Accounting e Reporting dei diritti di emissione. Modelli di rilevazione proposti e pratiche

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1 Accounting e Reporting dei diritti di emissione. Modelli di rilevazione proposti e pratiche emergenti. 1. Introduzione Il problema dei cambiamenti climatici è stato, fino ai primi anni novanta, praticamente ignorato da parte delle imprese. L intenso dibattito sul climate change che vede tutt ora coinvolti, a vario livello, non solo governi nazionali e sovranazionali (ad es. Unione Europea) ma anche organizzazioni non profit (ad es. The International E- missions Trading Association) organismi di standardizzazione contabile (in particolare IASB e FASB) organismi creati grazie alla multi-stakeholder partnership tra imprese, organizzazioni non governative e ricercatori (si pensi ad es. al World Business Council For Sustainable Development e al World Resources Institute) ecc. ha generato l elaborazione di ricerche, lo sviluppo di politiche economiche e fiscali, l emanazione di norme, la definizione di standard di rendicontazione che dalla metà degli anni 90 hanno variamente inciso sul sistema d impresa. Per quanto più di interesse del paper, va osservato che il climate change ed in particolare il tema dei diritti di emissione di gas ad effetto serra, produce effetti significativi sulla performance economico-finanziaria e non economico-finanziaria delle imprese e sui modelli di accounting e reporting chiamati a rilevarli, rendicontarli e monitorarli. E questi effetti non sorprendono se si considera che negli ultimi anni ha trovato sviluppo un processo «( ) of translating ecological concerns into economic phenomena, which will then impact upon accounting practice» (Bebbington e Larrinaga-González, 2008, p.698) e, sui modelli di rendicontazione dell operatività delle imprese (ICAEW, 2003, 2004 e 2009; ACCA, AccountAbility e KPMG, 2009). Il paper, dopo aver presentato l evoluzione del modello di climate policy fino all introduzione nel contesto italiano dell Emission Trading Scheme europeo (EU ETS), analizza le principali implicazioni dell EU ETS sul sistema di accounting e reporting delle imprese. Viene in particolare verificato in che modo i diritti di emissione (emission rights) 1 che attribuiscono 1 In accounting è possibile trovare anche altri termini ai quali viene attribuito medesimo significato, tra i più diffusi ci sono i termini emission allowances e carbon permits. Mete P., Dick C. e Moerman L., Creating institutional meaning: Accounting and taxation law pers- 1

2 ai loro possessori, il diritto di emettere nell ambiente naturale un determinato quantitativo di inquinanti (gas serra) entro un definito periodo di tempo possono essere rilevati nel bilancio d impresa, negli «other financial reporting» (IASB, Preface to IFRS, 2008, par. 7) e, in documenti di Climate Change Reporting. La mancanza, ad oggi, di una comprehensive guidance accettata a livello internazionale in merito alla rilevazione e rendicontazione dei diritti di emissione, può dare luogo a comportamenti contabili diversi da parte delle imprese con evidenti conseguenze sulla comparabilità e sul livello di accountability. Allo scopo di valutare come alcune imprese rientranti nel campo di applicazione dell EU ETS contabilizzano e rendicontano i diritti di emissione, è stata realizzata una ricerca qualitativa, i cui risultati non sono generalizzabili, avente ad oggetto le informazioni che le imprese che gestiscono impianti termoelettrici, cogenerativi e non cogenerativi, forniscono in merito ai diritti di emissione nei bilanci 2009 (dati 2008), nei documenti di accompagno a tali bilanci (in particolare la relazione sulla gestione) e nei rendiconti di sostenibilità 2009 redatti sulla base delle GRI Guidelines (GRI, 2006). 2. Background teorico sulla climate policy fino all introduzione dell Emission Trading Scheme europeo Questa sezione del paper intende sintetizzare le principali tappe del processo di climate policy making che ha portato alla elaborazione dell European Emission Trading Scheme. Alla base di questo processo c è la diffusione di conoscenze scientifiche sul tema del climate change e sul suo potenziale impatto ambientale e socio-economico, nonché l ampia condivisione della rilevanza del tema. Di particolare importanza, per i fini della nostra analisi, è quanto proposto dall United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) convenzione adottata nel corso della conferenza di Rio De Janerio del L obiettivo della convention è la «stabilization of greenhouse gas concentrations in the atmosphere at a level that would prevent dangerous anthropogenic interference with the climate system» (Unitpectives of carbon permits, Critical Perspectives on Accounting, 21, 2010, I diritti o le quote di emissione sono anche denominati certificati grigi. 2

