La Guida HERMES al Voto Digitale

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3 WINSTON SMITH La Guida HERMES al Voto Digitale

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5 «Voto (s.m.). Simbolo e strumento della facoltà che ha ogni libero cittadino di dimostrarsi uno sciocco e di rovinare il proprio paese». (Ambrose Bierce) «Voto digitale (s.m.). Simbolo e strumento della facoltà che ha ogni libero cittadino di dimostrarsi uno sciocco e di farsi rovinare dal proprio paese». (Winston Smith)

6 «La Guida HERMES al Voto Digitale» è Emmanuele Somma Infomedia Editori coop HERMES Center for Transparency and Digital Human Rights Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione Non commerciale Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. prima edizione HERMES ottobre 2017

7 Sommario PRE FA ZIO NE DI MAR CO CA LA MA RI 1 IN TRO DU ZIO NE 3 1+1=DE MO CRA ZIA 5 VOTO DE MO CRA TI CO HO W TO 9 PRO CES SO AL PRO CES SO 13 IL DI GI TA LE IN CAM PO 17 RI LE VA ZIO NE DEL LO SCRU TI NIO 24 UN BRO GLIO MO DEL LO 32 È SI CU RO, NON LO VEDE NES SU NO! 42 VOTO DI GI TA LE CON TRO DI RIT TO ALLA CO NO SCEN ZA 51 CON CLU SIO NI 57 POST FA ZIO NE DI CHEL SEA MAN NING 59 IL PRO GET TO WIN STON SMI TH 61 BI BLIO GRA FIA 68 DO CU MEN TI 72 GER MA NIA: IL VOTO DI GI TA LE È IN CO STI TU ZIO NA LE 73 VE NE ZUE LA: IL CA BLO GRAM MA USA SU SMART MA TIC IN WI KI LEAKS 79 ITA LIA: IL DDL SUL LO SCRU TI NIO ELET TRO NI CO 86 ITA LIA: LA RI LE VA ZIO NE IN FOR MA TIZ ZA TA DEL LO SCRU TI NIO GNU. FREE. QUAN DO FREE SOFT WARE NON È AB BA STAN ZA 114

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9 PREFAZIONE DI MARCO CALAMARI «Scusatemi» L'idea del voto digitale, di cui sentii parlare per la prima volta oltre molto tempo fa, mi af fa sci nò im me dia ta men te. Sembrava una cosa che avrebbe cambiato il mondo in meglio, che avrebbe sostituito la scheda cartacea, vecchia, arretrata anzi primitiva con il progresso stesso, velocizzando, facendo risparmiare, evitando errori e brogli e ren den do più si cu ro il cuo re del la de mo cra zia. Ma dor na le er ro re. Ci sono voluti anni per capire che la fascinazione era una questione di modernismo ad ogni costo, che si trattava solo di una tecnologia interessante e so fi sti ca ta, anzi dav ve ro "bel la".. In realtà il voto elettronico è una soluzione in cerca di un problema che non c'è. Il voto cartaceo è una tecnologia supercollaudata, economica, che tutti conosco no e che può es se re rea liz za ta e con trol la ta da chiun que. Al contrario, come tutte le novità, il voto elettronico introduce nuove criticità; la più importante è la sottrazione di un processo vitale per la società demo cra ti ca al con trol lo di tut ti. Un sistema computerizzato, se ben progettato, è un inno alla semplicità ed 1

10 alla ve lo ci tà. Il fu tu ri sta Ma ri net ti cer to l'a vreb be ama to su bi to. Ma è an che la ne ga zio ne del la sem pli ci tà, del la tra spa ren za e del l'ac ces si bi li tà. Nasconde la complessità dietro una falsa semplicità; come tutti i sistemi com ples si è dif fi ci le da pro get ta re e rea liz za re. Nasconderebbe quindi gli inevitabili errori, i nuovi problemi ed altrettanto bene i nuo vi bro gli. Infatti come tutte le "zone d'ombra" apre, anzi spalanca la porta, alla possibilità di manipolazioni che sarebbero molto difficili da scoprire e denunciare. Ci ho messo forse dieci anni per accorgermi di aver sbagliato clamorosamente; scu sa te mi. Che l'a ni ma del la ma ti ta co pia ti va pos sa cu sto di re sem pre il no stro voto. Mar co Ca la ma ri 2

11 INTRODUZIONE «La paranoia è una virtù» «S tra no gio co. L'u ni ca mos sa vin cen te è non gio ca re. Che ne dice di una bel la par ti ta a scac chi?» Jo shua in War Ga mes Questo libro è una contraddizione e il titolo vuole solo renderla più evidente: una guida dovrebbe fornire informazioni per fare qualcosa in pratica ma qui non troverete nulla per realizzare il voto di gi ta le. Ma que sto ha un sen so. Il Centro Hermes e il Progetto Winston Smith sono promotori di un eco si ste ma ete ro ge neo di in ge gne ri, tec no lo gi, giu ri sti, gior na li sti, politici e attivisti dei diritti umani che vedono nella tecnologia un potente strumento per conquistare un livello senza precedenti di benessere sociale, ma anche, e contemporaneamente, un fondamentale rischio per la nostra libertà. Entusiasti preoccupati fino alla paranoia. Innovatori guardinghi. Un intelletto di tecnologia che affronta l'innovazione senza trascurare il suo effetto sulla società. Perché ogni tec no lo gia suf fi cien te men te com ples sa è po li ti ca che mo del la la pro spe ri tà e l'op pres sio ne del nuo vo mon do che crea. Dal whistleblowing digitale alla navigazione anonima, dalla ricerca nei meandri del dark-web alla tutela radicale della privacy: queste sono le nostre attività sul crinale del bene e del male. Li affrontiamo passo a passo per tentativi ed errori, soprattutto errori, con la salda consapevolezza di chi sa di dover costruire misurando palmo a palmo la pro pria igno ran za per ché di ven ti co no scen za. Il voto digitale è uno di quei temi sfaccettati e contrastati in cui non si può entrare con incrollabili certezze. Allo stesso tempo non si 3

