RELAZIONE ANNUALE SULL ANDAMENTO TECNICO-GESTIONALE DELL EROGAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

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1 ALLEGATO A) ALLA DELIBERAZIONE DELLA CONFERENZA DELL'AUTORITA' D'AMBITO N. 2 n. 111 del IL SEGRET ARIO D ELLA CONFERENZ A (Dott. Piero Gaet ano Vantaggiato) RELAZIONE ANNUALE SULL ANDAMENTO TECNICO-GESTIONALE DELL EROGAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO Ai fini dell organizzazione tecnico-gestionale del servizio idrico integrato l anno 2004 è stato quello della svolta, infatti, dopo l avvio dell attività dell Autorità d Ambito avvenuta nel 2003 co ntraddistinto principa lmente con la de finizione de ll a sse tto istituziona le ed o rganizza tivo dell Ente, nel 2004 sono stati predisposti ed approvati i principali strumenti per l o rganizzazione e la rego lazione del se rvizio ne l pe riodo transito rio che l a rtico lo 113 del D.Lgs. 267/2000 prevede in scadenza al 31/12/2006. Le varie fasi che hanno consentito, anche per il territorio dell AATO2, di pervenire all obbiettivo di ra ggiunge re, nonosta nte il rita rdo con il quale è s ta ta costituita la nostra Auto rità d Ambito, lo stesso livello organizzativo del servizio presente in altri ambiti piemontesi segnatamente quelli dell AATO3 Torinese e dell AATO5 Astigiano, sono state contraddistinte da: 1) Il riconoscimento de l regime di sa lvagua rdia delle gestioni esiste nti; 2) L approvazione e successiva sottoscrizione delle convenzioni di gestione del servizio; 3) L approvazione di una Carta del Servizio e di un Regolamento d Utenza valido per tutto il territorio dell AATO2; 4) L approvazione dei piani stralcio degli investimenti per il triennio 2004/2006 per ogni gestore; 5) L approvazione dei Piani economico-finanziari e tariffari per il triennio 2004/2006 e la conseguente approvazione dell articolazione tariffaria per il 2004 per ogni gestore. SA LVA GUARDIA DELLE GESTIONI ESISTENTI La sa lvagua rdia de lle gestioni esistenti, be nché appro vata il 15 dicembre 2003, come regime transitorio di gestione del servizio è divenuta operativa a partire dal 1 gennaio 2004, consentendo in tal modo la prima organizzazione uniforme in tutto il territorio d Ambito per l erogazione regolata del medesimo. Infa tti, la salva gua rdia ha inte ressato in te rm ini di po pola zione se rvita più de l 97% di tutta quella d Ambito, de te rm ina ndo in ta l modo un mode llo gestiona le presso ché comple to sul piano territoriale. Essa ha rigua rda to se tte ge sto ri de l se rvizio e pre cisamente : 1

2 CORDAR S.P.A. BIELLA SER VIZI SERVIZIO IDRICO INTEGRATO S.P.A. ATENA S.P.A. AZIENDA MULTISERVIZI CASALESE S.P.A. CORDAR VALSESIA S.P.A. COMUNI RIUNITI S.P.A. AZIENDA MULTISERVIZI VALENZANA S.P.A. I territori comunali non interessati al regime di salvaguardia sopraindicato sono risultati i seguenti: PROVINCIA DI BIELLA 1) Castelletto Cervo Fognatura e Depurazione 2) Mottalciata Fognatura e Depurazione 3) Valdengo Acquedotto e Fognatura 4) Vallanzengo Acquedotto e Fognatura 5) Rosazza Acquedotto 6) Dona to Tutto il s.i.i. 7) Graglia Tutto il s.i.i. 8) Sa la Tutto il s.i.i. 9) Zubiena Tutto il s.i.i. 10) Campiglia Tutto il s.i.i. 11) Casapinta Tutto il s.i.i. 12) Mezzana Mo rtigliengo Tutto il s.i.i. 13) Piatto Tutto il s.i.i. 14) Valle S. Nico lao Tutto il s.i.i. 15) Piedicavallo Acquedotto PROVINCIA DI VERCELLI 1) Ba lo cco Tutto il s.i.i. 2) Bo rgo ve rce lli Tutto il s.i.i. 3) Ligna na Tutto il s.i.i. 4) R ive Tutto il s.i.i. L avvio della gestione provvisoria ha comportato la necessità da parte dell Autorità d Ambito di fornire ai vari gestori gli indirizzi operativi finalizzati alla migliore e più efficace regolazione del se rvizio, unitamente a ll indispensabile a zione di coo rdinamento con e fra i mede sim i. Inoltre, gra zie a ll a vvio de lla gestione o rganizza ta de l se rvizio, è sta ta assicura ta l autonom ia economico-finanziaria dell Autorità d Ambito, ciò in virtù dell obbligo da parte di ciascun gestore salvaguardato, di contribuzione fin dal 2004 del 2% del fatturato 2003 del s.i.i. a favo re de ll Ente, obbligo posto come condizione di ope ra tività de lla sa lvagua rdia di ciascuna gestione. Anche per ciò che riguarda la contribuzione prevista dalla Legge Regionale 13/97 a favore delle Comunità Montane, la definizione de l mode llo gestiona le pro vviso rio a ttra ve rso la sa lvagua rdia delle gestioni esistenti, ha consentito già a partire dall anno 2004 di poter disporre delle somme pre viste ne lla m isura m inima de l 3% de l fa ttura to de l se rvizio idrico integra to. Con Deliberazione n 73 del 17 maggio 2004 sono state definite le modalità per la corresponsione del predetto contributo, sulla base di un Piano triennale di manutenzione e di sistemazione da approvarsi da parte di ciascuna Comunità coerente con gli indirizzi operativi approvati con il medesimo provvedimento. Le moda lità di ripa rtizione a fa vo re di ciascuna de lle se tte Comunità Mo ntane esistenti sul territorio d Ambito dell importo complessivo annuo derivante dall applicazione del 3% suddetto, sono state definite con deliberazione della Conferenza n 88 del 10 novembre 2004, sulla base dei parametri per ogni Comunità costituiti per il 50% della superficie montana e per il restante 50% della popolazione residente in territorio montano. 2

3 Con Deliberazione n 84 in data 27/09/2004 la Conferenza dell Autorità d Ambito, al fine di pe rve nire ad un o rganizzazione de l se rvizio idrico integra to unifo rme in tutto il te rrito rio dell Ambito n 2, ha disposto un ulteriore ricognizione delle gestioni aventi ad oggetto singole fasi o l inte ro se rvizio idrico inte gra to, rigua rdanti i Comuni sopra indica ti i qua li a lla da ta de l 15 giugno 2003 provvedevano ad erogare il servizio in economia e che, successivamente a tale data e comunque entro e non oltre il termine del 25 novembre 2004, sono state affidate direttamente dai Comuni medesimi ad un soggetto gestore in possesso dei prescritti requisiti di legge. Con la medesima Deliberazione la Conferenza ha altresì stabilito di prevedere, nei confronti delle gestioni in economia risultanti al termine della fase ricognitiva di cui sopra, che l erogazione del servizio idrico integrato, o di segmenti del medesimo, dovesse essere assicurata attraverso l affidamento dello stesso tramite una gara ad evidenza pubblica per un periodo fino al 31/12/2006. Conseguentemente all approvazione della predetta Deliberazione, è stata effettuata la ricognizione delle gestioni di cui sopra che di fatto si è protratta al di la dei term ini previsti nella Delibera medesima. Infatti molti Comuni hanno tardato ad affidare il proprio servizio idrico integrato, o frazioni de llo stesso, anco ra in e co nomia ; ta le rita rdo è sta to in pa rte do vuto a lla mancanza di pre cise ed appropriate informazioni circa il modello industriale della gestione del servizio affidato a Socie tà o pe ranti nel se tto re ed a lle diffico ltà le ga te a lla sce lta de l gesto re. Comunque entro il termine del 31 gennaio 2005 è po ssibile che tutti i Comuni indica ti in precedenza affidino il proprio servizio idrico integrato, o frazioni del medesimo, ad una delle Società di gestione operanti nel territorio ed a tal fine salvaguardata fino al 31/12/2006. Ques to risulta to fa s i che l Auto rità d Ambito n 2 sia l unica in P iemonte che presenti all interno del proprio territorio un modello gestionale, ancorché in regime di salvaguardia, che abbraccia la totalità dei Comuni interessati consentendo di conseguenza di porre le basi di un a ffidamento completo de l se rvizio se condo il modello pre visto da lla legge Ga lli. CONVENZIONI DI GESTIONE La predisposizione e l approvazione delle bozze di convenzione per l erogazione del servizio idrico in capo a ciascun gestore salvaguardato, ha consentito di preordinare le modalità organizzative e gestionali del servizio idrico integrato in modo coerente ed uniforme in tutto il territorio d Ambito. Tra le più impo rtanti co ndizioni o rganizza tive e gestiona li che sono sta te individua te da lle convenzioni di gestione si possono annoverare quelle riferite: 1) all individuazione di un primo elenco, gestore per gestore, delle infrastrutture destinate all erogazione del servizio, nonché alle modalità da seguire per definire entro il 31/12/2006 un ca tas to comple to delle ope re inte ressa te ; 2) all individuazione e conseguente modalità di rimborso ai Comuni a partire dal 2004, degli oneri derivanti dai mutui contratti da questi ultimi per la realizzazione delle infrastrutture di cui sopra; 3) all obbligo da parte di ciascun gestore di versamento all Autorità d Ambito, già a partire dal 2004, dei contributi del 3% della tariffa a favore delle Comunità Montane e del 2% destinato a sostenere i costi di funzionamento dell Ente stesso; 4) all obbligo da parte del gestore della realizzazione degli investimenti nel settore idrico per il triennio 2004/2006; 5) alla definizione dei livelli di servizio che i gestori si obbligano ad assicurare; 6) alle modalità di definizione del sistema tariffario nel periodo 2004/2006; 7) all individuazione del sistema operativo in capo a ciascun gestore per assicurare il necessario autocontrollo sulla qualità delle acque; 8) alla definizione delle modalità utili per attuare da parte dell Autorità d Ambito il necessario controllo delle attività di ogni gestore; 9) a ll individuazione di un me todo valuta tivo da pa rte dell Auto rità d Ambito ine rente le perfo rman ce d i cias cu n ges to re. 3

