Innovazione, competizione ed economia della conoscenza Innovation, Competition and Knowledge based Economy

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1 4 Global I profondi mutamenti del nostro tempo hanno comportato una seria trasformazione delle competenze e dei sistemi di lavoro, sempre più fondati sull economia della conoscenza. Il passaggio all economia della conoscenza richiede però investimenti coraggiosi: se l Europa vuole mantenere il suo livello di vita, il suo sviluppo sostenibile, l equilibrio regionale e vuole veramente continuare su questa strada non ha altra soluzione che investire in ricerca. L obiettivo da porsi è di migliorare il livello della conoscenza scientifica, liberalizzare le università, realizzare modelli di interazione tra ricerca e impresa. The enormous changes in working methods and skills taking place today are carrying us rapidly into the knowledge economy. Nevertheless, the transition into the knowledge economy requires bold investments: if Europe wants to maintain its living standards, its sustainable growth, its regional balance and really wants to continue on its current course, it has no choice but to invest in research. Our aim must be to raise our level of scientific knowledge, deregulate our universities, establish models for cooperation between research and business. Innovazione, competizione ed economia della conoscenza Innovation, Competition and Knowledge based Economy In occasione della cerimonia per l avvio dei lavori di realizzazione del nuovo centro di ricerca Italcementi ITCLab Innovation and Technology Central Laboratory, la Fondazione Italcementi Cav. Lav. Carlo Pesenti ha organizzato lo scorso dicembre una tavola rotonda su Istituzioni, università, imprese: le leve per l innovazione. L incontro, a cui hanno partecipato oltre 250 invitati, ha visto la partecipazione di Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e l Innovazione nella Pubblica Amministrazione, Adriano De Maio, delegato per l Alta Formazione, la Ricerca e l Innovazione della Regione Lombardia, Andrea Moltrasio, presidente del Comitato Tecnico Europa di Confindustria e presidente di Bergamo Scienza, Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria per le Relazioni Industriali e gli Affari Sociali ed Ezio Andreta, presidente APRE Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, moderati da Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera. Come imprenditore ha sottolineato il presidente Italcementi Giampiero Pesenti nel saluto di apertura dei lavori ritengo che l innovazione sia il mezzo più efficace per essere protagonisti nella competizione globale: per questo la ricerca che genera innovazione nelle imprese è la leva per la competitività dell intero sistema Paese. Lo spunto per affrontare il tema della ricerca è stato offerto da Roberto Verganti, direttore dell Alta Scuola Politecnica Milano/Torino, che ha illustrato i risultati di una ricerca dell IReR condotta per la Fondazione Italcementi sui modelli virtuosi di rapporto tra istituzioni, università e imprese nella promozione delle innovazioni tecnologiche derivanti dalla ricerca scientifica. I meccanismi di interazione tra università e imprese, quali la creazione di spin-off, l acquisto di brevetti da parte delle aziende, la stipula di contratti di ricerca rileva lo studio costituiscono solo la punta di un iceberg nel complesso sistema di confronto. Sotto la superficie esistono meccanismi più informali senza i quali è impossibile attivare la collaborazione. L accogliere studenti per periodi di stage, la formazione continua, l incontro tra ricercatori producono la base per rapporti più formali in quanto creano capitale relazionale. D altro canto le imprese hanno bisogno di interagire con i centri di ricerca pubblica poiché la conoscenza necessaria per generare le innovazioni diventa sempre più elevata, multidisciplinare e complessa, mentre anche per le università e i centri di ricerca è fondamentale l interazione con le imprese, perché da queste interazioni nascono gli stimoli che possono portare a nuove scoperte. I processi di trasferimento della conoscenza sono però spesso complessi e articolati: lo studio IReR ha messo in luce che un ruolo importante in questi processi è ricoperto dalle grandi imprese, dal momento che solo queste possono contare su centri di ricerca e sviluppo e un organizzazione adatta