PROGETTIAMO IL NOSTRO FUTURO. Il piano di Marketing territoriale per lo sviluppo di Roncade (Relazioni del Convegno)

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1 PROGETTIAMO IL NOSTRO FUTURO Il piano di Marketing territoriale per lo sviluppo di Roncade (Relazioni del Convegno) Castello di Roncade 30 ottobre 2004

2 È consentito l utilizzo, anche parziale, del contenuto degli interventi riportati, purché venga fatto riferimento alla fonte

3 PRESENTAZIONE La Camera di Commercio di Treviso è lieta di presentare le relazioni di questo interessante Convegno perché si tratta di un primo evento in linea con i principi e lo spirito del Patto strategico di sviluppo, predisposto dall Ente camerale e dalla Provincia di Treviso con il consenso di tutte le istituzioni e le categorie economiche e sociali della provincia. Un piano generale di sviluppo, infatti, non può essere attuato se non è condiviso e se ciascuno, secondo le proprie competenze e possibilità, non fa la sua parte. Pertanto, è apprezzabile questa iniziativa del Comune di Roncade di ricercare le direttrici di sviluppo del proprio territorio all interno del più vasto piano provinciale, valorizzando le specificità locali e parallelamente armonizzandole nel contesto provinciale con le vocazioni similari di altri comuni contermini. Federico Tessari Presidente della Camera di Commercio di Treviso 3

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5 Indice - Introduzione Simonetta Rubinato Sindaco del comune di Roncade Pag. 7 - Saluti di apertura Simonetta Rubinato Sindaco del comune di Roncade Pag. 9 - Luca Zaia Presidente della Provincia di Treviso Pag Renato Chahinian Segretario Generale della C.C.I.A.A. di Treviso Pag. 17 RELAZIONI - Il Piano strategico: gli aspetti socio-culturali Prof. Vittorio Filippi Docente di Sociologia dell Università Ca Foscari di Venezia Pag. 19 Il Piano strategico: gli aspetti economici Dott. Federico Callegari Capo area Studi Camera di Commercio di Treviso Pag Il Piano di Marketing territoriale: funzioni e utilità per il sistema produttivo locale e la qualità dello sviluppo Prof. Matteo Caroli Professore straordinario di Economia e Gestione delle Imprese Internazionali L.U.I.S.S. Guido Carli di Roma Pag. 37 5

6 TAVOLA ROTONDA Rifondare il modello di sviluppo Trevigiano Pag Dott. Renato Chahinian Segretario Generale della C.C.I.A.A. di Treviso Pag Dott. Livio Barnabò Amministratore Delegato di PEGroup e membro del Comitato Tecnico Scientifico del Piano Strategico di Treviso Pag Conclusione Dott.ssa Simonetta Rubinato Sindaco del comune Roncade Pag. 53 6

7 INTRODUZIONE A cosa può servire un piano di marketing per il territorio di Roncade? La risposta prenderà forma, come l immagine di un puzzle, dall insieme degli interventi dei relatori, che offriranno sguardi complementari sulla cruciale questione dello sviluppo futuro della nostra comunità, inserita nel più vasto sistema produttivo trevigiano. Ecco perché, accanto a una riflessione mirata sull utilità per il nostro Comune di uno strumento di analisi e pianificazione qual è il piano di marketing territoriale, abbiamo voluto che due istituzioni che si propongono come volano di sviluppo, la Provincia e la Camera di Commercio, illustrassero obiettivi e contenuti del loro piano strategico. L intento è offrire ai diversi attori dello sviluppo locale istituzioni, categorie economiche, organizzazioni sindacali, terzo settore, imprese, volontariato.- una visione il più ampia possibile dei punti di forza e di debolezza del sistema produttivo trevigiano, al quale si sente spesso dire manca la capacità di fare sistema, di fare rete. Se la formula per vincere la sfida della competizione globale sta invece nella concertazione tra i diversi attori socio-economici, ebbene, noi, come amministratori, abbiamo ritenuto di innescare una riflessione sulla realtà produttiva che caratterizza Roncade per individuare e sostenere la vocazione particolare che il territorio intende darsi. Perché la comunità roncadese non vuole perdere le sfide di domani. Perché anticipare soluzioni è decisamente meglio che rincorrere i problemi. Perché non vogliamo che i nostri cittadini e i loro figli si trovino domani senza prospettive di benessere. Proponiamo dunque, con questo convegno, l inizio di un percorso, che ci auguriamo sia il più condiviso possibile, di lettura e analisi delle specificità, delle potenzialità e delle criticità del nostro Comune, offrendo spunti di riflessione tramite gli interventi di esperti ma soprattutto ascoltando gli stimoli che vengono dagli attori sul territorio. Simonetta Rubinato Sindaco di Roncade 7

