I licenziamenti nell esperienza dei principali paesi europei. La «riscrittura» dell art. 18 dello Statuto dei lavoratori 21 febbraio 2013

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1 I licenziamenti nell esperienza dei principali paesi europei La «riscrittura» dell art. 18 dello Statuto dei lavoratori 21 febbraio 2013

2 L art. 18 e la tutela reale prima della «Riforma Fornero» Azienda con meno di 15 dipendenti: tutela solo risarcitoria ( da 2,5 a 6 mensilità) Era tutto più semplice: indipendentemente dal vizio del licenziamento, vi era un unica tutela: Azienda con più di 15 dipendenti: unica tutela prevista era la reintegrazione nel posto di lavoro e pagamento di una indennità pari a tutte le mensilità maturate dal licenziamento alla effettiva reintegrazione, nella misura minima di 5, salva l opzione per il pagamento della indennità pari a 15 mensilità in luogo della reintegrazione

3 Arto 18 vecchio testo Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro. Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva. (..)

4 Il «nuovo articolo 18»: le diverse tutele

5 La tutela ripristinatoria piena

6 La tutela ripristinatoria piena Indipendentemente dal numero dei dipendenti

7 La tutela ripristinatoria piena Si applica anche ai dirigenti

8 Il nuovo art. 18 TITOLO II - Della libertà sindacale Articolo 18 Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo 1. Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ai sensi dell'articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dell'articolo 35 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione dei divieti di licenziamento di cui all'articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, ovvero perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità di cui al terzo comma del presente articolo. Il regime di cui al presente articolo si applica anche al licenziamento dichiarato inefficace perché intimato in forma orale.

9 La tutela ripristinatoria piena: le ipotesi più gravi di licenziamento viziato Licenziamento discriminatorio Licenziamento intimato in concomitanza col matrimonio o in violazione dei divieti previsti in caso di maternità e paternità Licenziamento nullo perché dichiarato tale da altre disposizioni di legge (sic) Licenziamento determinato da motivo illecito esclusivo (art 1345 c.c., art c.c.) Licenziamento orale

10 La nuova tutela del licenziamento orale Si applica l art. 18 a tutte le ipotesi di licenziamento orale, indipendentemente dal numero di dipendenti. Si abbandona la tutela cosiddetta «di diritto comune» per il licenziamento orale

11 La tutela ripristinatoria forte- le conseguenze Le stesse dell art. 18 vecchio testo, con previsione normativa dell aliunde perceptum La indennità di 15 mensilità in luogo della reintegrazione e la novità dell effetto risolutorio immediato del rapporto, che è prodotto dalla richiesta della indennità sostitutiva

12 Il nuovo art. 18 ( le conseguenze) TITOLO II - Della libertà sindacale Articolo 18 Tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo 2. Il giudice, con la sentenza di cui al primo comma, condanna altresì il datore di lavoro al risarcimento del danno subìto dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata la nullità, stabilendo a tal fine un'indennità commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative. In ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato inoltre, per il medesimo periodo, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. 3. Fermo restando il diritto al risarcimento del danno come previsto al secondo comma, al lavoratore è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro, in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, la cui richiesta determina la risoluzione del rapporto di lavoro, e che non è assoggettata a contribuzione previdenziale. La richiesta dell'indennità deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dall'invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione.

13 . La tutela ripristinatoria attenuata

14 La tutela ripristinatoria attenuata Si applica ai datori di lavoro con più di 15 dipendenti nell ambito dello stesso comune o più di 60 sul territorio nazionale.

15 La tutela ripristinatoria attenuata Nelle ipotesi di licenziamento ingiustificato si potrà applicare la tutela ripristinatoria attenuata o la tutela indennitaria (forte) a seconda della gravità del licenziamento - le ipotesi sono predeterminate dal legislatore.

16 Il nuovo art. 18 (segue) 4. Il giudice, nelle ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, per insussistenza del fatto contestato ovvero perché il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dell'indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale senza applicazione di sanzioni per omessa o ritardata contribuzione, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel rapporto di lavoro risolto dall'illegittimo licenziamento e quella accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative. In quest'ultimo caso, qualora i contributi afferiscano ad altra gestione previdenziale, essi sono imputati d'ufficio alla gestione corrispondente all'attività lavorativa svolta dal dipendente licenziato, con addebito dei relativi costi al datore di lavoro. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi del terzo comma.

