Parte prima INTRODUZIONE

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1 Parte prima INTRODUZIONE 1. Profilo istituzionale e amministrativo degli organi di governo locale Gli odierni confini comunali furono definiti nel 1927 nell ambito del riassetto territoriale del comune. A quella data, infatti Rovigo, con la soppressione dei comuni di Boara Polesine, Concadirame, Grignano Polesine, Borsea, Sant Apollinare con Selva e Buso Sarzano acquisì una parte di territorio posto a corona dei confini post unitari 1. Si data al febbraio 1927 la prima proposta di annessione dei suddetti comuni. Nel provvedimento datato 11 febbraio il commissario prefettizio di Rovigo sottolinea: «il comune si affatica e arranca in mezzo a difficoltà finanziarie dipendenti non da sperperi o da altre cause di natura antieconomica, ma dal fatto che le risorse di cui dispone sono, in via assoluta, inadeguate al costo dei servizi che egli deve mantenere. Per rimediare a questa situazione, che trova la sua origine in una insufficienza di carattere organico, si adottarono in passato vari provvedimenti, che si risolsero però sempre in palliativi, che, in luogo di sanare il male, contribuirono ad aggravarlo»; ed ancora «Rovigo con l aggregazione acquisterà un più ampio respiro e si procurerà condizioni di vita meno impossibili, ma anche i comuni aggregandi riceveranno vantaggi non indifferenti, primo tra i quali quello di poter dare alle loro popolazioni i pubblici servizi, dei quali sono sprovvisti». Nel provvedimento si spiega il motivo dell esclusione da questa proposta del comune di Costa, territorio contermine a quello di Rovigo, ma con il centro distante dieci chilometri e senza nessuna dipendenza con il capoluogo, trattandosi di «comune di tipo cittadino dotato di sufficiente autonomia fornito di un buon bilancio e provvisto di molti servizi». Si rendeva, invece necessario l inglobamento di Sant Apollinare che, 1 Si recepiva quanto disposto dal regio decreto legge 17 marzo 1927, n. 383 (pubblicato in GU del 31 marzo 1927, n. 75), in base al quale il governo assumeva la facoltà della «revisione generale delle circoscrizioni comunali per disporne l ampliamento o la riunione, o comunque la modificazione, anche all infuori dei casi previsti dagli articoli 118, 199 e 120 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con regio decreto 4 febbraio 1915, n. 148, nonché dall art. 8 del regio decreto 30 dicembre 1923, n. 2839». 2 ASRo, Archivio del comune di Rovigo, Delibere del podestà, vol. 65.

2 II Introduzione per quanto non confinante, distava pochi chilometri dalla città e «col quale ha stretti ed intimi rapporti». Rovigo, nel 1926, aveva una popolazione di abitanti ed un territorio di chilometri quadrati, l aggregazione di suddetti comuni aggiunse in totale abitanti e una superficie complessiva di chilometri quadrati. Il regio decreto 29 luglio 1927, n sanciva l aggregazione e delegava al prefetto 4 di Rovigo di fissarne le condizioni, sentito il parere della Giunta provinciale amministrativa 5. Con decreto prefettizio datato 3 dicembre 1927, n vengono stabiliti gli obblighi dell unione a Rovigo dei comuni contermini fissando che essa debba avere la sua pratica attuazione a partire dal 1 gennaio 1928; in forza a tale provvedimento vengono dichiarati decaduti i podestà e i commissari prefettizi dei comuni soppressi. Il decreto stabiliva, inoltre, che in ciascuno dei territori di tali comuni fosse istituita un apposita delegazione di Stato civile e anagrafe con annessa sezione di beneficenza. Nel 1929 con l approvazione del nuovo ordinamento degli uffici e servizi, adottato in dipendenza dei poteri straordinari concessi al comune con regio decreto legge 10 ottobre, n , vennero soppresse le Delegazioni comunali. Questo evento comportò sicuramente un ampio lavoro di divisione patrimoniale e di riorganizzazione degli uffici. In particolare si dovette procedere alla revisione dei servizi di 3 Pubblicato in GU del 20 agosto 1927, n Nel periodo preso in considerazione si assiste ad un rafforzamento dei poteri prefettizi volti a consolidare la supremazia di questa figura sulle altre cariche istituzionali provinciali (legge 3 aprile 1926, n. 669). Tutte le deliberazioni del podestà (tranne alcuni casi) dovevano essere trasmesse al prefetto e, se erano di competenza della Giunta provinciale amministrativa, le trasmetteva a questo organo, dopo averne constatato la legittimità. 