Alfredo Bertelli. Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regione Emilia-Romagna

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1 Alfredo Bertelli Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regione Emilia-Romagna Il convegno organizzato oggi dalla Prefettura di Bologna rappresenta un occasione importante di confronto. Proprio per questo, nel ringraziare il Prefetto per l invito, e portandovi il saluto dell istituzione che rappresento, entrerò sinteticamente anche nel merito di alcuni temi su cui una riflessione congiunta delle istituzioni e degli esperti qui presenti può essere utile. Siamo chiamati a discutere sull efficacia dei nuovi interventi legislativi in materia di sicurezza urbana emanati recentemente dal governo nazionale per far fronte alle tante questioni oggi aperte in materia di sicurezza. Si tratta di provvedimenti importanti, richiesti e ben accolti dalla maggioranza dei sindaci, la cui efficacia non potrà che essere verificata nel tempo e che naturalmente presentano anche aspetti problematici e delicati su cui, come era inevitabile, si è già aperta una larga discussione nazionale che stamattina immagino verrà ripercorsa. Tuttavia la prima cosa che vorrei segnalare è che essi si calano su una realtà nella quale, almeno in questa regione, sono da tempo in corso diverse iniziative ed attività che hanno come protagonisti proprio le istituzioni che si confrontano oggi, che per ciò che hanno fatto fin qui potranno impiegare con più efficacia i nuovi poteri.

2 16 Una realtà fatta sia di norme che di azioni concrete. Io parlo, non solo per dovere d ufficio, delle leggi regionali in materia. Ne sono state approvate, nel corso di circa dieci anni, ben undici su venti regioni. La prima è stata proprio la legge della Regione Emilia-Romagna, che risale al 1999, poi modificata nel 2003 anche per un necessario adeguamento alle riforme costituzionali del 2001, che riconoscevano la polizia amministrativa locale come una competenza delle Regioni. Le azioni concrete sono tante, e mi limiterò qui a ricordare solo le più importanti. La Giunta regionale ha in questi anni approvato la realizzazione di centinaia di progetti locali per la sicurezza, sostenendoli con le proprie risorse attraverso un sistema di contributi diversificati per i diversi problemi. Detto sinteticamente: in questi anni la Regione Emilia-Romagna, e le altre regioni che hanno analoghi sistemi di sostegno, ha fatto quello che in buona parte d Europa fanno abitualmente diversi governi nazionali: sostenere, con una elaborazione teorica, con un supporto tecnico e con finanziamenti mirati le attività di comuni, province e corpi di polizia locale in materia di sicurezza. Abbiamo al nostro attivo, quindi, centinaia di progetti locali di prevenzione, di rassicurazione sociale, di controllo del territorio (basti ricordare che buona parte dei sistemi di videosorveglianza operanti nelle nostre città sono stati realizzati con i contributi regionali). Ancora, abbiamo sostenuto sempre con risorse regionali, tredici progetti di riqualificazione urbana finalizzata alla sicurezza e oggi stiamo realizzando quindici progetti pluriennali che intervengono su rilevanti problemi di sicurezza della nostra Regione, tra i più significativi: il recupero del Residence Bologna 2 di Calderara di Reno, gli interventi nei quartieri Braida di Sassuolo, il recupero di molte aree degradate e a ri-

