Pensiero Democratico Circolo PD Online Attilio Tonelli Libertà è Partecipazione

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1 Pensiero Democratico Circolo PD Online Attilio Tonelli Libertà è Partecipazione Pensiero Democratico

2 Pensiero Democratico Selezione di articoli, discussioni, pagine, del circolo online Libertà è Partecipazione Questa pubblicazione è rilasciata sotto una licenza Creative Commons A NC ND 3.0 Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Una copia della licenza è reperibile nel sito http: //creativecommons.org/licenses/by-ncnd/3.0/it/legalcode La licenza suddetta non si applica al materiale pubblicato proveniente da opere o documenti di pubblico dominio. Questa pubblicazione non rappresenta una testata giornalistica in quanto i contenuti non vengono aggiornati con regolarità pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7/03/2001. SOMMARIO Il nuovo sito del Circolo di Giuseppe Picciolo La più bella del mondo di Giuseppe Ardizzone Equità, populismo, riformismo di Giuseppe Ardizzone Cattiva finanza ed economia di Fabio Colasanti Il fotovoltaico italiano di Alberto Rotondi Il Bosone di Higgs di Alberto Rotondi Un ritratto politico di Francesco Crispi di Antonio Gramsci dai "Quaderni del carcere" ( ) a cura di Giuseppe Picciolo Ciò che non si dice non esiste di Cristina Semino Il problema giovanile di Michele Vanolli La Storia come pedagogia politica di Salvatore Venuleo In copertina: Kazimir Severinovič Malevič (Kiev, 23 febbraio 1878 San Pietroburgo, 15 maggio 1935) Taking in the Rye Olio su tela Stedelijk Museum, Netherlands Quest'opera è nel pubblico dominio in tutti i Paesi nei quali il copyright ha una durata di 75 anni dopo la morte dell'autore o meno. File:Taking_in_the_Rye_Kazimir_Malevich_1911.jpeg? uselang=it 2 Pensiero Democratico

3 Il nuovo sito del Circolo di Giuseppe Picciolo I l nuovo sito del circolo online Attilio Tonelli Libertà è Partecipazione è in Rete. La novità più interessante del nuovo sito è la presenza delle sale virtuali all interno delle quali si svolgono importanti funzioni. Vi sono sale destinate alla gestione tecnica, politica, amministrativa del sito e del circolo, sale destinate a fornire servizi a tutti i soci ed anche ai visitatori esterni e sale destinate alle riunioni di gruppi di soci interessati a lavorare a determinati progetti politici e culturali. Ricordo tra le altre la Sala Lettura dove soci e visitatori esterni troveranno un panorama abbastanza ampio di link ad organi di stampa e documenti. Documenti di particolare interesse e di pubblico dominio saranno raccolti nelle Pagine per la lettura diretta ed il download. All interno della Sala i soci del circolo potranno partecipare a discussioni o lasciare brevi commenti, link a siti e documenti, incorporare video e documenti residenti in altri siti. Nell Aula Magna si terranno lezioni o si daranno informazioni a carattere specialistico su materie che abbiano una relazione con le questioni politiche e sociali. Video didattici residenti in altri siti potranno essere inoltre incorporati in questo spazio. Anche in questo caso i soci potranno intervenire aprendo discussioni, ponendo domande o lasciando brevi commenti. Le lezioni saranno raccolte ed archiviate in Pagine appositamente create. Musica, Arte, Cultura è il nome della sala dove vedere, ascoltare e commentare materiale testuale e multimediale su temi musicali, artisti, letterari, cinematografici, teatrali. Anche in questo caso le Pagine potranno essere utilizzate per la produzione di documenti con le impressioni e le considerazioni dei partecipanti. Nello Spazio Femminile si parlerà delle donne, dei loro diritti, dei loro sogni, delle loro speranze e delle loro lotte per raggiungere quella completa parità in tutti i campi, in tutti i luoghi e in tutti i sistemi politici. I temi ambientali e della green economy insieme a quello della valorizzazione delle bellezze del nostro paese avranno nello Spazio Verde la loro più completa trattazione. I soci e i visitatori più sensibili al tema dello sviluppo del nostro Mezzogiorno troveranno il loro spazio ideale nella sala denominata A sud dell Europa. Nella sala Diritti digitali saranno analizzati i problemi riguardanti la libertà di espressione nella Rete e Pensiero Democratico 3

4 Il nuovo sito del Circolo di Giuseppe Picciolo nell epoca della riproducibilità delle manifestazioni del pensiero e dell ingegno umano. Nella sala Redazione alcuni soci lavoreranno alla produzione e diffusione in Rete di pubblicazioni (come questa) dove saranno raccolti articoli, discussioni e altri contributi dei singoli soci e dei gruppi di lavoro oltre ai contributi che potranno pervenire da altri circoli e associazioni democratiche online. E dei rapporti con altri circoli e associazioni democratiche si occuperà il gruppo di lavoro che si riunirà nella sala Coordinamento Circoli. Nella Bacheca i soci troveranno puntualmente le comunicazioni del Comitato Direttivo (che dispone di una propria sala), del Coordinatore del Circolo, degli amministratori e dei moderatori. Un altra innovazione è la Chat testuale che facilita la comunicazione fra i soci, in particolare all interno dei gruppi di lavoro. Il Forum principale e il Blog non presentano sostanziali novità rispetto al vecchio sito mentre risultano potenziate le funzioni social interne e l integrazione con i principali socialnetwork della Rete come Facebook e Twitter. Un'altra utile novità riguarda le presentazioni realizzate con gli album fotografici: per ogni album vengono generati un link diretto e il codice HTML da inserire o incorporare in una casella di testo del sito stesso, in un sito esterno, in Facebook e in My Space. 4 Pensiero Democratico

