2.3. LA CONGIUNTURA E IL CONTESTO ECONOMICO DI RIFERIMENTO 4

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1 2.3. LA CONGIUNTURA E IL CONTESTO ECONOMICO DI RIFERIMENTO IL CONTESTO INTERNAZIONALE Fin dalla primavera la ripresa dell economia mondiale ha perso vigore. Le turbolenze finanziarie e il peggioramento delle prospettive di crescita negli Stati Uniti e nell Unione Europea con le conseguenti ripercussioni sulle altre economie avanzate e sui paesi emergenti, sono alla base del deterioramento dell outlook globale nel corso del L aggravamento dello scenario dell economia mondiale ha accresciuto l avversione al rischio degli investitori e aumentato le perplessità nei confronti degli operatori altamente indebitati. Nell area euro, nei paesi con alto debito pubblico o privato e con deboli prospettive di crescita, quali Italia e Spagna e, in misura minore, Belgio e Francia, l ampliarsi dei premi per il rischio sui titoli pubblici, misurati dal differenziale di rendimento rispetto al Bund tedesco, ha amplificato le tensioni sul sistema bancario internazionale, facendo affiorare rischi per la stabilità finanziaria globale. C è molta incertezza sulla durata e l entità della fase di rallentamento ciclico dell economia che, legato in parte a fattori temporanei quali il terremoto in Giappone e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Nord Africa, potrebbe essere attenuato dall intonazione espansiva della politica monetaria, tendenza confermata dalla riduzione di 25 punti base (a 1,25%) del tasso di riferimento effettuata a ottobre dalla Bce. La debolezza congiunturale potrebbe tuttavia prolungarsi per effetto delle politiche fiscali restrittive e del permanere di tensioni sui mercati finanziari. Segnali in questa direzione sono desumibili dall indicatore anticipatore dell Ocse di settembre, che evidenzia un peggioramento dell attività economica nell insieme dei paesi dell area, mentre il deteriorato clima di fiducia delle famiglie in molti paesi avanzati e le perdite sui mercati azionari osservate da luglio si conciliano con uno scenario di perdurante fragilità congiunturale. Il commercio internazionale continua a frenare e le valutazioni sugli ordini esteri segnalano un accentuazione del rallentamento. Le previsioni più recenti indicano una crescita del prodotto mondiale intorno al 3,6-3,7% nel 2011 e al 3,4-3,5% nel La domanda mondiale si attesterà, nell anno in corso e nel prossimo, su ritmi prossimi rispettivamente al 7 e al 5%. Il peggioramento della previsione relativa agli Stati Uniti è connessa alla persistente debolezza dei consumi, legata agli alti livelli di indebitamento, all ancora sfavorevole situazione del mercato del lavoro e al ristagnare del settore edilizio, laddove i prezzi delle abitazioni sono in ulteriore flessione. Nell area euro, il deteriorato clima di fiducia di imprese e consumatori a fronte di interventi restrittivi della politica di bilancio che nel corso del 2011 si sono intensificati in molti paesi, comporta un netto aggravamento dello scenario legato sia alla probabile recessione in alcuni paesi periferici, sia alla maggiore debolezza di quelli più solidi. Il Giappone è uscito dalla recessione nel terzo trimestre del 2011 e il trend positivo del Pil proseguirà nel 2012, per effetto delle misure di stimolo alla ricostruzione, nonostante i timori legati alla frenata dell economia globale e agli effetti dell impennata dello yen, che potranno penalizzare le esportazioni del paese. Politiche monetarie restrittive, messe in atto per evitare il surriscaldamento dell inflazione, e peggioramento delle aspettative relative alla domanda attesa da parte dei paesi industrializzati, principali mercati di sbocco delle loro esportazioni, sono i due fattori che più 4 Informazioni aggiornate al 18 novembre