5 La Giunta provinciale amministrativa (GPA) venne istituita quale organo di controllo degli atti di province, comuni e opere pie con facoltà di porre il veto all esecuzione delle delibere (legge 30 dicembre 1888, n. 5965; regio decreto 10 febbraio 1889, n. 5921); era composta dal prefetto, da due consiglieri di prefettura designati dal ministro dell Interno e da quattro membri effettivi e due supplenti nominati dal consiglio provinciale. Con la legge 21 dicembre 1928, n la composizione dell organo di controllo varia a vantaggio dei membri di origine burocratica ed, infine a seguito dell emanazione del testo unico della legge comunale e provinciale del 1934 nella composizione della GPA vennero inclusi altri tre membri designati dal Partito nazionale fascista e venne meno la distinzione tra «visto di approvazione» e «visto di legittimità» sulle deliberazioni podestarili, sottoposte ora ad un unico «visto di esecutività»; a questo organo venne demandato il controllo sui bilanci dei comuni. 6 Nell archivio del Comune di Rovigo, depositato all Archivio di Stato non vi è traccia dell originale di tali disposizioni. Analogo risultato ha dato la ricerca effettuata tra le carte dell archivio della prefettura. Qui si cita quanto riportato nel provvedimento podestarile del 26 dicembre 1927, n. 442 «Nomina dei delegati nelle circoscrizioni dei cessati comuni» (ASRo, Archivio storico del comune di Rovigo, Delibere del podestà, vol. 65). 7 La richiesta era stata inoltrata dal comune al ministero di Grazia e Giustizia con provvedimento 28 settembre 1929, n

3 Introduzione III anagrafe e stato civile 8, di quelli per la leva militare, per le liste elettorali e per l esazione delle imposte. In questi stessi anni l ordinamento comunale fu completamente e radicalmente modificato attraverso le riforme del (passate poi nel testo unico della legge comunale e provinciale del ) con le quali veniva abolito completamente il sistema elettorale per la formazione degli organi comunali, attribuendone invece la nomina agli organi dello Stato. Venne istituita la figura del podestà di nomina reale che durava in carica cinque anni. Come il sindaco nel vecchio sistema, il podestà amministrava il comune ed era ufficiale di governo. In quanto amministratore unico e solo del comune esso concentrava in se tutte le funzioni deliberative ed esecutive che con il precedente ordinamento spettavano al consiglio, alla giunta e al sindaco 11. Per gli effetti del regio decreto n. 1910/1926 nei comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore ai diecimila abitanti veniva obbligatoriamente istituita la consulta municipale che durava in carica quattro anni. I membri della consulta formavano un organo collegiale, costituito da funzionari onorari, scelti dalle associazioni sindacali riconosciute e nominati dal ministro dell'interno con attribuzioni puramente consultive. Il podestà poteva richiedere il parere alla consulta quando lo riteneva opportuno, mentre era obbligatorio richiederlo nei casi di: approvazione del bilancio preventivo; accettazione di lasciti e donazioni; costituzioni di consorzi; applicazione dei tributi e dei regolamenti relativi; acquisto di azioni industriali e di beni immobili; locazioni e conduzioni di immobili oltre i dodici anni; prestiti; assunzione diretta di pubblici servizi; piani regolatori edilizi e di ampliamento, cambiamenti nella classificazione delle strade e progetti per la loro apertura e ricostruzione; regolamenti d uso dei beni comunali, di igiene, edilizia, polizia locale e quelli concernenti le istituzioni appartenenti al comune; ordinamento degli uffici e servizi, regolamenti concernenti le istituzioni appartenenti al comune. I pareri della consulta, non erano mai vincolanti per il podestà e si configuravano come un elemento ausiliario dell attività podestarile Provvedimento del commissario prefettizio dell 11 febbraio 1928, n. 186 bis «Nomina dei delegati per le richieste di matrimonio e per gli atti di matrimonio e cittadinanza» (ASRo, Archivio storico del comune di Rovigo, Provvedimenti del podestà, I semestre 1928, vol. 67). 