Studi e ricerche sull economia dell immigrazione. Ingresso degli stranieri in Italia Anno Estratto dal

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1 Studi e ricerche sull economia dell immigrazione Ingresso degli stranieri in Italia Anno 2010 Estratto dal Rapporto annuale sull economia dell immigrazione, edizione 2011 edito da Il Mulino

2 Introduzione 31 gioni del Centro-Nord. In particolare, ben il 23,2% dei cittadini stranieri vive in Lombardia ( residenti stranieri), l 11,8% nel Lazio ( residenti) e l 11,3% nel Veneto ( residenti). Le province di Milano 18 e Roma raccolgono poi da sole il 19,2% degli stranieri residenti, quasi uno straniero su cinque. Tra il 2009 e il 2010, le regioni in cui il numero di stranieri residenti è aumentato maggiormente sono però quelle del Mezzogiorno: in Puglia l incremento è stato del 14,2%, mentre in Basilicata e in Sardegna ha raggiunto il 12,7%. In particolare sono le province di Taranto (33,5%), Nuoro (17,4%) e Caltanissetta (16,3%) ad aver registrato la crescita maggiore. Se invece si sposta l attenzione sull incidenza della presenza straniera, ovvero il rapporto tra gli stranieri e il totale dei residenti, sono di nuovo le regioni del Centro-Nord a registrare i valori più alti. Nello specifico in Emilia Romagna la popolazione straniera rappresenta il 10,5% del totale della popolazione, in Umbria il 10,4% e in Lombardia il 10%. Le province in cui la presenza straniera è più rilevante sono però quelle di Brescia (12,9%), Prato (12,7%) e Piacenza (12,5%) (tab. 3). L ingresso degli stranieri in Italia L esame dei dati relativi ai permessi di soggiorno consente di fare alcune osservazioni sulle dinamiche sociali ed economiche che condizionano il fenomeno migratorio. È però opportuno ricordare che il decreto legislativo del 6 febbraio 2007, in attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, ha abolito l obbligo per i cittadini membri dell Unione europea di chiedere la carta di soggiorno 19. Ciò significa che gli ingressi dei cittadini dei 18 I dati non tengono ancora conto della nuova provincia di Monza e Brianza. 19 Per i periodi di soggiorno superiori ai tre mesi i cittadini comunitari che intendono stabilirsi in Italia, o in un altro paese dell Unione europea, richiedono l iscrizione anagrafica nel Comune di residenza. I familiari al seguito di cittadini comunitari soggiornanti, che siano cittadini extracomunitari, sono tenuti a richiedere la carta si soggiorno per familiari di cittadini Ue.

3 TAB. 3. Popolazione straniera residente per provincia e regione. Anno 2010 Popolazione straniera Var. % Incidenza % sul totale pop. Popolazione straniera Var. % Incidenza % sul totale pop. Torino ,1 8,6 Veneto ,8 9,8 Vercelli ,5 7,1 Pordenone ,3 11,0 Biella ,8 5,6 Udine ,3 7,0 V.-Cusio-Ossola ,5 5,6 Gorizia ,2 7,4 Novara ,3 8,6 Trieste ,7 7,6 Cuneo ,4 8,9 Friuli-V. G ,2 8,2 Asti ,0 10,2 Imperia ,3 8,8 Alessandria ,0 9,0 Savona ,7 7,1 Piemonte ,4 8,5 Genova ,8 6,7 Aosta ,3 6,4 La Spezia ,0 6,8 Valle d Aosta ,3 6,4 Liguria ,2 7,1 Varese ,3 7,6 Piacenza ,1 12,5 Como ,8 7,4 Parma ,0 11,5 Lecco ,4 7,6 Reggio nell Emilia ,5 12,3 Sondrio ,6 4,3 Modena ,3 11,9 Milano ,6 10,3 Bologna ,3 9,6 Bergamo ,8 10,2 Ferrara ,6 6,8 Brescia ,0 12,9 Ravenna ,5 10,4 Pavia ,1 8,9 Forlì-Cesena ,1 9,9 Lodi ,4 10,4 Rimini ,1 9,5 Cremona ,3 10,4 Emilia-Romagna ,5 10,5 Mantova ,1 12,2 Massa-Carrara ,6 6,3 Lombardia ,6 10,0 Lucca ,7 6,8 Bolzano ,9 7,8 Pistoia ,8 8,9 Trento ,1 8,8 Firenze ,6 10,5 Trentino-A.A ,0 8,3 Prato ,6 12,7 Verona ,1 11,1 Livorno ,3 6,3 Vicenza ,9 10,8 Pisa ,2 8,1 Belluno ,4 6,2 Arezzo ,4 10,2 Treviso ,1 11,2 Siena ,1 10,3 Venezia ,2 8,1 Grosseto ,1 8,4 Padova ,8 9,3 Toscana ,4 9,1 Rovigo ,5 6,9 Perugia ,9 10,9