a interagire con l università. I risultati, sul piano pratico, sono commisurati alle risorse, economiche e umane, che ogni paese mette in gioco nel suo impegno a sostenere la ricerca e l innovazione. Negli ultimi anni, sia nella comunità scientifica sia nel dibattito pubblico, è stata ampiamente evidenziata l importanza dell innovazione a base scientifica e tecnologica per lo sviluppo economico Istituzioni, università, imprese: le leve per l innovazione Government, Universities, Industry: Levers for Innovation di Roberto Verganti*, Paolo Landoni e Claudio Roveda e sociale ed è stata sottolineata la stretta relazione tra la capacità d innovazione delle imprese da un lato e i sistemi locali della ricerca pubblica dall altro. In particolare viene chiesto sempre di più alle imprese di investire in Ricerca e Sviluppo e al sistema della ricerca pubblica di trasferire conoscenze e tecnologie al mondo industriale. Nonostante tutti gli studi e i dibattiti sul tema, non è stata ancora trovata

2 On the occasion of the cornerstone ceremony in December 2006 for the new Italcementi s Innovation and Technology Central Laboratory ITCLab the Italcementi Cav. Lav. Carlo Pesenti Foundation organized a round table on the theme Government, universities, industry: levers for innovation. The speakers at the event, attended by more than 250 guests, were Luigi Nicolais, Italy s Minister for Reform & Innovation in the Public Administration, Adriano De Maio, Lombardy s Regional Delegate for Higher Education, Research & Innovation, Andrea Moltrasio, Chairman of the Confindustria Technical Committee for Europe and Chairman of Bergamo Scienza, Alberto Bombassei, Confindustria Vice President for Industrial Relations & Social Affairs, and Ezio Andreta, Chairman of the Agency for the Promotion of European Research (APRE). The debate was moderated by Dario Di Vico, deputy editor of the Corriere della Sera newspaper. Opening the round table, Italcementi Chairman Giampiero Pesenti said: As a business man, I believe innovation is the most efficient path to leadership in global competition. This is why research that generates innovation in our business organizations is the lever for the competitiveness of the entire country-system. The research debate was introduced by Roberto Verganti, Principal of the Alta Scuola Politecnica ASP (Milan-Turin), who illustrated the results of an IReR survey conducted for the Italcementi Foundation on virtuous models for relations between government, universities and industry to promote technological innovation based on scientific research. The survey found that the mechanisms for interaction between universities and industry the creation of spin-offs, the purchase of patents by companies, research contracts are just the tip of the iceberg in a highly complex system of relationships between the two communities. Beneath the surface more informal mechanisms operate, without which cooperation would not be possible. Student internships, on-the-job training, meetings among researchers create the relational capital that lays the foundation for ties of a more formal nature. At the same time, industry needs to interact with public research centers, since innovation depends on increasingly advanced, interdisciplinary and complex levels of knowledge; equally, interaction with the business community is essential for universities and research centers, because it generates the stimuli that may lead to new discoveries. Knowledge transfer processes, however, are often complex and elaborate: the IReR study found that an important role in these processes is played by large corporations, who alone have the R&D centers and organization structures to interact with universities. At a practical level, results are commensurate with the economic and human resources that each country invests to support its commitment to research and innovation. una soluzione al problema dello sviluppo, dell innovazione e della ricerca. Il punto di partenza di questo studio condotto per la Fondazione Italcementi è stato proprio questo: il problema è estremamente complesso, investe una moltitudine di soggetti diversi, di relazioni e di processi, di azioni politiche e di scelte manageriali che lo rendono non risolvibile se affrontato dall alto, cioè solo in termini numerici o statistici, con un ottica rivolta al passato e senza la capacità di cogliere