I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI E LE IMPRESE NON QUOTATE: OPPORTUNITÀ, VINCOLI, EFFETTI ECONOMICI

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1 Università degli Studi di Brescia Dipartimento di Economia Aziendale Monica VENEZIANI - Laura BOSIO I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI E LE IMPRESE NON QUOTATE: OPPORTUNITÀ, VINCOLI, EFFETTI ECONOMICI Paper numero 71 Dicembre 2007

2 I PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI E LE IMPRESE NON QUOTATE: OPPORTUNITÀ, VINCOLI, EFFETTI ECONOMICI di Monica VENEZIANI Ricercatrice di Economia Aziendale Università degli Studi di Brescia e Laura BOSIO Dottoranda di ricerca in Determinazione e Comunicazione del Valore nelle Aziende Università di Parma

3 Indice Introduzione Il contesto di riferimento L obiettivo perseguito e le research questions La metodologia utilizzata nella ricerca Introduzione La definizione del campione Gli strumenti di indagine Le fasi di realizzazione Le modalità di raccolta e di elaborazione dei dati I risultati della ricerca e la loro analisi Introduzione L analisi qualitativa: il questionario conoscitivo L analisi quantitativa: l impatto sui valori di bilancio Conclusioni...34 Appendice...37 Bibliografia...40

4 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici Introduzione Il processo di armonizzazione contabile si sta progressivamente attuando in Europa 1 attraverso l applicazione dei principi contabili internazionali, cioè gli International Accounting Standard (IAS) e gli International Financial Reporting Standard (IFRS) emanati da un organismo internazionale indipendente, l International Accounting Standard Board (IASB). Le ragioni che hanno spinto l Unione Europea all adozione dei principi contabili internazionali come linguaggio comune sono molteplici e di seguito vengono brevemente richiamate. A seguito dell evoluzione dei mercati finanziari, della globalizzazione dell economia e delle imprese, si è reso sempre più necessario disporre di bilanci redatti con criteri uniformi. Solo l utilizzo di principi condivisi e comuni può permettere ai mercati finanziari la completa comparabilità e quindi l allocazione più efficiente dei mezzi finanziari alle imprese che offrono le migliori combinazioni, attuali e prospettiche, tra redditività e rischio. Inoltre, i mercati finanziari necessitano non solo di uniformità di criteri ma anche di trasparenza e di principi contabili idonei a rappresentare in modo fedele la situazione delle imprese. Proprio per queste ragioni gli standard contabili devono permettere di evidenziare nei bilanci, oltre alla situazione patrimoniale, finanziaria e reddituale, l esistenza di rischi, la loro correlazione con l attività tipica, le azioni intraprese dagli amministratori per il loro controllo, le potenzialità di sviluppo, gli effetti attesi delle scelte gestionali. In secondo luogo, su taluni aspetti valutativi, gli organismi nazionali hanno difficoltà ad agire in autonomia: un principio contabile troppo stringente potrebbe infatti porre in una situazione di svantaggio competitivo le imprese locali rispetto a quelle che operano fuori dalla loro giurisdizione. Inoltre, la prassi consolidata e le pressioni politiche locali possono ostacolare il lavoro degli organismi nazionali. Un organismo internazionale indipendente può, invece, statuire standard contabili applicabili a tutte le società in tutte le giurisdizioni, eliminando così gli svantaggi percepiti. In sintesi si può affermare che la conoscenza dei criteri utilizzati nella preparazione dei bilanci, la loro generale diffusione ed uniformità, la rispondenza alle attese conoscitive dei lettori sono degli elementi essenziali per assicurare che i mercati destinino i capitali efficientemente sia a livello internazionale sia all interno dei singoli Paesi; in atri termini, per tale scopo è importante poter far riferimento a principi contabili globali. 1 È importante precisare che il processo di armonizzazione contabile sta caratterizzando anche molti altri Paesi a livello mondiale. 1

