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1 DE GLORIA OLIVAE Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, o Signore, mi hai dato. Li deporrai davanti al Signore, Dio tuo, e ti prostrerai davanti al Signore, Dio tuo. Deuteronomio, 26, 10. Secondo la corrente e tutt altro che sicura esegesi di quello strano e discusso testo che è di solito conosciuto come la Profezia di san Malachia, e che dovrebbe risalire al XII secolo ma forse è un falso del XVI, Benedetto XVI sarebbe il penultimo papa prima della grande persecuzione e della fine di Roma, della Chiesa e del mondo: e il motto che lo qualificherebbe sarebbe De gloria olivae. Considerando che l olivo è ordinariamente il simbolo della pace, la più ovvia e semplice spiegazione della profezia consisterebbe nell attribuzione a papa Ratzinger di uno straordinario merito come costruttore e garante di pace. Il che colpisce poiché nella sua dichiarazione in latino, letta alla fine del concistoro dell 11 febbraio 2013, egli ha affermato di sentire il bisogno e il dovere di tirarsi da parte pro bono Ecclesiae, sottintendendo pertanto a quel che pare che la sua permanenza sul soglio di Pietro sarebbe causa, o concausa, di un perpetuarsi e magari di un aggravarsi di quelle tensioni e di quelle inimicizie che diciamolo con i termini che egli ha usato due giorni più tardi, nell allocuzione solenne pronunziata in San Pietro in occasione della solennità penitenziale delle Ceneri deturpano il volto della Chiesa - Ora che, a qualche giorno da quelle che sono state definite le dimissioni di Benedetto XVI (io preferisco definirla abdicazione, mentre alcuni esperti in diritto canonico parlano con convinzione di rinunzia ), hanno cominciato a filtrare dalle stanze vaticane notizie un po più qualificate e sicure, siamo forse in grado di dire qualche parola in più su quella che è forse la crisi di un uomo, ma certamente quella di un istituzione nel più ampio quadro della crisi che investe tutto il mondo. Le polemiche sul coraggio o sulla viltà, sul fallimento o sull onestà, sulla sconfitta o sul realismo di Joseph Ratzinger sono fuori luogo. Abdicare è un conto, mettersi fuori gioco è un altro. Non partecipare al prossimo conclave, come è giusto e ovvio che avverrà, è un conto; non influirvi affatto, com è logico che non avverrà (anche se non ne sapremo mai nulla), è tutto un altro. Vedere nella rinunzia soltanto il dramma umano della autoconstatazione dell insufficienza delle forze di un ottantacinquenne e l aver rilevato da parte del papa tale insufficienza può ben essere stato, intendiamoci, al tempo stesso un sincero e sacrosanto diritto e anche un preciso dovere sarebbe un imperdonabile ingenuità. Siamo di fronte a un preciso disegno strategico e a un rigoroso, incisivo messaggio. Per capire bene di che cosa si tratti, è necessario non essere troppo distratti, e tantomeno smemorati. Ricordate Paolo VI, e la frase sul fumo di Satana penetrato nella Chiesa? Qualcuno rise e si chiese se il Santo Padre fosse in vena di raccontini horror; qualcun altro gridò scandalizzato alla superstizione medievale. Evidentemente siamo bassini, quanto a filologia e semiologia: e tendiamo a dimenticare che il linguaggio è una funzione eminentemente simbolica. Ora, teologicamente parlando, il diavolo è dal greco diàbolos, divergenza, discordia Maestro di menzogna e di divisione. E quel fumo di Satana, negli ultimi anni, deve aver ammorbato parecchie stanze vaticane, come parecchi ambienti della Chiesa di tutto il mondo (né solo di essa, peraltro). Erano parecchi i vaticanisti che a più riprese, negli ultimi mesi, ci avevano avvertito che il papa era stanco e che circolava la voce che volesse lasciare. Ma tale prospettiva era inusitata e 1