le diverse sfumature nei comportamenti e nelle organizzazioni. Abbiamo quindi deciso di utilizzare una metodologia innovativa, di cercare una nuova chiave interpretativa per il nostro studio: abbiamo scelto di partire dal basso, di considerare i diversi soggetti coinvolti e in particolare le loro relazioni. Abbiamo deciso di cercare ed evidenziare alcuni casi eccellenti e da questi generalizzare e indicare opportunità di azione per i diversi attori singolarmente o in interventi coordinati. Inoltre abbiamo ritenuto necessario adottare un approccio originale anche per quanto riguarda la prospettiva adottata nello studio e abbiamo scelto di focalizzare l attenzione sulle imprese piuttosto che sulle istituzioni o i centri di ricerca, partendo dalla consapevolezza che è proprio nelle imprese che si sviluppano le innovazioni. Il problema Tutti i report internazionali degli ultimi anni evidenziano una situazione di difficoltà dell Italia e dell Europa in termini di indicatori per la ricerca e l innovazione. Nella tabella 1 sono stati selezionati alcuni degli indicatori più rilevanti, ma la situazione è ben nota: l Europa e in particolare l Italia sono in una situazione di difficoltà sia rispetto agli Stati Uniti e al Giappone sia, in prospettiva, rispetto ai paesi emergenti come Un momento della tavola rotonda. A highlight from the round table discussion. ad esempio la Cina. Inoltre l Italia, anche nel contesto europeo, si trova distanziata dagli altri paesi del G7 e dai paesi del Nord Europa come la Svezia. I problemi sono relativi agli investimenti in ricerca (in particolare quelli industriali), alla propensione all innovazione tecnologica (brevetti) e soprattutto al numero di ricercatori, che sono la risorsa fondamentale per la ricerca. E inoltre, come emerge dalla seconda parte della tabella, la situazione è anche in peggioramento. Nonostante che in valore assoluto sia riscontrabile una crescita, gli altri sistemi si stanno muovendo più velocemente e quindi in termini relativi il divario aumenta. In particolare, ritornando alla prospettiva delle imprese e quindi dell innovazione, è significativa la perdita di competitività sui mercati high-tech che si è registrata negli ultimi 20 anni. Infine, come comincia a essere evidenziato anche dai dati, nuovi paesi si affacciano sulla scena internazionale e, a differenza di quanto spesso si legge, non intendono competere solo sulle attività a basso valore aggiunto, ma soprattutto sulla ricerca e l innovazione. Il caso dell India e delle sue performance, in particolare sulle tecnologie dell Information e Communication Technology (ICT), inizia a essere ben noto, così come quello della Corea e delle altre cosiddette tigri asiatiche, ma anche la Cina sta volgendosi con decisione in questa direzione come dimostrano gli investimenti in ricerca in percentuale sul Pil (già oggi più alti rispetto all Italia) 5

3 6 e il tasso di crescita della quota dei mercati high-tech negli ultimi 20 anni, che è stato pari all 800% (European Union, Key-figures ). A questi dati ampiamente noti si sono accompagnati numerosi studi e dibattiti. Tra le varie considerazioni emerse sono ricorrenti in particolare tre conclusioni: in primo luogo c è un problema di risorse, in secondo luogo c è un problema di efficienza e di qualità e infine c è un problema relativo ai processi di innovazione e di trasferimento tecnologico. Sul primo punto non si può che essere d accordo: il confronto internazionale pone delle sfide evidenti e richiede maggiori sforzi orientati al futuro da parte delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, nuovi sistemi di valutazione e incentivazione degli investimenti in ricerca e sviluppo nelle imprese, nelle università e nei centri di ricerca. Il secondo punto invece richiede una maggiore attenzione. È innegabile la necessità di attività di ricerca e sviluppo di qualità, è fondamentale che gli investimenti non vadano dispersi in organizzazioni non in grado di valorizzarli adeguatamente ed è altrettanto evidente che in Italia e in Europa siano possibili numerosi passi avanti in questo senso. Ma è altrettanto importante sottolineare che, pur in presenza di una realtà estremamente eterogenea, sono presenti diversi ottimi centri di ricerca e università così come numerose imprese innovative e di successo. In termini di produttività scientifica (rapporto tra numero di