3 ed Nations, 1992, art. 2). Questo obiettivo ha trovato specificazione 5 anni più tardi nel Protocollo di Kyoto. In base al Protocollo di Kyoto, i paesi industrializzati e quelli con economie in transizione, indicati nell Annex I dell UNFCCC, si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra (di cui all Annex A) del 5% rispetto a quelle del 1990 per il periodo Sulla base dell Annex B del Protocollo, Paesi diversi hanno obiettivi diversi di riduzione delle emissioni. Più in particolare l Unione Europea (UE) deve ridurre le emissioni di gas serra dell 8% rispetto al livello del 1990 per il periodo (United Nations, 1998, art. 3). Al fine di assicurare il raggiungimento di quell obiettivo, si è reso necessario ripartire tra i diversi Stati membri dell UE la quota di emissioni da ridurre (United Nations, 1998, art. 4). Gli Stati dell UE hanno a tale scopo stipulato, nel 1998, un accordo politico: il Burden-Sharing Agreement (BSA) (Consiglio dell Unione Europea, 1998; CE, 2000, par. 4.1). Questo accordo, con riferimento al periodo , prevede per ciascun paese un target di emissioni che variano dal +27% (previsto per il Portogallo) al -28% (previsto per il Lussemburgo). L Italia, sulla base di questo agreement, per il periodo , deve ridurre le emissioni del 6,5% rispetto a quelle del 1990 (CE, 1999b). Al fine di un attuazione flessibile del protocollo e per ridurre i costi gravanti sui paesi soggetti al vincolo, il protocollo ha previsto dei meccanismi di flessibilità che riguardano: il Clean Development Mechanism (CDM), il Joint Implementation (JI) e l Emission trading (ET). Attraverso tali meccanismi un paese sottoposto a vincolo può coprire le quote di emissione in deficit : - con i crediti di emissione (Certified Emission Reductions - CERs) ottenibili mediante l attivazione di progetti di trasferimento di tecnologie in paesi in via di sviluppo (CDM) (Protocollo di Kyoto, art. 12); - con i crediti di emissione (Emission Reduction Units ERUs) derivanti dall attuazione di un progetto di riduzione delle emissioni realizzato congiuntamente da paesi industrializzati e da quelli con un economia di transizione (JI); - con l acquisto di diritti di emissione da paesi in surplus (ET). L UE non ha atteso l entrata in vigore a livello internazionale del protocollo di Kyoto (16 febbraio del 2005) 2 ed ha istituito, a partire dal 1 genna- 2 Il ritardo dell entrata in vigore del protocollo (rispetto alla firma del medesimo) è stato causato dall uscita dal protocollo degli USA che rappresentavano il 36% delle emissioni dei Paesi inclusi nell Annex I. L art. 25 del protocollo ne prevedeva infatti l entrata in vigore 3