9 Ciò avvenne a seguito dell emanazione della legge 4 febbraio 1926, n. 237 «Istituzione del podestà e della consulta municipale nei comuni con popolazione non eccedente i 5000 abitanti», e del regio decreto legislativo 3 settembre 1926, n «Estensione dell'ordinamento podestarile a tutti i comuni del regno». 10 Testo unico della legge comunale e provinciale del 3 marzo 1934, n Scopo di detta normativa era quello di indebolire l autonomia locale e rafforzare il ruolo centralizzatore dello Stato, trasformando il comune da organo di autogoverno a ente ausiliario dello Stato per la gestione dell ordinaria amministrazione. Sul tema si veda: G. MELIS, Storia dell amministrazione italiana ( ), Bologna 1996, p Testo unico della legge comunale e provinciale del 3 marzo 1934, n. 383, art

4 IV Introduzione Contestualmente 13 venne ridefinita anche la figura del segretario comunale. Rispetto alla legislazione precedente, che vedeva tale soggetto come un impiegato obbligatorio del comune, il segretario si configurava diretto collaboratore del podestà, ma nominato dallo Stato e da questo dipendente. In questi anni, tra il 1937 e il 1939, a Rovigo si registra la nomina di alcuni commissari prefettizi; nel periodo successivo l amministrazione del comune è affidata ad un podestà che perdura anche durante il periodo della Repubblica sociale italiana che non vede mutare nulla sotto il profilo amministrativo. La liberazione della città avvenne il 25 aprile Con l entrata in vigore del regio decreto legge 4 aprile 1944, n. 111 venne ripristinata la figura del sindaco e fu attribuito ai prefetti il compito di provvedere alla nomina temporanea dei sindaci e degli assessori, nell attesa di poter indire le elezioni amministrative per la ricostituzione degli organi rappresentativi locali. Così dal mese di maggio il comune di Rovigo fu retto dal sindaco Umberto Merlin e il 19 maggio 1945 si insediò una giunta provvisoria, nominata dal Comitato di Liberazione Nazionale, che rimase in carica fino alle elezioni amministrative del Affiancavano il sindaco nella giunta municipale due rappresentanti del Partito d azione (Alberto Borellini e Pietro Penacchietti), due del Partito socialista (Gerolamo Trebbi e Domenico Paderno), due del Partito comunista (Agostino Quacchio e Sandro Daniele), due del Partito democristiano (Ugo Rigon e Valentino Deganutti), ed, infine, due del Partito liberale (Attilio Mantovani e Angelo Maria Bezzi) 14. L Italia, dopo l esito del referendum sulla forma istituzionale dello Stato del , si trasforma in una Repubblica democratica che, come recitava l art. 114 della carta costituzionale entrata in vigore dal 1 gennaio 1948, «si riparte in Regioni, Province e Comuni» 16, mentre l art. 5 dei «Principi fondamentali» proclama ancora oggi: «La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell autonomia e del decentramento». 13 Regio decreto legge 17 agosto 1928, n La Giunta si riunì per la prima volta il 19 maggio Il sindaco non mancò di rivolgere un pensiero «reverente e commosso alla memoria di Giacomo Matteotti»; egli continuò affermando che «Rovigo avrà l onore di veder sorgere in una delle sue piazze un monumento nazionale che ricorderà il martire il cui nome è assurto a simbolo di valore mondiale». 15 Il referendum si svolse il 2 giugno La recente modifica del titolo V della Costituzione (legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3; pubblicata in GU n. 248 del 24 ottobre 2001) ha riscritto in particolare l art. 114 trasformato da «La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni» in «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato».

