DIRITTO E SCIENZA. Rivista giuridica telematica. Anno 2013 Agosto-Settembre N Diritto e scienza 2013/8-9 Pag. 1

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1 DIRITTO E SCIENZA Rivista giuridica telematica Anno 2013 Agosto-Settembre N. 8-9 Pag. 1

2 Il tradimento a cura di Davide Nalin e Laura Covelli revisione e coordinamento Francesco Bellomo Pag. 2

3 PRESENTAZIONE DEL NUMERO Bella, ma non appariscente, l aveva avuta davanti a lungo, senza quasi accorgersene. Un giorno di inizio estate come solo le donne sanno fare, quando decidono la trasformazione. Abituato a certe cose, di indole astratta, non era facile impressionarlo, ma quella sera non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. L intesa fu immediata. Non giorni, né ore, ma minuti. Una storia tormentata, finita male, e ricominciata solo perché ci sono cose che finiscono, ma non si dimenticano. Era circa un mese che i due due nomi che sembravano fatti apposta per unirsi si rivedevano. Questo è il racconto del protagonista. «A cosa stai pensando?», le domandai. «Ieri è stato bellissimo». «Certo, come sempre» «Però non basta». Obiettò lei, grugnendo leggermente. «Naturalmente, però con gli altri ti sei fatta bastare molto meno». Era un antica polemica tra di noi, che a me divertiva per la sua reazione permalosa, dovuta al fatto che sapeva bene che avevo ragione. «Con te non è lo stesso». «Cosa intendi?». «Sei l uomo della mia vita, ma non possiamo stare insieme». «Ecco, ti contraddici». «Tu non capisci». In effetti, non capivo. Però, accettavo. Un uomo non può scegliere di sacrificare la verità al piacere? In fondo pensavo per una volta può essere un buon affare. Decisi di lasciar perdere, convinto che queste affermazioni non avrebbero avuto seguito. «Ok, adesso andiamo». Come avevo previsto, ci salutammo appassionatamente. Con l intesa di rivederci al mio ritorno da un breve viaggio di lavoro. Pag. 3

4 Pochi giorni dopo ricevetti una lettera. Era il frutto delle sue riflessioni. In sintesi mi spiegava le motivazioni per cui non voleva o, per meglio dire, non poteva restare con me. L inizio era eloquente: «Principalmente, sono certa che non mi ami. Questa presa di coscienza mi provoca non poca sofferenza, ma corrisponde esattamente alla realtà dei fatti». Inutile dire che non sarebbe servito dimostrarle il contrario. Ci fu un incontro. Qualche . Poi, il silenzio. Ci pensai per mesi. Fino a quando venni a sapere che, alcuni giorni dopo il nostro ultimo incontro, era stata con un altro. Uno come tanti, irrilevante per il mondo, ma paradossalmente non per me. Era, infatti, mio debitore. Uno di quei debiti che si estinguono con la lealtà. Conosco la follia. In fondo, da lei potevo qualcuno direbbe dovevo aspettarmelo. Ma solo allora, da lui, ho imparato cos è il tradimento Non dovette passare molto tempo che quel triste insegnamento fu prontamente messo a frutto dal nostro protagonista. Aveva conosciuto una ragazza deliziosa e ecco la novità intelligente. Sentiamo come andò. «Adesso potrei dire che noi due siamo così. Ma come può esserlo, se tu hai ancora dubbi». Era la mia riflessione a proposito della sua titubanza a lasciare lo storico quanto inutile fidanzato una figura ricorrente nell esistenza femminile pur dopo la candida ammissione di ciò che provava per me. Pensai, allora, di farle leggere alcune frasi, fiducioso che la ragione avrebbe prevalso. «Sono bellissime quelle parole. Forse le più belle che abbia mai sentito sull amore. Se quello che mi dici è vero, ti prego, dammi un po di tempo. Mi sento schiacciata, messa all angolo, sotto pressione. Una decisione da prendere e un macigno enorme sullo stomaco. Ovviamente, i puntini rossi si sono estesi anche all altro piede. Vorrei essere forte, ma non sono un supereroe. Per quanto la ragione possa dirmi che non dovrei avere paura, sentirmi in colpa o temere il cambiamento, finché non sono convinta e non interiorizzo questa sicurezza, è inutile che faccia o prometta. Sarebbe tutto troppo fragile e un eventuale passo indietro non sarebbe tollerabile, per me come per te». Pag. 4

5 Sconcertato dall assoluta illogicità del discorso e, soprattutto, memore del passato, decisi di tagliar corto. «Nessun sentimento potrà mai condizionarmi nello stabilire cos è giusto. È vero che per te avevo un inclinazione speciale e ho fatto tutto ciò che dovevo perché si realizzasse. Ma non si può realizzare. L uomo che hai accanto da otto anni, e da cui non riesci a liberarti, è lo specchio delle tue scelte. E ciò che si sceglie, è ciò che si è. Questo, non altro, spiega il tuo comportamento opaco e poco risoluto. Ciò nondimeno, con te ho passato dei momenti molto belli. Li ricorderò. Addio». Ero convinto che la questione fosse chiusa. Non intendevo semplicemente la questione personale, quanto pure quella per così dire gnoseologica. Erano argomenti, i miei, che non si prestavano a equivoco o a confutazione. Ma gli esseri umani specie in questo campo non finiscono mai di sorprendere. «Le tue parole sono proprio la concretizzazione di tutte le mie paure. Ho paura che tu mi metta pressione, anche se non di proposito. Ho paura che, poiché nessun sentimento potrà mai condizionarti nello stabilire cos è giusto, tu possa allontanarmi a causa delle mie debolezze o dei miei sbagli, senza spazio per la comprensione ed il perdono. Siamo in una fase iniziale e sto già soffrendo per questa tua scelta molto più di quanto avrei potuto immaginare; figuriamoci come potrei sentirmi, per esempio, tra un anno. Ti aspetti che in tre settimane sconvolga la mia vita senza nemmeno un dubbio, un insicurezza, un esitazione. Anche se la mia vita - almeno in parte - è il frutto di scelte sbagliate, su quelle scelte sono nati e cresciuti dei rapporti complessi, dei sentimenti (se non di amore, certamente di affetto) e dei doveri. E già abbastanza difficile e doloroso, per un essere comune come me, capire e accettare di aver commesso degli errori così seri e decidere di rimuoverli. L atto pratico non può avvenire in un giorno. Certo, potresti dirmi che dipende dalla volontà e che, volendo, basterebbero cinque minuti. Ed è vero; ma non per me. Perché sono imperfetta, perché non tollero l idea che in cinque minuti si possano distruggere i sogni di una persona che per anni si è affidata completamente a me e che sta attraversando un periodo difficile, anche di salute. Se la mia felicità deve passare per la sofferenza altrui, deve farlo nel modo meno doloroso possibile; non è questione di bilanciamento o gerarchia, il fatto è che, altrimenti, offuscata dai sensi di colpa, non sarebbe vera felicità. Il 23 verrò comunque e, se vorrai, ne parleremo di persona. Altrimenti, accetterò questa tua decisione con rispetto e conserverò anch io il ricordo di questi splendidi giorni. Per sempre». Pag. 5

