TESI DI APPROFONDIMENTO PER L AMMISSIONE AL TERZO

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1 TESI DI APPROFONDIMENTO PER L AMMISSIONE AL TERZO ANNO DELLA SPECIALITÀ Anno Accademico: Corso C 2 Titolo: Stile di personalità tendente ai disturbi alimentari psicogeni Relatori: dott.ssa: Paola Bisio dott.ssa: Nadia Selvaggi

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3 INDICE 3

4 INTRODUZIONE 4 CAPITOLO 1 CORNICE TEORICA DI RIFERIMENTO CORRELATI NEUROSCIENTIFICI 5 9 CAPITOLO 2 LA PERSONALITÀ TENDENTE AL DISTURBO ALIMENTARE 13 CAPITOLO 3 PREMESSA AI DISTURBI ANORESSIA NERVOSA 3.2. BULIMIA NERVOSA 3.3. BINGE EATING DISORDER (BED) 3.4. MALE BODY IMAGE 3.5. BEHEVIOURAL ADDICTION RIFLESSIONI A CONCLUSIONE 33 APPENDICE 1 34 BIBLIOGRAFIA 37 4

5 INTRODUZIONE Questo studio di approfondimento intende presentare lo stile di personalità tendente al disturbo alimentare psicogeno a partire dall inquadramento teorico dell attuale cognitivismo post-razionalista-neuropsicologico, che pone al centro dell attenzione il corpo come punto in cui dialogano la fenomenologia (Heidegger, 1976), l ermeneutica (Ricoeur, 1990) e le neuroscienze (Gallese, 2010). In questa cornice lo Stile di Personalità è un oggetto che, da un lato rende possibile un dialogo metodologico con le scienze naturali (imprescindibile per una scienza, la psicopatologia, che si basa su un positum, il disturbo); dall altro all interno dell esperienza clinica, la psicoterapia, non può far senza la fenomenologia 5

6 ermeneutica pena altresì perdere, non afferrare l unicità dell esperienza personale e della storia singolare di una vita, di un Chi (Arciero & Liccione, 2009). Il lavoro si articola a partire dalla definizione di una breve riflessione intorno all excursus storico fondante l approccio attuale. Per giungere ad una definizione dello Stile di Personalità tendente al disturbo alimentare psicogeno ci si è soffermati, dapprima, sugli indicatori formali del fare esperienza: modalità di funzionamento inward e outward. Di seguito si è approfondita la polarità dell esser-ci outward come caratteristica di questo stile, declinando le due manifestazioni del sentie: Ipseità e Alterità. A partire da queste premesse si è proceduto con la definizione degli esiti psicopatologici e quindi dei disturbi quali: anorexia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorder, disorder connected to male body shape, behavioural addictions. Lo studio si conclude con alcuni spunti di riflessione emersi nel corso dell approfondimento e con l individuazione dei limiti dello stesso. CAPITOLO 1 CORNICE TEORICA DI RIFERIMENTO Cosa succede se, invece, di considerare il sé come una cosa lo consideriamo come un chi? Arciero & Bondolfi, 2009 Il termine post-razionalismo fu coniato da Vittorio F. Guidano alla fine degli anni 80 per indicare un nuovo modo di concepire la psicologia caratterizzato dal riconoscimento dell individuo come irriducibile generatore di significato. 6