17 Art. 18 (comma 7- che, però, va messo qui!) 7. Il giudice applica la medesima disciplina di cui al quarto comma del presente articolo nell'ipotesi in cui accerti il difetto di giustificazione del licenziamento intimato, anche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 10, comma 3, della legge 12 marzo 1999, n. 68, per motivo oggettivo consistente nell'inidoneità fisica o psichica del lavoratore, ovvero che il licenziamento è stato intimato in violazione dell'articolo 2110, secondo comma, del codice civile. Può altresì applicare la predetta disciplina nell'ipotesi in cui accerti la manifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo; nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del predetto giustificato motivo, il giudice applica la disciplina di cui al quinto comma. In tale ultimo caso il giudice, ai fini della determinazione dell'indennità tra il minimo e il massimo previsti, tiene conto, oltre ai criteri di cui al quinto comma, delle iniziative assunte dal lavoratore per la ricerca di una nuova occupazione e del comportamento delle parti nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni. Qualora, nel corso del giudizio, sulla base della domanda formulata dal lavoratore, il licenziamento risulti determinato da ragioni discriminatorie o disciplinari, trovano applicazione le relative tutele previste dal presente articolo.

18 Punto, punto e virgola. Punto e un punto e virgola..

19 La tutela ripristinatoria attenuata: quando? Nei casi di grave abuso del potere di licenziamento: quando il licenziamento sia dichiarato ingiustificato perché non ricorre il giustificato motivo soggettivo o non ricorre la giusta causa o non ricorre il giustificato motivo oggettivo Ma non in tutti i casi, solo quando

20 La tutela ripristinatoria attenuata: quando? solo quando Per i licenziamenti per motivo oggettivo: per i licenziamenti per motivo oggettivo, quando un licenziamento per inidoneità fisica o psichica del lavoratore sia stato ritenuto ingiustificato dal giudice o sia stato intimato ad un lavoratore malato o infortunato in violazione dell art c.c.. In tali casi il giudice è tenuto ad applicare la tutela ripristinatoria attenuata ( art. 18 comma 7)

21 La tutela ripristinatoria attenuata: quando?.solo quando Per i licenziamenti per motivo soggettivo: nel caso in cui nel processo risulti l insussistenza del fatto contestato e nel caso in cui emerga che il fatto rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle tipizzazioni dei contratti collettivi o dei codici disciplinari applicabili.

22 Cos è? La tutela ripristinatoria attenuata prevede la reintegrazione nel posto di lavoro e il pagamento delle retribuzioni maturate dal licenziamento alla reintegrazione, dedotto l aliunde perceptum e l aliunde percipiendum, con un minimo di 5 mensilità ma con un massimo di 12 mensilità. Con versamento contributivo pieno ma senza sanzioni (solo interessi) e dedotti i periodi coperti.

23 Il nuovo art. 18 (segue- la tutela) 4. Il giudice, annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro di cui al primo comma e al pagamento di un'indennità risarcitoria commisurata all'ultima retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione, dedotto quanto il lavoratore ha percepito, nel periodo di estromissione, per lo svolgimento di altre attività lavorative, nonché quanto avrebbe potuto percepire dedicandosi con diligenza alla ricerca di una nuova occupazione. In ogni caso la misura dell'indennità risarcitoria non può essere superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto. Il datore di lavoro è condannato, altresì, al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione, maggiorati degli interessi nella misura legale senza applicazione di sanzioni per omessa o ritardata contribuzione, per un importo pari al differenziale contributivo esistente tra la contribuzione che sarebbe stata maturata nel rapporto di lavoro risolto dall'illegittimo licenziamento e quella accreditata al lavoratore in conseguenza dello svolgimento di altre attività lavorative. In quest'ultimo caso, qualora i contributi afferiscano ad altra gestione previdenziale, essi sono imputati d'ufficio alla gestione corrispondente all'attività lavorativa svolta dal dipendente licenziato, con addebito dei relativi costi al datore di lavoro. A seguito dell'ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall'invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l'indennità sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi del terzo comma.

24 . La tutela indennitaria (forte)

25 Il nuovo art. 18 (segue) 5. Il giudice, nelle altre ipotesi in cui accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro, dichiara risolto il rapporto di lavoro con effetto dalla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di dodici e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, in relazione all'anzianità del lavoratore e tenuto conto del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell'attività economica, del comportamento e delle condizioni delle parti, con onere di specifica motivazione a tale riguardo.

