LO STATO DEL MONDO. Il Minotauro Globale

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1 LO STATO DEL MONDO Il Minotauro Globale

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3 Per Danaë Stratou la mia partner globale.

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5 Yanis Varoufakis Il Minotauro Globale L America, le vere origini della crisi finanziaria e il futuro dell economia mondiale Traduzione di Piero Budinich Asterios Editore Trieste

6 Prima edizione: Giugno 2012 Titolo originale: The Global Minotaur Zed Books, 2011 Asterios Editore è un marchio editoriale di Servizi Editoriali srl Via Donizetti, 3/a Trieste tel: fax: p0sta: I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo sono riservati. ISBN:

7 Indice Ringraziamenti, 13 CAPITOLO I Introduzione La forza del 2008, 15 Sei spiegazioni di come mai è successo, Principalmente a causa di un difetto dell immaginazione collettiva di molte persone intelligenti nel comprendere i rischi del sistema nel suo insieme, La trappola regolatoria, Irresistibile avidità, Origini culturali, La teoria tossica, 27 Tre teorie tossiche che sostenevano il modo di pensare predominante prima del 2008, Guasto sistemico, 31 La sfida della parallasse, 33 Il Minotauro globale: un primo sguardo, 35 Box 1.1 Il minotauro di Creta, 37 Note al primo capitolo, 40 CAPITOLO II Laboratori del futuro, 41 Due grandi balzi in avanti, 41 Il segreto di Condorcet nell Età del Capitale, 43 Il paradosso del successo e delle crisi redentrici, 47 Alzare la posta: crolli, crisi e il ruolo della finanza, 50 Il Crollo del 1929, 52 Box 2.1 Le crisi prima del 1929, 54 Mida perde il suo tocco: il crollo del sistema aureo, 58 Due folletti combinaguai: i mercati del lavoro e del denaro, 59 Box 2.2 Quando la ragione si sottomette alle aspettative, 61 Il fantasma nella macchina, 64 9

8 IL MINOTAURO GLOBALE Epilogo: l incubazione del Piano globale, 68 Note al secondo capitolo, 71 CAPITOLO III Il Piano globale, 73 Una notevole opportunità, 73 Bretton Woods, 74 L opportunità mancata, 76 Box 3.1 I meccanismi di riciclo: il sine qua non del capitalismo, 79 L ascesa dei caduti, 83 Box 3.2 Gli architetti del Piano globale, 84 Il piano Marshall per dollarizzare l Europa e riabilitare la Germania, 87 L Unione europea e il miracolo giapponese, 90 L ideologia geopolitica del Piano globale, 94 Le linee politiche interne degli USA durante il Piano globale, 97 Conclusione: l Età dell oro del capitalismo, 100 Note al terzo capitolo, 105 CAPITOLO IV Il Minotauro globale, 107 Il tallone d Achille del Piano globale, 107 Il Piano globale si disintegra, 108 Interregno: le crisi del petrolio degli anni settanta, la stagflazione e la crescita dei tassi di interesse, 111 Il Minotauro globale, 116 I quattro charisma del Minotauro, 118 Lo status di valuta di riserva, 118 Crescenti costi energetici, 119 Manodopera più economica e produttiva, 120 Potenza geopolitica, 122 Un meccanismo di riciclo delle eccedenze globali estremamente particolare, 125 Conclusione: il brillante trionfo del Minotauro globale, 127 Note al quarto capitolo, 129 CAPITOLO V Le ancelle della bestia, 131 L invidia del Minotauro, 131 Box 5.1 Chi erano le ancelle?

