Modulo H. D.Lgs. 81/2008. Rischi da Agenti Fisici. Agguiornato 2013

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1 Modulo H D.Lgs. 81/2008 Titolo IV Rischi da Agenti Fisici

2 Modulo H - Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro. -Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici. - Impatto ambientale dei Campi elettromagnetici. -Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali. - Cenni di Radioprotezione

3 D.LGS. 81/2008 TITOLO VIII: AGENTI FISICI Per agenti fisici si intendono il rumore, gli ultrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

4 D.Lgs. 81/2008 Titolo VII Capo II: Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro

5 Esposizione al RUMORE Introduzione La Percezione sonora La percezione sonora è dovuta dall emissione di energia sonora da parte di una sorgente che investe il ricettore (orecchio umano). SORGENTE trasferimento energia sonora RICETTORE L energia sonora si propaga dalla sorgente al ricettore attraverso delle successive espansioni e compressioni dell aria aria, le quali provocano una continua variazione della pressione ambientale, a cui si da il nome di PRESSIONE SONORA

6 LIVELLO DI PRESSIONE SONORA E una delle grandezze fondamentali del fenomeno sonoro L p = 10 lg (p 2 /p rif.2 ) espresso in DECIBEL (db) Pressione sonora (Pa) Pressione di riferimento 20 x 10-6 Pa Il valore della pressione sonora al quadrato è proporzionale all energia trasportata dall onda sonora nell unità di tempo - La misura della pressione sonora (e quindi indirettamente del livello) avviene attraverso uno strumento denominato FONOMETRO

7 CURVE ISOFONICHE -Il sistema uditivo dell uomo è in grado di trasformare in sensazione sonora solo perturbazioni caratterizzate da valori della frequenza tra 20 Hz e Hz; inoltre occorre che il livello di pressione sonora del segnale superi un determinato valore di soglia, variabile con la frequenza. Tl Tale fenomeno è ben visibile ibil dalla figura seguente delle curve isofoniche, ciascuna caratterizzata dalla stessa sensazione sonora. E EVIDENTE CHE LA SENSIBILITA DELL ORECCHIO UMANO E MOLTO MAGGIORE ALLE ALTE FREQUENZE, CON UN PICCO MASSIMO dai ai Hz, CHE SONO, NON A CASO, LE FREQUENZE DEL PARLATO.

8 AUDIOGRAMMA NORMALE CURVE ISOFONICHE ergia ene L p Soglia di udibilità frequenza

9 CURVE di PONDERAZIONE Dal momento che si è appena visto dall audiogramma normale che la sensazione sonora, a parità di livello di pressione sonora e quindi di energia emessa dalla sorgente, è variabile con la frequenza sono state inserite nel fonometro delle curve di ponderazione che alterano la risposta in frequenza dello strumento in modo da avere in uscita dal fonometro un dato oggettivo, che riproduca la sensazione sonora. - Sono definite quattro curve di ponderazione, denominate A, B, C e D, normalizzate in campo internazionale, come da figura seguente.

10 I valori di livello sonoro ottenuti misurando la pressione sonora con tali curve di ponderazione in frequenza, sono ancora espressi rispettivamente in PIU COMUNE db(a) db(b) db(c) db(d)

11 EFFETTI DEL RUMORE di tipo UDITIVO - L esposizione a rumore può produrre una diminuzione delle capacità uditive a causa delle lesioni distruttive irreversibili subite dalle cellule ciliate dell organo del Corti. Inizialmente le cellule lese sono quelle preposte alla percezione dei segnali di Hz. Successivamente il deficit uditivo si aggrava gradualmente alle frequenze inferiori e poi 1000, 500 Hz che sono quelle più importanti del parlato. - Un innalzamento della soglia di udibilità rispetto al valore medio evidenzia una perdita di capacità uditiva

12 Effetti EXTRAUDITIVI: Le conseguenze del rumore non si limitano it al campo uditivo, ma il rumore può produrre effetti (denominati extra-uditivi) su: Sistema cardiocircolatorio Funzione respiratoria (rallentamento della frequenza e aumento della profondità del respiro) Sistema gastro-enterico Funzione visiva Sistema endocrino Effetti di tipo neuropsichico (tra cui disturbi della concentrazione, riduzione del rendimento)