5 La più bella del mondo di Giuseppe Ardizzone No, Benigni, non si riferiva a Gina Lollobrigida, che fu la protagonista del film di tanti anni fa: La donna più bella del mondo ; ma, alla Costituzione della Repubblica Italiana. Già, la Repubblica! Una forma di Stato per noi oggi quasi ovvia; ma, che non lo era quando, alla fine della seconda guerra mondiale, i nostri padri dovettero sceglierla con il referendum popolare, che pose fine alla dinastia dei Savoia. Era quella un Italia orgogliosa di aver riscattato il proprio suolo dall occupazione tedesca e che usciva da una dolorosa guerra civile. Nella mia infanzia e fino all età adulta, in Sicilia, ho sempre provato un senso di privazione rispetto ad un pezzo di storia che non abbiamo vissuto. Lo sbarco alleato aveva già liberato, per prima, la Sicilia e, nelle nostre famiglie, non avevamo ricordo o traccia della Resistenza e della guerra partigiana che aveva toccato profondamente il Nord Italia. Per tutti gli anni 50 e 60 le lotte Partigiane e la celebrazione del 25 aprile venivano vissute quasi in maniera distante, come se appartenessero ad un altra realtà. Fu poi con le lotte studentesche ed operaie della fine degli anni 60 che, finalmente, si ebbe una profonda circolazione della cultura, delle idee, della tradizione storica della Resistenza e dei valori condivisi dei nostri padri costituenti. Cattolici, liberali, esponenti del partito d azione, comunisti, socialisti tutti uniti da ideali comuni e dalla volontà di porre le basi solide della convivenza civile di un popolo nuovo in cui, finalmente, era il cittadino ad essere il protagonista, senza alcuna distinzione e pari di fronte alla legge. Un bene prezioso per noi tutti la Costituzione. Un baluardo contro uno dei possibili inganni peggiori della democrazia: quello costituito dal potere senza limiti della maggioranza. Chi ci proteggerà altrimenti dal potere totalizzante della maggioranza? Chi ci assicurerà la libertà di dissentire? Chi tutelerà i diritti della persona? C è stato consegnato, come ha giustamente sottolineato Benigni nel suo commento, un bene prezioso che contiene, nei dodici principi fondamentali, tutte le indicazioni per un vivere comune all insegna del rispetto, dell impegno e della solidarietà. Personalmente, desideravo sottolineare un aspetto che mi sembra particolarmente caratterizzante: l aver Commento di Giuseppe Picciolo Quando ero bambino ed adolescente nella mia città si poteva ancora respirare l aria del fascismo. I simboli del regime erano ancora visibili nelle impronte dei fasci littori rimaste sui muri degli edifici pubblici, nelle scritte nere delle frasi famose del Duce ancora non cancellate sui muri delle case di periferia, nei dintorni dei vespasiani. A ricordarlo con la sua tragica conclusione contribuivano anche le macerie di un quartiere che attraversavo per raggiungere la scuola elementare che però potevano confondersi con quelle del terremoto del 1908 e l ingresso del grande rifugio antiareo nei presi della casa dei miei nonni. Era presente quel passato ancora prossimo nell architettura di molti edifici pubblici e case popolari poiché Messina, distrutta dal terremoto del 1908, era stata in parte ricostruita proprio negli anni 20. Edilizia non disprezzabile a dire il vero se si eccettua la casa del fascio e il Provveditorato agli studi in stile più spiccatamente fascista. Architettura di Basile, Piacentini, Coppedè. C erano ancora il saggio ginnico di fine anno degli scolari e fanciulle delle elementari e il dopolavoro dei dipendenti statali, soprattutto ferrovieri e postelegrafonici. A me il dopolavoro dei postelegrafonici consegnava i regali della befana: la cara vecchietta per non perdere troppo tempo li depositava lì. Tra gli adulti del parentado prevaleva la nostalgia, ma per fortuna non mancava il prozio comunista con la copia dell Unità ripiegata che faceva capolino dalla tasca della giacca (all epoca i giornali quotidiani erano fatti di poche pagine). Fu verso i dodici anni che la più bella professoressa di lettere del mondo, mi insegnò ad amare la Costituzione più bella del mondo e con essa la libertà e la democrazia. Pensiero Democratico 5

6 La più bella del mondo di Giuseppe Ardizzone deciso di fondare sul concetto di lavoro la nostra Repubblica. Di riconoscerne a tutti i cittadini il diritto e di porre l accento sulla necessità di promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto come recita l art.4. Il dettato costituzionale dice poi qualcosa di ancora più importante e cioè che Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Ha il dovere, ci viene detto. In sostanza che non possiamo vivere il lavoro solo come un obbligo necessario per procurarci i mezzi per vivere. Non possiamo vivere il lavoro con fastidio, aspettando il momento della libertà costituito dalle ferie o dalla pensione. Non possiamo, pertanto, assolutamente comportarci in modo assenteista, giustificandolo con un frainteso senso di estraneità causato dalla nostra condizione subordinata. No! Il principio Costituzionale ci chiede di partecipare con orgoglio e dedizione al lavoro, cogliendone l aspetto del servizio, della partecipazione e della responsabilità. Sono tutte cose che oggi non sono per niente né ovvie né scontate. Valori che pongono le basi di un rispetto del lavoro. Qualunque tipo di lavoro e di qualsiasi livello. E un messaggio che le nuove generazioni dovrebbero valutare attentamente perché le vecchie forse non lo hanno sempre fatto. Estate 1943: il Generale Patton in marcia verso Messina. Il Capo dello Stato, Enrico De Nicola, firma la Costituzione italiana. 22 dicembre Pensiero Democratico

7 Equità, populismo, riformismo di Giuseppe Ardizzone A ll interno del dibattito politico, in vista delle prossime elezioni politiche, si stanno affermando delle problematiche che se non considerate come aspetti di un unica strategia di cambiamento rischiano di creare delle divisioni sbagliate. La prima è rappresentata dall esigenza d equità che oggi si esprime soprattutto come richiesta di cittadinanza e d inclusione da parte di milioni di persone che rischiano di essere espulse dal lavoro, non sanno quale sarà il loro futuro lavorativo, vivono in una condizione di precarietà e provvisorietà o sono del tutto senza lavoro. In alcuni casi, come quello degli esodati non sanno addirittura se resteranno senza reddito e/o senza pensione. Accanto a loro, vi è una presenza numerosa e silenziosa di milioni di migranti lavoratori e marginali con problemi d integrazione non indifferenti. Come rispondere a questa richiesta? Come costruire le occasioni di lavoro per queste persone? E un problema solo d equità o vi è anche un problema di crescita del nostro Paese? In maniera opposta possiamo anche chiederci: è solo un problema di crescita o è anche un problema d equità? La specificità dell equità è data ad esempio dalla diversità delle figure lavorative esistenti e dei diritti e delle garanzie ad esse connesse. E tollerabile questa diversità fra impiego pubblico e privato? Fra precario e lavoratore a tempo indeterminato? Fra il lavoratore di un impresa con meno di quindici dipendenti e una con più? Un altro aspetto d ineguaglianza è rappresentato dalla mancanza di un adeguata progressività fiscale sui redditi che permette la convenienza di retribuzioni troppo superiori al salario operaio. Un altro aspetto della mancanza d equità è il minor peso della tassazione della rendita finanziaria rispetto a quella sul profitto del capitale investito in attività produttive e sul lavoro. Ancora troviamo una sproporzione nella quota del reddito operaio dedicato all affitto della casa. Ancora non equa è la mancanza di valorizzazione del merito in tutti i settori sociali. C è tanto da fare e da portare avanti su questo piano e non credo che nessuno possa ragionevolmente opporsi ad una coalizione di sinistra che ne faccia un cavallo di battaglia. Ma passiamo all altra questione sollevata: è solo un problema d equità? E solo un adeguata redistribuzione dei redditi e delle ricchezze quello che serve? Siamo sicuri che la struttura economica della nostra società consenta una ripresa dello sviluppo trainato solo dal miglioramento delle condizioni d eguaglianza? Certo, queste sono indispensabili; ma, vi sono probabilmente altre questioni d affrontare per consentire un adeguato sviluppo del nostro Paese. Innanzi tutto: è necessaria la crescita economica per migliorare le condizioni complessive di vita oppure è sufficiente una semplice modifica delle modalità produttive per riassorbire la disoccupazione? E' sufficiente modificare il nostro modello di sviluppo per ritrovare l equilibrio sociale ed il benessere? Per molti la risposta è positiva. Per altri non è sufficiente. La crescita della nostra economia è condizione necessaria per poter procedere alla soluzione delle diverse contraddizioni presenti nella nostra società. La crescita in particolare ci permetterebbe di riassorbire molto più velocemente la disoccupazione eccessiva presente e migliorare decisamente la struttura finanziaria del nostro Stato in termini reali. Quali sono i vincoli maggiori che impediscono la crescita? Vi è sicuramente un problema di reperimento delle risorse da destinare agli investimenti. La pressione fiscale eccessiva, determinata dalla necessità di sostenere la spesa pubblica, sta riducendo il saggio del risparmio e di conseguenza l investimento. In termini istituzionali assistiamo all impoverimento patrimoniale delle banche ed alle difficoltà delle stesse sia di finanziare le imprese sia di farlo ad un costo ragionevole. E per certi versi paradossale come l intreccio della crisi del debito pubblico con quella del sistema bancario sia tale da costringere la BCE a fare gli interventi più importanti di liquidità proprio a sostegno del sistema bancario ma con la tacita intesa che lo stesso avrebbe utilizzato le disponibilità per sottoscrivere il debito pubblico del proprio paese. Oggi, pertanto, la crisi del debito pubblico diventa un elemento d instabilità del sistema italiano perché Pensiero Democratico 7