4 CARTA DEL SERVIZIO E REGOLAMENTO D UTENZA L approvazione da parte della Conferenza dell Autorità d Ambito della Carta del Servizio e del Regolamento di Utenza costituisce un traguardo estremamente importante nell organizzazione omogenea su tutto il territorio della gestione del servizio idrico integrato. Ques ti do cumenti infa tti ope rano s u tutto il te rrito rio d Ambito ga ra ntendo co sì l omegene ità applicativa dei medesimi e sono allegati, per farne parte integrante e sostanziale, alle convenzioni di gestione che ciascun gestore salvaguardato con la sua sottoscrizione, si è im pegnato a rispettare. La Carta del Servizio è un documento redatto a garanzia dei cittadini il quale definisce gli im pegni che ciascuna So cie tà di gestio ne assume ve rso i propri utenti ne i se rvizi di a cquedo tto, fognatura e depurazione. Essa fissa principi e criteri per l erogazione del servizio, fornisce gli indica to ri di qua lità de l se rvizio e so ttolinea l a tte nzione a lle ne cessità dell utenza. La Carta del Servizio viene resa disponibile dal gestore e l utente può ritirarne copia negli uffici del medesimo, oltre che scaricarla in forma integrale dal sito dell AATO2. Tra i principi più impo rtanti che la Ca rta del Se rvizio de finisce si possono anno ve ra re i seguenti: 1) Il Gesto re si impegna a ga rantire il mede simo live llo di Se rvizio, a pa rità di condizio ni, a tutti gli Utenti, qualunque sia la loro ubicazione all interno del proprio bacino di utenza; 2) Il Gestore si impe gna inoltre a ga rantire una adegua ta ed e ffe ttiva fruizione de l Se rvizio, sia nelle operazioni di sportello, sia nei rapporti indiretti, da parte degli Utenti portatori di handicap o comunque in condizioni di svantaggio a causa delle loro condizioni personali e sociali, assumendo le misure necessarie e più opportune; 3) Il Gestore si impegna ad agire, nei confronti dei propri Utenti, in maniera giusta, obiettiva e im pa rzia le, fo rnendo tutte le info rmazioni e l assiste nza ne cessa rie ; 4) Il Gesto re si impe gna ad e roga re un Se rvizio continuo, re gola re e senza inte rruzio ni. Qualora, in conseguenza di cause di forza maggiore, guasti od interventi necessari per il buon andamento de l Se rvizio, si rende sse ne cessa rio inte rrompe re tempo raneamente la fo rnitura di acqua, il disservizio sarà limitato al tempo strettamente necessario, e, quando possibile, preannunciato in maniera adeguata e con adeguato anticipo. Il Gestore si impegna, inoltre, ad attivare Servizi sostitutivi di emergenza. In ogni caso il Gestore si impegna ad adottare tutti i necessari provvedimenti perché vengano limitati al massimo i disagi agli Utenti. 5) Il Gesto re ga rantisce ad ogni cittadino la possibilità di rice ve re info rmazioni co rre tte ed esa urienti pe r quanto a ttiene il rappo rto d Utenza e le condizioni di e ro gazione del Se rvizio. 6) Ogni cittadino ha il diritto di far pervenire al Gestore consigli, suggerimenti, richieste e reclam i e a ricevere in ogni caso una risposta. Inoltre il cittadino ha diritto di accesso alle informazioni aziendali che lo riguardano ai sensi della legge 241/90. 7) Il Gestore si impegna ad elaborare piani di miglioramento dei Servizi redatti sulla base delle valutazioni degli Utenti raccolte nel corso dello svolgimento del Servizio e in occasione di pe riodici sondaggi a campione. Si impegna, ino ltre, ad intra ttene re rappo rti co ntinui e di co llabo ra zio ne co n le asso ciazioni ope ra nti ne l campo de lla difesa dei consumato ri. Il Regolamento di Utenza definisce invece le modalità che ciascun gestore del servizio idrico integrato si obbliga ad osservare e a far osservare per la fornitura del servizio stesso. Esso ha lo scopo di disciplinare i rapporti contrattuali con i singoli Utenti sotto il profilo sia della somministrazione di acqua potabile sia della raccolta e del trattamento delle acque reflue. Il Rego lamento di Utenza in pa rtico la re disciplina, oltre a lle disposizioni gene ra li di fo rnitura de l servizio, i seguenti aspetti contrattuali: 1) Gli obblighi co ntra ttua li degli utenti ine re nti in pa rtico la re le appa re cchia ture di m isura; 2) L individuazione delle diverse tipologie di fornitura e di dotazione idrica; 3) Le modalità d accesso al servizio; 4) Le no rme te cniche rigua rdanti l impiantistica e gli a lla cciamenti d a cquedo tto ; 5) La gestione dei subentri, riattivazioni e disdette; 6) Le modalità operative per gli allacciamenti alla rete fognaria; 7) Gli obblighi degli utenti del servizio di fognatura e depurazione; 8) Le modalità di determ inazione delle tariffe, delle fatturazioni, dei pagamenti e relative sanzioni; 9) Gli schem i pe r la dete rm ina zione dei costi di a lla cciamento a l se rvizio di a cquedotto ed a l se rvizio di fogna tura. 4

5 PIA NI STRA LCIO DEGLI INVESTIMENTI NEL TRIENNIO 2004/2006 L approvazione dei Piani stralcio triennali degli investimenti per gli anni 2004/2006 in capo a ciascun gestore, avvenuto con Deliberazione n 82 del 27 settembre 2004, consente di raggiungere l importante obiettivo di poter disporre di un efficace strumento operativo di pianificazione degli inte rventi ne l se tto re idrico a l fine de lla rio rganizza zione gestiona le de l se rvizio. La rio rganizzazione de l Se rvizio Idrico Integrato, ha l obie ttivo di miglio ra re il live llo di se rvizio idrico sull intero territorio dell Ambito, avendo come punti focali la qualità tecnica del servizio, l affidabilità, l efficienza organizzativa, gli effetti sociali ed ambientali indotti ed i costi sostenibili dall'utenza. Questo obiettivo complesso deve necessariamente essere in sintonia con la normativa in evoluzione, riguardante soprattutto sia gli standard di servizio per l'approvvigionamento idropotabile (D.Lgs. 31/2001), sia le caratteristiche di m itigazione degli impatti delle acque reflue trattate sui corpi idrici recettori (D.Lgs. 152/99). Gli obie ttivi del P iano Stra lcio vengono ad integra rsi con il Pia no di Tute la de lle Acque ado tta to dalla Giunta Regionale Piemontese il 6 Aprile I provvedimenti tecnico-amministrativi che devono consentire l avvio della riorganizzazione del servizio idrico nel territorio dell Ambito 2 sono: a) il piano triennale degli investimenti nel periodo 2004/2006. Gli investimenti previsti nel triennio ammontano a circa 42 milioni ai quali si dovrebbero aggiunge re gli investimenti so stenuti da co ntributi regiona li e sta tali; b) Il piano tariffario per il prossimo triennio. Il piano ta riffa rio pe r il prossimo triennio de l Se rvizio Idrico Inte gra to, distinto pe r ciascuna gestione, do vrà assicura re la pro vvista fina nzia ria ca pa ce di so stene re gli investimenti pre visti da l pia no trie nna le. Le linee guida utilizzate per individuare gli interventi di maggiore criticità sono da riferirsi in prima istanza ai criteri generali indicati nella matrice di criticità del Piano d Ambito. Questi criteri sono stati successivamente adattati e modificati secondo gli obiettivi del Piano Stralcio proiettato nel breve term ine ( ) e sviluppato nel rispetto delle normative di settore (D.Lgs. 626/94 s.m.i., D.Lgs. 31/2001 s.m.i., D.Lgs 152/99 s.m.i.). Le criticità e le linee guida per affrontarle sono elencate nel seguito per ciascun segmento del Se rvizio Idrico Integra to. Acquedotto (CRITERIO 1) - Adeguamento alle normative di sicurezza L adeguamento alle normative del D.Lgs. 626/94 e s.m.i. riguardante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (messa a norma degli impianti elettrici, dei luoghi di ispezione, parapetti, scalette, etc.) rappresenta una criticità diffusa in questo segmento de l Se rvizio Idrico Inte gra to. (CRITERIO 2) - Compromissione risorsa idrica sotto il profilo qualitativo Le opere di captazione (da falda sotterranea) e derivazione (da acqua superficiale), dovendo rispondere a precisi standard normativi al fine della non compromissione della risorsa idrica derivata sotto il profilo qualitativo, devono adeguarsi alle disposizioni dettate dal D.Lgs. 31/01 per quanto riguarda la definizione dei parametri di qualità delle acque destinate al consumo umano. (CRITERIO 3) - Vulnerabilità della risorsa idrica L adeguamento agli standard normativi al fine della non compromissione della risorsa idrica derivata sotto il profilo quantitativo è esigenza primaria di molti centri abitati. Pertanto, si deve fare riferimento alle disposizioni dettate dal D.Lgs. 152/99 e s.m.i. per quanto riguarda aspetti più ampi di tutela della risorsa idrica, sia sotto il profilo quantitativo, sia qualitativo. (CRITERIO 4) - Carenza di funzionalità In questi criteri trovano collocazione la manutenzione straordinaria e i piccoli interventi di adeguamento, potenziamento e completamento delle reti e degli impianti. L ottim izzazione del se rvizio di acque do tto passa anche a ttra ve rso la pre visione di azioni di manutenzio ne la ddo ve le infrastrutture e siste nti de te rm inano ca renza di funzio na lità e di e fficienza. E sta ta a ltresì individuata la necessità di provvedere alla costruzione di nuovi tratti di rete ad integrazione de lle infrastrutture esistenti. 5

