Relazione del Presidente Ing. Bruno Tani. Incontro sindacale per il. Roma, 18 gennaio 2010

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1 Relazione del Presidente Ing. Bruno Tani Incontro sindacale per il rinnovo del CCNL Gas Acqua Roma, 18 gennaio 2010 Pagina 1 di 11

2 Buongiorno a tutti, siamo qui per dare l avvio alla trattativa per il rinnovo del CCNL, mi sembra pertanto opportuno esaminare, sia pure brevemente, il quadro di riferimento nel quale si trovano ad operare oggi le società di distribuzione e le società di vendita del gas in Italia. So bene di rivolgermi ad una platea ben informata. Mi preme però citare solo alcuni dati significativi relativi al settore che rappresento. Nel suo complesso il settore gas in Italia fattura intorno ai 30 miliardi, investe ogni anno più di 2 miliardi (senza contare le nuove grandi iniziative in infrastrutture, in corso o in avviamento), conta 296 imprese di distribuzione e 209 società di vendita, serve oltre 20 milioni di clienti e dà occupazione a più di addetti. Il consumo di gas naturale nel 2008 è stato pari a 84,9 miliardi di metri cubi. Il contributo al fabbisogno energetico nazionale è in forte crescita (36,5% nel 2008; era meno del 29% nel 1998) e le tendenze in atto, soprattutto negli impieghi del settore termoelettrico, fanno prevedere che nel medio periodo potrebbe divenire la fonte dominante nel soddisfacimento di energia. Un settore, dunque, che ha grande rilievo nell economia del Paese. Proviamo insieme ad entrare, adesso, nei due segmenti della distribuzione e della vendita. LA DISTRIBUZIONE Storicamente il servizio di distribuzione del gas in Italia è stato costruito da Aziende molto diverse fra loro: nel campo pubblico gli impianti nelle città più importanti sono stati costruiti e gestiti dalle vecchie Aziende Municipalizzate, mentre nei comuni di più ridotte Pagina 2 di 11

3 dimensioni c era una presenza significativa di gestioni dirette, le cosiddette gestioni in economia. Nel campo privato è sempre stata preponderante la presenza della Società Italiana per il Gas, che copriva circa il 30% del mercato, e di una serie di piccole e medie aziende private che hanno metanizzato importanti aree del Paese con importanti risultati che ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. C è stata quindi una specie di concorrenza, sia pure indiretta, fra i vari tipi di attori che hanno costruito il sistema: le aziende pubbliche prendevano come riferimento l efficienza tipica delle aziende private, mentre queste ultime prendevano come riferimento lo stretto legame con il territorio delle aziende pubbliche. Questo è uno dei motivi per cui la distribuzione del gas in Italia può vantare un infrastruttura di primordine, insieme a servizi sicuri ed efficienti per i cittadini, così come dimostrano anche i risultati delle indagini di customer satisfaction effettuate periodicamente dall Autorità per l Energia Elettrica e il Gas. La rete del gas in Italia è lunga oltre Km (quasi sei volte la circonferenza della Terra) e ha un valore complessivo valutabile in circa 20 miliardi. Si tratta di un sistema molto complesso e capillare che parte dalle grandi reti di trasporto nazionale ed entra nelle case e nei luoghi di lavoro di quasi tutti i cittadini italiani. I risultati raggiunti in termini di sicurezza e prestazioni della rete sono del tutto lusinghieri e questo naturalmente non sarebbe stato possibile senza l impegno e la completa collaborazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali. Nel 2000 c è stata la liberalizzazione del settore con una riforma che ha completamente mutato le condizioni operative sia per le Pagina 3 di 11

4 imprese sia per i lavoratori. Le aziende presenti sul mercato hanno dovuto separare le attività di distribuzione da quelle di vendita, gestite prima in forma unitaria. Inoltre il decreto Letta prevede l assoluta innovazione che, dopo un periodo transitorio, il servizio vada affidato esclusivamente con gara. Purtroppo dopo quasi 10 anni ci troviamo ancora in una situazione di incertezze e preoccupazioni che vogliamo condividere con i rappresentanti dei lavoratori. Mi riferisco prima di tutto all instabilità normativa degli ultimi anni, che hanno visto un susseguirsi di interventi legislativi diretti o a includere il settore nella più generale disciplina dei servizi pubblici locali, o a modificare la durata del periodo transitorio delle concessioni. La chiarezza e stabilità sulle norme di riferimento e sulla durata degli affidamenti rappresentano invece condizione indispensabile affinché l industria del gas possa investire nello sviluppo del sistema. Analoghe preoccupazioni destano le carenze del quadro legislativo, alcune delle quali toccano direttamente i lavoratori. Mancano le regole che definiscano meccanismi di salvaguardia dei posti di lavoro in caso di gara e garantiscano che fra i requisiti dei partecipanti ci sia quello della tutela dei lavoratori e della applicazione di un contratto di lavoro adeguato ai compiti da svolgere. Mancano anche delle regole più generali che conducano a una concorrenza virtuosa. Queste attengono alla definizione di un bando di gara tipo, all individuazione di criteri di aggiudicazione, dove la prevalenza Pagina 4 di 11