4 io 2005 un sistema di scambio di quote di emissione tra tutti i paesi UE, simile all ET internazionale. L introduzione a livello comunitario di un sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas ad effetto serra è riconducibile alla direttiva comunitaria 2003/87/CE (direttiva Emission Trading, EU ETS) 3. Con la direttiva 2004/101/CE (direttiva linking) sono stati riconosciuti all interno dell ETS i crediti di emissione ottenibili dalla realizzazione di progetti CDM e JI. La direttiva EU ETS prevede la definizione di un livello massimo di e- missioni tollerate (cap), a fronte del quale vengono assegnati, gratuitamente 4, i diritti di emissione ai gestori degli impianti che operano: nel settore dell energia (es. cokerie, raffinerie di petrolio); nella produzione e trasformazione dei metalli ferrosi (es. impianti di produzione di ghisa o acciaio); nell industria dei prodotti minerali (es. impianti per la fabbricazione del vetro e di fibre di vetro); nel trasporto aereo e in altre definite attività (es. impianti destinati alla produzione di carta e cartoni o di pasta di carta) (EU ETS, Annex I). La scelta di una prevalente allocazione gratuita dei diritti di emissione, considerata almeno in questa prima fase di adozione della direttiva come preferibile rispetto alla vendita all asta (auctioning) dei diritti di emissione, ha trovato spiegazione nell intento di «( ) buy industry acceptance» e di creare una «political acceptability» (Egenhofer, 2007, p. 454; Woerdman et al., 2008, p. 128). I diritti di emissione consentono ai detentori l immissione in atmosfera di una tonnellata di CO 2 equivalente 5 nel corso dell anno di riferimento della quota; tali diritti possono inoltre essere oggetto di scambio tra i soggetti partecipanti (trading). Il modello di gestione dei diritti di emissione proposto dall UE è dunque di tipo cap-and-trade. Tale modello è quello giudicato dalla emission trading literature e da alcuni studi empirici come preferibile per ragioni sia di efficienza che di efficacia (Egenhofer, 2007, p. 454; CE, 1999a, p. 7). dopo 90 giorni dalla ratifica da parte di almeno 55 paesi firmatari della Convenzione, comprendenti paesi (inclusi nell Annex I) ai quali fosse riferibile almeno il 55% delle emissioni al La direttiva è stata successivamente modificata dalle seguenti direttive: 2004/101/CE; 2008/101/CE e 2009/29/CE. 4 Una peculiarità dell EU ETS è l assegnazione gratuita di almeno il 95% delle quote di emissione (per la prima fase ) e del 90% per la seconda fase ( ). EU ETS, art. 10. L orientamento che sta maturando (si veda in merito il disposto della Direttiva 2009/29/CE, pp ) per l assegnazione delle quote di emissione è quello della messa all asta delle quote (prevista come unica modalità di assegnazione a partire dal 2013 per il settore dell elettricità). 5 Fino al 2012 la Direttiva riguarderà solo il diossido di carbonio (CO 2 ). 4

5 Il numero totale delle quote di emissioni da assegnare nel periodo di riferimento, nonché le quote assegnate agli impianti (autorizzati ad emettere CO 2 ), è definito da ciascuno Stato membro nei piani nazionali di assegnazione (PNA) (EU ETS, art. 9) approvati dalla Commissione Europea. Condizione necessaria per l attuazione del sistema EU ETS è la creazione e gestione di un registro nazionale delle emissioni nel quale annotare le quote assegnate ad ogni operatore nonché i trasferimenti, le restituzioni o la cancellazione delle quote (EU ETS, art. 19). Ogni anno i gestori degli impianti sono tenuti a restituire un numero di quote, annotate a proprio favore nel registro nazionale delle emissioni, per un importo pari alle emissioni rilasciate dagli impianti con riferimento all anno solare precedente. Tali quote verranno successivamente cancellate 6. Le quote assegnate ad inizio anno ad un gestore possono risultare maggiori o minori delle emissioni realmente prodotte. Nel caso in cui le quote di emissione assegnate risultino superiori alle emissioni effettive, il surplus di quote potrà essere o accantonato o ceduto a terzi. Nel caso opposto, cioè emissioni effettive maggiori delle quote assegnate, il deficit risultante potrà essere coperto mediante l acquisto di altre quote o attraverso l impiego di crediti di emissione L adozione in Italia della direttiva EU ETS Il recepimento nell ordinamento italiano della direttiva EU ETS e della direttiva Linking è intervenuto con il D. Lgs. n. 216/2006, con estremo ritardo rispetto ai tempi di attuazione del sistema di ET europeo che la direttiva EU ETS poneva. Al fine di consentire l avvio del sistema previsto dalla direttiva già a partire dal dando così attuazione alla prima fase relativa al triennio il legislatore italiano e gli altri organismi nazionali competenti sono intervenuti con una serie di provvedimenti (PNA, 2004; L. 316/2004; Ministero dell Ambiente, 2006). Nella tab. 1 si riportano i principali provvedimenti emanati a supporto della II a fase di attuazione 6 L assegnazione delle quote da parte dell Autorità Nazionale Competente (ANC) deve essere attuata entro il 28 febbraio di ogni anno. Entro il 30 aprile di ogni anno le imprese devono restituire un numero di quote di emissioni pari alle emissioni effettivamente prodotte nell anno precedente. Tali emissioni debbono essere verificate da parte di un verificatore accreditato, entro il 31 marzo di ogni anno. Le quote sono valide per il periodo (triennale o quinquennale) per il quale sono rilasciate. 7 L art. 11 della direttiva prevede che, per il triennio , la decisione di assegnazione delle quote deve essere presa tre mesi prima dell inizio del triennio (1 gennaio 2005). 5