6 (CRITERIO 5) - Completamento degli interventi già finanziati I n ques to compa rto si co llo cano gli inte rve nti già pro grammati in da ta 31/12/2003 e che godono di una copertura finanziaria esterna alla tariffa. Fognatura (CRITERIO 1) - Adeguamento alle normative di sicurezza L adeguamento alle normative del D.Lgs. 626/94 e s.m.i. riguardante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (messa a norma degli impianti elettrici, dei luoghi di ispezione, parapetti, scalette, etc.)(criterio 2) - Carente adeguamento al D.Lgs. 152/99 e s.m.i. Il D.Lgs. 152/99 e s.m.i. definisce i vincoli di adeguamento dei sistemi fognari al fine del superamento di criticità legate al non allacciamento alla rete fognaria di agglomerati isolati e case spa rse e a ll ade guamento de i sistem i fogna ri già esistenti pe r le dive rse cla ssi di ampie zza in termini di a.e. (abitanti equivalenti) degli agglomerati urbani. Inoltre disciplina le procedure da adottare per il convogliamento e lo stoccaggio delle acque meteoriche di dilavamento e delle acque di prima pioggia. (CRITERIO 3) - Vulnerabilità delle risorse idriche agli scarichi di reflui L adeguamento delle attuali infrastrutture fognarie segue il criterio prioritario della salvaguardia delle risorse idriche e in particolare di quelle risorse destinate al consumo umano. (CRITERIO 4) - Carenza di funzionalità Rientrano in questo comparto la manutenzione straordinaria e i piccoli interventi di adeguamento, potenziamento e completamento delle reti. L ottimizzazione del servizio di fogna tura de ve ne cessa riamente preve de re a zio ni di manutenzio ne laddo ve le infrastrutture esistenti determinino carenza di funzionalità e di efficienza. Il collettamento dei reflui provenienti dai singoli sistemi fognari comunali in reti di raccolta sovracomunali consente di inserire nella filiera raccolta/stoccaggio/depurazione dei reflui, impianti a maggiore po te nzialità. Si può realizza re in ta l modo l a bbando no di molti e dispe rsi sistem i di tra ttamento di modestissima effica cia, co ndizioni miglio ri pe r una gestione unita ria de l se tto re fo gna rio e dep u ra tivo, con co nsegue n ti e conom ie di s ca la. (CRITERIO 5) - Completamento degli interventi già finanziati Si tratta di interventi già programmati in data 31/12/2003 che godono di una copertura finanziaria tale da non gravare sulla tariffa. Depurazione (CRITERIO 1) - Adeguamento alle normative di sicurezza L adeguamento alle normative del D.Lgs. 626/94 e s.m.i. riguardante il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (messa a norma degli impianti elettrici, dei luoghi di ispezione, parapetti, scalette, etc.). (CRITERIO 2) Liquami misti provenienti sia da centri abitati che da insediamenti produttivi i cui reflui non sono sottoposti ad adeguato trattamento Il D.Lgs. 152/99 e s.m.i., disciplina il trattamento degli scarichi industriali (sia di quelli non collettati da sistemi fognari urbani, sia di quelli che confluiscono nelle reti urbane), individuando tempistiche, limiti di emissione e precise regole di trasporto e trattamento, ai quali gli insediamenti produttivi devono obbligatoriamente adeguarsi. (CRITERIO 3) - Compromissione dei corpi idrici sotto il profilo chimico e biologico L adeguamento dei sistemi di fognatura e depurazione esistenti deve essere effettuato al fine della tutela prioritaria e assoluta della risorsa idrica. Concorrono all adeguamento quindi tutti quegli interventi di manutenzione e di nuova infrastrutturazione che permettono di raggiungere gli obiettivi disciplinati dal D.Lgs. 152/99 e s.m.i., e in particolare quelli che consentono di rispe tta re i va lo ri-limite a llo sca rico indica ti ne lle tabe lle 1, 2, 3, 4 e 5 de ll Allega to 5 de llo stesso decreto, e gli interventi che permettono di rispettare, in senso complessivo, gli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici superficiali e delle acque sotterranee definiti dalla Regione P iemonte e da lle dispo sizio ne de l de cre to legisla tivo. (CRITERIO 4) - Carente adeguamento a D.Lgs. 152/99 e s.m.i. quanto a efficacia depurativa Comprende tutti gli interventi che concorrono all ottimizzazione della potenzialità degli impianti di depurazione esistenti, la dismissio ne di picco li impianti che hanno esaurito la lo ro effica cia ne i confronti di una maggio re richie sta di pote nzia lità depura tiva ed infine la co struzio ne di nuovi depuratori dotati di linee di trattamento più mirate alla risoluzione delle criticità del se rvizio, nonché la costruzione di impianti di ca ra tte re so vra comuna le che ga rantiscano l o ttim izzazio ne de l se rvizio quanto a m iglio re gestio nabilità, e ffica cia, e rispa rm io di costi. 6

7 (CRITERIO 5) - Completamento degli interventi già finanziati Si tratta di interventi già programmati in data 31/12/2003 che godono di copertura finanziaria. Il Piano stralcio degli investimenti definisce, sulla base dei suddetti criteri, una matrice di criticità che fornisce il necessario inquadramento a tutte le priorità e le urgenze recepite nel programma trie nna le degli inte rve nti, a lla scopo di ga rantire un continuo e gradua le adeguamento del servizio ai criteri di efficienza, efficacia ed economicità così come previsto dalla Legge 36/94. L analisi della matrice di criticità, che definisce come le singole criticità vengono distribuite nei tre comparti infrastrutturali, evidenzia che gli interventi di maggiore incidenza risultano quelli che si riferiscono al criterio della Carenza di funzionalità. In questa categoria ricade l esecuzione di tutti quegli interventi di riqualificazione e ra zio nalizzazione a ttiva ti pe r un miglio ramento funzio nale e pre staziona le e fina lizza to all affidabilità, alla riduzione di sprechi e alla riduzione di consumi energetici. Questo comparto di criticità comprende inoltre i piccoli interventi di infrastrutturazione atti a migliorare situazioni locali di particolare carenza. Diversamente i criteri riguardanti l adeguamento alle normative (criteri di sicurezza, D.Lgs 626/94 e s.m.i. Comprom issione de lla riso rsa idrica e vulne rabilità de lla riso rsa idrica, D.Lgs.31/2001 s.m.i. e D.Lgs. 152/99 e s.m.i.) risultano omogeneamente distribuiti, al fine di garantire un corretto equilibrio nell applicazione delle normative alle quali ogni settore del ciclo idrico integrato deve obbligatoriamente attenersi. Il crite rio Comple tamento degli inte rventi già finanzia ti individua tutti que gli inte rve nti che go dono di una cope rtura finanzia ria che no n gra va to talmente s ulla ta riffa. Q ues ti inte rve nti, finanzia ti da contributi pubblici o a ltri e nti, entra no prio rita riamente nel P iano Stra lcio trienna le perché indice di locali carenze del servizio già individuate in data antecedente il 1 gennaio In sintesi il Piano degli investimenti infrastrutturali nel triennio 2004/2006 definisce, sulla base dei criteri e della matrice di criticità sopra richiamati, gli interventi programmati, gestore per gesto re, con l individuazione degli strumenti finanzia ri a tti a sostene re i costi de i medesim i secondo il seguente schema: N Interv. Gestore IMPORTO LAVO RI Acquedotto % Fognatura % Depurazione % Importo complessivo dei lavori da realizzare Cordar Valses ia % % % Cordar Biella % % % SII % % % Atena % % % Comuni Riuniti % % % Amc % % % Amv % % TOTALE ATO % % % Gestore Contributi di fonti pubbliche (UE, Stato, Regioni, etc.) Interventi attivati con mutui accesi dal comune QUADRO FINANZIARIO Altre fonti Finanzia rie Soggetto Importo disponibile Interventi attivabili a cura del gestore -Tramite Tariffa- Soggetto realizzatore dell'intervento Importo complessivo dei lavori da realizzare nel triennio Cordar Valses ia Comune Gestore/Comune Cordar Biella Comune/ANAS Gestore/Comune SII Comune Gestore Atena Comune/ Enel Gestore/Comune Comuni Riuniti Comune Gestore/Comune Amc Comune Gestore Amv Comune Gestore/Comune TOTALE ATO