9 INDICE La febbre delle acquisizioni: Wall Street crea dei valori metafisici, 133 Box 5.2 I pii desideri: come le fusioni e le acquisizioni crearono valore fittizio, 136 Copertura e leva finanziaria, 138 Un ideologia dell economicità per l Età dell eccesso: l effetto Walmart, 141 Box 5.3 Walmart: un azienda a misura di Minotauro, 144 Case contaminate, denaro tossico: Wall street genera il suo denaro privato, 145 La teoria tossica, parte prima: la politica economica della percolazione, l economia dell offerta, 151 Box 5.4 L effetto di contropercolazione, 153 La teoria tossica, parte seconda: modelli economici e deliri vari, 156 Epilogo: scrivere sul muro, 159 Note al quinto capitolo, 163 CAPITOLO VI Crollo, 165 Torri pendenti, 165 Cronaca di un crollo annunciato: la stretta creditizia, salvataggi e la socializzazione di quasi tutto, : i canarini nella miniera, : L evento principale, 168 Box 6.1 I Credit default swap (CDS), 168 Dopo il 2008: le ripercussioni senza fine, 176 La dura verità / I fatti come stanno, 178 Epilogo: lo scivolone verso la bancarottacrazia, 182 Note al sesto capitolo, 186 CAPITOLO VII Le ancelle colpiscono ancora, 187 Con po di aiuto dai miei amici: il piano Geithner-Summers, 187 Box 7.1 Il fallimento ripaga, 188 La versione europea del Piano Geithner-Summers,

10 IL MINOTAURO GLOBALE Mordere la mano che porge aiuto: le ancelle più brutte diventano sempre più sfacciate, 195 Il ritorno della governance predatrice, l economia vacua e la curiosa tragedia del fondamentalismo del libero mercato, 199 Epilogo: il peggio di due mondi, 201 Note al settimo capitolo, 203 CAPITOLO VIII L eredità del Minotauro globale: un pallido sole, le tigri ferite, un Europa evanescente e un dragone ansioso, 205 Il pallido sole: i decenni perduti del Giappone, 205 Tigri ferite: il Giappone, l America e la crisi del Sud-Est asiatico, 211 La Germania d Europa, 214 I vestiti nuovi del marco tedesco, 218 Box 8.1 La fuga d Europa, 220 La riunificazione tedesca e il suo significato globale, 221 Prima come storia poi come farsa: i salvataggi bancari d Europa, 222 La Grecia sostiene i debiti, 225 Gli alpinisti che precipitano e la crisi dell euro, 227 Per quale motivo l Europa è titubante quando la crisi potrebbe essere risolta in modo semplice e rapido? 228 Il dragone vola e poi sprofonda in preda all ansia, 231 Box 8.2 I banchieri d America, 235 Epilogo: tra la bancarottacrazia dell Occidente e la fragile forza dell Oriente, 238 Note al ottavo capitolo, 240 CAPITOLO IX Un futuro senza Minotauro? Protagonisti della storia, 241 La moderazione e i pericoli del successo, 242 Può sopravvivere il Minotauro? 243 Lo stato del gioco globale, 244 Il meccanismo mancante, 245 Note al nono capitolo, 246 Bibliografia,

11 Ringraziamenti Il Minotauro globale è una metafora che è rimasta al centro delle mie riflessioni durante l ininterrotto scambio di idee che ho avuto con Joseph Halevi quando ci chiedevamo che cosa potesse fare ripartire il mondo dopo le crisi economiche degli anni settanta. I nostri colloqui, sempre lunghi, reiterati e vivaci, si svolsero nell arco di due decenni in Australia, in Europa, di persona, per , con una varietà di mezzi di comunicazione e di stati d animo. Ciò non di meno, a poco a poco giungemmo ad elaborare una concezione coerente del sistema economico globale nella quale le carenze dell America avevano un ruolo decisivo e, per assurdo, egemonico. Questo punto di vista vide per la prima volta la luce nel 2003 in un articolo pubblicato dalla «Monthly Review» con il titolo The Global Minotaur. In quell articolo io e Joseph presentavamo l ipotesi di lavoro che la caratteristica determinante dell economia politica globale era l inversione del flusso delle eccedenze commerciali e finanziarie tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. L egemone, per la prima volta nella storia mondiale, rafforzava la propria egemonia aumentando i suoi deficit, dopo aver perso il primato come produttore di eccedenze globali. Il trucco era capire in quale modo l America avesse fatto questo e comprendere il tragico meccanismo per cui il suo successo aveva generato quella finanziarizzazione che aveva rafforzato il predominio USA nel mondo e nello stesso tempo aveva gettato i semi della sua potenziale rovina. Era una storia allettante che sembrava entrare in potente risonanza con il modo di pensare di tante persone diverse riguardo al nostro coraggioso nuovo mondo globalizzato. Quando poi è sopraggiunto il Crack del 2008, la nostra ricostruzione è apparsa ancora più ragionevole, per lo meno per noi. In risposta alla crisi che è seguita, Joseph e io abbiamo coinvolto Nicholas Theocarakis, nostro buon amico e collega, a raccontarne una ancora più importante: la vicenda di come gli eventi del

