HHRHNBE TUTTI INSIEME) Ottobre 1992 ANNO II Numero 5. Periadico Parrocchiale a cura de: "Gli Amici di Padre Elvio Costali"

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1 Ottobre 1992 ANNO II Numero 5 HHRHNBE TUTTI INSIEME) Periadico Parrocchiale a cura de: "Gli Amici di Padre Elvio Costali" Santuario del Pelingo Furio di Acqualagna (Ps) IN QUESTO NUMERO: 5 EDITORIALE Pag. 2 FESTA DELL'OTTO SETTEMBRE " 3 IL LAVORO TRA I KARIMOJONG OGGI " 4 L'AVVENTURA DEL RITORNO " 8 UN AIUTO PER USCIRE DALLA DROGA " 9 NOTIZIE IN BREVE " AVIS " 12 L'ASILO " 14 SCENOGRAFIA ECCELLENTE " 16 NEL '93 AL PELINGO " 17 L'ETÀ' DELL'UNIVERSO " 18 CON LA PROPRIA TESTA? SI " 19 GITE PARROCCHIALI " 20 SANGUINETO ADDIO " 22 LA MARACHELLA DEL NONNO " 23 L'ANGOLO DELLA POESIA " 24 HARAMBE1 SPORT " 25 HARAMBE'CUCINA " 31

2 HarambéS Ottobre'92 EDITORIALE ATTENZIONE AL RAZZISMO Tutti ci siamo resi conto, leggendo i giornali e seguendo i notiziari televisivi, della grande ondata di razzismo che coinvolge tutta l'europa. Nel nostro stesso paese i casi di intolleranza, verso i cosiddetti diversi, sono sempre più numerosi e sempre più pressante si fa, di conseguenza, l'esigenza di trovare una soluzione a questo problema. La causa principale sembra trovarsi nel difficile momento economico che riguarda, chi più chi meno, tutti i paesi europei. Ciò comporta, ovviamente, un malessere generale, ma che va a colpire più duramente il mondo giovanile. Sempre più difficile si fa per loro la vita: difficile è trovarsi un lavoro: sono cresciuti nell'abbondanza senza grossi problemi da superare. Ora però le cose non vanno bene: il futuro sembra piuttosto oscuro; principi morali importanti si sono persi, e di conseguenza l'unico atteggiamento considerato idoneo per far fronte alla dura realtà è la rabbia. Ecco, perciò, apparire i "naziskin" che con vigliaccheria cercano di risolvere i loro problemi non costruendo, non dandosi da fare attivamente per cercare di migliorare le cose, ripristinare i principi veri, ridare a questi ultimi il giusto valore e, con sacrificio e con fraternità, ripartire da zero e ricostruire un mondo migliore guardando agli errori passati per evitarli di nuovo in futuro. No, tutto questo costa sacrificio, forza fisica e mentale. E' più facile, più sbrigativa la violenza: quest'ultima porta infetti ad una soddisfazione immediata senza grandi sforzi. Si attaccano così i neri, con la scusa che rubano il lavoro ai bianchi; gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali, i meridionali, e chi più ne ha più ne metta. Cosa fa la gente di fronte a tutto questo? Niente, non fa proprio un bel niente, a parte qualche manifestazione qua e là. Si è di fronte ad una qualsiasi totale indifferenza, se non addirittura ad un assenso, di fronte a questi episodi. Stiamo forse diventando tutti pazzi? Tutto ciò è distruttivo e non costruttivo. Cosa speriamo di costruire in questo modo: non di certo un buon futuro per chi verrà dopo di noi. C.S. DISCOTECA.?i**-* t* e LA c>» -2-

3 Ottobre'92 llarambé CITAZIONI A RIGUARDO Un popolo che mette i propri privilegi al di sopra dei princìpi perde, presto gli uni e gli altri. DWIGHT D. EISENHOWER Dobbiamo imparare a vivere tutti come fratelli, altrimenti periremo insieme come tanti sciocchi. MARTIN LUTHER KING La civiltà è un processo che si prefigge lo scopo di far convivere singoli esseri umani, poi le famiglie, e quindi le razze, i popoli e le. nazioni in una grande unione: l'unione del genere umano. SIGMUND FREUD 1! 1 UNA TRADIZIONE CHE SI RINNOVA IN MODO STRAORDINARIO, UNA RICORRENZA MOLTO VIVA E SENTITA, MIGLIAIA DI PERSONE CHE CONVENGONO AL SANTUARIO: QUESTA E1 LA FESTA DEL PELINGO. Certamente tutti sapranno che l'8 settembre rappresenta per il Pelingo la ricorrenza più importante dell'anno, in cui si festeggia la nascita di Maria S.ma. Se per molti altri ragazzi questa data segna solamente l'avvicinarsi dell'inizio della scuola, per noi del luogo rappresento l'ultima festa estiva di grande importanza. E non solo per i giovani: infatti, tutte le famiglie si preparano in precedenza, magari ritrovandosi con amici e parenti di fuori, a rivivere questa tradizione secolare. Per l'appunto, le persone, che in questo giorno affluiscono da molti centri di tutta la provincia, spinte dalla devozione alla Madonna, sono sempre molto numerose e la chiesa è gremita a tutte le ore. Proprio quest'anno l'afflusso è stato notevole sebbene la festa ricorresse di martedì, giorno lavorativo. Le Messe vengono celebrate dalle prime ore del mattino (6,30) lino a tarda sera (l'ultima si conclude alle 10,30 circa). All'uscita di queste, i fedeli sono attirati a percorrere il viale di fronte dove, per l'occasione, si trovano allestite varie pesche di beneficenza e bancarelle di vario genere: dai giocattoli alle bigiotterie, ai chioschetti di piadine e porchette dove ci si ferma volentieri a bere un bicchiere di vino, a mangiare un panino seduti ai tavoli dei giardini: i più grandi chiacchierando e i bambini giocando, fino a sera. Tutti consapevoli di aver ricevuto Qualcosa. Annalisa Galli e Romlna Mascloli Così si presenta il Pelingo in occasione della festa. -3-

4 Hararnbé 5 - -Ottobre '92 IL LAVORO TRA I KARIMOJONG OGGI GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE E1 TORNATO PADRE ELVIO DALL'UGANDA. VI PROPONIAMO QUESTA LETTERA APERTA CHE LUI CI HA SCRITTO PER TUTTI I LETTORI DI HARAMBE1. Carissimi amici, sono tornato dall'uganda e dalla terra dei Karimojong piuttosto provato. Provato dalla malaria e da una situa- /.ioue di continua tensione per la condizione di paura in cui si svolge la nostra vita quotidiana. L'anno scorso, di questi tempi, ho preso anch'io una malaria molto brutta, con febbre molto alta e vomito continuo per una decina di giorni, perché la cura ordinaria con i preparati di chinino non ha dato alcun risultato positivo: questo tipo di malaria è resistente alla cura ordinaria. E' proprio chiamata "malaria resistente": una nuova malaria che preoccupa molto i medici. Quindi, ho dovuto prendere una nuova cura che purtroppo ha sgradevoli effetti collaterali: a me ha causato maggiori disturbi allo stomaco e seri fastidi alla testa con una grande debilitazione. Questi disturbi malarici sono continuati fino a questi ultimi giorni. Questa malaria resistente l'hanno presa anche gli altri e abbiamo avuto due casi molto gravi: la Suora, incaricata della scuola di cucito, ha dovuto essere curata con iniezioni di chinino puro, via endovena, sotto il controllo del medico per tre volte, ma la terza volta l'ha messa K.O.: ha perduto il controllo della ragione. E' stata rimpatriata ai primi di giugno ed ora ho saputo che, solo in questi giorni, è potuta rientrare in famiglia per un pò di vacanze. La cura di chinino puro ha degli effetti collaterali molto seri: sordità, abbassamenti della vista; si può rimanere storditi per una settimana e può essere pericolosa per i nervi. Infatti un'altra Suora, quella che si curava soprattutto dei poveri, è morbi di malaria lo scorso 25 luglio nonostante la cura di chinino. In generale, la situazione in LJganda è migliorala tranne nella regione Karimojong dove c'è una continua tensione. Ormai tutti i karimojong sono armati di fucili mitragliatori e non solo: possono rifornirsi di fucili, munizioni, bombe a mano come vogliono, perché ogni settimana vendono moltissimo bestiame rubato alle tribù vicine e comprano armi dai soldati. Quindi il governo di Rampala non ha la possibilità di riportare l'ordine e di far rispettare la legge. E, oltre ai razziatori di bestiame, si sono formate delle bande armate con gente proveniente anche da altre tribù, e con elementi già esperti in ruberie nei grossi centri non molto lontani. Queste bande armate hanno cominciato a tendere imboscate nelle strade (con tanti morti) per poter fare soldi facilmente; quindi non si può più viaggiare di giorno. Sono anche riusciti a fare con successo dei colpi di mano in tutt'e quattro le missioni della nostra zona, che distano tra loro dai 40 ai 50 Km. Quindi siamo in balia delle bande armate. Sono esperti nel tagliare le recinzioni. In generale, sono gruppi di 5 o 6 persone che entrano nella missione armati di mitra. Così è successo alle nostre Suore e, in seguito, a un infermiera volontaria: chiamano magari di notte per un'emergenza poi ti puntano il fucile allo stomaco (l'infermiera l'hanno anche malmenata con il calcio del fucile) e prendono denaro, radio, -4-