3 schio di declino nelle nostre città. Alcuni di questi interventi, è il caso di Bologna 2, presentano caratteristiche di enorme complessità e possono essere portati a termine solo con ingenti risorse e il concorso di molti attori che continuino ad assicurare costanza d impegno per la vigilanza anticrimine almeno fino a risanamento realizzato come ci richiama a fare anche una preoccupata lettera del Sindaco. Abbiamo creato, col contributo e la partecipazione degli enti locali, la Fondazione per le vittime di reato che è esperienza unica in Italia, che sostiene con significativi supporti economici le vittime o i familiari delle vittime di reati gravi e violenti segnalati dai sindaci. Negli ultimi anni gli interventi più consistenti hanno riguardato però le Polizie locali municipali e provinciali, in ciò non soltanto applicando una previsione costituzionale, ma partendo dalla convinzione che le polizie locali possano essere l ossatura fondamentale per la gestione dei conflitti originati da situazioni di disordine urbano. Nel contempo si deve riconoscere che nelle nostre città, le polizie municipali fanno veramente di tutto, spesso lavorando in condizioni di grande difficoltà a partire da una situazione, comune alle altre polizie, che è quella del sottodimensionamento degli organici e dalla limitatezza dei mezzi. Proprio per questo, attraverso un sistema di accordi di programma sostenuto da nostri finanziamenti, abbiamo avviato un vasto piano di modernizzazione e accorpamento delle polizie locali in strutture razionali, organizzate e dotate delle tecnologie più avanzate, che hanno fatto superare in gran parte del territorio regionale la presenza di strutture con un solo vigile che fa un po di tutto. Non posso qui non ricordare, approfittando della presenza del Sottosegretario Mantovano che saluto, che attendiamo da 17

4 18 anni una legge di coordinamento delle politiche di sicurezza urbana che essendo materia molto complessa richiede interventi coordinati su più livelli. Da anni c è un progetto di legge nazionale che ha visto la nostra regione tra i promotori e che ha avuto il sostegno dell ANCI, dell Upi e della Conferenza delle Regioni che è tornato nuovamente all esame del Senato. Riprendere la discussione su questo progetto e in generale sul coordinamento e l integrazione degli interventi rappresenterebbe un vero ulteriore passo in avanti che invito caldamente a fare. Ci siamo poi efficacemente occupati di formazione e lo abbiamo fatto attraverso la Scuola regionale di polizia locale, fortemente voluta dai nostri comuni e che è ora in via di costituzione come Scuola interregionale con l adesione delle regioni Toscana e Liguria. La scuola ha fornito una formazione che riteniamo all avanguardia su molti temi, per esempio applicando nella formazione il Codice europeo di etica della Polizia. E, visto che siamo qui in un contesto di cooperazione tra le istituzioni, mi fa piacere ricordare che attraverso le risorse regionali convogliate negli Accordi con il Ministero dell Interno, accordi avviati nel 2001 e purtroppo interrotti nel 2006, abbiamo anche finanziato le uniche esperienze di formazione congiunta tra le Polizie locali, la Polizia di Stato e l Arma dei Carabinieri. In quegli Accordi si prevedevano anche altre cose: la realizzazione di un laboratorio informatico proprio qui, presso la Prefettura di Bologna, e l interconnessione delle Sale operative delle diverse forze di polizia. Si trattava di interventi da noi finanziati con attrezzature già acquistate sui quali tuttavia sembra essersi persa la volontà di proseguire. Eppure restiamo convinti che quelle iniziative potrebbero ancora consen-

5 tire alle nostre forze di operare secondo standard europei: mettere insieme le informazioni e realizzare la mappatura dei reati, permettere alle sale operative di coordinarsi in maniera efficiente e garantire così ai cittadini una presenza più efficiente e razionale sul territorio. Per questo approfitto per sollecitare una disponibilità a riprendere il percorso. Così come ritengo necessario un iniziativa che realizzi una comunicazione più attiva e un più efficiente coordinamento delle nostre forze di polizia che continua a rimanere un aspettativa non realizzata compiutamente, basata più sul lodevole rapporto personale che sul consolidarsi di una cultura professionale. È perciò davvero importante che questa mattinata riapra una discussione concreta e impegnativa per i diversi soggetti qui presenti su cosa significa cooperazione istituzionale in materia di sicurezza. Le nostre idee in merito sono ben chiare, ce ne occupiamo da diversi anni e abbiamo dimostrato nei modi più concreti la nostra volontà di collaborare. Crediamo che una vera cooperazione istituzionale si possa realizzare soltanto se gli obiettivi sono condivisi da tutte le istituzioni chiamate a cooperare, se le responsabilità sono ben chiare e distinte, se si rispetta l autonomia istituzionale dei diversi soggetti, se non si creano asimmetrie di potere e se davvero ognuno ci mette del suo. La nuova strada aperta dai Patti per la Sicurezza, come quello sottoscritto proprio in questa sede riguardante Bologna, e dalle recenti normative in materia di poteri dei sindaci, sarà tanto più utile ed efficace se costruita ed esercitata nel quadro di una convinta cooperazione istituzionale rispettosa delle autonomie. Molti sindaci hanno accolto positivamente questa nuova attribuzione di poteri. Credo sia giusto riconoscere che c è 19