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9 SALUTI DI APERTURA Simonetta Rubinato Sindaco di Roncade Farò una breve introduzione che ha come premessa, ovviamente, i saluti al Presidente della Provincia, che sono molto felice di avere qui, nostro ospite. Il Presidente della Camera di Commercio ha avuto un impegno per cui non potrà essere tra noi, ha però collaborato attivamente a questa iniziativa. Saluto inoltre, e ringrazio, tutti i relatori e i convenuti, tutti voi che siete qua in una mattina che per gli amministratori, e qui ne vedo, è spesso piena di impegni istituzionali e che è anche una giornata che cade in un ponte festivo. Quindi la vostra presenza ci conforta e ci fa ritenere che la riflessione avviata possa essere allargata e possa portare a dei risultati concreti. Perché questa iniziativa? Il titolo del convegno che vedete sul volantino Piano di marketing territoriale per Roncade è un titolo un po' provocatorio, oserei dire, che forse va oltre le pur legittime ambizioni di una comunità come quella di Roncade. Però è una provocazione in qualche modo voluta, e voluta in questa parte della provincia in cui, tutto sommato, ancora non viviamo le forti tensioni che si vivono in altre zone. Noi siamo geograficamente periferici, siamo più vicini a Comuni del Veneziano, con cui condividiamo alcune vocazioni territoriali, economiche od altro, e abbiamo avuto uno sviluppo in parte diverso rispetto al resto della provincia di Treviso. Non abbiamo un territorio impegnato da un grandissimo sviluppo industriale, abbiamo delle imprese di qualità e un grandissimo numero di imprese artigiane, abbiamo ancora moltissime imprese agricole. Abbiamo un territorio molto vasto, il secondo della provincia, con una densità di popolazione molto felice. I nostri abitanti sono infatti (a settembre 2004), il nostro territorio è dunque in gran parte ancora un libero, e dunque godibile, da agglomerati urbani e lo sviluppo insediativo, produttivo e industriale non l'hanno consumato, logorato a livello di altri territori della provincia. Dunque, porsi la domanda dello sviluppo locale qui a Roncade potrebbe sembrare fuori tema. Stiamo abbastanza bene, non viviamo le tensioni di quest epoca di grandi cambiamenti o, meglio, non li subiamo ancora in modo visibile e violento. Proprio per questo, secondo me, siamo in una situazione in qualche modo privilegiata per fare una riflessione politica che preceda l'emergenza. I cambiamenti e le trasformazioni in atto comunque ci coinvolgono, siamo comunque inseriti in una comunità più vasta che è quella provinciale, che è quella regionale, e quindi saremo, bene o male, investiti dagli avvenimenti se non cercheremo di capire dove andiamo. E di capirlo a un livello non 9