5 Monica Veneziani Laura Bosio L obiettivo del bilancio secondo gli IAS/IFRS è fornire informazioni strutturate sulla posizione finanziaria, sulla struttura patrimoniale, sul risultato economico e sui flussi di disponibilità liquide di un impresa, indispensabili ai diversi utilizzatori del documento, in primis gli investitori, nel processo di decisione economica. Per questo motivo i principi contabili internazionali attribuiscono molta rilevanza alla disclosure, al fine di fornire informazioni qualitative che permettano al lettore, con adeguata cultura contabile sugli IAS/IFRS, di prendere decisioni riferite all azienda o al gruppo in esame. I criteri di fondo che hanno guidato l introduzione di tali standard contabili sono stati la convergenza e la trasparenza dell informativa finanziaria a livello internazionale; l Unione Europea ha infatti individuato nei principi dello IASB lo strumento potenzialmente più efficace per realizzare in modo tempestivo ed efficiente l obiettivo tendente a migliorare il funzionamento del mercato dei capitali ed a tutelare gli interessi degli investitori 2. Nell ambito di questo contesto in evoluzione, da alcuni anni, all interno di molteplici progetti di studio, si sta ponendo l attenzione sul processo di armonizzazione contabile: in modo specifico, fino ad oggi oggetto delle ricerche empiriche sono stati prevalentemente i gruppi quotati 3. 2 Nella scelta degli standard contabili da adottare per le società quotate l Unione Europea aveva di fronte diverse opzioni: procedere alla redazione di un nuovo corpus di principi contabili europei: tali ipotesi è stata esclusa per il troppo tempo necessario a raggiungere un intesa, tra gli stati membri, in merito al loro contenuto; accettare i principi contabili US GAAP: sono stati considerati non idonei a causa dell eccessiva specificità al contesto statunitense; utilizzare, previa verifica della loro compatibilità con le finalità delle direttive europee IV e VII, i principi contabili internazionali elaborati dallo IASB: si tratta della soluzione prescelta in considerazione della natura e delle caratteristiche di tali standard, in quanto elaborati in un contesto internazionale. 3 Per approfondimenti si rimanda tra gli altri a Carini C., Teodori C., Veneziani M., Analysis of the initial impact of the IAS 38 in Italy: a survey of the TechStar companies, Emerging Issues in International Accounting & Business Conference Proceedings, CLEUP, Padova, 2006, vol. 1. p ; Delvaille P., Ebbers G., Saccon C., International financial reporting convergence: evidence from three continental European countries, Accounting in Europe, vol. 2, 2005; Colwyn T., Luther R., Anticipating the impact of IFRS on the management of German manufacturing companies: some observations from a British perspective, Accounting in Europe, vol. 2, 2005; Hong T.PD., Monitoring compliance with IFRS: some insights from the French regulatory system, Accounting in Europe, vol. 2, 2005; Andrei P. (a cura di), L adozione degli IAS/IFRS in Italia: impatti contabili e profili gestionali, Giappichelli, Torino, 2006; Quagli A. (a cura di), L adozione degli IAS/IFRS in Italia: i piani di remunerazione a base azionaria, Giappichelli, Torino, 2006; Teodori C. (a cura di), L adozione degli IAS/IFRS in Italia: le attività immateriali e l impairment test, Giappichelli, Torino, 2006; Allegrini M. (a cura di), L adozione degli 2

6 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici A fianco di queste imprese, si è però ritenuto opportuno porre l attenzione sulle realtà di medio-grandi dimensioni che caratterizzano in modo significativo il contesto economico italiano 4. In particolare, si è sentita l esigenza di valutare le criticità che un impresa non quotata deve affrontare a fronte dell adozione dei principi contabili internazionali, i vincoli da superare, le opportunità da cogliere, la metodologia da utilizzare e gli effetti prodotti sui risultati d esercizio e sul patrimonio netto. Al fine di individuare le classi di bilancio maggiormente interessate dall adozione degli IAS/IFRS e gli effetti connessi al cambiamento valutativo, si è ritenuto opportuno condividere la ricerca con un partner tecnico, professionalmente evoluto, quale la PriceWaterhouseCoopers che si è resa disponibile a far partecipare al progetto collaboratori e manager esperti con l obiettivo di formulare, congiuntamente ai ricercatori, un completo check-up contabile finalizzato a fornire risposta agli obiettivi prefissati. Pertanto, il gruppo di ricerca è stato costituito con competenze di vario genere, opportunamente integrate: ricercatori universitari del Dipartimento di Economia Aziendale dell Università degli Studi di Brescia, con lo scopo di definire le condizioni di contesto nelle quali collocare la scelta di adozione e sviluppare l indagine conoscitiva; manager e collaboratori appartenenti alla PriceWaterhouseCoopers (PWC) con l obiettivo di valutare gli effetti contabili potenzialmente connessi all adozione degli IAS/IFRS in termini di problematiche e di impatti quantitativi sul patrimonio netto 5. A conclusione del lavoro desideriamo formulare un particolare ringraziamento a tutti i componenti del gruppo di studio: alla Dott.ssa Giulia IAS/IFRS in Italia: impatti sostanziali e formali sul bilancio. Operazioni di leasing e fondi per rischi e oneri, Giappichelli, Torino, Per approfondimenti sulla comunicazione economico-finanziaria e sulle problematiche connesse all armonizzazione contabile nell ambito delle piccole e medie imprese si rimanda a: Aureli S., Cesaroni F.M., Demartini P., Paoloni P., La comunicazione economicofinanziaria via web delle piccole e medie imprese italiane, in C. Teodori (a cura di), I siti web e la comunicazione ai mercati finanziari. Il comportamento delle società, Franco Angeli, Milano, 2004; Aureli S., Cesaroni F.M., Davico M., Demartini P., Paoloni P., Quagli A., La comunicazione economico-finanziaria via Internet delle grandi società italiane non quotate, in C. Teodori (a cura di), op. cit., 2004; Cesaroni F.M., Paoloni P., Piccole e medie imprese e armonizzazione contabile, Piccola impresa/small Business, n. 1, Oltre al Prof. Claudio Teodori, il gruppo era così composto: per il Dipartimento di Economia Aziendale dell Università di Brescia, Giulia Bendotti, Laura Bosio, Cristian Carini e Monica Veneziani; per PriceWaterhouseCoopers, Alberto Avesani, Luca Balasso, Alberto Carcano, Massimo Dal Lago, Stefano Econimo, Federico Fiorini, Gianluca Lonardi, Alexander Mayr, Sandro Mazzetti, Vincenzo Onger, Antonella Portalupi, Giulia Rigo, Cristina Sartori, Luca Trebucchi, Alessandro Vincenzi. 3

