Internet News. Aprile 2004 Maggio Selezione di informazioni economiche dai più importanti siti internet italiani.

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1 Internet News Aprile 2004 Maggio 2004 Selezione di informazioni economiche dai più importanti siti internet italiani 27 maggio 2004 Eventi e indicatori: Catalogo pubblicazioni Unità di Staff Statistica:

2 Internet News è ottenuto mediante la consultazione di alcuni dei più importanti siti internet di informazione italiani, in particolare delle pagine di economia, o di istituti di ricerca pubblici e privati, ad accesso gratuito. La selezione degli articoli viene ottenuta tramite ricerca con parole chiave : inflazione, prezzi, commercio, consumatori, distribuzione commerciale, economia o in base alle valutazioni del selezionatore, dettate dalle rilevanze del momento. Questa pubblicazione viene realizzata nell ambito delle attività di documentazione per la Rilevazione ISTAT dei prezzi al consumo per il calcolo degli indici dei prezzi al consumo e ha lo scopo di fornire informazioni sullo scenario economico entro il quale i prezzi si formano. Principali fonti degli articoli: Agenzie di stampa e giornali quotidiani ADNkronos on line - Italy Global Nation AGI on line ANSA.it Bresciaoggi Giornale.it GOOGLE News Italia - Motore di ricerca di news Il Corriere della sera Il Giornale di Brescia Il Nuovo Il Sole 24 ore In Italia on line Italiaoggi La Repubblica La Stampa Web QuiBrescia.it RAI news 24 Reuters.com TG Fin Istituti di ricerca pubblici e privati, Associazioni di categoria AltroConsumo AGCM - Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato CNCU - Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti Confartigianato Centro studi Confcommercio Centro studi Confindustria Centro studi INFOCOMMERCIO - News ISAE Istituto di Studi e Analisi Economica ISMEA - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare ISTAT Istituto Nazionale di Statistica LAVOCE Info Movimento Consumatori Internet News è a cura di Marco Palamenghi - Unità di staff Statistica - Comune di Brescia. Disclaimer - La selezione e i contenuti dei documenti riportati non rappresentano necessariamente il pensiero dell Amministrazione comunale, della Commissione comunale di controllo per la rilevazione dei prezzi al consumo o dei suoi membri. Documenti, dati e informazioni sono tratti da soggetti terzi e riflettono le loro opinioni personali. L Unità di staff Statistica del Comune di Brescia non effettua alcun controllo preventivo in relazione al contenuto, alla natura, alla veridicità e alla correttezza di materiali, dati e informazioni pubblicati, né delle opinioni che in essi vengono espresse. L'unico responsabile è il soggetto che ha fornito i documenti, i dati o le informazioni o che ha espresso le opinioni. In ogni caso l Unità di staff Statistica del Comune di Brescia farà in modo di adottare ogni misura ragionevolmente esigibile per evitare che siano pubblicate opinioni manifestamente diffamatorie ed offensive o chiaramente in contrasto con diritti di terzi. In considerazione del fatto che documenti, dati, informazioni e opinioni di cui sopra sono resi accessibili nelle forme sopra indicate, l Unità di staff Statistica del Comune di Brescia non può essere ritenuta responsabile, neppure a titolo di concorso, di eventuali illeciti che attraverso di essi vengano commessi, né comunque di errori, omissioni ed inesattezze in essi contenuti. Qualora il lettore riscontri errori, omissioni ed inesattezze nei documenti, dati o informazioni pubblicati, o nelle opinioni espresse, ovvero ritenga che tali documenti, dati, informazioni o opinioni violino i propri diritti, è pregato di rivolgersi l Unità di staff Statistica del Comune di Brescia per le necessarie rettifiche.

3 Sommario INTERNET NEWS ISTAT.it... 6 Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro... 6 ILGIORNALE.it... 8 Ue, giù le mani dai prodotti tipici... 8 AdnKronos.it... 9 Poverta', Eurispes: ''oltre 15 milioni di italiani a rischio''... 9 INFOCOMMERCIO.it Normativa nazionale/ Franchising TGfin Nuovo picco per la benzina GIORNALEDIBRESCIA.it Salvagente per il piccolo commercio BRESCIAOGGI.it Caro affitti, in un anno sono cresciuti del 17% E sulle bollette gli italiani pagano il 22% più degli altri TGfin Crac Giacomelli, cinque arresti ILGIORNALE.it Arrestati i vertici della Giacomelli ILSOLE24ore.com Isae: migliorano fiducia e aspettative BRESCIAOGGI.it Arachidi e pasta a rischio ISTAT.it Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali ISAE.it Clima di fiducia delle imprese del commercio in forte recupero ISAE.it Lieve flessione ad aprile della fiducia nei servizi di mercato ISMEA.it Prezzi medi mensili dei prodotti agricoli ISTAT.it Lavoro e retribuzioni nelle grandi imprese TGfin Il petrolio tocca il record storico CONFCOMMERCIO.it Benzina: in Italia costa come nell aprile ILSOLE24ORE.com Petrolio ai massimi su tutti i mercati TGfin Petrolio, nuovo massimo da 13 anni BRESCIAOGGI.it La Cassa integrazione alle stelle «costa» a Brescia 28,3 milioni ISMEA.it Indicatori Ismea Indice mensili dei prezzi dei prodotti agricoli Indice Prezzi GIORNALEDIBRESCIA.it Il mercato cresce ancora. La «bolla» può aspettare Canoni troppo alti e tassi molto bassi Il commerciale resta debole Sotto il capannone resta... il vuoto Il piò è senza limiti...e senza mercato BRESCIAOGGI.it Immobiliare, Brescia cresce a piccoli passi Desenzano e Cevo il primo e l ultimo nella «classifica» CORRIEREDELLASERA.it Gli italiani al supermarket: risparmio e tradizione TGfin Lavoro: cresce la paura di perderlo PANORAMA.it Buon compleanno pomodoro transgenico PANORAMA.it Pane nero, anzi nerissimo ILSOLE24ore.com E' allarme prezzi Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 3

4 GIORNALE.it I videotelefonini sono un flop e Hutchison potrebbe abbandonarli TGfin Quest'anno spenderemo euro in più ILSOLE24ORE.com I conti 2004: Pil +1,2% e deficit 2,9% MovimentoConsumatori.it Confagricoltura: produzione e consumi di ortofrutta in caduta libera ISMEA.it Mercati Agricoli ILSOLE24ORE.com Petrolio: prezzi in «libertà vigilata» LAVOCE.info Una Relazione preoccupante MovimentoConsumatori.it Eurispes: nel 2003 aumenta gettito Irpef INFOCOMMERCIO.it Normativa statale/ Campagna Pollo col bollo AGIonline Petrolio: Opec conferma di produrre 2 mln brl oltre quote TGfin Benzina: arrivano altri aumenti ILGIORNO.it Tocca quota 41,10, vicino al record assoluto TGfin Pil Italia a +0,4% nel 1 trimestre ISAE.it Commento ISAE ai dati ISTAT sulla stima preliminare del PIL Le previsioni ISAE della produzione industriale GIORNALEDIBRESCIA.it Più speranza di vita e più bisogni BRESCIAOGGI.it Sempre più anziani, cambiano gli aiuti ISTAT.it Indici dei prezzi al consumo GIORNALE.it Bollette: i costi di spedizione non sono a carico degli utenti QUIBRESCIA.it Tatuaggi e piercing una nuova normativa GIORNALEDIBRESCIA.it Famiglie: crescono, ma senza figli Composte essenzialmente da soli uomini BRESCIAOGGI.it Famiglie, piccole ma «allargate» Il divorzio? Nel Bresciano scatta 13 anni dopo il «sì» GIORNALEDIBRESCIA.it La rivincita dei mercatini: a Brescia e provincia più di ambulanti BRESCIAOGGI.it «Brescia, la crisi si può vincere» TGfin Il caro-petrolio spaventa i mercati TGfin Tre americane per Del Monte LAREPUBBLICA.it L'inflazione secondo gli italiani sei punti oltre quella Istat: 8,3% REPORTERassociati.org È solo il petrolio a deprimere le borse? PANORAMA.it Fumo: un vizio in calo ILSOLE24ore.com L'Istat misura un'italia meno competitiva PANORAMA.it L'Italia gira al minimo CONFESERCENTI.it Istat: confermata foto di un'economia in crisi CONFCOMMERCIO.it Confcommercio: "terapie per guarire l'economia" MDC.it Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 4

5 L Istat fotografa la situazione italiana: ripresa del Belpaese ancora al palo ADNkronos.it Opec, Iran: rialzo produzione non portera' in calo i prezzi GIORNALE.it Ok Ue all import di mais ogm TGfin Luce: a luglio bolletta a +2% GIORNALEDIBRESCIA.it Oggi si coltiva la legna da ardere BRESCIAOGGI.it Parte l anagrafe bovina e chiude le polemiche su quote latte e multe QUIBRESCIA.it Aumenta il fatturato ma anche la concorrenza BRESCIAOGGI.it Indagine Aib sul Terziario ISAE.it L acuirsi della crisi internazionale deprime nuovamente a maggio la fiducia dei consumatori CONFCOMMERCIO.it Benzina: consumi in calo, serve un bonus ISTAT.it Indice del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio BRESCIAOGGI.it Rc auto in frenata BRESCIAOGGI.it Sos etichette, si parte GIORNALEDIBRESCIA.it La bottega è alla frutta BRESCIAOGGI.it Il caro-farmaci spaventa Brescia CORRIEREDELLASERA.it Petrolio: Opec, l'offerta non verra' aumentata almeno fino a giugno AGIonline G7, Ue: aumento quote petrolio può calmare mercati TGfin In discesa il prezzo del petrolio ANSA.it Euro: Berlusconi, suo valore inconcepibilmente alto Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 5

