Marchi italiani e Made in Italy

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Marchi italiani e Made in Italy"

Transcript

1 Denominazione di origine dei prodotti Marchi italiani e Made in Italy di Cesare Galli Le nuove norme sui prodotti di apparente origine italiana adottate nel corso dell estate 2009 riprendono ed aggravano i vizi che già affliggevano le disposizioni preesistenti in materia, spesso emanate sotto la pressione di esigenze contingenti e privi di un disegno unitario, il che non giova alla chiarezza della disciplina e alla certezza del diritto. Queste disposizioni sembrano anche sindacabili sia sotto il profilo della violazione del principio costituzionale di eguaglianza (art. 3 Cost.), sia sotto quello della contrarietà all art. 28 (30) Trattato CE. Le nuove norme introdotte dalla L. n. 99/2009 e dal D.L. n. 135/2009 e i loro precedenti immediati Il legislatore italiano è intervenuto due volte nel giro di pochi mesi prima con l art. 17, comma 4, L. 23 luglio 2009, n. 99, poi con l art. 16 D.L. 26 settembre 2009 n. 135 sulla materia dell origine dei prodotti, peraltro già disciplinata da una fonte sovraordinata al nostro diritto nazionale e segnatamente dal Codice Doganale Comunitario, che prevede che i prodotti che hanno subito lavorazioni in Paesi diversi debbano ritenersi originari dell ultimo Paese in cui hanno subito una trasformazione sostanziale. La valenza di questi interventi è evidentemente molto più politica che non giuridica: proprio mentre a livello comunitario si torna a discutere della proposta di un Regolamento sull etichettatura d origine obbligatoria per certe categorie di prodotti provenienti da Paesi e- sterni all Unione Europea 1 e in Parlamento sono addi- Note: 1 Proposta di Regolamento del Consiglio relativo all indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi del 16 dicembre 2005: Documento COM (2005) 661. Nell ottobre 2009 la Commissione ha presentato un nuovo documento (Possible options to facilitate the adoption of the proposal for a Council Regulation on the indication of the country of origin of certain products imported from third countries), nell intento di rispondere alle obiezioni mosse alla proposta del rittura in discussione diversi disegni di legge che vorrebbero addirittura dettare una disciplina dell apposizione della dicitura Made in Italy incompatibile con quella comunitaria 2 (e come tale per definizione da disapplicare, stante il noto principio della prevalenza delle norme comunitarie su quelle interne difformi, anche successive) 3, è parso opportuno al nostro legislatore intervenire per ostacolare il fenomeno del decentramento e dell integrazione produttiva a livello internazionale, considerato penalizzante per le piccole e medie imprese nazionali, specialmente del comparto tessile. Al di là del merito di tale scelta, entrambi gli interventi normativi posti in essere presentano molteplici aspetti problematici, che rischiano di a- vere pesanti ripercussioni negative per le nostre imprese e rappresentano esempi emblematici di come non si dovrebbe legiferare, tanto più in materie delicate come Di questi progetti di legge il più noto è quello n. 2624, a firma Reguzzoni e altri, relativo al settore tessile. Si veda anche l analogo progetto di legge presentato in Senato a firma Butti. 3 Cfr. in tal senso già Corte cost., 8 giugno 1984, n. 170: «Nelle materie riservate alla normazione delle Comunità europee il giudice ordinario deve applicare direttamente la norma comunitaria (nella specie, regolamento), la quale prevale sulla legge nazionale incompatibile, anteriore o successiva; né può il giudice stesso denunciare alla Corte costituzionale, in riferimento all art. 11 Cost., la detta incompatibilità». In senso analogo si veda anche Corte cost., 10 novembre 1994, n. 384.

2 queste. L art. 17, comma 4, L. n. 99/2009 aveva modificato l art. 4, comma 49, L. 24 dicembre 2003, n. 350, aggiungendo all elenco delle ipotesi di «false o fallaci indicazioni di provenienza» da essa contemplate e sanzionate penalmente (attraverso il rinvio all art. 517 c.p.) anche quella consistente nell «uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dell Italia ai sensi della normativa europea sull origine senza l indicazione precisa, in caratteri evidenti, del loro Paese o del loro luogo di fabbricazione o di produzione, o altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera» e prevedendo altresì che «Le false e le fallaci indicazioni di provenienza o di origine non possono comunque essere regolarizzate quando i prodotti o le merci siano stati già immessi in libera pratica». In realtà questa norma è rimasta in vigore solo per poco più di un mese, essendo stata abrogata appunto dal D.L. 25 settembre 2009, n. 135, ma non completamente. L art. 16 di tale decreto ha infatti dettato una disposizione di tenore quasi identico, ancorché soggetta non più alla sanzione penale, ma ad una sanzione amministrativa molto elevata (da a euro) e sempre accompagnata dalla confisca della merce, inserendo nell art. 4 L. n. 350/2003 un comma 49-bis in base al quale «Costituisce fallace indicazione l uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro ad euro » e un comma 49-ter secondo cui «È sempre disposta la confisca amministrativa del prodotto o della merce di cui al comma 49-bis, salvo che le indicazioni ivi previste siano apposte, a cura e spese del titolare o del licenziatario responsabile dell illecito, sul prodotto o sulla confezione o sui documenti di corredo per il consumatore» 4. Una sanzione penale (di nuovo quella 4 Queste due norme non sono entrate in vigore immediatamente, come tipicamente avviene per le disposizioni contenute nei decreti legge, la cui giustificazione è data appunto dall urgenza, ma solo «decorsi quarantacinque giorni dall entrata in vigore del presente decreto». Dal giorno successivo alla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale, secondo la regola ordinaria, è invece entrata in vigore la norma sui prodotti interamente realizzati in Italia di cui si dirà subito dopo nel testo; peraltro anche questa disposizione fa rinvio a una serie di decreti attuativi con i quali «possono essere definite le modalità e i criteri di verifica e accertamento della sussistenza dei presupposti» necessari affinché il prevista dall art. 517 c.p., ma aumentata di un terzo) è stata invece prevista per l utilizzo di «un indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale 100% made in Italy, 100% Italia, tutto italiano, in qualunque lingua e- spressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione» in relazione a prodotti che non siano stati effettivamente realizzati interamente in Italia, dovendosi intendere per tali quelli per i quali «il disegno, la progettazione, la lavorazione e il confezionamento sono compiuti e- sclusivamente sul territorio italiano». Per comprendere la portata di queste disposizioni è dunque anzitutto necessario prendere le mosse dal testo di legge sul quale le prime due di esse sono venute ad innestarsi, e cioè appunto dall art. 4, comma 49, L. n. 350/2003 (c.d. legge Finanziaria 2004, norma successivamente riveduta, corretta e modificata tramite l art. 1, comma 9, L. n. 80/2005 di conversione del D.L. n. 35/2005 e poi l art. 1, comma 941, L. n. 296/06, c.d. legge Finanziaria 2007), che stabilisce che «L importazione e l esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell art. 517 c.p. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura Made in I- taly su prodotti e merci non originari dall Italia ai sensi della normativa europea sull origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l uso di segni, figure, o quant altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana, incluso l uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per la immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio. La fallace indicazione delle merci può essere sanata sul piano amministrativo con l asportazione a cura ed a spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant altro induca a ritenere che si tratti di un prodotto di origine italiana. La falsa indicazione sull origine o sulla provenienza di prodotti o merci può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l esatta indicazione dell origine o l asportazione della stampigliatura Made in Italy». Come già si è accennato, la genesi di questa disposizione era stata complessa: in particolare, l aggiunta al suo testo originario dell ipotesi in cui le merci rechino «false o fallaci indicazioni di origine» (art. 1, comma 6, D.L. n. 35/2005) era stata operata allo scopo di suprodotto sia considerato interamente italiano, con una formulazione ambigua, che rende quanto meno dubbio che possa considerarsi applicabile la sanzione penale sino all emanazione di tali decreti.

