Friuli e Trieste autonomi

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1 Anno 6, n. 37 Sabato 26 settembre 2015 Editoriale Friuli e Trieste autonomi Notizie per il Friuli Le elezioni in Catalogna Le Città metropolitane La Città metropolitana di Venezia Identità linguistiche Il Presidente Vicario al Congresso della Filologica I quotidiani delle minoranze A lezione di ladino Le comunità albanesi d Italia Le lingue madri del Piemonte Attività Pagjinis furlanis Opinioni e documenti Friuli e Trieste autonomi Abbiamo l impressione che il blocco unitarista che finora ha dominato la politica regionale vada sgretolandosi. A Trieste il partito democratico va dilaniandosi sulla proposta della Città metropolitana che contrappone il capogruppo democratico alla Camera Rosato e la Presidente Serracchiani al senatore Russo e al sindaco di Trieste Cosolini. E per la Città metropolitana si è schierato Roberto Dipiazza che probabilmente diverrà il nuovo Sindaco di Trieste a capo di una coalizione del centro destra. In Friuli per l iniziativa di un gruppo di sindaci in parte di centro sinistra si è imposto al Consiglio regionale il riconoscimento della Festa del Friuli come evento di importanza regionale e l inserimento nella legge regionale sulle autonomie locali delle Assemblee delle Comunità linguistiche. Decisioni da cui deriva una piena legittimazione a livello regionale dei diritti della comunità friulana. La articolazione della Regione secondo qualche forma istituzionale che si avvicini al modello delle due province autonome in cui è stata divisa la Regione Trentino-Alto Adige trova precise e convincenti giustificazioni. Quella Regione prima della istituzione delle due Province autonome viveva in un clima di continue contrapposizioni e di veti incrociati alimentati dai contrasti tra la maggioranza tedesca del Sudtirolo e la maggioranza italiana del Trentino, la quale poi, facendo blocco con la cospicua minoranza italiana di Bolzano, poneva sistematicamente il gruppo tedesco in condizioni di minoranza a livello regionale. Con la separazione dei due bilanci, della legislazione e dei meccanismi di controllo politico delle risorse finanziare, si è aperta un era di grande autonomia tra le due entità e di rapporti collaborativi tra le stesse. Ciascuna decide in piena autonomia dell uso delle proprie risorse, facendo cadere immediatamente ogni tensione interetnica e inaugurando un clima di grande dinamismo e creatività nella costruzione degli strumenti più adatti allo sviluppo delle due comunità. 1

2 Analoghi i vantaggi di una articolazione bipolare della nostra realtà regionale. Lungo i confini del Timavo la Regione dovrebbe articolarsi in due entità istituzionali, la Comunità di Trieste, sotto forma di Città metropolitana, di Unione Intercomunale o di Provincia autonoma, e la Comunità del Friuli, sotto forma di associazione delle tre Province di Udine, Pordenone e Gorizia, o delle 17 Unioni Intercomunali in cui è stato frammentato il Friuli, o di Provincia autonoma del Friuli. I nomi non sono importanti. Ciò che rileva è la organizzazione del Friuli e di Trieste in due entità istituzionali autonome, che rispondano a tre requisiti: l autogoverno delle due entità, con organi di governo formati ad elezione diretta, bilanci distinti, il rispetto dei confini tra le tre province friulane e la provincia triestina. I vantaggi sono evidenti. Innanzitutto si renderebbero responsabili le due popolazioni della formazione delle proprie rappresentanze politiche e si esalterebbero le possibilità di autogoverno, senza i condizionamenti che nascono dalla convivenza della maggioranza friulana e della minoranza triestina, e le responsabilità nell uso e nel controllo delle risorse che nascono dai gettiti tributari alimentati dalle attività produttive delle due popolazioni. Cesserebbero i contrasti e le proteste ogni qual volta la Regione decida di ripianare i deficit del Teatro Verdi o di finanziare il Porto o l Area di ricerca o la Barcolana con risorse in maggior parte provenienti dal lavoro dei friulani; oppure quando la Regione deliberi di finanziare i programmi per la lingua friulana o le iniziative dell Università di Udine, o gli interventi per la montagna o per i Distretti industriali. Le caratteristiche strutturali da un punto divista linguistico, culturale, economico, sociale, urbanistico sono profondamente diverse tra il Friuli e Trieste. L uno è abitato da una minoranza linguistica riconosciuta dalla Repubblica e l altra è una comunità veneto-slovena investita da un antico processo di globalizzazione marittima. E le decisioni che riguardino i problemi dei differenti territori se assunti dalla rispettive comunità risponderebbero a criteri di responsabilità, di efficienza e di trasparenza, e soprattutto farebbero cadere le conflittualità inter-comunitarie. Dall altro lato i rapporti di interdipendenza e di complementarietà sono quasi inesistenti. Il Friuli con il passare del tempo si è dotato di strutture autonome: l Università, i Teatri, l Area tecnologica, che lo rendono autonomo rispetto alle analoghe strutture triestine. I movimenti di pendolarità per lavoro o di studio tra le due aree si sono prosciugati, anche a causa della progressiva riduzione dell apparato industriale triestino. I movimenti commerciali si sono anch essi ridotti, con la crescita dell apparato commerciale friulano. Le inefficienze delle strutture portuali triestine tengono lontane gran parte delle merci prodotte in Friuli. La consensuale separazione delle due entità regionali può portare solo vantaggi e nessun inconveniente per il Friuli e Trieste e per la Regione nel suo insieme. 2