6 ISTAT.it INTERNET NEWS 28 Aprile 2004 Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro Marzo 2004 Alla fine di marzo 2004 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per le parti che regolano il trattamento economico, riguardavano, con riferimento alla struttura occupazionale rilevata in occasione del ribasamento degli indici (dicembre 2000=100), 4,5 milioni di lavoratori dipendenti. A questo numero corrisponde una quota, in termini di monte retributivo contrattuale, pari al 35,3 per cento del totale osservato. Nel mese di marzo 2004 l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie dei lavoratori dipendenti, con base dicembre 2000=100, è risultato pari a 108,4 con una variazione di più 0,1 per cento rispetto al mese precedente e con un incremento del 2,8 per cento rispetto a marzo L'aumento registrato nel periodo gennaio-marzo, relativamente al corrispondente periodo dell'anno precedente, è del 2,6 per cento. Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali L incremento dell indice generale registrato nel mese di marzo 2004 deriva sia da aumenti tabellari previsti dai contratti vigenti, sia dal recepimento del contratto per i dipendenti delle industrie del cemento, calce e gesso. L'indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l'intera economia proiettato per l'intero anno in corso, in base all'applicazione dei soli contratti in vigore alla fine di marzo 2004, registrerebbe un incremento del 2,0 per cento. Dell'aumento complessivo, poco meno della metà (0,9 punti percentuali) sarebbe determinato dai miglioramenti previsti per l'anno 2004, mentre la parte restante (1,1 punti percentuali) deriva dalla dinamica registrata nell'anno Analisi per settore di attività economica Alla fine di marzo 2004 la quota di contratti nazionali vigenti, relativa all'intera economia, risulta pari al 35,3 per cento dei contratti nazionali di lavoro osservati. Tale quota corrisponde a 32 accordi che regolano, come già segnalato, il trattamento economico di circa 4,5 milioni di dipendenti. Il valore osservato per l intera economia sottende situazioni molto differenziate a livello settoriale. Si rilevano, infatti, gradi di copertura contrattuale elevati nel settore dell agricoltura (94,9 per cento) e in quello dell industria in senso stretto (72,6 per cento), mentre l'incidenza percentuale dei contratti in vigore negli altri settori è marcatamente inferiore. In particolare, è pari al 49,5 per cento nei trasporti comunicazioni e attività connesse, al 22,8 per cento nel commercio, alberghi e pubblici esercizi, al 24,0 per cento nel settore dei servizi privati ed è quasi nulla nel credito e assicurazioni (2,9 per cento). Infine nell edilizia e nelle attività della pubblica amministrazione la totalità dei dipendenti è in attesa di rinnovo. Al termine del mese di marzo 2004, risultano in attesa di rinnovo 44 accordi collettivi nazionali, i quali rappresentano, in termini di monte retributivo contrattuale, il 64,7 per cento di quelli osservati e sono relativi a 7,8 milioni di lavoratori dipendenti. Analisi dei contratti a marzo A marzo 2004 le retribuzioni dei circa 290 mila dipendenti delle industrie alimentari sono aumentate in media di circa 46 euro (compresi i riflessi sulle mensilità aggiuntive) a seguito della erogazione della seconda rata (di tre) degli aumenti tabellari previsti dal contratto vigente; di conseguenza, l indice delle retribuzioni contrattuali è variato rispetto a quello dello scorso mese di più 2,8 per cento. È invece del 2,7 per cento la variazione dell aggregato alimentari, bevande e tabacco, al quale il contratto appartiene (tab. 3). Il 5 marzo 2004 è stato siglato il nuovo contratto per i dipendenti delle industrie del cemento, calce e gesso, scaduto a luglio 2003; esso decorre da marzo 2004 e scadrà a settembre 2007 per la parte normativa e a settembre 2005 per quella economica. L accordo prevede aumenti tabellari, oltre che a marzo 2004, anche a gennaio e a luglio Tra le novità normative introdotte, la più rilevante è quella relativa alla definizione di una nuova classificazione del personale, che troverà applicazione a partire da ottobre 2006: essa prevede cinque aree professionali nell ambito delle quali sono distribuiti dodici livelli retributivi. Il pagamento della prima tranche a marzo 2004 determina aumenti medi mensili delle retribuzioni, compresi i riflessi sulle mensilità aggiuntive, di poco più di 30 euro e un incremento congiunturale del relativo indice delle retribuzioni orarie dell 1,8 per cento, mentre è dello 0,1 per cento il corrispondente aumento della branca lavorazione dei minerali non metalliferi che comprende tale contratto. Ai dipendenti in forza al momento della sigla dell accordo, con la retribuzione dello stesso mese viene corrisposto un importo forfettario una tantum pari a 200 euro, a copertura del periodo di vacanza contrattuale agosto 2003-febbraio Si ricorda che tale tipo di erogazione concorre unicamente al calcolo della retribuzione annua di competenza, senza influire sul calcolo dell indice delle retribuzioni contrattuali (cfr. avvertenze in appendice). L accordo per i circa 17 mila dipendenti del settore trasporti marittimi, rinnovato lo scorso giugno, ha fissato a marzo 2004 il pagamento della seconda rata di aumenti, per un importo medio di 43,22 euro che determina una variazione del relativo indice pari a più 2,7 per cento. Con riferimento al comparto dei trasporti, al quale il settore appartiene, si registra invece un incremento dello 0,1 per cento. Per i dipendenti regolati dal contratto delle poste (circa 172 mila), decorre da marzo 2004 la corresponsione della seconda tranche (di quattro) di aumenti il cui valore medio (compresi i riflessi sulle mensilità aggiuntive) è di 23,59 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 6

