Origine ed evoluzione del genere Homo

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1 Origine ed evoluzione del genere Homo Dispensa del corso di Preistoria modulo A a.a. 2006/2007 ultima revisione: gennaio 2007 prof. Raffaele C. de Marinis Università Dipartimento di Scienze dell Antichità Sezione di Archeologia v. Festa del Perdono, 7 I Milano Typeset by LATEX 2ε G. Mantegari

2 Indice 1 Dai miti delle origini alla teoria dell evoluzione biologica e alla nascita dell archeologia preistorica Dal Medioevo all età moderna Le scienze naturali nell età dei Lumi Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia Il trasformismo di Lamarck Darwin e la teoria dell evoluzione L origine dell uomo alla luce della teoria dell evoluzione Nascita dell archeologia preistorica Darwin affronta il tema dell origine dell uomo Evoluzionismo e religione La Paleontologia umana Metodi di datazione Metodo Potassio / Argon Le ere geologiche Difficoltà insite nello studio dei fossili Classificazione zoologica dell uomo Gli sviluppi della paleontologia umana da Darwin ad oggi Qualche nozione di anatomia comparata tra scimmie antropomorfe e uomo Hominidae, Homo, Homo sapiens La documentazione fossile dei più antichi Ominidi Gli Ominidi pre-umani: i più antichi bipedi Orrorin tugenensis Ardipithecus ramidus Australopithecus anamensis Australopithecus afarensis Australopithecus bahrelghazali i

3 3.7 Australopithecus africanus Le caverne di Sterkfontein Il genere Paranthropus (Australopiteco robusto) Australopithecus garhi Il significato evolutivo della bipedia Australopithecus / Homo habilis L Homo erectus Homo ergaster ovvero i più antichi Homo erectus africani L Homo erectus in Asia L Homo erectus dell isola di Giava L Homo erectus in Cina Il significato evolutivo dell Homo erectus Il comportamento culturale dei più antichi membri del genere Homo Ambrona-Torralba Bilzingsleben Gli Ominidi fossili europei della fine del Pleistocene inferiore e del Pleistocene medio Gli Ominidi fossili europei della seconda metà del Pleistocene medio L uomo di Neandertal Un po di storia Le caratteristiche dell uomo di Neandertal Indici di umanità per i Neandertal Il destino dell uomo di Neandertal e l origine dell uomo moderno 149

4 Elenco delle tabelle 1.1 La tassonomia linneana Suddivisione delle ere geologiche Suddivisione del Quaternario Suddivisione degli animali sulla base degli organi di relazione, di presa e di locomozione Funzione locomotoria e campo di relazioni anteriore negli animali e nell uomo La memoria negli animali e nell uomo Capacità dei crani rinvenuti a Sterkfontein (tra parentesi sono riportate le stime iniziali successivamente corrette) Ritrovamenti dell Africa Orientale relativi a Paranthropus Capacità craniche calcolate su reperti di Paranthropus Capacità craniche stimate su alcuni reperti di Homo erectus Specchietto riassuntivo dei principali reperti di Giava (crani) Specchietto riassuntivo dei principali reperti di Giava (mandibole) Capacità craniche stimate su reperti pertinenti allo stadio classico dell Homo erectus di Giava Capacità craniche stimate su reperti pertinenti allo stadio più evoluto dell Homo erectus di Giava Stratigrafia della caverna maggiore della collina Ossa del drago, nei pressi del villaggio di Chu Ku Tien iii

5 1... alla ricerca di legami profondi... l uomo è stato considerato sotto l aspetto zoologico della sua natura. Ne è risultato che l uomo zoologico non continuava solo ad avere in comune con gli altri mammiferi l organizzazione propria agli animali a sangue caldo, ma che i suoi comportamenti, con l umanizzazione, restavano identici a quelli di un mammifero sociale, onnivoro, per il quale i condizionamenti derivanti dal territorio, dalla ricerca del cibo e dalla riproduzione continuavano a essere concepibili e interpretabili in termini zoologici. Un simile atteggiamento che può essere indifferentemente considerato lapalissiano o pieno di un bestialismo eccessivo, sembra giustificarsi per due ragioni. La prima è che nel corso della evoluzione umana, soprattutto dopo la scrittura, si è formata una immagine non materializzata, indispensabile allo sviluppo spirituale e al progresso, ma che, in particolare nelle scienze umane, ha fatto sì che l uomo perdesse qualsiasi legame con il vasto mondo. Sull esempio dell antenato scimmia ci siamo sforzati di dimostrare a prezzo di quali difficoltà l immagine reale dell antenato umano fosse emersa nell ultimo secolo. La seconda ragione è che la distanza a cui si è giunti oggi fra l uomo che tende a divenire l unico mammifero terrestre di qualche importanza numerica e il resto del globo rende necessaria una presa di coscienza di quello che è realmente l homo sapiens, nato al tempo delle steppe per la caccia al cavallo selvatico e adattatosi a poco a poco alla locomozione seduta in un atmosfera di petrolio bruciato. La paleontologia umana e la preistoria, che destano curiosità per motivi che vanno molto al di là del punto di vista scientifico, assumono il valore di scienze applicate quando si arriva alla constatazione che tutta l ascesa delle civiltà si è realizzata con quello stesso uomo fisico e intellettuale che faceva la posta al mammut e che la nostra cultura elettronica, che ha appena cinquant anni, si regge su un apparato fisiologico che risale invece a quarantamila anni fa. Se c è motivo di avere fiducia nelle possibilità di adattamento, tuttavia la distorsione esiste ed è evidente la contraddizione fra una civiltà dai poteri quasi illimitati e un civilizzatore la cui aggressività è rimasta immutata dal tempo in cui uccidere la renna significava sopravvivere. (A. Leroi Gourhan, Il gesto e la parola, pp ).