5 Introduzione V Il ripristino dei vecchi ordinamenti su base elettiva avvenne con decreto legislativo luogotenenziale 7 gennaio 1946, n. 1 17, in base al quale ogni comune doveva essere amministrato da «un Consiglio, una Giunta e un Sindaco» (art. 1) organi rappresentativi a carattere collegiale i primi due, organo a carattere individuale l ultimo. Le prime elezioni si tennero il 7 aprile Rovigo elesse 18 consiglieri: Carlo Matteotti, Aurelio Balotta, Silvio Andreotti, Pietro Migliarini, Massimo Ambrosi, Francesco Bellinello, Agostino Mercuri, Umberto Merlin, Silvio Baruchello, Angelo Matteo Bordin, Umberto Franceschi, Giuseppe De Bei, Giuseppe Pietropolli, Emanuele Tosini, Alberto Banella, Romolo Maggioro, Carlo Cibotto, Francesco Guineani. La prima adunanza consiliare si tenne il 7 maggio 1946 e fu presieduta da Carlo Matteotti, figlio di Giacomo. All art. 281 del testo unico del 1915 si stabiliva che i consiglieri proclamati entrassero subito in carica alla prima riunione del consiglio comunale neo eletto. La medesima assemblea procedeva poi all accertamento delle condizioni degli eletti per verificare l esistenza dei requisiti necessari per ricoprire la carica di consigliere. Le attribuzioni assegnate al consiglio comunale, che durava in carica quattro anni 18, erano indicate in via esemplificativa dagli art. 129 e 131 del testo unico del Omettendo l elencazione delle attribuzioni del consiglio comunale è sufficiente accennare che le relative competenze corrispondono a quelle che sono le funzioni dei comuni e possono sostanzialmente ricondursi alla trattazione di affari attinenti alle istituzioni democratiche, all organizzazione del comune, all amministrazione del patrimonio e alla gestione finanziaria, all impianto dei pubblici servizi ed al loro esercizio, alla protezione degli interessi sociali del gruppo locale di popolazione. La giunta municipale costituisce un consesso più ristretto eletto in seno al consiglio comunale. Ha il compito di deliberare su determinati affari, di predisporre alcuni provvedimenti da sottoporre all esame dell assemblea consiliare, di adottare le disposizioni che eventualmente occorrono per l esecuzione dei provvedimenti del consiglio. In sede deliberativa il procedimento segue quello del consiglio, tuttavia non è circondato da quelle rigorose formalità stabilite per quest ultimo. 17 Pubblicato in GU del 10 gennaio 1946, n. 8. Salvo lievi modificazioni venne chiamato in vigore il testo unico 4 febbraio 1915, n. 148 nelle parti riguardanti le attribuzioni ed il funzionamento degli organi elettivi; successivamente è intervenuta la legge 24 febbraio 1951, n. 34, riunita, con il decreto legislativo n. 8/1946, nel teso unico approvato con decreto presidenziale 5 aprile 1951, n. 203, modificato dalla legge 22 marzo 1952, n. 173 (per la parte relativa all elezione del sindaco) e dalla legge 23 marzo 1956, n. 136 (per la parte relativa all elezione ai consiglieri nei comuni con popolazione superiore ai abitanti). 18 Ai sensi del primo comma dell art. 8 del testo unico del 1951, modificato dall art. 2 della legge 23 marzo 1956, n Inoltre, esse derivano da leggi speciali e dalla generica competenza che lo stesso art. 31 del testo unico del 1915 prevede.