12 può derogare da quanto già imparato. La tecnologia progredisce, è vero, l'innovazione tutto travolge rendendo possibile domani quello che oggi sembra pazzesco. Le conquiste civili della società non vanno barattate per un po' di lustrini luccicanti di una interfaccia grafica accattivante e qualche ora di anticipo sui tempi di elaborazione o quei due euro in meno sul con to eco no mi co. C'è chi vor reb be of fri re una de mo cra zia come ser vi zio. Noi la re cla mia mo come di rit to. Questo libro nasce dalla consapevolezza tragica di aver sbagliato, ciascuno di noi, ad aver flirtato almeno una volta nella vita con l'illusione che tutto, proprio tutto, potesse essere migliorato dalla tecnolo gia e si sarebbe sempre posta una scelta tra bene e male, lasciandoci modo di scegliere comunque il bene. Quando il bene non è dato la scelta non si pone... Il voto digitale è l'esempio definitivo per far crol la re que st'a do le scen zia le in fa tua zio ne. È uno strano gioco. L'unica mossa vincente è non giocare. Quindi la migliore guida è quello che ti fa ca pi re per ché non far lo. Win ston Smi th 4

13 1+1=DEMOCRAZIA La storia delle democrazie come oggi le conosciamo è strettamente legata alla storia, semplice, del voto su scheda cartacea. Perché il voto digitale non funziona? «La ve ri tà esi ge una di mo stra zio ne co stan te» M. K. Gan d hi Nella maggioranza delle democrazie moderne, tranne in alcuni stati degli USA, in India, in Venezuela e in Brasile, sono usate schede cartacee per l elezione di rappresentanti politici ed amministratori pub bli ci. Rispetto agli obiettivi che si prefigge, dal punto di vista tecnico, il voto car ta ceo è una tec no lo gia pro va ta, af fi da bi le e nota. Pre sen ta li mi ti co no sciu ti ed am pia men te ac cet ta bi li. In molte nazioni ci si confronta con obiettivi di contenimento dei costi amministrativi o con il tentativo di migliorare la macchina dello Stato. Quindi vengono presi in considerazione piani per l introduzio ne del voto elet tro ni co o di gi ta le. L idea è che, anche nel campo delle votazioni elettorali, come in molte altre aree, l introduzione di mezzi informatici può permettere risultati equivalenti alle procedure manuali ma in tem pi in fe rio ri, con co sti più li mi ta ti e con pro ce du re più si cu re. Molti immaginano che l introduzione del voto digitale sia inevitabile e che sia solo necessario trovare il modo di rendere sicure le rilevazioni della volontà popolare, la trasmissione e il trattamento dei 5

14 dati. «Se ciò sta avvenendo», molti pensano, «per questioni delicate come i contratti privati, le transazioni finanziarie o bancarie o la gestione delle cartelle cliniche individuali, potrà sicuramente avvenire anche per un proble ma tut to som ma to più sem pli ce come quel lo del la ri le va zio ne del voto». Non è così. Il problema nella realizzazione di un sistema di voto digitale che fun zio ni è, allo sta to at tua le, tut to teo ri co. Ad oggi non esistono teorie, e quindi non esistono tecnologie, per garantire il contemporaneo rispetto delle due fondamentali caratteri sti che che le vo ta zio ni elet to ra li de vo no ri spet ta re: la vo ta zio ne deve ri ma ne re se gre ta i risultati della votazione debbono essere sempre verificabili in pub bli co. Ad oggi non esiste nessuna tecnica informatizzata che soddisfi queste caratteristiche e quel che è più importante non è pensabile nep pu re in teo ria (al me no per ora). Sono sta ti pro po sti e stu dia ti mol ti sche mi di voto elet tro ni co e tut ti sono meno ac cu ra ti e meno si cu ri di quel lo car ta ceo, sot to al cu ni, mol ti o tut ti i pun ti di vi sta. Car ta e ma ti ta co pia ti va sono at tual men te im bat ti bi li Esiste quindi una sorta di paradosso nella democrazia per il fatto che nes sun com pu ter, oggi, può per met ter si di re pli ca re con le stes se caratteristiche il voto cartaceo che è una cosa molto semplice e antica. Per chi non apprezza la freddezza calcolatrice dell informatica (e io certo non sono tra questi), o per chi sostiene la sacralità laica della democrazia rispetto alle forti spinte tecnocratiche che sono evidenti nel le so cie tà mo der ne, può essere consolante scoprire che sia ancora rimasta que st a rea di ma gia non af fron ta bi le con la for za bru ta dei com pu ter. È doloroso sciupare questa comoda illusione però in questo caso i 6

15 com pu ter c en tra no poco, quan to piut to sto c en tra la ma te ma ti ca. Il pro ble ma in fat ti sta nel l im pos si bi li tà di tro va re una strut tu ra ma te ma ti ca che per met ta di af fron ta re il pro ble ma del voto de mo cra ti co a differenza dei problemi risolti dalle chiavi asimmetriche di crittogra fia che sono alla base del la fir ma di gi ta le e tut te le tec no lo gie con se guen ti. Ma c è di più: se anche esistesse una sovrastruttura matematica affidabile per rappresentare il voto elettronico, non è ancora stato studiato e proposto un processo organizzativo che rispetti tutte le caratte ri sti che di si cu rez za che pre sen ta quel la del sem pli ce voto car ta ceo. In una forma o nell altra tutte le forme elettroniche o meccanizzate di voto attualmente applicate derogano in modo più o meno rilevante da alcuni principi di base che è necessario che sian garantiti dal voto. Esi sto no cer ta men te for me mi glio ri di al tre, ma va a fi ni re che il pro cesso tecnico-organizzativo per metterle in atto è di gran lunga più com ples so di quel la del voto car ta ceo. I n as so lu to, allo sta to at tua le, si può dire che il voto digitale è una di quelle aree della scienza e della tecnica che ancora hanno bisogno di essere molto approfondite prima di es se re ap pli ca te sen za ri schi nel la pra ti ca. Si pensa che i vantaggi dall introduzione del voto digitale siano principalmente una notevole riduzione dei costi per la gestione e la ca pa ci tà di ot te ne re i ri sul ta ti del le ele zio ni mol to in fret ta. In realtà, valutando correttamente i costi, nemmeno queste caratte ri sti che ri sul ta no es se re così van tag gio se con le va rie for me di voto di gi ta le o mec ca ni co vi ste fin oggi o rea liz za bi li. Infatti il voto digitale appare vantaggioso solo se non si conteggiano correttamente i costi necessari a garantire un processo di svolgimen to del voto si cu ro. Mol ti di quel li che pro muo vo no il voto di gi ta le di men ti ca no sem pre di valutare correttamente i costi e i rischi ester ni al processo di voto stes so per far ri sul ta re con ve nien ti le loro pro po ste. 7

16 Ma un conteggio inaccurato dei costi e dei rischi connessi con l adozione di una tecnologia non è forse un indice immediato di incompeten za di chi pro muo ve que sta tec no lo gia? 8

