L ARENA DEL 15 GENNAIO 2014 FORZE ARMATE. La commissione Difesa boccia il trasferimento del Comando di Palazzo Carli

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1 L ARENA DEL 15 GENNAIO 2014 FORZE ARMATE. La commissione Difesa boccia il trasferimento del Comando di Palazzo Carli Comfoter resta a Verona Stop al trasloco romano Giorgia Cozzolino D'Arienzo (Pd): «Ho ottenuto di depennare dal decreto l'operazione Ora il ministro Mauro prenda atto della volontà del Parlamento» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 8 Giù le mani dal Comfoter. L'annunciato trasferimento del Comando operativo forze terresti da Verona a Roma è stato scongiurato. Almeno per ora. La commissione Difesa della Camera dei deputati ha depennato il «trasloco» nella Capitale del comando di Palazzo Carli, in via Roma, dal decreto che va a riorganizzare e a riformare i comparti dell'esercito italiano. Il testo originale del decreto, tra i vari tagli, prevedeva infatti anche il trasferimento di uno dei più importanti e prestigiosi comandi delle forze armate italiane entro il 31 dicembre del Alla notizia di tale provvedimento, nei mesi scorsi, a dire il vero, non vi era stata una levata di scudi, nemmeno da parte delle stesse forze armate: un po' per via del fatto che in quattro anni molte cose possono cambiare, un po' perché buona parte dei militari impiegati nel Comando di Verona sono appunto operativi e quindi passano la gran parte della loro vita in missione in basi all'estero. Il trasloco a Roma metterebbe però in discussione il prestigio della città, ma riguarderebbe anche, direttamente o indirettamente, 80mila militari su circa 106mila in servizio in Italia e all'estero e che sono «comandati» direttamente da Palazzo Carli. L'unico a opporsi fin da subito al trasferimento in riva al Tevere del Comfoter era stato il deputato del Partito democratico Vincenzo D'Arienzo che aveva letto l'operazione come un autentico «scippo» per il buon nome e per la centralità di Verona. Ed è proprio grazie alla sua proposta e alla sua opera di convincimento che la commissione Difesa ha cancellato dal decreto il trasloco del Comando. «Verona non può subire questo declassamento», afferma D'Arienzo. «Per questo ho inserito nel parere della Commissione una condizione pesante, appunto la cancellazione dal decreto attuativo del trasferimento. Verona ha da sempre avuto un ruolo nelle dinamiche militari del Paese e continuerà ad averlo», dice. Per D'Arienzo la decisione del Governo, condivisa dallo stesso Stato Maggiore, «non teneva conto delle esigenze di centinaia di famiglie che sarebbero costrette a trasferirsi. Quel Comando è un tutt'uno con la storia del dopoguerra di Verona». E incalza: «Adesso il ministro della Difesa Mario Mauro prenda atto della chiara volontà del Parlamento e tolga il trasferimento dal decreto legislativo che a giorni dovrà emanare». Non è infatti affatto scontato che il governo recepisca l'istanza del Parlamento, ma dovrà per lo meno darne motivazione. Il deputato veronese si leva poi un sassolino dalla scarpa e dice: «In Commissione non tutti hanno condiviso la mia battaglia. Il voto contrario alla mia proposta espresso dalla Lega Nord non ha aiutato, ma per fortuna lo scopo è stato raggiunto». E conclude: «Il ruolo internazionale del "nostro" Comando conferisce alla città un prestigio ineguagliabile. È attraverso la competenza delle nostre forze armate che il Paese giova di credito. Ed è da Verona che si gestisce una parte consistente di questa competenza e forza. Come potevamo rinunciare a questa opportunità di prestigio?».

2 VERSO LE ELEZIONI Il 25 maggio si voterà anche in 54 Comuni Europee, centrodestra avanti a ranghi sparsi E Tosi medita la discesa in campo con la sua «Rip» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 8 Grandi manovre nei partiti in vista degli appuntamenti elettorali di primavera. Il 25 maggio, infatti, si voterà sia per le europee che per il rinnovo delle amministrazioni in 54 Comuni veronesi. E nel campo del centrodestra dove si è consumata la scissione fra i governativi del Nuovo centrodestra e i berlusconiani tornati sotto le insegne di Forza Italia - ma anche della Lega, che con Lorenzo Fontana vanta l'unico veronese a Bruxelles, alla ricerca di un rilancio sotto la guida del neosegretario Matteo Salvini - ci si prepara alla battaglia. L'accordo che si sta prefigurando in Piemonte, dove il Carroccio potrebbe accettare un candidato non leghista per il dopo-cota, lascia intravvedere un possibile ricompattamento anche in Veneto in vista delle regionali del «Alle amministrative», commenta l'assessore regionale Massimo Giorgetti, fra i promotori a Verona del partito di Alfano con il fratello sottosegretario Alberto Giorgetti, nominato coordinatore regionale Ncd insieme a Marino Zorzato, e il consigliere regionale Giancarlo Conta, «priviligeremo il dialogo con le persone all'interno di liste civiche che condividono i nostri obiettivi e che parlano lo stesso linguaggio, a prescindere dalle appartenenze partitiche». Alle europee, per le quali vige il sistema proporzionale con sbarramento al 4 per cento, Giorgetti assicura che il Nuovo centrodestra si presenterà con il proprio simbolo. «I sondaggi», assicura, «ci danno quasi all'8 per cento». Ancora non si parla di candidature. Ma assicura: «Presenteremo una lista forte, con candidati radicati sul territorio». La senatrice di Forza Italia Cinzia Bonfrisco mette in chiaro: «Siamo pronti a dialogare con chi vuole il dialogo, ma al voto europeo ognuno farà la sua corsa proponendo la propria idea di un'europa che finora dall'italia ha preteso molto senza dare altrettanto in cambio, basti pensare come siamo stati lasciati soli a fronteggiare l'emergenza immigrazione». Candidature? «Troppo presto per parlarne». E taglia corto anche sulle regionali del «Visto il pressing di Renzi sul governo ho l'impressione che prima dovremo votare per le politiche. Ma ciò che conta adesso è dare risposte alla gente e ai tanti sindaci di Forza Italia che ci chiedono aiuto per i loro cittadini». Il Carroccio se vorrà confermare la propria presenza in Europa dovrà probabilmente dar vita a un cartello con altre formazioni, come i Fratelli d'italia di Giorgia Meloni e magari la stessa Forza Italia, che hanno in comune una visione critica sulle istituzioni europee. E l'anello di congiunzione potrebbe essere la Fondazione «Ricostruiamo il paese» di Flavio Tosi, che è anche segretario veneto del Carroccio. In questi giorni si sta assistendo a un attivismo senza precedenti di Tosi, impegnato in un tour tra Veneto, Lombardia, Puglia e Calabria. Non è escluso quindi che lo stesso Tosi metta sul piatto della bilancia la propria candidatura. Tramite il ministro Quagliariello, presidente della Fondazione Magna Carta di cui il vicesindaco Stefano Casali è il referente veronese, il sindaco mantiene pure il filo del dialogo con Nuovo centrodestra.e.s.