6 20 un opportunità in più nelle loro mani ma è utile valutare, come immagino emergerà dal confronto di oggi, anche gli elementi di rischio presenti. Ne segnalo alcuni. Se è vero che le città sono diventate il concentrato dei problemi derivanti dalla globalizzazione, d ora in poi i sindaci saranno sempre più pressati dalle comunità locali a dare risposte sempre e comunque con lo strumento dell ordinanza. Strumento certamente utile ma non risolutivo dei problemi, anche se sicuramente di grande efficacia sul piano simbolico. Invece che strumento di consenso, l ordinanza, che non sarà sempre semplice far applicare continuativamente, rischierà di trasformarsi in ulteriore motivo di insoddisfazione e recriminazione quando i problemi non risolti alla radice si ripresenteranno. Secondo, c è il rischio potenziale di conflitti tra Sindaci e Prefetti, a meno che i Sindaci non intendano abdicare alla loro autonomia nel determinare che cosa è rilevante ai fini della sicurezza urbana nel loro territorio e al loro potere di disporre delle polizie locali in ragione delle loro priorità. Terzo, c è un sovraccarico delle polizie municipali, che saranno chiamate a fare di tutto e di più, una preoccupazione evidente che è emersa anche recentemente nell incontro nazionale delle polizie locali di Riccione. Insoddisfazione a cui si aggiunge quella delle polizie nazionali. Quarto: le esperienze di altri paesi e mi riferisco qui alle ordinanze per comportamenti antisociali che si utilizzano nelle città inglesi, strumenti giuridicamente diversi ma basati su principi simili a quelli delle nostre ordinanze ci insegnano quanto questa strada, se non percorsa con buon senso, possa condurci verso direzioni preoccupanti sotto il profilo del rispetto delle libertà costituzionalmente garantite. Quinto, e concludo: c è il rischio in questa discussione di

7 21 perdere di vista alcune delle grandi questioni relative alla criminalità e alla sua prevenzione, e le questioni vere restano queste: 1. la riforma della giustizia, con le finalità di accelerare i tempi dei processi e di rendere efficiente tutto il sistema; 2. il miglioramento delle funzioni di polizia giudiziaria e delle capacità investigative delle polizie (le ordinanze saranno certamente utili per contrastare il disordine urbano ma ricordo che il nostro è un paese dove l 80 per cento dei reati rimane di autore ignoto); 3. rendere razionale e adeguato ad un paese civile il coordinamento delle forze di polizia stesse. Queste sono, a mio avviso, le vere priorità che la questione del crimine, nella complessità con cui essa si manifesta oggi nelle democrazie occidentali, pone alle istituzioni. È sicuramente una strada lunga e complicata, ma non partiamo dal nulla, come dimostra l esperienza costruita in questi anni, e superata la discussione sui nuovi poteri di ordinanza dovremo tornare a parlare di questi temi e a perseguire davvero una cooperazione tra soggetti chiamati ognuno per le sue responsabilità, alla gestione di un problema così complesso come quello della criminalità e della sua riduzione. L incontro di oggi rappresenta una prima occasione per farlo e sicuramente la Regione Emilia-Romagna non si tirerà indietro, come ha dimostrato da quindici anni a questa parte, attraverso le sue politiche regionali per la sicurezza..,

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