17 VOTO DEMOCRATICO HOWTO Il voto deve rispettare alcuni requisiti da cui tutto discende. «Non si sco pre la ve ri tà: la si crea» An toi ne de Saint-Exu pé ry Il voto per essere veramente democratico deve rispettare alcune ca rat te ri sti che fon da men ta li: deve essere garantito che l elettore possa esprimere liberamente la propria scelta senza alcuna forma di costrizione o pressione (fisica o psicologica). In particolare: nessuno deve trovarsi nella condizione di derivare una relazione tra il voto espresso ed il votante, per prevenire costrizioni sul voto e, all opposto, a nessun votante deve essere permesso di dimostrare inequivocabilmente la propria espressione di voto per preve ni re la ven di ta di voti; il voto espresso deve essere correttamente conteggiato e concorrere effettivamente alla proclamazione degli eletti, secondo una regola di attribuzione chiara ed uniforme (detta «legge elettorale»). In particolare: solo gli elettori che hanno effettivamente diritto devono votare, ogni elettore deve votare una e una sola vol ta e tut ti i voti con teg gia ti de vo no es se re con si de ra ti validi, bisogna rispettare la volontà degli elettori che non vogliono votare, che vogliono annullare la scheda e che vogliono la sciar la bian ca, sen za che di que sto si av van tag gi al cu no; i partiti o i gruppi coinvolti nelle votazioni devono essere in grado di verificare in qualche forma sia i risultati ottenuti che 9

18 il processo di votazione, possibilmente questo controllo deve po ter es se re fat to an che da un qual sia si cit ta di no. Una prima conseguenza è che il voto deve essere anonimo per evitare che una particolare scelta politica possa diventare fonte per una ri tor sio ne o di scri mi na zio ne sul l e let to re. Il mec ca ni smo elet to ra le deve per met te re la par te ci pa zio ne di tut ti coloro che ne hanno diritto, e dovrebbe richiedere competenze minime per esercitarlo (leggere e scrivere). Deve inoltre permettere di verificare che tutte le operazioni, dalla raccolta dei voti all aggregazione dei risultati, alla proclamazione degli eletti siano svolte in modo trasparente ed aperto, anche qui le competenze per effettuare una ve ri fi ca non de vo no es se re trop pe. I conteggi per la proclamazione degli eletti sono più o meno difficili secondo la complessità della legge elettorale in vigore, ma devono essere palesi e trasparenti così che chiunque possa verificarli oppu re ri far li per con to pro prio. I ri sul ta ti de vo no qua dra re al l u ni tà. Allo sta to at tua le, ogni cit ta di no do ta to di buo na vo lon tà può stu dia re e capire bene queste caratteristiche del voto e può vedere con i propri occhi che l organizzazione generale delle operazioni di voto tradizionale servono ad evitare o mitigare i problemi che possono sorge re du ran te le ele zio ni. Una percentuale rilevante dei cittadini si fida che l organizzazione generale del voto garantisca effettivamente l emergere della volontà popolare, proprio perché, se gli viene un dubbio, qualsiasi persona coinvolta nella macchina del servizio elettorale, dal semplice scrutatore al ministro degli Interni, può spiegare in termini diretti e comprensibili come si svolge ogni singola operazione che concorre alla realizzazione dell obiettivo di far votare i cittadini per eleggere i pro pri rap pre sen tan ti. Dal pun to di vi sta teo ri co il pro ble ma elet to ra le è sem pli ce. Sem pli fi can do al mas si mo: 10 ogni elettore deve esprimere un unico voto valido per ogni sin go la ele zio ne (nel le for me pre vi ste dal la leg ge elet to ra le),

19 tale voto deve essere raccolto in forma anonima, aggregato in modo uni vo co se con do il det ta to del la leg ge elet to ra le. in caso di ambiguità una fonte autorevole (ad esempio il presidente di seggio, o in caso di contestazione livelli superiori di ufficiali pubblici del servizio elettorale circoscrizionale o centrale) devono decidere in modo univoco, assegnando il voto o an nul lan do la sche da. Indipendentemente da qualsiasi legge elettorale come primo livello di aggregazione dei dati, la raccolta del voto presso un seggio elettorale (ovvero lo scrutinio ) si traduce nel semplice avanzamento di un contatore per ogni lista in lizza, a ciò vanno sommati i contatori delle schede nul le, del le sche de bian che. Que sto ri sul ta to deve es se re qua dra to con il numero di quanti hanno espresso il voto in quel seggio e quindi, per differenza, devono desumersi i non-votanti dal numero completo de gli elet to ri as se gna ti a quel seg gio. La leg ge pren de in con si de ra zione anche alcuni casi speciali che possono sbilanciare le quadrature (alcuni elettori possono votare fuori dal proprio seggio in alcune determinate occasioni), ma tutti questi casi devono essere singolarmen te an no ta ti nei ver ba li. Il meccanismo di rilevazione manuale, ovvero la tabella di scrutinio che viene fornita all interno dei seggi elettorali, è realizzata esattamente in base a queste regole. Per ogni voto viene annerita o barrata una casella in una scala numerata, alla fine vanno realizzati conteggi e le somme di quadratura. La matematica necessaria per queste operazioni è al livello del programma ministeriale di studi della seconda classe elementare in Italia. Per andare sul sicuro il requisito minimo per poter fare lo scrutatore è quello di aver terminato le scuo le del l ob bli go, ma non ce ne sa reb be bi so gno. Lo scrutinio è una operazione computazionalmente quasi irrilevante (tant è che l'essere umano la realizza senza problemi sostanziali da pa rec chi mil len ni un po in tut te le ci vil tà). L a van za men to di un contatore è l operazione più semplice che un computer può svolgere, seguita da quella dell addizione. Un eventuale impegno di una CPU per una ope ra zio ne di que sto ge ne re è mi ni mo. 11