2 quindi sembrava inaudita, nel senso etimologico del termine. Ma vi siete dimenticati dell Angelus del 1 marzo del 2009, quando Benedetto XVI ritornò alla carica con la vecchia superstizione medievale (come la chiamò qualcuno) del diavolo, e chiese l aiuto della preghiera di tutti i fedeli? Anche allora qualcuno sorrise, qualcun altro s indignò: e nessuno o quasi notò che quel giorno era la prima domenica di quaresima, nella quale la chiesa commemora la pagina evangelica della tentazione subita da Gesù nel deserto. Inoltre, in quello stesso giorno, iniziava la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, appunto iniziata la prima domenica di quaresima nella chiesa di San Paolo Fuori le Mura: e si era a pochi giorni di distanza dalla polemica causata da quella ch era sembrata un apertura troppo incauta del pontefice ai gruppi lefebvriani, quindi un attacco sia pure implicito e indiretto al Vaticano II. Le polemiche e le divisioni in seno alla Chiesa, che erano già largamente affiorate allora, si sono in seguito aggravate e intensificate. Al punto da divenire forse intollerabili: e chissà che la goccia che ha fatto traboccare il vaso non sia stata proprio la discussione dell 11 febbraio scorso, in sede di concistoro, dove papa e cardinali erano chiamati a discutere sull opportunità di santificare in blocco un gruppo di poveracci vittime di un incursione turca nel Salento avvenuta nel 1480: una pagina lontana e dimenticata, rinverdir la quale per alcuni prelati avrebbe forse significato rischiare una nuova ondata di violenze e di proteste in un mondo musulmano che l avrebbe interpretata come una malevola provocazione, mentre altri forse hanno difeso l opportunità di quella scelta proprio in quanto gesto che ribadisce come lo scontro di civiltà tra mondo cristiano e Islam non è il frutto delle elucubrazioni di qualche teocons americano. Ma uno scontro del genere, se davvero c è stato, può aver disturbato e prostrato, oppure indignato, il papa in quanto si tratta di un ulteriore sintomo del male profondo, la divisione di una Chiesa nella quale convivono gli affaristi senza scrupoli della Banca Vaticana e i preti come don Andrea Gallo, i Legionari di Cristo e le suore di Teresa di Calcutta. Nelle Casa di Dio, come diceva Giovanni Paolo II, ci sono tante dimore, è vero: ma va detto tuttavia che certe differenze sono sul serio eccessive, e pertanto certe convivenze sono difficili. E allora, altro che resa dinanzi alle proprie forze che fanno difetto: al di là della sensazione del Santo Padre di sentirsi magari solo e attaccato da troppi, che può essere anche soggettivamente giustificata, qui siamo davanti a un gesto nuovo, rivoluzionario, con il quale il pontefice ha inviato un energico messaggio e ha impartito una chiara lezione alla Chiesa e al mondo. Un gesto che potrebbe anche sottintendere la necessità di cominciar a interpretare la funzione papale in un altro modo. Ad esempio rivalutando, accanto ad essa, quella sinodale: cioè conciliarista. La storia della Chiesa potrebb essere in effetti riassunta, per quanto riguarda il suo vertice, in un lungo duello tra la tendenza monarchica papale e quella conciliaristica fondata sull istanza di un governo collegiale da parte dell insieme dei vescovi: si ricorderà del resto che il papa stesso è tecnicamente un vescovo egli stesso, il vescovo di Roma, primus senza dubbio, però inter pares. Dopo un forte momento di egemonia conciliarista, nel primo Quattrocento, la monarchia papale vinse il duello, superò la Riforma, si rafforzò con il concilio di Trento nel Cinquecento e venne ribadita in extremis nel 1870, mentre le truppe del regno d Italia aggressore stavano entrando in Roma e il pontefice si preparava a una lunga prigionia. In quell occasione, un papato ch erano in molti a considerare agonizzante si munì addirittura di una nuova certezza dogmatica, quella dell infallibilità. Meno di un secolo dopo, il quadro era completamente cambiato: in un clima e in un contesto di ottimismo politico e morale ((l età kennediana) e di prosperità economica dell Occidente, il Vaticano II dette spazio alle istanze di modernizzazione e di democratizzazione delle quali molta parte del mondo cattolico era portatrice. Ora, però, il quadro è di nuovo completamente mutato rispetto ad allora e all ottimismo di oggi ha fatto seguito un pèesante, diffuso senso di disorientamento: non a caso, le celebrazioni del cinquantenario del Vaticano II hanno dato luogo a vere e proprie contestazioni e a risse anche piuttosto pittoresche tra conservatori e progressisti : ammesso che questi due termini, una volta così chiari e rassicuranti (ma a prezzo di una pesante mistificazione), abbiano ormai senso. 2