3 perare l indirizzo restrittivo adottato dalla Corte di Cassazione, che aveva interpretato la norma base come relativa alla sola ipotesi in cui i segni fossero idonei ad indurre in errore il pubblico sulla provenienza imprenditoriale dei prodotti 5. Analogamente, la precisazione inserita dalla legge Finanziaria 2007 in base alla quale nella fattispecie penalmente sanzionata rientra anche «l uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli» era stata dettata appunto per consentire di dare un interpretazione più ampia, e idonea a comprendere tutte le ipotesi di uso ingannevole del marchio, del divieto di usi di marchi e altri segni distintivi «atti a indurre in inganno il compratore sull origine, provenienza o qualità dell opera o del prodotto» contenuto nell art. 517 c.p. Si deve anzi sottolineare che in tale occasione la Commissione Bilancio della Camera aveva originariamente approvato un emendamento molto più esteso, che vietava in generale «l uso di marchi di aziende italiane su prodotti o merci non originari dall Italia ai sensi della normativa europea», e cioè una norma ancora più severa di quella ora introdotta, che avrebbe assurdamente reso illecite tout court le pratiche di decentramento produttivo adottate dalle nostre imprese, così come da quelle di tutti gli altri Paesi ad economia avanzata. Un ulteriore tentativo in tal senso era stato del resto già realizzato, ancorché sul piano amministrativo e non su quello penale, con il varo del Codice del Consumo (D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206), il cui art. 6 include tra le indicazioni obbligatorie da riportare sul prodotto quelle relative «al Paese di origine se situato fuori dell Unione europea». Una norma transitoria, tuttavia, (l art. 31-bis D.L. 30 dicembre 2005, n. 273, convertito in L. 23 febbraio 2006, n. 51, intitolato «Definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti») ha rinviato sine die l applicazione di questa disposizione, stabilendo che «l efficacia della disposizione di cui all articolo 6, comma 1, lett. c), del Codice del consumo decorre dal 1 gennaio 2007 e, comunque, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto di cui all articolo 10 del predetto Codice», decreto che non è mai stato emanato. I marchi contenenti riferimenti all Italia e l uso dell espressione Made in Italy nella giurisprudenza anteriore agli ultimi interventi normativi. Nell interpretazione giurisprudenziale, pur tra pronunce altalenanti, specialmente dei Giudici di merito, è peraltro prevalso un orientamento che attribuiva rilevanza all origine imprenditoriale più che a quella territoriale del prodotto, anche in relazione a marchi contenenti espressioni o elementi grafici, come il tricolore, che 5 Così in particolare Cass. pen., 2 febbraio 2005, n. 3352, in Foro it., 2005, II, 203 ss. rimandavano ad un origine italiana. Un orientamento più rigoroso è stato adottato solo in merito all utilizzo della specifica espressione Made in Italy, per la quale effettivamente il testo normativo non sembra lasciare adito a dubbi. In merito si è infatti ritenuto che «Commette il reato di cui all art. 517 c.p. (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci) colui il quale commercializzi beni realizzati all estero, ai quali sia apposta una etichetta con la dicitura Made in Italy, a nulla rilevando che i suddetti prodotti siano realizzati secondo le prescrizioni e le tecniche imposte da un impresa italiana e sotto la supervisione di questa» 6. Quest orientamento sembra quindi coerente con quello espresso dall Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM), relativamente al possibile carattere ingannevole dell espressione Made in Italy, approfondendo la questione in particolare in due pronunce del 25 gennaio 2001: la prima (n. 9168) ha giudicato irrilevante la circostanza che la dicitura Made in I- taly costituisca parte del marchio di impresa, in quanto ciò che conta è che tale dicitura sia «suscettibile di essere interpretata dal potenziale acquirente come evidenziazione di una precisa caratteristica del prodotto, vale a dire la sua origine geografica e assume quindi una precisa rilevanza pubblicitaria»; la seconda (n. 9166) ha ritenuto ingannevole l uso dell espressione Made in Italy ad opera di un impresa italiana che li acquistava da un altra impresa italiana, che però li importava dalla Cina, affermando che il messaggio era idoneo a «indurre in errore i destinatari in relazione all origine geografica del prodotto e, per tale motivo, suscettibile di orientare indebitamente le scelte dei potenziali acquirenti, pregiudicandone il comportamento economico. Il potenziale pregiudizio per i concorrenti è, poi, in re ipsa: essi non potrebbero non risentire dello sviamento di clientela provocato dall errore in cui dovessero incorrere i destinatari al momento di orientare le proprie scelte». Le decisioni penali richiamate sopra erano state naturalmente rese sulla base del testo allora (e anche ora) vigente dell art. 517 c.p., richiamato anche dalle nuove norme di cui ci stiamo occupando, che prevede che «Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull origine, provenienza o qualità dell opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la 6 Così Cass. pen., 19 aprile 2005, n , in questa Rivista, 2006, 619 ss. con nota di Sangiorgio; si veda anche Cass. pen., 21 ottobre 2004, n. 3352, ivi, 2005, 271 ss., con nota di Casucci; in argomento cfr. anche Lazzeretti, La repressione penale delle false e fallaci indicazioni di provenienza dei prodotti industriali e la tutela del Made in Italy, in Riv. dir. ind., 2008, II, 53 ss.; Svariati, la tutela del Made in Italy nelle pronunce della Cassazione penale, in Cass. pen., 2007, 3717 ss.

4 multa fino a ventimila euro». Anche questa norma è stata modificata dalla L. n. 99/2009, ma solo sotto il profilo dell aumento della pena edittale, in quanto il suo art. 15, comma 1, lett. d) si è limitato ad aumentare la sanzione detentiva e a porla in aggiunta e non in alternativa a quella pecuniaria, sostituendo le parole «fino a un anno o» con quelle «fino a due anni e». Anche una più intensa riformulazione della norma non avrebbe del resto potuto influire effettivamente sotto i profili che qui interessano, posto che essa viene richiamata dall art. 4, comma 49, L. n. 350/2003 (e sue successive modificazioni) essenzialmente per rendere applicabili le sanzioni in essa previste anche a fattispecie che sono poi direttamente e specificamente disciplinate dalla disposizione in questione. Le nuove norme e il loro rapporto con il Codice Doganale Comunitario A questo articolato e complesso testo normativo, alla cui chiarezza e comprensibilità indispensabili specialmente per le norme penali incriminatici 7 (ma anche per quelle che prevedono sanzioni amministrative) 8 non ha certo giovato la «stratificazione» cui è andato soggetto nel corso degli anni, la L. n. 99/2009 aveva dunque aggiunto un ulteriore tassello, affiancando alle ipotesi già previste e punite dalla norma vigente l ulteriore fattispecie consistente nella apposizione di marchi «di aziende italiane» su prodotti realizzati all estero, a meno che non fosse indicata l effettiva provenienza geografica di essi con «caratteri evidenti» o con «altra indicazione sufficiente ad evitare qualsiasi errore sulla loro effettiva origine estera»; come pure abbiamo visto, il D.L. n. 135/2009 ha riscritto quest ultima fattispecie (ora qualificata come illecito amministrativo), includendovi ogni ipotesi di «uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana», e prevedendo che in tal caso per evitare la sanzione occorre che il prodotto o la merce «siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull effettiva origine del prodotto, ovvero ( ) da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le infor- 7 Basterà qui richiamare un testo istituzionale come Antolisei, Manuale di diritto penale-parte generale, Milano, 1987, 55-56, dove sottolinea che «il fatto che dà luogo all applicazione di una pena deve essere previsto dalla legge in modo espresso, e, quindi, mentre esso non può desumersi implicitamente da norme che concernono fatti diversi, la fattispecie che lo descrive deve essere formulata con sufficiente determinatezza (principio di tassatività)» e richiama la nota pronuncia di Corte cost. 8 giugno 1981, n. 96, che ha ritenuto illegittimo l art. 603 c.p. appunto per la «insufficiente descrizione intelligibile della fattispecie a- stratta». 8 Cfr. gli artt. 1 e 12 L. 24 novembre 1981, n. 689, che enunciano anche in relazione alle sanzioni amministrative non disciplinari il principio di tassatività. mazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sull effettiva origine estera del prodotto». Come tali, queste disposizioni si pongono nella scia di quella «mancata» che si era tentato di introdurre con la Legge Finanziaria del 2007, rispetto alla quale condividono manifestamente l obiettivo di scoraggiare un fenomeno quello del decentramento e dell integrazione produttiva a livello internazionale che riveste un evidente valenza pro-concorrenziale, riducendo i costi e favorendo in ultima analisi proprio i consumatori, ma che viene percepito dal mondo politico come un incentivo alla deindustrializzazione del nostro Paese, e quindi alla riduzione dell occupazione. Rispetto alla norma che si era pensato di introdurre nel 2007 queste sono meno radicali, giacché non vietano tout court l apposizione di marchi italiani su beni prodotti all estero, ma prescrivono che l origine straniera sia resa evidente agli occhi del consumatore. Entrambe le norme fanno inoltre espresso rinvio alla normativa europea sull origine, che rappresenta del resto una fonte sovraordinata rispetto a quella nazionale, cosicché quest ultima deve essere interpretata, per quanto possibile, in conformità di essa. E la normativa europea sull origine richiamata nell art. 4, comma 49, L. n. 350/2003, così come nell integrazione di essa ora introdotta, è costituita dal già richiamato Codice Doganale Comunitario aggiornato (Regolamento n. 2008/450/CE), il quale all art. 36 sancisce che «Le merci interamente ottenute in un unico paese o territorio sono considerate originarie di tale paese o territorio. Le merci alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l ultima trasformazione sostanziale». Ancora più esplicita era la disposizione corrispondente della versione precedente del Codice, ossia l art. 24 del Regolamento n. 92/2913/CE, in base al quale «Una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione» 9. Conseguentemente, sia la norma dell art. 17, comma 4, L. n. 99/2009, sia quella che ne ha preso il posto, introdotta dall art. 16 D.L. n. 135/2009, riguardano tutti i casi di prodotti importati già finiti nel nostro Paese, non potendo essere considerate come prodotte in Italia le merci che nel nostro paese non abbiano subito ulteriori «trasformazioni sostanziali», ma 9 Ancorché formalmente abrogato, attualmente è ancora a questo Regolamento che si deve fare riferimento, poiché l art. 188 del Regolamento n. 2008/450/CE ne rinvia l operatività al momento in cui saranno emanate le relative disposizioni di applicazione, ancora non adottate.