6 nell ordinamento italiano della direttiva EU ETS (quinquennio ). I provvedimenti indicati costituiscono un utile supporto dell analisi che sarà proposta nel proseguo del lavoro. Tab Gli effetti dell EU ETS sull innovazione e sul sistema organizzativo-gestionale d impresa Le imprese operanti nei settori ai quali la direttiva trova applicazione, al fine di evitare l emissione di sostanze inquinanti in misura superiore al limite massimo consentito con la conseguente necessità di incorrere in sanzioni e dover acquistare sul mercato i diritti di emissione mancanti potrebbero decidere di investire in low carbon technologies. È evidente però che la scelta tra l acquisto di quote di emissione (per emissioni maggiori delle quote assegnate) e l investimento in tecnologie di riduzione delle e- missioni (con la conseguente possibilità ad es. di vendere i diritti inutilizzati alle imprese in deficit) dipende, secondo una logica strettamente economica, dal confronto tra il costo marginale di abbattimento e il prezzo di mercato dei diritti di emissione (Bode, 2006, p. 13; Rogge et al., 2011, p. 514). Gli effetti che l EU ETS può generare sulle innovazioni in riduzione delle emissioni di CO 2 sono stati oggetto di diversi studi. Alcuni lavori, e- laborati prima dell adozione della EU ETS evidenziano i possibili svantaggi dell impiego dei diritti di emissione per il controllo dell inquinamento, segnalando anche il potenziale scarso effetto prodotto sull innovazione (Gibson, 1996, p.661). Altri rilevano che l EU ETS può generare un impatto sull innovazione solo nella prima fase di adozione ( ) (Gagelmann e Frondel, 2005) e altri ancora fanno dipendere l innovazione dai differenti metodi di allocazione dei diritti di emissione sottolineando che l allocazione gratuita dei diritti può generare un disincentivo all innovazione, innovazione che sarebbe invece incentivata in presenza di auctioned allowances (Jung et al., 1996; Millimam e Prince, 1989, 1992). I lavori meno numerosi elaborati sulla base di analisi empiriche condotte dopo l adozione dell EU ETS, nonché le risultanze delle analisi teoriche, evidenziano un limitato impatto dell EU ETS sulle attività di ricerca e sviluppo; sull insieme delle corporate climate innovation activities, sugli investimenti su vasta scala (Rogge et al., 2011; Hoffmann, 2007; Egenhofer, 2007). 6