3 Ma, se vogliamo capire sul serio, andiamo oltre la Chiesa cattolica. All alba del XXI secolo, la Modernità è in crisi. Zygmunt Bauman parla di una Modernità fluida, cioè di una Postmodernità che è già iniziata. Ma la Modernità è riassumibile, dal XV secoli in poi, in tre elementi fondamentali: individualismo; volontà di potenza dell Occidente; primato dell economia, della scienza e della tecnica. E l Occidente-Modernità dell uomo prometeico e faustiano che è entrato ormai in irreversibile crisi. Papa Benedetto XVI, abdicando, pone la Chiesa e il mondo dinanzi a questa realtà. La Chiesa, nella sua bimillenaria storia, è stata più volte in grado d interpretare il mutamento dei tempi. Deve farlo di nuovo: ed è del tutto comprensibile che a guidare il rinnovamento non possa e magari tanto meno voglia (per quanto lo consideri necessario) essere un ottantacinquenne il quale a sua volta è obiettivamente, e ben a ragione si considera, l ultimo rappresentante del vecchio ordine ecclesiale scaturito dal Vaticano II. Un rinnovamento che, in termini ecclesiali, non può non cominciare con un atto complesso, costoso, rischioso, ma necessario : la convocazione di un nuovo concilio. Se divisione e discordia sono davvero arrivate al punto da imporre a un pontefice di abdicare, l unica risposta a una situazione ormai insostenibile è una verifica e una ridefinizione radicale della Chiesa, delle sue istituzioni, delle sue strutture, dei suoi rapporti interni e di quelli con il mondo. Un mondo nel quale la ricchezza si va sempre più concentrando nelle mani di poche centinaia tra famiglie e lobbies mentre la miseria dilaga. Un mondo nel quale non c è giustizia, quindi non può esserci pace. Un mondo sempre più nelle mani dei più biechi tra i colleghi della gentaglia che duemila anni fa Gesù cacciò dal Tempio rovesciando i banchi su cui essa accumulava i proventi dei suoi luridi affari. Ma proprio qui sta il nodo delle contraddizioni. Ricapitoliamo per brevi tratti la storia della dialettica tra ministero petrino e funzione conciliare negli ultimi diciotto secoli. La Chiesa nacque come unione delle varie comunità cristiane che si posero, dal concilio di Nicea in poi, il duplice problema di come rendere coerente e unitaria la loro vita sacramentale, teologica, liturgica e devozionale e di come atteggiarsi di fronte al mondo e alle potenze che lo governavano. Dei 21 concili ecumenici fino ad oggi celebrati, la stragrande maggioranza si svolse tra IV e XV secolo: in particolare, tra XI e XV secolo si affermò progressivamente la funzione monarchica del pontefice fondata sul primato di Pietro che tra i vescovi assegnava un ruolo speciale, in termini di auctoritas ma nel tempo anche di potestas, al vescovo di Roma. Nel primo Quattrocento, per rispondere a una forte crisi dell istituto pontificio che si era espressa nel periodo avignonese e poi in due successivi scismi, il conclio di Basilea ( ) espresse il parere che il governo della Chiesa avrebbe dovuto abbandonare la formula monarchica per tornare alle origini comunitarie e collegiali. Ma le teorie conciliaristiche furono battute in breccia, causa non ultima della Riforma protestante. Il concilio di Trento fu indetto nel 1545 per sanare lo strappo della Riforma e si chiuse, nel 1563, rendendolo definitivo e rafforzando il potere pontificio; il Vaticano I, convocato mentre Roma era aggredita e assediata dall esercito italiano, ribadì tale rafforzamento formulando addirittura il dogma dell infallibilità pontificia ex cathedra. Meno di un secolo più tardi il Vaticano II indetto nel 1962, in un