20 Anche considerando un intero territorio, cioè una circoscrizione elettorale come una regione o l intera Italia, l aggregazione dei risultati ai livelli superiori del seggio elettorale, ovvero dalle circoscrizioni in poi, rimane una operazione numericamente appena percepibile, anche solo paragonata alla complessità dei calcoli necessari a realizzare i movimenti dei pezzi di un gioco come il Tetris, o quelli neces sa ri a sco pri re le tes se re del Cam po Mi na to di Win do ws. Scalando il problema, la complessità (in termini matematici) dell operazione non cambia (sempre addizioni sono). In generale l operazione di addizionare tanti uno quanti sono gli elettori in Italia (circa 20 milioni), che è il numero massimo di voti che una lista (speriamo mai) può ottenere in Italia, è una di quelle operazioni che un computer di media potenza come quello che sto usando per scrivere questo documento può risolvere in poco più di mezzo decimo di secondo di calcolo (0,054 per la precisione, stesso tempo di dieci anni fa), mentre nel frattempo esegue qualche centinaia di altri lavori ap pli ca ti vi. Utilizzare i calcolatori per realizzare queste operazioni di addizione è meglio che farle a mano ma sicuramente l uso dei computer è molto più vantaggioso in altri campi in cui i problemi sono più complessi (ad esempio la finanza, la metereologia, l astronomia), e dov è necessaria ad esempio la soluzione numerica di sofisticati sistemi di equa zio ni. Anche uni telefono cellulare della primissima generazione avrebbe avuto tanta potenza di calcolo e memoria da poter tranquillamente dominare il problema, quindi il problema è: perché non si può fare? 12

21 PROCESSO AL PROCESSO Segreto e verificabile, il voto deve essere tangibile e concreto non impalpabile come il digitale «Le sche de non fan no il ri sul ta to, sono gli scru ta to ri che lo fan no» Boss Tweed in Gangs of New York È necessario che il voto sia segreto cioè che non sia possibile risalire dal voto registrato al singolo elettore che l ha espresso, ovvero l oggetto-voto deve risultare da un certo momento in poi com ple ta men te ano ni mo. Ma quando il voto è diventato anonimo e quindi non è possibile più risalire al votante, è fondamentale essere sicuri che, come direbbero gli informatici, il ciclo di vita di quel voto segua un processo univoco, sicuro e verificabile passo per passo da chiunque abbia un minimo di competenze o livello culturale (diciamo al livello del la scuo la del l ob bli go). Dal momento in cui il voto nasce, e cioè quando viene immesso nell urna, a quando muore, e cioè quando viene richiuso negli scatoloni conservati presso gli uffici centrali elettorali, la verifica dell intero pro ces so deve es se re alla por ta ta di chiun que. Le conoscenze necessarie a verificare la correttezza del processo di votazione devono essere talmente ele men ta ri che chiunque deve poter esercitare un concreto controllo, sia su ogni singolo passo che sul l in te ro pro ces so di ag gre ga zio ne dei ri sul ta ti elet to ra li. Questo controllo deve essere fatto a vista e non delegato ad un'auto ri tà ester na, ad uno stru men to o ad un mec ca ni smo. La legge prevede infatti, quale unico requisito per entrare a far parte della macchina elettorale come scrutatore, quello di saper legge re e scri ve re. 13

22 Questi requisiti sono sovrastimati per uno scrutatore che al più deve limitarsi a contare e far croci sulla tabella di scrutinio, che come det to sono al li vel lo dei pro gram mi mi ni ste ria li del la scuo la se con da ele men ta re. Ma se nel processo di votazione i voti sono mantenuti segreti, se cioè l og get to-vo to si stacca dalla mano dell elettore per diventare anonimo nel momento in cui viene depositato nell urna, la tec no lo gia del le vo ta zio ni deve garantire che l espressione, la rilevazione, l aggregazione e la comunicazione del risultato del voto sia completamente tra spa ren te, co no sci bi le e ve ri fi ca bi le con operazioni alla portata di ogni cit ta di no. Non deve es ser ci al cu na zona oscu ra, o an che solo di om bra. Que sti sono i mo ti vi per cui si vota in un luo go neu tro, da soli e sot to la pro te zio ne del le for ze del l or di ne, in modo da evitare forme di coercizione del voto, che potrebbero avvenire votando da casa propria, ad esem pio. Questi sono i motivi per cui gli scrutatori solitamente dovrebbero essere sorteggiati (cosa peraltro non più vera in Italia) e compiere ogni operazione in pubblico, sotto gli occhi dei rappresentanti delle liste elettorali e potenzialmente di ogni cittadino (anche questo non è più vero perché per entrare in un seggio durante lo scrutinio bisogna es se re elet to re di quel la stes sa se zio ne). Questi sono i motivi per cui le procedure di trasmissione delle informazioni sono ridondate, presiedute dalle forze dell ordine e affidate a cittadini investiti di una pesante responsabilità pubblica e sotto ri schio di pene se ve ris si me. È noto che ci siano schemi per truccare il voto nei seggi elettorali (ad esempio quello della sche da per du ta) ma possono funzionare solo in ambienti degradati in cui esista un accordo sostanziale tra attori mol to dif fe ren ti, pre sen ti o vi ci ni ai seg gi, com pre si a vol te gli elet to ri o le forze dell ordine. Basta pochissimo per far saltare questi schemi. E comunque il loro impatto rimane limitato al singolo seggio, o al mas si mo ples so. Que sto è il mo ti vo per cui sono pre sen ti pun ti di con trol lo nel la pro cedura elettorale che rassicurano che le operazioni stiano andando 14

23 avan ti cor ret ta men te. Vo ta re non vuol dire quin di fare solo la con ta dei voti. Vuol dire se gui re un pro ces so or di na to, si cu ro, tra spa ren te e ve ri fi ca bi le in ogni suo pas sag gio. Un pro ces so che ha il ri schio di es se re ag gi ra to, ma la pro ba bi li tà di questo evento è limitata dal fatto che un buon numero di persone all interno di una sezione con interessi in conflitto tra loro, nu me ro se all interno di un plesso o numerosissime all interno di una circoscrizione, cioè sin go li elet to ri, rap pre sen tan ti di li sta, scru ta to ri, pre si den ti e se gretari nonché tutori della forza dell ordine e altri ufficiali pubblici dovrebbero concorrere tutti assieme per realizzare un reato estremamente grave per poi ottenere una manipolazione che in termini per cen tua li sul l in te ra vo ta zio ne si ri ve le reb be ir ri so ria. Se anche si potessero manipolare tutti i voti di un seggio, con il concorso di almeno una dozzina di persone in un reato molto grave, difficilmente si potrebbe avere un effetto rilevante sulla generalità del le ele zio ni. InoltreEsistono manipolazioni comuni facilmente riscontrabili anche per mezzo di analisi statistiche, la più classica delle quali è l attribuzione delle schede bianche ad una particolare lista o l annullamento selettivo dei voti di una particolare lista (eventualmente minore ma pe ri co lo sa per il raggiungimento di un quorum). Ma l esecuzione pe dis se qua delle istruzioni elettorali (che si sono evolute nel tempo proprio per evitare questo tipo di comportamenti) limita questi fenomeni. Spesso all interno dei seggi però la fretta, la voglia di finir presto e purtroppo la bassa competenza dei presidenti di seggio suggerisce procedure alternative. Questo, oltre che essere un illecito punibile in modo severo dietro semplice denuncia di qualsiasi pre sen te, è il modo mi glio re per per met te re i bro gli. Inoltre c è un altra considerazione da fare. Solo se tutte le sezioni di una circoscrizione elettorale determinassero un risultato di sostan zia le pa ri tà al lo ra un uni co seg gio po treb be es se re de ter mi nan te. Questa evenienza sembra essere assai remota quando sono chiamati al voto milioni di elettori, ma così non è. Le elezioni politiche negli USA del 2004 furono decise da poche migliaia di contestatissimi 15