8 Occorre sottolineare che i piani degli interventi, di cui al prospetto di sintesi sopra riportato, sono stati strutturati individuando un complesso di lavori attivabili attraverso la tariffa del s.i.i., che producono un onere finanziario complessivo (63,5 milioni di euro) il quale risulta in realtà maggio re dell effe ttiva possibilità di investimento di ta luni gesto ri definita a ttra ve rso il piano economico finanziario (42 milioni di euro per l intero Ambito). Ta le impo sta zione, ado tta ta pe r le a ree gestiona li de lle S.P.A. Atena, Co rda r Bie lla, Co rda r Valsesia e SII, deriva dalla volontà di costruire un piano degli interventi non rigido, ma in grado di sostenere la realizzazione dell intervento imprevisto, di rendere possibile la definizione da parte del gestore di un programma di priorità di intervento sempre attuale e attivabile. I noltre, con ques to s is tema pianifica to rio degli inte rve nti infras truttura li che conse nte di ampliare gli scenari di investimento oltre l effettiva potenzialità legata ai maggiori introiti tariffari previsti dai singoli Piani economico-finanziari, consente di poter attingere ad eventuali future forme di contribuzione pubblica (futuri accordi di programma fra Stato e Regione Piemonte, finanziamenti attraverso leggi finanziarie dello Stato, ecc ), nonché di poter finanziare ulteriori interventi utilizzando i ribassi d asta che si determinano per via dell appalto de i va ri inte rventi. PIA NI ECONOMICO-FINA NZIA RI 2004/2006 PER CIA SCUN GESTORE La definizione dei piani economico-finanziari in capo a ciascun gestore per il periodo 2004/2006 si è rivelata l attività più complessa e difficile che gli uffici dell Autorità d Ambito hanno dovuto affrontare nel più ampio contesto di quelle finalizzate alla riorganizzazione dei servizi idrici. In primo luogo le difficoltà sono nate dal numero dei piani econom ico-finanziari che sono stati redatti e che risultano esattamente della stessa entità numerica dei gestori salvaguardati (sette). Inoltre, si è dovuto, per una gran parte dei casi, costruire l analisi dei costi operativi delle gestioni dei Comuni acquisiti dai gestori nel corso dell anno 2003, attraverso un confronto con i dati di bilancio di ciascun Comune e non attraverso i bilanci consolidati 2002 di ciascuna Socie tà in qua nto, pe r l a nno di rife rimento, le gestioni risulta vano anco ra in e conom ia. I piani sono stati redatti avendo bene in mente quanto prescritto dal decreto del Ministro dei LL.PP. 1 agosto 1996 con il quale è stato approvato il "Metodo normalizzato per la definizione delle componenti di costo e tariffa di riferimento servizio idrico integrato. Per arrivare alla definizione delle tariffe reali medie di ciascuna gestione per gli anni e 2006 è stato necessario procedere attraverso lo sviluppo delle attività secondo le seguenti fasi propedeutiche: a) Individuazione de lle ta riffe de l se rvizio pe r ciascun Comune applica te nell anno 2002; b) Individuazione degli elementi tecnico-numerici relativi al servizio di acquedotto, di fognatura e di depurazione costituenti i parametri da utilizzare per il calcolo dei costi operativi teorici di riferimento i quali, come valore, rappresentano il limite economico, maggiorato del 30%, entro il quale possono essere accettati i costi operativi di gestione desunti dai bilanci dei gestori; c) Definizione dei costi operativi di gestione attraverso l analisi dei bilanci aziendali e, qualora mancanti nei casi di recenti acquisizioni dei servizi, attraverso l analisi dei bilanci dei singoli Comuni interessati con parametrazione dei costi sulla scorta dei costi ope rativi conso lida ti; d) Raffronto per ciascun gestore fra i costi operativi di progetto definiti di cui al punto c), con i costi di riferimento calcolati come indicato al punto b) con la maggiorazione limite del 30 % di questi ultim i onde verificare l accettabilità dei costi operativi di progetto; e) Individuazione dei ricavi di gestione derivanti da altre attività aziendali a mezzo delle strutture del servizio idrico integrato ed estranee ai fini della definizione dei costi di gestione (es. depurazione industriale, depurazione bottini ecc ); f) Individuazione de i co sti ope ra tivi di proge tto da ripa rtire in ta riffa del se rvizio idrico integrato attraverso la detrazione dei ricavi (nell ipotesi che i costi per queste attività siano pari ai ricavi) delle attività extra di cui al punto e) dai costi totali definiti al punto c) purchè inferiori rispetto ai costi di riferimento; 8

9 g) Calcolo della incidenza annuale e complessiva nel triennio dei costi per ammortamenti ed interessi del capitale, riguardanti gli investimenti infrastrutturali nel triennio 2004/2006 previsti in ciascun Piano Stralcio; h) Individuazione dei costi in bilancio re la tivi a d ammortamenti pe r investimenti e ffe ttua ti dalle Aziende negli anni passati attraverso fondi propri; i) Individuazione nei bilanci aziendali di eventuali canoni di concessione che i gestori ve rsa no a i so gge tti proprie ta ri de lle re ti od impianti destina ti a lla produzio ne de l se rvizio idrico inte gra to; j) Calcolo degli oneri annui (ammortamento del capitale più interesse) per il triennio 2004/2006 derivanti dagli investimenti effettuati dai Comuni attraverso mutui, non sostenuti da contributi erariali a qualsiasi titolo erogati, per la realizzazione di infrastrutture idriche; k) Definizione delle quote di contribuzione per il triennio che i gestori sono tenuti a versare annua lmente all Auto rità d Ambito pa ri a l 3% de l fa ttura to ta riffa rio des tina to a lle Comunità Montane per interventi di difesa idrogeologica e del 2% destinato a sostenere i costi di funzionamento dell Autorità stessa; l) Definizione de i vo lum i e rogabili ne l trie nnio. Una volta definiti i suddetti elementi peculiari di ogni gestione, si è proceduto al calcolo della tariffa reale media del servizio idrico integrato per gli anni e 2006, attraverso le successive fasi: 1) Definizione della tariffa media ponderata preesistente di ogni gestione calcolata rapportando i ricavi della gestione stessa ai volumi di acqua venduta. Questo calcolo ha definito la pree sistente ta riffa media re la tiva a i tre se rvizi di a cquedotto, fogna tura e depurazione. Per determinare la tariffa media ponderata si sono poi aggiunte le componenti di costo precedentemente non ricadenti in tariffa (mutui, quota per l Autorità d Ambito 2% e quota per le Comunità Montane 3%). 2) Calcolo della tariffa reale media per ogni anno e per ogni gestione attraverso il seguente schema: COSTI TOTALI DELL ANNO / VOLUMI TOTALI PRESUNTI DELL ANNO dove i costi totali de l primo anno sono de finiti se condo il seguente schema rife rito a l pa ragra fo precedente: f) + g) + h) + i) + J) + k) mentre i costi totali degli anni successivi vengono definiti aumentando il valore f) dell anno precedente di una quota predefinita di inflazione a cui viene detratta poi una quota percentuale per il miglioramento dell efficienza. Inoltre vengono aggiornati i valori g),h),i),j) e k). I volumi per ogni anno sono quelli definiti al punto l). Una volta definita la tariffa reale media per ogni gestione ed in riferimento ad ogni anno del triennio, si è effettuata la verifica che l aumento percentuale tariffario di ogni anno fosse contenuto nel valore percentuale che il metodo normalizzato definisce coefficiente k. Esso costituisce, per ciascuna gestione, il così detto limite di prezzo che si ottiene secondo quanto prevede il metodo normalizzato in funzione del valore della tariffa media ponderata di ogni gestione. Nel caso in cui gli aumenti tariffari negli anni sono risultati superiori ai corrispondenti valori k calcolati, si è provveduto a diminuire i costi dell anno di riferimento, operando una riduzione de l va lo re g) rigua rda nte gli investimenti da rea lizza re in que ll a nno. In tutti i piani economico-finanziari si è operato in modo che gli aumenti tariffari negli anni fossero contenuti entro il lim ite di prezzo rappresentato dal coefficiente k definito per ogni gestione. 9

