Art. 30 D.Lgs. 81/08

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1 Art. 30 D.Lgs. 81/08 NORME INTEGRATIVE DEL D.LGS. 231/01 DEFINIZIONE Modello di organizzazione e di gestione: Modello organizzativo e gestionale per la definizione e l attuazione di una politica aziendale per la salute e sicurezza, ai sensi dell art. 6, comma 1, lett. a), del D.Lgs. 231/2001, idoneo a prevenire i reati di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela della salute sul lavoro. (art. 2 c. 1 lett. dd)

2 Art. 30 D.Lgs. 81/08 Requisiti del modello per la SSL Art. 30 c. 1 Deve essere assicurato un sistema aziendale per l adempimento di tutti gli obblighi giuridici previsti dalla normativa prevenzionale (v. elenco). ESEMPIO - In una azienda chimica: è l adempimento di tutti gli obblighi previsti dal Capo I del titolo IX (Sostanze pericolose Protezione da agenti chimici) in termini di valutazione del rischio chimico (art. 223) e relative misure di prevenzione e protezione (artt. 224 e 225), informazione e formazione (art. 227), sorveglianza sanitaria (art. 229), consultazione (231) etc., in aggiunta a quanto prescritto dalle norme generali (Tit. I D.Lgs. 81/08) e dalle ulteriori prescrizioni specifiche (titoli specifici etc.).

3 Art. 30 D.Lgs. 81/08 Requisiti del modello per la SSL Art. 30 c. 2 Devono essere predisposti idonei sistemi di registrazione dell avvenuta effettuazione di tali attività. ESEMPIO - In una azienda chimica: registri di formazione e informazione, formalizzazione dell effettuato aggiornamento delle misure, verbali di consultazione, verbali di consegna dei DPI, verbali di coordinamento, DUVRI, permessi di lavoro, registrazione delle attività di sorveglianza sanitaria etc ).

4 Art. 30 D.Lgs. 81/08 Requisiti del modello per la SSL Art. 30 c. 3 Previsione, per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell organizzazione e dal tipo di attività svolta, di un articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. ESEMPIO - In una azienda chimica: questa articolazione non deve essere finalizzata solo al controllo del rischio per i dipendenti ma anche per i terzi cui vengano affidati lavori non solo all interno dell azienda ma anche nel suo ciclo produttivo.

5 D.Lgs. 231/2001 AFFIDAMENTO TRASPORTO SOSTANZE CHIMICHE L impianto del modello non considera che, allorquando non siano coinvolti soggetti dipendenti della X, sia necessario adottare in ogni modo cautele e regole per evitare che dipendenti di terzi possano subire lesioni o perdere la vita per infrazioni commesse dai loro datori di lavoro nel movimentare, nel gestire o nel trattare mezzi di trasporto contenenti sostanze pericolose, anche se rimaste in via residuale, gestite dalla stessa società di trasporto. Sentenza Trib. Trani, Sezione Molfetta,

6 D.Lgs. 231/2001 AFFIDAMENTO TRASPORTO SOSTANZE CHIMICHE E chiaro che il controllo dei rischi non può esaurirsi nell ambito della struttura organizzativa ed aziendale della società in questione, ma deve essere esteso anche all osservanza delle medesime regole da parte dei soggetti che entrano, direttamente o indirettamente, in contatto con le sostanze chimiche, detenute proprio nei mezzi di trasporto gestiti dalla X. Sentenza Trib. Trani, Sezione Molfetta,

7 D.Lgs. 231/2001 PROCEDURE PER L AFFIDAMENTO L DI LAVORI Vista l impostazione del depositato modello organizzativo e gestionale verso uno schema essenzialmente ed esclusivamente diretto a prevenire infortuni dei propri dipendenti o di soggetti presenti nel proprio ambiente, deve constatarsi che nel medesimo atto non sia stata prevista alcuna: 1 - specifica procedura per assicurare il passaggio di informazioni sui rischi dei prodotti pericolosi nelle relazioni commerciali con altre società che potrebbero essere chiamate, anche per il tramite di altri soggetti, ad operare servizi di qualunque genere nell interesse della medesima società. (Trib. Trani, )

