LA VIOLENZA QUESTIONARIO 2002

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1 Associazione Volontarie del Telefono Rosa Via Assietta 13/a Torino Telefono / fax Internet: - e.mail: QUESTIONARIO 2002 LA VIOLENZA Questionario proposto al Salone del Libro e alla 3 Giorni del Volontariato edizioni del maggio 2002

2 INQUADRAMENTO DEL PROBLEMA Durante il recente Salone del Libro di Torino e della 3 Giorni del Volontariato, lo stand del Telefono Rosa ha proposto alla cittadinanza, insieme al consueto materiale informativo, anche un questionario a risposta multipla su uno dei temi che risulta essere più seguito nel corso degli ultimi mesi. E ben noto come la violenza familiare rappresenti, per una Associazione di genere come il Telefono Rosa, un ambito di primario interesse: è però anche vero che da tempo l Associazione segue con particolare interesse la moltitudine di dinamiche aggressive e violente che accadono sia nelle famiglie che in ambiti extrafamiliari. Quest anno è stato segnato, soprattutto nei primi mesi, da un numero impressionante di delitti che hanno visto come vittime donne di tutte le età; vi è stata poi la fase (orrenda anche se non significativa, statisticamente) di delitti compiuti nei confronti di giovani vittime, e che hanno visto come protagonista involontaria una regione molto vicina alla nostra: la Valle D Aosta. Delitti in parte inspiegabili, che però richiedono una diversa chiave di lettura perché sempre più spesso gli uomini uccidono le donne, le mamme i loro figli, ma sovente anche i figli massacrano i loro genitori, come l indimenticato fatto di Novi Ligure, ancora oggi, ci riporta alla mente. Su questi fatti, anche se spesso legati alle singole vicende, si sono snodate analisi interminabili: alcune di un certo rigore scientifico, altre votate al più bieco e stravolgente giornalismo di bassa lega, tanto che anche la stessa RAI ha incaricato il CENSIS di svolgere una indagine sul tema Au revoir les enfants RAI: i bambini e la rappresentazione del dolore in TV pubblicata proprio nei giorni scorsi (www.censis.it). La ricerca recita la presentazione affronta un tema di grande delicatezza e attualità: come il sistema dei media, e in particolare il Servizio Pubblico, affronta argomenti particolarmente difficili, quali vicende realmente accadute o anche di

3 fantasia il cui protagonista è un minore in condizioni di disagio e di dolore o coinvolto in fatti di cronaca nera. L analisi che viene presentata ha riguardato le trasmissioni, i telegiornali e la fiction che il servizio pubblico ma trasmesso durante i mesi di marzo e aprile 2002 con un particolare approfondimento sul caso di Cogne durante il mese di febbraio. Complessivamente sono stati analizzati 452 telegiornali e trasmissioni relative a marzo e aprile che hanno trattato vicende dolorose in cui erano coinvolti bambini. Lo spazio dedicato a tali notizie è di assoluta rilevanza; nel 68% dei casi i servizi dei telegiornali durano da 2 a 10 minuti, gli approfondimenti ovviamente molto di più. L argomento più trattato è l omicidio: nel 98% dei casi i bambini hanno un ruolo di vittime, ma i servizi sono perlopiù centrati sulla vicenda senza riuscire a produrre un innalzamento anche minimo del livello di analisi. In sostanza, il 60% delle notizie fornisce un avanzamento delle conoscenze, ma nel 22,7% dei casi sono di pura enfatizzazione dei fatti trattati e nel 17,5% risultano del tutto superflui. Tipico del giornalismo di informazione il rivolgersi a persone chiamate in causa (genitori, vicini di casa, ma anche esperti o magistrati): ebbene, solo nel 58,2% dei casi il loro intervento dà altre informazioni, nei casi restanti serve soltanto a dare interpretazioni o a creare un determinato clima intorno alla vicenda. L uso delle immagini assolve una funzione di documentazione nel 77% dei casi, ma indulgono su descrizioni dettagliate (con una sorta di compiacimento) in quasi il 30% dei casi, nel 10% sono una spettacolarizzazione della notizia, nel 5,3% risultano invece decisamente superflue o addirittura morbose. Le rilevazioni di corretto impatto statistico non sono però mancate negli ultimi mesi, dimostrando un interesse non indifferente ad un fenomeno che coinvolge l intera popolazione per l efferatezza e la continuità (nonché per la gravità) dei reati commessi. Nel marzo 2002, l EU.R.E.S., infatti, ha pubblicato una ricerca su Gli omicidi in ambiente domestico in Italia (www.eures.it).