8 Equità, populismo, riformismo di Giuseppe Ardizzone indebolisce la capacità di risparmio, d investimento privato e quindi di crescita e rende impossibile l investimento pubblico per mancanza di risorse disponibili. In questo quadro diventa fondamentale riuscire a controllare questa variabile per poter dare fiato a tutto il sistema economico. Su questo punto è interessante osservare la differenza fra le due posizioni principali che si fronteggiano: l ipotesi cosiddetta populista e quella riformista. Secondo l ipotesi populista, sia la questione del debito pubblico sia quella dello spread sono dei falsi problemi e derivano dalla particolare situazione monetaria dell euro e dalla politica restrittiva adottata in sede europea. La mancata sovranità sulla nostra moneta ci rende dipendenti dal mercato che ne approfitta per fare pagare i propri prestiti ad un costo elevato piegandoci alla speculazione. Se la BCE agisse come prestatore d ultima istanza e calmierasse il mercato impedendo l acuirsi dello spread fra i titoli dei diversi paesi, il problema sarebbe risolto. La BCE dovrebbe inondare di liquidità il sistema europeo mentre la Governance europea si dovrebbe presentare sul mercato direttamente per finanziare sia il debito comune sia dei grandi progetti d investimento. In mancanza di tutto questo, l euro costituisce una trappola perché pone i paesi membri nella possibilità teorica del fallimento, esponendoli pertanto alla speculazione e aumentando le differenze al loro interno, a causa dell alto costo del denaro che penalizza proprio quelli più poveri. Uscendo dall euro e svalutando la moneta di un 20-30% otterremmo un immediato miglioramento dei parametri finanziari, un impulso delle nostre esportazioni ed un sensibile miglioramento della bilancia commerciale e dei conti con l estero. Consentendo poi alla Banca d Italia (con apposita legge) la possibilità di acquistare i titoli del debito pubblico si eviterebbe la speculazione sul nostro debito, si sposterebbe il credito maggiormente sul mercato nazionale, e si abbasserebbe il relativo costo. La creazione di moneta inoltre, in presenza di una situazione di recessione e di non ottimale impiego dei fattori produttivi, permetterebbe di dedicare risorse agli investimenti, trainati dalle esportazioni, ed ottenere il riassorbimento della disoccupazione, senza che tutto questo si tramuti immediatamente in tensioni inflazionistiche. Nelle diverse varianti, si possono pensare a progetti d occupazione pubblica dei disoccupati e di spesa pubblica trainante gli investimenti oppure, al contrario, forte riduzione della tassazione per fa riprendere l investimento privato e ritorno al deficit finanziato dall emissione di moneta. Tutto questo non comporterebbe nessuna volontà effettiva di procedere a riforme del sistema paese per razionalizzarlo. Non avrebbe bisogno di procedere a nessuna lotta contro la corruzione. Manterrebbe anzi aumenterebbe i vecchi privilegi, impoverirebbe i ceti medi ma in compenso potrebbe far ripartire la crescita e favorire l occupazione. Si tralasciano poi tutte le implicazioni e le tensioni di carattere internazionale connesse a questa scelta. La strada riformista appare molto più difficile, perché cerca di conciliare problemi complessi quali: a) La continuazione di un progetto europeo ostacolato da mille tensioni nazionalistiche e dall indebolimento della solidarietà e della capacità propulsiva della crescita comune; b) le carenze democratiche dei processi decisionali europei; c) la pesantezza del debito pubblico come ostacolo allo sviluppo; d) la necessaria riforma del sistema Paese per recuperare produttività ed equità ed il reperimento delle risorse finanziarie per gli investimenti. La strada riformista guarda alla crescita come figlia di un processo di cambiamento virtuoso del paese che lo riporti a crescere all interno di un Europa unità e che, così facendo, riporti in equilibrio la sua struttura finanziaria e consegua l obiettivo della piena occupazione. Il controllo della spesa pubblica e del volume del debito sono punti centrali da risolvere con una politica di razionalizzazione, controllo ed eliminazione degli sprechi ma anche, in nome dell equità, con una proposta di riduzione del volume complessivo del debito attraverso la dismissione del patrimonio pubblico.sarebbe opportuno, inoltre, che questa misura fosse accoppiata da un imposta patrimoniale che operasse sotto forma d acquisto forzoso (con 8 Pensiero Democratico