10 limitato alla comunità di Roncade, ma allargato alle comunità che ci sono più affini, contermini dal punto di vista geografico, territoriale, sociale ed economico, stringendo soprattutto un'alleanza forte con la nostra Provincia. La presenza qui oggi del presidente Zaia è segno di questo. L amministrazione comunale ed io siamo ben consapevoli che non si può parlare di sviluppo locale per Roncade se non c'è una forte sinergia e una condivisione di intenti con l'istituzione Provincia, prima ancora che con il livello regionale. Mi permetto una battuta: quattro o cinque mesi fa io e il presidente Zaia, lui a sostegno di un'altra parte politica, io in prima linea, eravamo intenti a competere in sede elettorale. Chiusa questa parentesi elettorale, oggi il presidente Zaia è qui perché entrambi siamo consapevoli che è nostro dovere e responsabilità lavorare insieme per il benessere delle nostre comunità. Questa credo sia una delle cose più importanti del convegno di oggi, per cui ringrazio ancora il Presidente. Dopodiché, che altro dire? Il tema dello sviluppo locale non è una cosa che un'amministrazione si inventa perché è più brava di un'altra. Lo sviluppo locale è un compito che ci attribuisce anche il quadro normativo: lo dice il Testo Unico sugli enti locali che il Comune ha responsabilità per quanto riguarda lo sviluppo, anche economico, del suo territorio; e lo dice anche il nostro Statuto comunale che dedica a ciò un apposito articolo, l art. 6, pur nella consapevolezza (e questo è l'art. 3) che bisogna fare rete e alleanze con altre entità, con altre istituzioni, pari ordinate o sovraordinate. Detto questo, racconto un piccolo episodio. È passata l'altro giorno in Municipio - perché come Sindaco voglio avere diretto contatto con i cittadini e, soprattutto, con quelli più in difficoltà - è passata, dicevo, una persona molto semplice, e le persone semplici costituiscono la maggior parte degli abitanti delle nostre comunità, sono quelle a cui rivolgiamo la nostra azione. Questa persona mi ha illustrato il suo problema, un problema piccolo se volete, dal quale però si può trarre una considerazione più generale, che potrebbe essere una linea guida alla riflessione di oggi. Mi dice: Sono una persona molto semplice, non ho titoli di studio, ho fatto la scuola dell'obbligo, ho una famiglia, una moglie, due figli, faccio un lavoro molto modesto, lavoro dieci ore al giorno, ho uno stipendio che mi permette di vivere dignitosamente ma non nel lusso, che non mi permette di fare vacanze. Cosa chiedo? Chiedo, quando torno a casa la sera e il sabato e la domenica di poter vivere tranquillamente, di sapere che posso garantire ai miei figli la possibilità di studiare, di formarsi per trovare un lavoro, chiedo di avere la sicurezza di una casa, un minimo di sicurezza per la tutela della mia salute, insomma non chiedo altro. Nella variante urbanistica avete inserito una strada che passa vicino alla mia casa e così voi rovinate la mia tranquillità, perché poi con una strada che mi passa accanto io non potrò più vivere tranquillamente e serenamente. La gente normale ha problemi 10

11 normali, ha problemi semplici, e questo signore nella sua semplicità si chiedeva, partendo dalla strada (e a prescindere dalle considerazioni sul fatto che le strade si debbano o non si debbano fare, non è questo il tema): Dove dobbiamo andare? Quante case vogliamo costruire? Quante fabbriche e quante strade? Perché, per cosa? Serve a quello che è il mio scopo di vita? Allora, quando facciamo i ragionamenti anche importanti, anche grandi, non dobbiamo mai dimenticare che la centralità di tutto è il dare risposte alle domande delle persone semplici che sono la maggior parte e che, a volte, nella loro semplicità pongono le domande fondamentali, come: dove andiamo? Questo convegno vuole spingerci a riflettere per tempo su dove vogliamo andare, prima di doverlo fare con l'affanno. Vuole spingerci a interrogarci e ad allargare l'interrogativo ad altri che hanno pari responsabilità o responsabilità ad altri livelli e a cercare infine risposte il più possibile condivise e partecipate, perché l'obiettivo sia di tutti. Pur essendo il marketing territoriale una disciplina che attiene soprattutto allo sviluppo economico, vorrei fare un ulteriore considerazione. Oggi parleremo di marketing, parleremo di sviluppo economico, ma ne parleremo - la presenza mia e del presidente Zaia stanno qui a dire questo - con una forte consapevolezza: per noi la politica, se è vero che debba avere un primato sull'economia, ha il compito di mettere prima la persona delle regole economiche. E allora anche l economia e lo sviluppo economico sono uno strumento finalizzato a uno sviluppo più integrale, uno sviluppo per il benessere, per la qualità della vita delle nostre comunità. Siamo consapevoli che senza sviluppo economico noi amministratori non potremmo garantire qualità della vita e prospettive di benessere ai nostri concittadini, ma siamo anche consapevoli che non si può ridurre tutto alle regole dell'economia, che essa va governata. Siamo avvantaggiati nel partire ora con questa riflessione. Riflessione che, mi auguro, saremo in grado di estendere alle altre comunità del nostro territorio, per cercare una stella polare in grado di guidare le azioni che i singoli, i privati o i pubblici, dovranno realizzare ciascuno per la propria parte. Un'ultima singolarità. Credo sia condiviso anche da qualche Comune confinante - ne parlavamo ieri sera con il professor Caroli e con la giunta che il nostro territorio non ha una vocazione specifica, non c è qualcosa in particolare che lo identifichi, determinando limiti o vantaggi. Il nostro futuro è in qualche modo ancora da scoprire e da inventare. Non possiamo però lasciare tutto questo all'iniziativa, per quanto brillante e intelligente, dei nostri bravi imprenditori, ma dobbiamo cercare di fare squadra perché i cambiamenti saranno inevitabili, coinvolgeranno anche noi e dovremmo essere competitivi non solo come aziende, ma come sistema locale nel suo 11