3 L'EREDITÀ DELLA PROVINCIA Il bilancio dell'assessore all'edilizia scolastica Marco Luciani su lavori e progetti «Le Province? Già uccise dai tagli» «Per Maffei e Giorgi era tutto pronto ma prima Monti e poi la spending review ci hanno fermati» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 8 Con la trasformazione delle Province in enti di secondo livello, gli assessori provinciali uscenti fanno il punto sulla situazione. Oggi è il turno di Marco Luciani, assessore all'edilizia scolastica. «Vorrei far capire le difficoltà con le quali ci siamo dovuti muovere in questi ultimi due anni: il punto non è sui lavori rimasti incompleti, anche se è evidente che l'incertezza del futuro dell'ente pesa, ma il problema sono i consistenti tagli al bilancio», esordisce Luciani, «che di fatto hanno ucciso le Province già tra la fine del 2011 e l'estate 2012 con tagli insostenibili. A farne le spese sono stati in particolare il Maffei e il Giorgi, che altrimenti ad oggi sarebbero interessate da un bel cantiere. Avevamo stanziato a bilancio per scuole, strade, edilizia patrimoniale 26 milioni 700 mila euro. Il decreto Monti, convertito in legge il 22 dicembre 2011, ha disposto un consistente taglio agli enti locali, che per la Provincia di Verona si è tradotto in una riduzione nel 2012 dai 26,7 milioni a 19 milioni (-7,7 milioni). A luglio 2012 arriva anche il decreto Spending review che ci impone una ulteriore variazione di bilancio con riduzione delle spese di investimento sempre per il 2012 da 19,0 a 14,1 milioni (-12,6 milioni in totale)». «Proprio nei mesi estivi eravamo prossimi a pubblicare le gare per la manutenzione straordinaria finalizzata all'ottenimento dei Cpi, la certificazione per la prevenzione incendi, di Maffei sede (2,6 milioni) e Giorgi (1,6 milioni). Quello del Maffei è un caso emblematico. La Provincia ha già fatto tutti i decreti con gli impegni di spesa (significa che ha i soldi nel cassetto pronti per essere spesi), gode di un cofinanziamento da parte della Regione per circa il 50 per cento del totale, ma da una settimana all'altra non può più attivare le procedure di gara perché i due decreti tagliano la possibilità di effettuare i pagamenti. Analogo discorso per il Giorgi. Gli ultimi due bilanci di previsione riportano per il le spese di investimento 2013 a 18 milioni, per il (approvato il 18 dicembre 2013) le spese di investimento 2014 a 20 milioni (realizzabili se si vendono quote azionarie delle partecipate), mentre la previsione di pagamenti per gli anni 2015 e 2016 è rispettivamente di 900mila e 100mila euro». Oltre a Maffei e Giorgi? «Detto di Maffei sede e Giorgi per i quali speriamo di far partire almeno le procedure, mancano il Cpi del Leonardo da Vinci di Cerea (1,6 milioni) e della succursale del Sanmicheli di via Selinunte (2,5 milioni). Il Maffei non è neanche più nei documenti programmatori dell'ente, mentre il Giorgi, il Da Vinci di Cerea e il Sanmicheli sono nel triennale delle opere pubbliche nell'annualità 2014, ma con le incognite sui pagamenti e sulla sostenibilità di avviare un'opera che poi durerà due-tre anni».r.c.

4 IL CANTIERE Forte degrado nell'area dove i lavori non sono più ripartiti, tra rifiuti abbandonati, erba alta e topi. E proprio oggi l'impresa edile incontra l'assessore Corsi Capuleti, altro ultimatum per il parcheggio Alessandra Galetto A due mesi dalla scadenza della diffida del Comune alla cooperativa Cangrande, il liquidatore della società, Bertani: «Piano economico insostenibile, ma non molliamo» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 12 Alla scadenza della diffida mancano meno di un paio di mesi: se nulla fino ad allora si sarà mosso, l'amministrazione comunale si dice intenzionata - lo conferma l'assessore Enrico Corsi - a procedere con la riscossione della fideiussione nei confronti della cooperativa Cangrande. Ma riguardo alla lunga vicenda relativa al cantiere di lungadige Capuleti (la cooperativa sottoscrisse l'impegno con il Comune nel 2006), e al previsto parcheggio di 218 posti che doveva venire realizzato, non è ancora detta l'ultima parola. Tanto è vero che proprio oggi è in programma nell'agenda di Corsi un incontro con l'impresa Viberto, alla quale la cooperativa Cangrande aveva affidato la realizzazione del cantiere (nella Viberto ci sono anche soci della cooperativa, che avevano prenotato un consistente numero di posti). Intanto però la situazione del cantiere abbandonato in lungadige Capuleti desta più di qualche preoccupazione. Lo ha fatto presente anche il comandante della polizia municipale Luigi Altamura: «C'è un evidente stato di degrado: erba alta, rifiuti abbandonati e topi», ha detto il comandante. «Dalla cooperativa non abbiamo più ricevuto alcuna informazione, dopo la diffida: il tempo per la risposta è di quattro mesi», aggiunge Corsi. Intanto però qualche indicazione in più arriva dal liquidatore della cooperativa Cangrande Matteo Bertani: «La cooperativa è stata messa in liquidazione il 13 novembre perchè il piano economico finanziario era diventato insostenibile», spiega. «Molti dei soci infatti se ne erano andati, e questo aveva comportato un peso economico troppo alto per quanti erano rimasti. A ciò si è aggiunto anche il fatto che il tentativo di recupero dei fondi di alcuni soci che erano stati inadempienti si è risolto in un vero e proprio boomerang, col rischio che si dovesse addirittura risarcire chi aveva già versato una quota». E allora cosa succederà al cantiere, dove al momento nulla si muove? «Quello che posso dire è che da parte dei soci non è finito l'interesse per il progetto, anzi in alcuni questo interesse è ancora ben desto, ma al momento non abbiamo alcuna proposta concreta. Certo si continua a discutere: anche a breve avremo una nuova assemblea dei soci. Il cantiere è stato riconsegnato il 28 ottobre: ci sono quattro mesi di tempo perchè i lavori ripartano», prosegue Bertani. Insomma non è ancora detta la parola fine sulla «telenovela» del parcheggio pertinenziale di lungadige Capuleti, per il quale un altro «ultimatum» era partito dal Comune già a settembre. La storia parte nel 1998, con il tentativo, poi naufragato, di fare questo parcheggio in piazza Viviani (davanti alle ex Poste), dove il progetto era stato bloccato dai ritrovamenti archeologici. Poi era arrivata l'ipotesi di piazzetta Bra Molinari, dietro Santa Anastasia, ma anche questa possibilità era stata ostacolata. E anche il progetto per lungadige Capuleti ha visto più stop: prima il ritrovamento del muro visconteo, che ha frenato lo scavo richiedendo il parere della Sovrintendenza, poi le varianti progettuali necessarie, quindi il blocco dei lavori per due anni durante il cantiere per il ponte San Francesco, per arrivare al momento di forte crisi che ha colpito in misura sempre più pesante il settore immobiliare.

