L ultima carta di Tsipras

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1 y(7ha3j1*qsskkm( +\!"!/!z!$ Spedizione in abbonamento postale Roma, conto corrente postale n Copia 1,00 Copia arretrata 2,00 L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt Anno CLV n. 147 (46.985) Città del Vaticano giovedì 2 luglio Apertura alle condizioni europee ma con alcune modifiche L ultima carta di Tsipras Papa Francesco vicino alle famiglie gravemente provate dalla crisi greca Cruciale passo in avanti Washington e L Avana riaprono le ambasciate ATENE, 1. «Le notizie provenienti dalla Grecia preoccupano per la situazione economica e sociale del Paese. Il Santo Padre desidera far sentire la propria vicinanza a tutto il popolo ellenico, con speciale pensiero alle tante famiglie gravemente provate da una crisi umana e sociale, tanto complessa e sofferta». Con queste parole il direttore della Sala stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, ha voluto oggi sottolineare la preoccupazione del Pontefice per la crisi greca, mettendo in rilievo come la «dignità della persona» debba restare al centro in ogni «dibattito politico e tecnico, così come nell assunzione di scelte responsabili». Papa Francesco «invita tutti i fedeli ad unirsi in preghiera per il bene dell amato popolo g re c o». Sul piano del confronto politico, un accordo tra il Governo greco presieduto da Alexis Tsipras e i creditori internazionali sembra al momento molto difficile. Tsipras si è detto pronto ad accettare tutte le condizioni poste dalla controparte, ma con alcuni cambiamenti. A confermare la notizia è il «Financial Times» che cita una lettera di Tsipras giunta a Bruxelles questa notte e contenente le ultime controproposte ai creditori per chiudere un accordo in extremis sul salvataggio. La Grecia «è pronta ad accettare questo accordo tecnico con i seguenti emendamenti, addizioni e chiarimenti, nell ambito di un estensione del programma Efsf (il programma di salvataggio, ndr) e del nuovo prestito per il quale è stata avanzata richiesta oggi, 30 giugno» si legge nella missiva di Tsipras. In quest ultima sono poi contenuti ulteriori dettagli sulla richiesta greca di un nuovo salvataggio, tramite il fondo europeo Esm, da 29,1 miliardi di euro. Atene stando sempre al testo della lettera diffusa dal «Financial Times» «accetta l intero impianto di riforma dell iva fatto salvo uno sconto del trenta per cento per le isole greche». Il premier si dice poi disposto alla riforma delle pensioni, come chiesto dai creditori, salvo far slittare a ottobre, anziché subito, la data di partenza dell innalzamento In Sud Sudan crudeltà senza precedenti JUBA, 1. «Un livello di crudeltà senza precedenti» ha segnato negli ultimi mesi l azione dei reparti dell esercito del Sud Sudan fedeli al presidente, Salva Kiir Mayardit, dal dicembre del 2013 in guerra con i ribelli guidati dal suo ex vice Rijek Il numero di luglio «donne chiesa mondo» IN A L L E G AT O progressivo dell età pensionabile (prevista a 67 anni entro il 2022). Anche sulla riforma del lavoro Tsipras promette di intervenire in autunno. Netta opposizione alla proposta di Tsipras è arrivata dalla Germania. «La Grecia ha il diritto di fare il suo referendum sulle proposte europee, ma i partner europei hanno ugualmente il diritto di rispondere a quello che sarà il suo esito» ha detto oggi il cancelliere tedesco, Angela Merkel. «Nessun negoziato sui nuovi aiuti prima del referendum in Grecia». Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, è tornato a chiedere ad Atene di «chiarire la propria posizione». Per troppo tempo «le élite politiche greche non si sono mostrate all altezza delle loro responsabilità» ha spiegato il capo Pensionati greci fanno la fila per ritirare i loro soldi ad Atene (Afp) ROMA, 1. L incubo terrorismo non risparmia l Italia. È scattata alle prime ore di stamattina una vasta operazione delle forze dell o rd i n e contro alcune cellule del terrore internazionale nel nord e nel centro del Paese. La prima operazione, denominata Martese, ha portato finora a Machar. Lo denuncia un rapporto pubblicato ieri dall Unmiss, la missione dell Onu nel Paese, basato sulle testimonianze di 115 sopravvissuti alle violenze dell e s e rc i t o nell offensiva lanciata da aprile nel distretto di Mayom, nello Stato settentrionale petrolifero di Unity. Nel rapporto si fa riferimento a esecuzioni sommarie, violenze, abusi e crudeltà gratuite contro civili inermi. Si denuncia, in particolare, la sorte subita da giovani donne e ragazze, rapite, abusate e uccise con «una crudeltà che indica un livello di ostilità al di là della contrapposizione politica», in un implicita conferma di come il conflitto abbia assunto anche le caratteristiche di una contrapposizione etnica tra i dinka, la comunità maggioritaria alla quale appartiene Salva Kiir Mayardit, e i nuer di Rijek Machar. Alcune settimane fa denunce di violenze contro civili, compresi minori, erano venute anche dall Unicef, il fondo dell Onu per l infanzia. Il conflitto in Sud Sudan ha provocato decine di migliaia di vittime e oltre due milioni di sfollati. Combattimenti sono in corso tuttora sia nello Stato di Unity sia in quello dell Alto Nilo, in particolare nell area della capitale Malakal. È di queste ore la notizia di un avanzata nella cittadina di Leer, appunto nell Alto Nilo, dei ribelli guidati da Rijek Machar. della diplomazia, Frank-Walter S t e i n m e i e r. Il resto dell Unione attende l esito del confronto tra i tecnici. Sono convinto ha detto il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi «che la Grecia debba seguire la strada maestra delle riforme strutturali». Ciò nonostante, ha aggiunto Renzi, «un Europa fondata solo sull euro è destinata a fallire». E Londra «spera il meglio ma si prepara al peggio» ha commentato il cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne. Questo pomeriggio è prevista una nuova riunione dell E u ro - gruppo (il vertice che riunisce i ministri dell Economia e delle Finanze dell e u ro z o n a ). In Grecia, nel frattempo, la situazione resta sempre critica e i servizi ridotti allo stremo. «Credo che alla fine la prudenza vincerà, in fondo si è ancora in tempo per tornare al tavolo delle trattative» ha dichiarato Nikolaos Printezis, arcivescovo di Naxos, Andros, Tinos e Mykonos e segretario generale della Conferenza episcopale greca (Ceg). «Ci troviamo in una situazione molto seria ha sottolineato Printezis abbiamo tantissimi problemi, la gente fa la fila ai bancomat per ritirare il denaro e respira l incertezza». Inoltre, ha aggiunto, «siamo all inizio della stagione estiva: anche chi viene da fuori per trascorrere qualche giorno di vacanza ha problemi. Tutto questo rischia di ripercuotersi sul turismo». Due giorni di esercitazioni a Londra per prevenire possibili attacchi Operazione antiterrorismo in Italia dieci arresti e a molte perquisizioni nelle province di Milano, Bergamo, Grosseto e in una città albanese. Tra gli arrestati ci sono i genitori e la sorella di Maria Giulia Sergio, la jihadista italiana partita per la Siria nel Il blitz è stato condotto dalla Digos e coordinato dal procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, e dal pubblico ministero Paola Pirotta. Sono coinvolte appunto dieci persone, tutte ritenute pronte a partire per combattere in Siria: quattro gli italiani, cinque di nazionalità albanese e uno di nazionalità canadese. A tutti e dieci sono contestate a vario titolo le accuse di associazione con finalità di t e r ro r i s m o. Le indagini condotte dalla sezione antiterrorismo della Digos di Milano hanno permesso di accertare che gli indagati fanno parte di due distinti nuclei familiari, di cui uno formato da cittadini italiani convertiti da qualche anno all islam e determinati a partire per la Siria; l altro composto da cittadini di nazionalità albanese residenti a Scansano, in provincia di Grosseto. Sono state proprio le indagini sulle attività di Maria Giulia Sergio a consentire di arrivare alle cellule del terrore. Sergio è una cittadina italiana che si legge nella nota della polizia «subito dopo la conversione ha intrapreso un percorso di radicalizzazione che l ha poi spinta a partire insieme al marito alla volta della Siria». Il percorso dei due coniugi verso la Siria è stato ricostruito «attraverso l intercettazione dell utenza in uso a un coordinatore dell o rg a n i z z a z i o n e dei foreign fighters» vicini al cosiddetto Stato islamico (Is). L i n t e rc e t - tazione ha reso «possibile ricostruire l attività di smistamento degli stranieri che da varie parti del mondo partono per raggiungere» Iraq e Siria. Di qui l indagine si è progressivamente allargata fino al blitz. Sempre questa mattina, in una seconda operazione, svoltasi a Roma, i carabinieri del Ros hanno arrestato due immigrati maghrebini con l accusa di terrorismo internazionale. Un terzo indagato è già in carcere in Marocco per gli stessi reati. Al centro delle indagini della procura di Roma, una cellula di matrice qaedista. L accusa, in particolare, è di aver avviato e gestito un sito internet dedito all indottrinamento e all addestramento di aspiranti militanti della jihad. Nel frattempo, comunque, dopo gli attacchi in Tunisia, Kuwait e Francia, l allarme terrorismo resta alto in tutta Europa. A Londra Una fase dell esercitazione in Gran Bretagna (Reuters) Le bandiere di Stati Uniti e Cuba all hotel Saratoga all Avana (Ap) continua la più vasta esercitazione antiterrorismo mai realizzata nella storia della Gran Bretagna. Per due giorni (ieri e oggi) centinaia fra agenti di polizia, militari e addetti ai soccorsi hanno simulato l incub o di un assalto dei jihadisti nel cuore della capitale britannica. Scotland Yard ha cercato di alleviare la tensione già altissima, affermando più volte sui media che l e s e rc i t a z i o n e non si basa su nessuna nuova minaccia per la capitale e che essa fa parte di una strategia di lungo periodo. Inoltre, per evitare il panico immotivato le autorità hanno distribuito volantini nella zona delle operazioni, cercando anche di coprirla alla vista dei cittadini. «L esercitazione è un successo» ha dichiarato Maxine de Brunner, la comandante di Scotland Yard. Il Paraguay e le Riduzioni Angeli con il volto da indio GI A N PA O L O RO M A N AT O A PA G I N A 5 WASHINGTON, 1. I Governi di Stati Uniti e Cuba si apprestano a riaprire le rispettive ambasciate all Avana e a Washington. Secondo fonti diplomatiche citate concordemente dalle agenzie di stampa internazionali, l annuncio, previsto ormai da tempo, sarà fatto oggi dai presidenti Barack Obama e Raúl C a s t ro. Un implicita conferma, tra l altro, ha dato il ministero degli Esteri cubano annunciando, in un comunicato ripreso dal sito web Cubadebate, che il ministro ad interim, Marcelino Medina González, riceverà entro qualche ora all Avana il capo della sezione degli interessi degli Stati Uniti nell isola, Jeffrey De Laurentis, latore di una lettera di Obama a Castro sulla ripresa delle normali relazioni diplomatiche e appunto sull ap ertura delle rispettive ambasciate. L ultimo, significativo passo verso il ritorno alla piena normalità nei rapporti tra i due Paesi era stato compiuto lo scorso 29 maggio, quando il dipartimento di Stato di Washington aveva cancellato Cuba dalla lista dei Paesi considerati dagli Stati Uniti sostenitori del terrorismo. Altri passi significativi, soprattutto in materia di visti, ma anche su questioni economiche e commerciali, avevano segnato in questi mesi il confronto per dare sostanza allo storico annuncio fatto lo scorso 17 dicembre da Obama e Castro della volontà di porre fine a un contrasto durato oltre mezzo secolo. Sulla data per la riapertura delle ambasciate non ci sono notizie certe, ma il corrispondente della Bbc da Cuba ha ricordato che potrebbe essere già a metà luglio, il tempo minimo per rispettare la regola che impone al dipartimento di Stato di fornire al Congresso un avviso di due settimane prima che la sede diplomatica possa aprire. L insediamento delle ambasciate renderà più facile proseguire sulla strada verso normali relazioni non solo diplomatiche, ma anche economiche, commerciali e turistiche tra i due Paesi. Una strada la cui tappa più importante è rappresentata dalla fine dell embargo statunitense nei confronti di Cuba. Per questo, comunque, non basterà la semplice azione della Casa Bianca. L embargo, infatti, è costituito da un complesso di disposizioni legislative sulla cui rimozione deve pronunciarsi il Congresso, della cui attuale maggioranza repubblicana fanno parte diversi esponenti contrari a cancellarne le misure e, più in generale, ad avere rapporti normali con il Governo di Cuba. Pur senza alcun diretto collegamento con la questione dei rapporti con L Avana, riguarda la situazione a Cuba l annuncio dato in in queste ore dal segretario di Stato, John Kerry, della nomina di Lee Wolosky a incaricato per la chiusura del carcere nella base statunitense di Guantánamo, appunto nell isola. Come noto, vi sono tuttora 110 prigionieri, catturati in diverse parti del mondo, dopo gli attentati negli Stati Uniti dell 11 settembre Obama aveva promesso di chiudere il carcere già all inizio del suo primo mandato, ma finora le resistenze del Congresso glielo hanno imp edito. Per Nersès Bédros XIX Ta r m o u n i Tre eredità PAGINA 8

2 pagina 2 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 2 luglio 2015 Migrante nella stazione di Gevgelija in attesa del treno per la Serbia (Afp) GINEVRA, 1. Una cifra record: durante i primi sei mesi del rifugiati e migranti hanno attraversato il Mediterraneo diretti verso l Europa. La maggioranza era in fuga da guerre, conflitti o persecuzioni. Questi i dati resi noti oggi dall Alto commissariato dell Onu per i rifugiati (Unhcr), cifre che fanno capire tutta la portata e la gravità della situazione dell immigrazione nel Mediterraneo. Si tratta infatti di una crisi «di proporzioni storiche» ed è quindi soprattutto «una crisi di rifugiati da proteggere», ha sottolineato l o rg a - nizzazione nel nuovo rapporto. I dati, nel complesso, evidenziano un aumento dell 83 per cento del numero di sbarchi da gennaio a giugno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ( rispetto ai ), precisano gli analisti dell Unhcr, ricordando che solitamente le traversate aumentano nella seconda metà dell anno, durante i mesi estivi. L Unhcr precisa che un terzo degli uomini, donne e bambini che sono arrivati via mare in Italia o in Grecia provenivano dalla Siria, i cui cittadini sono quasi universalmente considerati aventi diritto allo status di rifugiato o ad altre forme di protezione. Il secondo Paese di provenienza è invece l Afghanistan seguito dall Eritrea. Anche in questi casi si tratta di persone da considerare rifugiati da proteggere. Il rapporto mostra inoltre che la via del Mediterraneo orientale dalla Turchia verso la Grecia ha ormai superato la rotta del Mediterraneo centrale (dal nord Africa verso l Italia) come principale fonte di arrivi marittimi. L Unhcr si sofferma infine sul numero di morti in mare, salito a livelli record in aprile e poi sceso drasticamente a maggio e giugno. Un calo «incoraggiante, segno che con Il premier cinese in Francia PARIGI, 1. Proveniente da Bruxelles, dove ha visitato la sede del Parlamento europeo, il premier cinese, Li Keqiang, è volato ieri in Francia. Durante la visita, Li ha incontrato il presidente, François Hollande, e ha avuto una serie di colloqui con il primo ministro, Manuel Valls, il presidente del Senato e il presidente dell Assemblea nazionale. Prevista una visita anche alla sede dell O cse. Viaggio in Europa anche per il presidente cinese, Xi Jinping, che nei prossimi giorni parteciperà in Russia al settimo vertice dei Paesi Brics (Brasile, India, Cina, Russia e Sud Africa) e al quindicesimo summit dei capi di Stato della Shanghai Cooperation Organization, organismo che raggruppa Cina, Russia e altre quattro ex Repubbliche sovietiche. Jérôme Fenoglio nuovo direttore di «Le Monde» PARIGI, 1. Jérôme Fenoglio, quarantanove anni, è il nuovo direttore del quotidiano francese «Le Monde». Prende il posto di Gilles Van Kote, direttore ad interim. Prima di essere nominato capo delle redazioni, Fenoglio, entrato a «Le Monde» nel 1991, era stato redattore capo del sito internet, inviato, redattore capo del magazine «Le Monde 2», inviato per il servizio scientifico, capo del servizio Società, quindi inviato per lo sport. È il sesto direttore dal A Jérôme Fenoglio «L O sservatore Romano» rivolge gli auguri più cordiali di buon lavoro. Per l Unhcr il numero dei profughi in rotta verso l Europa è quasi raddoppiato Una crisi di portata storica la giusta politica, sostenuta da una risposta operativa efficace, è possibile salvare più vite in mare» ha osservato l Alto commissario Onu per i rifugiati, António Guterres. Nel frattempo, parlando oggi a Berlino, il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha detto che l Italia s impegnerà nel recuperare tutti i corpi dei migranti morti nel tragico naufragio dello scorso aprile, perché essi hanno diritto a una degna sepoltura. «Devono rimanere in Italia o in Europa quanti ne hanno diritto; devono essere rimandati indietro quelli che non hanno questo diritto. Ma tutti, tutti devono essere salvati» ha aggiunto Renzi. L Ucraina annuncia la sospensione immediata di tutti i suoi acquisti dalla Russia Guerra del gas tra Kiev e Mosca KI E V, 1. Il Governo dell Ucraina ha annunciato la sospensione immediata di tutti i suoi acquisti di gas dalla Russia, a seguito della rottura dei negoziati sul prezzo. Ieri, a Vienna, si è infatti concluso senza alcun esito il negoziato tra Kiev, Mosca e Bruxelles sulle condizioni di fornitura del metano all Ucraina per i prossimi mesi. All incontro nella capitale austriaca, presieduto dal vicepresidente della Commissione europea, responsabile per l Energia, Maroš Šefčovič, hanno partecipato i ministri dell Energia russo e ucraino, Alexander Novak e Vladimir Demchyshyn, oltre ai rappresentanti industriali del settore. Il pacchetto invernale era stato firmato dalle parti lo scorso 30 ottobre ed era stato in parte esteso da Russia e Ucraina fino alla fine di giugno. Sempre ieri è scaduto l ultimo accordo mediato dall Unione europea, in base al quale l Ucraina pagava 248 euro per mille metri cubi. Secondo l agenzia ucraina Unian, Kiev vorrebbe firmare un intesa sul prezzo sino alla fine dell anno, mentre Mosca intende negoziare di trimestre in trimestre. La compagnia petrolifera ucraina Naftogaz ha fatto sapere in un comunicato che continuerà ad assicurare comunque il transito del gas russo dall Ucraina verso altri clienti europei. Poco prima dell annuncio di Kiev, il colosso energetico russo Gazprom aveva inviato alla Naftogaz la proposta di «firmare un appendice del contratto in essere per la fornitura di gas naturale per il periodo ». Come ha fatto sapere la stessa Gazprom alla stampa, l app endice Una donna portavoce della diplomazia russa Obama e Rousseff alla Casa Bianca Superate le divergenze tra Stati Uniti e Brasile Rousseff e Obama alla Casa Bianca (Reuters) MOSCA, 1. Potrebbe essere una donna, per la prima volta nella storia russa, la portavoce della diplomazia. Secondo fonti del quotidiano «Vedomosti», l attuale direttore del dipartimento per l Informazione e la Stampa del ministero degli Esteri, Aleksandr Lukashevich, sostituirà Andrei Kelin come rappresentante permanente presso l Osce e il suo posto verrà preso dalla vice, Maria Zakharova. Gli analisti hanno presentato la mossa come la risposta della Russia a Jen Psaki, la giovane portavoce del dipartimento di Stato americano, alla quale Zakharova, Intanto, disordini e scontri con la polizia sono stati segnalati ieri nel campo di Debrecen, nell est dell Ungheria. Si tratta del campo profughi più grande del Paese. Gli agenti, con forze ingenti, hanno usato anche gas lacrimogeni per cercare di sedare i disordini innescati da un centinaio di immigrati. definiva «le condizioni e modalità per le forniture di gas russo verso l Ucraina nel terzo trimestre del 2015», che rimanevano invariate rispetto al secondo trimestre. La modalità richiesta a Kiev dicono le stesse fonti era sempre quella del prepagamento con la possibilità di saldare in una o più tranche. nel 2014, regalò un colbacco rosa durante un incontro bilaterale sulla Siria. Figlia di un diplomatico, quarantenne, laureata al prestigioso Mgimo di Mosca (laurea in giornalismo internazionale con specializzazione in lingue orientali), è entrata nel ministero degli Esteri nel 1998, dopo aver vissuto a lungo a Pechino con la famiglia. In passato ha lavorato anche come addetto stampa della rappresentanza russa alle Nazioni Unite. È uno dei diplomatici più citati sulla stampa insieme a Lavrov, Lukashevich e l ambasciatore russo all Onu, Vitali Ciurkin. WASHINGTON, 1. Stati Uniti e Brasile si lasciano alle spalle la crisi provocata dallo scandalo di spionaggio del Datagate. La presidente, Dilma Rousseff, ospite ieri alla Casa Bianca, ha assicurato di avere fiducia in Barack Obama e ha detto di considerare archiviata la crisi diplomatica scoppiata dopo le rivelazioni dell ex consulente della Nsa, Edward Snowden, che avevano fatto precipitare ai livelli più bassi le relazioni diplomatiche tra i due Paesi. «Questa visita rappresenta un punto di rilancio delle nostre relazioni», ha detto la presidente del Brasile. Intervento della Santa Sede La risposta al terrorismo non può essere militare GINEVRA, 1. «Il terrorismo è una terribile realtà che colpisce tutte le parti del globo, distrugge innumerevoli vite, terrorizza le società e annienta le culture e le loro storie». Purtroppo «dobbiamo ammettere che la comunità internazionale non è sempre stata capace di prevenire e di frenare il terrorismo, specialmente in Medio oriente e in diverse zone dell Africa». Questo il punto nodale della dichiarazione resa ieri a Ginevra dall a rc i v e s c o v o Silvano M. Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali, alla 29ª sessione del Consiglio dei diritti umani (il testo originale è disponibile sul sito internet del nostro giornale: osservatoreromano.va). «Nel considerare gli effetti negativi del terrorismo sul godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, dovremmo anche essere chiari nel riconoscere che questi effetti continueranno, anzi peggioreranno, se gli Stati interessati e la comunità internazionale non si concentreranno chiaramente e velocemente sulle cause del terrorismo» ha spiegato Tomasi. Dal canto suo, la Santa Sede denuncia in particolare gli atti di terrorismo compiuti in nome della religione. «Il terrorismo è uno strumento politico per influenzare i comportamenti e raggiungere obiettivi attraverso la paura»; tali atti «distruggono i diritti umani, le libertà politiche e lo stato di diritto». Il terrorismo è dunque «l antitesi dei valori e degli impegni condivisi che sono necessari per una coesistenza pacifica, nazionalmente e internazionalmente». Nel suo intervento Tomasi ha voluto mettere in evidenza soprattutto gli effetti sociali del terrorismo, e in particolare come il più grande crimine di quest ultimo sia il totale disprezzo per la vita umana. «Poiché il terrorismo non riconosce la dignità delle sue vittime, non resta nessun altra ragione o logica in base alla quale gli altri diritti e libertà fondamentali della persona umana saranno rispettati» ha detto l arcivescovo. E per questo motivo, «la risposta al terrorismo non può essere soltanto di carattere m i l i t a re». Due miliardi e mezzo di persone senza servizi Acqua e igiene solo per pochi GINEVRA, 1. In tutto il mondo, circa due miliardi e mezzo di persone in pratica una su tre non dispone di servizi igienico-sanitari, con prevedibili conseguenze per la salute, in particolare per i bambini. Lo sottolineano l O rganizzazione delle Nazioni Unite per l infanzia (Unicef) e l Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel nuovo rapporto congiunto di monitoraggio sull accesso all acqua potabile e ai servizi igienici rispetto al Millennium Development Goals, ovvero agli obiettivi di sviluppo del Millennio messi a punto dell O nu. Nel documento si evince che la mancanza di progressi nel campo dei servizi igienico-sanitari rischia di minare la sopravvivenza dei bimbi e i benefici per la salute nell accesso all acqua potabile sicura. Ogni giorno, infatti, oltre mille bimbi sotto i cinque anni muoiono a causa di infezioni intestinali provocate dall inquinamento delle acque, un numero enorme, anche se dimezzato rispetto a quindici anni fa. Secondo le due organizzazioni, i progressi in materia di servizi igienici sono stati ostacolati da investimenti inadeguati nelle campagne di cambiamento del comportamento, mancanza di prodotti a La visita ufficiale di Rousseff era inizialmente programmata per ottobre del 2013, ma la presidente cancellò il suo viaggio dopo aver scoperto di essere stata spiata dall agenzia per la sicurezza nazionale statunitense. «Ho fiducia nel presidente Obama. Mi ha assicurato che se in futuro avrà bisogno di informazioni riservate sul Brasile, semplicemente mi telefonerà», ha aggiunto Rousseff, secondo la quale «è normale che vi siano crisi e difficoltà» anche tra Paesi amici. Dal canto suo, Obama ha affermato di aver sempre avuto una relazione eccellente con la presidente Rousseff. prezzi accessibili per i poveri e norme sociali. Pur se, rispetto al 1990, circa 2,1 miliardi di persone utilizzano servizi igienici migliori, questa cifra, pari al 68 per cento della popolazione mondiale, è di nove punti percentuali al di sotto dell obiettivo previsto dal Millennium, pari al 77 per cento. Non mancano, però, i buoni risultati. In base alla relazione, circa 2,6 miliardi di persone hanno ottenuto l accesso all acqua potabile a partire dal 1990, in particolare nell Africa sub-sahariana e i guadagni in termini di sopravvivenza sono stati notevoli. Pe t ro l i o in cambio di alimenti CARACAS, 1. Presso la sede di Petróleos de Venezuela (Pdvsa, l azienda statale petrolifera di Caracas), si è svolta ieri la riunione ministeriale di Petrocaribe, l accordo regionale di cooperazione energetica tra Venezuela e Paesi dei Caraibi, nato nel Il summit giunto al quindicesimo appuntamento è stato presieduto dal ministro venezuelano del Petrolio e dell Attività Mineraria, Asdrúbal Chávez, e dal ministro degli Esteri, Delcy Ro dríguez. Petrocaribe è un meccanismo di scambio senza intermediari e con finanziamenti agevolati voluto dall ex capo dello Stato, Hugo Chávez, come presidente del maggior produttore di greggio dell America latina. L invio di petrolio ai Caraibi ha come controprestazione lo scambio di alimenti o servizi, o il pagamento di interessi attorno all un per cento. Le venti Nazioni che fanno parte di Petrocaribe hanno garantito la pianificazione congiunta e il via libera a progetti quali raffinerie, oleodotti e centrali idroelettriche. L OSSERVATORE ROMANO GIORNALE QUOTIDIANO Unicuique suum Città del Vaticano o r n e o s s ro m.v a w w w. o s s e r v a t o re ro m a n o.v a POLITICO RELIGIOSO Non praevalebunt GI O VA N N I MARIA VIAN direttore responsabile Giuseppe Fiorentino v i c e d i re t t o re Piero Di Domenicantonio cap oredattore Gaetano Vallini segretario di redazione Servizio vaticano: Servizio internazionale: Servizio culturale: Servizio religioso: Servizio fotografico: telefono , fax w w w. p h o t o.v a Segreteria di redazione telefono , fax s e g re t e r i o s s ro m.v a Tipografia Vaticana Editrice L Osservatore Romano don Sergio Pellini S.D.B. direttore generale Tariffe di abbonamento Vaticano e Italia: semestrale 99; annuale 198 Europa: 410; $ 605 Africa, Asia, America Latina: 450; $ 665 America Nord, Oceania: 500; $ 740 Abbonamenti e diffusione (dalle 8 alle 15.30): telefono , fax , , d i f f u s i o n o s s ro m.v a Necrologie: telefono , fax Concessionaria di pubblicità Il Sole 24 Ore S.p.A. 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3 giovedì 2 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 3 Ban Ki-moon denuncia l incapacità di fermare il conflitto siriano Ve rg o g n a mondiale NEW YORK, 1. «Il mondo dovrebbe vergognarsi che a tre anni dell approvazione del comunicato di Ginevra per portare la pace in Siria non si sia riusciti a porre fine al conflitto». Con queste parole, ieri, il Segretario generale dell Onu, Ban Kimoon, è tornato a denunciare la vergogna della guerra in Siria, ricordando che oltre siriani sono morti, quasi la metà della popolazione è stata costretta a fuggire dalle proprie case e i civili devono ancora affrontare orribili violazioni dei diritti umani. «È giunto il momento di uscire da questa follia» ha detto Ban Kimoon, secondo il quale «il Consiglio di sicurezza e la comunità internazionale non devono perdere altro tempo per porre fine al ciclo di violenza». Le prospettive immediate, peraltro, sembrano andare tutt altro che in questa direzione, sia sul piano militare dove si è inserita da un anno a questa parte anche la sfida del cosiddetto Stato islamico (Is), sia sul piano diplomatico per le perduranti divergenze nella comunità internazionale, soprattutto tra Stati Uniti e Russia, riguardo al giudizio sul Governo siriano del presidente Bashar Al Assad e sui ribelli. Sotto questo aspetto, in conseguenza proprio della presenza dell Is, sembrano comunque profilarsi possibili novità. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha detto ieri, in margine ai colloqui a Vienna sul nucleare iraniano, che Mosca e Washington sono d accordo sulla necessità di maggiori azioni collettive per combattere l Is e ha aggiunto che a questo scopo presto si potrebbero tenere consultazioni tra Russia e Stati Uniti. Sui fronti di guerra siriani, intanto, l Is appare però tutt altro che in ritirata. Il gruppo ha lanciato ieri una controffensiva nel nord della Siria per il controllo del valico frontaliero con la Turchia a Tal Abyad. Il sito libanese As Safir riferisce che i miliziani jihadisti hanno L Ue chiede alle fazioni libiche di accettare il dialogo BRUXELLES, 1. L Unione europea chiede alle fazioni libiche di sottoscrivere, nel nuovo round negoziale previsto domani in Marocco, il piano messo a punto dall inviato dell Onu per la Libia, Bernardito León. In un messaggio dell alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell Ue, Federica Mogherini, si legge che per i partecipanti al negoziato, cioè le delegazioni del Governo di Tobruk e di quello islamista di Tripoli, è tempo «di mostrare al loro popolo che sono pronti a unirsi per costruire un futuro comune per il loro Pa e s e». Secondo la responsabile della diplomazia europea, l accordo proposto dall Onu «è un buon compromesso che va incontro alle aspettative del popolo libico e mette in sicurezza l unità del Paese». Al tempo stesso, Mogherini ricorda l impegno europeo a sostegno degli sforzi di León e ribadisce che l Ue sosterrà «un Governo di unità nazionale e fornirà tutto il necessario sostegno per la ricostruzione, la stabilità e lo sviluppo della Libia». Il protrarsi del conflitto, nel quale si sono inserite da ultimo milizie jihadiste che dichiarano appartenenza al cosiddetto Stato islamico (Is) sta provocando in Libia una crisi umanitaria di dimensioni sempre più rilevante. Melissa Fleming, la portavoce dell alto commissariato dell Onu per i rifugiati (Unhcr), ha detto ieri che da settembre a oggi è raddoppiato il numero degli sfollati interni, passati da circa a Il numero, tra l altro, è stimato per difetto, in quanto l Unhcr dispone di dati relativi solo ad alcune aree del Paese. aggirato le postazioni curde ad Ayn Issa e hanno raggiunto la periferia di Tal Abyad, conquistata dai curdi dieci giorni fa. Secondo altre fonti, a questo punto i miliziani dell Is sarebbero stati però a loro volta circondati e isolati dai peshmerga. Tutte le informazioni, comunque, non possono essere verificate in maniera indipendente sul terreno. Così come non sono verificabili le notizie fornite dall opp osizione siriana riguardo alle atrocità perpetrate dall Is sia contro due donne decapitate con l accusa di stregoneria e contro uomini che sono stati crocifissi per non aver rispettato il digiuno diurno del Ramadan, sia contro dieci civili, compresi due bambini, uccisi in raid aerei governativi sulla località di Duma, cittadina 15 chilometri a nord-est di Damasco. Da parte sua, la Turchia sta rafforzando il dispositivo militare lungo l intera frontiera con la Siria, compresa l area di Kobane, dove la scorsa settimana l Is ha tentato un altro attacco. Iniziativa del Governo indiano per proteggere le bambine Selfie contro le discriminazioni NEW DELHI, 1. Anche i selfie possono diventare espressioni di libertà e di lotta alla violenza. In India, da dove spesso arrivano notizie di abusi nei confronti delle donne, il Governo ha deciso di dare un segnale controcorrente lanciando una campagna in rete: fotografarsi insieme alle proprie figlie «per dimostrare quanto è bello avere una figlia e istruirla». Una scelta, quella del premier indiano, Narendra Modi, che intende non solo contrastare fenomeni come i matrimoni precoci, gli aborti selettivi, le morti per parto e la mancanza di istruzione per le bambine, ma anche rivalutare l immagine stessa della donna indiana. Finora l iniziativa sembra avere un gran successo: sono migliaia i padri che sui social network hanno deciso di pubblicare foto insieme alle loro figlie. E tuttavia, sono in molti anche coloro che criticano la scelta di Modi, chiedendo riforme e provvedimenti concreti in un Paese dove ogni anno si contano mezzo milione di bambine mai nate a causa della pratica degli aborti selettivi e dove sono almeno 190 milioni le donne analfabete. Un Paese dove, nonostante tutti i divieti legislativi, circa la metà delle ragazze sotto i diciotto anni sono costrette a sposarsi. Minacciate sanzioni a quanti ostacoleranno le intese firmate a Bamako L Onu appoggia il processo di pace in Mali BA M A KO, 1. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha minacciato di sanzioni chiunque ostacoli il processo di pace in Mali e ha autorizzato il dispiegamento di altri Arresto in Nigeria per il sequestro delle studentesse ABUJA, 1. La polizia nigeriana ha arrestato Babuji Ya ari, un uomo d affari accusato di aver partecipato attivamente al sequestro delle 276 studentesse rapite nell aprile dello scorso anno da miliziani di Boko Haram a Chibok, nello Stato nordorientale del Borno. Il portavoce della polizia, il generale Chris Olukolade, ha detto che l uomo arrestato era a capo di una cellula di Boko Haram, mentre si spacciava per membro del gruppo Gioventù vigilante, un organizzazione sulla quale da tempo pesavano sospetti di infiltrazioni di esponenti di Boko Haram. «L arresto di Ya ari ci ha portato a smantellare una rete di informatori di Boko Haram, di cui una parte sono donne», ha dichiarato il generale Olukolade. quaranta osservatori militari per monitorare il cessate il fuoco. L accordo al quale fa riferimento la dichiarazione del Consiglio di sicurezza è stato firmato lo scorso 20 Un momento della cerimonia della firma dell intesa di pace lo scorso 20 giugno (Reuters) Prorogata di un anno la missione nel Darfur NEW YORK, 1. È stato esteso di un anno, fino al 30 giugno 2016, il mandato di Unamid, la missione congiunta dell Onu e dell Unione africana nella regione occidentale sudanese del Darfur. Nel prendere la decisione, il Consiglio di sicurezza dell Onu ha legato l ip otesi di un ritiro della missione a un miglioramento, non ancora verificatosi, della situazione nella regione in termini umanitari e di sicurezza. Nei mesi scorsi il Governo sudanese aveva chiesto di negoziare una strategia di uscita che conducesse a un ritiro del contingente internazionale. Secondo il Consiglio, però, nel Darfur c è stato negli ultimi mesi un peggioramento della situazione sotto questi aspetti, mentre anche in termini di negoziati tra ribelli e Governo di Khartoum non ci sono stati progressi. Per ora, dunque, restano dispiegati nel Darfur soldati e agenti di polizia. La crisi nella regione occidentale sudanese si protrae ormai da oltre dodici anni, da quando cioè, nel febbraio del 2003, insorsero in armi contro il Governo di Khartoum i gruppi armati delle popolazioni non arabe locali, in particolare il Movimento per la giustizia e l eguaglianza e l Esercito di liberazione sudanese, poi frammentatosi in diverse fazioni, alcune delle quali hanno raggiunto intese con il Governo. La crisi ebbe esiti particolarmente drammatici soprattutto nei primi anni, quando il conflitto provocò, secondo i dati dell Onu, oltre trecentomila morti e una delle maggiori emergenze umanitarie di sempre, con quasi tre milioni di profughi tra rifugiati all estero e sfollati interni. giugno nella capitale maliana Bamako tra il Governo del presidente Inrahim Boubacar Keïta e il Coordinamento dei movimenti dell Azawad (Cma), che rappresenta i principali gruppi armati in maggioranza tuareg, ma anche arabi del nord del Paese. Con tale firma, il Cma aveva accettato una soluzione di compromesso rispetto all autonomia richiesta per le regioni settentrionali. Il documento è comunque solo un primo passo. Tra il Governo di Bamako e il Cma, infatti, restano aperte e da affrontare questioni come il disarmo delle milizie, la composizione del nuovo esercito e la ricostruzione delle regioni del nord. Ciò detto, il sostegno dell O nu all intesa, frutto anche della mediazione algerina, testimonia la convinzione che possa contribuire in modo determinante a porre fine alle tensioni che hanno devastato il Paese negli ultimi anni, soprattutto nelle regioni settentrionali, teatro prima dell insurrezione tuareg, poi di occupazione di milizie jihadiste e poi di un intervento armato unilaterale francese. Le truppe di Parigi restano nella regione, che nelle previsioni originarie avrebbero dovuto lasciare al massimo nell aprile del 2013, nonostante il dispiegamento dei caschi blu dell Onu nel luglio di quell anno. In questi due anni, proprio nel Mali gli uomini dell O nu hanno pagato il tributo di sangue più alto, con trentacinque morti in diversi attacchi alle loro basi, chiesto a una missione dell O nu dall inizio degli anni Novanta del secolo scorso, quando l Onu inviò i caschi blu in Somalia. Situazione esplosiva nel Lesotho MA S E R U, 1. Il vicepresidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, e altri rappresentanti della Comunità per lo sviluppo dell Africa australe (Sadc) sono stati inviati nel Lesotho per contribuire a raffreddare una situazione che l organismo regionale definisce esplosiva. La decisione della Sadc segue di pochi giorni l assassinio dell ex comandante in capo delle Forze armate, Maaparankoe Mahao, e la fuga in Sud Africa dell ex primo ministro, Tom Thabane. A febbraio alla guida del Governo del Lesotho è tornato Pakalitha Mosilisi, già al potere tra il 1998 e il Il nuovo primo ministro ha affidato il comando dell esercito a Tlali Kamoli, che lo stesso Thabane aveva accusato l anno scorso di un tentativo di colpo di Stato. Per Lavrov accordo vicino Un altra settimana di negoziati sul nucleare iraniano VIENNA, 1. Il negoziato a Vienna sul nucleare iraniano tra il Governo di Teheran e il gruppo cosiddetto 5+1 (i Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell Onu e la Germania), è stato protratto di una settimana rispetto alla prevista scadenza del 30 giugno. Secondo il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, che ieri a Vienna ha incontrato i suoi omologhi statunitense e iraniano, John Kerry e Javad Zarif, l accordo è ormai a portata di mano. Il presidente statunitense, Barack Obama, ha detto che non firmerà accordi se non saranno previsti meccanismi di verifica e ispezioni per garantire che il programma nucleare iraniano non abbia applicazioni militari. Un segnale positivo, in questo senso, si appresta a dare oggi l Agenzia internazionale per l energia atomica, con la certificazione che Teheran ha rispettato i patti del novembre 2013 riducendo a 7,6 tonnellate le scorte di uranio arricchito. Oltre 140 morti nella sciagura a e re a in Indonesia JA KA R TA, 1. È salito a centoquarantadue morti il bilancio della grave sciagura aerea di ieri in Indonesia, dove un aereo militare si è schiantato poco dopo il decollo su una zona residenziale di Medan, nel nord della provincia di Sumatra. Lo hanno confermato fonti della sicurezza del Paese asiatico. Un incidente che arriva sulla scia di altri disastri aerei in Indonesia nell ultimo decennio, riproponendo il tema dei dubbi standard di sicurezza dei voli nell arcipelago asiatico. Le squadre di soccorso sono tuttora impegnate nelle operazioni di recupero, ma poche sono le speranze di trovare qualche superstite tra le abitazioni colpite dal velivolo. Lo schianto è avvenuto in una zona residenziale di recente costruzione, appena due minuti dopo il decollo da una vicina base m i l i t a re. Il Nepal verso una nuova Costituzione KAT H M A N D U, 1. Concretizzando le richieste internazionali per rimettere sul cammino del progresso e della democrazia il Nepal dopo il terremoto, il comitato incaricato di elaborare la nuova Costituzione ha approvato la bozza del documento. Il testo, consegnato all Assemblea costituente di 601 deputati, è conseguenza diretta dell accordo in sedici punti già raggiunto tra i partiti che finora hanno impedito su due opposti schieramenti guidati dal conservatore Partito del Congresso nepalese e dal Partito comunista unificato del Nepal maoista il raggiungimento di un intesa su sistema elettorale, forma delle istituzioni consultive, definizione delle autonomie. L accordo tra i quattro maggiori partiti che insieme raccolgono il 90 per cento dei seggi nell Assemblea costituente, prevede uno Stato multietnico; un premier incaricato dal Parlamento di 275 membri eletti con un sistema misto; un sistema federale con un Assemblea bicamerale a livello centrale e assemblee unicamerali a livello locale; un presidente eletto dalle Assemblee federale e degli Stati. Il sistema di democrazia multipartitico è stato inserito tra le parti non emendabili del testo.