3 Notizie per il Friuli Le elezioni in Catalogna Domenica 27 settembre si sono svolte in Catalogna le elezioni per il Parlamento della Comunità. Grande risalto è stato dato dalla stampa per la conquista della maggioranza assoluta dei seggi da parte dei partiti che hanno fatto la scelta per la separazione dalla Spagna, maggioranza che peraltro già detenevano. Se andiamo a guardare con più attenzione i risultati vediamo che si possono trarre utili insegnamenti e alcune indicazioni sulla prospettiva che la Catalogna possa diventare uno Stato indipendente dalla Spagna. Liste Seggi Voti % Var Var JxSI ,41 39,54-4,87 CUP ,48 8, PSC ,43 12,74-1,69 PP ,98 8,50-4,48 C S ,57 17,93 +10,36 CAT-SI ,9 8,94-0,96 UNIO ,00 2,51 + 2,51 PACMA ,57 0,73 +0,16 VERDS ,00 0,35 +0,35 G ,00 0,03 +0,03 Il significato delle sigle è il seguente: JxSI Junts pel SI: coalizione tra Convergencia Democratica de Catalunya e Esquerra Republicana de Catalunya, e cioè tra un partito moderato e un partito di sinistra entrambi indipendentisti; CUP: Candidatura d unità popolare: indipendentista; C S Ciutadans Partido de la Ciudadania: partito nazionale, unitarista; PSC: Partito socialista di Catalogna, proiezione locale del PSOE, partito nazionale, unitarista; PP: Partito Popolare, partito nazionale, unitarista; CAT-SI Catalogna SI che si può: unitarista; UNIO: Unione democratica di Catalogna, centrista; PACMA: Partito animalista; VERDS: Verdi; G: Catalogna vince, non classificabile. 3

4 Se si sommano i risultati sulla base dell atteggiamento nei confronti dell indipendenza, si avrà: Gruppi Seggi Voti % Var Var Indipendentisti ,89 47,74-0,15 Unitaristi ,88 48,11 + 3,23 Altri ,57 3,62 + 3,05 Come si vede, da un analisi attenta dei dati, il quadro che emerge è ben diverso da quello che appariva dai titoli sensazionali della stampa, dalle dichiarazioni trionfanti degli indipendentisti catalani e dagli entusiasmi degli sparuti gruppi indipendentisti di casa nostra. Le considerazioni che emergono sono le seguenti: 1) I partiti indipendentisti hanno subito una sconfitta, in quanto, se hanno confermato la loro posizione di maggioranza, hanno tuttavia dovuto registrare diminuzioni sia dei seggi che delle percentuali di voto. Convergencia i Union ha dovuto subire una scissione a destra, in quanto il partito democratico è fuoriuscito dalla coalizione che, ottenendo il 2,51% dei voti, ha comunque impedito alla coalizione indipendentista di raggiungere la maggioranza assoluta dei voti. Si è verificato un fenomeno che sembra ormai essere una legge della politica: quando due partiti assai diversi si uniscono, finiscono per ottenere un numero di voti che è inferiore alla somma dei voti ottenuti separatamente: i due partiti subiscono emorragie di voti sia alla loro destra che alla loro sinistra che ne indeboliscono l affermazione. 2) I partiti unitaristi che sono proiezione di partiti nazionali vengono nettamente penalizzati: il partito socialista perde il - 1,69% dei voti, e il partito popolare il - 4,48%, raggiungendo rispettivamente il 12,74% e l 8,50%. 3) La coalizione indipendentista perde voti a favore di un giovane partito catalano che si va espandendo a livello nazionale e che privilegia i consueti temi della trasparenza, della lotta alla corruzione e altri di marca qualunquistica o grillina: i Ciutadans ottengono il 17,93% nel 2015, contro il 7,57% del In definitiva si può dire che la strada verso l indipendenza è tutta in salita. La coalizione indipendentista ha visto confermare la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento catalano, ma non ha la maggioranza dei cittadini. E questo è un dato che verrà utilizzato dal Governo centrale con tutti gli strumenti di cui può disporre, utilizzando le armi del bastone e della carota. Sondaggi preelettorali sugli atteggiamenti dell opinione pubblica sono indicativi del clima d opinione che regna in quella regione: solo una minoranza, anche se consistente, si dichiara per l indipendenza a tutti i costi, da ottenersi anche con un referendum che violi le procedure legali e che faccia uscire la Catalogna dall Unione Europea. Una maggioranza consistente 4

5 teme questi eventi e si pronuncia a favore di un rafforzamento dell autonomia catalana nell ambito di un Regno spiccatamente federale. Notizie per il Friuli Le Città metropolitane Il dibattito sulla Città metropolitana prosegue stancamente a Trieste su un cumulo di luoghi comuni continuamente replicati, dove l unico elemento di originalità, su cui tutti gli interlocutori triestini si ripetono è quello dell allargamento dei confini dell attuale provincia di Trieste fino ad inglobare il monfalconese e magari l intero Friuli orientale. Si deve evitare di spaccare in due la Regione, si deve rafforzare l unità regionale, le rivendicazioni friulane rappresentano solo questioni di campanile. Vi è un pensiero unico che domina gli ambienti triestini, che ruota intorno a questi tre punti, e che mascherano lo scontro politico che si va svolgendo all interno del Partito democratico, che vedrà scontrarsi nel 2018 il deputato democratico Rosato divenuto nel frattempo capogruppo alla Camera e il senatore Russo che in quell anno si troverà senza il ramo del Parlamento in cui è stato eletto, il Senato, che per allora risulterà praticamente abolito. E in mezzo la Serracchiani che ha optato a favore di quello che appare attualmente il più potente, e cioè Rosato, con un articolo pubblicato su Il Piccolo che rappresenta la summa dei luoghi comuni su cui si fonda il pensiero unico delle classi politiche triestine. Invece di affrontare i veri problemi, che sono quelli di costruire reali garanzie per i piccoli comuni sloveni del Carso e per la minoranza slovena compresa nel territorio triestino, di definire le modalità di formazione degli organi individuali e collegiali, di determinare le funzioni, di individuare i rapporti con l Autorità portuale, si preferisce divagare sulla difesa della specialità, sulla fagocitazione di parti o di tutta la provincia di Gorizia, sulla contrapposizione con il Friuli le cui posizioni e i cui interessi sarebbero soltanto espressione di impostazioni campanilistiche. Per contribuire ad un dibattito costruttivo, offriamo alcuni elementi di informazione. Definizione La prima definizione è data dal testo unico degli enti locali, il D. Lgs 267/2000 che all art. 23, comma 1, recita: Il comune capoluogo e gli altri comuni ad esso uniti da contiguità territoriale e da rapporti di stretta integrazione in ordine all attività economica, ai servizi essenziali, ai caratteri ambientali, alle relazioni sociali e culturali possono costituirsi in città metropolitane. Tale definizione, ripresa in più norme, è stata svuotata dalla previsione della Legge Del Rio, la Legge 56/2014 in quanto privata del suo elemento fondamentale che è dato dall esistenza di rapporti di stretta integrazione tra comuni contigui al capoluogo. L esigenza di ridurre il numero di province 5

