell omosessuale. Paura dell omosessuale? Si può avere paura di una persona che ne ama un altra altra dello stesso sesso? Ovviamente no. Allora l omofobia non può considerarsi un terrore dovuto ad un disturbo di V. Andraous psicologico come lo sono invece l agorafobia o l aracnofobia. E bensì un avversione irrazionale nei confronti delle persone omosessuali basata semplicemente sul pregiudizio. Ecco quindi cosa c è alla base di tutto: il pregiudizio. Io odio una persona, la denigro, la emargino solo perché ho dei pregiudizi su di essa, non perché mi abbia fatto realmente qualcosa o dato motivo per odiarla e trattarla in tale modo (non che esistano motivi sufficienti per trattare così un qualunque essere vivente). Abbiamo dunque compreso cosa sia l omofobia. Ci viene quindi immediatamente e spontaneamente da chiederci: chi sono gli omofobi? E triste evidenziare che siamo soprattutto noi giovani. Siamo noi ad insultare i nostri coetanei, a rendere loro insopportabile la vita, a spingerli al suicidio. Proprio quelle nuove generazioni dalle idee brillanti e dalla mentalità aperta, che sognano un mondo senza barriere spaziali ed ideologiche, salvo poi farsi limitare dai pregiudizi. Dobbiamo ricordarci che siamo noi il futuro e prima di aspirare a traversate intergalattiche e navicelle supersoniche, dovremmo pensare a risolvere i problemi che affliggono il nostro mondo, quella che per ora è la nostra realtà. Solo una volta che questi saranno superati e l omofobia, così come tanti altri cancri della società contemporanea, saranno ormai un lontano ricordo, potremo considerarci il mondo futuristico ed evoluto che il grande regista newyorkese aveva immaginato. Paolo Zinna VENERDI 10 GENNAIO, E STATA PRESENTATA AGLI MEMBRI DELL ASSOCIAZIONE LUCANA G. FORTUNATO LA COMMEDIA LA MOGLIE DELL OSTE, DI FRANCO PASTORE. ANFITRIONE DELLA SERATA, IL PRESIDENTE, PROF. ROCCO RISOLIA

8 NICODEMATE LE QUOTE NERE Nel numero di Ottobre del 2011 di questa Rivista parlammo delle quote rosa, soffermandoci sui problemi di specie in quanto, com è noto, non ci sono solo maschi e femmine secondo Madre Natura, ma anche Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transessuali/ Transgender riuniti sotto l acronimo LGBT. Per essere precisi sono state di recente emanate, e pubblicate sul sito governativo delle pari opportunità, delle Linee guida per un informazione rispettosa delle persone LGBT alle quali i giornalisti debbo attenersi quando parlano di inclinazioni sessuali. Così oltre all acronimo suddetto debbono usare il termine famiglia omogenitoriale, al posto di famiglia gay, e di madre surrogata invece di utero in affitto. In quelle note ci soffermammo soprattutto sui criteri di assegnazione delle quote; ma, si sa, quando ci si mette su un piano inclinato non si può che scivolare fino in fondo. Ed ecco le quote nere. L ineffabile ministra Kyenge, la prima di colore (nero) e di origine congolese della Repubblica italiana, dopo aver minacciato di togliere il velo alle suore e di usare i termini genitore 1 e genitore 2 in luogo di padre e madre, per cui anche il Decalogo dovrebbe essere rivisto nel senso di Onora il genitore 1 e il genitore 2 (vedi Rivista Ottobre 2003) non poteva, coerentemente, proporre di riservare delle quote nere nell accesso ai gradini alti della nostra società. E superfluo d altra parte e non politically correct domandare alla Signora se in Congo, dove al momento languono delle famiglie italiane trattenute con mille cavilli insieme ai loro bimbi adottati, vengono riservate delle quote di colore (bianco) nei gradini alti di quella società. Ma tant è. Domani che avremo sicuramente un ministro cinese, questi rivendicherà le quote gialle e così via fino alle quote arcobaleno di cui già abbiamo la bandiera esposta fin nelle chiese, ignorando che è un simbolo nato in ambiente teosofico contro il cristianesimo: i suoi colori sono invertiti rispetto a quelli naturali! E, insomma un inganno satanico! La stessa Francia, che non sta meglio di noi, caduta com è nelle mani del socialista Hollande ha avanzato la richiesta delle quote rosa per i morti. Nel Panteon di Parigi, infatti, d ora in poi dovranno essere seppellite più donne, perché attualmente il rapporto tra salme maschili e quelle femminili è di 2 a 70! Non so se fra questi c è qualche appartenente ai LGBT. Antropos in the world E non finisce qui. Perché è facile prevedere che prima o poi avremo anche le quote religiose: Come opporsi infatti alle quote musulmane, protestanti, valdesi, ebrei e via enumerando fino alle 836 religioni censite solo nel nostro Paese? Ne deriverà che ogni volta che bisognerà comporre un organismo si dovrà usare il sistema degli spiedini: un wrustel, una cipollina,un pez zo d agnello, uno di maiale, un peperone e così via; per cui avremo:un bianco, un nero, un giallo, un musulmano, un cattolico, un protestante, un gay, una lesbica, una giovane, una vecchia, e così via all infinito. Purtroppo una cosa è certa: l Europa è un continente che sta invecchiando - a scuola, ricordo, era definita il Vecchio Continente - ed i vecchi, per natura, sono destinati a morire. Renato Nicodemo ) Torre del Greco. Incontro divulgativo sulla prevenzione oncologica all I.C. Angioletti Mercoledì 15 gennaio 2014, alle ore 10,30, presso l Aula Magna dell Istituto Comprensivo Angioletti di Torre del Greco, Via Giovanni XXIII, si terrà un incontro divulgativo sulla prevenzione oncologica, al quale sono invitati a partecipare i genitori degli alunni della scuola e la cittadinanza. Introduzione a cura del Dirigente Scolastico dell Istituto Dott. Pasquale La Femina e del Prof. Aniello Ragosta. INTERVENTI: Aspetti di prevenzione nelle neoplasie colorettali (Prof. R.V. Iaffaioli Diretore UOC Oncologia Medica Addominale Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale). Possibilità di prevenzione per le neoplasie del testicolo (Dott. Gaetano Facchini Dirigente Divisione Uroginecologica Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale). Le malattie da troppa luce - (Dott. Fabrizio Ayala Dirigente reparto di Dermatologia Oncologica Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale) La prevenzione in ginecologia - (Dott. Cono Scaffa, Dirigente Medico della S.C. di Ginecologia Oncologica Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale) Il Dirigente Scolastico Pasquale La Femina - 8 -