12 IL MINOTAURO GLOBALE abbiano segnato una rottura con il passato sia per il capitalismo globale sia per il modo in cui, in quanto economisti, possiamo trarne qualche insegnamento. Il risultato è un recente libro accademico, intitolato Modern Political Economics, in cui il Minotauro globale faceva sentire la sua presenza quasi in ogni pagina. Dato che si trattava di un libro rivolto ai nostri colleghi e studenti accademici, la sua narrazione di fondo era intrecciata con elaborate discussioni e vane elucubrazioni mentali, che avrebbero fatto impazzire qualsiasi lettore non accademico ragionevole. Mi è così venuta l idea di concentrare il nocciolo della vicenda del Minotauro globale per raccontarla nel libro che ora avete fra le mani. Oltre a ringraziare Joseph e Nicholas per aver condiviso i pensieri che si sono condensati nelle pagine seguenti, devo ringraziare anche George Krimpas per l incoraggiamento, la guida intellettuale ed essenziali correzioni; Nicholas Theocarakis (di nuovo) per una meticolosa lettura delle bozze di una precedente versione, Alejandro Nadal per i suoi eccellenti commenti e Clive Liddiard per una redazione ispirata. Infine voglio riconoscere il mio debito di gratitudine nei confronti di Rob Langham di Routledge, che mi ha suggerito di proporre questo progetto editoriale a Zed Books e naturalmente a Ken Barlow di Zed Books per aver accolto con entusiasmo ed efficienza questa mia idea. 14

13 CAPITOLO I Introduzione La forza del 2008 Nulla ci rende umani quanto l aporia: quello stato di intenso disorientamento in cui ci troviamo quando le nostre certezze vanno a pezzi; quando improvvisamente veniamo bloccati in un impasse, incapaci di trovare una spiegazione per ciò che vediamo con i nostri occhi, tocchiamo con mano, udiamo con le nostre orecchie. In quei rari momenti, quando la ragione lotta disperatamente per attribuire un significato ai dati dei sensi, la nostra aporia ci rende umili e predispone la mente preparata a verità che prima sarebbero state intollerabili. E quando l aporia getta la sua rete abbastanza in là da coinvolgere tutta l umanità, sappiamo di trovarci in un momento veramente speciale della storia. Il settembre del 2008 è stato appunto uno di quei momenti. Il mondo era in preda a uno sbalordimento, causato da lui medesimo, che non si era più visto dopo il Quelle certezze che decenni di condizionamenti ci avevano portato a prendere per scontate erano improvvisamente svanite, insieme a circa 40mila miliardi di dollari di titoli a livello globale, 14mila miliardi di ricchezze familiari nei soli Stati Uniti, 700mila posti di lavoro perduti mensilmente negli Usa, innumerevoli alloggi espropriati ovunque... L elenco è lungo, quasi quanto i suoi numeri sono insondabili. L aporia collettiva fu intensificata dalla reazione dei governi che fino a quel momento si erano tenacemente aggrappati al conservatorismo fiscale, in quanto era forse l ultima ideologia superstite del xx secolo: cominciarono a versare migliaia di miliardi di dollari, di euro, di yen ecc. in un sistema finanziario che, fino a pochi mesi prima era sulla cresta di un immensa onda e accumulava favolosi profitti, professando provocatoriamente 15