6 A leggere quelle incredibili frasi stavo perdendo la pazienza. Lei non stava tradendo il suo fidanzato. Stava tradendo me. E qualche concetto basilare della logica. Non potevo non chiarirle alcuni punti. La replica sembrò convinta. «Vuoi veramente cancellarmi? Hai raggiunto anche il terzo obiettivo, quello più difficile. Possiamo davvero diventare simili. E vero che sbaglio spesso, ma posso migliorare. E voglio migliorare. Dipende da quanto lo vuoi tu. Non ho mai pregato o rincorso nessuno in vita mia. Nemmeno ho mai pensato di farlo. Questa volta ne valeva la pena. Lo ripeto anche qui. Ti amo. Mi dispiace non averlo capito in tempo e aver commesso degli errori. Ma tu puoi insegnarmi, ed io posso imparare». Quante volte avevo sentito quelle parole. Parole che non ti lasciano scelta. È come un sospettato che proclama la sua innocenza: non puoi non dargli la possibilità di dimostrarla. Ed io gliela diedi. Non posso dire che non provò a fare ciò che aveva promesso. Semplicemente, non ci riuscì. Mi fu chiaro il giorno in cui, incontratici nella sua città, dovemmo scappare da un luogo dove la conoscevano, per il timore che ci vedessero insieme. Cercò, maldestramente, di rimediare. «Ho fatto tanto per te e tanto ancora sono disposta a fare, se hai un po di pazienza. O forse devo pensare che, per quanto sforzi io possa fare, non riuscirò ad essere alla tua altezza. Che tu hai bisogno di una persona migliore di me. Dimmi che non è così io ti vorrei accanto a me. Per sempre. Questo è il mio proposito». Era davvero troppo. Come ci si può contraddire in tal modo nel giro di poche ore? La realtà è che mi aveva costretto ad una fuga avvilente io che non sono mai fuggito davanti a nulla e aveva espressamente dichiarato di non avere propositi per il futuro. Oramai mi domandavo se in casi simili il secondo non meno del primo non fossero giustificati metodi di selezione come quelli usati a Sparta per evitare la decadenza della stirpe. Lo sdegno stava prendendo il sopravvento. Poi, il colpo di genio: avrei raccontato tutto. Ed eccomi qui. Confidando che chi legga queste storie eviti di ripeterle. O, quanto meno, eviti di ripeterle con me. Francesco Bellomo Pag. 6

7 GNOSEOLOGIA di Davide Nalin SOMMARIO: 1. Definizione 2. Le scienze umane e le scienze critiche 3. Le scienze morali 3.1 Filosofia 3.2 Religione 4. Le scienze esatte 5. Il fidanzato sfigato 1. Definizione Quell anello, regalato in una notte d estate, recava al suo interno la scritta ti amo. La sua consegna fu accompagnata dalla pronuncia di una frase che, sebbene sussurrata all orecchio, rimbomba ancora oggi dentro le mura di quella stanza: sarò tua per sempre. Una promessa d amore molto grande, che implicava non solo un pegno d amore necessariamente duraturo, ma anche un dono esclusivo al proprio amato: tua per sempre. Di lì a poco lei se ne andò, in quello che era il periodo più buio della vita dell amato, giustificando il gesto con la sofferenza e con la incapacità di rimanere ancora vicino a lui: quel giuramento era definitivamente spezzato. Dopo qualche mese, lui venne a conoscenza della reale ragione dell abbandono, grazie alla lettera inviata dall amante: ti scrivo intanto voglio dirti che mi dispiace se quella volta ti ho detto che tra me e lei vi era una relazione, ho mancato di sensibilità, ero arrabbiato e avevo bevuto qualcosa in più. Ma questo non mi giustifica. Non so se ti importa e che uso ne farai, ma non mi importa perché è la verità. Sai di lei me ne sono innamorato dal primo momento... mi ricordo ancora la prima volta che l ho vista Dal primo momento ho capito che è una persona speciale. Ha una personalità a forma di arcobaleno, copre tutti i colori. La cosa che più mi piace di Lei è vedere quando ride, è qualcosa di indescrivibile, riesci a gioire nel vederla ridere. E quando sta male, non riesco a fare a meno di non soffrire con lei. La sua è una personalità di quelle rare, è un puro sangue. In questi mesi ho imparato a conoscerla, subito non ho capito, c erano cose che mi sfuggivano. Lei è una farfalla dai mille colori, non puoi che ammirare la sua bellezza e rimanerne affascinato. Però, una farfalla è giusto che voli, che esprima tutti i suoi colori. Io la amo nel vederla così. Lei è tante cose messe insieme. A volte mi diverto a dargli i colori e lei dipinge, lo dico non solo in senso astratto, perché si è messa a dipingere sul serio. Ho capito, e molte volte cerco di mettermi nei suoi panni per capire, lei odia se cerchi di capirla. A volte ti spiazza perché cambia da una dimensione all altra Penso che amarla significa vedere che lei è felice, penso che l amore sia Pag. 7

8 questo, desiderare la felicità della persona che hai di fronte. Ad un certo punto l ho vista cedere, e le persone così grandi non devono cedere. LEI CHE E Ad ognuno di noi deve essere lasciata la libertà di vivere, di vivere le emozioni, di vivere se stessi. Il massimo è quando si è realizzati quando senti che le tue capacità sono espresse al massimo, Lei ha un dono, e questo dono è giusto che se lo prenda, che se lo gusti, perché se lo merita, perché è la vita. Il primo giorno che l ho vista è esattamente quello che penso lo stesso giorno di oggi. La lettera, pur densa di illogicità, aveva colto nel segno almeno su un punto: lei era una farfalla. E le farfalle, come è noto, sono destinate a volare sempre a bassa quota e a svanire col primo freddo Il termine tradimento è tradizionalmente associato all area dei rapporti sentimentali. Si tratta senza dubbio dell ambito in cui più spesso si verifica il fenomeno in esame, ma l operazione di associazione rischia di essere riduttiva per due ragioni. In primo luogo nessun rapporto personale si presenta allo stato puro, ma può essere analizzato attraverso il ricorso a molteplici scienze. In secondo luogo un esatta comprensione della figura del traditore richiede un analisi ad ampio spettro della fenomenologia del tradimento. FIGLIO: Che cos è un traditore? LADY MACDUFF: uno che giura e mente. FIGLIO: E tutti quelli che fanno così sono traditori? LADY MACDUFF: Chiunque fa così è un traditore e dev essere impiccato. FIGLIO: E tutti quelli che giurano e mentono debbono essere impiccati? LADY MACDUFF: Tutti, nessuno escluso. FIGLIO: E chi li deve impiccare? LADY MACDUFF: Gli uomini onesti. Nel quarto atto di Macbeth di Shakespeare il traditore è definito come uno che giura e mente, destinato ad essere impiccato dagli uomini onesti. Il concetto di tradimento, dunque, implica il disattendere un precedente vincolo (a prescindere dal fatto che esso rilevi sul piano giuridico oppure esclusivamente su quello sociale, ovvero su entrambi) e, allo stesso tempo, esso viene disegnato attraverso una importante antitesi: il tradimento è la negazione dell onestà. Il comportamento del traditore è talmente grave che l unica sanzione proporzionata nel ragionamento di Shakespeare è la pena di morte irrogata pubblicamente. La nozione di tradimento disegnata in Macbeth è confermata dalla definizione fornita dalla enciclopedia Treccani: Pag. 8