2 influenzeranno la performance dei principali paesi emergenti (Brics e altri paesi asiatici), per i quali si prospetta comunque una prosecuzione della crescita su ritmi sostenuti, seppure in decelerazione rispetto al Le spinte inflazionistiche a livello mondiale si manterranno contenute, con alcune eccezioni tra i paesi emergenti, per l esistenza di capacità produttiva inutilizzata, di alti livelli di disoccupazione e per il ridimensionamento dei prezzi di petrolio e materie prime. Tabella 10: Pil e commercio mondiale tassi di variazione a prezzi costanti FMI Prometeia Commissione Europea Stati Uniti 1,5 1,8 1,5 1,8 1,6 1,5 Giappone -0,5 2,3-0,9 2,2-0,4 1,8 Uem (16 Paesi) 1,6 1,1 1,5 0,2 1,5 0,5 Ue (27 Paesi) 1,7 1,4 1,5 0,4 1,6 0,6 Germania 2,7 1,3 2,9 0,7 2,9 0,8 Francia 1,7 1,4 1,5 0,2 1,6 0,6 Spagna 0,8 1,1 0,7-0,1 0,7 0,7 Italia 0,6 0,3 0,6-0,3 0,5 0,1 Regno Unito 1,1 1,6 0,7 0,4 0,7 0,6 Cina 9,5 9,0 9,3 8,3 9,2 8,6 India 7,8 7,5 7,7 7,2 7,5 7,5 Russia 4,3 4,1 nd nd 3,9 3,8 Brasile 3,8 3,6 nd nd 3,6 4,0 Pil mondiale 4,0 4,0 3,6 3,4 3,7 3,5 Commercio mondiale 7,5 5,8 6,9 4,8 7,2 5,3 Petr.Brent: $ per barile (*) 103,2( 1 ) 100,0( 1 ) 110,5 97,8 111,0 104,0 (*) Livello (1) Media semplice dei prezzi del petrolio Brent, Dubai e WTI Fonti: FMI World Economic Outlook, settembre 2011; Prometeia Rapporto di previsione, ottobre 2011;Commissione Europea European Economic Forecast, Autumn 2011 (novembre) 20

3 Tabella 11: Indicatori macroeconomici Pil (var.%) Inflazione (var.%) ( 1 ) Indebitamento netto delle A.P. (in % del Pil) disavanzo (+) Debito pubblico (in % del Pil) Tasso di disoccupazione Italia 1,2 0,6-0,3 0,6 0,9 Uem 1,7 1,5 0,2 1,0 1,2 Ue 1,8 1,5 0,4 1,2 1,5 Usa 3,0 1,5 1,8 1,7 2,2 Giappone 4,0-0,9 2,2 2,1 2,3 Cina 10,4 9,3 8,3 8,1 8,1 Italia 1,5 2,7 1,7 1,9 2,0 Uem 1,6 2,7 1,6 1,7 1,8 Ue 2,1 3,1 1,8 1,9 2,1 Usa 1,6 3,2 2,1 2,8 2,8 Giappone -0,7-0,4-0,1 0,5 1,0 Cina ( 2 ) 4,8 5,7 4,2 3,1 3,0 Italia 4,6 4,0 2,0 1,0 0,8 Uem 6,0 4,3 2,9 2,1 1,5 Usa 10,7 9,8 9,4 5,5 4,7 Giappone 8,1 11,1 10,0 8,2 7,5 Italia 119,0 121,4 121,3 118,8 116,6 Uem 85,4 88,0 89,2 88,8 87,6 Usa 64,8 72,1 78,4 80,4 81,1 Giappone 199,6 216,6 223,8 229,4 230,3 Italia 8,4 8,1 8,5 8,5 8,2 Uem 10,1 10,0 10,2 10,2 9,9 Usa 9,6 9,1 8,7 8,4 8,0 Giappone 5,1 4,5 4,3 4,2 4,2 Fonte: Prometeia, Rapporto di previsione, ottobre 2011 Uem e Ue si intendono rispettivamente a 16 e 27 paesi. ( 1 ) Per i paesi europei indice armonizzato dei prezzi al consumo ( 2 ) deflatore della domanda interna 21

4 L ECONOMIA ITALIANA La crisi di fiducia che da inizio estate ha colpito l area euro a seguito delle complicanze nella risoluzione della crisi greca, ha aumentato il rischio di insolvenza associato al debito sovrano italiano; i premi per il rischio sui nostri titoli pubblici, misurati dal differenziale di rendimento rispetto ai Bund tedeschi, si sono ampliati in modo pressoché continuativo nei mesi seguenti, nonostante l approvazione di due successive manovre correttive entrate in vigore in luglio e settembre 5 e i reiterati acquisti di Btp italiani da parte della Bce. Dati gli effetti depressivi sull economia attesi dai suddetti provvedimenti, si è resa necessaria la predisposizione di misure in grado di attivare la crescita e il Governo italiano, sollecitato dall Unione Europea, ha presentato il 26 ottobre una lettera di intenti con una serie di misure aventi l obiettivo di creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita. Questa dichiarazione d intenti, tuttavia, non