9 Antropos in the world II CONCORSO INTERN.LE DI POESIA RELIGIOSA MATER DEI, bandito dalla Rivista Antropos in the world, in collaborazione con la Chiesa Madre SS.Corpo di Cristo, la Fondazione Carminello ad Arco e l Università Paganese S. Maria Luigia del Sacro Cuore. Possono partecipare poeti ovunque residenti e di qualunque nazionalità, con una lirica dedicata alla Vergine Maria. La quota di partecipazione è di 10,00, che dà diritto a ricevere la rivista per un anno. Sono ammessi a partecipare, per la prima volta, gli alunni della Scuola Elementare, che dovranno inviare un breve componimento in poesia o anche in prosa, purché nessun adulto vi abbia messo mano. La partecipazione dei bambini è gratuita. Inviare i lavori alla Direzione di Antropos in the world, via Posidonia,171/h Salerno, entro il 18 marzo AISOPOS ET PHAEDRUS IN NAPOLETANO ʹΌ ὶ ὰ ὼ ὶ ὲ (Da Aἲsopo, favole latine in napoletano, di Franco Pastore A.I.T.W. Edizioni) L asino, la volpe ed il leone Un asino ed una volpe fecero amicizia e insieme se ne andarono a caccia. Incontrarono un leone dall'aria minacciosa. La volpe intuì il pericolo che stava correndo, gli si avvicinò e cominciò a parlargli: si impegnava a consegnargli l'asino, in cambio della sua salvezza. I leone le promise la libertà: così la volpe condusse l'asino verso una trappola e ce lo lasciò cadere. Il leone, appena vide che l'asino era nell'impossibilità di fuggire, assalì per primo la volpe e poi, con calma, ritornò ad occuparsi dell animale che era caduto nella trappola. O CIUCCIO, A VOLPE E O LIONE (L amicizia co putènte nu porte proprie a niente) Nu ciùccio e na volpe, grandi amici, decisero di andare a caccia insieme. Trasèttere ndo bosco assai felici, cu ll aria di chi nessuno teme. Ma proprio là, tra piante e cacciaggiòne, t incontrano nu cazzo di leone. A volpe, nfàme assai e un poco zòccola, vennètte l asino per vita e libertà. Vuttàje l amico ciuccio dìnte a na trappola e s apprestàje a muoversi di là. Ma o leone, per un senso di giustizia, prima, mangiàje a volpe a colazione e po pranzaje co ciucce, a profusione. Aἲsopo μύθο CCLXX Fabula docet ( ύ ò : - L amicizia co putènte nu porte proprie a niente. - Chi la fa, l aspetti. - Non sempre l astuzia porta guadagni. Lexicon necessarium: Trasettere: entrarono insieme. nfame: infame; dal lat. in (negativo) + fama, cattiva reputazione. Vennètte: vendette, mise in vendita, alienò l amico. Vuttàje: (nel senso di spingere) dal francese antico bouter - 9 -

10 DALLA REDAZIONE DI BERGAMO Antropos in the world Tra mito e storia sospesi sull orlo del tempo Nelle vicende storiche della Jugoslavia, formatasi alla fine della prima guerra mondiale e disgregatasi dopo la fine della guerra fredda, la presenza dei miti e delle mitologie delle piccole nazioni ha svolto un ruolo peculiare, sia per le caratteristiche locali e regionali delle diverse componenti della federazione, sia per i molteplici e complicati intrecci con la situazione internazionale del secolo breve. La posizione e collocazione politica delle nazionalità dello stato jugoslavo, le secolari tradizioni di lotta per sottrarsi al dominio delle grandi potenze hanno strettamente legato i destini dell homo balcanicus alle sorti collettive degli slavi del sud. Da qui il radicarsi di una Weltanschauung, spesso trasformata in ideologia ufficiale, dove le esistenze dei singoli riescono ad assumere un senso e un significato solo e soprattutto nell incontro e nel rapporto con la Grande Storia. Nel caso jugoslavo, questo rappresenta un decisivo elemento di continuità, pur fra tante rotture, del passaggio dal comunismo al nazionalismo. E il richiamo al sacrificio in nome di un ideale classe operaia, partito, patria, nazione - è stato continuamente evocato e richiamato per legittimare le immense perdite umane delle guerre inter-jugoslave degli anni Novanta del secolo scorso. Il caso della Serbia, deus ex machina prima, carnefice/vittima poi, della federazione jugoslava, destinata ora ad una transizione che appare infinita, è fortemente segnato dal continuo intreccio di storia e di memoria, dove le gloriose sorti passate non riescono a riscattare le difficili sopravvivenze presenti. E dove la durata di vita del singolo si perde nel tempo eternalizzato di regimi che puntano a sopravvivere alla propria epoca. Il confronto fra il pover uomo e la Grande Storia che non lascia scampo, che nutre molte pagine delle letterature dell Europa centro-orientale, è un Leitmotiv della letteratura serba contemporanea. Individui braccati dalla storia attraversano le pagine di Milos Crnjanski e di Borislav Pekic, di Slobodan Selenic e di Aleksandar Tisma, di Mirko Kovac e di Zivojin Pavlovic. Ma anche quelle di un best-seller popolare come Il libro di Milutin di Danko Popovic, monologo di un contadino che la Storia ha costretto a diventare guerriero. Curiosamente, la letteratura diventa anche (insieme al cinema) il luogo dove è possibile parlare delle sconfitte e delle perdite, nominare ed elaborare lutti. La sensazione di essere rimasti orfani tutti dopo la morte di Tito, la sparizione della Jugoslavia, un cadavere che non verrà mai seppellito, i ricordi di infanzie che, per chi ha più di quindici anni, hanno avuto luogo in un paese che non esiste più. E ora i traumi di una guerra che, anche là dove non ha toccato fisicamente gli individui, ha mutato il loro paesaggio esterno, ha mandato all aria le loro vite, colpito la loro psiche. Si affida alla pagina scritta il compito di conservare i ricordi e gli affetti, di raccontare le migrazioni, manifestare le nostalgie: quello che i monumenti e le case più volte distrutti, le frontiere spostate non possono fare. E vengono in mente due grandi scrittori chiusi in casa, nella loro città occupata, durante la seconda guerra mondiale. Ivo Andric, a Belgrado, scrive i suoi capolavori ma affida gli incubi e le riflessioni al suo diario, Miroslav Krleza, a Zagabria, confessa al suo le angosce delle notti insonni, insegue le tracce che le notizie belliche trasmesse per radio lasciano nei suoi sogni schiumanti. Entrambi si sentono the war inside, ne studiano le conseguenze. Oggi ci appaiono incredibilmente attuali nel soffermarsi sugli effetti collaterali di un esposizione prolungata ai suoni e alle visioni di guerra. Il conflitto esploso nel 1991 tra le diverse