9 Tradimento: 1. L atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà: commettere un t., macchiarsi di un t. infamante; t. di un idea, di una causa, dei compagni di lotta, di un amico; con particolare riferimento al dovere o all impegno di essere fedele al coniuge o alla persona cui si è uniti da un rapporto d amore e d affetto: il loro matrimonio è fallito, pare per i continui t. del marito. In diritto, tradimento, reato di vario tipo (aiuto al nemico, lotta armata contro il proprio stato, intelligenza con il nemico, ecc.) previsto dal codice penale militare: condannare alla fucilazione per t.; alto t. (calco dell ingl. high treason), nel diritto costituzionale italiano, delitto proprio del presidente della Repubblica (unitamente all attentato alla Costituzione), per il quale egli può essere posto in stato di accusa dal Parlamento riunito in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. 2. Azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi. È usato soprattutto nella locuz. avv. a tradimento: la città fu presa a t.; lo uccisero a t.; gli si avvicinò furtivamente e lo colpì a t., alle spalle; nell uso fam.: mangiare il pane a t., vivere a spese d altri, sulle spalle altrui, senza lavorare; fare una domanda a t., nel momento o su un argomento che l altro non si aspettava. Traditore è dunque colui che compie un atto contrario ai propri doveri ovvero ad un impegno morale o giuridico di lealtà e fedeltà. Al di fuori dell ordinamento giuridico, dove il traditore riceve ciò che merita, nei rapporti sociali il tradimento è, se non accettato, quanto meno tollerato. La definizione di tradimento va necessariamente completata con quella di traditore: Traditore: [lat. tradĭtor-oris, propriamente «chi consegna», e in particolare «chi consegna con tradimento»; il nuovo significato (per cui tradĭtor si sostituisce al class. prodĭtor), già presente in Tacito, è dovuto dapprima all uso biblico (v. tradire), e si consolida poi nel secolo 4 (è frequentissimo negli scritti di sant Agostino) con le frequenti accuse a vescovi e sacerdoti cattolici di avere tradito la propria fede religiosa consegnando libri e arredi sacri ai loro avversarî]. Chi tradisce, chi ha commesso tradimento: i traditori della patria; essere un traditore; smascherare i traditori della causa, un traditore dei compagni di lotta; Ma se le mie parole esser dien seme Che frutti infamia al traditor ch i rodo (Dante). Il traditore non è soltanto colui che, affetto da insanabile disonestà, giura e mente, ma anche chi, in senso figurato, consegna (dal latino tradere) in senso figurato i propri ideali e in senso materiale un soggetto ad altri, violando un precedente vincolo (assunto con se stesso o con in terzi), da cui discende il tradimento non solo delle persone alle quali aveva prestato giuramento, ma anche di se stesso. Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento? Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l innamorata. In realtà l unica cosa che l uomo può tradire è la sua coscienza. (Joseph Conrad, Con gli occhi dell occidente, 1911). Pag. 9

10 2. Le scienze umane e le scienze critiche Zygmunt Bauman è considerato il più grande sociologo contemporaneo ad essersi occupato della figura del traditore nell area dei rapporti sentimentali. Il suo successo deriva da una metafora con cui egli ha fotografato la società attuale: quella della liquidità. Sostanzialmente, Bauman ritiene che l uomo di oggi non abbia più certezze né punti di riferimento stabili. È diventato tutto più fluido, liquido appunto. Il settore in cui è più evidente questa trasformazione è quello lavorativo: «In un epoca in cui [...] i luoghi di lavoro scompaiono con poco o punto preavviso e il corso della vita è suddiviso in una serie di progetti una tantum sempre più a breve termine, le prospettive di vita appaiono sempre più [...] accidentali.» Ma la liquidità è riscontrabile anche nelle relazioni sentimentali, ed è proprio questo è il tema centrale del suo saggio Amore liquido. In particolare, le riflessioni in esso contenute riguardano l uomo senza legami fissi, ovvero l abitante della società liquido-moderna. Mentre fino a poco tempo fa le relazioni a lungo termine erano considerate istinti naturali, oggi sono percepite come oppressive: «L impegno verso un altra persona [...] in particolare un impegno incondizionato e di certo un tipo di impegno finché morte non ci separi, nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà, assomiglia sempre più a una trappola da scansare a ogni costo». Ma Cos è l amore? Bauman sostiene che l amore sia un evento molto simile alla morte. «Non si può imparare ad amare; così come non si può imparare a morire. Né si può imparare l arte [...] di non rimanerne impigliati e tenersene alla larga. A tempo debito, l amore e la morte colpiranno; solo che non abbiamo la benché minima idea di quando tale ora scoccherà. In qualsiasi momento giunga, ti coglierà impreparato. Amore e morte sbucheranno dalle tue preoccupazioni quotidiane ab nihilo, dal nulla.» Sia la morte che l amore colpiscono all improvviso e colgono il malcapitato alla sprovvista. Secondo il sociologo, in amore non si apprende dalle esperienze precedenti. Si può capire come svolgere un attività solo quando ci sono una serie di regole fisse e uno scenario stabile, e di certo non è questo il caso. Amare significa abbandonarsi a un futuro misterioso. L amore è il regno dell incertezza e di conseguenza gli uomini si trovano a vivere una situazione paradossale. Da una parte tendono a cercare in una relazione quel conforto che li faccia allontanare dal fastidioso senso di fragilità che avvertono quando sono soli. Ma una volta in coppia, l uomo non arriva all appagamento emotivo che sperava, tutt altro: «Avere una relazione significa un mucchio di grattacapi, ma soprattutto vivere nella perpetua incertezza. Non potrai mai essere realmente, pienamente sicuro di cosa fare, né certo di aver fatto la cosa giusta o di averla fatta al momento giusto.» Questo senso di insicurezza cronico deriva anche dal fatto che, nonostante i propri sentimenti possano essere molto forti e indubbi, non si può impedire al partner di mettere fine alla relazione nel momento in cui lo ritenga opportuno. «Le promesse di fedeltà alla relazione, una volta che questa è stata stabilita, sono insignificanti nel lungo termine. E come potrebbe essere altrimenti: le relazioni sono investimenti come Pag. 10

