Il set-aside delle quote di CO 2 nella direttiva sull efficienza energetica: una proposta fuori luogo e fuori tema

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1 IN QUESTO NUMERO Il set-aside delle quote di CO 2 nella direttiva sull efficienza energetica: una proposta fuori luogo e fuori tema EUROFER Press Statement Accordi di libero scambio con India e Ucraina: l UE a testa alta nella lotta alle restrizioni all esportazione di materie prime ACCIAIO: LIBERO SCAMBIO Il set-aside delle quote di CO 2 nella direttiva sull efficienza energetica: una proposta fuori luogo e fuori tema Il prossimo 28 Febbraio, la Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento Europeo sarà chiamata a esprimere un parere sulla proposta di direttiva in materia di efficienza energetica elaborata dalla Commissione Europea. Tra le proposte di emendamenti che saranno sottoposti a votazione desta particolare stupore e preoccupazione quella relativa al cosiddetto set-aside delle quote di CO 2 dello schema di Emissions Trading (ETS Emissions Trading Scheme). Questa proposta, inclusa nella direttiva sull efficienza energetica, non è però in realtà diretta a misure di efficienza, bensì interviene direttamente sulle disposizioni di un'altra direttiva, la 2003/87/CE, relativa all Emissions Trading. Viene infatti previsto l accantonamento ( set aside ) di un numero significativo di quote di CO 2 attualmente calcolate per il terzo periodo dello schema ETS comunitario ( ), sottraendole all ammontare destinato alle aste gestite dagli Stati membri, con l obiettivo dichiarato di aumentare artificiosamente il prezzo della quota di CO 2, giudicato attualmente troppo basso. L ammontare di quote da sottrarre al mercato sarebbe indicativamente pari alle quote in eccedenza alla fine del secondo periodo ETS, surplus che si è venuto a creare per effetto della crisi economica e della connte riduzione delle produzioni e delle emissioni registrate negli ultimi anni. Questa proposta è fortemente criticabile sia nel metodo che nel merito, perché in evidente contrasto con i principi su cui si fonda lo schema di Emissions Trading europeo, e addirittura controproducente rispetto agli stessi obiettivi di contrasto globale al cambiamento climatico. Vediamo in sintesi quali sono le principali criticità per le quali è opportuno che il Parlamento Europeo effettui una attenta valutazione respingendo l introduzione del meccanismo del set aside: 1

2 Preliminarmente, si tratta di una proposta fuori tema: prima ancora di analizzare i contenuti della proposta e i suoi effetti, va infatti evidenziato come appaia certamente inusuale e discutibile la scelta di intervenire su aspetti chiave di una materia che è regolata da una propria specifica direttiva, attraverso le disposizioni di un altra direttiva che si occupa di un diverso argomento in un diverso contesto. Ogni direttiva ha la propria organicità, propri obiettivi specifici e un proprio campo di applicazione: mischiare le disposizioni di diverse direttive crea confusione e non può essere considerata una pratica in linea con i principi della better regulation. Sembra quasi un modo surrettizio per cambiare le carte in tavola ; l emendamento è inoltre costruito senza entrare nel dettaglio delle misure, dando così alla Commissione il più ampio mandato senza mantenere una possibilità di controllo e di intervento correttivo da parte del Parlamento. Entrando più nel merito, dobbiamo dire che la proposta rappresenta, di fatto, una sconfessione dell ETS come strumento di mercato. I sostenitori del set aside ritengono che l elevata disponibilità di quote sul mercato nel secondo periodo ETS ( ) e la possibilità di trasferire le quote in eccedenza dal secondo al terzo periodo ( ) manterrebbero il prezzo della quota a livelli troppo bassi per un funzionamento efficace del carbon trading ed è pertanto necessario intervenire dall esterno per sostenere le quotazioni. A questo proposito è opportuno ricordare che sin dal 2003 la UE ha scelto di dotarsi del meccanismo dell Emissions Trading come principale strumento di politica climatica indirizzata all industria, invece che optare in alternativa per una carbon tax. Lo schema di cap and trade su cui si fonda l Emissions Trading è uno strumento di mercato concepito per il raggiungimento di certi obiettivi di riduzione delle emissioni, rigorosamente fissati a priori, in base al principio di costo efficacia (raggiungimento dell obiettivo al minor costo possibile). In assenza di una modifica degli obiettivi gia approvati per il 2020 (modifica che è stata ripetutamente esclusa dal Parlamento e dal Consiglio Europeo), alterare ex-post tale meccanismo, incrementando artificialmente il prezzo della quota di CO 2 fissata dal mercato, costituirebbe una clamorosa sconfessione dei principi su cui è stato costruito il sistema stesso. Intervenire dall esterno in modo dirigistico su uno strumento di mercato con l obiettivo di predeterminare il prezzo della CO 2 equivarrebbe, infatti, all introduzione di una tassa, mantenendo però in funzione uno strumento di mercato complesso e sofisticato come l Emissions Trading, che, tra l altro, comporta ingenti oneri amministrativi e burocratici per le imprese (autorizzazioni, comunicazioni, verifiche, registri, accesso al mercato delle quote, ecc), in pratica sommando gli svantaggi di entrambi i sistemi. E poi c è il fattore crisi. La maggiore disponibilità di quote sul mercato è un effetto diretto della drastica riduzione delle emissioni di CO 2 connte alla perdurante crisi economica e al crollo delle produzioni di molti settori industriali, che ha di fatto reso più facile il raggiungimento dei target prefissati per il secondo periodo ETS. Ma questo è un dato di fatto assolutamente coerente con la logica del cap and trade e non può essere certo considerato una buona ragione per alterare ex post le regole del gioco. 2