5 solo l apposizione di etichette o hang-tags ed (eventualmente) il riconfezionamento degli stessi, operazioni che non possono evidentemente considerarsi quale «fase importante del processo di fabbricazione». I profili di possibile incostituzionalità della nuova disciplina La norma dell art. 17, comma 4, L. n. 99/2009, tuttavia, prevedeva la sua applicazione unicamente ai marchi «di aziende italiane» ed anche quella corrispondente del D.L. n. 135/2009 riguarda unicamente «l uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana», ponendo quindi il problema del suo ambito di applicazione, e, prima ancora, quello della sua conformità da un lato alla Costituzione e dall altro al diritto comunitario. L incompatibilità con la Costituzione era particolarmente evidente per la norma contenuta nella legge n. 99/2009, che discriminava tra i prodotti fatti realizzare all estero da imprese italiane e da imprese straniere, anche comunitarie: questa disparità di trattamento è infatti evidentemente sindacabile sotto il profilo della legittimità costituzionale, per lesione del principio della parità di trattamento consacrato nell art. 3 Cost., a mente del quale la legge non può disciplinare in modo difforme fattispecie del tutto corrispondenti, pena l introduzione di un ingiustificata discriminazione. L enunciazione di tale principio è chiarissima nella giurisprudenza costituzionale, che ha affermato che «C è violazione del principio di uguaglianza quando, di fronte a situazioni obiettivamente omogenee, si ha una disciplina giuridica differenziata determinando discriminazioni arbitrarie ed ingiustificate» 10, in forza dell insegnamento secondo cui «Il principio di uguaglianza di trattamento, sancito dall art. 3, comma 1, Cost., impone al legislatore di assicurare ad ognuno eguaglianza di trattamento, quando eguali siano le condizioni soggettive ed oggettive alle quali le norme giuridiche si riferiscano per la loro applicazione» 11. Allo stesso modo, la più autorevole dottrina in materia ha chiarito che «Il principio costituzionale della uguaglianza nella giustizia sociale, espresso dalla norma in esame (l art. 3 Cost.: n.d.r.) è violato sia quando senza giustificazione costituzionalmente rilevante situazioni uguali vengono a subire un trattamento diverso, sia quando cittadini in situazione differente e sperequata subiscano un trattamento identico» 12 e che «il principio (di cui all art. 3 Cost.: n.d.r.) può dirsi integralmente applicato quando la legge tratti in modo eguali situa- 10 Così, fra le altre, Corte cost., 25 giugno 1981, n. 111, in Giur. cost., 1981, I, 974 ss. 11 Si veda Corte cost., 26 gennaio 1957 n. 3 e n. 38, in Giur. cost., 1957, 5 e Così Perlingieri, Commento alla Costituzione Italiana, Napoli, 2002, 17. zioni eguali ed in modo diverso situazioni diverse» 13. Sembra dunque difficilmente revocabile in dubbio che una norma che riconosce o nega la sussistenza di un illecito unicamente sulla base della «nazionalità» dell impresa titolare del marchio il cui uso dà luogo all illecito si pone in aperto contrasto con i principî sopra esposti. In base alla disposizione che era stata introdotta dalla L. n. 99/2009, infatti, venivano trattate in modo diverso e opposto punita l una, lasciata senza sanzione alcuna l altra situazioni del tutto omogenee in relazione al loro ipotetico disvalore e alla ratio della disposizione stessa (la tutela del consumatore finale contro l inganno), non essendo in ipotesi meno «fallace» l apposizione di un marchio italiano su merci non originarie dell Italia non indicate come tali, che l apposizione, ad esempio, di un marchio francese su merci non provenienti dalla Francia e di cui fosse occultata la vera origine, quando «L importazione e l esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione» avvenissero comunque nel nostro Paese, essendo il consumatore finale egualmente meritevole di tutela in entrambe le ipotesi. La norma in questione veniva quindi a configurare un evidente violazione del richiamato principio di eguaglianza, che dovrà comportare la sua rimessione alla Corte costituzionale per essere espunta dall ordinamento con efficacia sin dal momento della sua (apparente) entrata in vigore. Questa disparità di trattamento non è però meno evidente col testo introdotto dal D.L. n. 135/2009, dal momento che anche con la nuova norma ad essere sanzionata non è la difformità tra qualsiasi provenienza geografica apparente e reale dei prodotti, ma unicamente l ipotesi in cui l origine apparente sia italiana, con la conseguenza che, per seguitare nell esempio fatto sopra, un marchio che sia usato in modo da indurre il consumatore a ritenere che provengano dalla Francia prodotti in realtà realizzati altrove non darà luogo ad alcun profilo di illiceità, pur essendo, come è ovvio, la situazione del tutto equivalente. Il profilo di discriminazione che permane anche con la nuova norma concerne cioè il fatto che l inganno rilevante è solo quello che riguarda l origine italiana, e non invece, ad esempio, quello relativo all origine francese, tedesca, ecc., cosicché un prodotto a marchio Dior o Chanel prodotto fuori dalla Francia può circolare in Italia anche senza specificazioni circa la sua origine non francese, che sono invece imposte per i marchi di «apparenza italiana» apposti su prodotti non realizzati in Italia. Non è del resto possibile che la denunciata violazione del principio di eguaglianza venga risolta dai Giudici costituzionali mediante il ricorso ad una pronuncia additiva, che la renda applicabile anche ai prodotti recanti marchi usati in modo da determinare un inganno su provenienze geografiche diverse da quella italiana, po- 13 In tal senso Martines, Diritto costituzionale, Milano, 2005, 525.