10 Il P iano e conomico -fina nzia rio pe r ogni gestione si è co ncluso a ttra ve rso la reda zio ne de i bilanci previsionali aziendali per gli anni e 2006 nonché nella definizione dei prospetti dei flussi di cassa. Tali calcoli sono stati effettuati allo scopo di verificare la sostenibilità sotto il profilo finanziario e reddituale delle scelte operate e degli obiettivi posti nelle analisi di Piano, essi consentono di individuare le dinam iche del fabbisogno finanziario nell arco temporale considerato e di ipotizzare le adeguate modalità di copertura dello stesso, nel rispetto dei principi contabili e dei criteri di una efficiente gestione economico-finanziaria. La complessa attività di analisi e di calcolo sopra indicata, ha consentito di prendere piena conoscienza circa le modalità di gestione del servizio idrico integrato in capo a ciascuna delle aziende operanti nel territorio dell ATO 2. Inoltre, oltre agli aspetti tecnico-gestionali, l obiettivo di definire un analisi completa di tipo economico-finanziario ha consentito di pervenire all individuazione di tutti i mutui contratti dai 184 Comuni dell ATO 2 per la realizzazione di interventi infrastrutturali del settore idrico. Si è trattato in buona sostanza di analizzare alcune migliaia di posizioni segnalate dai Comuni le quali, incrociate con i dati forniti dal Ministero degli Interni, sono poi state identificate rilevando gli elementi caratteristici quali: -durata dei mutui; -presenza o meno di contributi pubblici sugli importi dei lavori eseguiti; -rate annue per ammortamento capitale più interessi; -entità e durata di eventuali contributi erariali sui mutui. Tutti questi elementi hanno consentito di poter predisporre un elenco completo, gestore per gestore ed all interno di ciascuno di essi, Comune per Comune, degli oneri derivanti dai mutui contratti per gli anni e 2006 che verranno rim borsati agli Enti Locali secondo quanto previsto dalle convenzioni di gestione in essere. L indagine operata dagli uffici dell Autorità d Ambito è risultata particolarmente approfondita e ce rtamente molto pre cisa e d ha rigua rda to dive rse miglia ia di inte rventi fina nzia ti ne l pa ssa to attraverso mutui contratti dai Comuni, analisi questa che ha consentito all AATO2 di poter avere un quadro dettagliato ed esaustivo della materia in esame con una tempistica particolarmente rapida, ciò al fine di assicurare alle Amministrazioni Comunali i rim borsi dei relativi oneri, già a partire dal Altro e lemento de cisamente impo rtante che viene ad es se re rima rca to come frutto dell a ttività d analisi e di approfondimento tecnico, economico e finanziario delle gestioni salvaguardate, è quello rigua rda nte la messa a disposizione, già a pa rtire da l 2004, de gli impo rti a lle Comunità Montane, relativamente ai contributi derivanti dall applicazione dell aliquota del 3% sui ricavi tariffari del servizio, così come definito dal Piano d Ambito vigente. Questo risultato non può che essere rimarcato in questa sede con particolare soddisfazione in quanto esso co nco rre a co s tituire il raggiungimento de ll impo rtante obie ttivo di po te r de finire il sistema organizzativo gestionale del servizio nell AATO 2, ancorché ancora provvisorio, pienamente avviato in tutte le sue peculiarità. Preme qui sottolineare che, dopo l organizzazione gestionale del servizio operata con l approvazione dei documenti di cui ai punti precedenti, l attività di pianificazione economicofinanziaria operata dall Autorità d Ambito definita attraverso l approvazione dei sopra citati Piani per il triennio 2004/2006, ha completato il progetto di riordino avviato da circa un anno, co nsentendo di mette re a regime il sistema o pe ra tivo -gestiona le pre visto da lle leggi di se tto re che hanno riformato i servizi idrici ed assicurando nel contempo il raggiungimento dei seguenti im portanti risultati: a) a vvio di un complesso quadro di investimenti nel se tto re idrico pe r un impo rto to tale ne l triennio 2004/2006 pari a circa 79,5 milioni di Euro di cui circa 42 milioni di euro finanziato attraverso incrementi tariffari; b) reperimento delle risorse finanziarie necessarie a garantire l attività e l esercizio delle funzio ni in capo a ll Auto rità d Ambito; c) avvio di significativi investimenti nel settore della difesa idrogeologica del territorio da parte delle Comunità Montane; d) ristoro economico ai Comuni in un particolare momento di difficoltà della finanza locale, operato attraverso il rimborso annuo ai medesimi degli oneri annui dei mutui contratti 10

11 in passa to pe r la realizzazione di ope re destina te a ll e ro gazione de l se rvizio idrico integrato; e) definizione di un quadro operativo-gestionale nei confronti dei gestori del territorio in grado di assicurare un sistema economico-finanziario capace di garantire la continuità operativa ed il miglioramento dell efficienza e dell efficacia del servizio. ANALISI DEL NUOVO SISTEMA TARIFFARIO DEL SERVIZIO L applicazione del nuovo regime tariffario all interno dell Ambito Territoriale Ottimale Biellese, Vercellese, Casalese a partire dall anno 2004, risulta la diretta conseguenza del sistema organizzativo per l erogazione del servizio idrico integrato, previsto nel Piano d Ambito approvato all unanimità, prima dai rappresentanti degli Enti Locali partecipanti e successivamente dalla Conferenza dell Autorità d Ambito n 2 in data 15 dicembre Il Piano d Ambito prevede, come già richiamato precedentemente, che il nuovo sistema tariffario si articoli secondo il D.M. 01/08/ Metodo Normalizzato - il quale stabilisce che la tariffa media debba essere individuata sulla base dei costi operativi proposti dal gestore ai quali vanno poi sommati i seguenti oneri: -oneri per le passività pregresse trasferite dai Comuni al gestore; -oneri di concessione (2% a favore dell Autorità e 3% a favore delle Comunità Montane); -oneri per gli investimenti futuri. In sede applicativa del Metodo Normalizzato per il periodo transitorio , si è stabilito, in deroga a quanto definito dal Piano d Ambito che, nella prima fase d avvio fosse necessario soprassedere all individuazione della Tariffa reale media unica d Ambito, in quanto i soggetti gestori salvaguardati non sono stati in condizione, al momento, di costituire un Associazione Temporanea di Imprese che avrebbe consentito la compensazione, all interno di de tto o rganismo d impresa, de i dive rsi costi sostenuti pe r l e ro gazione de l se rvizio a fronte di un unica articolazione tariffaria dello stesso. Le tariffe medie calcolate attraverso i piani economico-finanziari presentano, soprattutto in re lazione a lle dive rse tipolo gie te rrito ria li, significa tive dive rsificazioni. Si rileva a tal proposito che nelle zone montane, data la frammentazione dei servizi per la presenza numericamente significativa di centri scarsamente popolati e le difficoltà operative pe r assicura re gestione e d investimenti, la ta riffa media risulta complessivamente più e le va ta che nelle zone di pianura. Inoltre, dall analisi delle voci che concorrono alla definizione dei costi per l erogazione del se rvizio, si e videnziano casi di dive rsificazio ne di moda lità di e roga zio ne di alcune fra zio ni de l medesimo, quali ad esempio la depurazione, nel senso che, laddove dette fasi del servizio risultano operativamente più efficaci si rilevano conseguenti maggiori costi che determinano una maggiore tariffa media. Infine, altro importante elemento di costo che diversamente incide sui piani economicofinanzia ri che hanno individua to la ta riffa rea le media pe r ogni ge stio ne, è que llo ine re nte gli one ri annui pe r mutui contratti da i Comuni pe r rea lizza re ope re de l se tto re idrico. Questa diversificazione, derivante da molteplici motivi (si passa dalle caratteristiche territoriali che determinano maggiori o minori difficoltà realizzative, alle diverse disponibilità e fruibilità delle risorse idriche ed alla diverse quote d incidenza di contributi pubblici a diverso titolo e ro gati), appa re a ssa i e le va ta e da so la è in grado di dimostra re le o rigini di una dive rsa ta riffa media tra le va rie gestioni. A titolo puramente esemplificativo, si rileva che nel caso più elevato l incidenza di detti oneri risulta pari a 18,60 /ab. (vedi gestione Cordar Biella) mentre nei casi di minore incidenza si arriva fino a 2,09 /ab. (gestione A.M.C.) In particolare, le tariffe medie per l intero servizio idrico integrato (sommatoria di acquedotto, fognatura e depurazione) per l anno 2004 risultano per ogni gestore le seguenti: -AMC CASALE 1,001 Euro/mc. -AMC Ca sale + AMV Va lenza pe r so lo Comune di Vale nza 1,166 Euro/m c. -ATENA (escluso Comune di Vercelli) 0,849 Euro/mc. -ATENA (solo Comune di Vercelli) 1 1,102 Euro/mc. -CORDAR Biella 1,217 Euro/mc. (1) Lo scorporo della tariffa media di ATENA per il Comune di Vercelli si è resa necessaria in quanto la Società versa un canone d uso delle reti al predetto Comune per cui tale onere non può che essere posto a carico dei soli utenti di Vercelli. 11

12 -CORDAR Valsesia 0,995 Euro/mc. -SII 0,926 Euro/mc. -COMUNI RIUNITI 0,784 Euro/m c. Sulla base di questi valori medi, ogni gestore definisce la propria tariffa di acquedotto, che viene articolata su fasce di consumo annuo, la tariffa di fognatura e quella di depurazione che, tutte assieme, costituisco no l inte ra ta riffa de l se rvizio idrico integra to paga ta da ll ute nte. O ccorre rilevare che, con il nuovo sistema tariffario in vigore, alle tariffe reali medie vanno aggiunti gli oneri, non compresi in tariffa, dei mutui contratti dagli Enti Locali che i gestori devono rifondere annualmente ai medesim i Comuni i quali, a loro volta, si ritroveranno, a partire già dal 2004, ad avere nuove entrate nei propri bilanci annuali. Il dato d incidenza degli oneri dei mutui contratti dai Comuni rispetto alla popolazione servita, per ogni gestione è il seguente: GESTORE POPOLAZIONE TOT RATEI MUTUI 2004 INCIDENZA RATEI MUTUI SU POPOLAZIONE 2004 AMC ,63 2,09 /ab. AMC - AMV VALENZA ,57 6,37 /ab. ATENA ,45 8,69 /ab. CORDAR BIELLA ,39 18,60 /ab. CORDAR VALSESIA ,31 13,42 /ab. COMUNI RIUNITI ,18 11,01 /ab. SII ,32 7,61 /ab. TOTALI ,85 11,14 /ab. Tenuto conto che, oltre ai predetti oneri per mutui già contratti, a partire dal 2004 si applica anche quello derivante dal canone di Concessione pari al 5% del fatturato tariffario (2% a favore dell Autorità e 3% delle Comunità Montane), si può calcolare la tariffa media ponderata sommando alla tariffa reale media l incidenza a metro cubo erogato, di questi nuovi oneri aggiuntivi che nel 2002 non erano presenti. La tariffa media ponderata (tariffa reale anno precedente + incidenza oneri mutui + incidenza 5%), rappresenta un elemento economico di riferimento rispetto alla quale è possibile confrontare la tariffa approvata per il Infatti dal confronto dei due dati, gestore per gestore, si puo calcolare l aumento percentuale della tariffa teorico, cioè quello che si realizza al di fuori dei nuovi oneri che sono stati introdotti per effetto dell applicazione della Legge Galli: GESTORE TARIFFA MEDIA PONDERATA TARIFFA MEDIA 2004 INCREMENTO TARIFFARIO RISP ETTO A TARIFFA MEDIA PONDERATA AMC 0,972 1,001 +3,0% AMC - AMV VALENZA 1,197 1,166-2,6% ATENA 0,865 0,849-1,9% ATENA VERCELLI 1,053 1,102 +4,7% CORDAR BIELLA 1,157 1,217 +5,2% CORDAR VALSESIA 0,919 0,995 +8,3% COMUNI RIUNITI 0,788 0,784-0,5% SII 0,878 0,926 +5,5% Dall analisi dei dati suesposti si può quindi affermare che gli aumenti della tariffa media definita per l anno 2004, rispetto alla tariffa media ponderata, che rappresenta l unico dato 12