pubblicazioni e numero di ricercatori), ad esempio, l Italia è perfettamente in linea con la media dell Unione europea e ha una produttività quasi doppia rispetto agli Stati Uniti Tabella 1: INDICATORI PER LA RICERCA E L INNOVAZIONE (European Commission Third European Report on S&T Indicators, 2003). Sottolineare i margini di miglioramento dei centri di ricerca e delle imprese rimane un aspetto fondamentale, ma il dibattito che vede contrapposti da un lato quelli che assegnano tutte le colpe ai centri di ricerca (sostenendone l incapacità di fare ricerca utile ) e dall altro quelli che considerano responsabili le imprese perché troppo piccole è stato finora un dibattito sterile che non coglie a nostro avviso gli aspetti prioritari. Per quanto siano effettivamente necessarie azioni volte ad affrontare le critiche sopra evidenziate per ognuno dei due attori principali del sistema dell innovazione, l attenzione maggiore deve essere posta sulle relazioni, le interazioni e i processi che vedono coinvolti entrambi. In quest ottica sono possibili diversi spazi d intervento per le amministrazioni pubbliche in termini di governance del sistema complessivo e di facilitazione dell incontro e della collaborazione tra i diversi soggetti. Riprendendo il terzo dei punti prima evidenziati, possiamo quindi rilevare che c è un problema relativo ai processi di innovazione e di trasferimento tecnologico su cui occorre ITA EU(25) Usa Giappone Svezia UK Germania Francia % Pil investito in R&S 1,16 1,93 2,59 3,15 4,27 1,89 2,51 2,15 Spesa in R&S (milioni di ) Quota investimenti R&S da industria 43 55,6 63,1 74,5 71,9 43,9 66,1 52,1 Ricercatori ogni 1000 lavoratori 2,8 5,4 9 10,1 10,1 5,5 6,3 6,8 % di ricercatori industriali 39, ,5 67,9 60,6 57,9 58,1 51,1 Brevetti (triadic) per milione di abitanti 14,8 43,3 * 57,7 92,3 91,8 36,7 90,7 40,3 ITA EU(25) Usa Giappone Svezia UK Germania Francia Tasso di crescita investimenti in R&S 2,7 4,5 4,8 3,15 8,4 2,8 3,3 2,1 Tasso di crescita ricercatori 0,7 2,8 3,2 2,1 4,6 4,1 1,5 3 Tasso di crescita ricercatori industriali -1,3 0,9 0,8-0,4 1,7 1 0,5 1,6 Crescita brevetti (triadic) per milione di abitanti (10 anni) 26% 74%* 43% 29% 102% 68% 97% 32% Nuovi PhD in S&T 0,18 0,49 0,41 0,27 1,37 0,68 0,8 0,71 Crescita quota dei mercati high tech (20 anni) -36% -22% 1% -27% n.d. -34% -54% 15% * EU 15 Fonti: EU Key-figures 2005 e EU Key-figures , US National Science Board - Science and Engineering Indicators 2004, OECD Science, Technology and Industry Scoreboard Dati 2003 o ultimi dati disponibili. intervenire. Non a caso, infatti, negli ultimi anni la cosiddetta economia evolutiva ha sottolineato l importanza per l innovazione delle imprese di quelli che sono definiti elementi di contesto e in particolare della presenza e dell interazione dei diversi attori: sono stati approfonditi i concetti di sistemi nazionali (o regionali o settoriali) dell innovazione e si è affermata la consapevolezza dell esistenza di una tripla elica di relazioni tra università, imprese e istituzioni. Il seguito di questo lavoro si concentrerà quindi su questi aspetti considerando come i diversi soggetti coinvolti interagiscono e possono interagire con gli altri attori del sistema per aumentare la capacità complessiva di fare innovazione. La prospettiva delle imprese Il soggetto da cui occorre partire, come già accennato, sono le imprese. Se il problema che stiamo affrontando riguarda l innovazione come leva per lo sviluppo economico e sociale, occorre capire innanzitutto come le imprese fanno innovazione e come possono fare parte di un sistema interconnesso. In effetti, è sempre più chiaro che le imprese sono interessate ad aprirsi, ad assorbire conoscenza dal contesto. Molti dati dimostrano come il fenomeno sia globale, cioè sempre più la ricerca delle imprese avviene in interazione con il contesto e non più solo all interno dei propri laboratori. Ad esempio le scelte di localizzazione dei centri di ricerca delle imprese sono sempre più indirizzate verso parchi scientifici e tecnologici o in generale in prossimità di altri centri di ricerca industriali o pubblici e università. Questo fenomeno di apertura si verifica per una serie di motivi, tra cui l aumentata complessità della scienza e della tecnologia e dei costi e dei rischi associati alla ricerca. Le tecnologie stesse sono sempre più complesse e trasversali e le imprese, non riuscendo a dominarle tutte e in modo completo, non possono che aprirsi all esterno. Coesistono, inoltre, diverse traiettorie tecnologiche sia in termini di input, cioè di direzioni lungo le quali orientare la ricerca più esplorativa, sia in termini di output cioè di tecnologie da sviluppare per ottenere innovazioni. In generale le attività di ricerca e sviluppo diventano sempre più rischiose (in particolare in termini di risultati raggiungibili e probabilità di successo) e costose (in termini di sforzo necessario e risorse coinvolte)