5 Bertani fa però notare che chiudere il cantiere significherebbe «sprecare» 3 milioni di euro di lavori già fatti. «Certo», osserva, «ci vogliono circa altri sei milioni, ma se li dividiamo per 218 posti auto significa 30mila euro a garage». RIPRODUZIONE RISERVATA IL CASO Sottoscrizione organizzata dal Pd Saval, già 400 firme «No all'ennesimo supermercato» Dovrebbe sorgere sul terreno destinato anni fa alla quarta torre mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 12 «I sottoscritti chiedono al sindaco Tosi che l'area sia destinata alla comunità, e non all'ennesima attività commerciale». Al Saval il Pd sta conducendo una sottoscrizione contro il futuro supermercato che, con ogni probabilità, sorgerà nel terreno incolto tra le vie Emo e Da Mosto. Là dove in passato si era ipotizzata la costruzione, poi tramontata, della quarta torre di 14 piani. Il malcontento popolare è forte e le firme dei contrari già 400, nonostante l'area sia privata e quindi, senza un deciso supporto del Comune, gli abitanti possano fare poco. Ma il Pd continuerà a presenziare con il suo stand al mercato del Saval, al martedì e al venerdì mattina, per raccogliere altre adesioni. Se i residenti erano arrivati a manifestare contro il progetto del palazzone, infatti, non vedono di buon occhio nemmeno il supermercato, che sorgerebbe a pochissima distanza dai già esistenti Migross, A&O ed Eurospin. Federico Benini, capogruppo del Pd in terza circoscrizione, spiega che la raccolta firme verrà depositata quando, a breve, la commissione Edilizia privata del parlamentino sarà chiamata a esprimersi sul progetto del nuovo supermercato. «È ridicolo», esclama Benini. «Gli abitanti del Saval hanno già tre supermercati sotto casa, senza contare quello in corte Pancaldo, l'altro in via Ca' di Cozzi e gli innumerevoli minimarket nei quartieri limitrofi. L'offerta commerciale è davvero ampia, mentre invece il rione più densamente popolato di Verona non ha un grande spazio verde attrezzato». I residenti, ancora quand'era in auge l'ipotesi della quarta torre, avevano espresso il desiderio di un'area verde, magari con piazzetta e chiosco, a beneficio anche della vicina chiesa di Santa Maria Regina. Benché il primo progetto del grattacielo sia stato fatto naufragare a forza di ricorsi al Tar, non è mai andata in porto la trattativa di permuta tra proprietà e Comune, per spostare altrove l'intera cubatura. Unica consolazione sta nel fatto che, come prevede il Piano degli interventi, il privato si dovrà accollare alcune opere pubbliche, tra cui la costruzione di un sagrato più ampio per la chiesa di Santa Maria Regina, attualmente affacciata sulla trafficata via Pancaldo.L.CO.

6 TUTELA DEL TERRITORIO L'appello al Comune Sel torna all'attacco «Basta cemento, più riqualificazioni» Gabanizza: «Respingere i Piani regionali per preservare il suolo» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 13 Sinistra ecologia e libertà torna all'attacco di Comune e Regione Veneto in difesa del territorio e punta alla mobilitazione contro il Piano casa e il Piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc). Giorgio Gabanizza, coordinatore provinciale di Sel, spiega: «La Regione, con il nuovo anno, ci ha regalato due provvedimenti legislativi che andranno a peggiorare la già precaria situazione ambientale esistente con una pesante impronta ecologica e un alto tasso di inquinamento». E prosegue: «Si tratta di provvedimenti che vanno a cementificare ulteriormente il territorio e che sono per altro illegittimi». Secondo Gabanizza, infatti, il Piano territoriale sarebbe incostituzionale perché «esautora il Comune del governo del territorio» mentre il Piano casa «manca della Valutazione di impatto ambientale che è dovuta quando si interviene sull'ambiente». Vincenzo Genovese, del coordinamento cittadino, sostiene che il Piano territoriale viene «falsamente definito a valenza paesaggistica ma, in realtà, lascia ampi spazi alla speculazione edilizia e al consumo del suolo». E prosegue: «Inoltre il Piano Casa, confermato per altri cinque anni, darà la possibilità ai Comuni di rendere edificabili i pochi spazi rimasti liberi nella città consolidata in deroga a ogni logica di pianificazione urbanistica, attraverso regolamenti applicativi della legge regionale che permette di ampliare gli edifici esistenti con nuovi volumi fino al per cento dell'esistente». L'appello di Sel è quindi rivolto a Palazzo Barbieri: «Il Comune di Verona non applichi il provvedimento regionale e, anzi, chieda alla Regione di ridimensionare il Piano casa». Gabanizza e Genovese ricordano che il Comune di Verona «ha previsto negli strumenti urbanistici 5 milioni di metri cubi per nuove edificazioni con ulteriore spreco del territorio per esigenze che non esistono, visto che sono migliaia le case ancora vuote, mentre, se l'obiettivo è di rimettere in moto il settore edilizia, la cosa più sensata da fare è puntare tutto sulla riqualificazione: ci sono ospedali e scuole che non aspettano altro che essere adeguati dal punto di vista della sicurezza sismica e del risparmio energetico». G.COZ. INFERMIERI A TEMPO Sempre più compatto il fronte del no alla delibera della Giunta veneta «Assistenza uguale per tutti. La Regione riveda i calcoli» L'Ugl domani in quinta Commissione: «Calcolare le altre mansioni» mercoledì 15 gennaio 2014 CRONACA, pagina 15 Cominciano domani pomeriggio a Palazzo Ferro Fini, a Venezia, le audizioni in quinta Commissione sanità sulla contestatissima delibera della Giunta veneta che definisce i valori minimi di riferimento per il personale di assistenza del comparto dedicato alle aree di degenza ospedaliera.

