Intervento del Presidente Vasco Errani

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1 Intervento del Presidente Vasco Errani Ci sono aspetti del confronto tra Governo e Regioni sui temi della crisi, dell utilizzo dei fondi comunitari e degli ammortizzatori sociali che vanno chiariti. La presentazione della Politica Regionale Unitaria e del Documento Unico di Programmazione mi offrono l occasione giusta. Anzitutto, come ho già detto più volte, sono molto preoccupato del ritardo che sta interessando la programmazione dei fondi nazionali che, di riflesso, sta rallentando l attuazione della programmazione comunitaria e l utilizzo di risorse ordinarie e straordinarie del bilancio regionale. Non m interessano le polemiche politiche, m interessa la sostanza. E notizia di questi giorni la celerità di molti Governi europei a varare misure economicamente importanti di contrasto alla crisi. Azioni strutturali attese da milioni di persone: donne e uomini, ragazze e ragazzi, famiglie. Oltre alla necessità di varare velocemente interventi urgenti, registro anche l urgenza di pianificare soluzioni di prospettiva. Ora, non serve un esercizio intellettualistico teso a misurare chi è ottimista e chi è pessimista: i dati parlano chiaro, dicono che nel nostro Paese dobbiamo dare subito una risposta a due grandi questioni di fondo. La prima è la questione sociale che, più che altrove, risente dell arretratezza dell impianto degli ammortizzatori sociali e di un welfare allargato e comunitario. Il lavoro discontinuo, il precariato, la flessibilità, la perdita del lavoro in età avanzata abbisognano una riforma coraggiosa che modifichi la struttura degli ammortizzatori sociali. Come ho detto, la crisi non si gioca tra ottimisti e pessimisti, ma tra chi -come ha detto il Presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno- sa che è possibile cambiare e chi non ha questa consapevolezza. La seconda questione attiene al tema della qualità e della prospettiva dell assetto produttivo. Si tratta di un tema che richiede l attuazione di azioni immediate, senza soluzione di continuità, dal carattere strategico. La Politica Regionale Unitaria ha questa finalità. Di fronte ai dati della crisi di ottobre non siamo rimasti con le mani in mano e non abbiamo rallentato il progetto strategico che avevamo impostato già da alcuni mesi. Il sistema regionale, l innovazione e la qualità, la riforma del welfare, il sistema della ricerca, il sistema infrastrutturale e la qualità del territorio, sono i capisaldi sui quali ci giochiamo la prospettiva dei prossimi anni e la possibilità di uscire presto e bene dalla crisi. La recessione sta modificando le gerarchie mondiali: ciò che abbiamo conquistato fino ad ora è in discussione. La Regione Emilia Romagna può superare questo difficile momento grazie ad una programmazione territoriale che punta su welfare, nuovo rapporto economia-ambiente, mobilità sostenibile, competitività sui mercati globali. 1

2 Guardando i dati di questi ultimi 5 anni, noto un cambiamento significativo nell assetto industriale e produttivo della regione. Alcuni indicatori mostrano una crescita della ricerca, l evoluzione dei vecchi distretti in filiere e cluster produttivi, un elevato tasso di occupazione, soprattutto nei settori innovativi come l ICT. Siamo, dunque, impegnati a superare la crisi, puntando sulle eccellenze della nostra regione. In concreto, di recente, abbiamo compiuto alcune scelte di grande valore, come ad esempio il finanziamento del credito alle imprese. Essendo il primo problema da risolvere, ci siamo adoperati per costruire un intesa forte con le forze economiche e sociali, condivisa anche da ANCI, UPI e Lega delle autonomie. A questo tavolo, abbiamo messo al centro della discussione un principio: le risorse pubbliche, messe a disposizione del sistema economico, produttivo e sociale, devono servire a scongiurare la riduzione della base produttiva della nostra regione. In effetti, oggi, viviamo una crisi di domanda. Questo è il motivo per il quale abbiamo avuto e continuiamo ad avere un atteggiamento saldo nei confronti di quelle imprese orientate ad affrontare la crisi facendo leva sulla riduzione automatica della base produttiva. Si tratti dell Iris o del gruppo La Perla, noi non condividiamo questo presupposto. Dal mio punto di vista, bisogna costruire percorsi di accompagnamento, anche con il ricorso agli ammortizzatori sociali. Insomma, diciamo no alla riduzione della base produttiva, perché noi abbiamo il dovere di guardare avanti e il compito di rifiutare comportamenti imprenditoriali che non garantiscono uno dei principali valori di fondo che caratterizzano l assetto economico e sociale di questa regione: la coesione sociale e la responsabilità sociale delle, fattori di competitività del sistema economico emiliano romagnolo. La Regione, quindi, ha adottato misure di sostegno al credito, investendo 50 milioni di euro e siglando un accordo importantissimo con le banche di cui verificheremo costantemente la corretta applicazione. Inoltre, abbiamo avviato la procedura per l utilizzo dei fondi che finanziano gli ammortizzatori sociali. In poche parole, così come riporta anche il DUP, una parte di FSE di competenza della Regione è stata destinata a piani formativi che puntano sull occupabilità e sull adattabilità dei lavoratori. Abbiamo fatto, inoltre, un accordo importantissimo sul paniere per calmierare i prezzi -forse l unico accordo così ampio sul piano nazionale-, che ha visto coinvolto il settore della grande distribuzione e le associazioni dei commercianti e che ci può aiutare a dare una prima risposta al rallentamento dei consumi e alla difficoltà delle famiglie di arrivare a fine mese. Non ci siamo fermati qui. L Amministrazione ha aumentato, in occasione del bilancio 2009, tutti i fondi e tutte le risorse a disposizione del sistema per potenziare l offerta reltiva alle politiche sociali: dal fondo per l affitto alle misure per gli asili nido, alla non autosufficienza, al governo delle rette. 2