24 voti (ottenuti peraltro con voto meccanizzato, dopodiché negli USA si è ritornati quasi ovunque al voto cartaceo), o le elezioni politiche italiane del 2006 sono state decise con un paio di decine di migliaia di voti di scar to. Con le schede cartacee, con un processo dominabile da competenze limitate e con la possibilità di esercitare un efficace controllo da parte di persone scelte a caso tra la popolazione o anche solo semplicemente interessate a farlo, non si elimina ma si li mi ta in modo ragionevole la possibilità di manipolazione significativa dei risultati elet to ra li. Il problema, eventualmente, è che i cittadini partecipano poco alla verifica di questo processo. Ma se volessero, potrebbero farlo. Infatti, a meno che non ci siano motivi di ordine pubblico e secondo le condizioni del luogo in cui si trovano, i presidenti di seggio pos so no am met te re gli elet to ri durante le fasi di scrutinio che potranno guardare liberamente (ma non parlare o interloquire con gli scrutinatori) per accertarsi che tutto sia andato in ordine ed eventualmente far riportare a verbale (nelle forme decise dal presidente di seggio) anche propri commenti sull andamento dello scrutinio (è sempre meglio limitarsi a poche righe e fornirle già scritte in modo che siano trascrit te con sem pli ci tà sul ver ba le). Se invece si vuole par te ci pa re allo scrutinio (quindi, ad esempio, contestare un assegnazione di voto) è abbastanza facile proporsi come rappresentate di una qualsiasi lista presente alle elezioni. Ciò però va fat to qual che gior no pri ma del voto e non a voto in cor so. La partecipazione ad uno scrutinio elettorale è un ottimo modo per verificare con mano la correttezza (o la potenziale scorrettezza) del processo elettorale, comprenderne i punti critici e percepire imme dia ta men te i ri schi di una sua even tua le «ri vo lu zio ne». 16

25 IL DIGITALE IN CAMPO Le procedure digitali non sono verificabili dal cittadino, nemmeno se ha competenze informatiche.come si può presidiare ciò che non si può vedere ad occhi nudi? «La de mo cra zia è due lupi e un agnel lo che vo ta no su cosa man gia re a co la zio ne. La li ber tà un agnel lo bene ar ma to che con te sta il voto» Be n ja min Frank lin Il fatto che non si possa guardare dentro un computer la dice lunga su come una eventuale introduzione del voto digitale modifichi in modo sostanziale l intero rapporto del cittadino comune con il processo democratico di espressione, rilevazione e aggregazione dei dati di voto. Un cittadino comune non può controllare l intero ciclo di vita del voto. Se il voto si svolge al l in ter no dei computer, con forme di acquisizione automatica della volontà come ad esempio un touch screen o altri dispositivi similari, l organizzazione costruita per garantire la ve ri fi ca dei con teg gi, cioè il co sid det to ta vo lo elet to ra le (pre si den te di seggio, gli scrutatori e i rappresentanti di lista, per essere precisi si dovrebbe parlare di Ufficio Elettorale di Sezione ), diventerebbe im me dia ta men te inu ti le. Saranno sufficienti le forze dell ordine e qualche hostess per mostrare la via per la cabina, come già avviene in alcuni paesi che stanno spe ri men tan do il voto di gi ta le. Viene quindi meno il primo, forte, presidio di controllo del pro 17

26 ces so di vo ta zio ne. Addirittura l intero concetto di seggio elettorale potrebbe venir meno con in fra strut tu re di ac qui si zio ne dei voti via In ter net. Questo spiega perché molte implementazioni di voto digitale in realtà adottano approcci dipendenti da sistemi meccanici, come perforatrici o sistemi a schede, piuttosto che realmente digitali, e quasi tutti quelli digitali propongano in una forma o nell altra di ri crea re qual co sa di tang bi le come le «sche de di con trol lo di car ta». Un sistema realizzato in digitale non produce niente di tan gi bi le e quin di non la scia trac ce si cu re per rea liz za re una ve ri fi ca suc ces si va. Ma an che la pre sen za di trac ce tan gi bi li non met te al si cu ro da pos si bi li pro ble mi. Indipendentemente dal fatto che l interfaccia di voto sia digitale (un touch screen), meccanica (una perforatrice) o manuale (le schede e la matita), il problema risiede nel momento in cui i dati sono immes si nei cal co la to ri. Infatti da quel punto in poi bisogna controllare il programma che gestisce quei dati, per accertarsi che non sbagli. Il problema del controllo del processo in presenza di qualche programma so ware si spo sta su due dif fe ren ti li vel li: come è fat to il pro gram ma che ge sti sce il voto di gi ta le e come è di stri bui ta sul ter ri to rio la tec no lo gia scel ta. Si trascurerà il secondo, che pure comporta problemi specifici, più fa cil men te com pren si bi li. Ba sta con si de ra re an che solo il pri mo pun to per scon trar si con una tale quantità di paradossi da dover consigliare di adottare una unica efficace precauzione: rimandare l applicazione del voto digitale, limi tar la at ti va men te e stu diar la con un ot ti ca fe ro ce men te cri ti ca. Il pro ble ma è: come si con trol la un pro gram ma per ave re la cer tez tez zaza che fun zio ni? Attenzione: stiamo parlando di certezza! Il programma dovrebbe essere ga ran ti to fino a certificare che il risultato effettivo sarebbe 18