4 TAB. 3. (segue) Terni ,5 8,8 Lecce ,4 1,9 Umbria ,5 10,4 Puglia ,2 2,1 Pesaro e Urbino ,7 9,2 Potenza ,1 1,8 Ancona ,1 8,6 Matera ,4 3,1 Macerata ,0 10,5 Basilicata ,7 2,2 Ascoli Piceno ,1 7,7 Cosenza ,7 2,9 Marche ,2 8,9 Crotone ,7 3,3 Viterbo ,1 8,3 Catanzaro ,9 3,2 Rieti ,0 6,8 Vibo Valentia ,8 3,2 Roma ,7 9,8 Reggio di Calabria ,6 3,9 Latina ,1 6,2 Calabria ,1 3,3 Frosinone ,8 4,2 Trapani ,7 2,6 Lazio ,6 8,8 Palermo ,2 2,0 L Aquila ,0 6,5 Messina ,5 3,2 Teramo ,6 7,4 Agrigento ,4 2,1 Pescara ,7 4,4 Caltanissetta ,3 1,9 Chieti ,6 4,6 Enna ,7 1,5 Abruzzo ,7 5,7 Catania ,9 2,2 Isernia ,0 2,4 Ragusa ,5 5,8 Campobasso ,3 2,6 Siracusa ,4 2,5 Molise ,0 2,5 Sicilia ,1 2,5 Caserta ,6 3,2 Olbia-Tempio ,4 5,9 Benevento ,1 1,9 Sassari ,6 1,7 Napoli ,6 2,2 Nuoro ,4 1,7 Avellino ,2 2,3 Oristano ,9 1,2 Salerno ,9 3,0 Ogliastra ,2 1,4 Campania ,0 2,5 Medio Campidano 716 9,5 0,7 Foggia ,3 2,9 Cagliari ,1 2,0 Bari ,3 2,1 Carbonia-Iglesias ,8 0,9 Taranto ,5 1,4 Sardegna ,7 2,0 Brindisi ,2 1,7 Italia ,8 7,0 Fonte: Istat.

5 34 Introduzione pae si comunitari tra i quali vi sono anche la Romania e la Bulgaria, da cui provengono rispettivamente il 21% e l 1,1% degli stranieri residenti in Italia non sono più registrati dai dati relativi ai permessi di soggiorno. Dal 2007 in poi, inoltre, vengono registrati tra i permessi per «motivi di famiglia» i minori al seguito di un adulto, anche se quest ultimo è in Italia per un motivo diverso. Come si evince dalla tabella 4, il 50,7% dei cittadini non comunitari che sono entrati nel 2008, e che risultavano regolarmente presenti al primo gennaio 2009, ha un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Il 35,5% ha invece un permesso per motivi di famiglia, il 4,3% per motivi di studio e il 6,4% per asilo politico o per motivi umanitari. La presenza di stranieri con permessi per motivi di famiglia è decisamente più rilevante al Centro-Nord rispetto al Sud: nel Nord Ovest il 41,7% degli stranieri non comunitari entrati in Italia nel 2008 e regolarmente presenti nel 2009 ha un permesso per motivi familiari, contro il 19,7% delle Isole. Ciò deriva probabilmente dal maggior radicamento (anche in termini di anzianità) della popolazione straniera nelle regioni settentrionali. La tabella 4 offre anche l occasione per riflettere sulla logica che ha ispirato le politiche che regolano l immigrazione in Italia, ovvero il collegamento tra l ingresso degli stranieri e il fabbisogno lavorativo. Da più parti viene denunciata la scarsa capacità del sistema italiano di creare un canale efficace per l ingresso legale nel pae se e nel mercato del lavoro 20. Prova ne sono le numerose sanatorie cui si è dovuti ricorrere negli ultimi due decenni per regolarizzare fasce consistenti di lavoratori stranieri, e di conseguenza ridurre gli spazi dell economia sommersa. Tra il 1996 e il 2009 ci sono state sei sanatorie, che hanno regolarizzato centinaia di migliaia di immigrati. Di fatto le sanatorie hanno giocato 20 Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Direzione generale dell Immigrazione, L immigrazione per lavoro in Italia: evoluzioni e prospettive, 2011, p. 63; E. Codini, Gli aspetti normativi, in Fondazione Ismu, Sedicesimo rapporto sulle migrazioni 2010, Milano, Franco Angeli, 2010, pp ; M.P. Nanni, 2009: una regolarizzazione selettiva, in Caritas Migrantes, Immigrazione dossier statistico 2010: XX Rapporto, cit., pp