6 CAPITOLO 1 Dai miti delle origini alla teoria dell evoluzione biologica e alla nascita dell archeologia preistorica Il bisogno di rispondere ai profondi interrogativi sulla nostra identità e origine e sul senso ultimo della nostra esistenza ha certamente assillato la mente umana fin dai tempi più remoti, da quando esiste l uomo dotato di linguaggio articolato, autocoscienza e facoltà razionali. Anche i popoli senza scrittura, le cd. popolazioni di interesse etnografico, con cui gli Europei sono venuti in contatto nelle Americhe, in Africa, nell Asia settentrionale, in Australia e in Oceania avevano elaborato sistemi di spiegazione del mondo che li circondava 1, avevano creato cosmogonie, miti della creazione e delle origini, miti escatologici. I cacciatori e raccoglitori del Paleolitico Superiore, vissuti tra e anni fa, hanno lasciato traccia del proprio pensiero nell arte parietale, che André Leroi Gourhan ha interpretato come mitogramma, espressione di un pensiero religioso e di una visione del mondo sotto forma di un insieme strutturato di simboli. Ma soltanto a partire dal momento in cui sorgono civiltà urbane complesse, dotate di scrittura, possiamo conoscere direttamente i pensieri che gli uomini avevano elaborato su temi quali l origine del cosmo, della natura e della stessa umanità. Lo strumento con cui gli uomini della preistoria e delle più antiche civiltà hanno cercato di rispondere alle domande che essi si ponevano di fronte ai grandi fenomeni della natura o agli interrogativi sul significato della vita e della morte, sull origine del mondo e della società, è quello del mito, un racconto costruito con immaginazione e fantasia, che non intende esporre avvenimenti storici, ma offrire 1 A. Leroi-Gourhan, Le fil du temps. Ethnologie et Préhistoire, Paris 1983 (Fayard), p. 292 sgg.

7 3 una spiegazione di ordine filosofico ed etico 2. La verità del mito, quindi, non è di carattere storico o scientifico. Il pensiero speculativo e filosofico dei popoli senza scrittura e delle più antiche civiltà, come quella egizia o quelle mesopotamiche, è un pensiero mitopoieico. Soltanto nel VI secolo a.c. nell ambiente ricco di fermenti culturali della Jonia greca cominciò a maturare una nuova visione razionale del mondo, nacquero allora la filosofia e la storiografia. La liberazione del pensiero scientifico dalle maglie del mito fu un processo lento e faticoso. La storiografia antica si ferma sempre a un passato molto recente, del quale sono rimaste testimonianze scritte o del quale gli stessi storici sono stati spettatori. Quando gli storici antichi debbono affrontare il tema delle origini o delle epoche più remote della loro stessa storia non possono far altro che utilizzare come fonti i miti, le leggende, le tradizioni, a volte cercando di razionalizzarle e sistemarle criticamente. Io scrivo qui come mi sembra vero, poiché le tradizioni dei Greci si contraddicono e mi sembrano ridicole, così Ecateo verso il 500 a.c. Pur essendo arkaiologhia una parola greca che significa discorso sulle cose antiche, gli antichi non hanno mai fatto opera di archeologia, vale a dire non hanno mai interrogato gli archivi storici sepolti sotto terra per ricostruire il passato, anche quello più remoto. Il problema dell origine dell umanità e della sua cultura non fu oggetto di studi e ricerche specifici, ma fin dall Antichità si possono rintracciare due concezioni fondamentali che cercano di dare risposta a questi interrogativi. La prima è quella di una decadenza o di una caduta dell uomo. Decadenza rispetto a una felice età dell oro, ormai tramontata per sempre (Esiodo, Le opere e i giorni, 106 sgg.), o caduta da una condizione originaria di bontà e di innocenza, si pensi, ad es., al racconto della Genesi secondo cui l uomo, collocato da Dio nel paradiso terrestre, è decaduto prestando ascolto alle tentazioni del serpente. Nella Genesi confluiscono due storie sacre, una più antica, detta il racconto dello Yahvista, l altra più recente, detta il documento sacerdotale. Soltanto lo Yahvista narra la storia del paradiso e del peccato originale, a cui il documento sacerdotale non fa il minimo accenno 3. Naturalmente gli avvenimenti che sono raccontati non hanno alcun carattere storico, si tratta di un mito che ha lo scopo di rispondere a una tremenda domanda: unde malum, qual è l origine del male. La propensione al male è connaturata nell uomo fin dalla sua creazione o l uomo, creato buono, è diventato malvagio? Secondo la Genesi Dio creò l uomo al sesto giorno, modellandolo con 2 Per una rassegna esemplificativa di miti delle origini e cosmogonie cfr. Origine ed evoluzione dell Uomo, a c. di Henry de Lumley, ediz. italiana a c. di G. Giacobini, Milano 1985, p. 21 sgg. 3 J. Bottero, Naissance de dieu. La Bible et l historien, Paris (Gallimard), 1986, p. 155 sgg.

