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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 SPED.IN ABB. POST. - 45% ART.2 COMMA 20/ BL 662/96 - ROMA ISSN ANNO XLIII. N. 46. SABATO 23 FEBBRAIO 2013 OGGI CON ALIAS A EURO 2,50 Urla il vento INTERVISTA PAGINA 2 Vendola: «No allo tsunami e no al caos, chi dice sì non pensa al dopo» FUORI TUTTI Andrea Fabozzi C ome se fosse già successo. Come se avessero già vinto. Non sono venuti per farsi vedere, per farsi contare. E neanche per sentire Grillo, che molti hanno già sentito perché è stato Grillo ad andare da loro, nella loro città. Sono venuti per esserci. E a questo punto vincere significa arrivare primi. Più voti di tutti. Adesso ci credono. Sotto il palco di piazza San Giovanni, la famiglia Segnacosi da Cesano Maderno. Madre, padre, figlio di 19 anni, figlia di 18 e amico di 19. «Siamo 5 stelle». Saranno cinque voti. Padre e madre prima erano del Pd. Non più da quando la giunta di centrosinistra a Desio ha votato per il raddoppio dell inceneritore. Fabio Raffaelli da Ciampino ha smesso con il centrosinistra «da quando c era Luxuria che parlava dei Pacs e non di lavoro». Casapound? «Qui si muore di fame, non mi parlate di ideologie». Come lui la moglie. Alle trec è ancora tanto spazio sul prato. Una signora di Torino conuna steccadi legno si china e strappa dalla terra tutti i tappi arrugginiti, «così quando si siedono non si strappano i vestiti». La segue un giovanotto di Asti col sacco della differenziata. Non si siederà nessuno perché cade un po di pioggia ed è subito fango. Francesco Perillo ha montato uno striscione con il Che Guevara di Korda che sul basco ha 5 stelle. CONTINUA PAGINA 3 Grillo sbarca con il suo camper in una piazza San Giovanni gremita. È l uomo che non ha bisogno di chiedere, il grande capo che vuole mandare tutti a casa. È l altra faccia del fallimento dei partiti e lo specchio della crisi della sinistra L esito del voto (e della legislatura) è appeso alle cinque stelle PAGINA 3 ROMA, IL COMIZIO DI BEPPE GRILLO IN PIAZZA SAN GIOVANNI /LUIGI COLI - EIDON PD PAGINA 2 Bersani chiude in teatro Tra grilli e caimani si rivede Nanni Moretti PDL PAGINA 3 Imu, Berlusconi non fa i conti con la Svizzera: «Nessun accordo fiscale» INTERVISTA PAGINA 4 Camusso al futuro governo: abrogare la «legge Fiat» e nuova rappresentanza BIANI VERSO IL CONCLAVE Gattopardo tedesco, si cambia papa, non linea KOCCI, GALOPPO l PAGINE 8, 9 ELEZIONI POLITICHE IL MANIFESTO AL VOTO Domani un edizione «straordinaria» con Asor Rosa, Landini, Medici, Revelli, Pianta e Raimo. Daremo anche i risultati del «nostro» seggio. Occhi puntati su Lombardia, Sicilia, Veneto e Taranto UNA NUOVA STORIA Il nostro conto libero per comprare la testata C are compagne e cari compagni, abbiamo bisogno del vostro aiuto per un altro piccolo-grande miracolo dopo quello che ha scongiurato la fine delle pubblicazioni il 31 dicembre scorso. Finora abbiamo messo in sicurezza il manifesto ma non siamo ancora usciti dal pericolo di una vendita della testata al miglior offerente. Non vogliamo né padroni né padrini. Per questo parteciperemo insieme a voi all acquisto della testata quando sarà messa in vendita dai liquidatori. Abbiamo aperto un conto dedicato esclusivamente a questo, indipendente dalle attività quotidiane della cooperativa. I lavoratori e le lavoratrici del manifesto hanno già iniziato a sottoscrivere con una parte del proprio stipendio. Sosteneteci. Da un euro a un milione, contribuite anche voi a questo «conto» libero. Banca Etica, iban: IT09 O , intestato a il nuovo manifesto società cooperativa editrice MUSEI IN TILT L arte contemporanea rischia il crack DANTINI l PAGINA 10 CRISI Messaggio della Bce alla vigilia del voto Cesaratto, De Leo, Parrinello L a Bce interviene a gamba tesa nella campagna elettorale italiana, ma questa volta non lo fa con una lettera bensì con una tabella in cui, con mesi di ritardo, comunica lo spaccato dei titoli pubblici che essa ha acquistato negli scorsi tre anni. CONTINUA PAGINA 5 CRISI EUROPEA Il vero obiettivo è privatizzare Agenor A che serve la crisi europea? Una delle risposte è che rendeinevitabilela privatizzazione delle attività pubbliche, con grandi profitti per i privati. Come mostrano i casi di Spagna, Grecia e Portogallo. CONTINUA PAGINA 15

2 pagina 2 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 Sinistre URLA IL VENTO «Se vince la nostra alleanza cambiano gli equilibri in Europa. Il lavoro innanzitutto, basta già per rovesciare l agenda liberista. In piazza con la Fiom, alla realtà daremo la massima visibilità» No al caos perderemmo tutti «Monti tecnocrate, con lui dialogo sulle riforme. Mettere in dubbio la nostra buona fede è stalinismo». «Ingroia non contestava la carta di intenti quando voleva allearsi con il Pd» «Grillo ha un brutto copione. Ma è un promemoria dei mali del paese» Daniela Preziosi N ichi Vendola, la sua Sel è intenzionata a partecipare alla manifestazioni di aprile della Fiom. Di certo qualcuno griderà al remake dei tempi dell Unione di Prodi, quando le forze della sinistra, in maggioranza, scesero in piazza contro un provvedimento del loro stesso governo. Che dopo un mese cadde. Non vedo analogie. I contesti sono riferibili a ere geologiche diverse. Eppure il tema della coesione della maggioranza è stato uno dei principali di questa campagna elettorale. Dobbiamo far leva sull evidente fallimento delle politiche dell austerità. Dobbiamo consentire la massima visibilità alla realtà. Hollande in Francia decide di non raggiungere l equilibrio di bilancio nel 2013 e questo non produce lo scandalo che si immaginava. Si sta consumando un ciclo, quello dell austerità, che ha dato i suoi frutti avvelenati: fa montare l onda populista, produce uragani sociali e politici. Ma Hollande ha dato il via libera all accordo bilancio Ue che lei ha giudicato «inaccettabile». Sì, ma se ci accontentiamo di registrare la debolezza della sinistra in Europa, è facile elencare le contraddizioni. Si tratta di darle più forza. Se Hollande non fosse solo in un Unione da tempo egemonizzata dal centrodestra potrebbe avere una voce più robusta. Ingroia si è rammaricato di un «poco aperto riconoscimento» di Rivoluzione civile. Voi avete GiorgioAiraudo, ex numero due Fiom, in lista. Con i metalmeccanici avete una relazione privilegiata? È sbagliato tirare la giacca a un sindacato peraltro giustamente così geloso della propria missione sindacale. Il problema, la centralità del lavoro, va ben al dilàdi unsingolo partito, persino diuna sola coalizione: dovrebbe riqualificare la democrazia e la politica. L ultimissima di Monti è: no alla sinistra prigioniera dell ideologia. È un giochino di prestigio: gli esponenti dell ideologia conservatrice si presentano come la tecnocrazia del bene. Loro non sono classificabili secondo le vecchie categorie e questo rende loro in dote una sapienza indiscutibile. Mail tecnocrate potrebbe finirein alleanza con voi, o in un patto di legislatura, come dice la carta di intenti? Dobbiamo concentrarci sulle riforme istituzionali, irrobustire la democrazia, dal sistema elettorale al federalismo al modello di bicameralismo. Su questo è inevitabile, direi auspicabile la convergenza con culture di ispirazione democratica ed europeista. Altra è la discussionesullepriorità. Permela prioritàèillavoro, e questo rappresenta una svolta di politica economicae sociale rispetto alle scelte di scuola liberista compiute finora. Dobbiamo sempre avere la consapevolezza di quello che sta accadendo. Si cominciano a vedere crepe vistose nella tenuta della questione sociale nel paese. Il tema è cosa bisogna fare per curare la democrazia. Il voto al centrosinistra l unica garanzia di essere autonomi da chi gioca la partita del condizionamento. E il voto a Sel rende più nitida la rotta e precisa la destinazione: giustizia sociale, civiltà del lavoro, conversione ecologica, cultura, scuola pubblica, università: ilcontrario di quello che siè fatto finora. Convergenze, dunque, con Monti, non patto di legislatura? Ingroia giura che il patto fra voi c è già. Abbiamo sempre distinto il terreno della riforma dello stato dall agenda di governo. Il resto è un argomento inventato. Quando Ingroia ha chiesto di allearsi con il Pd, da lì nessuno ha sollevato obiezioni sulla carta di intenti. Da quandoil Pdha detto no, sonostato bersaglio diunacampagna offensivae triste. Nella lotta politica il ricorso alla diffamazione, al sospetto, al fango vuol dire che siamo tutti contaminati dall immiserimento della politica. Non è un argomento scommettere sulla malafede di chi dissente da me. A proposito rapporto fra centrosinistra e Monti, il dubbio se diciate la verità va al di là delle polemiche a sinistra. Possiamo fingere di non vedere che è in corso una lotta politica, persino internazionale. È strabiliante quello di cui mi si incolpa. Dovrei agevolare il disegno di quella destra economica che non vuole che in Italia nasca un governo di progressisti. Ma c è una parte larga del popolo italiano, dell intellettualità, che la pensa come me. Può darsi che stiamo sbagliando. Ma non ci è neanche consentito il beneficio della buonafede? Questo è un residuo di stalinismo. A proposito di attacchi, è anche saltatafuori una suavecchia fotocon la giudice che l ha assolto. In ogni campagna elettorale ci sono schizzi di fango, ma nel mio caso continua il tentativo di mettermi nella posizione di difendermi. Stavolta è un tentativo patetico e io non voglio più difendermi. Grilloieri ha riempito dinuovo una piazza, mentre Bersani non ha fatto il pienone a Napoli. Grillo ha anche cacciato i giornalisti italiani. L insieme dei gesti di Grillo, l ostracismo verso i sindacati, i giornalisti, persino quelli precari, è un brutto copione. La sua è un onda forte e lunga. Farà una performance elettorale attorno al 20 per cento, dissanguerà i serbatoi di voto leghisti, calamiterà una parte importante della protesta. Nel sud, raccoglierà un disagio sociale tanto più grave perché al sudèstatanegata laparola, inquestianni. Un promemoria completo sull urgenza di un rinnovamento radicale. In parlamento meglio dialogare con Grillo o con Monti? Dovremo scoprire quest incognita assoluta che sono i candidati a 5 stelle. Al di là della propaganda, capiremo su cosa sono disponibili al confronto. Siamo in un passaggio drammatico. Grillo parla di «tsunami». Ingroia al manifesto ha detto: per un governo con Monti, meglio il caos, meglio tornare al voto. Quando si evoca il caos bisogna avere una cognizione precisa di cosa significhi dal punto di vista sociale, politico e culturale. Il caos in genere partorisce regimi autoritari e avventure belliche. Anche su questo c è da compiere una riflessione. Non lo dico come argomento ricattatorio: con tutti i suoi problemi, le contraddizioni, il fronte progressista al governo dell Italia cambierà immediatamente gli equilibri all interno dell Europa. C è chi parla di scenario greco. In Grecia il secondo voto, quello di giugno del 2012, a un mese dal primo, non ha portato a un governo progressivo. Infatti. Non scherziamo. Lo scenario greco è lo scenario Grillo. Leièstato ilbersaglio preferito di Monti e delle destre, che attaccano Sel per dimostrare che Bersani guarda troppo a sinistra. Sarà un sorvegliato speciale del prossimo governo. Quanto le peserà? La sinistra deve avere responsabilità nei confronti del paese. Siamo in un passaggio stretto. Quelli che vivono il richiamo della foresta del tanto peggio tanto meglio, un innamoramento dannunziano per la protesta demolitrice, non si interrogano troppo su quale possa essere il prezzo di uno tsunami. O del caos. Pronto a fare il vicepresidente del consiglio, o il ministro della cultura? Pronto a lavorare perché si metta in piedi una classe dirigente consapevole della necessità di restituire un orientamento civile e culturale a un paese che deve tornare a investire sul talento, lo spirito di innovazione, sulle giovani generazioni In Puglia chi raccoglierà la sua eredità? Lo vedremo. Saranno le primarie a deciderlo. La democrazia è l unico antidoto alle malattie della democrazia. Lu. Ma. U na volta era Aprile, undici anni fa, quando Nanni Moretti nel suo film supplicava Massimo D Alema di dire «qualcosa di sinistra», adesso invece è febbraio, e mancano due giorni alle elezioni. Si vede che è passato del tempo. Ilregista, lastessapersonacheurlò infaccia ai leader «con questi non vinceremo mai», diventando il simbolo di tutti gli scontenti di sinistra, oggi è più conciliante che mai, pur mantenendo la sua aria severa di sempre. IeriNanniMorettisièprestato afareda spallaa Pierluigi Bersani sulpalcodel teatro Ambra Jovinelli di Roma, proprio nella giornata che passerà alle cronache, se non alla storia, per l enorme manifestazione del M5S in piazza San Giovanni. Tanto basta per dare un po di sostanza a una fine campagna elettorale con poco slancio. «Sono qui - ha detto Moretti - perché, nonostante lo spot smacchiamo il giaguaro, voterò Pd. C è un tempo per criticare i propri amici, e per quanto mi riguarda questo dura da sempre, da almeno 40 anni. Ma non capisco chi mette sullo stesso piano, oggi, nel 2013, destra e sinistra». Il regista, adesso, spera di festeggiare «la liberazione di 60 milioni di persone ostaggio degli interessi di uno solo». E, anche se la situazione oggi si presenta un po più complessa di così - come se per il centrosinistra il problema fosse ancora e sempre uno solo, Berlusconi - Moretti si è limitato a chiedere almeno una cosa al futuro e ipotetico governo Bersani: «Non vorrei essere ripetitivo ma se dovessimo vincere questa volta, fatela una legge sul conflitto di interessi, ma non contro una persona, per tutti, per mettere sullo stesso piano tutti coloro che partecipano alle elezioni». L endorsement spettacolare all ultimo NICHI VENDOLA /FOTO EMBLEMA Pd/ IL REGISTA ALLA CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI BERSANI Moretti: «Voto Pd ma fate la legge sul conflitto d interesse» minuto deve avere messo di buon umore Pierluigi Bersani, in una giornata piuttostodifficilepertuttii partitiitaliani. Battute a parte - «la più bella che ho sentito è quella sulla moneta lombarda, io l ho ribattezzata il marone» - il segretario del Pd si è detto molto fiducioso sull esito del voto: «C è la possibilità di vincere, ho girato per la terza volta in pochi mesi l Italia, sono piuttosto stanco però noi abbiamo l arma atomica che altri non hanno, è il popolo delle primarie che ci farà vincere». Mario Monti, almeno in campagna elettorale, adesso è un avversario, anche se in grande difficoltà, Bersani lo sa - «non sta facendo faville» - e forse per questo non affonda troppo i colpi: «Con Monti abbiamo mantenuto la parola, siamo stati alleati fino all ultimo giorno. Se ce lo riconoscesse, ogni tanto... lo dico così, en passant». Anche l attaccoa Grilloèdirito, ma senza troppa animosità, anche perché dopo le scintille della campagna elettorale, toccherà farci i conti in parlamento. «Quando dico scouting dei parlamentari eletti con Grillo - spiega Bersani - non intendo compravendita dei parlamentari come ha fatto Berlusconi, voglio dire se discuteremo dei problemi del paese o aspetteranno gli ordini da fuori». E poi ancora, mentre piazza San Giovanni si stava riempiendo: «A differenza di quello lì che urla, io non scappo dalle domande. Sono figlio diunmeccanico, lui èunmiliardario. Siamo di gran lunga il primo partito: noi ci guardiamo in faccia, facciamo le primarie, stiamo fra la gente. Non mi preoccupa quando mi insulta, ma mi preoccupa quando dice che dobbiamo andare fuori dall euro, se vince uno così siamo nei guai dal giorno dopo».

3 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 3 5 Stelle URLA IL VENTO Il leader sul palco alle nove di sera. Lo chiamano «il ministro dei sogni». Casaleggio nascosto tra i candidati non parla: «C è il silenzio elettorale» I CARC: IL SOCIALISMO DOMANI, OGGI VOTIAMO GRILLO È l endorsemente più clamoroso di questa singolarissima campagna elettorale. I Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, misteriosi e anti-sistema al punto da attirarsi qualche (ingiusta) attenzione giudiziaria per la loro attività, questa volta si esprimono. E invitano a votare il Movimento 5 stelle perché, spiegano in un comunicato sul loro sito, «il successo del M5S avrà ripercussioni positive sulle mobilitazioni delle masse popolari in tutto il paese» e il movimento grillino potrà condizionare in parlamento «l azione del futuro governo». Da antagonisti a riformisti. SULL HOME PAGE DEL NEW YORK TIMES Notizia d apertura sull home page del «Nyt», sotto Pistorius. Titolo «Il messaggio antisistema rimbomba in Italia». Dopo il «Wall Street Journal», anche il quotidiano di New York e il «Washington Post» esprimono grande preoccupazione per l incongnita Beppe Grillo sulle elezioni italiane. «Il Movimento Cinque Stelle è il più forte partito di protesta mai visto in Italia, con un elettorato fluido e imprevedibile», è il ragionamento del giornale della capitale americana. Fisco /BERNA SMENTISCE: «ACCORDO LONTANO» Imu, la bufala di Berlusconi non pascola in Svizzera Eleonora Martini N essuna copertura dagli accordi fiscali con la Svizzera per il «rimborso» dell Imu promesso da Silvio Berlusconi agli italiani. La smentita è ufficiale e viene direttamente da Berna, contenuta in un documento con il quale la ministra delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf, ha risposto a un interrogazione della parlamentare socialista Ada Marra. «Anche nel caso di una ratifica degli accordi entro quest'anno, è difficile prevedere la loro entrata in vigore prima del 1 gennaio 2015», scrive l ex presidente della Confederazione elvetica del Partito borghese democratico che a fine 2012, in virtù della rotazione annua, ha lasciato il posto al consigliere federale dell Udc, Ueli Maurer. Tanto più che le trattative tra gli sherpa dei due Paesi confinanti si è arenata dopo il naufragio del cosiddetto modello Rubik sul quale sono basati gli accordi bilaterali per la tassazione alla fonte dei capitali esteri firmati con l'austria e la Gran Bretagna. Nel frattempo, sulla boutade delcavalierepropinata vialetteraallefamiglie italiane è arrivato ieri anche il fascicolo aperto dalla procura di Roma in seguito all esposto presentato dal candidato alla Regione Lazio nelle liste di Ingroia, Gianfranco Mascia. Dunque, quei quei 4 miliardi di euro necessari per il «rimborso» dell'imu sulla prima casa semplicemente non ci sono. E l uomo di Arcore si ritrova senza la carta con cui sperava di accaparrarsi qualche ultimo voto. Figuriamoci quindi la reazione di Marra a sentir parlare di miliardi o comunque di «cifre molto precise» riguardo i proventi che sarebbero giunti nelle case dello Stato italiano dopo l accordo bilaterale con la Svizzera: «Sono rimasta stupefatta ha raccontato ieri la 39enne deputata socialista del canton Vaud o siamo noi parlamentari svizzeri che veniamo presi in giro e tenuti all'oscuro dei negoziati, oppure è Berlusconi che prende in giro gli italiani». Così la consigliera nazionale ha chiesto GRILLO Il tour finisce in una piazza San Giovanni gremita. E con l apartheid dei giornalisti Sussurri e grida dallo tsunami DALLA PRIMA Andrea Fabozzi Il Cav si corregge: «La copertura dalla Cassa depositi e prestiti. O di tasca mia» delucidazioni al suo ministro delle Finanze: «Per quanto io sappia quest accordo non c è. O allora è un accordo segreto, cosa che non credo! scrive A me sembra necessaria un informazione ufficiale sul calendario dell accordo. Ne va della credibilità del nostro Paese che non deve diventare uno strumento di campagna elettorale». Nella risposta, Widmer-Schlumpf ripercorrele tappe dellatrattativa. Dopo i bastoni tra le ruote frapposti dal duo Berlusconi-Tremonti, «il 9 maggio 2012 la Svizzera e l'italia hanno rilanciato il dialogo bilaterale» riuscendo a «raggiungere dei progressi» in materia fiscale e finanziaria. «Tuttavia - prosegue la ministra a causa delle elezioni in Italia e dell'incertezza sulla composizione del nuovo governo, è attualmente difficile fare previsioni sulla data di conclusione dei negoziati». Non solo, quindi, vanno ancora definitecolnuovogovernoitaliano le condizioni quadrodell accordo, inpiù solo allorasi potrà verificare la consistenza dei patrimoni occultati nei forzieri elvetici. Senza dimenticare che l eventuale patto dovrà essere poi sottoposto al voto di entrambi i parlamenti. Infine, vista la montante opposizione ai patti fiscali nell opinione pubblica svizzera, bisognerà mettere in conto anche un referendum dagli esiti molto incerti. Da qui, la presa di distanza del ministro svizzero. Com era inevitabile, la notizia è deflagrata nell ultimo giorno di campagna elettorale. Mentre per il Pd e l Udc la Svizzera conferma la «bufala berlusconiana», il Pdl non demorde e passa al contrattacco: da Brunetta a Cicchitto è tutto un gridare contro i soliti media e la solita sinistra che travisano le «conferme» venute, invece, da Berna. Il Cav però non fa una piega e spara: per il patto fiscale con la Confederazione bisognerà aspettare «ancora qualche mese». Ma intanto «per la restituzione immediata dell'imu afferma c è l'accordo con la Cassa Depositi e Prestiti». E in ogni caso, gigioneggia in video, ne «risponderò ai cittadini personalmente con i miei soldi». Viene da Altamura, lavora in ospedale ed è un ex elettore di Vendola, «sulla sanità mi ha deluso». Il Che con Grillo che dice «l antifascismo non mi compete»?, chiediamo. «Era un rivoluzionario, la nostra è una rivoluzione, starebbe con noi». Alle quattro solca la piazza Gianroberto Casaleggio. Nessuno lo riconosce. Proviamo a fermarlo. Non si ferma: «Sono in silenzio elettorale». Ribadisce il concetto un tizio che l accompagna, piazzandosi in mezzo. Ma è ovviamente una sciocchezza qualsiasi. E ancora venerdì e lui non è candidato. Funziona così con i giornalisti, vil razza dannata. Il servizio d ordine li tiene lontani. Vecchia storia: «Hanno deciso cosìa Milano». Casaleggio, lui. Sotto al palco solo la stampa estera. E Sky. Spintoni, carabinieri, proteste. A noi capita un pass «ospiti». Ma serve a poco. Meglio la piazza. C è un candidato di Perugia, Gabriele Alfano, insegnante elementare. E settimo in lista al senato, poche chance, ma alle «parlamentarie» online ha preso solo 17 voti. «Guarda che il primo ne ha presi 50». E sarà senatore. Primarie. Alfanoin passatosiè astenuto, «stavolta vinciamo, il Pd non ha più presa sul territorio». C è un problema con la bandiera italiana. Impalla la telecamera. Sottoalla bandiera italiana c è un gruppo di Minturno. Tutti uomini, commercianti, ex elettori di destra, eccoli. Tommaso Romano è l unico che può dire di essere già stato a un comizio qui a San Giovanni. Ma era un comizio di Berlusconi. Voterà il 5 Stelle anche perché sul cellulare ha una foto con Grillo del 98, a Verona, una riunione del mobilificio Colasella con i venditori. Allora Grillo faceva cose così. «Ah, io lo conosco bene». Un altro ex di destra - «almirantiano» - lo troviamo sotto lo striscione di Terni. Ma sullo striscione c èuna vecchia pressa dell acciaieria e chi lo regge è un ex sindacalista Cisl della Tyssen, Paolo Cassetta: «Il sindacato è diventato una casta, come i partiti». Sul palco, mentre si aspetta Grillo, salgono un po di candidati. Quelli bravi a parlare. Alessandro Di Battista, giornalista romano: «Stateci col fiato sul collo quando andremo in quella vasca di squali che è il parlamento». Davide Barillari, candidato presidente in Regione Lazio: «Adesso basta, dobbiamo governare». Prima ci aveva detto: «Prenderemo tra il 20% e il 30%, di meno no». La folla a un certo punto diventa fittissima. Manca un ora all arrivo di Grillo ed è impossibile muoversi, Malori, bambini che si perdono. A tratti sale il coro «Tutti a casa». Uno striscione: «Populisti presenti». Lo regge un ragazzo abruzzese, di Giulianova, Giorgio Egidio. «Ma si fa per scherzare». Dietro di lui Guerino, pensionato romano. Strappa i santini di Gramazio che ha preso in cassetta uscendo da casa. «Figurarsi, io votavo Pci». E adesso Grillo, anche se «è un po confuso, ma dietro di lui ci sono esperti bravissimi». Chi? «Non lo so». Stefano Fornari, consigliere comunale a Parma. «Pizzarotti in difficoltà? Può essere». Ci sono già i delusi? «Guarda, magari qualche voto lo perderemo ma solo perché abbiamovolutoapprovare il bilancioprima delleelezioni, per correttezza». Gianina Ciancio, 22 anni, e già deputata regionale in Sicilia. Dove contro il Muos si sperimenta un rapporto di collaborazione tra movimento e Crocetta: «Merito nostro, l abbiamo incalzato». IL COMIZIO DI GRILLO IN PIAZZA SAN GIOVANNI A ROMA /FOTO EMBLEMA Tra ex almirantiani e guevaristi convinti un popolo senza partito e con un unico obiettivo: battere qualunque casta e fare il funerale alla «vecchia politica» In San Giovanni passa un funerale. (Niente Togliatti né Berlinguer). E unamascherata dei modenesi, è morto il «vecchio politico». Tipi strani non mancano: uno è vestito da D Artagnan, un altro porta la croce, un altro ancora ha le prove che Grillo discende da Garibaldi. Nadil, tunisino, è in Italia da 9 anni, vorrebbe votare, voterebbe Grillo. La sua teoria è che sarà una rivoluzione. Come in Tunisia, «ma qui c è una tradizione di democrazia, in Italia non finirebbe come da noi». Grillo in coda, lo prendiamo in parola. Alle nove meno venti il camper che era parcheggiato da orein un vicoloa due passicomincia a muoversi. Attraversa la folla, piano. Dal palco lo chiamano: «Il ministro dei sogni», «il nostro faro». Arriva. Telecamere sullo sportellodel camper-camerino. C è anche Casaleggio, sta nascosto dietro la fila dei candidati. Grillo comincia. Troppo tardi per noi. Ma è già successo. PAURA GRILLINA Dal rischio Grecia al pericolo Black bloc Gli appelli contro ROMA «N on ci si spaventa per piazza San Giovanni. Chi ama la politica non si spaventa mai, combatte». Il leader dell Udc Pier Ferdinando Casini indossa la cintura di sicurezza, pronto a affrontare lo tsunami. Ma prima, fa un appello: «Votare Grillo è un autentico atto di autolesionismo. Il Paese rischia di sprofondare, i sacrifici fatti rischiano di essere inutili e la gente di avere dal voto di protesta pessime conseguenze». Non sarà spaventato, Casini, ma certo non intende essere rassicurante. Del resto, nell ultimo giorno di campagna elettorale è la mega manifestazione del Movimento 5 stelle a san Giovanni a imporsi sulla scena. E gli altri leader - complici sondaggi formalmente impubblicabili ma evocati in ogni occasione (la lista di Grillo è l unica con il segno +, le altre sono stabili o calano, si ripete da giorni) si trovano a chiudere la corsa verso le urne giocando di rimessa. Un rischio Grillo? «Il rischio Grecia ce l avevamo nel novembre 2011 e siamo riusciti a sventarlo con tutta la comprensione e i sacrifici degli italiani. Sarebbe terribile ricascarci. Spero di no», risponde Mario Monti. «Comprendiamo le ragioni dell antipolitica, ma bisogna anche dire che Grillo è figlio di Berlusconi e dell odio della seconda Repubblica. Lo è nei modi, nei contenuti, nel disprezzo della realtà», rincara il ministro uscente Andrea Riccardi nel comiziodi chiusuradi SceltaCivicaaNapoli. E il candidato premier del centrosinistra Pier Luigi Bersani, che pure intende fare scouting tra i grillini, anche lui tira fuori la Grecia: «Io capisco benissimo chi è arrabbiato e siamo arrabbiati anche noi. Ma dove vogliamo portarlo questo disagio e questa protesta? Benissimo, andiamo in Grecia e oltre ma già adesso, domani mattina». E Walter Veltroni: «Quest Italia in recessione davvero non può essere governata sulla linea dello scioglimento dei sindacati o dell uscita dall euro». Ancor più preoccupato è Silvio Berlusconi, che evidentemente qualche segnaledai suoi sondaggi lo ha avuto. Figurarsi, «io non temo nessuno - premette - ma Grillo è pericoloso per il Paese», può approfittare «della delusione che molti elettori moderatihanno provato». Ma i moderati non ci caschino, perché «nella scatola chiusa» delle liste dei candidati di Grillo «più dell 80% è dell estremissima sinistra, No Tav, centri sociali e black block». LE REAZIONI DEI MEDIA «Minaccia la libertà di stampa», «È la selezione della razza» Una «intenzionale limitazione alla libertà di stampa». Alla stampa estera, unica ammessa al backstage da Beppe Grillo insieme ai giornalisti di Sky, non è piaciuto l invito esclusivo. «L associazione - scrive il presidente Tobias Piller in una nota prendendo le distanze - non ha niente a che fare con le decisioni del Movimento Cinque Stelle e di Beppe Grillo sull esclusione di giornalisti italiani dalla copertura della manifestazione a piazza San Giovanni. Anzi, critica questa decisione come una intenzionale limitazione alla libertà di stampa». Nel senso che la manifestazione «era importante soprattutto per i media italiani che riferiscono sulla campagna elettorale agli elettori italiani. Perciò, limitare le possibilità di lavoro dei media italiani nuoce anche alla libertà di informazione degli elettori italiani». Tre ore di parapiglia, momenti di tensione, lo staff dei grillini chiama le forze dell ordine. Attese e trattative e poi, grazie all intervento della polizia viene consentito l accesso al palco anche per i cronisti italiani. Poi un nuovo stop. Il «vaffa» di Grillo ai media ormai risuona nelle cronache in presa diretta. «Quando si nega ai giornalisti italiani e li insulta, accettando solo quelli stranieri, Grillo rivela solo i propri nervi scoperti», commenta con sdegno il segretario della Federazione nazionale della stampa Franco Siddi. Toni più accesi dall Ordine dei giornalisti. «La selezione della 'razza'. Ora la fa Grillo: al palco a San Giovanni potranno accedere solo i giornalisti stranieri e quelli di Sky. Una vergogna. I giornalisti non hanno diritti speciali, ma doveri da onorare... La selezione degli amici o presunti tali è un rito deteriore di quella politica che Grillo depreca a parole, ma pratica con le sue scelte», ci va giù pesante il presidente dell Odg, Enzo Iacopino. Anche l Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, condanna e invita «tutte le testate della Rai a non utilizzare il segnale messo a disposizione dall unica tv italiana ammessa sul palco di Grillo, pur ringraziandola per l offerta».