9 Equità, populismo, riformismo di Giuseppe Ardizzone possesso per almeno cinque anni) delle quote sociali dell azienda a cui verrebbe conferito e dato in gestione il patrimonio pubblico da dimettere. Il Partito Democratico ha scelto la strada del riformismo coniugandola con un progetto d equità. Dal punto di vista delle alleanze sembra quindi naturale che la coalizione dei progressisti possa guardare dopo le elezioni con attenzione ad un Centro politico che ha in Mario Monti la sua figura di riferimento e si muove in un ottica riformista. Non entrando nelle problematiche e nelle proposte per portare avanti il cammino riformista nel suo complesso, è bene tuttavia sottolineare che questo possibile percorso non può sperare di risolvere i problemi italiani grazie ad un intervento decisivo da parte europea. Pur continuando a battersi perché questo avvenga, il Partito Democratico ed i componenti di una possibile futura alleanza di governo devono trovare nella strada delle riforme, nell equità e nella razionalizzazione della spesa pubblica le risorse necessarie per consentire la ripresa degli investimenti, la crescita e il riassorbimento della disoccupazione. Se riusciremo a sviluppare e credere in questo programma di lavoro penso che, a nostra volta, riusciremo ad ispirare la stessa fiducia nell elettorato e soprattutto nelle giovani generazioni. Temo che "sviluppo" sia parola riempita da significati irrazionali (o irragionevoli). L'analogia è con lo sviluppo fisico o no? Ebbene, si vuole lo sviluppo fisico del bambino, non dell'uomo maturo. Se il bambino cresce oltre i due metri, ragionevolmente i genitori auspicano che non cresca oltre e si augurerebbero il miracolo di una decrescita. Oltre un certo limite la crescita è un impaccio se non una maledizione. Se però il figlio crescesse intellettivamente, se il suo QI superasse quota 200, non ci sarebbe paura ma gioia. In linea di principio non c'è posto a casa (e nel mondo) per corpi ipersviluppati. Per menti ipersviluppate sì. L'analogia con lo sviluppo di un paese regge o no? Secondo me, sì. Voglio dire che la storia di una persona riassume la storia di una società. O, meglio, deve riassumerla. Se sembra che ciò non succeda, è solo perché è stato "inventato" un sistema che pretende Commento di Salvatore Venuleo non la stabilità ma l'accelerazione comunque. Non è curioso che non ci si chieda più nemmeno cosa vorremmo veder crescere? Numero di auto, di case, di libri, di cd, di Iphone, di pomodorini di Pachino? Pare non sia importante, così come non è importante che gli Iphone crescano nel senso che chi ne ha uno ne abbia un secondo oppure nel senso che tutti ne abbiano uno. Per il Pil la cosa è ininfluente. E' ininfluente anche per i lavoratori edili lavorare alla costruzione di prime case per chi non ha casa o di seconde, terze, ennesime case, di chi ha già un tetto confortevole. O per i produttori di panettoni che importanza ha che il panettone renda più obesi gli obesi o sazi e dia gioia agli affamati? Sì, diciamo al più che, oltre una certa soglia, le diseguaglianze appaiono "anche economicamente dannose" (ho repulsione - ammetto - a scrivere così, a riferire questo pensiero). Vuol dire che tutte le diseguaglianze che giovano al Pil sono benvenute (morti e feriti ridotti a banali effetti collaterali). Ma poiché - si dice - bisogna far crescere la torta piuttosto che preoccuparsi troppo di fare giuste porzioni, beh, penso che la Terra dovrà essere soffocata da una immensa torta che copra terra e mari per avere la garanzia che l'ultimo ne mangi una fetta. Immagino (anzi, sono convinto) che mentre rifiuteremmo come una implicita aggressione una pacco di Natale di marziani che ci regalassero 10 miliardi di auto o 10 miliardi di case, ringrazieremmo i marziani che ci regalassero una modalità di apprendimento capace di sgominare per sempre l'analfabetismo, di suggerirci come far bene l'amore, di farci scoprire che abbiamo dato vita a un mostro, di farci scoprire come liberarcene. Salvatore Venuleo Pensiero Democratico 9

10 Cattiva finanza ed economia di Fabio Colasanti C i sono molti problemi con i derivati, ma nel gio di ridurre i costi e aumentare la remunerazione complesso sono prodotti utili. C'è sicuramente una cattiva finanza, ma i derivati ne alti significava giocare col fuoco. del capitale (delle azioni), ma "ratios", rapporti così sono una parte trascurabile. La cattiva finanza, che ha creato la crisi finanziaria del 2007/2008, è l'insieme di quelle attività rischiose che le banche hanno Quando le cose hanno cominciato ad andare male, le banche hanno perso quantità incredibili di soldi, condotto troppo liberamente che le ha portate a molte sono arrivate sul punto del fallimento. Gli correre rischi insensati. Per tanti anni le cose sono stati hanno esistato tra salvarle, per evitare una catastrofe andate bene e le banche hanno guadagnato soldi e il finanziaria, o no. Non sapendo bene che prezzo delle loro azioni è salito moltissimo (e il costo dell'intermediazione bancaria è sceso sensibilmente, con grandi vantaggi per l'economia che poteva ricevere prestiti a tassi molto bassi, a parità di tutte le altre condizioni). Poi è bastato che qualcosa andasse storto (nel caso specifico, che il mercato immobiliare americano crollasse) perché i rischi insensati che le banche stavano correndo le portasse alla rovina. fare, gli americani hanno provato a lasciar fallire una banca, la Lehman Brothers, e si sono aperte le cateratte. Tutti gli altri stati sono corsi al capezzale delle loro banche prestando cifre inimmaginabili. Anche se i soldi dati alle banche non sono capitali a fondo perduto, ma iniezioni di capitale che saranno poi recuperate quando le cose miglioreranno (il governo americano ha già recuperato completamente i 700 miliardi iniettati alla fine dell'amministrazione Bush), questo ha provocato uno sconquasso nei conti pubblici di molti stati. Pochissimi stati hanno un bilancio in pareggio o in avanzo (ma qualcuno ce n'è), e quindi quasi tutti gli stati hanno dovuto prendere in prestito sui mercati i soldi da dare alle banche, peggiorando sensibilmente la loro posizione e la loro Al tempo stesso, le autorità avevano permesso alle banche di prestare soldi per cifre enormemente superiori ai loro fondi propri. Al momento della crisi, molte banche avevano prestato a normali clienti cifre pari a sessanta volte i fondi propri. Il rischio che quindi le banche potessero travarsi in difficoltà se una piccola parte di questi prestiti fosse andata in "sofferenza" era già altissimo. Certo, prestare soldi per importi così alti rispetto al capitale ha il vantag- credibilità. Il disavanzo irlandese al momento del salvataggio delle banche è passato dal 7 per cento del Pil, al 14 e poi al 32 per cento! 10 Pensiero Democratico