6 TAB. 4. Cittadini non comunitari entrati nel 2008 e regolarmente presenti nel 2009 per motivo della presenza e ripartizione geografica Anno 2009 Lavoro Famiglia a Studio Asilo politico e umanitari Altro Totale n. % n. % n. % n. % n. % n. % Nord Ovest , , , , , ,0 Nord Est , , , , , ,0 Centro , , , , , ,0 Sud , , , , , ,0 Isole , , , , , ,0 Italia , , , , , ,0 Nota: sono compresi, oltre ai documenti di soggiorno individuali rilasciati per ragioni familiari, i minori al seguito di un adulto anche se presente per motivo diverso. Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati Istat.

7 36 Introduzione un ruolo rilevante nella «costituzione» di quello che oggi è il bacino del lavoro immigrato regolare nel nostro paese. Allo stesso tempo vi sono dubbi sull effettiva efficacia dei «decreti flussi» come strumenti di programmazione: secondo uno studio della Direzione generale dell immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che mette a confronto le quote programmate dai decreti flussi con la stima dei lavoratori stranieri entrati in Italia ogni anno, desunta dalle iscrizioni anagrafiche e dall analisi dei dati sui permessi in diversi anni i decreti flussi hanno sottostimato l effettivo ingresso di lavoratori stranieri 21. Nella tabella 5 si è cercato di ricostruire per il periodo la programmazione delle quote d ingresso per i cittadini extracomunitari. Nonostante la disponibilità di numerose banche dati e ricerche 22, l analisi della programmazione dei flussi in Italia presenta alcuni punti critici, soprattutto perché nel corso di uno stesso anno possono esservi molteplici provvedimenti, anche di natura diversa (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, decreti ministeriali, circolari ministeriali, ecc.), che incidono sull entità delle quote e sulla loro distribuzione per nazionalità, settore d impiego e territorio. Non è raro quindi che tra le diverse fonti informative (anche di origine ministeriale) vi siano discrepanze circa il numero e la tipologia di ingressi autorizzati per ciascun anno. Proprio in ragione della complessità della materia è opportuno fare alcune precisazioni circa i dati qui presentati, che derivano dall integrazione e dal confronto di diverse fonti: gli archivi normativi del Ministero dell Interno e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l archivio del Cnel (Consiglio nazionale dell economia e del lavoro), l archivio della Fondazione Ismu, il Primo rapporto sugli immigrati in Italia a cura del Ministero dell Interno, e la pubblicazione L immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive a cura della Direzione Ge- 21 Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Direzione generale dell Immigrazione, L immigrazione per lavoro, cit., pp Tra le fonti disponibili: banca dati del Cnel, banca dati della Fondazione Ismu, archivio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, archivio del Ministero dell Interno, e Ministero dell Interno, Primo rapporto sull immigrazione, dicembre 2007,

