Il finanziamento degli investimenti

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1 Capitolo Settimo Il finanziamento degli investimenti Sommario: 1. Introduzione L assunzione di mutui I prestiti obbligazionari I prodotti derivati Le aperture di credito La locazione finanziaria Le anticipazioni di tesoreria Il piano economico-finanziario La contabilizzazione delle spese di investimento. 1. Introduzione Gli enti locali, al pari delle imprese private, per poter fornire alla collettività servizi qualificati, innovativi e veloci, devono periodicamente sostituire e integrare gli elementi del proprio patrimonio e, quindi, devono riservare una parte delle risorse di cui dispongono all attività di investimento. Generalmente gli investimenti degli enti locali hanno ad oggetto: l acquisizione di beni immobili, in cui il fabbisogno finanziario è stabilito sulla base di valutazioni dell immobile fatte dagli organi tecnici; l esecuzione di opere pubbliche. In questo caso le risorse finanziarie necessarie allo scopo possono variare a seconda delle caratteristiche dell opera e vengono quantificate attraverso la programmazione (art. 128 D.Lgs. 163/2006 e D.M ) e la progettazione; l acquisto di beni mobili, quali ad esempio le attrezzature, gli arredamenti e i mezzi di trasporto o speciali. Le risorse necessarie alla realizzazione degli investimenti possono essere reperite (art. 199 T.U.E.L.) attraverso l autofinanziamento o con il ricorso al credito. Fanno parte della prima specie (autofinanziamento): le entrate correnti destinate per legge agli investimenti; l avanzo di bilancio, costituito da eccedenze di entrate correnti rispetto alle spese correnti aumentate delle quote capitale di ammortamento dei prestiti; le entrate derivanti dall alienazione di beni e diritti patrimoniali, riscossioni di crediti, proventi da concessioni edilizie (attuali permessi di costruire) e relative sanzioni;

2 86 Capitolo Settimo le entrate derivanti da trasferimenti in conto capitale dello Stato, delle Regioni, da altri interventi pubblici e privati finalizzati agli investimenti, da interventi finalizzati da parte di organismi comunitari e internazionali; l avanzo di amministrazione, pari al fondo di cassa aumentato dei residui attivi e diminuito dei residui passivi (art. 186 T.U.E.L.). Ricadono invece nell area del finanziamento esterno (capitale di credito) i mutui, le emissioni obbligazionarie, le aperture di credito (cfr. par. 5), le locazioni finanziarie e le anticipazioni di cassa. Conformemente, il D.P.R. 194/1996 individua le seguenti quattro categorie fra le entrate da accensione di prestiti: anticipazioni di cassa; finanziamenti a breve termine; assunzione di mutui e prestiti; emissione di prestiti obbligazionari (cfr. par. 3). Questi strumenti di credito possono essere attivati qualora sussistano le seguenti condizioni (artt T.U.E.L.): sia stato approvato il rendiconto del penultimo esercizio precedente quello in cui si intende deliberare il ricorso all indebitamento; sia stato deliberato il bilancio annuale nel quale sono incluse le relative previsioni; il ricorso all indebitamento deve essere finalizzato esclusivamente alla realizzazione degli investimenti (si tratta, infatti, di entrate a destinazione vincolata). Il D.L 112/2008 (art. 62) ha introdotto ulteriori restrizioni: è vietato emettere titoli obbligazionari e altre passività che prevedano il rimborso del capitale in un unica soluzione alla scadenza; la durata di ogni singola operazione di indebitamento, anche se consistente nella rinegoziazione di una passività esistente, non può essere superiore a trenta anni né inferiore a cinque anni. 2. L ASSUNZIONE DI MUTUI A) Vincoli Nel caso dei mutui il legislatore ha posto ulteriori vincoli rispetto a quelli generali indicati dagli artt del T.U.E.L. In particolare: i mutui (e i prestiti obbligazionari) posti in essere dagli enti sottoposti ai vincoli del patto di stabilità interno con istituzioni creditizie o finanzia-