etnie della ex Jugoslavia ha riportato, dopo quasi cinquant anni, la guerra in Europa. Esso ha fatto riaffiorare drammatici ricordi e riaperto questioni etiche che il vecchio continente si era illuso di aver definitivamente dimenticato o risolto, almeno nel proprio territorio, dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Per molti anni la Jugoslavia era stata additata come modello di convivenza pacifica di diverse etnie, che in un passato non molto lontano erano state tra loro in conflitto. Dopo la crisi economica degli anni Ottanta, nel giro di pochi mesi l edificio federale jugoslavo crolla, e la sua disgregazione è così repentina da lasciare tutti sbigottiti. Le tragiche vicende di questo conflitto sono il risultato dell'incrociarsi di vari fattori, politici, economici e sociali, di ordine locale, nazionale e internazionale. Guerra fra popoli o guerra fra stati, guerra di classi o di nazioni? Come definire questa guerra infinita, si sono chiesti i profani, ma anche gli osservatori? Gli aspetti sociali sono sempre rimasti sullo sfondo, molteplici tensioni fra le diverse aree del paese, che negli anni Ottanta ha vissuto una profondissima crisi economica, si sono trasformate in scambi di slogan nazionalistici

11 Antropos in the world L'economia di guerra ha azzerato gli indicatori della produzione e dello sviluppo, ha costretto a un egualitarismo della sopravvivenza. Il popolo è di nuovo una misera massa dalle invisibili stratificazioni. Le campagne si sono impadronite delle città: i nuovi arrivati sono quasi sempre profughi delle aree rurali più arretrate. Per mesi il cielo sopra Sarajevo è stato percorso dagli aerei della Nato mentre radar sofisticatissimi segnalavano ogni movimento a terra, individuavano in tempo reale le fosse comuni in cui venivano gettati i cadaveri, come nel caso del villaggio di Srebrenica, conquistato dalle forze serbe nel luglio Ma la comunità internazionale non è riuscita a fermare il massacro, che si è protratto per quasi quattro anni con un gran uso di mine e granate, e con la pratica diffusa del saccheggio, il cui bottino erano case e televisori, mucche e trattori, prosciutti e videoregistratori. Una guerra poco stellare e molto domestica che ci è apparsa come un miscuglio continuo di modernità e barbarie, difficile da descrivere e raccontare. Una guerra nata come "guerra delle informazioni e delle notizie", in cui il ruolo dei media è stato decisivo nel far esplodere lo scontro armato. La lotta per il controllo della radio, della televisione, dei giornali ha sempre preceduto la guerra vera, i ripetitori televisivi sono stati spesso i primi obiettivi militari. Iniziata, nel 1991, con l'intervento dell'esercito federale contro la secessione di Slovenia e Croazia - le due repubbliche occidentali che si erano dichiarate indipendenti - proseguita come contenzioso serbo-croato, nel 1992 la guerra si è spostata verso sud. E, come previsto, è diventata una carneficina. In Bosnia-Erzegovina non esistevano regioni abitate da una sola nazionalità, e nei comuni dove una delle tre popolazioni (serbi, croati e musulmani) era in maggioranza, lo era sempre in misura relativa (per esempio, nei 52 comuni dove costituivano la maggioranza i musulmani, essi rappresentavano il 61% della popolazione). E sempre tanti erano quelli che si definivano "jugoslavi". Nella Jugoslavia di Tito la posizione dei musulmani era rimasta indeterminata fino al 1968, quando vennero riconosciuti come la quarta nazionalità (insieme a sloveni, croati, serbi) di lingua serbo-croata e la loro "m" iniziale, fino a quel momento minuscola, diventa maiuscola - rimane piccola quando si designa la religione. Per sottolineare che i musulmani della Bosnia-Erzegovina non sono ne serbi ne croati, ma nemmeno turchi, molti amavano definirsi "bosniaci". Sarajevo aveva cercato di esprimere la propria diversità rispetto a Zagabria e a Belgrado, di mantenere cioè una posizione di neutralità fra i due Grandi - Croazia e Serbia - dai quali, durante il corso del ventesimo secolo, l'elemento musulmano aveva più volte temuto di essere stritolato. Le trattative per la spartizione della Bosnia- Erzegovina fra il presidente croato Tudjman e quello serbo Milosevic, hanno accompagnato le diverse fasi del conflitto e hanno rafforzato le posizioni filo-islamiche favorevoli alla costruzione di uno stato-nazione musulmano. Secondo la versione ufficiale del governo di Zagabria, il conflitto ha contrapposto due stati, la Serbia e la Croazia, dalle tradizioni storiche e dalle religioni diverse. Belgrado definisce, invece, lo scontro in primo luogo etnico. Il governo bosniaco, invece, accusa di aggressione le forze serbe e, in una certa misura, anche quelle croate. Non c'erano due eserciti che si fronteggiavano, non c'era una linea del fronte verso cui avanzare o ritirarsi; anche per questo i motivi del contendere inter-jugoslavo da fuori sono apparsi spesso imperscrutabili, tanto più che una guerra combattuta in nome di ideali etnici non fornisce elementi per un'identificazione immediata con l'una o l'altra delle parti in causa. Le violenze e gli eccidi, i crimini compiuti sono stati definiti con il termine di ''guerra civile": non c'è niente da fare, bisogna aspettare che la smettano di scannarsi fra loro, sussurravano i diplomatici, che esprimevano un'opinione molto comune. C'è un aspetto per cui questa guerra è civile, in modo addirittura letterale. La popolazione delle città e dei villaggi diventa l'obiettivo delle operazioni militari di chi vuole ripulire" un territorio dalla nazionalità nemica: questo, appunto, si intende con "pulizia etnica". Nel frattempo, però, quelle stesse persone sono "ostaggio" di chi li vuole difendere: cos è accaduto a Vukovar, a Mostar, a Sarajevo. Questa dinamica ha disgregato il tessuto sociale, ha diviso i "puri" dalle famiglie miste, i ricchi - che possono pagarsi la fuga - dai poveri, i giovani dai vecchi, gli uomini dalle donne. Da questo punto di vista le guerre jugoslave degli anni novanta sono profondamente diverse dalle guerre civili politiche del ventesimo secolo. Il singolo è "inchiodato alla nazionalità", è questa che lo determina, può fare una scelta diversa solo sfidando l'accusa di essere un "traditore della nazione". Maria Imparato APERTA A PAGANI L UNIVERSITA DELLE TRE ETA Si aspettano ancora le iscrizioni! Telefoni utili: Segreteria: Parrocchia SS.Corpo di Cristo:

12 RACCONTO DEL MESE: Durante l assenza del maestro, i discepoli s immersero a capofitto nelle Memorie per commentarne il contenuto e trarre qualche briciolo di sapienza che potesse giovare a coloro, che, privi di senso critico, sono condannati a vivere secondo quei principi definiti luoghi comuni. Leggiamo nelle Memorie: Aroldo, seconda classe del liceo classico; disavventura scolastica. Aroldo, stanco per le continue mortificazioni cui veniva esposto per le quasi quotidiane interrogazioni, maturò il tristo proposito di schiaffeggiare la docente. Ovviamente scelse il sistema meno opportuno e oltretutto, quello che avrebbe fatto sarebbe stato un insano gesto di selvaggia inciviltà. Comunque, dopo aver messo a punto la dinamica del progetto, mise a segno il colpo. La professoressa svenne, la classe uscì dall'aula gridando: Il terremoto, il terremoto e ci fu un fuggi fuggi generale. Alla fine il Preside, alcuni professori, il bidello e i pochi alunni che erano in classe rianimarono e consolarono la malcapitata docente di materie letterarie. Alla fine delle lezioni, Aroldo seppe dai compagni che il Preside aveva deciso di espellerlo da tutte le scuole e che avrebbe notificato ai familiari la debita decisione. Aroldo, cinico e calcolatore, per evitare che il decreto di espulsione cadesse nelle mani dei genitori, si recò nella zona più malfamata della città e, mentre dava uno sguardo in giro, sentì una voce: ehi signorino, vuoi fare esperienza? Ehi, perché non rispondi? Beh, io non ti piaccio, e hai ragione, perché sono una vecchia baldracca, ma sappi che ho una graziosa figliola che fa al caso tuo, se poi sei di gusto raffinato, la più piccola è ancora verginella. Dipende da quanto vuoi spendere. Aroldo, trattenendo le lacrime, con voce, quasi strozzata disse: Ti darò quando mi chiedi, se domani verrai al liceo e dirai di essere mia madre. Se sei d accordo ti lascio un anticipo. Ma la donna, decisa e sicura di sé, rifiutò l anticipo dicendo: Ci vedremo domani a scuola. L indomani, al suono della campanella si aprirono i cancelli del liceo; la signora, secondo il suo stile, aveva indossato il basso, una specie di gonna che la mostrava come un malcapitato, assalito dai lupi, una camicetta, tutta scollacciata, sormontata da un pellicciotto, chiuso da un lato da un fermaglio che fuoriusciva dalla bocca di una volpe. Il giovane voleva definire i dettagli del copione che avrebbero dovuto eseguire, ma la donna decisa, disse: Ci penso io! Non appena varcarono l ingresso della Presidenza, la don- LA PROSTITUTA Di Egidio Siviglia Antropos in the world na spinse violentemente il ragazzo e senza che il Preside e i presenti potessero rendersi conto di ciò che stava per accadere, incominciò la sceneggiata: Signor Preside, io sono la mamma di questo soggetto e sono venuta a chiedere notizie, perché or sono tre mesi che si è chiuso in un mutismo che mi preoccupa. Il Preside, con voce imperiosa, alzandosi in piedi gridò: Signora, suo figlio è un delinquente! La donna non si scompose e con un gesto fulmineo, aggredì il giovane e cominciò a picchiarlo e quando i presenti intervennero, invitarono il giovane ad uscire, ed il Preside notificò alla signora il decreto di espulsione del ragazzo. All'esterno dell istituto il giovanotto attese per mantenere la promessa: E allora quanto ti debbo? La risposta fu immediata: Non voglio niente! Ma, ora ascolta: Ti ringrazio perché mi hai fatto rivivere un momento della mia adolescenza Un giorno la maestra si fermò a parlare con una collega, al limite tra il corridoio e la porta; e poiché la scolaresca era turbolenta, la docente ritornò in classe e affidò ad un capoclasse il compito di vigilare su eventuali intemperanze. Il capoclasse, dopo aver pulito accuratamente la lavagna, dall'alto in basso al centro in tutta la sua altezza, tracciò una linea e a sinistra scrisse BUONI e nell'altra metà CATTIVI. Al ritorno della docente e alla lettura del rapporto del capoclasse, che era al primo posto tra i Buoni, tutta la classe era in attesa di chissà che cosa. Quando gli occhi della prof. si fermarono su un certo nome, ehi! Anche tu E aggiunse: Cosa hai fatto, sgualdrinella? La risposta fu un fiume di lacrime e una crisi di nervi. Non mi resi conto che l elenco dei Cattivi era un etichetta e i nomi erano categorie sgualdrina, sgualdrinella, prostituta, zoc putt e ora si dice escort. E tutta la mia vita! Prendi coscienza che oggi sei stato etichettato tra i cattivi, nella categoria dei delinquenti. Lotta per liberarti dall'etichetta! Ecco perché non voglio niente. Anche le escort hanno una dimensione umana. Ciò detto gli assestò un bacio sulla fronte e si dileguò nella società delle etichette. Un amena storiella o uno spaccato di vita? Chi è nell'elenco dei buoni potrà ridere e chi è nell'elenco dei cattivi penserà che, oltre alla categoria descritta, ci siano, anzi ci sono anche le altre categorie e allora ci si domanda: L etichetta e le successive sottospecie sono causate dall'arbitrio del capoclasse, dipendono dal caso o fanno parte di un calcolato progetto?. Meditate. L autore

13 MOMENTO TENERO ALLA LUNA di Franco Pastore Dalla raccolta OLTRE LE STELLE Dedicata al Paese dell Amore Antropos in the world Sorella delle stelle, o cerea luna, che, silenziosa, rischiari il buio della notte, quante preghiere nel tuo ciel raccolte! Tu custodisci, come tempo andato, la debole memoria del passato. Son le preghiere assorte di Maria, quando le nacque il figlio, poi, morto in Croce; son le preghiere della mamma mia, quando dal cancro ritrovò la pace. Son le preghiere dei vinti d ogni guerra, di tutti i Cristi trucidati sulla terra. Con questi versi, or ti affido il cuore, che inumato sia in un ciel d amore. SS.CORPO DI CRISTO - DON FLAVIANO BENEDICE GLI ANIMALI L iniziativa è stata promossa dalla Associazionene Atena e dall Azione Cattolica S.Felice. Tutti hanno risposto alla Sua"chiamata"! Grande la partecipa-zione della cittadinanza per la celebrazione e la benedizione per i nostri amici animali, nella ricorrenza di Sant'Antonio Abate presso la Chiesa del SS.Corpo di Cristo a Pagani