4 Giustamente, l Istituto rivela che in letteratura, lo studio dell omicidio in ambiente domestico ha trovato numerosi approfondimenti in relazione ad alcune fenomelogie specifiche (matricidio, parricidio) mentre ancora piuttosto ridotto risulta essere lo studio del fenomeno nel suo complesso, e la considerazione dell ambito domestico come spazio relazionale e sociale attraverso cui poter interpretare i fenomeni omicidari nelle loro diverse articolazioni e caratteristiche fenomenologiche. Per il 2000 i dati parlano di 213 omicidi domestici, pari al 28,7% di quelli complessivamente avvenuti in Italia. Roma è la città più violenta : Torino occupa il quinto posto con 7 delitti. Le donne rappresentano il 58,7% delle vittime, più elevata al Nord (62,8%) che al Sud (55,6%). Nel 36,6% dei casi la vittima è tra i 26 e i 45 anni, dove si colloca la maggiore conflittualità legata ai cosiddetti omicidi passionali. L 8% sono i casi di figlicidio: ma le vittime adulte occupano sempre più spesso un ruolo sociale di positiva affermazione, confermando, afferma la ricerca, l ipotesi del conflitto tra ruolo sociale di un membro del nucleo ed aspettative degli altri membri. L abitazione è il luogo tipico di perpetrazione del reato, in particolare la camera da letto o le pertinenze dell abitazione stessa. Nel 15% sono i genitori ad essere vittime dei figli; il contrario nel 15% dei casi. Quando la vittima è il coniuge, è prevalentemente la donna ad essere vittima (36% dei casi rispetto al 15,9% degli uomini) è il numero dei matricidi (18,4%) è superiore a quello dei parricidi (10,2%). In alcuni casi le vittime sono comunque in maggior numero i maschi: tra i rivali, i fratelli, i figli. Il movente principale sembra risiedere nella passionalità, seguita dalla conflittualità/litigiosità e l area del non determinabile (quello che, si pensa erroneamente, viene definito raptus ). Gli uomini vengono più spesso uccisi con armi da fuoco, le donne, nel 28% dei casi, con armi da taglio.

5 La maggior parte degli omicidi, infine, è da assimilarsi agli omicidi premeditati, di 4 punti percentuali superiore a quelli chiamati d impeto (anche se l osservatorio del Telefono Rosa è notoriamente impegnato a mettere in seria discussione le ipotesi dei raptus, perlomeno in un numero significativo di casi). Fin qui i dati statistici. Dati la cui lettura dovrebbe essere sicuramente più approfondita di quella proposta in queste pagine. Ma i rimandi ai link dei vari Istituti di Ricerca potrà colmare l interesse del lettore. Se dal piano statistico ci spostiamo alla rilevazione sul nostro territorio, la ricerca che quest anno il Telefono Rosa ha inteso proporre alla cittadinanza si è rivolta al fenomeno della violenza all interno della famiglia. Certamente, almeno in parte, con il condizionamento degli ultimi fatti (e gli episodi accaduti dopo il periodo di rilevazione lo stanno ancora dimostrando), in quanto mai come in questo primo semestre la cronaca ci ha investito di gravissimi fatti di cronaca. Ma si tratta, a ben vedere, di un condizionamento molto relativo, in quanto è da alcuni anni che la nostra Associazione lancia continui allarmi sulla recrudescenza dei fatti di cronaca: e proprio il Telefono Rosa ha sottolineato come il clima violento possa costituire quella base psicologica progettuale nella quale il conflitto e la contrapposizione possono diventare ideazioni violente, fino alla massima espressione dell aggressività umana. Poco importa che le statistiche ci riportino anche vittime di sesso maschile: non è certo attraverso la violenza femminile che si può costruire la relazione e il rispetto tra i generi. Ciò che preoccupa è l escalation delle ideazioni violente, che, proprio in quanto fiction, possono costituire schemi mentali e cognitivi di aggressione, esaltati da contesti culturali in cui la soppressione dell altro può diventare l erronea soluzione dei conflitti. Non va comunque dimenticata un ottica molto importante, legata alla necessità di creare politiche sociali (o input culturali) nei confronti della cittadinanza. Come ben