4 pagina 4 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 LAVORO MANIFESTAZIONE DELLA CGIL /FOTO LARUFFA E LA VERDE - AGF QUI SOTTO SUSANNA CAMUSSO Antonio Sciotto ROMA C osa farebbe la Cgil, se toccasse a lei scrivere il programma del prossimo governo? La segretaria generale Susanna Camusso non ha dubbi, e ha una sua personalissima ricetta non solo per tutti i 5 anni della legislatura, ma addirittura per i primi 100 giorni. Che poi, «personale» si fa per dire: perché la condivide con (almeno) persone, cioè gli iscritti al suo sindacato (dati freschi freschi, diffusi ieri). Senza contare, ovviamente, i simpatizzanti. «Il primo atto in assoluto, da approvare al primo consiglio dei ministri, dovrebbe essere il finanziamento degli ammortizzatori sociali spiega E subito dopo un piano per l occupazione, per creare sviluppo e lavoro: sarebbe utile che il nuovo esecutivo aprisse un tavolo con le parti sociali. Ancora, tra iprovvedimenti dei primi cento giorni, metterei l abrogazione dell articolo 8, quello che permette agli accordi aziendali di derogare alle leggi e ai contratti nazionali. Un azione semplice e veloce, che non costa niente. Come non costerebbe nulla un altra legge, che sarebbe veramente un bel segnale: istituire nuove norme sulla rappresentanza sindacale, tema su cui stiamo già lavorando con Cisl, Uil e Confindustria per arrivare a un intesa, sulla falsariga dell accordo del 28 giugno». Ecco il quadro delle richieste Cgil, piuttosto chiaro. Perché al contrario, quello An. Sci. C è chi chiede più borse di studio, e chi un accordo politico per abbassare i prezzi del carrello della spesa. C è anche chi chiede diabrogare le leggi varate dalla ministra Fornero, e chi infine il ripristino integrale dell articolo 18. I rappresentanti del sindacato si preparano al «nuovo corso» che si definirà la settimana prossima, quando il quadro politico cambierà (comunque vada) e si dovrà formare un governo che, «amico» o no, sarà comunque (insieme alle imprese) la principale controparte. Allora abbiamo fatto un giro tra alcuni sindacalisti, per capire che aria tiri: cosa chiedano per i primi 100 giorni, cosa per i prossimi 5 anni, e che idea si siano fatti dei futuri equilibri politici. Carla Cantone, segretaria Spi Cgil (i pensionati, ben 2,99 milioni di iscritti) indica 5 priorità assolute, da realizzare prima possibile: «I miei primi cento giorni? Idealmente il nuovo governo spiega dovrebbe ripristinare i fondi perla sanitàe inonautosufficienti, e abolire i ticket per le fasce medio-basse. Poi dovrebbe cancellare il blocco della rivalutazione delle pensioni; aprire subito un tavolo con le organizzazioni dei pensionati; tradurre in una legge applicativa l articolo 39 della Costituzione, quello sulla rappresentanza sindacale». L ultima «richiesta» Spi la teniamoa parte, perchéè originale e non l ha citata che Carla Cantone: «Si dovrebbero abbassare i prezzi dei prodotti di prima necessità, con un accordo con governo e Camusso: ecco i nostri primi cento giorni Abrogare l articolo 8, nuova legge sulla rappresentanza. Ammortizzatori sociali e un piano per creare occupazione. La Cgil detta la sua agenda al governo che verrà POST VOTO Fondi a scuola, ricerca e sanità. E Fiscal compact Dal supermarket all articolo 18 le priorità dell «altro» sindacato Cosa chiedono al futuro governo Cantone (Spi), Rinaldini, Pantaleo (Flc) e Tomaselli (Usb) grande distribuzione. Ci sono 6milioni di persone chevivono con meno di 700 euro al mese e i carrelli della spesa sono sempre più vuoti». Quanto a una possibile alleanza Bersani-Vendola-Monti, Cantone dice «no grazie»: «Gradirei ci fermassimo a un Bersani-Vendola», conclude netta. Su un altro fronte troviamo l Usb, ilsindacato dibasecon circa 200 mila iscritti. «Dobbiamo capire che il problema sta a monte spiega Fabrizio Tomaselli, dell esecutivo nazionale Se prima non ridiscutiamo il Fiscal compact ei trattati europei, che ci mettono in mano alle banche, è inutile ipotizzare patrimoniali o altri mezzi per ottenere risorse. Il Fiscal compact ci impone di trovare 50 miliardi da qui al 2014 per il debito e sempre con l ottica del rigore, quindi finché non si cambia quello non si possono mettere in campo investimenti. Io chiederei quindi che le sinistre propongano un referendum su quei trattati». Al futuro governo, l Usb chiederà «l abrogazione delle riforme Fornero su pensioni e lavoro, con il ripristino dell articolo 18 pieno»; «l abrogazione dell articolo 8 di Sacconi», e «una legge sulla rappresentanza che tuteli tutti»: «Perchénoncipiace l accordo del 28 giugno confederali-confindustria, e anzi il 13 marzo presenteremo la nostra alternativa». E il voto? «Non diamo indicazioni, ma segnalo che Ingroia, i grillini e Ferrando sonostatigliunici aincontrarci, mentre la Carta di intenti Pd- Vendola mi pare una fotocopia dell agenda Monti». Tornando alla Cgil, sentiamo Domenico Pantaleo, segretario Flc (scuola, ricerca, università, 198 mila iscritti): «Come primo punto spiega chiederei diallineare le spese per il nostro settore alla media Ocse: servono 16 miliardi di euro aggiuntivi in 5 anni. Poi si dovrebbe sbloccare la contrattazione, da noi come in tutto il pubblico impiego; stabilizzare i precari, solo nella scuola sono oltre 180 mila; metteresuun Pianonazionale per le infrastrutture di scuole, università e laboratori di ricerca; e infine un reale diritto allo studio, non solo all università, ma anche nei licei, perché ormai le scuole chiedono i soldi alle famiglie per andare avanti». Quanto al voto e alle future alleanze, anche Pantaleo non dà indicazioni: «Mi permetto di segnalare dice però che il programma di Bersani e Vendola è totalmente incompatibile con quello di Monti». E infine la minoranza Cgil, con Gianni Rinaldini: «Per far tornare al centro il lavoro e i diritti spiega bisognaessere alternativi al montismo e al berlusconismo. Bisognerà prima di tutto cancellare l articolo 8 e ripristinare pienamente l articolo 18, oltre ad affrontare i temi dello sviluppo, delle piccole e medie imprese e della precarietà». Gianni Rinaldini non fa mistero su chi voterà, lo ha dichiarato da tempo: «Voterò Rivoluzione civile». Adriana Pollice POMIGLIANO D ARCO (NAPOLI) S e chiedi come si orienterà il voto degli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d Arco le risposte in parte cambiano, su una sola cosa sembrano tutti d accordo: nessuna croce sulla lista Monti. Ciro D Alessio è uno dei 19 operai Fiom che il Lingotto paga per stare a casa, è convinto che le promesse elettorali di Berlusconi sull Imu possano rosicchiarequalche votoagli indecisi o al Movimento 5 Stelle, ma la maggior parte delle preferenze andranno verso sinistra: «Non posso pensare di votare il Pd che ha appoggiato la modifica dell articolo 18, la riforma dell età pensionabile, sostenuto il governo dei tecnici. È davvero troppo. Molti operai credo voteranno per il nostro collega e compagno Antonio Di Luca (anche lui tra i 19 della Fiom, ndr) che si presenta con Rivoluzione Civile. Certo ci sono anche altri nostri compagni di sindacato, come Giorgio Airaudo e Giovanni Barozzino, che sono candidati con Sel. Io non credo che si possa cambiare il Pd dall interno ma se ci sono persone che stimo, in grado di accettare la sfida, sono loro. Spero che tutti, anche Giovanna Marino in Sicilia candidata di Rc, entrino in Parlamento per portare le ragioni dei lavoratori. Grillo invece non mi piace: cancellare il finanziamento pubblico ai partiti e all editoria, ad esempio, non lo condivido affatto». Stefano Birotti è anche lui operaio Fiom di Pomigliano e anche a lui i grillini non piacciono: «Tre, quattro anni fa lo ascoltavo con interesse poi sono arrivate le dichiarazioni sui migranti e mi sono cadute le braccia, mo è arrivata anche l apertura a CasaPound quando andiamo ai cancelli al cambio di turno molti sono con Antonio Di Luca, conoscono le sue battaglie. Non credo che ci sarà molto consenso per il Pdl tra gli operai, per Monti non ne parliamo proprio». Al loro compagno Aniello Niglio, invece, il voto a Grillo un po fa paura: «Ho fatto volantinaggio anche in altri stabilimenti, alla Fiat Avio erano tantissimi che dichiaravano di votare M5S, magari lo dicevano perché adesso è trendy. Credo che siano il sintomo di una certa demagogia politico, come è ovvio, non si potrà definire prima del 26 febbraio. E forse, anzi, necessiterà di ancor più tempo per dirci chi andrà al governo. Questo Susanna Camusso lo sa, e se si dice «disponibile a sedersi a qualunque tavolo la Cgil sarà invitata», cosa ben diversa è stabilire già ora se firmerà accordi o no: «Quello lo dice sempre il merito. Per un Patto come quello del 1993 ci vogliono le condizioni, e poi già la parola "Patto" oggi appare inquinata, come "Riforme". Diciamo che noi siamo già seduti, ma per il resto non si firma nulla che non ci piaccia, non siamo per i patti a prescindere». Alla conferenza stampa di ieri, convocata per presentare i nuovi dati del tesseramento Cgil, il manifesto ha posto domande precise a Susanna Camusso, che riportiamo in formato di intervista per vivacizzare la lettura. LaCgil direcenteha presentato il «Piano per il lavoro». Se non dovesse formarsi una maggioranza stabile Bersani-Vendola, che immagino sia quella chevoivi auguriateper tradurrein realtà il Piano, a chi dovrebbero guardare il Pd e Sel per un alleanza? A Monti, che voi avete contrastato, o magari ai grillini, tra cui è probabile ci siano parecchi vostri iscritti? Innanzitutto chiederei cautela nell assegnare questo o quell iscritto della Cgil a uno schieramento politico o all altro: sead esempioandassimoa guardare nel Nord Italia, troveremmo parecchie sorprese sul rapporto tra le posizioni sindacali, diciamo così, e il collocamento politico. Detto questo, non sta al sindacato dare indicazioni alle forze politiche sulle loro possibili alleanze. Dico solo che noi abbiamo il nostro Piano, e che lo porteremo all attenzione di qualsiasi governo, qualunque sia il suo colore. E se non avremo risposte che ci soddisfano, ci mobiliteremo, come sempre abbiamo fatto. Cosapensatedi fare rispetto all articolo 8, la legge voluta da Sacconi per accontentare Marchionne e la Fiat? Abbiamo una risposta molto semplice: l articolo 8 deve essere abrogato, già nei primi 100 giorni del governo. C era anzi già una legge pronta alla Camera. E sull articolo 18, vostro classico cavallo di battaglia? Il «compromesso Fornero», che tiene conto anche delle posizioni del Pdl, al Pd va bene. Voi pensate che si debba reintervenire? L articolo 18 per noi non è l emergenza, visto che a licenziare più che la discriminazione, in questo momento, è tragicamente la crisi. Le priorità sono il lavoro e l occupazione. Da un lato, con l attuale formulazione si è certamente respinta quella peggiore che veniva proposta, ma è anche vero che non era questa l ipotesi portata avanti dal sindacato. Diciamo che se dovesse aprirsi un nuovo cantiere sul lavoro e la precarietà, come noi ci auguriamo, noi torneremo a dare il nostro contributo su questo tema. Sul salario minimo stabilito per legge la Cgil è sempre contraria? Eppure lo hanno quasi ovunque in Europa. È vero che c è quasi ovunque, ma c è però una cosa che non si dice mai: che initalia abbiamounavanzatosistema di contrattazione, con primo e secondo livello, e che il salario minimo, così come è pensato e sollecitato dalla Ue, depotenzierebbe la contrattazione. D altronde la Ue sul tema è piuttosto pesante: da un latospingeperilsalario minimo, dall altro dice che c è troppa contrattazione e chiede più «aziendalizzazione». Non siamo ideologicamente contrari al salario minimo, diciamo solo che oggi stando così le cose troviamo più responsabile includere i precari nei contratti, piuttosto che deresponsabilizzarci e lasciare tutto alla legge e ai suoi automatismi. E cosa pensate del reddito di cittadinanza? Assicurare a tutti, anche se non lavorano, una somma base per vivere. Proposta che nelle piazze ha successo, ad esempio con Grillo. La Cgil è stata e resta un organizzazione lavorista, che crede nella dignità del lavoro e punta alla piena occupazione. Così come è proposto non ci convince, ma non siamo contrari e anzi le abbiamo appoggiate a ipotesi come quelle sperimentate in Campania o nel Lazio, anche se poi si sono concluse o non sono mai state avviate per mancanza di finanziamenti: un reddito per uscire dalla trappola della disoccupazione, che affligge soprattutto donne sole e giovani, ma finalizzato a un inserimento lavorativo. E poi, chiave di tutto, l istruzione: assicurarla realmente a tutti aiuterebbe molto. Pomigliano /«MAI MONTI», I METALMECCANICI E L INCOGNITA 5STELLE Fiom tra Sel e Ingroia, tute Cisl tendenza Pd I TESSERATI Prima la Filcams, 10 euro in meno per iscritto È un quadro di «crisi» quello che viene fuori dall ultimo rapporto sul tesseramento Cgil: non tanto della Cgil in sè, quanto piuttosto il fatto che si rispecchiano nelle tessere le difficoltà del mondo del lavoro. Il sindacato chiude comunque «in attivo»: +0,49% degli iscritti, contro i del Ovvero, tessere in più, ma la Cgil sottolinea che «i nuovi iscritti» sono un milione, nel senso del ricambio tra chi non aderisce più e chi si iscrive per la prima volta. Si registra invece una perdita nelle risorse: la tessera «media» nel 2011 costava all iscritto tra gli 80 e i 90 euro, oggi costa tra i 70 e gli 80, perché il reddito medio è diminuito. Prima categoria tra gli attivi diventa la Filcams (+8,1%, 432 mila iscritti), seconda la Fp, terza la Fiom. Giù pesantemente l industria (-8%). Crescita maggiore nel Nidil (+16,2%), ma il 70% dei 70 mila iscritti non avevano un contratto al momento della rilevazione. dilagante». Tra i lavoratori Fim, invece, il voto sembrerebbe orientarsi soprattutto verso il Pd: «Gli operai sono delusi dagli ultimi governi che non hanno fatto nessun investimento nelle politiche industriali, solo promesse - spiega Michele Liberti dei metalmeccanici della Cisl -. E non sono piaciute neppure le parole di Grillo sui sindacati, in molti mi hanno detto si vede che non ha mai fatto lavori pesanti, che non è mai andatoin un Caf. Quelli più estremisti si divideranno tra Sel e Rc, ma voteranno soprattutto Pd un po per tradizione e un po perché hanno paura di un governo instabile. Qui al sud le immagini della Grecia fanno paura». Gerardo Giannone è uno degli operaiche hafirmatoil contratto Fabbrica Italia Pomigliano, adesso è confluito in Fiat Group Automobiles, nel suo repartolavoranoin 230: «Ogni giorno chiacchieriamo di questo, credo che il 40% delle preferenze andrà al centro sinistra, il 35% a Grillo, gli spiccioli agli altri. I lavoratori non iscritti alla Fiom non vedono bene Rivoluzione Civile, chi è incazzato vota M5S. Alle comunali a Pomigliano hanno votato Pdl perché non ne potevano più del vecchio sindaco Pd ma adesso molti sceglieranno Bersani e Vendola. L incertezza politica fa paura, meglio sapere con chi prendersela. Monti qui è completamente fuori gioco».