13 Titolo VIII del D. lgs 81/08 AGENTI FISICI Capo II - Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro Limiti di esposizione o e giornaliera aal rumore e alla apressione eacustica ca di picco: Esposizione giornaliera al rumore Lex (db) Esposizione giornaliera alla pressione acustica di picco Ppeak (Pa) Valori limite di esposizione 87dB (A) 200 Pa (140 db(c)) riferito a 20μPa); Valori superiori di azione 85 db (A) 140 Pa (137 db(c)) riferito a 20μPa); Valori inferiori di azione 80 db (A) 112 Pa (135 db(c)) riferito a 20μPa); μ

14 Titolo VIII del D. lgs 81/08 AGENTI FISICI Capo II - Protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro Quali obblighi incombono sul datore di lavoro se i limiti della precedente tabella vengono superati? -Nel caso in cui l'esposizione al rumore superi i valori inferiori di azione (80dB) il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione individuale dell'udito. -Se viene superato il valore superiore di azione (85dB), il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche ed organizzative volte a ridurre l esposizione al rumore. - Laddove venga superato il valore superiore di azione (85dB), il datore di lavoro deve apporre segnali indicativi e delimitare l accesso alle aree coinvolte. -NonN deve essere superato il valore limiteit di azione (87dB).

15 MISURE di PREVENZIONE e PROTEZIONE Gli interventi di riduzione del rischio da attuare possono essere di tre tipi, secondo una scala decrescente di priorità: Interventi: 1. Alla fonte (es. utilizzo di macchinari silenziosi) 2. Sul percorso di propagazione (es. utilizzando barriere di insonorizzazione) 3. Sul lavoratore esposto (es. utilizzando Disposizione di Protezione Individuale) P R I O R I T À

16 MISURE di PREVENZIONE e PROTEZIONE DPI 1. Cuffie 2. Inserti auricolari 3. Archetti 4. Personalizzati - Inconveniente: riducono l intelligibilità delle comunicazioni verbali (in particolare nel caso di soggetti ipoacusici) e la percezione dei segnali di allarme o di rumore indicativo di cattivo funzionamento delle macchine, favorendo quindi il verificarsi di infortuni. - La riduzione del rumore non va spinta oltre determinati livelli

17 INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI Il datore di lavoro garantisce che i lavoratori esposti a valori uguali o superiori ai valori inferiori di azione vengano informati e formati in relazione ai rischi provenienti dall'esposizione al rumore, con particolare riferimento: a) alla natura di detti rischi; b) alle misure adottate in applicazione del presente titolo volte a eliminare o ridurre al minimo il rischio derivante dal rumore, incluse le circostanze in cui si applicano dette misure; c) ai valori limite di esposizione e ai valori di azione;

18 INFORMAZIONE E FORMAZIONE DEI LAVORATORI d) ai risultati delle valutazioni e misurazioni del rumore insieme a una spiegazione del loro significato e dei rischi potenziali; e) all'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale dell'udito; f) all'utilità e ai mezzi impiegati per individuare e segnalare sintomi i di danni all'udito; g) alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e all'obiettivo della stessa; h) alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i l'esposizione al rumore

19 D.Lgs. 81/2008 Titolo VIII Capo IV Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici

20 INTRODUZIONE Cos è un campo elettromagnetico? IL CAMPO ELETTROMAGNETICO È DATO DALLA PRESENZA CONTEMPORANEA DI CAMPI ELETTRICI E MAGNETICI, TRA LORO CONNESSI, IN UNA CERTA REGIONE DI SPAZIO UN CAMPO ELETTROMAGNETICO E UNA REGIONE DELLO SPAZIO IN CUI SI MANIFESTANO FENOMENI ASSOCIATIA GRANDEZZE ELETTRICHE

21 UN'ONDA ELETTROMAGNETICA È COSTITUITA DA CAMPI ELETTRICI E MAGNETICI CHE SI PROPAGANO NELLO SPAZIO TRASPORTANDO UNA CERTA QUANTITÀ DI ENERGIA

22 SPETTRO ELETTROMAGNETICO

23 L INQUINAMENTO DA CAMPI ELETTROMAGNETICI: non è permanente ed è sufficiente spegnere la sorgente di campo elettromagnetico per eliminare immediatamente il problema, senza la necessità di tempi lunghi o di opere di bonifica per ripristinare le condizioni originarie.