11 Cattiva finanza ed economia di Fabio Colasanti Il più grosso rischio provocato della "cattiva finanza" è quello per la stabilità delle banche, per la stabilità del sistema finanziario e che mette i governi nella situazione di essere "ricattati" dalle banche. a quasi nulla, non hanno depositi perché tutti i greci hanno portato i loro risparmi all'estero. I loro depositi sono si garantiti fino a centomila euro, ma la garanzia è data dallo stato greco!) Per questo il rimedio contro questo aspetto della "cattiva finanza" è un inasprimento delle regole prudenziali sulle banche (rapporti capitale propri/ esposizione e altri ratio) e la riduzione delle dimensioni delle banche per far si che il fallimento eventuale di una di esse non abbia conseguenze per tutto il sistema finanziario. Questi due tipi di misure provocheranno un aumento del costo dell'intermediazione finanziaria e, a partità di altre condizioni, un rincaro dei crediti all'economia. Ma è il prezzo, che val bene la pena di pagare, della prevenzione di nuove crisi finanziarie. A livello europeo l'unione bancaria di cui si sta discutendo va in questo senso. a) Si vuole centralizzare la sorveglianza, per evitare gli errori (o le connivenze colpevoli) che hanno portato alle crisi irlandese e spagnola). b) Si vuole creare un sistema di garanzia dei depositi a livello europeo (oggi le banche greche non servono c) Si vuole creare una possibilità di ricapitalizzare le banche - qualora, nonostante tutto, questa eventualità fosse necessaria - attraverso fondi europei in maniera che la crisi delle banche di un paese non abbia un effetto sulle sue finanze pubbliche (prima della crisi delle sue banche la Spagna aveva un rapporto debito pubblico/pil leggermente inferiore a quello tedesco). Ma per ritornare al tema della "cattiva finanza", questa non è tanto un problema di strumenti, ma un problema di come le istituzioni finanziarie li utilizzano. Da questo punto di vista sottolineo ancora una volta che la crisi non è stata provocata dagli "Hedge Funds", dai fondi d'assalto, ma è stata provocata da banche normali, molto spesso da banche di proprietà pubblica. Il fallimento di un "Hedge Fund" non è una bella notizia, ma non ha nessuna conseguenza "sistemica" (ci sono stati già molti fallimenti di Hedge Funds, ma sono conosciuti solo dagli specialisti, non appaiono sulle prime pagine dei quotidiani); il fallimento di una banca, visto l'intreccio - eccessivo - di prestiti tra banche provoca conseguenze a catena su Pensiero Democratico 11

12 Cattiva finanza ed economia di Fabio Colasanti tantissime altre banche. Un grosso problema, che ancora non ha una soluzione adeguata è la struttura asimmetrica degli incentivi offerti dalle banche ai loro traders. Questi ricevono come premio una frazione dei guadagni che fanno fare alle banche. Anche se la frazione è infima, questo li porta a ricevere remunerazioni stratosferiche: le banche guadagnano miliardi con operazioni riuscite (quasi sempre a spese di altre banche) e i traders guadagnano milioni. Quando le scommesse si rivelano perdenti le banche perdono miliardi, ma i traders non possono pagare milioni. Quasi sempre sono licenziati su due piedi, ma potranno sempre vivere felici e contenti con i milioni incassati fino a quel momento. Questo sistema conduce i traders a prendere posizioni rischiose, a correre rischi insensati che poi si posssono tradurre nel fallimento di intere banche e nella necessità di inizioni di capitale da parte dei contribuenti. I fatti hanno dimostrato che gli strumenti di controllo interni delle banche non sempre evitano i disastri. È al momento in corso un processo contro Kweku Adoboli, un trader che l'ha veramente fatta grossa e che ha quasi provocato il fallimento di una delle più grosse banche svizzere, l'ubs. Cattiva Finanza e risparmiatori Forse in Europa le regole di protezione dei risparmiatori sono perfino eccessive. In alcuni casi ne paghiamo un prezzo in termini di mancata crescita. Per esempio, in Europa l'attività di "Venture Capital" è quasi inesistente, mentre in America è la fonte principale di innovazione e contribuisce in maniera forte alla crescita. I "venture capitalists" sono persone che scommettono su persone con nuove idee brillanti. Finanziano questi imprenditori, quasi sempre molto giovani, e prendono una quota nelle loro società. In nove casi su dieci l'innovazione non funziona, la piccola società non va da nessuna parte e chiude, e il "venture capitalist" perde tutto quello che ha investito. Ma, in media, in un caso su dieci l'impresa ha successo, va sul mercato e emette azioni (il cosiddetto "IPO" Initial Public Offering). Di solito in questo caso il "venture capitalist" guadagna una cifra che compensa tutti gli altri casi di insuccesso. Di solito tra il momento in cui il "venture capitalist" mette i soldi e il momento in cui li recupera con l'i- PO passano circa tre anni. Quando la ditta fa il suo IPO, ha sicuramente cominciato ad operare, ma molto spesso ancora non riesce nemmeno ad avere ricavi che coprano una parte significativa delle spese; la ditta si vende bene perché ha un potenziale di crescita che viene riconosciuto dagli acquirenti, ma ancora perde soldi. In Europa questa attività non è praticamente possibile. Per proteggere i risparmiatori, la maggior parte dei paesi europei richiede che le imprese che si presentano in borsa abbiano bilanci in attivo, guadagnino soldi e che possano provare che lo fanno da vari anni (tre o perfino cinque). Questo significa che il periodo tra l'eventuale investimento da parte di un "venture capitalist" ed il momento del recupero dell'investimento dovranno passare almeno dieci Qui le cose sono più semplici, dal punto di vista concettuale, e più difficili per quanto riguarda l'applicazione delle regole. Esistono in Europa mille regole anni. In queste condizioni, quasi nessuno lo fa sulla protezione dei risparmiatori e mille procedure che le banche devono rispettare quando consigliano (molti venture capitalists individuali sono persone non molto giovani). i clienti. Esistono poi mille associazioni che danno consigli a pagamento o gratuitamente (le tante organizzazioni Quindi in Europa le regole di protezione dei risparmiatori ci di difesa dei consumatori). Io sono ab- sono e come. In problema è la loro applicazione. Nei paesi avanzati le regole sono rispettate. Ci sono anche stati alcuni bonanato ad una pubblicazione della sezione belga processi di cui si molto parlato che hanno portato alla condanna di banche che avevano suggerito ai loro clienti investimenti di Altroconsumo. troppo rischiosi rispetto al loro profilo di rischio. Ma quanto saranno rispettate in Bulgaria e Romania? Le immagini delle pagine 7 e 8 sono tratte dal film L Argent diretto nel 1928 dal regista francese Marcel L Erbier. 12 Pensiero Democratico