14 LA DONNA NELLA STORIA Antropos in the world L AFFASCINANTE MARGARETHA Nel 1914 Mata Hari, una bella danzatrice esotica, viene arruolata come spia dai tedeschi. Su ordine di un certo Ludovico, ella attira in casa sua l'ufficiale francese François Lassalle, detentore di preziosi documenti dei quali lei vorrebbe impossessarsi, cosa che le riesce ma intanto s'innamora di lui. Incaricato di una nuova missione e terribilmente geloso, François rompe la relazione. Mata Hari si rifugia in Spagna, ma poi torna in Francia per cercare di rivedere François. Questi intanto, sorpreso da una pattuglia tedesca, viene ucciso. Mata Hari, tradita dagli stessi tedeschi, viene incarcerata dai francesi, processata e fucilata nel fossato del castello di Vincennes. Nata il 7 agosto 1876 a Leeuwarden, nella Frisia olandese, Margaretha Geertruida Zelle è dal 1895 al 1900 l'infelice moglie di un ufficiale che ha vent'anni più di lei. Trasferitasi a Parigi dopo il divorzio, comincia a esibirsi in un locale non certo raffinato e di classe come il Salon Kireevsky, proponendo danze dal sapore orientaleggiante, rievocanti un clima mistico e sacrale; il tutto condito con forti dosi di "spezie" dal forte sapore erotico. Più che naturale che il mondo dell'epoca non poteva non accorgersi di lei. Infatti, in poco tempo diviene un "caso" e il suo nome comincia a circolare nei salotti più "pettegoli" della città. Intrapresa una tournè per saggiare il livello di popolarità, viene accolta trionfalmente ovunque si esibisca. Per rendere più esotico e misterioso il suo personaggio cambia il nome in Mata Hari, che in lingua malese significa "occhio del giorno". Inoltre, se prima era il suo nome che circolava nei salotti, ora vi è invitata di persona così come, poco dopo, lo è nelle camere da letto di tutte le principali metropoli come Parigi, Milano e Berlino. Ma l intensa vita di Mata Hari subisce un brusco cambiamento con lo scoppio della prima guerra mondiale. Come ogni guerra che si rispetti, in gioco entrano non solo i soldati e le armi, ma anche strumenti più sottili come spionaggio e trame segrete. Gli inglesi, ad esempio, sono coinvolti in grandi o- perazioni Medio Oriente, i russi si infiltrano a Costantinopoli, gli italiani violano i segreti di Vienna e sabotatori austriaci fanno saltare in porto le corazzate "Benedetto Brin" e "Leonardo da Vinci". LA FAMOSA MATA HARI Ma ci vuole qualcosa di più dei cervelli che decifrano messaggi e delle spie che si appostano. Ci vuole un'arma seduttiva e subdola, qualcuno che sappia carpire i segreti più nascosti operando sul cuore vivo delle persone. Chi meglio di u- na donna dunque? E chi meglio ancora di Mata Hari, la donna per eccellenza, colei alla quale tutti gli uomini cadono ai piedi? I tedeschi dispongono di Anne Marie Lesser, alias "Fraulein Doktor", nome in codice 1-4GW, la donna che con Mata Hari divide la ribalta dello Spionaggio, capace di sottrarre al Deuxième Boureau la lista degli agenti francesi nei paesi neutrali. La guerra segreta instilla il tormento dell'insicurezza, di un nemico che vede tutto. Fragile, ricattabile, affascinante, confidente di molti ufficiali poco inclini alla vita di caserma, Mata Hari è il personaggio ideale per un doppiogioco fra Francia e Germania, assoldata con-temporaneamente dai due servizi segreti. Ma se un agente "doppio" è arma ideale di informazione e disinformazione, della sua fedeltà non si può mai essere sicuri. In quel terribile 1917, che vede l'esercito francese minato dalle diserzioni sullo Chemin des Dames, Mata Hari diventa il "nemico interno" da eliminare. Poco importa discutere ancora se la Zelle fosse o no il famigerato agente H-21 di Berlino. Colpevole o meno di tradimento, il processo serve allo stato maggiore per rinsaldare il fronte interno, cancellando i dubbi sulla credibilità del servizio informazioni di Parigi. E salda i conti aperti dello spionaggio francese fin dal tempo del caso Dreyfus. Per onore di cronaca, è giusto sottolineare che Mata Hari, durante le fasi del processo, si proclamò sempre innocente pur ammettendo in tribunale di aver frequentato le alcove di ufficiali di molti paesi stranieri. Proprio nel 2001, inoltre, il paese natale della leggendaria spia ha chiesto ufficialmente al governo francese la sua riabilitazione, nella convinzione che fu condannata senza prove. Dalla sua vicenda è stato tratto un celeberrimo film con Greta Garbo

15 IMMAGINI D UN ALTRO TEMPO a cura di Andropos IERI COME OGGI Antropos in the world Almeno prima ci si arrangiava, poi, c erano i sogni ed in fondo, anche un briciolo di dignità. Oggi, per le trame maldestre di una oligarchia politica incapace ed asservita diffonde incertezza tra i giovani e nemmeno una valigia di cartone ci rimarrà per riparare all estero. Una crisi creata miete vittime e semina miseria, uccidendo, uno ad uno, tutti i principi della costituzione e della democrazia: a) Diritto sacrosanto alla casa; b) diritto della sovranità del popolo; c) diritto al lavoro; d) diritto alla libertà di parola e d iniziativa. Persone non votate dal popolo governano il paese, legiferano a loro piacimento e mantengono un regime di folle pressione fiscale, determinando la caduta vertiginosa dei posti di lavoro, la sfiducia nelle istituzioni e limitando di fatto la libertà di espresione e di iniziativa privata. Le piccole imprese chiudono, le strade diventano meno frequentate, i vecchi muoiono di crepacuore e bollette fioccano a ripetizione su di una Italia che sta moerendo. Come se stessimo attendendo qualcosa che tarda a venire, ma cosa? La stampa asservita insiste su cranaca nera e proponimenti senza senso, mentre la TV filosofeggia e sciorina stronzate. Pare che non ci si renda conto che sommando le uscite, esse superano di gran lunga le misere entrate, non quelle dei politici, che stanno lì per fotterti, ma quelle dei pensionati, lavoratori nei vari settori, impiegati, docenti di ogni ordine e grado, di una larga fascia la cui retribuzione si aggira tra gli 800 e le 1500 euro. Poveracci, senza scampo e senza privilegi, fanno i conti con canoni, mutui, spazzatura, agenzia delle entrate, bollette di luce, di gas, di telefono e tasse universitarie per i figli. A si aggiungono necessità quotidiane, mangiare, visite mediche, medicine, manutenzione della casa e così via. E le mutande? Eh sì, bisogna comprare pure quelle, ma non vi sono i soldi! Ed allora? Allora è proprio il caso di dire che siamo rimasti senza mutande! ANTROPOS IN THE WORLD FESTEGGIA I PRIMI DIECI ANNI DI VITA!!!