7 Guidano insieme a Mahoney, guardò alla cognizione come una dimensione che corrispondeva all interiorità dell individuo e considerò il ruolo attivo svolto dal soggetto nella costruzione della sua realtà. La metafora diventa quella dell individuo come scienziato: l'attività di un individuo che agisce o pensa é sempre diretta, corrispondente o dipendente dalla teoria di sé e del mondo che lui stesso si é costruito. Questo approccio poneva un problema fondamentale a chi voleva studiare scientificamente la mente: l esigenza di rendere conto oggettivamente dell interiorità attraverso il rigore del metodo scientifico. Per questo la strada che fu seguita fu quella dell epistemologia evolutiva (Arciero & Bondolfi, 2009) che si basava su una visione dell uomo inteso come un organismo che ordinava attivamente la propria realtà attraverso la generazione di teorie la cui conservazione o eliminazione era regolata dalla selezione naturale. Ciò permetteva dunque di distinguere la sfera cognitiva in termini di configurazioni stabili che si conservavano nel corso della storia individuale. Il riconoscimento di quelle strutture cognitive nel paziente avrebbe guidato lo studio della cognizione e dei suoi processi oltre che la strategia d intervento terapeutico. A metà degli anni 80 la profonda crisi dell epistemologia empirista si estende anche alla psicologia, dando luogo ad un profondo cambiamento riguardante le concezioni della realtà e del processo di conoscenza individuale. È all intero di tale contesto che si sviluppa la teoria Maturana, secondo cui la realtà non può essere più intesa come un ordine univoco valido per tutti, in cui é già contenuto il senso delle cose, ma come un fluire continuo, multidirezionale e a più livelli di processi conoscitivi individuali; il termine "universum", che indica l esistenza di una realtà unica per tutti, viene sostituito con quello di "multiversa", che esprime una realtà con molti "versi" possibili, tanti almeno quanti sono gli osservatori (costruttivismo). La focalizzazione sull autonomia del vivente conduce ad un analisi dell unità autonoma come sistema auto-referenziale. Maturana diceva, infatti, tutto ciò che è detto è detto da un osservatore. Gli studi sui sistemi autoorganizzati promuovono è l introduzione nell ambito delle scienze cognitive di una nuova prospettiva metodologica. Per spiegare il come l organismo generi un certo significato, l atto epistemologico nuovo consiste nella costruzione di un meccanismo in grado di produrre come risultato della coerenza 7

8 interna delle sue operazioni un particolare comportamento. Questo approccio, come già accennato, che può essere definito come costruttivista, intende differenziarsi da quello predittivo delle scienze fisiche fondato metodologicamente sull anticipazione e sulla previsione secondo principi razionali. A partire da questa concezione Da qui il termine post-razionalismo (Arciero, 2006). Il metodo dunque è quello della ricostruzione, invece, che della predizione delle operazioni del sistema e della loro coesione interna; ricostruzione che deve rendere conto del comportamento osservato come fenomeno emergente dalla dinamica del sistema. Questo approccio si chiamerà costruttivista. A partire da questo modo di concepire la generazione del significato, Guidano distinguerà diverse categorie organizzazione della coerenza semantica. Egli parlerà, infatti, di Organizzazioni del Significato Personale (OSP) per indicare un processo unitario di ordinamento la cui continuità e coerenza interna vanno ricercate nella specificità delle proprietà formali e strutturali del modo di elaborare conoscenza (Bara, 1996). Guidano baserà la sua distinzione di categorie sulle varie modalità di attaccamento che prendono forma nel corso dello sviluppo individuale (Bowlby, 1989). Il mantenimento nel corso dell arco di vita dei patterns organizzazionali di attaccamento assicurerà da un lato la continuità della propria coerenza interna e dall altro un autoreferenzialità sempre più articolata dei processi di conoscenza. L idea delle organizzazioni cognitive di significato intesa come modalità attraverso la quale l individuo genera la conoscenza e il suo personale significato produce un agire terapeutico che si fonda sull organizzazione di significato personale mettendo tra parentesi l esser-ci nel mondo (Heidegger), poiché il vissuto reale viene fatto corrispondere alla configurazione dei processi interni all organismo. L atteggiamento teoretico destoricizza l esperienza della vita effettiva, devitalizza l esperienza vissuta (Arciero, 2006). L agire terapeutico scientificamente orientato all individuazione dell organizzazione cognitiva del soggetto rischia di perdere di vista l esser-ci e di ridurre la persona a categoria ergo cosa, assumendo come paradigma di riferimento quello delle scienze naturali. In questo modo si afferra la persona? 8