13 La vignetta di Fabio Marinelli Pensiero Democratico 13

14 Il fotovoltaico Italiano di Alberto Rotondi C i sono novità nel fotovoltaico italiano. Siamo Watt (GW) ( GWh/8700 ore annuali), con picchi di 55 GW. L assorbimento in tempo reale, detto ormai il secondo paese al mondo per potenza installata dopo la Germania ed il primo al grafico dell assorbimento elettrico, si può rilevare dal mondo per l incremento annuale di nuove installazioni. L Italia, senza averlo nemmeno programmato, sta diventando il laboratorio internazionale più avanzato per il test sul campo di questa tecnologia. Quali sono i numeri importanti per capire il fotovoltaico? Il primo numero da cui partire, come per tutti gli impianti, è la potenza, che si misura in Watt, unità che rappresenta la quantità di energia istantanea che viene erogata al secondo da un impianto o assorbita dalla rete. Il nostro cuore nel petto è una pompa di 1 W. I multipli sono kilo, Mega, Giga e Tera, cioè mille, 1 milione, 1 miliardo e mille miliardi di Watt. Se si moltiplicano i Watt erogati o assorbiti (energia istantanea) per le ore di tempo di funzionamento, si hanno i Watt-ora, indicati con Wh (coi multipli kwh, MWh, GWh, TWh). Questa è proprio una energia, ed è quella che si paga. Quindi, per valutare un impianto, occorre sapere quanto questo impianto può produrre istantaneamente (Watt) e quanta energia alla fine di un certo periodo, per esempio 1 anno, esso ha effettivamente erogato (Watt h). Per gli impianti intermittenti, come il fotovoltaico, la caratterizzazione è un po più complessa e richiede altre due quantità fondamentali per capire cosa succede effettivamente: la potenza di picco o potenza massima istantanea in condizioni ottimali (Wp) e il fattore di efficienza o capacità C. Per esempio, un impianto fotovoltaico di 7 metri quadrati è in grado di produrre, con la tecnologia sito TERNA. La capacità produttiva italiana è molto grande: nominalmente circa 110 GW, ma considerando solo gli impianti efficienti e non intermittenti (idroelettrici e termici), possiamo stimarla intorno a 70 GW. Questo dato, poco noto ai non addetti ai lavoro può essere trovato qui. Torniamo al fotovoltaico. Attualmente, rilevo dal sito in tempo reale di ATLASOLE (26 Dicembre 2012) che abbiamo una potenza di picco fotovoltaica installata di MWp, cioè più di 16 GWp (pari a circa il 40% del consumo medio!). Questa potenza di picco corrisponde a circa 110 km quadrati di celle (dato che, come detto, con la tecnologia attuale si ottiene 1 kw di picco ogni 7 metri quadrati), ed è in continuo aumento grazie agli incentivi. Però, per avere una idea del peso del fotovoltaico, moltiplichiamo questo numero per il fattore di capacità, che permette di trovare il valore mediato nel corso di un anno. In dettaglio, dai dati del gestore elettrico si ricava che questo fattore vale 11.5% per l Italia del nord e 12.5% per l Italia del Sud. Wikipedia riporta 13% e 16% rispettivamente, ma personalmente, visitando gli impianti, ho trovato valori sempre più bassi. Quindi, 16 GW di picco corrispondono a una centrale non intermittente di circa 1,92 GW. In termini di energia erogata in un anno, quindi GWh, abbiamo 1.92 x 8760 ore = GWh, corrispondente ad una frazione prodotta sul totale pari a 16819/320000= 5.2%. attuale, in condizioni ottimali e in pieno sole, una potenza di picco di 1 kwp, mentre di notte la potenza di picco è ovviamente nulla. Essendo il fotovoltaico un impianto intermittente, ciò che conta alla fine è un valore medio o efficace, corrispondente alla potenza equivalente erogata, costante giorno e notte e per tutti i mesi, che si avrebbe con un impianto a produzione costante. Questa potenza equivalente viene ottenuta moltiplicando la potenza di picco per il fattore di capacità; ad esempio, usando il kilowatt: C x kwp. Il fattore di capacità vale circa il 6% in Germania, il 12%% per l Italia. Quindi in Italia l energia fotovoltaica effettivamente prodotta ai fini della rete vale, in un sistema di distribuzione perfettamente Ogg il il fotovoltaico vale circa il 5% della produzione di energia. Questo è un valore piccolo ma non trascurabile, su questo e sui costi si deve valutare il futuro del fotovoltaico. Dal 2013 l ingresso in rete del fotovoltaico sarà controllato elettronicamente, ma oggi, quando c è il sole, il gestore elettrico si trova di giorno ad avere in rete il 20-30% di fotovoltaico. Appena il sole cala, questo contributo va a zero, quindi occorrono aste elettriche per tenere in parallelo produttori con centrali a gas pronti a entrare rapidamente in rete quando necessario. E chiaro che questa gestione costa e non è ottimale. efficiente, solo poco più del 10% della Il futuro del fotovoltaico si giocherà quindi sulla capa- potenza installata di picco. cità del sistema di accumulare energia. I calcoli Veniamo ora ai dati energetici globali per l Italia: l assorbimento di potenza medio è di circa 37 miliardi di dettagliati (vedere questo rapporto a pagina 110) mostrano che il rendimento del pompaggio idroe- 14 Pensiero Democratico

15 Il fotovoltaico Italiano di Alberto Rotondi lettrico è il 75% (Pompo 100 kwh e ne riutilizzo 75). Nel caso del fotovoltaico, bisogna aggiungere un altra perdita del 5-10% dovuta alla conversione da corrente continua a corrente alternata (detta assorbimento dell inverter). Quindi il rendimento di un fotovoltaico con immagazzinamento idroelettrico è di circa il 65% (per confronto, gli impianti termici incluso il nucleare hanno una resa del 40% in energia elettrica). Questa efficienza ovviamente non incide sul combustibile, che per il fotovoltaico è gratis, ma fa aumentare il costo del kwh fotovoltaico, dato che la cella, nel corso della sua vita, produce meno energia utile alla rete. Ho preso come esempio un impianto solare domestico installato nel nord Italia. Non sono un installatore, ma ne ho visto funzionare qualcuno nella zona di Varese-Pavia. Vengono installati circa 23 metri quadrati di celle che producono 3 kw di picco. In un anno si producono circa kwh. Diciamo 3200 kwh. Il fattore di capacità che ho misurato è quindi 3300 kwh/(3 kwx 8760 ore) =3300/26280=12.%. Calcolando 20 anni di lavoro della cella (come quelli del finanziamento standard) abbiamo 20x3300 kwh = kwh=66mwh. Fino a pochi mesi fa impianto domestico costava Euro, ma oggi è in atto un damping dei costi, dovuto a sovrapproduzione, che sta falsando il mercato. Oggi il prezzo più basso di un impianto di 3kWp è 8500 Euro. Otteniamo 8500/66=129 Euro MWh. Tenendo conto anche delle perdite per immagazzinamento (che comunque sarebbero solo una parte), otteniamo 129/0.75=172 Euro MWh. Il 27 agosto 2012 è partito il Quinto Conto Energia che adotta, per la erogazione degli incentivi, la classificazione impianti già utilizzata nel meccanismo precedente. Gli incentivi messi a punto dal Quarto Conto Energia continueranno ad applicarsi anche oltre il 26 agosto, ma non oltre il 31 dicembre 2012, solo per alcuni casi particolari. Tutti sembrano concordare sul fatto che il Quinto Conto energia sarà l'ultimo della storia, anche se, probabilmente, durerà un po' più del previsto, con i fondi (6.7 miliardi di Euro all anno) che andranno a esaurirsi all inizio del Il futuro del solare italiano sarà a quel punto già scritto: in un comparto libero dagli incentivi e dai vincoli burocratici che questi comportano, le persone sceglieranno il solare solo se sarà in grado di assicurare un risparmio sulla bolletta, grazie al minor costo rispetto all'elettricità della rete. Dal sito di qualenergia, riporto alcuni dati recenti sui costi di piccoli impianti domestici. A Milano, dove si ha una produzione annua (media su 20 anni) di kwh, con il quarto conto energia in 20 anni si prendevano circa di incentivi, con il quinto invece l'incasso per incentivi (mettendoci dentro sia la tariffa omnicomprensiva e il premio autoconsumo) è di In questo modo i tempi di rientro dell'investimento di Euro salgono dai 7 anni del quarto conto energia a 11 con il quinto. Allo stesso modo il valore attuale netto per i 25 anni di vita dell impianto con il quarto conto energia ammontava a Euro, mentre con il quinto conto energia era meno della metà: Euro. A Roma con i nuovi incentivi l impianto si ripaga in 9 anni e il guadagno netto attualizzato su 25 anni diventa di euro contro i del quarto conto energia. A Palermo il tempo di rientro dell'investimento per questo impianto domestico da da 3 kwp sale da 5 a 8 anni e il guadagno netto su 25 anni scende da a Euro. Pensiero Democratico 15