6 VI Introduzione L elezione del sindaco in questo periodo è regolata dall art. 5 del testo unico del 1951, modificato nel quarto comma dalla legge 22 marzo 1952, n Il sindaco viene eletto dal consiglio nel suo seno a scrutinio segreto e in seduta pubblica; egli prima di entrare in funzione presta giuramento davanti al prefetto. Mentre il consiglio comunale ha competenza deliberativa generale per la tutela degli interessi della comunità e per l adozione di provvedimenti ad essa occorrenti e alla giunta municipale è demandato il compito di integrare l attività del consiglio negli affari di minore importanza ed in quelli delegati o di agire per suo conto nei casi di urgenza, al sindaco sono attribuite le funzioni di capo dell amministrazione comunale, funzioni che possono riassumersi nella rappresentanza del comune nei rapporti con gli altri soggetti, nella preparazione, direzione ed esecuzione dell attività deliberativa del consiglio e della giunta, nella direzione degli uffici comunali, nel compito di far osservare i regolamenti comunali ed applicare le relative sanzioni, nella certificazione dei provvedimenti comunali (art. 151 del testo unico del 1915). Al sindaco sono altresì conferite attribuzioni relative al funzionamento di servizi di interesse generale dello Stato ed al raggiungimento di scopi che, oltre l interesse della popolazione locale, toccano anche quelli della collettività nazionale. In questa ultima qualità il sindaco è ufficiale del governo (art. 152 del testo unico del 1915). I provvedimenti che il sindaco adotta come capo dell amministrazione comunale per l osservanza dei regolamenti locali o come ufficiale del governo vengono denominate «ordinanze»; tali atti si inquadrano nella categoria degli atti amministrativi di carattere negoziale. Il controllo di legittimità (vigilanza) sulle deliberazioni del consiglio e della giunta era esercitato dal prefetto 20. Si trattava di un controllo giuridico generale, di carattere successivo e repressivo degli atti risultanti contrari alle leggi. Secondo il sistema allora vigente, l efficacia delle deliberazioni non soggette a speciale approvazione era subordinata solo alla pubblicazione per quindici giorni e all invio entro otto alla prefettura. Il sindacato sul merito (tutela) competeva alla Giunta provinciale amministrativa (GPA); esso si configurava come un azione preventiva intesa ad accertare la rispondenza dell atto ai criteri di convenienza e di opportunità amministrativa L archivio 2.1 Le sedi 20 Art. 3 della legge 9 giugno 1947, n Le deliberazioni sottoposte all approvazione della GPA sono indicate negli art. 5-8 della legge n. 530/1947.

7 Introduzione VII Non è semplice tracciare le vicende dell archivio comunale di Rovigo per anni esempio, tra i tanti, di «malarchivistica», come non è facile individuare i processi decisionali che hanno condotto a trascurare quasi completamente il materiale documentario della comunità. Attualmente l archivio storico comunale è conservato in più sedi: a) La sezione più antica è conservata presso l Accademia dei Concordi 22 probabilmente dalla fine del XIX sec., in forme mai riconosciute ufficialmente 23. L archivio copre un arco cronologico compreso tra il 1440 e il , comprendendo gli atti prodotti sotto la dominazione di Venezia (comunità e rettori) 25. La documentazione di questo periodo è censita nel dettagliatissimo elenco del Cecchetti 26 che include, per l archivio antico, 59 buste, 519 registri, 3 disegni con le seguenti articolazioni 27 : «Adige» «Amministrazione» «Araldica» «Capitali» «Città» «Collegio dei dottori e Nodari» «Consiglio» «Consulta» «Culto» «Ducali» «Estimo» «Fedi» 22 Accademia dei Concordi; piazza Vittorio Emanuele II, n. 14; cap Rovigo; tel , fax ; 23 Cristina Tognon ne ha ricostruito le vicende: C. TOGNON, Rovigo, in G. BONFIGLIO-DOSIO, C. COVIZZI, C. TOGNON, L amministrazione del territorio sotto la Repubblica di Venezia: gli archivi delle comunità e dei rettori, Rovigo 2001, p ; a questo testo si rimanda anche per la bibliografia citata. 