4 Figura 1. IL CASO DEL SETTORE FARMACEUTICO Investimenti totali in R&S (miliardi di $) e numero di New Chemical Entities (NCEs) Fonte: 2004 Pharma Annual Survey, 2003/2004 Parexel's Pharmaceutical Industry Sourcebook ed è quindi necessario rendere il processo più flessibile avvalendosi di input e collaborazioni esterne. Nel caso del settore farmaceutico, ad esempio come emerge dalla figura 1 gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono dovuti aumentare in modo quasi esponenziale per mantenere almeno costante il numero di nuovi principi attivi. In risposta a queste difficoltà le aziende farmaceutiche hanno progressivamente aumentato le loro relazioni con altri centri di ricerca e oggi quasi il 50% dei prodotti da loro commercializzati deriva da accordi di licensing con piccole imprese o centri di ricerca (Evaluate Pharma; ISO Healthcare, 2003). Questo nuovo approccio delle imprese all innovazione è stato recentemente descritto con il termine Open Innovation (Chesbrough, H., 2003) in contrapposizione al vecchio modello definito di Closed Innovation. Si è cioè passati da grandi laboratori interni alle imprese, normalmente segreti e chiusi rispetto all esterno, a imprese che considerano i propri confini permeabili sia alle ricerche e alle idee provenienti dall esterno sia in termini di commercializzazione, licensing e spin-off di proprie idee e ricerche non strettamente legate al core business dell impresa. Sono ormai disponibili numerosi esempi di questo nuovo approccio anche a livello italiano, ma due casi sono a nostro avviso particolarmente significativi per illustrare le modalità attraverso le quali è possibile mettere in pratica questi concetti. Il primo caso riguarda la Pfizer. Questa azienda, tra le più grandi del settore farmaceutico, da alcuni anni ha lanciato un programma chiamato Drug Pfinder TM che si basa sulla collaborazione dei propri grandi e attrezzati laboratori con gruppi di ricercatori accademici di tutto il mondo. L azienda permette a ricercatori selezionati di partecipare alle prime fasi dell identificazione di nuovi composti chimici, di ottenere benefici economici nel caso in cui i risultati del loro lavoro portino a nuovi farmaci e di ricevere finanziamenti per le loro ricerche e le loro collaborazioni. In questo modo, come sottolineato dalla stessa Pfizer, i ricercatori ottengono risorse per le proprie ricerche e l impresa riesce ad ampliare il proprio portafoglio di risorse, idee e creatività. Ancora più interessante è il caso Procter & Gamble che è stato anche ripreso in un recente articolo della rivista Harvard Business Review (Huston & Sakkab, 2006). Questa impresa, partendo dalla considerazione che per ognuno dei nostri ricercatori ve ne sono almeno 200 altrettanto bravi in altre parti del mondo, si è organizzata per accedere a questo enorme bacino di conoscenze. In particolare ha creato 70 technology entrepreneur, settanta professionisti che di mestiere fanno scouting, ricercano tecnologie, conoscenze e competenze, vanno in giro per il mondo a cercare opportunità e soluzioni per la loro impresa. Negli Stati Uniti, ad esempio, in questo momento sono un grande successo le patatine sviluppate da questa impresa chiamate Pringles Print e caratterizzate dall aver stampato su ogni patatina, a seconda della confezione, trivia, massime, indovinelli su vari temi. L aspetto interessante è che l implementazione di questa idea non è stata sviluppata nei laboratori di ricerca interni; l impresa ha cercato di capire se e chi avesse già sviluppato una tecnologia di inchiostri alimentari o qualcosa di simile, e alla fine ha trovato la soluzione in uno spin-off accademico dell Università di Bologna. In generale Procter & Gamble dichiara che ormai oltre il 50% dell innovazione della propria impresa proviene dall esterno e che con questo nuovo approccio