7 Monica Veneziani Laura Bosio Bendotti, al Dott. Cristian Carini e in particolare al Prof. Claudio Teodori, coordinatore della ricerca. Un sentito ringraziamento anche all intero gruppo di collaboratori della PriceWaterhouseCoopers. 1. Il contesto di riferimento Il Regolamento dell Unione Europea n del 19 luglio , all articolo 4, ha imposto ad un consistente numero di imprese di redigere i propri bilanci consolidati utilizzando esclusivamente i principi contabili internazionali, in luogo delle norme di legge e degli standard contabili in vigore in ciascuno degli stati membri. Più precisamente, l obbligo è stato rivolto a tutte le imprese europee aventi titoli negoziati in un qualsiasi mercato regolamentato dell Unione Europea. Inoltre, il suddetto regolamento ha permesso agli stati membri di estendere l utilizzo degli IAS/IFRS, obbligatoriamente o facoltativamente, ai bilanci di esercizio delle società quotate e ai bilanci consolidati e di esercizio di quelle non quotate. Il legislatore italiano, attraverso il D.Lgs. n. 38 del 28 febbraio 2005, ha deciso di concedere la possibilità di applicare i principi contabili internazionali anche alle imprese non quotate. Tale facoltà è esercitabile in periodi differenti: a partire dal 2005, se si tratta di società che fanno parte di gruppi italiani che pubblicano un consolidato IAS/IFRS in Italia; a partire da una data futura, che sarà stabilita in un apposito decreto ministeriale, per tutte le altre imprese 7. Dopo aver esaminato negli anni passati i gruppi quotati i quali, sulla base delle disposizioni sopra richiamate, dal 2005 debbono obbligatoriamente adottare, per la predisposizione del bilancio consolidato (e dal 2006 per quello della controllante), i principi internazionali, si è voluto porre l attenzione su altre realtà, di medio-grandi dimensioni che, per varie ragioni, potrebbero essere interessate all adozione degli IAS/IFRS in modo volontario, cioè prima dell eventuale obbligo normativo. Tale convincimento trae origine da molte motivazioni: 6 Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione Europea n. 243 dell 11 settembre 2002 ed entrato in vigore il successivo 14 settembre. 7 Sono escluse dall ambito di applicazione dei principi contabili internazionali le imprese che possiedono i requisiti per la redazione del bilancio in forma abbreviata. 4

8 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici a livello internazionale è in via di avanzata discussione (da parte del soggetto che definisce questi standard contabili, cioè lo IASB) anche un progetto specifico destinato alle piccole e medie imprese; il legislatore italiano si è già espresso in modo ampiamente favorevole all adozione di tali nuovi principi da parte delle imprese italiane; il passaggio agli IAS/IFRS non è operazione semplice ma dai potenziali significativi vantaggi e per questo è necessario studiare a fondo il grado di conoscenza esistente nelle imprese ed il processo da attivare; è in atto, sempre da parte del legislatore italiano, un processo di modernizzazione della normativa sul bilancio, nel quale i principi contabili internazionali assumono un ruolo di influenza importante. Inoltre si ritiene che molteplici potrebbero essere i vantaggi per le imprese che decidono di adottare gli IAS/IFRS. In particolare, si possono evidenziare i seguenti: il miglioramento della visibilità internazionale, offrendo ai partner stranieri, attuali e potenziali, informazioni economico-finanziarie ottenute dall applicazione di principi contabili riconosciuti a livello internazionale; la comparazione delle informazioni, sulla situazione economica patrimoniale e finanziaria, con i competitor stranieri; l instaurazione più agevole di rapporti con clienti operanti a livello internazionale proprio per l utilizzo di un medesimo linguaggio contabile; il miglioramento dell immagine aziendale. Tra le imprese quotate, una delle principali motivazioni che hanno indotto ad adottare gli IAS/IFRS già dal primo trimestre del 2005 è stata proprio tale vantaggio competitivo; un informativa finanziaria maggiormente articolata così come richiesto dai principi contabili internazionali e la possibilità di presentare la situazione economica globale dell impresa più allineata e coerente con i valori correnti, a seguito dell applicazione del fair value, ad esempio ad alcuni elementi dell attivo patrimoniale; il risparmio di costi operativi ed amministrativi per i gruppi con controllate estere, per l adozione di standard contabili comuni, evitando in tal modo il doppio bilancio ; il miglioramento dei processi di monitoraggio delle aree critiche caratterizzanti la gestione dell impresa. Tale passaggio è indotto proprio dagli IAS/IFRS che richiedono informazioni specifiche per le quali è necessaria un elevata integrazione tra le funzioni aziendali e la presenza di sistemi informativi evoluti. Se da un lato si prospettano 5