24 Traccio brevi cenni di storia di Rovigo. Le prime notizie risalgono al IX sec. quando Rovigo faceva parte dell Esarcato di Ravenna e probabilmente dell antica contea di Gavello. Passata sotto il controllo dei vescovi di Adria, subì successivamente e alternativamente le signorie del Marchesato di Toscana (con Almerigo), del Comune di Padova ( ), del Ducato estense (a fasi alterne tra il 1194 e il 1482), ed, infine della Repubblica di Venezia ( ). All invasione francese seguì quella austriaca, durante le quali Rovigo ebbe governatori militari. Divenuta vice-prefettura del Dipartimento del Basso Po, con capitale Ferrara, fu riportata a capoluogo dopo le due successive dominazioni austriache. Per il periodo considerato rimando al mio contributo, anche in relazione alla bibliografia citata C. COVIZZI, Vicende storico istituzionale del Polesine di Rovigo, in l Amministrazione, cit., p Va da se che le cesure cronologiche non sono da ritenersi rigide, poiché l Archivio di Stato conserva documentazione anche precedente il 1800 e il comune ha nel proprio archivio materiale precedente il B. CECCHETTI, Statistica degli archivi della Regione Veneta, I, Venezia 1880, p Il materiale descritto era ancora depositato presso il comune. 27 Cristina Tognon distingue la documentazione tra «Archivio della comunità» e «Archivio dei rettori veneziani» TOGNON, Rovigo, cit., p

8 VIII Introduzione «Feudi» «Gravezze» «Legislazione» «Lettere» «Livelli» «Militare» «Notifiche» «Po» «Processi» «Procure» «Sali» «Sanità» «Sentenze dei podestà» «Sequestri» «Teminazioni» «Vettovaglie» L archivio non dispone di un inventario; nel corso del XX sec. sono stati redatti alcuni strumenti parziali che facilitano l accesso alla documentazione 28. b) Presso l Archivio di Stato cittadino 29 è conservata una sezione dell archivio storico comunale dal 1800 al Il primo deposito a titolo volontario avvenne nel 1970 con le modalità spiegate più avanti. Dopo i trasferimenti, corredati da elenchi di consistenza, l archivio è stato dotato di uno strumento di accesso 30 consistente in un dettagliato elenco che descrive le serie di appartenenza e rileva analiticamente il contenuto dei pezzi. Non può definirsi un inventario canonico, ma in questi anni ha effettivamente rivestito un ruolo importante nella ricerca e nella ricostruzione della memoria cittadina. Un indice onomastico e tematico della serie «Categoria III Ornato» completa i mezzi di corredo dell archivio 31. Le serie presenti sono: «Atti del Consiglio comunale e della Giunta municipale» 28 TOGNON, Rovigo, cit., p Archivio di Stato di Rovigo; via Sichirollo, n. 9; cap Rovigo; tel ; fax ; 30 Il riordino e la redazione dell inventario vennero effettuati nel 1979 a cura di un gruppo di archivisti esterni. 31 MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI ARCHIVIO DI STATO DI ROVIGO, Guida all Archivio di Stato di Rovigo, Rovigo 1997; Guida generale degli Archivi di Stato, vol. II, Roma 1986, p

9 Introduzione IX «Protocollo e indici» «Atti d Ufficio (Referati)» ( ) «Atti d ufficio (Categorie)» ( ) «Atti d ufficio (Buste speciali)» ( ) «Anagrafi e Stato civile» «Atti contabili, registri» «Allegati ai conti consuntivi, buste» Complessivamente si tratta di b. 2199; reg. e vol Contestualmente al primo deposito del 1970 vennero trasferiti gli archivi dei comuni soppressi a seguito dell emanazione del regio decreto 29 luglio 1927, n Gli unici strumenti di accesso sono costituiti dagli elenchi di consistenza giunti a corredo della documentazione. Questa la consistenza: Comune di Boara Polesine ( ): b. 228, reg. 60 Comune di Borsea ( ): b. 28, reg. 10 Comune di Buso Sarzano ( ): b. 190, reg. 38 Comune di Concadirame ( ): b. 89, reg. 11 Comune di Grignano Polesine ( ): b. 235, reg. 28 Comune di Sant Apollinare con Selva ( ): b. 89, reg. 11 Anche l archivio della Congregazione di Carità, poi Ente comunale di assistenza (ECA) 32, venne depositato all Archivio di Stato 33 ; esso comprende la documentazione cronologicamente compresa tra il 1875 e il 1978, anno della soppressione di queste istituzioni. 