26 Cos è? E una indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata tra un minimo di 12 ed un massimo di 24 mensilità dell ultima retribuzione globale di fatto

27 Quando viene riconosciuta l indennità risarcitoria forte? «NELLE ALTRE IPOTESI»: Quando il giudice dichiara il licenziamento illegittimo perché ingiustificato ( privo di giustificato motivo o di giusta causa). Il licenziamento, anche se illegittimo, permane, il rapporto di lavoro è comunque risolto e al lavoratore spetta un risarcimento tra 12 e 24 mensilità

28 Quando viene riconosciuta l indennità risarcitoria forte? «NELLE ALTRE IPOTESI»: cosa significa?

29 I problemi interpretativi sulle diverse tutele ( ripristinatoria attenuata e indennitaria forte) Motivi soggettivi: tutela ripristinatoria ( attenuata) nelle ipotesi in cui il licenziamento sia palesemente sproporzionato rispetto al fatto, perché il lavoratore non lo ha commesso o perché per esso il CCNL prevede una sanzione conservativa. Tutela indennitaria forte quando il fatto, pur commesso o pur punito col licenziamento dal CCNL, non è così grave.

30 Esempi (tutela risarcitoria forte) Licenziamento pe giusta causa per furto di modesta entità Licenziamento per giusta causa intempestivo Quando il comportamento contestato non è così grave da ledere definitivamente il rapporto fiduciario.

31 I problemi interpretativi sulle diverse tutele ( ripristinatoria attenuata e indennitaria forte) Motivi oggettivi: vizio profondo-tutela ripristinatoria ( attenuata) nelle ipotesi in cui la situazione economica prospettata non sia reale e manchi il nesso di causalità tra la situazione economica o organizzativa ed il provvedimento di licenziamento. Vizio meno grave- Tutela indennitaria forte quando manchi la prova della inutilizzabilità aliunde ( violazione del c.d. obbligo di repechage).

32 Quali sono i criteri per la determinazione della tutela indennitaria forte? Ai fini della individuazione della misura il giudice terrà conto di: Anzianità di servizio del lavoratore (criterio prioritario) Numero dei dipendenti Dimensioni della attività economica Comportamento e condizioni delle parti

33 . La tutela indennitaria debole

34 Il nuovo art. 18 ( segue) VIZIO DI FORMA 6. Nell'ipotesi in cui il licenziamento sia dichiarato inefficace per violazione del requisito di motivazione di cui all'articolo 2, comma 2, della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, della procedura di cui all'articolo 7 della presente legge, o della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni, si applica il regime di cui al quinto comma, ma con attribuzione al lavoratore di un'indennità risarcitoria onnicomprensiva determinata, in relazione alla gravità della violazione formale o procedurale commessa dal datore di lavoro, tra un minimo di sei e un massimo di dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, con onere di specifica motivazione a tale riguardo, a meno che il giudice, sulla base della domanda del lavoratore, accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso applica, in luogo di quelle previste dal presente comma, le tutele di cui ai commi quarto, quinto o settimo. (..)

35 La tutela indennitaria debole E prevista per le ipotesi di licenziamenti unicamente affetti da vizi di forma e di procedura ( con esclusione del recesso orale, che gode della tutela ripristinatoria piena).

36 La tutela indennitaria debole Sono violazioni di forma o di procedura, che prevedono la applicazione della tutela risarcitoria debole:.i licenziamenti privi di motivazione (art. 2, comma 2 legge 604/66). I licenziamenti posti in essere con violazione della procedura (disciplinare) di cui all art. 7 legge 300/70 e della procedura per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ex art. 7 legge 604/66

37 La tutela indennitaria debole A meno che.il giudice, sulla base della domanda del lavoratore, accerti che vi è anche un difetto di giustificazione del licenziamento e, in tal caso, in luogo di tale tutela, applica quella propria del licenziamento ingiustificato.