12 complesso, come comunità, come territorio. Questo è il tema di oggi. Ho parlato in libertà, spero in ogni caso di essere riuscita a far comprendere il senso di questa iniziativa che è solo, lo ripeto, il punto di inizio. Io oggi sono qua insieme a voi per ascoltare, per imparare. Anche la tavola rotonda del pomeriggio sarà un momento di ascolto forte dei protagonisti del nostro territorio e di avvio di una riflessione. Questo convegno non è dunque un punto d'arrivo, ma l'inizio di un cammino, che spero condivideremo insieme. Grazie 12

13 Luca Zaia Presidente della Provincia di Treviso Ringrazio Simonetta Rubinato per l'invito. E stato l'unico Sindaco che ha pensato di mettere in piedi, fra i 95 Sindaci della Provincia di Treviso, un convegno per parlare di sviluppo. Penso che vada riconosciuta ai nostri amministratori questa lungimiranza di portare avanti temi che non sono solo fare asfalti o occuparsi di qualche sagra: lo sviluppo è forse la più grande sfida che noi amministratori ci troviamo ad affrontare nei prossimi anni. Il Sindaco chiudeva il Suo intervento dicendo che l economia non può essere l'unica realtà che muove la nostra Amministrazione, ed è vero. Inizierei ricordando che a Freedman, premio Nobel dell'economia, hanno chiesto: Ha più bisogno una persona che ha o una persona che non ha?. Risposta: Ha più bisogno uno che ha avuto e non ha più. La vera sfida è questa: capire che noi siamo ritenuti, e lo percepiamo, una comunità che comunque ha dei valori che altri non hanno. La possibilità di avere un lavoro, la possibilità di consumare un pasto caldo, la possibilità di usufruire di servizi. Tant è che, rispetto alla media nazionale, qui si vive bene. Potremmo aprire un grande capitolo sulla qualità della vita, e quindi cominciare ad interrogarci su cosa significhi vivere bene: significa lavorare tante ore, poche ore, avere tempo libero, dedicarlo ai figli, alla famiglia, non dedicarlo, fare sport. Ma superiamo questi discorsi, ne facciamo un altro: se è vero che abbiamo oggi delle potenzialità e delle possibilità, cioè riusciamo a dare sfogo ai nostri bisogni, è altrettanto vero che, se domani non ce la faremo più, ci ritroveremo nella pessima situazione elencata da Freedman. Io non potrò più andare il sabato sera in pizzeria, non potrò più pensare di trascorrere una settimana a Jesolo d'estate, e vivrò comunque una crisi sociale. E una crisi sociale che noi dobbiamo ovviamente evitare, dobbiamo evitare perché siamo chiamati ad operare per lo sviluppo di questo territorio. Pensiamo ad esempio a quella che è l edificazione, al problema capannoni. Ci sono 80 milioni di metri quadrati di capannoni in Provincia di Treviso, sono circa 80 ettari per Comune. Ci sono 576 zone industriali con superficie maggiore di metri quadrati. Lo ricordavamo nel convegno di Unindustria questa settimana. E ovvio, ad esempio, che la programmazione urbanistica fatta nei decenni scorsi (ma senza dar colpa a Bianchi, Rossi, Verdi, o Arancioni) è fallita o, per meglio dire, non c'è stata alcuna programmazione. L unica programmazione è stata quella dei nostri imprenditori, di chi diceva non possiamo aspettare le istituzioni, rimbocchiamoci le maniche e avanti. E noi li dobbiamo ringraziare, 13