e con questa nuova struttura organizzativa si è dimezzato il time-to-market, ottenuta una crescita della produttività della ricerca e sviluppo del 60%, e raddoppiato il tasso di successo dell innovazione. Non a caso Huston e Sakkab, discutendo di questo caso nel loro articolo, suggeriscono di non parlare più di ricerca e sviluppo ma di connessione e sviluppo enfatizzando quindi l aspetto del collegamento nei confronti del contesto esterno rispetto all investimento in ricerca all interno della propria impresa. La necessità di sempre maggiori connessioni è evidenziata anche dall affermarsi, in particolare a livello internazionale, di società di intermediazione e di veri e propri marketplace delle tecnologie come ad esempio Innocentive o NineSigma. Questi soggetti, che nascono sulla base delle esigenze delle imprese, hanno lo scopo di mettere in comunicazione le aziende che hanno problemi da risolvere o idee da sviluppare con i ricercatori di tutto il mondo e costituiscono un ulteriore canale attraverso il quale cercare nuove collaborazioni. I casi presentati hanno due interessanti similitudini che ci permettono di sottolineare ed esemplificare due primi risultati del nostro studio. In primo luogo emerge quanto stia diventando strategico per le imprese guardare al proprio esterno, cercare e cogliere nuove opportunità e farlo, aspetto non scontato, con un ottica internazionale. È necessario prendere coscienza che questi fenomeni di trasferimento di conoscenze e tecnologie avvengono a livello globale, le imprese che non trovano risposte ai loro problemi nel contesto locale iniziano a cercare in altri paesi, e allo stesso tempo i ricercatori che non individuano possibilità di sviluppo per i loro ritrovati o finanziamenti per le loro ricerche nel proprio territorio iniziano a rivolgersi altrove. Pur riconoscendo il valore della prossimità per questi processi e in particolare per gli aspetti relativi alla fiducia e alle conoscenze tacite, idee e conoscenze hanno una grande mobilità e la localizzazione non può costituire una scusa o un alibi. Al contrario sono presenti 7

5 L avv. Giovanni Giavazzi, presidente della Fondazione Italcementi Cav. Lav. Carlo Pesenti, saluta i partecipanti alla tavola rotonda. The Chairman of the Italcementi Cav. Lav. Carlo Pesenti Foundation, Giovanni Giavazzi, welcomes the round table speakers. 8 grandi opportunità per chi si organizza per coglierle. Proprio questo aspetto organizzativo costituisce la seconda significativa analogia tra i due casi e ci permette di introdurre il secondo risultato del nostro lavoro: così come è necessaria una maggiore attenzione verso l esterno dell impresa, altrettanto e anzi ancora più importante per cogliere appieno i vantaggi del nuovo approccio è una rinnovata attenzione verso l interno dell impresa. In primo luogo non è sufficiente una semplice predisposizione verso l esterno: la scoperta di nuove opportunità e nuove soluzioni non avviene naturalmente e, anche se il caso può certamente giocare un ruolo rilevante, è necessario creare le condizioni perché queste occasioni si presentino. Serve cioè essere proattivi e organizzarsi, individuare programmi e figure professionali ad hoc per queste operazioni di scouting e di selezione. E tutto ciò può non essere sufficiente se non è affiancato da un altro cambiamento interno fondamentale sempre dal punto di vista organizzativo: un nuovo assetto dei laboratori interni di ricerca e sviluppo nella direzione di una maggiore capacità d interazione con soggetti e idee esterne. Può succedere che nuove opportunità e tecnologie si manifestino alle imprese, anche senza particolari sforzi da parte loro, attraverso l intermediazione di altri soggetti o semplice fortuna, ma senza la capacità di cogliere e sviluppare queste opportunità è difficile che dall incontro si sviluppino significative innovazioni. Come sottolineato in un famoso articolo di Cohen e Levinthal (1990) le imprese hanno bisogno di capacità assorbitive per appropriarsi, rielaborare e sviluppare, al fine di ottenere delle innovazioni, le conoscenze provenienti dall esterno. Le attività innovative non possono quasi mai essere date completamente in outsourcing, è necessario che nell impresa ci siano le risorse, in primo luogo umane, in grado di trasformare le conoscenze in innovazioni apportando il contributo, l esperienza e il know-how dell impresa