9 Se il rigore delle scienze naturali deve essere paradigma di riferimento per ogni scienza che ha come oggetto un positum, la psicopatologia rientra tra queste, ponendosi gli obiettivi di descrizione e spiegazione dei disturbi. Ma cosa succede se invece di considerare il sé come una cosa lo consideriamo come un Chi? (Arciero 1989, 2006; Arciero, Bondolfi, 2009). A partire dalla prospettiva fenomenologica ermeneutica, che supera la teoria cartesiana e kantiana, l esperienza dell uomo nel mondo è esperienza dell essere con (intenzionalità, Brentano, leib, Husserl, intersoggettività, Trevarthen), quindi il soggetto, nell esperirsi, non può prescindere dal mondo in cui è pre-riflessivamente gettato (Heidegger, 1976), l esperienza nel mondo, infatti, ha senso già a livello propriamente preriflessivo. La prospettiva fenomenologica ermeneutica pone a tema l essere adesso ovvero l ipseità, dal latino ipse, essere un sé. L esperienza nell hic et nunc sempre diversa, fluttuante, di volta in volta in continua mutabilità rappresenta il dominio dell esperienza in prima persona (Jemeinigkeit, esperienza mia). Il fenomeno che viene alla luce, l accadere attimo per attimo, sentendosi sempre lo stesso (la medesimezza, la storia personale), ogni volta è esperienza di discontinuità. In questa cornice si inserisce allora la psicoterapia come lavoro che mette a tema il Chi della persona con la sua esperienza nella sua storia nel suo tempo. La terapia non come cambiamento originato dalla spiegazione che modifica il racconto di sé, ma come com-prensione, trasformazione generata a partire dalla riconfigurazione dell esperienza in trama narrativa, che consente di riappropriarsi della propria esperienza. La trasformazione, che passa attraverso i fatti, origina a partire dal restituire al paziente lo statuto di responsabilità, che pone in essere la scelta. Le maniere di esserci nel mondo, di essere gettato nel mondo, il modo in cui l individuo mondizza (es weltet, Heidegger, 1976) le cose del mondo avviene attraverso il corpo. Corpo come leib, corpo vivente, corpo vissuto in prima persona, come corpo proprio e non come mero oggetto, nella sua interezza. Le possibilità che il mio corpo consente e che definiscono l ambiente come un mondo di possibilità 9

10 (affordances), così come quell attività che il mio corpo impedisce o limita, e che definiscono il possibile e l impossibile sono aspetti della corporeità con cui convivo e che sperimento e che definiscono l ambiente come un insieme di situazioni dotate di significato e di circostanze tarate per l azione. Ghallager & Zahavi, 2009 Le possibilità descritte da Ghallager e Zahavi vengono colte dall individuo a partire dalle diverse modalità di strutturazione del dominio emotivo. Due i modi di fare esperienza attraverso cui percepire la propria stabilità emotiva, stabilità del corpo e quindi stabilità personale, indicatori formali delle modalità esperienziali, seppur descrittivi ed esplicativi, non sono categorie (perché ridurrebbero il chi a cosa). Il funzionamento outward identifica individui il cui senso di sé è regolato dalla capacità di sintonizzarsi su figure significative di riferimento. La focalizzazione dei propri stati interni è possibile solo a partire dall altro, attraverso la copercezione, per percepirsi bisogna percepirsi con l altro. Questo modo di fare esperienza è caratterizzato da emozioni non basiche, emozioni cognitive, le emozioni non basiche hanno una contenuta visceralità. L elemento cognitivo rallenta la velocità di reazione e raffredda la passione (Arciero, 2006). Nel meccanismo outward si possono, quindi, identificare una forte attenzione alle aspettative percepite in altri, una necessità di approvazione e conferme, una certa sensibilità al giudizio, una particolare vulnerabilità alle critiche ed un timore eccessivo per l esposizione. Il funzionamento inward identifica individui il cui senso di sé è regolato dalla capacità di fronteggiare e anticipare i pericoli che vengono dal mondo fisico (ivi compreso il proprio corpo) e l ostilità che proviene dagli altri. Il meccanismo inward orienta la percezione della stabilità personale secondo un frame di riferimento bodycentered, privilegiando la messa a fuoco di stati interni. Infatti, gli stati emotivi dell individuo inward originano dalla sperimentazione di emozioni basiche, privilegiando il flusso di esperienza viscerale. 10