9 Monica Veneziani Laura Bosio quindi nuovi investimenti da parte delle imprese, dall altro le medesime hanno l opportunità di meglio governare le aree strategiche e più critiche. Basti pensare, ad esempio, al monitoraggio dei rendimenti e delle prospettive sui cash flow per anticipare problematiche di impairment sull avviamento o sulle cash generating unit; da ultimo ma non meno importante, è la realizzazione di politiche di crescita aziendale, prima fra tutte la quotazione od ancora l avvio di progetti di acquisizione di imprese all estero o l apertura a nuovi soci istituzionali. Evidentemente, l adozione dei nuovi principi contabili, oltre a numerosi potenziali vantaggi, presenta anche dei vincoli significativi da tenere in debita considerazione. Primo fra tutti è l introduzione in impresa di una cultura contabile molto difforme da quella italiana: ciò comporta costi per la formazione del personale e, più semplicemente, tempo per poter essere compiutamente assimilata oltre alla necessità di modifiche ai meccanismi decisionali e di valutazione delle performance, con enfasi alla variabile finanziaria (cash flow). L applicazione di taluni standard contabili, come lo IAS 19 (Benefici per i dipendenti), necessita di nuove ed assai specifiche competenze che, nella maggior parte dei casi, vengono richieste a consulenti esterni. Più in generale vi è comunque l esigenza di attivare nuovi processi al fine di raccogliere le informazioni necessarie per la piena applicazione dei principi contabili internazionali. Tutto ciò comporta, evidentemente, una modifica dei sistemi informativi aziendali e delle modalità operative ad essi associate. A livello di gruppo è inoltre importante gestire il passaggio, coinvolgendo le imprese controllate. Infine, si vuole sottolineare che per potersi orientare verso gli IAS/IFRS in modo efficace ed efficiente, è essenziale definire un progetto strutturato ed adottare un approccio metodologico che implica diverse fasi di gestione e di controllo. In particolare, è necessario stabilire ruoli e responsabilità tra i soggetti coinvolti, istituire un processo di comunicazione specifico per il progetto, disporre del giusto mix di risorse e competenze, seguire un piano d azione graduale e ben dettagliato. Oltre ai cambiamenti di carattere culturale bisogna poi tenere conto di quelli puramente contabili: quando un impresa decide di abbandonare i principi con i quali ha sempre predisposto il proprio bilancio per adottarne dei nuovi, emerge la necessità di organizzare in modo strutturato il processo di transizione alle nuove regole. Le implicazioni relative a questo passaggio sono onerose e richiedono tempi e sforzi impegnativi. Le differenze nei criteri di valutazione, nella identificazione delle attività e delle passività e nella misurazione delle stesse, rendono i patrimoni 6

10 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici aziendali non confrontabili applicando standard contabili differenti: pertanto, è necessario scegliere attentamente quali criteri di valutazione applicare nello stato patrimoniale di apertura IAS/IFRS, avendo piena comprensione delle implicazioni anche per i bilanci successivi. Il processo di transizione ai principi contabili internazionali, inoltre, non è un semplice esercizio contabile: coinvolge infatti tutte le funzioni aziendali, per quanto riguarda la dimensione informativa. 2. L obiettivo perseguito e le research questions La ricerca in oggetto poggia sul pieno riconoscimento dell importanza di comprendere le relazioni tra standard contabili internazionali ed imprese non quotate: si è posta quindi come obiettivo, oltre a valutare il grado di conoscenza esistente in merito agli IAS/IFRS sia da parte dei responsabili delle direzioni finanziarie e amministrative sia in generale all interno delle imprese, di individuare le criticità che le medesime devono affrontare per l adozione, i vincoli da superare, le opportunità da cogliere, la metodologia da utilizzare e gli effetti prodotti sul patrimonio netto. In particolare, sono state formulate le seguenti research questions: 1) qual è il livello di conoscenza degli IAS/IFRS da parte dei responsabili amministrativi e finanziari e, in particolare, come sono stati percepiti tali principi all interno delle imprese non quotate? 2) quali sono gli effettivi vantaggi, svantaggi, difficoltà e costi che potrebbero derivare da una potenziale transizione? 3) quali potrebbero essere, in caso di transizione, gli impatti quantitativi sul patrimonio e quali le classi di bilancio maggiormente interessate dal cambiamento? La ricerca ha presupposto, pertanto, un forte contenuto empirico, con la collaborazione attiva delle imprese, in quanto a fianco delle conclusioni che potremmo definire generali, rilevante è comprendere per ciascuna realtà che partecipa al progetto, quali sono i concreti e peculiari effetti dell adozione. 3. La metodologia utilizzata nella ricerca 3.1 Introduzione Al fine di studiare il livello di percezione e l impatto atteso dei principi contabili internazionali nelle imprese non quotate, la metodologia di ricerca è stata articolata nelle fasi di seguito presentate: la definizione del 7