6 prima che ne fosse resa possibile la soppressione con una modifica della Costituzione, ha indotto il legislatore a unire al capoluogo metropolitano l intera provincia circostante, svuotando in tale modo il significato stesso di città metropolitana. La Regione Friuli Venezia Giulia, dopo aver previsto soltanto la città metropolitana di Trieste, ha introdotta la possibilità di costituire una o più Città metropolitane così definite all art. 9, comma 1 della Legge regionale n. 1/2006: Con legge regionale possono istituirsi città metropolitane nelle zone comprendenti i Comuni capoluogo di provincia e altri eventuali Comuni territorialmente contigui i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione territoriale in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali, a condizione che la popolazione risultante non sia inferiore a abitanti. La più recente Legge regionale di riforma degli enti locali, la LR 46/2014 non considera questi nuovi enti locali. Città metropolitane italiane In Italia la Legge Del Rio prevede le seguenti città metropolitane nelle regioni ordinarie: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, mentre rinvia alle leggi regionali la definizione per la Sicilia (Palermo, Catania, Messina), la Sardegna (Cagliari) e il Friuli Venezia Giulia (Trieste). Nessuna di queste Città è stata ancora istituita. Città metropolitane europee Le città metropolitane dotate di una propria configurazione istituzionale sono solo 12. Londra, Amburgo, Amsterdam, Berlino, Francoforte, Monaco, Vienna, Parigi, Lione, Marsiglia, Madrid, Barcellona. Esse hanno le configurazioni istituzionali le più varie. Alcune sono costituite in forma di Land (la città più un ristretto territorio circostante, con mantenimento dei comuni), altri in forma di Grande comune diviso in quartieri elettivi o soltanto amministrativi, altri in forma di Associazione dei comuni e altre forme di aggregazione istituzionale. In nessun paese vi è una regolamentazione uniforme e definita dall alto come in Italia. Prevale comunque l individuazione di una area ad alta intensità abitativa, ad alta concentrazione produttiva, ad intense relazioni di pendolarità, a stretta contiguità territoriale, ad elevato grado di urbanità, parametri che in Italia scompaiono di fronte alla scelta di comprendere l intera provincia circostante il capoluogo, secondo un criteri meccanico che svuota il concetto stesso di Città metropolitana. Le funzioni delle Città metropolitane italiane Le funzioni delle Città metropolitane delle Regioni a statuto ordinario sono stabilite dall'art. 1, comma 85, della Legge 7 aprile 2014, n. 56, in vigore dal 8 aprile 2014: 6

7 Le province di cui ai commi da 51 al 53, quali enti con funzioni di area vasta, esercitano le seguenti funzioni fondamentali: pianificazione territoriale provinciale di coordinamento, nonché tutela e valorizzazione dell'ambiente, per gli aspetti di competenza; pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, in coerenza con la programmazione regionale, nonché costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale ad esse inerente; programmazione provinciale della rete scolastica, nel rispetto della programmazione regionale; raccolta ed elaborazione di dati, assistenza tecnicoamministrativa agli enti locali; gestione dell'edilizia scolastica; controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale". Alla città metropolitana sono attribuite le funzioni fondamentali delle province più le seguenti ulteriori funzioni (comma 44): adozione e aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano, che costituisce atto di indirizzo per l'ente e per l'esercizio delle funzioni dei comuni e delle unioni di comuni compresi nel predetto territorio, anche in relazione all'esercizio di funzioni delegate o assegnate dalle regioni, nel rispetto delle leggi delle regioni nelle materie di loro competenza; pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all'attività e all'esercizio delle funzioni dei comuni compresi nel territorio metropolitano; strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano; predisposizione dei documenti di gara, di stazione appaltante, di monitoraggio dei contratti di servizio e di organizzazione di concorsi e procedure selettive (d'intesa con i comuni interessati); mobilità e viabilità, anche assicurando la compatibilità e la coerenza della pianificazione urbanistica comunale nell'ambito metropolitano; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, anche assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con 7