momento di grande speranze e di grandi illusioni (il tempo di Kennedy e del boom economico) propose il tema della modernizzazione e della democratizzazione della Chiesa, il che includeva evidentemente una prospettiva neoconciliaristica limitatrice del potere monarchico dei papi. Ma anzitutto e soprattutto tale concilio poneva il problema dell adeguamento, da parte della Chiesa, della Modernità, per quanto superficialmente e riduttivamente molti cattolici (e anche molti padri conciliari) parlassero di accettazione della democrazia : ed era comprensibile, d altronde, che ciò ad altri apparisse quel che Jacque Maritain aveva definito l inginocchiarsi della Chiesa di fronte al mondo. Che cos è accaduto, da allora? E proprio sul Vaticano II che si sono catalizzate le discordie in capite e in membris all interno della Chiesa. Una parte di essa ha accusato di concilio di averne in tutto o in parte tradito natura e missione; un altra al contrario ha sostenuto che la crisi di essa è dovuta alla carente o equivoca attuazione delle istanze conciliari; per gli uni, è necessario rimediare 3

4 ai guasti dal concilio provocati; per gli altri, si deve viceversa riprendere il cammino abbandonato o tradito e procedere all attuazione piena di quanto esso aveva stabilito. Alcune voci si sono levate contro l ipotesi che la Chiesa stia andando nella direzione di un Vaticano III : basta vedere quel che ne pensa, su L Express del 13 febbraio, il filosofo e studioso delle religioni Frédéric Lenoir, secondo il quale la rinunzia di Benedetto XVI è un segnale forte, tuttavia non ci si deve aspettare una rivoluzione, anche perché la maggioranza dei 118 cardinali che nel prossimo conclave eleggeranno il nuovo pontefice (62 europei di cui 28 italiani e un francese, 19 latino-americani, 1 nordamericani,11 africani, 11 asiatici e un oceanico) è fatta di prelati scelti da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI e sono pertanto, presumibilmente, inclini più al conservatorismo che non al progressismo. Essi dovrebbero quindi considerare con sospetto e antipatia la prospettiva di un nuovo concilio, visto che i due ultimi papi pur essendone stati a suo tempo due protagonisti - non hanno mostrato affatto di gradirne certi aspetti. Per ventitré anni alla testa della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger creato cardinale quarantanovenne da Paolo VI nel aveva spietatamente messo all indice, ad esempio, le grandi figure della teologia della liberazione, conquistandosi con ciò il soprannome di Panzerkardinal. Era stato lui, negli anni Settanta, a interdire l insegnamento universitario ad Hans Küng, il teologo che qualche anno prima aveva fatto in modo che egli s insediasse cattedratico nell Universiatà di Tubinga. Ma i favorevoli alla linea di continuità rispetto a papa Ratzinger potranno davvero in un conclave che si annunzia forzatamente breve a causa della prossimità delle feste pasquali esprimere un papa in grado di continuar una salda politica monarchica, trascurando un opposizione talmente forte da aver a quel che pare essere stata una delle cause della rinunzia di Benedetto XVI? E se invece l unico accordo possibile tra pareri tanto lontani e diversi fosse su un papato-ponte? Ma ponte verso che cosa, se non verso un chiarimento tanto radicale da potersi configurare come possibile solo attraverso un nuovo concilio?? Secondo i sostenitori del carattere positivo del Vaticano II, sarebbe stato necessario adattare il messaggio evangelico alla società secolarizzata moderna, in modo da risvegliare le vocazioni e da consentire ai cattolici di agire come il lievito nella pasta nel mondo occidentale laicizzato, come si usa pudicamente definirlo: vale a dire ateizzato. Il fatto è, come hanno nel tempo sottolineato sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI, che ciò ha accentuato, anziché alleviarlo, il declino delle vocazioni e la tendenza pratica dei cattolici all apostasia sia pure implicita, espressa attraverso al flessione della frequenza