8 4 della creta tratta dalla terra, soffiandogli poi nelle narici il soffio della vita, di modo che l uomo divenne un essere vivente; quindi lo pose in Eden, terra pianeggiante e verdeggiante ricca di ogni genere di alberi, belli da vedersi e buoni da mangiare, fra cui l albero della vita e l albero della conoscenza del bene e del male. Dio impartì al primo uomo l ordine di non mangiare il frutto dell albero della conoscenza. In seguito, mentre Adamo era immerso in un sonno profondo, Dio creò dalla sua costola la prima donna, Eva. Eva si fece indurre dal serpente, simbolo di Satana, a mangiare il frutto dell albero proibito e lo fece mangiare anche ad Adamo. Dal quel momento Adamo ed Eva persero la loro condizione originaria di innocenza e di santità. Dio li cacciò dal paradiso e gli uomini furono condannati a vivere del faticoso lavoro dei campi e a sopportare innumerevoli sofferenze. In questo racconto bisogna distillare dall involucro letterario il contenuto dottrinario: il dolore e la morte sono conseguenza della disobbedienza a Dio. Il racconto biblico, che tanta importanza avrà nella storia della civiltà occidentale, per alcuni aspetti affonda le sue radici nelle letterature mesopotamiche, in particolare in quella sumerica, la più antica di tutte. Nel racconto epico Enmerkar e il Signore di Aratta un passo di una ventina di versi descrive una mitica età dell oro, quando tutti gli uomini parlavano una sola lingua e vivevano in pace e senza pericoli, fino a quando il dio Enki con un malefizio fece cadere l uomo da quello stato di grazia, suscitando guerre e conflitti. In un altro poema sumerico, Enki e Ninhursag, viene descritto un paese puro, pulito e splendente, in cui non si conoscono la malattia e la morte, il paese di Dilmun. Il dio Enki ordina a Utu, il dio sole, di far sgorgare dalla terra l acqua e di irrigare il paese, che si trasforma in un giardino lussureggiante. Il paese di Dilmun è forse all origine della concezione ebraica dell Eden, il paradiso terrestre. Lo stesso poema sumerico getta luce sulla creazione di Eva dalla costola di Adamo. In ebraico Hawwah (Eva) significa colei che fa vivere. Nel poema sumerico Enki si ammala e una delle parti ammalate è la costola. Ninhursag crea una dea che guarisce la costola di Enki, Nin ti, la signora della costola, che significa anche la signora che fa vivere, poiché ti in sumerico significa tanto costola, quanto far vivere. In ebraico il bisticcio letterario perde significato, ma il fatto che nel racconto dello Yahvista la prima donna, colei che fa vivere, nasca dalla costola di Adamo, rivela un influsso della mitologia sumerica 4. La concezione di una duplice natura dell uomo, formato dall argilla, e perciò miserabile e caduco, e da qualcosa di divino, dunque superiore a tutti gli altri esseri viventi, trova alcuni riscontri nella letteratura sumerica. La dea 4 S.N. Kramer, I Sumeri agli esordi della storia, Milano 1958, p. 138 sgg.

9 5 Nintu mescola all argilla la carne e il sangue di un dio per far nascere l uomo 5. Per quanto riguarda il racconto del peccato originale è possibile che lo Yahvista abbia utilizzato una storia pre esistente, ma un vero parallelo nelle letterature mesopotamiche non è ancora stato rintracciato. L idea della decadenza dell umanità è presente anche nell antica Grecia. Ne Le opere e i giorni Esiodo (VII secolo a.c.) racconta il mito delle diverse età dell uomo. Nell età dell oro gli uomini vivevano come dei, avendo il cuore tranquillo, liberi da fatiche e da sventure, né incombeva la miseranda vecchiaia... la fertile terra dava spontaneamente numerosi e abbondanti frutti (vv ). Nella successiva età dell argento visse una seconda generazione di uomini che non veneravano gli Dei, peggiore e per nulla simile sia nell aspetto che nell animo a quella precedente (vv ). Nella terza età, l età del bronzo, gli uomini erano violenti e terribili, in perpetua guerra (vv ). La quarta generazione di uomini, più giusta e divina, fu quella dell età degli eroi, che combatterono a Tebe e a Troia. Infine, venne l età del ferro, per Esiodo la peggiore di tutte: mai io avrei voluto trovarmi con la quinta stirpe di uomini: meglio prima morire o essere nato prima... di giorno non cessano mai la fatica e l inganno... (vv ). L altra concezione sulle origini è quella secondo cui l umanità si sarebbe perfezionata a poco a poco grazie a sempre nuove scoperte e invenzioni. L idea del progressivo sviluppo culturale dell umanità, implicita anche in alcuni miti come quello di Prometeo, l eroe civilizzatore (a questo proposito si vedano Esiodo ed Eschilo), si rintraccia nelle riflessioni di storici come Tucidide e Senofonte e di filosofi come Aristotele e soprattutto Epicuro ( a.c.). Le concezioni epicuree troveranno espressione poetica in Lucrezio (98 54 a.c.), autore del de rerum natura, che contiene in nuce la periodizzazione della storia umana in età della pietra, del bronzo e del ferro (cfr. vv. 951 e sgg., 1280 e sgg.). I primi uomini scrive Lucrezio erano di una razza più dura, con ossa più robuste e più grandi, capaci di sopportare maggiormente il freddo e il caldo, vivevano dei prodotti spontanei della natura, davano la caccia agli animali usando clave di legno o lanciando sassi con le fionde, vagavano nudi, non avevano leggi. In seguito scoprirono il fuoco, cominciarono a vestirsi di pelli animali, scoprirono l agricoltura, costruirono capanne e adottarono l istituto della famiglia. Nacque la religione, si costruirono altari e templi, sorsero città e sovrani, fece la sua comparsa anche la guerra. Gli uomini scoprirono dapprima l oro e il bronzo e soltanto in un secondo tempo il ferro: Arma antiqua manus ungues dentesque fuerunt 5 J. Bottero, Naissance de Dieu cit., p. 214.