3 Quali sarebbero pertanto gli effetti del set aside? O, detto in altri termini, chi ne trarrebbe giovamento? La speculazione finanziaria o l economia reale? Un aumento del prezzo della quota sarebbe sicuramente gradito agli operatori finanziari del carbon trading e andrebbe certamente a vantaggio proprio di quelle logiche finanziarie e speculative che per prime sono state all origine della crisi economica globale. L ingresso diretto delle banche nel sistema di scambio delle quote di CO 2 né è un tangibile indizio. Tutto l onere sarebbe invece a carico di quelle imprese manifatturiere europee che contribuiscono alla crescita dell economia reale e che stanno faticosamente cercando di ritornare ai livelli produttivi pre-crisi nell interesse della crescita e dello sviluppo economico e sociale. Pertanto, nell attuale situazione di crisi economica, un simile intervento è del tutto inaccettabile e contrario agli interventi di rilancio dell economia. Veniamo poi all impatto sul settore siderurgico Per il settore siderurgico la prima connza dell approvazione del set aside delle quote sarebbe un immediato picco del prezzo della CO 2, con un impatto fortissimo per la siderurgia come per tutti i settori industriali energivori. Questo artificioso innalzamento di costo si andrebbe infatti ad aggiungere, a partire dal 2013, agli incrementi già determinati a causa della fissazione dei ridotti tetti annuali di emissione per gli anni , come pure dell assegnazione onerosa di quote ai produttori di energia elettrica. E vogliamo sottolineare in modo particolare quest ultimo aspetto: oltre ai costi imputabili al deficit nelle assegnazioni gratuite, le aziende vedrebbero infatti crescere in maniera incontrollata i costi di approvvigionamento elettrico per effetto del ribaltamento in bolletta dei sovracosti CO 2 sostenuti dalle aziende energetiche. Con un prezzo della quota pari a 30 Euro e utilizzando il fattore specifico rilevante applicato a livello europeo per le emissioni degli impianti che producono energia elettrica, si può stimare un sovraccosto medio superiore a 8 Euro per ogni tonnellata di acciaio prodotta, che arriva a 10 Euro per tonnellata per il settore elettrosiderurgico. Per la produzione siderurgica nazionale di oggi, pari a 28 milioni di tonnellate annue, questo si tradurrebbe in un sovracosto complessivo per il settore di oltre 220 milioni di Euro all anno, pari a un esborso di quasi 1,8 miliardi per l intero periodo , soldi che ovviamente saranno sottratti alla possibilità di innovazione e sviluppo delle aziende. Si consideri inoltre che le aziende siderurgiche italiane ed europee agiscono in un mercato totalmente globalizzato e fortemente competitivo e sono del tutto impossibilitate a scaricare automaticamente tali sovraccosti sul prezzo dei propri prodotti. Pertanto, questi aumenti di costo per tonnellata di acciaio prodotto si tradurranno in una perdita netta di competitività nei confronti dei competitor extracomunitari, che non hanno alcun vincolo sulle emissioni di CO 2 e possono godere di prezzi dell elettricità enormemente più vantaggiosi. Ma se l obiettivo è quello del contrasto al cambiamento climatico, e il cambiamento climatico è evidentemente un problema globale (e che come tale va quindi affrontato a livello globale), è lecito a questo punto porsi la nte domanda: da un punto di vista strettamente ambientale e climatico, quale potrebbe essere l effetto atteso di un aumento artificialmente indotto del prezzo della quota di CO 2 nel sistema ETS europeo? Alla luce di quanto si è fin qui detto, è evidente a chiunque che i sovraccosti che incideranno sui settori manifatturieri europei, come la siderurgia, faranno aumentare 3