5 Ottobre'92 Haiartibc 5 macchine fòtograiiche, borse ecc... Naturalmente ce l'aspettavamo da un momento all'altro che sarebbero venuti anche da noi, quindi ci siamo procurati una sirena di allarme che funziona con la corrente delle batterie dei pannelli solari. Fino ai primi di agosto di quest'anno non hanno osato fare il colpo a casa nostra, perché generalmente durante i giorni lavorativi c'erano sempre una ventina di giovanotti, con Peter, che dormivano in missione, li 16 agosto scorso, domenica, sono stato avvisato segretamente che quella stessa notte avrebbero tentalo il colpo a casa nostra e che dovevamo tenerci pronti. mi raccomandai con le guardie di non sparare alle persone ma in aria, che poi avremmo dato l'allarme. Kro stato avvisato di tutto perché l'informatore era al corrente di tutto il piano dei banditi: avevano seguito tutte le mie mosse. Avrebbero atteso le 21,30, quando io sarei andato a spegnere il generatore di corrente, per sorprendermi e poi mi avrebbero for/.ato a consegnare tutto quello che avevo: guai a me se mi fossi rifiutato o avessi reagito. Quella sera, quando sono andato a spegnere il generatore, mi sono fatto accompagnare dalle guardie che poi m'hanno accompagnato fino in stanza. Dieci minuti dopo sentii un Padre Bivio mentre taglia l'erba nel Campo Sportivo attorniato dai suoi ragazzi più giovani. Dovevamo prendere degli uomini, armati di fucili mitragliato ri, per sventare il colpo. Prendere delle guardie armate locali è legale, perché o il governo stesso che insiste per questo: per pattugliare le strade e proteggere le istituzioni. Naturalmente trambusto e, poi, un colpo di fucile: qualcuno era entrato ma si era incontrato con le guardie che hanno sparato un colpo in aria, quindi i ladri, che pensavano di farla franca, fuggirono. Il 19 agosto scorso vengo di nuovo avvisato segretamente che quella

6 1 lariinibé 5 Otlobre '92 banda di ladri era più che mai decisa a fare il colpo la notte del 21 agosto e che sarebbero stati armati, non solo di fucili mitragliatori ma anche di 4 pistole. Quindi i guardiani, questa volta, dovevano sparare per primi perche i banditi avevano deciso di uccidere pur di poter rubare. Naturalmente non intendevo far uccidere e nemmeno ferire qualcuno. Quindi per radio informai della situazione il Superiore delle Missioni, che risiede a Campala, perché mandasse il suo rappresentante, per la /.ona dei Karimojong, per prendere serie decisioni. In questi giorni io ebbi ancora disturbi di malaria ed era una settimana che non riuscivo a mangiare, anche a causa del vomito. E, siccome sarei dovuto rientrare in Italia lo scorso luglio, fu deciso che non dovevo più rimandare, ma partire subito, anche per fare un gesto forte che scuotesse la popolazione. Era chiaro che i banditi miravano a me che ero il responsabile della missione per cui, secondo loro, avrei dovuto avere una grande quantità di denaro. Il rappresentante del Superiore delle Missioni arrivò quel venerdì 21 agosto, e ci mettemmo d'accordo che lui sarebbe rimasto lì e che io sarei partito subito, con la Land Rover del rettore del Seminario dì Moròto insieme a tre preti africani. Ma, passando attraverso il centro di Narnàlu, il capo banda dei ladri, con due dei suoi aiutanti, mi hanno riconosciuto mentre passavo con l'auto; e probabilmente fu questo che li distolse dal fare il colpo quella notte. In seguito venni anche a sapere che quel venerdì (giorno di vendita del bestiame e di compera dei fucili è anche giorno in cui confluiscono a Namàlu migliaia e migliaia di persone; giorno in cui corrono molti soldati e anche molta birra e molta grappa) quella banda di ladri cominciò a rubare nelle bottegucce del piccolo centro e a bastonare la gente: ci 111 una forte rea/ione da parte della popolazione. Intanto il vicario del Vescovo (che era assente) andò a Namàlu per cercare di organizzare una grande riunione con tutta la popolazione: cosa che tentammo tante volte anche noi ma senza un vero risultato perche quelle bande di ladri avevano i loro protettori: primi i soldati, poi gli ex militanti del partito di Obote e anche un deputato protestante, anche lui ex militante di Obote. Finora erano riusciti a meltere tutto a tacere; quindi sotto c'era anche un movente politico e di fanatismo religioso: i protestanti volevano avere in mano il potere ed erano invidiosi per il grande sviluppo della chiesa cattolica. Il 1 settembre, il vicario del Vescovo con un altro suo rappresentante andarono di nuovo a Namàlu e questa volta riuscirono ad organizzare questa grande riunione con la partecipazione di tantissima gente. Naturalmente nessuno di quelli della banda si fece vedere, ma erano presenti i loro protettori. Prima di tutto ci fu un aspro scontro verbale tra le autorità locali (queste a maggioranza cattoliche) e i protettori dei ladri. Poi parlò il vicario del Vescovo: "Padre Elvio è partito e possono partire anche gli altri; voi rimanete qui. L'anno scorso quando c'era l'epidemia di meningite e poi la grande fame chi vi ha assistito? Considerate cosa è stato fatto in tutti questi anni: la casa delle suore, la scuola di cucito, la scuola per le ragazze, il dispensario, e ora la costruzione di quello nuovo; il centro per gli incontri con due saloni, due aule e due stanze; l'officina e la scuola agricola con i volontari, con oltre 300 persone che lavorano in queste opere. Volete che si chiuda tutto? Se volete che la missione resti -6-

7 Ottobre '<">2 Harambé.*> aperta dovete rispettare e far rispettare il personale della missione." La genie fu molto dispiaciuta della mia partenza improvvisa rimpiangendo l'insegnamento e le esortazioni che impartivo erano più di cento. Anche i ritiri e raduni mensili, per i catechisti e gli animatori, si sono svolti regolarmente. LA; 22 piccole comunità cristiane di base vanno avanti bene; così anche la costruzione del nuovo dispensario, di La casa delle Suore della Missione di Narnàlu. Vedendo la forte reazione positiva della gente anche il deputato, protettore dei ladri, fu costretto a parlare a favore della missione e a fare la storia di tutto il male fatto, alle varie missioni e sulle strade, dicendo che queste cose non si potevano più tollerare. Dopo la mia partenza ci fu un altro tentativo di rubare nella missione cercando di sorprendere di notte il Padre anziano, ma la prontezza e la decisione dell'altro Padre e delle guardie sventò il colpo. Il Padre che mi sostituisce scampò, provvidenzialmente, anche ad un'imboscata sulla strada, con sparatoria. Dopo il mio ritorno ho ricevuto anche qualche buona notizia: il 5 settembre c'è stata l'adunanza mensile delle donne cattoliche e le partecipanti tre stanze in missione, e del quarto blocco di aule per la scuola delle ragazze, sono a buon punto. Questa breve...relazione non è che un riassunto di tutto quello che avrei potuto raccontarvi, che potrebbe suscitare molte domande di chiarimento. Scusatemi soprattutto se ho parlato solo di me stesso, lasciando le ultime righe per un semplice grazie per il grande lavoro che avete fatto (con tutti i benefattori) in tutti questi anni a favore della mia missione. Che il Signore vi benedica tutti, con lutti i vostri cari, e che il lavoro a favore dei più poveri e bisognosi vi riempia sempre di una grande gioia. Grazie. Padre Elvlo

8 Hararnbé 5- -Otiobro '92 PADRE ELVIO CI RACCONTA IL ROCAMBOLESCO VIAGGIO CHE HA DOVUTO AFFRONTARE PER RIENTRARE IN ITALIA. L'AVVENTURA DEL RITORNO Ilo dovuto aspettare una settimana a Rampala per trovare un posto sull'aereo della Compagnia Aerea Etiopica. Siamo partiti da Kampala alle 9,30 di mercoledì 2 settembre; circa due ore dopo eravamo ad Addis Abeba dove cambiamo aereo. Siamo ripartiti alle 13,00. Alle 14,00 siamo scesi ad Asmara. Sono le 15,00, le 16,00; e l'aereo non riparte. Poi ci viene comunicato che, per ragioni che non possono essere rese pubbliche, l'aereo era stato sequestrato dal governo eritreo. Cos'era successo? La compagnia aerea aveva fatto più biglietti dei posti disponibili, quindi non c'era posto per tutti gli eritrei che avrebbero dovuto salire. Allora il governo eritreo ordinò: se non partiranno gli eritrei non partirete neppure voi. Alle 16,00 ci annunciano: mentre si sta trattando vi offriamo il pranzo. Le trattative durano fin verso le 19,00 arrivando ad un compromesso: avrebbero fatto salire a bordo tutti quelli che avrebbero trovato posto, anche in prima classe, e assicurarono gli altri che sarebbero ripassati a prenderli, pagando tutte le spese. Quindi annunciarono: "Brutte notizie per quelli che vanno a Roma; perché l'aereo deve prima andare a Francoforte". E dire che per le 19,00 saremmo dovuti essere già a Roma. Siamo arrivati a Francoforte a mezzanotte: potevamo atterrare. Se fossimo arrivati più tardi non ci avrebbero fatto atterrare. Si doveva ripartire per l'una di notte, ma anche adesso c'era un problema: molta gente doveva salire, ma noi di Roma non eravamo scesi. Per cui hanno riempito ben bene l'aereo, e alle 3,00 del mattino siamo arrivati a Roma sani e salvi... grazie a Dio. Padre Elvio D nuovo trattore OM della missione di Nainàlu che Padre Elvio, nel '89, ha acquistato a un prezzo vantaggioso presso la concessionaria FIAT di Modena. -8-