10 6 et lapides et item silvarum fragmina rami et flamma atque ignes, post quam sunt cognita primum. Posterius ferri vis est aerisque reperta. Et prior aeris erat quam ferri cognitus usus, quo facilis magis est natura et copia maior. (libro V, vv ). Un identica concezione, esposta forse con chiarezza ancora maggiore, si trova in Cina nell opera di Yüan K ang s (52 d.c.), che la attribuisce a Feng Hu Tzu, filosofo vissuto qualche secolo prima, all epoca della dinastia dei Chou orientali ( a.c.): Nell età di Hsüan Yüan, Shen Nung e Ho Hsü, armi e strumenti erano fatti di pietra per tagliare gli alberi e costruire le case e venivano seppellite con i morti... Nell età di Huang Ti le armi e gli strumenti erano fatti di giada per tagliare alberi, costruire case e scavare il terreno... e venivano seppellite con i morti; Nell età di Yü armi e strumenti erano fatti di bronzo per costruire canali... e case... Nell epoca attuale armi e strumenti sono fatti di ferro 6. Ma né in Grecia né a Roma e neppure in Cina si giunse mai a fare vera e propria opera di ricerca archeologica 7. Le nozioni intorno al passato più remoto dell umanità derivavano dalla sopravvivenza di tradizioni di età precedenti, da intuizioni filosofiche e dal confronto con i popoli barbari contemporanei. Per es., Tucidide ritiene che i Greci dei tempi più antichi avessero un grado di civiltà paragonabile a quello dei barbari suoi contemporanei (Guerra del Peloponneso, I, 6). Ebbe invece un certo sviluppo presso i Greci e i Romani l etnografia: Erodoto descrisse le tribù degli Sciti e degli Etiopi, notando che questi ultimi usavano ancora armi di pietra; Diodoro Siculo descrisse i trogloditi del golfo arabico; Cesare e Tacito i modi di vita, gli usi e i costumi delle popolazioni galliche e germaniche. La nozione che nell età degli eroi, vale a dire all epoca della civiltà micenea (II millennio a.c.), non si conoscesse ancora il ferro era diffusa nel mondo antico e traeva spunto, oltre che dai poemi omerici, in cui gli eroi combattono esclusivamente con armi di bronzo, anche da occasionali scoperte archeologiche, come, per es., nel a.c. l apertura della presunta tomba 6 K. Chang, The archaeology of Ancient China, New Haven, Ct., 1968, p. 1 ss. 7 E.D. Phillips, The Greek vision of prehistory, in Antiquity, xxxviii, 1964,

11 1.1 Dal Medioevo all età moderna 7 di Teseo nell isola di Sciro, da parte di Cimone in ossequio alle prescrizioni dell oracolo di Delfi: la tomba fu identificata in un piccolo tumulo che racchiudeva un corpo di grandi dimensioni e si poté constatare che la spada e la lancia erano di bronzo (Plutarco, Vita di Teseo, 36). D altro canto, già presso i Romani non si conosceva più l esatto significato delle punte di freccia in selce scheggiata e delle asce di pietra verde levigata, e si pensava che fossero il prodotto della caduta dei fulmini: per questo motivo venivano denominate ceraunia, che significa pietre del fulmine (dal gr. keraunós). Utilizzate spesso come amuleti, veniva loro attribuito un valore magico e terapeutico (Plinio, Naturalis historia, libri xxxiii e xxxvii) Dal Medioevo all età moderna Con la fine del mondo antico e la perdita di una buona parte del suo patrimonio storico, scientifico e artistico, i testi sacri diventarono la fonte pressoché esclusiva per conoscere il passato degli uomini. Durante il Medioevo il pensiero storico si cristallizzò intorno al racconto biblico inteso in senso letterale, cioè si riteneva e molti lo ritengono ancora oggi, ma questa interpretazione letterale non costituisce più dogma di fede che i fatti, gli avvenimenti e i personaggi del Pentateuco, fossero storicamente veri. Come conseguenza la questione delle origini umane si ridusse a una questione di cronologia biblica, sulla quale esistevano valutazioni disparate. Dai primi padri della Chiesa fino a Lutero si fornirono computi differenti, ma alla fine si realizzò un consenso sulla cifra di circa 6000 anni, che ebbe larga diffusione. In Così è se vi pare, commedia scritta da Shakespeare nel 1600, nell atto IV, scena I, Rosalinda dice: Questo povero mondo è vecchio di almeno seimila anni e in tutto questo tempo non c è stato un solo uomo che sia morto di persona, videlicet, per causa d amore. James Ussher ( ), arcivescovo di Armagh, in un opera pubblicata postuma nel 1658, Gli Annali del mondo dalle origini dei tempi... fino alla dispersione degli Ebrei, stabilì che la creazione del mondo da parte di Dio era avvenuta nel 4004 a.c. Poco dopo il vice cancelliere dell università di Cambridge, John Lightfoot, stabilì anche la stagione e il giorno preciso della creazione, il 23 ottobre del 4004 a.c. 9 alle nove del 8 Gli studi più importanti sui ceraunia nell antichità e in rapporto alle superstizioni medievali e alle credenze popolari, sono: E. Cartailhac L âge de la pierre dans les souvenirs et les superstitions populaires, Parigi l877; La France préhistorique, ivi 1889; T. Hamy, Matériaux pour servir à l histoire de l archéologie prehistorique, i, Le mémoire de Mahudel sur les pierres de foudre, 1737, in Revue archéologique, iv serie, vii, 1906, ; e CH. S. Blinkenberg, The thunderweapon in religion and folklore, a study in comparative archaeology, Cambridge G. Daniel, The Idea of Prehistory cit., p. 12 sgg.

