GNU/LINUX LAMP Linux Apache Mysql Php V1.1 del 18/02/2013

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1 GNU/LINUX LAMP Linux Apache Mysql Php V1.1 del 18/02/2013 1/45

2 Copyright 2013 Dott.Ing. Ivan Ferrazzi Permission is granted to copy, distribute and/or modify this document under the terms of the GNU Free Documentation License, Version 1.2 or any later version published by the Free Software Foundation; with no Invariant Sections, no Front-Cover Texts, and no Back-Cover Texts. 2/45

3 Indice generale INTRODUZIONE AL Il World Wide Web (WWW)...5 Il protocollo HTTP (Hyper Text Transfer Protocol)...5 I metodi del protocollo HTTP...6 Gli header del protocollo HTTP...8 L'INSTALLAZIONE...11 Introduzione...11 Installazione di Apache Installazione di Php Installazione di MySql Test per verificare l'installazione...15 LA CONFIGURAZIONE...17 La struttura della cartella base...17 Sintassi e direttive del file di configurazione...18 Le direttive di configurazione generale...20 Le direttive di identificazione...21 Le direttive per il comportamento delle connessioni...21 Le direttive di limitazione...22 Le direttive per la configurazione dei processi...23 I moduli e la loro gestione...24 La sequenza di elaborazione delle direttive...25 Attivare/disattivare le opzioni...27 Diritti di accesso...29 Personalizzare i logfile...30 HOST VIRTUALI...32 Introduzione...32 Virtual Host su indirizzi IP...32 Virtual Host utilizzando i nomi di dominio...33 Cartelle protette da username e password...33 SECURE SOCKETS LAYER (SSL)...35 Introduzione...35 Chiave e certificato SSL...35 Configurazione del server...36 WEBALIZER...38 Introduzione...38 Configurazione di Webalizer...38 Webmail con Squirrelmail...40 Introduzione...40 Installazione...40 Configurazione di Squirrelmail...41 Modulo mod_rewrite...42 Introduzione...42 Configurazione del server...42 Le regole...43 Le opzioni...44 Le variabili /45

4 Le condizioni /45

5 INTRODUZIONE AL WWW Il World Wide Web (WWW) Il World Wide Web è il servizio presente su Internet per l'invio di pagine ipertestuali (con tutti i loro contenuti) da un computer che mette a disposizione il servizio (detto Webserver) ad un computer che ne richiede l'utilizzo (detto client). Per poter richiamare, e quindi visualizzare, il contenuto di pagine presenti nel World Wide Web abbiamo bisogno di un apposito programma chiamato Webbrowser, o semplicemente Browser. Per l'invio dei contenuti di queste pagine il WWW si basa sul protocollo HTTP (Hyper Text Transfer Protocol) che mette a disposizione uno standard non dipendente dal sistema operativo utilizzato. Questo garantisce la corretta visualizzazione del contenuto delle pagine indipendentemente dal sistema operativo installato sul nostro computer. Il protocollo HTTP (Hyper Text Transfer Protocol) Come precedentemente accennato il protocollo HTTP mette a disposizione delle direttive che permette il trasferimento (e la corretta visualizzazione) di pagine internet (pagine di ipertesto scritte con il linguaggio HTML) su un qualsiasi sistema operativo. La prima versione del protocollo è la 0.9, identificata all'interno delle richieste al server con la sigla HTTP/0.9. Questa versione era stata concepita per effettuare un semplice trasferimento di un file dal server al client. Alla fine del trasferimento del file la connessione veniva terminata. 5/45