6 identifica Vincenzo Musacchio nel suo articolo Le politiche sociali come strumento di politica criminale nel terzo millennio (www.diritto.it) la prevenzione deve essere un investimento per il futuro con connessioni a tutti i problemi della prognosi e della valutazione dei risultati... la crisi della politica criminale, avvertita ormai su scala mondiale, stimola la ricerca verso nuove strade da individuare sia all interno ma soprattutto all esterno del diritto penale classico. E ancora: i fattori ambientali, sociali e personali sono, pertanto, essenziali nella determinazione del processo di socializzazione e di interiorizzazione delle norme giuridiche. Se questi ultimi portano ad atteggiamenti e comportamenti antigiuridici, la condotta dell uomo risulta allora socialmente deviante. Fattori ambientali, sociali e personali: in una parola, culturali intendendo la cultura il contesto all interno del quale si forma, si modella e si manifesta la personalità dell individuo. Ma una cultura che non può essere solo considerata familiare, gruppale, o sociale nel senso di aggregato umano. Recentemente, un articolo dello psichiatra francese Daniel Zagury pubblicato su La Stampa (Copyright Le Monde) ha ottimamente delineato il ruolo dei film violenti nell istigare al crimine i moderni adolescenti. Non si può pensare dice lo psichiatra alla violenza degli adolescenti senza pensare alla violenza che gli adolescenti subiscono, a tutto quello che l incoraggia e la valorizza cinicamente, nella vita come al cinema. E nella vita molto contano le opinioni sociali, proprio quelle che la nostra indagine ha voluto in modo comunque soft rilevare sul territorio, ma che merita maggiori interessi e la creazione di un gruppo di studio pluriennale che abbia la funzione di osservatorio sulle dinamiche violente.

7 IL QUESTIONARIO Il modulo che è stato sottoposto alla cittadinanza è composto di 6 domande a risposta multipla: molte possibili risposte rappresentano gli stereotipi più utilizzati dall opinione pubblica, altre risposte sono volutamente ambigue, a rappresentare opinioni a volte radicate ma dai confini estremamente incerti, tanto da costituire opinione pubblica migrante, ad esempio tra posizioni di estremo rigore e rigidità di giudizio e altre, invece, di grande comprensione o di superficiale permissivismo. Non è stata chiesta l indicazione del sesso del compilatore: abbiamo ritenuto, per una volta, di non richiedere un dato di fondamentale valore statistico ma che avrebbe portato l analisi a perduranti e ripetitive opinioni di genere, anzichè all analisi di sostanziali idee o convinzioni. Cogliendo poi l occasione di due momenti distinti delle opportunità cittadine, (il Salone del Libro e la 3 Giorni del Volontariato) l analisi ha permesso di evidenziare ipotesi di luoghi di opinione che, anche se non contrastanti in modo evidente, ha consentito comunque di vedere realtà diverse, considerando in parte diverso il pubblico che ha seguito le due manifestazioni. Sono stati elaborati questionari, 775 compilati dai visitatori del Salone del Libro, 248 della 3 Giorni del Volontariato. Lasciamo il lettore alla valutazione autonoma dei risultati, dove le rappresentazioni grafiche, nella loro sovrapposizione, consentono comunque di evidenziare opinioni anche fortemente stridenti tra i due gruppi di rilevazione. Quello che però appare in tutta la sua evidenza è però il fatto che l opinione pubblica ha idee anche molto sbagliate dei diversi fenomeni. Idee che però fanno cultura e che si trasmettono nel contesto sociale ma soprattutto in quello educativo.

8 La nostra indagine, i cui connotati, lo ripetiamo, non sono di indicatività statistica, ci spinge però a sollecitare le Istituzioni verso la creazione di un gruppo di studio che nell arco di un periodo significativo possa analizzare più nei dettagli i comportamenti violenti ma anche le opinioni della gente. Un lavoro sociale e psicologico, educativo e giurisprudenziale, che dovrebbe anche allargarsi all ambito istruzionale con la creazione nell Università cittadina di un corso sulla psicodinamica dei comportamenti aggressivi e violenti. Torino, luglio 2002 LA PRESIDENTE DEL TELEFONO ROSA (Lella Menzio)

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