12 1.1 Dal Medioevo all età moderna 8 mattino, mentre l uomo era stato creato venerdì 28 ottobre 4004 a.c., giorno, mese e ora coincidevano con la data di inizio dell anno accademico! Questa cronologia continuò a essere sostenuta dalle varie chiese cristiane per tutto il XVIII e XIX secolo, ma era destinata a entrare in conflitto con i progressi compiuti dalle scienze naturali. Il problema del passato più remoto dell umanità tornò ad affacciarsi nella cultura europea con la scoperta dell America e le grandi esplorazioni e navigazioni dell età moderna, che misero gli europei in contatto con le popolazioni cosiddette selvagge. Nello stesso tempo cominciarono a svilupparsi le scienze naturali, in particolare quelle della terra. Per la nascita dell archeologia preistorica 10 ebbero particolare importanza le discussioni su ceraunia e glossopetra (queste ultime erano punte di freccia di selce, che venivano ritenute denti fossili di squali o lingue di serpenti pietrificate). Michele Mercati ( ), direttore dell orto botanico vaticano, fu il primo a sostenere che le selci scheggiate e le asce di pietra levigata, che si scoprivano così frequentemente nei campi in seguito ai lavori agricoli, erano prodotti dell attività umana, risalenti a popolazioni primitive ancora ignare dell uso del metallo. Purtroppo, la sua opera, un catalogo delle collezioni di minerali, fossili, oggetti archeologici ed etnografici del papa Clemente VIII, fu pubblicata molto tempo dopo la sua morte (Metallotheca, Roma 1717). Parlando dei ceraunia Mercati afferma che intorno alla loro natura circolano due opinioni, la prima, che è anche la più diffusa, sostiene che queste pietre siano state prodotte dal fulmine, la seconda, sostenuta dagli storici, ritiene che si tratti invece di manufatti prodotti dall uomo, prima della conoscenza del ferro, per percussione delle selci. I più antichi uomini ebbero per coltelli delle schegge di selce. Mercati cerca poi di conciliare i dati della Bibbia con quelli dell antiquaria e dell etnografia. Secondo la Bibbia lo scopritore del ferro fu Tubalcain, appartenente alla settima generazione dopo Adamo, ma anteriore al diluvio universale. Mercati formulò l ipotesi che la conoscenza del ferro dopo il diluvio fosse rimasta appannaggio di una cerchia ristretta di uomini e che invece le popolazioni che con le loro migrazioni ripopolarono la terra dopo il diluvio avessero perduto questa conoscenza e fossero ritornate all uso di armi e strumenti di pietra. Stranamente, mentre Mercati riconobbe la vera natura delle cuspidi di freccia in selce, per quanto 10 La storia della nascita dell archeologia preistorica può essere seguita attraverso i lavori di A. Laming-Emperaire, Origines de l archéologie préhistorique en France, Parigi 1964; G. Daniel, 150 years of archaelogy, London, 1950; Id., The Idea of Prehistory, London 1962, trad. italiana Firenze 1968; Id., The origins and growth of archaeology, Harmondsworth 1967; Id., A hundred and fifty years of archaelogy, London 1975; Id., A short history of Archaeology, London 1981, trad. italiana Storia dell archeologia, Milano 1982; O. Klindt- Jensen, A history of Scandinavian archaeology, Londra 1975.

13 1.1 Dal Medioevo all età moderna 9 riguarda le asce di pietra levigata non si discostò dall opinione tradizionale che si trattasse di pietre cadute dal cielo insieme ai fulmini. Il naturalista Ulisse Aldrovandi ( ), nonostante il fatto che raffigurasse strumenti di pietra degli Indiani d America e istituisse un paragone tra gli strumenti e le armi delle popolazioni selvagge e i ceraunia, rimase fermo all idea che le punte di freccia in selce fossero prodotte dai fulmini (Musaeum metallicum, Bologna 1648). Ma ormai un numero sempre maggiore di antiquari confrontava i ceraunia con i manufatti degli Indiani d America. Nel corso del Seicento e del Settecento si diffuse, specie in Inghilterra, Francia, Germania e ancor più nei paesi nordici, il gusto per il collezionismo e si formarono, presso antiquari, nobili e sovrani, numerose raccolte o gabinetti di curiosità, tra i quali un posto di rilievo era occupato dagli oggetti archeologici provenienti dalle scoperte occasionali. Accanto alla figura dello storico tradizionale comparve così quella dell antiquario, mentre di tanto in tanto venivano effettuati veri e propri scavi, come, per es, nel 1685 quello di una tomba dolmenica a Cocherel nel dipartimento dell Eure (Francia), che portò al rinvenimento di asce di pietra levigata, fra cui una di giadeite. Il secolo XVIII è ricco di descrizioni di scoperte di sepolture pagane (così era denominato tutto ciò che risaliva a epoca anteriore alla diffusione del cristianesimo) nell Europa centrale: in particolare si trattava di tombe rnegalitiche e di campi di urne. L idea che le pietre del fulmine fossero in realtà opera dell uomo e che le antiche popolazioni europee fossero vissute in condizioni simili a quelle dei selvaggi contemporanei, è sostenuta con grande chiarezza da Antoine de Jussieu (De l origine et des usages de la pierre de foudre, Parigi 1723). All Accademia Reale delle Scienze de Jussieu presentò un ascia di pietra levigata proveniente dai Caraibi e un altra ascia e tre punte di freccia provenienti dal Canada e le confrontò con le pietre del fulmine della collezione reale, dimostrando che si trattava di manufatti prodotti dall uomo. È questo il primo esempio dell utilizzo dell etnografia per la comprensione del significato dei resti archeologici preistorici. De Jussieu si spinse ancora più avanti. Poiché nella maggior parte dei paesi in cui si rinvengono le pietre del fulmine, non vi sono cave o ciottoli che possano essere stati utilizzati per fabbricarle in loco, bisogna ritenere che uomini provenienti da regioni in cui si trovava la materia prima venissero a scambiarle con altri prodotti ed è lo stesso fenomeno che si poteva osservare presso le popolazione selvagge delle Americhe. Larga eco ebbe l opera del missionario gesuita J.F. Lafitau, Moeurs des sauvages amériquains, comparées aux moeurs des premiers temps, Parigi 1724, 2 voll., lodata da Voltaire. Il padre Lafitau metteva a confronto le no-