6 Pagine internet, come le conosciamo oggi giorno, hanno come contenuto un numero molto alto di tanti piccoli file che devono essere scaricati per visualizzare la pagina correttamente. Basta pensare alle varie immagini utilizzate per la creazione dell'interfacciamento grafico con l'utente all'interno del Browser. Ben presto si dovette, quindi, cercare nuove soluzione. Si arrivò quindi alla versione 1.0, ossia HTTP/1.0, che aggiunse al protocollo precedente la possibilità di utilizzare degli standard di riconoscimento per i file da scaricare (MIME) e la possibilità di inviare solamente l'intestazione della pagina con relative informazioni. Il problema legato alla gestione dei Proxy e alle cache rese necessaria la standardizzazione della nuova versione 1.1, ossia HTTP/1.1. Le principali funzionalità della nuova versione sono: Persistent connections: La connessione non viene chiusa subito dopo il trasferimento del file, ma rimane aperta per permettere l'invio di eventuali altre richieste. Chunked transfers: Nelle versioni precedenti era indispensabile conoscere inizialmente la dimensione del file da trasmettere per ottimizzare il traffico sulla rete. Questo divenne problematico con l'invio di pagine dinamiche per le quali non era possibile definire la dimensione prima dell'elaborazione. Per questo motivo si passò alla possibilità di inviare una pagina mediante più pacchetti spezzati per evitare di tenere occupata la rete per troppo tempo. Byte ranges: Il file non deve più essere trasferito per intero, ma si può trasferire anche solo una parte del file. Con questo sistema è, infatti, possibile definire l'intervallo di byte (da qui il nome byte ranges) da trasferire. Questo permette di iniziare il trasferimento (precedentemente interrotto) di un file da dove si era interrotto. Hostname identification: Questo permette di inviare all'interno della richiesta al Webserver anche il nome del dominio che ci interessa. Il Webserver può quindi gestire più nomi di dominio (chiamati dominio virtuali) su un'unica interfaccia di rete con il medesimo indirizzo IP. Proxy support: Vengono messe a disposizione delle informazioni all'interno dell'intestazione che permettono ai sistemi proxy e cache di verificare l'attualità delle pagine memorizzate per sincronizzare eventuali aggiornamenti delle medesime. Content negotiation: Questo permette di gestire più versioni della medesima pagina o del medesimo documento. Il browser (oppure il cliente stesso) può mettere a disposizione una piuttosto che un'altra versione (ad esempio sui siti multilingua) della pagina richiesta. I metodi del protocollo HTTP Prima di iniziare a spiegare i metodi della versione HTTP/1.1 vediamo 6/45

7 l'utilizzo in base alla versione HTTP/1.0. Per effettuare una richiesta ad un webserver utilizziamo una URL (Uniform Resource Location) come la seguente: La URL in questione è composta da protocollo (http://), indirizzo di dominio (www.ferrazzi.info) e URI (/index.html) che sta per Uniform Resource Indicator. La prima operazione che viene eseguita dal browser quando confermiamo la richiesta alla specifica URL è la risoluzione dell'indirizzo di dominio mediante server DNS (Domain Name System), che ha il compito di restituire l'indirizzo IP del nome di dominio desiderato. Il browser tenta poi di effettuare la connessione al webserver inviando, a connessione stabilita, una riga di comando composta da METODO URI PROTOCOLLO spazi vuoti Possiamo provare ad effettuare una connessione ad un webserver utilizzando il programma telnet come segue: telnet 80 Il webserver risponderà con le seguenti righe: Trying Connected to Escape character is '^]'. A questo punto il webserver rimane in attesa della nostra richiesta. Possiamo quindi digitare HEAD /index.php HTTP/1.0 e confermare premendo due volte il tasto INVIO, per richiedere il trasferimento delle informazioni relative alla risorsa inserita. Il risultato sarà il seguente: Date: Mon, 12 Jan :40:16 GMT Server: Apache/2.2 Connection: close Content-Type: text/html Connection closed by foreign host. Il metodo HTTP permette di definire il tipo di richiesta da effettuare al webserver. Il protocollo HTTP/1.0 mette a disposizione i seguenti metodi: HEAD: per ricevere informazioni relative alla pagina desiderata. 7/45