11 Monica Veneziani Laura Bosio campione; gli strumenti di indagine; le fasi di realizzazione; le modalità di raccolta e di elaborazione dei dati. 3.2 La definizione del campione Il campione oggetto di indagine è costituito da imprese appartenenti ad un area geografica ben definita, Brescia e le province limitrofe, già oggetto di studio di precedenti ricerche 8 : la scelta è giustificata dal fatto che si tratta di un territorio di significativo interesse in quanto una delle principali aree economiche del Paese (la quinta in termini di PIL complessivo prodotto). In particolare, ad inizio 2007 sono state scelte casualmente 120 imprese con fatturato consolidato, da ultimo bilancio disponibile, almeno pari a 50 milioni di euro o fatturato individuale superiore a 30 milioni di euro. Il campione definitivo di imprese, appartenenti a differenti settori di attività (dal metallurgico all alimentare), coinvolte nell intera ricerca è pari a 30 9, corrispondente al 25% del campione originario: il fatturato individuale medio è superiore a 98 milioni di euro (99 milioni il valore della produzione e 83 milioni il capitale investito); quello consolidato supera i 175 milioni di euro (178 milioni il valore della produzione e 163 milioni il capitale investito). Il 56% delle imprese predispone direttamente il bilancio consolidato. 3.3 Gli strumenti di indagine Il primo è un intervista strutturata, sviluppata con un questionario teorico-conoscitivo costruito al fine di indagare in merito alle caratteristiche principali dell impresa, alla sua propensione all internazionalizzazione, alla conoscenza degli IAS/IFRS da parte dei responsabili amministrativi e all interno dell azienda in generale e, infine, al ruolo comunicativo assegnato al bilancio dalla stessa. Si tratta di un questionario semi-strutturato 10 costituito da 87 domande 11, aperte e a scelta singola o multipla, suddivise in quattro aree. 8 Per approfondimenti si rinvia a: Teodori C., L evoluzione della situazione economicofinanziaria delle imprese bresciane nel periodo , in Economia e Finanza delle imprese manifatturiere bresciane. Sesto rapporto, Il Mulino, Bologna, 2005; Teodori C., Amisano G., Miniaci R., Gnecchi F., Panteghini P., Tebaldini P., L impatto di Basilea II sulle imprese bresciane, Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura, Brescia, È opportuno precisare che nella prima fase della ricerca (indagine conoscitiva) le imprese coinvolte sono state 34; successivamente quattro di loro non hanno partecipato all analisi quantitativa. 10 Per approfondimenti si rimanda a Corbetta P., La ricerca sociale: metodologia e tematiche. Le tecniche quantitative, Il Mulino, Bologna, 2003, cap. 2. 8

12 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici La prima, formata da 24 domande, è relativa alla definizione del profilo della società, con particolare riguardo alla propensione all internazionalizzazione ed agli assetti istituzionali. Con riferimento al primo punto, si ritiene infatti che l interesse verso gli IAS/IFRS sia tanto maggiore quanto più elevato è il grado di apertura verso l estero: un linguaggio contabile comune, ormai adottato da più di cento Paesi nel mondo, favorisce processi di crescita con partner stranieri, contatti facilitati con finanziatori, clienti e fornitori esteri, nonché una più immediata e significativa comparazione con i concorrenti. Con riferimento al secondo punto, invece, si è voluto valutare il grado di apertura istituzionale (composizione della compagine societaria, ipotesi di quotazione, presenza di posizioni di vertice differenti dalla proprietà), che certamente influisce in misura non trascurabile sulla possibile adozione volontaria. La seconda area è articolata in 12 domande ed ha l obiettivo di comprendere quanto il processo di armonizzazione contabile internazionale, pur non essendo gli IAS/IFRS obbligatori, abbia suscitato l interesse conoscitivo del soggetto che in azienda dovrebbe possedere le maggiori competenze di specie contabile cioè il responsabile amministrativo e finanziario. In dettaglio l attenzione si è posta sul suo grado di conoscenza, sulle fonti informative utilizzate, sulla percezione degli elementi positivi, negativi, innovativi e di complessità degli IAS/IFRS e dei potenziali impatti esterni da essi prodotti. Con la terza area (25 domande), si è voluto indagare il grado di diffusione delle conoscenze sugli IAS/IFRS all interno dell impresa; se, come e perché la tematica dell adozione volontaria è stata affrontata o le ragioni per cui ciò non è avvenuto. In particolare, l attenzione è stata posta sull interesse specifico all utilizzo; sul livello di formazione del personale e sui futuri processi formativi; sugli impatti legati al sistema contabile; sull adeguatezza dei sistemi informativi e sulla disponibilità ad investimenti qualora si opti per una loro adozione volontaria. Infine, nella quarta area formata da 26 domande, si è voluto analizzare il livello di importanza che l impresa attribuisce al bilancio, cioè il ruolo comunicativo che esso assume, in considerazione del fatto che secondo il Board tale documento rappresenta un rilevante strumento informativo per gli stakeholder in generale e per gli investitori in particolare, in quanto deve essere di utilità nei processi di decisione economica. È interessante comprendere come le imprese che oggi volontariamente e domani con ogni probabilità obbligatoriamente si avvicineranno agli 11 Le variabili sono riportate in appendice. 9