7 euro; ne deriva un aumento congiunturale dell 1,3 per cento per il relativo indice dello 0,8 per cento nell aggregato poste e telecomunicazioni. Nella pubblica amministrazione si registra l aumento retributivo che deriva dalla applicazione dei contratti nazionali integrativi per i dirigenti del servizio sanitario nazionale. Tali aggiornamenti, tuttavia, non si riflettono sugli indici delle retribuzioni, poiché in occasione del ribasamento (cfr. la nota informativa I numeri indice delle retribuzioni contrattuali: le nuove serie in base dicembre 2000 = 100 pubblicata il 29 aprile 2003) l insieme dei dirigenti della pubblica amministrazione è stato escluso dal campo di osservazione, al fine di migliorare la compatibilità con il settore privato. Si tratta in particolare, come anticipato, dei CCNL integrativi a quelli siglati a giugno 2000 per i dirigenti area 4 (secondo la dicitura adottata dall Aran per la definizione dei comparti di contrattazione nella G.U. del 30 dicembre 2002) e per quelli del ruolo tecnico e amministrativo ( dirigenti area 3 stessa Gazzetta Ufficiale). Tali accordi si riferiscono a poco più di 129 mila dipendenti suddivisi tra medici e veterinari (circa 123 mila persone, area 4) e dirigenti del ruolo tecnico ed amministrativo (la restante parte, area 3). La situazione contrattuale e gli aumenti programmati La quota dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore, che a fine dicembre 2003 era pari (in termini di monte retributivo contrattuale) al 72,0 per cento del totale di quelli osservati, da gennaio 2004 ha subito una significativa contrazione: a marzo 2004 risulta in vigore solo il 35,3 per cento del totale dei contratti osservati. In prospettiva, ove non intervenissero ulteriori rinnovi, l'incidenza percentuale dei contratti in vigore scenderebbe al 34,3 per cento a settembre A tale data il peso dei contratti scaduti da oltre tre mesi risulterebbe pari al 65,3 per cento. Solo nell'industria in senso stretto e nei trasporti, comunicazioni e attività connesse si assisterebbe nel periodo aprile 2004-settembre 2004, ad un leggero decremento della quota dei contratti in vigore, mentre negli altri settori resterebbe invariata per tutto il periodo. Questa informazione è essenziale ai fini della valutazione dell evoluzione tendenziale delle retribuzioni contrattuali prevista per i prossimi mesi, la cui dinamica, com'è noto, è quantificata sulla base degli aumenti programmati dai contratti vigenti alla fine di marzo In assenza di rinnovo dei contratti scaduti, nel semestre aprile-settembre 2004 il tasso di crescita tendenziale dell'indice generale passerebbe da un valore del 2,7 per cento di inizio periodo all'1,2 per cento di settembre Gli indici relativi ai vari rami e settori di attività economica mostrerebbero dinamiche diversificate. Nel ramo dell'agricoltura il tasso di variazione tendenziale tra aprile e settembre resterebbe nullo; nel settore dell'industria in senso stretto il tasso di crescita subirebbe una decisa diminuzione negli ultimi tre mesi del semestre. Nell'edilizia, la variazione tendenziale risulterebbe costante e pari all 1,5 per cento. Nel ramo dei servizi destinabili alla vendita a livello aggregato si assisterebbe durante il semestre ad una lieve decelerazione della dinamica (da più 1,7 di aprile a più 1,1 per cento di settembre); a livello disaggregato, il settore dei trasporti comunicazioni e attività connesse mostrerebbe i tassi di crescita tendenziali più elevati a causa degli aumenti e rinnovi che in tale settore si sono registrati nei primi mesi dell anno. Infine, nel ramo della pubblica amministrazione, in assenza di ulteriori rinnovi, si osserverebbe un costante e marcato declino del tasso di crescita tendenziale: dal 3,6 per cento previsto per aprile si passerebbe all'1,0 per cento di settembre Analisi della tensione contrattuale Conflitti di lavoro Tensione contrattuale e conflitti di lavoro Le successive tabelle 6 e 7 illustrano l indicatore di tensione contrattuale mesi di vacanza contrattuale per dipendente recentemente introdotto dall Istat. Tale indicatore è proposto in due varianti. La prima è definita come rapporto tra il monte dei mesi di vacanza contrattuale (calcolato come ammontare complessivo di mesi di vacanza contrattuale per l insieme dei dipendenti in attesa di rinnovo) e i dipendenti direttamente coinvolti (indicatore specifico, in tab. 6). La seconda variante è pari al rapporto tra il medesimo ammontare e il totale dei dipendenti appartenenti al settore di attività economica di riferimento (indicatore generico in tab. 7). I dati per settore di attività economica esprimono pertanto la media delle durate delle vacanze contrattuali dei contratti in essi inclusi. Nel settore agricolo, coloro che aspettano il contratto nazionale sono gli impiegati, il cui precedente contratto è scaduto a dicembre: sono 3 i mesi di attesa per l indicatore generico, che invece si riduce a 0,1 per l insieme dei dipendenti agricoli. Nel settore dell edilizia, invece, l unico contratto seguito dall indagine è scaduto, come molti, a dicembre 2003; pertanto alla fine di marzo sono 3 i mesi di attesa misurati sia dall indicatore generico sia da quello specifico. Nel settore trasporti, telecomunicazioni e attività connesse l entrata in vigore lo scorso mese di febbraio del contratto per gli autoferrotranviari ha ridotto a tre mesi l attesa media con riferimento all indicatore specifico e a 1,6 quella misurata dall indicatore generico. A marzo 2004, per la pubblica amministrazione l indicatore generico e specifico assumono identico valore (9 mesi) essendo tutti i contratti scaduti a dicembre In particolare, il 75 per cento dei dipendenti attende da tre mesi il rinnovo del secondo biennio economico , mentre al restante 25 per cento deve essere rinnovato anche il primo biennio (vacanza contrattuale pari a 27 mesi). Come già annunciato nel comunicato stampa dello scorso 22 dicembre, l Istat sta ampliando il processo di raccolta ed elaborazione delle informazioni relative ai conflitti di lavoro, con l obiettivo di giungere alla diffusione di nuovi indicatori che ne forniscano una misura più precisa. In primo luogo, è previsto il rilascio in tempi brevi di indicatori Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 7

8 relativi alle ore non retribuite per conflitti di lavoro, derivanti dall indagine mensile sul lavoro nelle grandi imprese. Inoltre, è iniziata la raccolta di informazioni sulla medesima variabile all interno della nuova indagine trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate. Queste informazioni, una volta sottoposte al necessario trattamento statistico, potranno integrare o eventualmente sostituire gli indicatori, diffusi tradizionalmente nel presente comunicato, che riportano in forma aggregata le segnalazioni pervenute dalle questure. Si ricorda, inoltre, che l Istat ha annunciato con il comunicato stampa sopra richiamato la modifica dei tempi di diffusione dei dati riguardanti i conflitti di lavoro desunti dalle segnalazioni pervenute dalle questure. Nel presente comunicato vengono pubblicati per la prima volta i dati parziali di gennaio 2004, aggiornando al contempo i valori dello scorso anno con le ulteriori informazioni sopraggiunte. A gennaio 2004 il numero totale di ore non lavorate per conflitti (solo per motivi legati al rapporto di lavoro) è stato di 161 mila (circa il 31 per cento in più rispetto a gennaio 2003). Di queste, il 40 per cento (pari a 65 mila ore) è da imputare alle vertenze legate ai rinnovi contrattuali, mentre meno del 30 per cento (corrispondente a 46 mila ore) è determinato da rivendicazioni economico-normative. L'analisi secondo l'attività economica, limitatamente alle sole ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro, mette in luce una concentrazione nei servizi destinabili alla vendita (con il 46,6 per cento del totale) e in particolare, nel settore dei trasporti nel quale si osservano 52 mila ore non lavorate per conflitti (il 32,3 per cento del totale. Nell industria si sono rilevate 50 mila ore non lavorate, corrispondenti al 31,1 per cento del totale. ILGIORNALE.it Ue, giù le mani dai prodotti tipici In Europa, le norme di igiene sugli alimenti non potranno piu' mettere a rischio il modo con cui si producono alcuni alimenti caratteristici: dal ''lardo di Colonnata'', lasciato stagionare per almeno sei mesi in vasche scavate in un blocco di marmo, al ''formaggio di Fossa'' che matura il suo olezzo pungente in antiche fosse scavate nel tufo. Bruxelles, con l'accordo dei ministri dell'agricoltura dell'ue, ha dato un nuovo giro di vite alle norme in materia di igiene e di controllo su cibi e mangimi, delegando pero' alle autorita' nazionali la responsabilita' di intervenire sui prodotti tipici e su alimenti lavorati in zone isolate dove possono mancare strutture e tecnologie adeguate. Insomma, ogni stato potra' adattare le proprie misure di igiene rendendole compatibili con i protocolli delle produzione tipiche e tradizionali, senza compromettere l'obiettivo della sicurezza alimentare. Bruxelles tiene a chiarire: non si tratta di abbassare il livello di igiene per tutelare una quantita' minima di prodotto, ma si lasciano libere le autorita' nazionali, che meglio conoscono le realta' produttive locali, di prendere le misure piu' appropriate per mantenere standard adeguati. Particolarmente soddisfatto il commissario europeo alla Sanita', David Byrne, secondo cui la ''decisione rappresenta un contributo essenziale per le diversita' culturali alimentari nell'ue''. Dal gennaio 2006 quindi, la grande Europa applichera' lo stesso approccio in materia di igiene a tutti i prodotti della catena alimentare, dall'ortofrutta alle carni. Byrne ha tenuto anche a sottolineare che e' stata accolta la richiesta di ''una certa flessibilita' per le imprese che sono situate in aree lontane e per i prodotti tradizionali, mentre altre regole di produzione, ad esempio per le carni, sono state semplificate''. Nell'arsenale di misure varate dall'ue riveste un'importanza particolare il nuovo sistema sui controlli alimentari in Europa che, anche in questo caso, mette l'accento sulle responsabilita' dell'autorita' nazionale. Dal gennaio 2006 quindi, ogni stato dovra' dimostrare di poter controllare tutta la filiera dal campo alla tavola con personale preparato e formato a questo scopo. La novita' risiede soprattutto nel fatto che ogni paese dovra' disporre di un sistema di controllo centralizzato in grado di coordinare tutte le attivita' sul terreno. Sara' a questo organo centrale che si rivolgera' il Centro europeo per le ispezioni veterinarie di Dublino per verificarne l'attivita'. Di fatto, ogni paese dovra' creare un piano di controllo sugli alimenti e sui mangimi che verra' verificato dagli ispettori dell'ufficio veterinario europeo. I paesi extra-ue che intendono esportare sul mercato comunitario dovranno presentare i loro piani di controllo alimentare e farli approvare da Bruxelles. Per completare la protezione dei consumatori, i ministri dell'agricoltura dell'ue hanno anche fissato un limite massimo per i residui di pesticidi che potranno essere ritrovati negli alimenti. 28 Apr 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 8