14 IL MINOTAURO GLOBALE di aver scoperto la pentola d oro alla fine di qualche arcobaleno globalizzato. E quando quella reazione si dimostrò troppo debole, i nostri presidenti e primi ministri, uomini e donne con impeccabili credenziali antistataliste da neoliberali si imbarcarono in una frenetica nazionalizzazione di banche, assicurazioni e industrie automobilistiche che avrebbero fatto sfigurare perfino le imprese di Lenin dopo il A differenza delle crisi precedenti, come il crollo delle.com del 2001, la recessione del 1991, il Lunedì nero, 1 il crollo dell America Latina negli anni ottanta, la frana del Terzo Mondo in una perfida trappola del debito o addirittura la devastante depressione in Gran Bretagna e in parti degli Stati Uniti all inizio degli anni ottanta, questa crisi non era limitata a una specifica geografia, a una certa classe sociale o a determinati settori. Tutte le crisi che avevano preceduto il 2008 erano, in un certo senso, circoscritte. Le loro vittime a lungo termine non avrebbero mai avuto grande importanza per i poteri reali e anche quando, come nei casi del Lunedì nero, della Crisi della Gestione a lungo termine del capitale (LTCM) e del fiasco degli hedge fund del 1998 o della bolla dei.com di due anni dopo, erano stati i potenti a percepire lo shock, le autorità erano riuscite a intervenire in loro soccorso in modo rapido ed efficiente. Per contro, il crollo del 2008 ha avuto effetti devastanti sia in ambito globale sia nel cuore della madrepatria neoliberal. Inoltre i suoi effetti continueranno a farsi sentire per molto, molto tempo. In Gran Bretagna è stata probabilmente la prima crisi a memoria d uomo che abbia veramente colpito le regioni più ricche del Sud. Negli Stati Uniti, sebbene la crisi dei subprime sia cominciata negli angoli meno prosperi di quel grande paese, poi si è diffusa in ogni anfratto delle classi medie privilegiate, nei loro quartieri chiusi al pubblico e nei loro sobborghi verdeggianti, nelle università della Ivy League, dove i benestanti convergono per mettersi in fila in attesa degli impieghi migliori dal punto di vista socioeconomico. In Europa tutto il continente riverbera sotto gli effetti di una crisi che non vuole saperne di andarsene e che minaccia le illusioni europee che erano riuscite a rimanere indenni per sessant anni. I flussi migratori si sono invertiti, gli operai polacchi e irlandesi hanno abbandonato Dublino e Londra per spostarsi a Varsavia e a Melbourne. Perfino la Cina, che notoriamente gode di un vigoroso tasso di 16

15 CAPITOLO I. INTRODUZIONE crescita nel pieno di una recessione planetaria, è alle prese con una diminuzione della quota dei consumi sul reddito totale e fatica a continuare a fare affidamento sui progetti di investimento statale che stanno contribuendo a gonfiare una bolla preoccupante: due fenomeni che non promettono bene in un epoca in cui perfino la capacità a lungo termine del resto del mondo di assorbire le eccedenze commerciali del paese è tutt altro che garantita. Per aggiungere ulteriori motivi all aporia generale, i sommi e i potenti hanno fatto sapere che anche loro stavano incontrando difficoltà a cogliere i nuovi sviluppi della realtà. Nell ottobre del 2008 Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve (la Fed), uno che veniva considerato una specie di mago Merlino dell ultimo giorno, confessò di aver riconosciuto un difetto nel modello che avevo ritenuto potesse rappresentare la struttura decisiva funzionante che definisce il modo in cui va il mondo. 2 Due mesi dopo, Larry Summers, ex segretario al Tesoro del presidente Clinton e a quel tempo capo consigliere economico di Obama (capo del Consiglio economico nazionale) riconobbe che in questa crisi fare troppo poco crea un rischio maggiore che fare troppo. Quando il Grande Mago confessa di aver basato tutta la sua magia su un modello fallato del funzionamento del mondo e quando il decano dei consiglieri economici presidenziali raccomanda di buttare al vento ogni cautela, allora il pubblico capisce che cosa c è in ballo: la nostra nave sta navigando in acque insidiose e non segnate, l equipaggio è disorientato, il comandante è terrorizzato. Così siamo entrati in uno stato di tangibile e condivisa aporia. L ansiosa incredulità ha preso il posto dell indolenza intellettuale. I personaggi che occupavano le cariche d autorità sembravano ormai privi d alcuna autorevolezza. La politica, a quanto pare, veniva decisa lì per lì. Quasi immediatamente un opinione pubblica disorientata cominciò ad agitare le proprie antenne in ogni direzione possibile, alla disperata ricerca di spiegazioni sulle cause e sulla natura di ciò che l aveva appena colpita. Quasi a dimostrare che l offerta non ha bisogno di sollecitazioni, quando la domanda è copiosa, gli organi di stampa cominciarono a sfornare pubblicazioni. Uno dopo l altro i libri, gli articoli, i saggi lunghi e perfino i film che venivano immessi nel circuito creavano un flusso di possibili spiegazioni su quello che 17