16 Antropos in the world PROVERBI E MODI DI DIRE - OVVERO ELEMENTI DI PAREMIOLOGIA L acqua ca nu cammina fete. Ntiempo di uèrra ogni buco è pirtuso. Vutt a vreccia e accùve a mano. A merola cecata a notte face o niro. A squagliata ra neve se verene i strunzi. Esplicatio: Implicanze semantiche: L acqua stagnante puzza. In tempi difficili ci si accontenta del poco. Si cerca sempre di dare agli altri la colpa dei nostri errori. Le cose fanno fatte al monento giusto. Il tempo mostra tutte le verità. Sirica Dora Fète: puzza.dal lat.foetēre:puzzare.maleodorare. Pirtuso: buco, da un lat. pertusium, da pertundere. Cecata: cieca, denominativo da cieco. Strunzi: escrementi di forma cilindrica. Etim. dal longobardo strunz, sterco. Metaf. di uomo sciocco, o spegevole. Squagliata: divenuto liquido, sciolta. Etimologia: s detrattiva + quagliata, dal latino volgare coagliàre, da coagulāre. CONTINUITA TRA CULTURA E TRADIZIONE a cura di Andropos I proverbi sono la maniera di pensare dello stomaco, con i proverbi lo stomaco fabbrica delle briglie per l'anima, per poterla governare più facilmente, dice Maksim Gorkij. In effetti Nulla diventa mai reale finché non è conosciuto per esperienza. Persino un proverbio non è un proverbio finché la Vita non ce lo ha illustrato. Il proverbio oggi si rivelerebbe insufficiente a interpretare la modernità non tanto per la sua struttura quanto per il suo modello analogico di ricognizione. In effetti, il pensiero moderno ricerca definizioni e concettualizzazioni, e esclude la partecipazione del discernimento e del buon senso dell uomo. Inoltre sono venuti meno opinioni, giudizi, idee comuni, nonché una morale condivisa da tutti. Altri pensano che i proverbi o ripetono logore verità, con l'aria saputa di chi vedendo il sole t'avverte che è giorno, o si contraddicono l'un l'altro, tanto bene, che alla fine la così detta saggezza dei popoli sembra riassumersi in una massima sola: Regolati come ti piace e forse avrai ragione. Ma la puntuale ricostruzione dei possibili significati di ogni proverbio fa emergere un aspetto in qualche modo sorprendente: la continuità, in passato, fra la cultura popolare e la tradizione letteraria più colta, che smentisce, almeno in parte, l'opinione corrente che relega il proverbio a sola espressione dei più retrivi luoghi comuni. Concludendo, Il proverbio è una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica e, molto spesso, in metafora, che, desunti dall'esperienza comune, non hanno nessuna presunzione di insegnare. Essi fotografano i tempi socio storici di riferimento e conservano il gusto del tempo, o le ingenuità che precedono la presunzione dei saccenti. Dalla XII novella di Masuccio Salernitano LA MOGLIE DELL OSTE di Franco Pastore regia di Matteo Salsano Per chiedere il dvd : tel e fax

17 Antropos in the world S. VALENTINO TORIO E LA POESIA Progetto di pubblicazione della silloge dedicata al paese dell amore Il dott. Felice Luminello, Sindaco di San Valentino Torio, diviene, con la sua Amministrazione Comunale, Mecenate di poesia, con la pubblicazione, per il prosimo febbraio, della silloge IL PROFUMO DI ERMIONE, dedicata al paese dell amore. Qui di seguito, la prefatio che il Sindaco Luminello ha scritto all opera di Franco Pastore. Accingersi alla lettura di Oltre le stelle è come immergere il nostro gusto estetico in una sorgente vivida di sentimento, dove persino la memoria s arricchisce di risonanze che, sia pure ataviche, donano dolcezze inusitate al cuore. Una sorta di dualismo, tra realtà sentita e quindi trasfigurata e quella concreta, tangibile, ma transitoria e corruttibile, motiva una trasfigurazione poetica, che intimizza ed universalizza, come a cogliere i segreti della vita e dell universo, quasi un bisogno d eternità attraverso un intermittenza del cuore, in cui le parole già sembrano qualcosa di estraneo (1). Di qui, il titolo Oltre le stelle, dedicato alle proprie radici, che indelebili, hanno segnato l animo del poeta, determinandone, nella catarsi, il ritorno ai fulgidi colori dell infanzia. Ritorna il ricordo del passato, che ghermisce la solitudine delle nuove generazioni, accendendo il sole di un nuovo giorno, in cui l amore ravviva e concretizza i disegni dei nostri padri. La poesia nasce dove la si cerca, una scintilla d ispirazione è la vera maestra del poeta.un tramonto,l erba verde e cose del genere, per chi sa usarle diventano poesia. E questo il pensiero dello scrittore giapponese Yuan Mei, opportunamente citato dal Mirabella che aggiunge si ha la sensazione che siamo di fronte ad uno spirito inquieto, che coglie e si ispira ad una realtà osservata/scrutata con l'occhio attento e sgombro da futili pregiudizi. Una realtà di coscienza e dunque fatto di cultura: in cui la freschezza poetica è garantita da una genuin na, inesauribile capacità di stupirsi e di stupire e si avverte, continua il noto saggista, come nei versi ci sia un filone nascosto, segreto, che lega la figura alla parola: e le parole nel loro suono e nelle loro cadenze ritmiche pongono l'accento sui valori fonici, che corrispondono ai valori plastici essenziali (1). Ed ancora: Il poeta possiede un interiorità lirica, che gli deriva da stati d animo particolari, che si tramuta in immagini poetiche, in allegorie e metafore singolari. Il linguaggio diviene, allora, veicolo di sentimenti celati, intimi, inconfondibili. I suoi versi sono intensi e carichi d umanità, tutta intessuta quest ultima dei fondamentali valori che derivano dall amore, a volte estatico, a volte inappagato, ma sempre teso alla ricerca di una dimensione universale, che accomuna gli animi oltre il tempo e lo spazio, in un contesto naturale conti-guo, se non complice. (3) Non resta che leggere le liriche, per vivere quella struggente sensazione di lanciarsi a capofitto in una foresta brulicante di sensazioni, che, alla fine, tracimano l animo sempre più su, fin oltre le stelle. Felice Luminello Felice Luminello, con Vincenzo De Luca, nella chiesa di San Giacomo Apostolo, in una delle tante iniziative della Amministrazione comunale di S.Valentino. 1) A.Mirabella, presentazione al volume Aqua Electa, A.I.T.W. Ediz. Salerno ) A.Mirabella, present.ne al volume Le tue labbra, A.I.T.W. Ediz. Salerno ) Domenico Rea, presentaz.ne del Vangelo di Matteo De luca Ediz. Amalfi