7 Un provvedimento che ha riunito in un unico fronte infermieri, operatori sociosanitari, caposala e loro rispettivi organismi di categoria e le principali sigle sindacali. Più voci, insomma, che in coro invitano l'assessore alla Sanità, Luca Coletto, a tornare sui suoi passi e a rivedere la delibera, che a loro giudizio mina pesantemente la qualità dell'assistenza erogata in corsia, a danno dei degenti e dei loro familiari. A esprimere perplessità e critiche ai consiglieri della quinta Commissione, domani, ci saranno anche i rappresentanti di Ugl sanità, che hanno elaborato una controproposta. Spiega il segretario regionale, Stefano Tabarelli: «Gli standard adottati dalla Giunta non tengono conto della realtà assistenziale veneta, dove a fianco di ospedali moderni, tecnologicamente attrezzati troviamo strutture obsolete che richiedono ancora l'intervento del personale non medico. Nel calcolo del fabbisogno standard di assistenza è indispensabile tenerne conto e ipotizzare quindi tempi al netto di mansioni non assistenziali». Ugl sanità avanza la sua proposta: «Il tempo minimo di assistenza, nelle aree di Medicina interna, specialistica, nell'area critica e in lungodegenza dev'essere di almeno 240 minuti nell'arco delle 24 ore. Per la Chirurgia generale, ostetricia e ginecologia, Pediatria, riabilitazione e Malattie infettive invece il tempo minimo può essere di 200 minuti. I nostri calcoli non si basano su formule empiriche o economiche, ma sull'esperienza diretta degli infermieri». Anche per Ugl sanità il rapporto infermieri-operatori sociosanitari va rivisto. «Quello indicato di 2 a 1 è inaccettabile», riferisce Tabarelli, «dobbiamo fare fronte comune e rilanciare la delibera 3093 del 2006 che invece indicava in 3 a 1 il rapporto ottimale, e calarla nella realtà attuale, dove ogni reparto, ogni degente richiede una particolare assistenza. Pensiamo ai malati con disabilità: richiedono un'assistenza a 360 gradi e costante. Invece oggi la prima cosa che gli infermieri sono costretti a fare è chiedere ai familiari di fermarsi al loro capezzale, perchè il personale non è in grado di far fronte alla situazione. Ma l'assistenza dev'essere uguale per tutti». Il segretario di Ugl fa infine una considerazione sull'assistenza domiciliare integrata, «di cui non vi è traccia nella delibera. Secondo dati Istat», riferisce, «il cittadino veneto ne usufruisce nella misura di 10 ore al mese, contro le 26 della Liguria. Vanno sicuramente potenziate». P.COL. CADIDAVID Lavori in corso mercoledì 15 gennaio 2014 LETTERE, pagina 19 Chi scrive è un cittadino del Comune di Verona residente a Cadidavid. Il problema della viabilità nel mio quartiere suburbano, infestato dal traffico perennemente intasato della Statale 12 che attraversa il centro urbano, e le trentennali rimostranze manifestate dagli abitanti a fronte di promesse mai mantenute per la soluzione del problema sono diventate ormai storia tanto vecchia da risultare quasi noiosa, e non fanno più notizia. Dopo l'epifania sono comparse delle ruspe che hanno iniziato a smontare il malandato marciapiede che (solo su un lato) costeggia la Statale 12, in centro abitato. Un marciapiede talmente malagevole per le buche, le interruzioni e, di recente, anche per i pali dell'illuminazione stradale, che ormai da svariati anni non consente più il passaggio pedonale ad invalidi, carrozzine o a chiunque abbia un minimo problema deambulatorio. A ciò si aggiunga che detto marciapiede diventa sempre più spesso pista ciclabile (in entrambi i sensi), visto che è l'unico percorso asfaltato dove non si rischia di essere travolti dai Tir, i quali, nonostante i divieti affissi sul ponte del Canale Milani (portata max 1 tonnellata), continuano a sfrecciare indisturbati in centro paese. Alla vista delle ruspe, molti di noi residenti ci siamo lasciati prendere da entusiasmo: «Allora lassù qualcuno pensa a noi!» «Carini, per il nuovo anno ci regalano il marciapiede nuovo...». Pazienza se i lavori più rumorosi si realizzano (chissà perché) solo alle 7 del mattino e alle 13: per un piccolo miglioramento della qualità della vita, siamo disposti a tutto... La smentita non ha tardato ad arrivare: in realtà le ruspe tracciano soltanto una lunga fossa nel corpo del marciapiede per calarvi un grosso tubo, e alla fine verrà presumibilmente ricoperta, con

8 un ennesimo rattoppo di asfalto: sono solo ipotesi, certo, perché da nessuna parte è scritto (come si usa nel mondo civile) l'entità e la finalità dei lavori. Dal 10 gennaio l'impresa ha iniziato a scavare tracce anche trasversalmente alla strada, costringendo un traffico già molto problematico ad un senso unico alternato, e creando code che si attardano fino al Forte Tomba. Per quanto? E chi lo sa? Naturalmente, nessun cartello a inizio cantiere; nessuna indicazione di un percorso alternativo (come si usa nel mondo civile), e l'11 gennaio c'è già stato un incidente in prossimità dei lavori. Un mio amico fanatico di twitter ha ricevuto una notifica dal «Via Belfiore: lavori E:E, tra il civico n. 20 e il 51, con divieto di sosta e senso unico alternato dal x 7 gg.». L'Ente pubblico ritiene forse che siamo tutti divoratori di twitter? Qualcuno ci ha forse chiesto se lo volevamo davvero, questo tubo? O se questi lavori valevano un simile disagio, non solo per noi, ma per le migliaia di mezzi che ogni giorno attraversano il nostro quartiere? La risposta, purtroppo, è ancora banale e noiosa: chi ha deciso quest'opera non abita qui, e non ritiene gli abitanti di Cadidavid degni di una minima informazione. Non c'è nemmeno un disegno malvagio a monte, che abbia decretato il definitivo degrado di questo quartiere, ma- molto peggio- siamo di fronte all'ennesima prova di un totale disinteresse, indegno del mondo civile. Non abbiamo chiesto noi di essere l'ultima propaggine del Comune di Verona. Se qualcuno ce lo chiedesse, risponderemmo tutti che sarebbe meglio costituire un Comune autonomo: per quanto piccolo e povero, avrebbe certamente più riguardi nei confronti del territorio e di chi ci abita. Gaetano Miglioranzi VERONA SAN GIOVANNI LUPATOTO Una pubblicazione descrive il percorso ciclistico che si sviluppa sull'adige per 35 chilometri Pronta la guida della ciclabile ma l'anello non è ancora finito Renzo Gastaldo La pista «adesante» si allunga tra il ponte Perez e Porto San Pancrazio lungo il fiume ma ci sono tre tratti che, anche se sono percorribili, devono essere ancora sistemati mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 24 Nasce il parco intercomunale di Pontoncello, a cavallo dell'adige fra i comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio, e con esso nasce anche l'anello ciclabile. Non solo. E' stato predisposto anche uno studio, «L'anello dei paesi adesanti», che descrive l'anello e le sue bellezze naturali e artistiche. Lo studio è stato elaborato da Marco Mozzo, funzionario municipale lupatotino ed appassionato delle due ruote. «Mancava a mio parere una visione complessiva di questo ambito intercomunale», dice Mozzo. «Io mi sono un po' ispirato a un testo di Dino Coltro di quasi 25 anni fa che aveva per titolo Parlare adesante che faceva riferimento al gergo dei barcari di un'area del fiume. I tre comuni del parco e quello di Verona, che copre la zona a nord, hanno avuto molto a che fare con l'adige nei secoli scorsi. La loro economia gravitava sul fiume ma da qualche decennio questo è progressivamente scemato. Ecco, io ho voluto confezionare una guida cicloturistica che riaccendesse un fascio di luce sul tratto di fiume. Sono 35 chilometri, quelli sui quali si dipana l'anello, tutti da scoprire». Secondo Mozzo il percorso ciclabile compreso fra il Pestrino, Palazzina, San Giovanni Lupatoto, Zevio, San Martino Buon Albergo e Verona, ha molti pregi e pochi difetti. «E' totalmente fuori dal