8 GET: per ricevere il contenuto della pagina desiderata. POST: per inviare informazioni (definite nel corpo della richiesta stessa) al server, come utilizzato per l'invio da pagine HTML mediante form. Per quanto riguarda il protocollo HTTP/1.1 la richiesta diventa un po' più complessa. Il nuovo protocollo mette a disposizione dei metodi in più e diventa indispensabile fornire al server informazioni aggiuntive sotto forma di intestazioni. I nuovi metodi che si aggiungono a quelli della versione precedente sono: PUT: per permettere al client di inviare file sul server. DELETE: per eliminare risorse dal server. OPTIONS: permette di determinare le opzioni di comunicazione da parte del client per determinare le capacità del server. CONNECT: per i proxy che possono essere trasformati in maniera dinamica in tunnel. TRACE: permette al client di effettuare un controllo delle informazioni ricevute sul server durante la transazione. Gli header del protocollo HTTP Per poter usufruire delle funzionalità aggiuntive del protocollo HTTP/1.1 è necessario l'invio di informazioni aggiuntive al webserver sotto forma di header. Gli header hanno la struttura nome header: valore header Gli header vengono raggruppati in quattro categorie: general, request, response e entity. La categoria general contiene gli header utilizzati sia per le richieste che le risposte. Fanno parte di questa categoria tutti gli header legati all'utilizzo della cache, delle date, oppure della modalità di utilizzo del protocollo stesso. I principali header di questa categoria sono: Connection: con la quale si chiude immediatamente (close) o si tiene aperta (keep-alive) una connessione. Date: per definire la data e l'ora di quando è stato generato il codice Cache-Control: per definire le modalità di utilizzo della cache delle pagine La categoria request contiene gli header utilizzati per le richieste al webserver. Questi vengono utilizzati per inviare informazioni relative al client che effettua la richiesta, come la lingua desiderata, la codifica delle pagine e i tipi di file accettati. Gli header principali di questa categoria 8/45

9 sono: Accept: per definire l'elenco dei tipi di documenti accettati dal client Accept-Encoding: per definire l'elenco delle codifiche utilizzate per i file compressi accettati dal client Accept-Language: per definire l'elenco delle lingue accettate dal client Host: per definire l'indirizzo internet con eventuale porta del webserver al quale si effettua la richiesta (obbligatorio per HTTP/1.1) If-Modified-Since: la pagina richiesta viene inviata solamente se è stata modificata dopo la data indicata, altrimenti viene inviata solamente una conferma Range: per definire la parte della pagina che si vuole ricevere (indicato come intervallo in byte) User-Agent: per definire il client (o meglio il browser del client) che ha generato la richiesta La categoria response contiene gli header utilizzati per le risposte. Questi header vengono utilizzati per inviare informazioni relative al webserver. Gli header principali sono: Age: stima da parte del server dell'età della transazione, ossia il tempo trascorso dalla creazione della risposta Location: per inviare al cliente un'eventuale posizione alternativa delle informazioni richieste Retry-After: per indicare dopo quanto tempo il client dovrà tentare una nuova richiesta (in caso di indisponibilità del servizio) Server: per inviare informazioni relative al software del server ETag: una sorta di identificatore ai fini di gestione cache La categoria entity contiene gli header utilizzati sia per le risposte che per le richieste. Questi vengono utilizzati per inviare informazioni relative all'entità in questione (ossia la pagina stessa), come la lingua della pagina, la codifica del testo, la lunghezza oppure il tipo di formato utilizzato. Gli header principali sono: Content-Encoding: indica il tipo di codifica utilizzata per file compressi Content-Language: indica le lingue supportate Content-Length: indica la lunghezza del file Content-Type: indica il formato del file Expires: indica il termine di validità della risposta (utilizzato per la gestione della cache) Last-Modified: indica la data dell'ultima modifica 9/45

10 A questo punto possiamo ripetere il precedente esempio utilizzando la versione di protocollo HTTP/1.1. Effettuiamo la connessione al webserver con il comando telnet e digitiamo la seguente riga HEAD /index.php HTTP/1.1 Host: Vediamo apparire sullo schermo le nuove informazioni relative al protocollo HTTP/1.1. Nella prima riga della risposta riusciamo ad identificare il codice 200 con la scritta OK che indicano l'esito positivo della richiesta. I codici che restituiscono lo stato della transazione si dividono in cinque categorie identificate dal primo numero del codice stesso: 1xx: codici informativi 2xx: codici di successo 3xx: codici di redirezione 4xx: codici per errore del client 5xx: codici per errori del server 10/45