9 Ottobre'92- -Harainbé 5 ATTUALITÀ L'IMMANE PROBLEMA DELLA DROGA, ANCORA LONTANO DALL'ESSERE RISOLTO, GIORNO PER GIORNO RISALTA DALLE CRONACHE IN TUTTA LA SUA DRAMMATICITÀ1. VI PROPONIAMO IL PUNTO DI VISTA DI DUE ESPERTI. UN AIUTO PER USCIRE DALLA DROGA Presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento Affari Sociali, è stato istituito nell'ambito della seconda campagna informativa contro le tossicodipendenze, il servizio Drogatel, uno sportello informativo ed operativo a disposizione di quanti si trovano a vivere direttamente o indirettamente il problema della droga. Il servizio Drogatel viene svolto con orario 9-13,30 dal lunedì al sabato ed i suoi numeri sono 06/ ; 48] L'indirizzo è il seguente: Dipartimento Affari Sociali, Servizio Drogatel, Via Barberini, Roma. La campagna informativa contro le tossicodipendenze, pensata per avvicinare lo Stato ai bisogni della società, vuole essere un momento di reale coordinamento e collegamento tra le esigenze dei cittadini e le variegate "opportunità" che istituzioni pubbliche e private (comuni, regioni o altri) mettono a disposizione in termini di disintossicazione (U.S.L.), recupero (comunità) e reinserimento (borse di lavoro, contratti a termine, gruppi di ricerca e informazione, ecc...). Molteplici e di diversa natura sono stati gli interventi: si è cercato in primo luogo di spiegare ai ragazzi in difficoltà e ai loro familiari, persi nei labirinti dei vari SAT, NOT, CAD, SERT, USL, ecc..., il significato di tutte queste sigle e come utilizzarle. Grazie ad un aggiornato e completo indirizzario e all'istituzione di rapporti non burocraticizzati con i responsabili dei vari servizi per tossicodipendenti, si sono indirizzate molte persone che ne hanno fatto richiesta, verso comunità terapeutiche in grado di soddisfare le loro esigenze, magari vicino a casa o al lavoro, si è spiegato come accedervi, intervenendo direttamente in casi particolarmente complicati. Sulla scorta di questa esperienza ci siamo ulteriormente convinti che uscire dalla droga è possibile solo se esiste o si ricostruisce un "tessuto sano": ciò a due livelli, sia familiare sia, più in generale, sociale. La droga può attecchire, non v'è dubbio, anche in ambienti familiari sani, ma mentre il recupero in situazioni di disagio familiare il recupero del ragazzo tossicodipendente risulta alquanto problematico, nelle situazioni sane è assai più probabile e comunque più semplice. Due sono le conclusioni che dobbiamo trarre da questo fatto: 1 - il recupero del ragazzo tossicodipendente deve passare attraverso la famiglia, e ciò viene sostenuto da molti operatori del settore (uno fra tutti Don Mario Picchi), anche alla luce del recente documento pontifico Famiglia e tossicodipendenza. In quest'ottica diviene prioritario sostenere le famiglie che vengono a trovarsi nella drammatica situazione della tossicodipendenza di un loro componente (ciò giustifica anche il servizio stesso del Drogatel); 2 - più in generale, è necessario -9-

10 Haranibé5- Ottobre'92 pensare alla lotta alla droga come risanamento del tessuto sociale: ciò può essere fatto in vari modi e deve essere fatto a vari livelli; dall'informazione, alla prevenzione, all'educazione. Un modo a nostro avviso di grande importanza, forse un strada ineludibile nella lotta alla droga è la riconquista del territorio, soprattutto nelle aree urbane. E' sotto gli occhi di tutti come in alcune città interi quartieri siano completamente abbandonati a se stessi, privi di servizi e punti di incontro. Una adeguata lotta alla droga deve passare attraverso un vero e proprio risanamento ambientale. Ciò richiede però una diversa attenzione della società verso il mondo della droga. Qui non interessa esaminare le cause criminali che stanno sotto il fenomeno droga, gli interessi economici mondiali che vi gravitano attorno: si vuole solo richiamare l'attenzione sulle responsabilità che la società civile ha in questa situazione e sulle possibilità che essa ha di risolvere, se non del tutto certo in gran parte, questo problema. E' necessario, è sempre più necessario fare opera di conversione nella nostra vita sociale e porre con forza al centro della nostra società il principio di responsabilità, così come è necessario da parte degli adulti riprendere sulle proprie spalle il dovere dell'educazione, che passa attraverso la parola, la testimonianza e la presenza. Il risanamento ambientale passa attraverso questi momenti e, laddove né parola né esempio possono giungere, si deve ripristinare una vigile presenza, che sarà al tempo stesso prevenzione e recupero. Ciò comporta una riflessione sul mondo degli adolescenti e sul loro rapporto con gli adulti. Approfondendo l'indagine del Censis che in uno dei suoi ultimi rapporti parlava di "giovani orizzontali", possiamo dire che è accaduto negli ultimi anni, negli ultimi quindici anni circa, che il mondo degli adulti e quello degli adolescenti e dei giovani si siano progressivamente allontanati. Dal periodo dello scontro (la contestazione giovanile), che aveva caratterizzato gli ultimi anni sessanta e parte degli anni settanta, siamo passati ad un periodo di reciproca indifferenza: i giovani si sono sempre più spesso date proprie organizzazioni, a livello individuale e di grappo e gli adulti si sono come ritirati. Tutto ciò è avvenuto, è appena il caso di ricordarlo, in un clima generale di caduta di ideologie e, quindi, di convinzioni forti e di ideali. Quelle ideologie avevano un carattere spesso totalizzante e intollerante, quegli ideali erano troppo spesso mere utopie. C'era però una passione per la verità che rendeva desti gli animi e teneva alta una tensione morale anche se troppo spesso finiva con l'accecare le menti. A tutto ciò è subentrata stanchezza, insofferenza per tutto ciò che non sia immediatamente a portata di mano. All'amore per la verità (verità per altro già schiacciata sulla prassi) si è sostituita l'idolatria dell'efficienza, al mito della rivoluzione il mito della forza, alla garanzia ideologica uno sfrenato relativismo, all'utopia il successo. Come spesso accade ad un male ne è subentrato un altro: la follia della ragione ha ceduto il posto al disordine dei sensi e al freddo calcolare dell'intelletto. Adulti e adolescenti in mondi che si vanno pian piano allontanando hanno vissuto, ciascuno per proprio conto, queste trasformazioni. Soprattutto, un relativismo mai messo in discussione, che sul piano dell'azione diventa indifferenza, ha impedito agli adulti di -10-

11 Ottobre '92- -Haraiobé 5 svolgere un'azione educativa e ai giovani di sentirne l'esigenza. Cessata la comunicazione educativa, è restata solo una trasmissione di informazioni e di abilità. 11 microcosmo droga riproduce questa situazione, anzi appare come una delle sue conseguenze più drammatiche: esso rappresenta il momento massimo di non comunicazione tra i due mondi. Da una parte gli adolescenti, i giovani soli con i loro problemi, dall'altra gli adulti con le loro paure, essi stessi senza punti di riferimento. Ebbene, proprio la presenza degli adulti nel mondo giovanile deve essere ripristinata: associazioni del volontariato, partiti politici, ordini e istituti religiosi, parrocchie o altri centri di incontro dovrebbero essere interpellati in proposito e spinti ad impegnarsi in questa lotta per il "risanamento ambientale". Marla Paglia Franco A. Meschini NOTIZIE IN BREVE PELINGO - LAVORI AL CAMPANILE Sono da poco iniziati i lavori di ristrutturazione del campanile che prevedono la ripulitura delle mura esterne, che saranno lasciate al naturale (mattoni a vista), e il rivestimento della cuspide (il cappello del campanile) in fogli di rame. I lavori dovrebbero protrarsi per circa un mese. FURLO - RIPRISTINO ARGINI DEL FIUME II Servizio Opere Pubbliche della regione Marche (ex Genio Civile) ha approvato il progetto, del Comune di Acqualagna su sollecitazione della Pro Loco "Passo del Furio", di ripristino e rafforzamento degli argini del fiume Candigliano dopo le consistenti erosioni delle ultime piene. Il progetto, oltre all'abbassamento del letto del fiume, prevede anche due muraglioni a difesa delle zone più a rischio: le strutture de "La Ginestra" e il parco pubblico "La Golena". Non si sa quando avranno inizio i lavori COMMEMORAZIONI DELLE APPARIZIONI DI FATIMA Al Pelingo, il giorno 13 di ogni mese, da maggio a ottobre, vengono ricordate le Apparizioni di Fatima: si recita una corona del Rosario, poi viene celebrata la S.Messa. Tutte le parrocchie vicine partecipano e così, ad ogni appuntamento, c'è sempre una partecipazione notevole. A chiusura di questo ciclo, il 13 ottobre scorso, ha celebrato la funzione un sacerdote novello: Don Davide Tonti, consacrato il 5 settembre '92 a Fermignano. Abbadonata la professione di insegnante alle scuole Superiori, egli sta ultimando gli studi teologici al seminario Pio di Roma

