Migrant banking in Italia. Rimesse degli immigrati e sviluppo

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1 Convegno ABI-CeSPI Migrant banking in Italia. Rimesse degli immigrati e sviluppo Roma, 3 giugno 2004 Sebastiano Ceschi, CeSPI Il settore bancario italiano di fronte alla popolazione migrante Nell ambito di due più ampi programmi di ricerca che il CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale) sta realizzando con l Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) per il Progetto Mida-Italia, e con il Fondo Multilaterale di Investimenti (MIF) della Banca Interamericana di sviluppo (IDB), uno specifico studio è stato condotto sul rapporto tra banche e immigrati in Italia. Il settore bancario italiano ha costituito, pertanto, l oggetto di un attenzione privilegiata e, attraverso alcuni suoi operatori, è diventato il protagonista di una riflessione comune inerente alla relazione delle banche con il risparmio e le rimesse della popolazione migrante. Analizzare il rapporto fra banche e migranti risulta oggi particolarmente significativo non solo per evidenziare le ormai note difficoltà e carenze nell accesso degli immigrati ai servizi bancari, ma anche per cogliere quegli elementi di dinamicità e quell interesse emergente all interno degli istituti italiani derivanti dalla progressiva affermazione delle capacità economiche e finanziarie di questo particolare segmento di popolazione. Com è noto, la presenza degli immigrati nel nostro Paese continua a crescere sia dal punto di vista quantitativo (con l ultima regolarizzazione attuata con la Legge Bossi-Fini, sono stati concessi 650 mila nuovi permessi di soggiorno, portando la popolazione straniera in Italia a sfiorare i due milioni e mezzo di individui), sia da quello più propriamente qualitativo, in termini di capacità di reddito, di risparmio ed anche di investimento evidenziate dai lavoratori stranieri. Il sempre maggiore protagonismo economico e finanziario dei migranti è direttamente testimoniato, sul versante del paese di approdo, da indicatori quali ad esempio l effervescenza delle iniziative imprenditoriali, e su quello del Paese di provenienza, dall intensità dell incremento dei flussi di rimesse in uscita dall Italia e rimpatriate nei contesti di origine. Anche per il nostro Paese, infatti, è stata registrata una forte e duratura propensione dei migranti ad inviare denaro al paese di origine: un recente rapporto della Banca Mondiale quantificava in un flusso di 93 miliardi di dollari l ammontare globale di tali trasferimenti (a fronte di altri 100 miliardi transitati attraverso canali informali), e in 4miliardi e mezzo la quota in uscita dall Italia, seconda solo alla Gran Bretagna all interno dell Unione europea. 1