11 L'INSTALLAZIONE Introduzione Apache2, Php5 e MySql5 rappresentano probabilmente le migliori alternative OpenSource nei rispettivi campi. Installati poi su una Debian, si ottiene un sistema decisamente stabile e adatto a qualsiasi applicazione, dal webserver professionale all'os da casa su cui testare i propri siti web. La versione 2.0 di Apache ha introdotto il sistema MPM (Multi-Processing Modules), che consiste nella modularizzazione del sistema fino alle funzionalità più elementari. Il vantaggio di questo sistema è la possibilità di ottimizzazione delle funzionalità del server in base all'utilizzo o al sistema operativo desiderato. A differenza dei moduli delle estensioni gli MPM vanno definiti alla compilazione di Apache. Dobbiamo quindi già inizialmente sapere per che cosa, e come dovrà funzionare il nostro webserver. I moduli MPM disponibili per Apache2.0 sono: prefork: realizza il modello classico di Apache1.3 basato sull'uso dei processi worker: nuovo modulo basato sui thread che permettono di ottimizzare le prestazioni perchild: per assegnare a utenti diversi vari processi del server threadpool: variante sperimentale del modulo worker leader: altra variante sperimentale del modulo worker mpm_winnt: modulo ottimizzato per WindowsNT 11/45

12 Se non specificato diversamente verrà utilizzato prefork, che realizza il modello classico di Apache1.3. In questa sezione del manuale vedremo quindi come installare il cosiddetto LAMP server su Debian. Come suggerisce l'acronimo LAMP (Linux Apache MySql Php), verrà descritta una procedura molto semplice per una perfetta installazione di Apache2, Php5 e MySql5. La configurazione di ogni singolo componente del LAMP server che andremo ad installare sulla vostra Debian, sarà quella minima richiesta per rendere il sistema perfettamente funzionante, lasciando quindi ogni personalizzazione alle particolari esigenze di ognuno di voi. N.B. Prima di partire con l'installazione, assicuratevi che la vostra linuxbox sia aggiornata e sistemate le repository ufficiali della vostra Debian. Installazione di Apache2 Installare Apache 2 con il supporto per Php su Debian è molto semplice. Loggatevi da terminal e digitate: apt-get install apache2 apache2-mpm-prefork Digitato questo comando, vi verrà chiesto di confermare l'operazione. Rispondete sì (Yes), ed installate tutte le dipendenze necessarie che vi verranno suggerite da apt. Completata l'installazione, il vostro webserver Apache sarà già perfettamente funzionante con le impostazioni di default, e pronto per ogni vostra personalizzazione. In questo momento non ci interessa vedere come configurare ogni singolo aspetto di Apache, i virtual hosts e tutto il resto, ma soltanto installare il sistema base. E' comunque utile indicare quali sono le cartelle e i files di configurazione principali di Apache. In particolare: /var/www/ è la root folder del vostro webserver, ossia la cartella in cui verranno inseriti tutti i vostri siti web e i files che li compongono; /etc/apache2/ è la cartella in cui troverete tutti i files di configurazione relativi ad Apache; /etc/apache2/mods-available/ è la cartella in cui vengono inseriti i files di configurazione di tutti i moduli installati; /etc/apache2/mods-enabled/ è la cartella che contiene dei link simbolici ad ogni file presente nella cartella /etc/apache2/modsavailable/. Ognuno di questi link simbolici, ha la facoltà di abilitare ognuno dei moduli presenti nella cartella mods-available; 12/45

13 /etc/apache2/sites-available/ è la cartella in cui inserire il file di configurazione per ogni virtual host che verrà creato. Di predefinito, è presente unicamente il file default; /etc/apache2/sites-enabled/ è la cartella che contiene dei link simbolici ad ogni file presente nella cartella /etc/apache2/sitesavailable/. Come si può facilmente dedurre da questa struttura, ognuno di questi link simbolici, ha la facoltà di abilitare ognuno dei virtual host definiti nella cartella sites-available. Fatte queste semplici precisazioni, potete già testare il funzionamento del vostro webserver, digitando nel vostro browser l'indirizzo di rete della macchina su cui avete installato Apache (es. oppure se siete in locale digitando nel vostro browser. Se tutto funziona correttamente, visualizzerete la scritta It Works che vi confermerà l'avvenuta installazione di Apache sulla vostra Debian. A questo punto, osservando l'url nel vostro browser, potete subito notare che la "cartella" principale del webserver è apache2-default. Ciò è definito nel file default di cui si è parlato brevemente in precedenza. Dategli un'occhiata per prendere un pò di confidenza su come Apache2 gestisce la configurazioni. Per ora è sufficiente sapere che se nel browser viene visualizzata correttamente la scritta It Works, Apache2 è installato correttamente e potete proseguire. Installazione di Php5 Installato Apache, è ora il momento di installare Php 5 e alcune delle sue componenti fondamentali. Per fare ciò, da terminal digitate molto semplicemente: apt-get install php5 libapache2-mod-php5 php5-cgi php5-gd php5-cli Dopo aver completato l'installazione, troverete il file di configurazione php.ini di php5 in /etc/php5/apache2/: nano /etc/php5/apache2/php.ini Abilitate sin da subito il supporto per MySql e per le gd libraries decommentando queste due linee nella sezione Dynamic Extensions: ;extension=mysql.so ;extension=gd.so Togliete i punti e virgola davanti di modo che risultino così (se non dovessero essere presenti, aggiungetele senza problemi): 13/45