13 economicamente raffrontabile, risulta irrilevante o estremamente contenuta nei limiti dettati da i maggiori investimenti previsti e da ll incremento dei costi su base ISTAT. In rela zione a lle pre visio ni di inve stimenti si rileva no diffe renti incide nze de i medesimi su base popolazione servita, che determinano differenti aumenti tariffari fra le gestioni, a secondo di una maggiore o minore incidenza degli stessi. Pe r da re la m isura in te rmini ca pita li degli investimenti previsti ne i prossim i tre anni ne l se tto re delle infrastrutture idriche, vengono qui appresso indicati, gestore per gestore, i dati di incidenza di questi investimenti in rapporto alla popolazione servita. GESTORE POPOLAZIONE TOT INVESTIMENTO INCIDENZA INVESTIMENTO SU POPOLAZIONE AMC ,00 17,99 /ab. AMC - AMV VALENZA ,00 95,32 /ab. ATENA ,00 105,72 /ab. CORDAR BIELLA ,00 84,62 /ab. CORDAR VALSESIA ,00 185,35 /ab. COMUNI RIUNITI ,00 95,07 /ab. SII ,00 133,50 /ab. TOTALI ,00 99,92 /ab. TA RIFFE APPLICA TE A LL UTENZA PER L A NNO 2004 Sulla base delle tariffe medie definite con i citati piani economico-finanziari i gestori del se rvizio idrico integra to hanno pro vveduto ad a rtico la re la ta riffa da applica re a ll ute nza in modo da rispe tta re le pre visioni di fa ttura to pe r l e roga zio ne de l se rvizio. L articolazione di ogni gestore è distinta per tipologia di consumo prevedendo a tal fine: -l uso potabile domestico; -l uso agricolo-zootecnico; -l uso diverso da quello domestico (produttivo in genere). In re lazione a lle prede tte tipo logie sono sta te pre viste pe r il se rvizio di a cquedo tto, fa sce di consumo diversificate con corrispondenti tariffe prevedendo maggiori tariffe in relazione a maggiori consumi. Questa articolazione non ha riguardato il gestore Cordar Biella S.P.A. che invece ha stabilito un unica tariffa indipendentemente da fasce progressive di consumo d acquedotto. Per il servizio di fognatura e depurazione le tariffe di riferimento di tutti i gestori risultano fisse e quindi non correlate a fasce di consumo. Per il gestore S.I.I., poiché la tariffa reale media per l anno 2004 risulta inferiore alle tariffe praticate in alcuni Comuni, è stato prevista un articolazione tariffaria che prevede di mantenere ina lte ra to pe r il 2004 lo ste sso va lo re de lle preesistenti ta riffe supe rio ri a lla media ed applicando le nuove tariffe agli altri Comuni serviti. L a rtico lazio ne ta riffa ria de l se rvizio a ll ute nza pe r il 2004 si a ttua infine con l introduzione di un canone d accesso al servizio fisso per segmento del medesimo, nel senso che è previsto un canone per il servizio di acquedotto ed uno per quello di fognatura e depurazione. Questa divisione di canone di accesso si è resa necessaria alla luce del fatto che si riscontrano casi di utenze non collegate alla fognatura e quindi alla depurazione ed altri casi in cui il servizio di acquedotto è reso da soggetti diversi dal gestore salvaguardato, come nei casi di presenza di consorzi privati frazionali di acquedotto. Solo nel caso del gestore Cordar Valsesia è stata definita una diversificazione del canone d accesso ai servizi, nel senso che è stata prevista a tal fine l utenza residente e l utenza del non residente, individuando per quest ultimo caso un valore di canone fisso maggiore rispetto al primo. Detta diversificazione trova giustificazione nel fatto che nell area territoriale servita dal suddetto gestore, risulta rilevante la presenza di utenze di non residenti strettamente collegate all attività turistica stagionale della zona che determina in genere consumi bassi in 13

14 rapporto a costi fissi che il gestore sostiene per garantire comunque in ogni momento, anche nei casi di maggior presenza turistica, l efficienza e l efficacia del servizio. Dall anno 2004 dal sistema tariffario presente nel territorio dell AATO2, risulta completamente esclusa la tipo logia di ta riffazione denom ina ta minimo impegna to, ciò in o ssequio a lle disposizioni del C.I.P.E.. Tale esclusione ha senz altro determinato difficoltà operative in relazione al fatto di non poter più disporre degli introiti derivanti da tale voce tariffaria che però sono state abbondantemente riequilibrate dal risultato ottenuto e cioè di un migliore e più giusto sistema tariffario nei confronti dell utenza. Esclusivamente nei casi di utenze sprovviste di contatori, presenti nelle zone di alta montagna, è stato predefinita una tariffa annua in relazione ad ipotesi di consumo ed in base alle diverse fasi de l se rvizio idrico integra to. Per avere un quadro tariffario più chiaro si è provveduto a calcolare la tariffa media del servizio idrico integrato per ogni gestore, come somma di quella del servizio di acquedotto, non considerando le diverse tariffe applicate sulla base delle fasce di consumo predefinite, di quella de l se rvizio di fogna tura e depura zio ne nonché de i canoni di a cce sso a l se rvizio. Questo dato consente in maniera più agevole di cogliere maggiormente la diversità delle tariffe applicate all utenza dai diversi gestori e consente di stabilire come le diversificazioni tariffarie nel territorio dell AATO 2 sono di fatto meno rilevanti di quanto poteva apparire dal solo confronto tra le tariffe medie calcolate con i Piani economico-finanziari. Le diversificazioni di tariffa per il servizio di acquedotto sono sostanzialmente irrilevanti in quanto risultano pari a poco più di 4 centesimi di Euro al mc (si è escluso il gestore Atena per la que stio ne lega ta a l cano ne ve rsa to a l Comune di Ve rce lli che squilibra il confronto ), mentre per quelle di fognatura e depurazione queste diversificazioni (compreso Atena) si assestano ad un valore pari a poco più di 18 centesimi al mc. I valori tariffari per l anno 2004, gestore per gestore, risultano i seguenti: 1) Gestione della S.P.A. A TENA a) Tutti i Comuni escluso Vercelli Ta riffa media a cquedotto 0,358 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,386 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 10,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 10,000 Euro/utenza b) Solo Comune di Vercelli Ta riffa media a cquedotto 0,559 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,386 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 10,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 10,000 Euro/utenza 2) Gestione della S.P.A. COMUNI RIUNITI Ta riffa media a cquedotto 0,524 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,390 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 5,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 5,000 Euro/utenza 3) Gestione della S.P.A. CORDAR VA LSESIA Ta riffa media a cquedotto 0,487 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,400 Euro/mc. Quota fissa acquedotto residenti 12,000 Euro/utenza non residenti 24,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. residenti 12,000 Euro/utenza non residenti 24,000 Euro/utenza 14

15 4) Gestione della S.P.A. CORDAR BIELLA Tariffa media ed unica acquedotto 0,500 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,550 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 14,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 10,000 Euro/utenza 5) Gestione della S.P.A. A.M.V. VA LENZA Ta riffa fogna t. e depura z. 0,493 Euro/mc. Quota fissa fognat. + depuraz. 10,000 Euro/utenza 6) Gestione della S.P.A. S.I.I. VERCELLI Ta riffa media a cquedotto 0,481 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,362 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 10,000 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 10,000 Euro/utenza 7) Gestione della S.P.A. A.M.C. CA SA LE a) Tutti i Comuni escluso Valenza Ta riffa media a cquedotto 0,514 Euro/mc. Ta riffa fogna t. e depura z. 0,371 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 3,750 Euro/utenza Quota fissa fognat. + depuraz. 3,750 Euro/utenza b) Solo Comune di Valenza Ta riffa media a cquedotto 0,586 Euro/mc. Quota fissa acquedotto 3,750 Euro/utenza 15