5 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 5 POLITICA UNIONE EUROPEA Bruxelles lancia l allarme disoccupazione: entro il 2014 salirà al 12%, grande assente la crescita Per l Italia la ricetta resta l austerità Avvertimento alla prossima maggioranza: «Continuate con rigore e riforme» Roberto Ciccarelli A ventiquattr'ore dalle elezioni politiche italiane non poteva mancare la perla di saggezza del commissario europeo agli affari economici Olli Renh, l'estensore della lettera di licenziamento in 37 punti recapitata a Silvio Berlusconi a ottobre 2011, comprensiva della richiesta di aumento delle tasse universitarie, dell'estensione delle prove Invalsi agli esami di maturità, della riforma delle pensioni e del lavoro, puntualmente applicate. Rehn, che Paul Krugman ha definito austero e isterico, «austerico», si è detto fiducioso di un «ritorno moderato della crescita» a fine anno, frutto di un «graduale riacquisto della fiducia» dei mercati finanziari. Amante delle iperboli, credente nelle virtù paradossali dell'«austerità espansiva», ieri Rehn ha annunciato la crescita dell'economia della zona euro nel Una rapida ricerca in archivio permette di osservare l'apprensione crescente nella Commissione. Ad ogni annuncio della ripresa, il traguardo si sposta sempre più avanti. L'araba fenice era stata intravista già due volte nel 2010 (a marzo e a settembre), altrettante nel Quest'anno Rehnha pensatobene dirinviarla al 2014, seguendo le indicazioni della Bce di Mario Draghi. Sulla sua strada c'è un solo, piccolo, problema. Nel 2013 la disoccupazione in Italia resterà all'11,6%, l'anno prossimo salirà al ANTITRUST Rc auto troppo cara e inefficiente Le assicurazione Rc auto in Italia sono troppo care rispetto alla media europea. Lo denuncia l indagine dell Antitrust dove si apprende che i premi Rc auto crescono più velocemente rispetto a quelli degli altri paesi europei. Il premio medio è più del doppio di quelli di Francia e Portogallo, supera quello tedesco dell 80% e quello olandese del 70%. La crescita dei prezzi per l assicurazione tra il 2006 e il 2010 è stata quasi il doppio di quella della zona Euro e quasi il triplo di quella registrata in Francia. L Italia si caratterizza per la frequenza dei sinistri e per il costo medio più elevato nell Ue, quasi il doppio di quello francese e il 13% in più della Germania. L Antitrust spiega i prezzi alti per la scarsa concorrenza tra le compagnie assicurative. Il tasso di mobilità tra una compagnia e l altra è ancora basso, intorno al 10%. I consumatori non riescono a sfruttare le possibilità offerte dai premi perché non le informazioni sono di difficile accesso. Le provincie dove sono stati riscontrati gli aumenti più significativi sono quelle del Centro-Sud. Inutile è stato il ricorso alla «scatola nera», gli oneri sono a carico dei clienti e questo ha bloccato la diffusione di questo strumento. Sulle strade italiane, denuncia il Codacons, circolano circa 4 milioni di vetture senza assicurazione. LA SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO A STRASBURGO 12%. Negli ultimi quattro anni la crisiha prodottoalmeno 800mila disoccupati in più. Una confutazione più clamorosa della riforma Fornero non poteva esserci, ma di questo nel report della Commissione non c è traccia. Mai confutare il ministro di un governo fiduciario del verbo austerico. In compenso ci hanno pensato i suoi custodi nazionali: da Berlusconi a Monti, fino alle propaggini del Pd che ha votato il governo tecnico, tutti ripetono da mesi che quella riforma è inutile per contrastare la disoccupazione. Anche il 2013 sarà un annodi recessione. Il Pil italiano calerà ancora dell 1%, dopo il 2,2% del Non accadeva dal Dopo cinque anni di tagli, quelli di Tremonti e di Monti, l'italia è tornata indietro di 30 anni. «Stiamo preparando la strada della ripresa ha intimato Rehn dobbiamo mantenere questo ritmo di riforma». «È il segno di una disperazione crescente» gli ha risposto Krugman qualche giorno fa, dopo che il grafomane Rehn ha inviato un altra lettera ai ministri delle finanze europei per annunciare il raggiungimento di un traguardo inesistente. Il Nobel per l economia sostiene che la disoccupazione è il prodotto dell austerità. Un pensiero che non sfiora invece la Commissione secondo la quale «i livelli di disoccupazione restano inaccettabilmente elevati nell'ue e ancor di più in quegli stati membricheaffrontano ipiù grandi aggiustamenti necessari». Queste parole scandiscono la prospettiva, che attende qualsiasi maggioranza uscirà dalle urne lunedì. L'aggiustamento strutturale ha migliorato la situazione del deficit rispetto al Pil (2,9% nel 2012, saràdel 2,1% nel 2013e nel 2014). Il disavanzo dovrebbe rientrare nella media prestabilita, allontanando l'italia dalla procedura del default già adaprile, a condizione che il prossimo governo rispetti i patti. Secondo il «codice Rehn» il governo italiano dovrebbe applicare alla lettera il fiscal compact votato in Costituzione: abbattere il volume del debito del 20% annuo, all'incirca45miliardi dieuro per raggiungere la soglia del 60% stabilito dal Trattato di Maastricht. Una cura che allungherà la recessione, moltiplicando ancora la disoccupazione. Davantia questa tragica determinazione i principali aspiranti al nuovo governo, Bersani e Fassina del Pd tremano. Chiedono di «allentare il patto di stabilità interno per avviare cantieri per 7,5 miliardi di euro». Puntano al sostegno della Francia di Hollande che ha ottenuto dalla Merkel di nonessere perseguitata dallesanzioni del Fiscal Compact. L Italia del futuro aspira ad imitare l opportunismo francese in attesadella clemenza che i tedeschi riservano ai «cugini». Un altro esempio di disperazione nel teatrino europeo della crisi. Riccardo Chiari SIENA L a valanga Mps sta travolgendo un altro protagonista della vita senese degli ultimi quindici anni. Per Sergio Ceccuzzi il colpo finale potrebbe essere stato l avviso di garanzia ricevuto insieme a Giuseppe Mussari dalla procura di Salerno, per un presunto concorso in bancarotta «per dissipazione» legato al fallimento del pastificio Amato, cui il Monte aveva concesso un finanziamento da 17 milioni di euro nonostante una crisi aziendale già evidente. Oppure può aver pesato l osservazione di Giuseppe Guzzetti - «Su Mps si sapeva da tempo che finiva così» - con cui il presidente della Fondazione Cariplo e dell Acri ha fotografato quanto accaduto a Siena negli ultimi anni. Per certo l ex e ricandidato sindaco di Pd e Sel alle comunali di maggio non è più sicuro di voler andare avanti. Nel suo stesso partito non mancano i dubbi, nuovamente emersi con l improvviso forfait di Stefano Fassina dal comizio elettorale del Pd nella città del palio. «Sono totalmente estraneo alla vicenda del pastificio Amato - replica Ceccuzzi - si tratta solo di una cena pubblica che risale al 2006, e sulla quale fornirò ognichiarimento». Ma così nonsi può andareavanti: «Ho già maturato un orientamento, sul quale sto ragionando con il partito comunale, provinciale e regionale, nell interesse prioritario di Siena e dei senesi». Ceccuzzi rinvia a dopo le elezioni la decisione finale. DIALOGO CON IL MINISTRO DELLA COESIONE Barca al futuro governo: rilanciare lavoro e welfare Duccio Zola D i fronte a una campagna elettorale poverissima di contenuti, un utile contrappunto viene dai quaranta interventi che animano il dibattito «La rotta d'italia» promosso da sbilanciamoci.info (www.sbilanciamoci.info/sezioni/alter/la-rotta-d-italia) sulle politiche che potrebbe realizzare il prossimo governo. Una replica di rilievo è ora arrivata da Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti. Un punto di vista istituzionale, che non condivide, nell approccio di Sbilanciamoci!, «il giudizio sommario espresso sul governo Monti, né l equidistanza politica espressa dalla coalizione fra Pd e Sel e dalla lista Rivoluzione Civile». Ma un intervento che entra nel merito delle molte proposte avanzate sulla «rotta d Italia». Sul quadro europeo Barca concorda con l esigenza espressa dalle proposte di Sbilanciamoci! di una politica di rilancio dell economia: «uno dei grandi errori del trentennio liberista scrive il ministro è avere dichiarato finito il ciclo economico, e avere abbandonato le politiche anticicliche». Politiche della domanda, quindi, ma anche lavoro, partecipazione e innovazione: parole chiave che per Barca devono orientare l'azione politica del prossimo governo. Per questo, è necessario ristabilire «la centralità del tema del lavoro, e del lavoro deigiovani: l unica prospettivadi sviluppo capace di coniugare crescita economica e inclusione sociale è quella che si pone chiari obiettivi di aumento dei tassi di occupazione». Si tratta di un'indicazione che va perseguita con il contributo dei corpi intermedi, e in particolare dei sindacati, «non per concordare al ribasso condizioni di pace sociale», quanto piuttosto come «possibili pilastri di alleanze, ma anche portatori di elementi di conflitto che spinga al superamento di vecchi equilibri». Il metodo per la sperimentazione di nuove politiche che Barca propone è quello della programmazione a scala territorialedelle politicheperla domandae il lavoro («nonpiùsussidi e defiscalizzazioni»), con una forte attenzione alla qualità dei risultati e dei servizi prodotti dall'intervento pubblico: «La valorizzazione di una domanda pubblica qualificata, che privilegi i consumi collettivi» e che sia guidata dalla valutazione dei suoi effetti concreti sulla vita dei cittadini. Barca critica i tagli lineari alla spesa pubblica delle passate manovre di bilancio e propone un processo partecipato e trasparente di revisione che possa spostare risorse dagli impieghi più inefficaci e lontani dai bisogni dei cittadini a quelli che possano rilanciare un welfare universalista e inclusivo. Nessuna timidezza, infine, sulle responsabilità della politica: l assenza «diuna reazioneallacrisi, diunagestioneintenzionaledell economia, di una ricetta per rilanciare lo sviluppo, proviene anche e soprattutto dall assenza dei partiti». La raccomandazione è che gli stessi partiti tornino alle proprie funzioni di mediazione e sintesi degli interessi, per restituire «una dimensione democratica alla politica economica». Una scommessa, questa, che riflette i possibili impegni di Barca nell agenda del dopo-elezioni. E che, per una volta, sembra capace di misurarsi senza nascondere le distanze con le proposte di cambiamento che vengono dal dibattito di Sbilanciamoci!. SIENA L ex sindaco raggiunto da un avviso di garanzia: «Chiarirò tutto» Valanga Mps su Ceccuzzi: il candidato alle comunali di Pd-Sel medita il ritiro Ma una sua eventuale uscita di scena permetterebbe al Pd di serrare le fila, in una città terribilmente scossa dalle difficoltà economiche del Monte, riconquistando alla causa gli ex della Margherita guidati dai fratelli Alberto e Alfredo Monaci. Che non hanno perdonato al dalemiano Ceccuzzi, per molti anni sponsor di Mussari, di essersi poi accreditato come unico alfiere del rinnovamento. Facendo saltare gli equilibri interni alla Fondazione Mps e a cascata al Comune, dove la mancata approvazione del bilancio da parte degli oppositori interni costrinse l anno scorso Ceccuzzi alle dimissioni. Di fondazioni bancarie parla un esperto come Guzzetti. Che parte dall inchiesta della magistratura: «I fatti che emergono denotano una situazione di gestioni di attività non adeguate a una grande banca come Mps». Poi allarga lo sguardo: «Le fondazioni hanno un dato ineludibile: la fondazione di Firenze, a Firenze sanno dov è e cosa fa. E il vero controllo, democratico, che non è quello cartaceo dell autorità di vigilanza. Il rapportofra comunità, territorioe fondazioni consente all opinione pubblica di controllare e vedere, quindi gli amministratori sono molto responsabilizzati». Non solo dunque una difesa, d obbligo, delle fondazioni. Anche una implicita ma evidente critica a come l amministrazione comunale senese, che nomina otto dei sedici membri della Fondazione Mps, non abbia saputo gestire le pur difficili stagioni che seguirono l acquisto di Antonveneta. DALLA PRIMA Cesaratto, De Leo, Parrinello Tempismo fuori sincrono Quasi la metà sono titoli italiani. Federico Fubini sul Corriere della sera non manca di raccogliere il messaggio che rilancia a coloro che pensano che «l Italia non avrebbe avuto né avrà bisogno di un aiuto europeo». Irriconoscenti, anzi, ché «senza quegli interventi, il Paese avrebbe perso l accesso al mercato prima che il governo Monti avesse avuto modo di mettersi al lavoro». Titoli italiani e spagnoli furono, infatti, acquistati nell agosto 2011, con gli spread impazziti e in contemporanea con la famigerata lettera di Trichet- Draghialgoverno italiano, nell ambito del Securities Markets Programme (Smp) - già inaugurato nel maggio 2010 a soccorso (fallito) di Grecia, Portogallo e Irlanda. Uno studio indica che quegliinterventi furono, in effetti, temporaneamente efficaci. Ma, narra Fubini, Berlusconi non esaudì in maniera soddisfacente il diktat, per cui il programma fu interrotto. Non fu però ripreso quando fu insediato il più solerte Monti, nonostante lo scambio promesso agli italiani fosse stato austeritàincambiodi unintervento della Bce. In forme diverse esso riprese a dicembre 2011, non più con intervento sul mercato dei titoli di stato, bensì attraverso un elargizione (Ltro) di un trilione di euro alle banche europee a tassi assai convenienti. Queste sostennero così i titoli pubblici su cui hanlucratotassiassaipiù favorevoli. Probabilmente questa era all epoca la sola manovra accettabile per i tedeschi che si erano già opposti all Smp. Questa seconda misura è stata così assai meno efficace per cui, complice l austerità montiana che peggiorava i conti, gli spread continuarono a crescere sino a che nel luglio 2012 l euro fu dato per spacciato. Di qui il famoso discorso di Draghi del 26 luglio in cui dichiarò che avrebbe fatto tutto il necessario per salvare la moneta unica, cioè ripristinare l intervento diretto sui mercati dei titoli, ciò che accadde nel settembre. Questo a una richiesta dei Paesi subordinata, tuttavia, a un memorandum stile troika (Fmi, Bce, Commissione Europea). Per questo nessun paese ha aderito. Gli spread sono, tuttavia, diminuiti dai 500 punti dell estate ai poco meno di 300 attuali. Quale morale? Primo, che i titoli che la Bce ha in pancia sono frutto di un intervento della Bcecompiuto nel lontanoagosto Che i dati escano ora avvalora che si tratta di una mossa pro-monti e di un messaggio al prossimo governo che se non seguirà le sue indicazioni, la Bce non interverrà comepotrebbe (e dovrebbe). Il pezzo di Fubini lo conferma. Secondo, che se è bastato un più fermo annuncio di Draghi per far calare gli spread, questo dimostra che il sostegno della Bce non si misura a quantità di titoli acquistati, ma in base alla risolutezza della garanzia che si dà di sostenere i titoli sovrani. Ma Draghi - sotto pressione tedesca - ha subordinato l intervento a un umiliante memorandum, ottenendo dunque un effetto limitato, utile per tenere sotto giogo le popolazioni senza far detonare la situazione. Molti hanno però ora capito che sono le banche centrali, se vogliono, a fare i tassi di interesse e che la crisi è dunque in gran parte frutto del mancato intervento della Bce e dell austerità. Sulla base dell ulteriore, inaccettabile, interferenzadella Bce, Monti non può dunque millantare alcun merito per la sua politica del rigore.

6 pagina 6 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 INTERNAZIONALE IRAN Conservatori e ultra conservatori si dividono sugli arresti domiciliari di Karroubi e Mousavi Non c è spazio per il dissenso Una grave crisi finanziaria e valutaria mette in ginocchio classe media e lavoratori Giuseppe Acconcia I ntellettuali e politici riformisti sono di nuovo nel mirino dei Servizi segreti iraniani in vista delle elezioni politiche di giugno. Secondo il sito riformista Kaleme, gli agenti dell'intelligence hanno vietato ogni propaganda in favore di Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, agli arrestidomiciliaridopo lemanifestazioni dell onda verde dell estate Per chiedere la fine immediata delle misure detentive per i due ex candidati alla presidenza della Repubblica, il premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi, Amnesty International, Human Rights Watch e la Campagna internazionale per i diritti umani in Iran hanno promosso un appello congiunto alle autorità iraniane chiedendo l'immediata fine degli arresti domiciliari per i due ex candidati alla presidenza e della moglie di Mousavi, Zahra Rahnavard, nonchè la cessazione delle censure nei confronti dei figli dei due politici. Ma anche i conservatori si dividono sulla permanenza agli arresti domiciliari dei due maggiori leader riformisti. Il politico ultra conservatore Habibollah Askaroladi ha definito «senza fondamento» le accuse di sedizione mosse contro Moussavi e Karroubi. E così si profila sempre più chiaramente uno scontro elettorale tra i conservatori vicini alla Guida suprema e gli ultra conservatori appoggiati dal presidente uscente. Il dibattito è accesissimosuprocedureelettoralie candidature. La registrazione dei candidati si concluderà il 7 maggio, dopo il vaglio del Consiglio dei guardiani che potrà ancora una volta cancellare i politici scomodi. Da una parte, sul tema delle procedure elettorali la Guida suprema, Ali Khamenei, ha duramente criticato i politici ultra conservatori che avevano chiesto «libere elezioni». L uomo di Khamenei, tra i favoriti per la candidatura a presidente, è Ali Akbar Velayati, consigliere conservatore della Guida suprema per la politica estera. D altra parte, il presidente uscente e non rieleggibile per un terzo mandato, Mahmud Ahmadinejad esercita ancora una certa influenza in campagna elettorale: ha sostituito 11governatori, ruoli chiave nella gestione delle procedure elettorali, e a dicembre ha licenziato il ministro della Sanità, Marzieh Vahid Dastjerdi, costretta alle dimissioni per aver criticato le misure inadeguate contro la mancanza di farmaci, causata dalle sanzioni internazionali per il programma nucleare. In realtà si tratterebbe di una mossa per ridimensionare il peso politico di Ali Larijani, presidente conservatore del Parlamento, vicino al ministro Dastjeri e possibile candidato alle elezioni. Mentre l uomo scelto da Ahmadinejad potrebbe essere il suo stretto collaboratore, Efsandiar Rahim Manshaei. Lo scontro tra presidenza della Repubblica e Guida suprema avrebbe determinato un nuovo spazio politico per il tecnocrate per eccellenza, Akbar Hashemi Rafsanjani. L ex presidente spingerebbe per la candidatura di Hassan Rohani, direttore del Centro di ricerca del Consiglio che dirime le controversie tra Parlamento e Consiglio dei guardiani. Altre candidature probabili sono quelle dell ex ufficiale dei Pasdaran, Mohsen Rezai, e del sindaco di Tehran, Mohammad Baqer Qalibaf. Geraldina Colotti «L a rimozione della giudice Mota costituisce un grave passo indietro nella battaglia contro l'impunità», dice al manifesto la giovane uruguayana Macarena Gelman. Figlia di due militanti argentini uccisi durante la dittatura militare (1973-'85), Macarena è stata ritrovata in Uruguay grazie all'istancabile ricerca del nonno, il grande poeta argentino Juan Gelman. Una vittima del Piano Condor, il patto criminale tra le dittature sudamericane degli anni '70-80 per IRAN, HOSSEIN MOUSAVI E MEHDI KARROUBI. A DESTRA, IL PRIMO MINISTRO TUNISINO ALI LARAYEDH/FOTO REUTERS far sparire gli oppositori senza limiti difrontiere. In questi giorni è in Italia per un ciclo di conferenze organizzate dall'associazione 24 marzo. Con lei, anche un altro nipote «recuperato» dalle Nonne di Plaza de Mayo in Argentina, Manuel Goncalves Granada, alla cui storia si ispira la sceneggiatura Buscando a Manuel (Fabio Bianchini, Renato Bonanni, Giancarlo Brancale, Jorge Ithurburu, edita da 24 marzo onlus, di cui si parlerà a Roma - Lelio Basso, ore 17,30 - il 1 marzo). Pur momentaneamente lontana dal paese in cui, per 23 anni VENEZUELA L opposizione: Chávez assuma l incarico In Venezuela, un gruppo di avvocati di opposizione - tra i quali la ex presidente del Tribunal supremo de justicia (Tsj)- ha chiesto a questo organismo di procedere «urgentemente» al giuramento pubblico del presidente Hugo Chávez, riconfermato il 7 ottobre scorso per il Il presidente non ha potuto assumere l incarico perché convalescente all Avana dopo il quarto intervento per il tumore di cui soffre. In sua assenza - considerata temporanea dalla Corte suprema - sta facendo funzioni il vicepresidente Nicolas Maduro. Lunedì Chávez è rientrato nel paese ed è ricoverato all ospedale militare di Caracas, sempre sofferente per difficoltà respiratorie. Ieri, tramite il ministro degli Esteri Elías Jaua ha inviato un messaggio al III vertice Africa-Sudamerica, in Guinea equatoriale. Infine, nessun riformista sembravicinoaduna candidaturasicura alle elezioni. Anche se salgono le quotazioni del politico Mohammed Reza Aref che ha duramente criticato la politica economica di Ahmadinejad. L Iran attraversa da mesi una crisi finanziaria e valutaria senza precedenti. Da unaparte, lacorte suprema ha confermato la condanna a morte nei confronti di Mah Afarid Amir-Khosravi, presidente del gruppo finanziario Aria. Secondo i giudici, Amir- Khosravi sarebbe uno dei principali responsabili del tentativo di scalata, scoperto nel settembre 2011, alla Banca Saderat in relazione allo scandalo finanziario, derivato dalle tangenti pagate ai dirigenti bancari iraniani. Altri quattro manager del gruppo finanziario rischierebbero la pena capitale. D altra parte, il deprezzamento della valuta iraniana ha superato i livelli record dell autunno scorso, sfiorando le peggiori quotazioni di sempre. In queste settimane, ci vogliono 40 mila rial per un dollaro. Ad essere principalmente colpita è la classe mediaurbanae i lavoratori. Nonsolo, negli ultimi mesi iprezzi degli affitti sono aumentati notevolmente. Mentre il mercato immobiliare è bloccato e i prezzi delle automobili hanno subito sensibili aumenti. Le elezioni iraniane si avvicinano, in un contesto regionale di instabilità politica. Ma le tecniche di controllo sull opinione pubblica restano le stesse, con l incognita della resa dei conti traconservatorie ultra conservatoriinuncontestodi crisieconomica che colpisce la classe media urbana, aggravato dalle sanzioni internazionali contro il programma nucleare di Tehran. EGITTO Parlamentari, si vota da aprile a giugno A lla fine il presidente Morsi l ha spuntata di nuovo. Si voterà a partire dal 27 aprile prossimo per le elezioni parlamentari in Egitto, nonostante non siano stati accolti interamente i rilievi della Corte costituzionale in merito alla legge elettorale. Si voterà in quattro fasi, sul modello delle precedenti tornate elettorali. Le procedure di voto si chiuderanno a fine giugno. Tuttavia, sono immediatamente insorti i cristiani egiziani perché la prima fase del voto coincide con le celebrazioni della Pasqua copta. Ma tutto il fronte di opposizione si è detto non soddisfatto della decisione di procedere con le elezioni. In particolare i movimenti liberali e nasseristi hanno sottolineato come procedure elettorali affrettate non favoriranno «il ritorno della stabilità» e si dicono pronti a presentare un ricorso di «incostituzionalità contro la legge elettorale». Mentre le frammentate manifestazioni di queste settimane sono proseguite anche nella giornata di ieri. Centinaia di egiziani hanno manifestato per il sesto giorno consecutivo nella città costiera di Port Said. Contestano Morsi e chiedono giustizia per le vittime degli scontri con la polizia. I manifestanti hanno intonato slogan contro i Fratelli Musulmani, accusando il ministero degli Interni di aver ucciso decine di persone negli scontri con la polizia a fine gennaio, quando furono emesse 21 condanne a morte per la strage dello stadio di Port Said. Altre manifestazioni si sono svolte ieri davanti al palazzo presidenziale Ettehadiya al Cairo per chiedere di «processare il regime». I manifestanti hanno inneggiato allo scioglimento dei Fratelli Musulmani. La piazza ha chiesto anche il licenziamento del procuratore generale e l'immediato rilascio di tutti i detenuti politici. Centinaia di manifestanti si sono diretti anche verso iltribunalenel centro delcairoper contestare il governoislamista. (giu. acc.) Uruguay/ MACARENA GELMAN, SOPRAVVISSUTA AL PIANO DI STERMINIO DEL CONDOR «La battaglia per ritrovare i nipoti scomparsi è ancora lunga» ha vissuto ignara del suo passato, Macarena si è unita al coro di proteste delle associazioni per i diritti umani in Uruguay, preoccupate dalla decisione della Corte supremadidestinare alcivile lagiudice Mariana Mota: «La giudice spiega Macarena era titolare di oltre 50 casi di omicidi scomparse e torture compiute durante la dittatura militare: circa il 40% di tuttiquelli incorso». Perprotesta, qualche centinaio di manifestanti si è scontrato con la polizia a Montevideo, davanti alla sede della Corte suprema, denunciando «il mini-golpe». Tra questi, lo scrittore Eduardo Galeano e il cantante Daniel Viglietti. L'Instituto Nacional de Derechos Humanos, organismo che dipende dall'assemblea, ha chiesto alla Corte suprema di fornire spiegazioni in Parlamento, ma ne ha ricevuto un rifiuto. La battaglia contro l'impunità dei militari oppressori in Uruguay è ancora materia di scontro, anche dopo l'arrivo al governo del Frente amplio, composto da molti ex-guerriglieri Tupamaros che, come lo stesso presidente José Mujica, hanno pagato con il carcere la loro opposizione alla dittatura ( ). Per molti, anche nel governo di centrosinistra, è tempo di consegnare soprattutto al bilancio storico e non giudiziario, le conseguenze di quello scontro del pieno Novecento, che ha provocato 233 desaparecidos in Uruguay. Nel 2011, a seguito di una sentenza della Corte interamericana per i diritti umani, lo stato uruguayano, per voce di Mujicaha riconosciutolaresponsabilità delle istituzioni nella desaparecion di Maria Claudia Garcia, nuora del poeta argentino Juan Gelman. A Macarena ha riconosciuto un risarcimento e la possibilità di cambiare il cognome. «Mia madre - racconta ora Macarena - è stata sequestrata a Buenos Aires nel 76. Era incinta di otto mesi e mezzo. Venne portata clandestinamente in Uruguay dove partorì me. Aveva 19 anni. Mio Proteste dopo la decisione di rimuovere una giudice impegnata contro l impunità padre, militante della gioventù studentesca argentina, venne ucciso poco dopo il sequestro. Io fui abbandonata davanti alla casa in cui ho vissuto senza sapere nulla fino a 23 anni. I resti di mia madre non sono mai stati ritrovati». Dal Messico, dove si era rifugiatoper fuggire alladittaturaargentina, Juan Gelman non ha mai smesso di cercare la nipote e ha sempre rifiutato il risarcimento economico. Macarena, cresciuta con un poliziotto uruguayano e sua moglie, è stata ritrovata nel 2002 grazie alle indagini degli antropologi forensi argentini. «La riparazione - dice ora - non è solo economica, ma anche simbolica. Seguo i processi in corso in Argentina, due riguardano l omicidio dimio padre, l altroil pianosistematico per appropriarsi dei bambini da parte dei militari. Comincerà il 5 marzo». TUNISIA Nuovo premier, vincono i falchi di Ennahdha Giuliana Sgrena I l partito islamista tunisino Ennahdha non si preoccupa nemmeno di salvare le apparenze e ha nominato premier Ali Laarayedh, il ministro più contestato del passato governo, quello degli Interni. Secondo la legge di transizione, la nominadel primoministro è compito del presidente della repubblica, che invece, in questo caso, si limita a ratificare la scelta del Majliss Echoura (consiglio religioso) di Ennahdha. Dopo le dimissioni del premier Hamadi Jebali, sconfessato dal suo stesso partito nel tentativo di formare un governo tecnico (tecnico si fa per dire, il premier sarebbe comunque stato del partito religioso) il rischio è che si vada verso un governo teocratico con la complicità del presidente "laico" Moncef Marzouki. È evidente che all interno di Ennahdha hanno vinto i falchi guidati dal fondatore del partito Rachid Ghannouchi. Ali Laarayedh è un esponente del partito della prima ora e ne è stato portavoce dal 1981 fino al 1990 quando è stato incarcerato. A capo del ministero degli interniha comunque mantenuto gli stessi metodi dei tempi di Ben Ali, di cui è stato vittima (tortura, persecuzioni, etc.), compresa una strutturaparallelaper controllare gli oppositori. Il lavoro più sporco assalti alle manifestazioni, pestaggi, linciaggi è affidatoalla Lega di protezione della rivoluzione, che con i valori rivoluzionari non ha nulla a che vedere. Nelle mani di Laarayedh sono i dossier più inquietanti e segreti: l organizzazione e l assalto all ambasciata americana (settembre 2012), gli scontri durante la rivolta di Siliana (dicembre 2012), il linciaggio di Lofti Nagdh dirigente di Nidaa Tounes (il partito che potrebbe battere Ennahdha alle elezioni, ottobre 2012), assalto alla manifestazione dell Ugtt (il principale sindacato, dicembre 2012), per finire con l assassinio di Choukri Belaid (6 febbraio 2013). Una escalation di violenza i cui responsabili sono sempre stati coperti dal governo. Oggi per chiedere di sapere chi ha ucciso il leader dell opposizione riunita nel Fronte popolare si terrà una manifestazione a Tunisi. Ma è difficile immaginare un inchiesta seria per scoprire i responsabili, anche perché il mandante morale dell assassinio è proprio il partitoislamista. Rispetto alle manifestazioni di piazza l ex ministro dell Interno ha sempre mantenuto un doppio standard: tolleranza per gli islamisti anche più radicali, come i salafiti, e repressione nei confronti dell opposizione laica. A più riprese sono state chieste le sue dimissioni dall opposizione. Senza successo. Ora annuncia che sarà il premier di tutti i tunisini, ma come potrebbe esserlo? Saranno gli islamisti a governare la Tunisia verso le elezioni, che avrebbero già dovuto svolgersi da mesi, e che dovrebbero tenersi prima dell estate, se sarà varata la costituzione. Tutta la "road map" è saltata e Ennahdha prosegue nel suo proposito annunciato da Ghannouchi: «Ennahdha non lascerà mai il governo». L opposizione sarà in grado di impedirlo?