4 pagina 4 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 2 luglio 2015 «Wa t e r w o rl d» (1995) La «Laudato si» nel mondo islamico Un nuovo terreno comune di D ABDULLAH HAMIDADDIN evo ringraziare Twitter per molte cose, tra queste l enciclica di Papa Francesco: Laudato si' «sulla cura della casa comune». Appena una settimana fa non ero nemmeno a conoscenza della parola enciclica. È su Twitter che mi ci sono imbattuto, seguendo il Papa e i suoi tweet, che la scorsa settimana hanno riguardato, tra varie questioni sociali, l ambiente. Da musulmano ho sentito parlare molto dell islam come religione sia della vita dopo la morte che di questa vita. E di come ogni aspetto della nostra vita abbia una dimensione religiosa. Questa idea in sé potrebbe portare a risultati diversi, ma quello prevalente nel mondo musulmano è che bisogna implementare la shari a. Quindi quando ho iniziato a leggere l enciclica ho pensato «sembra di sentirsi a casa, ma un diverso tipo di casa». Sto ancora cercando di cristallizzarne il significato, ma era chiaro che non si trattava di un invito ad applicare le leggi religiose. Qui il Papa stava discutendo questioni che ci riguardano come esseri umani con l aggiunta di una dimensione spirituale. Stava spiritualizzando la nostra ricerca di soluzioni ai principali problemi che affliggono l umanità. Profeta e pastore «Francesco non è più soltanto un Papa, ma un Profeta, anzi soprattutto un Profeta e un Pastore». Lo scrive Eugenio Scalfari su «la Repubblica» del 1 o luglio commentando l enciclica Laudato si e invitando a rileggere il cantico di Francesco d Assisi. «Dico Profeta» aggiunge perché nella visione di Bergoglio «l unicità del Dio creatore esclude ogni fondamentalismo, ogni guerra di religione, ogni divinità plurima». La vera politica di Francesco, secondo Scalfari, «è quella di riunificare il cristianesimo, foglia dopo foglia, ramo dopo ramo» scrive ancora. A proposito dell incontro a Torino con i valdesi, rappresentanti di «un movimento scismatico», Papa Francesco «ha invocato il loro perdono». Il progetto che Bergoglio sta attuando conclude il lungo articolo è quello di una Chiesa «verticale e orizzontale» protesa al «rilancio religioso delle Conferenze episcopali che devono operare tutte in terra di missione poiché la Chiesa dev essere ovunque missionaria». nella mia vita, senza alcuna menzione della legislazione. L enciclica ha suscitato molte polemiche e dibattiti, e continuerà a farlo nei Paesi e nelle comunità con un eredità cattolica o cristiana. Ora, la cura per il nostro mondo, la fede nella giustizia sociale, l empatia con le preoccupazioni dei poveri e degli oppressi, oltre alle conseguenze della tecnologia, non sono questioni facili. Al-Arabiya Nell enciclica Laudato si Papa Francesco è riuscito a creare un nuovo terreno comune tra i seguaci di tutte le fedi. È questa la tesi di fondo dell intervento pubblicato il 28 giugno sul sito internet di «Al-Arabiya» e che riproponiamo nella traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello apparsa su «Arabpress». Sono complicate e profondamente intrecciate con il potere e gli interessi. Inoltre non sono questioni in attesa di essere riconosciute o sollevate da un autorità religiosa. Spiritualizzare questi problemi può avere un forte impatto sull individuazione e l attuazione di soluzioni. Noi siamo esseri razionali, possiamo infatti discutere le preoccupazioni dell umanità facendo un analisi costi-benefici; ma siamo anche esseri morali e quindi possiamo discutere delle difficoltà altrui e dell obbligo che coloro che stanno meglio hanno verso i meno privilegiati. Siamo però anche esseri spirituali, o almeno molti di noi lo credono. Ed è qui che l autorità religiosa è importante, poiché aggiunge una dimensione spirituale alle discussioni sugli esseri umani e il benessere dell umanità. Il Papa, a mio avviso, ha parlato come un razionalista, presentando le conclusioni a cui è giunto sulla base del suo pensiero razionale, ma ha parlato anche come un Le idee espresse in Laudato si non moralista sottolineando gli obblighi sono una novità, né un esclusiva del che abbiamo verso l altro e verso la Papa. Ma la carica spirituale che è terra su cui viviamo. Inoltre, ha parlato come autorità religiosa insisten- stata data loro è fonte d ispirazione, almeno per me, anche nei casi in cui do sul fatto che le grandi questioni non ero d accordo con lui, come ad della nostra vita devono far parte del esempio sul controllo delle nascite. nostro cammino spirituale. Mi è piaciuto l approccio, il modo in Stava dicendo che aprire i nostri cui la spiritualità è stata incorporata cuori a Dio non riguarda solo dei ri- tuali, ma è una questione di empatia, cura e salvaguardia delle benedizioni che Dio ci ha dato. Come musulmano trovo la sua dichiarazione estremamente confortante. Non importa se condivide la mia fede. Né mi importa se sono d accordo con tutte le sue conclusioni. Ciò che conta per me è che il Papa ha creato un nuovo terreno comune, a livello spirituale, tra i seguaci di tutte le fedi. Tutto questo potrebbe sembrare un sogno a occhi aperti per molti. La violenza e il terrore affliggono la nostra vita al punto che alcuni di noi ora credono che questo sia il nostro destino. Ma ci sono molti altri che rifiutano di arrendersi al terrorismo, che rifiutano un atteggiamento fatalista circa il futuro dell umanità, che insistono nel voler sperare e celebrare tutti gli sforzi perché tra la gente ci sia pace ed empatia per l altro. Credo che l enciclica del Papa sia uno di questi sforzi che dovrebbe essere celebrato e abbracciato dalle persone di tutte le forme di credenza, e addirittura anche da chi non c re d e. di S EMILIO RA N Z AT O e si scorrono i titoli delle pellicole che si inseriscono nel sottogenere della fantascienza catastrofica o postapocalittica, ci si accorge di un cambiamento avvenuto negli ultimi anni. Se fino alle soglie del nuovo millennio infatti i motivi delle immani tragedie rappresentate sullo schermo avevano quasi sempre a che fare con un conflitto atomico incubo per eccellenza dei tempi della guerra fredda oppure con l intervento di un gruppo più o meno ristretto di uomini megalomani e senza scrupoli decisi a conquistare il mondo, più di recente le sceneggiature hanno cominciato a prendere in considerazione responsabilità ben più generalizzate, che riguardano insomma tutti noi. Si è cioè imposta la natura ecologica della fonte dei disastri. Inquinamento, surriscaldamento del pianeta e nuove ere glaciali si sono dunque sempre più spesso sostituite ad armi di distruzione di massa. Il problema è che Per veicolare un messaggio a volte può bastare una singola immagine se particolarmente suggestiva Ciò vale ad esempio per Wa t e r w o rl d uno dei più grandi flop della storia ciò è avvenuto in film che spesso sono catastrofici anche dal punto di vista della qualità, e che hanno adottato l a rg o m e n t o ecologista più che altro come pretesto per una sfarzosa ostentazione di effetti speciali. C è da dire, d altronde, che quello dello scenario apocalittico in cui tutto crolla rappresenta comunque un efficace monito. Nonché, soprattutto, un indispensabile strumento d attrazione per il grande pubblico. Di film semplicemente ecologici infatti ce ne sono stati vari, e alcuni di questi anche di qualità. Ma il loro scarso successo ha minato inevitabilmente la loro funzione civica e didattica. Laddove un blockbuster, anche se brutto, può avere una sua seppur superficiale utilità. D altronde per veicolare un messaggio a volte può bastare una singola immagine, se particolarmente suggestiva. E ciò vale persino per uno dei più grandi flop della storia, Wa t e r w o rl d (Kevin Reynolds, 1995), di GABRIELE NICOLÒ L uno, sulla soglia dei settant anni, tormentato da una «orrenda solitudine»; l altro, poco più che trentenne, già famoso e già annoiato dal successo. Tra Carlo Emilio Gadda e Goffredo Parise, nel 1961, scocca la scintilla di un amicizia che sarà cementata dal condiviso rapporto con il mondo circostante: un rapporto scettico e disincantato. È nel 1961 che i due scrittori cominciano a frequentarsi, quando Goffredo acquista una casa a Monte Mario (a Roma) non lontano dall appartamento di via Blumenstihl, dove Carlo Emilio è approdato dopo lunghe peregrinazioni e travagliate soste in camere d affitto. La frequentazione è destinata a farsi sempre più intensa: ne nascerà un carteggio (Milano, Adelphi, 2015, pagine 346, euro 18) che vede ora la luce, riordinato e catalogato grazie al paziente lavoro di Domenico Catastrofi ambientali al cinema Incubo moderno in cui un Kevin Costner a metà fra un pirata e Ricky Portera si ritrova in un futuro in cui i ghiacciai si sono completamente sciolti da tempo, tanto da aver sviluppato branchie e piedi palmati che gli permettono di nuotare con facilità fra un imbarcazione e l altra. Il film si rivelerà prolisso, farraginoso e noiosissimo. Ma l immagine iniziale di questo protagonista che nuota portando con sé una piantina, alla ricerca dell unica terra ancora non sommersa dove coltivarla, è efficace e persino poetica. Peccato che gli autori se ne dimentichino presto. E che il pubblico, in questo caso, abbia disertato le sale. Anche perché sul piano spettacolare un conto è far vedere un mondo che crolla, un conto un mondo già crollato e terribilmente statico. Da questo punto di vista, le cose vanno un po meglio con The day after tomorrow (2004) e 2012 (2009), dittico catastrofico ecologista di Roland Emmerich, che si dice sia davvero un attivista nel campo della difesa dell ambiente, anche se nei suoi lavori questa qualità affiora a malapena. Nel primo è ancora lo scioglimento dei ghiacciai l assunto narrativo. Solo che stavolta il fenomeno lo vediamo in diretta. E la sequenza di New York sommersa dal più gigantesco degli tsunami fra l a l t ro presa pari pari da un vecchio film intitolato La distruzione del mondo (Deluge, Felix E. Feist, 1933) è tanto spettacolare quanto inquietante, e quindi, forse, altrettanto utile a smuovere le coscienze. In 2012 invece una non meglio approfondita origine ambientale della catastrofe si incrocia con la nota profezia del popolo Maya secondo cui il mondo sarebbe dovuto finire nel dicembre di tre anni fa. Stavolta il pianeta viene distrutto da una crepa che lo divide in due, e a farne le spese sarà anche il Vaticano in una nota sequenza che da qualcuno è stata interpretata come iconoclasta, attribuendo al film sin troppo spessore. C è da dire, in ogni caso, che l immagine della crepa che attraversa la cappella Sistina, creando una frattura fra la mano di Dio e quella dell uomo nell affresco michelangiolesco, è una bella e significativa intuizione che spiega meglio di tante parole ciò che l uomo moderno sta infliggendo alla natura. Fra i due film di Emmerich, ne era uscito un altro con tematiche simili: E venne il giorno (The Happening, M. Night Shyamalan, 2008), che racconta di una tossina portata dal vento e capace di far impazzire le persone spingendole al suicidio. Un professore di scienze di un La corrispondenza tra Gadda e Parise Sono fritto Scarpa. La corrispondenza, dal titolo Se mi vede Cecchi, sono fritto, investe un arco di tempo che va dal 1962 al Il carteggio è accompagnato dai quattro scritti che Parise ha dedicato a Gadda: L i n g e g n e re, Guida a Gadda, Le bombe dell I n g e g n e re e L i n g e g n e re aneddotico. Le missive che i due si scambiano sono a dir poco spumeggianti. E non poteva essere altrimenti, considerando la cifra stilistica di entrambi, insofferenti dei paludamenti del linguaggio e sempre alla ricerca di soluzioni sintattiche spiazzanti e bizzarre. Il vecchio Gadda vede nel giovane Parise «un surreale d impeto»: gli fa leggere Darwin, cerca di proteggerlo dagli avvoltoi che si aggirano nei «bassi cieli» della mediocre letteratura. È un affetto profondo quello che Gadda prova per Parise: un sentimento che sorprende, considerando la proverbiale compassata cerimoniosità dell ingegnere, tanto da essere non di rado accusato di freddezza nei rapporti umani. Dal canto suo Parise, incurante del rischio che la sua amicizia con Gadda certo non molto amato da circoli letterari dell epoca possa nuocere alla sua carriera, scorrazza il compagno a bordo della sua rombante biposto. E lo sfotte con un irriverenza che in realtà tradisce, per sua stessa ammissione, «un alta ammirazione». La loro, come afferma la nota che precede il carteggio, sarà una delle più liceo comincia a supporre che la causa sia dovuta a un sistema di difesa delle piante contro l uomo, evidentemente colpevole di maltrattare la natura. L assunto non era affatto male, anche perché la sua ostentata inverosimiglianza rientra nella volontà del regista di ricreare in questo caso l atmosfera dei vecchi B-movie cormaniani anni Sessanta. Peccato che poi la sceneggiatura non riesca a sviluppare l idea di base, e sia dunque costretta a rifugiarsi nella scorciatoia del mistero inspiegabile. Escluso S n o w p i e rc e r (Bong Joon-ho, 2013), ottimo film ambientato a sua volta durante una nuova era glaciale dovuta all effetto serra, che però parte dall a rg o - mento ecologico per andare in direzione di un apologo socio-politico, l unico bel film del sottogenere in questione rimane allora probabilmente Wa l l - e ( A n d re w Stanton, 2008), film d animazione della Pixar in cui un piccolo robot addetto alle pulizie è rimasto da solo su una Terra ormai sommersa dai rifiuti, mentre la popolazione umana vi gravita attorno con un astronave in attesa che vi vengano ritrovate tracce di vita. Questo che è forse il capolavoro dell animazione degli ultimi anni, ha il solo ma purtroppo importante difetto di poter essere realistico fino a un certo punto. Tuttavia può rappresentare un buon punto di partenza per introdurre il pubblico dei più piccoli a certe tematiche. «Wa l l - e» (2008) «vibranti amicizie» del Novecento. Nel maggio 1963 Gadda scriveva: «Accetto con riconoscenza di amico la tua donazione di sangue. In questa tua generosità, che dagli stolti fichisecchi sarebbe forse etichettata edonismo, sei veramente unico, per intelligenza e gentilezza profonda». E il giugno successivo Parise annotava: «In libreria, sfogliando la Madonna dei filosofi ho fermato lo sguardo nello sguardo del cane Puck là dove parli della sua evanescenza nel nulla, della sua, insomma, vanificazione e ho provato una profonda commozione al vedere colare nel muffito e buio fondo del niente i prismi e le filosofie tedesche come scintille pirotecniche di sempre troppo breve vita». Per poi chiosare: «Ancora una volta la mia ammirazione per te si è confusa in una sorta di rapido scioglimento dell animo, di ineffabilità senza precetti».

5 giovedì 2 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 5 «Ángel» (XVIII secolo Museo del Barro, Asunción, Paraguay) di L GI A N PA O L O RO M A N AT O a storia del Paraguay il Paese che Francesco visiterà dal 10 al 12 luglio prossimi è tagliata a metà da un evento catastrofico: la guerra contro Brasile, Argentina e Uruguay che si protrasse per cinque interminabili anni, dal 1865 al È il conflitto noto come Guerra della triplice alleanza, l evento bellico più sanguinoso in tutta la storia, pur intrisa di violenze, del Sud America postcoloniale. Morirono centinaia di migliaia di persone il conto esatto non è mai stato fatto tanto che risultò praticamente azzerata l intera popolazione maschile, bambini compresi. La salvezza del Paraguay si dovette allora alle donne, come ha ricordato il Papa tornando dalla Gmg di Rio de Janeiro. Fu un trauma che ha cambiato la storia del Paese e che perdura ancora come un incubo nella memoria collettiva. Nei cinquant anni precedenti la guerra il Paraguay, sotto i governi personali di Gaspar Rodriguez de Francia (una delle figure più discusse e originali della storia latinoamericana postcoloniale) e dei due López il padre, Carlos Antonio, e il figlio, Francisco Solano era cresciuto più di tutti gli Stati confinanti, proponendosi come la maggior potenza regionale, con un esteso sistema di istruzione popolare, una promettente rete ferroviaria (la vecchia stazione di Asunción è sopravvissuta e oggi rappresenta un attrattiva turistica), un esercito efficiente. All origine di questo boom paraguayano c era la folta schiera dei consulenti europei chiamati da Francisco Solano López a guidare lo sviluppo del Paese. Un nome per tutti: l a rc h i t e t - to italiano Alessandro Ravizza che progettò i maggiori edifici pubblici, inclusa la facciata della cattedrale di Asunción. Ma perdurava l incertezza dei confini, ancora incerti e precari dopo lo smembramento dell impero spagnolo. Furono queste tensioni che provocarono la guerra, dalla quale il Paraguay uscì non solo spopolato, ma amputato di quasi metà del suo territorio dovette cedere quattrocentomila chilometri quadrati al Brasile e all Argentina sottoposto per anni a occupazione militare e costretto a pagare indennità che dissestarono gran parte delle sue strutture sociali ed economiche: scuola, industria, ferrovie. Un autentica catastrofe, che rischiò di cancellare questo Paese dalla carta geografica e modificò tutti i successivi equilibri politici dell a re a. Il ripopolamento fu lento e faticoso, aiutato dall immigrazione europea, che ne trasformò radicalmente la composizione etnica, prima largamente meticcia. Dei molti immigrati italiani che contribuirono alla sua ripresa alcuni hanno lasciato ricordi duraturi e sono entrati nella storia paraguayana. Da Silvio Pettirossi, un pioniere dell aviazione acrobatica cui è intitolato l aeroporto della capitale dove atterrerà il Papa, al rodigino Luigi Balzan, fratello maggiore di Musica classica in discarica Un incessante urbanizzazione sta gonfiando oltre misura la capitale Mentre l economia va a rilento condizionata dalle rigidezze del commercio internazionale tistica nella penisola (era un pittore di riconosciuto talento) per dedicarsi allo studio delle popolazioni native del Chaco. L identità storica del Paraguay, tuttavia, rimane ancorata al periodo coloniale, quando si sviluppò il celebre esperimento missionario delle Riduzioni, le missioni gesuite fra i guaraní, fiorite tra l inizio del Seicento e la seconda metà del secolo successivo: il «cristianesimo felice», come lo chiamò Ludovico Antonio Muratori in un libro che ancora si pubblica e si legge. Le trenta Riduzioni, con una popolazione di circa centocinquantamila persone, sorgevano, nel sud del Paese, in una regione che continua a chiamarsi Misiones. Erano villaggi imponenti, costruiti secondo uno schema urbanistico uniforme che tuttora caratterizza molti centri È il solo Paese sudamericano in cui la lingua nativa è parlata dalla maggioranza della popolazione ed è legalmente equiparata allo spagnolo La storia del Paraguay segnata dalle Riduzioni dei gesuiti Angeli con il volto da indio Eugenio (il principale artefice della fortuna del «Corriere della Sera»), che insegnò per alcuni anni ad Asunción, prima di lanciarsi in uno spericolato viaggio esplorativo attraverso Argentina, Perú e Bolivia che lo condusse a morte prematura. Il più noto fra gli immigrati dall Italia Guido Boggiani, uno dei fondatori della moderna antropologia abbandonò una promettente carriera arminori del Paese, con la piazza al centro, le case degli indios su tre lati e la chiesa maestosa che troneggiava sul quarto lato. La costruzione delle chiese, in questi luoghi lontani da tutto e da tutti, pose innumerevoli problemi, risolti grazie alla perizia degli architetti gesuiti, fra i quali si distinsero due italiani: Giovanni Battista Primoli e Andrea Bianchi. Le imponenti rovine della cattedrale di Trinidad, vicino alla città di Encarna- ción, dichiarate dall Unesco patrimonio dell umanità e meta di un crescente afflusso turistico, rimangono a testimoniare un impresa di civilizzazione ed evangelizzazione che ha pochi eguali nei duemila anni di storia cristiana. Delle Riduzioni oggi rimangono solo ruderi, talora inglobati negli abitati sorti successivamente (come nel caso di San Cosme y Damián, anch essa prossima a Encarnación), ma il loro lascito va ben oltre i muri e le pietre. L op era dei gesuiti ha dato al Paraguay la lingua è il solo Paese sudamericano in cui la lingua nativa è parlata dalla maggioranza della popolazione ed è legalmente equiparata allo spagnolo e una tradizione interculturale unica in tutte le Americhe. Il cosiddetto barocco gesuitico-guaraní, di cui gli angeli con il volto da indio scolpiti sulle pareti della chiesa di Trinidad mentre suonano strumenti musicali europei violini, trombe, organi, flauti rappresentano la più stupefacente testimonianza. La definitiva sistemazione territoriale del Paraguay passò, purtroppo, attraverso un altra lotta selvaggia, la cosiddetta guerra del Chaco che lo vide opposto alla Bolivia tra il 1932 e il 1935 e lasciò sul terreno altri centomila uomini. Oggi, archiviata ormai la stagione delle dittature, legate anche a queste traumatiche vicende belliche (l ultima, di Alfredo Stroessner, si protrasse per trentacinque anni) il Paraguay, saldamente inserito nel Mercosur (che nacque proprio ad Asunción nel 1991), è alle prese con gli stessi problemi dei Paesi La cattedrale di Asunción vicini: l incessante urbanizzazione che sta gonfiando oltre misura la capitale, lo squilibrio abitativo (il Chaco comprende circa due terzi del territorio nazionale, ma è praticamente disabitato), un faticoso sviluppo economico, condizionato dalle rigidezze del commercio internazionale. Alla crescita di questa terra plasmata dai gesuiti contribuisce oggi fattivamente la Chiesa paraguayana, organizzata in quindici diocesi, all origine delle quali c è la luminosa figura di Juan Sinforiano Bogarín, vescovo di Asunción dal 1894 al Rimasto orfano di entrambi i genitori nella guerra della Triplice, Bogarín fu il primo vescovo paraguayano che venne a Roma, nel 1899, partecipando al Concilio plenario latino-americano, l evento che pose fine alla secolare stagione del patronato statale e riportò le Chiese del Sud America sotto il controllo pontificio. Si devono a quest uomo di ferro, che in cinquant anni di episcopato percorse a piedi e a cavallo l intero Paese, la ricostruzione della struttura ecclesiastica e un indefessa opera di riconciliazione, di moralizzazione, di purificazione di un Paese provato da tante tragiche esperienze. A ricordarlo rimane oggi un museo accanto alla cattedrale, dove si conservano i poveri oggetti che lo accompagnavano nelle peregrinazioni per villaggi e campagne, mentre le sue spoglie riposano all interno del tempio. Davanti a questo sepolcro marmoreo, sicuramente Francesco si soffermerà a meditare e a pregare. Violini costruiti con listelli di vecchio legno e lamiere tagliate dai barili di petrolio e rimodellate in modo da essere buone casse di risonanza, percussioni ricavate da teglie di metallo. Non esistono luoghi in cui non si possa riscoprire la bellezza della vita, perfino un deposito di spazzatura può essere il punto da cui ripartire; il caso dell Orchestra degli Strumenti Riciclati di Cateura, una città costruita su una discarica alla periferia di Asunción, in Paraguay, lo dimostra in modo evidente. A Cateura lavorano cinquecento g a n c h e ro s (riciclatori), che attraverso la raccolta differenziata manuale dei rifiuti ogni giorno ne arrivano una tonnellata e mezzo separano plastica e alluminio per rivenderli a poco prezzo. I g a n c h e ro s e i loro figli vivono in baraccopoli, le Bañados, che occupano le paludi tra Asunción e il fiume Paraguay. Il Paese latino-americano sta conoscendo una rapida crescita economica, ma quasi un terzo della sua popolazione vive ancora al di sotto della soglia di povertà. Nel 2006 Favio Chávez, ideatore e attuale direttore dell orchestra, ha iniziato a lavorare presso la discarica come tecnico, aiutando i riciclatori nella classificazione dei rifiuti. Da sempre appassionato di musica e già maestro di una orchestra giovanile a Carapeguá, ha desiderato da subito far scoprire ai bambini la bellezza della musica, ma data la scarsità di risorse delle famiglie, in un luogo in cui il prezzo di un violino è superiore a quello delle case, non era possibile assegnare degli strumenti tradizionali. Gli oggetti, troppo preziosi, rischiavano di essere immediatamente rivenduti per finanziare la vita quotidiana delle familgie. Così Chávez ha pensato di utilizzare la risorsa più abbondante del luogo: i rifiuti. Dopo vari esperimenti, insieme ai suoi collaboratori, ha scoperto che alcuni materiali opportunamente lavorati e modellati possono avere una buona resa del suono e una buona resistenza delle corde, ottenendo strumenti economici e alla portata di tutti. Ora, con l aiuto dei colleghi, Chávez utilizza questi speciali strumenti per insegnare in una classe di circa settanta bambini. L obiettivo non è semplicemente insegnare la musica, ma piuttosto trasmettere una nuova visione del mondo e della vita, che possa aiutarli a uscire dalla condizione di povertà. L orchestra ha suscitato un grande interesse in tutto il mondo; dopo una serie di concerti in Sud America, è stata invitata a esibirsi negli Stati Uniti, in Canada, Olanda e Giapp one. di SI LV I A GUIDI «Non è facile resistere all immensa simpatia umana che suscitano Sancho e don Quijote» spiega il filologo Francisco Rico a Gonzalo Núñez, giornalista del quotidiano spagnolo «La Razón», che il 24 giugno scorso ha dedicato ampio spazio al capolavoro di Cervantes e la monumentale edizione della Real Academia Española La profezia (avverata) di don Quijote Cervantes e ai festeggiamenti per il suo quattrocentesimo anniversario. Rico è il direttore della Biblioteca Clásica della Real Academia Española, e ha coordinato il gruppo di lavoro formato da un centinaio di specialisti che ha appena pubblicato un edizione critica imponente dell op era omnia di Cervantes. «Ci abbiamo messo un p o di tempo» scherza Darío Villanueva, direttore della Real Academia Española, parlando dei due volumi freschi di stampa, «un edizione monumentale» filologicamente accurata, arricchita da una grande quantità di informazioni geografiche, storiche e bibliografiche che aiutano a interpretare il senso letterale del testo e a coglierne il valore letterario. Dopo quattro secoli, le avventure del caballero de la triste figura continuano a essere lette, disegnate, riassunte e tradotte; l ultima arrivata è la versione in quechua, la lingua nativa più diffusa nel continente americano, edita da Demetrio Túpac Yupanqui, Yachay sapa wiraqucha dun Qvixote Manchamantan (ma esiste persino un Don Chisciotte della Mancia ridotto in versi napoletani di Raffaele Capozzoli, matematico partenopeo di fine Ottocento). Non ha avuto ragione Isabel Allende, scrive Carlos Franz su «El País» del 27 giugno, riportando un commento della scrittrice cilena secondo cui solo quattro gatti ancora leggono Cervantes, e perché sono obbligati a farlo. In realtà alcune frasi del c a b a l l e ro si sono rivelate perfino profetiche continua Franz riportando un aulica e comica disputa linguistica in cui Sancho e Quijote si chiedono quale termine prevarrà nel castigliano del futuro, tra eructar e re g o l d a r. I moderni mezzi di analisi informatica del lessico dimostrano che aveva ragione Quijote: i re g ü e l d o s sono stati soppiantati dagli eructos.