8 D.Lgs. 231/2001 PROCEDURE PER L AFFIDAMENTO L DI LAVORI 2 - procedura standard di tipo decisionale per una corretta individuazione di soggetti giuridici esterni in grado di assicurare, sul piano negoziale, imprenditoriale e legale, tutti i tipi di servizi nel settore specialistico della chimica al fine di evitare pregiudizi ai dipendenti di tali terzi in luoghi di lavoro non direttamente controllati dalla X 3 - la basilare previsione di protocolli operativi atti a garantire un attività di controllo preventivo dell esistenza dei presidi antinfortunistici e del loro corretto uso negli impianti aziendali di terzi, i cui dipendenti possono essere sollecitati a prestare attività rischiose a favore della X nel settore chimico. (Trib.Trani, )

9 D.Lgs. 231/2001 PROCEDURE PER L AFFIDAMENTO L DI LAVORI 4 - la previsione di strumenti atti a garantire simili risultati di generale sicurezza sul lavoro, ad esempio con l obbligo di inserimento di clausole contenenti sanzioni contrattuali a carico di terzi che potrebbero essere inadempienti rispetto agli obiettivi comuni prefissi oppure con l adozione negoziale di poteri ispettivi sull andamento delle attività nelle aziende esterne, onde verificare direttamente l osservanza delle norme di prevenzione, specificamente concernenti il lavoro affidato. (Trib.Trani, )

10 D.Lgs. 231/2001 RISCHIO SPECIFICO DEL RAMO SENSIBILE D IMPRESAD Non appare ultroneo osservare che la particolare posizione della X nel settore chimico nazionale imponeva una trattazione approfondita dei temi della prevenzione sul lavoro, dovendosi segnalare che al contenuto tipico di un modello organizzativo e gestionale, finalizzato alla prevenzione del rischio generico, doveva essere affiancata la disamina della gestione del rischio specifico legato al peculiare ramo sensibile d impresa. (Trib.Trani, )

11 Art. 30 D.Lgs. 81/08 Requisiti del modello per la SSL Art. 30 c. 4 Il modello organizzativo deve altresì prevedere un idoneo sistema di controllo sull attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate. Il riesame e l eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell organizzazione e nell attività in relazione al progresso scientifico e tecnologico.

12 Delega e modelli organizzativi Art. 16 T.U. modificato dal D.Lgs. 106/09 L attuazione del sistema di verifica e controllo previsto nell ambito del modello organizzativo rende interamente liberatoria per il datore di lavoro l eventuale delega di funzioni. Art. 16 c. 3 T.U.: L obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite si intende assolto in caso di adozione ed efficace attuazione del modello di verifica e controllo di cui all art. 30, comma 4.

13 Delega e modelli organizzativi Cass. Pen., Sez. IV, 3 marzo 2010 n Pur in presenza di valida delega di funzioni, esiste un residuo non delegabile, costituito dal dovere di vigilanza e da doveri di intervento sostitutivo su situazioni conosciute o che avrebbero dovuto essere conosciute. In conclusione, con la delega di funzioni, il contenuto della posizione di garanzia gravante sull obbligato originario si modifica e si riduce agli indicati obblighi di controllo e intervento sostitutivo.

14 Art. 30 D.Lgs. 81/08 Requisiti del modello per la SSL Art. 30 c. 5 In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI- INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti.

15 D.Lgs. 231/2001 INTERESSE O VANTAGGIO Le gravissime violazioni della normativa antinfortunistica ed antincendio, le colpevoli omissioni, sono caratterizzate da un contenuto economico rispetto al quale l azienda non solo aveva interesse, ma se ne è anche sicuramente avvantaggiata, sotto il profilo del considerevole risparmio economico che ha tratto omettendo qualsiasi intervento nello stabilimento di Torino; oltre che dell'utile contemporaneamente ritratto dalla continuità della produzione. Trib. Torino, Corte d Assise,

16 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Trib. Pinerolo, 23 settembre 2010 Responsabilità del datore di lavoro per l infortunio occorso ad un lavoratore addetto ad un macchinario. (Esclusa la responsabilità del costruttore, del venditore e del manutentore.) Applicato il D.Lgs. 231/01 all azienda utilizzatrice: condannata alla sanzione amministrativa pecuniaria.