6 sto che, in materia penale, «in base al principio di stretta legalità posto dall art. 25, secondo comma, Cost., alla Corte è preclusa la pronuncia di sentenze additive che rendano la portata di una norma meno favorevole per l imputato (addizioni in malam partem)» 14. Il contrasto delle nuove norme con l ordinamento comunitario Le nuove norme si pongono del resto, per ragioni analoghe e sin troppo intuitive, in rotta di collisione anche con i principî basilari della libera circolazione delle merci all interno del territorio comunitario. Al riguardo viene in considerazione quanto stabilito dall art. 28 (30) Trattato CE, che sancisce il divieto dell imposizione di misure di effetto equivalente a restrizioni quantitative, misure che la Corte di Giustizia CE ha già da molti anni definito come «ogni normativa commerciale degli Stati membri che possa ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari» 15, comprese quelle che penalizzano i prodotti importati obbligandoli ad un adeguamento oneroso 16. Appunto in base a questa disposizione i Giudici comunitari hanno in particolare statuito che «le disposizioni del Trattato, e in particolare quelle dell art. 222, secondo le quali il Trattato lascia del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri, non possono essere interpretate nel senso che riservino al legislatore nazionale, in materia di proprietà industriale e commerciale, il potere di adottare provvedimenti lesivi del principio della libera circolazione delle merci all interno del mercato comune così come è previsto e disciplinato dal Trattato»; e hanno quindi ritenuto in un caso che riguardava proprio il nostro Paese che non vi sia «nessuna ragione inerente all oggetto specifico del brevetto che giustifichi la discriminazione operata ( ) fra l attuazione del brevetto sotto forma di produzione nel territorio nazionale e quella per mezzo di importazioni provenienti dal territorio di altri Stati membri» Così espressamente Bile, Controllo di costituzionalità e potere legislativo Relazione del Presidente della Corte Costituzionale del 3 settembre 2008, in 08.pdf, e peraltro conferma principî assolutamente indiscussi della materia: cfr. in giurisprudenza Corte cost., 5 giugno 2006, n È appena il caso di aggiungere che i rilievi svolti nel testo valgono almeno in parte anche per il testo dell art. 4, comma 49 della L, n. 350/2003, là dove essa sembra dettare una disciplina delle indicazioni false e fallaci applicabile soltanto in relazione all origine italiana delle merci; cfr. al riguardo Cass. pen., 1 marzo 2007, n. 8684, su cui vedi infra nel testo. 15 Corte di Giustizia CE, 11 luglio 1974, causa C-8/ Così Corte di Giustizia CE, 20 febbraio 1979, causa C-120/78, Cassis de Dijon. 17 Corte di Giustizia CE, 18 febbraio 1992, causa C-235/89, che ha considerato contrari al Trattato gli artt. 52 e 53 R.D. n. 1127/1939, ossia della legge invenzioni, in quanto non equiparavano, ai fini dell attuazione del brevetto e del correlativo regime della licenza obbligatoria per mancata attuazione, la produzione effettuata negli altri Paesi della Comunità a quella effettuata in Italia. Facendo applicazione di questi principî al caso qui in esame, appare evidente che la norma introdotta dalla L. n. 99/2009 imponeva una duplice discriminazione ingiustificata, in grado di ostacolare il commercio tra Stati membri costituendo all evidenza una misura di effetto equivalente ad una restrizione quantitativa: quella tra i prodotti recanti marchi di imprese italiane e i prodotti recanti marchi di imprese straniere; e quella tra i prodotti di imprese italiane realizzati in Italia e i prodotti di imprese italiane realizzati in altri Paesi dell Unione Europea. Un evidente discriminazione, egualmente ingiustificata, si pone peraltro anche con la norma corrispondente introdotta dal D.L. n. 135/2009: la giurisprudenza comunitaria ha ad esempio riconosciuto la violazione dell art. 28 (30) Trattato C.E. nel caso in cui, in dipendenza di una norma nazionale, «l impresa interessata sia costretta a procedere in questo solo Stato membro alla commercializzazione dei propri prodotti sotto un altra denominazione ed a sostenere spese supplementari di condizionamento e di pubblicità» 18, ipotesi che pare del tutto corrispondente a quella qui considerata. La contrarietà al diritto comunitario verrebbe portata addirittura al parossismo, se le nostre autorità pretendessero di assoggettare alla sanzione (e alla confisca) anche le merci che il titolare o il licenziatario del marchio hanno immesso in commercio per la prima volta nel territorio dell Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo in un Paese diverso dall Italia, dove vengano poi importate da altri soggetti, diversi dal «titolare o ( ) licenziatario» del marchio, questi soli essendo soggetti alla sanzione: interpretazione che la lettera della norma pare autorizzare, ma che, come vedremo più avanti, una lettura sistematica può consentire di evitare. Nessuna di queste discriminazioni può del resto dirsi giustificata, ai sensi dell art. 30 (36) Trattato CE sulla base di ragioni inerenti a quello che la Corte di Giustizia CE chiama «l oggetto specifico della tutela» dei marchi d impresa, posto che la stessa Corte ha chiarito che a questo oggetto è totalmente estranea ogni considerazione relativa all origine territoriale delle merci, poiché in tale prospettiva ad assumere rilievo è soltanto l origine imprenditoriale. Anche se la posizione dei Giudici comunitari ha subito una significativa evoluzione, per effetto della quale «nella giurisprudenza comunitaria più recente l oggetto specifico del diritto di marchio sembra andare oltre questa funzione, ed allargarsi alle ulteriori componenti del messaggio comunicato dal marchio, comprese quelle suggestive» 19, tale allargamento ha riguardato essenzialmente la possibilità di estendere la protezione del marchio a quella della reputazione del titolare, che nel marchio venga incor- 18 Corte di Giustizia CE, 2 febbraio 1994, causa C-315/92, Clinique. 19 Così Galli, I marchi nella prospettiva del diritto comunitario: dal diritto dei segni distintivi al diritto della comunicazione d impresa, in AIDA, 2007, 229 ss. e 238.

ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI

ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI ETICHETTATURA DI ORIGINE E TUTELA DEI CONSUMATORI Dott. Zeno Poggi 045-9230163 info@zenopoggi.com QUADRO NORMATIVO - ITALIA L apposizione della dicitura MADE IN configura una dichiarazione di scienza,

Dettagli

I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI)

I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI) I MARCHI D'ORIGINE (INDICAZIONE D'ORIGINE DEI PRODOTTI) LA FATTISPECIE: - legittimità dell'apposizione dei marchi "made in Italy " o "Italy" sui prodotti realizzati al di fuori del territorio nazionale.

Dettagli

Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento

Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento 1 Etichettatura di origine nel settore tessile/abbigliamento Dr. Filippo Laviani Area Europa e Regolamentazione Commercio Internazionale 2 Etichettatura d origine: Made In L origine del prodotto è determinata

Dettagli

CIRCOLARE N. 28/E. Roma, 28 maggio 2010

CIRCOLARE N. 28/E. Roma, 28 maggio 2010 CIRCOLARE N. 28/E Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso Roma, 28 maggio 2010 OGGETTO: IRAP autonoma organizzazione giurisprudenza della Corte di cassazione ulteriori istruzioni operative per la

Dettagli

COMMISSIONE STUDI TRIBUTARI

COMMISSIONE STUDI TRIBUTARI COMMISSIONE STUDI TRIBUTARI Studio n. 100/2003/T DECADENZA DALLE C.D. AGEVOLAZIONI PRIMA CASA Approvato dalla Commissione studi tributari il 19 dicembre 2003. 1. Introduzione Con il comma 5 dell art. 41

Dettagli

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

RELAZIONE ILLUSTRATIVA RELAZIONE ILLUSTRATIVA Il presente provvedimento reca misure urgenti per far fronte alle criticità derivanti, sotto il profilo della tutela della salute, dall emanazione della sentenza n. 32/2014 della

Dettagli

LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO. avv. Paolo Tosoni

LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO. avv. Paolo Tosoni LA TUTELA PENALE DEL COMMERCIO DEL VINO PREMESSA a) la genuinità e la bontà del vino che quotidianamente consumiamo determinano lo stato fisico e la condizione del cittadino-consumatore; b) il consumatore