24 EFFETTI dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici sul CORPO UMANO Il principale i risultato t degli studi ericerche effettuati, ti riguarda la conferma di effetti biologici in caso di esposizioni acute, a livelli che non si riscontrano nelle vita quotidiana Ai normali livelli lli di esposizione i studi epidemiologici hanno evidenziato una correlazione tra i campi magnetici a bassa frequenza ed un aumento di alcune forme di leucemia infantile. finora nessuna evidenza per le alte frequenze

25 SORGENTI ALTE FREQUENZE BASSE FREQUENZE Sistemi i di trasmissione i e radiodiffusione (antenne per i segnali radio-televisivi, Stazioni i radio base-srb per i segnali per telefonia cellulare) (Banda tra 80 MHz e 1,9 GHz) -Elettrodotti -Cabine di trasformazione -Impianti industriali -Elettrodomestici ti i (tipicamente 50 Hz)

26 D.Lgs. 81/2008 Esposizione ad elettromagnetismo Definizioni i i i art. 207 Campo elettromagnetico: Campi magnetici statici e campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici variabili nel tempo difrequenza inferiore o pari a 300 GHz; Valore limite di esposizione e Valori di azione: sono valori tabellati. Il datore di lavoro deve misurare i livelli di esposizione reali, e verificare che i limiti non vengano superati e intervenire con misure di protezione in caso di necessità

27 A titolo informativo si riportano le seguenti tabelle Valori limite di esposizione

28 Valori di azione

29 La COMPATIBILITA ELETTROMAGNETICA o ECM (Electro Magnetic Compatibility) si occupa della convivenza degli apparati e dei sistemi elettrici ed elettronici con l ambiente elettromagnetico che li ospita. La EMC riguarda due diversi aspetti: 1. EMISSIONI: l apparato, o sistema, durante il suo funzionamento, non deve emettere segnali elettromagnetici di entità tale da inquinare l ambiente elettromagnetico circostante oltre limiti ben definiti. 2. IMMUNITA : l apparato, o sistema, deve poter funzionare correttamente anche quando si trova in un ambiente elettromagnetico inquinato da disturbi di entità definita.

30 Misure di prevenzione e protezione Art. 210 a) Attuare altri metodi di lavoro implicanti minore esposizione (riduzione del rischio); b) scegliere attrezzature che emettano campi elettromagnetici di intensità inferiore; c) impiegare e misure tecniche c e per ridurre l emissione e (schermature o meccanismi di protezione); d) pianificare le manutenzioni delle attrezzature, dei luoghi e delle postazioni di lavoro; e) progettare la struttura dei luoghi e delle postazioni di lavoro; f) limitare la durata e l intensità di esposizione; g) disporre di adeguati dispositivi di protezione individuale; h) apporre specifica segnaletica nei luoghi di lavoro in cui possano essere superati i valori di azione; i) evitare l esposizione dei lavoratori al di sopra dei valori limite di esposizione.

31 D.Lgs 81/2008 Titolo VIII Capo V Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a radiazioni ottiche artificiali. Per quanto riguarda il presente Capo V viene approfondita la sola parte relativa alla esposizione dei lavoratori ai LASER

32 Definizioni art. 214 LASER (amplificazione di luce mediante emissione stimolata di radiazione): qualsiasi dispositivo al quale si possa far produrre o amplificare le radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezze d'onda delle radiazioni ottiche, soprattutto mediante il processo di emissione stimolata controllata.

