RISCHIO IDRAULICO ED IDROGEOLOGICO IN PIEMONTE

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1 RISCHIO IDRAULICO ED IDROGEOLOGICO IN PIEMONTE L EVOLUZIONE DEL SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE DAL 1994 AD OGGI Vincenzo COCCOLO Regione Piemonte

2 Il quadro fisico del Piemonte Superficie pari a circa km 2 zona montana + zona collinare pari al 75% dell intero territorio (200 cime oltre i 3000 m, alcune oltre i 4000 m) 77 % dei comuni situati in area di montagna e collina popolazione di oltre 4 milioni di abitanti importanti infrastrutture e reti di comunicazione Ubicazione dei comuni pianura 23% 48% collina 29% montagna

3 Grandi Eventi alluvionali in Piemonte Ben connotabile è il livello di esposizione del Piemonte al rischio naturale ed in particolare al rischio idrogeologico ed idraulico, con eventi ricorrenti che hanno in passato coinvolto la regione. Alcuni esempi: Agosto 1978 Settembre- Ottobre 1993 Novembre Ottobre Bacino del Toce: Bacini della Stura di Lanzo Orco, Valli Vigezzo, Anzasca, Strona ed Dora Baltea, Elvo, Cervo, Sesia, Antrona Alto Toce. Bacini del Sesia, Dora Baltea ed Orco Il bacino lacustre del Verbano Bacini Scrivia, Borbera, Curone L intero bacino del Tanaro, la Dora Baltea, Belbo, Bormida, Cervo e il Sesia Bacini coinvolti: Po, Dora Riparia, Stura di Lanzo Orco, Dora Baltea, Toce, bacino lacustre del Verbano

4 Ultimi Eventi alluvionali in Piemonte Negli ultimi anni eventi di precipitazioni p prolungate e intense hanno determinato numerose situazioni di criticità sul territorio regionale, di carattere alluvionale o valanghivo (2008). Alcuni esempi: Maggio 2008 Dicembre 2008 Aprile 2009 Marzo 2011

5 Il ruolo dell allertamento Gli eventi alluvionali hanno evidenziato il ruolo dei sistemi di previsione e sorveglianza e l importanza della diffusione immediata a tutti i soggetti impegnati nelle gestione delle emergenze La conoscenza sull andamento meteorologico non può certo impedire le alluvioni o le frane: può però consentire di alleviare i danni, allertando le popolazioni in tempo utile e nei limiti delle possibilità in un tal genere di previsioni Alluvione val Pellice (Guido Caroselli - la STAMPA 21 maggio 1977)

6 L esperienza del Piemonte A seguito degli eventi alluvionali li del 1993 prendono avvio le attività di allertamento. L alluvione del Tanaro del 1994 ne è il primo severo banco di prova: nasce la Sala Situazione Rischi Naturali BOLLETTINO METEOROLOGICO STRAORDINARIO DEL 03/11/94 ORE Sulla 16.30base delle informazioni meteorologiche acquisite presso la Sala Situazione Rischi Naturali del Settore Prevenzione del Rischio Geologico si prevede per il fine settimana una progressiva diminuzione della pressione, mentre un flusso di correnti Sud-occidentali di aria umida ed instabile di Le origine precipitazioni, africana interesserà inizialmente la nostra diffuse regione. e a carattere temporalesco, si intensificheranno progressivamente nella giornata di sabato, fino a raggiungere, tra le giornate di sabato e di domenica, intensità tali da provocare possibili dissesti di carattere idrogeologico sui settori alpini centro-meridionali della regione, in particolare sull Appennino ligurepiemontese e dalla Valle Tanaro in provincia di Cuneo fino alle Valli di Lanzo in provincia di Torino; le precipitazioni sono previste a carattere nevoso La particolare oltre i situazionem. meteorologica potrà richiedere uno stato di allertamento degli Enti e delle Amministrazioni preposte a funzioni di Un protezione aggiornamento civile. della situazione sarà fornito nella giornata di domani, venerdì 4 novembre La Sala Situazione Rischi Naturali svolge un ruolo di rilievo nella gestione dell alluvione del 2000

7 nasce il sistema di allerta Aree di allertamento BOLLETTINO METEOROLOGICO STRAORDINARIO DEL 03/11/94 ORE Sulla 16.30base delle informazioni meteorologiche acquisite presso la Sala Situazione Rischi Naturali del Settore Prevenzione del Rischio Geologico si prevede per il fine settimana una progressiva diminuzione della pressione, mentre un flusso di correnti Sd Sud-occidentali di aria umida ed instabile di origine ii africana fi interesseràla nostra regione. Le precipitazioni, inizialmente diffuse e a carattere temporalesco, si intensificheranno progressivamente nella giornata di sabato, fino a raggiungere, tra le giornate di sabato e di domenica, intensità tali da provocare possibili dissesti di carattere idrogeologico sui settori alpini centro-meridionali della regione, in particolare sull Appennino ligure-piemontese e dalla Valle Tanaro in provincia di Cuneo fino alle Valli di Lanzo in provincia di Torino; le precipitazioni sono previste a carattere nevoso oltre i m. La particolare situazione meteorologica potrà richiedere uno stato di allertamento degli Enti e delle Amministrazioni preposte a funzioni di protezione civile. Un aggiornamento della situazione sarà fornito nella giornata di domani, venerdì 4 novembre

8 L introduzione delle procedure di allertamento sviluppate dalla ex-direzione dei Servizi Tecnici di Prevenzione della Regione Piemonte, ha contribuito alla drastica riduzione del numero di vittime dell evento del 2000 rispetto a quello del Novembre 1994 Ottobre Aree inondate Vittime 1 2

9 La fase conoscitiva che prelude ad ogni azione di prevenzione presuppone la conduzione di sistematici studi di raccolta, valutazione, elaborazione ed analisi di numerose informazioni inerenti i processi di instabilità naturale. La conoscenza del territorio nella sua globalità, sia in termini degli aspetti fisicoambientali del contesto geologico e geomorfologico, sia in termini della compatibilità tra questi e le potenziali trasformazioni di utilizzo del suolo, rappresenta uno strumento indispensabile per la gestione dei rischi naturali.