14 1.1 Dal Medioevo all età moderna 10 tizie tramandate dall Antichità sulle popolazioni barbare e i fatti che erano stati osservati presso le contemporanee popolazioni selvagge. L idea che lo stato di natura rappresentasse una condizione originaria e un tempo comune a tutta l umanità è ampiamente diffusa nel pensiero settecentesco insieme al mito del buon selvaggio. La cultura illuministica e l idea di progresso nella storia, le prime concezioni evoluzionistiche della natura e un nuovo concetto di tempo, prepararono il terreno favorevole allo sviluppo della ricerca preistorica (cfr. per es. G.L. Buffon, Les époques de la nature, Parigi 1778, dove si afferma che le pietre ritenute un tempo cadute dalle nuvole e generate dal fulmine altro non sono che i primi monumenti dell arte dell uomo allo stato di natura). Le esplorazioni e le navigazioni dell età moderna, dal doppiaggio del Capo di Buona Speranza alla scoperta dell America e alla circumnavigazione del globo fecero entrare gli Europei in contatto non solo con popolazioni selvagge, ma per la prima volta anche con le scimmie antropomorfe, il gorilla e lo scimpanzé in Africa centrale, l orang utang e il gibbone nel sud est asiatico. In realtà gli Europei conoscevano molto male tutte le scimmie, ma certamente la scoperta delle grandi scimmie antropomorfe rivelò per la prima volta agli Europei animali che mostravano una curiosa ed anche imbarazzante somiglianza con l uomo, sia dal punto di vista dell aspetto fisico che ancor più da quello del comportamento: le scimmie antropomorfe, infatti, ridono, sono curiose, manipolano oggetti, giocano e comunicano tra loro, hanno espressioni di gioia e di collera. Nello stesso tempo ciò che li divide dall uomo è molto profondo: non hanno un linguaggio articolato e l aspetto, pur presentando molte somiglianze con l uomo, è comunque troppo bestiale per poter ammettere facilmente un legame di parentela. Andrew Battell, un marinaio inglese che, fatto prigioniero dai portoghesi nel 1559 dopo un naufragio, fu costretto ad arruolarsi nelle loro truppe coloniali, visse per diversi anni presso il fiume Maiombe nell Africa occidentale. In un libro apparso soltanto dopo la sua morte, nel 1625, una raccolta di storie di viaggi pubblicata da Samuel Purchas, viene riportato il racconto di Battell, che parla in maniera piuttosto confusa di due grandi scimmie, definite come mostri pericolosi che vivevano nelle foreste equatoriali. Nella lingua delle popolazioni locali erano chiamati Pongo ed Engeco. La descrizione del Pongo, pur contenendo alcune notizie poco verosimili, permette di identificarlo con il gorilla. Risale al 1641 la prima descrizione di un orango ad opera del anatomista olandese Nicolaas Tulp e al 1658 quella di un orango femmina da parte del medico olandese Jakob de Bondt 11. Uno 11 G.B. Schaller, L anno del gorilla (1964), Bari 1968, p. 12 sgg.; J.C. Greene, La morte di Adamo (1959), Milano 1971, p. 211 sgg. e pp

15 1.2 Le scienze naturali nell età dei Lumi 11 studio sistematico e comparativo fu realizzato nel 1699 da Eduard Tyson, autore dell opera Orangutang or the anatomy of a pigmy compared with that of a monkey, an ape and a man, London 1699, 2nd ed Il pigmeo in realtà era un piccolo scimpanzé portato a Londra dall Angola e morto pochi mesi dopo il suo arrivo nella capitale inglese. Tyson individuò 48 caratteri per cui il pigmeo assomigliava all uomo e 34 per cui assomigliava alla scimmia. Tyson analizzò anche un orango venuto dall Indonesia 12. È a partire da quest epoca che nella lingua inglese si afferma il termine ape per indicare le scimmie antropomorfe, distinguendole dalle comuni scimmie, che sono chiamate monkey, distinzione che manca completamente nella lingua italiana. Uno scimpanzé fu portato a Londra nel 1738, mentre nonostante numerose segnalazioni precedenti, la scoperta ufficiale del gorilla avvenne soltanto nel 1846, quando due missionari inglesi spedirono a Londra alcuni scheletri di un primate di dimensioni maggiori dello scimpanzé e appartenenti a una nuova scimmia antropomorfa che aveva la fama di non fuggire l uomo e di essere particolarmente feroce, il gorilla. Nel 1855 per la prima volta un giovane esemplare di gorilla femmina arrivò vivo a Londra. 1.2 Le scienze naturali nell età dei Lumi Nel XVIII secolo, l età dell Illuminismo, le scienze naturali conobbero un grande sviluppo. Fu allora che si cominciò a conoscere in maniera più approfondita e sistematica il mondo della natura e ad avere un idea più precisa dell enorme varietà degli organismi viventi. L ampliarsi degli orizzonti, l intensificarsi delle conoscenze, il prevalere di uno spirito razionale nello studio della natura sfociarono nella nascita della sistematica botanica e zoologica. Il merito principale è dello svedese Carlo Linneo ( ) che con la sua opera monumentale Systema naturae ideò un sistema gerarchico di classificazione degli organismi viventi fondato sulle somiglianze e differenze, un sistema che dalla distinzione più generale, regno animale e regno vegetale, conduce via via fino alla singola specie 13. Linneo, forma italianizzata di Carl von Linné, dopo aver studiato alle università di Lund e di Uppsala, compì viaggi di ricerca in Lapponia e nella regione di Dalarna, quindi si trasferì in Olanda per completare gli studi 12 J.C. Greene, La morte di Adamo cit., p. 213 sgg.; S.J. Gould, Lo scimpanzè di Tyson, in S.J. Gould, The Flamingo s smile. Reflections on Natural History, New York 1985, trad. Italiana Il sorriso del fenicottero, Milano, 1987, pp ; J. Marks 2004, pp Sull opera di Linneo cfr. J.C. Greene, La morte di Adamo cit., p. 155 sgg.

