Magazzino: regole di bilancio e fiscali

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1 Numero 53/2011 Pagina 1 di 8 Magazzino: regole di bilancio e fiscali Numero : 53/2011 Gruppo : Oggetto : Norme e prassi : BILANCIO LA VALUTAZIONE DEL MAGAZZINO PRINCIPIO CONTABILE OIC N. 13, CODICE CIVILE (ART. 2424, C.C. E SEGUENTI); ART. 92, TUIR Sintesi La valutazione del magazzino ai fini civilistici e ai fini fiscali segue, sostanzialmente, le stesse regole. La valutazione va effettuata al minore tra il costo e il valore di mercato (che diventa valore normale ai fini IRES). Il costo dei beni in magazzino, cioè, può essere soggetto a svalutazione (rispetto al costo) se il valore di mercato (valore normale) è inferiore. Il costo da assumere ai fini valutativi per i beni fungibili si ottiene con l ausilio di metodi convenzionali (costo medio ponderato, LIFO e FIFO) che anziché misurare l effettivo costo dei singoli beni giacenti in magazzino misurano un costo convenzionale basato sui flussi dei beni in entrata e in uscita dal magazzino in corso d anno. Importante, se non fondamentale in certi casi, è l attenzione da prestare alla svalutazione che è sempre un momento valutativo particolare. Gli argomenti 1. REGOLE CIVILISTICHE: PREMESSA 2. REGOLE CIVILISTICHE: DEFINIZIONE DI COSTO 3. REGOLE CIVILISTICHE: METODI DI VALUTAZIONE 4. REGOLE CIVILISTICHE: VALORE DI MERCATO E SVALUTAZIONE 5. RAPPRESENTAZIONE IN BILANCIO 6. REGOLE FISCALI

2 Numero 53/2011 Pagina 2 di 8 Regole civilistiche: premessa In base all art. 2426, n. 10, del codice civile, le rimanenze di beni fungibili (materie prime, semilavorati, merci e prodotti finiti) sono da valutare al minore tra il costo e il valore di mercato. I beni di magazzino, sono identificabili in: Materie prime, sussidiarie e di consumo; Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati; Lavori in corso su ordinazione; Prodotti fini e merci; Acconti. I beni si considerano entrati in magazzino nel momento in cui avviene il passaggio di proprietà a favore dell impresa. Il passaggio di proprietà si considera realizzato, per i beni immobili, al momento della stipula dell atto di compravendita, per i beni mobili, alla consegna o spedizione. Sono da includere nel magazzino i seguenti beni: di proprietà giacenti in magazzino (con esclusione dei beni di terzi ricevuti in prova, deposito, lavorazione, ecc); di proprietà ma giacenti presso terzi, ad esempio per lavorazioni, in conto visione, ecc; i beni di proprietà ma in viaggio, sempre che l impresa ne abbia già acquisito la proprietà e si stia già assumendo i rischi e gli oneri anche legati al trasporto Regole civilistiche: definizione di costo Le rimanenze vanno innanzitutto valutate al costo che è dato da: il costo di acquisto, da utilizzare per le materie prime, sussidiarie, di consumo e delle merci; il costo di produzione, da utilizzare per i prodotti finiti ovvero per i semilavorati o quelli in corso di lavorazione. Il costo di acquisto è sostanzialmente quello evidenziato nella fattura o nel contratto. Si includono i cd. oneri accessori, cioè i costi sostenuti per ottenere il bene e per porlo nelle condizioni utili all impresa. Ci si riferisce, ad esempio, alle spese di trasporto, i dazi, le assicurazioni, ecc. Non sono oneri accessori quelli di natura finanziaria. Il costo di produzione, cioè quello sostenuto per ottenere internamente il bene, è dato dalla somma dei: costi diretti; costi indiretti.

3 Numero 53/2011 Pagina 3 di 8 COSTO DI ACQUISTO MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE, DI CONSUMO E MERCI IMPORTO IN FATTURA (O IN CONTRATTO) + ONERI ACCESSORI NB: NO INTERESSI PASSIVI COSTO DI PRODUZIONE PRODOTTI FINITI, SEMILAVORATI E IN CORSO DI LAVORAZIONE COSTI DIRETTI + COSTI INDIRETTI I primi, costi diretti, sono oggettivamente determinabili e si caratterizzano per il fatto di essere imputati esclusivamente alla produzione del bene. Ne sono esempio, i costi delle materie prime, le licenze, le consulenze specifiche, ecc. I secondi, costi indiretti, sono determinabili in base a dei conteggi con i quali si attribuisce al bene specifico un costo sostenuto per più attività e non solo per la produzione del bene stesso. E un calcolo tipico della contabilità industriale. Ne sono esempio, i costi di energia, gli ammortamenti, la manodopera, ecc. In sostanza, se si produce un bene X ma anche i beni Y e Z, i costi sostenuti indistintamente per tutte e 3 le produzioni devono essere ripartiti con criteri equi e ponderati. Non si considerano gli oneri finanziari se non nei casi di beni che necessitano di lunghissimi periodi di produzione. Regole civilistiche: Metodi di valutazione Stabilito il costo di ciascun bene, alla fine dell esercizio è necessario verificare quali beni acquistati o prodotti durante l esercizio sono ancora giacenti in magazzino ovvero quali prodotti sono in corso di lavorazione. Oltre al numero è necessario anche capire il costo di ogni singolo bene. I criteri ammessi per identificare il costo sono: il costo specifico; costo medio ponderato; FIFO; LIFO. Il primo criterio, quello del costo specifico, è in teoria il più semplice ma in pratica inutilizzabile. Esso presuppone che a fine esercizio si conosca esattamente quali beni giacciono in magazzino e quale sia il costo di ognuno di essi. Ciò non è possibile per i beni fungibili (quelli in serie) ma è a volte utilizzabile per i beni infungibili (quelli che hanno caratteristiche particolari ed autonome). Si pensi a chi vende autovetture: il costo specifico è applicabile, perché, oltre ai diversi modelli, ogni auto ha un equipaggiamento diverso ed un numero di matricola diverso. Di contro, si pensi a chi commercia in abbigliamento e che compra da