7 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 7 PALESTINA MIRNA AL AZZAH E UNA SCENA DEL FILM «PALESTINA PER PRINCIPIANTI». SOTTO, UN MOMENTO DEGLI SCONTRI DI IERI A HEBRON, NELLA WESTBANK /FOTO REUTERS La protagonista del film «Palestina per principianti» racconta la sua vita nel più piccolo campo profughi della Cisgiordania, creato a Betlemme dopo la Nakba. «So che molti israeliani vogliono la pace, ma se vivono nella mia terra io resto una rifugiata senza diritti» Così Mirna scavalca il muro del dolore Linda Chiaramonte M irna al Azzeh ha 25 anni, è allegra, positiva, e non è scontato vista la sua storia. Da sempre vive nel più piccolo campo profughi della Cisgiordania, vicino a Betlemme, creato fra il 1949 e il 50. I suoi nonni sono stati cacciati dal villaggio di Beit Jibrin e per dieci anni, insieme ad altri circa 1500 palestinesi, hanno vissuto nelle tende messe a disposizione dalle Nazioni Unite e dalla Crocerossa. Unasistemazione cheavrebbe dovuto essere provvisoria, facendo nutrire loro la speranza e il sogno di poter tornare un giorno nelle case abbandonate di cui hanno conservato le chiavi, divenute il simbolo del loro diritto al ritorno. Tutto questo per i palestinesi è la Nakba, la catastrofe, l evacuazione dalle loro terre dopo l indipendenza d Israele nel Più di sessant anni fa:una storia ancora aperta e dolorosa. Nelle scorse settimane Mirna è stata a Bologna per presentare il documentario di cui è una protagonista: Palestina per «Mia nonna mi parlava di Beit Jibrin. Non ho una memoria personale di quel luogo, ma ne ho una collettiva» principianti, girato nell estate del 2009 nel suo campo profughi dal regista Francesco Merini. «Quando ero piccola la vita nonerafacile - racconta Mirna - Sononata durante la prima Intifada, ricordo i soldaticheirrompevano acasainpiena notte per cercare di arrestare i miei zii. Non potevamo avere bandiere palestinesi, carte geografiche e per alcuni libri vietati si rischiaval arresto. Questa èla primaintifada nella mia memoria e nei racconti della mia famiglia. Dopo gli accordi del 1993 pensavamo che con l autorità palestinese non cisarebbepiù stata occupazione, ma ora che sono cresciuta, vedo i fatti in maniera diversa. L Anp ha in qualche modo legittimato quell occupazione». Mirna erauna bambina e voleva giocare, ma nel campo mancava lo spazio. «Con gli amichetti scappavamo a Betlemme dove c era un grande campo vuoto con alberi ed erba - ricorda. Ci mandavano via, ma per noi era l unico posto in cui sentirci liberi. La prima volta cheho viaggiato fuori dalla Palestina avevo 10 anni, sono andata in Norvegia. È stato scioccante, era pieno d acqua, alberi, fiori, cose che non avevo mai visto. Quando sono tornata a casa ho sentito quanto fosse piccolo il campo, come quando sono andata a Londra, doveho trascorso due annie mezzo. Questo mi ha permesso di vedere la situazione della Palestina da una prospettiva diversa, da fuori. Quando il muro è stato costruito intorno a Betlemme ho sentito il campo ancora più piccolo, ogni volta che tornavo a trovare i miei attraversare il confine era sempre più doloroso», aggiunge Mirna. Solo da pochi mesi, per la prima volta, la giovane ha avuto il permesso di andare a Gerusalemme perché, dopo la borsa di studio alla London School of Economics, dove si è laureata in Diritti Umani, lavora per un organizzazione internazionale e a breve si trasferirà a Ramallah. Ricorda anchediquandocamminava inzonedibetlemme dove si doveva costruire il muro. «La gente ha cercato di protestare, ma è stato tutto così veloce che non abbiamo potuto far niente per cambiare le cose», dice. «La strada per andare a scuola girava intorno a Betlemme, dovevo camminare dal mio a un altro campo profughi, ma poi il solito percorso è stato bloccato dal muro. Nella mia memoria di bambina è rimasto il ricordo che non ho più potuto fare quella strada. Ora è una zona turistica ebraica, un luogo religioso, nessuno può entrare se non gli ebrei». Il diritto dei giovani al ritorno Se la vita nel campo è stata dura e faticosa per molti l alternativa, ovvero vivere fuori da quel piccolo territorio circoscritto, non era possibile. «Andare via è troppo costoso - spiega - si vive nelle piccole abitazioni costruite dopo le tende, molti rifugiati sono disoccupati e le case o i terreni vicino Betlemme sono molto cari. La cosa più importante per molti è che, adulti, anziani e bambini nati lì, sognano ancora di poter tornare nei villaggi da cui sono stati cacciati». È difficile immaginare che le nuove generazioni, che non hanno mai visto il villaggio d origine, sentano ancoracosì forteildirittoalritorno. «Hocreduto profondamente a questo mio diritto, ero triste quando mia nonna mi raccontava di Beit Jibrin. Non ho una memoria personale di quel luogo, ma ne ho una collettiva oltre all immaginario che mi ha lasciatoleiineredità echi, comelei, èstato cacciato senza ragione. Anche se gli ebrei hanno sofferto molto per l Olocausto questa è la peggior cosa che si possa PROIEZIONI IN ITALIA Oggi a Milano, domani a Jesi e Roma Varie le occasioni per vedere in questi giorni il docufilm «Palestina per principianti - Educazione sentimentale di un bassista rockabilly» in giro per l Italia. Oggi appuntamento a Milano, all Officina Dei Beni Comuni (via Arbe 50, ore 21), con un aperitivo a precedere la proiezione e un dibattito con una volontaria dell International Solidarity Movement. Domani a Jesi (Spazio Comune Autogestito TNT (via Gallodoro 68, ore 18,15). Doppio appuntamento a Roma, domani e martedì 26 febbraio, rispettivamente al Mais Onlus (piazza M. Fanti 30, ore 17,30) e al Kino (via Perugia 34, ore 22,30). Diretto da Francesco Merini, gli interpreti principali del film sono Simone "Zimmy" Martini, Bernardo Bolognesi e Mirna Al Azzeh. Info: Michele Giorgio GERUSALEMME L ampi di terza Intifada. A Gerusalemme, Ramallah, Hebron, Nabi Saleh e altre località. Cresce nelle dimensioni e nei contenuti la protesta popolare palestinese contro l occupazione, innescata dagliscioperi della fame osservati dai prigionieri politici nelle carceri israeliane. Manifestazioni e raduni che raccontano la rabbia e la frustrazione che covano sotto quella calma apparente che da temporegnaincisgiordania ea Gerusalemme Est. Allo stesso tempo sono anche il segnale più limpido del crescenteprotagonismo deicomitati popolari palestinesi. Dai villaggi agricoli, lungo il Muro israeliano in Cisgiordania, la lotta non violenta si sta trasferendo a ridosso dei centri urbani e dei campi profughi. Le iniziativesi moltiplicano, a cominciaredalla creazione di «avamposti palestinesi» nelle aree che Israele ha destinato all espansione delle colonie. Sono enormi le potenzialità di questo movimento. Lo hanno capito i comandi militari israeliani, che ieri hanno schierato ingenti forze per contrastare i manifestanti. In mezzo, tra leparticontrapposte, c èla goffapolizia dell Autorità nazionale del presidenteabu Mazen chetenta di fare interposizione e di riportare la calma. Ieri sulla spianata delle moschee di Gerusalemme, al termine della preghiera islamica del venerdì, dozzine di giovani palestinesi hanno scandito slogan a sostegno dei detenuti politici. Ad un certo punto qualche giovane ha lanciato sassi contro la polizia che è intervenuta arrestando diversi manifestanti. A Hebron circa mille palestinesi e gruppetti di attivisti internazionali si sono riuniti in Bab fare a un altro popolo da parte di chi ha sofferto, e gli ebrei hanno molto sofferto, e hanno capito cosa significhi dover lasciare le case e non avere più una vita sicura. Da piccola tutte le storie che sentivo mi convincevano che ora è una responsabilità mantenere quell eredità e la memoria». Mirna si ritiene fortunata: «È stata una bella opportunità studiare a Londra e completare la mia formazione in un altro Paese, vivere all estero. È stato importante avere libertà di movimento. Ha influito e cambiato la mia personalità, tornando in Palestina ho sentito quanto sia soffocante e piccola. Le umiliazioni sono così forti che a volte vorrei andarmene. Ci sonoi checkpoint da attraversare, non posso volare su Tel Aviv, solo per dirne alcuni». Nonostante la gioia per questa esperienza aggiunge: «È una vergogna che per studiare la gente debba lasciare il Paese, abbiamo bisogno di intellettuali e che chi torna restituisca in qualche modo la propriaformazione. Lamia personalitàèplasmata dal mio Paese, la cultura, le idee, sento che devo dare indietro qualcosa». Zawye, all ingresso della zona H2 controllatada Israele e dove 600coloni vivono in mezzo a 25mila palestinesi - per chiedere la riapertura di Shuhada Street, la stradacommerciale più importante della casbah, chiusa dalle autorità di occupazione nel Gli attivisti hanno marciatoverso l ingresso di Shuhada Street, dove però sono stati bloccati dall esercito israeliano che ha lanciato candelotti di gas lacrimogeno e granate assordanti. Un giovane è stato portato in ospedale perché colpito ad una gambadaunproiettile. Una ventinadi palestinesi sono rimasti feriti o intossicati dal gas lacrimogeno. Ad Anata, tra Ramallah e Gerusalemme, unpalestinese avrebbe forzato un posto di blocco della polizia, ferendo un agente, ed è poi riuscito a fuggire. Ci sono scontri a Nabi Saleh e vicino alla prigione di Ofer (Ramallah) dove centinaia di giovani hanno manifestato per il terzo giorno consecutivoa sostegnodei detenutiin sciopero della fame, in particolare di Samer Issawi, liberato con lo scambio Non si può stare fuori dalla politica Mirna è consapevole di avere un ruolo importante per far conoscere la situazione palestinese: «Non è una causa personale - precisa - ma qualcosa in cui credo profondamente e per cui lotto. Ogni palestinese dovrebbe farlo. Mi sento un ambasciatrice, io posso viaggiare, mentre ad esempio mio fratello non può perché è stato in prigione. È una mia responsabilità, un urgenza, raccontare la storia ad altri, comeaccadeconilfilm. C èla questione dei prigionieri politici, in detenzione amministrativa senza avere accuse legali, che muoiono per gli scioperi della fame. È una violazione dei diritti umani. In Palestinanon si può stare fuori dalla politica, c èsempre in gioco laquestione delle colonie e dell espansione che non si ferma, la costruzione di nuovi insediamenti, e il muro», denuncia. La sua posizioneè critica neiconfronti del riconoscimento dell Onu della Palestina nei confini del 1967: «Per me, in quanto rifugiata, significa togliere a tutti noi il sogno e la possibilità di tornare nel villaggio d origine. Non è un vero passo avanti. Le colonie nella West Bank si stanno espandendo, ilpianodi Netanyahudi annetterecolonie della West Bank a Gerusalemme sta andando avanti, la città è occupata, le cose stanno peggiorando. Credo ancora che la gente possa vivere insieme: ebrei, musulmani, cristiani, come già accade in Palestina. Amo pensare che ci sia un brillante futuro per me e i palestinesi. Vorrei vedere i prigionieri politici uscire dal carcere. Spero in un futuro migliore per me, la mia famiglia, gli amici, tutti i palestinesi. Ognuno sceglie la sua battaglia, raccontare la mia storia è una forma di resistenza e attivismo. Non è una questione personale, riguarda un sistema di apartheid, razzismo, divisione, violazione di diritti umani. So che molti israeliani vogliono la pace, ma dovrebbero porsi un dubbio: vivono nella mia terra e questo per me significa essere una rifugiata che vive senza alcuni diritti di base. È difficile incontrare un israeliano e pensare che siamo uguali, ma alla fine non è così. Ci sono ingiustizie che continuano da più di 60 anni». Territori/ PALESTINESI IN PIAZZA PER DIFENDERE I DETENUTI POLITICI Dai villaggi alle città, monta la terza Intifada di prigionieri della fine del 2011 in cambio del soldato Ghilad Shalit e condannato a 8 mesi di carcere per essersi recato in Cisgiordania violando le restrizioni ai suoi movimenti. Considerando il periodo già trascorsoin prigione, Issawi, che falosciopero della fame da oltre 200 giorni, dovrebbe uscire il 6 marzo. Rischia però di dover scontare condanne ricevute in precedenza e di rimanere in carcere per molti anni ancora. Il detenuto perciò continua la sua protesta. L altranotte JafarEzzedine e AymanSharawna, due dei quattro prigionieri in scioperodella fame, sonostati ricoverati in ospedale. Intanto la Federazione di calcio palestinese ha detto che è «troppo presto» per organizzare una partita contro Israele come aveva proposto Sandro Rosell, presidente del Barcellona FC. «Questa idea provocherebbe un terremoto nella regione se venisse attuata, è troppo presto e la palla è nel campo israeliano», ha detto il presidente della Federazione, Jibril Rajoub.