11 tutti gli altri, ma ti verrebbe mai in mente di pronunciare un giuramento di fedeltà alle azioni che hai appena acquistato?». Nel pensiero di Bauman dunque il tradimento è un qualcosa di fisiologico che fa parte dell amore come la morte fa parte della vita. Il problema di fondo, tuttavia, a cui non viene data una soluzione, è il seguente: se un soggetto non è certo di poter onorare una promessa, perché allora la contrae? La figura del traditore è stata analizzata in maniera approfondita da Dante Alighieri nella Divina Commedia precisamente nell ultimo cerchio dell Inferno, costituito da un immenso lago di ghiaccio, detto Cocito reso tale dal vento causato dal movimento delle ali di Lucifero. Qui sono puniti i traditori di chi si è fidato, simboleggiati dalla freddezza del ghiaccio, così come furono freddi i loro cuori e le loro menti nell ordire il peccato, in contrapposizione alla carità tradizionalmente simboleggiata dal fuoco. Ma si può notare un contrappasso anche nella materia stessa del poema: se il loro isolamento rispetto al resto dell Inferno è sottolineato dall inserimento di un canto e da un nuovo proemio all inizio del successivo, il clima proditorio nel quale agirono in vita questi dannati è ben rappresentato dal clima che Dante ricrea, clima di silenzi e di non-detti, che non dice quasi mai apertamente il peccato per il quale sono dannati, e che anche quando si dilunga in un discorso più vasto sembra voler nascondere i dettagli importanti. Tale situazione si verifica nel discorso del Conte Ugolino, che narrando distesamente della sua morte non dice in realtà né quale fu la sua colpa, né in che modo l arcivescovo si macchiò di tradimento. Il Cocito è dunque suddiviso in quattro zone, eppure, in contrasto con la grande varietà di colpe e pene in Malebolge e in generale nei cerchi precedenti, è sostanzialmente uniforme: quasi uguale è la pena, come uguale fu la colpa: il tradimento di un precedente vincolo. La prima zona del nono cerchio è denominata Caina, dal nome di Caino che per primo uccise il fratello Abele: qui sono puniti i traditori dei parenti, immersi nel ghiaccio sino al capo con il viso all ingiù. La seconda zona del nono cerchio è l Antenora, dal nome del troiano Antenore che tradì la sua città: troviamo qui infatti i traditori della patria e del partito, immersi nel ghiaccio con il viso all insù, ovvero con il ghiaccio che copre loro metà del capo, che quindi sta dritto. La terza zona del nono cerchio è la Tolomea, dal nome del re egizio Tolomeo, che tradì l ospite Sesto Pompeo (oppure dal nome del governatore di Gerico, che uccise a tradimento il suocero Simone Maccabeo, sommo sacerdote, e i suoi due figli): qui si trovano infatti i traditori degli ospiti, immersi nel ghiaccio con il capo riverso, in modo che si congelino le lacrime negli occhi, impedendo loro di sfogare il dolore nel pianto. La quarta zona del nono cerchio è la Giudecca, dal nome di Giuda Iscariota che tradì Gesù, benefattore dell umanità; qui si trovano i traditori dei benefattori, immersi interamente nel ghiaccio ma in varie posizioni: «Altre sono a giacere; altre stanno erte, / quella col capo e quella con le piante; / altra, com arco, il volto a piè rinverte»: queste quattro posizioni hanno vari significati, e cioè che quelli «a giacere» abbiano Pag. 11

12 tradito loro pari, quelli con la testa verso l alto abbiano tradito loro maggiori e quelli con i piedi verso l alto loro minori (per esempio sudditi), mentre gli ultimi piegati in due avrebbero tradito entrambi. Nel più profondo dell Inferno, puniti da Lucifero stesso, il primo grande traditore, si trovano i traditori delle istituzioni supreme, create secondo il volere divino per il bene dell umanità: essi sono tre e, quindi, altrettante sono le bocche di Lucifero nelle quali sono maciullati, in apparente analogia con il concetto dell unità e della Trinità di Dio. Lucifero, principio di ogni male, ha nella bocca centrale Giuda Iscariota, il traditore di Cristo che discende da lui l autorità spirituale, lacerato sul corpo che fuoriesce dai denti del demonio. Dante Alighieri colloca i traditori nella zona più bassa dell Inferno (addirittura due cerchi più in basso degli omicidi), in prossimità del luogo in cui dimora Lucifero: il tradimento è di gran lunga il più grave (da un punto di vista morale) dei peccati in cui può incorrere un essere umano. Curiosamente, tuttavia, non vi è traccia dei traditori in amore, circostanza non casuale come si avrà modo di dimostrare nel prosieguo della trattazione. Il tradimento in amore viene invece trattato nel secondo girone dell Inferno (il cerchio dei lussuriosi). «Amor, ch al cor gentil ratto s apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e l modo ancor m offende. Amor, ch a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m abbandona. Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense». Il celebre passo racconta della vicenda storica di Paolo Malatesta, Francesca da Polenta e del di lei marito Gianciotto Malatesta. Le famiglie dei da Polenta da Ravenna e dei Malatesta da Rimini erano tra le più rinomate della Romagna e dopo una serie di scontri esterni e di instabilità politica interna decisero di allearsi unendo in matrimonio i loro figli. Il patto venne suggellato da un matrimonio che coinvolse la giovane Francesca da Polenta e il più anziano, affetto da una malformazione fisica e privo di qualsiasi forma di cultura Gianciotto Malatesta. Per guadagnare l approvazione della giovane a questo matrimonio, la tradizione, che risale a Giovanni Boccaccio (e al suo commento pubblico alla Commedia dettato tra il 1373 e il 1375), dice che esso sia avvenuto per procura, dove il procuratore fu il più giovane e aitante fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta, del quale Francesca si invaghì per un malinteso, credendo che fosse lui il vero sposo. Il rapporto coniugale tra Francesca da Polenta e Gianciotto Malatesta sconta, dunque, non solo un importante divario da vedere in un ottica globale (non solo fisico, ma anche culturale), ma si fonda su un errore in cui era incorsa Francesca all atto della celebrazione del matrimonio. Pag. 12