33 Introduzione - LASER Light Amplificated by Stimulated Emission of Radiation Amplificazione di luce tramite emissione stimolata di radiazione La radiazione elettromagnetica porta con sé una certa energia che può essere scambiata con la materia solo in quantità elementari discrete, chiamate quanti di radiazioni o fotoni. E h h

34 Campi di utilizzo dei laser Lavorazione di materiali (es. foratura, taglio, saldatura, trattamenti termici); misure industriali, civili e ambientali ( es. misuratori di diametro di fili, rugosimetri, lettori laser, puntatori); telecomunicazioni a fibre ottiche (es. sorgenti laser per la trasmissione ed elaborazione dati); applicazioni mediche (es. oftalmologia,chirurgia endoscopica); applicazione in laboratori di ricerca (es. interazioni radiazione materia)

35 Caratteristiche del laser Basso grado di coerenza Bassa potenza Bassa direzionalità Bassa monocromaticità Monocromatica Altamente coerente Strettamente direzionale Strettamente focalizzata

36 Principali tipi di laser Laser allo stato solido (cristalli o semiconduttori Nd-YAG); Laser a liquidi; Laser a gas (ulteriormente suddivisi in laser ad atomi neutri, laser a ioni, laser molecolari es CO2 e laser ad eccimeri)

37 Norme tecniche di riferimento CEI 76 Guida per l utilizzazione di apparati laser CEI EN (CEI 76-2) CEI EN (CEI 76-5) CEI 76-6 Sicurezza degli apparati laser. Parte 1: Classificazione delle apparecchiature, prescrizioni e guida per l utilizzo Sicurezza degli apparati laser. Parte 4: Barriere per laser Sicurezza degli apparati laser. Parte 8: Guida all uso degli apparati laser in medicina

38 Esposizione Massima Permessa EMP I valori di EMP sono i massimi livelli di esposizione laser a cui l occhio o la pelle possono essere esposti senza subire danni a breve o a lungo termine. Il valore di EPM dipende da numerosi parametri, quali la lunghezza d onda, la durata dell impulso il tempo di esposizione, il diametro del fascio ecc

39 LEA limite di emissione accessibile La grande varietà di laser, delle applicazioni e dei modi di impiego, rendono indispensabile, ai fini della sicurezza, il loro raggruppamento in classi entro le quali sia applicabile un criterio comune di limite di pericolosità in relazione alla lunghezza d onda, al contenuto energetico del fascio e alla durata temporale dell emissione laser. LEA descrive il livello massimo di radiazione assegnato a ciascuna classe di rischio. La valutazione del livello di radiazione emergente consente la collocazione di un apparecchio nella opportuna classe di rischio.

40 Classificazione apparecchi laser Classe 1 laser che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso l impiego con strumenti ottici per visione diretta del fascio. Classe 1M: laser che emettono radiazioni nell intervallo di lunghezza d onda tra 302.5nm e 4000nm, che sono sicuri nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, ma che possono essere pericolosi se l utilizzatore impiega ottiche all interno del fascio. Classe 2: laser che emettono radiazione visibile nell intervallo di lunghezza d onda tra 400nm e 700nm, in cui la protezione dell occhio è normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Questa reazione può essere prevista per fornire una protezione adeguata nelle condizioni di funzionamento ragionevolmente prevedibili, compreso l impiego con strumenti ottici per visione diretta del fascio.

41 Classificazione apparecchi laser Classe 2M: laser che emettono radiazione visibile nell intervallo di lunghezza d onda tra 400nm e 700nm, in cui la protezione dell occhio è normalmente assicurata dalle reazioni di difesa compreso il riflesso palpebrale. Tuttavia l osservazione dell emissione può risultare pericolosa se, all interno del fascio, l utilizzatore impiega ottiche( lenti di ingrandimento,binoculari, ecc ). Classe 3R: laser che emettono nell intervallo di lunghezza d onda tra 302,5 nm e 10 6 nm, in cui la visione del fascio è potenzialmente pericolosa, ma il rischio è inferiore ai laser di classe 3B. Classe 3B: laser normalmente pericolosi in caso di visione diretta del fascio. Le riflessioni diffuse sono normalmente sicure.

42 Classificazione apparecchi laser Classe 4: laser in grado di produrre anche riflessioni diffuse pericolose. Possono causare lesioni alla pelle e potrebbero anche costituire un pericolo di incendio. Il loro uso richiede estrema cautela.