8 TAB. 5. La programmazione dei flussi in Italia. Anni Totale flussi Di cui stagionali 1996 Decreto Ministero Affari esteri del 27/12/ Decreto interministeriale, 23 luglio Decreto interministeriale 27/12/97, Dpcm 16 ottobre 1998, Integrazione al decreto interministeriale del 27 dicembre Direttiva Presidente Consiglio dei Ministri 04/08/ DPCM 08/02/2000; decreto Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale 8/06/2000 a DPCM 02/02/2001; DPCM 09/04/2001; decreto Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali 12/07/2001 b Decreti Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali 04/02/2002; 12/03/2002; 22/05/2002; 16/07/2002; DPCM 15/10/ DPCM 20/12/2002; DPCM 06/06/ DPCM 19/12/2003 c DPCM 17/12/2004 «Programmazione transitoria dei flussi d ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l anno 2005». Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22/04/2005 n d DPCM 15/02/2006; DPCM 14/07/2006; DPCM 25/10/2006 e DPCM 09/01/2007; DPCM 30/10/ DPCM 8/11/2007; DPCM 03/12/ DPCM 20/03/

9 TAB. 5. (segue) Totale flussi Di cui stagionali 2010 DPCM 01/04/2010; DPCM 30/11/ DPCM 17/02/2011 f a La Circolare 17/02/2000 n.11 della Direzione generale per l impiego aveva anticipato ingressi per lavoratori stagionali; questa cifra è però inclusa nelle quote programmate nel DPCM 08/02/2000, come indicato dalla Circolare della Direzione generale per l impiego n. 117 del 20 marzo La quota di stagionali è la somma dei ingressi anticipati dalla Circolare 17/02/2000 n. 11, dai autorizzati dal decreto ministeriale 08/06/2000 e dai ingressi delle quote di accantonamento redistribuiti con la Circolare della Direzione generale per l impiego n. 129 del 24 marzo b All interno delle quote programmate dal DPCM 09/04/2001 sono inclusi anche gli ingressi per i lavoratori stagionali anticipati con il DPCM 02/02/2001. Il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali del 12/07/2002 ha invece autorizzato l ingresso di ulteriori unità per lavoro stagionale, che si vanno ad aggiungere ai autorizzati dal DPCM 09/04/2001. c Sono esclusi i decreti di programmazione dei flussi di ingresso per cittadini dei nuovi stati membri dell Unione europea DPCM 20/04/04 ( lavoro subordinato) e DPCM 08/10/2004 ( stagionali). d Sono esclusi i decreti di programmazione dei flussi di ingresso per cittadini dei nuovi stati membri dell Unione europea DPCM 17/12/2004 «Programmazione dei flussi di ingresso dei lavoratori cittadini dei nuovi Stati membri della Unione europea nel territorio dello Stato per l anno 2005» ( lavoro subordinato). La quota di ingressi autorizzati per i lavoratori stagionali deriva dalla somma della quota di ingressi per lavoro stagionale autorizzati con il DPCM 17/12/2004 «Programmazione transitoria dei flussi d ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l anno 2005» e dai autorizzati con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22/04/2005 n e Sono esclusi i decreti di programmazione dei flussi di ingresso per cittadini dei nuovi stati membri dell Unione europea DPCM 14/02/2006. f Dati provvisori. Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa su dati del Ministero dell Interno, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Cnel e Fondazione Ismu.

10 Introduzione 39 nerale dell Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Innanzitutto si è scelto di non riportare nella tabella le quote riservate ai cittadini dei nuovi paesi membri dell Ue e i relativi decreti di programmazione, cui l Italia ha fatto ricorso sino al 2006 applicando la norma transitoria che consentiva di limitare la piena libertà di ingresso per motivi di lavoro 23 ; inoltre si è ritenuto di specificare unicamente le quote riservate ai lavoratori stagionali, senza operare ulteriori distinzioni (lavoro autonomo, lavoro subordinato indeterminato, quote riservate a particolari comparti). Anche se in questa sede non è quindi possibile entrare nel merito dei diversi provvedimenti, va sottolineato come negli ultimi anni le sanatorie e i decreti flussi abbiano privilegiato gli stranieri impiegati in alcuni settori lavorativi, e in particolare in quello dei lavori domestici di cura e assistenza. Questa scelta da un lato riconosce l importanza decisiva del lavoro degli stranieri in un settore delicato come quello dell assistenza familiare, ma dall altro non garantisce pari valore al contributo che gli stranieri portano negli altri comparti produttivi. 23 Ministero dell Interno, Primo rapporto sull immigrazione, dicembre 2007, p. 80.

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