38 - -La lettera di "Non ci resta che piangere" Troisi: Mi raccomando Saverio. Benigni: Stai tranquillo. Caro... Troisi: Con educazione... non ci facciamo conoscere. Benigni: Allora dettala tu la lettera... vai! Troisi: Caro Savonarola

39 . Alcune altre novità

40 Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle aziende con oltre 15 dipendenti- Il procedimento Art. 7 legge 604/66 (comma 40 dell art. 1) Vecchio testo ( primo comma) Art. 7 Quando il prestatore di lavoro non possa avvalersi delle procedure previste dai contratti collettivi o dagli accordi sindacali, può promuovere, entro venti giorni dalla comunicazione del licenziamento ovvero dalla comunicazione dei motivi ove questa non sia contestuale a quella del licenziamento, il tentativo di conciliazione presso l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione. (.)

41 La procedura del licenziamento per g.m.o. ( comma 40 art. 1) 40. L'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, è sostituito dal seguente: «Art Ferma l'applicabilità, per il licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, dell'articolo 7 della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di cui all'articolo 3, seconda parte, della presente legge, qualora disposto da un datore di lavoro avente i requisiti dimensionali di cui all'articolo 18, ottavo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, deve essere preceduto da una comunicazione effettuata dal datore di lavoro alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera, e trasmessa per conoscenza al lavoratore. 2. Nella comunicazione di cui al comma 1, il datore di lavoro deve dichiarare l'intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo nonché le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato. 3. La Direzione territoriale del lavoro trasmette la convocazione al datore di lavoro e al lavoratore nel termine perentorio di sette giorni dalla ricezione della richiesta: l'incontro si svolge dinanzi alla commissione provinciale di conciliazione di cui all'articolo 410 del codice di procedura civile. 4. La comunicazione contenente l'invito si considera validamente effettuata quando è recapitata al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro o ad altro domicilio formalmente comunicato dal lavoratore al datore di lavoro, ovvero e' consegnata al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta. 5. Le parti possono essere assistite dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o un consulente del lavoro.

42 La procedura del licenziamento per g.m.o. ( comma 40 art. 1) 6. La procedura di cui al presente articolo, durante la quale le parti, con la partecipazione attiva della commissione di cui al comma 3, procedono ad esaminare anche soluzioni alternative al recesso, si conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per l'incontro, fatta salva l'ipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo. Se fallisce il tentativo di conciliazione e, comunque, decorso il termine di cui al comma 3, il datore di lavoro può comunicare il licenziamento al lavoratore. 7. Se la conciliazione ha esito positivo e prevede la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, si applicano le disposizioni in materia di Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) e può essere previsto, al fine di favorirne la ricollocazione professionale, l'affidamento del lavoratore ad un'agenzia di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a), c) ed e), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n ( 1 ) 8. Il comportamento complessivo delle parti, desumibile anche dal verbale redatto in sede di commissione provinciale di conciliazione e dalla proposta conciliativa avanzata dalla stessa, e' valutato dal giudice per la determinazione dell'indennita' risarcitoria di cui all'articolo 18, settimo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, e per l'applicazione degli articoli 91 e 92 del codice di procedura civile. 9. In caso di legittimo e documentato impedimento del lavoratore a presenziare all'incontro di cui al comma 3, la procedura puo' essere sospesa per un massimo di quindici giorni».

43 Schema della procedura di licenziamento per giustificato motivo oggettivo 1) Il datore di lavoro prima di intimare il licenziamento deve comunicare alla Direzione territoriale del lavoro del luogo dove il lavoratore presta la sua opera e al lavoratore, l'intenzione di procedere al licenziamento per motivo oggettivo e indicare i motivi del licenziamento medesimo nonché le eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato; 2) La Direzione territoriale del lavoro convoca il datore di lavoro e il lavoratore nel termine perentorio di sette giorni dalla ricezione della richiesta: l'incontro si svolge dinanzi alla Commissione provinciale di conciliazione di cui all'articolo 410 del codice di procedura civile; 3) Le parti possono essere assistite dalle organizzazioni di rappresentanza cui sono iscritte o conferiscono mandato oppure da un componente della rappresentanza sindacale dei lavoratori, ovvero da un avvocato o un consulente del lavoro. La procedura si conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per l'incontro, fatta salva l'ipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo. In caso di fallimento del tentativo il datore di lavoro procede a intimare il licenziamento che avrà effetto dalla data della comunicazione di cui al punto1

44 La motivazione del licenziamento Art. 1 comma 37 che ha modificato l art. 2 comma 2 legge 604/66: la comunicazione del licenziamento deve contenere la specificazione dei motivi che lo hanno determinato ( motivazione immediata).