9 traffico veicolare ed è in piano, cosa che non sempre si verifica per le piste ciclabili e per questo è facilmente praticabile per tutti», sottolinea. «Questo percorso, raggiungibile facendo due soli chilometri da piazza Bra, ha un bacino di utenti potenziali di quasi 400mila persone. Ovviamente, il mio studio ha anche una descrizione del percorso articolata in quasi 70 schede con foto di insieme e particolareggiate». La pubblicazione riporta lunghezza e impegni orari dei percorsi e delle loro «varianti» (la prima per la zona dell'antanello e del Fibbio, la seconda per la chiesa di Madonna di Campagna). Nello studio, che varia dai luoghi storici alle specialità agricole, spiccano vere e proprie chicche, come la verza «michelina» (tipico delle Basse di San Michele), il pioppo che faceva parte dell'economia (chi ha più di 50 anni non può non ricordare le fabbriche di «gabbiette» per la frutta) o la vecchia centrale idroelettrica del Colombarolo, realizzata nel 1902 per dare energia alle fabbriche del paese. Ma l'elaborato riporta una descrizione concisa di decine di località: da corte Sorio sul lato destro del fiume a corte Soriana, sul lato sinistro; dalla necropoli celtica di corte Lazizetta al ponte Perez di Zevio; dal Lazzaretto alla villa di Palazzina che ospitò il conte di Lilla. Per completare l'anello ci sarebbero però da sistemare tre tratti. «Il primo, sulla sinistra del fiume, va dal ponte Perez di Zevio al confine con San Martino, qui il fondo è ancora da carrareccia ma è percorribile senza particolari difficoltà», osserva Mozzo. «I tratti che più necessitano di sistemazione vanno però dalla centrale di Sorio a via Garofoli, per una lunghezza di 800 metri, e dalla centrale di via Garofoli, per 2,3 chilometri, a Corte Santa Caterina. Da qui, con un altro tratto di 1,4 chilometri, si arriva a Porto San Pancrazio». «Qualche settimana fa siamo stati con una delegazione degli Amici della Bicicletta a prospettare al presidente della Quinta circoscrizione di Verona, Fabio Venturi, la realizzazione, con Enel e con il Comune di San Giovanni, del tratto lungo il canale Santa Caterina. Il tratto dal Colombarolo al Porto San Pancrazio, dove Enel è interessata solo per il passaggio davanti alla centrale, dovrebbe ricadere per la maggior parte nella competenza della Settima circoscrizione e forse della Quinta». COLOGNOLA Trend in crescita nel Comune Nessuno vuole più il terreno edificabile. Ma le tasse restano Monica Rama Costi inferiori per quelli agricoli ma il versato non sarà restituito mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 24 Le frequenti domande da parte dei cittadini di rendere inedificabili terreni sui quali è invece possibile costruire, ha indotto il Comune di Colognola a correre ai ripari per quanto concerne i tributi che gli utenti hanno versato, fino all'esecutività della richiesta da loro avanzata. Il consiglio comunale ha perciò modificando il regolamento delle entrate comunali, facendo in modo che chi cambia la destinazione d'uso della propria area, passandola da edificabile in agricola, non possa più chiedere, tramite ricorso, che gli venga restituita la differenza di quanto versato - di Ici o Imu - in precedenza, perché su quella terra sarebbe stato possibile costruire. «Il trend di richieste di modifica delle aree edificabili è in crescita a causa della crisi immobiliare», ha spiegato il sindaco Alberto Martelletto in Consiglio, «e, per questo, il Comune sente il bisogno di tutelarsi, abrogando l'articolo 40 del testo unico dei regolamenti delle entrate comunali». A chiarire la modifica apportata è intervenuto Daniele Monesi, responsabile del settore: «Si vuole abrogare questo articolo che prevede la possibilità di ricorso da parte del proprietario del terreno, in modo che in futuro sull'area diventata inedificabile su richiesta, non si dia più adito a ricorsi in termini di tributi per gli anni pregressi. L'intento è di non aggravare ulteriormente le casse

10 comunali». «Di norma, la richiesta di tramutazione di aree in inedificabili è effetto della crisi, che non le rende più appetibili», ha aggiunto Martelletto, lasciando intendere che i proprietari sono chiaramente spinti a questo dall'opportunità di pagare meno, se il terreno è classificato agricolo. «Il Comune permetterà ancora questo passaggio», ha detto il sindaco, «ma se prima queste terre erano edificabili e l'utente aveva pagato i tributi in quanto tali, ora non è più possibile chiedere la restituzione di quanto pagato in più per quell'area». In municipio è stato ricordato che su alcune di queste aree erano già stati approvati dei progetti residenziali che avrebbero comportato la realizzazione, da parte dei privati, di opere pubbliche come marciapiedi, piste ciclo-pedonali e parcheggi, alle quali, per i vincoli imposti dal patto di stabilità, il Comune per adesso non può provvedere. «Comunque questo farà la gioia degli ambientalisti», ha commentato Martelletto, «dato che a Colognola anche laddove si potrebbe costruire, si chiede e si ottiene di non farlo più». La modifica al regolamento ha accolto il parere favorevole della maggioranza ed è diventata effettiva nonostante l'astensione della minoranza consiliare. SOMMACAMPAGNA Iniziativa dell'associazione ristoratori: abbinamenti con vino locale e olio Il broccoletto di Custoza è protagonista in tavola Morello Pecchioli In programma serate di degustazione nei ristoranti fino al 5 febbraio. Chi invece lo cucina a casa deve cercare la fascetta del prodotto tipico mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 27 Broccoletto mon amour. Ortaggio umile e francescano il broccoletto di Custoza avrebbe dovuto soffrire molto il gelo. Ma nonostante una stagione invernale più mite e un raccolto inferiore alle aspettative, anche quest'anno il tipico e tradizionale ortaggio invernale che cresce sui colli morenici di un territorio ben circoscritto la cui crescita è circoscritta, si presenta sulle tavole con tanta dolcezza e disponibilità. I broccoletti di Custoza non pretendono tanto: lessati e benedetti da un filo d'extravergine novello del Garda basta loro la compagnia delle classiche uova sode e del tradizionale salame veronese stagionato di un anno. Hanno dimostrato, però, grazie all'associazione ristoratori del Custoza, di diventare un ingrediente che si presta alla creazione di ottimi piatti, dall'antipasto al dolce compreso. Dopo l'inaugurazione alla Locanda Vecchia Custoza di venerdì scorso, questa sera alle 20,30 il tour del broccoletto fa tappa all'antico Ristoro mentre dopodomani, venerdì, l'appuntamento con il gusto e la tipicità è al ristorante Picoverde. Sempre venerdì si svolgerà l'incontro con i giornalisti che si occupano di enogastronomia. È prevista nella mattinata la conferenza stampa alla cantina di Albino Piona e a seguire il pranzo a base di broccoletti alla locanda Vecchia Custoza. Le serate di degustazione continueranno mercoledì 22 al Tamburino Sardo, venerdì 24 alla trattoria Da Brinchi, il 31 gennaio al ristorante Villa Vento per chiudere mercoledì 5 febbraio all'osteria Monte Molin. Nell'ora del loro supremo e ghiotto sacrificio i broccoletti sono fraternamente accompagnati dal vino che nasce dalla stessa terra, il Custoza. Ad ogni cena, infatti, i piatti saranno abbinati al vino bianco doc di due cantine del comune di Sommacampagna.