Dettagli

Herman Miller Limited, Filiale Italiana

Herman Miller Limited, Filiale Italiana Herman Miller Limited, Filiale Italiana Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo [ex D. Lgs. 231 del 2001] Parte Speciale 4 Edizione settembre 2011 PARTE SPECIALE 4 Reati contro l industria e il

Dettagli

Cassazione Penale Sez. II, 27 febbraio 2013 n. 9220 - Pres. Petti, Est. Gentile RITENUTO IN FATTO

Cassazione Penale Sez. II, 27 febbraio 2013 n. 9220 - Pres. Petti, Est. Gentile RITENUTO IN FATTO DETENZIONE PER FINI DI COMMERCIALIZZAZIONE DI SUPPORTI AUDIOVISIVI ABUSIVAMENTE RIPRODOTTI E RICETTAZIONE: LA LEX MITIOR SI APPLICA ANCHE SE SUCCESSIVAMENTE VIENE MODIFICATA IN SENSO PEGGIORATIVO Cassazione

Dettagli

RISOLUZIONE N. 211/E

RISOLUZIONE N. 211/E RISOLUZIONE N. 211/E Direzione Centrale Normativa e Contenzioso Roma,11 agosto 2009 OGGETTO: Sanzioni amministrative per l utilizzo di lavoratori irregolari Principio del favor rei 1. Premessa Al fine

Dettagli

Studio Legale Casella e Scudier Associazione Professionale

Studio Legale Casella e Scudier Associazione Professionale Circolare n. 4/2012 del 22 novembre 2012 I REDDITI PER ATTIVITA PROFESSIONALI TRA OBBLIGO CONTRIBUTIVO INARCASSA E RIFORMA FORNERO DELLE COLLABORAZIONI: SPUNTI DA UNA RECENTE SENTENZA L obbligo di pagamento

Dettagli

Anna Teresa Paciotti. Presidente Canevari Relatore Coletti De Cesare. Ritenuto in fatto

Anna Teresa Paciotti. Presidente Canevari Relatore Coletti De Cesare. Ritenuto in fatto Redditi percepiti per lo svolgimento di attività connesse all esercizio della libera professione.sono soggetti alla imposizione contributiva delle Casse di previdenza Corte di Cassazione Sentenza n. 14684/2012

Dettagli

Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013

Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013 Rel. n. III/04/2013 Roma, 18 dicembre 2013 Novità legislative: D.L. 10 dicembre 2013, n. 136 Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle

Dettagli

11. LICENZIAMENTO PER RAGGIUNGIMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI

11. LICENZIAMENTO PER RAGGIUNGIMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI DEFINIZIONE DEFINIZIONE 11. LICENZIAMENTO PER RAGGIUNGIMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI DEFINIZIONE CASISTICA RIFERIMENTI Quando il lavoratore matura i requisiti anagrafici e contributivi per accedere

Dettagli

Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali

Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali Deposito Iva: analisi delle novità legislative e giurisprudenziali Premessa Negli ultimi anni, l istituto del deposito Iva è stato oggetto di forti contrasti interpretativi in merito alla rilevanza dell

Dettagli

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV.

LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. LA CONCORRENZA SLEALE (PARTE NONA) PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 LE FATTISPECIE DI CUI ALL ART. 2598 N. 2 COD. CIV. -------------------------------------------------------- 3 2 LA DENIGRAZIONE ---------------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

RISOLUZIONE N. 1/2008

RISOLUZIONE N. 1/2008 PROT. n. 29463 ENTE EMITTENTE: OGGETTO: DESTINATARI: RISOLUZIONE N. 1/2008 Direzione dell Agenzia Mutui posti in essere da Enti, istituti, fondi e casse previdenziali nei confronti di propri dipendenti

Dettagli

Considerato in diritto

Considerato in diritto Considerato in diritto 1. La Corte di cassazione, terza sezione penale, con ordinanza del 15 ottobre 2013 (r.o. n. 275 del 2013), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione,

Dettagli

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE

IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE IL MARCHIO: NOZIONE E FUNZIONE PROF. GUIDO BEVILACQUA Indice 1 SEGNI DISTINTIVI E CONCORRENZA -------------------------------------------------------------------------------- 3 2 LE FONTI LEGISLATIVE --------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

6L etichettatura dei prodotti

6L etichettatura dei prodotti L etichettatura di Marisa Abbatantuoni, Avvocato - Studio Consulex Lawfirm Premessa La recente liberalizzazione degli scambi commerciali e la creazione del Mercato Unico europeo hanno richiesto la definizione

Dettagli

FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO

FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO FAMIGLIA DI REATI FALSITÀ IN MONETE, IN CARTE DI PUBBLICO CREDITO, IN VALORI DI BOLLO E IN STRUMENTI O SEGNI DI RICONOSCIMENTO NORMATIVA CHE LI HA INTRODOTTI L art. 25 bis disciplina le ipotesi in cui

Dettagli

LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE

LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE . seminario: LA TUTELA DEI MARCHI ALL ESTERO LA REPRESSIONE DELLA CONTRAFFAZIONE A LIVELLO INTERNAZIONALE Relatore: Alberto Ghelfi Avvocato e Doganalista Ancona, 26 Giugno 2012 1 SINTESI del Regolamento

Dettagli

LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE

LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE LA REVISIONE DELLE SANZIONI PENALI TRIBUTARIE D.Lgs. n. 74/2000 Artt. da 1 a 14, D.Lgs. n. 158/2015 Con la pubblicazione sulla G.U. del Decreto attuativo della

Dettagli

CAPITOLO 1. Legge 15 Dicembre 2014 n. 186

CAPITOLO 1. Legge 15 Dicembre 2014 n. 186 CAPITOLO 1 Legge 15 Dicembre 2014 n. 186 Art 3. Modifica al codice penale in materia di riciclaggio 1. All Art. 648 bis, primo comma, del codice penale, che disciplina il diritto di riciclaggio le parole

Dettagli

Roma, 23 maggio 2011. Alle Direzioni Regionali, Interregionali e Provinciali. Agli Uffici delle Dogane Loro Sedi

Roma, 23 maggio 2011. Alle Direzioni Regionali, Interregionali e Provinciali. Agli Uffici delle Dogane Loro Sedi Roma, 23 maggio 2011 Alle Direzioni Regionali, Interregionali e Provinciali Protocollo: 59658/RU Rif.: Allegati: 2 Agli Uffici delle Dogane Loro Sedi All Ufficio centrale antifrode Sede e, p.c. Al Ministero

Dettagli

Relazione illustrativa

Relazione illustrativa Relazione illustrativa La direttiva 2010/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010 concernente l indicazione del consumo di energia e di altre risorse dei prodotti connessi all energia,

Dettagli

OGGETTO: cittadini extracomunitari accesso al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione.

OGGETTO: cittadini extracomunitari accesso al lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione. Dipartimento della funzione pubblica Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni Prot. n. 23/11 Roma, Parere n. 196/04 Al Ministero dell interno Dipartimento per gli affari interni e territoriali

Dettagli

Testata Diritto 24 - Data 14/04/11

Testata Diritto 24 - Data 14/04/11 La responsabilità da reato degli enti nel settore sanitario: i destinatari della normativa Stefano Crisci, Avvocato, Studio Legale Crisci - a cura di Lex24 14 aprile 2011 Tra i destinatari dell ormai celebre

Dettagli

Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002

Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002 Circolare dell'agenzia delle Entrate n. 69 /E del 14 agosto 2002 OGGETTO: Imposta di registro - agevolazioni fiscali prima casa - Cass. SS.UU. 6-21 ottobre 2000, n. 1196 - termine di decadenza triennale

Dettagli

ORIGINE NON PREFERENZIALE COME INDIVIDUARE L ESATTO MADE IN DEL PRODOTTO

ORIGINE NON PREFERENZIALE COME INDIVIDUARE L ESATTO MADE IN DEL PRODOTTO ORIGINE NON PREFERENZIALE COME INDIVIDUARE L ESATTO MADE IN DEL PRODOTTO LA NORMATIVA COMUNITARIA E I CRITERI PER L INDIVIDUAZIONE DEL MADE IN Merci interamente ottenute o sostanzialmente trasformate La