8 la vocazione della città metropolitana come delineata nel piano strategico del territorio; promozione e coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano. Restano comunque ferme le funzioni spettanti allo Stato e alle regioni nelle materie di cui all'articolo 117 della Costituzione, nonché l'applicazione di quanto previsto dall'articolo 118 della Costituzione (comma 45). Lo Stato e le regioni, ciascuno per le proprie competenze, possono attribuire ulteriori funzioni alle città metropolitane in attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui al primo comma dell'articolo 118 della Costituzione (comma 46). Le Regioni a Statuto speciale, vale a dire la Sicilia, la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia hanno disciplinato o disciplineranno la materia sulla base di propri provvedimenti legislativi. Notizie per il Friuli La Città metropolitana di Venezia Il Friuli è interessato anche alla Città metropolitana di Venezia perché la coincidenza tra Capoluogo e provincia costringe a comprendere nel nuovo ente l area che è compresa tra il Tagliamento e il Livenza, una parte importante del Friuli storico e della Diocesi di Pordenone-Concordia dove si parla la lingua friulana. Essa è stata istituita assorbendo la Provincia di Venezia. Dal 1 settembre è entrato in carica come Sindaco metropolitano il Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro che sarà coadiuvato da un Consiglio metropolitano e da una Conferenza metropolitana costituita dai Sindaci della Provincia. Ora si tratterà di procedere alla redazione e approvazione dello Statuto. Sarà importante che le specifiche condizioni territoriali e linguistiche del Portogruarese siano tenute in debito conto sia ai fini della tutela del bilinguismo sia di particolari forme di autonomia da garantirsi al territorio compreso tra Livenza e Tagliamento. Con la nascita della Città metropolitana di Venezia viene pronunciata la parola fine a bizzarre proposte di città metropolitane comprendenti intere province, come quella che avrebbe dovuto comprendere non solo agglomerati urbani contigui ma ampi territori urbani e rurali di pianura e di collina compresi nelle intere province di Padova, Treviso e Veneziae, superando i confini regionali, anche Pordenone, in forza dell esistenza di nastri infrastrutturali in parte urbanizzati congiungenti i capoluoghi. Di tali fantasie aveva fatto pulizia recentemente anche il Sindaco di Padova Bitonci che aveva 8

9 respinto una ipotesi istituzionale che alla fine si sarebbe tradotta in una operazione di spalmatura dei debiti di Venezia sulle altre province venete (Città metropolitana Pa-Tre-Ve). Identità linguistiche Il Presidente Vicario al Congresso della Filologica Domenica 27 settembre a Zoppola si è tenuto il Congresso annuale della Società Filoolgica Friulana. Nella sua relazione il Presidente Prof. Federico Vicariol ha tenuto una bella relazione nella quale prende posizione anche su alcune questioni politiche vitali per il futuro del Friuli. Ne riportiamo la parte centrale: Il prin pont al rivuarde il furlan a scuele, di cualchi an a plen titul materie curricolâr pai nestris fruts. Lis adesions des fameis al insegnament dal furlan, di an in an, a restin altis, par furtune, plui altis di ce che si spietavisi, sul imprin, ma jo mi domandi fin a cuant la situazion e restarà cussì buine. Nol covente jessi esperts di cuistions di scuele par stimâ che il sucès di cheste operazion, e ancje di altris, e je leade a strent a doi fatôrs fondamentâi: la cualitât dal intervent e la sô continuitât. La cualitât e je fondamentâl, si capìs, parcè che no podìn sperâ che il favôr pe introduzion de marilenghe a scuele, che i gjenitôrs a àn dimostrât fin cumò, al resti alt se no rivìn a superâ la precarietât e in cualchi câs l improvisazion cun ecezions de ufierte formative dai singui istitûts. Al contrari, o vin di dediâ une cure particolâr te predisposizion dai percors formatîfs, parcè che dome cussì o confermìn la bontât de sielte di chei che le àn esercitade e o rivìn a recuperâ, disìn cussì, chei che ancjemò no le àn fate. O vin di dimostrâ, cui fats, che il furlan al è un alc in plui, che fâ furlan al è une vore impuartant pai fruts, in tiermins di cressite educative, cognitive, culturâl e personâl. Mi samee, in altris peraulis, ch o vin di superâ a la svelte la cuistion emotive e di principi (si insegne il furlan a scuele parcè ch al è just ) e di passâ a une programazion curicolâr plui mirade e precise (si insegne il furlan a scuele parcè ch al conven ). Par rivâ a chest risultât valadî l adesion resonade e no emotive dai gjenitôrs al furlan a scuele, moment fondamentâl al è chel de formazion dai insegnants. No dîs nuie dal Centri di documentazion e sperimentazion didatiche de nestre Societât Filologjiche, cu la promozion dai materiâi didatics e de rêt dai insegnants e des scuelis (l Assessôr Gianni Torrenti al à za dade la sô poie par consolidâ la struture, cul 2016, e di chest lu ringrazii di cûr). La formazion dai insegnant, duncje, al è fatôr fondamentâl pe cualitât de scuele furlane o, miôr, pe cualitât dal furlan a scuele. La formazion le vin, par dî la veretât, e ancje di bon livel: al è stât inviât in Universitât, in Mai, il cors Lenghe furlane te scuele plurilengâl pai insegnants in servizi (300 oris), cun finanziament de Regjon; al è partît in Filologjiche, di cualchi setemane, ancje il cors di CLIL Lavagne plurilengâl simpri pai insegnants in servizi, cun finanziament dal ARLeF. E i numars a 9