2 La consistenza di questi flussi finanziari nell ambito delle transazioni internazionali e l importanza di questa voce per le economie di moltissimi paesi poveri sembrano aver risvegliato l attenzione di analisti e operatori della cooperazione verso le rimesse come risorsa finanziaria per lo sviluppo dei contesti di partenza delle migrazioni. In tal senso, la portata e le potenzialità del ruolo che questi attori economici e finanziari possono giocare nei confronti dei loro territori di provenienza, rendono estremamente attuale la questione delle modalità in cui avvengono i trasferimenti delle rimesse, com è noto solo in misura minoritaria gestiti dal sistema bancario formale. Di conseguenza, l espansione delle richieste finanziarie dei migranti attivi sul territorio italiano da un lato, e le loro crescenti esigenze di trasferimento di denaro verso il paese di origine, dall altro, pongono con forza la questione dell inclusione finanziaria degli immigrati e del ruolo del sistema bancario italiano nei confronti dei movimenti di denaro da questi alimentati. E nostra convinzione, infatti, che le banche costituiscano un soggetto assolutamente strategico sia per favorire l adeguata partecipazione dei migranti alla vita sociale ed economica della società ospite e garantire loro spazi d azione per una piena cittadinanza economica, sia per valorizzare il ruolo propulsivo degli individui espatriati nei confronti della società di provenienza, contribuendo così al dispiegarsi delle potenzialità presenti nel legame tra migrazioni e sviluppo. Non è un caso che negli ultimissimi anni il tema del migrant banking si stia affermando come terreno centrale di riflessione per studiosi, policy makers e soggetti della società civile, e che un livello di attenzione altrettanto spiccato si ritrovi anche nel mondo bancario italiano. L obbiettivo della ricerca, pertanto, oltre che compiere una ricognizione dello stato attuale dell offerta esistente e dei risultati raggiunti dai prodotti/servizi attualmente sul mercato, era quello di coinvolgere le banche in una più ampia riflessione sulle strategie e le prospettive di sviluppo percorribili per incrementare il rapporto con il bacino di utenza immigrato. Ciò allo scopo di verificare condizioni, limiti e potenzialità concrete per l elaborazione di politiche e strumenti finanziari direttamente connessi alle particolari esigenze espresse dai soggetti migranti, prima fra tutte quella legata al trasferimento delle rimesse verso il paese di provenienza. L indagine ha puntato sulla raccolta diretta di dati primari, sia attraverso interviste dirette o telefoniche a quegli elementi del personale bancario più attivamente impegnati nella relazione con gli utenti immigrati e maggiormente sensibili alle tematiche del social banking, sia attraverso il coinvolgimento di 12 selezionati esperti operanti in diversi istituti in una discussione interattiva e reiterata nel tempo, che ha consentito di mettere a confronto le diverse opinioni ed esperienze ed affinare un prodotto collettivo di conoscenze costruite attraverso i diversi apporti. In via introduttiva si deve affermare che, nonostante l esistenza di un certo numero di prodotti e servizi specificamente rivolti agli stranieri e di evidenti segnali di apertura del mondo bancario 2

3 verso il mondo dell immigrazione, la relazione banche/migranti debba ancora pienamente svilupparsi. Come già sottolineava un recente studio condotto dalla Fondazione Giordano dell Amore, a tutt oggi non sembra essersi verificato un ingresso massiccio degli utenti immigrati nelle banche italiane. Le ragioni di questa difficoltà possono ricondursi sostanzialmente a due ordini di questioni: a) quello della redditività e b) quello della fiducia. a) La percentuale di clienti immigrati non è ancora quantitativamente rilevante o comunque sufficientemente significativa, sia rispetto alla clientela italiana bancarizzata sia al numero totale dei residenti stranieri, per considerare questo segmento come un target realmente interessante, su cui costruire strategie di offerta decise e articolate. L iniziale sottostima delle capacità di inserimento nel tessuto economico e sociale del nostro paese, quindi anche delle capacità di risparmio, di investimento e di programmazione economica della popolazione straniera, ha provocato una generale carenza di attenzione da parte del settore bancario nello sviluppo di politiche commerciali e di marketing adeguate ad intercettare i bisogni espressi dai migranti. b) Alla limitata propensione aziendale verso il potenziale mercato costituito dagli immigrati, si accompagna anche una persistente diffidenza nei confronti di questa particolare tipologia di clienti, considerati come poco affidabili, come dimostrato dal fatto che pur non esistendo impedimenti formali all ingresso in banca degli immigrati, permangano invece una serie di barriere sostanziali. La richiesta di numerosi e impegnativi requisiti per l apertura di un conto corrente, in molti casi supplementari rispetto a quelli richiesti ai clienti italiani, insieme alla mancata concessione di determinati servizi a chi è già cliente, quali ad esempio il libretto degli assegni, la carta di credito o la possibilità dello scoperto, sono insieme causa e conseguenza della mancata intensificazione del rapporto tra le banche e l utenza immigrata. Se la considerazione non adeguata delle potenzialità finanziarie e del grado di serietà dell utenza straniera all interno di un rapporto bancario costituiscono il problema d origine della debole inclusione dei migranti, la ricerca ha tuttavia evidenziato un panorama in rapida evoluzione ed un evidente cambiamento di rotta. Dal punto di vista della redditività, la clientela immigrata viene guardata con sempre maggiore interesse, proprio per le sue prospettive di espansione quantitativa e qualitativa (popolazione giovane in età lavorativa, bacino ancora poco saturato, richieste in espansione, tasso di imprenditorialità crescente); mentre da quello della fiducia, si fa avanti la tendenza all attivazione di rapporti più formalizzati e di garanzia con le comunità immigrate presenti sul territorio, e a realizzare iniziative, in accordo con autonomie locali, regioni, questure e con soggetti privati del territorio, per l inclusione e la promozione finanziaria delle popolazione migrante. 3