Dettagli

4. La disciplina in tema di etichettatura

4. La disciplina in tema di etichettatura 4. La disciplina in tema di etichettatura L esigenza di tutela nel campo dell alimentazione ha trovato conferma anche nella disciplina normativa del c.d. controllo ufficiale dei prodotti alimentari realizzato

Dettagli

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice

Diritto dei mezzi di comunicazione. Indice INSEGNAMENTO DI DIRITTO DEI MEZZI DI COMUNICAZIONE LEZIONE VI LA DISCIPLINA DELLA PUBBLICITÀ COMMERCIALE ATTRAVERSO I MEZZI DI COMUNICAZIONE PROF. SIMONE OREFICE Indice 1 Premessa ---------------------------------------------------------------------------------------------------

Dettagli

Circolare N.134 del 13 ottobre 2011. SISTRI e SCIA. Cosa è cambiato dopo la manovra di ferragosto

Circolare N.134 del 13 ottobre 2011. SISTRI e SCIA. Cosa è cambiato dopo la manovra di ferragosto Circolare N.134 del 13 ottobre 2011 SISTRI e SCIA. Cosa è cambiato dopo la manovra di ferragosto SISTRI e SCIA: cosa è cambiato dopo la manovra di ferragosto Gentile cliente, con la presente, desideriamo

Dettagli

Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013

Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013 Made in Italy e nuove disposizioni doganali ex Reg. UE 603/2013 Avv. Elio De Tullio Progetto 2013 Camera di Commercio Italo Orientale Camera di Commercio Italo Lituana Camera di Commercio Italo Bosniaca

Dettagli

Castel MAC SpA CODICE ETICO

Castel MAC SpA CODICE ETICO CODICE ETICO Castel Mac S.p.A. adotta il presente Codice Etico, che si ispira ai principi del D.Lgs 231 Disciplina della Responsabilità Amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni

Dettagli

L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine?

L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine? L evasione dell IVA all importazione quale autonoma fattispecie di reato Tributo interno o diritto di confine? di Michele Petito e Tommaso De Angelis 1 La giurisprudenza penale di legittimità ha spesso

Dettagli

Il rischio di un affievolimento procedurale dei reati per la tutela giuridica degli animali

Il rischio di un affievolimento procedurale dei reati per la tutela giuridica degli animali Il rischio di un affievolimento procedurale dei reati per la tutela giuridica degli animali L applicazione della non punibilità (no assoluzione ) per la particolare tenuità del fatto non può certo inibire

Dettagli

visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 100 A,

visto il trattato che istituisce la Comunità economica europea, in particolare l'articolo 100 A, Prima direttiva 89/104/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1988 sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di marchi d'impresa gazzetta ufficiale n. L 040 del 11/02/1989 pag. 0001-0007

Dettagli

SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE REGIONI ORDINARIE

SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE REGIONI ORDINARIE SENTENZE DELLA CORTE COSTITUZIONALE REGIONI ORDINARIE Sentenza N. 299 del 19 dicembre 2012 Materia: Concorrenza, livello essenziale delle prestazioni e commercio Giudizio: Legittimità costituzionale in

Dettagli

Edizione dicembre 2011

Edizione dicembre 2011 COCA-COLA ITALIA S.R.L. Modello di Organizzazione Gestione e Controllo D. Lgs. 231/2001 P a r t e S p e c i a l e 7 Reati in materia di segni di riconoscimento e contro l industria e il commercio Edizione

Dettagli

Autorità Nazionale Anticorruzione

Autorità Nazionale Anticorruzione Regione Lazio 25/11/2015 Oggetto: AG 84/2015/AC - Regione Lazio fusione di società interamente partecipate dalla regione - nomina del consiglio di amministrazione e del presidente della società Lazio Crea

Dettagli

Audizione sugli Atti di Governo

Audizione sugli Atti di Governo CAMERA DEI DEPUTATI 11ª Commissione (Commissione Lavoro pubblico e privato) Audizione sugli Atti di Governo Schema di Decreto Legislativo recante disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle

Dettagli

Ministro per la Semplificazione Normativa Ufficio legislativo

Ministro per la Semplificazione Normativa Ufficio legislativo Ministro per la Semplificazione Normativa Ufficio legislativo p.c. Al dott. Daniele Belotti Assessore Territorio e Urbanistica Regione Lombardia Via Sassetti 32 20124 Milano Ministero dell economia e delle

Dettagli

CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI

CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI CONTRIBUTORY INFRINGEMENT, CIRCOLAZIONE DI TECNOLOGIE FARMACEUTICHE E MERCATI INTERNAZIONALI Avv. Debora Brambilla Dottore di ricerca brambilla@iplawgalli.com Contributoryinfringement o contraffazione

Dettagli

Le indicazioni obbligatorie negli atti, nella corrispondenza e nei siti web delle società

Le indicazioni obbligatorie negli atti, nella corrispondenza e nei siti web delle società CIRCOLARE N. 2 DEL 29 GENNAIO 2010 DIRITTO SOCIETARIO Le indicazioni obbligatorie negli atti, nella corrispondenza e nei siti web delle società www.assonime.it ABSTRACT Questa circolare illustra le novità

Dettagli

Cendon / Book DIRITTO DEL LAVORO Professional AGGIORNATO AL JOBS ACT

Cendon / Book DIRITTO DEL LAVORO Professional AGGIORNATO AL JOBS ACT Cendon / Book DIRITTO DEL LAVORO Professional AGGIORNATO AL JOBS ACT L'autore L Opera INDICE Capitolo Primo IL CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO: NOZIONI GENERALI 1. Il contratto a tempo determinato: quadro

Dettagli

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE?

MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE? MALTRATTAMENTO DI ANIMALI E LEGGI SPECIALI: CONFERME GIURISPRUDENZIALI O QUESTIONI ANCORA APERTE? Commento alle sentenze n. 116066 del 26 marzo 2012 e n. 46784 del 21 dicembre 2005 della III Sezione Penale

Dettagli

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 12/41/CR05/C1

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 12/41/CR05/C1 CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME 12/41/CR05/C1 PROBLEMATICHE DEL PERSONALE DIPENDENTE PUBBLICO RELATIVAMENTE ALLE DISPOSIZIONI DELL ARTICOLO 24 DEL DECRETO LEGGE N. 201 DEL 6 DICEMBRE

Dettagli

AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO

AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO AUTOTUTELA TRIBUTARIA E DECADENZA DEI TERMINI DI ACCERTAMENTO a cura Cosimo Turrisi L autotutela tributaria è un procedimento amministrativo di secondo grado che consente, in ossequio ai principi di cui

Dettagli

La disciplina dei prodotti alimentari

La disciplina dei prodotti alimentari Associazione Italiana di Diritto Alimentare La disciplina dei prodotti alimentari Etichettatura, marchi e pubblicità dei prodotti alimentari Le normative europee e nazionali (Stefano Masini) Roma, Cassa

Dettagli

L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti

L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti L etichettatura dei prodotti alimentari: la normativa europea (REG UE n. 1169/11 ) Paola Rebufatti SANZIONI Il panorama giurisprudenziale è rappresentato principalmente da: Codice penale D. L.gs n. 109/92

Dettagli

Smaltimento a carico del possessore di Rifiuti speciali da Imballaggi (CASSAZIONE - Sentenza 04 aprile 2012, n. 5377)

Smaltimento a carico del possessore di Rifiuti speciali da Imballaggi (CASSAZIONE - Sentenza 04 aprile 2012, n. 5377) Smaltimento a carico del possessore di Rifiuti speciali da Imballaggi (CASSAZIONE - Sentenza 04 aprile 2012, n. 5377) CORTE DI CASSAZIONE Sentenza 04 aprile 2012, n. 5377 Esenzione dalla TARSU di Rifiuti