14 extension=mysql.so extension=gd.so Assicuratevi che il modulo per php5 sia abilitato utilizzando il programma a2enmod di apache che permette di verificare (o di attivare) moduli per apache: a2enmod php5 Ora riavviate la configurazione di Apache: /etc/init.d/apache2 reload Dopo questi piccoli accorgimenti, php5 è correttamente installato sulla vostra Debian, ma prima di testarne il funzionamento, sarà preferibile riavviare il sistema (poi non lo farete mai più) per rendere effettive le configurazioni fatte. Provvederemo a riavviare la macchina tra pochissimo, non appena verrà installato e configurato anche MySql5. Installazione di MySql5 Per installare il server MySql 5.0, digitate da terminal: apt-get install mysql-server-5.0 php5-mysql Completata l'installazione, ricordate che di default MySql viene installato senza password per l'utente root. Ovviamente questo non è un bene per la sicurezza del vostro sistema, ed è opportuno settare subito una password per l'utente root. Per fare ciò, entrate in MySql da linea di comando digitando: mysql -u root ed eseguite i "comandi" seguenti: DELETE FROM mysql.user WHERE User = ''; e FLUSH PRIVILEGES; per eliminare eventuali account anonimi da MySql. Infine, settate la password per l'utente root digitando: SET PASSWORD FOR = PASSWORD('tuapassword'); e 14/45

15 SET PASSWORD FOR = PASSWORD('tuapassword'); sostituendo ovviamente tuapassword, con la password che avete scelto e HOSTNAME con l'hostname della vostra Debian. Utile inoltre ricordare che sarà preferibile impostare un utente non-root per ogni altra operazione che richiederà l'interazione tra webserver e sqlserver. Per ogni altra particolare configurazione di cui necessitate, il file su cui operare è: /etc/mysql/my.cnf Come ultima cosa, se lo desiderate, installate anche phpmyadmin, molto ultile per amministrare via browser i vostri databases. Per installare phpmyadmin, da terminal digitate: apt-get install phpmyadmin Dopo l'installazione potete trovare l'intero sistema nella cartella /usr/share/phpmyadmin. Per renderlo attivo entrate nella cartella del vostro dominio, ad esempio direttamente in /var/www/ e create un link simbolico come segue ln -s /usr/share/phpmyadmin phpmyadmin Test per verificare l'installazione A questo punto, tutto il necessario per un corretto funzionamento del nostro LAMP Server su Debian è stato installato, e per sicurezza riavviate la vostra macchina (facoltativo). Digitate: shutdown -r now e una volta riavviato il sistema, effettuate il login e testiamo le installazioni e le configurazioni fatte. Per testare Apache2, come è stato detto anche in precedenza, digitate nel vostro browser l'indirizzo di rete della macchina su cui avete installato Apache (es. oppure se siete in locale digitando nel vostro browser. Se tutto funziona correttamente, visualizzerete la scritta It Works che vi confermerà l'avvenuta installazione del vostro webserver Apache. Per testare php5, da terminal create un file che chiameremo test.php nella root folder del vostro webserver. Muovetevi quindi nella cartella principale di Apache digitando: cd /var/www/ create il file test.php digitando: 15/45

16 nano test.php e inserite quanto segue nel suddetto file: <?php phpinfo();?> Salvate, chiudete il file, e richiamatelo con il vostro browser (es. oppure Fatto ciò, se l'installazione è avvenuta con successo, visualizzerete tutte le informazioni relative alla versione di php appena installata. Per testare MySql5 e phpmyadmin, il metodo più semplice è quello di utilizzare phpmyadmin per creare un database e confermare dunque il corretto funzionamento di entrambi. Per fare ciò, digitate nel vostro browser oppure Vi troverete di fronte la schermata di login di phpmyadmin, inserite root come utente e la password che avete settato prima, ed effettuate il login. A questo punto create un database di prova chiamandolo come volete, e se tale operazione va a buon fine, anche MySql è stato correttamente installato. 16/45