14 dobbiamo ringraziare le nostre imprese che comunque hanno portato un valore al nostro territorio. In questa Provincia si è passati negli ultimi dodici mesi dal 2,3% di disoccupazione al 3,4%. Uno dei temi caldi che ci troviamo ad affrontare è quello della dismissione di molti posti di lavoro. Garantire l'occupazione è il primo obbiettivo. Il vero grande valore della nostra comunità è che comunque chi ha voglia di lavorare fino ad oggi ha potuto farlo, ha potuto raggiungere una posizione, ha potuto decidere da solo se lavorare come uno schiavo o come un animale (perdonatemi le espressioni forti, ma bisogna rendere l'idea) e farsi una casa, farsene due, comprarsi anche l'appartamento al mare e lavorare ancora di più. Ma lo ha fatto per scelta. Oppure decidere di fare otto ore al giorno e di comprarsi un appartamentino e andare un mese a Jesolo in vacanza. Libero comunque di scegliere. Il vero problema per il futuro è che forse non saremo più liberi di scegliere cosa fare della nostra vita. Allora, se è vero che si sta licenziando (vedo anche le parti sociali e i sindacati qui, poi, immagino, interverranno e confermeranno questa tesi) e abbiamo dismissione in molti posti di lavoro, non ultimi quelli della Zoppas, è altrettanto vero che ci sono altre aziende che comunque dichiarano noi inevitabilmente delocalizzeremo. Sappiamo tutti che i cinesi costano 62 centesimi all ora e qui un operaio costa 11 euro all ora. Quindi sul fronte dell'occupazione comprendiamo come la prima scelta che dovremo fare per il futuro, sarà quella della riconversione del nostro sistema produttivo. Un sistema che dà poco valore aggiunto per ogni singolo addetto, euro in meno rispetto ai lombardi. Significa che qui si lavora tanto usando ancora le mani, che qui la manifattura pesa ancora nei nostri processi produttivi, e, nel momento in cui il mercato è globale, la manodopera è globale. La Provincia ha invitato tutti gli interlocutori del territorio a mettersi attorno ad un tavolo, come diceva il Sindaco Rubinato. Per quanto mi riguarda ho cercato di starne fuori il più possibile, tanto è vero che ho partecipato al convegno ad aprile e questa è la mia seconda apparizione per parlare di Piano Strategico, da aprile a oggi siamo a fine ottobre. Questo per non influenzare in alcun modo i lavori. Abbiamo riunito tutti attorno ad un tavolo: Amministrazioni, quindi i Comuni, Istituzioni di diverso genere, le AUSLL piuttosto che la Camera di Commercio che è il nostro partner principale; le parti sociali, il mondo del volontariato, tutti gli stakeholder come li definiscono gli inglesi, cioè i detentori di interessi. 14

15 L idea è quella di fare un'analisi dei punti di forza e di debolezza del nostro territorio. Ci manca un adeguata viabilità? E un punto di debolezza? Abbiamo il 30% di strade in meno rispetto alla media nazionale? Punto di forza potrebbe essere la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta e del passante di Mestre. Ci mancano strutture per gli anziani? Mancano realtà per il turismo? Serve un'analisi seria, decidere quali i problemi da risolvere nei prossimi 5-10 anni, individuarne le soluzioni, il nome e cognome di chi li segue, di chi li finanzia e i tempi di realizzazione. Questo è un Piano Strategico. Frances Santacana, che è il padre di tutti i piani strategici ( Barcellona è la prima realtà a livello internazionale che si dota di un piano strategico e Santacana ne è direttore), dice una cosa giustissima, che la prima sfida in un Piano Strategico è far diventare amici persone che non sono amici. La parola amici significa comunicazione, messa in rete come diceva Rubinato prima, cioè parlarsi, perché il più grande limite, non solo di questa comunità ma di tutto il mondo, è di costruire assieme il futuro, al di là delle appartenenze politiche, delle idee ecc. Tra poco lascerò questo incontro, per andare ad inaugurare la scuola edile della CNA; resteranno qui i tecnici della Provincia e della Camera di Commercio. Infatti abbiamo lasciato in mano ai tecnici questa fase di studio e, ripeto, che non mi si venga a dire che stiamo sfornando libri o tomi su progetti fantascientifici. Ci siamo dati i tempi, novembre (se non è novembre sarà dicembre). Sono anni che si sta lavorando e, a breve, saranno presentati progetti, che individueranno le relative soluzioni. Facciamo un esempio per tutti prendendo un settore a caso, il turismo. Verrà presentata la necessità di fare rete. Questa è una necessità, dato che abbiamo presenze turistiche a Treviso. La rete è fondamentale per accogliere adeguatamente il turista che a Treviso è il turista del fine settimana, cioè si ferma tre giorni. Viene perché è interessato a Treviso (non ci arriva per caso, visto che non facciamo parte di grandi circuiti), viene apposta e questo ci fa piacere. Si tratta di persone che hanno bisogno di informazioni, di non perdere tempo e di trovare un territorio organizzato. Se noi cerchiamo di limare tutte le parti che non sono comuni, qualcosa poi resta. Michelangelo ha detto che per fare il David ha tolto la roba in più. Qual è la cosa bella del Piano Strategico? Se davvero sarà condiviso da tutti, cioè se questo David verrà fuori, per quanto piccolo però perfetto, sarà 15