12 Harat)ibó5 Ottobre'92 AVVENIMENTI DOMENICA 20 SETTEMBRE 1992 LA SEZIONE AVIS DI ACQUALAGNA HA CELEBRATO IL 35' ANNIVERSARIO DELLA SUA FONDAZIONE. GIORNATA STORICA - LA DONAZIONE DI SANGUE: UN DOVERE MORALE. La giornata celebrativa dell'anniversario di fondazione della locale se/ione AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue) ha vissuto nella mattinata la parte più intensa e significativa. (Ore 8,30) Si è iniziato con l'accoglienza dei rappresentanti di altre sezioni AVIS della provincia, da parte di quelli locali, invitate per l'occasione: si sono radunale più di 20 sezioni, ognuna con il proprio stendardo. 11 momento della deposizione della Corona d'alloro. (Ore 9,15) Si è partecipato alla Santa Messa celebrata da Don Irmo (anch'egli donatore) con mano accalorata. Nell'omelia ha messo in risalto il grande valore, umano e spirituale, della donazione di sangue (Ore 10,15) Accompagnato dalla banda musicale di Acqualagna, il nutrito gruppo di donatori si è portato presso il cippo di marmo (vicino il bivio della ex statale Flaminia) posto in occasione del 30 anniversario di fondazione, dove il presidente, Franco Conti, ha deposto una corona d'alloro alla memoria dei donatori defunti. (Ore 10,30) Nel teatro comunale Antonio Conti si è tenuto l'incontro generale, coordinato dal prof. Oberdan Stroppa, vicepresidente locale AVIS e assessore alla Cultura del Comune di Acqualagna, in cui sono intervenuti: il presidente locale, con il discorso di benvenuto; il sindaco di Acqualagna, con il discorso di accoglienza e di ringraziamento per tutti gli operatori AVIS; il vicepresidente provinciale, che ha raccontato un breve spaccato dell'apparato amministrativo delle donazioni a livello provinciale; il dott. Bechelli, primario del Centro Trasfusionale di Pesare (centro di raccolta provinciale). Molto interessante la sua relazione che ha illustrato i vari aspetti

13 Ottobre'92 Harambé 5 e le problematiche delle trasfusioni, soffermandosi in particolare sul problema dell'aids che principalmente vede coinvolto l'apparato delle trasfusioni. A riguardo, la nostra provincia è da considerarsi zona sana: dall'anno '85, in cui si è scoperto il virus, ad oggi in tutta la provincia, tra le circa donazioni prelevate in questi 7 anni, non è mai stata riscontrata una donazione infetta da virus di aids. Comunque - come ha spiegato il dottor Bechelli - la garanzia assoluta non c'è, a causa del periodo "finestra", il tempo di circa 4/5 settimane in cui, se si è contratto il virus, non si è ancora in grado di rilevarlo. Oggigiorno il rischio di contrarre il virus tramite trasfusione è di una probabilità su 300/350 mila. Nota dolente, toccata in ogni intervento, è il calo generale di donatori in tutto il territorio nazionale: non avviene il naturale ricambio: le nuove generazioni non donano sangue. Nessuno ha indicato dei motivi precisi, ma delle supposizioni si possono fare: forse è una conseguenza dell'eccessivo benessere, per cui si diventa egoisti e di riflesso si evita il problema della sofferenza altrui; forse è stata colpa anche degli adulti, che non si sono adoperati fermamente a sensibilizzare in questo senso i propri figli; forse sarà anche, oggi più che mai, per la generale mancanza di fiducia verso il mondo pubblico-amministrativo cui è strettamente connesso anche quello della sanità. Quali siano le ragioni, rimane un grande problema: il sangue donato in tutto il territorio nazionale è insufficiente per il nostro fabbisogno, per cui siamo costretti ad importarlo dall'estero, a volte anche in zone a rischio dove è maggiore la percentuale di malati di aids. Per quanto riguarda il sangue artificiale siamo ancora nella fantascienza. (Ore 11,00) Sono stati premiati i donatori locali che hanno raggiunto le varie quote di donazioni per cui, per regolamento, vengono assegnati tali riconoscimenti: 8 donazioni - diploma di benemerenza 16 " - medaglia di bronzo 25 " - medaglia d'argento 50 " - medaglia d'oro 75 " - distintivo d'oro con fronde 100 " - croce d'oro Nell'occasione è stato assegnato il massimo riconoscimento, la croce d'oro, al Sig. Giuliano Rosati cui è stato riservato l'onore del bacio "accademico" dalla massima autorità cittadina. Uno speciale riconoscimento al merito è stato donato al presidente Conti per le sue eccezionali 152 donazioni: sicuramente si tratta di un primato, ineguagliabile. Infine sono state assegnate delle targhe ricordo ad ogni delegazione ospite presente. (Ore 12,30) Si è ufficialmente conclusa questa semplice ed importante giornata all'insegna dell'allegria nelle sale del ristorante "Birra al Pozzo" dove si è consumato il pranzo. Per chi è sano donare sangue è un dovere morale; è un grande gesto di fraternità: questo il messaggio essenziale emerso da questa giornata importante, da ricordare nella storia locale. Ora spetta ad ognuno di noi; spetta a te stesso. (un donatore del Furio)...E IN CASA NOSTRA? Cogliamo l'occasione dell'avvenimento per ricordare, ancora una volta, che i donatori Avis in tutta la nostra parrocchia sono addirittura diminuiti: sono rimasti QUATTRO. Non è un pò triste? -13-

14 HarambéS Ottobre'92 L'ASILO UN VANTO DELLA NOSTRA PARROCCHIA E1 L'ASILO DOVE CIASCUNO DI NOI, DA PIÙ DI UN TRENTENNIO A QUESTA PARTE. HA RICEVUTO I PRIMI INSEGNAMENTI DELLA PROPRIA INFANZIA. - UNO SGUARDO SU QUESTO IMPORTANTE SERVIZIO. L'asilo del Pelingo nasce come vera e propria istituzione educativa nel 1956, quando il parroco Don Renato richiede, per poterlo avviare, la collaborazione di tre suore. Prima di questo momento, un piccolo locale, situato nell'odierna residenza di Ermanno Marclietti presso il Furio, era stato adibito dal CIP (Centro Italiano Femminile) allo scopo di ospitare giornalmente i bambini ivi residenti, seguiti da alcune maestre. Il numero dei "piccoli ospiti" era molto ridotto, non era più conveniente, così venne aperto l'asilo del Pelingo. Inizialmente i partecipanti erano dai 35 ai 40, poi ci rii una grande diminuzione, soprattutto agli inizi degli anni '70. Oggi i bambini sono 39, di cui nove provenienti da Cà Rio- Drogo, poiché la loro scuola materna è stata chiusa per il numero insufficiente. L'istituzione è parrocchiale ed è presieduta da Don Renato. Per i genitori l'attuale spesa è di L mensili. Rispetto all'anno scorso c'è stato un piccolo aumento, per uguagliare il costo dell'asilo di Pelingo a quello privato di Acqualagna. L'asilo accoglie bambini dai tre anni in su e li prepara ad accedere alla scuola elementare. Quando i bambini sono numerosi, come quest'anno, vengono divisi in due sezioni secondo l'età, e l'insegnamento è seguito da una maestra. Questo si svolge secondo programmi determinati; generalmente due: 1. programma della direzione didattica; 2. programma comunitario in collaborazione con Pesaro, Piobbico e Acqualagna. Qualunque sia il programma seguito, la scuola materna cerca di aiutare il bambino nell'acquisizione di concetti logici ed approfondire le sue conoscenze in campo didattico e pedagogico. L'esperienza ha fatto di questa scuola un "rifugio" ridato e sicuro per diversi anni e continua imperterrita nella sua "missione". I primi bambini ospitati al Pelingo sono ora i genitori di quelli odierni e... chissà se questi avranno la possibilità di mandarci anche i loro figli!! Antonella M. e Rita R. LE SUORE DEL PELINGO Ordine: Le Piccole Ancelle del Sacro Cuore Suor Lorenza (supcriora) Suor Anselma Suor Natàlia proveniente da Force(AP) Città di Castello (PG) San Martino in Strada (MI) Contarina (RO) al Pelingo dal Suor Noemi 1992 Si sono recentemente trasferite: Suor Faustina che era al Pelingo dal 1960 e Suor Eugenia dal Suor Faustina si trova nella casa di riposo, per le suore dell'ordine, in Arazzo; Suor Eugenia presta il suo servizio presso la Curia Vescovile di Città di Castello. -14-

15 Ottobre'92- -Harambé 5 f* Ci ' o^;.*"" SL-àìL* ' ~"'* ' ' ' ~ ' ' ' * " - ' " '- -' ' Suor Natàlia con i bambini dell'asilo di due armi fa. DIAMO IL NOSTRO SALUTO ALLE NOSTRE DUE AMICHE CHE SI SONO TRASFERITE. Carissima SUOR FAUSTTNA, alla notizia della sua partenza i parrocchiani del Pelingo si sono rattristali in quanto lutti hanno conosciuto la tua simpatia, la tua bontà. Il tuo modo di essere era così gioviale che contagiava chi ti era vicino: ci hai offerto un tuo esempio di fede gioiosa che non dimenticheremo. Ci mancherai. Anche la tua squisita cucina ci mancherà, in particolare a tutti quelli che hanno frequentato l'asilo - di cui eri cuoca - mancheranno i tuoi famosi "gobbetti". Ci mancherai. Ma, anche se non sarai presente tìsicamente, sappiamo con certezza che il tuo cuore sarà sempre e comunque qui con noi al Pelingo. Per tutti, un saluto da Alvarc Carissima SUOR EUGENIA, tutti sicuramente ricorderemo la tua "infinita" dolcezza e semplicità; da parte nostra, in più, c'è il riconoscimento del grandissimo contributo che ci hai dato per organizzare le Pesche di ferragosto a favore delle missioni. Senza di te non avremo mai raggiunto i risultati conseguiti. Tutti noi ricordiamo quanto impegno e fatica ti è costata la raccolta dei premi presso le varie ditte, recandoti tante volte fino a Deruta a raccogliere le ceramiche. Dobbiamo ammetterlo, senza di te tutto sarà più difficile. Ti ringraziamo infinitamente per tutto quello che hai fatto e, soprattutto, per il tuo grande esempio di fede che ci ha sostenuto in questi anni. Rimarrai per sempre nei nostro cuore. Per tutti, un saluto da Claudia -15-