34 In totale di conservano 659 buste e 118 registri. Il materiale venne corredato da un elenco di consistenza. Da ultimo, l archivio del Giudice conciliatore venne consegnato tra il 1974 e il Si tratta complessivamente di 175 pezzi non muniti di elenco, la cui documentazione copre un arco cronologico incluso tra il 1873 e il La legge sulle opere pie n. 753, del 3 agosto 1862, istituì presso i comuni del Regno Sabaudo la Congregazione di Carità, con lo scopo di amministrare i beni destinati ai poveri provenienti dai lasciti di benefattori, e le proprietà e gli archivi dei precedenti istituti di carità e beneficenza. Successivamente la legge del 3 giugno 1937, n. 847 soppresse le congregazioni di carità e istituì gli enti comunali di assistenza (ECA), aventi lo stesso compito di soccorso ai bisognosi. Tutte le competenze, l amministrazione del patrimonio e l archivio confluirono nel nuovo ente, retto da un comitato nominato dal consiglio comunale. 33 Convenzione 15 marzo Decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 24 luglio 1977 e successiva legge regionale 8 giugno 1978, n Con legge del 16 giugno 1892, n. 261 fu disposta la costituzione in ogni comune di un vero e proprio ufficio di conciliazione, retto da un giudice nominato dal Tribunale su proposta del Procuratore regio. L ufficio di conciliazione fu regolato poi dalla legge n. 1368, del 18 dicembre 1941 e venne soppresso in seguito all istituzione del giudice di pace con legge del 21 novembre 1991 n. 374.

10 X Introduzione c) Infine, la documentazione successiva compresa tra il 1931 al 1965 è conservata in un deposito presso l «Interporto» di Rovigo 36 ed è stata interessata dalle operazioni di riordino e inventariazione presentate con questo lavoro. 2.2 Vicende Il primo riferimento alle condizioni dell archivio è del quando il podestà, con provvedimento n. 676 del 13 dicembre delibera di prolungare l «affidamento dei lavori di sistemazione dell archivio», all impiegato Piero Gobatti. Non sappiamo quali furono gli esiti di tale riordino, certo è che nel 1935 sempre il podestà autorizzò lo scarto di documentazione. Dall elenco risulta che vennero eliminati: «Carta per richieste e ricerche anagrafiche dal 1890 al 1900; q. 0,90» «Carte che servirono all Ufficio di polizia urbana dal 1925 al 1930; q. 0,65» «Carteggio diverso anteriore al 1928 proveniente dagli ex comuni aggregati; q. 3,50» «Bollettari e note a tutto il 1927 della cessata amministrazione daziaria; q. 3» «Stampati vecchi e cartaccia cestinata a tutto il 1934 in parte già insaccata; q. 3» «Pacchi dei ruoli dal 1913 al 1932 consegnati al municipio dagli uffici esattoriali; q. 3» «Miscellanea bollettini, leggi e carteggio di Stato civile a tutto il 1930; q. 2» «Carte, memorie e minute a tutto il 1930 che servirono all ufficio tecnico; q. 0,30». Fin dal 1921 l archivio era assegnato alla «Divisione I segreteria» 38. Con l adozione del regolamento organico del personale del vengono definiti i compiti delle varie Divisioni. L archivio corrente, l archivio di deposito e il protocollo afferiscono ora alla «Divisione II Amministrazione generale», retta dal vice segretario, capo dei servizi amministrativi del comune. Il regolamento precisa che «la corrispondenza e gli atti in arrivo sono aperti dal sindaco o da chi per lui. Gli atti, quando non riguardino affari di Gabinetto o comunque riservati, passeranno, poi, previa timbratura con la data di arrivo all ufficio protocollo-archivio. L archivista dovrà controllare che gli atti ricevuti siano stati come sopra timbrati e curare che siano regolarmente protocollati, unirvi, sempre i precedenti, separarli secondo la divisione delle attribuzioni. Egli presenterà al segretario capo, per la definitiva assegnazione, quelli che non entrino nelle attribuzioni sopra indicate. I capi Divisione tratteranno gli atti da sbrigare personalmente e distribuiranno gli altri agli 36 Viale delle Industrie, 55, Porto Interno Rovigo 37 ASCRo, Serie Carteggio amministrativo, Categoria I, classe 2, b Provvedimento del commissario prefettizio del 15 marzo 1920, n. 4016; approvato dalla Giunta provinciale amministrativa il 12 aprile Deliberazioni del consiglio comunale nelle sedute del 24 e 25 febbraio 1950.