43 Valutazione del rischio Normativa di riferimento CEI EN :2003 Nelle installazioni in cui sono in funzione apparecchi laser di classe 3B o Classe 4 dovrebbe essere designato un addetto alla sicurezza laser. L addetto deve saper: classificare i laser calcolare la distanza nominale di rischio oculare DNRO saper calcolare la densità ottica richiesta e scegliere il protettore oculare idoneo saper redigere procedure operative conoscere la normativa vigente

44 Misure di sicurezza Uso del connettore di blocco a distanza: il connettore di blocco a distanza dei laser di classe 3B e classe 4 dovrebbe essere collegato ad un blocco di scollegamento principale di emergenza, o a dispositivi di blocco dei locali o delle porte o degli infissi. Comando a chiave: i sistemi laser appartenenti alle classi 3B e 4, quando non vengono impiegati, dovrebbero essere protetti da un uso non autorizzato rimuovendo la chiave dal comando.

45 Misure di sicurezza Dispositivo di arresto del fascio o attenuatore: l esposizione involontaria di un osservatore alla radiazione di un apparecchio laser di classe 3B o 4 essere prevenuta impiegando un dispositivo di arresto o un attenuatore del fascio. Traiettorie del fascio: il fascio di ogni apparecchio laser dovrebbe essere terminato con materiale diffondente o con materiali assorbenti. Le traiettorie esposte dovrebbero passare quando possibile al disopra o al disotto del livello degli occhi e dovrebbero, quando possibile, essere al chiuso.

46 Misure di sicurezza Segnali di avvertimento: Sugli accessi alle aree o agli involucri di protezione che contengono apparecchi Laser di classe 3B o 4 dovrebbero essere affissi segnali di avvertimento.

47 Misure di sicurezza Riflessioni speculari: si dovrebbe prestare attenzione ad impedire la riflessione speculare accidentale di radiazioni dagli apparecchi laser di classe 3R, 3B e 4. Specchi, lenti e divisori di fascio dovrebbero essere fissati rigidamente e, durante l emissione di laser, dovrebbero essere soggetti solo a movimenti controllati ( evitare utilizzo di anelli, orologi e bracciali) Protezione degli occhi: nelle aree di pericolo in cui sono impiegati apparecchi Laser di classe 3R che emettono energia con lunghezza d onda esterna all intervallo da 400 a 700 nm, di classe 3B e di classe 4 si dovrebbe impiegare una adeguata protezione per gli occhi prevista per lunghezze d onda specifiche.

48 Protettori oculari Le protezioni oculari dovrebbero essere: Comode da indossare Fornire ampia visuale Essere aderenti pur garantendo ampia ventilazione Fornire adeguata densità ottica

49 Misure di sicurezza Indumenti protettivi: tti i quando il personale può essere esposto a livelli di radiazione che superino l EMP per la pelle devono essere previsti adeguati indumenti. I laser di classe 4, in modo particolare, rappresentano un potenziale pericolo di incendio e gli indumenti protettivi indossati dovrebbero essere inadeguato materiale ignifugoif o termoresistente. t t

50 Misure di sicurezza Addestramento: il funzionamento degli apparecchi laser può rappresentare un pericolo non solo per l utilizzatore ma anche per altre persone poste a distanza considerevole. A causa di tale potenziale pericolo, al controllo di questi sistemi deve essere posto solo personale che abbia ricevuto un adeguato livello di addestramento. L addestramento dovrebbe includere, ma non essere limitato a: la familiarizzazione con le procedure di funzionamento del sistema il corretto utilizzo delle procedure di controllo del pericolo, dei segnali di avvertimento, ecc la necessità di protezione personale gli effetti biologici del laser sugli occhi e sulla pelle

51 Rischi connessi all utilizzo dei laser Contaminazione atmosferica a) i materiali bersaglio vaporizzati e i prodotti di reazione dovuti alle operazioni di taglio, foratura e saldatura con il laser. Questi materiali possono comprendere amianto monossido di carbonio, anidride carbonica, ozono, piombo, mercurio, e altri metalli e materiali biologici b) i gas provenienti dai sistemi laser a scarica gassosa o dai prodotti di reazione innescati dai laser, quali bromo, cloro, acido cianidrico. c) i gas e vapori di refrigeranti criogenici d) i gas di assistenza per le interazioni laser-bersaglio come l ossigeno

52 Considerazioni di tipo biofisico Effetti delle radiazioni laser sui tessuti biologici Effetti termici La maggior parte dei danni causati da laser sono dovuti al riscaldamento del tessuto o dei tessuti assorbenti. Questo danno termico è generalmente limitato ad una zona ristretta che si estende ai lati della regione che assorbe energia ed è centrata sul fascio di radiazione. Le cellule all interno di questa zona mostrano le caratteristiche della bruciatura ed il tessuto risulta danneggiato principalmente per la denaturazione delle proteine.