3 Il finanziamento degli investimenti 87 rie per il finanziamento degli investimenti devono essere corredati da apposita attestazione, da cui risulti il conseguimento degli obiettivi del patto stesso per l anno precedente (art. 1, comma 35, L. 311/2004, disposizione riproposta dall art. 77bis del D.L. 112/2008, conv. in L. 133/2008, e dall art. 1, comma 121, della L. 220/2010); l ente locale può deliberare nuovi mutui e accedere ad altre forme di finanziamento reperibili sul mercato solo se l importo annuale degli interessi, sommato a quello dei mutui precedentemente contratti, a quello dei prestiti obbligazionari emessi e a quello derivante da garanzie fideiussorie, prestate per operazioni di indebitamento di aziende, società, consorzi o Comunità montane di cui l ente fa parte, al netto dei contributi statali e regionali in conto interessi, non supera il 12% per il 2011, l 8% per il 2012, il 6% per il 2013 e il 4% a decorrere dal 2014, delle entrate relative ai primi tre titoli del rendiconto del penultimo anno precedente quello in cui viene deliberata l assunzione (art. 204 T.U.E.L., come modificato dalla L. 183/2011). A quali condizioni è possibile contrarre mutui con enti non previsti dal T.U.E.L.? Particolari prescrizioni inoltre sono richieste per la contrazione di mutui con istituti diversi dalla Cassa DD.PP., dall INPDAP e dall Istituto per il credito sportivo. Infatti l art. 204, comma 2, T.U.E.L. stabilisce che il contratto di assunzione deve essere stipulato, a pena di nullità, in forma pubblica (per i contratti con la Cassa DD.PP., a seguito del D.M. 6 ottobre 2004 non è più prevista la forma pubblica) e deve contenere le seguenti clausole e condizioni: a) l ammortamento non può avere durata inferiore a cinque anni; b) la decorrenza dell ammortamento deve essere fissata al 1 gennaio dell anno successivo a quello della stipula del contratto. In alternativa, la decorrenza dell ammortamento può essere posticipata al 1º luglio seguente o al 1º gennaio dell anno successivo e, per i contratti stipulati nel primo semestre dell anno, può essere anticipata al 1º luglio dello stesso anno; c) la rata di ammortamento deve essere comprensiva, sin dal primo anno, della quota capitale e della quota interessi; d) unitamente alla prima rata di ammortamento del mutuo cui si riferiscono devono essere corrisposti gli eventuali interessi di preammortamento, gravati degli ulteriori interessi, al medesimo tasso, decorrenti dalla data di inizio dell ammortamento e sino alla scadenza della prima rata; e) deve essere indicata la natura della spesa da finanziare con il mutuo, e ove necessario, avuto riguardo alla tipologia dell investimento, dato atto dell intervenuta approvazione del progetto definitivo esecutivo, secondo le norme vigenti; f) deve essere rispettata la misura massima del tasso di interesse applicabile ai mutui, determinato periodicamente dal Ministero del Tesoro con proprio decreto.

4 88 Capitolo Settimo B) L assunzione di mutui con la Cassa Depositi e Prestiti I mutui appartengono alla categoria dei prestiti definibili di medio-lungo termine. Gli enti locali (nonché i loro Consorzi e Aziende) possono assumere mutui con i seguenti enti: la Cassa Depositi e Prestiti; l Istituto per il Credito Sportivo (che concede mutui per la costruzione di impianti sportivi e che opera in stretto collegamento con il CONI); istituti assicurativi e previdenziali (quali l INPDAP); le imprese bancarie; istituzioni comunitarie (la Banca Europea per gli Investimenti). Già dal 1990 (D.L. 310/1990 convertito in L. 403/1990) non sussiste più l obbligo per gli enti locali di rivolgersi in via preventiva alla Cassa DD.PP. per la concessione di mutui: è sufficiente che l ente locale indica una gara ad evidenza pubblica e che, al termine di essa, confronti i risultati della gara con le condizioni (durata e tasso d interesse) praticate dalla Cassa. A seguito dell art. 5 D.L. 269/2003 (convertito in L. 326/2003) la Cassa è stata trasformata in società per azioni. Più precisamente l istituto: riceve depositi, con garanzia dello Stato, da amministrazioni statali, Regioni, enti locali e pubblici, e infine da privati solo nei casi previsti dalla legge; concede finanziamenti allo Stato, Regioni, agli enti locali e pubblici, ai gestori di pubblici servizi ecc.; gestisce fondi e svolge attività per conto delle amministrazioni pubbliche o di altri soggetti. L articolo 5, comma 8, del citato decreto di trasformazione ha disposto, a tutela della trasparenza e della parità concorrenziale, la separazione organizzativa e contabile dell attività della CDP, che si articola oggi in: una gestione separata, che beneficia della garanzia dello Stato sulla raccolta; tale gestione separata costituisce la continuità con la tradizionale attività di finanziamento delle pubbliche amministrazioni tramite la raccolta del risparmio postale e di altri strumenti di finanziamento eventualmente assistiti dalla garanzia dello Stato, nel rispetto dei principi di accessibilità, uniformità di trattamento, predeterminazione delle condizioni e non discriminazione;

