INTERESSE DEL MINORE ED ATTRIBUZIONE DEL COGNOME PATERNO

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1 INTERESSE DEL MINORE ED ATTRIBUZIONE DEL COGNOME PATERNO Il tribunale per i minorenni, considerato che il minore Tizietto, di sette anni, già riconosciuto dalla madre Caia, era stato successivamente riconosciuto dal padre Tizio, a seguito di sentenza del giudice minorile che aveva superato il mancato consenso di Caia, dispone che il bambino assuma il cognome di Tizio in aggiunta a quello materno. Tizio propone reclamo avverso tale decreto, chiedendo l attribuzione al minore del patronimico in via esclusiva. Caia propone reclamo perché il bambino conservi il solo cognome della madre. La corte d appello rigetta entrambe le impugnazioni, evidenziando, tra l altro, che Tizio ha sem- 31

2 pre avuto un forte legame con il figlio, che gode di buona reputazione nell ambiente sociale e lavorativo e che l età di Tizietto è senz altro compatibile con la tutela del diritto all identità personale del minore Caia comunica a Tizio che intende proporre ricorso perché il bambino conservi il solo cognome della madre, sia perché il riconoscimento da parte di Tizio è avvenuto molto tempo dopo da quello della madre (quando Tizietto aveva cinque anni), sia perché il matronimico costituisce oramai elemento caratterizzante dell identità personale di Tizietto nell ambiente scolastico e familiare. Tizio si rivolge ad un legale. Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, premessi riferimenti ai rimedi esperibili contro il provvedimento della corte d appello, rediga pa- 32

3 rere motivato in ordine alle probabilità di accoglimento di un eventuale ricorso di Caia. Istituti rilevanti Cognome del figlio (art. 262 c.c.). Parere motivato In via preliminare occorre chiarire che il provvedimento emesso dalla corte d appello in sede di reclamo con il quale, ai sensi dell art. 262 c.c., si provvede all assunzione del cognome del figlio naturale nell ipotesi in cui la filiazione nei confronti del padre sia stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, è ricorribile per cassazione ai sensi dell art. 111 Cost., trattandosi non di un mero atto di volontaria giurisdizione ma di un provvedimento a carattere decisorio (dovendo esso, in assenza di diverse pre- 33

4 visioni legislative, ritenersi non revocabile né modificabile, anche a cagione delle esigenze di certezza delle situazioni giuridiche attinenti all identità delle persone) che incide sul diritto al nome e, per il tramite di questo, sul diritto all identità personale (Cass /1998, 13281/2006). Sempre in via preliminare va puntualizzato che il decreto reso dalla corte d appello è ricorribile non più soltanto per violazione di legge: poiché esso è stato depositato in cancelleria successivamente all entrata in vigore del D.Lgs. 40/2006, trova applicazione l art. 360, ult. comma, c.p.c., novellato dal citato D.Lgs., art. 2, a tenore del quale «le disposizioni di cui al comma 1», e quindi la possibilità di impugnazione anche ai sensi del n. 5, relative al vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, «si applicano alle 34

5 sentenze ed ai provvedimenti diversi dalla sentenza contro i quali è ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge». Ciò stabilito, l art. 262 c.c. dispone che il figlio assume il cognome del genitore che per primo abbia effettuato il riconoscimento e che, nel caso di riconoscimento contemporaneo, al figlio è attribuito il cognome del padre. Qualora la filiazione nei confronti del padre sia stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, il figlio può assumere il cognome del padre, aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre. Nel caso in cui il figlio sia minore, è il giudice che prende le decisioni relative all assunzione del cognome paterno. Quando la filiazione nei confronti del padre sia stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, 35

6 la disciplina del cognome, dettata dall art. 262 c.c., è volta a conciliare due esigenze: quella secondo cui il cognome tende ad indicare l appartenenza di una persona ad una determinata famiglia e quella secondo cui il cognome è espressione dell identità della persona, elemento di riconoscimento della stessa nella trama dei suoi rapporti personali e sociali. Proprio muovendo dalla premessa che il cognome, come parte del nome, è sempre meno strumento di ordine pubblico e sempre più bene morale della persona, rappresentando elemento costitutivo dell identità personale e quindi oggetto di un vero e proprio diritto tutelato a livello costituzionale, la giurisprudenza (Cass /2006, 16989/2007) ha precisato che, nel caso occorra decidere se attribuire al figlio il cognome del padre la cui genitorialità è stata accertata o dichiara- 36

7 ta successivamente, si deve valutare l esclusivo interesse del minore. La ratio dell intervento del giudice è stato precisato nelle citate pronunce va individuata soprattutto nell esigenza di garantire l interesse del figlio a conservare il cognome originario se questo sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale in una determina comunità. In questa prospettiva, il giudice deve avere riguardo al modo più conveniente di individuare il minore in relazione all ambiente in cui è cresciuto fino al momento del riconoscimento da parte del padre, ed è chiamato a emettere, prescindendo da qualsiasi meccanismo di automatica attribuzione del cognome dell uno o dell altro genitore, un provvedimento contrassegnato da ampio margine di discrezionalità e frutto di libero e prudente ap- 37