10 son une vore bogns: pensait che il cors CLIL, in Filologjiche, al conte 150 iscrits, un numar pardabon impuartant, segnâl che la domande de nestre comunitât e je fuarte. Cumò o vin di dâur continuitât a chestis azions, no podìn pensâ di vê fat une operazion una tantum e di jessi za a puest: o vin di garantî il finanziament pai agns ch a vegnin, prime di dut, e di impegnâsi par mantignî la cualitât de formazion. Ma nancje chest nol baste. La prioritât des prioritâts, cumò, e je chê di sclarî il status dal insegnant di furlan, lavorant sul cuadri normatîf, ch al è ancjemò une vore ingherdeât, cjatâ une forme di abilitazion al insegnament pes scuelis dal oblic (infanzie, primarie e secondarie), daûr di une valutazion rigorose e precise dai titui, des competencis e des esperiencis acuisidis. Cuant che i mestris e i docents a varan puartât insom il percors di formazion de Universitât (une vore impegnatîf, a son 300 oris!) e nus domandaran cemût spindi chest titul, ce varino di rispuindiur? Cheste e je la domande vere, la sfide che la nestre Regjon e à di frontâ, par dâ stabilitât al furlan a scuele. Chest ur domandìn ai nestris politics. Il secont argoment ch o vevi pensât di tocjâ vuê al è chel de autonomie de Regjon. No feveli vulintîr di chest argoment, us dîs la veretât, un discors ch a fasin dome chei che si proponin di ridusi o di scancelâ cheste autonomie. Ma nô, chi al Congrès de Societât Filologjiche Furlane, o sin ducj a pro de autonomie de Regjon e duncje al è propit dibant discutint. O sai, però, che plui di cualchidun si spiete di sintî un coment, ancje in ocasion di cheste cunvigne, par vie che ogni dì si lei sul gjornâl o si scolte par radio e par television l intervent di chest politic o di chel inteletuâl ch a declarin la lôr opinion su l autonomie, su la macroregjon cul Venit e cul Trentin, su la citât metropolitane di Triest, su la compensazion ch e varès di vê il Friûl tal câs di une citât metropolitane a Triest, su la gnove articolazion de Regjon e vie indenant. L autonomie de regjon. La prime osservazion ch o fâs mi ven naturâl pensant a un altre regjon d Europe, la Catalogne, che propit vuê e je clamade a votâ il so parlament; chestis elezions a passin par jessi decisivis, parcè che l argoment vêr in discussion al è adiriture l indipendence di chê regjon da la Spagne, un percors ch al sarès inviât, almancul a disin, se a vincin i partîts catalaniscj. Nissun s insumie di domandâ l indipendence chi di nô no savarès nancje cemût definî cheste prospetive, tes condizions ch o sin, ma o volevi dome segnalâ che cualchidun al resone di lâ indenant cul procès di une devoluzion di funzions e di competencis simpri gnovis dal stât centrâl, i catalans (e magari l indipendence e je dome che une scuse par otignî alc in plui), e nô chi o sin a cirî di resisti e a difindi ce ch o vin, ch a son daûr a roseanusal vie, di an in an, cu la diminuzion dai trasferiments. Mi plasarès sintî i nestris politics e i nestris aministradôrs impegnâts tal procès di slargjâ l autonomie regjonâl, come ch a àn fat i trentins e i sudtirolês tai ultins sessante agns, pensant par esempli 10

11 a scuele, universitât, ambient e bens culturâi. Chestis a son lis prioritâts pal nestri teritori, pal Friûl e par Triest, chest al varès di jessi al ordin dal dì dal dibatit politic, no di sigûr il cirî la maniere di baratâ la licuidazion de autonomie regjonâl par otignî un tratament plui favorevul par cheste o par chê altre realtât. Nô, furlans e triestins, o sin fîs di Tiziano Tessitori, il pari de Regjon autonome, e nô chi dentri o sin dôs voltis fîs di Tiziano Tessitori e di cheste Regjon, parcè che Tessitori al è stât ancje un grant President dal nestri Sodalizi. Se no rivìn a fâ scuadre tra Friûl e Triest, par salvâ la Regjon cussì come ch e je, l uniche soluzion e je chê di cjatâ une gnove articolazion paritarie dal teritori, e o sotolinei paritarie, là che nissune part e je subordinade a chê altre, lassant finalmentri ognun paron a cjase sô. Se no rivìn a condividi e a gjestî nancje chest procès, tra di nô, anìn pûr, alore, a fâ la macroregjon cul Venit (no crôt propit cul Trentin e tant mancul cun Bolzan) e contentìnsi di vê Udin capitâl de Patrie dal Friûl, come ch e je stade par secui sot di Vignesie, e lassìn Triest a frontâ di bessole i siei problemis, che di sigûr no son mancul grancj dai nestris, al contrari. Ma chest discors de licuidazion de Regjon almancul lassaitnusal fâ a nô, ch o vin titul par fâlu: nissun al pues pensâ seriamentri di delegâ la soluzion des nestris cuistions a chei ch a vegnin di fûr, sperant ch a fasin il nestri ben. Chei al è miôr ch a tasin. Identità linguistiche I quotidiani delle minoranze Si è tenuto a Trieste sabato 19 settembre un importante convegno nel quadro delle celebrazioni del 70 anniversario del Primorski Dnevnik, il quotidiano della minoranza slovena. Mattinata di alto significato per la collaborazione fra i popoli, la tutela delle rispettive identità e il ruolo del giornalismo in questo ambito: nel Municipio di Trieste si è svolto il Convegno internazionale sui quotidiani delle minoranze linguistiche in Europa, promosso dal MIDAS (European Association of Daily Newspapers in Minority and Regional Languages), l'associazione che raggruppa una trentina di testate edite nelle lingue minoritarie di dodici Paesi, nel quadro delle celebrazioni del 70 anniversario di fondazione del quotidiano sloveno di Trieste e del Friuli Venezia Giulia Primorski Dnevnik. Identità linguistiche A lezione di ladino Sono pensati per parlanti e non, i corsi di ladino organizzati dalla Scuola Ladina di Fassa che prendono il via il 1 ottobre e vengono riproposti fino alla primavera La Scuola Ladina di Fassa organizza diversi corsi di lingua ladina per tutti coloro che vogliono imparare a conversare, scrivere e leggere. 11