4 RIPARTIZIONE DELLA PRODUZIONE MONDIALE DI ACCIAIO PER AREE GEOGRAFICHE EVOLUZIONE DAL 2006 AL Africa Sud America 4% Nord America 1 Asia 54% Oceania Medioriente Europa 28% Africa Sud America 3% Nord America 8% Asia 65% Oceania 0% Medioriente Europa 22% Fig.1 TASSO DI PENETRAZIONE DELLE IMPORTAZIONI Importazioni totali italia/consumo apparente - media mobile 12 mesi 65% 60% 55% 50% 45% 40% Fig.2 il deficit di competitività nei confronti dei Paesi terzi, portando a una crescente perdita di quote di mercato a livello internazionale con un contestuale aumento del tasso di penetrazione delle importazioni in UE di prodotti siderurgici, in sostituzione delle produzioni europee, incoraggiando fortemente una tendenza che è gia attualmente in atto (vedi figure 1 e 2). Questo scenario porterà paradossalmente a un aumento delle emissioni globali dovute alle produzioni realizzate nei Paesi non soggetti a vincoli, a cui si aggiungono le emissioni dovute al trasporto utilizzato per le importazioni. Come confermato dalla recente Conferenza ONU di Durban, almeno fino a dopo il 2020, l UE rimarrà l unica area del pianeta a imporre unilateralmente alla propria industria vincoli di riduzione delle emissioni di gas serra. Almeno per i prossimi otto anni, nessun Paese industrializzato o emergente, anche in considerazione dell attuale situazione economica globale, ha infatti ritenuto opportuno seguire l Europa su questa strada. 4

5 In conclusione, e alla luce del fatto che l industria siderurgica, italiana ed europea, ha già compiuto enormi sforzi e ottenuto importantissimi risultati nella riduzione delle proprie emissioni di CO 2 - con dati di settore che vanno ben oltre gli obiettivi complessivi fissati da Protocollo di Kyoto (vedi figura 3), va sottolineato che in questa fase di grande debolezza e incertezza dell economia del vecchio continente, l impegno condiviso nella lotta al cambiamento climatico, tema su cui l Europa ambisce legittimamente a mantenere la leadership a livello internazionale, non può essere disgiunto dall obiettivo primario della crescita dell economia reale. Auspichiamo pertanto che il Parlamento Europeo si impegni in un attenta riflessione su questi temi e, di connza, respinga la proposta di set aside dei permessi di emissione e di qualunque altro emendamento (come ad esempio quelli che mirano all aumento della percentuale di riduzione annuale dell ammontare dei permessi di emissione rilasciati) che punti a controllare artificialmente il prezzo delle quote di CO 2 e ad aumentare i costi di compliance delle industrie soggette all ETS. EMISSIONI DI CO 2 DELLA SIDERURGIA ITALIANA DAL 1990 AL Produzione Emissioni CO 2 Fig.3: (valori indicizzati, 1990=100) - Fonte UNFCCC United Nation Framework Convention on Climate Change 5