6 pagina 6 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 2 luglio 2015 Quattromila famiglie in fuga da Hassaké Emergenza umanitaria per i cristiani in Siria LAHORE, 1. Rispettare i diritti fondamentali della persona umana, proteggere e riabilitare le vittime della tortura. È quanto chiede un cartello di associazioni pakistane composto da attivisti cristiani e musulmani, che denuncia come troppo spesso nel Paese non venga rispettata la Convenzione dell Onu contro la tortura approvata nel Solo pochi mesi fa, a marzo, l intervento di attivisti e della società civile ha consentito l apertura di un inchiesta per la morte di un ventenne cristiano che sarebbe stato questa l accusa torturato e ucciso dalla p olizia. In occasione della recente giornata internazionale del 26 giugno come riferisce l agenzia AsiaNews l Alleanza pakistana contro la tortura ha sottoscritto una risoluzione che chiede al Governo di approvare una legge per rendere «illegale la Mobilitazione in Pakistan per il rispetto dei diritti umani Contro la tortura Espulse le tre religiose che insegnavano a Islamabad Dare vita a nuove e concrete forme di collaborazione che raggiungano chiunque si trovi in condizioni di bisogno nelle città: è l impegno reciproco preso dai leader religiosi buddisti e cattolici incontratisi nei giorni scorsi a Castel Gandolfo per il convegno organizzato dal movimento dei Focolari. Dal 23 al 27 giugno, sul tema «Sofferenza, liberazione e fraternità» si sono confrontati i vertici del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, i membri di una delegazione della commissione che in seno alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti che si occupa del tema e un gruppo di monaci delle comunità buddiste alle quali appartengono gli asiatici emigrati nelle città di New York, Chicago, Los Angeles, San Francisco e Wa s h i n g t o n. ISLAMABAD, 1. Le tre suore missionarie filippine della congregazione delle Religiose della Vergine Maria, che nei giorni scorsi avevano visto rifiutarsi il visto necessario per svolgere la loro attività educativa, dovranno lasciare il Pakistan. L Alta corte di Islamabad ha infatti confermato la decisione del ministero dell Interno, negando appunto alle religiose l autorizzazione alla permanenza. Come riferito già ieri da «L O s- servatore Romano», la Chiesa a Islamabad aveva presentato ricorso alla Corte e il vescovo aveva inviato una lettera al ministero dell Interno per avere chiarimenti sull accaduto, dopo aver avuto notizia che le tre religiose non avevano ottenuto il visto. Ora il tribunale, dando ragione al governo pakistano, ha stabilito che «rientra nel diritto di uno Stato sovrano concedere o negare il visto a personale s t r a n i e ro». Secondo il portavoce del ministero dell Interno, il provvedimento di espulsione sarebbe motivato dalle denunce presentate da alcuni genitori di allievi della scuola contro l amministrazione della Convent School di Islamabad, fondata e gestita dalle religiose. Il Ministero avrebbe ordinato un inchiesta e inviato degli ispettori. Alla fine dell indagine il governo ha negato il rinnovo del visto alle tre suore. La Convent School, istituzione particolarmente apprezzata nella città pakistana per il servizio di istruzione rivolto a tutti, continuerà la sua attività educativa anche grazie al personale docente quasi totalmente pakistano. Dichiarazione comune di buddisti e cattolici statunitensi Insieme nelle città tortura» e per la chiusura delle celle di isolamento carcerario. Il documento invita a rispettare i diritti umani fondamentali e chiede l intervento delle autorità per renderne effettiva la protezione. In particolare, la risoluzione chiede di approvare una norma che metta fuori legge i metodi di tortura e ponga fine all impunità delle forze dell o rd i - ne. In questa prospettiva, viene chiesto al Governo l impegno nel costruire centri di recupero per le vittime, il rispetto dei trattati internazionali, la modernizzazione del sistema giudiziario. Il Governo è anche chiamato a garantire la sicurezza degli attivisti per i diritti umani, i giornalisti, gli oppositori politici, gli intellettuali e gli studenti. In una conferenza stampa Tanveer Jahan, direttrice della Commissione democratica per lo sviluppo umano, ha esposto i risultati di una recente ricerca basata su interviste a circa mille detenuti, raccolte nei tribunali di tre distretti del Punjab, provincia centro-orientale del Paese. «La metà degli intervistati ha raccontato di aver subito delle torture. Sono rimasta sbalordita per le loro dichiarazioni coraggiose rese di fronte ai poliziotti. Sapevano che avrebbero pagato care le loro dichiarazioni una volta riportati in prigione la sera». Parole forti, che denunciano una situazione non più sostenibile. «La polizia e le agenzie di sicurezza ha aggiunto sono i maggiori responsabili di crimini di tortura. Una persona detenuta è al sicuro solo se ha influenze politiche o se può dare mazzette ai funzionari. Ormai è diventata un abitudine torturare ed estorcere confessioni dai sospettati e minacciare gli individui in custodia». Un giudizio assai severo condiviso anche dal direttore del Centro per l educazione dei diritti umani, Samson Salamat, per il quale nel Paese «vengono ancora applicati i metodi primitivi dei tre gradi di tortura. Chi sopravvive ha un esistenza distrutta. Condizioni imprescindibili per un inchiesta giudiziaria libera dalla tortura sono un effettiva legislazione, un sistema legale corretto e tolleranza zero per i trasgressori». Il Pakistan ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura nel 2010, ma poi non ha emanato alcuna legge per rendere illegale la tortura. A gennaio, il Senato ha approvato un disegno di legge contro tale crimine ma la società civile lo ha definito sdentato, a causa delle ambiguità presenti nel testo. Secondo il rapporto 2014 della Commissione per i diritti umani del Pakistan, 63 persone (tra cui quattro donne e due minori) sono morte in carcere, anche se il decesso è stato registrato ufficialmente solo in 14 casi, e almeno 47 persone (di cui sette donne) hanno subito forme di tortura lo scorso anno. I relatori hanno dichiarato che un dipartimento di Stato (che fa capo all esercito) gestisce 52 celle di isolamento e che nel Paese esistono stazioni di polizia in cui almeno una persona viene torturata ogni giorno. Tutti hanno sottolineato l imp ortanza di «testimoniare un impegno comune come fratelli e sorelle», attraverso un «dialogo della fraternità» per rafforzare la comprensione reciproca davanti alle sofferenze umane e ai modi di affrontarle. Da qui l esortazione a stringere relazioni approfondite che possano essere messe alla base di una cooperazione fattiva tra le religioni fondata su valori condivisi. In particolare, è stato siglato un documento comune nel quale ci si propone di fronteggiare il cambiamento climatico globale anche a livello locale, di approntare progetti di sensibilizzazione dei giovani, di operare nelle carceri e di offrire il proprio contributo in materia di giustizia. Tra gli altri impegni quelli di trovare risorse per i senzatetto e per le questioni legate all immigrazione, di avviare collaborazioni nelle parrocchie e nelle comunità buddiste riguardo ai problemi sociali dei singoli quartieri e al sostegno all i s t ru z i o n e. La dichiarazione comune è stata firmata dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del dicastero vaticano, dal vescovo di Springfield, Mitchell T. Rozanki, presidente della commissione della Conferenza episcopale statunitense, e dai rappresentanti buddisti delle varie tradizioni intervenute: srilankese, thailandese, cambogiana, vietnamita, tibetana, cinese, Zen, della Terra pura e le recenti Won e Rissho Kosei-kai. Come ha assicurato loro Papa Francesco che li ha ricevuti in udienza in Vaticano mercoledì 24 giugno «in questo momento storico tanto ferito da guerre e da odio, questi piccoli gesti sono seme di pace e di fraternità». DA M A S C O, 1. «Caritas Siria ha mandato i suoi aiuti, ma le esigenze aumentano di giorno in giorno. Tra i cristiani non ci sono feriti, ma molti di loro, come tutti gli altri, sono concentrati in accampamenti di fortuna. Tanti dormono all aperto e la situazione si complica di giorno, a causa del caldo insopportabile». È la drammatica testimonianza di monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo Hassaké-Nisibi dei Siri, che riferisce, attraverso l agenzia Fides, degli sviluppi della crisi in Siria denunciando il caso di quattromila famiglie cristiane che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni andando così ad accrescere la massa di profughi interni già presente nella regione. Nella città di Hassaké, maggiore centro abitato della provincia nordorientale di Jazira, si combatte infatti strada per strada, dopo che i miliziani jihadisti del Daesh a c ro n i m o in arabo usato per indicare il cosiddetto Stato islamico dopo una lunga serie di attacchi, sono riusciti la scorsa settimana a entrare in alcuni quartieri, provocando l esodo di massa di almeno persone. Tra queste, appunt0, anche quasi famiglie cristiane (caldei, assiri, siri cattolici e siri ortodossi) che hanno in gran parte trovato rifugio nella vicina area urbana di Qamishli. Lo stesso arcivescovo Hindo ha dovuto abbandonare, assieme ai suoi fedeli, Hassakè e attualmente ha trovato riparo anche lui a Qamishli. Il suo drammatico racconto presenta un immagine concreta dei tanti fattori in gioco nel conflitto siriano. «L esercito governativo riferisce il presule sta momentaneamente riguadagnando terreno, con molta difficoltà, visto che si combatte in ambiente urbano. D altro canto, le milizie curde presenti nella zona hanno risposto alle incursioni del Daesh solamente quando i jihadisti hanno provato ad attaccare i quartieri curdi, concentrati nella parte orientale della città. Fino a quel momento non avevano fornito sostegno all esercito governativo. C è anche da aggiungere che una parte della popolazione locale si è messa dalla parte dei miliziani del Daesh: quando questi sono arrivati nel quartiere sud-orientale di al-nachwa, da lì hanno fatto uscire le Cambiamenti nello scenario religioso mondiale Come crescono i «nones» WASHINGTON, 1. Gli statistici li hanno catalogati come nones. Sono coloro che dichiarano di non riconoscersi in nessuna affiliazione religiosa ufficiale, anche se non necessariamente sono atei. Ebbene, questi nones rappresentano il 16 per cento della popolazione mondiale e costituiscono il più grande grupp o re l i g i o s o in sette Paesi. Ma, soprattutto, rappresentano ormai il secondo gruppo più consistente in quasi la metà (48 per cento) delle nazioni del pianeta. Infatti, mentre i cristiani o i musulmani costituiscono il più grande gruppo religioso in nove nazioni su dieci, i nones hanno raggiunto la seconda posizione nella maggior parte delle Americhe e dei Paesi europei, così come in molte regioni dell Africa sub-sahariana. È quanto emerge da una rilevazione diffusa dal Pew Research Center, istituto statunitense molto attento all evoluzione delle dinamiche religiose e che da qualche tempo ha cominciato a seguire con grande attenzione proprio il lievitare dei nones, soprattutto per la loro crescente influenza numerica negli stessi Stati Uniti, dove i protestanti non rappresentano più la maggioranza dei credenti. Mentre la cronaca costringe così sempre più spesso a occuparsi delle conseguenze del fondamentalismo, lo scenario religioso mondiale sembra mutare sotto la spinta di un fenomeno almeno all apparenza opposto. Alla radicalità dell e s t re m i - smo religioso i nones contrapp ongono una personalità indefinita. Tra questi figurano, infatti, gli atei e gli agnostici, come pure coloro che hanno un mix di credenze e di pratiche religiose ma non si identificano con una fede in particolare. Andando nello specifico si evidenzia che nei 112 Paesi in cui i nones sono il secondo gruppo religioso, i cristiani nel loro insieme sono al primo posto in 106 nazioni. I cristiani risultano essere il secondo più grande gruppo religioso in 43 Paesi in gran parte prevalentemente musulmani, in Nord Africa e Medio oriente anche se in molti di questi Stati, come l Arabia Saudita e la Libia, meno del cinque per cento degli abitanti è cristiano. Infatti, in molti Paesi il divario tra il primo e il secondo gruppo religioso è molto ampio. I musulmani sono il secondo più grande gruppo in 30 Paesi. È il caso di alcune nazioni sub-sahariane e dell Africa meridionale a tradizione prevalentemente cristiana. L islam è anche la seconda religione in India, dopo l induismo. donne e i bambini. Ma i maschi giovani e adulti sono rimasti, e si sono schierati col Daesh. E adesso proprio quel grande quartiere è al centro degli scontri più violenti tra le forze governative e quelle del cosiddetto Stato islamico». Ma nel frattempo, come accennato, per la nuova massa di profughi concentrata soprattutto a Qamishli, è già iniziata l'emergenza umanitaria, con gli interventi di Caritas Siria che non riescono a soddisfare le crescenti necessità di assistenza. Contro l estremismo in Marocco Esp erti per preparare gli imam RA B AT, 1. Coach americani per all e n a re gli imam contro gli estremismi religiosi. Il Marocco ingaggia i consulenti per la formazione professionale targati Stati Uniti e li inserisce nel quadro della strategia contro il terrorismo di matrice ideologica. Alla Rabita Mohammedia degli Oulemas, la massima autorità religiosa che detta le linee per la formazione dei predicatori islamici, hanno ritenuto che l esperienza dei coach che motivano i manager statunitensi possa essere utile. Così, riferisce l agenzia Ansa, queste figure sono entrate nei programmi del prossimo anno dell università per imam di Rabat. Sotto la guida del rettore, Abdesselam Lazaar, che controllerà il loro operato, gli esperti statunitensi saranno chiamati a far lezione su come resistere alle ideologie estremiste e affrontare ad armi pari gli attacchi propagandistici. Il programma che è stato messo a punto comprende anche lezioni di analisi dei materiali audio e video diffusi nella rete dai terroristi per imparare a smantellare pezzo a pezzo il contenuto di ogni messaggio. L Arciconfraternita Santa Maria Odigitria dei Siciliani in Roma esprime sentite condoglianze al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la morte dell amata sorella CAT E R I N A MAT TA R E L L A in ADRAGNA indimenticabile Emerita Priora dell Arciconfraternita, partecipando al Suo dolore e assicurando preghiere di suffragio per la cara sorella e di conforto per i familiari tutti.

7 giovedì 2 luglio 2015 L OSSERVATORE ROMANO pagina 7 La storia di tre prigionieri nella ex Jugoslavia che hanno partecipato ai programmi della Caritas Per l o dio non c è più spazio SA R A J E V O, 1. Un serbo ortodosso, un bosniaco musulmano e un croato cattolico, accomunati dallo stesso passato di ex detenuti nei campi di prigionia, durante la guerra nella ex Jugoslavia, e ora dallo stesso presente, dopo aver partecipato ai programmi Caritas di peacebuilding e riconciliazione. Hanno subìto torture e violenze, ma attraverso il progetto Pro-Future hanno compreso che il popolo di cui facevano parte si era macchiato degli stessi crimini commessi da coloro che li avevano perseguitati. A parlare delle storie di Janko Samoukovic, Amir Omerspahic e Zdenko Šupuković è il Sir Europa in un ampio dossier dedicato a questa martoriata parte del continente. «Parlando spiega Samoukovic abbiamo capito che avevamo vissuto situazioni simili, che la nostra sofferenza era comune. Il lavoro degli psicologi ci ha aiutato a raccontare le nostre storie senza provare dolore, elaborando il dramma. Ma questo modo di lavorare ha valore solo se siamo in tre a portarlo avanti: serbi, bosniaci, croati. Non voglio ingrandire il mio dolore per sminuire quello degli altri». I tre hanno raccontato pubblicamente la loro esperienza a conclusione del tour della riconciliazione e della memoria organizzato dalla Caritas alla vigilia del viaggio apostolico di Papa Francesco a Sarajevo, il 6 giugno. Janko Samoukovic, serbo ortodosso, aveva 23 anni quando è scoppiata la guerra: «Non credevo potessero farmi del male perché io non avevo mai fatto male a nessuno. Avevo fiducia nelle altre persone». Venne internato nel Silos di Tarčin, un vecchio magazzino per lo stoccaggio dei cereali. Dopo violenti interrogatori da parte dei soldati dell esercito bosniaco, fu trasferito in una cella di cemento. Da mangiare qualche fetta di pane e un po d acqua. Dopo quindici giorni cominciò ad avere svenimenti per la fame. Era sottoposto a torture fisiche e psicologiche. Una guardia continuava a puntargli il fucile contro. «Ero combattuto racconta tra l istinto alla sopravvivenza e il desiderio che il grilletto lo premesse davvero per porre fine a quell inferno». Poi la liberazione, ma «il mondo che avevo conosciuto prima non esisteva più. Non sapevo come comportarmi verso la vita. Oggi sono felice di dire che nel mio nuovo mondo non c è spazio per l o dio, perché l odio mi impedisce di essere felice». La storia di Amir Omerspahic, bosniaco musulmano, si può invece racchiudere in alcune parole pronunciate dal Papa nell omelia allo stadio Koševo: «Quella persona, quel popolo, che vedevo come nemico, in realtà ha il mio stesso volto, il mio stesso cuore, la mia stessa anima». Imprigionato prima nel campo di Šljivovica e poi sotto custodia della polizia regolare serba, ebbe salva la vita grazie all intervento di un medico serbo, il quale predispose il ricovero di Amir, all ep o- ca diciassettenne, ferito a un dito e sul quel dito malato ripetutamente picchiato, «fino a quando questo non è caduto». Trasportato d u rg e n - za all ospedale, è lì che per la prima volta sentì un po di calore umano. Grazie anche a quel medico dal cuore pieno di umanità («nella mia testa ho ben impresso il volto di quella persona che mi ha salvato la vita»), è riuscito a «non odiare il popolo serbo». Simile l esperienza vissuta da Zdenko Šupuković, croato cattolico. Arruolatosi nell esercito, resistette alle forze serbe per un anno, insieme all armata bosniaca, alleata dei croati. Poi le conflittualità in seno ai due eserciti diventarono sempre più accentuate, tanto che Zdenko e altri soldati decisero di arrendersi. Quindi, «ci rinchiusero in un edificio danneggiato e senza tetto e ci fecero indossare panni da lavoro. La cosa che faceva più male era la mancanza di cibo perché eravamo costretti a fare lavori pesanti, a scavare trincee o tagliare legna». Nonostante tutto, confessa, «mi veniva più facile fare questo che sopportare la violazione della dignità. La sensazione era che trattassero meglio gli animali di noi». Šupuković è stato imprigionato per 255 giorni. Oggi è invalido di guerra e soffre di stress post traumatico. Ma riconosce che «anche il mio popolo ha avuto molte colpe e non bisogna condannare tutta una nazione per quello che è successo. Chi ha commesso crimini ha un nome e un cognome e deve essere giudicato dai tribunali internazionali», conclude. «Abbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ciò che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilità di crescita nel rispetto di tutti», ha detto Francesco il 6 giugno a Sarajevo nel suo discorso alle autorità. Un messaggio di pace e riconciliazione, filo conduttore della sua visita nella capitale bosniaca. «È necessario un dialogo paziente e fiducioso»; in tal modo, «anche le gravi ferite del recente passato possono essere rimarginate e si può guardare al futuro con speranza». Incontro dei responsabili della pastorale migranti del Ccee O ltre la carità VILNIUS, 1. Di fronte alle dimensioni sempre più vaste del fenomeno migratorio e all emergenza dei rifugiati «vediamo un Europa molto spesso confusa, che sembra priva di una vera cultura dell accoglienza così come di una vera solidarietà tra i diversi Paesi che la compongono». È quanto ha affermato il cardinale Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e responsabile per le migrazioni in seno al Consiglio delle Conferenze episcopali d Europa (Ccee) in occasione dell incontro dei vescovi e responsabili nazionali per la pastorale dei migranti in Europa, in corso a Vilnius fino a giovedì. All i n c o n t ro partecipano 40 delegati di 21 Conferenze episcopali europee. Secondo il porporato, di fronte a tali mancanze è necessario ricordare «ai nostri responsabili e governanti che spetta alla politica trovare soluzioni che facilitino l accoglienza delle persone così come spetta alla politica europea impegnarsi senza egoismi e ipocrisie a risolvere situazioni di guerra e povertà che sono alle nostre porte». La sfida spirituale dell accoglienza è poi collegata «alla responsabilità che ognuno ha di pronunciare il suo sì a chi arriva», e «solo chi non smarrisce il valore infinito della persona che ha dinanzi è capace di gesti di accoglienza». Il cardinale si è detto convinto che «in un mondo dove l individualismo tende a chiudere ognuno nel proprio bunker, l accoglienza è doverosa, perché non si accolgono p ro b l e m i ma un essere umano che porta con sé un valore e una dignità inalienabile». Così «la questione dell accoglienza non potrà mai essere un tema dibattuto in maniera ideologica, ma prima di tutto sarà un atteggiamento esistenziale vissuto sia dal singolo sia dalla comunità». Accoglienza vuol dire anche reciprocità, perché non si tratta solo di offrire qualcosa a qualcuno in difficoltà, ma anche di «lasciare spazio all incontro. L accoglienza è quindi un incontro che genera poi un nuovo rapporto». Da qui la necessità dell educazione all accoglienza anche per le comunità cristiane. Per integrare sottolinea il cardinale Bozanic «c è bisogno di pazienza e amore». In questo senso, «la sfida non riguarda soltanto chi arriva da straniero nei nostri Paesi ma è anche rivolta a tutti quelli che sono chiamati ad accogliere e che con la stessa pazienza e amore devono essere compresi e abbracciati per essere spinti ad aprirsi a chi arriva». Dello stesso avviso anche padre Matthew John Gardzinski, officiale del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, che ha letto un testo a nome del cardinale Antonio Maria Vegliò. «Sul piano politico ha sottolineato Gardzinski nessuna singola nazione da sola è in grado di gestire e trattare in modo adeguato le migrazioni. Si tratta di un effetto della globalizzazione, che richiede la cooperazione e la reciproca collaborazione fra gli Stati e le nazioni per affrontare la situazione della migrazione con umanità, salvaguardando la dignità umana di ogni persona». Così come a livello politico nessuna singola nazione è in grado di rispondere adeguatamente alla situazione della migrazione in corso, «in modo analogo anche la Chiesa deve lavorare per gestire meglio le sfide che le migrazioni pongono non solo sul piano assistenziale». Visto che il fenomeno migratorio negli ultimi mesi ha dimostrato di essere una grande sfida per le singole nazioni, così come per l'intera comunità europea, sollecitando i Governi a trovare soluzioni efficaci e solidali all arrivo di un così gran numero di migranti, «la Chiesa ha dichiarato padre Gardzinski continua a dichiarare la necessità di una prospettiva più ampia al problema, un approccio che tenga conto del criterio etico fondamentale basato sull unità della famiglia umana e del suo sviluppo verso il bene». Per il religioso, compito della Chiesa è di essere «una voce profetica in favore dei migranti, chiedendo un approccio che va oltre l aspetto caritatevole». Celebrata in Albania la prima assemblea nazionale Prospettive di una Chiesa giovane TIRANA, 1. Circa trecento partecipanti, fra i quali sette vescovi, centoventi sacerdoti (dei centossessanta presenti nel Paese), religiosi, religiose e tanti laici giunti dalle cinque diocesi e dall amministrazione apostolica dell Albania meridionale: è stata «un momento di grazia e di gioia» (per usare le parole di don Gjergj Meta, dell arcidiocesi di Tirana-Durazzo, portavoce dell evento) la prima assemblea nazionale della comunità ecclesiale albanese, riunitasi a Scutari