45 La revoca del licenziamento REVOCA Nell'ipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro dell'impugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del lavoratore alla retribuzione maturata nel periodo precedente alla revoca, e non trovano applicazione i regimi sanzionatori previsti dal presente articolo ( parte finale del comma 40 dell art. 1)

46 Il licenziamento collettivo illegittimo Art. 1 legge 92/2012 comma All'articolo 5 della legge 23 luglio 1991, n. 223, il comma 3 e' sostituito dal seguente: «3. Qualora il licenziamento sia intimato senza l'osservanza della forma scritta, si applica il regime sanzionatorio di cui all'articolo 18, primo comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. In caso di violazione delle procedure richiamate all'articolo 4, comma 12, si applica il regime di cui al terzo periodo del settimo comma del predetto articolo 18. In caso di violazione dei criteri di scelta previsti dal comma 1, si applica il regime di cui al quarto comma del medesimo articolo 18. Ai fini dell'impugnazione del licenziamento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni».

47 Il licenziamento collettivo illegittimo Art. 1 legge 92/2012 comma 46 ( che ha modificato l art. 5 comma 3 legge 223/91) Traduzione ( tentativo): la tutela ripristinatoria forte si applica per il licenziamento privo di forma scritta; la tutela ripristinatoria attenuata trova applicazione in caso di violazione dei criteri di scelta previsti dall art. 5 comma 1 legge 223/91 ; la tutela indennitaria forte si applica in ogni caso di violazione delle regole procedurali del licenziamento collettivo

48 Vecchio testo art. 5 comma 3 legge223/91 Il recesso di cui all'art. 4, comma 9, è inefficace qualora sia intimato senza l'osservanza della forma scritta o in violazione delle procedure richiamate all'art. 4, comma 12, ed è annullabile in caso di violazione dei criteri di scelta previsti dal comma 1 del presente articolo. Salvo il caso di mancata comunicazione per iscritto, il recesso può essere impugnato entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento delle organizzazioni sindacali. Al recesso di cui all'art. 4, comma 9, del quale sia stata dichiarata l'inefficacia o l'invalidità, si applica l'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300 e successive modificazioni.

49 Cenni sulla impugnazione del licenziamento e sulla tutela processuale IL TERMINE DI 60 GIORNI PER LA IMPUGNAZIONE RIMANE, CON LE MODIFICHE DEL «Collegato Lavoro». Il termine per l avvio del giudizio di impugnazione del licenziamento già previsto dal «collegato lavoro» passa da 270 a 180 giorni ( con le modifiche per i contratti a termine introdotte sia dal Collegato lavoro sia dalla legge Fornero).

50 Cenni sulla impugnazione del licenziamento e sulla tutela processuale- art. 1 comma 48,49 Rito processuale speciale per i licenziamenti ( a cui sia applicabile l art. 18, per tutti i processi iniziati dopo il 18 luglio 2012): A) Una prima «fase urgente» con deposito del ricorso entro 180 giorni dalla impugnazione del licenziamento B) Fissazione di udienza entro 40 giorni dal deposito

51 Cenni sulla impugnazione del licenziamento e sulla tutela processuale- art. 1 comma 48,49 Rito processuale speciale per i licenziamenti ( a cui sia applicabile l art. 18, per tutti i processi iniziati dopo il 18 luglio 2012): C) termine per la notifica non inferiore a 25 giorni prima dell udienza e termine per la costituzione del convenuto non inferiore a 5 giorni prima dell udienza D) Il giudice procede agli atti istruttori che ritiene indispensabili E) ordinanza di accoglimento o di rigetto

52 Cenni sulla impugnazione del licenziamento e sulla tutela processuale- art. 1 comma 51 e ss.- opposizione Ricorso in opposizione contenente i requisiti di cui all art. 414 c.p.c. entro 30 giorni dalla notificazione dell ordinanza o dalla comunicazione, se precedente. Udienza di discussione non oltre 60 giorni con onere per il convenuto di costituirsi fino a 10 giorni prima dell udienza. Ricorso da notificarsi almeno 30 giorni prima dell udienza Istruttoria- Sentenza

53 Cenni sulla impugnazione del licenziamento e sulla tutela processuale- art. 1 comma 58 e ss Reclamo davanti alla Corte d Appello, con ricorso entro 30 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione, se anteriore. E un appello e si applicano le relative norme, «filtro compreso»? Udienza di discussione entro 60 giorni Sentenza Ricorso per Cassazione entro 60 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione, se anteriore.