13 Monica Veneziani Laura Bosio IAS/IFRS, si collocano rispetto alla cultura della trasparenza informativa 12 auspicata dal Board. Obiettivo dell area è quindi conoscere il ruolo del bilancio nell ambito dei processi di comunicazione economico-finanziaria attuati dalle imprese, le modalità di utilizzo, i limiti ed i pregi percepiti oltre al potenziale conoscitivo che viene attribuito al documento. Nel secondo momento della ricerca, relativo alla dimensione quantitativa, cioè all impatto contabile dell adozione, sono stati valutati, a livello di macro-aggregati, gli effetti patrimoniali che si potrebbero manifestare qualora si modificassero le regole contabili per la predisposizione del bilancio, attraverso l utilizzo dei principi contabili internazionali. Il primo passo è consistito nello stabilire uno specifico punto di partenza, identificando la data del primo bilancio IAS/IFRS: infatti, mentre per le società quotate l obbligo di adozione dei nuovi standard è stato stabilito dal Regolamento europeo n del 2002, nessun obbligo è stato previsto per le società e i gruppi non quotati. In particolare, nella ricerca, si è ipotizzato che il primo bilancio per il quale verrà presentata un informativa completa in ottemperanza ai principi contabili internazionali sarà quello con periodo amministrativo che terminerà il 31 dicembre Di conseguenza, come previsto dagli stessi standard internazionali, si sono ipotizzati gli effetti della transizione sulla situazione patrimoniale al primo gennaio 2006: pertanto, la determinazione dell impatto è stata svolta sul bilancio consolidato, o qualora non presente, sul bilancio d esercizio presentato al 31 dicembre A questo scopo, sono state accuratamente analizzate quelle classi di valori che potrebbero potenzialmente subire i maggiori cambiamenti a seguito dei nuovi principi contabili. Lo strumento di indagine utilizzato in questa fase è una check-list che analizza dodici aree di bilancio (immobilizzazioni immateriali, immobilizzazioni materiali, rimanenze, crediti, strumenti finanziari, debiti, fondi, benefici ai dipendenti, patrimonio netto, ricavi, imposte anticipate/differite, residuali) ognuna delle quali formata da un numero variabile di item specifici. La finalità è determinare le peculiarità economiche, patrimoniali e finanziarie di ciascuna impresa per calcolare, successivamente, l impatto contabile alla data di transizione. È importante precisare che la valutazione dei macro-impatti è stata svolta sulla base di dati e ipotesi fornite dalle stesse imprese partecipanti alla ricerca, in quanto, viste le finalità del lavoro, non sono state effettuate perizie e valutazioni analitiche né controlli documentali. 12 Il tema viene affrontato, tra gli altri, in Salvioni D.M. (a cura di), Trasparenza ed efficacia nella comunicazione economico-finanziaria, Giappichelli, Torino, 2002, pp

14 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici 3.4 Le fasi di realizzazione Definito il campione e gli strumenti di indagine, si è proceduto allo svolgimento dell analisi empirica, che ha normalmente richiesto tre incontri presso ogni impresa con i responsabili amministrativi e finanziari in presenza, spesso, degli imprenditori: nei primi due si è proceduto all effettuazione dell intervista per la compilazione del questionario conoscitivo, ed all utilizzo della check-list per la raccolta di tutte le informazioni necessarie per quantificare l impatto sulle aree di bilancio a fronte di una possibile transizione agli IAS/IFRS; nell ultimo incontro sono stati presentati e discussi con l azienda i risultati emersi dalle attività precedenti, con particolare attenzione alla variazione potenziale che il patrimonio netto potrebbe subire in caso di passaggio effettivo agli standard internazionali. 3.5 Le modalità di raccolta e di elaborazione dei dati L ultima fase della ricerca ha riguardato la raccolta dei dati e la successiva elaborazione per giungere a risultati di sintesi, sia in relazione al questionario teorico-conoscitivo, sia con riferimento alla check-list. Dal questionario teorico-conoscitivo sono state selezionate, per ognuna delle quattro aree, le variabili ritenute più significative al fine di ottenere un indicatore di sintesi quantitativo 13. In particolare, i singoli indici sono stati costruiti utilizzando una duplice scala che assegna alle variabili relative al grado di conoscenza di un problema o all utilità del bilancio un punteggio compreso tra 1 (non sufficiente) e 5 (ottimo), mentre a quelle inerenti la presenza/assenza di uno specifico elemento il punteggio 0/1. Ciascun indice sintetico (I) è caratterizzato da un campo di variazione da 0 a 100. Nel lavoro viene presentato l indice medio: n xi I = n X i=1 x i = punteggio effettivo della singola impresa X = punteggio massimo teorico n = numero di imprese 13 La scelta di selezionare solo alcune variabili è dovuta al fatto che non tutte possono essere espresse in termini quantitativi e che certe domande sono approfondimenti di altre, il loro utilizzo nella costruzione dell indice avrebbe quindi comportato problemi di duplicazioni. 11

15 Monica Veneziani Laura Bosio In particolare, nella prima area, al fine di quantificare il grado di propensione all internazionalizzazione sono state selezionate le seguenti variabili: presenza di partecipazioni estere; esistenza di sedi ubicate all estero; natura prevalente delle attività delle sedi estere; fatturato estero; approvvigionamenti esteri; progetti di acquisizione di imprese estere in corso; intenzione di incrementare i rapporti commerciali all estero; interesse verso la quotazione. L indice della seconda area mira a definire il livello di conoscenza posseduta dai responsabili amministrativi intervistati, in merito al tema degli standard internazionali ed agli effetti che essi possono produrre. L indice è stato costruito attraverso l utilizzo delle seguenti variabili: grado di conoscenza degli IAS/IFRS; grado di conoscenza delle differenze tra regolamentazione italiana e IAS/IFRS; capacità di individuare elementi positivi/negativi connessi agli IAS/IFRS; capacità di individuare gli IAS/IFRS più complessi; capacità di individuare gli IAS/IFRS più innovativi; capacità di individuare gli effetti prodotti dagli IAS/IFRS sui giudizi di finanziatori/azionisti; capacità di individuare alcuni vantaggi legati all adozione degli IAS/IFRS; percezione degli effetti sui risultati di bilancio derivanti dagli IAS/IFRS; adeguatezza degli IAS/IFRS per tutte le tipologie di imprese. Nella terza area, inerente al grado di conoscenza degli standard internazionali nell intero contesto aziendale ed all adeguatezza del sistema organizzativo, le variabili selezionate per la costruzione dell indice sono cinque: tematica sull adozione volontaria degli IAS/IFRS affrontata a livello amministrativo/dirigenziale; grado di conoscenza degli IAS/IFRS nell impresa; organizzazione di corsi di formazione sugli IAS/IFRS; presenza di un sistema informativo adeguato agli IAS/IFRS; predisposizione del business plan. 12