12 Per imparare questa lingua in forma scritta e orale, è previsto un corso per ladinofoni con un primo modulo di 30 ore nelle giornate di martedì e giovedì a partire dal 1 ottobre. Le iscrizioni si chiudono il 25 settembre Sempre per ladinofoni (cioè coloro che parlano già ladino) sono previsti un modulo di 30 ore a partire da gennaio 2016, un altro modulo sempre di 30 ore da marzo 2016 e un modulo solo orale di 20 ore da marzo Anche per i non ladini vi sarà la possibilità di avvicinare la lingua ladina: un primo modulo serale di 34 ore, al martedì e giovedì dalle 20 alle 22, è previsto a partire dal 1 ottobre; le iscrizioni sono aperte fino al 28 settembre. Un secondo modulo, sempre di martedì e giovedì ma pomeridiano dalle alle 19.30, si attiverà a partire da giovedì 7 gennaio: tempo fino al 21 dicembre per le iscrizioni. Un terzo modulo serale di 32 ore si terrà infine di martedì e giovedì dalle 20 alle 22 e prenderà il via l'8 marzo 2016: le iscrizioni sono aperte fino alla fine di febbraio. La sede di tutti i corsi sarà il Liceo Scientifico di Pozza di Fassa; le classi saranno attivate con un minimo di 12 iscritti e strutturate con un massimo di 17 persone. - Identità linguistiche Le comunità albanesi d Italia Lanciata una petizione on-line per la tutela dei diritti della minoranza linguistica arbëreshe. La petizione è stata lanciata sul sito change.org e interessa, di fatto, tutte le realtà arbëreshe presenti sul territorio italiano, che sono distribuite in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. Questo il testo del documento: "L Italia è un paese caratterizzato dalla presenza di diverse minoranze linguistiche. Malgrado vi sia una legge apposita (legge 482/99) essa viene disattesa per ciò che concerne la minoranza linguistica arbereshe, oggi discriminata per le politiche di tutela in atto. La Comunità Arbëreshe d Italia, composta da centinaia di migliaia di cittadini presenti in varie regioni, rappresenta da circa 600 anni in Europa, la testimonianza dell integrazione sociale tra i popoli ed è simbolo di identità e accoglienza. E un diritto che le istituzioni contribuiscano a mantenere viva la memoria storica, attraverso la tutela della lingua, delle tradizioni, degli usi e costumi e del folklore, che rappresentano una indubbia ricchezza per il nostro paese. In particolare la lingua arbëreshe, patrimonio culturale italiano, necessita di essere insegnata nelle scuole, altrimenti si corre il rischio concreto che nel giro di qualche decennio essa andrà perduta. A tal fine si chiede che il presidente del Consiglio Matteo Renzi e gli Organi preposti, applichino la legge 482/99 a tutela dei diritti 12

13 della minoranza linguistica arbëreshe, oggi fortemente discriminata rispetto ad altre minoranze del paese. Ad essa è stata riservata una somma per le politiche di tutela poco più di , praticamente il costo di una caramella per ogni cittadino Arbëresh." Identità linguistiche Le lingue madri del Piemonte Nell'ambito della 521^ Fiera Franca del Grand Escarton in programma il 3 e 4 ottobre nel suggestivo borgo di Oulx unitamente alla XXXIIIº Rassegna Zootecnica della Comunità Montana Val di Susa e Val Sangone, la Città Metropolitana di Torino, il Comune di Oulx, l'associazione Chambra d'oc e gli sportelli linguistici diffusi sul territorio, organizzano la quarta edizione della Giornata delle Minoranze Linguistiche Storiche occitana, francoprovenzale e francese, dedicata alla scrittura in lingua madre. In questa edizione saranno presentate due nuove creazioni teatrali in lingua occitana e francoprovenzale, e il progetto Trezor de la Lèinga che accoglie una biblioteca digitale, costituita da un corpus di testi francoprovenzali dal 1900 ad oggi e da un atlante sonoro di 100 parole chiave della cultura francoprovenzale, primo nucleo di un lavoro che sarà disponibile per tutti e che crescerà immancabilmente grazie alla continua opera di ricerca e di raccolta di materiali. A chiusura dei lavori, la presentazione delle pubblicazioni dell Ecomuseo Colombano Romean di Salbertrand attraverso sedici anni di ricerche e in chiusura di serata, la messa in scena di una delle due pièces teatrali presentate nel pomeriggio, lo spettacolo Purus Purì (Pera Marcia). Attività Udine, martedì 22 settembre: Riunione dell Esecutivo per affrontare diversi problemi di natura organizzativo. Udine, mercoledì 23 settembre: Partecipazione del Presidente Strassoldo alla presentazione del libro di Gianfranco Ellero La Provincia di Udine. Patria e regione dei friulani, Provincia di Udine, Udine La presentazione è stata effettuata dal Presidente della Provincia Pietro Fontanini, dal già Presidente della Provincia Marzio Strassoldo e dal Dott. Bruno Miotti, già Dirigente della Provincia. 13

14 Concordia, venerdì 25 settembre: Riunione del Comitato di coordinamento del Friuli concordiese convocato dal Coordinatore Gianmarco Rizzetto per definire un programma di attività e rivederne la composizione. Sono stati inseriti Marco Braghin di San Michele al Tagliamento e Giovanni Valentinis di Teglio Veneto. Ora il Comitato risulta composto da Gianmarco Rizzetto (Coordinatore), Aldo Curtarelli, Gianluca Falcomer, Luciano Pezzetta, Marco Braghin, Giovanni Valentinis. Pagjinis furlanis Ricaviamo da Il Diari questo scritto sempre attuale di Pre Meni Zannier. - Chest Friûl fruçât in 17 emirâts pustiçs - - Friûl: si torne ae Ete di Mieç. Domenico Zannier, poete, predi, inteletuâl, un che al cognòs ben la storie dal Friûl (al à vût cetancj ricognossiments pe sô ativitât leterarie e tra chescj ancje la candidature al Premi Nobel pe leterature tal 1986) intune letare mandade al President de Provincie di Udin al pant il so pinsîr sul riordin dai ents locâi burît fûr de Zonte regjonâl e lis consecuencis di chel dissen par Udin e pal Friûl. Ve ca la letare. - - A jerin siet secui che nol sucedeve. Dal Stât Patriarcjâl, passant pal domini venezian, napoleonic, austriac e talian, Udin e jere simpri stade la capitâl aministrative dal Friûl. Il passaç di Gurize ai Asburgo al veve causât une prime division regjonâl e statuâl, no sanade dome par pôc subit daspò de Grande Vuere. La Provincie dal Friûl integrâl e durà pôc e Gurize e tornà cjâf lûc di Provincie. Tal Secont Dopovuere si è costituide la Provincie di Pordenon, avantazade di Triest, deventade intant capitâl de Regjon composite Friûl Vignesie Julie. - L ultin tentatîf di slambrâ il Friûl al è stât il progjet de cuinte provincie di Tumieç. Triest e à simpri vude la manie di cerclâ, a tuart o a reson. La no juste mutilazion dal teritori ator dal Cjars e podarès jessi une scuse che vuê no ten sù. Cumò a vegnin azeradis dutis lis provinciis de Regjon a vantaç dal unic centri no furlan. Udin e rapresentave il Friûl te realtât storiche, culturâl e aministrative, ancje se plui debil par cause di cjampanilisims e divisions inutilis. La sô cancelazion e je un at di injustizie viers de realtât de Patrie dal Friûl e 14