9 AdnKronos.it Secondo l'istituto cambiano i bisogni e gli stili di consumo Poverta', Eurispes: ''oltre 15 milioni di italiani a rischio'' La presidente di Donne europee-federcasalinghe, Gasparrini: ''solo lo 0,9% del Pil in Italia e' destinato alle politiche familiari, contro un 3% di Francia e Germania'' Torino, 28 apr. - (Adnkronos) - A fronte dei tradizionali 2,5 milioni di famiglie povere, circa 8 milioni di persone, oggi nel nostro Paese, a rischio poverta' ci sono altri 2,4 milioni di nuclei familiari, pari a 7 milioni e mezzo di italiani. E' quanto emerge dal dossier Eurispes presentato oggi a Torino nel corso del convegno sul ''Primo rapporto sulla famiglia e il monitoraggio dei bisogni''. Un appuntamento promosso da Donneuropee- Federcasalinghe in collaborazione la Provincia di Torino, durante il quale sono stati presentati anche i dati dell'osservatorio Selecard della societa' S.IN.T. sui bisogni e i nuovi stili di consumo delle famiglie italiane. ''Lo spettro della poverta' -ha spiegato il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara- si sta allargando per molte cause: lo smantellamento progressivo del welfare, la caduta verticale della qualita' dei servizi, le trasformazioni del mercato del lavoro, l'impoverimento dei ceti medi costretti, per la prima volta dopo decenni, a difendersi dal pericolo di una incalzante proletarizzazione''. La presidente di Donne europee-federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini ha poi ricordato che ''solo lo 0,9% del Pil in Italia e' destinato alle politiche familiari, contro un 3% di Francia e Germania''. Secondo L Eurispes nel 2002, tra le famiglie povere, il 33,3% di quelle monogenitoriali, il 21,1% delle coppie con due figli e il 33,9% di quelle con tre o piu' figli, non sempre hanno avuto i soldi per i bisogni elementari. Dalla ricerca emerge inoltre che, mentre nelle regioni settentrionali la poverta' interessa l'11,6% delle famiglie con cinque o piu' componenti, nel Mezzogiorno la percentuale sale al 32,4%. Nello scenario attuale e' anche cambiato l'approccio al consumo, come emerge dai dati tratti dalla Customer Base di S.IN.T., che raccoglie oltre 2 milioni di titolari iscritti al circuito di servizi integrati Selecard. Le caratteristiche principali sono propensione al risparmio, attenzione all'ambiente e al benessere psico-fisico, qualche concessione al lusso. ''E' in atto una evoluzione importante negli stili di consumo -ha sottolineato il presidente e Ad di S.IN.T, Filiberto Angelino- oggi assistiamo a un rinvio dei consumi non essenziali per migliorare la qualita' della vita anche spinti dal bisogno di risparmiare tempo, che e' la risorsa che manca di piu', tanto che spesso la variabile prezzo non e' piu' quella principale nella scelta''. Secondo Angelino ''questo rinnovato approccio al consumo e' motivato da atteggiamenti distinti ma tra loro collegati quali la parsimonia, il moderatismo, il risparmio e l'attendismo''. Seguendo quindi una filosofia del buon consumo e del vivere bene, secondo l'osservatorio Selecard, le famiglie italiane manifestano un atteggiamento favorevole nei confronti di esperienze di acquisto che favoriscano la piu' efficace gestione delle risorse a disposizione come tempo, salute e mobilita'. Nel corso del convegno e' poi stata presentata una ricerca sulla richiesta dei servizi da parte delle famiglie che, ha spiegato Tina Badaracco, consigliere Fita Confindustria, ''mostrano l'esigenza di una assistenza piu' completa nel momento in cui le donne hanno necessita' di lavorare. Di conseguenza i servizi alla famiglia diventa un modo di fare impresa''. Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 9

10 INFOCOMMERCIO.it Normativa nazionale/ Franchising Il Parlamento ha definitivamente approvato la legge sul Franchising. (28/04/2004) Il Parlamento ha definitivamente approvato la legge sul Franchising, in attesa di pubblicazione in gazzetta ufficiale. Il Franchising, figura giuridica ormai comunemente nota e in voga da decenni, diviene così un contratto tipico, di cui forma e requisiti sono specificamente disciplinati, a tutela delle parti interessate. Il Franchising (o anche affiliazione commerciale ) è definito come il contratto fra due soggetti economicamente e giuridicamente indipendenti, in base al quale una parte concede la disponibilità all altra, verso corrispettivo, di un insieme di diritti di proprietà industriale o intellettuale, relativi a marchi, denominazioni commerciali, brevetti, diritti d autore, ecc., inserendo l affiliato in un sistema costituito da una pluralità di affiliati distribuiti sul territorio, allo scopo di commercializzare determinati beni o servizi. Il contratto deve essere redatto per iscritto, a pena di nullità. L affiliante (o franchisor), per la costituzione di una nuova rete di affiliazione, deve aver già sperimentato sul mercato la propria formula commerciale, dunque non sarà possibile, a tutela dell affiliato (o franchisee), partire direttamente con un progetto di rete in franchising senza prima aver consolidato una proprio know-how. Il contratto, che non potrà avere durata inferiore ai tre anni, fatta salva la risoluzione per inadempimento di una delle parti, deve espressamente indicare alcuni elementi ineludibili, tra cui l ammontare degli investimenti e delle spese di ingresso, le modalità di calcolo e di pagamento delle royalties, l eventuale ambito di esclusiva territoriale. I contratti in essere dovranno essere adeguati entro un anno dall entrata in vigore della legge. Qualora una parte abbia fornito false informazioni, l altra, oltre all annullamento del contratto, potrà chiedere il risarcimento del danno. La disciplina si applica anche nel caso in cui l affiliato allestisca in Franchising solo un apposito spazio, nell ambito di una propria - più generale - attività commerciale, oltre che alla fattispecie particolare dell affiliato cui viene concesso il diritto di stipulare accordi di affiliazione commerciale con terzi. TGfin Nuovo picco per la benzina Prezzo verso record storico Non si arresta la corsa del prezzo della benzina. Le quotazioni in volata hanno portato i listini della verde a toccare quota 1,123 euro al litro in diversi distributori italiani. Il prezzo alla pompa si avvicina così al record storico di 1,136 euro toccato tre anni fa nelle stazioni di servizio. A spingere al rialzo il costo del carburante per auto è sempre il mercato del petrolio, più che mai rovente. Le compagnie ritoccano ormai in continuazione i propri listini e così la corsa della benzina pare inarrestabile. Preoccupando sempre più gli automobilisti e le associazioni dei consumatori, da sempre peraltro molto critiche proprio con le compagnie, accusate di essere molto veloci quando i prezzi bisogna adeguarli verso l alto e invece molto lente quando bisogna ribassarli. Gli ultimi dati sui costi alla pompa sono arrivati dal ministero dell'industria, che regolarmente fa un report su questo mercato. Negli ultimi giorni a rimettere mano ai propri listini sono state diverse compagnie. La Q8 in particolare ha portato il prezzo della verde a quota 1,123, mentre l'api e la Fina si sono fermate pochissimo prima, al livello di 1,122 euro al litro. Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 10

11 GIORNALEDIBRESCIA.it Il Consiglio regionale ha approvato il piano triennale per i negozi più svantaggiati Salvagente per il piccolo commercio L obiettivo è di sostenere nei prossimi anni le piccole e medie imprese commerciali anche attraverso un cambiamento di indirizzo: basta azioni troppo dispersive di istituzioni diverse per concentrare gli sforzi e offrire un sostegno sul fronte delle agevolazioni finanziarie. Il piano triennale approvato ieri dal Consiglio regionale con i voti del Centrodestra e dei consiglieri di Margherita e Ds (l aveva adottato la Giunta nell aprile dello scorso anno) si propone di utilizzare al meglio le risorse a disposizione, determinando una sinergia tra i finanziamenti statali e regionali. Come sostiene l assessore regionale al Commercio, il bresciano Mario Scotti, si vuole aumentare la presenza dei piccoli e medi esercizi commerciali con la costituzione di nuove imprese, tenendo ben presenti soprattutto le necessità delle aree più disagiate. Il piano si riferisce anche alla rivitalizzazione e alla riqualificazione della rete dei servizi commerciali nelle città e nei paesi, agevolando lo sviluppo di forme associative tra imprese. Il confronto con la grande distribuzione che negli ultimi anni ha incrementato la sua espansione a danno dei più piccoli, non può che essere affrontato attraverso una serie di strumenti cui in parte abbiamo già accennato, come la promozione dell associazionismo. Ma non meno importanti sono l accesso al credito, la formazione e l aggiornamento del personale, l innovazione e la competitività d impresa attraverso negozi multiservizio, l acquisto di attrezzature e prodotti informatici, l acquisto di automezzi e autonegozi destinati all approvvigionamento. Un aspetto a parte è quello dei punti di vendita di carburanti a basso impatto ambientale, integrati con le attività commerciali e di somministrazione di cibi e bevande. Si punta anche sull arredo di aree urbane commerciali anche pedonali e aree in cui si svolgono mercati. Si pensa di aiutare i piccoli comuni di montagna per la realizzazione di spazi coperti per il posteggio a rotazione degli ambulanti che vendono generi di prima necessità. Una certa attenzione viene rivolta ai negozi e ai pubblici esercizi che si possono definire storici. Sarà agevolato il recupero dei locali, il restauro delle insegne e degli arredi. Non da meno, si favorirà l acquisto di attrezzature per garantire maggiore sicurezza sia con vetrine antisfondamento, sia con impianti di controllo e allarme collegati alla vigilanza. Gli stanziamenti previsti in tre anni assommano a 14 milioni 500mila euro. Nella ripartizione saranno privilegiate le micro imprese, soprattutto nei comuni montani, senza tuttavia dimenticare i centri storici e i centri urbani minori. Nel documento sono indicati i termini per la presentazione delle domande e le modalità di concessione dei contributi che per i privati saranno del 40% ad inizio lavori e del 60% a saldo. I limiti dell investimento vanno da un minimo di 10mila euro ad un massimo di 400mila per un contributo che non potrà mai superare il 50%. «Ritengo che sia stato fatto un buon lavoro - ha detto l assessore Scotti - ora il nostro compito è di attuare il programma in base alle risorse disponibili. Saremo aiutati da un Comitato tecnico che valuterà l efficacia dei provvedimenti, suggerirà eventuali revisioni e indicazioni per la loro attuazione». Mercoledì 28aprile 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 11