8 prezzamento, nell ambito del quale assume rilievo centrale non tanto l interesse dei genitori, quanto quello del minore ad essere identificato nel contesto delle relazioni sociali in cui è inserito. Il giudice deve sempre valutare se il cognome che il figlio minore già porta è di tale significato sociale e personale da dovere essere mantenuto come segno distintivo della sua personalità o se invece possa essere sostituito o modificato, con l aggiunta del cognome paterno, senza che vi siano per il minore ripercussioni negative. Ne consegue che, oltre che nei casi in cui ne possa derivare un diretto pregiudizio al minore in ragione della cattiva reputazione del padre, l assunzione del patronimico in sostituzione del cognome materno non può essere disposta quando l esclusione di detto cognome, oramai naturalmente associato al minore nel contesto so- 38

9 ciale in cui egli si trova a vivere, si risolva in un ingiusta privazione di un elemento distintivo della sua personalità, vale a dire del diritto «a essere se stessi». Nel caso di specie, la corte d appello, correttamente impostando la questione nel senso della ricerca dell interesse esclusivo del minore, ha applicato i principi richiamati: da un lato riconoscendo l esigenza che il minore mantenga, con la conservazione del cognome materno, l identità acquisita nella scuola e nell ambiente in cui si svolge la sua vita di relazione; dall altro dandosi carico di verificare se l aggiunta a tale cognome di quello paterno possa recargli pregiudizio ed escludendo l esistenza di un pregiudizio siffatto, tenuto conto della mancanza di una cattiva reputazione di Tizio, del legame dimostrato dal padre verso il figlio e dell esito positivo dei rapporti padre-figlio, ve- 39

10 rosimilmente suscettibili di intensificarsi per effetto dell intervenuto riconoscimento. La corte d appello ha altresì considerato che il minore non si trova ancora nella fase adolescenziale o preadolescenziale della sua vita, avendo cinque anni alla data dell autorizzazione giudiziale del riconoscimento paterno e sette anni al momento del decreto oggetto di reclamo, ed è pertanto pervenuta a ritenere che il bambino non ha ancora acquisito una definitiva, piena e formata identità, eventualmente suscettibile di sconsigliare l aggiunta del cognome paterno a quello materno che lo ha accompagnato sin dalla nascita. L impugnato decreto contiene quindi una compiuta motivazione sul punto dell interesse del minore, escludendo che l accrescimento del cognome, in conseguenza del mutare dello status e della vicenda personale, sia di pregiudizio per il minore 40

11 e risulti in contrasto con il suo diritto all identità personale. In conclusione, deve ritenersi che il decreto della corte d appello sfugga a qualunque censura, essendosi correttamente attenuto ai principi di diritto sopra esposti e recentemente ribaditi da Cass. 2751/2008, secondo la quale «quando la filiazione naturale nei confronti del padre sia stata accertata o riconosciuta successivamente al riconoscimento da parte della madre, al fine di decidere se attribuire al figlio il cognome del padre, aggiungendolo o sostituendolo a quello della madre, il giudice deve valutare, ai sensi dell art. 262 c.c., l esclusivo interesse del minore, tenendo conto del fatto che è in gioco, oltre all appartenenza del minore ad una determinata famiglia, il suo diritto all identità personale, maturata nell ambiente in cui egli è vissuto fino a quel momento, ossia il di- 41

12 ritto del minore ad essere se stesso nel trascorrere del tempo e delle vicende attinenti alla sua condizione personale, e prescindendo, anche a tutela dell eguaglianza fra i genitori, da qualsiasi meccanismo di automatica attribuzione del cognome. Ne deriva che legittimamente viene disposta l attribuzione al minore, in aggiunta al cognome della madre, di quello del padre, allorché il giudice del merito, da un lato, escluda la configurabilità di un qualsiasi pregiudizio derivante da siffatta modificazione accrescitiva del cognome (stante l assenza di una cattiva reputazione del padre e l esistenza, anche in fatto, di una relazione interpersonale tra padre e figlio), e, dall altro lato, consideri che, non versando ancora nella fase adolescenziale o preadolescenziale, il minore, tuttora bambino, non abbia ancora acquisito con il matronimico, nella trama dei suoi rapporti perso- 42

13 nali e sociali, una definitiva e formata identità, in ipotesi suscettibile di sconsigliare l aggiunta del patronimico». Riferimenti normativi e giurisprudenziali (V. amplius SIMONE, Codice Civile Commentato - C1, ed. 2008) In relazione al cognome del figlio, v. anche: art. 262 c.c.: Riconoscimento paterno successivo. 43

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