17 LA CONFIGURAZIONE La struttura della cartella base La cartella base di configurazione per apache2 che viene creata dopo l'installazione è /etc/apache2. Qui troviamo le seguenti parti: apache2.conf Questo è il file di configurazione standard del sistema. Nei sistemi più datati troviamo il file httpd.conf. Qui è presente, ma solamente per questioni di compatibilità con i sistemi più vecchi. ports.conf Questo file contiene la configurazione delle porte da utilizzare per il sistema di webserver. mods-available Questa cartella contiene i moduli presenti all'interno del sistema di apache2. mods-enabled Questa cartella contiene un link ai moduli presenti in modsavailable per attivare i moduli da utilizzare con apache2. Questo permette di attivare o disattivare dei moduli senza doverli per forza eliminare dal sistema. sites-available Questa cartella contiene i file di configurazione per ogni sito che viene creato all'interno del nostro sistema web. sites-enabled Questa cartella permette di attivare i siti creando un link simbolico ai file presenti nella cartella sites-available. Questo permette di 17/45

18 spegnere momentaneamente dei siti senza doverli per forza eliminare dal sistema. Dopo ogni modifica a questi file è consigliabile mandare un segnale di HUP al processo di apache2. Questo si ottiene con il seguente comando apache2ctl reload Sintassi e direttive del file di configurazione Il file di configurazione di apache2 permette di definire due tipi di direttive, quelle semplici e i cosiddetti container. Le direttive semplici hanno la forma direttiva1 valore1 direttiva2 valore1 valore2 mentre i container hanno una forma simile ai tag del linguaggio HTML <NomeContainer argomento> direttiva1 valore1 direttiva2 valore1 valore2 </NomeContainer> Inoltre utilizziamo il # all'inizio delle righe per inserire eventuali commenti. Le direttive semplici possono essere suddivise nuovamente in tre categorie: locali, globali e locali e globali. Le direttive locali permettono di definire il comportamento del server stesso e non possono essere utilizzate all'interno dei container. Quelle globali vengono utilizzate solamente all'interno dei container, perché ne modificano il comportamento. Le direttive locali e globali permettono di modificare il comportamento del server se utilizzate localmente, definiscono invece il comportamento di una rispettiva direttiva container se specificate all'interno di essa. Per quanto riguarda i container le direttive standard che si possono utilizzare sono le seguenti: Directory: Per definire una cartella e le relative sottocartelle alle quali applicare le direttive di questo container. All'interno del nome della cartella possono essere utilizzati anche i caratteri jolly (filename globbing). DirectoryMatch: Questa è identica alla precedente, ma permette di definire il nome della cartella utilizzando le espressioni regolari (regular expression). 18/45

19 Files: Questa è simile a Directory solo che permette di indicare il nome di un file (o di un gruppo di file utilizzando i caratteri jolly) al quale verranno applicate le direttive. FilesMatch: Questa è identica alla precedente, ma permette di definire il nome del file utilizzando le espressioni regolari. Location: Questa è simile a Directory solo che permette di indicare la URL (o parte di essa) presente nella richiesta del client alla quale verranno applicate le direttive indicate. LocationMatch: Questa è identica alla precedente, ma permette di definire il nome del file utilizzando le espressioni regolari. VirtualHost: Questa viene utilizzata per definire un dominio virtuale (trattato in seguito). Limit: Questa permette di definire le restrizioni da utilizzare su determinati metodi HTTP come GET, PUT, POST, DELETE, ecc. LimitExcept: Questa permette di definire le restrizioni da utilizzare per tutti i metodi HTTP non elencati come argomento. Oltre ai container appena elencati che permettono di definire il lavoro continuo del nostro webserver abbiamo a disposizione anche delle direttive che vengono lette solamente all'avvio del server stesso. Il primo container in questione è IfModule che permette di verificare la presenza di un'eventuale modulo attivo e di reagire in tal caso con una adeguata configurazione alternativa. In caso di modulo inattivo l'avvio del webserver non restituirà degli errori. Questa direttiva viene utilizzata come segue: <IfModule mod_status.c> ExtendedStatus On </IfModule> Il secondo container in questione è IfDefine che permette di interagire con l'eventuale valore definito con il parametro -D passato al server da riga di comando. Passando al server il parametro -D DEBUG possiamo utilizzare nel file di configurazione: <IfDefine DEBUG> LogLevel debug </IfDefine> Questa direttiva può quindi essere utilizzata per definire comportamenti alternativi in caso di necessità. Infine abbiamo la direttiva Include che permette, con l'utilizzo di caratteri jolly, di definire i file di configurazione secondari da includere all'interno del file di configurazione principale, ad esempio Include /etc/apache2/mods-enabled/*.load 19/45