ai sacramenti (soprattutto il battesimo e il matrimonio: ma anche la cresima, la confessione, l eucarestia). I tentativi di modernizzazione e di democratizzazione hanno ridotto, non ampliato lo spazio della presenza della Chiesa nel mondo. Meglio varrebbe quindi affermare in modo alto e forte l identità cattolica, accettare la realtà del suoi carattere minoritario nonostante l imponente numero formale dei credenti, dal momento che la grande maggioranza dell 1 miliardo e 200 cattolici che sono nel mondo è fatto di cattolici sociologici, che non hanno mai ufficialmente abiurato alla loro fede ma che non conoscono vita sacramentale, non obbediscono alla gerarchia, non hanno alcun senso della disciplina ecclesiale. La gerarchia appare d altro canto remota rispetto al popolo di Dio o a quel che di esso rimane: la vita parrocchiale è quasi azzerata e distrutta, per quanto qua e là se ne noti qualche segno di ripresa; la lontananza tra alto e basso clero, tra clero regolare e clero secolare, tra clero nel suo complesso e laicato, è troppo accentuata; la vita catechistica e pastorale segna un troppo basso livello; la cultura religiosa diffusa è miserabile, segnata dai due poli dell ignoranza per indifferenza e della superstizione. La potenza politica, economica, finanziaria e diplomatica del Vaticano è come sappiamo enorme: ma la contraddizione sta proprio nel fatto che essa si accompagna alla crisi di una Chiesa debole e ammalata. Di fronte all antropocentrismo e all individualismo che sono la sostanza intima della Modernità, i due ultimi papi sono tornati con forza a proporre la contraddizione profetica. Eppure ciò nonostante Giovanni Paolo II, questo splendido re che appunto regnava ma non governava, ha sovente mostrato di non accorgersi nemmeno, o di non curarsi quanto avrebbe forse potuto e dovuto, dei mali che corrodevano la compagine ecclesiale dall interno: l affarismo e la 4

5 corruzione, concretizzatisi negli scandali dello IOR e nelle successive vicende di monsignor Marcinkus e del professor Gotti Tedeschi; e l altro scandalo terribile della pedofilia, che obbligò papa Ratzinger nel 2008, durante la sua visita negli Stati Uniti, a prender atto della cosa ricevendo una delegazione di vittime dei preti pedofili e che lo mise di nuovo dinanzi alla realtà dello stesso problema per quel che riguardava sia il fondatore dei Legionari di Cristo, il padre Maciel, sia la Chiesa d Irlanda, secondo i termini del rapporto Murphy del E del tutto comprensibile che più tardi, davanti alla nuova bomba dei VatiLeaks e della slealtà del suo maggiordomo Paolo Gabriele, che lo toccava tanto da vicino, le forze morali di Benedetto abbiano vacillato. I segni della stanchezza erano già emersi durante la redazione del libro Luce del mondo, del 2010, che raccoglie l intervista dal pontefice concessa a Peter Seewald, nel quale tra l altro Benedetto aveva affermato che un papa ha il dovere di ritirarsi allorché egli riscontri con chiarezza che vengono a mancargli le forze fisiche, psichiche e spirituali per continuar a svolgere il suo ministero. Giovanni Paolo II aveva seguito l esempio del Cristo e portato sino in fondo la sua croce; il teologo Ratzinger mostrava già allora di preferire la soluzione non cristomimetica, bensì razionale: e di ritenere che ciò fosse nell interesse e per il bene non suo, bensì della Chiesa. Una Chiesa che, sia a livello di gerarchia sia a livello di comunità dei fedeli, non mostrava di seguirlo compatta. Malumori e contestazioni c erano stati, e forti, quando nel 2006 aveva ricevuto in Vaticano il capo dell integralista Fraternità San Pio X, monsignor Fellay, e nel 2009 aveva riammesso nella comunione della Chiesa i quattro prelati già consacrati da monsignor Lefebvre senza il consenso pontificio, tra cui quel monsignor Richard Williamson che aveva sollevato proteste per alcune sue dichiarazioni giudicate negazionistiche. Attacchi interni ed esterni alla compagine ecclesiale, il papa aveva poi subìto per il suo atteggiamento