27 strettamente uguale a quello previsto, qualunque sia la scelta degli elet to ri. In matematica la certezza è un concetto molto forte. Nel voto, in cui sono in gioco valori democratici, ma soprattutto l accesso a posti di potere molto elevati e quindi alla gestione di capitali rilevanti, non sono am mes se ap pros si ma zio ni sta ti sti che. Vediamo come gli exit poll, che sono basati su procedure statistiche, per quanto siano ben congegnati possono dare risultati molto incerti. Esiste quella che viene chiamata «forchetta», che in statistica si chia ma «in ter val lo di con fi den za». Se in Democrazia si vince anche per un solo voto di scarto non è pos si bi le ave re «in ter val li di con fi den za» sui ri sul ta ti elet to ra li. Esistono due modi per verificare la certezza matematica che un pro gram ma fun zio ni: la ve ri fi ca teo ri ca for ma le o il test in pra ti ca. La prima strada ci è preclusa da un fondamentale teorema dell infor ma ti ca. L informatica è una scienza seria (solitamente in mano a cialtroni, a dif fe ren za del l e co no mia, ad esem pio che è una scien za un po cial tro na in mano a per so ne se ris si me), che si basa su teo re mi ma te ma ti ci fondamentali ed indubitabili, su dimostrazioni formali, congetture, ipotesi e tesi tutte rigidamente corroborate da una rigida sovrastrut tu ra scien ti fi ca. Uno di questi teoremi indica appunto che non sia possibile verifica re for mal men te un qual sia si pro gram ma in modo da ga ran ti re che sia privo di errori o che funzioni esattamente per quello che ci si aspetta che faccia. È un teorema e non ci si può girare attorno con qual che truc co. La dimostrazione molto semplificata, intuitiva ed efficace, è alla por ta ta di tut ti: se devo de ci de re che un qual sia si pro gram ma sia cer tamente privo di errori devo poter fare un programma che lo verifica. Anche quando questo secondo programma mi fornisce un risultato positivo ci sarebbe comunque il problema di garantire che questo secondo programma abbia effettivamente funzionato per ciò che 19

28 do ve va fare. Dovrò costruire un terzo programma per verificare il secondo. E poi un quar to che con trol li il quin to. E così via. Que st e len co di pro gram mi non fi ni sce mai. Non è pos si bi le di mo stra re che un pro gram ma fun zio ni con cer tez za ma te ma ti ca. Ma anche se non possiamo dimostrare usando la teoria della computer science che un programma sia corretto matematicamente, però possiamo ricorrere ad un test che garantisca senza ombra di dub bio che il pro gram ma fun zio na. Ba sta solo che il ri sul ta to sia esat ta men te ugua le a quel lo at te so. Ma questa cosa per essere vera deve valere sempre, non solo un certo nu me ro di vol te. Pur trop po la ma te ma ti ca è così Quindi per accertarci che un programma funzioni correttamente si devono chiamare i cittadini a votare con i due sistemi (quello cartaceo e quello digitale) un numero di volte in fi ni to con un meccanismo che impedisca loro anche di barare e verificare che il risultato del voto manuale sia uguale senza eccezione alcuna a quello digita le tut te le vol te. Ovviamente è impossibile realizzare una verifica infinita come que sta, che però è bene sot to li nea re che è l u ni ca ma te ma ti ca men te vali da e che ci dà la cer tez za del ri sul ta to. Fine della certezza matematica: non si può realizzare in nessun modo. Quindi non si può che ricorrere a qualche forma di verifica indiret ta che sia un po meno cer ta, ma rea liz za bi le in pra ti ca. Ad esem pio ci si po treb be ac con ten ta re di una ve ri fi ca pa ral le la tra il voto cartaceo e quello digitale un numero di volte statisticamente signi fi ca ti vo. Il che però vorrebbe dire sempre un numero considerevolmente alto di volte, cioè per star sicuri qualche migliaio di volte. Come si vede c è già un livello di approssimazione che qualcuno potrebbe ve ra men te non vo ler ri schia re di ac cet ta re. Se si adot tas se una pro ce 20

29 dura di controllo solo statisticamente significativa, si otterrebbe un sistema di votazione solo sta ti sti ca men te cor ret to, invece che ma te ma ti ca men te cor ret to. È una differenza di non poco conto. Quello che ne verrebbe fuori do vreb be es se re una pic co la mo di fi ca alla no stra Co sti tu zio ne: Art. 48. Sono elet to ri tut ti i cit ta di ni, uo mi ni e don ne, che han no raggiunto la maggiore età. Al 99,99% il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sen ten za pe na le ir re vo ca bi le e nei casi di in de gni tà mo ra le in di ca ti dal la leg ge. Se qualcuno proponesse questa modifica costituzionale, votereste sì al referendum confermativo? Allora perché volete accettare il voto di gi ta le che sub do la men te im po ne que sta cosa? An che se solo una sche da su cin quan ta mi la fos se ma no mes sa o tra scu ra ta dal si ste ma in for ma ti vo, voi vi fi de re ste? E queste eventuali schede che si perdono nelle maglie di questo eventuale sistema statisticamente corretto non sono forse di più di quelle che hanno attualmente definito il risultato delle elezioni politi che in Ita lia? Comunque anche realizzare una procedura corretta in modo sta ti sti ca men te si gni fi ca ti vo è improbabile. Se si facessero quattro votazioni l anno, il programma potrebbe essere dichiarato corretto statisticamente solo dopo due o trecento anni, e la legge elettorale non dovrebbe mai cambiare nel frattempo per non invalidare la serie storica delle votazioni questo peraltro sarebbe l'unico aspetto positivo di que sta spe ri men ta zio ne. Cer to an che un voto sta ti sti ca men te cor ret to non è af fat to pra ti co. A questo punto avverto il lettore che dovrà derogare dalla cer tez za che garantisce il voto cartaceo di un gran bel po se vuole accettare le garanzie offerte dagli attuali schemi di voto digitale che si vedono sul mer ca to. Come vi sto nep pu re un ac cer ta men to sta ti sti ca men te si gni fi ca ti vo sarebbe pratico, le società d informatica che gestiscono i sistemi di votazione propongono alcune modalità di controllo dei programmi 21