11 La perdita di controllo per l individuo a funzionamento inward fa scattare l allarme suscitando pericolo e alterando il senso di sé. Temi di libertà, di sfida del pericolo, di invincibilità sono comunemente intrecciati con tematiche che riguardano la salute, l amicizia, la stabilità affettiva. CORRELATI NEUROSCIENTIFICI Lo studio dal titolo Activity in medial prefrontal cortex dring cognitive evaluation of threatening stimuli as a function of personality style origina dall ipotesi secondo cui soggetti con diversi stili di personalità hanno generato nel corso dell ontologia genesi diverse modalità di strutturazione del dominio emotivo (in particolare la paura), e di ordinamento e coerenza semantica della storia personale. Pertanto, la valenza emotiva che uno stesso stimolo è in grado di elicitare deve variare in relazione al tipo di personalità (Arciero, 2002). Due i gruppi di studio. Un gruppo costituito da quattordici soggetti con uno stile di personalità tendente al disturbo fobico, che si caratterizza per un funzionamento di regolazione emozionale centrato sul corpo (inward) e un gruppo costituito da quattordici soggetti con uno stile di personalità tendente al disturbo alimentare, che mantiene la stabilità personale attraverso punti di referenza esterni a sé (outward). La selezione dei soggetti veniva compita da due psicoterapeuti di orientamento costruttivista post-razionalista che intervistavano i soggetti attraverso colloqui semistrutturati. La diagnosi veniva validata attraverso la somministrazione di un questionario di personalità (QSP, Picardi, Mannino et al., 2003; Picardi, Gaetano et al., 2004). Ai due gruppi venivano presentate una serie di immagini costituite da tre volti (di cui sue uguali) che esprimevano paura e veniva loro chiesto di riconoscere fra i tre quelli identici. Coerentemente con l ipotesi di partenza, i soggetti inward, con uno stile tendente al disturbo fobico, allo fmri mostravano una maggiore attivazione dell amigdala, dell ippocampo e della corteccia prefrontale mesiale. I soggetti outward, con uno stile di personalità tendente al disturbo alimentare psicogeni, 11

12 mostravano una più intensa attivazione della corteccia del giro fusiforme, della corteccia occipitale associativa e della corteccia prefrontale dorso laterale. L esperimento sottopone ai due gruppi sperimentali il medesimo stimolo emotivo per esaminare se e come il diverso modo di regolare la propria stabilità emotiva abbia un correlato neurale. La riflessione sullo studio suggerisce che la valenza che lo stesso stimolo assume per i due gruppi è diversa, poiché disuguale è l attività di alcune regioni delle reti neurali coinvolte. Per i soggetti inward c è il reclutamento di circuiti neurali primariamente associati ai correlati viscerali. Per i soggetti outward, invece, l attivazione di aree deputate al riconoscimento di tratti fisiognomici e di dettaglio all emozione sul volto, oltre che di quelle aree deputate all integrazione di emozioni e funzioni cognitive orienta verso una più marcata sensibilità a caratteristiche fredde del viso. Questo studio sembrerebbe dimostrare, allora, il primato della cognizione nei soggetti a funzionamento out word nell esperienza emotiva. I soggetti outward, che hanno un frame di riferimento esterno, nella strutturazione della propria stabilità emotiva si attivano pertanto primariamente su emozioni cognitive. I soggetti inward, con frame sul corpo, si attivano primariamente su emozioni basiche, termometro viscerale dell esperienza di sé. Quindi, il modo in cui il soggetto fa esperienza nel corso della sua storia di vita e genera significato sia indizio del reclutamento di specifiche configurazioni neurali (Arciero, 2006). IL CORPO INCARNATO: DALLE ORIGINI ALLA PRIMA PSICOPATOLOGIA Husserl, dopo aver riconosciuto che la nostra coscienza è caratterizzata da un flusso di vissuti (Erlebnisstrom) che la orientano verso le cose per conferire loro un senso, distingue, a proposito del corpo, due differenti modalità d essere: quella del Körper, vale a dire del corpo fisico in quanto corpo somatico di cui è possibile fornire una spiegazione anatomica e fisiologica, il corpo-cosa di cui si occupano le scienze sperimentali, quello che può essere aperto, misurato, il mio stesso corpo che esperisco quasi come un oggetto estraneo quando lo osservo nel riflesso di uno specchio o nell immagine di una radiografia, quando lo tocco, lo annuso, come se fosse il corpo di un altro; e quella del Leib, del corpo-vivente, del corpo in quanto viene da me 12