13 L amore nato tra Francesca e Paolo, tuttavia, non riesce a rimanere ad uno stadio soltanto ideale e ben presto i due amanti, colti nell atto di un rapporto carnale, vengono assassinati brutalmente da Gianciotto Malatesta, destinato, come traspare dalle parole di Francesca, ad essere accolto nel nono cerchio dell Inferno ( Caina attende chi a vita ci spense ). Il modo in cui Dante si rivolge alle due anime dannate è denso di compassione e, per certi tratti, di comprensione (dietro alla frase Amor, ch a nullo amato amar perdona si cela in realtà uno dei più pregnanti precetti cristiani, secondo cui l amore genera sempre amore). Dante infatti parla a loro in modo compassionevole: O anime affannate, / venite a noi parlar, s altri (cioè Dio) nol niega!. Le anime giungono così dal cielo infernale, grazie alla richiesta pietosa del Poeta. Parla Francesca: (parafrasi) Oh persona gentile e buona che visiti nell oscuro inferno le anime di noi che tingemmo la terra di rosso sangue, se Dio fosse nostro amico, noi lo pregheremmo raccomandandoti a lui, perché hai avuto pietà di noi peccati perversi. Dicci cosa vuoi sapere e noi parleremo con te, finché il vento ci permette di riposare. La città dove nacqui si trova dove il Po trova la pace, sfociando nel mare coi suoi affluenti (Ravenna). L amore che attecchisce velocemente nei cuori gentili fece invaghire lui (Paolo) della mia bella presenza, che oggi non ho più; il modo mi offende ancora (il verso è solo apparentemente ambiguo: Francesca in realtà intende che è ancora soggiogata dall intensità dell amore per Paolo). Dopo aver udito tali parole, Dante china il viso pensoso quasi impietosito, finché Virgilio lo sprona chiedendogli A che pensi?. Il Poeta tuttavia non dà una vera e propria risposta ma sembra proseguire ad alta voce i suoi pensieri: (parafrasi) Che bei pensieri amorosi, quanto desiderio reciproco portò queste anime alla dannazione!. Poi, rivolgendosi di nuovo a loro (parafrasi): Francesca, le tue pene mi fanno diventare triste e pio, al punto di aver voglia di piangere. Ma dimmi, con quali fatti e come siete passati dai dolci sospiri alla passione che porta tanti dubbiosi desideri?. Francesca risponde: (parafrasi) Niente è peggiore per me che ricordare i tempi felici ora che sono in questa misera condizione, e lo sa bene il tuo dottore. Ma se proprio vuoi sapere l origine del nostro amore, te lo racconterò tra le lacrime. Un giorno stavamo leggendo per passatempo dell amore di Lancillotto. Eravamo soli e non sospettavamo niente. Più volte quella lettura ci spinse a guardarci e ci fece sbiancare temendo di affrontare l amore, ma fu in un punto preciso che fu vinta la nostra volontà: quando leggemmo il bacio tra Lancillotto e Ginevra, Paolo, che da me non verrà mai diviso, la bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu l libro e chi lo scrisse: quel giorno non andammo più avanti nella lettura. La situazione è straziante: mentre Francesca parla, Paolo al suo fianco immobile piange e Dante, non riuscendo a sopportare la tensione morale, cade a terra privo di sensi. Ma qual è la reale colpa di Paolo e Francesca? Avere tradito Gianciotto Malatesta oppure avere violato i precetti della religione cristiana (che vietano l adulterio)? Pag. 13

14 La risposta ai quesiti discende dall atteggiamento di Dante nei confronti dei due amanti: egli appare molto indulgente e non descrive loro con severità intransigente o sprezzante (per esempio come è descritta freddamente poco prima Semiramide), ma il poeta mette alcune scusanti al loro peccato, sia pure solo sul piano umano (non mette in dubbio per esempio la gravità del peccato, essendo ferme le sue convinzioni religiose). Francesca appare così una creatura gentile intesa come di metodi cortesi cioè di corte. Il tradimento in amore, dunque, di per se considerato non appare un gesto grave: ciò che è degno di biasimo è la congiunzione carnale posta in essere in presenza di un rapporto coniugale. La figura del traditore nelle relazioni sentimentali appare sbiadita e finisce per coincidere con gli effetti che ne discendono con l adultero. La conclusione è confermata dal fatto che è il tradito in amore cioè Gianciotto Malatesta ad aver perpetrato il vero tradimento (infatti Caina attende chi a vita ci spense ) uccidendo la moglie ed il proprio fratello. Il tradimento in politica 1 è stato analizzato con particolare attenzione dalla letteratura, mettendo in luce una prospettiva alquanto divergente da quella vigente nelle relazioni personali Polibio riteneva che in politica si può essere solidali a una certa alleanza finché i membri di essa conservino una linea politica che è in accordo con gli interessi di ciascuno, ma non costituisce tradimento il fatto di non esservi più fedeli quando nell alleanza prevale una linea politica diversa, più oltranzista ad esempio, come quella della lega achea quando viene dominata dalla fazione democratica estremista e si schiera contro i Romani. Se un politico greco di buon senso sceglie il campo dei Romani, non deve avere dubbi né provare alcun senso di colpa: non è un traditore, perché il piano politico non va confuso con quello etico-morale. Il vero traditore è solo chi consegna la propria città per garantire la propria sicurezza o per procurarsi dei vantaggi personali, oppure chi lo fa per nuocere ai propri avversari politici, non chi lo fa alla luce di un calcolo politico destinato invece a favorire il destino della propria patria. È questa la chiave di tutto il problema. Nella politica, secondo questo pensiero, quindi, il tradimento non esiste e lo scioglimento unilaterale dei vincoli di appartenenza o dei giuramenti fa parte di un agire legittimo. Anzi, talvolta può essere un segno di saggezza, laddove prevalga il criterio gerarchico come strumento di soluzione dei conflitti. Ne Il Principe di Machiavelli si rinviene una conclusione sostanzialmente analoga: Non può [...] uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanza li torni contro, e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi e non la osservarebbano a te, tu etiam non l hai da osservare a loro. Il tradimento è una questione di astuzia e di prudenza, è un male necessario che fa parte della realtà, è insomma un buon precetto. La massima di La Rochefoucault per cui le astuzie e i 1 Tratto da Un tradimento che non è un tradimento di Enrico Castelli Gattinara. Pag. 14