16 voluto da tutti, cioè avrà la firma di Simonetta Rubinato, del sottoscritto, di Paolino Barbiero, di tutti quelli che hanno partecipato alla redazione del Piano e ne risulterà il libro mastro della Comunità. E ancora, quando Zaia andrà a casa e arriverà un altro Presidente, potrà arrivare una persona con idee diverse dalle mie, ma non le potrà avere diverse dalle scelte della comunità cioè da quelle espresse nel Piano Strategico. Con il Piano Strategico mettiamo le basi per un lavoro che è già condiviso, sul quale non si ritratta. Il problema deriva dal fatto che per ogni Sindaco nuovo che arriva, per ogni nuovo Presidente, per ogni nuovo Comitato che nasce, si cambiano le idee e con esse i progetti, abbandonando quelli precedentemente iniziati per proporne sempre di nuovi, allungando così all infinito i tempi di realizzazione. Dobbiamo fare delle scelte di base, come in azienda. Se un azienda produce scarpe da tennis, potrà cambiare il direttore generale, la proprietà, i criteri di gestione ma continuerà a produrre scarpe, dato che non potrà smantellare un sistema produttivo, un'impostazione aziendale, né cambiare il business plan, perché a questo punto dovrebbe coinvolgere gli azionisti e verificare se sono d'accordo. Gli azionisti però, nel nostro caso, non sono i Consiglieri Comunali o Provinciali, sono i cittadini. Il massimo sarebbe che si arrivasse a pensare di investire nella fase culturale del Piano Strategico, cioè far sì che i cittadini lo conoscano al punto tale da chiederne conto ai loro amministratori nel tempo. Grazie e buongiorno a tutti. 16

17 Renato Chahinian Segretario Generale Camera di Commercio di Treviso Porgo il saluto della Camera di Commercio e del suo Presidente Federico Tessari, che purtroppo non ha potuto partecipare a questo nostro incontro. La Camera di Commercio è lieta di aver organizzato questo importante convegno assieme al Comune di Roncade e alla Provincia di Treviso. E infatti un'occasione molto importante per fare il punto della situazione sulle politiche di sviluppo del nostro territorio, politiche di sviluppo a livello provinciale, ma che possono coniugarsi anche a livello comunale. Come giustamente ha già rilevato il nostro Sindaco in apertura, in realtà tutti gli enti locali hanno per fine ultimo lo sviluppo del loro territorio. Se noi consultiamo il Testo Unico delle autonomie locali, questo recita, all'art. 3, che il Comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo. D'altra parte, la Provincia è l'ente locale intermedio tra Comuni e Regione, rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi, ne promuove e ne coordina lo sviluppo. Se poi andiamo a leggere anche l'articolo 1 della legge 580, che riguarda le Camere di Commercio, in esso si dice, che le Camere di Commercio sono enti autonomi di diritto pubblico che svolgono, nell'ambito della circoscrizione territoriale di competenza, funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell'ambito delle economie locali. Ecco che quindi tutti questi enti, che sono diversi, che hanno nell'ordinamento natura diversa, che hanno dei compiti anche molto diversi, mirano, come unico scopo, allo sviluppo dei territori di competenza. Quindi, lo scopo comune diventa anche la nostra mission, quello a cui bisogna tendere seppure facendo anche cose diverse. Ma, mentre gli altri compiti vengono dettagliati per i diversi enti (sia Comuni, che Provincia, che Camera di Commercio) e sono regolamentati da molte norme, la legge non dice nulla su cos è lo sviluppo e, soprattutto, come si fa a raggiungerlo. Eppure ormai la teoria economica, le varie applicazioni e le esperienze attuate sono abbastanza ampie e consolidate, e quindi sono disponibili vari strumenti per poter perlomeno perseguire lo sviluppo, anche se chiaramente nessuna teoria è in grado di fornire una ricetta infallibile ed uguale per tutti. Esistendo gli strumenti necessari, il nostro sforzo è quello di poterli applicare e di renderli concreti e realizzabili. L'iniziativa di oggi dimostra che lo sviluppo parte dalle intenzionalità del territorio, dalle sinergie che si possono attuare tra i diversi territori, e questo bisogna fare cercando di dialogare in modo mirato con tutto il contesto degli attori di competenza, cioè degli attori del sistema locale che sono i 17