16 HarambéS Ottobre'92 ACQUALAGNA - FESTA DELLA MADONNA DEL GIRO. SABATO 8 AGOSTO '92, L'IMMAGINE DELLA MADONNA DEL GIRO, PROVENIENTE DAL PETRICCIO. E' STATA ACCOLTA IN UNO SCENARIO SUGGESTIVO. ABBIAMO INCONTRATO L'IDEATORE. "Fu deciso di accogliere l'immagine nel campo sportivo adiacente la chiesa, così si è cercato di adattare l'idea in base alla disposizione del luogo che si prestava favorevolmente". Inizia così la nostra chiacchierata con il Sig. Marco Marchetti di Acqualagna, insegnante di Educazione Artistica nelle scuole medie, che è stato l'ideatore e il direttore dei lavori dello scenario allestito per la festa della Madonna del Giro, tanto apprezzato dalla moltitudine di persone intervenute in quest'occasione speciale. Marco ha preso molto a cuore la cosa: quasi una sfida personale per realizzare quell'idea che aveva in mente, in cui doveva esserci un enorme drappo bianco, suggerito da una delle tante scenografie di un viaggio del Papa. Marco aggiunge: "Inizialmente l'idea, accettata dal comitato organizzatore (di cui anch'egli fa parte), era più semplice: si era pensato di fare un baldacchino come quelli tipici delle processioni del Corpus Domini. Poi a qualcuno pareva troppo semplice". Così lui ha pensato di fare qualcosa di più La scenografia allestita per la festa. Momento della celebrazione di sabato 8 agosto. -16-

17 Ottobre'92 Harambé 5 importante. Ha fatto il disegno di un baldacchino, in legno, ispirato a quello del Bernini in San Pietro. Sempre sotto la sua direzione, i signori Lamberto Lesina e Mario Ronconi hanno realizzato il lavoro: le quattro colonne in legno e la parte alta in truciolato. Qualche curiosità sul grande drappo: era alto 14 m; ci sono voluti 84 m di stoffa x 1.50 di larghezza; tutti questi teli erano agganciati ad una carrucola per poterli innalzare e togliere più facilmente. Mentre l'impianto d'illuminazione è stato affidato alla ditta incaricata dell'intero addobbo di luci di tutto il paese. Marco è stato anche il realizzatore del carro predisposto al trasporto dell'immagine. E' stata una novità. Di solito, per i lunghi trasporti l'immagine viene fissata su di un'automobile mentre per quelli brevi a spalla d'uomo. Questo carro particolare ha un'intelaiatura in ferro; quattro ruote da ciclomotore, le due anteriori snodate; entrambi gli assi sono dotati di bilanciere, per mantenere in piano il pianale di appoggio; quattro stanghe di legno per il traino manuale, risultato leggerissimo; il tutto interamente ricoperto con stoffa rossa e tovagliette bianche. Mesi di lavoro per due giorni di festa; e un pò di tristezza nello smontare il tutto. Ma, dentro di lui, rimarrà per sempre quella gioia impagabile, quella soddisfazione personale per aver realizzato una propria idea come dono gratuito alla comunità, così gradito. d.f. IL PROSSIMO ANNO L'AVVENIMENTO INTERESSERÀ LA NOSTRA PARROCCHIA NEL '93 AL PELINGO CONCLUSA LA PRIMA FASE DI PREPARAZIONE ALLA FESTA. HA INIZIO LA SECONDA. - IL COMITATO FA IL PUNTO DELLA SITUAZIONE. Fino ad oggi l'opera del comitato organizzatore è stata quella di raccogliere fondi; con le offerte raccolte presso le famiglie e con il ricavato di varie iniziative. Ora ci si deve organizzare per la preparazione della festa vera e propria. A proposito rivolgiamo un appello a tutti i parrocchiani, che invitiamo a proporci idee ed anche a darci una mano per le varie cose da preparare. I lavori più impegnativi saranno: gli addobbi delle luci, che ne serviranno molti per l'ampiezza dell'area circostante la chiesa e per i vari accessi, specie il lungo viale da Casenuove; gli addobbi floreali che, per le stesse ragioni, occorrerà prepararne molti: si è deciso di confezionare fiori di carta; e poi gli archi: da decidere ancora il numero e le varie collocazioni. Quindi, di lavoro c'è n'è ed è indispensabile la collaborazione di tutti. Prossimamente si terrà una riunione aperta a tutti in cui saranno presentati programmi più precisi. Si coglie l'occasione per ringraziare tutte le famiglie che hanno contribuito all'ultima raccolta di offerte avvenuta nel mese di maggio. (Il comitato organizzatore) -17-

18 Haramb(S5 Ottobre '92 SCIENZA/FLASH UN NOSTRO AMICO. APPASSIONATO DI ASTRONOMIA, CI PARLA DI UN TEMA AFFASCINANTE CHE HA SEMPRE INCURIOSITO L'UOMO: L'ETÀ1 DELL'UNIVERSO Secondo il racconto biblico l'intero Universo, la Terra, il Sole, i pianeti e le stelle furono creati 6000 anni addietro, lutto ciò ai tempi odierni ci appare, ovviamente, sbagliato. Il grande progresso scientifico ha rilevato in maniera esauriente l'età dell'universo proporzionalmente legata alla sua dimensione. Per capire questo dobbiamo rifarci agli inizi del nostro secolo quando l'astronomo americano E.P. Hubble, che usava il più grande telescopio di allora, tramite l'osservazione di alcune nebulose a spirale, dimostrò che queste non erano altro che delle galassie, al di fuori della nostra Galassia e grandi come la nostra. Certamente fu una grande scoperta che dimostrò quanto l'universo fosse immensamente più grande di quanto si credesse. Hubble proseguì le sue ricerche fino ad annunciare nel 1929 che le galassie intorno a noi si allontanano tra loro ad una velocità proporzionale alla distanza che le divide. Ciò dimostrò che l'universo è in espansione, ed inoltre venne logica la seguente considerazione: da qualsiasi parte ipotetica dell'universo osservassimo il fenomeno vedremmo sempre le galassie allontanarsi dal nostro punto di osservazione. Un Universo in espansione offre subito il modo di determinane l'età. Supponendo di guardare indietro nel tempo sarebbe come guardare un film a ritroso: l'universo si espande e si allarga quando andiamo avanti nel tempo, si contrae e diminuisce via via che andiamo indietro L'espansione potrebbe continuare all'infinito, ma la contrazione ridurrà il volume ad un ipotetico zero, cioè il momento in cui si creò l'universo. Calcolando approssimativamente la velocità di allontanamento di una galassia per mezzo dello spettroscopio, applicando la legge di Hubble secondo cui la velocità è proporzionale alla distanza secondo la formula v = H d, possiamo calcolare il tempo e lo spazio che ci divide dall'astro osservato. Se questo tipo di rilevamento viene eseguito sul corpo celeste più lontano conosciuto al momento, cioè quello più vecchio per età, tenendo conto che rispetto al centro di esplosione iniziale (Big Bang) abbiamo una certa attrazione di gravita che rallenta l'accelerazione della velocità di allontanamento, si potrà appurare che l'età dell'universo, fino ad oggi conosciuto, è di circa di anni. Non si può escludere che, frugando con strumentazioni sempre più sofisticate negli spazi infiniti, si possa, in prossimo futuro, calcolare età superiori a quelle constatate finora. Pensando che il nostro giovane pianeta Terra ha appena 4,5 miliardi di anni, che i primi umanoidi apparsi sulla Terra risalgono a 3,5 milioni di anni e che l'età media di vita di un uomo è di soli 70 anni, ci si può rendere conto quanto ridicola sia la nostra presunzione di "essere" padrone e dominatore incontrastato di un mondo che certamente non ci appartiene: microscopica goccia d'acqua in un oceano tanto immenso. Leonardo Grilli