17 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Pinerolo, 23 settembre 2010 Responsabilità del datore di lavoro per lesioni personali colpose gravi cagionate ad un lavoratore infortunatosi nell'utilizzare una macchina deputata allo schiacciamento di polpe di barbabietole, il quale, senza spegnere la macchina, rimuoveva lo sportello a protezione dei cilindri laminatoi ed infilava ivi la mano, venendo poi afferrato alla mano sinistra dai cilindri in rotazione con conseguente trascinamento dell'arto fra gli organi stessi.

18 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Pinerolo, 23 settembre Il lavoratore era un apprendista - Di regola il laminatoio era utilizzato per schiacciare cereali, ma nei mesi precedenti l'infortunio cominciò ad essere utilizzato per schiacciare polpe di barbabietola, ciò che cominciò a creare problemi. - Essendo arrivata una partita di polpe di barbabietola particolarmente contaminata da impurità (pietre), nei 7-10 giorni precedenti l'infortunio il laminatoio presentava maggiori problemi di funzionamento perché le pietre finivano dentro i rulli ostacolando ulteriormente la produzione.

19 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Pinerolo, 23 settembre 2010 Il lavoratore aveva segnalato l'inconveniente al collega (che organizzava la produzione) e al legale rappresentante. Gli era stato detto di fare il possibile per assicurare la produttività necessaria, sentendo eventualmente anche il manutentore esterno, sicché egli interveniva frequentemente nella zona di lavorazione dei rulli, sia - su consiglio del manutentore esterno - per spargere sugli stessi della sabbia allo scopo di frantumare lo smalto che vi si formava, sia per rimuovere le pietre che rimanevano in mezzo ai rulli.

20 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Pinerolo, 23 settembre 2010 Responsabilità amministrativa della società E evidente che la condotta (attiva ed omissiva) del datore di lavoro dell azienda utilizzatrice non fu certo tenuta nell'interesse (che, ai fini de quibus, la legge vuole esclusivo) proprio o di terzi: si trattò, com'è evidente, di un classico reato colposo commesso da un datore di lavoro che è apparso indifferente (o, comunque, non sufficientemente attento) alla tutela delle condizioni di lavoro dei propri dipendenti.

21 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Pinerolo, 23 settembre 2010 Responsabilità amministrativa della società Non ricorrono, per altro verso, neanche le condizioni di esonero da responsabilità previste dall'art. 6 d.lgs. 231/2001; anzi, nel caso di specie, per le ragioni riferite a dibattimento dal consulente tecnico della difesa, un modello di organizzazione idoneo a prevenire reati come quello oggetto di processo non fu adottato nemmeno dopo l'infortunio.

22 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Trib. Novara, 26 ottobre 2010 Applicato il regime della responsabilità amministrativa a due società operanti in un Centro Interportuale Merci per l infortunio mortale occorso ad un lavoratore addetto alla spunta dei treni travolto da un locomotore. Alla base gravi violazioni in materia di valutazione dei rischi e appalti.

23 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Novara, 26 ottobre 2010 La dinamica dell evento Vittima dell infortunio è stato un lavoratore - con mansione di spuntatore di treni - socio della Cooperativa cui era stata affidata nell ambito del Centro Interportuale l attività di verifica e di spunta dei treni, cioè di controllo del carico (container) dei treni in arrivo e in partenza, che veniva investito da un locomotore che proveniva da un binario decedendo.