dal 18 al 20 giugno, a venticinque anni dalla caduta del Lutto nell episcopato Monsignor Víctor de la Peña Pérez, vescovo titolare di Avitta Bibba, già vicario apostolico di Requena, in Perú, è morto mercoledì 1 luglio in Spagna. Il compianto presule era nato in Villaldemiro, arcidiocesi iberica di Burgos, il 14 settembre 1933, ed era stato ordinato sacerdote francescano il 3 luglio Missionario in Perú, era stato eletto alla sede titolare di Avitta Bibba e nel contempo nominato vicario apostolico di Requena il 17 dicembre Aveva ricevuto l ordinazione episcopale il 3 luglio Aveva rinunciato all ufficio pastorale il 30 luglio Quindi si era ritirato in Spagna. Le esequie si celebrano giovedì 2 luglio nella diocesi di Jerez de la Frontera. comunismo. Durante i lavori, incentrati sul tema «La gioia del Vangelo ieri, oggi e domani», si è cercato di compiere una verifica del lavoro fatto in questi anni, della presenza della Chiesa cattolica nella vita sociale e delle prospettive per il futuro. Un analisi, spiegano gli organizzatori, «non solo del lavoro ma soprattutto dell impegno di fedeltà della Chiesa, la quale ha la sua ragion d essere proprio nella missione di annunciare alla gente il Vangelo». Tutte le realtà ecclesiali si sono trovate insieme per riflettere e guardare al futuro. Ciò che maggiormente ha colpito i presenti è la giovinezza della Chiesa albanese, sia nelle persone sia nelle strutture. «È il frutto ha detto don Meta di un lavoro faticoso, ma soprattutto è il dono di grazia che ci viene dal sangue dei nostri martiri, nutrimento essenziale per la nuova evangelizzazione in Albania. La nostra Chiesa non può dimenticare la loro testimonianza, anzi dobbiamo guardare a loro per progettare il futuro». Durante l assemblea sono emerse diverse proposte per la catechesi, per la pastorale familiare e giovanile, per la pastorale vocazionale (in tanti, nel corso dei lavori, hanno evidenziato lo scarso numero di vocazioni nel Paese). Altra istanza riguarda gli itinerari di catechesi, che non devono essere finalizzati esclusivamente all ammissione ai sacramenti, ma devono rappresentare un percorso di crescita nella fede. Da tutti i presenti è venuta poi la richiesta di catechismi inculturati, ovvero che «respirino la cultura e la lingua albanesi»: è stato proposto di creare una Commissione nazionale che lavori in questa direzione. Altre sollecitazioni hanno riguardato la preparazione degli agenti pastorali e una maggiore collaborazione e collegialità tra vescovi, sacerdoti e re l i g i o s i. Capitolo a parte l impegno dei laici. «Dobbiamo imparare a lasciare spazio alla loro presenza nel vissuto ecclesiale», ha sottolineato il portavoce. Ma ai laici è chiesta maggiore attenzione alle situazioni sociali difficili: «Se è vero che le nuove povertà ci interpellano, è altrettanto vero che in Albania c è ancora tanta povertà materiale, percepita, in particolare, dalle famiglie giovani e con molti figli. È qui che il laicato cattolico deve agire». Azione che deve estendersi alla lotta contro «i gravi problemi che stanno devastando il Paese: corruzione, disoccupazione, criminalità». Serve «una Chiesa che non taccia ma che collabori per la costruzione del bene comune». L Albania è una terra molto cara all Azione cattolica italiana, presente fin dai primi anni successivi alla dittatura. Tra Ac e molte realtà ecclesiali radicate nelle varie diocesi vi è un legame fraterno consolidato e alimentato da un continuo fiorire di contatti e iniziative. È in questo solco che si è inserito il viaggio che ha portato in Albania, dal 27 al 30 giugno, il presidente nazionale Matteo Truffelli, accompagnato da Anna Maria Tibaldi e Maria Grazia Tibaldi che in questi anni hanno seguito le varie iniziative di formazione dei laici. L Azione cattolica albanese sta muovendo i primi passi e i vari gruppi si sono incontrati domenica 28 giugno a B a t h o re. Lettera pastorale dei vescovi cechi sulle opportunità del periodo estivo Una nuova scoperta PRAGA, 1. Le vacanze estive rappresentano un opportunità per riposare e divertirsi ma anche per rafforzare i legami affettivi e la spiritualità: lo scrivono i vescovi cechi in una lettera pastorale nella quale sottolineano che quei due mesi di tempo libero, senza lezioni da seguire e con pochi compiti da fare, è un occasione per le famiglie, non solo per trascorrere più tempo insieme ma anche per crescere nella fede come «piccole comunità cattoliche», approfondendo il loro rapporto con Dio. Secondo la Conferenza episcopale, i genitori hanno un compito importante: pregare Dio per chiedergli aiuto nell educazione dei propri figli e per permettere a Gesù Cristo di essere realmente presente nella vita quotidiana delle loro famiglie. Occorre prestare attenzione a un corretto insegnamento delle verità della fede cattolica: «È importante soprattutto perché lo scetticismo nei confronti della Chiesa nella nostra società è principalmente causato dal fatto di non conoscere le nozioni fondamentali che riguardano Dio e la Chiesa, cosa che sorprendentemente si osserva anche in persone molto istruite». Per prevenire questo fenomeno, i ragazzi dovrebbero imparare ciò che concerne i valori, il senso della vita, l amore di Dio, il peccato, ricordando l importanza delle comunità scolastiche che esercitano un grande impatto sullo sviluppo e sulla formazione degli studenti, non soltanto durante le lezioni di religione cristiana, ma anche attraverso le normali comunicazioni informali con i compagni di scuola, gli insegnanti e i sacerdoti coinvolti nel processo educativo. Gli alunni e gli studenti creano una comunità che risulta fondamentale per «ancorare la loro vita nella fede» e imparare «come ascoltarsi e aiutarsi a vicenda, come costruire e mantenere le amicizie». I vescovi invitano a proseguire questo processo durante le vacanze scolastiche, «in una modalità più leggera», suggerendo che sarebbe utile se questo sistema scolastico di educazione alla fede fosse sostenuto dalla partecipazione di alunni e studenti ad «appropriate attività che offrano l opportunità di sviluppare la fede e condividerla con gli altri». Sul sito in rete, la Conferenza episcopale pubblica e aggiorna regolarmente, il calendario delle attività destinate ai giovani e ai bambini nei mesi di luglio e agosto; include festival, campi, corsi, mostre, spettacoli e pellegrinaggi.

8 pagina 8 L OSSERVATORE ROMANO giovedì 2 luglio 2015 Un pastore «profondamente radicato nella roccia che è Cristo»: così Papa Francesco ricorda il patriarca di Cilicia degli Armeni, Nersès Bédros XIX Tarmouni, in un messaggio inviato in occasione dei funerali, celebrati martedì 30 giugno a Beirut. Di seguito pubblichiamo una nostra traduzione italiana del testo francese. A Sua Eccellenza Monsignor Grégoire Ghabroyan, Amministratore della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni È con profonda tristezza che ho appreso la notizia del ritorno alla casa del Padre del nostro benamato fratello in Cristo, Sua Beatitudine Nersès Bédros XIX Tarmouni, Patriarca di Cilicia degli Armeni. Serbo nel cuore il ricordo del mio incontro con lui, accompagnato dai vescovi del Sinodo e dai fedeli di questa Chiesa Patriarcale, in occasione della commemorazione delle vittime del Metz Yegern e della proclamazione di San Gregorio di Narek a Dottore della Chiesa Universale. Questi Messaggio papale per i funerali di Nersès Bédros XIX Ta r m o u n i Tre eredità eventi vissuti presso le reliquie dell Apostolo San Pietro è come se avessero compiuto il lungo e fedele percorso dal vostro Caput et Pater che permette di sottolineare alcuni aspetti caratteristici della sua persona. Egli era, innanzitutto, profondamente radicato nella Roccia che è Cristo. Riteneva che il tesoro più prezioso che il vescovo è chiamato ad amministrare fosse la fede proveniente dalla predicazione apostolica. Sua Beatitudine si è prodigato generosamente per la sua diffusione, in particolare favorendo la formazione permanente del clero affinché, persino in contesti difficili, i ministri di Dio rinnovassero la loro adesione a Cristo, unica speranza e consolazione dell umanità. Si è adoperato per far sì che la giusta commemorazione delle sofferenze vissute dal popolo armeno nel corso della sua storia divenisse un azione di rendimento di grazie a Dio, considerando l esempio dei martiri e dei testimoni, e ottenesse Nella cattedrale patriarcale a Beirut «Un uomo di preghiera, un uomo di servizio, un uomo del popolo. Una guida coraggiosa e coscienziosa, un padre devoto e un prete esemplare»: il ritratto di sua beatitudine Nerses Bedros XIX Ta r m o u n i, patriarca di Cilicia degli armeni morto giovedì 25 giugno all età di 75 anni è stato tracciato durante i funerali celebrati martedì 30 giugno, nella cattedrale patriarcale di San Gregorio e Sant Elia a Beirut. È stato il vescovo Grégoire Ghabroyan, amministratore della Chiesa patriarcale durante la sede vacante, a tenere l omelia per le esequie presiedute dal delegato papale, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, che ha letto il messaggio di Francesco. Erano presenti, fra gli altri, il nunzio apostolico in Libano, arcivescovo Gabriele Caccia, e l assemblea dei patriarchi cattolici del Paese, guidata dal presidente, il cardinale maronita Bechara Raï. Significativa a livello ecumenico la presenza anche del patriarca siroortodosso Ignazio Efrem e del catholicos armeno di Cilicia, Aram I, che ha recitato una preghiera e impartito la benedizione. Da parte sua Karekin II, patriarca supremo e catholicos di tutti gli armeni, ha fatto pervenire un messaggio di cordoglio. Tra le autorità politiche intervenute, il presidente emerito della Repubblica libanese Suleiman di cui non è stato ancora eletto il successore con un rappresentante del Governo e uno del presidente del Parlamento del Libano. Il presidente della Repubblica armena era rappresentato da un ministro. Al termine del rito il patriarca Tarmouni è stato sepolto nella sede patriarcale della capitale libanese. allo stesso tempo da Lui il balsamo della consolazione e della riconciliazione, il solo a poter guarire le ferite più profonde delle anime e dei pop oli. Il Patriarca Nersès ha potuto infine gioire, insieme a tutto il popolo armeno, per l elevazione di san Gregorio di Narek al titolo luminoso di Dottore della Chiesa. Sua Beatitudine ha spesso auspicato che l irraggiamento spirituale di questo grande santo divenisse un esempio per i pastori e per i fedeli, certo che in san Gregorio di Narek ognuno potesse conoscere le meraviglie che il Signore è capace di compiere nel cuore che si apre a Lui, nella semplicità e nell abbassamento quotidiani, divenendo così solidale con il dramma dell umanità attraverso un intercessione continua. Invitati a raccogliere questa triplice eredità che il Patriarca Nersès ci ha lasciato, imploriamo lo Spirito Santo di continuare a rinnovare il volto della Chiesa Armeno-Cattolica, grazie all impegno dei pastori e dei fedeli, e affidiamo anche al Padre di ogni Misericordia le fatiche legate ai limiti e alle fragilità della condizione di pellegrino in cammino verso l eterna Patria. Alla famiglia di Sua Beatitudine e a tutti coloro che partecipano alle sue esequie imparto di cuore la Benedizione Apostolica, invocando la protezione della Madre di Dio e presentando al Signore l anima del nostro fratello Nersès Bédros con le parole di san Gregorio di Narek: «Noi ti preghiamo, ti imploriamo, con sospiri pieni di lacrime, con tutta la nostra anima, o gloriosa potenza creatrice, Spirito compassionevole, indistruttibile, increato, eterno, che intercedi per noi presso il Padre m i s e r i c o rd i o s o con gemiti ineffabili. Tu proteggi i santi, purifichi i peccatori e li trasformi in templi vivi e vivificanti, come piace al Padre tuo Altissimo». Dal Vaticano, 27 giugno 2015 FRANCESCO Reso noto il programma del viaggio a Cuba e negli Stati Uniti Ritorno in America Si svolgerà dal 19 al 27 settembre il decimo viaggio internazionale del pontificato di Francesco. Il programma ufficiale della visita a Cuba, negli Stati Uniti d America per partecipare all ottavo incontro mondiale delle famiglie e alla sede dell Onu è stato reso noto martedì 30 giugno, dalla Sala stampa della Santa Sede. Per Papa Bergoglio si tratta del terzo viaggio nel continente americano dal quale egli stesso proviene dopo quello del luglio 2013 in Brasile, in occasione della ventottesima giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, e l imminente visita in Ecuador, Bolivia e Parag u a y. In tutto il Pontefice dovrebbe pronunciare ventiquattro tra discorsi e omelie. La prima tappa sarà all Avana, dove l arrivo è previsto nel pomeriggio di sabato 19. All aeroporto internazionale della capitale cubana si svolgerà la cerimonia di benvenuto. Domenica mattina il Papa celebrerà la messa nella piazza della Rivoluzione, luogo che ricorda le precedenti visite di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Nel pomeriggio, quindi, si recherà nel palazzo della Rivoluzione per la visita al presidente Raúl Castro. Lunedì 21 si trasferirà nella città di Holguín, a 150 chilometri dalla capitale, per celebrare la seconda messa del viaggio in terra cubana. Nel pomeriggio sarà invece a Santiago de Cuba, la seconda città per importanza del Paese, dove il giorno seguente martedì 22 celebrerà nel santuario mariano di Nuestra Señora de la Caridad del Cobre. Al termine il Papa volerà alla volta di Washington. Nella capitale statunitense mercoledì 23 si recherà alla Casa Bianca per la visita al presidente Barak Obama. Poi, nel pomeriggio, nel santuario nazionale dell Immacolata concezione presiederà la cerimonia di canonizzazione del francescano missionario spagnolo Junípero Serra. Giovedì 24, dopo la visita al Congresso degli Stati Uniti e a un centro Caritas parrocchiale per incontrare un gruppo di senzatetto, raggiungerà New York. E subito presiederà i vespri nella cattedrale di San Patrizio. Nella mattina di venerdì 25 settembre il Papa parlerà davanti all assemblea generale delle Nazioni Unite e incontrerà lo staff e il personale Onu. Prima di lui avevano preso la parola, dagli scranni del Palazzo di Vetro, Paolo VI, nel 1965, e gli stes- Le persone e il pianeta al centro della conferenza internazionale promossa da Iustitia et Pax e da un gruppo di ong cattoliche L enciclica Laudato si ha gettato una luce coraggiosa sul fatto che il cambiamento climatico è frutto della disuguaglianza nell umanità, e che il dramma della povertà e la salvaguardia dell ambiente sono intimamente connessi: «Non si risolve il problema della povertà se contestualmente non si risolve anche quello del cambiamento climatico che sta mettendo in pericolo il nostro pianeta». È questa una delle affermazioni più forti emerse dalla presentazione della conferenza di alto livello «Le persone e il pianeta al primo posto: l imp erativo di cambiare rotta», in programma all Augustinianum di Roma il 2 e il 3 luglio. Motivazioni e contenuti dell incontro, organizzato dal Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e dalla International Alliance of Catholic Developments Organisations (Cidse), sono stati illustrati ai giornalisti mercoledì mattina, 1 luglio, nella Sala Stampa della Santa Sede. Facendo proprio riferimento all «ecologia onnicomprensiva e globale» che emerge dall enciclica di Francesco, il sottosegretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, Flaminia Giovanelli, ha letto il testo dell intervento preparato per l occasione dal presidente del dicastero, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, il quale, di ritorno dagli Stati Uniti, terrà giovedì 2 l intervento introduttivo della conferenza. Il Papa, scrive il porporato, «lamentando il sostanziale fallimento dei passati summit internazionali sullo sviluppo, richiama urgentemente ad accordi internazionali applicabili per fermare il cambiamento climatico». Ci si aspetta in questo senso una decisa e concreta presa di coscienza sia nella prossima assemblea generale delle Nazioni Unite, a metà settembre, sia nella conferenza parigina Cop21 che si terrà dal 30 novembre all 11 dicembre. Fondamentale sarà capire che «il più grande ostacolo all imp erativo di cambiare rotta non è economico, scientifico o anche tecnologico, piuttosto si trova nelle nostre menti e nei nostri cuori». Ecco perché, ha spiegato Bernd Nilles, segretario generale della Cidse, si è deciso di convocare a Roma la conferenza internazionale che vedrà la partecipazione di oltre duecento tra politici, scienziati, rappresentanti di organizzazioni cattoliche e della società civile: si vuole offrire «una cassa di risonanza all enciclica e alimentare un dibattito per trovare soluzioni alternative». Lo scopo è quello di favorire una positiva pressione nei confronti di quanti sono chiamati a decidere sulle sorti del pianeta; occorre, ha detto Nilles, «trovare un accordo equo, virtuoso, giuridicamente vincolante», arrivare a «decarbonizzare l economia», chiarire «le percentuali di emissioni Cambio di rotta si Wojtyła per ben due volte nel 1979 e nel 1995 e Ratzinger, nel Quindi Francesco pregherà con altri leader religiosi al memoriale di Ground Zero, situato nell area del New World Trade Center, dove un tempo sorgevano le Torri gemelle distrutte durante gli attentati dell 11 settembre Nel pomeriggio, nel quartiere di Harlem, il Papa incontrerà bambini e famiglie immigrate, quindi celebrerà la messa al Madison Square Garden. Infine sabato 26 raggiungerà Filadelfia per celebrare la messa in cattedrale. Nel pomeriggio, dopo aver incontrato la comunità ispanica e altri immigrati, parteciperà alla festa delle famiglie presiedendo la veglia di preghiera. Domenica 27, dopo un incontro con i vescovi ospiti dell incontro mondiale delle famiglie, Francesco si recherà in un penitenziario per visitare i detenuti. Nel pomeriggio celebrerà la messa conclusiva dell i n c o n t ro mondiale, al termine della quale consegnerà il Vangelo di Luca alle famiglie di cinque città del mondo in rappresentanza dei cinque continenti: Hanoi, Kinshasa, L Avana, Marsiglia e S y d n e y. Alle 19.45, presso l aerop orto di Filadelfia, si svolgerà la cerimonia di congedo e il Papa partirà alla volta di Roma, dove l arrivo è previsto alle 10 del mattino di lunedì 28 settembre. Il cardinale Turkson all Unicef parla della «Laudato si» Con gli occhi di un bambino La Laudato si? È un enciclica da leggere con gli occhi di un bambino. E non solo per il linguaggio semplice, concreto, molto spesso immediato utilizzato da Papa Francesco, ma perché in essa si parla di futuro, futuro dell umanità e del pianeta che è la sua casa. Un enciclica caratterizzata dal senso di un intima connessione tra le generazioni e dalla convinzione che il male lasciato in eredità al mondo di domani ha già conseguenze immediate per chi vive oggi senza rendersi conto della gravità della crisi ambientale e sociale. È stato un discorso che ha unito realismo e utopia, concretezza e speranza, quello fatto nel pomeriggio di martedì 30 giugno a New York, alla Unicef House, dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace. Partendo da alcune idee fondamentali che sono alla base dell enciclica l umanità non è separata dall ambiente in cui vive; i cambiamenti climatici sono innegabili e aggravati dalle attività umane; due tra i più gravi errori dell uomo sono la cultura dello scarto e l ingenua fiducia di poter risolvere tutto con la tecnologia e l economia; l imp ortanza di comprendere la natura etica di una crisi che richiede anche il recupero della dimensione spirituale il realmente sostenibili», aumentare il «ruolo delle energie rinnovabili», sostenere il concetto di «equità» secondo il quale chi è storicamente responsabile delle emissioni inquinanti, maggiormente deve impegnarsi e pagare per sanare la situazione e aiutare i Paesi con più gravi difficoltà. Ma l impegno che si richiede ai singoli Stati, alle istituzioni, alle grandi compagnie, non toglie quello individuale. Perciò il Cidse, sulla scorta di quanto auspicato dal Pontefice nella Laudato si, lancia una campagna «per un nuovo stile di vita sostenibile» che richiama proprio il concetto di interconnessione tra le persone e l ambiente in cui vivono e tra le generazioni presenti e future. La campagna si intitola «Change for the Planet. Care for the People», perché le persone e il pianeta, insieme, siano sempre messe al primo posto anche nei piccoli gesti della quotidianità: dai consumi di energia all alimentazione. Tali concetti sono stati ripresi e ribaditi anche da Ottmar Edenhofer, dell I n t e rg o v e r n - mental Panel on Climate Change, il quale ha proposto una lettura dell enciclica di Francesco nella quale viene messo in evidenza il fatto che questa non è semplicemente «un enciclica ambientale» ma parla di una «sfida etica». La soluzione del problema scientifico ed etico sollevato dalla Laudato si, ha detto Edenhofer, si può trovare solo «nella cooperazione internazionale» che preveda un franco e costruttivo «dialogo tra scienza, politica, economia e religione». A tale riguardo, significativo è stato anche l intervento conclusivo della giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein. «Femminista, ebrea, laica», come lei stessa si è definita, Klein si è detta piacevolmente sorpresa dell invito a partecipare alla conferenza. La sua testimonianza personale ha mostrato come le tematiche evidenziate da Papa Francesco nell enciclica coinvolgano ogni persona indipendentemente dal credo religioso. La scrittrice si è detta «scioccata dal coraggio e dalla poesia dell enciclica, commossa da un linguaggio che parla al cuore, conquistata dalla sua verità potente». L auspicio, ha detto, è che questo vigoroso richiamo alle coscienze ci faccia rendere conto che «non siamo i padroni del mondo, ma stiamo scatenando forze naturali molto più potenti di noi», anche se «non è troppo tardi per cambiare la strada sulla quale l umanità si è incamminata». È una sfida difficile, di fronte alla quale, ha detto Klein, i politici non possono più mentire: ma «difficile ha concluso con una nota di ottimismo non è lo stesso di impossibile». Il piccolo principe in un acquerello di Saint-Exupéry porporato ha proposto una lettura della Laudato si incardinata su una questione chiave: «Quale mondo lasciamo in eredità alle generazioni fut u re?». E questa lettura, ha detto il cardinale, è opportuno farla proprio con gli occhi dei bambini che, per loro natura, riescono più facilmente a cogliere l intima connessione che c è fra le cose, fra l umanità e la natura. Fondamentale è il concetto di «avere cura»: cura di se stessi, dei propri figli, della «nostra casa comune». È l «ecologia integrale» che fa da filo conduttore dell intera enciclica di Fr a n c e s c o. Un enciclica, ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, che «non è un documento astratto», ma «risuona della nostra esperienza umana vissuta». L uomo contemporaneo, infatti, si trova immerso in un sistema sociale ed economico che, invece di favorire lo sviluppo integrale delle persone e la salvaguardia del creato, porta alla distruzione di piante e specie animali «che i nostri bambini non potranno mai vedere», costringe famiglie e popoli alle migrazioni, alimenta una cultura dello scarto che permette lo sfruttamento sessuale dei bambini e l abbandono degli anziani. Bisogna rendersi conto, ha affermato il porporato, che «se noi non mettiamo nulla da parte di prezioso nel mondo», non solo facciamo del male alle generazioni future, ma «distruggiamo una parte di noi stessi, perché siamo completamente collegati». D all enciclica, ha concluso il cardinale, emerge il forte desiderio del Papa di ispirare «un radicale cambiamento delle menti e dei cuori» che ci faccia capire che il bene comune «non è solo orizzontale (il bene di ciascuno ora), ma anche verticale (il bene delle generazioni future)». Si tratta di una «sfida che richiede in particolare dal mondo sviluppato umiltà, sobrietà e sacrificio, affinché tutti possano condividere le sconfinate meraviglie e le benedizioni che Dio ha voluto per noi nella sua creazione».