6 Brussels, 13 th February 2012 Press Statement Steel industry supports Commission s view not to manipulate the EU emissions trading system On 28 th February a vote is scheduled in the European Parliament on a series of amendments to the Energy Efficiency Directive aimed at the set aside of ETS allowances. The aim of this confiscation of allowances is to artificially rise the carbon price which is, as a result of the economic crisis, at very low levels. However, in an interview with Euractiv last week, Commissioner Hedegaard said we think it s important to have a market-based system. None of us should be surprised when there is a huge crisis in Europe, and production is coming down, it is no wonder then that in a market-based system, that demand will come down and therefore also the price. We will be in for so much more trouble if we had a politically regulated system all the time. We absolutely share Commissioner Connie Hedegaard s view that any manipulation of the EU s emissions trading market would destroy the whole idea of a marketbased system, says EUROFER s director general Gordon Moffat. The low carbon price which is just a snap-shot of price development cannot serve as an excuse to introduce a floor price, a set aside or any annulation of allowances, as currently proposed by some groups in the European Parliament. The industries covered by the ETS are committed to contribute to the 2 emission reduction obligation by 2020 compared to Article 1 of the ETS Directive is clear: This Directive establishes a scheme for greenhouse gas emission allowance trading within the Community in order to promote reductions of greenhouse gas emissions in a cost-effective and economically efficient manner. Artificially manipulating the ETS to raise carbon prices would be directly contrary to the text of the Directive and an admission by Europe that the ETS, as currently structured simply does not work. It would put in question the very credibility of European climate change policy. EUROFER continues to support the EU s objective to reduce CO 2 emissions by 20% by However we maintain our view that climate change policy must secure equal treatment internationally of globally traded, energy-intensive goods and must provide for European industry the opportunity to function, prosper and grow in the same way as its competitors worldwide. Represented by EUROFER, the European steel industry is a world leader in its sector with a turnover of EUR 170 billion and direct employment of 360 thousand highly skilled people, producing on average 190 million tonnes of steel per year. More than 500 steel production and processing sites in 23 EU member states provide direct and indirect employment and a living for millions of European citizens. Avenue Ariane, 5 B-1200 Brussels Belgium +32 (2) (2)

7 The European steel industry is the backbone of Europe s prosperity and an indispensable part of the European supply chain, developing and manufacturing in Europe thousands of different, innovative steel solutions. The European steel industry provides the foundation for innovation, durability, CO2 reductions and energy savings in applications as varied and vital as automotive, construction, machinery, household goods, medical devices, and wind mills. Steel is 100% recyclable, it can be recycled over and over again without loss of properties. All the steel in collected end-of-life products is recycled, irrespective of the percentage of steel in the products. Steel therefore contributes significantly to the long-term conservation of the fundamental resources for future generations. About 45% of the total EU steel production is recycled steel scrap. Contact : Gordon Moffat, Director General Axel Eggert, Director Public Affairs

8 Accordi di libero scambio con India e Ucraina: l UE a testa alta nella lotta alle restrizioni all esportazione di materie prime Il 2012 sarà un anno di estrema importanza per la conclusione di accordi di libero scambio da parte dell UE e Federacciai non può che auspicare che le istituzioni europee e nazionali si facciano promotrici della tutela degli interessi dell industria siderurgica italiana ed europea. Uno dei temi centrali che dovranno essere affrontati nelle sedi internazionali riguarda la rimozione delle barriere all esportazione sulle materie prime, argomento su cui si è spesso soffermata la Commissione europea. Nell anno appena trascorso, è aumentato il ricorso da parte di molti Stati extra-ue alle restrizioni all esportazione sui materiali necessari all industria europea. Diverse nazioni, tra cui India e Cina, hanno adottato misure per limitare (a volte impedire) che le materie prime domestiche fuoriescano dai propri mercati a vantaggio dei produttori nazionali. Alcuni studi dell OCSE hanno evidenziato come le restrizioni all esportazione adottate in campo siderurgico, che assumono forme diverse che variano dalla chiusura di porti, alle licenze, quote, export quota bidding o dazi sull esportazione di minerali o rottame ferroso, producano diversi effetti distorsivi nei mercati. Di recente, la compatibilità di queste pratiche con la normativa internazionale è stata sottoposta al vaglio dell Organo di Soluzione delle Controversie dell Organizzazione Mondiale del Commercio che ha ritenuto in contrasto con gli accordi OMC vigenti alcune misure adottate dalla Cina sulle esportazioni di diverse materie prime essenziali per la produzione di acciaio. 8