19 Ottobre'92 - Harambé 5 PENSIERO DEI VENTANNI - DA UN TEMA ALL'ALTRO, LE FERVENTI OPINIONI DEI GIOVANI DI OGGI Vorrei parlare, questa volta, di un grave problema che attanaglia la nostra società e che molti non considerano neanche grave: vorrei parlare del rifiuto della gente a pensare. Secondo il mio parere oggi la gente è talmente superficiale che non riesce neanche a vedere a un palmo dal proprio naso. Il problema, come contrariamente qualcuno sostiene, c'è ed è, secondo me, anche grave. La colpa è, in predominanza, dei mezzi di comunicazione di massa, i famigerati mass media ed in particolare della televisione. La televisione è un mezzo di comunicazione molto utile perché ha il pregio di riferire a milioni di persone, nello stesso momento, le stesse notizie, ma ha anche un grande difetto: toglie alle persone la voglia di pensare, la voglia di leggere. "Perché devo leggere un noiosissimo quotidiano quando stasera in TV, Emilio Fede o Lilli Gruber, o altri ancora mi racconteranno tutto quello che è successo?" In modo cortese e stilisticamente perfetto ma sempre come vogliono raccontarlo loro; e l'informazione ne esce falsata da emozioni che non ci appartengono. Leggendo invece un "noiosissimo" quotidiano si avrebbe l'opportunità di ascoltare, veramente e direttamente dal nostro cervello, quello che proviamo; e potremo con tutta calma riflettere e trarre considerazioni importanti anche per decisioni future. E noi invece no; preferiamo farci raccontare da altri quello che dovremo capire da soli; ci facciamo dire se dovremmo commuoverci per un omicidio o se essere indignati per una manovra fiscale. Questo è il colmo. La gente si vanta di essere libera ma questa è una menzogna: che gente libera sarebbe mai quella che si fa indicare chi ha ragione chi no in una disputa se prima non ha ascoltato e riflettuto sui motivi per cui essa è nata?! Io credo che la poca voglia di pensare della gente sia anche uno dei motivi per cui l'italia sta andando a rotoli. Il popolo se ne frega di quello che combinano i politici e si arrabbia quando gli toccano il portafoglio: non che l'arrabbiarsi sia sbagliato, ma è un pò come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Se la gente si fosse interessata un pò di più a quello che stavano facendo i nostri politici, invece di lasciarli fare il proprio comodo, ora non saremmo a questo punto. E' a questo che ci ha portato la pigrizia mentale: il farci raccontare quello che succede dagli altri, prendendo tutto quello che dicono per oro colato, senza pensarci un pò su. Comunque non è ancora tardi per un risveglio. La gente deve decidersi a pensare con la propria testa non con quella degli altri come ha fatto fino ad ora, e forse qualcosa potrà ancora cambiare, in meglio naturalmente. Un utopia? Forse! Ma non è possibile continuare in questo modo: bisogna prendere coscienza della propria identità per poter fare finalmente qualcosa di buono; anche per questo stato, che di cose buone ne ha un infinito bisogno. Micco Bllancloni -19-

20 Ottobre '92 DON RENATO TIENE MOLTO A QUESTE GITE DOVE, OLTRE IL MOMENTO DI SVAGO. C'È1 L'OCCASIONE PER RAFFORZARE LE AMICIZIE E INTENSIFICARE I RAPPORTI TRA PARROCCHIANI E NON. OGNI ANNO NE ORGANIZZA DUE: IN MAGGIO E SETTEMBRE - IL RACCONTO DI GIOVANISSIMI PARTECIPANTI. Iliiliiiiillli Siamo partiti la notte del 12 giugno dal Santuario del Pelingo con due corriere al completo. Tutte queste persone sembravano come rinate: cantavano, scherzavano, ridevano. Anche quelle persone che nei giorni "normali" sono laboriose, si erano proprio liberate da ogni pensiero della vita quotidiana. Durante il viaggio di andata abbiamo fatto solo una breve fermata, verso l'ora di pranzo, in un paese, anche questo molto bello, situato proprio all'inizio del lago di Como. Di questi paesaggi mi è rimasto molto impresso la bellissima vegetazione. Ripartiti, ci siamo diretti verso un luogo meraviglioso: una villa enorme, Villa Carlona, lungo la costa del lago, tutta circondata da viali, piante di agrumi e gelsomini che profumavano l'aria. Dopo aver visitato questa bellissima villa, siamo andati verso la stazione dei traghetti dove siamo saliti per poter visitare il piccolo paese di Bellagio, situato sul lago. A Bellagio sono rimasto colpito da alcune anziane persone che lavoravano, e poi rivendevano, oggetti artigianali bellissimi come ad esempio merletti e centrini a tombolo. Ritornati a riva, ci siamo imbattuti in un temporale e quindi ci siamo ritirati in albergo. Qui ci siamo tutti riuniti in una sala dove Don Renato ha celebrato la S.Messa. Subito dopo ci siamo sistemati nelle camere e poi abbiamo cenato. Dopo cena, molte persone si sono intrattenute per poi ritirarsi nelle proprie stanze, mentre noi ragazzi siamo rimasti svegli fino a tardi. La mattina successiva siamo andati a Lugano ed in corriera, mentre tutti si divertivano, noi dormivamo cercando di recuperare il sonno perduto. Ci siamo fermati a Lugano poco prima di pranzo: mi è rimasto impresso l'ordine, la pulizia e le banche. Siamo ripartiti per visitare la "Svizzera in miniatura": qui abbiamo pranzato al sacco e abbiamo fatto tante foto, perché questa era costruita tutta molto bene e curata nei minimi particolari. Nel pomeriggio abbiamo preso la via del ritorno e, per finire in bellezza, ci siamo fermati alla Certosa di Pavia: un convento di frati dove abbiamo potuto vedere come questi trascorrono le giornate di lavoro e preghiera. Dopo questa ultima visita, siamo ritornati a casa sempre in allegria e amicizia. Michele Marcozzl Illlliiliiiiillil Una giornata passata diversamente, un sacco di risate, dei luoghi stupendi: questo è quello che ricordiamo di questo giorno. Partenza alle ore 4,00 dal Santuario del Pelingo: questo quello che c'era scritto sul programma distribuito a tutti, ma molti, forse per l'emozione, sono arrivati sul posto almeno 15 minuti prima. -20-

21 Ottobre'92 - l-larambé 5 La prima fermata, come di solito, è stata fatta in autostrada per il ristoro e una piccola colazione poi, nuovamente, alla chiesa di Padre Pio dove abbiamo visitato la sua celletta, il crocifisso e il confessionale situato nella parte antica della chiesa. Sulla tomba (di Padre Pio) Don Renato ha celebrato la S.Messa. lecci, quercie di età che superano i 300 anni; ed insieme ad esse molteplici varietà di animali selvatici, come ad esempio caprioli, cinghiali, lepri, donnole e daini. Tutto questo io completa armonia con la popolazione del luogo che li rispetta e ne valorizza la bellezza. Ma in Puglia le meraviglie non finiscono mai; e, dopo la Usciti dalla chiesa, abbiamo osservato lo stupendo paesaggio che quei luoghi offrivano: distese immense di olivi e viti, che richiamano al valore antico di quelle terre. Ripartiti, con negli occhi quelle stupende immagini, abbiamo visto in lontananza la grotta dell'arcangelo Gabriele. Un pò delusi per non averla potuta visitare, ci siamo diretti verso la stupenda Foresto Umbra; e qui siamo subito ripagati del precedente rammarico. La macchia mediterranea è uno dei posti più visitati dell'intera Puglia. Solamente qui si possono trovare eriche, mortelli. San Giovanni Rotondo. La scalinata che porta alla chiesa di Padre Pio meravigliosa foresta, lo stupendo mare azzurro di Vieste e Peschici. Dopo una breve sosta in spiaggia, eccoci di nuovo in viaggio, ma questa volta verso una casa: la nostra! Impressioni di alcuni partecipanti: "E1 una gita riuscita molto bene; forse sarà il fascino di posti nuovi, ma mi è sembrato tutto molto divertente, anche le ore in pullman." - "/7 viaggio è staro lungo ma ne è valsa la pena: io lo rifarei." Se non ci credete, alla prossima gita, venite pure voi! Crlstina Baffioni e RafTaalla Palazzetti

22 HarambéS - Ottobre '92 SGUARDO AL PASSATO SANGUINETO ADDIO LA NUOVA RIDISEGNAZIONE DEI CONFINI DIOCESANI HA CANCELLATO NUMEROSE PICCOLE PARROCCHIE, ALCUNE RIMASTE ADDIRITTURA DISABITATE COME LA CHIESA DI SANGUINETO CHE, CON QUELLE DI SAN GIOVANNI SCALZO DI MONTEVARCO E SAN MARTINO VALFABBRICA, E1 STATA ACCORPATA ALL'UNICA PARROCCHIA. CONGIUNTA, DELLA PIEVE DI SAN VINCENZO DI MONTE PAGANUCCIO E DI SAN BARTOLOMEO DI DROGO. Nella nostra piccola vallata la posizione centrale del colle di Sanguineto, del massiccio di Montevarco, avrà sicuramente attirato l'attenzione dell'uomo fin dai primordi. Da questo picco, non molto alto, si può godere di una buona veduta panoramica in tutte le direzioni, con quella frontale più suggestiva della Gola del Furio. Nei documenti più antichi, per la prima volta, si trova il nome della parrocchia dei S.ti Gervasio e Protasio di Sanguineto nel 1299, negli elenchi della diocesi di Cagli. Quindi deve considerarsi tra le più antiche parrocchie della diocesi. Ancor prima di questa data, è accertato che il castello con torre di Sanguineto era una delle chiese dipendenti dall'abbazia di San Vincenzo, tra cui San Nicolo di Pietralata e San Martino di Montecroce (si possono intravedere i ruderi nei pressi del profilo di monte Furio). Quasi sicuramente il nome Sanguineto deriva da sanguinella, una pianta rossastra che proliferava nelle pendici del colle; e non, come si è sempre superficialmente raccontato, per il sangue che scorreva a fiumi durante la famosa battaglia del Metauro (anno 207 a.c.) dove i romani sconfissero i Cartaginesi comandati da Asdrubale. "E" del tutto improbabile che i Cartaginesi nella loro ritirata siano andati a complicarsi la vita oltrepassando l'angusto passo -allora Saxa Intercisa - presidiato dai romani: per proseguire dove? per allungarsi il cammino? Il passo restava fuori della linea di ritirata ideale, quella per la Toscana. Per cui i Cartaginesi sono sicuramente passati per la pianeggiante valle metaurense oltrepassando il valico di Bocca Trabaria". Questa la sicura ed autorevole opinione del dott. Umberto Marini. Dal per la chiesa e dal per lo stato la parrocchia di Sanguineto non esiste più. Ma quel picco discreto rimarrà, già pronto a raccontare nuove storie. pur. I PARROCI DI SANGUINETO DAL 1800 IN POI Don Francesco Venturi ( ) Don Carlo Marchetti ( ) Don Antonio Brillarelli* ( ) Don Pietro Cini ( ) Don Gaetano Luzi ( ) Don Giuseppe Bonetti ( ) Don Valentino Bartolucci ( ) * Don Antonio era lo zio dell'ultracentenaria Sig.ra Ainneris Brillarelli, classe