9 donne chiesa mondo tutte L OSSERVATORE ROMANO luglio 2015 numero 37 Sua madre confrontava queste cose nel suo cuore Le donne latinoamericane Dalla politica all attivismo per la difesa dei diritti umani, dalla scienza all arte, la storia latinoamericana è popolata da donne che hanno dettato legge e svoltato epoche. Ci sono quelle che hanno dominato la scena politica, reggendo per anni governi e lottando per la conquista del potere. O quelle che il primo fine settimana di ottobre trovano ogni anno la forza evangelizzatrice della pietà popolare ripercorrendo a piedi 67 chilometri nel segno della venerazione alla Madonna di Luján (raffigurata qui a sinistra), patrona dell Argentina. Ci sono quelle con forti ideali, che hanno combattuto in nome di un diritto, di un principio morale o dell uguaglianza civile. E poi ci sono quelle che marcano un epoca e che segnano una grande svolta. È il caso di Frida Kahlo, nata nel 1907 in Messico, prima donna pittrice a vendere un dipinto al Louvre e prima artista latinoamericana a presentare i suoi lavori in una galleria parigina. Oppure il caso di Evita Perón che, morta a soli 33 anni, fu la prima in America latina a essere candidata, nel 1951, alla vicepresidenza in Argentina: il suo ingresso in politica segnerà la fine della società tradizionale argentina. La politica per Evita e l arte per Frida sono la chiave di ingresso in spazi tradizionalmente maschili. Evita farà leva proprio sulla differenza per inserirsi nella scena politica senza mettere in discussione, in un primo momento, la divisione degli spazi maschili e femminili. Frida invece costruirà un percorso che inizia dal riconoscimento delle proprie radici e finisce con il diritto a partecipare e a essere politicamente presente nella comunità. Per entrambe, ciò che era personale era anche politico. È questo il filo rosso che unisce storie e momenti diversi delle donne latinoamericane: la dimensione politica della solidarietà. Che va da Rigoberta Menchú p re m i o Nobel per la pace (1992) e depositaria della cultura degli indios, una dei pochi indigeni sopravvissuti al genocidio in Guatemala a Estela Carlotto, inossidabile leader delle abuelas, le coraggiose nonne di Plaza de Mayo la cui resistenza non nasce come un movimento politico, bensì da un elementare risposta umana. Si tratta di donne di diversa estrazione sociale, per lo più modesta, cresciute nel rispetto dell autorità sociale e familiare, e nel desiderio di una normale vita quotidiana. Arrivano spontaneamente all azione politica dall universalità dei valori e dai diritti umani calpestati dal potere. Svolgono dalla fine degli anni Settanta un lavoro politico di incredibile lucidità, concretezza ed efficacia, che sarà il seme su cui si consoliderà l attuale democrazia dei Paesi dell America meridionale. A partire degli anni Ottanta sono altre donne quelle che sviluppano strategie di tipo comunitaria, rivolte al rinnovamento di strutture sociali e in grado di condividere i successi altrui, piuttosto che vedere in essi una minaccia al proprio ego e all affermazione della propria soggettività. Ciò che metodologicamente caratterizza le donne latinoamericane di questi anni è il costante riferimento a fatti sociali, reali e concreti dai quali hanno origine le condizioni di sfruttamento in diversi campi. (silvina pérez) donne chiesa mondo di M SI LV I N A PÉREZ onsignor Óscar Romero fu ucciso mentre stava celebrando la messa nella cappella dell ospedale della Divina Provvidenza a San Salvador, il 24 marzo Colpito alla testa, cadde immediatamente. Secondo la registrazione audio, il colpo venne sparato durante la consacrazione eucaristica, mentre Romero alzava il calice verso l alto. Per anni aveva denunciato le ingiustizie in Salvador e le violenze della polizia e dei militari contro i più deboli. Nel 1983, in visita in Salvador, Papa Wojtyła si recò a pregare sulla tomba del vescovo. La causa di beatificazione è iniziata nel 1997 ma si era poi bloccata, fino alla decisione di Papa Francesco. E così il 23 maggio scorso Romero è stato proclamato beato. Ancora oggi ascolto i nastri delle sue bellissime omelie Ogni volta è un grande dolore pensare alla sua solitudine Cecilia Romero è una delle nipoti di Romero e ha partecipato alla messa a San Salvador. Emozionata ci racconta quel giorno. A San Salvador alla messa di beatificazione hanno partecipato 260 mila fedeli. Romero diventa il primo della lunga schiera dei nuovi martiri contemporanei. Quanto è stato importante il ruolo di Bergoglio nell accelerare il processo di beatificazione? «Senza alcun dubbio, molto. Per noi è un grande segnale di riconciliazione e speranza. Era inspiegabile che un sacerdote ucciso sull altare mentre celebrava la messa non fosse riconosciuto martire. In questo modo la Chiesa oggi afferma ufficialmente che monsignor Romero non ha sbagliato in ciò che ha detto e fatto, così come alcuni hanno continuato a sostenere per anni. Credo che ci volesse il primo Papa latinoamericano per beatificare il difensore del popolo del Salvador! Mancavo dal mio Paese da undici anni e ho condiviso a San Salvador insieme ai suoi due fratelli ultraottantenni, Tiberio e Gaspar, questa gioia immensa». Resterà per sempre l immagine del suo corpo insanguinato circondato dai fedeli. Il momento della morte: cosa ha significato per lei quello scatto? «Ha reso ancor più eterna la sua figura di vescovo che era dalla parte degli ultimi. Fu il segno indelebile di un atto atroce che ha colpito almeno tre generazioni di salvadoregni. Un colpo solo, terribile. Romero sapeva bene che prima o poi Quel diploma mai consegnato A colloquio con Cecilia, una delle nipoti di monsignor Óscar Romero l avrebbero ucciso ma non indietreggiò mai. Tutti noi abbiamo sentito in famiglia il peso del cognome Romero, e per anni siamo stati costretti a fingere di non avere legami con lui. Da un certo punto in poi i contatti della mia famiglia con Romero si interruppero. Solo mio padre li mantenne, ma in segreto. Durante il 1979 un gruppo di militari sfondò la porta ed entrò in casa mia, subito chiesero di mostrargli i documenti e quando lessero R o m e ro si insospettirono. «Ah, quindi siete anche voi Romero! Siete parenti?», «No, non siamo parenti». Quanto dolore in queste parole. Nel 1980, finivo i miei studi da liceale e, da noi, la consegna dei diplomi la fa il vescovo. Non vedevo l ora che arrivasse ottobre, mese in cui era fissata la cerimonia, per ricevere dalle mani di mio zio il diploma e festeggiare con lui e la mia famiglia. Quel momento non si realizzò mai». «Quando fu ammazzato lo zio p ro s e - gue Cecilia avevo 18 anni e per lo stesso motivo (minacce di morte alla sua famiglia) non partecipai ai funerali. Una sofferenza nella sofferenza. Allora era troppo pericoloso, mio padre per prudenza non fece avvicinare fisicamente mia madre e tutti noi figli a monsignor Romero, che per primo gli consigliò di non farlo. Devo dire che il pericolo continuò anche dopo la sua morte. Fino agli anni Novanta era impossibile parlare apertamente di Romero. Il suo nome era ingombrante direi fino alla visita di Giovanni Paolo II nel 1996: da quel momento in poi cominciarono a cambiare le cose». Di Romero si è detto molto in questi lunghi anni. Ci aiuti a capire, chi era è veramente. «La sua vita è stata fortemente caratterizzata da una coerenza unica tra i valori in cui credeva, la sua fede e la sua vita quotidiana. Lottò per i diritti umani e non solo a parole, pagò con la vita il suo coraggio e la sua determinazione nell opporsi alla dittatura militare. Il suo senso di carità si estendeva anche ai suoi persecutori ai quali predicava la conversione al bene. Fu accusato di essere un membro della teologia della liberazione, ma lui era soltanto un cuore cristiano che soffriva per e con quelli più deboli. Romero voleva soltanto portare il Paese fuori della violenza combattendo quella che lui stesso chiamava l ingiustizia». Cosa è rimasto degli anni della guerra civile? La memoria è ancora viva nella so- ro una nuova fase dal punto di vista umano e della fede. Il delitto lo sconvolse. Purtroppo dopo Rutilio Grande, Romero vide cadere anche altri preti». Le sue catechesi, le sue omelie, trasmesse dalla radio diocesana, vennero ascoltate anche all estero: eravate al corrente della sua crescente popolarità? «Ho cominciato a sentirmi libera ascoltando e riascoltando le sue bellissime omelie. Ancora oggi sentire i nastri con le registrazioni mi provoca ogni volta un grande dolore. Penso alla sua solitudine, alle sue convinzioni e penso al fatto che nemmeno noi parenti siamo stati vicini come avremmo voluto. Eravamo abituati al silenzio, eravamo un popolo timido, chiuso. Io stessa sono cresciuta Mio zio contava sull aiuto dell avvocato Marianela García Villas Che verrà torturata e uccisa tre anni dopo di lui cietà salvadoregna? Cosa ne pensano le nuove generazioni? «La guerra civile non si può dimenticare, nonostante siano passati tanti anni. Durante la guerra civile circa il 2 per cento della popolazione ha perso la vita. È un dato sconvolgente se pensiamo concretamente cosa vuol dire all interno delle famiglie salvadoregne. Le tracce di quei tragici eventi sono ovunque. Molti trentenni sono i bambini orfani di ieri. El Salvador, infatti, è finalmente una democrazia, schiacciata dalle terribili eredità della guerra civile e naturalmente dalla crisi economica mondiale». Tornando a Romero, c è una data che segna il prima e il dopo nella sua vita: il 12 marzo 1977 quando Rutilio Grande, gesuita, venne ucciso in un piccolo paese a nord di El Salvador, Anguilares. Perché è così importate questa data? «Era il suo miglior amico. Ed ebbe un grande merito: lo avvicinò alla gente. Penso che l atro ce fine del suo migliore amico aprì in Romein quegli anni abituandomi al silenzio. Un silenzio che ha ucciso gran parte di noi. Sì, la radio era l unico modo per sapere per aprire gli occhi e avere notizie. Tutti si fermavano ad ascoltare. Qualcuno mi ha detto che all epoca era possibile camminare per le strade di San Salvador anche senza la radio, senza perdere una parola delle sue prediche, perché da tutte le case e da tutti i bar proveniva la sua voce. Devo dire che Romero rispettava una sorte di schema fisso. Nella prima parte commentava la Parola di Dio, nella seconda, alla luce di quella Parola, denunciava i fatti della settimana così come gli venivano documentati dal Socorro Jurídico, l ufficio di tutela dei diritti umani. Leggeva i nomi delle persone scomparse, trovate uccise nelle discariche della città. Era l unica fonte di informazione. La polizia fingeva di non conoscere i casi, per cui i familiari degli scomparsi si recavano ogni domenica nella cattedrale per avere notizie. Talvolta la notizia non riguardava il ritrovamento di un cadavere, ma quella di una detenzione e allora la famiglia riprendeva a sper a re». «Mio zio racconta ancora Cecilia contava sull aiuto dell avvocato Marianela García Villas, che poi verrà torturata e uccisa tre anni dopo di lui, nella giurisdizione di Suchitoto mentre stava raccogliendo le prove sull uso di armi chimiche contro la popolazione civile da parte dei militari. Aveva trentaquattro anni questa giovane militante per i diritti umani che amava suonare, dipingere e scrivere racconti. Era tra i più stretti collaboratori di Romero, a capo del piccolo gruppo di giovani avvo- Cecilia Romero ha 53 anni, è figlia di José Romero, cugino di primo grado dell a rc i v e s c o v o salvadoregno. È nata a San Salvador e vive in Italia da quindici anni. Ha sposato nel suo Paese un italiano che lavorava per l Unione europea, vivono a Tuscania, in provincia di Viterbo, con i due figli, Lucia ed Edoardo, di 16 e 15 anni. È molto legata a Tiberio e Gaspar Romero, i due fratelli ultraottantenni rimasti in vita di monsignor Romero. Fa parte della Commissione per la verità e della giustizia dei desaparecidos latinoamericani che il 28 maggio 2014 ha incontrato Papa Bergoglio. Sigan adelante, andate avanti ha detto Francesco alla delegazione di familiari dei desaparecidos di Argentina, Cile e Uruguay. Secondo Cecilia è nell ultima omelia, celebrata il 23 marzo 198o, che bisogna cercare il vero testamento cristiano di Romero: «Vorrei fare un appello speciale agli uomini dell esercito, in concreto alla base della Guardia nazionale, della polizia, delle caserme disse solo poche ore prima di essere ucciso Fr a t e l l i, siete del nostro stesso popolo, perché uccidete i vostri fratelli campesinos? Davanti all ordine di uccidere deve prevalere la legge di Dio che dice: non uccidere». cati che, a rischio della propria vita, registravano e indagavano le violenze quotidiane e redigevano settimanalmente un rapporto sulle violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato e dai gruppi armati di qualunque parte politica. È stata pressoché dimenticata nel nostro Paese, e non solo. Era l avvocata dei poveri e dei contadini e purtroppo se n è persa memoria: eppure ci troviamo di fronte a una martire dei diritti umani. A Romero, chi pensava di averlo messo a tacere per sempre, non solo ha dato voce a un popolo di fedeli, ma lo ha consegnato alla beatificazione eterna».

10 donne chiesa mondo women church world mujeres iglesia mundo femmes église monde donne chiesa mondo women church world mujeres iglesia mundo femmes église monde donne chiesa mondo Donarono i gioielli per la patria Ma soprattutto assistettero i feriti coltivarono la terra fecero ripartire l economia e la fecondità Sono state e sono tutt oggi il pilastro della società nazionale Il Paese delle donne L eroico servizio durante la tragica guerra della Triplice alleanza modello ancora attuale per le nuove generazioni Questo articolo è stato scritto per «donne chiesa mondo» dall équipe di catechiste e catechisti della parrocchia di San Francesco di Assisi in Ocopilla (Huancayo, Perú). La povertà estrema nella quale le donne che vivono nelle Ande devono provvedere alle necessità familiari ha come conseguenza anche la difficoltà nell accesso all educazione e la mancanza di attenzione per la salute fisica e mentale. Data la povertà delle zone rurali raggiunge il 66 per cento e la povertà estrema il 30 per cento le donne sono prive di diritti, pur essendo protagoniste dell alimentazione familiare: le donne delle campagne andine infatti, da millenni, svolgono un ruolo importante nel campo della sicurezza e della sovranità alimentare; contribuiscono all esercizio del diritto all alimentazione delle persone e sostengono proposte volte a far sì che i popoli decidano il tipo di produzione per il loro sostentamento. Tale ruolo però non è riconosciuto né valorizzato nelle loro comunità e neppure da parte dello Stato: le donne vengono escluse dalla proprietà delle terre e dall accesso all acqua, dalle prese di decisioni e dalla formazione in campo tecnologico. Fin dall infanzia su di loro gravano i lavori domestici e la cura della famiglia, anche se ciò significa trascurare se stesse e la propria salute e mettere da parte le proprie aspirazioni. Maltrattamenti fisici, psicologici e sessuali, l incesto seguito molto spesso da gravidanze forzate per bambine e adolescenti, la tratta ai fini di sfruttamento sessuale e il femminicidio, sono alcune delle espressioni quotidiane della violenza contro le donne delle campagne andine. L impunità di fronte a simili fatti è la norma, a causa dell ignoranza delle donne riguardo ai loro diritti e alle norme che le proteggono, ma anche a causa di una società di tipo maschilista e della debole e inefficiente presenza e azione dello Stato, che arriva a negare alle vittime il diritto alla giustizia. Il diritto a una vita libera dalla violenza è pertanto lungi dall essere una realtà concreta per le donne andine delle campagne. La normativa vigente, che risponde a una visione urbana e occidentale, non ha incluso la prospettiva interculturale. A ciò si aggiunge la mancanza di formazione e di sensibilizzazione degli operatori responsabili della prevenzione e delle sanzioni per gli atti di violenza; una cultura che considera normale la discriminazione e il maltrattamento di bambine, adolescenti, giovani e donne adulte. Nonostante la legge lo proibisca, ancora oggi alle donne che decidono di denunciare il proprio compagno, persino in casi di violenza sessuale, si propone la conciliazione, e le pene imposte agli aggressori si limitano a multe o a giornate di lavoro comunitario. Lo stato civile delle donne andine costituisce un problema: il 78 per cento delle madri che hanno partorito in ospedali pubblici e cliniche del Perú tra gennaio e ottobre del 2013 aveva lo stato civile di convivente, solo il 9 per cento quello di coniugata (dati del Ministero della salute). Nello stesso periodo hanno partorito anche donne single (12,26 per cento), donne separate (0,23 per cento), vedove o divorziate (0,04 per cento), sempre in base alle cifre fornite all agenzia Andina. L elevato numero di donne che partorisce con lo stato civile di convivente rivela la fragilità e la vulnerabilità delle famiglie, ma al tempo stesso mette in luce la maggiore autonomia delle donne, che oggi lavorano più women church world mujeres iglesia mundo femmes église monde donne chiesa mondo women church world mujeres iglesia mundo femmes église monde donne chiesa mondo women IL SESSO DEBOLE di BE AT R I Z GONZÁLEZ DE BOSIO* «A nche quando ormai il giovane e l anziano, / il figlio e il fratello e lo sposo, / caddero per sempre e nella pianura / regnò dei sepolcri il riposo, / lei intraprese il ritorno, con il petto / dalla patria nostalgia oppresso, / e invano scrutò nella sua casa distrutta / l antico luogo dell essere amato». Così, nella poesia La Mujer Paraguayana, Ignacio A. Pane ( ) celebrava la donna paraguayana. La Guerra guazu Guerra grande in guaranì, o guerra della Triplice alleanza continua a essere per la popolazione paraguayana l episodio più traumatico della storia nazionale, la fase storica più drammatica e cruenta dell America latina dalle sue origini ai giorni nostri. Perciò è stata anche chiamata «la guerra della triplice infamia» (Juan Bautista Alberdi) o «genocidio americano». È stato un evento che ha segnato un prima e un dopo. Un prima, il Paraguay come autentica potenza nei suo assi centrali, ossia potere economico e tecnologico, rispetto regionale e presenza sovrana. Un dopo segnato invece dalla desolazione, dalla rovina, dalla dipendenza, dalla Cándido López, «Triple alianza» (XIX secolo) «A prima vista ha scritto qualche settimana fa «The Economist» nel suo editoriale oggi il patriarcato parrebbe prosperare», con gli uomini che dominano dalla politica alla tecnologia, passando per il cinema. «Potrebbe dunque sembrare singolare allarmarsi per la brutta situazione in cui si trovano i maschi. Invece ci sono molte cause di preoccupazione». Se in generale i maschi finiscono in carcere molto più delle donne, hanno il più alto tasso di suicidi, sono spesso separati dai loro figli e studiano meno delle donne, ve n è però un gruppo che soffre particolarmente: sono «gli uomini poveri e poco istruiti dei Paesi ricchi che hanno grandi difficoltà a relazionarsi con gli enormi cambiamenti che si sono verificati nel privato e nel mondo del lavoro nell ultimo mezzo secolo». Il risultato, per loro, «è una combinazione avvelenata di nessun lavoro, nessuna famiglia, nessuna prospettiva». E il settimanale inglese così conclude: «La crescente uguaglianza tra i sessi è una delle maggiori conquiste dell era post bellica: le persone hanno maggiori opportunità rispetto al passato di perseguire le ambizioni personali a prescindere dal loro sesso. Alcuni maschi, però, hanno fallito nel relazionarsi con questo mondo nuovo. È ora di dar loro una mano». Per il benessere di tutti, varrebbe la pena di aggiungere. sottomissione, pur se in un stato di democrazia e di libertà, per quanto imperfette. Era il 1865 quando il presidente del Paraguay, maresciallo Francisco Solano López, si ritrovò coinvolto in uno scontro bellico dalle enormi proporzioni. Il momento d inizio delle ostilità non fu tra i più favorevoli per il Paese poiché l armamento moderno, commissionato in Europa, ancora non gli era pervenuto. Né sarebbe più arrivato: ora, di certo non avrebbe superato il blocco che l attendeva nei canali di accesso. E così gli imponenti mezzi militari, ancora in costruzione in Europa, furono acquistati dal Brasile, che li utilizzò contro il Paraguay durante il conflitto. Solano López non disponeva neppure di un corpo di ufficiali ben addestrato e con esperienza di guerra: di fatto, il Paraguay aveva smesso di partecipare a scontri bellici dalla battaglia di Tacuary nel marzo 1811, prima dell indipendenza dalla Spagna. Il trattato segreto della Triplice alleanza, firmato il 1 maggio 1865 da Brasile, Argentina e Uruguay, contro il Paraguay, smise di essere segreto ancor prima del primo anniversario della sua firma: per esteso, infatti, venne pubblicato sulle pagine di un giornale londinese. Da quel momento la causa paraguayana si circondò di una mistica difensiva e di un eroismo incrollabile. I giganteschi vicini del Paraguay, desiderosi di appropriarsi di nuovi territori, invasero e mutilarono il territorio nazionale. A SCUOLA DI GESTIONE PER LE SUORE DI GERUSALEMME Venti suore di diverse comunità religiose presenti a Gerusalemme hanno preso parte a un corso sulla gestione dei progetti di carattere sociale e caritativo, organizzato nella casa delle missionarie comboniane. Durato una settimana, il corso è stato coordinato da Charles Camara, esperto di Project Management e collaboratore della diocesi cattolica di Stoccolma, che ha indicato alle religiose alcuni criteri-guida per gestire un progetto, come la valutazione del bilancio, la stima dei costi operativi, le modalità per la raccolta e la gestione delle offerte. Partecipando a fine evento alla consegna dei diplomi, il vescovo William Shomali, vicario patriarcale di Gerusalemme, nel plaudere all iniziativa, ha ricordato come la Chiesa sia oggi chiamata a essere più trasparente nella gestione di progetti e denaro, secondo le chiare indicazioni di Papa Francesco. L ISTINTO DI MAMMA CICO GNA Tra i danni censiti dopo il rogo del municipio di Brunete, piccolo centro a trenta chilometri da Madrid, c è anche il dramma di una famiglia di cicogne, che aveva messo su casa sul tetto dell edificio. Appena il nido è stato lambito dalle fiamme ha raccontato «La Razón» papà cicogna, seguendo l istinto di conservazione, è volato via. La mamma, invece, rischiando la vita, ha cercato in ogni Una donna paraguayana in un illustrazione del 1870 La memoria