8 pagina 8 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 FOCUS VATICANO Perché si è dimesso Benedetto XVI? Perché ha fallito o per orientare la nomina del suo successore? Cosa si agita Oltretevere alla vigilia dell apertura del Conclave? Via un Ratzinger per farne un altro Luca Kocci A tto «inusuale», ma definirlo «rivoluzionario» è «prematuro», perché secoli di assolutismo e centralismo romano, di sacralizzazione della figura del pontefice non si cancellano con una rinuncia. Ribalta l apologetica su papa Ratzinger e sulle sue dimissioni Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea alla Normale di Pisa e specialista del papato in età moderna e contemporanea, che fra le righe suggerisce anche un altra ipotesi: che Ratzinger si sia dimesso anche per meglio orientare la nomina del suo successore. Lo storico Daniele Menozzi: «O ha fallito, oppure vuole un papa più giovane che segua la sua linea» Professor Menozzi, quali valutazioni è possibile fare sulla decisione diratzinger di lasciare ilpontificato? Mi pare che si possano formulare due ipotesi. O la rinuncia è motivata dalla constatazione che la linea di governo messa in opera in questi otto anni si è rivelata inadeguata ad affrontare e risolvere i problemi della Chiesa odierna, e dunque Ratzinger ha ritenuto di passare la mano per giungere all individuazione di un papa capace di esprimere una diversa prospettiva di azione. Oppure la rinuncia trova ragione nella convinzione che quella linea, di per sé valida, non può essere efficacemente realizzata da un papa anziano, debole e con forze calanti, sicché Ratzinger ha pensato che occorra trovare un successore in grado di portarla a compimento con l energia, la decisione e la determinazione e forse anche la rigidità giudicate necessarie. Personalmente ritengo che discorsi, modalità, tempi dell atto compiuto da Benedetto XVI rendano più probabile questa seconda ipotesi. E che sia stato schiacciato da quello stesso potere che si è andato concentrando nella persona del pontefice e nella Curia romana, unpotere chefagocitase stesso? ADISTA Speciale critico sul pontificato di Benedetto XVI Uscirà lunedì 25 il fascicolo speciale su Ratzinger e il prossimo Conclave (Punto E a capo?) realizzato dall agenzia di informazioni Adista in cui è pubblicata anche l intervista integrale a Daniele Menozzi che anticipiamo sul manifesto di oggi. «La barca di Pietro, nave senza nocchiero in gran tempesta», si legge nell introduzione. Nel fascicolo si ricostruiscono le tappe fondamentali del pontificato di papa Benedetto XVI, caratterizzato da scivoloni, arretramenti pre-conciliari e «corvi», ma anche i suoi 25 anni trascorsi alla guida della Congregazione per la dottrina della fede, l ex sant Uffizio, da dove l allora card. Ratzinger, braccio destro di Wojtyla, affossò la teologia della liberazione e tutte le voci autonome della Chiesa cattolica. E poi una serie di analisi fra gli altri di Marcelo Barros, Leonardo Boff, José Marìa Castillo, Ortensio da Spinetoli, Beniamin Forcano, Ivone Gebara, Mary Hunt, Felice Scalia e Andrés Torres Queiruga. Non credo che l accentramento delpoteredi governonellemani del papa sia stato determinante nella rinuncia: non riesco a vedere un papa che, dotato di troppo potere, non è in grado di gestirlo. Mi pare piuttosto che Ratzinger si sia reso conto dell impossibilità di governarelaconflittualità internaallacuria. È vero che scontri interni alla sede romana sono sempre esistiti nella storia del papato e che le dimensioni elefantiache assunte oggi dalla Curia li hanno ingigantiti. Mi pare tuttavia che la linea del papato li abbia esasperati, finendo per renderli ingovernabili. Un esempio è fornito dal tentativo di recuperare i tradizionalisti: è evidente che i suoi ripetuti fallimenti hanno indotto i settori curiali contrari all accettazione delle condizioni via via poste dai lefebvriani per continuare il dialogo con Roma, a cercare posizioni di maggior potere da cui arginare la temuta deriva tradizionalista del pontificato. Ma più in generale con la sua azione di governo erede della tradizione intransigente ottocentesca che prospetta una presenza direttiva della Chiesa su aspetti della vita collettiva che gli uomini si sentono invece in grado di autodeterminare Ratzinger ha accentuato le contraddizioni tra la comunità ecclesiale e la società. E le varie fazioni presenti in Curia hanno potuto far leva su questo aspetto per "ideologizzare", e dunque massimizzare, le loro istanze di potere, irrigidendo i conflitti, probabilmente fino ad un punto di non ritorno. Nel tempo si è assistito ad una progressiva sacralizzazione del pontificato e dei pontefici: basti pensare al fatto che, in particolare durante i regni di Pio XII e Giovanni Paolo II, i papi hanno proceduto alla canonizzazione dei loro predecessori, quasi a voler santificare il ministero petrino e, di conseguenza, chi quel ministero ricopre ed esercita. Le dimissioni di Ratzinger potrebbero contribuire a interrompere questa tendenza? Da un certo punto di vista la rinuncia rappresenta una normalizzazione del papato. I vescovi, a 75 anni, sono tenuti a rassegnare le dimissioni. Il papa è il vescovo di Roma. Pur con il privilegio di decidere da sé il momento in cui abbandonare il ministero, senza dovere quindi sottostare alle norme canoniche, ancheil vescovodi Romasi allineaalla normativa prevista per l episcopato universale, secondo cui ad un certo punto della vita occorre abbandonare le funzioni svolte. Naturalmente questo atto non vincola i successori, che saranno liberi di adeguarsi o meno al precedente. Ma tra la rinuncia al governo della Chiesa universale, anche se dovesse diventare prassi futura del papato, e la desacralizzazione della figura del papa, che è stata profondamente introiettata nella mentalità cattolica durante gli ultimi due secoli, passa un abisso. La sacralizzazione è ormai un dato immodificabile? Immodificabile no, ma sicuramente non sono sufficienti le dimissioni di un papa ad interrompere ed infrangerequestatendenza. Il papa, nei primi secoli cristiani, era definito «successore di Pietro», poi è diventato «vicario di Cristo» e infine, con una forte insistenza su questo punto nell età della secolarizzazione, «vicario di Dio». Si tratta di un L.K. T ermineranno questa mattina gli esercizi spirituali del papa e dei cardinali della Curia romana. Con essi finirà anche il breve periodo di silenzio di Ratzinger, che si appresta a trascorrere da papa gli ultimi giorni ad alto tasso di esposizione pubblica e mediatica. Già alle 11.30, in Vaticano, incontrerà ilpresidente dellarepubblica Giorgio Napolitano. Domenica ci sarà l ultimo Angelus emercoledì l udienza generale, spostata appositamente in una piazza san Pietro che si preannuncia stracolma. Giovedì incontrerà tutti i cardinali presenti a Roma, in una sorta di estremo saluto pre-elettorale. In serata, poi, faràle valigieper CastelGandolfo ela sedepontificia sarà formalmente «vacante». In questi giorni potrebbero esserci anche due ulteriori atti, ufficialmente non programmati, ma ampiamenteattesi. Un incontro con i tre cardinali della Commissione d inchiesta l opusdeista Herranz, l ex prefetto di Propaganda Fide Tomko e l arcivescovo emerito di Palermo De Giorgi che negli ultimi mesi hanno indagato sul Vatileaks e che hanno consegnato a Ratzinger una relazione segreta, oggetto delle indiscrezioni di Repubblica di questi giorni; secondo alcuni rumors il papa potrebbe autorizzarli a riferire agli altri cardinali i contenuti della relazione prima del Conclave, ma più probabilmente si limiterà a dare loro mandato di consegnare il dossier al suo successore. E poi dovrebbe arrivare il Motu proprio che consentirebbe ai cardinali di anticiparel inizio del Conclave, senza doverattendere i canonici «Il papa può modificare la legge del Conclave, prima della sede vacante. Questo rientra nel possibile, ma non è detto che lo faccia», ha spiegato ieri mons. Arrieta, meccanismo in atto da secoli, fortemente radicato nella mentalità cattolica, che difficilmente può essere smontato dalle dimissioni di un pontefice. Mi pare che occorra un tempo lungo eulteriori gesti per desacralizzare la figura papale. Ma le dimissioni di Ratzinger sono davvero un evento rivoluzionario? L atto è senza dubbio inusuale rispetto ai collaudati meccanismi dell istituzione ecclesiastica ed è reso ancora più clamoroso dalla differenza con la scelta di Giovanni Paolo II di rendere la sua malattia e la sua morte testimonianza del modello di vita cristiana da lui giudicato esemplare. Al punto da far dimenticare tutta l'azione di governo di Ratzinger per non parlare del ventennio abbondante in cui è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede fortemente restauratrice, trasformandolo in un papa riformatore? In questi giorni si è scatenata una massiccia apologetica, probabilmente motivata anche dall intento di far dimenticare le concrete sconfitte che la linea di governo di Benedetto XVI ha incontrato nel misurarsi con quasi tutti i nodi della attuale situazione ecclesiale. Ma che la rinuncia al pontificato rappresenti un evento "rivoluzionario" potremo saperlo sono nei prossimi mesi, e forse già l esito del Conclave ci aiuterà a capirlo. E se le dimissioni, preso atto dell incapacità di governare la Chiesa, non siano solo un modo per orientare in maniera decisiva il Conclave nella scelta del suo successore? Un po come gli imperatori romani che indicavano il loro delfino quando erano ancora in vita Dai discorsi che Benedetto XVI ha fatto dall annuncio delle dimissioni fino all inizio della "sede vacante" in effetti è possibile tracciare l identikit del suo successore così come Ratzinger lo vorrebbe: relativamente giovane, dotato di energia, severità e capacità di governo per realizzare quello che da parte sua non è riuscito a fare. Ed è inevitabile, nonostante le scontate dichiarazioni di non intromissione ed interferenza, cheratzingerinfluirà suconclave: ogni suo atto, ogni sua parola, ogni suo gesto hanno avuto ed avranno un peso. Anche la tempistica mi sembra per certi aspetti studiata: costringere i cardinali ad agire in fretta, perché è difficile arrivare a Pasqua senza che ci sia già il nuovo papa. Nel Conclave esiste un "fronte progressista?" Non credo. Ma se c è, è debolissimo, perché si tratta di un Conclave interamente nominato, e "blindato", da Wojtyla e da Ratzinger. Quindi arriveràun nuovo papa conservatore? Dipenderà dai cardinali riuniti in Conclave: sequalcuno avràil coraggio di presentare le difficoltà che la riproposizione di una linea neo-intransigente ha incontrato, allora i giochi potrebbero riaprirsi. Credo che se nel Conclave si avvierà una discussione vera sul ruolo della Chiesa nella società contemporanea a partire dalla costatazione dei fallimenti del progetto di neo-cristianità avanzato negli ultimi due decenni, allora potrà aprirsi qualche spiraglio e verificarsi qualche sorpresa. Santa Sede / OGGI INCONTRO CON NAPOLITANO, DOMANI L ANGELUS Nomine, incontri e Motu proprio Gli ultimi atti del pastore tedesco Monsignor Balestrero, longa manus del cardinale Bertone, «promosso» a nunzio apostolico in Colombia. Nessun veto per il cardinale Mahony segretariodelpontificio consiglioper itestilegislativi, nel quotidiano incontro con la stampa. Durante il quale si è cercato di mettere il silenziatore alle polemiche degli ultimi giorni sulla partecipazione al Conclave del card. Mahony, arcivescovo emerito di Los Angeles, responsabile di aver coperto oltre 120 casi di abusi sessuali sui minori compiuti dai preti della sua diocesi e per questo sospeso da ogni incarico pubblico; ma anche di altri cardinali indirettamente sfiorati dallo scandalo pedofilia, come l irlandese Brady, lo statunitense Dolan e il belga Daneels. Nessuno può essere escluso dal Conclave è stato ribadito anche un cardinale che avesse ricevuto una scomunica conserva il diritto di voto. Amen. Alla fine, quindi, l unicoa nonpartecipare potrebbe essere l indonesiano Julius Riyadi Darmaatmadja, chehachiesto dirinunciarepermotivi di salute. La giornata di ieri ha riservato anche un infornata di nomine dell ultimo minuto vescovi e nunzi, per lo più in Africa fra cui quella pesante di mons. Ettore Balestrero, da sottosegretario ai rapporti con gli Stati a nunzio apostolico (cioè ambasciatore) in Colombia. Una nomina di difficile interpretazione, il cui significato potrà chiarirsi solo nei prossimi mesi. Formalmente sitratta di unapromozione, ma talvolta vale la regola del promoveatur ut amoveatur. Balestrero infatti è una fidatissima longa manus di Bertone, che ultimamente si è interessato a questioni assai delicate, dallo Ior al dossier Moneyval, per l ingresso fino ad ora rifiutato del Vaticano nella white list dei Paesi virtuosi in materia di normativa antiriciclaggio. Da Bogotà Balestrero, e quindi Bertone, avrà meno influenza ai piani alti dei sacri palazzi di quanta ne avrebbe avuta restando a Roma. Ma potrebbe trattarsi anche di un passaggio intermedio, preludio ad un suo ritorno Oltretevere con un nuovo incarico. In ogni caso gli ultimi scampoli di pontificato hanno visto Bertone al centro di molti snodi: ha fallito la nomina di un suo uomo alla presidenza dello Ior, ma ha ottenuto per sé la conferma alla guida della Commissione cardinalizia di vigilanza della banca vaticana, dove ha piazzato anche un suo fedelissimo, Domenico Calcagno, al posto del suo avversario Attilio Nicora. E ha anche piazzato un altro dei suoi, il card. Giuseppe Versaldi, come commissario dell Idi, l ospedale di proprietà della Congregazione dei Figli dell Immacolata Concezione, i cui dipendenti da mesi sono in lotta per il loro posto di lavoro.

9 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 9 FOCUS GRANDE AL CENTRO, LA MITRA PAPALE. A DESTRA, BENEDETTO XVI TRA I FEDELI A ROMA, DAVANTI ALLA BASILICA DI SAN GIOVANNI 5 MILIARDI DI EURO A tanto ammonta il patrimonio dello Ior, la banca vaticana creata nel 1942, diviso in 44 mila conti correnti riservati a dipendenti vaticani, ecclesiastici e cittadini dello Stato vaticano IL TEOLOGO GAY David Berger: ho frequentato i punti di ritrovo «Le darkroom della capitale piene di prelati. Uno choc per il papa» DIETRO LE QUINTE I direttori di tre riviste cattoliche Finanza opaca e armi, gli interessi inconfessabili La presidenza dello Ior al presidente di un azienda di navi militari, la Deutsche «banca armata» L.K. V aticano, Ior, finanza opaca, poteriforti e ora anche armie produzioni militari belliche. Un legame e un intreccio di interessi nei sacri palazzi di Oltretevere cheidirettori ditre rivistecattoliche Nigrizia dei missionari comboniani, Missione Oggi dei missionari saveriani e Mosaico di pace, mensile promosso da Pax Christi denunciano in maniera netta. Direttori che sono anche preti appartenenti a congregazioni religiose missionarie, particolarmente attive nei Paesi del suddel mondoma anchenell informazione e nelle iniziative per il disarmo, come la Campagna di pressione alle "banche armate", che da più di dieci anni fa le pulci agli istituti di credito che sostengono l export di armi italiane nel mondo: il saveriano Mario Menin (direttore di Missione Oggi) e i comboniani Efrem Tresoldi (direttore di Nigrizia) e Alex Zanotelli (direttore di Mosaico di pace), che già negli anni 80, allora dalle pagine di Nigrizia, denunciò il commercio delle armi e gli interessi dell Italia nelle guerre africane, attaccando frontalmente Spadolini, Craxi e Andreotti, che chiesero ed ottennero la sua testa. «Ci ha stupito e ci rammarica la decisione di affidare la nuova presidenza dello Ior, la banca vaticana, all avvocato Ernst von Freyberg, presidente della Voss Schiffswerft und Maschinenfabrik, una società di Amburgo attiva nella cantieristica navale civile e militare», dicono i tre religiosi, che rilevano anche la contraddittorietà della scelta del Vaticano: mettere a capo dello Ior il rappresentante di un azienda produttrice dinavianche militari comeè stato costretto ad ammettere anche il direttore della Sala stampa della Santa sede, pare Federico Lombardi, spiegando che la società fa parte di un «consorzio che sta costruendo quattro fregateper la Marinamilitare tedesca» ci «appare lontana da quanto affermato da Benedetto XVI nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale della pace, nel 2006, incui evidenziava «con rammarico i dati di un aumento preoccupante delle spese militari e del sempre prospero commercio delle armi, mentre ristagna nella palude di una quasi generale indifferenza il processo politico e giuridico messo in atto dalla Comunità internazionale per rinsaldare il cammino del disarmo». Non c è solo la questione della presidenza dello Ior, ma anche il problema Deutsche Bank Italia, che fino allo scorso 31 dicembre aveva la gestione di tutti i Pos presenti in Vaticano, poi sospesa dalla Banca d Italia per mancanza di autorizzazione e soprattutto perché Oltretevere fece sapere Palazzo Koch non c è una legislazione bancaria e finanziaria adeguata né un sistema di vigilanza, comprese le norme antiriciclaggio (Deutsche è stata poi repentinamente sostituita da una banca svizzera, extraue, quindinon sottoposta alla vigilanza di Bankitalia). «Ci auguriamo proseguono i tre direttori che la Santa Sede decida di interrompere ogni legame con la Deutsche Bank Italia», che è «l istituto di credito che più di ogni altro ha offerto servizi alle industrie militari italiane per esportazioni di armamenti incassandone cospicui compensi di intermediazione». Operazioni che, solo negli ultimi cinque anni, hanno raggiunto la cifra di 3 miliardi di euro, che fanno di Deutsche Bank la banca "più armata" d Italia. Difficile però, anzi impossibile, che questi legami siano sciolti, dal momento che il vicepresidente delconsiglio disovrintendenza dello Ior (una sorta di Consiglio di amministrazione laico), appena riconfermato dal Vaticano, è il tedesco Ronaldo Hermann Schimtz, che proviene proprio da Deutsche Bank. Oltre alle nomine "ambigue", notanozanotelli, Tresoldi e Menin, c è anche una questione di opportunità: la nomina del nuovo presidente dello Ior all indomani dell annuncio delle dimissioni da parte di Ratzinger «ci appare come una pesante ipoteca per il suo successore». Così come la conferma degli altri quattro membri del Consiglio di sovrintendenza della banca (oltre a Schimtz, lo statunitense Anderson, lo spagnolo Soto Serrano e l italiano Marocco), ci sembra «inopportuna per favorire quel rinnovamento dell Istituto per le opere di religione tanto auspicato da ampi settori del mondo cattolico e non solo». «L omosessualità praticata è molto diffusa nel clero. Questi sacerdoti sono i più conservatori e fedeli alle gerarchie. E fanno carriera» Giulio Galoppo I l teologo tedesco David Berger, 45 anni, fa parlare di sé da diversi anni. Professore alla Pontificia Accademia di San Tommaso d'aquino in Vaticano ed editore della rivista Theologisches, nel 2010 decide di dichiarare pubblicamente la propria omosessualità e denuncia l'ipocrisia che domina negli ambienti ecclesiali. Le conseguenze sono immediate. Al culmine della sua carriera, perde la licenza di insegnare religione negli istituti ginnasiali tedeschi e viene radiato da ogni incarico ufficiale. La sua opinione continua però a pesare negli ambienti cattolici riformatori. Attivo nella lotta contro l'omofobia dentro e fuori la Chiesa, è riuscito a far oscurare il sito cattolico kreuz.net a causa dei suoi contenuti omofobi, antisemiti e razzisti. Dott. Berger, da più di due anni lei denuncia una situazione paradossale all'interno della Chiesa cattolica: da un lato il suo marcato atteggiamento omofobico, dall'altro l'esistenza di un vero e proprio network omosessuale di cui la Curia è a conoscenza e che tollera per esercitare pressioni interne. Tutto ciò troverebbeconferma neldossier segreto presentato abenedetto XVI lo scorso dicembre. Quale fu la reazione alle rivelazioni contenute allora nel suo libro «Un teologo gay nella Chiesa cattolica»? Fui accusato di diffamazione. Addirittura il biografo e caro amico di Ratzinger Michael Hesemann scrisse di me: «Berger è un individuo perfido e bugiardo che va temuto. Chi diffonde calunnie su un giro di prostituzione tra i prelati, è capace di qualsiasi cosa». L'omosessualità, anche quella praticata, è molto diffusa nel clero. Durante la mia attività di professore alla Pontificia Accademia di Tommaso d'aquino ero spesso a Roma e frequentavo i punti di ritrovo della scena gay della capitale. All'inizio ero scioccato dalla quantità di volti a me noti, dai circoli vaticani che frequentavano regolarmente quegli stessi luoghi. Qualche volta in situazioni anche molto intime; non c'è darkroom ocespuglio delle aree di cruising gay a Roma che non siano frequentati da prelati. Di conseguenza, questi preti omosessuali, pur di non essere infastiditi dai superiori, sono particolarmente fedeli al papa e conservatori, rispondendo ai migliori requisiti per fare carriera in Vaticano. È per questo motivo che la concentrazione di uomini gay nella Stato pontificio è particolarmente alta. Lo sanno tutti dietro le mura vaticane, ma finché le persone in questione non si dichiarano pubblicamente, finché vivono la propria sessualità in modo discreto, nessuno ha nulla da ridire. Il problema sorge nel momento in cui questi stessi preti si mostrano sleali. Allora viene innescato il meccanismo del ricatto. La gerarchia ecclesiastica trova in questa strategia la sua immensa forza e consistenza. Se il fenomeno è conosciuto, è credibile che sia la causa delle dimissioni del papa? Laprobabilità èmoltoalta. È risaputo come il papa soffra di un'enorme paura dei gay. La conferma che l'omosessualità non viene solo sublimata in Vaticano, bensì vissuta, deve essere stata uno shock per lui. Recentemente il cardinale Carlo Caffarra ha esortato gli elettori italiani a votare coloro che sono contro le unioni gay. Un ulteriore esempio dell'accanimento contro gli omosessuali. Perché tutta questa importanza al fenomeno? Quello dell'omosessualità dovrebbe essere un tema secondario nella Chiesa. Invece, col pontificato di Benedetto XVI, il dibattito intorno ad essa ha assunto dimensioni sproporzionate. Se si leggono gli scritti e i discorsi di Ratzinger, sembra che la più grossa minaccia alla quale l'umanità sia esposta sia rappresentata proprio dai gay. Per altro, paradossalmente, da omosessuali che chiedono di poter fare qualcosa di estremamente conservatore, cioè sposarsi e vivere nel matrimonio. Razionalmente è impossibile spiegare questo fenomeno. Quali conseguenze è lecito aspettarsi dalle recenti rivelazioni? Temocheilmeccanismo del ricatto e del controllo all'interno della Chiesa venga ulteriormente accentuato. L'omosessualità non è mai stata così visibile come nella società occidentale contemporanea. Crede che quest'ultimo scandalo possa modificarne la percezione da parte della società stessa? Credo che l'effetto degli ultimi eventi sulla società sia che l'omofobia della gerarchia ecclesiale venga presa sempre meno sul serio. Chiunque comprende ora più che mai che il rifiuto categorico e carico d'odio dell'omosessualità da parte degli uomini di Chiesa non è oggettivo, bensì motivato da aspetti di natura psichica.

10 pagina 10 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 CULTURA SOS PATRIMONIO corruzione, nepotismo o (poniamo) cicli recessivi. Di più: l incontro con l opera d arte avvince e spinge a accogliere la complessità come sfida ludica e rituale. Educa al rifiuto del luogo comune, e propaga il gusto per l osservazione acuta e penetrante. È importante che questo accada, in un paese in cui, sin dai più teneri anni, l apprendimento non è vissuto dai più come gioco; e dove l eco ubiquitaria del discorso politico consolida in ciascuno abitudini al ragionamento disciplinato e conformista. Michele Dantini A nnus horribilis. Il 2012 è stato funestoperla granparte dei musei di arte contemporanea italiani, e il 2013, con le roventi polemiche destatesi attorno al Maxxi o il conflitto tra Amaci e Cda sulla conduzione del Castello di Rivoli, è iniziato sotto auspici persino peggiori. La «crisi» non è solo locale: rimanda a una flessioneglobale di autorevolezza e prestigio del contemporaneo, accompagnata da perplessità crescenti sul ruolo e la qualificazione culturale dei curatori più giovani, oggi precocemente inseriti in un opaca routine di (auto)promozione e fundraising contraria alle esigenze di una serie formazione. Dunque, che accade? Le politiche di austerità incidono. Il modello Krens- Guggenheim di museo-corporate èfal- lito assieme alle narrazioni più entusiastiche sulla globalizzazione, ed esiste un crescente dibattito internazionale sulla ragionevolezza degli investimenti. È lecito destinare ingenti somme di denaro pubblico a musei che sembrano avere smarrito un ruolo pubblico per diventare concessionarie di gallerie e architetture da noleggio? Colpisce che un numero sempre maggiore di voci insorga. Parliamo di John Berger o Don DeLillo, Orhan Pamuk o Simon Schama: voci non pregiudizialmente avverse, come potremmo considerare quella di Marc Fumaroli o altri funerei detrattori di professione, ma di osservatori attenti e in linea di principio partecipi. Siamo cresciuti nella leggenda (annicinquanta, in Europa ancora anni Settanta) dell artista incurante di convenzioni, giovane, appassionato e ribelle. Non di rado, presso il grande pubblico, ci si attende ancora che l arte possa restituire senso ai vocaboli eroici della tradizione modernista, rigore e intransigenza in primo luogo. Ma qualcosa sta accadendo, con più evidenza dall inizio della crisi economico-finanziaria, nel 2007; qualcosa che ricordailprimomovimento di unafrana reputazionale. L (ex) outsider di genio non è più il beniamino popolare. Simile agli artisti-principi di fine Ottocento, al servizio di banchieri, aristocratici e oligarchi, global players come Koons, Hirst o Cattelan gettano una luce che a non pochi appare ormai futile e sinistra. Backstage di uno smarrimento Irresponsabilità sociale, mutazione «antropologica» del collezionismo finanziario, conformismo corporate. Tutto questo congiura, inutile negarlo, e induce al disincanto. In breve: la «differenza» etica, culturale, «antropologica» dell artista, rivendicata ancora dalle neoavanguardie degli anni Sessanta Musei in crisi respiratoria Castello di Rivoli, Maxxi, Riso, Madre: l arte contemporanea rischia il collasso. L offensiva neoliberista contro i saperi umanistici ha imposto un etica di resistenza. Eppure sono le opere ad educare al rifiuto degli stereotipi «OLTRE IL MURO», ALLESTIMENTO AL CASTELLO DI RIVOLI FRANCESCO VEZZOLI AL MAXXI, MA ANCHE AL PS1 E AL MOCA Francesco Vezzoli, «The Trinity»: è questo il progetto - una trilogia a tappe - che si sviluppa intorno a tre elementi chiave del percorso dell artista (arte, religione e film), e che vede la collaborazione del Maxxi con il Moma/Ps1 di New York e il Moca di Los Angeles. Una retrospettiva che espone, a partire dal 29 maggio, quindici anni di lavoro in un percorso di tre mostre poste in connessione fra loro. Al Maxxi, saranno di scena gli autoritratti, l autocelebrazione artistica, al Moma Ps1 sarà (ri)costruita una chiesa sconsacrata del sud Italia, al Moca invece sarà la volta del cinema. e Settanta, appare dilapidata. Non è semplice ricostruire un autorevolezza smarrita. Quale solidità avrebbe peraltro un simile tentativo? Potremmo supporre che sia ormai inevitabile contestare i confini istituzionali di ciò che si riconosce come «artistico», sull esempio (poniamo), della 7. Biennale berlinese, la più protestataria tra le manifestazioni recenti. E se cercassimo di definire in modo nuovo l «arte» collocandola nel punto di intersezione tra attività estetiche e «servizi» alla comunità, addirittura sul piano delle iniziative per la legalità, il lavoro dignitoso, la difesa dell ambiente, l economia di relazione? O sul piano della conoscenza e della trasmissione dei saperi? «I mercanti sono dei parassiti, il pubblico non è intelligente e il vero genio, se non vuol farsi contaminare dal denaro, deve entrare in clandestinità». Impossibile rimproverare reticenza o vaghezza a Duchamp. Abbiamo convinzioni in parte diverse, ma riconosciamo l acutezza del rinvio alla condizione di «clandestinità»: gli artisti, agli occhi dell autore del Grande vetro, rimangono fedeli a se stessi solo attraverso tradimenti e dislocazioni periodici. Uccidono l arte al fine di reinventarla. L Italia (e l Europa mediterranea in generale) conosce oggi un momento di emergenza economica, sociale, culturale. Forse tutto il mondo attende, da parte degli artisti, dei ricercatori, degli intellettuali, pronunciamenti radicali e inventività controculturale. La produzione di oggetti luccicanti e dispendiosi non è criterio vincolante per la definizione di ciò che è «arte». Potremmo persino giungere a concepire un mondo «senza» arte, purché più equilibrato, empaticoe retto daprincipi di cura. Museo, scuola, innovazione La chiusura di un museo procura sconcerto: un luogo di relazione cessa di esistere e recare beneficio alla comunità. Ilrogodiunquadro, siapure modesto, ferisce (è accaduto al Cam di Casoria questa primavera): vanno in fumo tempo, dedizione, mitezza, pazienza, meticolosità. Ci siamo trovati come dilacerati dalla successione di notizie di impasse istituzionali o crisi rovinose: il Madre, il Riso, ilmaxxi, ilcastellodirivoli e perfino il Mart. Non possiamo che deplorare, laddove sia il caso, incuria e impreparazione pubblica, insipienza politico-culturale di vertice, mancanza di investimenti qualificati. Al tempo stesso proviamo a proporre qualcosa come una riflessione distante da lagnanze corporative e suggerire spunti di autoriforma. La domanda è: quali politiche culturali per i nostri (migliori) musei di arte contemporanea? L opera d arte (contemporanea), se tale, ha un valore intrinsecamente «politico» e non ha bisogno di accogliere «contenuti» esteriori per giustificare la propria necessità sociale. L esperienza estetica educa l osservatore all interpretazione, a percorsi sperimentali di verificae autocorrezione, all interrogazione costante. Per i suoi caratteri di microinfrazione, l opera d arte (contemporanea) contribuisce a formare un opinione pubblica informata, consapevole e indipendente, pronta a considerare criticamente un documento, l autorità della tradizione o la validità di un enunciato; e a contrastare attivamente, con immaginazione e tenacia, Una «piazza» per i cittadini? La tradizione modernista italiana rifuggeeccessidi spettacolarizzazione, divismo e gossip. È convinzione di Brandi, ad esempio, che «l artista abbia responsabilità storiche e sociali non diverse da quelle di qualsiasi altro uomo»; e Longhi è pronto, nell immediato dopoguerra, a elogiare l attitudine schiva di Morandi, il suo rifiuto dell istrionico e del «capaneico». Dobbiamo essere esigenti quanto a arte e cultura: sono davvero importanti, in chiave civile, solo se producono conoscenze situate, o in altre parole competenza autobiograficae cittadinanza. Unapoliticaculturale pubblica è chiamata a potenziare i compiti di agency, cioè di «pieno sviluppo della persona»; e a rimuovere «gli ostacoli di ordine economico e sociale» richiamati dall articolo 3 della Costituzione. Stabiliamounprimopunto, che può sembrare paradossale: l istituzione pubblica (o pubblico-privata) di cui parliamo, il museo appunto, esiste in primo luogo per i cittadini: né per gli artisti o gli sponsor né tantomeno per i politici che intendano fregiarsi del ruolo di protettori delle arti. È chiamata a conferire sostanza culturale specifica a istanze generali di equità, trasparenza, redistribuzione di opportunità. Avete presente il piccolo o la piccola seduti in ultima fila nel banco di scuola, nati da famiglie di umile origine? Bene: abbiamo una disperata necessità che il loro talento non vada disperso e dispieghi invece nel tempo risorse di attenzione e combattività. Con opprimente scarsità di lessico, cognizione specifica e immaginazione gli economisti della cultura invocano da anni (o piuttosto intimano) strategie di rilancio del «capitale umano». La locuzione non ci appassiona: come chesia, è evidentecheproprioladisseminazione di offerta culturale innovativa, se associata a ampi, durevoli e qualificati processi educativi, può aiutare a trasformare tratti antropologico-culturali ritenuti svantaggiosi (ad esempio la «scarsa propensione al rischio» avversata nelle retoriche pro-startup). Ma non dovremmo restringere il punto di vista alla sfera economica, concentrandoci su «indotto» e impresa. Esistono innovazioni (sociali e istituzionali) che combattono esclusione o privilegio: meritano la nostra più grande attenzione anche se non contribuiscono direttamente alla crescita del Pil. L offensiva neoliberista contro i saperi umanistici e la tradizione delle arti «liberali» impone a artisti, critici, curatori di ridefinire il museo sotto profili di resistenza culturale, in termini di etica del dono; e di sostituire alla dispendiosa ricerca del «grande evento» virtuose routine di restituzione. MART Morsa della spending review, ma si guarda al futuro Il Mart di Rovereto ha compiuto i suoi priumi dieci anni. E lo ha fatto splendidamente, offrendo un panorama di mostre internazionali di largo respiro, una sezione didattica di tutto rispetto che ha lavorato in continuità con le scuole, curando un archivio, uana biblioteca e dando una nuova sterzata alla sua esistenza con la direzione di Cristiana Collu («vorrei che il Mart diventasse non tanto la casa delle Muse, ma quella degli artisti ispirati dalle Muse. Vorrei che gli artisti abitassero il museo e il territorio su cui questo insiste...»). Ma ora è in debito d ossigeno, a causa della spending review che ha tagliato verticalmente - e con l accetta - i fondi pubblici per la cultura. Nel report di gennaio del Mart, si rende conto in circa trecento pagine delle multiformi attività che lo hanno reso vivo e della ricchezza dei rapporti intessuti con altri soggetti internazionali. Ma va fermata l emorragia di finanziamenti, non si può scendere sotto il milione e mezzo, cifra che in qualche modo, pur se al ribasso, permette una programmazione e promette una visibilità del luogo. I musei contemporanei - più di altre istituzioni - rischiano di avvizzire sotto l incertezza del loro calendario. Rispetto agli altri musei, vivono meno di collezioni e più di mostre ed eventi costruiti ad hoc. Il Mart ora punta al foundraising e si prepara ad allestire esposizioni con la cinghia stretta.