18 LA PAGINA MEDICA L AVOCADO ED I SUOI MOLTI BENEFICI La parola ahuacatl, da cui deriva avocado, proviene dalla lingua atzeca Nahuatl parlata dagli Aztechi. Le popolazioni native dell'america centro-meridionale coltivavano questo frutto prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo e scelsero un nome che ne evocasse la morfologia. Chiamato anche pera alligatore, l'avocado fu descritto dai conquistadores come un frutto "abbondante, con una polpa simile al burro e caratterizzato da un ottimo sapore". Ottima fonte di calcio e potassio, l'avocado contiene anche notevoli quantità di fibra e grassi monoin-saturi, utili a contrastare il diabete e a difendere il cuore. L avocado riequilibra molto rapidamente il livello del colesterolo "cattivo" (colesterolo LDL) nel sangue, grazie ai suoi grassi vegetali che riducono i tempi di permanenza del colesterolo del sangue: ne beneficia tutto l'apparato cardiocircolatorio, specie per quanto riguarda l' equilibrio della pressione arteriosa. Fonte inesauribile di vitamine: A (utile per l a vista), B1 (antinevritica), B2 (per la crescita e il benessere), e inoltre D, E, K, H, PP. Il suo consumo è particolarmente indicato per i bambini e per chi segue una dieta vegetariana. Ha proprietà aromatiche, digestive e aiuta a contrastare la dissenteria, essendo un ottimo astringente. Saggia è la donna incinta che nutre se stessa e il piccolo che si porta in grembo con l'avocado. L'acido folico (mezzo frutto ne contiene 57 micro-grammi, pari al 14% del fabbisogno giornaliero) aiuta a prevenire malformazioni a carico del sistema nervoso, gravi difetti congeniti del cervello e del midollo spinale. I ricercatori del dipartimento di biochimica applicata dell'università di Shizuoka, in Giappone, hanno somministrato una sostanza tossica per il fegato, la galattosamina, a ratti da esperimento e poi li hanno nutriti con vari tipi di frutti mescolati al mangime usuale. Il frutto che ha mostrato maggiore capacità nel rallentare il danno epatico da tossina è risultato essere proprio l'avocado. Recentemente si è scoperto che contengono quasi 2 volte la precedentemente supposta quantità di vitamina E, rendendo l avocado la maggiore fonte nell ambito della frutta. La vitamina E aiuta a rallentare il processo d invecchiamento, protegge da malattie cardiache ed è un potente tampone contro gli acidi metabolici e digestivi. Negli avocado, è stata recentemente scoperta anche la presenza di luteina, Antropos in the world un carotenoide che aiuta a prevenire alcuni tipi di condizioni cancerose, in particolare relativi alla prostata ed alla cervice e che gioca un ruolo primario nella salute dell occhio. Anche il glutatione aiuta a prevenire diverse condizioni cancerose e malattie cardiache neutralizzando gli acidi alimentari e metabolici e di essi gli avocado sono un eccellente sorgente. Questi frutti, oltretutto, abbondano di quei minerali alcalini tampone tanto importanti nel neutralizzare l eccessiva acidità, tra i quali magnesio, rame, ferro, calcio e potassio (più delle banane!), come anche di oligoelementi.contengono complessivamente 14 minerali, ognuno dei quali regola una funzione organica e stimola la crescita. Il ferro ed il rame, in particolare, aiutano nella rigenerazione dei globuli rossi e nella prevenzione dell anemia nutrizionale. In più, contengono sodio ionico che conferisce loro un elevata capacità reattiva alcalina senza tutto lo zucchero acido degli altri frutti. Noi confidiamo così tanto negli avocado, per mantenerci sani e felici, che ora ci sembra proprio ovvio gestire una piantagione di avocado biologici (dove coltiviamo anche pompelmi e melograni). Tramite le nostre ricerche sul campo, abbiamo trovato molte modalità per moltiplicare i benefici degli avocado, mettendo a punto prodotti come l olio di avocado, integratori super antiossidanti a base di avocado, estratti liquidi di glutatione da avocado; ma anche detergenti e balsami per capelli, lozioni idratanti e detergenti, tutti sempre derivati dall avocado. L alta capacità nutrizionale di questo incredibile cibo è proficua per voi, internamente ed esternamente! Raccomandiamo di mangiare almeno un avocado ogni giorno. Se vi trovate in una condizione di salute gravemente compromessa, incrementali a 2 o 3. Sicuramente potete gustarlo semplicemente a fette o condito con limone o sale oppure mescolato a qualunque insalata. Gli avocado formano una coppia pressoché perfetta con i pomodori. Oppure provate un Frullato Verde Avocado Kid od una qualunque delle molte ricette che hanno l avocado come ingrediente nella parte IV di questo libro. Usate l olio di avocado sulle vostre insalate, nei vostri frullati verdi e sui vostri cibi; oppure potete direttamente berne 30 ml al giorno. Raccolti prematuramente maturano in 2-3 settimane. Poi, vanno preferibilmente conservati in frigo. (Da scienza e conoscenza)

19 Antropos in the world STORIA DELLA MUSICA - A cura di Ermanno Pastore La musica del Novecento: JHON CAGE (II parte) Negli anni cinquanta diventa pioniere degli Happening. Sono degli incontri basati sull'unione delle arti-musica, danza, poesia, teatro, arti visive, secondo una idea antidogmatica e libertaria di arte. Gli spettatori assumono un ruolo attivo nelle performance. L'intento è di unire arte e vita, rivendicando l'intrinseca artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuovendo lo sconfinamento dell'atto creativo nel flusso della vita quotidiana. Al posto del concerto c'è uno spazio esecutivo concepito teatralmente e composto di mezzi misti, uno solo dei quali è la musica. Nel 1952 ha luogo Theater Piece No. 1, il primo spettacolo di questo genere. Da questi esperimenti nascerà nel 1961 il gruppo Fluxus, una rete internazionale di artisti, che svilupperà l'esperienza degli happenings. Negli anni sessanta Cage prosegue nei suoi progetti di unione delle arti e di spettacolo totale. In Musicircus del 1967 ci sono vari gruppi di musicisti che suonano musiche diverse sovrapponendosi; la determinazione del momento in cui ogni gruppo deve cominciare la propria parte avviene tramite scelte casuali. HPSCHD del 1969 è un lavoro multimediale dalla durata di circa cinque ore in cui si uniscono: 7 clavicembali che suonano degli estratti "sorteggiati" di musiche di Cage e di autori classici, 52 cassette di suoni generati dal computer, 6400 diapositive proiettate da 64 proiettori, 40 film. Gli spettatori entrano ed escono liberamente dall'auditorium. Uno degli scopi dell'opera è quello di eliminare il centro di interesse singolo e dominante e di circondare il fruitore con una varietà di elementi. In questi anni Cage è considerato la guida