4 Numero 53/2011 Pagina 4 di 8 tantissimi fornitori anche prezzi diversi. E quasi impossibile, oltre che antieconomico, tenere memoria se il vestito X è quello acquistato a 80 euro o a 82 euro! Per i beni fungibili è quindi possibile utilizzare dei metodi alternativi che non individuano il costo dei beni effettivamente giacenti in magazzino bensì un costo teorico che si basa sui flussi di entrata e uscita. METODI DI VALUTAZIONE METODO FIFO (FIRST IN, FIRST OUT) METODO LIFO (LAST IN, FIRST OUT): METODO DEL COSTO MEDIO PONDERATO le quantità acquistate o prodotte in epoca più remota sono le prime a essere vendute o utilizzate in produzione, di modo che restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più recenti le quantità acquistate o prodotte più recentemente sono le prime a essere vendute o utilizzate in produzione, di modo che restano in magazzino le quantità relative agli acquisti o alle produzioni più remote che considera le unità di un bene acquistato o prodotto a date diverse e a diversi costi come facenti parte di un insieme, in cui i singoli acquisti e le singole produzioni non sono più identificabili, ma sono tutti ugualmente disponibili Sia il metodo LIFO che il metodo del costo medio ponderato si presentano con due varianti. Il LIFO può essere continuo o a scatti. Il costo medio ponderato può essere per periodo e per movimento. Data l importanza che assolve anche ai fini fiscali, si presenta un esempio di LIFO a scatti. Le regole sono le seguenti. La valutazione viene fatta un unica valutazione a fine esercizio. Ogni esercizio è uno strato di rimanenza. Se alla fine dell esercizio: le rimanenze finali sono maggiori delle iniziali, si mantengono gli strati già formati negli esercizi precedenti mentre l incremento dell esercizio costituisce un nuovo strato da valutare al costo medio ovvero al LIFO; le rimanenze finali sono inferiori alle iniziali, si inizia a scaricare il costo degli strati più recenti.

5 Numero 53/2011 Pagina 5 di 8 Esempio DESCRIZIONE QUANTITÀ INC/DEC CMP VALORE VALORE INC/DEC 31/12/ , /12/ , /12/ , /12/ , Al 31/12/2010, le rimanenze sono diminuite di 300 unità. La riduzione si imputa agli strati degli esercizi precedenti, partendo dal più recente. Quindi: per 100 unità, si imputa all incremento del 2009 quando il CMP (costo medio ponderato) era di 26. Il costo complessivo quindi di 2.600; per 200 unità, si imputa all incremento del 2008 quando il CMP era di 25. Il costo complessivo quindi è di Euro Il magazzino, quindi si riduce di Euro e passa da Euro a Euro Al 1/1/2012, al netto degli utilizzi sopra accennati, gli strati sono così formati: STRATO QUANTITÀ COSTO MEDIO PONDERATO VALORE 31/12/ ,00 31/12/ ,00 31/12/ ,00 31/12/ ,00 TOTALE Regole civilistiche: Valore di mercato e svalutazione La valutazione del magazzino, come accennato, va fatto al minore tra il costo (ottenuto con uno dei metodi segnalati) e il valore di mercato. In sostanza, valutato il costo si decide di operare una svalutazione per riportare il valore del magazzino ad un valore reale che potrebbe essere