11 Introduzione XI impiegati da loro dipendenti» 40. Il regolamento raccomandava al personale dell archivio di operare in modo che «nessuna pratica sfugga al protocollo e di unire sempre tutti i precedenti essendo indispensabile che i fascicoli non vengano frazionati Il servizio di archivio e protocollo dovrà funzionare con tutta regolarità e in perfetta conformità delle disposizioni che lo riguardano. Nessuna lettera, carta o documento deve entrare in circolazione degli uffici, prima che ne sia stata curata la registrazione a protocollo Tutti gli atti devono recare le indicazioni della Divisione dalla quale appartengono». Questo era il regolamento, ma nel 1955 l archivista comunale in una nota al sindaco riferisce della situazione disastrosa in cui versava l ufficio protocollo. A partire dal 1947 l ufficio era composto dal vice segretario, dal protocollista, da un addetto allo «scarico e incasellazione» degli atti e da un impiegato preposto alla spedizione della corrispondenza. Nel 1953 un impiegato del protocollo venne destinato all ufficio sanitario a scapito del lavoro che «con lo sviluppo degli uffici andò sempre aumentando, costringendo gli impiegati a lavorare in ore straordinarie» e tralasciando l archiviazione della documentazione a fine anno 41. La situazione non sembra essere mutata nel 1959 poiché il capo ripartizione lamenta la totale mancanza di locali per la conservazione della documentazione, chiedendo la ristrutturazione di due ambienti attigui all ufficio protocollo, evidenziando «l importanza e la delicatezza, che riveste l ufficio ai fini del regolare, tempestivo funzionamento di tutti gli uffici comunali, che fanno capo all ufficio protocollo per ricerche di precedenti e di ogni altra notizia, necessaria per l istruttoria delle pratiche» 42. Ai fini di regolare il servizio dell ufficio archivio e protocollo, nell aprile del 1965, il vice segretario generale emette un ordine di servizio con il quale dispone i compiti e le attribuzioni degli impiegati. Dal documento si evince che si occupavano dell archivio tre applicati, rispettivamente con compiti di: classificazione, archiviazione, ricerche e tenuta dell indice generale del protocollo; protocollo generale; protocollo dell anagrafe e dell elettorale, scritturazioni inerenti allo scarico della corrispondenza e pratiche varie in partenza. Inoltre, un usciere era assegnato alle spedizioni. La direzione dell ufficio era assegnata a Remigio Roveron. In questi anni l archivio storico e di deposito del comune erano collocati in «in diversi, indecenti e pericolanti locali»: soffitta della sede municipale, soffitta officina elettricisti, locali 40 Il tenore del regolamento è simile a quello di un moderno «Manuale di gestione». Per quanto riguarda le attribuzioni dell ufficio protocollo tali norme sembrano essere seguite. 41 ASCRo, Serie Carteggio amministrativo, Categoria I, classe 2, Nello stesso documento si evidenzia che uno degli impiegati «ha espresso il desiderio di non essere più assegnato all ufficio protocollo» per la troppa fatica intellettiva che il lavoro richiede. 42 ASCRo, Serie Carteggio amministrativo, Categoria I, classe 2, 1959.

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