13 vissuto come corpo proprio e non come mero oggetto, nella sua interezza e non relativamente alle singole parti, ai singoli organi; quel corpo che io sono, piuttosto che semplicemente ho. Diversamente dal corpo-cosa, inoltre, il mio Leib è corpo vivente caratterizzato da una particolare intenzionalità, in virtù della quale mi rapporto alle cose nei termini di una esposizione che è apertura di mondo, trascendenza, e non mero riflesso fisiologico, contatto fisico tra recettori e corpi esterni. Mentre il Körper si può dire che finisca con l ultimo strato della pelle, confine ultimo che chiude come in un sacco il corpo fisico, il Leib invece oltrepassa questi limiti e dischiude una realtà, un mondo che si caratterizza per essere un mondo di significati, un mondo dotato di senso e non considerato come la semplice somma indifferenziata delle cose che mi circondano. Di conseguenza, non solo viene meno quella distinzione di origine cartesiana che voleva il corpo e l anima come due sostanze metafisicamente distinte ed autonome l una rispetto all altra, ma si annuncia una concezione di corpo-vivente che esprime, per così dire, l incarnarsi della coscienza, il farsi corpo della coscienza che, attraverso il conferimento di senso reso possibile dalla sua intenzionalità, introduce il corpo in una nuova dimensione di natura non più riduttivamente solo fisica: il corpo vivente, il Leib, non si colloca più nel mondo alla stregua degli altri oggetti come una cosa tra le altre; il corpo non sta semplicemente collocato, posto nel mondo come un pesce nell acqua o una sedia in una stanza, ma piuttosto esso apre a sua volta un mondo, lo dischiude, lo rende possibile. Un mondo in rapporto al quale tutto il resto riceve il suo senso. Ma per capire in cosa consista tale apertura occorre citare quello che fu il più grande tra gli allievi di Husserl: il filosofo Martin Heidegger. Questi sostiene che, diversamente da tutte le altre creature, solo l uomo possiede la caratteristica della trascendenza, vale a dire la facoltà di essere orientato al di là dei propri confini, oltre i limiti entro cui si trova costantemente a vivere. Pur condividendo con altri esseri viventi una natura finita, l uomo, che però Heidegger preferisce chiamare Esserci (Dasein), è allo stesso tempo il solo ente formatore-di-mondo (weltbildend), il solo cioè in grado di dischiudere una visuale, una prospettiva a partire dalla quale ogni cosa riceve il suo significato. L Esserci, dunque, non è una pura e semplice cosa nel mondo, al cui livello scadrebbe se venisse considerato solo come Körper, ma piuttosto l unico ente per il quale si apre, si costituisce qualcosa come un mondo a partire dal suo essere-perennemente-aperto nella modalità del progetto. Questa riflessione modifica radicalmente anche la concezione del corpo. L uomo che si rapporta alle cose o ai propri simili mediante il suo corpo non realizza soltanto un contatto fisico, ma si muove all interno di una relazione più profonda, una relazione originaria che lo lega ad essi in modo indissolubile già da sempre. Non è che ci sia da una parte l uomo come corpo fisico isolato da tutto il resto e poi lo stesso uomo che, in un secondo momento, incontra la realtà, entra con essa in relazione. L uomo è preso sin dal primo momento in questa relazione con il tutto, relazione che non è puro e semplice contatto fisico, ma apertura di senso rispetto a cui soggetto e oggetto, individuo e realtà, io e mondo non sono enti che si contrappongono, che si fronteggiano come qualcosa di autonomo e di definito una volta per tutte, ma rimandano l uno all altro nei termini di un reciproco coinvolgimento o di quella che lo stesso Husserl chiamerebbe una polarità : il corpo è in un certo senso il luogo a suo modo inconcluso, indefinito, dove accade incessantemente il diventare mondo dell io e il diventare io del mondo, come afferma anche il grande psicopatologo 13