30 mol to più in di ret te: 1. fare un numero di verifiche più limitate, ad esempio una sola, 2. op pu re non far pro prio nul la e fi dar si, e 3. al limite, permettere l ispezione del codice sorgente delle macchi ne di voto. Per quanto possa sembrare paradossale la soluzione di gran lunga più scelta dai governi attualmente è la seconda, al punto da doversi effettivamente chiedere quanto questa scelta non sia dettata da considerazioni, diciamo così, di coinvolgimento economico sotterraneo de gli espo nen ti del go ver no con le so cie tà pro dut tri ci. A volte i governi mentono spudoratamente ai cittadini facendo finta di adottare la prima soluzione, quando invece chiamano le società d informatica ad evitare qualsiasi prova sul campo, o a farne di insulse ed inutili, spacciandole per significative, e i controlli sui control li sono de man da ti di so li to ad in com pe ten ti to ta li. Non è raro infatti che nel tentativo di innalzare il livello di accettabilità sociale del voto digitale che è sempre molto basso perché, giustamente, i cittadini non hanno una gran fiducia dei propri governi su questo tema, si proponga una prima fase propedeutica di affiancamento del voto digitale a quello manuale, ovviamente con privilegio di que st ul ti mo. In questo caso la presenza del voto cartaceo scongiura possibili brogli su larga scala, d altro canto la corrispondenza dei risultati con la procedura digitale corrobora l idea che questi sistemi digitali funzio ni no. I cit ta di ni non per ce pi sco no il vero obiet ti vo di que ste azio ni. E ancora una volta la logica matematica ci deve venire in aiuto per va lu ta re la si tua zio ne. In questa doppia procedura (cartacea+digitale) il voto cartaceo serve veramente ad impedire o limitare la probabilità di broglio? Il fatto che i ri sul ta ti tra quel lo car ta ceo e quel lo di gi ta le sia no con for mi tra loro non di mo stra che il voto di gi ta le non è af fet to da bro gli, al li mi te 22

31 può dimostrare che non esistano errori «in vo lon ta ri» (ovvero bug) nei pro gram mi. E non è una vera di mo stra zio ne ma solo un aned do to, perché una differente combinazione di input potrebbe sempre sca te na re un er ro re non pre vi sto. Se questa procedura non mette al sicuro dagli errori involontari dei programmi cosa ci dice sugli errori volontari: ovvero sui brogli di gi ta li? Per capire meglio: la situazione è simile ad una automobile su cui si siano montati dei dischi di gommapiuma sullo stesso asse degli pneumatici regolari per ogni ruota. È il pneumatico normale a mantenere la direzione, sostenere il carico, ammortizzare, rotolare, trasmettere gli sforzi, durare nel tempo e rompersi in modo sicuro e con trol la to. Il fat to che l au to mo bi le fun zio ni cor ret ta men te di pen de esclu si va mente dalla presenza degli pneumatici. Ci si può facilmente convince re che la gom ma piu ma è del tut to ir ri le van te, o ad di rit tu ra con tro pro du cen te, per la sta bi li tà del moto e la sem pli ci tà del la gui da. La logica adottata con il parallelo tra voto manuale e digitale sostiene che poiché i dischi di gommapiuma fanno lo stesso numero di giri degli pneumatici regolari, e ciò è vero perché sono montati sullo stesso asse, allora è possibile tranquillamente fare a meno degli pneu ma ti ci e usa re solo la gom ma piu ma. Sembra assurdo vero? Eppure è esattamente quello che vogliono far credere coloro che propongono i paralleli tra voto cartaceo e voto di gi ta le. Sì, è vero, la gommapiuma costa certamente molto di meno di uno pneu ma ti co. 23

32 RILEVAZIONE DELLO SCRUTINIO Che rapporto ha la rilevazione dello scrutinio con il voto digitale? A cosa serve una rilevazione dello scrutinio come quella realizzata in Italia nel 2006? «Non è il voto la de mo cra zia; è il con teg gio» (Tom Stop pard) È facile rispondere alla domanda: a cosa serve una procedura come quella della rilevazione automatizzata dello scrutinio (RAIS) che fu realizzata nel 2006 in Italia? Che rapporto c è tra la rilevazione dello scrutinio e il voto digiale? La risposta è tanto semplice quanto im me dia ta in am be due i casi: Nul la! Nul la! Eppure analizzando quello che avvenne allora possiamo comprendere benissimo quali sono i valori in gioco e i rischi dell introduzione del voto di gi ta le. Lo scrutinio è solo una parte del processo di voto, quella che si occupa di rilevare i voti dalle schede e conteggiarli alle liste e poi aggregarli e trasmetterli per il conteggio nazionale. Di questo il RAIS si occupò solo delle ultime fasi (aggregazione e trasmissione), in parallelo alla procedura normale. Obiettivo del RAIS era essere più precisi e ve lo ci. La tesi è che se con una cosa così semplice e parziale sono riusciti a fare un tale pandemonio cosa potrebbe succedere con una cosa mol to più com ples sa come l in te ro voto di gi ta le? Co s è una ri le va zio ne del lo scru ti nio? 24

33 Per spiegarlo ci viene incontro la procedura, già alquanto vaga, riportata nei decreti del Governo italiano per le elezioni politiche del 2006 ed utilizzata, alquanto orientativamente, nel processo di rilevazio ne del le ele zio ni del 9 e 10 Apri le Nessuna delle società d informatica coinvolte ha mai divulgato pub bli ca men te il ma nua le pro ce du ra le uti liz za to, am mes so che esi stes se un documento del genere e non ci si affidasse, come pure sostengono alcuni operatori a procedure orali ed orientative. Adesso che ha solo un valore storico se qualcuno se ne trovasse uno per le mani può con tat tar mi. Chi, come me, fu presente come rappresentante di lista presso un seggio elettorale per verificare di persona il processo relativo alla rile va zio ne au to ma ti ca con sta tò che era sta ta una pro ce du ra tan to con vulsa e sballata da non poter certamente essere presa come esem pla re del l in te ro pro ces so. O meglio, c è da sperarlo, perché sarebbe ben strano che aziende del calibro di quelle coinvolte trattino solitamente progetti con tale av ven ta tez za e su per fi cia li tà. Le ope ra zio ni di voto si sono svol te come nor mal men te av vie ne in un seggio elettorale: agli elettori sono state date schede di carta e la so li ta ma ti ta co pia ti va. Dopo il voto que sti han no de po si ta to le sche de nel la so li ta urna. Insomma non era cambiato nulla rispetto al voto tradizionale secon do la pro ce du ra clas si ca ita lia na. L elettore non avrebbe percepito neppure l introduzione del computer nel voto se non fosse stato per la presenza fisica ben visibile sul tavolo dello scrutinio di un monitor LCD e di una stampante a getto d in chio stro. A parte la presenza, inutile ma simbolica, dell attrezzatura durante tutta l operazione di voto, l informatica compariva soltanto du ran te l o pe ra zio ne di scru ti nio. An che la pro ce du ra di scru ti nio ve ni va svol ta in modo so li to. E cioè: il pre si den te del seg gio apri va le sche de estrat te dal l ur na da un primo scrutatore una alla volta e dopo le consuete operazioni di 25