stessa. Nei due casi brevemente descritti si è accennato, infatti, ai grandi e attrezzati laboratori della Pfizer e ai ricercatori della Procter & Gamble. Queste imprese si aprono verso l esterno, ma senza rinunciare a fare ricerca, senza rinunciare ai ricercatori che possono tradurre in innovazioni anche le conoscenze generate all esterno. Su quest ultimo punto è necessario un approfondimento in quanto un altra evidente similitudine tra i due casi presentati è che entrambi riguardano imprese di dimensioni molto grandi che operano in mercati internazionali. Dal nostro punto di vista le considerazioni sviluppate non valgono però solo per queste tipologie di imprese: anche imprese di medie e piccole dimensioni possono seguire la strada indicata e diversi esempi lo confermano. La condizione fondamentale non è tanto la dimensione quanto la possibilità e la consapevolezza della necessità di investire in risorse umane qualificate in grado di generare innovazione, anche assorbendo conoscenze e tecnologie dall esterno. Sicuramente questo investimento è più semplice per imprese medie e grandi, ma la considerazione che spesso viene fatta, che cioè in un contesto molto significativo di piccole imprese il ruolo delle università e dei centri di ricerca pubblici sia ancora più importante come possibile sostituto della ricerca industriale, è a nostro avviso fuorviante. Diversi studi hanno ormai dimostrato che se le imprese non sono opportunamente organizzate internamente, se non dispongono di capacità assorbitive e non hanno strutture interne dedicate con ricercatori o tecnici specializzati, difficilmente riusciranno non solo ad appropriarsi della conoscenza generata al loro esterno e a tradurla in innovazione, ma anche a capire a chi rivolgersi, a porre le domande giuste e in generale a comunicare con il mondo della ricerca e delle tecnologie. Non a caso da un recente studio sulle imprese lombarde è emerso che tra le imprese con più di 50 addetti oltre l 80% ha laureati in organico e circa il 50% ha ospitato stage di studenti universitari, mentre tra le imprese con meno di 50 addetti solo il 35% ha laureati in organico e solo il 15% ha ospitato stage di studenti universitari. In conclusione per le imprese sta diventando strategico guardare al proprio esterno e devono quindi organizzarsi per cercare nuove opportunità, conoscenze e tecnologie; ma per far funzionare il processo di trasferimento di conoscenze e tecnologie tra imprese, centri di ricerca pubblici e università non è sufficiente che i diversi soggetti entrino in contatto: le imprese devono organizzarsi internamente per sviluppare capacità assorbitive che permettano loro di cogliere queste opportunità. La prospettiva delle università e dei centri di ricerca pubblici Un secondo attore fondamentale del sistema dell innovazione sono le università e i centri di ricerca pubblici. Della loro importanza come luoghi di produzione di conoscenza e di formazione di risorse umane qualificate per le imprese si è già accennato e in questa sede non è prioritario discuterne, da un lato perché sono già presenti numerosi studi al riguardo, dall altro perché su questo punto c è un sostanziale consenso sia a livello scientifico sia a livello di dibattito pubblico. Più interessante è invece il dibattito sull opportunità, sulle modalità e sulla capacità di questi attori di trasferire conoscenze e tecnologie e in generale sul loro impegno nella relazione con il mondo industriale. È ormai evidente che molti di questi attori, in particolare a livello internazionale, hanno fatto di questo punto una loro terza missione. Tra i motivi che spingono a una collaborazione con le imprese tre sono a nostro avviso particolarmente rilevanti: lo stimolo alla ricerca, l immagine e l integrazione delle risorse finanziarie. In primo luogo, molti ricercatori hanno capito i limiti di un modello lineare che consideri unicamente un passaggio unidirezionale dalla ricerca di base alla ricerca applicata, allo sviluppo industriale. Le relazioni sono molto più complesse, e per quanto la ricerca libera, di curiosità, continui a costituire un fondamento imprescindibile dello sviluppo scientifico e tecnologico, è ormai chiaro che diversi stimoli e sfide possono venire dal mondo industriale e portare a grandi scoperte, come avvenuto ad esempio per la microbiologia

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