14 tedesco Jürg Zutt con una espressione linguistica tanto efficace quanto difficilmente traducibile: «Das Ich ist weltlich, die Welt ist ichaftig». A raccogliere i frutti di queste riflessioni maturate nell ambito della fenomenologia, che in realtà meriterebbero da parte nostra ulteriori approfondimenti che qui però non possono trovare spazio, è stato senz altro uno dei più grandi psicopatologi del Novecento, Ludwig Binswanger, al quale si devono ulteriori intuizioni a proposito della questione del corpo. Lo psichiatra svizzero si rifà tanto alle indagini fenomenologiche husserliane, quanto a quelle ontologiche heideggeriane e considera il corpo nella sua relazione indissolubile con ciò che abbiamo chiamato il suo mondo. Pertanto, a detta di Binswanger, bisogna tener sempre presente non solo che l uomo possiede un corpo dotato di determinate caratteristiche fisiologiche, caratterizzato da particolari capacità o deficit, ma che ogni uomo è primariamente il suo corpo, e che questo non costituisce un suo attributo né una dotazione di cui si possa semplicemente disporre come si fa con un qualsiasi oggetto, con un utensile cioè alla nostra portata. Ed è soprattutto nell ambito della patologia che il modo di essere corpo, il modo di vivere la propria corporeità diventano estremamente importanti e richiedono un loro approccio specifico: «Bisogna domandarsi avverte Binswanger in primo luogo come un ammalato viva nel suo corpo o meglio come egli vitalmente sperimenti e senta il proprio corpo. Ma, per quanto riguarda questo sentire, non si deve pensare a percezioni riferite a questo o a quel senso, a questo o a quell organo; soprattutto non si deve pensare a percezioni ottiche o tattili (cioè esterne ) del proprio corpo. [ ] Bisogna sempre tener presente che non soltanto l uomo possiede un corpo, che non basta sapere come è fatto questo corpo, ma che egli è sempre, in qualche maniera, corpo». In tal misura, afferma Binswanger, ogni psicoterapia autentica non può che mirare primariamente all appacificamento dell uomo con se stesso, ma anche a quello dell uomo con il mondo, poiché la salute del corpo non è concepibile al di fuori di uno stato di armonia, di fiducia e di amicizia con ciò che ci circonda (Bracco, 2004). 14

15 CAPITOLO 2 PERSONALITÀ TENDENTE AL DISTURBO ALIMENTARE Tutto questo avvicinarsi e allontanarsi rende possibile seguire simultaneamente l anelito di libertà e la brama del senso di appartenenza- e di mascherare, se non compensare pienamente, la fallacia di entrambi gli struggimenti. Bauman, 2006 p.48 Lo stile di personalità tendente ai disturbi alimentari psicogeni è caratterizzato da un funzionamento outward, in cui, come visto, la referenza dell esperienza emotiva, quindi di sé, personale, avviane attraverso l alterità. Alterità intesa come tipo di ancoraggio attraverso cui mantenere la stabilità nel tempo (persone, contesti, immagini, pensieri, regole etc.)- diventa la sorgente di informazione per riconoscere l esperienza emotiva personale divenendone quindi parte. (Arciero & Bondolfi, 2009). Come accennato nel capitolo precedente, un frame di riferimento esterno (Arciero, 2006) pone l individuo di fronte alla necessità della co-percezione. L ipseità come esser-ci generato a partire dalla centratura sull alterità (ibidem). L alterità resta il primo sistema di coordinate che permette all individuo di sentirsi situato. La necessità della persona di individuarsi, ossia sentirsi nell esser-ci, lo spinge a usare l Altro come punto di referenza imprescindibile pena la possibilità di afferrare l esperienza del qui e ora dell ipseità. In questa occorrenza dell Altro si innesta, però, parimenti la necessità di distanziarsi dall altro per consentire la permanenza di sé. La dialettica che si va delineando senza soluzione di continuità è propriamente tra conformazione all Altro che è il modo di percepirsi attraverso la co-percezione, che è il modo per conseguire la definizione da parte dell Altro, e sull altra polarità il tentativo di demarcazione dall altro, dal quale distinguersi. A partire da sé si genera la con-fusione con l altro. La prerogativa dello stile di personalità tendente al disturbo alimentare è pertanto questa oscillazione tra un eccesso di demarcazione ed eccesso di definizione. Il dilemma: l Altro attraverso cui ci si sente è al contempo l Altro da cui differenziarsi. 15