16 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici Infine, l indice connesso alla quarta area mette in evidenza in quale misura il bilancio viene inteso come un importante strumento di comunicazione verso l esterno. In questo caso le variabili selezionate sono le seguenti: disponibilità ad inviare il bilancio a terzi richiedenti; richiesta/esame da parte dell impresa del bilancio di terzi per soddisfare diverse necessità conoscitive; grado di utilità del bilancio per i terzi; grado di utilità del bilancio per i finanziatori; percezione del grado di utilità per gli stakeholder del proprio bilancio; funzione assolta dal bilancio; adeguatezza del bilancio per comunicare scelte strategiche ed operative. Con riferimento alla check-list, invece, dopo aver determinato per ciascuna delle trenta imprese l impatto patrimoniale per macro-area, al netto del relativo effetto fiscale, è stata costruita un unica misura sintetica derivante dall aggregazione dei dati specifici. A conclusione della parte metodologica è necessario evidenziare alcuni limiti della ricerca e dei risultati ottenuti: il ridotto numero delle imprese coinvolte, legato alle necessità di un loro coinvolgimento attivo ed al tempo necessario per lo svolgimento delle singole fasi 14 ; il valore degli indici costruiti dipende dalle variabili che il gruppo di ricerca ha selezionato in autonomia, in quanto ritenute sulla base di ricerche precedenti, della letteratura scientifica e delle dinamiche sviluppatesi durante le interviste quelle maggiormente espressive; nella fase di determinazione degli impatti quantitativi sono state utilizzate delle inevitabili ipotesi semplificatrici. 4. I risultati della ricerca e la loro analisi 4.1 Introduzione Per maggiore chiarezza, in primis verranno presentati i risultati emersi dall elaborazione dei dati relativi ai questionari (N=34); successivamente quelli connessi all impatto contabile (N=30). 14 Ogni incontro ha avuto la durata media di due ore. In totale sono stati effettuati 94 incontri. 13

17 Monica Veneziani Laura Bosio In entrambi i casi si concentrerà l attenzione sugli aspetti ritenuti maggiormente rilevanti L analisi qualitativa: i risultati delle interviste Con riferimento alla prima area, sulla base delle variabili considerate, si riscontra una propensione all internazionalizzazione mediamente contenuta con alta variabilità: lo confermano il valore dell indice pari a 42 e della deviazione standard di 26 (Tabella 1). Più in dettaglio, il valore massimo dell indice è 100, raggiunto solo da un impresa; il valore minimo 0, conseguito da due società. TABELLA 1 La propensione all internazionalizzazione: il valore dell indice Indice Risultati Valore minimo 0 Valore medio 42 Valore massimo 100 Deviazione standard 26 Dalla Tabella 2 si rileva che il 35% delle entità possiede partecipazioni in imprese estere e il 38% ha sedi ubicate all estero, prevalentemente di natura commerciale o produttiva (32%). Inoltre, dall analisi delle singole variabili è possibile osservare che il 44% delle imprese consegue all estero una quota almeno pari al 30% del proprio fatturato e, per la stessa quota, il 47% di esse ricorre al mercato estero per l approvvigionamento di materie prime. Tuttavia, si evidenzia un quadro in evoluzione, infatti il 15% del campione ha in corso progetti di acquisizione di imprese estere e nell 82% dei casi viene espressa l intenzione di voler incrementare i rapporti commerciali con paesi stranieri. TABELLA 2 La propensione all internazionalizzazione: i risultati Variabili Risultati Presenza di partecipazione in imprese estere 35% Sedi ubicate all estero 38% Natura prevalente (commerciale o produttiva delle sedi estere) 32% Fatturato estero > 30% 44% Approvvigionamenti esteri > 30% 47% Progetti di acquisizione di imprese estere in corso 15% Interesse verso la quotazione 44% Intenzione di incrementare rapporti commerciali all estero 82% 15 Nella lettura delle tabelle si deve tener conto che molte domande prevedono risposte multiple. 14