4 Molto schematicamente, si può cercare di descrivere quali sono le rappresentazioni e le strategie dominanti da parte delle banche verso questo segmento di popolazione. I migranti vengono infatti considerati, secondo i casi, sia come un segmento in via di stabilizzazione sempre più equiparabile al bacino della clientela ordinaria, da servire con prodotti e servizi tendenzialmente analoghi a quelli offerti ai clienti italiani; sia come nuova e specifica tipologia di clienti, i cui diversi bisogni richiedono prodotti e strumenti innovativi, tipici e dedicati. Questa bipartizione tra un ottica bancaria più attenta alle similitudini tra clientela italiana e clientela immigrata, con un maggiore accento sui bisogni legati alla stabilizzazione in Italia dei migranti, ed una visione più particolaristica, basata sulla percezione di uno scarto rispetto alla clientela standard, deve tuttavia fare i conti con le caratteristiche concrete di una clientela che esprime bisogni e richieste finanziarie relative a entrambi i territori che legano il movimento migratorio. Questo doppio versante di presenza e di azione dell utente immigrato viene sempre più nettamente percepito dal settore bancario, che nelle sue componenti più consapevoli sta studiando nuove modalità per servire la clientela immigrata che prendano in considerazione le reali e diversificate esigenze del soggetto migrante, per certi versi italiano, per altri straniero, al fine di esplorare meglio nell immediato futuro strumenti e prodotti per intercettare più adeguatamente gli eterogenei interessi dei soggetti bancabili stranieri. Proprio attraverso la combinazione di servizi di base connessi a politiche di social banking, servizi domestici più avanzati e servizi internazionali, un certo numero di banche ha identificato nel miglioramento dell offerta il terreno sul quale avvicinare il potenziale bacino di utenza immigrata e intensificare le relazioni con chi è già cliente. Nell ambito di questo nuovo fronte di riflessione, i servizi di accompagnamento delle rimesse si inseriscono come una componente strategica e in evoluzione. Il quadro dei servizi esistente al momento si può descrivere come segue. Relativamente al puro trasferimento abbiamo una gamma di offerta ancora poco sviluppata e al tempo stesso piuttosto diversificata: oltre al semplice bonifico internazionale, esistono istituti che hanno realizzato convenzioni con operatori bancari e extrabancari a rete mondiale; istituti che hanno approntato prodotti di trasferimento a costo calmierato unicamente a livello di banca di partenza; infine istituti che hanno realizzato convenzioni specifiche con realtà omologhe di alcuni paesi esteri. Quest ultima strategia, quella che prevede accordi interbancari bilaterali, è risultata estremamente promettente. Sul versante della fiducia essa appare il prodotto di relazioni privilegiate con particolari gruppi di correntisti, associazioni straniere del territorio e istituti esteri; mentre sul piano della convenienza, consente modalità di trasferimento delle rimesse piuttosto interessanti, sia dal punto di vista delle commissioni e della certezza delle spese, in partenza come a destinazione, sia da quello della rapidità e della sicurezza del servizio. Inoltre, la costruzione di un legame stabile e 4