ha arrestato la fuga dai nostri titoli di Stato né attenuato la perdita di credibilità dell Italia che, dal vertice del G-20 di Cannes di inizio novembre, è uscita come sorvegliata speciale da parte di Ue e Fmi e, in quanto tale, verrà sottoposta a verifiche sull attuazione del piano di riforme. Nonostante l anticipazione di alcuni provvedimenti tramite il loro inserimento nella legge di stabilità alfine di ripristinare la fiducia dei mercati, il 9 novembre lo spread Btp-Bund ha raggiunto il picco dall introduzione dell auro a 575 punti e i rendimenti dei titoli a 10 anni hanno segnato il record superando quota 7,4 per cento. Il peggioramento delle prospettive di crescita e l aumentato ammontare di interessi che lo Stato dovrà pagare, renderanno verosimilmente necessaria, già nell anno in corso, una nuova manovra correttiva per conseguire l obiettivo del pareggio di bilancio nel Nel corso dell anno il quadro previsivo per l economia italiana è, di conseguenza, via via peggiorato. Il Pil, in aumento di circa lo 0,6-0,7 per cento nel 2011, risulterà stazionario se non in lieve flessione l anno prossimo per effetto delle spinte recessive derivanti dal rallentamento dell economia mondiale, ma soprattutto della crisi di fiducia nel nostro debito sovrano e delle conseguenze in termini di incertezza sistemica, da un lato, e di mutata intonazione della politica fiscale, dall altro. La forte caduta di fiducia da parte dei consumatori, l ulteriore riduzione del reddito disponibile per gli effetti restrittivi delle manovre e la perdita di ricchezza finanziaria comporteranno probabilmente, già dall ultimo trimestre del 2011, una stagnazione o contrazione dei consumi che è ipotizzabile si protragga al Peggiora anche lo scenario degli investimenti delle imprese; l accresciuta incertezza sulle prospettive della domanda, unitamente alle maggiori difficoltà di accesso al credito, potrebbero spingere al rinvio dei piani di investimento. Il trend negativo dell attività di costruzione, pur con qualche moderato recupero, prosegue da quattro anni e si protrarrà al 2012 in modo accentuato, sia per il ridimensionamento della componente pubblica, sia per le più difficili condizioni di accesso al credito. Il ritmo di crescita della domanda estera, già dimezzatosi nel 2011 rispetto all anno precedente, si ridurrà ulteriormente nel 2012 per l accentuarsi degli effetti prodotti dal rallentamento del ciclo mondiale. La recessione del non ha ancora esaurito i suoi effetti sul mercato del lavoro, ma la nuova fase di debolezza e incertezza che ha investito l economia italiana aggraverà le condizioni dell occupazione, interrompendo il recupero appena avviato. L inflazione è attesa assestarsi intorno al 2,7 per cento nel 2011 per poi scendere di circa un punto nel 2012, in relazione alla debolezza del ciclo economico. 5 D.L.n.98 del 6 luglio, convertito nella Legge n.111/2011e D.L.n.138 del 13 agosto, convertito nella Legge n.148/2011, i cui effetti congiunti si ipotizza comportino una riduzione dell indebitamento netto delle AAPP di circa 60 miliardi di euro al 2014 e il raggiungimento del pareggio di bilancio nel

