Complesso industriale Redaelli a Rogoredo

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1 45_49_CIL79_Rogoredo Griffini :53 Pagina 45 Claudio Camponogara Arte del costruire Testimonianza, attraverso le foto d epoca, di alcuni padiglioni di servizi (uffici, spogliatoi, laboratori, refettori) realizzati negli anni Venti presso un grande complesso industriale e attualmente demoliti o dismessi enrico agostino griffini Complesso industriale Redaelli a Rogoredo Refettorio operai. Particolare della terrazza d ingresso. G li edifici che illustriamo fanno parte di un complesso di opere assistenziali ed organizzative attuate dalla Società Giuseppe e F.llo Redaelli nelle proprie Ferriere. L architetto Enrico Agostino Griffini ha progettato cotesti edifici con un architettura che sanamente riflette il carattere industriale degli stabilimenti vicini: chiarezza e semplicità nell impostazione organica e volumetrica, modernità, essenzialità e schiettezza di linee, eleganza e gaiezza negli elementi decorativi, quali fontane piantagioni, sistemazioni esterne, che valgono a lenire la severità dell ambiente circostante. Così, nel 1942, la redazione della rivista Architettura presentava gli interventi di E.A. Griffini all interno del complesso industriale della Redaelli a Rogoredo. La Ferriera di Rogoredo era stata fondata nel 1886 dall imprenditore L. Riva ed in seguito era appartenuta ad A. Merati ed alla Società delle Ferriere Italiane. Intorno al 1895 viene messa all asta e la gara viene vinta dai Fratelli Redaelli di Dervio assieme a E.G. Falck. I fratelli Redaelli quindi, proprietari di una ferriera, originariamente impiantata nel lecchese, si trasferiscono a Milano Rogoredo già agli inizi del secolo alla ricerca di nuovi spazi. La Redaelli fin dal secolo scorso si occupava di lavorazione e trafilatura del ferro e dell acciaio. La scelta di stabilire l azienda a Rogoredo era dettata dalla esigenza di grandi quantità di acqua che qui poteva essere fornita da numerose rogge e canali. Inoltre un ruolo positivo veniva svolto dalla vicina linea ferroviaria che poteva consentire un facile scambio delle merci ed una agevole circolazione della forza-lavoro. La ferrovia permetteva, inoltre, un collegamento con il bacino carbonifero della Ruhr, con la zona sud della Francia e con i mercati urbani italiani e direttamente con Genova e il suo porto (negli anni 1986 e 1988 altre importanti imprese siderurgiche si stabiliranno attorno a Milano e al suo anello ferroviario). Dopo una prima fase di espansione legata alle grandi disponibilità di rottami che venivano reperiti dai lavori di sostituzione delle vecchie ferrovie (l industria si dedicava alla trasformazione del ferro già lavorato), si ebbe un momento di crisi tanto che nel 1892 si rese necessaria la chiusura degli impianti, che vennero riattivati solo nel 1895 al subentro dei nuovi proprietari, appunto Redaelli e Falck. Il sodalizio durò fino al 1905 quando si sciolse a seguito della decisione di Falck di aprire una nuova società a Sesto San Giovanni. Da quel momento l azienda restò di proprietà familiare fino al