5 fiduciario tra banche delle due sponde permette non solo di aprire strade preferenziali per il trasferimento delle rimesse, ma anche di elaborare e sperimentare prodotti nuovi e contrattati con il proprio partner estero. L orizzonte verso cui, auspicabilmente, alcuni istituti italiani stanno cominciando a guardare è proprio quello di rendere disponibili alla propria clientela straniera formule finanziarie di approdo dei risparmi già ben direzionate verso determinati obbiettivi da realizzare al paese di origine. Gli accordi bilaterali possono venire realizzati, ad esempio, con una banca specialistica (che offre mutui fondiari e immobiliari oppure crediti di tipo produttivo in determinati settori); oppure concretizzarsi nell incorporazione di specifici servizi di accumulo del risparmio provenienti da, o concordati con, la banca locale (come formule assicurative e previdenziali, pacchetti di risparmio-credito indirizzati ai bisogni famigliari, bonus per l educazione dei figli, polizze sulla vita etc.). Grazie a queste nuove opportunità, le rimesse potranno trovare una più utile destinazione nei luoghi di approdo già a partire da quelli di invio, permettendo al migrante la costruzione nel tempo di strategie finalizzate di gestione del risparmio e di investimento dei capitali. La costruzione di canali e prodotti interbancari transnazionali, rappresenta quindi un occasione importante di internazionalizzazione e di collaborazione con nuovi partner per il settore bancario italiano, e nello stesso tempo si prospetta come una strada estremamente significativa per il miglioramento della qualità delle rimesse, nei termini cioè della loro capacità qualitativa di impatto sui luoghi di approdo. Una piena valorizzazione delle rimesse diventa possibile, infatti, quando al migrante vengono resi disponibili strumenti finanziari adatti a gestire proficuamente i propri risparmi e a destinarli a scopi e progetti mirati, quali l avvio o il sostegno di attività produttive di reddito, l acquisto di beni durevoli, investimenti in capitale umano o in programmi previdenziali e assicurativi. In tal senso, si può sostenere che quando i soggetti bancari si fanno buoni intermediari per il trasferimento dei risparmi, si creino anche condizioni più favorevoli perché questi ultimi si indirizzino meglio verso formule di risparmio e opportunità di investimento produttive e generatrici di dinamiche positive per l economia locale. Inoltre, la collaborazione tra istituti a diverso radicamento nazionale e territoriale può costituire un ponte finanziario importante anche all interno di progetti di cooperazione e cosviluppo che vedono le banche operare dentro un quadro sinergico di attori istituzionali e privati dei due territori e di istituzioni e enti internazionali. Il ruolo che le amministrazioni pubbliche e i soggetti bancari possono assolvere nel massimizzare gli effetti positivi della mobilità transnazionale contemporanea, sui contesti di origine come su quelli di destinazione, potrà acquistare un valore aggiunto proprio dalla connessione potenzialmente molto feconda del settore pubblico con quello bancario privato. 5

6 In conclusione, le indicazioni provenienti dalla nostra ricerca evidenziano che il settore bancario italiano si mostra sensibile all intensificazione dei rapporti con i gruppi migranti e i loro paesi di origine, sia attraverso puri meccanismi di mercato basati sull incontro fra domanda e offerta, sia in relazione ad iniziative più vaste e socialmente orientate, tese a migliorare e direzionare gli effetti positivi delle rimesse sui luoghi di origine. Ciò porta alla fondata speranza che le nuove possibilità di coniugare le strategie commerciali orientate al business con le crescenti istanze di responsabilità sociale presenti nel mondo delle banche, spinga questo soggetto a farsi protagonista della massiccia inclusione finanziaria e sociale dei migranti, ed interprete significativo di quella nuova sensibilità che ha individuato nelle migrazioni una grande chance per incrementare le relazioni internazionali e per rilanciare forme più eque di cooperazione e di interscambio tra regioni e continenti. 6

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