18 cittadini, ma sono pure tutti i gruppi di aggregazione in una comunità locale. La Camera di Commercio negli ultimi due/tre anni ha intensificato tale dialogo, e quindi si è misurata assieme ai rappresentanti delle diverse categorie economiche locali, ma anche assieme agli enti istituzionali (Amministrazioni locali), per poter concertare assieme uno sviluppo. E ciò perché ogni politica di sviluppo, ogni crescita economica e di competitività deve essere di elevata qualità, ma anche di una certa sostenibilità. Molte volte, le politiche di sviluppo sono fini a se stesse e, anzi, rischiano di provocare confusione, o comunque di essere in contraddizione con altre politiche di sviluppo, o con altri territori, o con altri settori. Tutto questo accordo, quindi, va portato avanti sui temi cruciali che riguardano l internazionalizzazione, l'immigrazione, l'uso del territorio, ecc., in una politica generale di marketing territoriale, come verrà meglio precisato dai relatori che seguiranno, all'insegna dello sviluppo e della sostenibilità. Infatti per marketing territoriale, dobbiamo intendere non la vendita del territorio, ma la valorizzazione del territorio stesso. La Camera di Treviso nel 2001 è partita, a seguito di altre iniziative che aveva attuato in precedenza di cui citerò soltanto alcuni aspetti nella relazione del pomeriggio, con un piano di riposizionamento competitivo della Marca, riposizionamento competitivo visto però nell'ambito di un sistema socio-economico che, quindi, deve comprendere anche le competenze della Provincia e degli altri enti locali. E proprio per questo che ci siamo alleati con la Provincia, proprio per poter riuscire meglio ad individuare e progettare obiettivi concreti e di interesse comune. Dall'iniziativa di oggi quindi potranno scaturire anche progetti definiti, che saranno da una parte sinergici a quanto è stato previsto nel patto di sviluppo strategico, ma dall altra dovranno verificare le specificità di singoli territori come il nostro di Roncade. Tali progetti potranno essere anche presi come esempio, come modelli di innovazione da altri territori aventi le stesse problematiche o le stesse situazioni. Per tutto questo auguro buon lavoro a tutti, con l auspicio che le riflessioni di oggi portino frutti concreti e propositivi per l'avanzamento economico e sociale del Comune di Roncade e dell'intera provincia. 18

19 RELAZIONI IL PIANO STRATEGICO: GLI ASPETTI SOCIOCULTURALI Prof. Vittorio Filippi Vorrei entrare nel dettaglio del piano strategico facendo due piccole premesse; la prima è questa: il piano strategico ha due anime (vado in modo didascalico): la prima riguarda il sociale,ed è di competenza della Provincia, mentre l'altra anima - che curerà oggi l'amico Callegari - tratta approfonditamente i temi legati all'economia. L'altra premessa che volevo fare tocca un po la filosofia del piano che è la Treviso che vorremmo avere nel 2010; si tratta cioè di un programma, perchè il piano è un lavoro prspettico che non si esaurisce oggi nel 2004 o nel 2005, ma è una traiettoria di sviluppo, di uno sviluppo che ragionevolmente vogliamo, perché il 2010 è una data simbolica, ma che rimanda correttamente ad un discorso ragionevole di programmazione di un futuro locale che siamo certamente in grado do realizzare politicamente. Il 2010 insomma è una ragionevole data in cui si possono fare tutta una serie di correzioni di rotta di questa Provincia. Perché parlo di correzione di rotta? Per un semplice motivo, che la rotta che finora abbiamo tenuto, cioè la storie di questa Provincia, la storia di questi ultimi trent'anni che è andata benissimo, e lo si vede dai risultati, ma ha anche in un certo senso consumato tutta una serie di risorse. In modo quasi didattico direi che se avete un'auto che corre velocemente, certo sfreccia rapidamente ma, attenzione, mentre corre velocemente sta consumando una serie di cose: sta consumando i pneumatici, sta consumando ovviamente il carburante. Quindi noi ci troviamo oggi a dover ricalibrare un po' il tiro, proprio perché abbiamo in questa corsa lunga, non prevista, assolutamente non prevista da quelli che ci hanno preceduto nelle generazioni passate, questa corsa ha consumato tutta una serie di elementi importanti. Ad esempio ha consumato il territorio, non c è più spazio, spazio fisico; ma ha anche consumato tutta una serie di relazioni sociali, ha messo sotto pressione la famiglia, e una delle frasi che noi diciamo più spesso oggi è non ho tempo, ed è un bel paradosso dato che si vive molto di più oggi, cioè viviamo molti anni di più. Però diciamo non ho tempo, manca il tempo e il tempo, ad esempio che manca in certi contesti, penso alla famiglia, penso ai rapporti affettivi, in effetti rasppresenta un deficit incolmabile. 19