16 1.2 Le scienze naturali nell età dei Lumi 12 di medicina e fu in Olanda che diede alle stampe la prima edizione del suo Systema naturae. Fu poi in Inghilterra e in Francia. Nominato professore all università di Uppsala nel 1741, fece ritorno in patria, dove rimase fino alla sua morte. La sua opera Systema naturae gli procurò larga fama, Linneo lavorò assiduamente per arricchire e completare questo sistema di classificazione della natura, e ne fece ben dodici edizioni diverse. Per quanto non abbia viaggiato molto, Linneo si avvalse di un ampia schiera di collaboratori, che aveva mandato in giro per il mondo a raccogliere campioni botanici e animali. Alcuni collaboratori di Linneo, ad es., parteciparono ai primi viaggi del capitano James Cook, il grande navigatore ed esploratore inglese (1 o viaggio nel , 2 o viaggio nel ), altri non fecero più ritorno. Per rendersi conto del graduale e progressivo ingrandirsi dell opera di Linneo, basti pensare che le specie animali considerate erano 549 nella prima e 5897 nell undicesima edizione. La più importante è la decima edizione, apparsa negli anni in due volumi, perché vi fu introdotto per la prima volta il sistema della nomenclatura binaria per designare le specie, sistema che fu ben presto universalmente adottato e che rappresentò una svolta nel campo delle scienze naturali. In precedenza, infatti, non vi erano criteri uniformi per definire le specie e da ciò derivava una non piccola confusione: moltiplicazione del numero delle specie partendo da semplici varietà oppure raggruppamento di specie diverse in una sola specie, se si accentuava l importanza di un carattere piuttosto che di un altro. La nomenclatura binaria comprende il genere e la specie indicati con nomi latini: ad es., il leone nella classificazione scientifica viene designato con la formula binomia Panthera leo, in cui Panthera indica il genere, leo la specie; la tigre è Panthera tigris; l orango è Pongo pigmaeus, lo scimpanzè Pan paniscus, l uomo Homo sapiens, e così via. La tassonomia linneana comprendeva 6 unità principali disposte in senso gerarchico, da quelle più generali ed estese fino a quelle più particolari che coincidono con la singola specie (tabella 1.1) unità principale Regno Classe Ordine Genere Specie Varietà animali mammiferi carnivori Pantheraoppure Felis Panthera leo, cioè il leone, oppure Felis sylvestris, cioè il gatto corrisponde più o meno al concetto di razza Tabella 1.1 La tassonomia linneana.

17 1.2 Le scienze naturali nell età dei Lumi 13 La nomenclatura trinomia comprende anche la definizione della varietà o sottospecie, ad es. Homo sapiens sapiens. Nella sistematica di Linneo manca un importante unità tassonomica, quella della famiglia. Linneo era convinto che ogni specie costituisse una entità fissa creata da Dio e quindi inserire nella sistematica un concetto come quello di famiglia, che implica parentela, non poteva certo essere conforme all esigenza di armonizzare la scienza con la teologia. Tuttavia, se inizialmente Linneo considerava la specie come il tipo primordiale creato da Dio e immutabile, tranne che per variazioni temporanee prodotte dall ambiente e dal clima da qui il concetto di varietà, nelle sue ultime opere ammise la possibilità che le specie potessero essersi formate per ibridazione di generi diversi. In un altro punto Linneo venne a trovarsi ai confini dell ortodossia, quando rifletteva sulla durata della storia della terra. Era intimamente convinto che il mondo fosse molto più antico di quanto comunemente si ammettesse in base alle sacre scritture. Già la collocazione dell uomo fra i quadrupedi, cioè fra i mammiferi, aveva provocato violente reazioni. Alle unità fondamentali di classe, ordine, genere, specie si sono in seguito aggiunte altre unità, innanzitutto la famiglia, un gruppo di generi tra loro imparentati, e in seguito altre unità intermedie come sottotipo, sottoclasse, sotto ordine, infra ordine, super famiglia o sotto famiglia. La nomenclatura scientifica è in latino e si usa il suffisso idae per designare la famiglia, ad es. Hominidae, Felidae, il suffisso ea, per la super famiglia, ad es. Anthropoidea o Hominoidea e quello inae per la sottofamiglia, ad es. Ponginae, Homininae. Attualmente si usano le seguenti unità tassonomiche: Regno Phylum (un tempo: Tipo) Sub phylum Superclasse Classe Sottoclasse Ordine Sotto ordine Infra ordine

18 1.2 Le scienze naturali nell età dei Lumi 14 Superfamiglia Famiglia Sottofamiglia Genere Specie Varietà, Razza Nella tassonomia linneana si rivela pienamente lo spirito razionale e sistematico dell età dei lumi. Alla base della classificazione per unità sempre più ampie vi è la maggiore o minore somiglianza che le innumerevoli singole specie presentano tra loro. In questo modo l incredibile e straordinaria varietà degli organismi viventi animali e vegetali veniva identificata e raggruppata secondo principi logici e razionali, in base ai diversi livelli di affinità che essi presentano tra loro. Per Linneo la specie era una entità fissa creata da Dio, poiché ogni individuo genera soltanto individui simili a se stesso. I diversi livelli di affinità che gli animali mostravano di possedere rispecchiavano una sorta di parentela ideale corrispondente al pensiero di Dio all atto della creazione. Soltanto un secolo più tardi la teoria evoluzionista di Darwin farà comprende come la tassonomia linneana era molto di più che una semplice classificazione in base alle reciproche somiglianze e differenze, dal momento che rispecchiava un legame ben più profondo esistente fra tutti gli organismi viventi, quello della comune ascendenza. Un altro grande naturalista del XVIII secolo è stato Georges Louis Leclerc, conte di Buffon ( ), autore di una monumentale Histoire naturelle in 44 volumi, pubblicata a partire dal 1749 e a lungo ristampata anche nel corso del XIX secolo. A Buffon si deve la formulazione del concetto biologico di specie, che supera il criterio della somiglianza, criterio che applicato al campo del mondo degli organismi viventi può rivelarsi insufficiente o problematico a causa delle differenze a volte profonde dovute al dimorfismo sessuale o agli stadi di sviluppo per gli invertebrati (larve e individui adulti) o al contrario al fatto che organismi viventi morfologicamente simili possono presentare adattamenti ecologici e comportamenti differenti e costituire quindi specie distinte. La specie è costituita da un gruppo di individui che sono in grado di accoppiarsi e generare una prole fertile, capace a sua volta di riprodursi. Specie diverse possono accoppiarsi tra loro e produrre prole, che tuttavia risulta sterile. L esempio classico è quello del cavallo che feconda un asina,