5 Il finanziamento degli investimenti 89 una gestione ordinaria la cui operatività deve essere ancora regolamentata, che ha il compito di finanziare la realizzazione delle opere destinate alla fornitura di servizi pubblici. Nell ambito della propria gestione separata, la Cassa può finanziare mediante prestiti con specifica destinazione i seguenti soggetti (art. 5, comma 7, lett. a), D.L. 269/2003): lo Stato; le Regioni; gli enti locali; gli enti pubblici; gli organismi di diritto pubblico. Per i suddetti soggetti la Cassa può finanziare la realizzazione di qualsiasi investimento, quali ad esempio opere pubbliche, conferimenti o partecipazioni di capitale a S.p.A. o S.r.l. costituite in base alle facoltà concesse ai medesimi enti mutuatari dalla legislazione vigente, interventi consentiti da norme comunitarie, statali e regionali e ogni altra operazione di interesse pubblico, realizzata da tali soggetti o dagli stessi promossa, prevista dallo statuto della Cassa e sostenibile dal punto di vista economico-finanziario. La CDP finanzia gli enti locali utilizzando fondi rimborsabili sotto forma di libretti di risparmio postale e di buoni fruttiferi postali, assistiti dalla garanzia dello Stato e distribuiti attraverso Poste italiane S.p.A. o società da essa controllate, e fondi provenienti dall emissione di titoli, dall assunzione di finanziamenti e da altre operazioni finanziarie, assistiti dalla garanzia dello Stato (art. 5, comma 7, lett. a), D.L. 269/2003). Ai sensi del D.M , tali finanziamenti costituiscono servizio di interesse economico generale ed assumono la forma dei prestiti di scopo, nel senso che sono destinati a specifici investimenti di interesse pubblico effettuati dagli enti locali. I prestiti di scopo concessi dalla CDP possono essere ordinari o flessibili. Nel caso dei prestiti ordinari, l importo minimo concedibile è pari a euro per ciascun prestito e il tasso può essere fisso o variabile (indicizzato al tasso Euribor), con rimborso del credito, rispettivamente, a rate costanti o a quote capitale costanti e durata compresa tra 5 e 30 anni. Il prestito flessibile, introdotto dal 2005, consente agli enti locali di iscrivere in bilancio solo le somme effettivamente erogate e non l intero ammontare concesso ed è generalmente preferibile in caso di progetti molto complessi che richiedono tempi di realizzazione medio-

6 90 Capitolo Settimo lunghi; in questo caso, l importo complessivo minimo è pari a euro, la durata complessiva del contratto può arrivare a 30 anni e si può passare da un regime di interessi a tasso variabile ad uno a tasso fisso. È concessa, inoltre, la facoltà di estinzione anticipata, totale o parziale, e di riduzione, anche senza indennizzo. Che cosa sono le delegazioni di pagamento? Ai sensi dell art. 206 del T.U.E.L., gli enti locali possono rilasciare, a garanzia del pagamento delle rate di ammortamento dei mutui e dei prestiti, una delegazione di pagamento a valere sulle entrate relative ai primi tre titoli del bilancio; si tratta di un atto mediante il quale, in sostanza, l ente stabilisce un vincolo di destinazione nei confronti di una determinata entrata, che va a costituire garanzia per il prestito concesso dalla CDP. La procedura di finanziamento da parte della CDP si articola in due fasi: una fase istruttoria, funzionale all accertamento della sussistenza dei requisiti imposti dalla legge per le operazioni di indebitamento dei soggetti richiedenti, che ha inizio con la presentazione da parte dell ente della domanda di prestito, contenente la quantificazione del fabbisogno finanziario, nonché l indicazione dell investimento da finanziare e delle caratteristiche del prestito richiesto (tipologia e durata), e si conclude con la deliberazione del prestito da parte della CDP (affidamento); ottenuto l affidamento, l ente deve inviare alla CDP la documentazione richiesta (proposta contrattuale e atto di garanzia). In seguito all accertamento della regolarità della documentazione contrattuale e di garanzia, il funzionario incaricato dalla CDP, munito dei poteri di firma, provvede a sottoscrivere il contratto (fase di perfezionamento del contratto). 3. I PRESTITI OBBLIGAZIONARI In sintonia con l idea di rendere la gestione della pubblica amministrazione più dinamica ed efficiente, il legislatore ha voluto dare impulso alla diffusione tra gli enti locali di alcuni istituti propri del settore privato. Particolare rilievo assume in tale contesto la disciplina dei prestiti obbligazionari emessi dagli enti locali, la quale ha dato l opportunità agli amministratori di sperimentare una nuova forma, più diretta ed immediata, di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte collettive. Le disposizioni che disciplinano la procedura di emissione dei prestiti obbligazionari da parte degli enti locali sono contenute nell art. 35, L. 724/1994, e nel regolamento di esecuzione emanato con D.M. 420/1996.