5 deve essere data alla sicurezza e alla qualità e non alla sola parte economica, e all espressa previsione di una condizione di reciprocità con aziende straniere. Le incertezze che ho appena illustrato hanno purtroppo segnato negativamente questi anni e hanno portato a un sistema di gare con regole fortemente disomogenee anche rispetto al trattamento del personale del gestore uscente - e criteri di aggiudicazione che hanno premiato offerte economiche sproporzionate, con il rischio di ricadute negative sulla qualità e sicurezza del servizio. Fortunatamente, la qualità della rete costruita negli anni passati e l opera dei gestori hanno permesso al sistema di mantenere elevati livelli di prestazione. Ora, con la legge Scajola (l. 99/09), auspichiamo un superamento delle incertezze passate e l inizio di un nuovo periodo in cui le aziende possano avere come riferimento delle regole chiare e stabili. Il riconoscimento della specificità del settore gas con la sua esclusione dalla disciplina generale sui servizi pubblici locali e l espressa riattribuzione ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dei Rapporti con le Regioni del compito di definire gli ambiti e i criteri di gara rappresentano un passo determinante in tal senso. È in atto una nuova riforma che dovrebbe portare: - a superare la frammentazione delle attuali concessioni, che ad oggi sono più di 6000, e tendere verso un sistema per ambiti; Pagina 5 di 11

6 - a definire un bando di gara tipo con regole omogenee su tutto il territorio nazionale e a superare le difficoltà legate a comportamenti differenti a livello comunale; - a individuare criteri di aggiudicazione che privilegino offerte con maggiori garanzie su elevati standard di qualità e sicurezza e che premino piani di investimento per la manutenzione e lo sviluppo delle reti; - a determinare l indennizzo dovuto al gestore uscente prima della gara; - a salvaguardare il personale in caso di cambio del gestore. Mi soffermo in particolare su quest ultimo aspetto. Già il decreto Letta aveva previsto che la profonda trasformazione del settore avrebbe avuto la necessità di essere accompagnata da misure adeguate a garantire la gestione degli effetti occupazionali. Ad oggi non è stata emanata alcuna specifica normativa in tal senso. Troppo spesso i bandi di gara, autonomamente prodotti dagli Enti Locali, non prevedono né il trasferimento, dal vecchio al nuovo concessionario, del personale dedicato alla gestione, né alcuna forma di gestione occupazionale che ne deriva. Si tratta di un tema delicato, di fronte al quale occorre trovare una soluzione equilibrata che, pur nel rispetto dei parametri di efficienza del settore, tuteli i lavoratori del gestore uscente, anche con il sostegno degli ammortizzatori sociali. In attesa che l operazione di riordino del settore venga completata ritengo indispensabile sospendere le gare. Pagina 6 di 11

7 Se non si vuole vanificare tutto il processo di riforma è necessario che i singoli Comuni non si muovano a macchia di leopardo, ostacolando in questo modo la razionalizzazione del sistema. L ultima criticità che voglio richiamare riguarda la durata delle concessioni. Con il decreto Letta gli affidamenti sono passati da durate pluridecennali a un termine di 12 anni, una scadenza troppo breve per un attività caratterizzata da investimenti che si ammortizzano in un tempo lungo. LA VENDITA Con la liberalizzazione attuata dal decreto Letta, la vendita è diventata attività di mercato ed ha acquisito una sua autonomia imprenditoriale, slegata dall infrastruttura. E nata una nuova attività in cui si sono progressivamente affermate logiche commerciali. Sono nati nuovi operatori, sia italiani che stranieri, che hanno dovuto mettere in atto azioni di marketing per acquisire nuovi clienti tra le famiglie e le imprese e a operare non più in regime di monopolio ma in un contesto fortemente concorrenziale. Da un lato questo rappresenta una risorsa per il sistema e porta a nuove opportunità anche sul versante occupazionale. Dall altro lato, la concorrenza e il carattere innovativo dell attività di vendita hanno portato all utilizzo di contratti di lavoro diversi da quello gas-acqua, meno onerosi per le aziende e meno tutelanti per i lavoratori. Questo, oltre a tutto il resto, rischia di falsare la concorrenza. Pagina 7 di 11