16 IL MINOTAURO GLOBALE era andato male. Ma anche se un mondo traumatizzato è sempre gravido di teorie sul proprio stato di malessere, la sovrapproduzione di spiegazioni non garantisce la dissoluzione dell aporia. Sei spiegazioni di come mai è successo 1. Principalmente a causa di un difetto dell immaginazione collettiva di molte persone intelligenti nel comprendere i rischi del sistema nel suo insieme. Quanto sopra era il succo di una lettera inviata dalla regina Elisabetta II alla Royal Academy il 22 luglio 2009, in risposta a una domanda che la sovrana aveva presentato a una riunione di arrossiti docenti alla London School of Economics: Perché non vi siete accorti che stava arrivando?. Nella loro lettera, trentacinque dei più autorevoli economisti britannici risposero appunto: Oops! Abbiamo scambiato una Grande bolla per un Mondo nuovo!. Il nocciolo della loro risposta era che, mentre tastavano il polso e seguivano continuamente i dati, avevano commesso due errori diagnostici affini: quello dell estrapolazione e quello, ben più sinistro, di cadere preda della propria retorica. Tutti potevano rendersi conto che i numeri stavano impazzendo. Negli Stati Uniti, il debito del settore finanziario era schizzato da un già consistente 22 per cento del reddito nazionale (PIL) nel 1981 al 117 per cento nell estate del Nel frattempo le famiglie americane avevano visto aumentare la loro quota di debito dal 66 per cento del reddito nazionale nel 1997 al 100 per cento di dieci anni dopo. Complessivamente il debito aggregato nel 2008 superava il 350 per cento del PIL, mentre nel 1980 raggiungeva un già dilatato 160 per cento. Quanto alla Gran Bretagna, la City londinese (il settore finanziario in cui la società britannica aveva maggiormente investito, in seguito alla rapida deindustrializzazione dei primi anni ottanta) vantava un debito collettivo di quasi due volte e mezzo il PIL dell intera Gran Bretagna mentre, come se non bastasse, le famiglie britanniche erano indebitate per una somma che superava il prodotto interno lordo del paese. 18

17 CAPITOLO I. INTRODUZIONE Se dunque un accumulazione di un debito disordinato immetteva nel mondo più rischio di quanto esso potesse sostenerne, come mai nessuno aveva visto arrivare il disastro? Questa era appunto la pur ragionevole domanda della regina. La dolente risposta dell Accademia britannica indulgeva nei peccati combinati della retorica compiaciuta e dell estrapolazione lineare. Messi insieme, questi peccati alimentavano la convinzione autogratificante che quella che era avvenuta era una transizione di paradigmi, che avrebbe consentito al mondo della finanza di creare un debito illimitato, benigno, privo di rischi. Il primo peccato, che assunse la forma di una retorica matematizzata, cullava le autorità e gli accademici nell illusoria convinzione che l innovazione finanziaria fosse riuscita ad abolire l elemento di rischio dal sistema: che i nuovi strumenti consentissero una nuova forma di debito che avrebbe avuto le proprietà dell argento vivo. Una volta che i prestiti fossero stati erogati, sarebbero stati segmentati a fettine da assortire in pacchetti contenenti diversi livelli di rischio, 3 che poi sarebbero stati venduti in giro per il mondo. In questo modo, spalmando il rischio finanziario, secondo quanto sosteneva la retorica corrente, nessun attore avrebbe dovuto fronteggiare alcun pericolo significativo come quello di rimanere feriti se alcuni debitori andavano gambe all aria. Era una fede da New Age nelle capacità del settore finanziario di creare un rischio senza rischio, che culminava nella convinzione che il pianeta potesse oramai sostenere dei debiti (e le scommesse create sulle spalle di questi debiti) che erano di molte volte superiori rispetto al reddito effettivo globale. Bastava un po di volgare empiria per mettere a nudo tali convinzioni mistiche: nel 2001, quando la cosiddetta new economy era crollata, distruggendo gran parte del benessere di carta creato dalla bolla delle.com e dalle truffe alla Enron, il sistema aveva mantenuto la sua solidità. La nuova bolla economica del 2001 era in effetti molto peggiore di quella dei mutui sub-prime che sarebbe scoppiata sei anni dopo. Eppure gli effetti negativi poterono essere arginati in maniera efficiente dalle autorità (anche se l occupazione non si sarebbe più ripresa fino al ). Se un trauma così grave poteva essere assorbito così prontamente, sicuramente il sistema avrebbe potuto sopportare scosse più piccole, come i 500 miliardi di perdite dei sub-prime tra 2007 e