5 Tabella 12: Italia - Previsioni macroeconomiche (Variazioni %) Commiss. Europea Nov.11 FMI CSC Prometeia Ott.11( 1 ) DEF( * ) Banca d Italia Lug.11 Pil 0,5 0,6 0,7 0,6 0,7 1,0 Importazioni 2,0 5,1 3,6 2,3 3,0 6,3 Esportazioni 3,8 5,2 4,3 4,1 4,4 6,2 Consumi delle famiglie 0,7 0,7 0,7 0,8 0,8 0,9 Consumi collettivi 0,1 n.d. n.d. -0,1 0,4-0,4 Investimenti fissi lordi 0,1 1,4 1,4 0,8 1,3 1,5 - macch. e attrezz. 2,0 nd 3,2 3,1 3,2 n.d. - costruzioni -2,7 nd -1,3-1,4-1,4 n.d. Tasso di disoccupazione 8,1 8,2 8,2 8,1 8,2 n.d. Tasso d inflaz. (%) 2,7(a) 2,6 2,7 2,7 2,0(b) 2,7(a) Indebit. netto delle A.P. (in % del PIL) 4,0 4,0 3,7 4,0 3,9 n.d. Debito A.P. (in % del PIL) 120,5 121,1 120,3 121,4 120,0 n.d. (*) MEF- Documento di Finanza Pubblica, Nota di aggiornamento, Settembre 2011 (1) Le previsioni per le grandezze di contabilità nazionale sono effettuate su dati corretti per il diverso numero di giorni lavorati. (a) Armonizzato (b) Inflazione programmata Tabella 13: Italia - Previsioni macroeconomiche 2012 (Variazioni %) Commis. Europea Nov.11 FMI CSC Prometeia Ott.11( 1 ) DEF(*) Banca d Italia Lug.11 Pil 0,1 0,3 0,2-0,3 0,6 1,1 Importazioni 0,6 2,7 2,4 0,3 3,2 4,8 Esportazioni 2,3 4,7 2,.9 1,9 3,7 5,3 Consumi delle famiglie 0,1 0,6 0,1-0,2 0,7 0,9 Consumi collettivi -0,3 n.d. n.d. -0,9-0,5-0,5 Investimenti fissi lordi -1,2 1,3 0,5-0,9 1,1 2,9 - macch. e attrezz. -1,8 nd 1,3 0,1 2,9 n.d. - costruzioni 1,8 nd -0,8-1,9-1,1 n.d. Tasso di disoccupazione 8,2 8,5 8,3 8,5 8,1 n.d. Tasso d inflaz. (%) 2,0(a) 1,6 2,0 1,7 1,5(b) 1,9(a) Indebit. netto delle A.P. (in % del PIL) 2,3 2,4 1,6 2,0 1,6 n.d. Debito A.P. (in % del PIL) 120,5 121,4 119,5 121,3 119,4 n.d. (*)MEF- Documento di Finanza Pubblica, Nota di aggiornamento, Settembre 2011 (1) Le previsioni per le grandezze di contabilità nazionale sono effettuate su dati corretti per il diverso numero di giorni lavorati. (a) Armonizzato (b) Inflazione programmata 23

6 LA CONGIUNTURA REGIONALE Gli scenari dell economia mondiale e nazionale sono radicalmente mutati a partire dall estate e l evoluzione che ora si prospetta in relazione al dinamismo della domanda estera e alle implicazioni delle turbolenze tuttora in atto sui mercati finanziari ricade negativamente sulle previsioni relative all economia regionale. Rispetto alle aspettative di inizio anno, si assiste di conseguenza ad un ridimensionamento della crescita attesa con riferimento sia all anno in corso, per cui si prospetta un accelerazione del Pil dello 0,9 per cento, sia, assai più marcatamente, al 2012, anno per cui è attesa una stagnazione del Pil dell Emilia Romagna a fronte di una lieve contrazione a livello nazionale. La modesta dinamica della domanda interna nel 2011 (1 per cento) va posta in relazione con la scarsa accelerazione attesa sia nella spesa per consumi delle famiglie sia, in modo più accentuato, negli investimenti fissi lordi. Ma lo scenario più negativo è quello che si prospetta per il 2012, anno in cui la variazione della domanda interna passerà in terreno lievemente negativo: una consistente caduta del reddito disponibile reale porterà ad una stagnazione dei consumi delle famiglie, la dinamica della spesa per consumi delle Amministrazioni Pubbliche ritornerà negativa come conseguenza delle manovre estive che dreneranno pesantemente risorse agli enti pubblici locali, il trend positivo degli investimenti fissi lordi si interromperà per l accresciuto clima di sfiducia e incertezza, per le difficoltà di accesso al credito, per il peggioramento della congiuntura internazionale e per le aspettative negative nel comparto delle costruzioni. In relazione all attesa decelerazione nella dinamica della domanda mondiale e alla debolezza dell area euro, importante mercato di sbocco dei nostri prodotti, le previsioni di crescita delle esportazioni regionali di beni, seppure positive, registrano decelerazioni consistenti rispetto al Nel 2012, il livello dell export regionale risulterebbe ancora inferiore di circa il 9 per cento a quello raggiunto nel Dal lato dell offerta, si stima un accelerazione dell 1 per cento del valore aggiunto regionale nel 2011 per il