11 C'è da sottolineare infine che i teneri broccoletti che saranno serviti nelle varie serate di degustazione hanno la... targa. Ogni mazzo è contraddistinto dalla fascetta di riconoscimento di prodotto tipico dell'associazione produttori del broccoletto di Custoza, fascetta di concessione ministeriale che garantisce la provenienza territoriale: nascono e crescono soltanto sui colli argillosi stretti intorno a Custoza: Monte Belvedere, Pico Verde, Monte Croce, le Moscatele, Bagolina, Balconi Rossi, Monte Torre, Cavalchina... L'Associazione produttori del broccoletto di Custoza ha fissato il prezzo di ogni mazzo (circa due chilogrammi e mezzo) in cinque euro. Come dire: se trovate in giro mazzi di broccoletti senza fascetta di riconoscimento e a prezzo inferiore, statene certi, non sono di Custoza. CAVAION Domani Assemblea pubblica del Partito democratico mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 28 Il circolo Pd di Cavaion e Affi scalda i motori in vista delle prossime elezioni amministrative cavaionesi e organizza un'assemblea pubblica domani alle nella sala civica «Turri» per discutere con la popolazione il «manifesto» che aveva diffuso durante le Primarie dello scorso dicembre, contenente una serie di «proposte per un nuovo sviluppo di Cavaion e del suo territorio». I punti del documento sono sette, ma il Circolo fa sapere che potranno essere modificati e migliorati con l'apporto di tutti i partecipanti alla serata. Eccoli: stop al cemento, costituzione di un assessorato specifico per il lavoro e sostegno all'occupazione, sviluppo della vocazione turistica e attenzione all'ecologia, creazione di nuovi spazi per lo sport aperti a tutti, coordinamento tra associazioni e gruppi, adeguamento delle strutture scolastiche e creazione di un centro giovani, trasparenza e verifiche periodiche sull'operato dell'amministrazione comunale. All'incontro parteciperanno rappresentanti provinciali e nazionali del Pd. Ingresso libero. C.M. CAPRINO Ora la questione sarà portata al più presto all'attenzione della Conferenza dei primi cittadini dell'ulss 22. Ospedale, sindaci in Regione: «Coletto lascia uno spiraglio» Barbara Bertasi Asileppi e Sandri a Venezia: «Il Piano dell'emergenza è ancora da discutere e potrebbe essere rivisto, ma dobbiamo muoverci» mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 29 Trasferta a Venezia per cercare di mutare le sorti del Punto di primo intervento (Ppi) del Centro polifunzionale di Caprino, chiuso l'8 gennaio alle 20, contestualmente con l'attivazione del servizio di ambulanza medicalizzata della Croce rossa italiana. Ieri pomeriggio, come annunciato, il sindaco Stefano Sandri e il collega di Brentino Belluno Virgilio Asileppi, sono stati a Palazzo Balbi a colloquio con l'assessore regionale alla sanità Luca

12 Coletto cui hanno chiesto se vi siano prospettive diverse dalla chiusura, ma anche di implementare il Centro polifunzionale che temono sia abbandonato dalla Regione. Intanto l'ulss 22 resta sulle sue posizioni, ossia «la chiusura del Ppi come da programmazione regionale». Intanto, nei giorni scorsi, Sandri ha preso contatti col consigliere provinciale Francesca Zivelonghi, chiedendo la convocazione di una commissione a cui partecipino Coletto e Dall'Ora. Zivelonghi ha quindi presentato un ordine del giorno con oggetto «Fermiamo la chiusura del servizio di pronto soccorso a Caprino Veronese e tuteliamo i lavoratori», da discutere nel prossimo Consiglio provinciale. Esordisce Asileppi: «Abbiamo ragionato a lungo con Coletto sulla situazione di Caprino, mettendo in evidenza la particolarità di questo territorio che deve essere oggetto di attenzione non perché lo chiediamo noi, ma perché è particolare, ossia lontano da Verona e montano all'80 percento e ciò implica grosse difficoltà di spostamento in caso di emergenza. Abbiamo dunque chiesto la riattivazione del Ppi, tenendo conto del fatto che sono state deliberate dalla giunta regionale le schede sanitarie, ma stralciato l'argomento dell'emergenza che sarà dunque oggetto di un altro provvedimento per cui la sua posizione deve essere rivista prevedendolo». «Coletto», prosegue, «si è dichiarato disponibile a ragionare su questo con noi sindaci del territorio. Ci ha suggerito di chiedere la convocazione della Conferenza dei sindaci dell'ulss 22 su questo aspetto, ma anche su quello relativo all'attivazione delle Utap (Unità terapeutica assistenza primaria, ndr), ossia gli ambulatori cui partecipino i medici di medicina generale, che non sono stati mai attivati ma contribuirebbero a render il Centro utile al territorio e punto di riferimento per la popolazione. Visto che eravamo da Coletto, abbiamo parlato anche del Punto prelievi, che è indispensabile ma, visto quanto sta accadendo, temiamo possa essere messo in discussione. Abbiamo chiesto un tavolo a Venezia a cui partecipino i Comuni di quella che sarà l'unione montana del Baldo e il direttore generale per chiarire queste esigenze. Coletto ha detto che è disponibile e che la sua porta è sempre aperta. Intanto coinvolgeremo i consiglieri regionali veronesi di tutti i colori politici e Leonardo Padrin, presidente della 5a commissione regionale sanità, per esporre questa situazione che ci pare scandalosa. Il Centro sanitario ha bisogno del Ppi. Non basta un'ambulanza col medico 24 ore su 24, serve mantenere la Radiologia, la Dialisi e, appunto, attivare altri servizi per non far decadere questo punto di riferimento per il territorio. Pare assurdo», sbotta. «Negli anni '80 questo comprensorio era considerato il più delicato per l'emergenza mentre oggi è completamente scoperto». Prosegue Sandri: «L'assessore regionale ha evidenziato come il tema della emergenza-urgenza debba ancora essere definito dalla giunta regionale e dalla commissione sanità che dovranno adottare un provvedimento col piano di emergenza-urgenza dell'intera regione. Gli spazi sono pertanto aperti anche per Caprino e per la nostra zona. Non capiamo perché il direttore generale dell'ulss 22, che, da novembre 2013, quando sono state deliberate le schede regionali, avrebbe avuto altri due anni per mantenere in essere il Ppi, abbia invece preso la decisione di chiuderlo improvvisamente lasciando scoperto il territorio. Da quando è chiuso la gente si sente defraudata di un servizio di emergenza importante su cui ha contato per anni. Ieri abbiamo trovato la disponibilità di Coletto, ora chiederemo subito la convocazione della Conferenza dei sindaci per denunciare, ancora una volta, questa situazione e chiedere il ripristino del Ppi».

13 LA NOVITÀ Sarà lunga sette chilometri Una nuova funivia per collegare Riva al lago di Ledro La proposta è adesso all'esame della giunta del Comune trentino mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 29 Mentre nel Veronese si sta discutendo su come far ripartire sul Baldo gli impianti di risalita di Prada e Costabella e quelli di Novezza nel vicino Trentino, si sta progettando di collegare Riva del Garda al lago di Ledro con una funivia lunga sette chilometri che seguirebbe il percorso dei tralicci dell'alta tensione già presenti sui rilievi che separano il Benaco dalla valle di Ledro. L'impianto dovrebbe collegare Riva a Molina di Ledro in 23 minuti, con una cabina da 35 posti che effettuerà due fermate intermedie. Questa è l'idea di trasporto alternativo, che potrebbe funzionare anche come attrazione turistica, lanciata dall'associazione «Ledro domani» nata per proporre progetti di crescita economica innovativi e sostenibili. Il «bacino d'utenza» del servizio funicolare, oltre ai pendolari che quotidianamente si spostano dalla valle di Ledro al Garda e viceversa, sono i tre milioni di turisti che frequentano l'alto Garda che si aggiungono al milione di persone che annualmente ospita la vicina località bresciana di Limone e alle 800 mila presenze stagionali di Ledro. Numeri che da soli -assicurano quelli di «Ledro domani»- porterebbero a un movimento su fune stimato nell'ordine di circa 400 mila passaggi l'anno, permettendo così l'autofinanziamento dell'impianto. La nuova funivia quindi potrebbe incentivare il turismo, la mobilità ecocompatibile e la sostenibilità energetica, tra i pochi settori che in futuro potranno creare nuovi posti di lavoro. Il costo dell'impianto è stato stimato in 40 milioni di euro ammortizzabili, secondo i calcoli effettuati dalla Doppelmayr di Lana (Bolzano), in 9 anni. Ora la questione è all'esame della Comunità di valle e della giunta di Ledro, poi la palla dovrebbe passare a Trentino Sviluppo e alla Provincia Autonoma di Trento prima di entrare nella fase operativa vera e propria. RISERVATA COLOGNA VENETA Pd e residenti hanno segnalato in municipio la presenza di cumuli di immondizia all'imbocco di via Ronchi. Una discarica a cielo aperto all'ex zuccherificio di Sabbion Paola Bosaro A pochi metri dallo storico opificio che dava lavoro a 300 persone scoperti sei depositi di materiale La proprietà effettuerà la bonifica mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 31 Una discarica a cielo aperto a poche centinaia di metri dall'ex zuccherificio di Sabbion. Il circolo locale del Pd, per bocca del suo segretario Matteo Avogaro, ha dato il via ad una «campagna contro il degrado» che caratterizza alcune zone della cittadina in riva al Guà. La prima tappa di questa