7 Il finanziamento degli investimenti 91 Si noti che il D.L. 1/2012, convertito in L. 27/2012, introducendo il comma 1bis dell art. 35 della L. 724/1994, consente agli enti locali di attivare prestiti obbligazionari di scopo per il finanziamento di singole opere pubbliche, garantiti da un apposito patrimonio all uopo destinato e formato da immobili disponibili di proprietà degli enti stessi aventi un valore almeno pari all emissione obbligazionaria. Oltre alle limitazioni di carattere generale, valide per tutte le forme di indebitamento (cfr. 1), la L. 724/1994 detta ulteriori condizioni per l emissione di questo tipo di prestiti, a garanzia del diritto dei sottoscrittori alla restituzione del prestito e al godimento dei relativi frutti: l ente emittente non deve trovarsi in una situazione di dissesto o in situazioni strutturalmente deficitarie; il conto consuntivo del penultimo esercizio non deve presentare un disavanzo di amministrazione; l ultimo rendiconto della gestione, corredato dalla relazione illustrativa dell esecutivo, deve essere certificato dall organo di revisione economico-finanziaria; il bilancio di previsione dell esercizio in cui è prevista l emissione deve essere già stato deliberato. Gli enti dissestati possono procedere all emissione di prestiti obbligazionari? L art. 37 della L. 724/1994 ammette che anche gli enti dissestati procedano all emissione di prestiti obbligazionari, purché: abbiano registrato un avanzo di amministrazione nei conti consuntivi relativi all ultimo e al penultimo esercizio; abbiano interamente ripianato gli eventuali disavanzi di gestione dei servizi pubblici gestiti a mezzo di aziende municipalizzata, provincializzate e speciali, nonché gli eventuali disavanzi dei consorzi per la quota a carico del singolo ente locale interessato. La durata del prestito obbligazionario non può essere inferiore a cinque anni e il rendimento effettivo lordo per i sottoscrittori non deve essere superiore, al momento dell emissione, al rendimento lordo dei titoli di Stato di pari durata emessi nel mese precedente, maggiorato di un punto. Sugli interessi corrisposti si applica una ritenuta del 12,5%. Verificata l esistenza delle predette condizioni, l ente attiverà la procedura per l emissione del prestito: acquisendo la preventiva autorizzazione degli enti che ricadono nella circoscrizione territoriale, nel caso il prestito sia emesso da Unioni di