10 La combinazione tra conoscenza e previsione permette l emissione di allerte tempestive ed efficaci (Ottobre 2000)

11 Schema del sistema di allerta Previsione i modellistica previsionale Allerta valutazione criticità METEO SOGLIE afflussi/deflussi idraulici METEO Effetti al suolo Sorveglianza incertezza preavviso Attivazione piani di emergenza Procedure di intervento t RESTARE IN ATTESA DI EVENTUALI AGGIORNAMENTI PREDISPORRE MISURE DI AUTOPROTEZIONE PER POSSIBILI ALLAGAMENTI LOCALIZZATI INTERRUZIONE DI TUTTE LE ATTIVITA IN ALVEO, CON MESSA IN SICUREZZA DI MEZZI E MACCHINARI ATTIVARE AZIONI DI PROTEZIONE CIVILE: fornire adeguata informazione alla cittadinanza sul grado di esposizione al rischio desunto dalle mappe di emergenza con i mezzi ritenuti più idonei nonché attivare opportuni sistemi di allerta; provvedere alla vigilanza sull insorgere di situazioni di rischio idrologico, specie in presenza di ufficiali comunicazioni di allerta, adottando le necessarie azioni di tutela e salvaguardia della privata e pubblica incolumità; avvisare per fini di prevenzione e soccorso le squadre comunali e intercomunali di volontari; assicurare una reperibilità finalizzata in via prioritaria alla ricezione di comunicazioni di allert

12 Il sistema di allerta piemontese Regolato da apposito DISCIPLINARE approvato con Delibera di Giunta Regionale del 23 marzo 2005, recepisce la Direttiva nazionale. Si fonda su una serie di elementi tecnicoscientifici basilari per la valutazione del livello di criticità: ZONE DI ALLERTA Zone di Allerta Livelli di Criticità e Scenari di Rischio Sistema di Soglie di precipitazioni e di portate Documenti informativi e Procedure

13 Modellistica Idraulica Rischio idraulico previsione portate (catena modellistica meteorologica- idrologica-idraulica) valutazione livelli di criticità Campo di precipitazione Modello idrologico-idraulico Rainfall Run-off Infiltration Idrogramma di piena

14 L Alerting System La rapidità nella diffusione dei bollettini d allertamento e delle informazioni è stata ottenuta anche grazie all impiego di tecnologie innovative, con una forte riduzione dei tempi per l allertamento degli enti locali.

15 ZONE DI ALLERTA E BOLLETTINO 11 ZONE DI ALLERTA ES.: Boll. meteoidrologico

16 PREVISIONE E PREVENZIONE: IL SISTEMA DI ALLERTA METEO

17 PREVISIONE E PREVENZIONE: IL SISTEMA DI ALLERTA METEO PROTEC Torino 30 Giugno 2 Luglio 2011

18 Monitoraggio e sorveglianza L evoluzione degli eventi è garantita dall impiego di tecnologie avanzate per il monitoraggio meteorologico e la sorveglianza idraulica a distanza.

19 Il volontariato componente logistica COMPONENTE LOGISTICA : OLTRE VOLONTARI ORGANIZZATO IN 8 COORDINAMENTI SU BASE PROVINCIALE UN SIGNIFICATIVO NUMERO DI ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO NON RIENTRANO NEGLI 8 COORDINAMENTI D E S C R I Z I O N E N U M E R O A s s o c ia z io n e C o o r d in a m e n t o P r o v in c ia le / F e d e r a z io n e 1 0 G r u p p o C o m u n a le G r u p p o In t e r c o m u n a le 1 5

20 Il volontariato componente AIB COMPONENTE AIB DISTRIBUZIONE SUL TERRITORIO : OLTRE VOLONTARI, 250 SQUADRE

21 Andamento delle iscrizioni delle Associazioni di Volontariato nel Registro Regionale Sezione Protezione Civile (dati riferiti al 31/12/2009) Iscrizioni annuali Totale associazioni iscritte Cancellazioni

22 PRESIDI LOGISTICI REGIONALI FOSSANO 2009 VERCELLI LUG. 09 DRUENTO ALESSANDRIA VERBANIA GEN.10

23 MEZZI COLONNA MOBILE REGIONALE DGR del

24 PROTEC Torino 30 Giugno 2 Luglio 2011 MATERIALI COLONNA MOBILE REGIONALE MATERIALI MATERIALI DELLA REGIONE: 4028

25 VOLONTARI IMPEGNATI SUL CAMPO

26 RISORSE IMPIEGATE 11 ANNI FA EVENTO ALLUVIONALE OTTOBRE 2000 UNITA COMPLESSIVE UOMINI 2. 8 MEZZI REGIONALI OLTRE A QUELLI DEL VOLONTARIATO 3. OLTRE 500 COMUNI COLPITI

27 EVENTO MAGGIO 2008 UNITA COMPLESSIVE UOMINI MEZZI comuni colpiti 29 MAGGIO 2008: INONDAZIONI T.DORA RIPARIA E T. PELLICE

28 EVENTO DICEMBRE 2008 UNITA COMPLESSIVE UOMINI MEZZI comuni colpiti DICEMBRE 2008: VALANGHE

29 EVENTO MARZO 2011 UNITA COMPLESSIVE MARZO 2011: UOMINI MEZZI comuni colpiti PIENE FLUVIALI E FRANE

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