8 Lo scenario appena descritto richiede uno sforzo affinché il mondo del lavoro si adegui al nuovo contesto, in termini di maggiore flessibilità. Occorre ad esempio che la parte variabile della retribuzione abbia maggiore peso rispetto a quella fissa, in modo che le aziende siano nelle condizioni di poter competere sul mercato. Le aziende di vendita vivono oggi una situazione non facile legata a diverse ragioni: - la crisi attuale, che ha portato a una diminuzione dei consumi, con un eccesso di offerta rispetto all attuale domanda; - il difficile passaggio da un sistema regolato a un mercato liberalizzato. La regolazione persiste e definisce dettagliatamente molti aspetti dell attività e impone un complesso quadro di obblighi di servizio e standard di qualità commerciale. Tutto ciò limita fortemente la possibilità per gli operatori di offrire prodotti commerciali differenziati; - la remunerazione dell attività del tutto inadeguata, specialmente rispetto ai crescenti costi indotti dalla regolazione. - l onerosa gestione della morosità dei clienti. Il venditore opera come esattore per conto terzi nei confronti degli operatori a monte e dello Stato, e questo a prescindere dalla solvibilità del cliente finale. Come per la distribuzione, anche per la vendita siamo di fronte a uno scenario in continua evoluzione. Le nuove iniziative, quali l introduzione di una borsa del gas e l attribuzione all Acquirente Pagina 8 di 11

9 Unico spa delle funzioni di salvaguardia per le forniture ai clienti domestici, previste dalla legge Scajola e oggetto di un tavolo al MSE, rendono incerto quello che sarà il futuro assetto del mercato e l impatto sulle società di vendita. Con queste considerazioni ho voluto sinteticamente inquadrare il contesto in cui operano le società di vendita, affinché le riflessioni svolte sul rinnovo contrattuale tengano conto anche del quadro complessivo. IL FONDO GAS Un focus specifico importante nel quadro del rinnovo contrattuale merita il fondo gas, sia da un punto di vista tecnico-politico, sia da un punto di vista economico. E dalla liberalizzazione del mercato del gas e dall avvio della previdenza complementare nel nostro Paese che il Fondo Gas, destinato al personale dipendente da aziende private del gas, ha mostrato tutta la sua obsolescenza, inadeguatezza e rigidità tali da preoccupare sia i lavoratori sia le Aziende. E nato nel 1971, in uno scenario sociale e industriale caratterizzato dalla sostanziale stabilità di impiego e da una attività svolta in regime di monopolio che vedeva i lavoratori del gas entrare nel mondo del lavoro ed andare in pensione all ombra dei gazometri. Si tratta di una previdenza obbligatoria integrativa a ripartizione che non consente riscatti o trasferimenti delle posizioni in caso di mobilità intra o extra aziendale. La contribuzione volontaria è consentita sono nei casi normativamente previsti (per le aziende di Pagina 9 di 11

10 vendita dopo la separazione societaria o per procedure di mobilità). I benefici integrativi del fondo maturano solo dopo 15 anni di contribuzione e se si va in pensione in costanza di rapporto con aziende di distribuzione gas. E del tutto evidente che questo fondo è assolutamente inadeguato ad accompagnare i mutamenti dello scenario di mercato e delle conseguenti continue evoluzioni degli assetti societari. La sua presenza impedisce infine il decollo della previdenza complementare, a capitalizzazione ovvero un sistema che prevede un conto nominativo dove conservare i contributi che le aziende versano e che segue il destino del lavoratore in ogni caso. E interesse di tutti abolire il fondo gas: i dipendenti avrebbero certezza della propria previdenza e le aziende la certezza dei costi. Da pragmatici quali siamo, andiamo anche oltre le soluzioni già ipotizzate, valutando percorsi alternativi. Certo è che il fondo gas, per la sua incertezza dei costi, rappresenta un nodo che è necessario sciogliere concordando soluzioni che favoriscano il suo superamento rendendo in tal modo più agevole lo sviluppo della vicenda contrattuale. IL RINNOVO CONTRATTUALE Si dice che tutti i rinnovi contrattuali siano particolari. Mai come questa volta tale affermazione è vera. La crisi economica dalla quale si stenta ad uscire, insieme alle difficoltà dei settori di interesse che abbiamo illustrato, attribuiscono a questo rinnovo una rilevante importanza ed anche un ruolo dinamico. Pagina 10 di 11

11 In un tale contesto il CCNL deve assumere un ruolo idoneo a rispondere alle esigenze del mercato con le seguenti priorità: - agevolare l integrazione di business; - favorire l avvicendamento dei vari operatori nella gestione dei servizi; - razionalizzare il welfare contrattuale con l abolizione del fondo gas; - Tenere conto dell andamento economico dei vari settori; - rendere il CCNL attrattivo annullando o riducendo le spinte centrifughe che alcuni settori subiscono verso altri contratti collettivi nazionali di lavoro. In un tale quadro sarebbe auspicabile elaborare nuovi percorsi contrattuali in grado di integrare le esperienze maturate e semplificare la gestione dei rapporti di lavoro in un mercato sempre più complesso. Come farlo? Questo è il compito dei negoziatori qui presenti ai quali esprimo l augurio di un buon lavoro nel solito clima partecipativo che ha sempre caratterizzato il nostro settore. Grazie e buon lavoro. Pagina 11 di 11

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