15 un at di dispreseament viers de nestre identitât e de nestre Storie. Ma si puedial domandâ rispiet a cualchidun che nol sa nuie dal Friûl? - Di un pôc di timp in ca i Furlans a votin par esits imberdeâts. Dulà sono lâts i radicalfurlaniscj? I leniniscj de lenghe? E il clericât etnic e i inteletuâi di ogni specie e grât? Ducj cjapâts in cuintri pît o cjavai di Troie. Al è inutil lamentâsi di realtâts teritoriâls e linguistichis slambradis, cuant che si lavore al slambrament dal Friûl par entitâts furlanis e fintremai no talianis. Chest Friûl fruçât in 17 emirâts pustiçs al è un tornâ ai frazionaments medievâi e semi feudâi. Un comun par sô nature nol à mai la vision globâl dal teritori di un ent sorecomunâl che al fâs di eculibri tes diviersis esigjencis. Mi domandi parcè che si sono abolîts i mandaments che a ilustravin lis citâts provinciâls mediis. Simpri par sparagnâ? E par bêçs preturis e tribunâi? E par bêçs lis provinciis? Al pues jessi. Ma finìnle di dî stupidagjinis. Si fasaressin ancje riformis falsis e fantasiosis par stâ sù sot dal aspiet politic e in chest câs favorî une uniche citât, no furlane, che a chê o vin di stâ sot e servî. Sperìn cuintri ogni sperance pal ben dal Friûl. - Il President de Provincie di Udin che e je daûr a murî, Pietro Fontanini al à fat celebrâ l An dai Patriarcjis cun manifestazions e publicazions di atualitât straordenarie. No mi interessin lis critichis ae sô iniziative ancje di bande di cui che al sta diluint il Friûl. I Patriarcjis a rapresentin, insiemi al Ducât Langobart, un moment fuart e che no si pues ripeti de nestre identitât storiche e umane. La abolizion des Provinciis e anule la presince des realtâts civîls e dal Stât. No saran plui prefets, presidents, cuestôrs. I presidents des Unions a saran dome dai sempliçs primi inter pares. Lis citâts cjâf lûc di Provincie no podaran fondâ identitât civîl, ridusudis a cimelis storics. A restin lis Diocesis cui Vescui. Nol risulte che l Arcidiocesi di Udin e chê di Gurize e Concuardie-Pordenon a vignedin canceladis e i Furlans a podaran viodi tes lôr sedis episcopâls e ta chel teritori une agregazion morâl e culturâl plui largje. E i nestris Vescui a son ancje i erêts dal gloriôs Patriarcjât di Aquilee, di Aquilee e no di Triest, cun buine pâs di ciertis riformis. Se il Stât (o il Friûl) si disfe, supplet Ecclesia. - Domenico Zannier - Cjasesole di Maian, ai 13 di Fevrâr dal 2015 Opinioni e documenti Pubblichiamo un articolo scritto da Ubaldo Muzzatti che ha avuto larga diffusione sulla stampa e sulla rete 15

16 VENEZIA e TRIESTE Città metropolitane o città statutarie? Sono decenni che, in Italia, si tenta di aggiornare l articolazione delle Autonomie locali, che ancora ricalcano l impostazione napoleonica. Nel Friuli Venezia Giulia, solo nel nuovo secolo, sono già stati fatti tre tentativi. L ultima legge, varata da pochi mesi, incontra forti opposizioni e già si prospettano alternative radicali. Tra queste, l istituzione della città metropolitana, fortemente voluta dal sindaco di Trieste e da estendere ben oltre il perimetro dell omonima provincia. Gli fa eco e rilancia il sindaco di Venezia che immagina un area metropolitana che associ anche comuni di Padova, Treviso e Pordenone. Città e aree metropolitane hanno un senso e sono previste dalla legislazione nazionale, ma basta leggere gli articoli 22 e 23 del Testo Unico sull ordinamento degli enti locali (molto chiari e ragionevoli) per rendersi conto che Trieste e Venezia difettano di alcuni requisiti fondamentali, previsti dalla legge, per la costituzione di una città o area metropolitana. Elementi ben presenti, invece, nelle metropoli (appunto) di Roma, Senza neanche scomodare i codici, si può osservare che una circoscrizione amministrativa, comprendente una pluralità di città e paesi non contigui, dispersi su un ampio territorio, ancorché la si chiami area o città metropolitana, non è altro che una provincia o, se ancora più grande, una regione. In pratica i sindaci che aspirano a divenire metropolitani, attraverso questo strumento, vogliono semplicemente ampliare la sfera di competenza, attraverso la ri-denominazione e riperimetrazione espansiva di quella che era una provincia. Vorrebbero far rientrare dalla finestra ciò Le città in generale hanno struttura, problematiche ed esigenze diverse rispetto agli ambiti extraurbani (cittadine, paesi, borghi). A maggior ragione Trieste e al massimo grado Venezia. Per questi motivi è buona cosa che la città e il territorio extraurbano siano amministrati disgiuntamente e rispettivamente da chi ci vive, vi opera, li conosce e fondo e ne condivide le sorti. Questa separazione, amministrativa, tra città e territorio, è presente in Austria (distretti territoriali e città statutarie), e Germania (circondari rurali e città extracircondariali). Al contrario di quanto pensano i sindaci urbani, quindi, la soluzione, per uno sviluppo armonico 16