nei confronti delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni, a cominciare dall Islam: se il 12 settembre del 2006, durante la sua celebre lezione di Ratisbona, aveva sia pur riferendo il parere di un imperatoreteologo-controversista bizantino tre-quattrocentesco, Manuele II Paleologo accusato l Islam di essere un credo violento e irrazionale ribadendo l alleanza necessaria, attuata dal cristianesimo, tra fede e ragione (e sottovalutando forse, lui teologo, l incompatibilità tra dogma cristiano e logos filosofico degli elleni), aveva però accettato due mesi più tardi, forse in segno di riconciliazione, di pregare o comunque di meditare insieme ai dignitari islamici nella Moschea Azzurra di Istanbul. Su molti problemi, dal celibato del clero al sacerdozio femminile al testamento biologico all eutanasia alla procreazione assistita alla scomunica dei cattolici divorziati e risposati con rito civile, il papa ha più volte ribadito il suo atteggiamento teologicamente e disciplinarmente inflessibile, pur lasciando largo spazio alla misericordia a livello di pastorale. In ciò, egli ha dimostrato di non cedere né alle stanze propostegli dalla Modernità né alle tentazioni di quel relativismo che è appunto conseguenza appunto dell individualismo moderno che pone l opinione del singolo al livello di dignità e di capacità di farsi legge di se stessa. D altro canto, la recentissima notizia dell avallo pontificio alla nomina alla presidenza dello IOR dell avvocato Ernst Von Freyeberg, presidente anche della Blohm-Voss di Amburgo che produce anche materiale militare, ha prodotto un notevole scalpore. In tempi nei quali i governi sono comitati d affari delle multinazionali e accettano di utilizzare dall Afghanistan all Iraq al Mali le loro forze armate come gendarmi del mantenimento della società mondiale del profitto e dello sfruttamento, un tecnocrate della cantieristica che produce anche strumenti di guerra non è esattamente quello di cui la Chiesa ha bisogno. Non è appoggiando certe attività e certe forme di produzione che si raggiunge quella pace che non è la pace che dà il mondo bensì la pace del Cristo, quella presupposto del quale è la giustizia. Non è sostenendo le oligarchie del profitto e dello sfruttamento che si serve la causa degli Ultimi. In questo, davvero, l esempio musulmano potrebbe essere utile alla Chiesa: le banche islamiche, organizzate e gestite secondo i princìpi della cooperazione e della solidarietà anziché secondo quelli del lucro per non dir dell usura, potrebbero dar qualche suggerimento alla compagine dello IOR se tale organismo riuscisse a ridefinirsi in termini di servizio anziché di lucro e di speculazione. 5

6 Ora, la decisione di Benedetto XVI apre nuove prospettive e nuovi problemi. Secondo la riforma del conclave da lui voluta, il nuovo papa sarà eletto con la maggioranza qualificata dei due terzi e non vi sarà più ballottaggio: quindi le elezioni si susseguiranno finché non si raggiungerà tale maggioranza. Potrebbe essere una soluzione destinata ad allungare indefinitivamente i tempi dell elezione: ma il fato che il pontefice abbia fisato la data del suo ritiro, e quindi l inizio della sede vacante, al tramonto del 28 febbraio fa capire come egli desideri che il nuovo conclave, iniziandosi il 15 marzo, possa dare alla Cristianità cattolica un nuovo papa entro la domenica delle Palme, o al massimo entro Pasqua. Esso non dovrebbe, in altri termini, durare più di un massimo di due settimane. Tale brevità di tempi equivale a un perentorio invito all unità di una suprema gerarchia ecclesiastica fin qui mostratasi tanto divisa da essere in gran parte responsabile dell abdicazione pontificia. Tale gesto è la sostanza della scelta del papa De gloria olivae: un forte richiamo all unità, presentato come un ricorso in extremis. Ma è molto difficile che una unanimità d intenti, compromessa dalle lunghe lotte postconciliari, si raggiunga in stato d emergenza nel corso di quindici giorni di consultazioni e di