collettiva della guerra della Triplice alleanza dà particolare risalto nella storia ufficiale alle donne paraguayane che donarono i loro gioielli per la causa della patria. Ma le donne paraguayane fecero in realtà molto di più: svolsero infatti un ruolo centrale coltivando la terra, assistendo i feriti, seppellendo i morti e accompagnando le truppe, come re s i d e n t a s o destinadas. È indubbio che le donne sono state e sono tutt oggi il pilastro della società paraguayana. Il presidente López e quel che restava del suo esercito furono seguiti da vicino dalle re s i d e n t a s, donne che costrette ad abbandonare la capitale del Paese, Asunción, di fronte all occupazione e al saccheggio degli invasori all inizio del 1869 non ebbero altra scelta se non quella di seguire da vicino i sopravvissuti e condividere con loro le privazioni, la fame e gli inenarrabili sacrifici. Fu questo, ad esempio, il caso di Ramona Martínez, un adolescente che, Si ripartì dal matriarcato di ROMINA TABOADA TONINA* Nonostante l eroismo e il coraggio del popolo paraguayano, la guerra si concluse con un massacro per il Paraguay, vista l evidente sproporzione delle forze in campo. Tra le conseguenze di questo conflitto, vi fu anche un disastro demografico: il Paese perse tra il 50 e l 85 per cento della popolazione, e forse il 90 per cento della popolazione maschile adulta. Lo storico argentino Felipe Pigna ha realizzato uno studio in cui ha dimostrato che la popolazione passò da 1,3 milioni di abitanti a 0,3: in pratica restarono solo donne e bambini. La British Encyclopaedia del 1911 stimò che la popolazione paraguayana fosse passata da abitanti a sopravvissuti, ossia appena il 17 per cento del totale. Il Paraguay aveva praticamente smesso di esistere come comunità organizzata ed economicamente sviluppata. Restavano solo vedove, orfani, madri, figlie e sorelle indifese, che decisero di brandendo la spada, in quel fatidico 1869, salvò la vita a Solano López nella località di Lomas Valentinas, permettendogli di fuggire. O di Juliana Insfran de Martínez, Pancha Garmendia, María Meque, e molte altre donne coraggiose. Tornata la pace, alle donne paraguayane spettò essere reconstructoras de la patria, essere cioé l asse centrale per il ripopolamento, facendosi carico per molto tempo dell attività produttiva volta a ottenere gli alimenti di base. Tutto venne compiuto in modo anonimo ma molto significativo. Vanno quindi ricordare figure del post-guerra come Asunción Escalada, Rosa Peña de González, Adela e Celsa Speratti: donne dedite all istruzione che, superando mille ostacoli per educare varie generazioni, furono paradigmi di dedizione e di coraggio. Grazie a loro, infatti, le bambine e le ragazze paraguayane ricevettero la stessa educazione primaria e secondaria dei maschi. Una parità per nulla diffusa all ep o ca. portare comunque avanti un Paese ridotto in cenere, facendo sopravvivere la sua fede, la sua lingua e la sua cultura. Il matriarcato che si creò in quel momento permise al Paraguay di non morire. Le nostre donne piene di coraggio, forza d animo, pronte al sacrificio, dal cuore nobile e generoso, le nostre antenate, le nostre trisnonne, bisnonne, la garra guaraní del Dna delle donne paraguayane. Alcuni comandanti della Triplice alleanza volevano uccidere i paraguayani ancora prima che nascessero. «Di quante vite e di quante risorse abbiamo bisogno per porre fine alla guerra, ossia per trasformare in fumo e in polvere tutta la nazione paraguayana, per uccidere persino il feto nel grembo della donna paraguayana?» chiese il duca di Caixas, Luis Alves de Lima e Silva, comandante alleato del Brasile. Le donne del Paraguay scelsero invece di avere figli e di ricostruire così la famiglia paraguayana, consolidata modo di salvare i due piccoli, bruciandosi gran parte delle penne: i pulcini, infatti, nati da poco più di un mese, non erano ancora in grado di volare, e così mamma cicogna, trascinandoli con il becco, ha cercato di tirarli fuori dal nido in fiamme. Purtroppo solo uno dei due è riuscito a sopravvivere. Il piccolo superstite, ribattezzato Brunete dagli abitanti della cittadina, è stato adottato come mascotte insieme alla madre coraggio che ha sfidato il fuoco per proteggere la sua nidiata. RELIGIOSE PER I MIGRANTI A RIO BRANCO Nella diocesi di Rio Branco, in Brasile, è stata ufficialmente inaugurata una nuova presenza missionaria per il servizio evangelico ai migranti delle suore missionarie di San Carlo Borromeo - scalabriniane. Al taglio del nastro erano presenti oltre a circa quattrocento migranti il vescovo di Rio Branco, monsignor Joaquín Pertíñez Fernández e suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale della congregazione. «Confidiamo che il Signore, per intercessione di Maria, madre dei migranti, del beato Giovanni Battista Scalabrini, apostolo dei migranti, e della beata Assunta Marchetti, possa sostenere questa nuova presenza missionaria della congregazione, come una realtà di solidarietà e accoglienza in difesa della vita e dei diritti Nel riflettere sul nostro divenire storico come nazione, ci colpisce il ruolo che le donne paraguayane hanno svolto nella storia del Paese: un ruolo che fu dunque preponderante fin dall inizio. Non a caso uno dei modi in cui il Paraguay veniva definito era il Paese delle donne, come risulta dal titolo dell opera maestra sulla storia sociale paraguayana scritta dalla storica tedesca Barbara Potthast nel Anche nell altra guerra, quella del Chaco, combattuta contro la Bolivia tra il 1932 e il 1935, le donne si fecero carico dell attività agricola e mai come allora si ottenne tanta produzione alimentare. Eppure, nonostante questi successi, questo eroismo, questa storia, le donne paraguayane ancora oggi lottano contro la povertà e l esclusione. L equazione ci mostra che donna e mancanza di educazione danno come risultato la povertà. Perciò qualsiasi iniziativa dello Stato che voglia essere feconda dovrà necessariamente mirare al campo educativo, in modo da superare il ciclo della povertà e dell esclusione in una società asimmetrica e polarizzata. Un ciclo che è diventato una ferita aperta. Nel ricordare le donne eroiche di ieri, facciamo sì che le donne di oggi ottengano quel riconoscimento dato loro da Papa Francesco: la visita al nostro amato Paraguay fa vibrare il nostro popolo di profonda emozione, di gioia e sp eranza. *Università cattolica Nuestra Señora de la Asunción, P a ra g u a y Il monumento a Las Residentas a Luque in plaza de las Residenta poi nelle sue fondamenta dall azione pastorale di grandi figure della Chiesa come monsignor Juan Sinforiano Bogarín. Dopo centocinquant anni l affetto che Papa Francesco ha espresso per le donne paraguayane, nel ricordare quei fatti storici, motivati da interessi meschini, che ebbero conseguenze insospettate e crudeli, ci permette di rincontrarci, rivalorizzarci e ricordare le nostre radici e cercare di risanare le ferite di quel momento così tragico. *Ambasciata del Paraguay presso la Santa Sede Cerezo Barredo, «Magnificat» (pittura murale, chiesa di Luciara, prelatura di São Félix, Brasile, 1993) Mensile dell Osservatore Romano luglio 2015 numero 37 A cura di LU C E T TA SCARAFFIA (coordinatrice) e GIULIA GALEOTTI Redazione: RI TA N N A ARMENI, CAT H E R I N E AUBIN, RI TA MBOSHU KO N G O, SI LV I N A PÉREZ (www.osservatoreromano.va, per abbonamenti: La vita quotidiana delle donne andine I riti della terra che in passato e sono economicamente indipendenti, anche rispetto alla maternità. Il problema è che, se la convivenza è associata alla povertà, la famiglia si lacera facilmente, e ne pagano il prezzo le donne e i bambini. Nonostante questi ostacoli, però, la donna andina svolge un ruolo importante all interno dell economia, in quanto amministratrice delle risorse familiari, ma anche, più in generale, esercitando incarichi sempre più importanti in campo imprenditoriale, nella ricerca scientifica e accademica, e persino a livello governativo. Secondo l Istituto nazionale di statistica e informatica (Inei), ogni anno donne Il diritto a una vita libera dalla violenza è lontano dall essere una realtà concreta per chi vive nelle campagne dei migranti» ha sottolineato suor Neusa. «Le parole di Gesù Ero migrante e mi avete accolto ci fanno capire, vivere e vedere il volto di Cristo nel volto di ogni migrante, soprattutto in questa realtà così vulnerabile» hanno quindi aggiunto suor Zenaide Ziliotto, superiora provinciale, e suor Ires da Costa, pioniera della missione. La giornata si è conclusa con la preghiera nella cappella della comunità Nostra Signora Pellegrina, dove erano rappresentate varie congregazioni. LE S C I E N Z I AT E E LO S C I E N Z I AT O Aveva detto che era «meglio non avere donne nei laboratori perché ci innamoriamo di loro, si innamorano di noi e quando le criticate si mettono a piangere». E così, giustamente travolto dalle critiche, Tim Hunt, premio Nobel per la medicina nel 2001, si era dimesso dall University College di Londra. La nuova punizione però ora arriva dalle colleghe scienziate che hanno lanciato una campagna fotografica via twitter per rispondere con il sorriso alle frasi sessiste. L hashtag # d i s t ra c t i n g l y s e x y è così utilizzato da biologhe, archeologhe, chimiche, geologhe e via dicendo per far circolare immagini ironiche sulla capacità femminile di distrazione tra tute da lavoro e occhialoni sul naso sul posto di lavoro. Ancora una volta, donne e ironia contro il sessimo. entrano nel mercato del lavoro e rappresentano il 44,3 per cento della popolazione economicamente attiva del Paese; il 65,5 per cento opera nei settori dei servizi e del commercio, mentre il 14 per cento si dedica all agricoltura. Il 35,6 per cento delle donne sono lavoratrici indipendenti, mentre il 36 per cento sono stipendiate. L indice di opportunità economiche per le donne (The Women s economic opportunity index) elaborato da The Economist Intelligence Unit che valuta i fattori che condizionano l accesso delle donne alle opportunità economiche all interno del settore formale di ogni economia pone il Perú al cinquantaseiesimo posto a livello mondiale e al decimo livello del continente americano. L Ente delle Nazioni Unite per l uguaglianza di genere e l emancipazione delle donne mette il Perú al quarantanovesimo posto quanto a partecipazione delle donne a incarichi ministeriali (insieme ad Haiti, Italia, Romania e Sud Sudan) e al cinquantottesimo posto rispetto al numero di donne presenti nel Parlamento (28 donne per 130 seggi). Indubbiamente la partecipazione femminile è aumentata negli ultimi anni, ma ci sono ancora molti problemi aperti, come per esempio quello dell accesso all istruzione superiore, a cui passa solo il 28 per cento delle donne, e quello dell accesso alle assicurazioni sanitarie, che dovrebbe essere garantito a una percentuale superiore all attuale, che è solo del 67 per cento (Sis, Es Salud e altri). In una cultura che vede intrecciarsi cerimonie religiose tradizionali e liturgie cristiane trasmesse dai missionari, le donne svolgono un ruolo non secondario. La vita religiosa si snoda in due fasi: una da aprile ad agosto (periodo secco, di raccolti e di buona salute) e l altra da settembre a marzo (periodo piovoso, di semine, di malattia e di morte). Tra le due fasi, un periodo di transizione. Questi periodi permeano la vita delle donne andine, tanto da determinare la data dei matrimoni, che si celebrano da aprile ad agosto. I calendari liturgici delle Ande seguono i momenti più importanti del ciclo liturgico cattolico che si conciliano con le fasi della vita agricola: un primo e importante periodo di raccolti-stagione di siccità, un secondo che è la stagione definita delle piogge-periodo di semina, e tra i due un momento di separazione e di transizione (il primo periodo va da aprile a giugno, poi viene agosto, e poi c è il secondo periodo, da settembre a marzo). Una volta terminato il raccolto, dopo l immagazzinamento dei prodotti agricoli e la conta del bestiame, occorre rinnovare la fertilità della terra e prepararla per un nuovo periodo di gravidanza, con un rito propiziatorio che si effettua nel mese di agosto come devozione alla Pachamama. Nelle Ande Centrali si dà molta importanza a questa divinità, alla sua pienezza femminile e materna, benevola ed esigente. La popolazione mette in rapporto il culto alla Pachamama con quello alla Vergine Maria. Durante la festa dell Assunzione della Vergine, chiamata comunemente Vergine Assunta e familiarmente Mamacha Asunta, si celebra infatti il pagamento alla terra per la Pachamama. Le feste dei santi Domenico, Lorenzo e Girolamo, celebrate ad agosto in molte comunità delle Ande, coincidono anch esse con questo omaggio. Il terzo periodo del calendario rituale inizia nel mese di settembre, con la situa, cioè la semina mediante l irrigazione; la terra viene arata e aperta e inizia allora il periodo della sua fecondazione. Con questo rituale si cerca di allontanare e scongiurare le malattie, le pestilenze e gli infortuni che avvengono quando si conclude il periodo della siccità e iniziano le piogge. La malattia infatti, e quindi anche la morte, è collegata alle piogge, perciò in questo periodo critico si compiono atti purificatori e si cerca di allontanare ritualmente le influenze nefaste e i mali. Le donne preparano il sango, impasto composto da farina di mais mescolata al sangue caldo di un lama appena sacrificato. Con questo y a g u a rs a n g o, in modo rituale, si ungono il volto, le estremità e il corpo, e si cospargono le porte e l interno delle case, e anche alcune provviste immagazzinate. Poi, si butta una parte dell impasto nei fiumi per purificare l acqua. Si consuma il sango anche collettivamente, al fine di rinnovare il patto Il loro ruolo non è riconosciuto o valorizzato né dalle loro comunità né dallo Stato Oggetto di violenze e abusi sono escluse dalla proprietà delle terre e dall accesso all acqua Dalle prese di decisioni e dalla formazione tra gli autoctoni e gli stranieri e per propiziare la semina. Nei villaggi questi riti di purificazione si realizzano all arrivo delle prime piogge, considerate eccellenti per l inizio della semina. Si fanno offerte, e si crede che le prime piogge si portino via le malattie, i mali e i peccati, trascinandoli lontano. Naturalmente, il ruolo della donna viene messo in evidenza e valorizzato nella devozione per la Pachamama, ritratta mentre sorride: sorriso che è il tratto peculiare del volto della donna andina. LE RAGAZZE RAPITE E S T U P R AT E DA BO KO HARAM «No all aborto di massa per le ragazze liberate dopo essere state rapite e stuprate da Boko Haram; siamo pronte ad aiutarle»: così monsignor Anselm Umoren, vescovo ausiliare di Abuja e presidente del comitato per la salute della Conferenza episcopale della Nigeria. «Condanniamo con forza alcune linee d azione suggerite da diverse persone e gruppi in direzione di aborti di massa» afferma in un messaggio inviato all Agenzia Fides il presule, facendo riferimento al dibattito in corso su come aiutare le ragazze rimaste incinte. «Non è sostenibile la posizione secondo cui l uccisione dei bambini concepiti a seguito della violenza sessuale dei terroristi sia l azione più umana da assumere. Dato che i nascituri sono innocenti e ignari dei crimini commessi contro le loro madri, è immorale punirli per i peccati e i crimini dei loro padri traviati». Il responsabile della pastorale della salute sottolinea che la Chiesa cattolica è pronta ad aiutare le vittime che hanno subito «l enorme trauma» dello stupro. «In collaborazione con tutte le persone di buona volontà, la Chiesa cattolica in Nigeria è pronta a fornire tutto il supporto necessario per accelerare la cura, la riabilitazione e il ristabilimento delle vittime, in modo che possano essere reintegrate rapidamente nella so cietà». Il romanzo Pa u l a Nipote di una delle personalità più amate della storia cilena, con oltre venti libri Isabel Allende è una tra le scrittrici viventi più note al mondo. Tra romanzi, pagine autobiografiche, racconti, ricette e libri per ragazzi, nel 1994 è arrivato, però, il libro più difficile, Paula. È un lungo diario di addio alla figlia, morta a 28 anni di porfiria, malattia rara e gravissima che la trascinò in quasi un anno di coma. La madre, già scrittrice di successo, resta costantemente al capezzale della ragazza: prima nei corridoi di un ospedale di Madrid, poi in una stanza di albergo e infine accanto al letto nella casa in California, parla e scrive incessantemente a sua figlia. «Ascolta, Paula, ti voglio raccontare una storia, così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta». Se i medici tentano (inutilmente) di salvare la giovane donna con la loro scienza, la madre si affida invece alla sola arma che ha: la narrazione. Perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo. Anche quando Paula si allontana mujer per diventare, e tornare poi, espíritu. Il diario Tra un onda e l altra Si legge come un appassionante romanzo il libro Tra un onda e l a l t ra di santa Francesca Cabrini. Racconta di una donna, una suora che affronta viaggi faticosi e terribili dall Europa al continente americano, da Le Havre a Buenos Aires. Attraversa interi e immensi Paesi, supera sui muli la Cordigliera delle Ande, passa pericolosamente per il Nicaragua, spesso senza trovare un posto per dormire e per mangiare. E intanto apre scuole, asili, fondazioni e organizza gli emigranti. Dispensa speranza. Francesca Cabrini è spinta dalla fede che in quelle terre lontane a metà del diciannovesimo secolo diventa desiderio di fare e di fare per gli altri, per migliorare un mondo che descrive in tutta la sua povertà e disperazione. Il suo libro ci dona un modello di emancipazione che sa fare i conti con la solitudine e con il pericolo e invita le donne sciogliersi da tutti i vincoli. «Scioglietevi e mettete le ali ve ne prego per istar sempre sollevate dalla terra» è il messaggio di Francesca. Anche, e forse soprattutto, alle donne di oggi. Il film Ixcanul Ixcanul (Vu l c a n o, 2015), opera prima del regista guatemalteco Jayro Bustamante, è la storia di Maria, adolescente che vive in un villaggio dove regnano ancora superstizioni e tradizioni ancestrali. Retaggi di cui la stessa Maria diventa presto vittima, visto che i genitori le combinano un matrimonio. Prima della cerimonia, però, la ragazza, refrattaria alla decisione, ha un avventura con un ragazzo e resta incinta. Scoperta la gravidanza, i genitori spingono per l aborto. Ma la conclusione sarà per certi versi anche p eggiore. Bustamante racconta un mondo chiuso e arcaico che vive a poca ma imp ermeabile distanza dalla società moderna. E non ne fa certo un bel quadro, denunciando la presenza di odiosi soprusi soprattutto nei confronti delle donne. D a l t ro n d e anche l ambiente contadino, tante volte descritto con bonomia sul grande schermo, è qui inquadrato nei suoi aspetti più crudi e violenti, quasi contigui e propedeutici alle ingiustizie della comunità che lo abita. Lo stile del regista è descrittivo e piuttosto distaccato, tanto che fino a mezz ora dalla fine ci si chiede perché abbia optato per un film a soggetto e non direttamente per un documentario. Nell epilogo, però, si tirano finalmente le fila del racconto, rivelando una cospirazione che in realtà ha innervato silenziosamente tutta la vicenda. Non a caso la narrazione si conclude intelligentemente in modo circolare, a rimarcare il senso di ineluttabilità che grava sulla protagonista come, non è difficile immaginare, su tante sue coetanee. (emilio ranzato)