Dettagli

IL NUOVO REGIME DI TASSAZIONE DEI DIVIDENDI PERCEPITI DA ENTI NON COMMERCIALI E TRUST DI NATURA NON COMMERCIALE

IL NUOVO REGIME DI TASSAZIONE DEI DIVIDENDI PERCEPITI DA ENTI NON COMMERCIALI E TRUST DI NATURA NON COMMERCIALE IL NUOVO REGIME DI TASSAZIONE DEI DIVIDENDI PERCEPITI DA ENTI NON COMMERCIALI E TRUST DI NATURA NON COMMERCIALE di Pasquale Saggese 1. Le novità introdotte con la legge di stabilità 2015 Nell ambito delle

Dettagli

I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia di legittimità

I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia di legittimità Autore: Luca PRATI e Francesco Maria SALERNO Data: 09.09.2014 Pubblicato su: www.lexambiente.it I Sistemi Collettivi per il finanziamento dei RAEE e l art. 10 del D.Lgs. 49/2014: una normativa di dubbia

Dettagli

CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006. Causa C-134/05

CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006. Causa C-134/05 CONCLUSIONI DELL AVVOCATO GENERALE M. POIARES MADURO presentate il 14 dicembre 2006 Causa C-134/05 Commissione delle Comunità europee contro Repubblica italiana «Inadempimento di uno Stato Artt. 43 CE

Dettagli

Mauro Tescaro. (articolo pubbl. anche nella rivista Studium Iuris)

Mauro Tescaro. (articolo pubbl. anche nella rivista Studium Iuris) Mauro Tescaro Applicazione ai servizi finanziari dell art. 3, parr. 3-6, della «Direttiva sul commercio elettronico»: la comunicazione della Commissione del 14 maggio 2003 (articolo pubbl. anche nella

Dettagli

Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale

Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale Etichettatura prodotti tessili Quadro normativo comunitario e nazionale L 8 maggio 2012 è entrato in vigore il nuovo Regolamento (UE) n. 1007/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre

Dettagli

Adeguamenti normativi in materia di Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Adeguamenti normativi in materia di Sicurezza nei luoghi di lavoro. Adeguamenti normativi in materia di Sicurezza nei luoghi di lavoro. Informativa generale Con la Legge. 3 agosto 2007 n. 123 recanti Misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e

Dettagli

Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000)

Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000) Diritto di accesso ai documenti. (Risposta a quesito del 5 settembre 2000) Il Consiglio Superiore della Magistratura, nella seduta del 5 settembre 2000, ha adottato la seguente deliberazione:

Dettagli

Approvato dal Consiglio di Amministrazione del 25 maggio 2012

Approvato dal Consiglio di Amministrazione del 25 maggio 2012 Robert Bosch S.p.A. MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO EX DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001, N. 231 PARTE SPECIALE H: REATI CONTRO L INDUSTRIA E IL COMMERCIO Approvato dal Consiglio di Amministrazione

Dettagli

La revoca del licenziamento

La revoca del licenziamento La revoca del licenziamento di Irene Corso L art. 5 del d.lgs. n. 23/2015 disciplina gli effetti della revoca disposta dal datore di lavoro rispetto ad un licenziamento cui, se illegittimo, troverebbero

Dettagli

R E L A Z I O N E. Dunque lo schema di decreto legislativo:

R E L A Z I O N E. Dunque lo schema di decreto legislativo: DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI DELLE DISPOSIZIONI DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1371/2007, RELATIVO AI DIRITTI E AGLI OBBLIGHI DEI PASSEGGERI NEL TRASPORTO FERROVIARIO.

Dettagli

L obbligo di vendere le merci esposte

L obbligo di vendere le merci esposte L obbligo di vendere le merci esposte di Marilisa Bombi L ordinamento giuridico nazionale ha, da sempre, previsto l obbligo della prestazione, anche se quest obbligo, contenuto all interno della disciplina

Dettagli

Studio Associato Servizi Professionali Integrati Member Crowe Horwath International. di abbonamento tiene luogo della licenza.

Studio Associato Servizi Professionali Integrati Member Crowe Horwath International. di abbonamento tiene luogo della licenza. Tassa sulle concessioni governative e abbonamenti di telefoni cellulari: tutto ancora da decidere dell Avv. Giuseppe Rigano e Avv. Paolo Lisi pubblicato sulla rivista il fisco n. 26 dell 1 luglio 2013,

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE PECORELLA, COSTA

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE PECORELLA, COSTA Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 881 PROPOSTA DI LEGGE D INIZIATIVA DEI DEPUTATI PECORELLA, COSTA Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice

Dettagli

Cessioni. Verifica della soggettività passiva. del cessionario nelle cessioni intracomunitarie. intracomunitarie.

Cessioni. Verifica della soggettività passiva. del cessionario nelle cessioni intracomunitarie. intracomunitarie. Verifica della soggettività passiva del cessionario nelle cessioni «a catena» di Marco Peirolo L approfondimento L Avvocato generale, nelle conclusioni presentate in merito alla causa C-587/10, ha esaminato

Dettagli

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14

Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Corte di giustizia dell Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 180/14 Lussemburgo, 18 dicembre 2014 Stampa e Informazione Parere 2/13 La Corte si pronuncia sul progetto di accordo sull adesione dell Unione

Dettagli

Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili

Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili Morte della persona fisica e fallimento della società: le due situazioni non sono assimilabili di Guido Stampanoni Bassi Nota a CASS. PEN., SEZ. V, 19 novembre 2012 (ud. 26 settembre 2012), n. 44824 GRASSI

Dettagli

LEGGE FINANZIARIA 2005: NORME PER PERSONALE

LEGGE FINANZIARIA 2005: NORME PER PERSONALE LEGGE FINANZIARIA 2005: NORME PER PERSONALE Le disposizioni dettate dalla legge finanziaria 2005, legge n. 311/2004, in tema di personale, di assunzioni e di organizzazione delle Pubbliche Amministrazioni

Dettagli

Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale

Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale Ipoteche e fermi amministrativi dei concessionari di riscossione: giurisdizione e competenza nela tutela giurisdizionale di Francesco Mingiardi e Luigi Patricelli Sommario: 1. La Giurisdizione - 2. La

Dettagli

Certificazione energetica, legge di stabilità,destinazione Italia, mille proroghe

Certificazione energetica, legge di stabilità,destinazione Italia, mille proroghe DECRETO DESTINAZIONE ITALIA, LEGGE DI STABILITÀ, DECRETO MILLEPROROGHE E CERTIFICAZIONE ENERGETICA Il comma 139 dell art. unico della legge 27 dicembre 2013, n. 147 - Disposizioni per la formazione del

Dettagli

Documento di studio e approfondimento.

Documento di studio e approfondimento. Documento di studio e approfondimento. Insufficiente versamento del saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi; ravvedimento parziale, conseguenze 1. La fattispecie 1.1 Premessa Le disposizioni

Dettagli

L interpretazione restrittiva della Suprema Corte di Cassazione sulla nozione di scarico esistente -vedere sentenza-

L interpretazione restrittiva della Suprema Corte di Cassazione sulla nozione di scarico esistente -vedere sentenza- L interpretazione restrittiva della Suprema Corte di Cassazione sulla nozione di scarico esistente -vedere sentenza- Andrea Quaranta 1. Le origini del dibattito sulla nozione di scarico esistente. Il D.Lgs.