16 PROSPETTIVE E PROBLEMA TICHE GESTIONA LI PER L A NNO ) Definizione del modello gestionale Premessa Comple ta ta la fase di o rga nizzazione tempo ranea de lla gestio ne del se rvizio idrico integra to ne l territorio, si dovrà dare avvio alla fase per il perfezionamento del modello gestionale definitivo, ovvero del meccanismo tecnico-amministrativo per l individuazione del gestore unico del servizio, nonché al successivo affidamento a quest ultimo della gestione del servizio idrico integrato. L individuazione del modello organizzativo definitivo per la gestione del servizio, così come è previsto dalla L. 36/94 e dalla l.r. 13/97, può avvenire utilizzando al riguardo le possibilità offerte dalle norme contenute nell art. 113 del D.Lgs 267/2000, così come modificato dall articolo 14 del Decreto Legge 30/09/2003 n 269, nella forma di conversione in Legge, che regola la materia riguardante le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. In buona sostanza occorrerà verificare quale delle tre possibilità, offerte dalla normativa in vigore per l affidamento della gestione del servizio idrico integrato in regime definitivo, possa essere praticata nel territorio dell AATO 2. Bre vemente si rico rda che l e rogazione de l se rvizio può a vvenire se co ndo le discipline di se tto re e nel rispe tto de lla no rmativa dell'unio ne europea, co n confe rimento de lla tito la rità de l se rvizio : a) a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica; b) a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato venga scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispe tto de lle no rme inte rne e comunita rie in ma te ria di conco rre nza se condo le linee di indirizzo emanate dalle autorità competenti attraverso provvedimenti o circolari specifiche; c) a so cie tà a capita le inte ramente pubblico a co ndizione che l'ente o gli e nti pubblici titola ri de l capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano. Le Circolari del Ministero dell A mbiente Sulle questioni inte rpre ta tive so rte a ll indomani de lla modifica appo rta ta a l cita to a rtico lo 113 rigua rdante le nuo ve moda lità di a ffidamento de l se rvizio, alte rna tive a lla ga ra, di cui a i precedenti punti b) e c), recentemente il Ministro dell Ambiente ha provveduto ad emanare due apposite circolari che sono state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica n 291 del 13/12/2004. A ta l rigua rdo, o cco rre pre lim ina rmente osse rva re che, mentre pe r la le tte ra b) de l comma 5 dell articolo 113 è stata prevista espressamente dalla norma l emanazione in tempi successivi di provvedimenti e circolari contenenti le linee d indirizzo per l applicazione di questo sistema di a ffidamento de l se rvizio, pe r la le tte ra c) de llo stesso comma 5 de ll a rtico lo 113, la no rma non richiama questa possibilità. Pertanto si ritiene in quest ultimo caso che possa essere considerata almeno dubbia la cogenza delle norme contenute nella circolare applicativa del sistema di affidamento del servizio di cui al comma 5 lettera c) dell articolo 113, definito in house. Circa il contenuto delle circolari si richiamano qui appresso le linee essenziali dettate dal Ministro dell Ambiente. 16

17 a ) pe r l a ffidamento de l se rvizio idrico integra to a so cie tà a capita le misto pubblico -priva to. Qualora l'ente d'ambito opti per l'affidamento diretto ad una societa' mista, il momento di confronto concorrenziale deve essere comunque riservato alla fase antecedente all'affidamento stesso, ovverosia al momento della selezione del socio o dei soci privati che faranno parte del capitale. Infatti, la configurazione della società mista, nonchè il beneficio di ricevere l'affidamento diretto del servizio, trova il suo presupposto ed il suo fondamento di legittimità nel fatto che il confronto concorrenziale e la procedura ad evidenza pubblica, avvenga, ancorchè non nella fase di affidamento del servizio, ma in quella antecedente di selezione del partner privato. Per quanto attiene alla natura del soggetto privato da selezionare, occorrerà che nella società mista, il privato debba avere determinati requisiti di capacità tecnico-gestionale oltrechè finanziaria. Quanto sopra al fine di rispettare l'intendimento del legislatore di prevedere una configurazione di un contenitore all'interno del quale gli enti locali, titolari del servizio, possano operare in termini più strettamente imprenditoriali, avvalendosi dell'apporto fattivo di knowhow proveniente da soggetti imprenditoriali esterni e gli obiettivi che il medesimo legislatore si era prefisso che sono quelli del perseguimento di una gestione efficiente, efficace ed economica. Infine, sulla questione relativa al quantum di partecipazione del socio privato al capitale della società, la scelta viene affidata alla totale discrezione degli enti locali, pur rilevando che una partecipazione minimale andrebbe ad eludere il dettato normativo - come statuito anche dalla giurisprudenza - e sarebbe in palese contraddizione con la ratio legis volta a garantire che il privato rappresenti un valore aggiunto a vantaggio della funzionalità della società di gestione e quindi, auspicabilmente, degli utenti destinatari finali del servizio. Ne deriva che la presenza del privato deve avere un rilievo «sostanziale» anche in termini quantitativi e non solo qualitativi, per evitare che vi sia il formale rispetto della norma, senza che se ne perseguano, realmente, le finalità. b) pe r l affidamento in ho use de l se rvizio idrico integra to. Ricordando quanto sottolineato in precedenza, si evidenzia come, a parere dello scrivente, la cogenza delle norme contenute nella circolare applicativa del sistema di affidamento del servizio di cui al comma 5 lettera c) dell articolo 113 definito in house possa essere considerata quanto meno dubbia. Questa circolare pone limiti di applicabilità di questo metodo di affidamento che paiono ad una prima lettura particolarmente rigidi e che potrebbero anche andare oltre la posizione espressa dalla Commissione Europea in materia di libera concorrenza del mercato sull erogazione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento a quello idrico integrato. Pertanto, nel richiamare qui di seguito le norme contenute nella circolare stessa, occorre tene re presente che que s ta Auto rità d Ambito, qua lo ra pe r l a ffidamento del se rvizio idrico integrato dovesse ricorrere a questo metodo previsto dall art. 113 del D.Lgs. 267/00, dovrà preventivamente verificare i limiti normativi entro i quali è effettivamente tenuta ad operare. La predetta circolare ministeriale così sommariamente si esprime in merito: All affidamento in house si potrà ricorrere soltanto in casi eccezionali e residuali, venendosi contrariamente ad eludere i principi derivanti dai trattati, in particolare le norme sulla libera circolazione dei beni e dei servizi, nonchè i principi fondamentali di non discriminazione, parità di trattamento, trasparenza e mutuo riconoscimento, che disciplinano il mercato dei servizi; L atto costitutivo e lo statuto devono prevedere che la società sia dotata di un'autonomia finanziaria e decisionale limitata e preventivamente circoscritta. In particolare, le deliberazioni concernenti l'amministrazione straordinaria e quelle di determinante rilievo per l'attività sociale, quali il bilancio, la relazione programmatica, l'organigramma, il piano degli investimenti, il piano di sviluppo ed equivalenti, dovranno essere approvati dagli enti locali partecipanti alla società. Gli amministratori ed il direttore della S.p.a. saranno nominati direttamente dagli enti locali proprietari; Alla società in house dovranno partecipare esclusivamente enti locali, essa non potrà essere partecipata da società a partecipazione pubblica, neppure totale, così come da consorzi 17

18 intercomunali o, qualora ancora esistenti, da aziende speciali. Come affermato nel dettato normativo, dovendo la società realizzare la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano, la società dovrà essere partecipata da tutti gli enti locali facenti parte dell'ambito territoriale ottimale; La società a totale capitale pubblico che riceve l'affidamento del servizio in house deve risultare una società di scopo strettamente interdipendente dall'ambito territoriale nel quale svolge il proprio servizio. La società non potrà pertanto operare al di fuori del proprio ambito territoriale ottimale, perchè finalizzata unicamente alla gestione del servizio idrico integrato in quel determinato territorio. Considerazioni finali A riguardo di quanto sopra riportato, in relazione alle diverse possibilità per pervenire alla scelta del gestore unico del servizio idrico integrato nel territorio di questa AATO, ci si permette in questa sede di form ulare alcune considerazioni. L affidamento attraverso procedura di gara ad evidenza pubblica, prevista dal comma 5 lettera a) dell art. 113, è la strada proceduralmente più semplice per pervenire all individuazione del gesto re unico del se rvizio idrico integra to. Ma al tempo stesso non si può non sottolineare che la via della gara pubblica può comportare, nei confronti degli attuali gestori del servizio operanti all interno dell ATO 2, che qui si ricorda ris ulta no a to ta le o comunque pre va lente capitale pubblico di proprie tà de gli Enti Lo ca li appa rtenenti a questa Auto rità d Ambito, la lo ro e sclusione dalla ge stio ne de l se rvizio a fa vo re di soggetti esterni. Mettere in gara la gestione del servizio idrico per l intero ambito potrebbe quindi comportare l a zze ramento de lla situazio ne esistente vanifica ndo in questo modo lo sfo rzo intrapreso, attraverso il riconoscimento della salvaguardia delle gestioni esistenti, che oggi è estesa a tutto il territorio dell ATO 2, percorso voluto dall Autorità d Ambito proprio per consentire di non disperdere le professionalità maturate nel nostro territorio nel comparto pubblico per la gestione di questo se rvizio. L opportunità consentita dalla legge circa la possibilità di procedere attraverso un affidamento dire tto in ho use, fo rnis ce a que s ta Auto rità d Ambito un pe rco rso a lte rna tivo pe r e vita re il concretizzarsi dei rischi sopra indicati, ciò anche tenuto conto del fatto che lo scenario riguardante le Società di gestione del servizio idrico integrato operanti nel territorio dell ATO 2, risulta particolarmente confortante dal punto di vista della eventuale applicazione della normativa sopra indicata. In tal caso, sarà opportuno preventivamente effettuare le opportune indagini circa la possibilità in term ini operativi di poter ricorrere a questa forma di affidamento del servizio da parte di ques ta Auto rità d Ambito, s tudia ndo e ve rifica ndo le a ttua li s ituazioni so cie ta rie ne lle qua li operano i gestori pubblici salvaguardati ed eventualmente suggerendo, se del caso, eventuali modifiche degli statuti delle società stesse al fine di rendere questi aderenti alle richieste del legislatore. A tal fine si suggerisce l opportunità, in caso di scelta di questo metodo di affidamento, di sottoporre preventivamente questo progetto, alle valutazioni di fattibilità, sia sul piano del diritto amministrativo e societario, che relativamente alle proposte operative conseguenti, a studi di professionisti specializzati in dette materie, onde avere le necessarie garanzie rigua rdanti la legittim ità circa la scelta da ope ra re. Qualora non si potesse percorrere la strada dell affidamento diretto, utilizzando a tal fine le possibilità offerte dalle norme suindicate, l Autorità d Ambito potrebbe infine ipotizzare l eventualità di un affidamento del servizio attraverso la costituzione di una società di capitali mista pubblico-privato così come previsto dal comma 5 lettera b) dell art. 113, che in ogni caso rappresenta un modello alternativo alla gara secca per l affidamento del servizio. In questo caso potrebbe essere studiata la possibilità, sulla scorta di esperienze di altri AATO, di coinvolgere le società salvaguardate operanti nel territorio, prevedendo di avere nei loro confronti particolare riguardo nella acquisizione di una quota del capitale della nuova Società cui affidare il servizio. 18