16 Il fotovoltaico Italiano di Alberto Rotondi Con questi guadagni, non c è da stupirsi che in pochi anni l Italia si sia coperta di 100 km quadrati di celle e stia diventando il top mondiale. Quando però il quinto conto avrà erogato 6,7 miliardi di incentivi all anno, il fotovoltaico non sarà più sostenuto, a meno di nuovi indirizzi politici (gli incentivi già concessi dureranno però per 20 anni). A quel punto è prevedibile una drastica diminuzione nel numero di nuovi impianti. L Italia resterà comunque leader mondiale nella produzione da fotovoltaico, a fronte di un enorme impiego di denaro pubblico. Molti pensano, a mio parere con ragione, che una spesa del genere, in mancanza di un vero piano energetico nazionale, sia stata un impiego eccessivo di risorse pubbliche. La comunità europea, nei suoi costi ufficiali, quota nucleare e carbone a 70 Euro MWh e il gas a 85 Euro MWh, considerando, per il gas e il carbone, una carbon tax di 20 Euro per tonnellata di CO2. Quindi, se quotiamo il fotovoltaico, tenuto conto di tutto, 172 Euro, i costo comparativo col gas diventa 172/80=2.15, circa 2 volte di più. Quando il fotovoltaico avrà un costo intorno a Euro al MWh, raggiungendo così la grid parity, sarà in grado di camminare con le sue gambe, senza incentivi. In base ai conti appena fatti, questo avverrà quando il costo effettivo di mercato per 21 metri quadrati di pannelli passerà dai Euro attuali che ho quotato (se si manterranno questi prezzi) a circa 4000 Euro, pari ad un costo per kwp installato di 1400 Euro. Come si vede dalla figura qui sotto, tratta dal sito EPIA (European Photovoltaic IndustryAssociation), potremmo raggiungere questo traguardo nel Tuttavia, il fotovoltaico diventerà pienamente utilizzabile, come ho supposto in questo conto, quando l energia che produce potrà essere immagazzinata durante il giorno, e la rete, che attualmente è stata progettata per gestire pochi punti di produzione stabili, sarà in grado di gestire molti punti distribuiti 16 Pensiero Democratico

17 Il fotovoltaico Italiano di Alberto Rotondi e intermittenti. L enorme costo di riadattamento della rete dovrebbe essere conteggiato nei costi. Attualmente il fotovoltaico sta scompigliando le carte in Italia: durante il giorno i produttori tradizionali, nelle giornate di sole, sono penalizzati, non riescono a entrare in rete ed a rientrare nei costi di investimento. Di notte o quando c è poco sole cercano di rifarsi. Il tutto, tra incentivi ed aste elettriche distorte, con costi enormi per il cittadino consumatore e per le nostre industrie. Oggi come non mai occorre uscire dal caos energetico con un serio piano energetico nazionale, che dica chiaramente in che direzione si intende andare e fissi, per i prossimi anni, le regole per l energia in termini di approvvigionamento, costi, ambiente, produzione e distribuzione. Solo così il Paese potrà fare un serio piano industriale, tenendo sotto controllo i costi, facendo sì che ogni operatore e investitore sia in grado di valutare la percentuale di rischio dei propri investimenti. Il piano dovrebbe essere fatto col concorso di tutti i competenti e considerato come un bene nazionale, rispettato da tutti i Governi. La Germania fa così, Obama farà così, noi, se non faremo così, andremo ancora una volta nella direzione sbagliata verso il declino. L'impressionante Pergola solare a Barcellona (Spagna) Pensiero Democratico 17

18 Il Bosone di Higgs di Alberto Rotondi L e spiegazioni semplici del Bosone di Higgs si sprecano. Qui cerco di dire, in poche parole, quello che si è scoperto. Non si tratta di una applicazione rivoluzionaria, della conoscenza di una nuova tecnica che potrà cambiare le nostre vite, della possibilità di cambiare rapidamente il volto della società. Ciò che il Bosone di Higgs doveva fare lo ha già fatto, visto che esiste da sempre, quindi niente cambierà, in pratica. Ma allora cosa è successo?. Semplicemente un grande passo verso una migliore e più completa conoscenza del mondo in cui viviamo. Si tratta quindi della conquista di conoscenza pura, senza nessuna implicazione pratica immediata. La storia comincia circa anni fa, quando i fisici di tutto il mondo, facendo esperimenti, cominciano a mettere insieme i pezzi di una funzione matematica, detta Lagrangiana (anche gli ingegneri la conoscono, le Lagrangiane si usano anche in meccanica razionale), destinata a descrivere la struttura dello spaziotempo, alle diverse scale di energia, cioè a dimensioni spaziali sempre più piccole quanto più aumenta l energia. Via via il quadro si completa: quark, mesoni, bosoni, leptoni, la Lagrangiana viene perfezionata dai fisici teorici per includere le conoscenze già verificate e predice nuove particelle e campi, che vengono poi regolarmente trovati dagli esperimenti. Resta che però ancora da vedere il campo sottostante a tutto questo, il campo di Higgs, descritto matematicamente da Higgs stesso nel 1964 e da allora presente nella Lagrangiana. E come vedere una partita di calcio senza vedere il pallone: i giocatori corrono di qua e di là, i portieri si buttano, ogni tanto qualcuno batte le mani, ecc. Higgs, e i molti altri dopo di lui che hanno perfezionato la teoria e completato la matematica della Lagrangiana, dicono: guardate che se le regole fossero queste ed esistesse un pallone fatto così e così allora tutto si spiegherebbe. Oggi si è visto per la prima volta il pallone, e questa scoperta conclude il lavoro di 50 anni degli scienziati di tutto il mondo. Cosa deve sapere la persona colta ma non competente nello specifico? Secondo me due cose: 1) la scoperta riguarda esclusivamente la nostra conoscenza del mondo, non c è nessun risvolto pratico immediato; 2) quello che a me impressiona di più è la corrispondenza tra la matematica e il mondo. Questo è un legame misterioso che nessuno è stato ancora in grado di spiegare bene. La Lagrangiana del modello standard, che è la funzione matematica che sta scritta sulla 18 Pensiero Democratico maglietta del fisico Ellis nel suo video su YouTube, e che, se sviluppata in dettaglio, è composta da molte decine di termini e una decina di parametri, ora contiene gran parte della nostra conoscenza del mondo. E il DNA dei fisici: particelle, leggi di conservazione, struttura dello spazio, tutto entra in questa funzione. Dalla Lagrangiana, applicando le equazioni di campo, possiamo descrivere come funziona il mondo. Perché? Gli aspetti socio-politici L esempio che viene dalla scienza, ed in particolare dalla Fisica, è di importanza eccezionale. C è una comunità mondiale di esseri umani capace di lavorare insieme, utilizzando lo stesso linguaggio e le stesse procedure comportamentali e logiche. Questo accende non poche speranze per chi spera che l umanità possa un giorno agire in armonia come un tutto, e risolvere i suoi problemi. Al CERN ci sono veramente tutti: cinesi, russi, americani, europei. Restano però praticamente assenti i paesi africani e partecipano ancora troppo poco i paesi arabi. Il fatto poi che il mondo si ecciti solo per un aumento delle conoscenze, senza ragioni economiche e di mercato, è in fondo un segnale positivo, un segno che anche la cultura in sé è importante, è un segnale indica che il metodo scientifico razionale per affrontare la realtà e risolvere i problemi è un valore condiviso da molti popoli. Insomma, un buon segnale. Gli aspetti socio economici E vero che si è solo affinata la nostra conoscenza, ma i 20 anni in cui si è costruito l acceleratore più potente del mondo, un anello sotterraneo di 26 km dove le particelle sono accelerate e confinate da magneti superconduttori, dove la velocità di trasmissione, memorizzazione ed elaborazione dei dati è almeno 10 volte quella delle applicazioni industriali più sofisticate, pone già da subito le basi per importantissime ricadute tecnologiche e applicative nella elettronica, informatica e criogenia. Per fortuna molte aziende italiane sono state coinvolte. Circa 1/3 dei magneti superconduttori di LHC è stata costruita dall Ansaldo di Genova (gruppo Finmeccanica, grande industria statale). E ritornato in commesse molto di più di quello che l Italia ha dato al CERN (il contributo è di circa 80 milioni di Eu/anno). Le ragioni del successo italiano Le ragioni del successo si chiamano Università italiana