20 Alla fin fine il piano parte da questo, cioè dal tentativo di dire: la Treviso che vogliamo nel 2010 non può più assolutamente essere la Treviso del 2004, o la Treviso del 2003, cioè quella che abbiamo sempre conosciuto e vissuto. Occorre rigenerarla, occorre fargli una sorta un tagliando straordinario, e questo tagliando straordinario conduce anche rivederne completamente la traiettoria, tenendo conto appunto di alcune incongruenze e di alcuni difetti che nel corso, di questa storia di successo sono emersi. Per cui partirei della prima considerazione. Noi veniamo, come ho detto, da un percorso assolutamente positivo, tanto è vero che all'interno delle 103 province italiane, Treviso si pone all'undicesimo posto in termini di benessere, perché ha uno sviluppo solido, e su questo credo non ci siano dubbi, ha un buon ambiente di vita, anche se dobbiamo dire con franchezza che c è un disagio sociale che sta aumentando. Vi mostrerò poi alcuni dati prodotti dalle ricerche della società SWG condotte rigorosamente ed esclusivamente sul territorio della Provincia di Treviso. Un tenore di vita media rispetto alle altre Province lo accennava anche il Presidente Zaia, una carenza di infrastrutture sociali, e quindi non solo di viabilità, ma anche di infrastrutture sociali e culturali. Più in dettaglio, da una ricerca che abbiamo fatto nel 2004 è venuto fuori che è anche una società che ha paura e che ha sempre meno fiducia nel proprio futuro. E la fiducia è una cosa molto importante perché è un po il carburante psicologico collettivo che ci porta avanti. Il non avere fiducia a livello collettivo è una situazione velenosa che incide profondamente, metà ha risposto di avere fiducia per il futuro ma il 40% percepisce un certo disagio, soprattutto teme i mutamenti. Credo che la cosa più pericolosa a livello collettivo, oltre che a livello individuale, sia aver paura dei cambiamenti. E tali cambiamenti non sono, come dire, ineliminabili, dobbiamo gestirli, li dobbiamo affrontare, averne solo paura induce ad un comportamento conservatore o conservativo che alla fine rimane perdente. Solo il 32% si sente tranquillo di fronte al futuro: tra coloro che sono più sotto pressione di fronte ai cambiamenti sono le fasce centrali, gli adulti in fascia centrale e soprattutto chi svolge un lavoro autonomo. Chi svolge un lavoro autonomo, penso all'imprenditore, per fare un nome, sono quelle categorie sociali che più sentono il pungolo della competizione, del mutamento, dell'incertezza. Il 40% si sente impaurito e sconfortato, in buona parte sono persone di una certa età dopo i cinquant'anni, che vivono questa situazione di incomprensione di ciò che sta accadendo e, quindi, di incomprensione ancora maggiore per il futuro. C'è una certa sfiducia anche nei confronti del sistema paese, dell'italia, se può consolare siamo più ottimisti per quanto riguarda noi che per quanto riguarda la dimensione italiana; quindi abbiamo ancora un margine, un capitale di fiducia maggiore per quanto riguarda la nostra zona, rispetto alla 20

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