34 verifica insieme ai rappresentanti di lista decretava l attribuzione del voto ad una delle liste elettorali ovvero lo considerava nullo o ne verificava l assenza dell espressione dell elettore. Tutto ciò tenendo bene in vista la scheda, una e una sola, sotto gli occhi degli altri componenti del seggio, compresi i rappresentanti di lista e gli elettori even tual men te pre sen ti. Il se gre ta rio a quel pun to ri por ta va il voto nel la ta bel la di scru ti nio, crociando una casella della lista votata o nell elenco delle schede nulle o bianche, conteggiate a parte, proclamando scheda per scheda i ri sul ta ti par zia li. La sche da era quin di pas sa ta ad un al tro scru ta to re che prov ve de va a riporla in una seconda scatola. Quando la scheda aveva compiuto que sto tra git to fi si co si po te va an da re avan ti con un al tra sche da. Al momento della proclamazione definitiva del voto, in contemporanea con il segretario, l operatore informatico avrebbe dovuto riportare il risultato della singola scheda sul computer. In pratica facen do un click sul sim bo lo del par ti to o can di da to. Scheda per scheda si andava avanti nella rilevazione serialmente dopo il termine di tutte le operazioni classiche di attribuzione del voto. I pre si den ti di seg gio ave va no l or di ne tas sa ti vo di age vo la re at ti va men te il la vo ro del l o pe ra to re in for ma ti co. In real tà quin di l o pe razione di rilevazione informatizzata del voto non poteva che essere più lenta ed intricata di quella manuale che, solitamente, si limitava nell annerire o mettere una croce su una casella all interno di un foglio qua dret ta to. L informatica ha effettivamente rallentato lo spoglio, che è già un pro ces so per for za di cose len to per ché pre ci so. Alla fine dello spoglio l operatore informatico avrebbe dovuto verificare i suoi totali, stamparli prima e confrontarli poi con quelli della tabella di scrutinio in mano al segretario. Qualora eguali il presidente di seggio avrebbe dovuto apporre alla stampa dell operatore un vi sto di con for mi tà. La tabella realizzata dal sistema informativo avrebbe quindi dovuto essere allegata al materiale cartaceo nella busta delle schede scrutinate da chiudere, timbrare e firmare e consegnare alle forze del 26

35 l or di ne per la tra smis sio ne alla Pre fet tu ra. Que sta pro ce du ra di ri le va zio ne del lo scru ti nio era sta ta già in pre cedenza sperimentata (in Liguria e in Sardegna), non senza polemiche, ma in quel caso non aveva previsto questa strana fase di conformi tà. Se i risultati della tabella di scrutinio e della procedura digitale di rilevazione non fossero invece risultati uguali, il presidente avrebbe do vu to cer ti fi ca re la non-con for mi tà del ri sul ta to di gi ta le. Dopo questa non conformità, l operatore informatico, in un qualche modo non noto al pub bli co e nep pu re al pre si den te di seg gio, sa rebbe stato quindi tenuto, secondo gli ordini orali impartitigli dalle società d informatica a mo di fi ca re quanto da lui immesso sul computer per ren der lo equi va len te a quel lo car ta ceo. Questo passaggio era esplicitamente richiesto dalle società d informatica coinvolte in modo che potessero alla fine conteggiare e trasmettere per via telematica i voti effettivamente validi e non quelli non-con for mi. La conformità, quindi, avrebbe misurato sostanzialmente la capaci tà del l o pe ra to re in for ma ti co di far click vol ta per vol ta sul la ca sel la giusta, non avrebbe avuto nessuna correlazione con la qualità del siste ma in for ma ti vo uti liz za ta per la ri le va zio ne del voto. Questa considerazione è molto importante e sarebbe stato bene che ogni elettore italiano fosse informato che la con for mi tà in questo caso non rappresentava la rispondenza del processo digitale alle esigen ze del voto de mo cra ti co. In ve ri tà mol ti scru ta to ri han no ri por ta to che le istruzioni ricevute nei corsi di formazione prevedevano la mo di fi ca dei dati in tro dot ti pri ma e non dopo la ve ri fi ca del la con for mi tà da parte dei presidenti, a differenza di quanto previsto dalle regole for ma li. Sembra quindi che fosse esplicitamente chiesto di ba ra re, ad esempio sbirciando sulla tabella di scrutinio oppure adattando i propri risultati a quelli espressi dal segretario voto per voto, pur di ottene re a tut ti i co sti que sta con for mi tà. Questo è il punto più importante da fissare perché come già avvenuto molte volte in passato, le aziende informatiche tentano di far 27

36 passare questa con for mi tà come surrogato di una prova formale di qualità relativa al sistema informatico, poi ba ra no in una situazione in cui sono di fat to sen za di ret to con trol lo. Alla luce di quanto è successo nel 2006, e delle polemiche sorte grazie anche al controllo nei seggi, il Governo e le società d informatica non hanno neppure tentato di sostenere che il processo di rileva zio ne del lo scru ti nio fos se sta to con for me. Ma poiché non è mai stato esplicitamente dichiarato non conforme, anzi mai neppure discusso, non è da escludere che si tenti di giocare su un eventuale mancanza di memoria dell elettore per far passare l idea che poi, tutto sommato, il processo abbia funzionato egregiamen te. Non è così. Sia chia ro: la ri le va zio ne del lo scru ti nio è fal li ta mi se ra men te sen za ap pel lo. Le società che vendono sistemi di voto digitale sono interessate a a realizzare la rilevazione dello scrutinio digitale poiché è un passo morbi do e pro pe deu ti ca al l in tro du zio ne del voto di gi ta le. D altro canto i governi, abbacinati dalle possibilità di tecno-control lo del voto, sono ben con ten ti di ac cet tar lo. Quanto alla strana procedura di conformità della rilevazione dello scrutinio nelle elezioni politiche del 2006 in Italia, se fosse stata espressa senza dargli grande importanza da presidenti di seggio, poco preparati tecnologicamente, e occupati giustamente a garantire la correttezza formale del voto cartaceo, sarebbe potuta diventare un argomento di grande appeal nella promozione di forme di voto di gi ta le mol to più in va si ve. In realtà già solo l introduzione di questo scrutinio pa ral le lo, avrebbe dovuto chiaramente avvisare i cittadini, come è infatti avvenuto tra i tecnici informatici, dell imminenza del pericolo di una possibile ma ni po la zio ne del voto elet to ra le. Si è già detto che anche la totale conformità del voto digitale con quello cartaceo una sola volta, dieci o cento volte, non avrebbe voluto dir nulla riguardo alla significatività anche solo statistica dell esperi men to. 28