15 tradimenti dipendono soltanto da mancanza di capacità non varrebbe dunque per la politica. Meno radicale di Polibio, Machiavelli sa conciliare il realismo e la morale dominante. Non nega il fatto del tradimento, né il suo carattere negativo (anche perché in quell epoca era difficile distinguere l interesse politico da quello personale di un principe come Borgia, o Alessandro VI), ma lo legge alla luce dell agire concreto. Rispetta quindi i sentimenti che questo comportamento suscita, né pretende di superarli o capovolgerli, pur dichiarando che occorre saperli aggirare: Io non intendo quella fraude essere gloriosa che ti fa rompere la fede data ed i patti fatti: perché questa, ancora che ti acquisti qualche volta stato e regno [...] la non ti acquisterà mai gloria. Secondo tale traiettoria ermeneutica il principe farà bene a saper dissimulare, a ben colorire il suo gesto per mascherarlo: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obbediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare. Bisogna saper far fronte al volgersi dei venti e della fortuna anche a scapito della gloria, se si vuol mantenere il potere, e non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato. È questo il bene della politica, e per questo è realisticamente buono persino l uso del tradimento, visto che nelle azioni di tutti li uomini, e massime de principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine [...]; è mezzi saranno sempre iudicati onorevoli. Ragionamento affascinante ma fallace 2, il quale tuttavia permette di comprendere la differente prospettiva che anima la disamina della figura del traditore nella politica. 2 Il pensiero di Macchiavelli si fonda sulla nota massima il fine giustifica i mezzi., che esprime una regola del terzo tipo, implicando una scelta di valore. Negli ordinamenti occidentali la regola non è accolta, ma non mancano istituti che ne riflettono la ragion d essere. Si pensi alla pena di morte, dove la logica è che la morte rappresenta il mezzo per impedire e punire gravissime ed inaccettabili violazioni della legge. Anche se non vi è una diretta dipendenza della pena di morte dal citato enunciato, vi è l idea di una giustificazione estrinseca, che non appartiene al mezzo impiegato, ma a qualcosa che è al di fuori, al risultato che la pena di morte intende raggiungere, quale finalità retributiva e di prevenzione generale, quasi simbolo del sistema. Nella massima il fine giustifica i mezzi c è qualche tensione con il principio di non contraddizione, perché vi è una regola che autorizza (quella sui fini) e una che vieta (quella sui mezzi). La soluzione sarebbe nella prevalenza della norma che autorizza, ma l autorizzazione, in presenza di un conflitto, non può mai essere indiscriminata, dovrebbero considerarsi anche altri principi, quale quello di proporzionalità: vedere qual è lo scopo e qual è il mezzo. È una regola indeterminata e quindi difficilmente sostenibile. Per individuare la fallacia di tale modo di ragionare, occorre analizzare la struttura della regola, che si presenta fragile nella parte in cui lo scopo (dunque il posterius) giustifica i mezzi (il prius). Va anzitutto rilevato che lo scopo non è una realtà fisica, è il pensiero della realtà: i mezzi vengono prima del risultato; nella realtà, le cose accadono secondo una linea prima-dopo, antecedente-conseguente. Ora, quando si sostiene che il fine giustifica i mezzi, si stravolge tale linea: mentre in natura sono le cause a spiegare gli effetti, la regola in Macchiavelli pretenderebbe di spiegare le cause in base agli effetti. Così non può essere: la rappresentazione mentale di uno scopo non può essere di per se sola utilizzata per selezionare le cause, perché tale finalità può essere perseguita individuando anche la legge di copertura tra l azione e l evento. Dire che lo scopo spiega i mezzi, dal punto di vista logico è un errore. La fallacia della regola risiede nel fatto che chi pretende di agire perché legittimato dallo scopo perseguito si potrebbe trovare nella spiacevole situazione di adottare mezzi irregolari senza realizzare lo scopo. Il corretto modo di procedere è il seguente. Se un soggetto ha uno scopo, individua il risultato corrispondente a quello scopo, poi istituisce il rapporto causa effetto, seleziona le cause, le quali giustificheranno l effetto. Pag. 15

16 Che il tradimento non sia qualcosa di facilmente inquadrabile lo conferma un grande storico francese del secolo scorso, Fustel de Coulanges, quando proprio a proposito di Polibio scriveva: Che un cittadino onesto e devoto al suo paese si rallegri del successo del nemico pubblico, che questa preferenza non sia tradimento, ma quasi una forma di patriottismo, è un fatto che merita una certa attenzione. Dichiarazione che costò a Fustel de Coulanges recensioni e polemiche spietate, ma che permette oggi di guardare con altri occhi tutto il problema. È possibile che un atto di tradimento si trasformi nel suo preciso contrario, in applicazione del criterio di gerarchia? Merita in effetti attenzione il fatto che il tradimento possa essere usato a fin di bene, per salvare la patria invece che per abbandonarla. Ci sarebbe quindi la possibilità di un buon uso del tradimento, per riprendere il bel titolo di un libro di P.Vidal-Naquet che affronta in parte la questione e che ci riporta al realismo di Machiavelli? Ma com è possibile passare dall ignominia di un azione alla sua eccellenza? Dall analisi del pensiero di Macchiavelli emerge che il tradimento non è visto in un ottica di assoluto disvalore, essendo ammesso in quei casi in cui esso possa essere strumentale al perseguimento di ideali di grado superiore rispetto a quelli cristallizzati in un precedente vincolo. Si tratta di una applicazione a livello embrionale del criterio gerarchico nella soluzione di conflitti, su cui si avrà modo di tornare nel prosieguo. 3. Le scienze morali 3.1 La filosofia Il filosofo che si è occupato in maniera specifica del tradimento è Józef Tischner 3. Secondo il suo pensiero 4, l uomo, che attraverso i suoi atti realizza il male, crea intorno 3 Józef Tischner ( ), uno dei più illustri filosofi contemporanei polacchi, fenomenologo della scuola filosofica di Cracovia, allievo di Roman Ingarden. Ha cominciato gli studi di filosofia dall incontro col tomismo con il quale poi (negli anni successivi) polemizzava e con il pensiero di Edmund Husserl (scrissi la tesi di dottorato intitolata L Io trascendentale nella filosofia di E. Husserl). Tischner è un rappresentante della filosofia del dialogo e della filosofia dell uomo chiamata filosofia del dramma. Fra le questioni principali delle sue analisi si trovano: la libertà, il bene, il male e la speranza. In Italia Tischner pubblicò: Etica della solidarietà, trad. Adam Setola, CSEO Biblioteca, Bologna 1981, pp. 152; Il libro del pellegrino. Sulle vie dolorose della storia, trad. A. Setola, CSEO Biblioteca, Bologna 1982, pp. 143; Il pensiero e i valori, trad. A. Setola, CSEO Biblioteca, Bologna 1980, pp. 399; La svolta storica. Cristiani e marxisti in Polonia, CSEO Biblioteca, Bologna 1981, pp. 192; Etica del lavoro, CSEO Biblioteca, Bologna 1982, pp. 127; I metodi del pensare umano, trad. A. Setola, CSEO Biblioteca, Bologna 1982, pp Alcuni articoli di Tischner furono pubblicati in «Nuovo Areopago». 4 Le considerazioni che seguono sono tratte dagli scritti di Aneta E. Adamczyk. «Tradimento e fedeltà come le categorie della filosofia dell uomo di Józef Tischner». Dialegesthai. Nata in Polonia nel 1978, dal 2007 vive in Italia. Ha studiato alla Facoltà di Filosofia della Pontificia Università di Giovanni Paolo II a Cracovia in Polonia, dove ha conseguito sia la laurea sia il dottorato di ricerca. Ha insegnato Etica presso questa Università e Filosofia della Religione presso l Istituto Superiore di Scienze Religiose ad Ancona. Si occupa di antropologia filosofica e in particolare di filosofia dialogica. Nel campo dei suoi interessi si trova la filosofia pratica espressa sotto la forma della consulenza filosofica. Ha pubblicato numerosi articoli in varie riviste filosofiche (Logos i Ethos, Przeglad Filozoficzno-Literacki, Dialegesthai) e culturali (Ethos, Zeszyty karmlitanskie, Presenza). Pag. 16