54 Qualche decisione Tribunale di Bologna- Est Dott. Marchesini Il fatto sussiste ma non è così grave da giustificare il licenziamento- La norma in questione si riferisce al «fatto giuridico», cioè il fatto globalmente considerato. «E come parlare di psicologia con un maiale»: La frase è stata pronunciata in un momento di disagio, mancava la volontà di offendere: reintegrazione e risarcimento del danno ex art. 18 comma 4 (tutela ripristinatoria attenuata)

55 Qualche decisione Tribunale di Bologna- Est Dott. Marchesini Questa la massima: Nel nuovo testo dell'art. 18, comma 4, della legge n. 300/1970, come novellato dalla legge n. 92/2012, per "insussistenza del fatto contestato" si deve intendere il cd. "fatto giuridico", cioè il fatto globalmente accertato, nell'unicum della sua componente oggettiva e nella sua componente inerente all'elemento soggettivo, e non invece il solo "fatto materiale" (altrimenti si determinerebbe una violazione dei principi generali dell'ordinamento civilistico, relativi alla diligenza ed alla buona fede nell'esecuzione del rapporto lavorativo, posto che si potrebbe giungere ad applicare la semplice sanzione indennitaria anche a comportamenti privi dell'elemento psicologico o addirittura dell'elemento della coscienza e volontà dell'azione); inoltre, si deve ritenere che il comportamento del lavoratore che risponda via in modo polemico ad una richiesta di un superiore gerarchico rientri tra le "condotte punibili con una sanzione conservativa" (art. 18 St. lav., comma 4) avuto riguardo alla disposizione del Ccnl Metalmeccanici 2008 (applicabile al rapporto di lavoro) che prevede la fattispecie della cd. "lieve insubordinazione nei confronti dei superiori".

56 Qualche decisione ( segue) Tribunale di Milano 28 gennaio 2013: nega la natura discriminatoria, il licenziamento è illegittimo perché non è «congruo» ( danno all auto aziendale a seguito di sinistro, sorpasso ma con linea discontinua). Il danno contestato sussiste ma è punibile con una sanzione conservativa: reintegrazione ( comma 4 art. 18, anche se non viene richiamato, perchè nega la natura discriminatoria/ ritorsiva e dispone la reintegrazione)

57 Qualche decisione ( segue) Tribunale Bologna, civile Ordinanza 19 novembre 2012 Licenziamento - giustificato motivo oggettivo - nullità del recesso per violazione dell'art. 5, Dlgs n. 61/2000 e carattere ritorsivo e discriminatorio del recesso stesso reintegrazione RIFIUTO DI TRASFORMARE A TEMPO PARZIALE IN RAPPORTO A TEMPO PIENO Il novellato disposto dell'art. 5 del Dlgs n. 61/ 2000, applicabile alla fattispecie in esame, prevede espressamente che "il rifiuto di un lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, o il proprio rapporto di lavoro a tempo parziale in rapporto a tempo pieno, non costituisce giustificato motivo di licenziamento"; (...) la manifesta violazione di tale norma integra motivo illecito nonché il carattere esclusivamente ritorsivo (e come tale discriminatorio: v. Cass., sez. lav. n. 6282/2011) e quindi la nullità del licenziamento intimato, che rende applicabile a favore della ricorrente la tutela reintegratoria prevista dal novellato art. 18, c. 1, legge n. 300/1970 avverso il licenziamento discriminatorio nonché "riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell'articolo 1345 c.c.".