17 di tutti, è che loro amministrino solo la città. Mentre il territorio, raccolto in circoscrizioni omogenee e di adeguata dimensione, deve avere una propria guida distinta da quella della città. Più che mai Venezia: il più grande patrimonio artistico dell umanità ha bisogno di dedizione specifica ed esclusiva. Il sindaco di questa città non può essere distratto da mire espansionistiche, né dai problemi diversi della terraferma. Tenga viva Venezia, il mondo intero gliene sarà grato. Fatte le dovute proporzioni, questo vale anche per il sindaco di Trieste. Però nulla vieta che essi possano amministrare realtà più grandi e composite, ma senza prendere scorciatoie metropolitane, bensì candidandosi per le istituzioni maggiori, che non mancano (Regioni, Stato, UE). Ubaldo Muzzatti Cordenons PN 17

18 Una Associazione di iniziativa e cultura politica per l autonomia friulana: Identità Innovazione Identità Innovazione Associazione per l Autonomia del Friuli è un associazione di cultura e iniziativa autonomista fondata nel 2005 con lo scopo di diffondere una coscienza autonomista a tutti i livelli della società e del territorio friulani, al fine di rivalutare tutti gli aspetti della identità friulana, e di trovare e applicare tutti gli strumenti necessari per bloccare e invertire le tendenze alla snaturalizzazione della comunità del Friuli, poste in essere dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dagli uffici dello Stato e dalle strutture scolastiche, e dalle spinte verso la globalizzazione. Il tutto inserendosi in un filone di pensiero politico moderato e popolare, che rifiuta ogni posizione estremista, ma che si schiera con forza a favore della rivendicazione degli interessi della comunità friulana. L Associazione è nata nella consapevolezza che i problemi fondamentali che indeboliscono la comunità friulana sono i seguenti: l insufficiente livello di coscienza del valore della comunità friulana, come entità distinta dalle comunità contermini, cui si legano i complessi di inferiorità e di sudditanza ancora troppo diffusi; la dipendenza da un capoluogo regionale, Trieste, assolutamente estraneo ai valori, comportamenti, cultura e lingua del Friuli; la presenza di un sistema scolastico che diffonde una concezione riduttivistica, quando non apertamente ostile, riguardo alla lingua e identità friulana, considerata ancora un dialetto o una parlata di rango inferiore, non meritevole di attenzione, malgrado quanto sancito dalla Costituzione e dalla legge sulle minoranze linguistiche, la Legge 482/1999. L Associazione intende chiamare a raccolta i friulani che sono orgogliosi di essere tali per realizzare una grande opera di risveglio della coscienza friulana, attraverso: il lancio di iniziative concrete di animazione sul territorio; la costruzione di una rete autonomista su tutto il territorio del Friuli: una rete di aderenti e di strutture locali in grado di sviluppare una continua azione diretta a contrastare il centralismo e la snaturalizzazione. 18

19 Aderire e sostenere Identità e Innovazione Vi invitiamo ad aderire all Associazione compilando il seguente modulo: Il/La sottoscritto/a SCHEDA DI ADESIONE Cognome e nome Nato a il Via/Piazza Numero Comune CAP Professione Ente o Azienda di appartenenza Amministratore di Ente o Associazione Cellulare Telefono Posta elettronica CHIEDE di aderire alla Associazione Identità e Innovazione, sottoscrivendo la quota annuale di adesione di Euro 10 nonché un eventuale contributo di sostegno di Euro. Note: 1) per perfezionare l iscrizione si prega di restituire per posta elettronica la presente scheda di adesione; 2) la quota di iscrizione si fa pervenire attraverso un versamento sul conto corrente bancario CREDIFRIULI,n , Udine, Via Crispi45 IBAN IT 20 E

20 Presentazione di Gnovis pai Autonomiscj L Associazione intende informare periodicamente i propri quadri, iscritti e simpatizzanti sui più grandi problemi che riguardano la crescita del Friuli come autonoma entità, la cui conservazione e valorizzazione richiede un impegno costante da parte di coloro che credono indispensabile rafforzare la nostra comunità e impedire che essa anneghi in una indistinta realtà friul-giuliana o, peggio, friul-veneta. Chiediamo ai destinatari di questo notiziario di collaborare in tre modi: fornire indirizzi mail di persone che potrebbero essere interessate a riceverlo,per ampliare la sua diffusione; formulare critiche e suggerimenti per un suo miglioramento; inviare o segnalare notizie per un suo arricchimento. Viene utilizzata la lingua italiana come mero strumento di comunicazione e non certo come scelta culturale: useremmo volentieri la lingua friulana se la scuola italiana ci avesse insegnato a leggerla e soprattutto a scriverla con facilità. Riferimenti: corrispondenza: sito web ufficiale: pagina Facebook: identitaeinnovazione Redazione Comitato di Redazione: Gianluca Falcomer, Valeria Grillo, Giorgio Lodolo, Lauro Nicodemo, Franco Rosa, Raimondo Strassoldo Coordinatore: Marzio Strassoldo, cell

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