12 BRESCIAOGGI.it Mercoledì 28 Aprile 2004 L allarme del Sunia. Venezia, Milano e Roma le più care Caro affitti, in un anno sono cresciuti del 17% Roma. Gli affitti in Italia sono saliti, tra il 2002 ed il 2003, del 17% ad un passo molto più veloce dell inflazione. L allarme caro-locazioni arriva da un indagine del Sunia-Cgil, secondo la quale l affitto medio italiano supera i mille euro, 1.025,76 euro per l esattezza, con punte a Venezia, che con euro guadagna il primato dal caro-pigione italiano, Milano (1.311 euro) e Roma (1.257). A fronte di un centro-nord dove i prezzi volano alle stelle, il sud sembra essere più accessibile: il canone medio è infatti a Bari di soli 611,6 euro al mese, mentre a Palermo è fra i 600 ed i 700, così come a Torino e Genova. Sotto i mille euro anche la media di Napoli e Catania (rispettivamente 841,8 e 846,9 euro), mentre Firenze e Bologna viaggiano sui e euro. Ma anche all interno delle stesse città ci sono ampie diversità, a seconda della zona prescelta. Il centro storico è ovviamente il più caro per affittare una casa: in media per un appartamento in una zona centrale sono richiesti 1.342,14 euro, a fronte dei 936,82 per un area intermedia e dei 798,10 della periferia. Ma il gap è a volte molto ampio ed in alcuni casi supera i euro. A Roma, ad esempio, l affitto di una casa in centro costa circa euro al mese a fronte degli 868,54 richiesti in periferia. Analogo il discorso a Venezia (2.311,28 per il centro e 892,39 per la periferia), mentre a Milano questo divario è un po meno accentuato, visto che anche per un casa in periferia sono necessari più di euro al mese. Al caro-affitti va infine sommato il dilagante fenomeno dei canoni in nero, che rappresentano il 50%. «Questo è l unico dato che si è mantenuto costante nel tempo: era il 50% prima della liberalizzazione ed è il 50% ora», afferma il segretario del Sunia, Luigi Pallotta. «Il fardello casa pesa non poco sul portafoglio degli italiani», sottolinea il segretario confederale della Cgil, Paola Modica. «Il livello di onerosità degli affitti è estremamente alto per le fasce di reddito basse ed intermedie, quelle cioè con redditi fino ad un massimo di euro all anno. Possono accedere al mercato solo le famiglie con redditi medio alti ed alti, cioè da almeno euro l anno». «L affitto, i cui aumenti sono decisamente superiori all inflazione, incide pesantemente sul reddito», afferma Modica. «Come movimento sindacale riteniamo tutti indispensabile rilanciare la politica abitativa modificando la legge sugli affitti, rilanciando l edilizia pubblica e stanziando più risorse a sostegno del fondo sociale per gli affitti». All edilizia pubblica, che attualmente copre solo il 7-8% della richiesta d affitto, dovrebbe andare almeno un miliardo di euro all anno, mentre almeno 500 milioni dovrebbero dovrebbero essere destinati al fondo sociale per gli affitti. È necessario poi, secondo la Cgil, modificare la legge sugli affitti prevedendo solo il canale del concordato ed abolendo la libera contrattazione. Energia salata E sulle bollette gli italiani pagano il 22% più degli altri Roma. Bollette elettriche tra le più salate d Europa, il fantasma blackout sempre sullo sfondo ed un nuovo allarme, questa volta sul fronte del gas, con il rischio di fughe e incidenti sui gasdotti locali. Il sistema energetico italiano segna il passo, secondo gli operatori riuniti nel Rome Energy Meeting, afflitto da un sistema fiscale che pesa troppo, da una dipendenza dal greggio eccessiva rispetto agli altri paesi, da norme inadeguate e da troppe incertezze degli operatori. Con il risultato più evidente sulle tasche dei cittadini che pagano le bollette più alte d Europa: più care di oltre il 22% rispetto alla media Ue. Colpa del fisco che sul conto della luce delle famiglie incide per il 22-28% contro medie più basse negli altri stati di Eurolandia e che sulle imprese pesa fino al 31% contro, ad esempio, il 17% della Francia ed il 18% di Germania e Spagna. Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 12

13 TGfin INTERNET NEWS Crac Giacomelli, cinque arresti L'accusa è di bancarotta fraudolenta Cinque arresti all'alba ad opera della Guardia di Finanza di Bologna nell'inchiesta sul gruppo Giacomelli, che da un anno era in una situazione di grave dissesto economico che aveva dato origine a diverse procedure giudiziarie sull'azienda, compresa l'amministrazione straordinaria. In manette sono finiti Emanuele e Antonio Giacomelli, Vittorio Fracassi, Stefano Pozzobon, Domenico Libri. UNA SOCIETA' TRA INCHIESTE GIUDIZIARIE E BOND NON RIMBORSATI La società era finita al centro delle polemiche e delle inchieste anche in seguito all'emissione di bond sul mercato che non erano stati rimborsati. E in passato il marchio si era lanciato in acquisizioni (la maggiore era stata quello della Longoni sport) e in espansioni, aprendo in altri Paesi europei diversi negozi. Era poi arrivata anche la quotazione in Borsa del titolo, ma la situazione era poi precipitata per arrivare all'amministrazione controllata. ACQUIRENTE CERCASI: L'IPOTESI DI TACCHINI Da tempo si cerca quindi una soluzione per la catena, che ha ancora molti dei suoi punti vendita aperti e diversi sono gli acquirenti che si sono fatti avanti, senza però ancora concludere: tra gli altri si era parlato del big dello sport, Sergio Tacchini. LE ACCUSE: DALL'ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA Gli arresti delle cinque persone del management sono stati disposti dal pubblico ministero di Rimini Luca Bertuzzi e firmati dal Gip Giacomo Gasparini. C'è anche una sesta persona coinvolta nell'operazione del Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme gialle bolognesi, che riguarda diverse regioni, ma l'ordinanza non sarebbe stata eseguita perchè si trova all'estero. Per tutti l'accusa è di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, calunnia, emissione di fatture per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali. Gli arresti arrivano dopo mesi di indagini che hanno accertato come il gruppo fosse composto da almeno 20 società italiane ed estere. Il via alle inchieste è nato da esposti presentati da vari fornitori del gruppo che avevano ricevuto per pagamento di merci alcuni assegni che al momento dell'incasso erano stati bloccati in quanto Emanuele Giacomelli, all'epoca amministratore delegato del gruppo, ne aveva denunciato il furto. GIACOMELLI: I SUOI MARCHI Erano tre i marchi con cui Giacomelli era presente sul mercato: Giacomelli Sport, Longoni Sport e Xsport. Con questi nomi l'azienda era presente in Spagna, nella Repubblica Ceca, in Polonia e in Slovacchia. ILGIORNALE.it Arrestati i vertici della Giacomelli Cinque arresti sono stati eseguiti all'alba dalla Guardia di Finanza di Bologna nell'ambito dell'inchiesta nei confronti del gruppo riminese Giacomelli (commercio all'ingrosso di abbigliamento sportivo), quotato in borsa e da un anno al centro di un grave dissesto economico che ha dato il via a varie procedure giudiziarie, compresa l'amministrazione straordinaria della societa'. Gli arresti, disposti dal Pm di Rimini Luca Bertuzzi e firmati dal Gip Giacomo Gasparini, riguardano a quanto si e' appreso Emanuele e Antonio Giacomelli, Vittorio Fracassi, Stefano Pozzobon, Domenico Libri. C'e' anche una sesta persona coinvolta nell'operazione del Nucleo di Polizia Tributaria delle fiamme gialle bolognesi, che riguarda diverse regioni, ma l'ordinanza non sarebbe stata eseguita perche' si trova all'estero. Per tutti l'accusa e' di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, calunnia, emissione di fatture per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali. Gli arresti arrivano dopo mesi di indagini che hanno accertato come il gruppo fosse composto da almeno 20 societa' italiane ed estere. Il via alle inchieste e' nato da esposti presentati da vari fornitori del gruppo che avevano ricevuto per pagamento di merci alcuni assegni che al momento dell'incasso erano stati bloccati in quanto Emanuele Giacomelli, all'epoca amministratore delegato del gruppo, ne aveva denunciato il furto 29 Apr 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 13