16 La demarcazione pone a tema il sentire di essere autore della propria esperienza; però, l eccesso di demarcazione arriva a sfocare la referenza esterna, tanto che quel senso di autonomia conquistato giunge a far sentire l individuo profondamente inadeguato, non importante, deprivato e manchevole, insicuro e incerto. In sostanza la ricerca continua dell esser dell esser-ci non può far senza la determinazione a partire dall alterità. L Altro, in maniera strumentale, è la bussola, l orizzonte che instrada per garantirsi la stabilità personale, che è stabilità emotiva, che è stabilità corporea (Arciero, 2009). Tanto più l alterità si offusca, tanto più l individuo vive un senso di intrinseca insicurezza, senza la referenza esterna l individuo sente di venir privato e di valore e di qualità. Quando l outward si dirige verso l autonomia, si sente autore di senso, del sentire, dell esperire (a livello preriflessivo); quindi l individuo si vive capace di scegliere l azione da compiere, l iniziativa dell esperienza. La demarcazione dall Altro, in virtù della ricerca di sé e della propria autonomia, della propria ipseità, rischia però di far perdere la cornice di riferimento che resta fortemente sempre l Altro, sfocando via via la co-percezione, tanto da produrre un profondo senso di smarrimento, insicurezza, confusione, vuoto emozioni (Arciero, 2009). Smarcarsi dall Altro quindi consente un esperienza autonoma, ma così facendo l Altro è manchevole, manca allora la conferma che è il cuore del funzionamento dell inclinazione outward. L inadeguatezza che la persona prova è strutturale, non la mancanza dell Altro nella sua unicità. In sostanza, è un inadeguatezza sentita a livello pre-riflessivo che fonda lo stato di smarrimento, il senso di vuoto, lo spaesamento. Sul versante dell eccesso di definizione, per converso, l individuo sente di vivere la propria esperienza come attore, su un copione scritto da un altro. Sentirsi attore fa sentire, però, in balia dell Altro con sensazioni di invasione, di dissoluzione, di annullamento. A scegliere allora c è l Altro, questo entra nell esperienza preriflessiva, cioè annulla l intenzionalità, cioè la scelta personale (Arciero, 2006). Tanto più il referente diviene un modello ideale di perfezione, tanto più l individuo sperimenterà per sé un profondo senso di insoddisfazione dato dall impossibilità a raggiungerlo, a equipararlo. 16

17 La dialettica tra demarcazione (self-centeredness) e definizione (othercenteredness) è avvalorata dall esperienza di avere come referenza la perfezione. La distanza tra la perfezione e la perfezionabilità di sé attiva l esperienza di vivere la competizione con sé medesimo e con il mondo fuori. Uno dei modi per governare l invasione dell alterità è il segreto, così come ben si snoda e viene raccontato all interno del romanzo Casa di Bambola (Ibsen, 1997): il segreto genera quell indipendenza che consente al soggetto di essere. Quest ambivalenza è generante quegli gli amori descritti come possibili solo, e a patto che, sia salvaguardata la propria indipendenza. La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia. I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare (Bauman, 2006) Il bilanciamento dell equilibrio outward è sempre co-percepirsi e differenziarsi, cioè demarcarsi per non sentirsi annientato quando l Altro invade. Prende forma a a partire da una modalità esterna definente anche l opera che Pirandello sviluppa e che rappresenta l apice del suo pensiero giunto al massimo relativismo psicologico. Uno nessuno centomila descrive un cambio di scena, a partire dal quale si origina la stessa vicenda. Protagonista un uomo, Vitangelo Moscarda, che inizia una disperato tentativo di definizione di sé, a partire da un commento della moglie circa una sua caratteristica fisica. La rivelazione di un naso lievemente incurvato origina in Vitangelo la sensazione di non conoscere se stesso, di non essersi mai consociuto fino in fondo. Ed ecco che uno perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari; centomila perché l'uomo ha, dietro la 17

18 maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano; nessuno perché, paradossalmente, se l'uomo ha tante personalità quanti i contesti che lo possono definire, invero non ne possiede nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo vero io. In questo modo, la realtà, oltre a perdere la sua oggettività, si sgretola nell'infinito vortice del relativismo assoluto. Nel suo tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui, viene preso per pazzo dalla gente, che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come lo immagina. Vitangelo Moscarda non riesce a raggiungere la sua essenza a conoscere il suo io profondo, ma capisce che le persone sono schiavi degli altri e di sé stesse, le vede vivere in questa trappola ma nemmeno lui ne è completamente libero: la gente l'ha preso per pazzo, quindi non è possibile distruggere le centomila immagini, a lui estranee, è possibile solo farle impazzire. La conclusione del romanzo è che il rifiuto totale della persona comporta la frantumazione dell'io perché esso si dissolve completamente nella natura. Intrinseco di significati è il rifiuto del nome, che falsifica ed imprigiona la realtà in forme immutabili, quasi come un'epigrafe funeraria. Al contrario della vita, che è un divenire perenne, secondo la concezione vitalistica di Pirandello. Ci si può confondere con l altro fino a non sapere come siamo noi. Le maschere che portano alla follia perché non mi afferro mai. Che toglie all ipseità l essenza del suo essere nel mondo sempre diverso, sempre unico e irripetibile. La follia per Pirandello è un atto fuori dagli schemi; alla base c è il contrasto irrisolto tra normalità e anormalità: normale è ciò che rispetta le convenzioni, norme limitanti per la natura dell individuo, anormale è l esatto contrario. Per Pirandello la pazzia è liberatoria, è l unico modo che l individuo ha per essere se stesso, fuori dalla forma. La follia allora è tornare alla freschezza dell impressione immediata, per liberarsi delle etichette, dei nomi. Alla base del pensiero pirandelliano c è una concezione vitalistica della realtà: la realtà tutta è vita, perpetuo movimento vitale, inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all'altro. Tutto ciò che si stacca da questo flusso e assume forma distinta e individuale, si rapprende, si irrigidisce, comincia, secondo Pirandello, a morire. Così avviene per 18