11 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 11 CULTURA oltre tutto TENUTA DELLO SCOMPIGLIO IN MOSTRA Si chiama «Incontri» il progetto espositivo curato da Lorenzo Bruni presso la Tenuta dello Scompiglio che chiama in campo (fino al 28 aprile) Francesca Banchelli, Simone Ialongo, Yuki Ichihashi, Jacopo Miliani, Giovanni Ozzola, Moira Ricci, Studio ++, Eugenia Vanni. Al centro, la natura e le sue declinazioni. FESTIVAL «LETTERATURA BAMBINA» Un mese dedicato ai lettori più piccoli: è la prima edizione del «Festival della Letteratura bambina» che si aprirà il 4 marzo a Udine coinvolgendo scuole, biblioteche, teatri e cineteche della regione. La kermesse si terrà in vari luoghi (San Vito al Tagliamento, Gemona, Codroipo...) SCAFFALE «San Paolo Reloaded», edito da Transeuropa Paolo di Tarso, quasi un Lenin mediterraneo Un libro che è un parco giochi teologico e filosofico, in cui Zizek asserisce che il cristianesimo è troppo prezioso per essere lasciato a fondamentalisti e agguerriti conservatori Claudio Canal C ome si fa a recensire il libro di un filosofo come Slavoj Zizek, star mondiale del pensiero pre/post/trans? Uno che, vivo e vegeto, a colazione può godersi la lettura dell International Journal of Zizek Studies? Che dalle prime righe di un qualsiasi suo libro ti trascina su un ottovolante speculativo da cui atterri stordito? Se non sei un lettore ben temperato il rischio è di venire sballottato tra idee e contro idee e di sentirti, alla fine, un verme. Non mi risulta che tra le tipologie dell argomentare filosofico ci sia la civetteria, anche se Georg Simmel gli ha dedicato un acuto saggio cent anni fa. Zizek ti strizza l occhio, poi ti volta le spalle e di nuovo ti prende per mano per abbandonarti subito dopo. Qualche volta sembra stupirsi da solo della propria arditezza intellettuale o della trita banalità che gli è appena sfuggita. Se poi ci mette di suo anche la meritoria casa editrice che traduce l accademico titolo del libro qui in questione Paul s New Moment. Continental Philosophy and the Future of Christian Theology con San Paolo Reloaded. Sul futuro del cristianesimo, si capisce che non c è solo Zizek a zizekkare (Transeuropa, Massa, a cura di Alice Gonzi e Damiano Bondi, euro 19,90). Se dobbiamo dunque fare download tra le nostre reti neurali delle 192 pagine di questo straordinario parco giochi filosofico- teologico e se vogliamo stabilirne la reciproca compatibilità, sarà meglio partire dal più breve e più veemente dei cinque saggi che compongono il libro (due appartengono a John Milbank, teologo anglicano fondatore della Radical Orthodoxy): Una meditazione sul Cristo sulla Croce di Michelangelo. Interpretando il disegno del Crocefisso per Vittoria Colonna Zizek si concede la più esplicita dichiarazione di «fede» politica: «Illegame tralacomunità cristianae il movimento progressista è cruciale una comunità che segua il modello della comunità cristiana originaria: una comunità di emarginati Ecco perché io e molti altri filosofi di sinistra siamo così interessati a rileggere, riabilitare, e riappropriarci dell eredità di Paolo Io sostengo che se perdiamo questo momento cruciale il momento della realizzazione dello Spirito Santo come una comunità di credenti noi vivremo in una società davvero triste, in cui l unica scelta sarà tra il volgare liberalismo egoistico o il fondamentalismo che lo contrattacca. Ecco perché io esattamente un radicale di sinistra penso che il cristianesimo sia una cosa troppo preziosa per lasciarlo ai fondamentalisti conservatori. Dovremmo lottare per esso. Il nostro messaggio non dovrebbeessere, Potete tenervelo, ma «No, è nostro. Voi lo state rapendo». Dunque, una dose di cristianesimo da iniettare in una sinistra anemica e impotente, affetta da un relativismo, che, quando va bene, si impegna a correggere le storture dei modi di vita, invece di criticarli alla radice, immersa com è in una universale compassione multiculturale in cui tutto può essere decostruito, anche i rapporti di produzione e lo sfruttamento che generano. Michelangelo rappresenta il «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» gridato da Gesù sulla croce come un gesto di ribellione e di accusa. Cristo-Dio è diviso dal Dio-Padre, la sua fede vacilla, per un momento diviene ateo. Dio abbandonato da Dio, Dio che non crede in sé stesso. Zizek vede in questo Dio michelangiolesco un Dio impotente (un Michelangelo influenzato in realtà da Vittoria Colonna e non viceversa, ma questo Zizek sembra non saperlo) e lo traduce, affidandosi al suo adorato Lacan, come il grande Altro, che muore sulla croce e con lui muore la garanzia di significato globale su cui contare e avere fiducia. Il Pezzo Grossosistemeràalla finfinetutto, dicela religione, lui sa cos è meglio per noi e come sia la vera armonia del mondo e il suo destino. Niente di più falso, ribatte Zizek, il Garante supremo non garantisce niente, ha dubitato di se stesso, là, appeso ai chiodi, però ha fiducia in noi, manda lo Spirito santo, e Dove due otre sonoriuniti nel mio nome, lì sono i mezzo a loro e così la comunità si costituisce e agisce. Nel nostro tempo, obietto io, il Paraclito deve essere in pausa pranzo, ma per Zizek questa è l eredità del cristianesimo, un istanzaeticache ci carica dell onere di organizzarci, perché la spinta del nostro sviluppo storico, l economia sacrale, il mistico mercato, la sragione del capitalismo, se non l abbiamo ancora capito, portaalla catastrofe. La storianon è dalla nostra parte, come sosteneva il marxismo classico con il suo proletariato salvatore atteso, predestinato e necessario dell umanità, ci tocca invece andargli contro, agire di puro volontarismo contro la necessità storica. Non c è nessun grande Altro su cui fare affidamento, c è solo la nostra libertà radicale di contrastare o no la grande marcia della storia verso il disastro e l apocalisse. «Nel capitalismo può ravvivarsi una religione, vale a dire, il capitalismo serve essenzialmente alla soddisfazione delle medesime ansie, sofferenze, inquietudini, cui un tempo davano risposta le cosiddette religioni» scriveva Benjamin, richiamato da John Milbank e trascritto dai curatori del libro. Kapitalismus als Religion, Capitalismo come religione. Per fermarlo c è bisogno di una «religione» altrettanto forte. Ma come si ricarica Paolo di Tarso in questa grandiosa baraonda teoretica? Guardandolo, dico io, come un Lenin mediterraneo e cristiano, e non so se Zizek questa me la passerebbe. Ma quale Paolo? La ricerca storica ed esegetica è da più di un secolo che oscilla tra Paolo come «vero» inventore del cristianesimo, e Paolo che non è cristiano per niente, mentre quella che viene chiamata la «radical new perpective» si affanna a dimostrare che la teologia paolina è paradossale, asistematica, incoerente, tutta legata a situazioni contingenti. Zizek non è interessato a questi sviluppi di ricerca, Milbank un po di più. Di Paolo gli importano alcuni fulcri teorici che estrae da tutto il corpus paolino, ma soprattutto scavando la lettera ai Romani che gli appare come un testo proto-psicoanalitico, avendo come spalla con cui criticamente dialogare Alain Badiou e il suo autorevole San Paolo. Fondazione dell universalismo (Cronopio, 1999). «Senza la Legge il peccato è morto», scrive l apostolo e Zizek: «una legge che genera la propria trasgressione giacché ne ha bisogno per affermarsi come legge». Come uscire da questo circolo vizioso in cui è l atto stesso della proibizione che dà origine al desiderio di trasgredirla, in cui legge e trasgressione si generano e si alimentano a vicenda? Nell analitica del presente, come resistere al capitalismo che satura ogni cosa, i nostri desideri e i nostri sforzi di resistergli, che cattura ogni nostra cognizione e impulso? Per farla breve: non con la perversione, dice Zizek parlando in lingua lacaniana, che è una trasgressione interna alla Legge (economica, politica, sessuale, religiosa ), che ad essa fa comunque riferimento, specchiandosi, ma con una radicale destituzione soggettiva o isteria o separazione dall ordine simbolico dominante, sospensione della Legge, disconoscimento dell Altro, fino ad accettare il vuoto della propria non-esistenza, della propria morte simbolica. È da questo attracco paolino che Zizek salpa per esplorare la possibilità di un materialismo cristiano apocalittico. SAGGI «La democrazia dei beni comuni» di Alberto Lucarelli per Laterza Quando un movimento si fa legge Ugo Mattei E sce a a ridosso delle elezioni in cui l autore ha deciso di candidarsi, e può dunque leggersi come un personale impegno politico, questo agile volume di Alberto Lucarelli, uno dei giuspubblicisti più innovativi ed attivi sulla scena politica ed accademica italiana (La democrazia dei beni comuni,laterza, euro 16). Come giurista Lucarelli ha legatoil proprio nomeal recuperodell articolo43della Costituzione; all elaborazione dei lineamenti di un nuovo «diritto pubblico europeo dell economia»; allo studio teorico dei modellidi democrazia partecipativa. A cavallo fra il diritto e la politica si colloca invece il suo lavoro nella Commissione Rodotà;quello di elaborazione dei quesiti referendari sull acqua bene comune; la sua difesadegli esitireferendariin Corte Costituzionale. Infine, sul piano della politica rappresentativa, Lucarelli è statoeletto inconsiglio Comunalea Napoli (conmolte preferenze) e ha ricoperto, fino a «SUPERSTAR», KAMERA SKURA, PRESSO L AMOYA DI PRAGA qualche settimana fa quando si è dimesso per candidarsi alla Camera (collegi in Liguria e Veneto) la carica di Assessore ai beni comuni e alla partecipazione, un neonatoassessorato dal quale sono partiti molti impulsi innovativi. Fra questi merita di essere ricordata almeno la trasformazione di ArinSpainAbcNapolie ladelibera «destituente» sui beni comuni, raggiunta in dialettica anche aspra con il collettivo deglioccupantidell ExAsilo Filangieri. Questariflessione dilucarelli, che viene ad arricchire un panorama di letteratura giuridica italiana sui commons ormai davvero cospicuo, non delude le aspettative generate da un simile pedigree di attivista nonsolo nazionaledeibeni comuni (importanti sono i legami accademici e di movimento sviluppati da Lucarelli in Francia dove coltiva da anni un rapporto politico con l Assessore all Acqua Pubblica Anne Le Strat). Il taglio scelto è quello di una riflessione sulla scienza del diritto pubblico italiano al tramonto dello stato sociale. Il Un nuovo volume si aggiunge agli scaffali dedicati ai commons. Questa volta il contributo viene da uno studioso e da un attivista interessato a innovare il diritto metodo realisticamente sfugge dalla nostalgia e immagina lacostruzionediunnuovo modello, apertamente alternativo allo «stato regolatore» (lacuilogica è legata principalmente ai nomidi Giuliano Amato, Franco Bassanini e Sabino Cassese) che l autore considera il massimo responsabile dell attuale «disarmo» del settore pubblico. Il primo capitolo è dedicato alla fenomenologia tridimensionale del diritto pubblico, fra politica, amministrazione e società. Il secondo analizza i processi di trasformazione del diritto pubblico contemporaneo sotto i colpi del privatismo ideologico proprio del modello «stato regolatore». Ne segue strutturalmente la crisi di effettività del diritto pubblico sociale, cui è dedicato il terzo capitolo. Gli ultimi due capitoli, indicano le vie di ricostruzione («riarmo» come ama dire Lucarelli) deldiritto pubblico. Il quarto capitolo si dedica alla costruzione di un diritto pubblicodei benicomuni, sforzando si dimetterne sotto controllo lo spontaneismo e quegli aspettidi diversitàgiudicati eccessivamente anarchici e localistici. Qui Lucarelli prova a costruire dal basso un modello universalistico che mantenga GRAPHIC NOVEL «Bello ciao», il fumetto su Carlo Giuliani, approda in Francia Anna Maria Merlo È stato appena tradotto in francese sotto il titolo Bello ciao (ed. Les Enfants rouges) il libro di Francesco Barilli e Manuel De Carli, Carlo Giuliani, il ribelle di Genova, pubblicato nel 2011 in Italia dalla casa editrice Becco Giallo. Si tratta di una graphic Novel sui fatti Genova e l assassinio di Carlo Giuliani, costruita su tre piani: c è una ricostruzione dei fatti, realizzata con una ricerca presso i testimoni e il riferimento alle numerose pubblicazionisulcaso, c è l inchiesta giudiziaria ufficiale pre-indirizzata e raffazzonata e, infine, la personalità del giovane Carlo, 23 anni nel 2001, delineata attraverso i ricordi dei famigliari e degli amici, le sue poesie e i suoi appunti. La madre Heidi, il padre Giuliano e la sorella Elena sono rappresentanti tenendo ognuno in mano uno degli elementi che sono stati usati dai carabinieri per giustificare Mario Placanica e mettere sotto accusa Carlo: lo scotch, l estintore e il passamontagna, utilizzati come simboli della presunta «violenza» della vittima e della sua volontà di colpire. Su Genova si è scritto molto. Ma questo libro ha la capacità di riassumere gli avvenimenti e di fare chiarezza per non dimenticare a più di dieci anni dai fatti. «Un manifestante è rimasto per terra, ucciso da un militare durante un attacco deiribellicontro unacamionettadeicarabinieri riassume Barilli un verdetto di legittima difesa pronunciato non da un tribunale ma da rappresentanti politici e delle forze dell ordine, subito adottato dai principali organi di informazione». L assassinio di Carlo Giuliani non è mai stato giudicato in tribunale, malgrado ci sianostativari processiperifattidigenova, «la più grave trasgressione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla seconda guerra mondiale», secondo Amnesty International, tra la «notte cilena» della Diaz e gli episodi di tortura alla caserma di Bolzaneto. Il racconto a fumetti isola l assassinio di Carlo e ne ricostruisceladinamica, mettendo inevidenza la macchinazione che, basata su una fotografia dell agenzia Reuters, ha portato ad evitare il processo per gli autori del crimine, per non mettere sotto accusa il governo italiano. nellemani delle istituzioni della politica rappresentativa una sorta di potere di controllo informato alla tutela del debole e del marginale. Il quinto capitolo, dedicato all emergere del diritto pubblico europeo dell economia a mio avviso è assai più convincente del precedente, dove emergeva la difficoltà del giuspubblicista a liberarsi appieno della dimensione gerarchica della norma, lasciando spazio all autonomia costituente. Lucarelli lavora bene alla messa in opera della «coesione sociale e territoriale» come un vero e proprio contro-principio di rango costituzionale europeo contrapposto a quella «regola» della concorrenza, che, denuncia Lucarelli, è stata ideologicamente promossa a «principio». Il libro si conclude con otto punti programmatici su cui occorrerebbe lavorare e con un apparato bibliografico. Si tratta di un programma di lavoro ambizioso e in gran parte condivisibile, per perseguire il quale sarebbero necessarie cospicue forze parlamentari desiderose di invertire la rotta. Sarebbero soprattutto necessarie forze sufficienti per perseguire a livello locale, con costanza, le molte vertenze ed innovazioni che in questi anni il movimento per i beni comuni è riuscito a mettere all ordine del giorno.

12 pagina 12 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 Cinema VISIONI È scomparso il regista russo pesantemente censurato durante gli anni 70, autore di soli sei film tra cui «Il mio amico Ivan Lapshin» e «Un anno senza guerra» A SINISTRA «UN ANNO SENZA GUERRA», A LATO «IL MIO AMICO IVAN LAPSHIN». SOTTO «KRUSTALYOV, MACHINU!», NELLA FOTO PICCOLA IL REGISTA Silvana Silvestri L e filmografie scarne nei paesi che hanno maneggiato la censura come una scure, indicano spesso i maestri del cinema. Gravemente ammalato, con il suo ultimo film in postproduzione, Aleksej Jurevich German è scomparso giovedì a San Pietroburgo all età di 75 anni anni e resta tra i grandi del cinema russo anche se il suo nome ha rischiato di essere del tutto cancellato e il suo esordio, come una strega, di essere bruciato (in termini tecnici C.Pi. C ol titolo «Scrivere il reale: la scrittura del cinema documentario dall ideazione al montaggio», torna a Bologna «Lo sguardodegli autori», unospaziodiriflessione sulfare cinema documentario ideato dalla Der, l Associazionedei documentaristi dell Emilia Romagna. Per due giorni (1-2 marzo). L edizione 2013, la sesta (info discuterà su un aspetto del documentario complesso quale la scrittura - ricordiamo che da qualche anno è stato lanciato dal Solinas un premio dedicato alla scrittura documentaria, vinto nell edizione 2013 da Il partito preso delle cose (Sponde), progetto di una giovane filmmaker torinese, Irene Dioniso, mentre la menzione è andata a Felice D Agostino e Arturo Lavorato per Ciò che non siamo ciò che non vogliamo. E «scrivere» un documentariocomporta passaggi e fasi diversi rispetto alla scrittura di una sceneggiatura di «finzione» e soprattutto regolemenoevidenti. Sipuòparlaredi appuntitirati giù durante i sopralluoghi, o di una messa a fuoco di situazione e personaggi sempre pronta a essere modificata. Al tempo stesso però la scrittura di un progetto è fondamentale per Aleksej J. German, difficile essere dio Festival/ SGUARDO D AUTORE CON DI COSTANZO E FRAIOLI La scrittura del documentario, una «categoria» fuori formato quello che riguarda la ricerca di finanziamenti, per la partecipazione ai fondi di sostegno nel mondo, e anche per sostenere il cineasta nella propria ricerca, a cominciare dalla necessaria individuazione dei piani di racconto su cui focalizzarsi. Di questo e di molto altro discuteranno nel corso dell incontro (a ingresso gratuito Gianfilippo Pedote, produttore tra gli altri di Un ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi; Costanza Quatriglio (autrice di Terramatta), la montatriceilaria Fraioli, e Leonardo Di Costanzo (Cadenza d inganno, L intervallo). È interessante rispetto alla scrittura anche il fatto che molti autori del cinema documentario, tra cui lostessodicostanzo, hannoesordito quest anno nella finzione seppure portandovi la propria esperienza precedente - L intervallo è uno dei miglioriesordi italiani di questi ultimi anni. Lo stesso vale per Alina Marazzi - Tutto parla di te, presentato al festival di Roma e tra qualche settimana in sala, montato da Ilaria Fraioli - o per Alessandro Rossetto che sta terminandoinquesti giorniilsuoprimo film, Piccola Patria, e ancora per Bruno Oliviero anche lui approdato alla finzione - il film si chiama La variabile umana. l ordine ufficiale era «distruzione del negativo»). Ma fortunatamente l impiegata non eseguì l ordine. NatoaLeningradonel1938è alla Lenfilm che ha costruito tutto il suo percorso artistico secondo una tradizione indipendente di quegli studi che si è mantenuta tale nel corso degli anni, con una quantità di geni del cinema sotto controllo e film congelati, come Kira Muratova, Dinara Asanova, AleksandrSokourov (e poimusicisti, attori, scrittori...), un indirizzo di sperimentazione rimasto immutato anche quando dopo la finedel comunismogli studihanno rischiato di essere smantellati e venduti a pezzi ai negozianti. Attore nel teatro drammatico statale a Smolensk German recita subito dopo al teatro Gorkij a Leningrado e inizia la sua carriera cinematografica in quegli studi con un film diretto insieme a Grigori Aronov Sedmoy spuntnik (Il settimo compagno di strada) del 67 che tornava ai tempi della rivoluzione russa con le vicende di un ex generale zarista che, falsamente accusato e arrestato, sceglie di stare dalla parte del popolo e riesce a provare la sua innocenza. Ma con Proverka na dorogakh (Controllo sulle strade), il folgorante esordio del 1971 fu accusato di voler cancellare l eroismo russo della storia sovietica e per almeno venticinque anni le autorità cercarono di distruggerlo finché fu possibile vederlo finalmente nel 1985, quando con Gorbaciov si aprirono le celle dei film. Basato su un fatto reale documentato dal padre stesso del regista, lo scrittore Jurij German raccontava di un gruppo di partigiani che nel 1942 erano impegnati in pericolose missioni contro i nazisti nella zona della Bielorussia, ma gli strali arrivarono soprattutto perché si trattava di antieroi come disertori, collaborazionisti e perfino il commissario del popolo aveva problemi di comportamento. Il suo stile di racconto inoltre era probabilmente considerato più pericoloso del fatto che entrasse nella storia qualche elemento indesiderato, il fiammeggiante bianco e nero, il suo humour - la satira ha caratterizzato la Lenfilm, come la grassa comicità gli studi di Mosca - applicato al genere bellico, una specie di monumento nei paesi comunisti, intoccabilenei suoicanoni. German osa contaminarlo con altri generi non di ordinanza, come il poliziesco. Nonostante la condanna del film, è tornato sempre, per suprema ironia, sui pericolosi scenari della storia e per di più al periodo dello stalinismo. Quanto più messi all indice anche i titoli delle opere successive segnano la storia del cinema come opere canoniche, come Dvadcat dnejbez voynj (Venti giorni senza guerra, 1977) un corrispondente di guerra in licenza nel1943, in un remotovillaggio dove soffiano falsi venti di pace: anche qui il modello intoccabile è l assedio di Stalingrado, mentre a Taskent i risvolti umoristici della vicenda fanno da inaudito pendant. All inizio degli anni ottanta finì per essere espulso dall Unione dei cineasti e uno dei suoi film più celebri, Moj drug Ivan Lapsin (Il mio amico Ivan Lapsin) girato nell 82 poté uscire solo nel 1984 e nel 1986 vinse il Pardo di bronzo e ottenne il premio Fipresci della critica internazionale al festival di Locarno e fu definito dai critici russi «il miglior film sovietico di tutti i tempi». Anche questo film è tratto da un racconto autobiografico del padre, ambientato nel 35 in una cittadina della Russia del «Ho tentato di dimostrare che prediligiamo l uomo saggio e pietoso» nord dove un commissario dà la caccia a un criminale, Solov ev e la sua banda, parallelamente all arrivo di una compagnia di teatranti arrivata in tournée e che trovaalloggionella casadel capodella polizia, con intrecci drammatici e inaspettati, amori e tentativi di suicidio, un grande film dell epocadellaperestroika. Il suoultimo film Krustaliov, ma voiture! (Krustaliov la mia macchina! er a a Cannes 98) ambientato durante gli ultimi giorni di Stalin, quando per assisterlo, il generale Glinski è liberato dal gulag e spedito al suo capezzale, racconta finalmente una storia mai raccontata, e lo fa attingendo al suo stile «d avanguardia», comea doverfarcomparire in parallelo tutti i piani non detti di un epoca occultata. E in quell occasione scopre anche il set post comunista: se era difficile lavorare sotto Breznev, farlo senza soldi è un inferno. German ha lasciato in eredità al cinema un figlio, Aleksej Alekseyevich German che è uno dei nomi di punta del nuovo cinema russo. E ha lasciato in postproduzione Trudno byt bogom (Difficile essere Dio), dal romanzo di fantascienza dei fratellistrugarski, dove tornavaall epoca di Stalin.