14 ILSOLE24ore.com INTERNET NEWS Isae: migliorano fiducia e aspettative Un quadro complessivamente positivo si registra nell'inchiesta congiunturale di aprile. E' in sensibile recupero il clima di fiducia, così come le aspettative di ripresa dell'attività produttiva e della domanda, a cominciare da quella estera. Diventano più favorevoli i giudizi sul portafoglio ordini; restano, però, negative le attese sull'economia in generale e il mercato del lavoro, mentre petrolio e materie prime spingono al rialzo i listini delle imprese. Nota: l'inchiesta condotta dall'isae rileva la differenza tra le percentuali di risposte in aumento e di risposte in diminuzione sulla tendenza degli ordini e della produzione a 3-4 mesi. I dati sono destagionalizzati. Fonte: Isae-Inchiesta congiunturale mensile Le più recenti aspettative degli imprenditori italiani - rilevate dall'isae, tra l'1 e il 23 aprile, presso il consueto campione di 4mila imprese industriali - sull evoluzione a breve termine della domanda (ordini) e dell'attività produttiva segnalano, al netto della componente stagionale, un significativo miglioramento delle prospettive congiunturali. Si confermano in netto recupero, in particolare, le attese sull'andamento della produzione, così come quelle sugli ordini e la domanda, mentre torna in positivo l'evoluzione della fiducia degli operatori. Rimane tuttavia, per quanto riguarda le tendenze a breve dell'economia in generale, l'incertezza sempre diffusa nello scenario interno, anche tenendo conto dei negativi effetti sulla domanda estera causati dal forte apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro di inizio anno. Il saldo (destagionalizzato) delle risposte, per quanto concerne la tendenza degli ordini e della produzione a 3-4 mesi, si è attestato in aprile, rispettivamente, a +23 e +20 (+23 e +19 in marzo). Le imprese interpellate si dichiarano abbastanza ottimiste riguardo all'andamento della produzione, mentre diventano più favorevoli i segnali sugli ordinativi, pur restando negativi i giudizi; esse si mostrano, però, ancora pessimiste riguardo alla situazione economica generale del paese. Ciò non significa, pertanto, il superamento già in atto della fase d'incertezza che caratterizza l'attuale ciclo congiunturale, prevedibilmente agli inizi del processo di ripresa. L'euro forte e l'instabilità del quadro politico internazionale continuano, poi, a condizionare negativamente l'attività di esportazione delle aziende italiane, nonostante la schiarita messa in evidenza a partire da gennaio-marzo, quando le aspettative sulla domanda estera incomiciano a essere meglio orientate. La tendenza sia della domanda che della produzione è indicata in aumento da circa un terzo delle imprese intervistate, registrando una buona risalita nella percentuale degli ottimisti rispetto al quarto trimestre del Nella media degli ultimi mesi si confermano ancora sfavorevoli, mostrando però segni di recupero al netto della stagionalità, i giudizi sull evoluzione del portafoglio ordini. La tendenza della produzione risulta, in particolare, in significativo progresso nel comparto dei beni di consumo, risale moderatamente in quelli intermedi, mentre appare in controtendenza nei beni d'investimento; allo stesso modo, sono in aumento le attese sugli ordini per i beni di consumo e intermedi, rimangono stabili quelle dei beni strumentali. Indicazioni più positive, sia pure con segnali intermittenti fra i settori, incominciano ad arrivare dai mercati esteri; per la domanda interna i giudizi sono meno sfavorevoli, ma sono di nuovo in ripresa le tensioni sui prezzi di vendita, a causa dei recenti sensibili rialzi nelle quotazioni del petrolio e di molte materie prime. 29 aprile 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 14

15 BRESCIAOGGI.it Giovedì 29 Aprile 2004 Sotto osservazione partite di frutta secca e confezione di spaghetti al peperoncino distribuiti in provincia Arachidi e pasta a rischio Allerta della Asl per prodotti con coloranti vietati e aflatossine Pasta ai coloranti «vietati» e arachidi alle aflatossine. E il menù più... «ricercato» dal personale di vigilanza sanitario dei comuni della provincia dopo lo stato di allerta fatto scattare dalla Asl su alcune partite di alimentari «fuorilegge» che potrebbero aver raggiunto gli scaffali di punti vendita bresciani. Nessun pericolo, bene precisarlo, per i consumatori, in quanto eventuali confezioni di prodotti a rischio sono già state o saranno sicuramente intercettate dai controlli incrociati. Si tratta del resto uno dei periodici provvedimenti precauzionali sugli alimentari che passano sotto la lente dei laboratori delle autorità sanitarie regionali e talvolta provinciali o dagli stessi tecnici della qualità delle ditte produttrici che chiedono il ritiro dal mercato delle partite irregolari. La conferma insomma dell efficienza della rete di tutela della salute pubblica anche se stavolta le sostanze riscontrate negli alimenti sono piuttosto «delicate». L allerta è scattata nei giorni scorsi dalla Bassa: l Asl ha poi chiesto a tutte le amministrazioni potenzialmente coinvolte «di attivare il personale di vigilanza sulle rivendite di alimentari» dove potrebbe essere finita la pasta di grano duro aromatizzata al peperoncino (spaghetti), prodotta da un azienda pisana in cui è stata riscontrata la presenza di «Sudan 1», uno dei coloranti vietati. La partita sotto osservazione riguarda un lotto in scadenza il 27 novembre 2006, commercializzato in confezioni da 250 grammi. Per quanto riguarda le arachidi a finire al centro della circolare dell ufficio di igiene pubblica un lotto di frutta secca ancora da sgusciare, importata da una ditta ravennate e distribuita da una società bresciana. In questo caso le confezioni da mezzo chilo fanno parte di una partita con scadenza al 30 novembre Nelle arachidi sono state scoperte tracce di aflatossine, una muffa considerata mutagena e potenzialmente cancerogena da una parte della letteratura scientifica in quanto non esistono ad oggi studi epidemiologici sugli effetti della sostanza. Come detto lo stato di allerta su pasta e arachidi fa parte della attività ordinaria delle autorità sanitarie regionali e provinciali: quando i prodotti «fuorinorma» rientrano nel circuito della grande distribuzione vengono ritirati direttamente dalle Asl di competenza e non di rado in stretta collaborazione con le aziende prodruttrici che per prime segnalano l anomalia. Quando al contrario i punti vendita potenzialmente interessati dalle confezioni fuori norma sono di nicchia e raggiungono a macchia di leopardo i punti vendita viene chiesta la collaborazione di Polizia locale e personale di vigilanza dei singoli comuni. n.s. Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 15

16 ISTAT.it 29 aprile 2004 Indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali Marzo 2004 L Istituto nazionale di statistica comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di marzo 2004 l indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali con base 2000=100 è risultato pari a 104,9, con un aumento dello 0,8 per cento rispetto al mese precedente e un aumento dello 0,6 per cento rispetto al mese di marzo Al netto dei prodotti petroliferi raffinati e dell energia elettrica, gas ed acqua la variazione congiunturale è risultata pari a più 0,5 per cento, mentre quella tendenziale è stata pari a più 1,5 per cento. La variazione della media degli indici negli ultimi dodici mesi rispetto a quella dei dodici mesi precedenti è risultata pari a più 1,0 per cento. Nel primo trimestre 2004, rispetto al primo trimestre del 2003, la variazione è stata pari a più 0,3 per cento. Analisi per raggruppamenti principali di industrie In termini congiunturali, i prezzi dei beni di consumo e quelli dei beni strumentali hanno registrato un aumento dello 0,2 per cento, i prezzi dei beni intermedi un aumento dell 1,3 per cento e quelli dell energia un aumento dell 1,5 per cento. Rispetto al mese di marzo del 2003, le variazioni sono state pari a più 1,3 per cento per i beni di consumo (più 0,8 per cento per i beni di consumo durevoli e più 1,4 per cento per i beni di consumo non durevoli), a più 1,3 per cento per i beni strumentali, a più 2,7 per cento per i beni intermedi e a meno 5,7 per cento per l energia. Nel primo trimestre 2004, l incremento tendenziale più elevato è stato registrato dai beni intermedi (più 1,7 per cento), mentre l unica diminuzione tendenziale è stata riscontrata nel raggruppamento dell energia (meno 5,1 per cento). Analisi per settore di attività economica Gli aumenti congiunturali più significativi sono stati registrati nei settori dei prodotti petroliferi raffinati (più 3,6 per cento), dei metalli e prodotti in metallo (più 3,5 per cento, dovuto principalmente all aumento dei prezzi dei prodotti della siderurgia), degli altri manufatti (compresi i mobili) (più 0,7 per cento), dei prodotti alimentari, bevande e tabacco e del legno e prodotti in legno (esclusi i mobili) (per entrambi più 0,5 per cento). La variazione congiunturale in diminuzione più rilevante ha interessato il settore dei prodotti delle miniere e delle cave (meno 0,7 per cento, determinato dalla diminuzione del prezzo del gas). Rispetto al mese di marzo 2003, gli incrementi più marcati sono stati registrati nei settori dei metalli e prodotti in metallo (più 6,5 per cento), dei prodotti alimentari, bevande e tabacco (più 3,1 per cento) e dei mezzi di trasporto (più 2,0 per cento). Diminuzioni tendenziali significative sono state riscontrate nei settori dei prodotti petroliferi raffinati (meno 6,7 per cento), dell energia elettrica, gas e acqua (meno 4,6 per cento) e dei prodotti delle miniere e delle cave (meno 3,3 per cento). Nel primo trimestre 2004, l aumento tendenziale più elevato è stato riscontrato nel settore dei metalli e prodotti in metallo (più 3,8 per cento) mentre la diminuzione tendenziale più marcata è stata registrata nel settore dei prodotti petroliferi raffinati (meno 6,5 per cento). Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 16