19 Il Bosone di Higgs di Alberto Rotondi e Istituto Nazionale di Fisica nucleare (INFN, Tenete presente che faccio ricerche per l INFN da 40 anni, quindi potrei non essere obiettivo nella mia analisi. Comunque, la caratteristica di questo ente pubblico, che ha circa 2000 dipendenti, 24 tra sedi e laboratori sparsi per l Italia, che fa centinaia di esperimenti di fisica fondamentale e applicata (non solo l Higgs), è quella di essere governato da fisici, eletti dalla comunità dei fisici italiani. Il Presidente è di nomina governativa, ma su designazione dei fisici. Questa è la grande differenza con gli altri enti (che hanno un consiglio di amministrazione di nomina politica). Va riconosciuto che l autonomia dei fisici è stata rispettata da tutti i governi, anche dal ministro Gelmini, che, pur nella ristrutturazione generale degli enti di ricerca, ha mantenuto per l INFN la struttura preesistente. L INFN funziona bene ed è efficiente. Quanto costa questa struttura al contribuente? Allora, 2000 fisici, ingegneri e tecnici che fanno centinaia di esperimenti in tutto il mondo, costruiscono apparati e viaggiano. Un ricercatore giovane guadagna circa 1400 euro netti, uno ricercatore medio circa , alla fine della carriera circa 3800 euro. L ente costa circa 280 Milioni di Eu all anno, tutto compreso, anche il costo degli apparati. Se aggiungiamo gli 80 milioni dati al CERN siamo a circa 360 Milioni per la fisica nucleare. Questo investimento, in uomini e mezzi è confrontabile con quello degli altri paesi, e i risultati si vedono. Negli altri campi come ho già segnalato, siamo enormemente deficitari. Ora l INFN sta subendo,come, tutti gli altri Enti, i tagli lineari e c è molta incertezza per il futuro. Qualche confronto: il costo del Senato è di circa 600 Milioni anno, quello della Camera è di 1500 milioni. Come dice quel tale, meditate, gente, meditate.. Foto: installazione nell anello sotterraneo del magnete di ATLAS, uno degli esperimenti che hanno scoperto il bosone di Higgs Pensiero Democratico 19

20 il punto di vista femminile a cura di Cristina Semino Ciò che non si dice non esiste La difficoltà di riconoscere la violenza contro le donne anche dal punto di vista della lingua italiana la dice lunga sul nostro paese: non riusciamo a tradurre adeguatamente "Stalking" e solo da poco abbiamo introdotto nel lessico corrente il termine Femminicidio, già da tempo adottata delle organizzazioni internazionali. Il rifiuto di nominare le forme di una violenza esprime in maniera chiara la resistenza a misurarsi con un crimine che interroga direttamente gli equilibri civili di un paese. Ciò che non si dice non esiste, ha scritto Cecilia Robustelli, storica della lingua italiana: parlare di femminicidio equivale a stabilire che questo crimine rigurda il genere, ossia che muoiono donne e muoiono per mano maschile. Le parole sono importanti e non ci piacciono se evocano qualcosa che non ci piace. Infatti ciò che in realtà respingiamo non è la sequenza delle sillabe, ma il referente di quel vocabolo: le donne che muoiono e gli uomini che le amavano e le uccidono. Non c è ma tra l amore e la morte in queste cronache: sono delitti passionali, l omicida aveva paura di essere tradito o era stato abbandonato. L amore malato, offeso o rifiutato, diviene una movente, a dispetto delle leggi, ancora largamente tollerato. Mi chiedo allora quanto ha pesato il racconto e l esaltazione di una disponibilità continua che ha segnato il racconto delle donne degli ultimi venti anni e quanto ha pesato il lungo silenzio maschile che ha accompagnato quel racconto con la complicità dei media. La violenza si presenta in queste forme e con questi numeri quando una cultura la tollera e le leggi non riescono a contrastarla. E necessario che la nostra legislazione riconosca il crimine del femminicidio, della persecuzione e dell abuso, in tutta la loro gravità e faccia cadere il velo che ancora copre la violenza domestica. Non basta che la Commissione Esteri del Senato abbia ratificato il Trattato di Istambul: è necessario rompere la rete di complicità che sostiene la violenza e ricostruire un senso comune, dove gli uomini non amino le donne più della loro vita, riprendendo il titolo del dialogo di Cristina Comencini. Per farlo, come espresso nell'appello Mai più complici, gli uomini devono rompere il muro del silenzio. La violenza esce dalla vita delle donne se donne e uomini trovano insieme la forza di respingerla, se trovano forme e parole nuove che esprimano il rispetto, il coraggio e la libertà. Speriamo che questo avvenga prima possibile, con il contributo di tutti noi. Riflessione democratica Ora che i partiti, le liste e i movimenti stanno facendo le liste elettorali - e sappiamo bene che con l attuale legge elettorale la posizione nella lista è essenziale per essere eletti ci aspettiamo che tuttii partiti valorizzino la presenza delle donne nelle liste elettorali, mirando all obiettivo del 50/ Pensiero Democratico

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