6 Numero 53/2011 Pagina 6 di 8 quello di mercato. Il valore di mercato è dato: dal costo di sostituzione e, cioè, il costo al quale un certo bene può essere riprodotto o riacquistato; dal valore netto di realizzo e, cioè, il prezzo a cui, un certo bene può essere venduto sul mercato. Il prezzo va scomputato dei costi di completamento (necessari ad esempio ai semilavorati per diventare prodotti finiti e le spese dirette di vendita (imballaggi, provvigioni, ecc.). Salvo deroghe consentite dalla prassi contabile, si fa riferimento al costo di produzione per la valutazione delle materie prime, le materie sussidiarie e i semilavorati acquistati da terzi. Si fa riferimento al valore netto di realizzo, anche qui salvo deroghe particolari, per i prodotti finiti, le merci, i semilavorati dell impresa e i prodotti in corso di lavorazione. Rappresentazione in bilancio Nello Stato patrimoniale viene indicata la consistenza del magazzino alla C.I. dell attivo patrimoniale ( Rimanenze ). Nel Conto economico, invece, viene riportata- ai fini reddituali solo la variazione della consistenza del magazzino rispetto all esercizio precedente. La classificazione avviene in due diverse voci, a seconda della tipologia di beni: le variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti vanno indicate nella voce A.2; le variazioni delle rimanenze delle materie prime, sussidiarie, di consumo e delle merci vanno indicate nella voce B.11. STATO PATRIMONIALE C.I ATTIVO PATRIMONIALE A.2 "VARIAZIONE PRODOTTI IN CORSO DI LAVORAZIONE, SEMILAVORATI E PRODOTTI FINITI CONTO ECONOMICO B.11 "VARIAZIONE MATERIE PRIME, SUSSIDIARIE, DI CONSUMO E MERCI Regole fiscali La disciplina fiscale delle rimanenze di magazzino è dettata dall art. 92 del TUIR, il quale dispone che le variazioni delle rimanenze finali rispetto alle esistenze iniziali concorrono a formare il reddito dell esercizio.

7 Numero 53/2011 Pagina 7 di 8 I beni non fungibili sono necessariamente valutati a costo specifico, mentre quelli fungibili vanno raggruppati in categorie omogenee (per natura e per valore) e valutati con i metodi che la tecnica contabile considera corretti. E da dire subito, per fissare meglio i punti chiave, che, per i beni fungibili: l impresa che adotta nel proprio bilancio uno fra i criteri ammessi dall art. 2426, n. 10), del codice civile, ossia LIFO, FIFO o costo medio ponderato, vede riconosciuto quel valore anche da un punto di vista fiscale. Se si utilizza un criterio diverso, l art. 92 pone un limite minimo di valutazione. A prescindere dal criterio utilizzato in bilancio (ma diverso dai metodi sopra richiamati), il valore del magazzino fiscale non può essere inferiore a quello ottenuto dall applicazione del metodo del Lifo a scatti annuale. Analogamente al civilistico, poi, anche ai fini fiscali la valutazione deve tener conto dei valori correnti, cioè quelli che emergono nella realtà in cui l impresa opera. Infatti, l art. 92, comma 5, TUIR dispone che se in un esercizio il valore unitario medio dei beni, determinato con uno dei criteri ammessi, è superiore al valore normale medio di essi nell ultimo mese dell esercizio, valore minimo è determinato moltiplicando l intera quantità dei beni, indipendentemente dall esercizio di formazione, per il valore normale. In sostanza, se il costo è superiore al valore normale dei beni dell ultimo mese dell esercizio (dicembre per le imprese con esercizio sociale coincidente con l anno solare), è ammessa la svalutazione del magazzino che viene portato, quindi, ad un valore coerente con quelli correnti. Si ricorda che per valore normale dei beni si intende quello determinato ai sensi dell art. 9, comma 3, del TUIR, vale a dire il prezzo o corrispettivo mediamente praticato per i beni e i servizi della stessa specie o similari, in condizioni di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o servizi sono stati acquistati o prestati, e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi. Per la determinazione del valore normale si fa riferimento, in quanto possibile, ai listini o alle tariffe del soggetto che ha fornito i beni o servizi e, in mancanza, alle mercuriali ed a listini delle Camere di commercio ed alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d uso. In conclusione: se si utilizza il metodo FIFO, Costo medio ponderato e LIFO ai fini di bilancio, il valore del magazzino è uguale sia ai fini civilistici che fiscali; se il valore di mercato usato per la valutazione di bilancio è: uguale a quello normale, utilizzato ai fini fiscali, la svalutazione

8 Numero 53/2011 Pagina 8 di 8 civilistica è deducibile ai fini IRES; maggiore a quello normale utilizzato ai fini fiscali, la svalutazione civilistica è solo in parte deducibile (nei limiti di quella fiscale). IN UNICO va operata una variazione fiscale in aumento del risultato di esercizio; minore di quello normale utilizzato ai fini fiscali, la svalutazione civilistica è deducibile e non è ammesso dedurre (con variazioni in UNICO)la maggiore svalutazione esclusivamente fiscale. In pratica, il civilistico impone un limite alla deduzione fiscale. Da quando il valore della produzione netta (VPN) è sempre direttamente derivato dai valori di bilancio, in assenza di deroghe normative o interpretative, non sono da rilevare differenze tra il bilancio e il valore rilevante ai fini IRAP. Con la conseguenza che le variazioni di magazzino, in A.2 e in B.11 del conto economico assumono rilevanza (positiva o negativa) ai fini della determinazione del VPN.

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