8 92 Capitolo Settimo comuni, Comunità montane o consorzi tra enti locali. L autorizzazione comunque si intende negata qualora non sia espressamente concessa entro 90 giorni dalla richiesta; provvedendo all approvazione del piano economico-finanziario, allorché il prestito sia finalizzato alla realizzazione di opere pubbliche destinate all erogazione di servizi pubblici a rilevanza imprenditoriale; adottando il progetto o il piano esecutivo dell investimento; predisponendo il piano di ammortamento finanziario del prestito. Un ulteriore obbligo è previsto dall art. 41 della L. 448/2001 (Finanziaria 2002) cui ha dato attuazione il D.M. 389/2003: gli enti locali sono tenuti a comunicare, con cadenza periodica, al Ministero dell Economia e delle Finanze i dati relativi alla propria situazione finanziaria. Tali dati permetteranno al Ministero dell Economia e delle Finanze di coordinare l accesso al mercato dei capitali da parte degli enti locali. La seconda fase del procedimento per l emissione del prestito obbligazionario consiste nella predisposizione da parte del servizio finanziario dello schema di deliberazione, il quale, oltre a contenere l attestazione della sussistenza di tutti i requisiti richiesti per l emissione, dovrà obbligatoriamente indicare l investimento da realizzare, l ammontare nominale del prestito, ed altri elementi. Lo schema è quindi sottoposto all approvazione del Consiglio dell ente. La terza fase del procedimento di emissione concerne l offerta al pubblico dei valori mobiliari. Questa potrà essere attivata solo previa comunicazione alla CONSOB ed in seguito alla pubblicazione di un prospetto informativo, il quale, oltre a dare informazioni sull organizzazione, sulla situazione economico-finanziaria e sull evoluzione dell attività dell ente proponente, dovrà contenere la precisa indicazione che il prestito non è assistito da alcuna garanzia a carico dello Stato. Il collocamento dei titoli presso il pubblico potrà avvenire esclusivamente tramite intermediari finanziari (criterio del collocamento indiretto), scelti con le modalità ammesse dalle disposizioni vigenti in materia di contratti tra quelli che posseggono requisiti di provata affidabilità ed esperienza nel settore. Detti intermediari potranno avere funzioni di mero collocamento, di collocamento e garanzia e di sottoscrizione a fermo. L ultima fase è quella della restituzione del prestito, la quale è assicurata attraverso il rilascio di delegazioni di pagamento, debitamente notificate al tesoriere, a valere sulle entrate afferenti ai primi tre titoli di entrata del bilancio annuale dell ente. Il tesoriere, ricevuti tali atti, dovrà provve-

9 Il finanziamento degli investimenti 93 dere al periodico versamento dei fondi occorrenti per il pagamento delle cedole, al netto delle ritenute fiscali, e per il rimborso del capitale presso l istituto o gli istituti creditizi incaricati del servizio di prestito secondo il previsto piano di ammortamento. 4. I prodotti derivati Fra gli strumenti utilizzati dagli enti locali per finanziare gli investimenti, un ruolo particolare è stato rivestito, soprattutto negli ultimi anni, dai cosiddetti prodotti derivati, cioè da strumenti finanziari il cui valore deriva dall andamento del valore di un attività o dal verificarsi nel futuro di un evento osservabile oggettivamente. In questa categoria rientrano, ad esempio, i contratti a termine (forward, futures), i contratti swap e i contratti option. Le crescenti preoccupazioni circa i rischi derivanti dalla stipulazione di tali contratti e la conseguente necessità di una maggiore regolamentazione hanno spinto il legislatore a vietare, almeno temporaneamente, l utilizzo di tali strumenti da parte degli enti locali. L art. 62 del D.L. 112/2008, come modificato dalla L. 203/2008, Finanziaria 2009, prevede a questo proposito l emanazione di un regolamento del Ministro dell Economia e delle Finanze, sentite la Banca d Italia e la CON- SOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), al fine di individuare la tipologia dei contratti relativi a strumenti finanziari derivati che gli enti locali possono sottoscrivere, indicando le componenti derivate che gli stessi enti possono prevedere nei contratti di finanziamento e le informazioni che tali contratti devono contenere per garantire la massima trasparenza. Lo stesso articolo prevede che chi sottoscrive per l ente pubblico un contratto di questo tipo deve attestare per iscritto di essere a conoscenza dei rischi e delle caratteristiche. Gli enti locali sono, inoltre, tenuti ad allegare al bilancio di previsione e al bilancio consuntivo una nota informativa in cui siano evidenziati gli impegni finanziari derivanti da contratti relativi a strumenti derivati. In ogni caso, fino all entrata in vigore di tale regolamento, è fatto divieto agli enti locali di stipulare contratti relativi a tali strumenti finanziari. Viene, tuttavia, concessa la possibilità di ristrutturare il contratto derivato in seguito a una modifica della passività a cui il contratto stesso è legato, allo scopo di mantenere la corrispondenza tra la passività rinegoziata e l operazione di copertura.