13 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 13 VISIONI LIRICO DI CAGLIARI Da ieri i lavoratori del Teatro lirico di Cagliari sono in assemblea permanente. La decisione al termine di un assemblea sindacale convocata dalla Rsu per fare il punto sulla vertenza che da mesi contrappone duramente sindacati, sovrintendenza e presidenza della Fondazione Teatro lirico. «Temo si voglia arrivare alla liquidazione della Fondazione», ha spiegato nel Massimiliano Ceccalotti, a nome delle Rsu. MARISA MONTE La grande cantante brasiliana torna in Italia dopo sette anni. Marisa Monte sarà a Roma, per una data unica il 16 aprile, all'auditorium Parco della Musica, con lo show «Verdade, uma iluso» (La verità, un'illusione): un viaggio nel suo universo personale attraverso le canzoni del nuovo album «O que voce quer saber de verdade». Con lei sul palco nove musicisti. TEATRO L opera di Ibsen ancora in scena al Vittoria di Roma Gli Spettri nascosti di Paravidino e famiglia Gianfranco Capitta ROMA N on perde la sua stretta sulla modernità il grande teatro naturalistico di Ibsen, o «teatro della crisi borghese» come per tanto tempo Massimo Castri ci ha illuminato nel vederlo, scrollandone quando occorreva la polvere, e restituendoci la sua morsa che ancora attanaglia tanti gangli della convivenza e della società. Spettri è in questo senso un caso esemplare, che con soli cinque personaggi riesce a riempire un intero universo familiare e sociale, in quel vecchio fiordo o isola lontani dal mondo, che pure rispecchia tanti nodi che ancora perdurano. E di quell impossibile dramma borghese, si ricordano le due edizioni maggiori, quasi canoniche seppure diversissime. Una di Ronconi negli anni 80, maestosa e asfissiante dentro la serra «vera» costruita da Mario Garbuglia per contenere attori e pubblico; e Rai1 Rai2 Rai3 Rete4 Canale5 Italia1 La7 Rainews APRIRAI Attualità LA CALIFORNIA Documentario LA PROVA DEL CUOCO Varietà TG EASY DRIVER Rubrica LE AMICHE DEL SABATO Varietà TG1 - CHE TEMPO FA A SUA IMMAGINE Rubrica religiosa PASSAGGIO A NORD OVEST Documentario L'EREDITÀ Gioco TG RAI TG SPORT Notiziario sportivo AFFARI TUOI Gioco I MIGLIORI ANNI Varietà (Dir) 0.00 S'È FATTA NOTTE Talk show 0.45 TG1 NOTTE TG DRIBBLING Rubrica sportiva OMICIDI NELL'ALTA SOCIETÀ: IL DOLCE PROFUMO DEL MALE FILM con Fritz Wepper NORA ROBERTS - LA PALUDE DELLA MORTE FILM con Jerry O Connell, Lauren Stamile SERENO VARIABILE "Orvieto" Rubrica MINUTO - SERIE B Rubrica sportiva INVINCIBILI ANGELI Telefilm TG Info CASTLE - DETECTIVE TRA LE RIGHE Telefilm TG RAI SPORT SABATO SPRINT Rubrica sportiva FAUSTO PARAVIDINO E PATRIZIA MILANI quella del 2005 di Castri, che scopriva l eversione infantile del giovane Osvald contro il castello di ipocrisie costruito attorno e sopra a lui dalla madre, dalle scappatelle del padre, dal complice pastore che più che alla fede è interessato a far finanziare le sue «opere di religione». In tutto questo detonano la malattia mentale del ragazzo e l odore pericoloso dell incesto quando si avvicina troppo alla fanciulla che da sempre è stata accolta in casa come serva, e si scopre essere figlia «illegittima» dello stesso padre. Un gorgo di situazioni e sentimenti esemplare nella sua ambiguità ammantata di perbenismo. Non a caso la regista Cristina Pezzoli deve la sua prima formazione proprio alla scuola di Castri, e con occhio sicuro quindi va per noi a frugare dentro quel crogiolo di veleni e di infelicità ineludibili. Dentro una bella scena di Giacomo Andrico, semplice e pure ricchissima di immagini ed evocazioni grazie alle TGR L'ITALIA DE IL SETTIMANALE Rubrica TGR AMBIENTE ITALIA Rubrica TG REGIONE - TG TG3 PIXEL Attualità TV TALK Rubrica SQUADRA SPECIALE VIENNA Telefilm HIMALAYA - L'INFANZIA DI UN CAPO FILM con Thilen Lhondup, Gurgon Kyap TG3 3 TG REGIONE BLOB Varietà CHE TEMPO CHE FA Attualità FEMALE AGENTS FILM con Sophie Marceau TG TG REGIONE Info AMORE CRIMINALE Attualità TG UN DETECTIVE IN CORSIA Telefilm LA SIGNORA IN GIALLO Telefilm TG LO SPORTELLO DI FORUM Real Tv POIROT: SONO UN'ASSASSINA FILM con David Suchet DETECTIVE MONK Tf PIANETA MARE Doc TG TEMPESTA D'AMORE Soap WALKER TEXAS RANGER Telefilm FACE/OFF - DUE FACCE DI UN ASSAS- SINO FILM con Nicolas Cage, John Travolta 0.15 Prima tv Mediaset LIFE Telefilm 1.50 TG4 NIGHT NEWS proiezioni di Mario Flandoli che continuamente la trasformano, prendono quindi corpo quegli Spettri (al Vittoria, fino a domenica 3 marzo) prodotti dal teatro stabile di Bolzano. La traduzione di Franco Perrelli rivive di accenti inediti nella bella, e a noi contemporanea, manipolazione drammaturgica di Letizia Russo. In quella geometrica «gabbia» dallealte paretie dalle trasparenzeche ora sembrano rivelatrici ora ingannevoli, Patrizia Milani dà allo strapotere della signora Alving dei brividi inquieti, scoprendo a tratti l evidenza ridicola del suo bon ton famigliare. Carlo Simoni compatta l ipocrisia del pio e oculato sacerdote in una corazza borghese su cui ogni cosa rimbalza; AlviseBattain conferisce al suo Engstrand, padre anagrafico della ragazza (Valentina Brusaferro), la malvagità pronta a tutto per il pur minimo interesse e per i più loschi e immorali progetti, come la «casa del marinaio» che vorrebbe impiantare sulla terraferma, a metà tra il bordello per naviganti e ospizio per l infanzia vittima del mare. Ma la vera sorpresa viene dall inedito ragazzo Osvald cui dà corpo e voce, e singulti e grida, Fausto Paravidino, questa volta in sola veste di attore, lui che quei drammi, magari con accenti cecoviani, ha scritto e riscritto tra le ultime generazioni. Il suo personaggio contende a tutti gli altri il primato di interesse, è lui che grida il dolore e la debolezza, il sogno dell utopia e la crudeltàdella rabbia. Tantoda arrivare nella famosa frase finale a straniare ogni spettatore, ripetendo e quasi masticando rabbioso la celebre invocazione «mamma, dammi al sole», una scelta quasi sacrificale che, dopo l incendio doloso che ha distrutto l investimento benefico e ipocrita della famiglia, suona anche quale consapevole rinuncia politica, nell amaro paesaggio descritto in questo testo bellissimo di Ibsen. TV Sì a decreto quote investimento cinema italiano Firmato da Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, e da Lorenzo Ornaghi, ministro per i Beni e le Attività culturali, Lorenzo Ornaghi, il decreto che determina le quote di investimento e di trasmissione che le emittenti televisive sono tenute a riservare alle opere cinematografiche di espressione originale italiana. Nel testo si stabilisce per la RAI che il 3,6% dei ricavi complessivi annui debba essere destinato a produzione, finanziamento, pre-acquisto e acquisto di opere cinematografiche italiane, mentre per le altre emittenti tale obbligo riguarda il 3,2% degli introiti netti. La Rai è inoltre obbligata a programmare opere italiane l 1,3% del tempo di trasmissione per i palinsesti non tematici e il 4% per quelli tematici, mentre per le altre emittenti tale disposizione riguarda l 1% del tempo di diffusione per i palinsesti non tematici e il 3% per quelli tematici. Il provvedimento prevede un percorso graduale per raggiungere le quote previste: a partire dal 1 luglio 2013, 30 mesi per la programmazione e 18 mesi per gli investimenti. Alla fine di tale periodo, le quote potranno essere verificate e, nel caso, aggiornate alla luce della situazione di mercato PRIMA PAGINA 8.00 TG5 MATTINA 9.05 ZOO DOCTOR Telefilm 9.55 MELAVERDE Documenti FORUM Real Tv TG Prima tv Mediaset COUGAR TOWN Telefilm AMICI 12 Reality show VERISSIMO Attualità AVANTI UN ALTRO Gioco TG STRISCIA LA NOTIZIA Attualità ITALIA'S GOT TALENT Reality show ZELIG CIRCUS Varietà 0.05 X-STYLE Attualità 0.35 TG5 NOTTE - METEO.IT G. Cap. 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In realtà molto interessante perchéusa la scrittura come arma di conoscenza e diintrospezione, privilegiandolecreaturepiùemarginateedoloroseper darciradiografie impietose di una cultura, di una società, di una situazione socioeconomica. Uno scrittore in particolare (ma ce ne sono diversi) che abbiamo da anni imparato a conoscere è quel Martin Mc Donagh, giovanissimo under 40, che Valerio Binasco fece scoprireal pubblicoitalianoqualche anno fa. Claudio Santamaria per la seconda stagione porta in giro con successo, dello stesso autore, Occidente solitario (al Massimo finoa domani), nella traduzione di Luca Scarlini, che già qualche anno fa aveva avuto il suo battesimo italiano. Prodotto dagli Ipocriti con la regia di Juan Puerta Lopez, il racconto di quella solitudine volta al tramonto è una sorta di duello all ultimo sangue, in senso quasi letterale, tra due fratelli, interpretati uno dallo stesso Santamaria, l altro da Filippo Nigro. Uno ha sparato al padre, l altro si vendica gestendo da solo ogni sostanza residua nella casa, cheriempiedistatuettedisanti maniacalmenteaccroccate. Sidisputanounbicchierediwhisky ounsacchettodipatatine, entrambi «celibi«nonsolosessualmente, ma primaancoramentalmente. Laciviltà è solo una convenzione esterna per loro, e la socialità una forzatura che con molta resistenza sopportano fuori della loro casa/tana. Lo scontro tra i due sembra a tratti un western disperato e animalesco, al grado zero dell umanità. Uniche presenze estranee un giovane parrococattolico (MassimoDeSantis) chesidisperaper ilorosadismi, e una ragazzina evoluta (Azzurra Antonacci) dedita a commerci di alcolici e illusioni. Risulterà quasi naturale che il pretino, fallita la missione di farli ravvedere, debba uscire tragicamente di scena, da cui fuggirà del resto anche la ragazza. Se la prima parte dello spettacolo traccia la tessitura dell orribile situazione, la seconda è un vero e proprio show down di parossismo in quel duello che non può finire alla pari. E che pure conquista gli spettatori, come rappresentazione, deformata ma non troppo, dei rapporti umani correnti. Per merito anche dei due protagonisti, cui non va riconosciuta solo la bravura indiscutibile, ma anche il coraggio di praticare e diffondere un repertorio «difficile» e poco conciliante, pur essendo entrambi interpreti di film e fiction importanti molto premiati dal pubblico LA7 METEO BOOKSTORE Rubrica DONNE E UN FUNERALE Telefilm TG LA TG LA7 CRONACHE Attualità I MAGNIFICI SETTE CAVALCANO ANCORA FILM con Stefanie Powers, Lee Van Cleef THE DISTRICT Telefilm RUGBY, SEI NAZIONI 2013 ITALIA - GALLES Evento sportivo (Differita) TG LA IN ONDA Attualità Nuova edizione LE INCHIESTE DI GIANLUIGI NUZZI Attualità L'INCARICO FILM con Donald Sutherland, Aidan Quinn 1.30 TG LA7 SPORT Info MUSICA Tra i vicoli l arte della «posteggia» È tornata l arte della «posteggia» tra le strade di Napoli grazie a un trio di musicisti, Pietro Botte, Davide D Alò e Ivan Virgulto, che ha fatto della precarietà contemporanea un tratto nobile riportandola nel solco della tradizione partenopea. Così, come i loro predecessori, si aggirano per trattorie e pizzerie, riprendendo le canzoni ironiche, le macchiette, della premiata ditta Pisano-Cioffi, imbastite nei suoni mediterranei e balcanici, affidando poi la sopravvivenza al buon cuore degli avventori. Spopolano su youtube i video dove i Posteggiatori Tristi cantano le loro storie di amori e tradimenti del secolo scorso attraversando le peripezie del vicolo a colori di oggi. La nuova tappa dell intricata storia dei Posteggiatori tristi li porterà dal 27 febbraio al 3 marzo al Piccolo Bellini di Napoli a esibirsi in Isso, Essa e Karamazov, terzo episodio di «Operazione Sciarappa». Il gruppo di musicisti squattrinati si è trasformato in una compagnia d avanspettacolo e a furia di girare per i palchi è finita in un teatro di terz ordine di un paesino russo immaginario, circondato dalla tundra. Come in tutte le sceneggiate c è una donna fatale, un uomo cattivo e Karamazov, capocomico e voce della band, posteggiatore e antieroe. Canzoni di giacca, tradimenti, vendette e colpi di scena, la triste saga fa un altra giravolta intorno alla scommessa se si possa ancora mettere mano al repertorio della tradizione per raccontare con ironia il presente. a.po TRANSATLANTICO Attualità NEWS Notiziario SERA SPORT Notiziario sportivo IL CAFFÉ: IL PUNTO Attualità IL PUNTO ALLE Attualità METEO Previsioni del tempo (all interno) METEO Previsioni del tempo NEWS LUNGHE Notiziario METEO Previsioni del tempo VISIONI DI FUTURO Attualità METEO Previsioni del tempo VISIONI DI FUTURO Attualità METEO Previsioni del tempo laradio Prende il via oggi su Radio3 - ore un ciclo di appuntamenti dal titolo «Economia: le parole della crisi spiegate attraverso i film e i romanzi. Come un romanzo». Dalla corsa agli sportelli della banca di Mary Poppins alla borsa nera nei campi di concentramento, dai nomadi lavoratori delle centrali nucleari in Francia al mondo dei trader di Wall Street: la letteratura e i film ci raccontano realtà e scompensi dell economia. Fino al 24 marzo. CALCIO Morto Jeppson, il vichingo napoletano Flaviano De Luca I n un bel documentario (titolo I fantasisti) sui grandi personaggi del calcio Napoli, c è un anziano signore biondo, spaparanzato su una sedia di legno in uno stretto balcone con la pianta di gerani come in una commedia di De Filippo che guarda il golfo e decanta le virtù di Napoli - il clima, la gente, il mare-, il posto dove aveva scelto di vivere. Si chiamava Hasse Jeppson, all anagrafe Hans Olof, nato a Kungsbacka (e morto ieri a Roma, a 88 anni), soprannominato Hasse Guldfot, piedi d oro, dai tifosi scandinavi, grande stella della nazionale svedese negli anni 50,comprato dall Atalanta nel 1951 segnò 22 gol nella prima stagione e quella successiva passò al Napoli, acquistato per una cifra stratosferica dell epoca (105 milioni di lire) dal comandante Achille Lauro, presidente della società e sindaco della città. Ai lettori più giovani suggeriamo di andarsi a riguardare le sue azioni migliori sul sito www. napolitube.eu,dove risaltano il fiuto del gol, la falcata in velocità e la prepotenza atletica di questo centravanti classico che prese il posto di Nordhal in nazionale. Così scriveva l indimenticabile Bruno Roghisul CalcioIllustrato «Qualcosacomeuna segreat, piccola forza della natura agisce in luie lo trasformain unproiettile catapultato dalla volontà di successo (i gol) li vuole con rabbia più che cercarli con destrezza. Il tipo Jeppson è nel potere di esaltazione che il miraggio della vittoria esercita sul suo temperamento di vichingo infuriato». Dai tifosi partenopei, Jeppson venne soprannominato O banc e Napule, a causa dell ingente spesa per il suo acquisto, ed è diventata leggenda l esclamazione di un tifoso dopo che il fuoriclasse svedese venne buttato a terra da un roccioso difensore, «Gesù, è caruto o banc e Napule». Nella cultura orale (e dialettale) di quegliannidi calciosenza invadenza della tv, resta anche l altra colorita espressione «Uanema a Jeppson», ossia la negativa sorpresa delle tantireti fallite anchein situazioni di gioco estremamente facili. Nella sua permanenza in azzurro, dal 52 al 56, realizzò52retiin 112partite, media impressionante, ed è tuttora tra i 15 migliori cannonieri della storia del club azzurro. Poi passò al Torino e nel 1957 smise di giocare.