2 45_49_CIL79_Rogoredo Griffini :53 Pagina 46 Refettorio operai rivestito in litoceramica rosso fiamma e intonaco Duralbo bianco. Refettorio impiegati. Vista dal giardino. quando divenne una holding. L azienda seguì le sorti più generali del comparto siderurgico italiano: ebbe un momento di particolare attività durante la prima guerra mondiale, a seguito della forte domanda di metalli da impiegare nella produzione di armi, cui seguì negli anni del dopoguerra la difficoltà della riconversione. Tuttavia dovette essere un problema affrontato con successo se negli anni Venti nuovi capannoni si rendono necessari in quanto sorgono i reparti per treno-lamiere e per la trafila, mentre il reparto laminazione deve essere ampliato il decennio successivo. Diviene quindi indispensabile la progettazione di nuovi edifici da adibire a servizi per il personale dei vari livelli. Nascono così l edificio del refettorio per operai e impiegati, lo spogliatoio lavatoio per gli Schema di distribuzione dell edificio del refettorio. operai del reparto Acciaierie, lo spogliatoio lavatoio per gli operai del lamianatoio, gli uffici di gestione e contabilità con il padiglione medagliere operai, il padiglione pesa e spogliatoio delle guardie. Vengono inoltre sistemati gli uffici di direzione. In ultimo viene realizzato un padiglione laboratorio sperimentale. Il primo edificio, il refettorio appunto, risale al Sorgeva in una zona della vasta area dello stabilimento appartata e sistemata a giardino. Era costituito da due corpi di fabbrica: il più alto comprendeva il refettorio per gli operai, mentre quello più basso era riservato ad impiegati ed operaie e conteneva i servizi generali. I due corpi erano separati da una terrazza coperta alla quale avevano accesso tramite grandi porte a libro che, aperte in determinate occasioni, creavano una vasta sala di circa sessanta metri di lunghezza. I fronti dell edificio erano in parte rivestiti di klinker rosso fiamma, in parte in intonaco Duralbo bianco levigato e diviso in campi da profonde scanalature. L effetto cromatico risultava decisamente ben armonizzato. Gli schemi distributivi proposti, la cura degli elementi compositivi e delle particolarità costruttive rientrano in una impostazione che concepisce la stessa progettazione in funzione del flusso produttivo: in questo caso l ottimazione delle risorse riguardava la di- Refettorio impiegati. Vista della sala d attesa. Lavatoio-spogliatoio Acciaieria. Spogliatoio operai del reparto trafila.

3 45_49_CIL79_Rogoredo Griffini :54 Pagina 47 Padiglioni di servizio. Portico d ingresso agli uffici della direzione. Padiglioni di servizio. Veduta del cortile degli uffici della direzione. stribuzione dei servizi (cibi, stoviglie ecc.) ed i percorsi riservati al personale che di questi servizi doveva fruire. Di fronte a questo tipo di esigenze, Griffini si pose anzitutto come ingegnere, cioè uomo concreto che ha oggettivamente in mano gli strumenti pratici e teorici per proporre delle soluzioni al problema. È questa d altronde una sua caratteristica costante: il cercare di dare delle risposte operative a problemi reali, a vere esigenze di persone, piuttosto che spendersi in pretestuosi dibattiti teorici. In questa scelta architettonica si ritrova la sua concezione del dinamismo che l introduzione della macchina avrebbe diffuso in tutte le sue forme della vita moderna. Tutto sarebbe cambiato: espressioni, pratiche, modalità, e ciò sarebbe stato determinato dallo slancio e dall attività febbrile nel realizzare forme corrispondenti al progresso della nostra epoca, dall auto al dirigibile, dal transatlantico all aereoplano. In seguito vengono progettati gli spogliatoi. Il primo edificio, in prossimità del capannone forni, comprendeva al piano terreno gli spogliatoi-lavatoi e gli uffici per il personale addetto alla trafilerie, al piano superiore quello al personale addetto al caricamento dei forni. Le facciate dell edificio erano interamente rivestite in mattoni di litoceramica bruno avana. Il secondo edificio, il lavatoio-spogliatoio Vergella, era invece situato in prossimità del capannone dei treni di laminazione. Esso era costituito da un solo piano ed era diviso in due sezioni riservate agli operai e ai capo reparti, con soffitto a volta rampante parabolica, così da permettere, attraverso l ampia finestratura, una conveniente illuminazione e favorire, inoltre, l espulsione del vapore acqueo dalle finestre di aerazione. I fronti erano completamente rivestiti in litoceramica rosso fiamma e le pareti delle campate, su cui si aprivano le porte d ingresso, erano costituite da diffusori Iperpan a camera d aria. Le linee semplificate, utilizzate da Griffini, tanto negli interni quanto negli esterni, imperniati sulla ripetizione di maglie a moduli rettangolari, ben si adeguano alla funzionalità operativa degli edifici. Pianta del lavatoio-spogliatoio Vergella. Lavatoio-spogliatoio Acciaieria. Veduta dall ingresso. Laboratorio-spogliatoio Vergella. Veduta del fronte dal viale interno. 47

4 45_49_CIL79_Rogoredo Griffini :54 Pagina 48 Padiglione uffici e medagliera operai. Veduta d insieme. Nella pagina a fianco: padiglione uffici. Sala degli sportelli. Laboratorio sperimentale. Veduta dell atrio d ingresso. Laboratorio sperimentale. Veduta dell ingresso. Padiglione uffici. Veduta dalla strada interna.