10 94 Capitolo Settimo 5. Le aperture di credito L art. 1, comma 68 della Finanziaria 2005 (L. 311/2004), introducendo l art. 205 bis nel Testo Unico autorizza gli enti locali a contrarre aperture di credito: ai sensi dell art e ss. del codice civile, con tale contratto una banca si obbliga a tenere a disposizione dell altra parte una somma di denaro per un certo periodo di tempo verso il corrispettivo di una provvigione. Per gli enti locali il ricorso alle aperture di credito è possibile solo se sussistono le condizioni fissate dal T.U.E.L. per l indebitamento: approvazione del conto consuntivo del penultimo esercizio, approvazione del preventivo dell esercizio in corso e le altre previste dall art. 203, comma 1, e nel rispetto dei limiti di cui all art. 204, comma 1, dello stesso T.U.E.L. calcolati con riferimento all importo complessivo dell apertura di credito stipulata. Quali sono le altre condizioni per il ricorso all apertura di credito previste dall art. 205bis del T.U.E.L.? Oltre a queste, l art. 205 bis individua ulteriori condizioni. In particolare, i contratti di apertura di credito devono, a pena di nullità, essere stipulati in forma pubblica e contenere le seguenti clausole e condizioni: a) la banca è tenuta ad effettuare erogazioni, totali o parziali, dell importo del contratto in base alle richieste di volta in volta inoltrate dall ente e previo rilascio da parte di quest ultimo delle relative delegazioni di pagamento ai sensi dell articolo 206. L erogazione dell intero importo messo a disposizione al momento della contrazione dell apertura di credito ha luogo nel termine massimo di tre anni ferma restando la possibilità per l ente locale di disciplinare contrattualmente le condizioni economiche di un eventuale utilizzo parziale; b) gli interessi sulle aperture di credito devono riferirsi ai soli importi erogati. L ammortamento di tali importi deve avere una durata non inferiore a cinque anni con decorrenza dal 1º gennaio o dal 1º luglio successivi alla data dell erogazione; c) le rate di ammortamento devono essere comprensive, sin dal primo anno, della quota capitale e della quota interessi; d) unitamente alla prima rata di ammortamento delle somme erogate devono essere corrisposti gli eventuali interessi di preammortamento, gravati degli ulteriori interessi decorrenti dalla data di inizio dell ammortamento e sino alla scadenza della prima rata; e) deve essere indicata la natura delle spese da finanziare e, ove necessario, avuto riguardo alla tipologia dell investimento, dato atto dell intervenuta approvazione del progetto o dei progetti definitivi o esecutivi, secondo le norme vigenti; f) deve essere rispettata la misura massima di tasso applicabile alle aperture di credito i cui criteri di determinazione sono demandati ad apposito decreto del Ministro dell economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell Interno.

11 Il finanziamento degli investimenti 95 Inoltre, le aperture di credito sono soggette, al pari delle altre forme di indebitamento, al monitoraggio da parte del Ministero dell Economia e delle Finanze di cui all art. 41 della L. 448/2001, nei termini e nelle modalità previsti dal D.M. 389/ La locazione finanziaria La locazione finanziaria, o leasing, è quel contratto mediante il quale un soggetto, detto concedente, dà in godimento ad un altro soggetto, detto utilizzatore, un bene mobile o immobile per un tempo determinato, contro pagamento di un canone di locazione periodico, il cui ammontare tende, rapportato alla durata del contratto, a uguagliare il valore capitale del bene, con i relativi interessi, e le quote di profitto dell impresa di leasing. Al termine del contratto è di solito prevista la possibilità di riscattare il bene oggetto del leasing ad un prezzo stabilito in precedenza. Il contratto ha essenzialmente una funzione di finanziamento; infatti nella sostanza l impresa di leasing anticipa in contanti l intero prezzo del bene richiesto dall utilizzatore e, quindi, ottiene da questo la restituzione a rate, garantita dal fatto che il concedente rimarrà comunque proprietario del bene. 7. Le anticipazioni di tesoreria L anticipazione di tesoreria è una forma di finanziamento a breve termine con cui l ente fronteggia momentanei problemi di liquidità e può essere ottenuta previa richiesta dell ente corredata da una deliberazione di Giunta. Il Tesoriere dell ente soggetto al sistema di tesoreria unica può concedere anticipazioni solo dopo aver accertato il completo utilizzo delle disponibilità esistenti nelle contabilità speciali di cui l ente è eventualmente titolare presso la Tesoreria Provinciale dello Stato. L importo erogabile a questo titolo non può essere superiore a tre dodicesimi delle entrate «accertate» nel penultimo anno precedente, afferenti ai primi tre titoli del bilancio (art. 222 T.U.E.L.). 8. Il piano economico-finanziario È obbligatoria la redazione del piano economico-finanziario (in seguito P.E.F.) al fine di ottenere mutui o emettere prestiti obbligazionari per la realizzazione di «nuove opere» destinate all erogazione di servizi a carat-