14 «operazione pulizia ambientale» è la segnalazione di un contesto di rifiuti abbandonati e sporcizia nei pressi dell'ex zuccherificio o, più precisamente, nell'area identificata come ex Agip, in località Sabbion. La parte interessata dalla presenza di immondizia è quella prossima allo sbocco su via Ronchi, sulla provinciale 500, di proprietà della società «Triveneta Veicoli Industriali». Il materiale gettato lungo la strada di accesso all'area e tra l'erba incolta è sparso in sei mucchi differenti, poco distanti l'uno dall'altro. Si tratta di rifiuti di diverso genere. Si va dal vestiario ai sacchetti di plastica, dai tubi ai pensili da cucina in legno, dai bidoni ai cuscini al materiale edile indifferenziato, dagli pneumatici fino agli elettrodomestici. Tra questi, spiccano quattro frigoriferi che necessitano di uno smaltimento particolare per la presenza del gas refrigerante. La maggior parte dei residui è di grosse dimensioni, perciò è stata trasportata con camion o furgoni, probabilmente da più persone e in tempi diversi. ««Chiediamo l'intervento immediato del sindaco per favorire l'identificazione dei responsabili, la rimozione dei rifiuti e l'introduzione di un sistema di controllo idoneo ad impedire che il fenomeno si ripeta», ha sollecitato Avogaro. Oltre alla segnalazione dell'esistenza della discarica di via Ronchi resa nota dal Pd, una residente di Sabbion ha comunicato il problema direttamente all'ufficio tecnico comunale una decina di giorni fa. Il responsabile Edoardo Bonaventura ha avvertito la polizia locale e il proprietario dell'area, Ennio De Vecchi. Mentre gli agenti dell'unione Adige Guà si sono recati in sopralluogo all'ex zuccherificio per documentare la presenza dei rifiuti abbandonati, il proprietario ha inviato in municipio una persona di fiducia per trovare al più presto una soluzione all'inconveniente verificatosi all'insaputa di tutti. «De Vecchi», riferisce Bonaventura, «si è detto disponibile a contattare una ditta in grado di raccogliere e smaltire adeguatamente l'immondizia. Successivamente intende bloccare in via definitiva la strada di accesso all'area». Se il privato avrà provveduto alla pulizia prima che giunga in Comune la relazione compilata dai vigili urbani, l'ufficio tecnico potrà archiviare la pratica senza dover emettere un'ordinanza, come invece auspica il Partito democratico. Il partito vuole svegliare le coscienze ambientali dei Colognesi. «La segnalazione della discarica di via Ronchi è solo il primo passo», riferisce Avogaro. «Chiediamo a tutti i cittadini che lo desiderino di darci una mano per avere una città più pulita. Basta che fotografino una situazione di degrado ambientale e ci inviino la foto con l'indirizzo del luogo in cui è stata scattata e la data a oppure la postino sulla nostra bacheca di Facebook». Per quanto concerne l'ex zuccherificio, la storia di questa azienda è un vanto per Cologna. La fabbrica aprì infatti i battenti ai primi del Novecento ed arrivò ad impiegare 300 persone della zona nei periodi di raccolta delle barbabietole. Lo stabilimento, di proprietà di Eridania, chiuse definitivamente nel Proprio l'area divenuta una discarica avrebbe dovuto essere valorizzata in tutt'altro modo se solo l'economia non avesse subito un tracollo negli ultimi anni. De Vecchi, infatti, ha chiesto l'inserimento nel Piano degli interventi di un insediamento produttivo, mentre il Comune ha a disposizione 55mila metri quadri di terreno per la realizzazione di un bosco di pianura. RIPRODUZIONE RISERVATA Abbandonano scarti edili. È caccia ai trasgressori mercoledì 15 gennaio 2014 PROVINCIA, pagina 31 Avevano scambiato un lotto edificabile di via Pellini per una discarica a cielo aperto. Ma non avevano fatto i conti con i clienti di un vicino bar che, alla vista dei trasgressori che stavano abbandonando materiale inerte in maniera abusiva, hanno avvertito la polizia locale intervenuta poi a Vangadizza. Sono ancora in corso le indagini per dare un nome ai due uomini che, tra venerdì sera e sabato pomeriggio, hanno scaricato terra, calcinacci e pezzi di eternit in un'area a sud della chiesa parrocchiale. Venerdì, un furgone Ford di colore bianco, con due persone a bordo, è stato avvistato dai clienti del locale situato a poca distanza. I due sconosciuti sono scesi dal mezzo e, agevolati dal buio, hanno abbandonato i rifiuti. La polizia locale del Distretto Basso Adige ha raccolto la segnalazione dei clienti e la denuncia del consigliere comunale Lucio Martinelli, «difensore civico» del quartiere di destra Adige. Nemmeno 24 ore dopo, sabato pomeriggio, lo stesso veicolo è tornato