5 45_49_CIL79_Rogoredo Griffini :54 Pagina 49 Il padiglione nuova gestione della contabilità comprendeva una struttura lineare alla quale era accostato un arco di cerchio: la prima era adibita ad ufficio gestione, l altro ospitava uffici per il personale (paga, assistenza, ecc.). Questa forma planimetrica un po particolare era stata pensata per rispondere a due diverse esigenze: la costruzione doveva svilupparsi in un area limitata da edifici esistenti ed essere accessibile al personale dall esterno. Le facciate erano, nella parte lineare, in litoceramica grigio perla, in quella curva nello stesso materiale color rosso fiamma. L altra struttura ad andamento curvilineo era il laboratorio sperimentale. Si trattava di un edificio a pianta semicircolare sviluppato su due piani. Al piano terreno si trovava la sezione delle prove fisiche, che aveva al centro una grande sala per gli apparecchi di prova contornata dai vari laboratori dove si predisponevano i provini da sperimentare. Il piano superiore presentava una struttura analoga e la grande sala era destinata alle prove chimiche. Anche qui i fronti sono tutti in klinker rosso fiammato. I davanzali sono in marmo botticino. All interno predominavano pareti in vetrocemento a tutta altezza. Alla fine degli anni Ottanta la fabbrica è stata completamente dismessa e gli edifici in gran parte demoliti, tranne il laboratorio sperimentale attualmente sede di una società informatica. L attività dell architetto Griffini non si limitò soltanto alla progettazione e creazione di spazi legati alla vita produttiva dell azienda, ma si rivolse anche alla realizzazione di case per operai, agli spazi destinati alla ricreazione (Cral) ed infine alla colonia marina per i figli dei dipendenti a Cesenatico. Nota biografica Enrico Agostino Griffini nasce a Venezia il 19 agosto del Si laurea in Ingegneria Industriale presso il Politecnico di Milano nel 1910 e nel 1926 ottiene la laurea in Architettura. Appena laureato partecipa nel 1912 al concorso Gariboldi per una stazione di metropolitana e l anno successivo ai concorsi per l Orfanotrofio di Bergamo e per il Policlinico di Parma. Affianca da subito all attività professionale l attività didattica: nel 1914 viene assunto come assistente al corso di costruzioni di macchine al Politecnico di Milano e dal 1916, con l interruzione della guerra fino al 1933, è assistente alla cattedra di Disegno d Ornato; dal 1939 al 1949 tiene il corso di Architettura pratica, infine dal 1949 al 1952 è professore ordinario di Architettura tecnica alla Facoltà di Ingegneria di Pisa. Nell attività progettuale di Griffini si riflettono le tendenze architettoniche degli anni Venti e Trenta. Infatti ad opere di spiccata impronta Liberty (la palazzina Malteca del 1925), si affiancano opere in cui domina il linguaggio Novecento, come il quartiere alla Fontana (1928) realizzato in collaborazione con Manfredi, per approdare ad opere che segnano la definitiva transizione al razionalismo come la casa Operaia al Bissoncello (1929/30). Nel 1928 aderisce al Miar e il suo deciso orientamento verso il movimento razionalista si manifesta attraverso la partecipazione a mostre, conferenze e articoli. Conquistato dall idea di approfondire i problemi della casa in tutti i suoi aspetti, non tralascia occasione per affrontarne lo studio, viaggiando all estero, visitando le più significative realizzazioni di quartieri popolari, raffrontando indagini e ricerche. Nel 1931 infine esce il manuale La costruzione razionale della casa con cui in Italia vengono presentati i temi della casa collettiva a partire dalla impostazione di A. Klein. A ulteriore testimonianza dell interesse per il tema della casa razionale realizza con Bottoni alla V Triennale del 1933 il progetto di Elementi di case popolari ; l edificio condensava al suo interno varie parti di case popolari secondo diverse soluzioni di alloggi tipo. Nella prima metà degli anni Trenta partecipa, spesso in collaborazione, a numerosi concorsi di urbanistica: piano regolatore di Genova Centro (1932), di Verona (1932), di Gallarate (1933) e di Aprilia (1935), Nel 1939 in collaborazione con Magistretti, Muzio e Portaluppi vince il concorso per la sistemazione della Piazza del Duomo a Milano. Altre opere significative sono: il Padiglione Granelli al Policlinico di Milano, la casa nei Giardini Annunciata, la villa dell avvocato P. a San Colombasno al Lambro, e i padiglioni per opere assistenziali per la Soc. Redaelli a Rogoredo. 49

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