Dettagli

DIRITTI CIVILI E POLITICI

DIRITTI CIVILI E POLITICI Diritti umani e diritto internazionale, vol. 3 n. 3 2009 DIRITTI CIVILI E POLITICI Ancora sui rapporti tra ONU e CE in materia di lotta al terrorismo e tutela dei diritti fondamentali: la sentenza del

Dettagli

VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI

VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI VENDITA DI PRODOTTI INDUSTRIALI CON SEGNI MENDACI Il delitto di cui all art. 517 c.p., modificato dalla legge n. 99 del 2009 solo per inasprirne l apparato sanzionatorio, portando la reclusione fino ai

Dettagli

Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale

Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale Le norme sullo Spalma incentivi tra incostituzionalità e violazione del diritto sovranazionale di FRANCESCO SAVERIO MARINI ANDREA STICCHI DAMIANI Tra le pieghe del d.l. n. 91/2014 (c.d. decreto competitività

Dettagli

Rel. n. III/02/2014 Roma, 17.02.2014

Rel. n. III/02/2014 Roma, 17.02.2014 Rel. n. III/02/2014 Roma, 17.02.2014 Novità legislative: L. 6 febbraio 2014, n. 6 Conversione in legge del d.l. 10 dicembre 2013, n. 136, recanti disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali

Dettagli

DOCUMENTI ARISTEIA. documento n. 73 Le novità nell imposizione indiretta del patto di famiglia

DOCUMENTI ARISTEIA. documento n. 73 Le novità nell imposizione indiretta del patto di famiglia DOCUMENTI ARISTEIA documento n. 73 Le novità nell imposizione indiretta del patto di famiglia febbraio 2007 Le novità nell imposizione indiretta del patto di famiglia DOCUMENTO ARISTEIA N. 73 LE NOVITÀ

Dettagli

L 343/10 Gazzetta ufficiale dell Unione europea 29.12.2010

L 343/10 Gazzetta ufficiale dell Unione europea 29.12.2010 L 343/10 Gazzetta ufficiale dell Unione europea 29.12.2010 REGOLAMENTO (UE) N. 1259/2010 DEL CONSIGLIO del 20 dicembre 2010 relativo all attuazione di una cooperazione rafforzata nel settore della legge

Dettagli

IL DIRITTO COMUNITARIO DELL AMBIENTE NELL EVOLUZIONE DEL TRATTATO UE

IL DIRITTO COMUNITARIO DELL AMBIENTE NELL EVOLUZIONE DEL TRATTATO UE IL DIRITTO COMUNITARIO DELL AMBIENTE NELL EVOLUZIONE DEL TRATTATO UE Il Trattato di Roma del 1957 non conteneva alcuna esplicita menzione di competenze comunitarie nel settore ambientale. La crescente

Dettagli

Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi

Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi Coordinamento Nazionale Quadri Direttivi TUTTO SUL DEMANSIONAMENTO (Parte 3 di 4) 6 IL DANNO ALLA PROFESSIONALITÀ L articolo 2103 cod. civ. afferma pertanto il diritto del lavoratore all effettivo svolgimento

Dettagli

ARCHIVIO VIES ISCRIZIONE NELLA BANCA DATI VIES

ARCHIVIO VIES ISCRIZIONE NELLA BANCA DATI VIES ARCHIVIO VIES L art. 22 del D.Lgs. 21 novembre 2014, n. 175 (cd. Decreto Semplificazioni fiscali ) ha introdotto importanti novità in merito alle regole riguardanti l inclusione e l esclusione dalla banca

Dettagli

Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione

Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione Fiscal News La circolare di aggiornamento professionale N. 161 28.05.2015 Reverse charge: interventi di collaudo e prima accensione Categoria: IVA Sottocategoria: Reverse charge La nuovo normativa concernente

Dettagli

Diritto Civile Contemporaneo

Diritto Civile Contemporaneo Diritto Civile Contemporaneo Rivista trimestrale online ad accesso gratuito ISSN 2384-8537 Anno I, numero II, luglio/settembre 2014 Le Sezioni Unite sul rapporto tra azione di rivendica ed azione di restituzione

Dettagli

PIETRO QUINTO Ordinanza TAR Piemonte: il dibattito sul ricorso principale e ricorso incidentale nel processo amministrativo si sposta in Europa

PIETRO QUINTO Ordinanza TAR Piemonte: il dibattito sul ricorso principale e ricorso incidentale nel processo amministrativo si sposta in Europa PIETRO QUINTO Ordinanza TAR Piemonte: il dibattito sul ricorso principale e ricorso incidentale nel processo amministrativo si sposta in Europa Dopo la sentenza del TAR Lazio, che si è apertamente discostata

Dettagli

Indennizzo economico o reintegrazione, primi dubbi e chiarimenti

Indennizzo economico o reintegrazione, primi dubbi e chiarimenti Licenziamenti Indennizzo economico o reintegrazione, primi dubbi e chiarimenti Cristina Carati e Daniele Colombo - Avvocati Il decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti (D.Lgs. 4 marzo 2015,

Dettagli

GIURISPRUDENZA DEL CNF E DELLA CASSAZIONE

GIURISPRUDENZA DEL CNF E DELLA CASSAZIONE GIURISPRUDENZA DEL CNF E DELLA CASSAZIONE a cura di Remo Danovi 1. Tenuta albi - Pena interdittiva accessoria sentenza penale di condanna La cancellazione dall Albo degli Avvocati, disposta come conseguenza

Dettagli

L attore ha prenotato un volo previsto per il 20 dicembre 2005 da Shanghai (Cina) a Barcellona (Spagna).

L attore ha prenotato un volo previsto per il 20 dicembre 2005 da Shanghai (Cina) a Barcellona (Spagna). Corte di Giustizia UE: trasporto aereo, cancellazione del volo, termine per proporre ricorso e responsabilità dei vettori per perdita dei bagagli Nota a Corte di Giustizia dell Unione Europea, Sentenza

Dettagli

Registrazione I soggetti del diritto d autore

Registrazione I soggetti del diritto d autore Cosa sono i beni informatici? I beni informatici Corso Nuove tecnologie e diritto Lezione 2-4 maggio 2004 Claudia Cevenini Beni in senso giuridico = cose che possono formare oggetto di diritti (art. 810

Dettagli

Consiglio di Stato NUMERO AFFARE 04251/2010. Sezione Consultiva per gli Atti Normativi Adunanza di Sezione del 25 ottobre 2010 LA SEZIONE

Consiglio di Stato NUMERO AFFARE 04251/2010. Sezione Consultiva per gli Atti Normativi Adunanza di Sezione del 25 ottobre 2010 LA SEZIONE Numero 05140/2010 e data 24/11/2010 R E P U B B L I C A I T A L I A N A Consiglio di Stato Sezione Consultiva per gli Atti Normativi Adunanza di Sezione del 25 ottobre 2010 NUMERO AFFARE 04251/2010 OGGETTO:

Dettagli

La premessa. Ischia, 23 settembre 2002

La premessa. Ischia, 23 settembre 2002 Ischia, 23 settembre 2002 Oggetto: parere sull ammissibilità del rimborso delle spese legali sostenute da ex amministratori comunali in procedimenti penali definiti con formula assolutoria. Viene chiesto

Dettagli

Cassazione Sezioni unite civili sentenza, n. 8433 del 12 febbraio-4 maggio 2004. Svolgimento del processo

Cassazione Sezioni unite civili sentenza, n. 8433 del 12 febbraio-4 maggio 2004. Svolgimento del processo Cassazione Sezioni unite civili sentenza, n. 8433 del 12 febbraio-4 maggio 2004 Svolgimento del processo Su domanda proposta da M. P., titolare di pensione di invalidità dal 1977, il Tribunale di Alessandria

Dettagli

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. d iniziativa del deputato LUSSANA

CAMERA DEI DEPUTATI PROPOSTA DI LEGGE. d iniziativa del deputato LUSSANA Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N. 2455 PROPOSTA DI LEGGE d iniziativa del deputato LUSSANA Nuove disposizioni per la tutela del diritto all oblio su internet in favore delle

Dettagli

TRIBUNALE DI VICENZA Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari n. 100/14 SIGE

TRIBUNALE DI VICENZA Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari n. 100/14 SIGE TRIBUNALE DI VICENZA Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari n. 100/14 SIGE Il Giudice dell esecuzione, Provvedendo sull istanza depositata in data 7.3. nell interesse di M. T. di rideterminazione

Dettagli

NOTA A CORTE DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE SENTENZA 17 ottobre 2013 n. 23591. A cura di Filippo Mauro

NOTA A CORTE DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE SENTENZA 17 ottobre 2013 n. 23591. A cura di Filippo Mauro NOTA A CORTE DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE SENTENZA 17 ottobre 2013 n. 23591 A cura di Filippo Mauro Sulla nullità del contratto preliminare avente ad oggetto la vendita di un immobile irregolare

Dettagli