18 IL MINOTAURO GLOBALE Secondo la spiegazione dell Accademia britannica (che, bisogna riconoscere, è ampiamente condivisa), il Crack del 2008 avvenne perché a quel punto (e senza che se ne rendessero conto gli eserciti degli iperintelligenti il cui compito avrebbe dovuto essere saperla più lunga) proprio quei titoli che erano stati considerati esenti da alcun rischio si erano trasformati nel proprio opposto. Banche come la Royal Bank of Scotland, che dava lavoro a circa quattromila organizzatori del rischio, finirono ingoiate da un buco nero di rischio decomposto. Il mondo, secondo questo modo di leggere le cose, pagava il prezzo di aver creduto alla propria retorica e di aver dato per scontato che il futuro non sarebbe stato differente dal passato più recente. Pensando che il rischio era stato ripartito con successo, il nostro mondo finanziarizzato ne aveva creato talmente tanto da esserne praticamente divorato. 2. La trappola regolatoria Il prezzo dei limoni è determinato dai mercati, che lo fissano con il minimo di interferenze istituzionali, dato che i compratori sanno riconoscere un limone buono quando gliene viene venduto uno. Lo stesso non si può dire delle obbligazioni o, men che meno, degli strumenti finanziari sintetici. Gli acquirenti non possono assaggiare il prodotto, tastarlo per valutarne il grado di maturazione o per annusarne il profumo. Si devono basare su un informazione esterna, istituzionale e su regole ben definite che sono delineate e controllate da autorità disinteressate e incorruttibili. Questo, si presume, era il ruolo delle agenzie di rating del credito e degli organismi regolatori dello Stato. Indubbiamente entrambe queste categorie di istituzioni si sono dimostrate non solo inadeguate, ma colpevoli. Quando per esempio un obbligazione garantita da ipoteca (CDO, acronimo di collateralized debt obligation), un titolo cartaceo che combina tante fettine di molti diversi tipi di debito, 4 veniva etichettato con una tripla A e offriva un rendimento dell 1 per cento superiore a quello dei titoli del Tesoro americano, 5 il significato era duplice: l acquirente poteva stare tranquillo che l acquisto non era un imbroglio e, se era una banca, poteva trattare quel pezzo di carta come qualcosa di indistinguibile da (e 20

19 CAPITOLO I. INTRODUZIONE non una virgola più rischioso di) quella somma di denaro contante che occorreva per comprarlo. Questa finzione aiutava le banche a raggiungere rendimenti mozzafiato, e ciò per due ragioni: 1. Se le banche si tenevano strette le CDO recentemente acquistate (si ricordi che le autorità equiparavano una CDO classificata AAA al suo controvalore in denaro contante) non dovevano neppure includerle nei loro calcoli di capitalizzazione. 6 Questo significava che avrebbero potuto utilizzare liberamente i depositi dei loro clienti per acquistare CDO classificate AAA, senza intaccare la propria capacità di fare nuovi prestiti ad altri clienti e ad altre banche. Le CDO erano, in effetti, strumenti per aggirare proprio quelle regole che erano state progettate per salvare il sistema bancario da se stesso. 2. Un alternativa al conservare le CDO nei caveau delle banche era di impegnarle presso una banca centrale (p. es. la FED) come garanzia collaterale per i prestiti, che le banche potevano poi usare come preferivano: per prestare ai clienti, alle altre banche o per comprare ancora più CDO per se stesse. Il particolare cruciale a questo proposito è che i prestiti garantiti dalla banca centrale impegnando i CDO classificati AAA comportavano i miserabili tassi di interesse fissati dalla banca centrale. Così quando i CDO maturavano con un tasso di interesse dell 1 per cento superiore a quanto pretendeva la banca centrale, gli istituti di credito potevano trattenere quella differenza. La combinazione di questi due fattori faceva sì che emettere CDO fosse un buon affare, e al punto che le società finanziarie erano indotte a: a) emetterne tanti quanti era fisicamente possibile fare; b) prendere a prestito il maggior quantitativo possibile di denaro per comprare i CDO di altre finanziarie; c) tenere enormi quantità di questi titoli sui propri libri contabili. 7 Ma questo, ahimé equivaleva a un invito a stampare denaro in proprio! Non c è da stupirsi che a Warren Buffet bastasse un occhiata ai tanto favoleggiati CDO per definirli WMD (armi di 21