17 a sé lo spazio, dove sul bene prevale il male, che nelle relazioni interpersonali si presenta sotto la forma del tradimento. Józef Tischner chiama il tradimento: colpa di tutte le colpe e peccato di tutti i peccati. Nel momento del tradimento l uomo sceglie e realizza il male, respinge invece il bene e la libertà. Nella filosofia tischneriana tradire significa qualcosa di più di non essere fedele. Il tradimento implica prima promettere la fedeltà e poi tradire e, dunque, rompere i legami dell affidamento. Ma quali sono le cause del tradimento? L uomo dalla filosofia di Józef Tischner non è un demonio, il quale come l unico è traditore dalla natura, l uomo è invece traditore delle cause di circostanze. Il suo sottoporsi al male che giunge attraverso il tradimento deve avere qualche motivo, anche più nascosto e assurdo, ma deve averlo. Forse si tratta di rabbia, e sotto tale profilo il tradimento rappresenta la rivalsa per le speranze ingannate e tradite dall altro. Esso è la giustizia della rivalsa che, come la legge del taglione, dichiara: occhio per occhio, dente per dente, quindi tradisco, perché sono stato tradito. Dunque, una sorta di legittima difesa, che nelle forme più estreme può assumere rilievo di legittima difesa anticipata: tradisco perché sarò tradito. La rivalsa tuttavia non è l unico motivo di tradimento. Una volta che l uomo è stato tradito e cessa di credere nella fedeltà, il tradimento che aveva ricevuto ha distrutto in lui la capacita di credere nella fedeltà degli altri. Tali traditi diventano sempre più incapaci alla fedeltà. [...] Nell essere tradito da colui di cui si fidava incondizionatamente si può perdere tutto -- soprattutto l organo spirituale della fedeltà, facoltà dell affidarsi. Il male, dunque, sfrutta il ricordo del dolore provocato dal tradimento: l uomo teme di essere tradito e, difendendosi da un altro tradimento, tradisce per primo. Tale uomo non è guidato dalla voglia di rivalsa, ma dalla paura. La figura rievocata in tale condotta non razionale è la legittima difesa anticipata : l uomo tradisce perché certo che prima o poi verrà a sua volta tradito dai soggetti della propria cerchia sociale. In tale situazione si incorre tuttavia in una fallacia ad ignorantiam: si dà per scontato che prima o poi si verrà traditi, cosa che astrattamente potrebbe non accadere mai (si pensi alla figura dell agente superiore generale, che è in grado di prevenire i tradimenti altrui). Accanto del tradimento che nasce dalla rivalsa oppure dalla paura, nelle opere di Tischner è compreso anche il tradimento nel manicheo orizzonte di mancanza della speranza. In esso dominano altre regole: il tradimento non richiede la giustificazione, l uomo tradisce senza il motivo della rivalsa, per la verità stessa che è impressa in tradimento. Com è questa verità? Si può esprimerla nel modo seguente: qualcuno crea il mondo e lo tradisce in continuazione, permettendo al suo annientamento. L uomo tradisce perché, come ritiene, tutto ciò che esiste sia un tradimento e venga tradito. Vive nella falsità e nell illusione, interpreta il passare delle «forme di questo mondo» come un tradimento attuato dal Creatore. Tradendo, l uomo tradisce sempre qualcuno o qualcosa. Chi o che cosa viene tradito dall uomo? Leggendo le opere dell autore della Filosofia del dramma, la risposta appare da sola: l uomo può tradire un altro uomo, può tradire se stesso e può tradire il Pag. 17

18 bene. Tradendo l altro, nello stesso atto, tradisce se stesso, tradisce anche il bene come un valore, al quale si deve la fedeltà assoluta. Il tradimento di se stesso e del bene annuncia il futuro tradimento dell altro. Nelle opere di Józef Tischner incontriamo due divisioni del tradimento: nel Convincere Signore Dio si analizzano il tradimento passivo e quello attivo, nell Etica della solidarietà il tradimento palese e non palese. Va rilevato, tuttavia, che in nessuno dei testi Tischner chiarisce quali relazioni accadono fra i tipi dei tradimenti sopra citati. Il tradimento passivo implica l andare via, l abbandono dell uomo in bisogno, il rifiuto della presenza, il lasciare l altro con la sua solitudine. Qualcuno ha affidato all uomo le proprie speranze, in esse ha racchiuso in qualche modo se stesso, l uomo gli stava vicino, ma quando è arrivato il momento della prova, si è girato e lo ha abbandonato. Sul pensiero viene l atteggiamento della gente, che descriveva N. Machiavelli, della gente che è affezionata [...] quando il bisogno è lontano [...] però volta le spalle, quando ti trovi nel bisogno. Il tradimento attivo è associato dall autore al Giuda che tradisce e condanna a morte il Giusto. Questo tradimento non significa l abbandono, ma la presenza che serve al male: l uomo è presente con chi gli si è affidato e proprio attraverso questo suo comportamento si arriva il male. Per quanto riguarda la distinzione tra tradimento palese e non palese, Józef Tischner scrive: la forma palese del tradimento è la denuncia (ad esempio il tradimento di Giuda), la forma non palese del tradimento è il rifiuto della collaborazione, il rifiuto dell aiuto, l abbandono del bisognoso che si mostra, ad esempio, nel tradimento compiuto da Pietro, il quale dice: non conosco questo uomo. Il tradimento di Giuda si presenta dunque sia come attivo che come palese. Il tradimento di Pietro è invece non palese e passivo. Sembra tuttavia che il tradimento passivo sia un altro modo per definire il tradimento non palese, e il tradimento attivo per definire il tradimento non palese. Ma come avviene concretamente il tradimento? Secondo tale linea di pensiero, esistono due modi per realizzare il tradimento. Nel primo, l uomo sin dall inizio viene all altro soltanto per tradirlo. Nel secondo, per motivi non spiegabili sino alla fine, la sua iniziale fedeltà si trasforma in tradimento. Machiavelli direbbe che questo sia normale, perché la gente è ignobile e rompe tutti gli impegni, anche quelli di fedeltà, appena si presenterà l occasione del proprio profitto. Nella filosofia di Tischner non è cosi, l uomo non è cattivo, commette del male perché non riconosce il bene e cede alla tentazione del male. Che cosa può causare il tradimento nonostante la fedeltà iniziale? Che cosa può provocare nella vita dell uomo un cambiamento, per effetto del quale egli cade nel male che lo tenta al tradimento? Le cause possono essere varie, sembra però che ciò che le lega è incapacità all eroismo e la debolezza nel momento della prova. Dunque il traditore sembra appartenere alla categoria dell agente inferiore. Guardiamo insieme con l autore della Filosofia del dramma come si comporta l uomo, quando sin dall inizio viene per tradire. Il traditore, per poter guadagnare la fiducia, usa tutti i mezzi possibili: tenta, illude, mente, promette e lusinga. Mostra la visione del bene, si mette la maschera di colui che nelle sue azioni si riferisce al bene. Pag. 18