19 l'uomo: si distacca dall'universale assumendo una forma individuale entro cui si costringe, una maschera ("persona") con la quale si presenta a sé stesso. Non esiste però la sola forma che l'io dà a sé stesso, nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri. E in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila» quindi «nessuno». Le relazioni con gli altri diventano cruciali per il mantenimento dell equilibrio tra autonomia e nel contempo demarcazione di sé dall Altro. È quanto accade al personaggio che la Ibsen racconta in Casa di bambola: Nora. Il compagno della protagonista la definisce, così come era definente il padre. Ma questo continuo frame esterno, questa definizione di lei rischia di minacciare l autonomia che la protagonista tiene al riparo attraverso l idea del segreto. Svelato il segreto, rientrata l ansia che questo ha generato, Nora scopre di non esserci mai stata, di aver interpretato un persoanggio sulla scena di un copione che era scritto dagli altri sulla base di quello che gli altri si aspettavano da lei. Da qui la crisi, il bisogno di autonomia, in un epilogo che racconta la sofferenza e il dolore psicologico che segue la sua scoperta di inconsistenza, il non avere una identità: Non posso più ascoltare gli uomini, né badare a quello che c è stampato sui libri- ho bisogni di idee mie e di provare a vederci chiaro non riseco a ritrovarmi nel tuo mondo Svanita la minaccia, placata l angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto Ho capito in quell attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo, un estraneo che mi ha fatto fare tre figli vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportare nemmeno il pensiero! (Ibsen, 1997) La dialettica tra definizione di sé attraverso l Altro e demarcazione dall Altro trova una espressione nel momento in cui alcuni eventi ne minacciano l equilibrio della percezione di sé come autore della propria esperienza. La demarcazione da (che porta con sé il continuo riferimento all atro da cui, appunto, distanziarmi) è 19

20 accompagnata alla sensazione di essere autori di senso per sé. D altro canto però più la persona mette in atto tale distanziamento più non avrà la sensazione di sentirsi. La percezione dell autonomia diventa qui esperienza tormentosa di insicurezza, mancanza, efficacia di sé (lo stesso processo decisionale è possibile solo attraverso l altro, bussola costante che fornisce senso di sé). In questo senso, evidentemente, l Altro, all interno della relazione con il soggetto, si presenta al soggetto con una connotazione negativa perché diventa minaccia per il senso di efficacia di autonomia di leadership della propria vita. Quando è l Altro a definire, il soggetto non si sente generatore di senso per sé. Uno tra i modi per sopravvivere a questa sensazione di spossesso della propria vita, essere autori e non attori, trova nel corpo la sua espressione, un corpo che diventa strumento elettivo per definire l incontro con l Altro : un corpo affascinante come mezzo per sentirmi in sintonia con l Altro. Quando l Altro come referente scompare dall orizzonte, incombe la sensazione di solitudine pervasiva, di perdita di senso, di vuoto insieme alla sensazione di non riuscire a reggere a lungo questa privazione. Un modo per rafforzare la dinamica tra essere centrato su di sé ed esser centrato sull Altro è eleggere un referente un immagine ideale, la perfezione a cui segue un senso costante di insoddisfazione (il fallimento del non riuscire a raggiungere la perfezione). Il conformismo ad un modello è descritto nella personalità camaleontica, e sottolinea la capacità di anticipare pensieri ed aspettative altrui (Arciero, 2010). 20

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