23 Ottobre'92 Harambé 5 LA MARACHELLA DEL NONNO Riguardo a questo fatto avvenuto molto tempo fa, negli anni dal 1920 al 1925, non abbiamo potuto ascoltare nessun testimone diretto, ma in base a tutto quello che ci è stato raccontato le cose dovrebbero essere andate, grossomodo, così. Ci troviamo davanti al Ristorante - Bar "Furio" di Domenico Candiracci. Erano della nutrita compagnia Dido e Adelelmo. Dido era un uomo intelligente a cui piaceva scherzare; mentre Adelelmo, era risaputo, andava fiero di aver combattuto la guerra del 1915/18 nel corpo di Cavalleria. E così la trappola scattò... AriovrerfHsoMAR f

24 Hararnbé 5 Ottobre'92 L'ANGOLO DELLA POESIA La bufera Ah la giovinezza dei poeti! ora sembra nostra che il tempo, come l'acqua di un fiume i sassi, eguaglia le nostre ossa. Invano, abbarbicati alle "segrete pene" gridiamo un io disperato. Calmo su di noi il mare si chiude e la bottiglia che il nostro nome racchiude insidia già la bufera. 7/6/89 Ettore Fazlo Ad un amico...e se la nube non dispare? Lieve forma è la vita, un filo tra le dita, il tempo di una nube e scompare. Il sereno è di lacrime pieno, ogni forma si perde smarrita. Se trattieni una nube - essenza o parvenza - ancora resta un poco di vita. 4/4/89 Ettore Fazlo DETTI LOCALI Chi sputa pr'eria i arcasca adoss (Chi dice malignità gli si ritorcono contro) L'ann bisest chi s'ia scampa è lest (E'fortunato chi riesce a passare l'anno bisestile incolume) Quant la gent parla se en è un lup un chèn ner è sicur. (Quando ci sono delle voci in giro parte di verità la portano sempre) San Francese san Francese dop del cald vien el frese. -24-

25 Ottobre'92 Harambé 5 SPORT TORNEO DI CALCETTO UN IMMANCABILE APPUNTAMENTO DELL'ESTATE MOLTO ATTESO DA TUTTI. SPORTIVI E NON. FURLO - Come da tre anui a questa parte si è svolto il torneo di calcetto. Sul campo si sono fronteggiate 7 squadre in un girone all'italiana. Per rendere più divertente la competi/.ione sono stati scelti ed abbinati, alle squadre partecipanti, nomi di altrettanti importanti clubs a livello europeo: PSV Eindhoven, Barcellona, Leeds, Stoccarda, Stella Rossa, Olimpique Marsiglia, Porto. Il torneo si è concluso alla fine di luglio proclamando vincitrice il PSV Eindhoven, capitanata da Rossano Rosetti; al T posto il Barcellona: capitano Mirco Bilancioni; e al 3 il Leeds di Fabrizio Fiorani. Questa manifestazione, oltre a far vedere del buon calcio, ha evidenziato tanta solidarietà fra un gruppo di amici accomunati dalla passione per questo sport. In concomitanza al torneo si è disputato anche un insolito e divertente quadrangolare tra vecchie glorie di tutta la nostra zona. A conclusione del torneo, per ricordare le belle serate trascorse in allegria, l'organizzazione ha offerto a tutti, partecipanti e non, paesani e non paesani, un'appetitosa cena all'aperto, sul terreno di gioco, a base di fagioli e polenta; permettendo di trascorrere insieme un'altra splendida e vivace serata d'estate in nome dello sport e dell'amicizia. Rossano Rosoni Così si è presentata una squadra per un incontro di qualificazione del Torneo "VECCHIE GLORIE": con la divisa di "Balla". Sicuramente vincitori in originalità e simpatìa. -25-

26 Haraiubé 5- -Ottobre '92 MOUNTAIN BIKE - PROVA PROVINCIALE DEL CAMPIONATO UDACE POCHI MA BUONI VILLA FURLO - L'associandone "Massiccio del Furio" ha confermato il proprio interesse per lo sport, in particolare per questa giovane disciplina, organizzando per il 2 anno consecutivo, in collaborazione con il G.S. Mastini di Cagli, domenica 30 agosto, una gara di biciclette da montagna quest'anno valevole per il campionato regionale U.D.A.C.E. (Unione Degli Amatori Ciclismo Europeo). In questa occasione è risultata dimezzata la partecipazione dei concorrenti perché potevano partecipare solo atleti tesserati, inoltre, la pioggia del primo mattino e la concomitanza con altre gare vicine non hanno favorito una partecipazione numerosa iscritti hanno dato vita ad una gara vivace svolta nel solito percorso, molto suggestivo, dal Furio a Villa Furio passando per il Profilo e Pagine. Circa 14 Km percorsi dai primi intorno ai 45': un ottimo tempo. Questo il podio: 1" Giobbetti, 2" Lazzarini, 3 Valentiui. Oltre al già citato Lazzarini, il campione di "casa", diversi sono stati i partecipanti locali tra i quali: Cleri, Dini, Duranti, Pantaleoni, Campeggi, Gorgolini, Grilli. Congratulazioni agli organizzatori per l'impegno che stanno portando avanti; gli amanti dello sport e della nostra terra gliene sono grati. d.f. La suggestiva posizione del traguardo con lo sfondo della Gola. Momento dell'arrivo del T assoluto: Carlo Lazzarini.,. -26-

27 Ottobre '92- -Haiambé 5 AMARCORD FUTURO CAMPIONE? I NEL 1958 VIENE SCRITTA UNA STRAORDINARIA PAGINA DI SPORT VI RACCONTIAMO LA STORIA DI UN CORRIDORE CICLISTA DEL FURLO, IL DICIASSETTENNE MARIO PAMBIANCHI. Il Furio viveva l'era di maggior afflusso turistico; l'economia del piccolo centro ruotava quasi totalmente sulla lavorazione della pietra che dava lavoro a centinaia di persone; l'italia, rialzatasi dal difficile dopoguerra, era alla vigilia dello sviluppo industriale: siamo nel Allora la vita era difficile. Ne erano a conoscenza anche i giovani del Furio: d'estate, finite le scuole, andavano a lavorare sulle cave. Così faceva anche Mario Pambianchi, il protagonista del nostro racconto. Come quasi sempre avviene, il gruppo di amici di Mario è unito da una passione comune, quella per la bicicletta; nata perché i fratelli Lazzeri, che facevano parte del gruppo, avevano dei cugini a Calmazzo che correvano in bicicletta. Qui a Calmazzo il ciclismo era molto seguito e praticato perché vi abitava un certo Catullo Ciacci, oggi residente a Torino, che corse il Giro d'italia: si classifico 2 in una tappa con arrivo in volata dietro un forte velocista di allora. Mario, consapevole della dura vita dei suoi genitori, e forse della propria che avrebbe dovuto affrontare in futuro, è affascinato dal sogno di diventare corridore e partecipare al Giro d'italia. All'epoca si organizzavano spesso gare a livello amatoriale in cui partecipavano i più forti ciclisti del circondario. A Calmazzo se ne organizza una, ma Mario non ha la bicicletta: gliela presta un barbiere di Canavaccio, un'ottima "Guerra" di 7 Kg. Il percorso si snoda tra Calmaz/o, Fermignano, Urbauia e Urbino. Mario sulle salite delle Capute stacca tutti e arriva a Urbino con 25 minuti di vantaggio. Lungo le discese per il Bivio Borzaga comincia a saltargli la catena; più volte deve fermarsi per rimetterla, così viene raggiunto dal secondo, uno forte di Lucre/ia. Arrivano nei pressi del traguardo, a Calmazzo, insieme. Al momento della volata gli salta di nuovo la catena: è secondo. Di seguito prende parte ad altre due gare che vince entrambe; una delle quali al Furio, davanti ai suoi compaesani. Mario si fa subito conoscere a suon di vittorie. Il ragazzo ha talento, va forte. Si crea grande interesse su di lui e viene iscritto nel G.S. Benelli di Pesaro. Da adesso è un corridore ufficiale, iscritto alla federazione italiana nella categoria allievi; ma è senza bicicletta. Il padre Guerrino gli compra una bicicletta nuova a Cagli, una bellissima Torpado, che Mario dalla gioia prova subito andando tutto eccitato in Acqualagna. "M'impegnai più che in gara - ci racconta - ma ritornai avvilito con i tubolari attoreigliati". Non era stato messo mastice a sufficienza nei cerchi. ^i riacuorò.