17 ISAE.it Istituto di Studi e Analisi Economica Comunicato stampa Clima di fiducia delle imprese del commercio in forte recupero A marzo il clima di fiducia delle imprese del commercio mostra segni di forte recupero, in particolare nella grande distribuzione A partire da questo mese, l indice di fiducia delle imprese del commercio è espresso in base 2000, riflettendo l aggiornamento della composizione del settore tra piccola e grande distribuzione A marzo, il clima di fiducia delle imprese del commercio al minuto è salito al netto dei fattori stagionali a 99, dal rivisto 92,1 di febbraio, grazie soprattutto ad un evoluzione decisamente positiva dei giudizi e delle aspettative sull andamento delle vendite Tra le serie che non entrano nella definizione del clima di fiducia, molto incoraggianti sono le previsioni a breve termine sia circa le dinamiche future degli ordini, sia sull evoluzione del mercato del lavoro. Quanto ai prezzi, gli intervistati dichiarano di aver colto un attenuazione delle spinte inflazionistiche e, al contempo, di non voler modificare nel corso dei prossimi tre mesi i propri listini Disaggregando per tipologia distributiva, segnali decisamente positivi sono emersi dalle imprese della distribuzione moderna, il cui indicatore, al netto della componente stagionale, è salito a 98 (dal rivisto 88,3 di febbraio). Molto incoraggianti anche i segnali provenienti dagli operatori della distribuzione tradizionale il cui indicatore destagionalizzato è infatti cresciuto dal rivisto 93,3, in febbraio, a 99,3 Risultati generali Secondo l inchiesta condotta dall ISAE su un panel di circa imprese della piccola e grande distribuzione, a marzo l indicatore del clima di fiducia dei commercianti italiani, dopo il calo evidenziato lo scorso mese, è tornato ad assumere un andamento fortemente positivo. A partire da questo mese, l indice di fiducia delle imprese del commercio è espresso in base 2000, riflettendo l aggiornamento della composizione del settore tra piccola e grande distribuzione (cfr. più in basso la nota metodologica). Considerato al netto dei fattori stagionali, l indice è salito, dal rivisto 92,1, a 99, sui valori massimi dal gennaio Particolarmente dinamiche sono apparse le valutazioni sull andamento corrente degli affari e in forte miglioramento si sono evidenziate le previsioni sul volume futuro delle vendite. Più cauti, nel complesso, i segnali di distensione emersi dai giudizi sul livello delle scorte. Un quadro fortemente favorevole è emerso anche dall analisi dei saldi delle variabili che non entrano nella definizione del clima di fiducia: decisamente positive sono, infatti, sia le aspettative sul volume futuro degli ordini sia quelle sull evoluzione del mercato del lavoro. Quanto ai prezzi, le imprese hanno dichiarato di aver percepito, nel corso del mese, un attenuazione delle spinte inflazionistiche e, al contempo, di voler mantenere i propri listini di vendita stabili per i prossimi tre mesi. Guardando alla disgregazione tra piccola e grande distribuzione, il miglioramento del clima di fiducia, pur diffuso ad entrambe le tipologie di vendita, è particolarmente marcato nella grande distribuzione. Gli indicatori, depurati dai fattori stagionali, sono cresciuti dal rivisto 88,3, in febbraio, a 98, nella distribuzione moderna e dal rivisto 93,3 a 99,3, nella distribuzione tradizionale. Situazione nel mese di riferimento (marzo 2004) A marzo, tornano a migliorare i giudizi sull andamento corrente degli affari: il saldo destagionalizzato della variabile, infatti, dopo il deterioramento fatto registrare il mese scorso, recupera da 15 (in febbraio) a 4. Ai giudizi positivi sull andamento degli affari si accompagna anche un debole decumulo delle scorte: il saldo della variabile (che non risulta affetto da stagionalità) scivola infatti a 7 (da 8). Segnali favorevoli, infine, provengono anche dal lato dei giudizi sui prezzi dei fornitori: la percezione relativa agli aumenti registrati nel bimestre precedente si ridimensiona fortemente ed il relativo saldo, considerato al netto dei fattori stagionali, scende a 30 (da 36 in febbraio). Il marcato miglioramento emerso dalle valutazioni espresse relativamente al commercio considerato nel Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 17

18 suo complesso trova conferma anche nei dati disaggregati per tipologia distributiva. L andamento corrente degli affari viene infatti giudicato in forte ripresa sia dagli operatori della distribuzione tradizionale (pei i quali il saldo destagionalizzato passa da 33, in febbraio, a 27) sia dai colleghi della grande distribuzione (il cui saldo, considerato anch esso al netto dei fattori stagionali, cresce da 20 a 29). Quanto ai giudizi sull andamento corrente dei prezzi, anch essi appaiono omogenei sebbene segnali di particolare distensione provengano dagli operatori della distribuzione moderna. Il saldo destaginalizzato della variabile, infatti, si ridimensiona da 36 (in febbraio) a 33 nella distribuzione tradizionale e da 37 a 22 nella grande distribuzione. Il saldo relativo alle scorte è l unico a presentare un andamento non omogeneo tra le due tipologie di vendita. In parziale contraddizione con quanto dichiarato relativamente all andamento corrente delle vendite, infatti, gli operatori della distribuzione tradizionale segnalano il livello delle proprie scorte in aumento, spingendo il saldo della variabile da 5 (in febbraio) a 7. Lo stesso saldo, invece, scende da 12 (in febbraio) a 8 per gli operatori della distribuzione moderna. Previsioni per i mesi successivi A marzo, le aspettative degli operatori commerciali intervistati dall ISAE registrano un forte e diffuso miglioramento. Considerando il settore nel suo complesso, risultano in forte ripresa sia le previsioni a breve sull andamento futuro delle vendite (l indicatore destagionalizzato recupera da 7, in febbraio, a 1), sia quelle relative al volume futuro degli ordini (il cui saldo, infatti, valutato al netto dei fattori stagionali, rimbalza da 12, al valore dello scorso novembre, 7) sia, infine, le attese sull evoluzione del mercato del lavoro (il cui saldo destagionalizzato cresce da 0 a 6). Quanto alle attese sulla dinamica inflazionistica, nel complesso, il saldo grezzo si mantiene stabile a 13. Disaggregando i risultati per tipologia distributiva, il miglioramento delle attese sull andamento delle vendite e sulla dinamica occupazionale, generalizzato ad entrambe le tipologie, risulta particolarmente accentuato tra gli operatori della grande distribuzione: i saldi destagionalizzati delle due variabili passano rispettivamente da 2, in febbraio, a 24 e da 19 a 24 nella grande; da -22 a -11 e da -5 a 4 nella distribuzione tradizionale. In linea con tali risultati sono anche le aspettative sul volume futuro degli ordini: il saldo destagionalizzato della variabile sale a 24 (da 17) per la grande distribuzione e recupera a 25 (da 31) per la distribuzione tradizionale. Quanto, infine, all evoluzione dei prezzi, qualche appena percettibile tensione emerge dalle aspettative degli operatori della grande distribuzione, mentre, al contrario, più rosee si sono evidenziate le aspettative dei commercianti della distribuzione tradizionale: i rispettivi saldi grezzi della variabile, infatti, passano da 4 (in febbraio) a 5 nel primo caso mentre da 9 a 7 nel secondo. 30 aprile 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 18