53 Considerazioni di tipo biofisico Effetti fotochimici Questo processo è generato dall assorbimento assorbimento di una data energia luminosa. Tuttavia, invece di rilasciare energia, la specie chimica subisce una reazione chimica particolare dovuta al suo stato eccitato. Per via di questo meccanismo alcuni tessuti biologici quali la pelle, il cristallino dell occhio e in particolare la retina possono manifestare cambiamenti irreversibili provocati da una esposizione prolungata a livelli moderati di una radiazione ultravioletta e di luce con breve lunghezza d onda.

54 Cenni di radioprotezione

55 Le radiazioni elettromagnetiche Trasferimento di energia da un punto dello spazio ad un altro senza che vi sia movimento di corpi macroscopici i e senza il supporto di un mezzo materiale. E = h* * c λ

56 Radiazioni ionizzanti Si definiscono ionizzanti tutte le radiazioni, corpuscolari ed elettromagnetiche, dotate di energia superiore ai normali potenziali di ionizzazione atomici e molecolari dei tessuti biologici. Radiazioni: i i corpuscolari particelle α e β elettromagnetiche raggi x e γ I normali processi chimici all interno delle cellule del corpo umano possono risultare perturbati con conseguenti danni cellulari (effetti somatici o genetici)

57 Radioattività naturale e artificiale Origine Naturale: Raggi cosmici e radionuclidi terrestre es e o Radon presenti nella crosta Origine Artificiale: Radio farmaci Radioterapia Radiodiagnostica Ricerca

58 Le sorgenti Macchine radiogene: sorgenti di radiazioni alimentate (elettricamente) t quali tubi a raggi x ed acceleratori di particelle Materiali radioattivi: si dividono in sorgenti sigillate e sorgenti non sigillate In merito alla radioprotezione si deve sottolineare che le macchine radiogene emettono solo quando sono in funzionamento mentre i radioisotopi emettono sempre.

59 I Radionuclidi La radioattività è un fenomeno fisico che coinvolge gli atomi di taluni isotopi i quali hanno la caratteristica di emettere radiazioni in seguito a trasformazione spontanea dei loro nuclei. Es. Uranio Potassio 40 Trizio

60 Misura dell esposizione i I rischio derivato dalla esposizione a radiazioni ionizzanti è legato a diversii fattori: - energia della radiazione - tipo di esposizione (esterna o interna radiotossicità) - sensibilità dell organo bersaglio Dosimetri personali

61 Grandezze utilizzate in radioprotezione Dose assorbita Dose assorbita Dose equivalente Dose efficace Energia media depositata dalla radiazione in un elemento di volume di massa unitaria. D= de/dm Si misura in Gray (Gy) oppure in rad: 1Gy=100 rad 1 Gy = 1 J Kg -1

62 Dose Equivalente Oltre a considerare l energia depositata tiene conto anche della diversa radio -tossicità delle radiazioni. Si ottiene moltiplicando la dose assorbita per un fattore di ponderazione che dipende dal tipo di radiazione: H T,R =w R *D T,R w R =1 fotoni, ed elettroni w R =20 per le particelle alfa Unità di misura Sievert (Sv ) o il rem: 1Sv=100 rem H= Dose equivalente espressa in Sievert quantità di q p q energia assorbita da parte dell organo irradiato

63 Dose efficace Tiene conto della diversa radiosensibilità dei tessuti. Si ottiene moltiplicando la dose equivalente per un fattore di ponderazione che dipende dall organo o tessuto. E = Σ T w T *H T w T = gonadi w T = 0.01 ossa e pelle Unità di misura Sievert (Sv ) o il rem: 1Sv=100 rem La dose efficace è la grandezza di riferimento per la valutazione degli effetti biologici di natura stocastica ovverosia induzioni di tumori e danni genetici.