28 HarambeS Ottobre 1(>2 PRIMA GARA UFFICIALE Si corre a Jesi. Al mattino presto Mario parte da solo, con la corriera delle 6.30, portandosi dietro la sua bici e 250 lire in tasca. A Fano prende il treno fino a Jesi. Alle 10,00 ha inizio la corsa. Mario, conccntratissimo e inesperto, parte con il suo passo poderoso; dopo un pò si accorge di essere rimasto da solo. Pensa: "Non posso continuare da solo così per più di 100Km." (quanti ne mancavano alla fine della corsa). Rallenta e attende gli altri. Nel prosieguo della gara rimane sempre nelle prime posi/ioni. Nei pressi del traguardo un pugno di uomini si gioca la volata. Lui si sente sicuro: parte da dietro. Mentre li sta superando uno di loro non s'avvede del suo arrivo e lo stringe. Mario cade a terra e transita a rotoloni sul traguardo: è 7". Gli danno 1800 lire. apprensione. Ila una fame da lupo: si mangia 5 o 6 uova di tagliatcllc. TIFOSI AL SEGUITO Le imprese di Mario scaldarono fino all'entusiasmo i tifosi locali. Dopo la prima gara, in cui era andato da solo, non lo lasciarono più. Tra i tifosi più affezionati vi era Vitaliano lidera, che l'accompagnava con il suo Topolino, e Rjno Ruggeri. Andavano ad assistere alle gare anche numerosi tifosi di Acqualagna, capitanati da Rudio Pambianchi. Una volta un latto curioso vide protagonisti i tifosi di Mario: 15 agosto '58 - S.Angelo in Vado - circuito cittadino. Al 3 giro Mario è in fuga. Viene raggiunto da un perugino molto forte, un certo Bigi. Mentre stìinno conducendo insieme la corsa, in una curva Bigi sfiora un ceppo di rose e TESI PESARO FABRIANO Oat. ALLIEVI / ANNO 1958 GARE DISPUTATE S.ANGELO IN VADO NOVAFELTRIA REPUBBLICA DI SAN MARINO ORCIANO TROVIGIANO DI CINGOLI Piazzamento r rit. per foratura 1 2" r 6" 1 ' della sua categ. r II tutto finisce alle 6 di pomeriggio: è giorno; così riparte sulla sua bicicletta. Arriva a Fano che è quasi buio. La bici da corsa è senza fanale; la lascia in una stazione di servizio e si mette a fare l'autostop. Resta lì per parecchio e non lo sale nessuno. Riprende la bici e si rimette a pedalare verso casa. Arriva al Furio alle undici di sera mentre i genitori stavano in buca. Mario ne approfitta e scatta: comincia a tirare forte perché si mette in testa di doppiarlo per poterlo poi avere sotto controllo. Ma, per tutta la durata della gara condotta sempre in testa, non vi riesce. A 400 m. dall'arrivo viene raggiunto da un gruppetto di corridori, tra cui tre della sua squadra (la Benelli), e Mario si apposta in attesa della volata. -28-

29 Ottobre '92- -Harambc S Proprio in quel frangente, all'improvviso gli spunta da dietro, velocissimo, Bigi che passa tutti. Mario scatta dietro di lui ma non riesce a raggiungerlo e taglia il traguardo 2, leggermeute staccato. Nel fine gara accadono dei tumulti perché i tifosi di Acqualagna si erano accorti che Bigi, ad ogni giro, veniva trainato da una motocicletta nella parte alta del percorso, mori dal tratto cittadino. Tale calorosa protesta non viene accolta e la classifica rimane immutata. PRIMA VITTORIA UFFICIALE E' il 23 agosto del '58. Siamo a Nevate Uria. In questa occasione Mario viene accompagnato da un certo Storaci con la sua FIAT conosciuto al Furio perché veniva a proiettare i film - il quale aveva il figlio che correva nella stessa squadra di Mario. Questo signore gli dice: "Oggi mangi quello che ti dico io". Arrivano a Novafeltria che è mezzogiorno. Mario è costretto a mangiare una minestrina e un'insalata: Mario (a sinistra) insieme al compagno di squadra Bruno Storaci. La foto è stata scattata nel 1958 a Fossombrone, in corso Garibaldi: davanti allo studio fotografico Paci.

30 Harainbti 5- -Otlobre '92 ma, dopo quel poco che aveva mangiato, a metà gara gli prende una crisi di lame che fatica a tenere il passo della corsa. Quel giorno erano venuti a vederlo i suoi amici Rino e Tonino (Bacciardi), oltre che naturalmente Vitaliano appostato da un'altra parie. Quando Mario passa davanti a loro gli dice forte: "HO FEMAAA!". In questo percorso c'era un tratto di pavé dove a Mario, nella continuazione della gara, gli si rompono alcuni raggi. Prosegue. Nel giro successivo si ferma dove sono i suoi amici. In tutta fretto scardina i raggi contorti e prende dalle mani di Rino quello che erano riusciti a trovargli: un ceppo di banane. Riprende subito la corsa; trangugia tutte le banane; riprende le forze, e si riporta alla testa della corsa. All'ultimo giro parte un ciclista, velocissimo. Mario scatta dicendo ad un compagno: "Vienimi dietro!". I due lo raggiungono poco prima del traguardo e lo passano di slancio. Mario va a vincere con a ruota il suo compagno, e con la ruota posteriore fuori centro. Encomiabile. E' grande lèsta, soprattutto la sera al Furio al ritorno del vincitore, riaccompagnato dal trio del Topolino. Tutti bevono nella coppa del vincitore. DESTINO AVVERSO Mario si allenava con passione e costanza. Tutti i giorni saliva sulla sua bici. Spessissimo saliva sulla strada sterrata del monte Furio fino al profilo: dal Furio fino alla sbarra del demanio, oltre il rifugio forestale del profilo, impiegava 19 minuti. Eccezionale. Spesso faceva il giro Fano-Pesaro-Urbino con i compagni di squadra; a volte prendeva la direzione opposta in direzione del valico di Scheggia. Verso la fine della stagione sportiva Mario ha un incidente mentre si stava allenando, proprio nel centro abitato del Furio: mentre stava passando, un bambino gli attraversa la strada all'improvviso - era il compianto Emidio De Angelis -, non riesce ad evitarlo e lo prende in pieno. Emidio non si fa niente, mentre Mario cade battendo fortemente le ginocchia. Dopo questo incidente non si riprese. Provò a gareggiare ancora, ma aveva le ginocchia gonfie e non riusciva a pedalare forte. Ancora oggi, in certi periodi, risente di quella botta. Al termine di quell'annata entusiasmante, dove dimostrò di avere delle grandi doti, doveva passare addirittura nella squadra GHIGI. A quel punto doveva scegliere tra la incerta carriera ciclistica (incerta anche per l'incidente) e la più sicura scuola di scultura di Fano che alla fine gli avrebbe garantito un lavoro, ("osi Mario, anche per non andare contro il parere dei genitori, decise di continuare la scuola abbandonando per sempre le gare e il suo sogno. Oggi Mario ha 51 anni, è impiegato come geometra alla SICAP di Calmazzo, risiede in Acqualagna ed è uno dei più stimati artisti della pietra. Non sapremo mai se negli anni a seguire il corridore Pambianchi avrebbe potuto contendere la maglia rosa ai vari Anquetil, Balmamion, Adorni, Motta; ma sappiamo di poter ammirare un bellissimo frammento di storia che fa onore al Mario uomo, prima di tutto, alla nostra località e agli amanti dello sport: per questo gli siamo debitori. Grazie Mariulìn. d.f. -30-

31 Ottobre '92 Harambé ^ CUCINA PERSEVERIAMO NEI CONSIGLI DI CUCINA PER ABBONDANZA DI CUOCHI: SPERIAMO CHE GRADIATE. QUESTA LA RICETTA CHE VI CONSIGLIA IL Gì Gì MILITARE. SEMIFREDDO ALL'ANANAS Ingredienti: Ananas in scatola 500 g. di panna 250 g. di latte 75 g di zucchero 25 g. di farina 2 uova 1 bustina di vanillina Procedimento: Preparare la crema pasticcerà. Fare bollire il latte con una scorza di limone. A parte, montare le uova con lo zucchero. Quando il composto è ben amalgamato unire la farina e la bustina di vanillina. Quando il latte bolle unire il composto e fare alzare leggermente il bollore. Poi togliere dal fuoco e far raffreddare la crema. Frullare l'ananas, eccetto 5 fette per decorare, e montare 200 g. di panna, da unire delicatamente con l'ananas frullato e la crema pasticcerà precedentemente preparata. Versare il composto in uno stampo da plumkake e mettere nel congelatore per almeno 4 ore. Poco prima di servirlo immergere lo stampo in acqua calda per qualche secondo e rovesciarlo in un piatto di servizio. Decorare: con l'ananas rimasto e con la panna montata. Luigi Clarinetti Questo giornalino e' stato preparato presso: CARTOLIBRERIA "II Matitene" via Kennedy, Acqualagna (Ps) Ringraziarne: tutto lo studio de "II Matitene" per la sincera collaborazione, indispensabile per realizzare il genere di iniziativa; in modo particolare Giorgio Candiracci per la programmazione computerizzata.

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