3 Siamo impegnati, inoltre, a fare un salto di qualità grazie con l attuazione della nuova politica regionale unitaria. L altro giorno, Amartya Sen, in un intervista al Corriere della Sera, ha detto due cose che io condivido e che possono essere fondamentali per il futuro del Paese. Il premio Nobel ha affermato che la crisi si affronta andando oltre Keynes e che siccome la recessione colpisce i più svantaggiati, occorre porsi il problema di creare una compenetrazione fra politiche pubbliche e sistema economico. In tempi di crisi e di sfiducia, dice il professor Sen, bisogna puntare sul welfare, anzi, precisamente occorre che lo Stato investa in più servizi sociali e più beni pubblici. Servizi sanitari, sicurezza sociale e istruzione ( ). Nel nostro piccolo è esattamente ciò che stiamo cercando di fare con luci, ombre, difficoltà; ma è esattamente questo il nostro obiettivo. Nelle prossime ore, torneremo a discutere con il Governo, secondo il quale ognuno deve fare la propria parte. Siamo consapevoli che per affrontare seriamente la crisi servono 8 miliardi di euro. La proposta che avanzerò al tavolo delle trattative prevede che le Regioni mettano a disposizione 2 miliardi e 600 milioni e il Governo le restanti risorse. Credo che sia arrivato il momento di scoprire le carte, perché questo ragionamento non può rimanere nella genericità. Le Regioni hanno confermato la disponibilità a fare fino in fondo la loro parte. Vogliamo capire da dove vengono queste risorse, ovvero i 5 miliardi e 300 milioni del Governo. Non vorremmo che fossero partite di giro. Servirebbe, poi, un intervento statale sugli ammortizzatori sociali perché si possano sostenere interventi non finanziabili, come dice la Commissione Europea, con il Fondo Sociale Europeo. Occorre chiudere, al più presto, questa querelle. Quindi, si smetta di dire che bisogna riprogrammare le risorse perché riprogrammare significa impiegare altri 6-9 mesi di lavoro. Non abbiamo tempo da perdere. Nella nostra Regione, il 50% delle risorse per il FSE per il biennio , andranno a finanziare piani formativi che favoriscono l adattabilità e l occupabilità, ovvero quelle politiche per il lavoro che servono ad evitare la riduzione della base produttiva. La Regione Emilia Romagna ha avviato questo processo, manca l impegno statale. È arrivato il momento della decisione. Riguardo ai fondi per le aree sottoutilizzate (FAS) è necessario ridefinire il quadro come è altrettanto necessario che il Governo fornisca la massima certezza della programmazione delle risorse FAS per i prossimi 7 anni, perché altrimenti tutto ciò che noi diciamo da mesi resta sospeso. In effetti, poiché investire queste risorse rappresenta un azione forte e anticiclica, bisogna che il quadro entro il quale le Regioni si devono muovere sia finalmente definito. Il FAS non è un bancomat da cui, a seconda delle necessità, con la tesserina si vanno a prelevare le risorse per Catania o per Roma, per un emergenza o per un altra. 3