19 ISAE.it INTERNET NEWS Istituto di Studi e Analisi Economica Comunicato stampa Lieve flessione ad aprile della fiducia nei servizi di mercato L inchiesta ISAE sui servizi di mercato, condotta dal 5 al 23 aprile, mostra un lieve calo dell indice grezzo, che scende a 10, da 12 di marzo La fiducia nel settore è influenzata da previsioni negative sulla tendenza generale dell economia e dal ridimensionarsi delle aspettative sulla domanda; segnali di ripresa provengono invece dai giudizi sugli ordini La flessione della fiducia riguarda in particolar modo i servizi finanziari, contraddistinti da giudizi negativi sugli ordini; nei servizi alle imprese - coerentemente con quanto emerge dall inchiesta ISAE di aprile sulle imprese manifatturiere - l indice torna a crescere, dopo un trimestre in calo, grazie al miglioramento dei giudizi e delle aspettative sulla domanda; diminuisce la fiducia nei servizi alle famiglie Anche il quadro territoriale si presenta eterogeneo: il clima di fiducia diminuisce al Centro e al Sud in seguito al peggioramento delle aspettative su ordini ed economia; l indice sale invece nelle regioni settentrionali Nord Ovest e Nord Est nelle quali prevalgono giudizi favorevoli sulla domanda Le imprese intervistate segnalano un miglioramento sia dei giudizi, sia delle aspettative, sull occupazione, recuperando in parte il calo registrato il mese scorso diminuiscono nei servizi alle famiglie gli ostacoli alla produzione Nel primo trimestre 2004 scende, per il secondo trimestre consecutivo, la percentuale delle imprese che percepisce l esistenza di ostacoli all attività produttiva (il 42%, contro il 44% del quarto trimestre 2003); la diminuzione riguarda però i soli servizi alle famiglie, mentre i vincoli aumentano nei servizi finanziari e alle imprese Tra i fattori che ostacolano la produzione, prevalgono anche questo trimestre gli altri motivi, probabilmente legati all incertezza della situazione internazionale, indicati dal 58% degli intervistati; segue per ordine di importanza la scarsità della domanda (38%), l esistenza di vincoli finanziari (11%), la carenza di manodopera (9%) e l insufficienza di spazi e macchinari (2%) Risultati generali L inchiesta ISAE sui servizi di mercato, condotta dal 5 al 23 aprile, mostra una ulteriore lieve flessione del clima di fiducia che, in termini grezzi, scende a 10, da 12 di marzo. La fiducia nel settore è influenzata da previsioni negative sulla tendenza generale dell economia e dal ridimensionarsi delle aspettative sulla domanda; segnali di ripresa provengono invece dai giudizi sugli ordini correnti. La flessione della fiducia riguarda in particolar modo i servizi finanziari (a 7, da 3 l indice), contraddistinti da giudizi negativi sugli ordini; nei servizi alle imprese, l indice torna a crescere dopo un trimestre in calo (a 1, da 0), grazie al miglioramento dei giudizi e delle aspettative sulla domanda. Diminuisce, infine, la fiducia nei servizi alle famiglie (a 20, da 23). Anche il quadro territoriale si presenta eterogeneo: il clima di fiducia diminuisce al Centro (a 14, da 22) e al Sud (a 2, da 17) in seguito al peggioramento delle aspettative su ordini e tendenza dell economia; l indice sale invece nelle regioni settentrionali Nord Ovest (a 5, da 2) e Nord Est (a 36, da 31) nelle quali prevalgono giudizi favorevoli sulla domanda. Segnali moderatamente favorevoli provengono dalla consueta inchiesta trimestrale sull esistenza di ostacoli all attività produttiva. Nel primo trimestre 2004 scende, così come già rilevato nel trimestre precedente, la percentuale delle imprese che percepisce l esistenza di ostacoli all attività produttiva (il 42%, contro il 44% del quarto trimestre 2003). La diminuzione riguarda però i soli servizi alle famiglie, mentre i vincoli aumentano nei servizi finanziari e alle imprese. Situazione nel periodo di riferimento Ad aprile, le imprese segnalano un netto miglioramento della situazione corrente. Sale a 13, da 1, il saldo relativo alla domanda, a 11 (da 5) quello sul fatturato e - recuperando in parte la diminuzione osservata a marzo - a 6, da 3, quello sull occupazione. La situazione corrente appare particolarmente favorevole nei servizi alle famiglie dove i saldi su ordini, fatturato e occupazione salgono rispettivamente a 24 (da 2), a 19 (da 8) e a 7 (da 4), grazie soprattutto al forte recupero registrato nei trasporti. Nei servizi finanziari, peggiorano per il quarto mese Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 19

20 consecutivo, i giudizi su ordini (a 13, da 4) e fatturato (a 12, da 10); migliora ancora invece il saldo sull occupazione (a 2, da 7). Nei servizi alle imprese, coerentemente con quanto segnalato dall inchiesta ISAE sulle imprese manifatturiere, emergono segnali di ripresa di ordini (a 3, da 1 il saldo) e occupazione (a 5, da 3); scende tuttavia il saldo grezzo sul fatturato (a 5, da 18). Per quanto riguarda il quadro territoriale, nel Nord Ovest torna positivo, dopo quattro mesi di flessione, il saldo relativo agli ordini (a 9, da 2); sale anche il saldo sull occupazione (a 5, da 4) e peggiora invece quello sul fatturato (a 7, da 20). Le imprese del Nord Est segnalano la ripresa di ordini (a 12, da 4 il saldo) e fatturato (a 11, da 8), ma a differenza di quanto accade per la media nazionale, il saldo sull occupazione torna a scendere (a 7, da 17). Al Centro, gli operatori si mostrano ottimisti su tutte le variabili rilevate: salgono infatti a 8, 22 e 1 (rispettivamente da 1, 9 e 1) i saldi su ordini, fatturato e occupazione. Anche al Sud migliorano nettamente i giudizi su ordini (a 37, da 10), fatturato (a 0, da 46) e occupazione (a 19, da 15). Previsioni per i prossimi tre mesi Peggiorano le aspettative per il prossimo trimestre su ordini (a 22, da 33 il saldo), fatturato (a 27, da 34) e tendenza generale dell economia (a 4, da 3); per contro, emergono segnali favorevoli dal lato dell occupazione (a 15, da 9), in un quadro caratterizzato da una sostanziale stabilità dei prezzi (a 6, da 5 il saldo). A livello settoriale, in controtendenza con quanto visto in relazione ai giudizi sulla situazione corrente, sono le imprese dei servizi alle famiglie a mostrarsi particolarmente pessimiste: scendono i saldi su ordini (a 22, da 49), fatturato (a 23, da 49) e tendenza generale dell economia (a 15, da 23); per contro, in questo settore emergono segnali favorevoli su occupazione (a 21, da 14 il saldo) e prezzi (a 11, da 13). Nei servizi finanziari, salgono per il secondo mese consecutivo i saldi su ordini (a 16, da 11) e fatturato (a 18, da 8) e peggiorano lievemente le aspettative sull occupazione (a 2, da 3); si mantiene, tuttavia, fortemente negativo il saldo sulla tendenza generale dell economia (a 24, da 25) ed emerge nel settore una debole tendenza al rialzo dei prezzi (a 8, da 6). Nei servizi alle imprese prevalgono invece valutazioni ottimiste sull andamento futuro di ordini (a 21, da 18), fatturato (a 30, da 20) e occupazione (a 10, da 4); peggiora ancora, invece, il saldo sulla tendenza generale dell economia (a 21, da 17) e sale a 0 (da 3) quello relativo prezzi. Anche il quadro territoriale è eterogeneo. Le imprese del Nord Ovest sono ottimiste su ordini (a 28, da 17), fatturato (a 26, da 17) e occupazione (a 13, da 7); peggiora ancora, invece, il saldo sulla tendenza dell economia (a 22, da 20). Nel Nord Est, sono in calo, dopo il forte incremento registrato negli ultimi mesi, i saldi su ordini (a 53, da 60), fatturato (a 52, da 60) e occupazione (a 31, da 51); sale invece a 43, da 30, quello sulla tendenza generale dell economia. Al Centro, si deteriorano le aspettative su ordini (a 20, da 46), fatturato (a 33, da 49) e tendenza dell economia (a 15, da 18); per contro, sale a 20 (da 9) il saldo sull occupazione. Peggiorano drasticamente invece le aspettative degli operatori del Sud su ordini (a 6, da 40 il saldo grezzo), fatturato (a 0, da 41) e tendenza dell economia (a 25, da 22); recupera, tornando positivo, il saldo sull occupazione (a 4, da 7). I risultati dell inchiesta trimestrale (I trimestre 2004) Nel primo trimestre 2004, diminuisce la percentuale delle imprese che percepisce l esistenza di ostacoli all attività produttiva (il 42%, contro il 44% del trimestre precedente). Tra i fattori che ostacolano la produzione, prevalgono anche questo trimestre gli altri motivi, probabilmente legati all incertezza della situazione internazionale, indicati dal 58% degli intervistati. Segue per ordine di importanza la scarsità della domanda (38%), l esistenza di vincoli finanziari (11%), la carenza di manodopera (9%) e l insufficienza di spazi e macchinari (2%). La diminuzione degli ostacoli non è però comune a tutti i settori. La percentuale delle imprese che dichiara l esistenza di vincoli scende, infatti, nei soli servizi alle famiglie, attestandosi al 44% dal 64% dello scorso trimestre. Gli ostacoli più rilevanti sono legati anche questo trimestre agli altri motivi (57%); segue, la scarsità della domanda (38%), la carenza di manodopera (17%), l esistenza di vincoli finanziari (4%) e l insufficienza di spazi e macchinari (3%). Nei servizi finanziari, la percentuale di coloro che avvertono l esistenza di ostacoli sale, invece, al 46% dal 17% del quarto trimestre Tra i fattori indicati dagli intervistati, prevalgono, a differenza di quanto segnalato negli altri settori, i vincoli finanziari (48% delle risposte); seguono i vincoli dal lato della domanda (33%), la scarsità di manodopera (14%) e gli altri motivi (7%). Anche nei servizi alle imprese sale la percentuale delle imprese che percepiscono l esistenza di vincoli (al 39%, dal 36%). Tra i fattori che ostacolano l attività, prevalgono gli altri motivi (59%); segue poi la scarsità della domanda (38%), i vincoli finanziari (19% delle risposte) e la carenza di manodopera (1%). 30 aprile 2004 Documento da Web ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile 20

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