19 Questa operazione potrebbe essere effettuata nella fase immediatamente successiva a quella della gara ad evidenza pubblica, per la scelta del socio privato a cui affidare la parte principale di capitale privato costituente la futura società mista prevista dalla legge. Vi è da rilevare in questa sede che, prima di prevedere una simile soluzione, sarebbe opportuno che, come da tempo è auspicato da più parti, gli attuali gestori del servizio idrico integra to in regime di sa lvagua rdia, tro vino una utile fo rma di coope razione, tra le qua li, que lla dell impresa consortile potrebbe rappresentare uno dei modelli più validi, in quanto consentirebbe a ciascun gestore di mantenere una particolare autonomia, sia sotto il profilo operativo che in termini gestionali. In conclusione, sulla definizio ne de l mode llo gestiona le a regime, occo rre rà a lla luce di quanto so pra illustra to, che la Confe renza de ll Auto rità d Ambito vada ad a do tta re in tempi, il più possibile stringenti, i provvedimenti di propria competenza relativamente all affidamento esterno delle necessarie consulenze di studio e di verifica, prevedendo, fin dall approvazione del Bilancio 2005, lo stanziamento delle somme che si prevede possano essere utilizzate a tali fini. 2) Definizione del regime delle proprietà delle reti Premessa Una problematica che se nza dubbio inte re ssa in gene ra le l o rga nizzazione gestiona le de l servizio idrico integrato, è quella attinente al regime delle proprietà delle reti e degli impianti attraverso le quali viene erogato il servizio; in via prevalente tale regime presenta una situazione che vede la proprietà di detti beni in capo ai singoli Comuni gestiti. Rispetto a questa regola generale, nel territorio dell ATO 2 sono nel contempo presenti due s ituazio ni a lte rna tive e pre cisamente : a) le proprie tà di de tti beni in linea to ta le, o anche so lo pa rzia le, risulta in capo ad un gesto re pubblico del se rvizio il qua le ha a cquisito tale diritto in quanto realizza to re diretto di dette opere, oppure o anche, in quanto originariamente consorzio di Enti Lo ca li trasfo rmatosi in so cie tà di ca pita li; b) le proprietà risultano in capo ad una società di capitali a totale o prevalente maggioranza pubblica Le norme esistenti A tal riguardo occorre ricordare che l art 35, comma 9, Legge 448/2001, espressamente prevede: In attuazione delle disposizioni di cui ai commi 2 e 13 dell articolo 113 del citato Testo unico, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, gli enti locali che alla data dell entrata in vigore della presente legge detengano la maggioranza del capitale sociale delle società per la gestione di servizi pubblici locali, che siano proprietarie anche delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni per l esercizio di servizi pubblici locali, provvedono ad effettuare, entro un anno dall entrata in vigore della presente legge, anche in deroga alle disposizioni delle discipline settoriali, lo scorporo delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni. Contestualmente la proprietà delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali, oppure l intero ramo d azienda è conferita ad una società avente le caratteristiche definite dal citato comma 13 dell articolo 113 del medesimo Testo unico. Questa disposizione risulta attualmente in pieno vigore non essendo stata modificata né dall art. 14 del D.L. 269/2003 convertito con modificazioni nella Legge 326/2003, nè dall art. 4, comma 234, della Legge 350/2003 (Legge Finanziaria 2004). Queste norme sanciscono il principio in virtù del quale, le società di patrimonio devono essere a capitale interamente pubblico (mentre il vecchio testo dell art 113 del TUEL prevedeva che tali società dovevano essere semplicemente a maggioranza pubblica locale), rendendo difficile l operazione di scissione quando la proprietà delle reti è di società miste, poiché, in tale ipotesi, deve indennizzarsi il socio privato, costretto a cedere il bene. 19

20 Le società delle reti, nate a seguito della scissione dovrebbero detenere la proprietà solo di beni non demaniali (sono qundi escluse le reti interne di acquedotto e di fognatura, dove la proprietà rimane in capo all Ente locale) necessari all esercizio del servizio idrico integrato, po nendo le re ti, gli impianti e le a ltre do tazioni pa trimonia li a disposizione de i gesto ri inca rica ti della gestione del servizio o, ove prevista la gestione separata della rete, dai gestori di quest ultima, a fronte di un canone stabilito dalla competente Autorità di settore, ove prevista, o dagli Enti lo ca li. Nel caso invece in cui i gestori del servizio risultano ancora proprietari di dette reti ed impianti, o vve ro laddo ve no n si è ope ra ta la scissione di cui a ll a rtico lo 35, si è ritenuto che, come peraltro viene sostenuto da più parti, anche autorevoli, per il servizio idrico integrato la norma suindicata non dovesse essere applicata. Pe rta nto in quest ultimo caso pe r ta li beni è pre vista la re la tiva iscrizio ne fra l e lenco de i cespiti aziendali, con conseguente previsione nei bilanci societari degli ammortamenti tecnici previsti per legge. La posizione della Regione Piemonte Su questa delicata ed importante questione che non poco può incidere nel regime gestionale de l se rvizio, la Regione P iemonte ha re centemente appro va to, con la D.G.R. n de l , un a tto di indirizzo sul regime della proprie tà de lle infrastrutture idriche. Il suddetto provvedimento, parte dalla considerazione che per il se rvizio idrico integra to sia necessario ed indispensabile che si osservino i principi per i quali: a) la scelta del gestore debba avvenire sulla base delle procedure stabilite dalla normativa comunitaria e nazionale; b) debba sussiste re la sepa razione tra la proprie tà de lle re ti e la gestione de l se rvizio idrico integrato; c) debba essere garantita la proprietà pubblica delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni necessarie all erogazione del servizio. Pe rta nto, in conseguenza dell applicazione a l se tto re de i se rvizi idrici de i principi so pra enuncia ti, de riva che le re ti e le infrastrutture ne cessa rie a ll e rogazione di ta li se rvizi non possono più essere trasferite in proprietà in capo ai gestori del servizio, ma solo messi a disposizione delle società erogatrici affinché queste possano svolgere l attività di gestione della rete e del servizio. La Regione Piemonte ritiene che, laddove attualmente la gestione del servizio sia effettuata tram ite società a totale o prevalente capitale pubblico, tale società dovrà spogliarsi della proprietà di reti, impianti ed altre dotazioni, ove queste le siano state trasferite. Anche per le parti di reti ed infrastrutture che la società abbia direttamente realizzato con fondi propri, secondo la Regione Piemonte, dovrà applicarsi la medesima regola di separazione della proprietà della rete dalla gestione del servizio, soprattutto in quanto tali opere sono state realizzate nel quadro di convenzioni in cui è stabilito che la tariffa deve tener conto proprio degli investimenti pre visti a ca rico de i gesto ri. Al gesto re del se rvizio, a disposizione del qua le sono poste le opere, dovranno essere quindi ricondotti i soli oneri relativi alle residue annualità di investimenti non ancora interamente ammortizzati. Per quanto riguarda le Società pubbliche cui potrebbero essere trasferite ai sensi delle norme sopra indicate, i beni non demaniali necessari all erogazione del servizio idrico integrato, la Regione Piemonte con il suddetto provvedimento ha rilevato che la costituzione di una società meramente proprietaria dei beni ha uno spazio giuridico solo quando sia ravvisabile un affidamento ad essa di incarichi o funzioni di un qualche contenuto economico, come avviene ad esempio in settori, come quelli del trasporto o dell erogazione di energia elettrica o gas, in cui è possibile rea lizza re la se pa razione tra gestione della re te ed e roga zione del se rvizio. Inoltre, viene ricordato dalla Regione Piemonte che a questa Società proprietaria di reti, non può essere affidata la gestione delle reti stesse (intesa come manutenzione, innovazione e po te nziamento di ta li beni) in quanto il se rvizio idrico integra to, co sì come re golamenta to da lla Legge 36/1994 e dalla l.r. 13/1997, non consente la separazione tra la gestione della rete e l e rogazione de l se rvizio che devo no e sse re unita riamente affidate a llo ste sso sogge tto gesto re, 20

Al momento attuale tutte le regioni con l esclusione del Trentino Alto Adige dove non trova applicazione hanno recepito la legge 36/94.

Al momento attuale tutte le regioni con l esclusione del Trentino Alto Adige dove non trova applicazione hanno recepito la legge 36/94. Il riordino dei servizi idrici è stato avviato in Italia con la legge 36/94 (c.d. Legge Galli) che al fine di superare la frammentazione gestionale e ridurre i livelli di inefficienza produttivi ed infrastrutturali

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