4 Noi abbiamo la consapevolezza dell importanza di queste risorse. Per questo motivo, abbiamo sviluppato nel DUP la strategia regionale dei prossimi sette anni che promuove, da un lato l utilizzo delle risorse su progetti di sistema, dall altro la condivisione territoriale di queste priorità. L Intesa, allora, non è la mera distribuzione delle risorse della Regione ai territori, ma qualcosa di molto più importante: è la condivisione di un progetto di sviluppo complessivo che punta su ricerca, innovazione, tecnopoli e competitività. Quindi, nessun tecnopolo per sé, ma una rete di tecnopoli al servizio del sistema territoriale nel segno di un processo di innovazione che deve dare frutti nuovi e diffusi. E stato previsto, inoltre, un ingente investimento infrastrutturale che mette al centro di questa regione il ferro. Il sistema ferroviario regionale è ancora in condizioni non adeguate, ancora più insufficiente se paragonato all Alta Velocità. Per risolvere presto il problema del trasporto ferroviario, ho proposto al Ministero dell Industria, a quello delle Infrastrutture e al Governo un progetto di filiera che si basa su un idea: la Regione investe senza chiedere al Governo risorse, ovvero chiedendo in cambio di favorire il salto qualitativo del sistema ferroviario italiano grazie all elaborazione di un piano industriale che, oltre a cambiare il volto degli attuali percorsi ferroviari e a migliorare la qualità del trasporto su ferro - anche dal punto di vista dell impatto ambientale- va ad impiegare migliaia di persone, nel momento di maggiore crisi dell industria italiana. Una collaborazione che potrebbe dare due risposte: una di tipo strutturale, l altra di natura economica. Se non si arriverà a realizzare questo grande progetto, l Unione Europea porrà ancora, per l area padana, il problema delle infrazioni. Purtroppo, ad oggi, questo resta un grande progetto inascoltato. Come nel caso, del resto, della politica per lo sviluppo delle forme produzione di energia pulita e rinnovabile. Il Governo non può dimostrarsi disinteressato a un tema che è insieme ambientale ed economico, sul quale investono i maggiori Paesi europei. Il nostro obiettivo deve essere molto chiaro: arrivare al livello della Germania nel giro di 3 anni, almeno sul fotovoltaico. La Germania ha fatto propria la tecnologia italiana sul fotovoltaico e oggi è leader mondiale nella produzione di pannelli fotovoltaici. Gli altri grandi progetti integrati su cui punta la Regione riguardano le aree ecologicamente attrezzate, la riqualificazione turistica, la messa in sicurezza idraulica del territorio, e poi, come già detto, la grande sfida relativa all innovazione del welfare. Se ha ragione Sen, dobbiamo affrettare il passo, incidere da subito su un sistema sociale che è cambiato profondamente. Basti pensare alle nuove emergenze sociali: immigrazione e integrazione, assistenza e cura della prima infanzia, interventi per la non autosufficienza. Rispetto a quest ultimo tema, non possiamo più limitarci ad offrire soluzioni istituzionali alle disabilità. 4

5 Occorre predisporre nuovi piani di intervento con il supporto di soggetti che non siano solo pubblici, ma privati e del privato sociale. Questa è la strategia della Regione Emilia Romagna per diventare un vero e proprio sistema territoriale integrato. Io credo che abbiamo un impianto serio, condiviso, che ci può consentire di fare davvero un salto di qualità. Nei prossimi mesi, saremo impegnati anche sul fronte del federalismo fiscale. A conclusione del mio intervento, desidero chiarire il mio pensiero a tal proposito. Il federalismo fiscale è una necessità impellente a partire, per esempio, dalla questione che i Comuni hanno posto giustamente e che attiene ai vincoli di un patto di stabilità ormai non intelligente, dal momento che blocca gli investimenti. Il federalismo fiscale è una necessità, ma debbono essere chiare due cose. Anzitutto i numeri. Il federalismo fiscale tratteggiato dal Governo pare in di dare più risorse alle regioni a statuto speciale, a quelle del nord, del centro e del sud, di ridurre la spesa pubblica e, contemporaneamente le tasse. Io penso che neanche mago Merlino riuscirebbe a raggiungere questo risultato in questi termini. Per questo, ci voglio vedere chiaro. Sulla questione degli standard, ad esempio, noi per primi abbiamo proposto gli standard intelligenti. Se l Emilia Romagna riesce a soddisfare circa il 33% delle richieste di accesso agli asili nido e in Italia siamo sotto il 10% e lo standard ottimale è il 20, il processo non è adeguato. Anzitutto perché il Governo italiano ha firmato il Trattato di Lisbona nel quale si dice che l obiettivo è il 35%, e poi perché lo standard non è una media matematica a prescindere dagli aspetti qualitativi; non è che Emilia Romagna e Puglia hanno circa la stessa popolazione e quindi è virtuosa la Puglia che spende meno in sanità. Certo, spende meno, ma non ha il 27% di anziani sopra i 65 anni come ha l Emilia Romagna. Perfino nel libro verde del ministro Sacconi si dice che un anziano sopra i 65 anni costa 7 volte in più al sistema sanitario di una persona sotto i 30 anni. Questo è un lavoro difficile che non richiede propaganda, ma una grande determinazione a lavorare per raggiungere un equilibrio che garantisca un assetto nuovo e unitario al Paese. Non pretendo certo che in Italia si faccia una specie di piano Obama, per il quale occorre andare in controtendenza e finanziare gli Stati della federazione americana, ovvero le loro urgenze sociali. Il Presidente americano ha capito che uno degli aspetti fondamentali per uscire dalla crisi è migliorare la capacità territoriale a dare risposte concrete ai bisogni delle persone. Vi ringrazio e sollecito tutti a condividere la Politica Regionale Unitaria e a siglare, nel più breve tempo possibile, le Intese territoriali. 5

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