19 Tutto questo per guadagnare la fiducia dell altro, per attirarlo alla reciprocità. Com è questa reciprocità? Essa davvero può essere chiamata reciprocità? La reciprocità che viene offerta da chi mira direttamente al tradimento ha un doppio volto: uno vero, conosciuto solo al traditore e un secondo, decorato con la maschera, che viene presentato all uomo che gli sta davanti. Il traditore arriva per tradire, dall inizio sa che il frutto della reciprocità deve essere il male. Chi viene ingannato da lui, non sa che si tratta del male, nutre la speranza per il bene. La reciprocità nel mondo del tradimento è come i dialoghi dalle Nozze di W. Gombrowicz. Tischner scrisse che le parole in esse espresse «non sono le parole per qualcuno (per l altro), ma le parole davanti a qualcuno. [...] La parola per qualcuno è un dono, che unisce le persone libere. La parola davanti a qualcuno non è un dono, non propone la libertà e non è in grado di stabilire la fedeltà [...]». L uomo esprime parole per qualcuno, quando è aperto e quando vuole costruire insieme a lui qualcosa che porterà nel mondo il bene. Le parole davanti a qualcuno sono espresse da colui che vuole tradire, da colui che non è con l altro, ma davanti all altro. L altro è per lui colui che prima deve essere attirato nell affidamento della speranza e poi tradito. La reciprocità nel mondo del tradimento, a dire il vero, è soltanto l apparenza della reciprocità. La vera reciprocità si dirige al creare, non al distruggere, apre al bene e alla possibilità della libertà, non al male e al pericolo della caduta che viene insieme ad esso. Quando l uomo che vive l illusione della libertà priva del bene, guadagna la fiducia dell altro allora giunge il tempo della verità. Colui che si è affidato ha la speranza al bene, intanto nel mondo entra il male. Tischner dice: «si realizza il male. [...]. Il tentatore non prende la mano tesa. Il tentatore tradisce». Nel momento del tradimento «si fa sentire la voce della beffa [...] il riso che cammina attraverso il mondo dichiarando la sconfitta del bene». L uomo ha affidato, aveva la speranza al bene, ma ha ricevuto il male. Colui che ha tradito non è un demonio, sa che poteva comportarsi nell altro modo, che fino all ultimo memento poteva rifiutare il male e scegliere il bene, scegliere la chance per la liberazione e per la libertà. L Autore non approfondisce in maniera adeguata la figura dell uomo che, inizialmente fedele, decide di tradire. Questa, se si vuole, è la peggior figura di traditore, perché è colui che giura e mente e, dunque, compie un duplice atto di disonestà: prima nei confronti del tradito e successivamente nei confronti di se stesso. Di tale figura si è occupata in maniera approfondita la religione. 3.2 La religione Nella concezione religiosa la figura del traditore riceve particolare attenzione soprattutto da parte della cultura cattolica, la quale ha avuto modo di occuparsi funditus della questione del tradimento. Gli episodi sono numerosi. In tale sede ci si occuperà tuttavia soltanto della figura di Giuda Iscariota, il traditore per eccellenza nel senso proprio del termine: egli infatti consegna (tradere) alla folla e alla morte il proprio maestro Gesù Cristo. Pag. 19

20 A cena gli apostoli, preoccupati, chiesero: Signore chi è [il traditore]? Gesù rispose: è colui al quale io darò il boccone dopo averlo finito. A questo punto Gesù offrì il cibo a Giuda Iscariota. E allora, dopo quel boccone, Satana entrò in lui. Gesù, poco dopo, intimò: quel che fai, fallo presto E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. La figura dell Iscariota nel Vangelo di Giovanni è vista in una luce molto negativa, tant è che lo stesso autore ipotizza che egli sia stato una sorta di longa manus di satana (Giovanni, 13,27 e 13,30). Nulla quaestio che il gesto di Giuda sia biasimevole. Ciò che è tuttavia interessante è vedere come oggigiorno la figura del traditore viene vista dalla religione e dagli autori che si sono occupati della sua figura. La moderna teologia, anzitutto, tende a leggere la possessione di Giuda da parte di satana non come una penetrazione fisica; piuttosto, Giuda era finito sotto il dominio (psicologico) di qualcun altro. Egli infatti rompe il sacro vincolo della amicizia con Gesù, si scrolla di dosso il dolce giogo di Cristo: con questo gesto, tuttavia, Iscariota non diventa libero, ma al contrario schiavo di altre potenze (J. Ratzinger in Gesù di Nazareth). Con questa nuova rilettura in chiave induttiva della figura di Giuda, il traditore si avvicina molto alla definizione che fu data da Shakespeare in Macbeth: traditore è colui che giura e mente. Tuttavia il tradimento, lungi dal rappresentare in casi del genere un atto di libertà e di affermazione del proprio io, implica l assoggettamento ad altre potenze. Ciò accade nei ricorrenti casi della storia ma anche della realtà odierna in cui il discepolo tradisce il proprio maestro, dovendosi intendere per maestro il magister dell epoca classica ovvero colui che è superiore ad altri per potere, dignità, autorità, e che quindi comanda loro e richiede ubbidienza incondizionata. La figura del magister classico coincide, evidentemente, con la qualifica odierna di agente superiore generale. Centini, nella sua scrupolosa Indagine su Giuda, a sua volta sottolinea come, pur in una generale incertezza, Iscariota possa essere accostato a termini ebraici che indicano vendere o consegnare, per non dire che si potrebbe risalire alla parola sicario utilizzata da parte del potere romano per indicare chi era ritenuto ribelle. Trattasi, comunque, di un uomo della falsità, dunque l antitesi della onestà. Appare dunque evidente che nella cultura cattolica Giuda sia tutt oggi considerato come un traditore. Tuttavia, alcuni studiosi hanno abbracciato una teoria alternativa secondo cui Giuda sarebbe stato solamente il negoziatore di un prestabilito scambio di prigionieri (susseguente alla rivolta dei cambiavalute) che consegnò Gesù alle autorità romane di comune accordo, e il successivo ritratto di Giuda come traditore sarebbe una alterazione storica. Nel suo libro Il complotto di Pasqua, il teologo britannico Hugh J. Schonfield Pag. 20

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