24 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Novara, 26 ottobre 2010 La responsabilità amministrativa Riconosciuta la responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/01 di due società: - la S.r.l. che gestiva l attività all interno del Centro Interportuale - e la Cooperativa (appaltatrice) datrice di lavoro del lavoratore infortunato. Rispettivamente condannate alla sanzione amministrativa pecuniaria di euro (sanzione ridotta in virtù dell adozione dopo l evento di un idoneo modello organizzativo) e

25 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Novara, 26 ottobre 2010 La responsabilità amministrativa degli enti Il breve arco temporale, pari a circa due mesi, intercorso tra l entrata in vigore della normativa contestata [art. 9 L. 123/2007] e la commissione del fatto-reato [26 ottobre 2007] non comporta in sé l inesigibilità della condotta, dal momento che la mancanza di una disciplina transitoria comporta che era obbligo immediato per le società adottare e attuare i modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire incidenti sul lavoro del tipo di quello poi verificatosi.

26 Sentenze art. 25-septies D.Lgs. 231/01 Tribunale di Novara, 26 ottobre 2010 La responsabilità amministrativa degli enti L obbligo di fattibilità dei modelli va correlato ai rischi specifici di commissione degli illeciti, avuto riguardo alle dimensioni, all organizzazione, alla natura dell attività svolta e alla stessa storia operativa dell ente, di guisa che più elevato è il pericolo nel caso concreto, più urgente e prioritario è l obbligo di adozione dello strumento organizzativo.

27 D.Lgs. 231/01 - OdV Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 Secondo la Corte la scarsa attenzione della sicurezza sul lavoro visibile anche dopo la tragedia del 6 dicembre 2007, «emerge proprio dalla nomina, quale membro dell Organismo di vigilanza di cui all art. 6 lett. b), organismo di vigilanza che, secondo la legge, deve essere dotato di autonomi poteri di vigilanza e controllo, allo scopo di implementare tale organismo come un membro competente in materia antinfortunistica, dello stesso Ing. C»

28 D.Lgs. 231/01 - OdV Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 «senza neppure preoccuparsi per questo la Corte si permette di indicare tale scelta come superficiale e poco attenta del fatto, evidente, che il membro deputato ad efficacemente vigilare sull adozione del modello in materia antinfortunistica era lo stesso dirigente del settore ecologia, ambiente e sicurezza; in sostanza l Ing. C, come membro dell organo di vigilanza, doveva controllare il suo stesso operato.»

29 D.Lgs. 231/01 - OdV Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 «Quindi l Ing. C., dirigente responsabile del settore sicurezza sul lavoro, entra a far parte dell Organismo di vigilanza di cui all art. 6 lett. b) nel dicembre 2007, proprio per la sua competenza in materia di sicurezza e, nonostante i fondati dubbi, da lui stesso sollevati, sulla sua contraddittoria funzione di controllore e controllato, vi permane certamente oltre la dichiarazione di apertura del presente dibattimento.»

30 D.Lgs. 231/01 - OdV Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 «La Corte ritiene che questa circostanza, di per sé sola, induca a ritenere che il modello adottato, nel periodo preso in considerazione, non poteva essere stato reso operativo, tanto meno in modo efficace, sottolineando che tale organismo deve essere dotato, secondo il citato art. 6, di autonomi poteri di iniziativa e controllo : non è necessario spendere ulteriori parole sulla autonomia del controllore quando è la stessa persona fisica del controllato.»

31 Le sanzioni del D.Lgs. 231/01 Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 «Le sanzioni non sono di natura penale; proprio il criterio seguito dal legislatore nel determinare le sanzioni a carico dell'ente ne disvelano la diversa natura e, in forza di questa, l intrinseca «ragionevolezza» nel parametrarle diversamente rispetto alle pene previste per la persona fisica. Se infatti per quest'ultima l'elemento soggettivo doloso è intrinsecamente più grave e quindi prevede pene più severe, la diversità della responsabilità dell'ente»

32 Le sanzioni del D.Lgs. 231/01 - OdV Trib. Torino, Corte d Assise, d 15 aprile 2011 «rimane indifferente all'elemento soggettivo della persona fisica e si accentra invece sulla maggiore gravità della responsabilità dell'ente quando, pur trattandosi di reato colposo, esso - come nel caso dell'art. 25-septies - riguardi la normale, quotidiana attività dello stesso ente, sia quindi "logicamente" collegato alla sua organizzazione e gestione, come senz'altro è il rispetto della normativa antinfortunistica.»

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