trattative, che tenderanno soprattutto a individuare un prelato in grado di gestire provvisoriamente il permanere delle discordie e di avviarle a una composizione che, se non vuol essere di lungo o di lunghissimo periodo per non dir utopisticamente vagheggiata dovrà per forza risolversi attraverso un confronto finalmente franco e risolutivo. Ma quando una qualunque realtà comunitaria umana è profondamente divisa, quandoal discordia regna al suo interno, se si vogliono evitare la disintegrazione o il conflitto si deve aprire una discussione al termine della quale vanno adottate delle soluzioni. In termini ecclesiali, tale discussione si chiama concilio. Se il Vaticano II è stato il concilio che avrebbe dovuto far entrare definitivamente la Chiesa nella Modernità, ora a Modernità esaurita, come ha dimostrato lucidamente Zygmunt Bauman -, sarà necessario un Vaticano III che l aiuto a far ingresso nel Postmoderno: l età nella quale i credenti (non solo quelli cattolici) dovranno impegnarsi a rovesciare i tristi miti dell individualismo sfrenato, della volontà di potenza, del primato dell economia e della tecnologia, del progressismo e dello scientismo che non hanno portato all umanità né la felicità né, soprattutto, la giustizia. La Modernità, pur simulando con le fedi religiose l accordo e la convivenza segnati dal principio di tolleranza, era intrinsecamente una desacralizzazione del mondo e della vita: una Entzauberung, come l aveva definita Max Weber. La battaglia dei credenti di tutto il mondo, non solo dei seguaci delle tre fedi abramitiche ma di tutti coloro che non hanno rinunziato a una dimensione del Divino come agente nell universo e nella vita di ciascuno, consiste nel ristabilimento di gerarchie di valori e di stili di vita che consentano la liberazione dagli orizzonti esclusivamente e irriducibilmente materialistici che i fautori della Modernità erano ben decisi a imporre all intero genere umano. E dunque necessaria una Wiederzauberung della società postmoderna, un suo ritorno agli orizzonti della sacralità e alle fonti concettuali nonché ai contenuti concreti della fede cristiana. La Chiesa non può inginocchiarsi al mondo, né illudersi di continuar a goder in esso di una posizione privilegiata. Deve riconquistare il mondo. Ma non potrà farlo, se non riesce a interpretare efficacemente e originalmente i suoi bisogni anziché nascondersi dietro verità consolidate (che troppo spesso corrispondono più alla consuetudine che non alla Tradizione, più al pregiudizio che non al Dogma) o se silimita a limitarsi al rapporto tra fede e ragione. Il papa lo ha capito, come ha capito di non potere per l età avanzata, per le sue passate scelte e convinzioni, per la sua stessa storia personale esser lui a guidare la svolta: ma di quella svolta ha determinato i presupposti, partendo dalla sua rinunzia che, obbligando la Chiesa a darsi un pontefice nuovo e nel contempo a fare a sua volta (nelle sue gerarchie di vertice; ma anche alla base) un serio esame di coscienza, è stata non un atto di viltà, non una sconfitta, bensì un vero e proprio atto di governo. Ma ora la posta è chiara: ed è altissima. Come ha splendidamente dichiarato Massimo Cacciari nell intervista da lui concessa ad Alberto Guarnieri ( Il Messaggero, ), La 6

7 Chiesa non deve adattarsi al mondo, deve trovare la capacità di dare scandalo con le sue proposte al mondo. In che senso? Lo ha indicato lucidamente proprio Benedetto XVI. Rinunziando al pontificato l 11 febbraio, nell antivigilia della solennità quaresimale delle Ceneri nonché nella festa della Madonna di Lourdes, che è anche la Giornata Internazionale dell Infermo e con ciò ribadendo il peso che nelle sue scelte ha avuto al sua condizione fisica egli ha aperto un momento di meditazione intensa e di ripensamento sincero che lo ha condotto, nell allocuzione del Mercoledì delle Ceneri, a parlare dei vizi e difetti che deturpano il volto della Chesa e quindi a lanciare nell Angelus di domenica 17 febbraio, I Domenica di Quaresima, una sfida teologicamente rigorosissima contro la Modernità morente, che è anche una direttiva molto chiara ai padri i quali dovranno tra breve riunirsi in conclave. Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l io o Dio?. E ben altrimenti che il solito fervorino morale. Qui in gioco c è la Modernità, proprio in quel momento crepuscolare in cui Zygmunt Bauman la proclama sul punto di cedere al Postmoderno che metterà e sta già mettendo in discussione i suoi princìpi fondanti. Basata sull individualismo, sull antropocentrismo, sulla volontà di potenza e sul rovesciamento dei rapporti tra produzione e consumo quindi sulla progressiva cancellazione del senso del limite nella percezione delle possibilità umane e in ultima analisi sulla convinzione prometeica e faustiana dell onnipotenza umana -, la Modernità ha risposto al problema della presenza di Dio nella realtà cosmica e nella storia aggirandolo: il punto non è stato, per la cultura europea occidentale, affermare o negare l esistenza di Dio, cosa che Immanuel Kant ha dichiarato di per sé impossibile, bensì vivere, agire, produrre, guadagnare, scoprire, invenzione e conquistare etsi Deus non daretur. Ecco come il mondo occidentale moderno ha potuto mantenersi a lungo illudendo e illudendosi di esser popolato di cristiani, che tali entro certi limiti e fino a un certo punto sono formalmente e superficialmente rimasti: ma, rifiutando di mantenere il cristianesimo come fulcro anche filosofico, economico, civile, sociale, etico e perfino estetico della sua vita, non ha più potuto né soprattutto voluto presentarsi come una società cristiana. Ha rifiutato di continuar ad essere una Cristianità. Il punto d arrivo di questo iter è perfettamente espresso dalla Costituzione dell Unione Sovietica del 1936, la più democratica del mondo, voluta e in parte scritta di proprio pugno da Stalin: in uno stato ufficialmente e dichiaratamente ateo, mentre era in atto una feroce persecuzione antireligiosa, la Carta Costituzionale dichiarava che la religione è un fatto strettamente personale e privato del cittadino. Non era soltanto una ripugnante ipocrisia, e non era soltanto conseguenza del materialismo marx-leninista: era una logica conseguenza (per quanto non l unica che avrebbe potuto prodursi) del Libero Esame delle Scritture e della riduzione protestante del rapporto del credente con Dio a fatto personale, privato e diretto. Max Weber sosteneva che il capitalismo moderno è figlio della rivoluzione calvinista; ma figlia del delirio di onnipotenza antropocentrica, ch era già maturato nel Rinascimento, è la Modernità nel suo complesso, che si esprime nell Idolatria dell Ego, nel primato di economia e tecnologia, nella sete di profitto e di sfruttamento delle forze umane e della natura, nell ideologia (molto simile a una fede) del progresso. L Europa occidentale, cattolica e protestante ma avviata comunque alla secolarizzazione, è la madre dell Occidente moderno (o forse meglio sarebbe chiamarlo Occidente-Modernità ) che si è, almeno fino al Sette-Ottocento, identificato con essa: finché, nel corso dei secoli XIX-XX, non ha dovuto condividere prima, cedere quindi l egemonia al suo figlio diretto ancorché forse di dubbia legittimità, gli Stati Uniti d America. Schönburn ha senz altro ragione quando constata che oggi l Europa appare il continente più scristianizzato del mondo, e che ciò sta conducendo a risultati d una gravità sconvolgente, a cominciare dalla sua crisi demografica. L autorevole citazione del Rabbino Capo di Gran Bretagna, Jonathan Sacks, è al riguardo esemplare: L Europa sta morendo, ha sentenziato Sacks, in quanto prigioniera della cultura del consumismo e della gratificazione istantanea, che ha condotto al crollo dell indice di natalità in quanto la sua popolazione è troppo egoista per mettere al mondo dei figli. Continua Sacks, ed è una considerazione geniale: Stiamo subendo l equivalente morale del cambiamento climatico e 7

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