20 IL MINOTAURO GLOBALE distruzione di massa). Gli incentivi erano incendiari: più le istituzioni finanziarie prendevano in prestito per comprare i CDO classificati AAA, più soldi facevano. Il sogno di avere un bancomat in soggiorno si era avverato, perlomeno per le società finanziarie private e per coloro che le gestivano. A fronte di questi fatti, non mi è difficile arrivare alla conclusione che il crollo del 2008 fu l inevitabile risultato di aver affidato a dei bracconieri il ruolo di guardiacaccia. Il loro strapotere era clamoroso e la loro immagine di maghi postmoderni capaci di far apparire per incanto nuova ricchezza e di inventare nuovi paradigmi non rischiava di essere messa in questione. I banchieri pagarono le agenzie di rating affinché concedessero la classificazione di AAA ai CDO che essi emettevano; le autorità regolatrici (tra cui la banca centrale) prendevano questi giudizi per oro colato e i giovani rampanti che erano riusciti ad accaparrarsi un lavoro poco pagato con una delle autorità regolatrici cominciarono ben presto a progettare di spostarsi alla Lehman Brothers o da Moody per fare carriera più in fretta. A tenere d occhio tutti costoro c era uno stuolo di segretari del Tesoro e di ministri delle Finanze che o avevano prestato servizio per anni da Goldman Sachs, Bear Stearns oppure speravano di entrare nel cerchio magico dopo aver lasciato la politica. In un ambiente che echeggiava degli schiocchi di tappi di champagne ed era illuminato dai riflessi di sfavillanti Porsche e Ferrari, in un paesaggio in cui torrenti in piena di titoli bancari esondavano su terre già ubertose (potenziando ulteriormente il boom del mercato immobiliare e creando nuove bolle da Long Island e dall East End londinese fino ai sobborghi di Sydney e ai grattacieli di Shanghai), in quell ecologia di ricchezza di carta che sembrava autoriprodursi a piacere, sarebbe stato necessario un atteggiamento eroico, incosciente, per dare mano alle campane d allarme e porre domande scomode, per mettere in dubbio la pretesa che i CDO classe AAA erano esenti da qualsiasi rischio. Anche se qualche agenzia regolatrice o un trader o un banchiere inguaribilmente romantico avesse lanciato l allarme, sarebbe stato ben presto zittito e, dopo aver fatto una penosa e tragica figura, sarebbe stato portato via dalle acque di scolo della storia. Già i fratelli Grimm avevano raccontato la favola di quella pentola magica, ispirata a primi sogni dell industrializzazione, 22