14 pagina 14 il manifesto SABATO 23 FEBBRAIO 2013 Sbilanciamoci.info La rotta d Italia e una campagna elettorale decisamente fuori rotta Andrea Baranes e Grazia Naletto C ittadinanza per chi nasce qui; taglio alle spese militari e investimenti nella scuola e nella spesa sociale; tassazione dei capitali portati all estero per finanziare un piano di lavoro verde; maggiore equità del nostro sistema fiscale per diminuire le diseguaglianze e redistribuire la ricchezza; tutela del lavoro attraverso la cancellazione dell articolo 8 della legge n. 148 del Sbilanciamoci.info ha aperto ildibattito su La rotta d Italia indicando queste priorità per i primi 100 giorni del futuro governo. Alla base di queste indicazioni la convinzione che per portare il paese fuori dalla crisi sia indispensabile lanciare un segnale di cambiamento nella direzione di un economia più giusta e ecosostenibile e di una maggiore giustizia sociale. Quasi 40 interventi hanno affrontato in modo puntuale i diversi contenuti che avrebberodovuto animare ilconfronto trale forze politiche e le diverse coalizioni che si candidano a governare il paese dopo le elezioni del 24 e 25 febbraio. Così non è stato. La campagna elettorale che si è chiusa ieri è una delle peggiori degli ultimi anni, tutta centrata sul posizionamento tattico dei suoi protagonisti, sulla giustificazione delle alleanze già definite e sulla ipotetica rappresentazione di quelle che saranno più o meno imposte dal risultato elettorale. Una campagna giocata a colpi di cinguettii e di post, più che sulla puntualizzazione delle proposte per far fronte alla crisi. Il tema fiscale è stato ancora una volta al centro del dibattito elettorale, ma certo non nella direzione da noi auspicata. Si è parlato quasi esclusivamente dell Imu, sicuramente iniqua così come è stata attuata, ma assai poco della necessità di accentuare la progressività del nostro sistema fiscale a vantaggio dei redditi più bassi. Si potrebbe fare, come la campagna Sbilanciamoci! suggerisce da tempo, modificando le aliquote Irpef, introducendo una tassa patrimoniale del 5x1000 sui grandi patrimoni, portando la tassazione sulle rendite finanziarie al 23%. Questi provvedimenti, insieme all introduzione di alcune tasse di scopo (diritti tv, pubblicità, veicoli inquinanti, licenze per il porto di armi ecc.) potrebbero far entrare più di 16 miliardi nelle casse dello stato. Il forte consenso dell opinione pubblica alla cancellazione del programma degli F35 (più di le firme raccolte dalla campagna Taglia le ali alle armi) è stato utilizzato in modo per lo più strumentale dai leader di quelle stesse coalizioni che hanno sottoscritto e riconfermato fino a oggi il contratto di acquisto. Il costo esatto dei 90 F35 attualmente previsti non lo sappiamo, il costo medio stimato di un solo F35 è pari a circa 130 milioni di euro: tra acquisto e gestione il programma ci costerà tra i 50 e i 52 miliardi di euro. Un intera manovra finanziaria. Al di là dei vari spot elettorali (paradossale quello di Berlusconi), continua a prevalere la convinzione che si possa tagliare tutto ma non la spesa militare. Il bilancio pluriennale dello Stato prevede già, del resto, per il ministero della Difesa un progressivo aumento dai milioni previsti nel 2013 ai milioni nel Sono rimaste nell ombra le vere emergenze del paese: come rilanciare l economia e creare nuova occupazione; come ripensare i nostri rapporti con l Europa e uscire dalle strettoie del patto di stabilità; come riequilibrare i rapporti tra finanza, economia reale e politica; come reinventare un modello di welfare ( ). Un segnale positivo tuttavia c è. Oltre 118 candidati al Parlamento hanno sottoscritto a oggi l appello Io mi Sbilancio!, contenente queste ed altre proposte. Dal 26, un punto di partenza per cambiare le politiche del paese. Versione completa su sbilanciamoci.info LAZIO Lunedì 25 febbraio, ore MARGINI URBANI Si svolgerà presso la facoltà di Architettura, il secondo appuntamento del terzo ciclo di seminari organizzati dai dottorandi in Progettazione e gestione dell'ambiente e del paesaggio dal titolo Margini Urbani In & Out.Sono stati invitati a parlare del rapporto tra il paesaggio urbano contemporaneo e il territorio circostante, all'interno e all'esterno di un ipotetico margine, ormai non più netto e definito, tra la città e la campagna, Gian Piero Donin, dell'università Mediterranea di Reggio Calabria, Luigi Franciosini, dell'università Roma Tre, Anna Lambertini, dell'università di Firenze, Konstantinos Moraitis, dell'universitã di Atene. Università Roma tre- aula Fiorentina, via Antonio Gramsci 53, Roma Domenica 24 febbraio, ore STEFANO ROSSO Prima nazionale del di film di Simone Avincola Stefano Rosso L Ultimo Romano. La serata, presentata da Enrico Deregibus, sarà l occasione per tributare al un cantautore il ricordo che merita anche attraverso alcuni suoi brani interpretati da vari artisti, tra i quali lo stesso Avincola, Emanuele Bocci, Andrea Bultrini, Edoardo De Angelis, Giovanni Del Grillo, Renzo Rubino, Emilio Stella, Davide Trebbi e Gabriel Zagni. L Asino che Vola, via Antonio Coppi, 12/d, Roma LOMBARDIA Sabato 23 febbraio, ore MAL DI NON LAVORO Si intitola «Mal di non lavoro», la serata in ricordo di Luca Rossi per ascoltare chi nel mondo del lavoro direttamente vive le conseguenze della crisi economica in corso e riflettere su quanto la perdita di un posto di lavoro generi, molta sofferenza psichica. Biblioteca rionale, via Baldinucci, 76, Milano PIEMONTE Lunedì 25 febbraio, ore 21 OFFICINE PIEMONTE MOVIE OffiCine Piemonte Movie, un progetto ampio che lega la rete culturale moncalierese ai Presidi Cinematografici Locali del Piemonte Movie glocal Network. Programma su www. piemontemovie.com. Teatro Matteotti, via Matteotti, 1, Moncalieri TOSCANA Sabato 23 febbraio, ore LGBT FRIENDLY Arcigay Arezzo chiude il periodo carnevalesco con la festa Why Not l'unico party lgbt-friendly dell'aretino, presso il circolo Arci Karemaski. Tema della serata «Rondò veneziano», una festa in maschera. L'ingresso alla festa è riservato ai soci Arcigay o Arci, ma è comunque possibile tesserarsi all ingresso, ed è gradito presentarsi in maschera! Circolo Arci Karemaski, via Edison, 37, Arezzo Martedì 26 febbraio, ore 21 GEOPOLITICA Prosegue la XIV edizione del corso di geopolitica del circolo vie nuove (è ancora possibile iscriversi al ciclo di conferenze che proseguiranno fino al prossimo 25 marzo). Per questa terza lezione il Prof. Franco Bruni, docente dell'università Bocconi di Milano e Ispi, interverrà sul tema della finanza internazionale. Circolo Vie Nuove, v.le Giannotti, 13, Firenze Tutti gli appuntamenti vanno indirizzati all indirizzo COMMUNITY le lettere «No taxation without representation», la minaccia lanciata quasi due secoli e mezzo fa dagli americani al Re d Inghilterra per avere un proprio rappresentante nel parlamento inglese, è quanto mai di attualità alla vigilia di queste elezioni. Non uno ma ben 18 componenti delle nuove Camere (6 al Senato e 12 alla Camera) potranno infatti essere eletti da nostri connazionali sparsi nei cinque continenti, che non solo nella stragrande maggioranza non contribuiscono in alcun modo alle entrate fiscali italiane, in quanto producono i loro redditi altrove e lì pagano le relative imposte, ma hanno anche interessi di difficile definizione e contrastanti con chi risiede in Italia circa le scelte di politica economica da compiere, vorremmo auspicare, almeno prima dell elezione del nuovo Papa. Si è parlato di tutto in questa campagna elettorale, meno del senso di questa costosa presenza, che se eliminata, in tempi di riduzione della spesa a quel che pare solo per chi sta peggio, sarebbe stato almeno un segnale di inversione di tendenza. Invece, si sta già votando da giorni per questi deputati e senatori, che potrebbero essere decisivi per il futuro del Paese vista la scellerata legge elettorale con cui ci hanno condotto a votare per la terza volta, senza che nessuno ne parli. Sono forse l ennesima presenza del nostro parlamento le cui ragioni avremmo difficoltà insormontabili a spiegare a qualunque osservatore internazionale? Fra l altro, in occasione di queste elezioni politiche 2013, in attuazione degli impegni internazionali assunti dall Italia nell ambito dell Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), saranno presenti, presso gli uffici elettorali di sezione, osservatori elettorali internazionali. Ma non potrebbero questi signori essere investiti anche della compatibilità con il buon senso della modalità di voto per questi magnifici 18, che rappresentano quasi il 2% degli eletti? Distinti saluti Giuseppe Barbanti Mestre Ho ricevuto da Berlusconi la lettera che mi «autorizza» a richiedere la restituzione dell Imu pagata nel Dal momento che io non sono proprietario, non ho neanche un buco di casa, e, naturalmente, non ho pagato l Imu nel 2012, che faccio? Vado a richiedere la «restituzione» dell Imu? A questo punto io mi domando e dico: non è questa una prova schiacciante delle balle che racconta Berlusconi? In effetti lui mi fa una promessa impossibile, mi fa una promessa che non potrà mai e in nessun modo rispettare. Come la mettiamo? Auguri e buon lavoro. Antonio Castaldo Succede che il nostro sistema sanitario sia «stressato», fisiologicamente e in forza, ora più che mai, di rigide applicazioni normative statali, e regionali (quelle recenti, bocciate, a Roma, sonoramente): in nome della presunta efficienza si sottomettono le logiche di universalità del servizio pubblico a quelle della ristrettezza economica, non sempre motivata. Di conseguenza il personale, ai minimi storici in organico, è spesso disorientato, assorbendo incondizionatamente quello che oggi il sistema trasmette, una caotica organizzazione. Si assiste, in corsia, all eccellenza della professionalità che si scontra con la difficoltà di fare fronte alla quotidiana attività, deficiente, spesso, degli strumenti ordinari per venire in essere. La manovrata parametrazione di budget che, in nome della decantata scienza aziendalistica, regge le sorti dei dipartimenti, dei nosocomi in genere, dei servizi territoriali va a soffocare gli stessi meccanismi che essa stessa ha adottato per un ipotetico miglioramento di prestazione d opera. E il malato, in tutto questo, dove sta? Pare ai margini del sistema! Mettere un povero malato al centro di questa sanità, quale l attuale, vorrebbe forse dire togliergli ogni speranza? Sarebbe auspicabile una riorganizzazione degli apparati che non si limiti a eliminare alcune strutture, nella speranza di far quadrare i conti, ma che elimini le superfetazioni costitutive potenziando invece le aree indispensabili, dotandole di persone adatte, numericamente e qualificatamente (il «chi fa che cosa»), e con un minimo di buon senso collettivo. Pier Ugo Candido Ronchi dei Legionari (Go) Carlo Giovanardi accusa i firmatari della nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulle droghe («Tre leggi per la giustizia e i diritti») di volere una liberalizzazione delle sostanze. Delle due l'una: o mente sapendo di mentire, o - come probabile - parla senza nemmeno aver letto il testo. All'ex sottosegretario vogliamo ricordare che il solo risultato della sua fallimentare legge sugli stupefacenti è stato di riempire le nostre prigioni di persone che di certo non dovrebbero stare in cella, contribuendo così in maniera determinante al grave stato di sovraffollamento dei nostri istituti di pena. Ad oggi, infatti, i detenuti per violazione della legge sulle droghe sono più del 38 per cento del totale. Ed è proprio questo il dato da cui siamo partiti quando abbiamo lanciato - insieme a quelle per l'introduzione del reato di tortura e la legalità nelle carceri - la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per modificare la Fini-Giovanardi. L'obiettivo della nostra proposta è di ridurre l'impatto penale di questa legge ideologica, che risponde con la detenzione a un fenomeno che richiederebbe invece strumenti terapeutici e un ricorso molto più ampio alle misure alternative, fondamentali per abbattere la recidiva. Soluzioni concrete - che certamente non insidiano la sicurezza dei cittadini, ma al contrario la favoriscono - su cui siamo ben felici di aver incassato disponibilità dei numerosi politici che hanno sottoscritto le nostre leggi «Per la giustizia e i diritti» impegnandosi a portarle avanti nella prossima legislatura. Associazione Antigone Si è spenta ieri Gabriella Leone, madre della nostra cara compagna Francesca Pilla. A Francesca e alla piccola Alessandra l abbraccio forte del collettivo del manifesto. VERITÀ NASCOSTE Jacques Le Goff vede nell immagine del trono vuoto del Papa il veicolo di un potente messaggio, il simbolo dell esistenza di un re del cielo: «Ci possono essere crisi, svolte, catastrofi, ma il trono di Dio è sempre lì. Questa eterna associazione fra il cambiamento e la continuità, incarnata dal trono vuoto, è una delle virtù del cristianesimo». Lo storico francese trascura, tuttavia, un elemento non di poco conto: il significato del trono vuoto è fortemente condizionato dal fatto che esso è stabilmente occupato da un essere umano supposto ispirato direttamente da Dio e infallibile. Credere che le mediazioni politiche (a volte veri e propri intrighi) che portano all elezione di un Papa siano ispirate da Dio è alquanto problematico. Più realisticamente la scelta di un Papa può essere considerata come l elezione di Cesare a voce di Dio, un appropriazione terrena del dominio celeste. La dialettica tra continuità e cambiamento è il centro dell esperienza dell essere umano che dal momento della sua nascita si trasforma in continuazione senza perdere il suo senso d identità. Le religioni si fanno carico di inserire in questa dialettica anche la rottura più traumatica, la morte, e necessariamente questo comporta un ridimensionamento del cambiamento in nome di una vita ultraterrena infinita che, modellandosi sul sonno eterno, non prevede trasformazioni ulteriori. La gerarchia cattolica ha preteso di dare al predominio della continuità sul INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: Il trono vuoto Sarantis Thanopulos cambiamento, tipico della posizione religiosa nel mondo, una struttura secolare, politica. Così se il trono vuoto invita il fedele a compiere le sue azioni ricordandosi di Dio e della sua etica superiore al privato egoismo, la presenza del Papa tende a convertire l intuizione del discorso divino nell adattamento ai rapporti di forza sociali e alle logiche di potere che li costituiscono. Ciò se rende la gerarchia ecclesiastica adattabile ai cambiamenti politici, la condanna, al tempo stesso, a un immobilità paurosa sul piano delle trasformazioni sociali e civili. La contraddizione è diventata esplosiva negli ultimi decenni e la crisi socioeconomica ha fatto da detonatore. Ratzinger non ha il profilo psicologico di chi compie un gesto di umiltà ed è ingannevole il suo accostamento con il Papa del film di Moretti. Costui figura travagliata ma uomo vero inorridisce di fronte a un ruolo non desiderato, così importante per la vita di tutti, che interpretato onestamente risulterebbe insostenibile perché è simultaneamente pragmatico e velleitario. Si fa semplicemente da parte senza dare al suo gesto nessun significato nobile. Ratzinger che ha voluto a tutti i costi diventare pontefice, cede spesso sul lato del narcisismo: il suo orgoglio intellettuale tende a prevalere su tutto e la fede nella supremazia del suo discorso lo accompagna anche nella decisione del suo ritiro (tanto desiderosa di applausi). Questo ritiro è la negazione del fallimento evidente del suo operato. Lascia come eredità al suo successore un apparato ecclesiastico arroccato e in piena paralisi, che cerca soluzioni di potere sulle grandi questioni etiche e traffica con i suoi principi invece di cercare di affermarli con la persuasione. Non si sente il bisogno di un Papa provvidenziale, a cui provvidenzialmente avrebbe aperto la strada Ratzinger. Che il trono resti veramente vuoto a simboleggiare la capacità della comunità dei fedeli di interpretare la parola del Dio in cui crede e di eleggere i propri degni rappresentati in un mondo il cui il dolore resta cosa sicura e stabile.

15 SABATO 23 FEBBRAIO 2013 il manifesto pagina 15 COMMUNITY Il vero obiettivo è privatizzare il pubblico DALLA PRIMA Agenor L Europa è avvolta in una spirale senza uscita fatta di ricette controproducenti, mentre la crisi fa il suo lento, inesorabile lavoro. Le famiglie, se possono, risparmiano e contraggono i consumi. Le imprese non investono. Le banche cercano di limitare i danni e riducono il credito. Una crisi di debito estero (prevalentemente privato) è stata spacciata per una crisi di debito pubblico. La spesa pubblica viene bloccata con perfetto tempismo da un trattato internazionale che impone un rozzo vincolo di pareggio di bilancio, senza troppo distinguere se si tratti di spesa per investimenti o di spesa corrente. Era ben noto che una politica di repressione della spesa pubblica, in presenza di un eccesso d indebitamento del settore privato e di tassi di interesse già bassi e ai minimi storici, non poteva che avere effetti deleteri. Il crollo della domanda interna ha raggiunto le economie più solide della zona euro, che si avvicinano anch esse a scenari recessivi. Assumendo l impossibilità di una follia collettiva di tutte le classi dirigenti europee, resta da chiedersi cui prodest? A chi giova tutto questo? Non è un caso che le ricette per uscire dalla crisi più in voga si concentrino su un punto: la dismissione del patrimonio pubblico per ridurre il debito. Ovviamente, la sensazione ditrovarsi inun vicolo cieco perlefinanzepubbliche, conla scelta obbligata di privatizzare enti, beni e servizi pubblici, è la scena classica di un film già visto in tante parti del mondo. Non ci si arriva per caso, anzi, spesso è uno degli obiettivi neanche troppo nascosti della lungastrategia di logoramento del settore pubblico, la cosiddetta starve the beast. La bestia è lo Stato, nemico ideologico da affamare, sottraendo continuamente risorse necessarie al suo funzionamento. La qualità dei servizi che esso eroga al cittadino diminuisce. Il cittadino lo nota e incomincia a chiedersi se davvero valga la pena mantenere in piedi con le proprie imposte un servizio pubblico sempre più scadente. Poi arrivano i salvatori dellapatria, che comprano l azienda o servizio pubblico a un prezzo conveniente e ne estraggono profitti. Quando va bene, il nuovo proprietario del servizio ex-pubblico lo eroga in modo più selettivo e a costi maggiori per il cittadino. Quando va male, scorpora la parte migliore da quella cattiva, scarica i costi sulla collettività (bad companies), sfrutta gli attivi ancora validi, e poi scappa. Laprivatizzazionedella sanità negli Stati Uniti ha raddoppiato i costi il manifesto DIR. RESPONSABILE norma rangeri CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE benedetto vecchi (presidente), matteo bartocci, norma rangeri, silvana silvestri, luana sanguigni il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, ECONOMIA 580 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA MONDO 520 -CULTURE 540 TALPALIBRI 549 -VISIONI 550 -SOCIETÀ590 LE MONDE DIPLOM LETTERE 578 iscritto al n del registro stampa del tribunale di roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 260 semestrale 135 versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. Bargoni 8, Roma IBAN: IT 30 P COPIE ARRETRATE 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma - litosud Srl via Aldo Moro 4, Pessano con Bornago (MI) CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIR. GEN. via A. 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Una volta capito l errore commesso e verificati i costieconomici e sociali di taleprocesso, l inversionedi questatendenza nefastaè l atto cheobama considera come il più importante del suo primo mandato presidenziale. L esperienza delle «riforme» nell Europa centrale ed orientale subito dopo la caduta del comunismo ci insegna che le privatizzazioni realizzate per necessità di far cassa si traducono in svendite di beni comuni a vantaggio di pochi privati, che i primiserviziaessere privatizzatisono quelli che funzionano meglio, i gioiellidi famiglia, eche questocontribuisce a un notevole aumento delle disuguaglianze. Altre parti del mondo, come l America Latina, hanno vissuto esperienze simili, in cui beni e servizi pubblici sono staticeduti a condizioni vantaggiose solo per l acquirente. Non è un caso che Carlos Slim, l uomo più ricco del mondo secondo Forbes, debba la sua fortuna alle privatizzazioni selvagge degli anni in Messico, dalle miniere alle telecomunicazioni. Adessoèil turno dellavecchiaeuropa. Il Portogallo ha chiuso il 2012 privatizzando gli aeroporti, la compagnia aerea nazionale, la televisione (ex) pubblica, le lotteriedello stato e i cantieri navali. In Spagna le privatizzazioni «express» riguardanoi porti, gliaeroporti, la retedi treni ad alta velocità, probabilmente la migliore e più moderna d Europa, la sanità, la gestione delle risorse idriche, le lotterie dello stato e alcuni centri d interesse turistico. La Grecia è stata recentemente esortata ad accelerare il processo di privatizzazione dei beni e servizi erogati finora dallo stato, come condizione per continuare a ricevere gli aiuti europei. In Italia Mario Monti, poco prima di dimettersi da Presidente del Consiglio, decretava l insostenibilità finanziaria del sistema sanitario nazionale, spiegando la necessità di «nuovi modelli di finanziamento integrativo». L agenda Monti oggi ci ricorda che «la crescita si può costruiresolo sufinanze pubbliche sane» e quindi invita a «proseguire le operazioni di valorizzazione/dismissione del patrimonio pubblico». E sulle prime pagine di alcuni giornali c è anche chi vede ancora «troppo Stato in quell agenda». La teoria economica e l esperienza del passato ci insegnano che la privatizzazione di aziende pubbliche se da un lato riduce il deficit di un dato anno, dall altro ha un notevole rischio di aumentare il deficit di lungo periodo, nel caso in cui l azienda dismessa sia produttiva. Inoltre non basta che la gestione privata sia più efficiente di quella pubblica; il guadagno di efficienza deve anche assorbire il profitto che il privato necessariamente persegue. Se chi vende (lo stato) ha urgenza e pressioni per farlo, chi acquista (privati) ha un chiaro vantaggio negoziale, che gli permette di ottenere condizioni più convenienti. E se le condizioni della privatizzazione sonopiùconvenientiper il privato, esse saranno simmetricamente più sconvenienti per il pubblico, cioè i cittadini. Studi recenti dimostrano come i cittadini dei paesi che hanno subito privatizzazioni rapide e massicce negli anni 90 siano profondamente scontenti degli esiti. I giudizi expost sono tanto più critici quanto più rapide erano state le privatizzazioni, maggiore la proporzione di servizi pubblici svenduti (acqua ed elettricità in particolare), e più alto il livello di disuguaglianza creatosi nel paese. La questione delle privatizzazioni è il punto d arrivo del processo che l Europa e l Italia stanno vivendo. Discuterne più apertamente è fondamentale, se si ha a cuore il bene comune. Ledecisioniche siprenderanno in proposito definiranno la rotta che l Italia sceglierà di seguire nel dopo-elezioni. DOPO IL VOTO La politica che non ti immagini Andrea Bagni P ensavamo che queste elezioni sarebbero state un momento di svolta. Che qualcosa di nuovo si muovesse in Italia, nel bene e nel male, comunque fuori del berlusconismo. Da un lato un neoliberismo in crisi che coglie l'occasione per stravincere, liberarsi non solo della mediazione con il lavoro ma della stessa democrazia, anche di quella che un tempo si chiamava borghese: niente più da decidere collettivamente, solo leggi di mercato da rispettare. Dall'altro l'italia che vive malgrado tutto nelle strade, nelle piazze, nelle comunità locali; che si è mobilitata e ha camminato sull'acqua nella primavera Non solo una richiesta di rappresentanza politica, protagonismo di donne e di giovani, società politica non delegante, rivoluzionegiuridicadei benicomuni. Già una rottura culturale con il berlusconismo. Ma adesso sembra di essere tornati al solito modello politico commerciale. E a dominanza tristemente maschile. Facce promesse sorrisi muscoli. Due nonni in gara. Uno che si tiene le nipotine sulle ginocchia e promette ai loro genitori di tutto di più. Vi regalo 4 miliardi, ve li ridò in contanti. E vi condono tutto - come in una nuova vendita delle indulgenze. Quell altro, serio e posato nello spot, non va disturbato quando lavora (sobriamente in bianco e nero), sta lavorando per noi. I nipotini lo rispettano ma lo amano anche. Perché gli legge le fiabe e ha sempre avuto cagnolini. Si è fatto avanti solo perché chiamato. Per «Salvare il Paese». Uno vende il suo prodotto con le offerte speciali formato famiglia, spudorato e simpatico come la carta igienica 3x2. L altro è lo specialista autorevole che in camice, stile pubblicità di un dentifricio, rassicura: ci prendiamo cura di voi, studiamo per la vostra salute. Siamo dottori, fidatevi. E poi c è anche quello che irrompe sulla scena e manda affanculo tutti tra gli applausi; attraversa gli stretti a nuoto, potrebbe affastellare i covoni a torso nudo se ci fossero ancora. Controlla il suo mondo da proprietario di marchio, lasciandolo libero e anche diverso ma protetto dalla sua Trascendenza. Predisposto per un bricolage di politica sempre ridotta ad amministrazione, tecnica, meritocrazia. Lui da vero uomo ce l ha con il punto G delle donne. Siamo sempre qui. Vendita di prodotti e immagini. Anzi di immagini senza prodotti. Una speranza fasulla è meglio di nulla. La primavera referendaria sembra lontanissima, forse non finita ma finita chissà dove. Di sicuro non nelle sigle in fila sugli scaffali dell'ipermercato elettorale. Un soggetto politico nuovo dovrebbe, penso, ripartire da qui. Per spostarsi. Inaugurare altri luoghi, altri linguaggi, altre forme della politica. Allargare lo spazio pubblico, portare sulla scena lo sguardo di uomini e donne, ragazze e ragazzi, ricco della loro intera vita, non dell'appartenenza a una tessera o di una rabbiache èl'altrafacciadella depressione. Uno sguardo parziale, di una parzialità che è liberazione ancheper i maschi dall'universale assoluto e neutro che tutto neutralizza, dalla miseria del potere proprietario o paternalistico, dalla tecnocrazia e dalle televendite con nipoti e cagnolini. Non si è antiliberisti se non si porta il conflitto sul simbolico e sull immaginario oltre che sul materiale. Sarebbe una cosa rivoluzionaria parlare di un altro modo di essere uomini, che liberi riconoscimento e invenzione di sé. E faccia della laicità, della ricerca comune senza verità assolute, un requisitoe unapossibilità della democrazia. Nella scuola dove lavoro, qualche mattina fa, mi è sembrato di vederloun possibile, un po' paradossale, «modello maschile». Si leggeva di Paolo e Francesca, nel quinto dell'inferno. Come si sa stanno insieme nel casino, sbattutidallabuferainfernale come un tempo dalla passione eccetera modello legge del contrabbasso, come ha scritto una ragazza addomesticando il concetto. E Francesca racconta cortesementela storia di lussuria che li ha portati in quel disastro. Storia magnifica di strepitoso peccato. Occhi che si incontrano senza quasi volere nella lettura comune e già leggere insieme è vicinanza intensa. Il disiato riso di Ginevra che viene baciato dall amante e poi la molto meno metaforica, splendidamente sonora, bocca di Francesca che il bel Paolo sfiora tremante. E da allora basta letture, c è altro da fare che leggere dell'amore degli altri. Una ragazza domanda, «come mai profe quell'altro, Paolo, non dice nulla, non parla, sta sempre zitto. Solo piange». Ecco, è vero che la competenza sentimentale è tradizionalmente femminile, ma a me è sembrato grande quest uomo che tace, e in un occasione così solenne, una visita dal mondo perduto dei vivi che chissà quando gli ricapita. E però si fa da parte, cede la parola. Si limita a starle accanto, comunque presente e per l eternità, «che mai da me non fia diviso», di quest inferno d'amore. Non capita molto spesso, in fondo, nella letteratura e nella vita. Cedere la parola, ascoltare, magari imparare qualcosa. Solo esserci. E poi è arrivato, sempre nella stessa classe, il vecchio Ulisse curioso di tutto del XXVI canto. Uno proprio senza timore di dio e dei limiti lui e Francesca colpevoli di essere troppo umani, così intensi di desiderio, personaggi del disordine. Parlando, un ragazzo ha tirato fuori il finale di Truman show. Perché lì, il dio creatore onnipotente Christof, dalla stazione lunarein altonei cieli, garantisce al giovane Truman una vita tranquilla e protetta a Seahaven. Tipo la possibilità per Ulisse di tornare a casa, la moglie col suo debito amore, il padre e il figlioletto: il salotto, la poltrona la televisione, le partite su sky. Fuori, dice Christof, è tutto un casino, complicato, pericoloso. C'è disordine. E per convincerlo manda anche lui «un turbo» che colpisce Truman sulla barca in mezzo alla tempesta. Lui però alla fine arriva a toccare il cielo. Trova la porticina, saluta cortese come sempre ed esce dalla casa di bambole telecomandate. Sceglie il casino, il paesaggio e il bosco invece del giardino con i nani. Quel paradiso deve essere palloso come quello della poesia di Emily Dickinson: che noia i pomeriggi del giovedì sempre sotto gli occhi di questo dio, che non si chiudono mai. E viene da pensare che c è speranza anche per le masse se è vero che il pubblico incollato alla tv alla fine applaude la liberazione di Truman - che è allo stesso tempo la morte del suo spettacolo preferito. Prima di porsi, tuttavia, la domanda finale: che daranno adesso?

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