12 96 Capitolo Settimo tere imprenditoriale, i cui progetti generali esecutivi siano di importo superiore ad un miliardo di lire (art. 201 T.U.E.L.), anche se i relativi lotti funzionali, finanziabili singolarmente, siano di valore inferiore. Il P.E.F. deve essere elaborato prendendo a riferimento il progetto esecutivo (progetto generale esecutivo o lotto funzionale) ed un periodo equivalente a quello di ammortamento del prestito che lo finanzia. Esso ha lo scopo di determinare una tariffa, quale corrispettivo del servizio offerto, ovvero un canone, da porre a carico del gestore dell impianto, che sia in grado di assicurare la copertura economica e finanziaria degli oneri derivanti dall investimento. La prima fase dello studio sulla fattibilità del progetto consiste nello svolgere un analisi approfondita della domanda e dell offerta del servizio da erogare nel periodo di ammortamento del prestito. Questa indagine permetterà di individuare l anno a partire dal quale l impianto può essere considerato in piena attività (cd. anno a regime). 9. La contabilizzazione delle spese di investimento Come qualsiasi altra tipologia di spesa e di entrata, anche quella per l investimento dovrà essere correttamente collocata in sede di predisposizione del bilancio di previsione annuale e correttamente registrata in fase di gestione. Contabilmente la realizzazione degli investimenti viene dimostrata nel titolo II della spesa, che ha la stessa struttura del titolo I relativamente alle funzioni ed ai servizi, ma ha unità elementari (interventi) diverse, a dimostrazione che i fattori produttivi da combinare per la realizzazione degli investimenti sono diversi da quelli necessari per lo svolgimento dell attività corrente. Gli interventi previsti dal D.P.R. 194/1996 sono i seguenti: 1) acquisizione di beni immobili; 2) espropri e servitù onerose; 3) acquisto di beni specifici per realizzazioni in economia; 4) utilizzo di beni di terzi per realizzazioni in economia; 5) acquisizione di beni mobili, macchine ed attrezzature tecnicoscientifiche; 6) incarichi professionali esterni; 7) trasferimenti di capitale; 8) partecipazioni azionarie; 9) conferimenti di capitale; 10) concessioni di crediti e anticipazioni.

13 Il finanziamento degli investimenti 97 Glossario Euribor: tasso di riferimento interbancario fissato sulla base dei tassi praticati dalle principali banche attive nell area dell EURO. L Euribor ha sostituito i parametri domestici, in Italia il Ribor, e alla sua formazione concorre un pool formato da banche primarie dei vari paesi aderenti all UEM. Tesoreria provinciale dello Stato: una delle articolazioni della Tesoreria dello Stato insieme alla Tesoreria centrale. Entrambe sono organi esecutivi del Dipartimento del Tesoro. Sia i servizi di tesoreria centrale che provinciale sono gestiti dalla Banca d Italia con apposita convenzione. Options: contratti derivati che attribuiscono al compratore il diritto (ma non l obbligo) di acquistare o vendere un attività sottostante (titolo azionario, valuta estera, merce ecc.) ad una certa data (oppure entro una certa data) ad un prezzo prestabilito. Swaps: contratti con i quali due parti si impegnano a scambiarsi futuri pagamenti, definendo le date in cui verranno effettuati tali pagamenti e le modalità secondo le quali dovranno essere calcolate le rispettive somme. Futures: contratti a termine con i quali le parti si impegnano a scambiare una certa attività (finanziaria o reale) a un prezzo prefissato e con liquidazione differita a una data futura.

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