21 CAPITOLO I. INTRODUZIONE che, come una cornucopia automatica, soddisfaceva, inarrestabilmente, tutti i desideri. Ma era una favola cupa e ammonitoria quasi a voler dimostrare che quei sogni industriali avrebbero potuto trasformarsi in un incubo. Infatti verso la fine della favola la pentola miracolosa impazziva e finiva per inondare il villaggio di pappa d avena. La tecnologia si ritorceva contro i suoi utilizzatori, un po come l ingegnoso Dottor Frankenstein inventato da Mary Shelley aveva visto rivoltarsi contro di lui la propria creatura. Analogamente, i bancomat virtuali creati da Wall Street, dalle agenzie di rating creditizio e dalle agenzie regolatrici che erano in combutta fra loro, inondarono il sistema finanziario di una pappa d avena dei giorni nostri, che finì per soffocare l intero pianeta. Quando poi, nell autunno del 2008, i bancomat smisero di funzionare, tutto quel mondo che si era assuefatto alla pappa d avena sintetica rimase bruscamente bloccato. 3. Irresistibile avidità È la natura della bestia suona la terza spiegazione. Gli esseri umani sono creature avide e fingono di essere civili. Non appena se ne presenterà la minima opportunità, ruberanno, saccheggeranno e opprimeranno. Questa cupa visione della nostra specie non lascia spazio neppure per un briciolo di speranza che i prepotenti più illuminati possano accettare delle regole che bandiscono la prepotenza. Giacché, anche se lo facessero, chi gliele farebbe rispettare? Per tenere a bada i prepotenti, occorrerebbe una qualche sorta di Leviatano dotato di poteri straordinari. Ma anche se ciò fosse possibile, a chi toccherebbe tenere a freno quel Leviatano? Tali sono i ragionamenti di una mente neoliberale, che portano all inevitabile conclusione secondo cui le crisi possono essere mali necessari, sicché nessun accorgimento umano può prevenire le catastrofi economiche. Per qualche decennio, a cominciare dai tentativi di regolamentare le banche compiuti dal presidente Roosevelt dopo il 1932, la soluzione del Leviatano divenne ampiamente accettata: lo Stato poteva e doveva svolgere il proprio ruolo hobbesiano per tenere a freno l avidità e mantenerla in equilibrio in maniera opportuna. La legge Glass-Steagall del 23

22 IL MINOTAURO GLOBALE 1933 è forse l esempio più citato di quel fervore regolatorio. 8 Tuttavia gli anni settanta videro un graduale ritrarsi da questo approccio regolatorio verso il ripristino di una concezione fatalista secondo cui la natura umana avrebbe trovato sempre il modo di sbaragliare le proprie stesse migliori intenzioni. Questo rientro nel fatalismo coincise appunto con un periodo in cui il neoliberismo e la finanziarizzazione stavano rialzando le loro poco lungimiranti teste. Ciò comportò un ritorno al vecchio fatalismo: il potere sovrastante del Leviatano, seppur necessario per tenere a bada i prepotenti, soffocava la crescita, sottoponeva a vincoli l innovazione, metteva i freni alla finanza inventiva e in tal modo costringeva il mondo a viaggiare con una marcia bassa proprio quando le innovazioni tecnologiche offrivano il potenziale per catapultarci verso piani più elevati di sviluppo e di benessere. Nel 1987 il presidente Reagan decise di sostituire il presidente della FED Paul Volcker (nominato sotto la presidenza Carter): la sua scelta cadde su Alan Greenspan. Qualche mese dopo i mercati valutari conobbero la loro peggiore giornata a memoria d uomo, il famoso Lunedì nero. L energico intervento di Greenspan gli guadagnò la reputazione di uno che era capace di fare ordine con efficienza dopo un crollo del mercato valutario. 9 Sarebbe riuscito a ripetere più e più volte quello stesso miracolo fino a quando, nel 2006, andò in pensione. 10 Greenspan era stato scelto dai risoluti neoliberal di Reagan non malgrado bensì proprio a causa della sua radicata convinzione che i meriti e le capacità della regolamentazione erano sopravvalutati. Greenspan era sinceramente perplesso sulla possibilità che qualsiasi istituzione statale, inclusa la FED, sarebbe mai riuscita a tenere sotto controllo la natura umana e a imbrigliare efficacemente l avidità senza nel contempo, sopprimere la creatività, l innovazione e, in ultima istanza, lo sviluppo. La sua convinzione lo indusse ad adottare una ricetta semplice, che improntò di sé il mondo per diciannove anni buoni: dato che nulla tiene a freno l avidità umana come gli inflessibili padroni dell offerta e della domanda, lasciamo che i mercati funzionino come vogliono, ma che lo Stato rimanga sempre pronto a intervenire per mettere a posto le cose quando si verifica l inevitabile disastro. Come un genitore indulgente che permetta ai suoi 24

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