contributo positivo di tutti i settori tranne le costruzioni. Le previsioni relative al 2012 evidenziano un lieve calo per la negativa dinamica di tutti i valori aggiunti settoriali tranne quella dei servizi, sostanzialmente piatta, evoluzione pressoché analoga a quella ipotizzata per l area Nord Est. Quanto al numero di unità di lavoro a tempo pieno, nel 2011 si registrerà un aumento dell 1,5 per cento in relazione al recupero verificatosi in tutti i settori produttivi tranne quello agricolo. Si assisterà, viceversa, in tutte le aree di interesse, ad una sostanziale stazionarietà dell input totale di lavoro nel 2012, per i decrementi nei settori dell industria e delle costruzioni. Per quanto riguarda l evoluzione degli indicatori del mercato del lavoro, i dati Istat relativi al primo semestre mostrano un miglioramento tendenziale dell 1,5 per cento del numero degli occupati in regione (2,8 per cento la componente femminile) e una riduzione del 15 per cento del numero di persone in cerca di occupazione; il tasso di disoccupazione è di conseguenza sceso dal 6 al 5,1 per cento. Le previsioni prospettano una diminuzione di 0,4 punti percentuali del tasso di attività riferito all intera popolazione tra il 2010 e il 2012 come conseguenza di una dinamica della popolazione sensibilmente più vivace di quella della forza lavoro. L incremento del numero di occupati e la riduzione del numero di disoccupati nell anno in corso comporteranno un miglioramento dei tassi di occupazione e disoccupazione; nel 2012, un marginale peggioramento del tasso di disoccupazione, che risulterà comunque inferiore di 3,5 punti percentuali a quello nazionale, deriverà da una contenuta riduzione del numero di occupati e un lieve aumento delle persone in cerca di occupazione. 24

7 Tabella 14: Prometeia -Scenari di previsione Tassi di variazione percentuali su valori a prezzi concatenati (anno di riferimento 2000) Emilia-Romagna Nord Est Italia 2010( 1 ) Prodotto interno lordo 1,5 0,9 0,0 2,1 (2) 0,8-0,1 1,3 0,6-0,3 Domanda interna (al netto var. scorte) 1,4 1,0-0,1 1,4 0,9-0,2 1,0 0,6-0,5 Consumi finali interni 0,9 0,9 0,0 0,9 0,7-0,1 0,6 0,5-0,4 - spesa per consumi delle famiglie 1,3 1,0 0,1 1,3 0,9 0,0 1,0 0,7-0,3 - spesa per consumi delle AAPP -0,4 0,4-0,5-0,5 0,1-0,6-0,6-0,1-0,9 Investimenti fissi lordi 3,3 1,6-0,5 3,6 1,5-0,5 2,5 1,0-0,8 Importazioni di beni dall estero 11,9 3,9 0,2 13,4 1,7 0,8 12,5 2,9 0,6 Esportazioni di beni verso l'estero 10,5 5,5 2,5 10,0 4,1 2,7 11,0 4,2 2,1 Valore aggiunto - agricoltura 0,9 0,5-0,7 1,5(2) 0,5-0,7 1,0 1,0-0,5 - industria 5,8 1,4-0,4 5,9 1,4-0,4 4,8 1,1-0,7 - costruzioni -4,2-0,5-1,3-3,3-0,3-1,2-3,5-0,5-1,4 - servizi 1,1 1,0 0,1 1,6(2) 0,9 0,0 1,1 0,8-0,2 - totale 1,7 1,0-0,1 2,2(2) 0,9-0,2 1,4 0,8-0,3 Unità di lavoro - agricoltura -1,6-8,0 1,0 5,7 1,3-0,7 1,6 0,2-0,3 - industria 0,1 3,0-0,7-3,0 1,3-0,6-3,5 1,8-0,8 - costruzioni -8,3 1,3-0,4-3,0 3,7-0,5-1,1-0,8-0,6 - servizi -0,7 1,7 0,4 0,7 0,7 0,4 0,0 0,5 0,2 - totale -1,1 1,5 0,1-0,2 1,1 0,0-0,7 0,6-0,1 Rapporti caratteristici (%) Tasso di occupazione 44,4 44,7 44,3 43,8 43,8 43,5 38,1 38,1 37,9 Tasso di disoccupazione 5,7 4,9 5,0 5,5 4,8 5,0 8,4 8,1 8,5 Tasso di attività 47,1 47,0 46,7 46,3 46,0 45,8 41,6 41,4 41,4 Reddito disponibile (*) (var %) 1,3 3,0 1,1 1,2 2,7 1,2 0,9 2,3 1,0 Deflatore dei consumi (var %) 1,4 2,7 1,8 1,4 2,7 1,8 1,4 2,7 1,8 (1) Dati Svimez e stime Prometeia su dati Istat; dati Istat per i rapporti caratteristici (2) Istat (*) Reddito disponibile delle famiglie. Valori pro capite Fonte: Prometeia - Scenari per le economie locali- ottobre

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