58 Qualche decisione ( segue) Tribunale Milano, civile Ordinanza 14 novembre 2012 Integrale Licenziamento collettivo - chiusura di una delle unità produttive - limitazione ai soli lavoratori addetti all'unità cessata nella scelta dei lavoratori in esubero - conseguenze: violazione dei criteri di scelta ex art. 5, legge n. 223/1991 e illegittimità dei licenziamenti conseguentemente intimati Licenziamento collettivo, art. 18 comma 4 licenziamento va quindi dichiarato inefficace. Quanto alle conseguenze applicabili, costituisce una circostanza non contestata che la società convenuta all'epoca del licenziamento aveva più di 15 dipendenti, sicché va applicata la tutela reale ex art 18 SL., con condanna di Eg. srl alla reintegra delle ricorrenti nel posto di lavoro in precedenza occupato o in altra posizione di lavoro equivalente e al risarcimento del danno nella misura delle retribuzioni globali di fatto - al tasso mensile indicato nel dispositivo per ciascuna lavoratrice - dal licenziamento alla reintegra oltre interessi legali e rivalutazione monetaria. La condanna alla rifusione delle spese di lite segue la soccombenza,le spese si liquidano come da dispositivo in complessivi Euro 5000 oltre accessori di legge P.Q.M. Dichiara inefficace il licenziamento intimato alle ricorrenti con lettera del e per l'effetto condanna Eg. srl a reintegrare le ricorrenti nel posto di lavoro o in altro equivalente e corrispondere loro l'indennità di cui all'art. 18 comma IV L 300/70 nella misura pari alle retribuzioni globali di fatto dalla data del licenziamento alla effettiva reintegrazione sulla base delle retribuzioni lorde globali di fatto come di seguito indicate: ( )

59 Qualche decisione ( segue) Tribunale Bari, Sezione Lavoro civile Ordinanza 26 novembre 2012 Massima redazionale Licenziamento - natura ritorsiva - nullità del provvedimento - motivo illecito ed esclusivo - onere della prova Per affermare il carattere ritorsivo e, quindi, la nullità del provvedimento espulsivo, in quanto fondato su un motivo illecito, occorre specificamente dimostrare, con onere a carico del lavoratore, che l'intento [...] di rappresaglia per l'attività svolta abbia avuto efficacia determinativa esclusiva della volontà delle parti. Art. 18 comma 4 Nel nuovo testo dell'art. 18, comma 4, della legge n. 300/1970, come novellato dalla legge n. 92/2012, per "insussistenza del fatto contestato" si deve intendere il cd. "fatto giuridico", cioè il fatto globalmente accertato, nell'unicum della sua componente oggettiva e nella sua componente inerente all'elemento soggettivo, e non invece il solo "fatto materiale" (altrimenti si determinerebbe una violazione dei principi generali dell'ordinamento civilistico, relativi alla diligenza ed alla buona fede nell'esecuzione del rapporto lavorativo, posto che si potrebbe giungere ad applicare la semplice sanzione indennitaria anche a comportamenti privi dell'elemento psicologico o addirittura dell'elemento della coscienza e volontà dell'azione); inoltre, si deve ritenere che il comportamento del lavoratore che risponda via in modo polemico ad una richiesta di un superiore gerarchico rientri tra le "condotte punibili con una sanzione conservativa" (art. 18 St. lav., comma 4) avuto riguardo alla disposizione del Ccnl Metalmeccanici 2008 (applicabile al rapporto di lavoro) che prevede la fattispecie della cd. "lieve insubordinazione nei confronti dei superiori".

60 Qualche decisione ( segue) Tribunale di Milano Ordinanza 20 novembre 2012 Est. G. Casella Tutela risarcitoria in caso di licenziamento per g.m.o. illegittimo L'effettiva soppressione del posto di lavoro vale a configurare il recesso per giustificato motivo oggettivo ed esclude quindi l'obbligo della reintegrazione. In tal caso, tuttavia, la violazione dell'obbligo di repechage rende illegittimo il recesso con conseguente diritto del lavoratore a percepire l'indennità sostitutiva della reintegrazione.

61 Qualche decisione (sul rito) Tribunale di Roma 31 ottobre 2012: si applica l art. 18 vecchio testo a quei licenziamenti che sono stati intimati prima del 18 luglio Il regime processuale è, invece, quello «nuovo»

62 Qualche decisione (sul rito) Tribunale di Bari, 17 ottobre ha respinto un ricorso ex art. 700 c.p.c. nei confronti di un licenziamento, in quanto ha ritenuto che l introduzione del rito sommario non escluda l astratta proponibilità di ricorso cautelare ma che la particolare rapidità del nuovo rito renda proponibile e accoglibile il ricorso d urgenza solo in presenza di un effettivo e dimostrato periculum in mora.

63 La comparazione

64 Ivanoe Bonomi ( Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d Italia ): «tutti sanno come oggigiorno tutte queste questioni siano diventate della massima importanza e come sia urgente opera dello Stato e dei cittadini la ricerca delle vie e dei mezzi più opportuni per raggiungere la loro soluzione»

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