18 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici Con riferimento all assetto istituzionale, anche se alcune variabili non sono state considerate ai fini del calcolo dell indice, il quadro emergente è quello atteso: ad eccezione di due soli casi con controllante estera, negli altri siamo di fronte ad imprese familiari, con quote maggioritarie assolute. Inoltre, sempre con riferimento all assetto istituzionale, emerge un significativo interesse verso la quotazione, espresso dal 44% degli intervistati. In questo conteso, nel quale risulterebbe favorevole un avvicinamento almeno iniziale ai principi contabili internazionali (solo due società hanno infatti ottenuto un punteggio pari a zero), appare interessante indagare il grado di conoscenza e percezione degli IAS/IFRS nelle imprese. Con riguardo alla seconda area del questionario, come mostra la Tabella 3, l indice sul grado di conoscenza del responsabile amministrativo e finanziario sui principi contabili internazionali ha assunto i seguenti valori: il valore massimo, raggiunto da tre imprese, è 75; il valore minimo è 19, riscontrato in una sola società; il valore medio è 53 e la deviazione standard 14. TABELLA 3 La conoscenza degli IAS/IFRS e la percezione degli effetti: il valore dell indice Indice Risultati Valore minimo 19 Valore medio 53 Valore massimo 75 Deviazione standard 14 Il valore medio dell indice esprime un grado di conoscenza attuale sugli IAS/IFRS e sui relativi effetti modesto: pertanto, la tematica non è certamente nuova ma risulta poco approfondita. La Tabella 4 illustra in modo più dettagliato i risultati ottenuti. 15

19 Monica Veneziani Laura Bosio TABELLA 4 La conoscenza degli IAS/IFRS e la percezione degli effetti: i risultati Variabili Risultati Grado di conoscenza generale degli IAS/IFRS insufficiente 53% sufficiente 35% discreto 12% buono 0% ottimo 0% Grado di conoscenza delle principali differenze tra IAS/IFRS e regolamentazione italiana insufficiente sufficiente discreto buono ottimo 53% 26% 21% 0% 0% Incapacità di rispondere ad alcune domande sugli IAS/IFRS 15% Capacità di individuare elementi positivi/negativi connessi agli 85% IAS/IFRS Capacità di individuare gli IAS/IFRS più complessi 68% Capacità di individuare gli IAS/IFRS più innovativi 94% Capacità di individuare gli effetti prodotti dagli IAS/IFRS sui giudizi di 78% finanziatori/azionisti Capacità di individuare i vantaggi legati all adozione degli IAS/IFRS 91% Percezione di effetti significativi sui risultati di bilancio derivanti dagli 67% IAS/IFRS Adeguatezza degli IAS/IFRS per tutte le tipologie di imprese 21% Innanzitutto, nessuno dei responsabili amministrativi e finanziari delle imprese intervistate ha una conoscenza approfondita sugli standard internazionali: il 53% dichiara una conoscenza insufficiente sia sugli aspetti generali che caratterizzano gli IAS/IFRS sia sulle differenze con la normativa italiana; nel 15% l intervistato non è in grado di rispondere ad alcune domande più puntuali sulle peculiarità, sui limiti e sui vantaggi di tali principi. Questa carenza conoscitiva si può anche esaminare considerando il profilo dell intervistato (Tabella 5): il suo background professionale è prevalentemente di tipo manageriale interno all azienda (71%), il 18% degli intervistati ha maturato competenze manageriali esterne o proviene da una società di revisione e il 6% ha svolto in precedenza attività di dottore commercialista. 16

20 I principi contabili internazionali e le imprese non quotate: opportunità, vincoli, effetti economici TABELLA 5 Il profilo dell intervistato Background professionale e fonti informative Risultati Background professionale dell intervistato Manageriale interno all azienda 71% Manageriale esterno all azienda 18% Società di revisione 18% Società di consulenza 15% Altro 6% Fonti informative sugli IAS/IFRS Quotidiani economici 53% Riviste economiche 71% Libri 29% Libri IASB 9% Internet 12% Corsi di formazione 15% Convegni e seminari 24% Altro 21% Utilizzo in passato o giudizio sugli IAS/IFRS 9% Inoltre, pochi di loro hanno affrontato in passato il tema degli IAS/IFRS: solo il 9% si è trovato ad applicare gli standard internazionali o ad esprimere un giudizio su un impresa che ne faceva uso. L argomento, comunque, non è completamente sconosciuto, qualche nozione sui principi contabili internazionali è stata appresa attraverso l utilizzo delle seguenti fonti informative: quotidiani economici (53%), riviste economiche (71%), libri (29%), libri IASB (9%), internet (12%), corsi di formazione (15%), partecipazione a convegni e seminari (24%), altro (21%) 16. Che il tema non sia nuovo lo dimostra anche il fatto che l 85% degli intervistati è in grado di individuare gli elementi positivi e negativi che contraddistinguono gli IAS/IFRS (Tabelle 4 e 6). Tra gli elementi positivi si riconosce la necessità di un linguaggio contabile comune a livello internazionale (59%), la più adeguata misurazione e rappresentazione del reddito e del patrimonio (35%), la maggiore trasparenza informativa di bilancio (26%), il più marcato orientamento al futuro, necessario nel contesto economico attuale (24%), la loro richiesta da parte dei mercati finanziari (21%) e l utilità in presenza di stakeholder esteri (18%). Accanto agli elementi positivi, i responsabili amministrativi e finanziari delle imprese hanno anche individuato alcune criticità connesse all adozione degli standard internazionali: in particolare, il 29% degli intervistati li considera lontani dalla cultura contabile italiana; il 24% sostiene che il 16 In questo caso si tratta soprattutto di informazioni ottenute da consulenti esterni e società di revisione che collaborano con l azienda. 17

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