20 Include /etc/apache2/mods-enabled/*.conf Le direttive di configurazione generale Come accennato precedentemente abbiamo delle direttive locali che consentono di effettuare una configurazione a livello server. La configurazione base di un webserver comprende le direttive Listen indirizzo:porta Permette di identificare a quale indirizzo (nel caso in cui ci fossere più indirizzi IP disponibili) e su quale porta del relativo indirizzo rimanere in ascolto per eventuali richieste. Questa direttiva (nel caso di Debian) si trova nel file /etc/apache2/ports.conf incluso poi nel file di configurazione generale. User username Direttiva che permette di definire l'utente con il quale verranno effettuate le varie operazioni. Apache viene inizialmente inizializzato e fatto partire da root, ma tutte le operazioni successive verranno eseguite dall'utente definito all'interno di questa direttiva. Group groupname Analoga alla precedente, ma definisce il gruppo proprietario delle varie operazioni. ServerRoot directory Questa direttiva permette di definire la cartella di lavoro del server, ossia la cartella all'interno della quale si trovano tutti i file di configurazione. Nel caso di Debian per Apache2.0 la cartella di lavoro è /etc/apache2. Tutte i percorsi relativi (quindi quelli che non iniziano con / ) utilizzati all'interno del file di configurazione si relazionano in base a questa cartella. LockFile filename Questa direttiva permette di definire il nome del file (completo di percorso) utilizzato come file di lock del server. Debian utilizza il file /var/lock/apache2/apache.lock come definito dal Filesystem Hyrarchy Standard che stabilisce l'utilizzo della cartella /var/lock. PidFile filename Questa direttiva permette di definire il file all'interno del quale verrà memorizzato il PID del processo principale di Apache. Debian ha preimpostato nel file di configurazione il file /var/run/apache.pid. 20/45

21 Le direttive di identificazione Le seguenti direttive possono essere utilizzate sia a livello globale che all'interno dei domini virtuali di cui parleremo più avanti. Le direttive sono: ServerName domainname Questa direttiva permette di impostare il nome di dominio per il quale viene messo a disposizione il relativo servizio. Il nome di dominio è quello presente all'interno della URL di richiesta e inviato mediante header HTTP Host. Questa direttiva può trovarsi anche all'interno di un container VirtualHost e permette di identificare la giusta allocazione nonostante venga utilizzato sempre lo stesso indirizzo IP. ServerAdmin address Questa direttiva permette di impostare l'indirizzo dell'amministratore responsabile. L'indirizzo verrà visualizzato all'interno delle varie pagine di errore del webserver. Anche questa direttiva può essere inserita all'interno di un container VirtualHost per differenziare i vari amministratori responsabili. Le direttive per il comportamento delle connessioni Le principali direttive che possono essere utilizzate per definire il comportamento delle connessioni del server sono le seguenti. KeepAlive On Off Questa direttiva permette di mantenere attive o meno le connessioni TCP con il server. Mantenere attiva la connessione può aumentare notevolmente le prestazioni, soprattutto per pagine che al loro interno hanno molte immagini. Questo è il motivo per il quale questa direttiva viene attivata di default. KeepAliveTimeout seconds Con questa direttiva si può definire il numero di secondi che il server mantiene intatta una connessione prima di chiuderla. Si consiglia di non utilizzare un numero troppo elevato perché potrebbe mantenere aperte delle connessioni inutilizzate per troppo tempo. Avremmo un notevole calo di prestazione in caso di traffico elevato. MaxKeepAliveRequests number Questa direttiva permette di definire il numero massimo di richieste che possono essere fatte all'interno di una connessione. E' consigliabile utilizzare un numero elevato (Debian utilizza 150). 21/45

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