15 sul posto. Sempre due uomini hanno ricominciato a scaricare scarti edili. I clienti del bar, vedendo la scena, non hanno esitato a far intervenire di nuovo gli agenti municipali. I quali sono giunti immediatamente in via Pellini ma il furgone si era già allontanato. Raccolte le nuove testimonianze degli avventori, gli agenti hanno avviato le indagini per risalire al proprietario del furgone, che sarebbe un imprenditore edile residente in un Comune limitrofo. Una volta accertata l'identità dei responsabili la denuncia proseguirà il suo iter poiché l'abbandono abusivo di rifiuti effettuato da un'azienda è un reato penale perseguibile d'ufficio. Dal canto loro, i vigili hanno rilevato nell'area presa di mira tre montagnole larghe un paio di metri ed alte 80 centimetri, costituite da materiale di scarto in arrivo probabilmente da qualche cantiere edile della zona. F.T. AGROALIMENTARE L'imprenditore vicentino entra con una quota del 26,1% e Rossi Cairo con un altro 8,7% Renzo Rosso in EcorNaturasì «Food di qualità? Vero lusso» Francesca Saglimbeni Il presidente Brescacin: nuovo impulso ai valori del nostro gruppo. Il fondatore di Diesel: vogliamo portare un contributo di innovazione e creatività mercoledì 15 gennaio 2014 ECONOMIA, pagina 35 Anno nuovo, alleati nuovi per EcorNaturasì, l'azienda leader nel mercato biologico specializzato che da oggi conta due new entry: le società di investimenti Red Circle Investments della famiglia Rosso (che partecipa con quota azionaria del 26,1%), e Forever srl, della famiglia Rossi Cairo (quota dell'8,7%). Dopo l'operazione finanziaria che l'estate scorsa ha portato Unicredit a concedere al gruppo che ha sede legale a Verona una linea di credito quinquennale di 27,5 milioni di euro per il supporto del riassetto societario e delle strategie di crescita, è ora la volta dell'ingresso di importanti azionisti. Riflesso di un interesse crescente per il biologico «che risponde a esigenze di salute dell'individuo e a una sua coscienza ecologica e sociale sempre più forte», dice Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì, «e che, a sua volta, spiega l'attenzione dei nuovi soci, oltre che per l'aspetto economico e finanziario dell'azienda, anche per le finalità che le sono proprie». L'auspicio «è che la rinnovata compagine sociale possa sostenere e dare forma sempre migliore agli ideali perseguiti dal nostro gruppo e contribuire a consolidarne la funzione economico-sociale per lo sviluppo di un'agricoltura sana e di qualità». Con il nuovo capitale l'azienda intende espandersi sia sul fronte dei punti vendita che del sostegno a una certa produzione agricola. Dal 1987 il gruppo opera attraverso i marchi NaturaSì (113 negozi in Italia) e Cuorebio e nel tempo ha costruito una rete di punti vendita specializzati di prodotti biologici e di fornitori di prodotti bio, alcuni seguiti direttamente fin dalla produzione in campagna con progetti dedicati a filiera controllata. Aspetti che hanno creato una credibilità attestata anche dalla crescita costante dei volumi. «L'alimentazione di qualità è il vero lusso di oggi», commenta Renzo Rosso, fondatore di Diesel, nota azienda vicentina del settore abbigliamento. «E se si riesce a sposare questo con un ritorno a una relazione equa con chi lavora la terra, garantendo i giusti margini di guadagno e una continuità di reddito, e con un rispetto della terra che è ai minimi storici, a scapito della nostra salute e futuro, tutti ne possono uscire vincitori». Già impegnato in iniziative solidali attraverso la Only The Brave Foundation, e appassionato di coltivazioni di qualità (che pratica nella sua Diesel Farm di Marostica) il nuovo socio di Ecor-

16 Naturasì conosce le difficoltà del settore «ma anche il suo potenziale per le nuove generazioni» e di avere «un alto rispetto per quanto EcorNaturaSì ha realizzato fino ad oggi. Speriamo», dice, «di poter contribuire con la nostra esperienza imprenditoriale, innovazione e creatività, a dare a più persone possibili l'opportunità di una vita di migliore qualità». Attraverso la Forever entra nel gruppo anche Giorgio Rossi Cairo, padre della Value Partners (società di consulenza top mangement), e proprietario dell'azienda agricola biodinamica La Raia di Novi Ligure «nella quale ho investito convinto che la produzione alimentare sostenibile e di qualità sia un settore in crescita e strategico per il nostro Paese», spiega. «Qui abbiamo realizzato un progetto per il recupero della bellezza originaria del territorio. Ora, l'ingresso in EcorNaturaSì rappresenta per La Raia l'integrazione con un'azienda di massima competenza nel settore». I nuovi azionisti si aggiungono al socio di maggioranza del gruppo, Libera Fondazione Antroposofica Rudolf Steiner, e alla famiglia Paravicini Crespi, titolare dell'azienda agricola biodinamica Cascine Orsine. RIPRODUZIONE RISERVATA VERONAFIERE In vista di Fieragricola che si terrà dal 6 al 9 febbraio Latte italiano in crescita: Cina leader nell'import Ettore Riello: «Verona diventerà luogo di dialogo per il rinnovo del contratto interprofessionale» mercoledì 15 gennaio 2014 ECONOMIA, pagina 35 Con il «ciclone Cina» e le quotazioni in aumento delle polveri a livello mondiale anche le quotazioni del latte spot (sfuso in cisterna) in Italia dovrebbero mantenersi su piani interessanti. Il tema sarà affrontato a Fieragricola (6-9 febbraio) di Verona, la manifestazione più importante in Italia per l'agricoltura. A livello mondiale, rileva Fieragricola sulla base dei dati Clal, piattaforma che monitora a livello mondiale il settore, si parla del «ciclone Cina», paese che sta acquistando notevoli quantità di latte e rappresenta forse il primo importatore al mondo nel settore con la «raccolta», nel 2012, di tonnellate di prodotti lattiero caseari, l'11% dei volumi mondiali. Non solo. Spostando l'attenzione sulla polvere di latte intero, la Cina ha importato ton (18% degli scambi mondiali). Notevoli anche i ritmi tenuti nei primi 11 mesi del 2013: +71% le importazioni di latte, per ton di latte sfuso e confezionato e ton di latte per l'infanzia. Mentre i prodotti lattiero caseari, tra gennaio e novembre 2013, hanno registrato un +37,27%, per complessive ton fra polvere di latte intero, polvere di latte scremato, burro e formaggi. Bene anche per i derivati, dalla polvere di siero (+16,12%, per ton.) al lattosio e caseinati (+10,64%, per ton). Un altro elemento che fa ipotizzare un 2014 in crescita sul piano delle quotazioni del latte è legato alle produzioni. L'Australia, tra gennaio e novembre informa Fieragricola - ha prodotto - 5,58% su base tendenziale e così il burro (-7,15%), i formaggi (-9,56%) e le polveri (rispettivamente -12,56% per la polvere di latte intero e -12,14% per quella scremata); gli Usa hanno prodotto +0,46% di latte, l'europa +0,23%. Ma gli stock sono contenuti, altro fattore che fa ipotizzare un aumento delle mercuriali. Il mercato sta attraversando una fase frizzante che potrebbe avere ripercussioni favorevoli anche sul prezzo del latte in Italia, il cui contratto di fornitura all'industria di trasformazione è in scadenza, per molti produttori, il prossimo 31 gennaio. Inoltre, i dati Clal evidenziano un altro aspetto positivo, legato alle quotazioni delle polveri. La polvere di latte scremato ad uso alimentare vale, sul mercato olandese, euro per ton, nello stesso periodo del 2013 il listino era di poco superiore ai euro. Performance simili in Germania (3.275 euro contro i di 12 mesi fa) che per la

17 quotazione della polvere di latte intero ha toccato i euro la ton, una corsa inarrestabile da un livello di euro del gennaio «Il contratto interprofessionale sul latte scade alla fine di gennaio», ricorda il presidente di Veronafiere, Ettore Riello, «Verona è una delle piazze principali per la quotazione del latte spot e Fieragricola è la sede giusta affinché allevatori e industria di trasformazione discutano del rinnovo». Tra i numerosi eventi in programma a Fieragricola anche il 13 Open Holstein Dairy Show, dedicato alla razza Frisona, e la 45a mostra nazionale della razza Bruna, oltre all'asta delle bovine, organizzata da Anarb.

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