64 Organi sensibili Il cristallino Le gonadi Il midollo osseo Tiroide

65 La radioprotezione i

66 Particelle α Elevata densità di ionizzazione schermabili da un foglio di carta o 10 cm di aria molto energetiche quindi estremamente pericolose in caso di contaminazione interna Particelle ß maggiore capacità di penetrazione 4 m aria e 4 mm acqua ma minore energia bisogna fare attenzione ai raggi X prodotti per frenamento Particelle x e γ elevata capacità di penetrazione per schermarle si devono utilizzare materiali ad elevato numero atomico e densità es piombo o tungsteno

67 Fattori di radioprotezione Il tempo: un contatto limitato nel tempo con la sorgente radioattiva costituisce un semplice sistema di riduzione del rischio La distanza: l intensità lintensità di un campo di radiazioni diminuisce allontanandosi dalla sorgente La schermatura: quando non è possibile per necessità operative diminuire il tempo o aumentare la distanza si ricorre la schermatura ovvero si interpone tra l operatore e la sorgente una barriera

68 Datore di lavoro RSPP DLgs 241/00 E Successive modifiche e integrazioni Medico Autorizzato Esperto qualificato

69 Esperto qualificato Persona che possiede le cognizioni e l addestramento necessari sia per effettuare misurazioni, esami, verifiche o valutazioni di carattere fisico, tecnico o radiotossicologico, sia per assicurare il corretto funzionamento dei dispositivi di protezione sia per fornire tutte le altre indicazioni e formulare provvedimenti atti a garantire la sorveglianza fisica della protezione dei lavoratori e della popolazione.

70 Medico autorizzato Medico responsabile della sorveglianza medica dei lavoratori esposti, la cui qualificazione e specializzazione sono riconosciute secondo le procedure e le modalità stabilite dalla legge

71 Classificazione ambienti di lavoro Zona controllata : ogni area di lavoro nella quale vi è la possibilità di superare il limite di dose di 6 msv/anno Zona sorvegliata : ogni area nella quale vi è la possibilità di superare la dose per le persone del pubblico fissata in 1 msv/anno,ovviamente oltre il fondo ambientale Area di lavoro Zona controllata Zona sorvegliata Intervallo dose 6-20 msv/anno 1-6 msv/anno

72 Classificazione ambienti di lavoro Le zone sorvegliate e controllate devono essere segnalate utilizzandola segnaletica definita dalle norme in maniera ben visibile. L accesso alle zone controllate deve essere regolamentato dall esperto qualificato. Materiali radioattivi o radiazioni ionizzanti

73 Segnaletica

74 Rifiuti radioattivi Vanno raccolti in bidoni con caratteristiche tecniche definite suddivisi: Solidi Liquidi Vials Per singolo isotopo E conferiti a smaltitori autorizzati

75 Classificazione dei lavoratori La classificazione è compito dell esperto qualificato. I lavoratori esposti si dividono in due categorie: A, B. Lavoratori di categoria A: lavoratori suscettibili di una esposizione globale annua uguale a 6 msv/ anno, con un limite di 100 msv in 5 anni consecutivi e con la condizione che non venga superato il limite di 20 msv in un anno solare Lavoratori di categoria B: lavoratori suscettibili di una esposizione globale annua compresa tra 1 e 6 msv.

76 I compiti dei lavoratori a) Osservare le disposizioni impartite dal datore di lavoro o dai suoi incaricati ai fini della protezione individuale e collettiva della sicurezza b) Usare secondo le specifiche indicazioni i dispositivi di sicurezza, i mezzi di protezione e di sorveglianza dosimetrica c) Segnalare immediatamente le deficienze dei dispositivi e dei mezzi di sicurezza, di protezione e di sorveglianza dosimetrica d) Non rimuovere ne modificare senza averne l autorizzazione i dispositivi e gli altri mezzi di sicurezza e) Non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza o che possono compromettere la protezione e la sicurezza f) Sottoporsi alla sorveglianza medica ai sensi della normativa vigente