11 donne chiesa mondo women church world mujeres iglesia mundo femmes église monde donne Dal Paraguay alle Madres de Plaza de Mayo I tanti colori della storia di Esther di GIULIA GALEOTTI L a prima cosa che colpisce, entrando nella piazza, sono i colori. Il prato, le bandiere, i toni della Casa Rosada, ma anche quelli del Banco de la Nación Argentina e della cattedrale, sulla sinistra. Eppure, a metter bene a fuoco gli spazi, non v è nulla di particolarmente sgargiante in Plaza de Mayo nel cuore di Buenos Aires: il punto è che la storia delle Madres e, con loro, la storia delle vittime della dittatura argentina, è per chi non l ha vissuta in prima persona una storia in bianco e nero. È, infatti, la storia dei volti sorridenti che rimbomba dalle migliaia di fotografie sventolate, nella disperazione, da chi non si è voluto rassegnare alla scomparsa dei propri cari, inghiottiti nel silenzio assordante della Guerra Sucia. Eppure, scavando un po, ci si accorge che nelle vicende di questo popolo indomito e delle sue Madres, di colori ce ne sono migliaia. È il caso della storia di Esther Ballestrino, paraguaiana paladina dei deboli che, nel tentativo di s f u g g i re alla dittatura nel suo Paese, si rifugia nella vicina Argentina, finendo così inghiottita da un altro disumano regime. I colori della storia di Esther sono, innanzitutto, i colori di Encarnación, terza città del Paraguay, dove la bimba nasce nell inverno del 1918, il 20 gennaio. Esther è vispissima sin da piccola, in famiglia, con gli amici, nello studio. E mentre si diploma come maestra prima e si laurea, poi, in biochimica e farmacia all università di Asunción, è già attivissima in favore degli ultimi e dei perseguitati. Sostiene il Partito Revolucionario Febrerista d ispirazione socialista e, mentre infuria la dittatura di Morínigio ( ), a 28 anni è tra le promotrici della Unión Democrática de Mujeres, che si scioglierà l anno dopo per dare origine al Movimento Femenino Febrerista de Emancipación. È il Il regime, però, non perdona: Esther si trova dunque costretta a scappare nella vicina Argentina, dove si sposa con Raymundo Careaga. Oltre ai colori della passione politica, gli anni successivi hanno i colori di una vita che scorre febbrile e appassionata a Buenos Aires. Nascono tre figlie Esther, Mabel e Ana María ma la madre riesce comunque a districarsi tra gli impegni, proseguendo nella sua professione di biochimica. A metà anni Cinquanta, mentre Esther è direttrice di un laboratorio, arriva a lavorarvi un ragazzo di origine italiana. Si chiama Jorge Mario Bergoglio. Le differenze tra loro sono tantissime, ma questo non impedirà la nascita di un rapporto profondo e duraturo. Passano intanto gli anni finché, il primo luglio 1974, con la morte di Peron, i colori dell Argentina si fanno sempre più tetri, culminando nel golpe del 24 marzo E così la dittatura irrompe per la seconda volta nella vita di Esther. Il copione è il medesimo: lei appassionata di giustizia, amica dei deboli e simpatizzante comunista continua a parlare, a scrivere e a battersi per la libertà, mentre il regime la guarda a vista. In realtà inizialmente Esther chiede e sorprendentemente ottiene la condizione di rifugiata dall Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr/Acnur), uno dei pochissimi casi in tutta l America latina, ma ovviamente ciò non impedisce che la Guerra Sucia deflagri tra i suoi affetti più cari. Il 13 settembre 1976 viene sequestrato il genero Manuel Carlos Cuevas, marito della secondogenita Mabel. È in questo frangente che padre Bergoglio riceve una strana telefonata dalla direttrice di un tempo con cui non ha in realtà perso i contatti. Lui, sacerdote gesuita, corre a casa dell amica atea e comunista, ma quando arriva è chiaro che della suocera per cui è stata chiesta l estrema unzione non v è traccia. Esther gli domanda aiuto perché la figlia minore, Ana Maria, è sotto controllo e bisogna liberarsi della sua biblioteca marxista. Bergoglio non batte ciglio: prende i libri e se li nasconde in casa. Il rischio che corre è enorme: nell Argentina del tempo, essere un religioso non è affatto una protezione. Nascondere i libri, però, non salva la ragazza che il 13 giugno 1977 viene arrestata. Ha solo 16 anni ed è incinta di tre mesi: anche lei, come un numero impressionante di coetanee, viene torturata nel Club Atlético a San Telmo, un centro clandestino di detenzione. Dal giorno dell arresto della figlia minore, un nuovo colore entra nella vita di Esther: il bianco dei fazzoletti delle Madres de la Plaza de Mayo, fondate il 30 aprile 1977 quando 14 madri marciano nella piazza chiedendo di conoscere la sorte dei figli scomparsi. E dal 14 giugno, ogni giovedì, anche Esther è della partita. Fortunatamente, però, in ottobre Ana Maria viene rilasciata: Esther capisce che deve portare le sue tre figlie in salvo, prima in Brasile e poi in Svezia. Ma l esilio dura poco: le Madres la supplicano di restare dov è, ma Esther torna: «Resto qui, insieme a voi, finché non li riavremo tutti vivi», è la sua risposta, testimoniata anche da un infiltrato militare, Gustavo Astiz. È un attimo, e il colore della tragedia chiude la storia di questa donna appassionata e coraggiosa. L 8 dicembre, infatti, all uscita della chiesa di Santa Cruz (tra le vie Urquiza e Estados Unidos), al termine di una riunione per raccogli e re fondi per la pubblicazione sul quotidiano «La Nación» della lettera che chiedeva conto alle istituzioni delle persone scomparse, Esther viene arrestata insieme alla madre María Ponce e ad altre dieci persone, tra cui due monache francesi, Alice Domon e Léonie Duquet dall ex capitano della marina militare Alfredo Astiz. Ha 59 anni e non farà mai ritorno a casa. Secondo alcune testimonianze, Esther avrebbe trascorso qualche giorno nel settore Capucha dell Esma (Escuela Mecánica de la Armada), il più efferato centro di detenzione situato proprio nel cuore di Buenos Aires, prima di esse re eliminata con un volo della morte. «Una donna straordinaria, una grande donna a cui devo molto», racconterà decenni dopo quel giovane di origine italiana che aveva lavorato alle sue dip endenze a Buenos Aires: «In quel laboratorio capii il bello e il brutto di qualunque attività umana». A Tutto nello stesso giorno quindici anni Maddalena aveva vissuto molte esperienze: pasticche, sesso in chat con sconosciuti, sesso a tre. Sì, lei aveva vissuto. Poi però quella che le era sembrata vita, distinzione di privilegio «tutti mi vogliono» gliono»). Insieme al padre, svaniva anche lei, lei desiderata dai maschi, lei invidiata dalle femmine. Si allontanavano insieme, padre e figlia, giorno dopo giorno. Sul vetro della finestra di camera, la sua immagine riflessa le pareva sempre più evanescente, un immagine che si sovrapponeva al campo fuori, alla linea di palazzi sul fondo, il punto più lontano, e no, papà non era neanche laggiù. In quel punto spariva lui, e anche lei. Non era solo lotta contro l assenza la sua. Stava diventando altro, sopravvivenza, foga per non dissolversi anche lei. Lei c era ancora! Era qui avrebbe voluto gridare in piedi sulla finestra «Guardatemi, amatemi!». Nella sua mente succede tutto lo stesso giorno. Tre mesi. A tre mesi senza papà, lei si avvicina a Paolo e gli dice che deve parlargli, una cosa privata, bagno femmine. Nel bagno lo bacia. E lo bacia ancora, mentre chiede ansiosa, disperata se la desideri: «Dimmi che mi vuoi sempre». E lui dice sì, intontito dall eccitazione, dice sì. Allora succede qualcosa. Maddalena si ferma. Pensa: «Papà». Pensa: «Dio mi vede». Nella sua mente succede tutto lo stesso giorno. Colpa e redenzione. Va bene, gli ha tirato giù i pantaloni, ma poi basta. Peccato a metà. «Quasi non peccato, mio Signore». Nella realtà torna in classe, si siede al banco, passa l ora di storia, e quella di matematica. Nel ricordo invece, dal bagno Maddalena fugge. Fuori da scuola, fuori dal cancello. Corre fino al campo, lo attraversa, arriva alla strada sterrata, prende fiato, poi torna a correre. Entra in casa, e su per le scale, sempre di corsa, due scalini alla volta. Nel ricordo è lo stesso giorno, così avrebbe ricordato per il resto della vita, nella realtà ci sono venti giorni di differenza. La mattina nel bagno con Paolo, venti giorni dopo alla finestra di camera sua. Venti giorni che l a v re b - Maddalena, santa del mese, raccontata da Teresa Ciabatti Nata e cresciuta a O rbetello, Teresa Ciabatti ha scritto i seguenti romanzi: Il mio paradiso è deserto (Rizzoli, 2013), Tu t t i s s a n t i (Il S a g g i a t o re, 2013), I giorni felici (Mondadori, 2008), Ad e l m o, torna da me (Einaudi Stile Libero, 2002). Collabora con La Lettura e Io Donna. era diventata colpa. È colpa mia, si ripeteva da un mese. Per quello che ho fatto Dio mi ha punita, si rannicchiava nel letto, le persiane aperte, fuori la notte, si accoccolava in posizione fetale. Lui era sparito il 12 marzo. Uscito per andare a vedere la partita al bar, mai più tornato. Nessuno l aveva visto. Malore, sequestro, allontanamento volontario. «Se fossi stata buona si ripeteva Maddalena se avessi studiato, se non fossi uscita di nascosto». E intanto era passato un mese. Un mese senza papà. Con difficoltà aveva ripreso la vita di sempre. Se la prima settimana non era andata a scuola, poi era dovuta tornare. Tutti sapevano e la trattavano bene. Di più: con pena, piccola Maddy, povera Maddy. Nessun maschio però le chiedeva di andare in bagno, o di vedersi in palestra. Cos era successo? Nessuno più la desiderava. Eppure era sempre lei: stessi occhi azzurri, stessa bocca piena, stesse gambe lunghe. Nei corridoi vedeva gli altri amoreggiare, oh le sembrava che il mondo intero amoreggiasse, quanto amore intorno a lei! Vedeva le vite degli altri andare avanti: Simona si era messa con Gianluca, Giada aveva fatto sesso con Federico, pensava di iniziare una storia, ma lui si era messo con Carla. Dennis aveva chiesto a Stefania di vedersi di pomeriggio, lei era indecisa, preferiva Paolo, ma Paolo voleva Maddalena, lo sapevano tutti. Anche se adesso Maddalena si domandava se fosse ancora così. Non che le piacesse Paolo, non le era mai piaciuto. La vita di tutti procedeva, tranne la sua. Lei era ferma al 12 marzo, inchiodata laggiù, quando invece erano passati due mesi, già due mesi senza papà. «La colpa è mia? si torturava Maddalena Davvero Dio mi ha punita?». Giorno dopo giorno tuttavia la colpa si confondeva col privilegio perduto («Tutti mi vobero potuta liberare dall idea presto ossessione che Dio ti vede e punisce. O premia. E dunque nel ricordo: lei corre su per le scale, entra nella sua stanza, guarda fuori dalla finestra, al punto più lontano. E allora lo vede. Una figura piccola piccola in fondo alla strada. Maddalena non vuole gridare, ha paura che si dissolva, che sparisca di nuovo. Smette persino di respirare. Lui sempre più vicino. È davanti casa, apre il cancelletto. Giovanni Bellini, «Madonna con Bambino e le sante Caterina e Maria Maddalena» (1490 circa, particolare) Lei ancora immobile alla finestra. Sente le voci al piano di sotto, la mamma che piange. I passi, sente i passi pesanti che non sentiva da mesi, li risente! E la porta della stanza si apre, e appare la figura scontornata nella luce, tanto che lei deve strizzare gli occhi per metterlo meglio a fuoco. Oh, i suoi capelli hanno un alone a rg e n t a t o. Nella sua mente succede tutto lo stesso giorno. Colpa, redenzione, e risurrezione.

12 di MARY MADELINE TODD I l cuore umano non può sentirsi appagato senza amore, senza unione con le persone care. Come nell eucaristia, anche nella famiglia non possiamo sperimentare la gioia della comunione se non c è prima la presenza, una presenza reale e solida. Non è un segreto che oggi la famiglia deve affrontare molte sfide importanti. Spesso guardiamo ai problemi e proponiamo soluzioni dall esterno, ovvero dal punto di vista dell economia, delle strutture legali e sociali o dei cambiamenti culturali, che sono fattori esterni importanti per il benessere umano; ma il rafforzamento della vita familiare inizia dall interno, dal punto di vista della persona e dal desiderio innato di ognuno di amare e di essere amato. Dalla prospettiva personale vediamo che non stiamo solo cercando di affrontare problemi sociali, ma che c è anche una ferita interna profonda che deve essere guarita, nel cuore e nell anima stessa della famiglia e della vita familiare. Alla presenza di Gesù Cristo con noi nella Chiesa, che ci parla attraverso la Parola e dimora con noi nell eucaristia, possiamo riscoprire quella presenza che guarisce le ferite dell assenza. Imparare a discernere la sua presenza ed essere presenti per lui ci apre, a sua volta, alla presenza degli altri. Oggi viviamo una crisi derivante dal fatto che, sebbene desideriamo la presenza di un altra persona con cui poter condividere la vita e noi stessi, troviamo invece assenza. L assenza più ovvia è quella fisica delle persone tra di loro. Il lavoro è una parte integrante della vocazione umana, ma può diventare una via di fuga dalle fatiche, spesso più ardue, di costruire rapporti. Il lavoro dovrebbe essere al servizio della vita familiare e non a suo detrimento. Purtroppo, nel mondo molte famiglie vengono separate da circostanze che sono al di fuori del loro controllo, come la guerra e il terrorismo, che le costringono a fuggire dalle loro case, oppure la povertà, che le pone in condizione di accettare qualsiasi tipo di lavoro ovunque per poter sopravvivere. Siamo chiamati a pregare e a lavorare per una società più giusta, una società che, anche in tempi di crisi, dia la priorità alla famiglia e al suo bisogno di unità. Tra coloro che le circostanze della vita rendono liberi di scegliere come trascorrere il proprio tempo c è un assenza forse ancor più dolorosa perché è stata scelta. L illusione che avere o sperimentare di più possa colmare il vuoto interiore spinge le persone a cercare beni, esperienze o piaceri. Queste ricerche di per sé non hanno la capacità di realizzare i desideri più profondi del cuore umano. Specialmente nelle società opulente, sono in tanti a cercare di possedere e di fare sempre più, solo per ritrovarsi sempre più insoddisfatti. Una volta, passando davanti a una casa splendida con giardini rigogliosi, ho fatto a una mia amica un qualche commento a proposito. «Conosco la donne chiesa mondo luglio 2015 proprietaria mi ha risposto con gli occhi colmi di tristezza la cederebbe volentieri per poter avere indietro suo marito e la famiglia che sperava di farvi crescere». Quando ci si allontana delle persone più vicine, coloro il cui amore è una ricchezza autentica, il senso di isolamento può rendere il vuoto opprimente. Il problema dell assenza non è soltanto fisico, ma anche spirituale. Pur stando con qualcuno, possiamo essere chiusi al dono dell altra persona. Nel dramma di Karol Wojtyła Raggi di paternità, Adam, il personaggio centrale, si trova in mezzo a una folla di lavoratori alla fine di una giornata di fatiche. È in mezzo a tante persone, ma si sente completamente solo. Ha rifiutato sia la paternità di Dio, sia quella propria, considerando tali relazioni una zavorra alla sua libertà. Sperimenta un risveglio quando si rende conto che, a partire dall interno della famiglia, è stato lui a scegliere il suo isolamento, e che non è tanto solo quanto chiuso. È stata la sua paura di affidarsi a un altra persona e di accettare la responsabilità per un altra persona l origine della sua scelta di essere assente dalla comunità. Si rende conto che può scegliere di rischiare l amore, di permettere a se stesso di essere il mio di qualcun altro e di accettare qualcun altro come mio. Di recente mi sono fermata a mangiare con un amica in un ristorante molto affollato all ora di pranzo. A ogni tavolo c erano persone sedute assieme; erano in presenza le une delle altre senza dirsi una parola. Tutte controllavano i loro messaggi sui telefonini o la posta elettronica, oppure navigavano in rete. Era un icona di assenza reale, ovvero dell incapacità di essere attenti al dono dell altro. Essa isola la persona e la lascia sola nella prigione dell individualismo. Nell icona della Trinità di Rublev vediamo l esatto contrario di questa assenza reale. Le tre persone divine sono sedute al tavolo, guardandosi in faccia. Le teste chine del Figlio e dello Spirito, che sono rivolte verso il Padre, esprimono un attenta riverenza per colui che è come loro, ma anche personalmente unico. La loro apertura reciproca non li rinchiude in se stessi. Li apre a una comunione condivisa con chi guarda l immagine. Il quarto posto a tavola è sul lato dello spettatore, che è invitato non soltanto a D all assenza alla p re s e n z a condividere il pasto, ma anche a entrare in maniera più intima nella presenza dei tre e a partecipare alla gioia della comunione di vita. È possibile riscoprire il dono della presenza reale in famiglia, ma occorre un modo di pensare e di agire intenzionale e controculturale. La presenza presuppone la scelta di essere con l altro. Questa scelta è, di per sé, un amorevole affermazione dell altro. La scelta di stare con una persona dice: «Sei degno del mio tempo. Stare con te è bello perché tu sei bello». Tuttavia, più in profondità, la scelta di essere attenti all altro mentre siamo insieme esprime un amore preferenziale. Dice: «Sei la persona più importante per me in questo momento. Sei più importante di questo affare, di questa telefonata, di questa ». Il l autrice Mary Madeline Todd è una religiosa domenicana della Congregazione di Santa Cecilia a Nashville, Tennessee, negli Stati Uniti. Dopo il diploma magistrale in letteratura, ha conseguito il dottorato in sacra teologia presso la Pontificia università San Tommaso d Aquino a Roma. Tra le sue pubblicazioni, «Two Women and the Lord; the Prophetic Vocation of Women in the Church and the World», in «Promise and Challenge» (a cura di Mary Rice Hasson, Huntington, Our Sunday Visitor, 2015). È professore assistente di teologia all Aq u i n a s College di Nashville. susseguirsi di tanti di questi momenti, col passare del tempo diventa per la persona una garanzia d amore, la base di un vincolo profondo di comunione. Dopo questa scelta che esprime una preferenza per l altra persona, la presenza è poi mediata dallo sguardo. Quando Dio ha creato il mondo, il suo sguardo ha rispecchiato e comunicato la bontà di tutto ciò che aveva fatto. Dopo aver creato la persona umana, uomo e donna a immagine divina, lo sguardo di Dio ha suggerito l affermazione che erano cosa molto buona. Il primo sguardo che si sono rivolti Adamo ed Eva era pieno di meraviglia e di stupore, uno sguardo che gioiva nel vedere un altro con cui poter condividere la propria vita in un incontro pienamente personale. Hans Urs von Balthasar scrive spesso dello sguardo della madre che comunica al figlio la bontà della sua persona, risvegliando il bambino alla realtà di essere amato. Nella famiglia ogni persona è invitata a guardare all altro, a trasmettere con uno sguardo di ammirazione e affetto la bellezza che si vede nell altro. È fondamentale al fine di essere presente l uno all altro. Oltre che alla vista, la presenza si affida all udito, e più che all udito, all ascolto. L iconografia tradizionale rispecchia l importanza di vedere e sentire. Le persone dipinte nelle icone hanno occhi e orecchie grandi, ma la bocca di solito è piccola. Questa raffigurazione è un istruzione per la preghiera attenta. Invita chi prega a guardare e ad ascoltare, ma a parlare molto poco. Questo atteggiamento è certamente fondamentale per la preghiera, ma lo è anche per una presenza attenta agli altri. Le persone che vivono in città affollate sono spesso quelle più sole. Circondate da tanti, sono alla presenza attenta di nessuno. Ciò può facilmente accadere persino in famiglia. L attivismo della vita moderna può assorbire così tanto del nostro tempo e della nostra attenzione, da lasciarne molto poco per le persone a casa. L onnipresenza del rumore e la sovrabbondanza di parole possono renderci sordi alla voce degli altri. Corriamo il pericolo di diventare estranei che vivono sotto lo stesso tetto. Guardare e ascoltare sono i primi elementi dell ospitalità, dell accoglienza e del dono della presenza reale. La verità di questa dinamica è evidente nella visita di Gesù in casa di Marta e di Maria a Betania, così come viene narrata nel vangelo di Luca. Marta lavora diligentemente per mostrare ospitalità a Gesù. Prepara un pranzo che potrebbe offrire un opportunità di comunione della mente e del cuore ma lo prepara con grande distrazione dello spirito. Il problema non è la sua azione, ma piuttosto il suo spirito di attivismo. Concentrandosi troppo sul lavoro che sta svolgendo, ha perso di vista la relazione che è il motivo del suo lavoro. Maria, d altro canto, comprende il primato della relazione con l ospite. È consapevole che guardare e ascoltare sono necessari se vuole essere presente a Gesù. È questa la prima ospitalità, il dono di attenzione amorevole per l altro. Questa attenzione amorevole può motivare l azione. La vita familiare è piena di atti di servizio, ma, affinché questi gesti comunichino l amore che li origina, occorre prima essere presenti gli uni agli altri. La presenza rivela amore, e la presenza duratura rivela amore immutato. È ciò che ci ha insegnato Cristo con i doni dell eucaristia e dello Spirito Santo. Prima di ritornare al Padre, ha assicurato ai suoi discepoli: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Ma t t e o, 28, 20). Il desiderio di Dio di essere con noi, espresso nella maniera più piena dalla sua incarnazione, dal suo venire tra noi come uno di noi, permane. In lui e nella sua fedeltà c è il primo e più profondo rimedio all assenza reale. Egli è realmente presente, infinitamente attento, scegliendo incessantemente di essere con noi e in noi. Non è mai troppo indaffarato per sentirci, per ascoltare i desideri del nostro cuore, che solo lui può realizzare. Gesù c incontra negli eventi comuni della nostra vita quotidiana così come incontra la donna di Samaria, seduto accanto al pozzo, riconoscendo la nostra sete d amore e offrendoci di placarla. Ci offre, come ha fatto con lei, il dono di acqua viva che sgorga da dentro. Ci insegna a rendere culto in Spirito e in verità, a riconoscere che ogni momento può essere un punto d incontro con colui che ha sete del nostro amore come noi abbiamo sete del suo. Ci manda a condividere con le persone che amiamo l invito a incontrarlo a loro volta. Ci rende testimoni del potere salvifico della sua presenza. Gesù c incontra come ha incontrato i discepoli scoraggiati sulla strada di Emmaus. Avvia con noi una conversazione, profondamente interessato alle nostre speranze e ai nostri sogni, alle nostre delusioni e ai nostri dubbi. Partecipa al nostro dispiacere e con la sua parola getta luce sulle nostre domande. Cammina con noi sulle strade che percorriamo e si siede a tavola con noi, facendosi riconoscere per mezzo della frazione del pane. In sua presenza, apprendiamo di essere amati. Questo amore, incondizionato e incessante, ci dà la pace per accogliere gli altri, la libertà interiore per scegliere di essere presenti per loro, uno sguardo nuovo per guardarli in maniera amorevole e la pazienza di ascoltarli con cuore attento. Oggi, lo sforzo di essere presenti agli altri è una sfida più grande che mai. Abbondano le opportunità di partecipare a eventi e attività, di accedere a informazioni da tutto il mondo e all intrattenimento su richiesta. Per quanto queste opportunità possano essere rinvigorenti, una così vasta gamma di possibilità può creare l illusione di tempo illimitato e di impegno infinito. Possiamo dimenticare i limiti della nostra umanità. Sì, possiamo avere centinaia di amici attraverso i social network, ma riusciamo a conoscere in profondità solo poche persone. Nel perseguire questa molteplicità di legami superficiali, rischiamo di non avere relazioni profonde. Talvolta ci risvegliamo al bisogno di resistere consapevolmente alla superficialità che ci mantiene a galla nella vita. Possiamo anche Andrej Rublev, «Trinità» cadere preda delle pubblicità del consumismo, che promettono gratificazioni istantanee dei nostri sensi e delle nostre emozioni. Se ci soffermiamo a riflettere sulle nostre esperienze, scopriremo che per conoscere noi stessi e gli altri in profondità serve la pazienza necessaria per crescere nella conoscenza e nell amore nel tempo. La riscoperta della ricchezza dell amore, che la famiglia possiede in comunione, presuppone un nuovo impegno alla presenza reale. Invita a scegliere di trascorrere del tempo con l altro. Esorta ognuno a essere attento, ad ascoltare e a rallegrarsi nell altro, la cui differenza è un arricchimento e non una minaccia. Alla presenza del santissimo sacramento, siamo seduti ai piedi del maestro che può aiutarci a imparare come stare fermi alla presenza dell altro, e quindi come essere attenti alla bellezza di ogni altra persona. Scopriamo in Cristo, presente a noi nell eucaristia, e dentro di noi attraverso il suo Spirito che alberga in noi, la verità che l amore è presenza persistente. Nella sua dottrina sociale, la Chiesa afferma ripetutamente che la società è forte solo nella misura in cui lo è la famiglia. La famiglia è forte solo nella misura in cui lo è l amore che unisce ciascuno agli altri. L amore in seno alla famiglia è forte solo nella misura in cui lo è l impegno a essere realmente presenti, e in tal modo di amarci gli uni gli altri come siamo stati amati per primi.

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