19 1.3 Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia 15 da cui nasce il bardotto oppure dell asino che feconda una cavalla, da cui nasce il mulo. Mulo e bardotto sono sterili. Ogni specie ogni successione di individui che si possono riprodurre con successo l un con l altro sarà considerata come un unità... La specie è una successione costante di individui simili che si possono riprodurre l un con l altro. 1.3 Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia Due nuove discipline scientifiche avranno un importanza fondamentale per la comprensione del problema dell origine dell uomo, la paleontologia, ovvero lo studio dei fossili, e la geologia. La prima citazione di fossili risale a Senofone di Colofone (ca a.c.), uno dei filosofi della scuola ionica sorta nel VI secolo a.c. nelle colonie greche dell Asia Minore. Sembra che Pitagora secondo quanto riporta Ovidio, Metamorfosi, XV, 60 ss. ed Erodoto conoscessero il significato dei fossili. Ad es., Erodoto a dimostrazione della sua idea che un tempo la valle del Nilo fosse una grande e lunga insenatura marina, cita il ritrovamento di conchiglie sui monti circostanti (Erodoto, II, 11 12). L idea medievale dei fossili come lusus naturae, giochi o scherzi di natura, si appoggiava ad Aristotele, a cui Avicenna attribuisce la teoria che i fossili fossero formazioni inorganiche prodotte da una forza interna alla terra, una non meglio precisata vis plastica. Nel Medioevo era diffusa anche l opinione a lungo sopravvissuta nelle credenze popolari che i fossili fossero opera del demonio o delle streghe. Ad es., l impronta di una conchiglia fossile in una roccia era ritenuta l impronta dello zoccolo del diavolo. La prima comprensione della reale natura dei fossili si deve, in maniera indipendente l uno dall altro, a Leonardo da Vinci ( ), Girolamo Fracastoro ( ) e Bernard Palissy ( ). Un appunto di Leonardo da Vinci, nel codice di Leicester, ci mostra chiaramente come egli avesse compreso la vera natura dei fossili: Il limo dei fiumi ha ricoperto queste conchiglie fossili, penetrando anche nel loro interno, quando erano ancora sul fondo del mare presso la costa. Si pretende che queste conchiglie si siano formate sulle colline per influsso degli astri, ma mi domando dove sono oggi le stelle che formano sulle colline conchiglie di età e specie differenti? D altra parte come potrebbero le stelle spiegare l origine delle ghiaie, che sembrano essere state arrotondate dal movimento dell acqua corrente? Come spiegare, infine, per mezzo di una simile causa la pietrificazione su queste stesse colline di foglie di piante e di alberi marini?. La natura organica dei fossili e la tesi che non potevano essere stati de-

20 1.3 Due nuove discipline scientifiche: la paleontologia e la geologia 16 positati dal diluvio universale furono sostenute da Palissy, agrimensore e ceramista 14. Il suo mestiere gli fornì l occasione di compiere molte osservazioni sui terreni, le loro stratificazioni e i fossili che contenevano. Palissy espose le proprie idee sulla natura dei fossili in una serie di lezioni pubbliche tenute a Parigi nel 1575 e 1576 e in uno scritto del 1580, senza incontrare molta fortuna tra le autorità accademiche della Sorbona. Palissy finirà i suoi giorni alla Bastiglia nel Doveva passare ancora un secolo prima che venisse generalmente accettata l idea che i fossili sono resti di organismi animali e vegetali un tempo vissuti sulla terra, anche se la loro deposizione era attribuita al diluvio universale. Le scienze naturali erano costrette a cercare di conciliare le osservazioni e i dati di fatto accertati con il racconto biblico dalla creazione del mondo fino al diluvio di Noè, ritenuto il paradigma storico assiomatico, a cui comunque la scienza doveva rimanere subordinata. Nonostante la forza delle osservazioni scientifiche e delle scoperte che andavano sempre più accumulandosi, ci vollero secoli per liberarsi definitivamente da questo paradigma, un processo che si è compiuto molto gradualmente. Il primo passo fu la consapevolezza di una nuova dimensione del tempo geologico e della enorme durata delle diverse tappe in cui si articolava la storia della terra. Il termine giorno della Genesi non poteva essere interpretato che in chiave metaforica. Lo sviluppo della geologia darà un contributo fondamentale alla comprensione della storia della vita sulla terra e quindi anche al problema dell origine dell uomo. Grazie alla geologia nacque una nuova concezione del tempo. Importante a questo proposito fu l opera di Buffon, Époques de la nature, Paris Per stimare l antichità della terra Buffon fece ricorso a due calcoli. Se un sottile foglietto di ardesia una roccia argillosa debolmente metamorfosata corrisponde a una marea, una collina con una formazione di ardesia dello spessore di centinaia di metri può avere impiegato anni a formarsi. Il secondo calcolo concerne il tempo di raffreddamento dei solidi. La terra in origine era una sfera di materia allo stato incandescente e poi si è progressivamente raffreddata. Buffon fece riscaldare fino al calor bianco alcune sfere di metallo e di pietra nelle sue fucine di Montbard (Côte d Or), il paese di cui era signore, e poi calcolò il tempo di raffreddamento. In questo modo, facendo le proporzioni con le dimensioni del globo terrestre, arrivò a calcolare per la terra un età di anni. Per Buffon era una stima minima, in realtà nei suoi manoscritti si trova la cifra di 3 milioni di anni per l età della terra. Il grande operaio della natura è il tempo:... egli fa tutto. Negli Atti dell Accademia di Digione, presso la quale Buffon presentò il suo libro, è riportata questa frase attribuita a Buffon: Collochiamo un certo 14 A. Laming-Emperaire, Origines de l archéologie cit., pp

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