9 L India e la Cina non sono, tuttavia, le uniche nazioni a ricorrere alle barriere all esportazione per favorire le industrie nazionali. Russia, Ucraina e alcuni Paesi africani e dell area del MENA hanno adottato simili misure ormai diffuse in diverse aree geografiche mondiali. Il rottame ferroso, ad esempio, indispensabile per la produzione di acciaio da forno elettrico (circa il 60% dell acciaio italiano è prodotto con questo sistema) è oggetto di restrizioni all esportazione in 10 Paesi. Anche i mercati di nickel, minerale di ferro, molibdeno, coke e di molte ferroleghe risentono delle restrizioni nei Paesi di estrazione o produzione. La battaglia contro le restrizioni all esportazione è di estrema importanza per l industria siderurgica italiana che dipende largamente dalle importazioni di materie prime per sopperire alla domanda interna a causa della scarsità di minerali presenti nel sottosuolo e dei materiali necessari alla produzione di acciaio. Per fronteggiare il crescente ricorso a simili misure protezionistiche, la Commissione europea ha adottato una strategia diretta a eliminare qualsiasi forma di ostacolo all accesso alle materie prime per le imprese europee. L obiettivo è di rendere aperti e trasparenti i mercati attraverso la rimozione delle barriere, migliorando la normativa internazionale e sollevando il dibattito sull argomento nelle sedi internazionali. Dal punto di vista industriale, un simile atteggiamento è pienamente condivisibile in considerazione del fatto che l aumento dei costi di produzione per le imprese europee finirebbe per ripercuotersi sull intero andamento dell economia in un momento molto delicato per l Unione europea e i suoi Stati membri e che i Paesi detentori di materie prime potrebbero alterare seriamente il playing field dove operano le nostre imprese. Per concretizzare questo indirizzo, l Unione europea dovrebbe concedere vantaggi nell accesso al proprio mercato solo previo accordo con gli Stati partner sulla rimozione delle barriere all esportazione sui materiali necessari all industria europea. India ed Ucraina Gli accordi con l India e l Ucraina rappresentano i prossimi argomenti su cui le istituzioni europee saranno a breve chiamate a confrontarsi. Federacciai ha recentemente fatto conoscere la propria posizione sulla questione alle istituzioni nazionali in vista dei negoziati per la conclusione di accordi di libero scambio con l India, che ha da poco incrementato l ammontare della tassa sulle esportazioni di minerale di ferro e con l Ucraina che ha ritrattato le promesse di riduzione delle restrizioni sull esportazione del rottame ferroso fatte in occasione della sua adesione all OMC. Proprio i prossimi passaggi nell iter procedurale per la conclusione degli accordi bilaterali con questi Stati possono diventare il momento più appropriato per attuare la strategia dell UE. Durante i negoziati ancora in corso con la delegazione indiana le istituzioni italiane ed europee devono far sentire la nostra voce. I nostri rappresentanti devono necessariamente opporsi alla conclusione di qualsiasi accordo che non risolva il problema delle restrizioni all esportazione. Per quanto concerne l accordo con l Ucraina, che si trova ormai in una fase più avanzata rispetto all accordo con l India, è auspicabile che i nostri rappresentanti nelle sedi istituzionali europee, Parlamento e Consiglio, chiamati a esprimere un voto per la ratifica del trattato con Kiev, si battano per impedire l entrata in vigore di un accordo che potrebbe rivelarsi vantaggioso solo per i concorrenti stranieri. Edito da Federacciai Viale Sarca Milano. Direttore responsabile Ing. Flavio Bregant. 9

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