dell'avanguardia musicale, una leggenda vivente. Il suo lavoro è basato principalmente sulla commistioni di discipline, sull'aggiunta di altre arti alla musica. Si dedica alla pittura e alla scrittura. Alcuni suoi lavori si basano sull'esplorazione della parola scritta, dall'esempio del Finnegan's Wake. Comincia a utilizzare i mesostici, dei versi in cui una frase verticale interseca il testo orizzontale. A differenza degli acrostici, la frase verticale si interseca con lettere nel mezzo del testo e non con le lettere iniziali dei versi. Questi versi possono essere destinati al canto, come nel caso di quello scritto per Demetrio Stratos. Dagli anni settanta Cage si interessa maggiormente agli aspetti politici e sociali dell'opera d'arte. Si occupa di tematiche ambientaliste. Appare più come un filosofo sociale che come un musicista. È un rifiuto della autosufficienza dell'arte. I Freeman Etudes per violino solo, del 1980, sono un'opera quasi impossibile da eseguire per la sua complessità: rappresentano la "praticabilità dell'impossibile", come risposta all'idea che i problemi mondiali riguardanti politica e società siano impossibili da risolvere. I Freeman Etudes per violino solo, del 1980, sono un'opera quasi impossibile da eseguire per la sua complessità: rappresentano la " praticabilità dell'impossibile ", come risposta alla idea che i problemi mondiali riguardanti politica e società siano impossibili da risolvere. La serie di lavori intitolata Europeras, composta tra il 1987 e il 1990, è una decostruzione della forma operistica: i libretti, le arie e gli intrecci di varie opere del Settecento e dell'ottocento sono assemblati con metodi aleatori, così come gli altri aspetti dello spettacolo, le scenografie, i costumi, le luci, i movimenti degli attori. Gli esecutori non sono guidati da un direttore ma da un orologio digitale. Negli ultimi anni, tra il 1987 e il 1992, Cage compone le sue opere più astratte, intitolate semplicemente con dei numeri che rappresentano il numero degli esecutori. Seventy-Four per orchestra, del 1992, è composta per i 74 musicisti della American Composers Orchestra. La parte di ogni esecutore è composta di quattordici suoni isolati. Cage indica un lasso di tempo in cui il musicista ha la libertà di decidere quando fare iniziare il suo suono e un lasso di tempo in cui concluderlo. Poiché le due misure temporali si intersecano, il musicista può decidere di fare durare il suono un certo tempo, oppure può decidere di dare una durata nulla a quel suono. Il volume e gli effetti sugli strumenti sono lasciati alla scelta degli esecutori. Nel 1958 Cage partecipò al telequiz Lascia o Raddoppia in qualità di esperto di funghi, vincendo 5 milioni di Lire. Durante lo spettacolo si esibì in un concerto chiamato "Water Walk", sotto gli occhi sbigottiti di Mike Bongior-no e del pubblico italiano, in cui gli "strumenti" erano, tra gli altri, una vasca da bagno, un innaffiatoio, cinque radio, un pianoforte, dei cubetti di ghiaccio, una pentola a vapore e un vaso di fiori. Memorabile il dialogo che ci fu tra il presentatore e Cage quando questi si congedò, vittorioso: John Cage muore a New York, il 12 agosto del VESUVIO WEB.COM Di Aniello Langella Magazine di Cultura Vesuviana. Subscribe Cultura Antologia in Lenga Turrese- REPORTAGE FOTOGRAFICO Di Jose Maria Gonzales Spinola

20 UNA DONNA NELLA LETTERATURA A cura di Andropos Cenerentola Cenerentola è il nome di un orfana di entrambi i genitori. Sua madre era morta per prima, suo padre si risposa con una donna a sua volta vedova e con due figlie. Dopo la morte del padre Cenerentola viene schiavizzata dalla matrigna dalle sue figlie. Costoro la odiano al punto di chiamarla solo col nomignolo "Cenerentola" (dalla cenere di cui la ragazza si sporca pulendo il camino) La vita della giovane Cenerentola cambia quando giunge in tutta la città la notizia che a corte si terrà un ballo, organizzato dal re, durante il quale il principe potrebbe scegliere la sua promessa sposa. Naturalmente, le sorellastre e la matrigna partecipano al ballo e Cenerentola viene di conseguenza esclusa (nel film della Walt Disney sono le sorellastre che strappano il vestito di Cenerentola, appena pronto per il ballo, costringendola quindi a rinunciare alla festa). Con l'aiuto magico di una fata, la "fata madrina" di Cenerentola (in alcune versioni la fata madrina è sostituita con animali o piante), la ragazza viene vestita di un meraviglioso abito da sera e riesce a recarsi segretamente al ballo malgrado il divieto della matrigna. Nonostante il bellissimo gesto, la fata raccomanda alla fanciulla di rientrare a mezzanotte. Al ballo attira l'attenzione del principe e ballano tutta la notte. Poiché l'effetto dell'incantesimo è destinato a svanire proprio a mezzanotte, Cenerentola deve fuggire di corsa al rintocco, ma nella fuga, perde una scarpina di cristallo (in alcune versioni della fiaba la scarpina è di pelle) (nella versione con tre balli, questo accade la terza sera). Il principe, ormai innamorato, trova la scarpina e proclama che sposerà la ragazza capace di calzarla. Il giorno successivo, alcuni incaricati del principe girano dunque per il regno facendo provare la scarpina di cristallo a tutte le ragazze in età da marito, incluse le sorellastre di Cenerentola. In alcune varianti della fiaba, queste cercano di ingannare il principe tagliandosi le dita dei piedi e il tallone per cercare di indossare Antropos in the world la scarpetta. Comunque, alla fine, Cenerentola prova la propria identità e sposa il principe. In alcune versioni della fiaba manca il personaggio della fata madrina, e l'abito e le scarpe di Cenerentola vengono da un albero cresciuto sulla tomba di sua madre. Anche nelle versioni con la fata è ragionevole affermare che questa figura rappresenta la volontà della buona madre di Cenerentola, verso cui è indirizzata, indirettamente, la crudeltà della matrigna. Alcuni studiosi sostengono inoltre che la fata madrina potrebbe rappresentare la Grazia Divina che premia Cenerentola per la sua costante voglia di riscatto. La stessa madre di Cenerentola compare talvolta sotto forma di un uccello che assiste il principe nella sua ricerca di Cenerentola. PROSSIMAMENTE SU 24 EBOOK STORE CALIMERO E LE SETTE NANE UNA FAVOLA ALL INCONTRARIO di Franco Pastore L opera è già il edizione cartacea A.I.T.W. edisioni Sa gennaio 2014 Disegni di Paolo Liguori Collana Favole

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