7 L adozione dell EU ETS può inoltre generare sulle imprese effetti di tipo organizzativo-gestionale riconducibili: all aggravio burocratico; all individuazione di un responsabile della attuazione della direttiva; all adeguamento dei processi di monitoraggio delle emissioni; all incremento dei rischi ricollegabili all applicazione di una normativa stringente e alla maggiore attenzione rivolta a questi temi da investitori e altri stakeholders 8. La gestione dell EU ETS non genera solo vincoli, può tradursi anche in opportunità di vantaggio competitivo conseguibili da quelle imprese che: misurano le loro emissioni; valutano i rischi e le opportunità collegate alla loro gestione e, in modo anticipatorio rispetto ai propri concorrenti, adeguano il loro business alle esigenze di riduzione delle emissioni (Porter e Kramer, 2006; Lash e Wellington, 2007, pp. 6-10; KPMG, 2008, pp.60-61). 4. Gli effetti dell EU ETS sull accounting e reporting d impresa La gestione dei diritti di emissione presuppone e genera un insieme di dati e informazioni di natura economico-finanziaria e non che debbono essere monitorati, rilevati e rendicontati in parte, nei tradizionali sistemi di contabilità e bilancio d impresa, in parte nei sistemi di ecological accounting e reporting. Del tema della rilevazione, valutazione e rendicontazione nel sistema contabile tradizionale dei diritti di emissione si sono occupati autorevoli organismi di standardizzazione contabile senza pervenire, ad oggi, ad uno standard di contabilizzazione diffuso e condiviso a livello internazionale. I dati fisico-quantitativi e qualitativi relativi ai diritti di emissione possono trovare rilevazione nei modelli di ecological accounting e reporting. Obiettivo della ecological accounting è infatti quello di raccogliere i dati ed elaborare le informazioni relative alla gestione e alle prestazioni ambientali dell impresa. Questi dati e informazioni saranno oggetto di comunicazione agli external stakeholders attraverso la redazione di report periodici (Schal- 8 Da un indagine condotta da TNS Infratest e InSintesi Ricerche su richiesta dell Ente di certificazione Det Norske Veritas, con riferimento al I periodo di attuazione della direttiva, è emerso che la maggioranza delle imprese incluse nel campione di analisi hanno indicato nella scarsa informativa sulla materia (45,9), nell aggravio burocratico (45,8) e nell incremento dei costi aziendali (57,1) le principali criticità. TNS Infratest, InSintesi ricerca, L applicazione del protocollo di Kyoto in Italia, luglio Si veda anche la verifica condotta da Sullivan su 125 società europee (Sullivan, 2009). 7

8 tegger e Burrit, 2000, p. 62). Possono essere ricondotte nell alveo della rendicontazione e rilevazione ecologica le numerose iniziative di carbon disclosure e di carbon accounting, promosse da organismi di diversa estrazione. I progetti di carbon disclosure si propongono di raccogliere informazioni relative all ampia tipologia di attività collegate al cambiamento climatico, quali: la misura delle emissioni; gli effetti sulla strategia e sulla governance; i rischi e le opportunità che si profilano per le imprese e le prospettive future. I modelli di carbon accounting a differenza di quelli di carbon disclosure sono più strettamente relativi alla quantificazione delle emissioni (Kolk, Levy, Pinkse 2008, p. 725; CDSB, 2010) Alcune considerazioni sui modelli di carbon disclosure e di carbon accounting La disclosure degli aspetti collegati ai cambiamenti climatici e quindi anche alle emissioni, può essere realizzata in modo volontario o obbligatorio. Le imprese possono fornire volontariamente informazioni sul climate change attraverso: la partecipazione al Carbon Disclosure Project; la redazione di reports speciali; la redazione dei bilanci di sostenibilità basati sulle Linee guida del GRI (KPMG, 2010, p.12; CERES, 2006, p. 1). Obiettivo dei più recenti progetti di carbon disclosure (CDP, 2010; CSDB, 2010; CERES, 2011) è fornire agli investitori informazioni utili alla conoscenza degli effetti che i cambiamenti climatici possono generare sulle strategie e sulla performance d impresa. Inoltre, considerato che ad oggi manca un modello di disclosure condiviso, i diversi progetti hanno sottolineato l esigenza di una standardizzazione e, in alcuni casi, hanno proposto framework di redazione. Di particolare interesse (anche in funzione della verifica condotta nell ultima parte del presente lavoro) è la disclosure fornita sul climate change nei bilanci di sostenibilità redatti sulla base delle GRI Guidelines (GRI, 2006), ad oggi le più diffuse a livello internazionale (KPMG, 2009). Nelle linee guida del GRI è infatti previsto uno specifico riferimento alle emissioni dei gas serra tra gli indicatori ambientali (EN16; EN17; EN18; EN19; EN20) e un più generico riferimento alle «implicazioni finanziarie e altri rischi e opportunità per le attività dell organizzazione dovuti ai cam- 8

9 biamenti climatici» nell indicatore EC2 di performance economica (GRI, pp. 26 e 28) 9. In alcuni contesti ambientali, per disposizioni normative o regolamentari, è invece statuita la redazione obbligatoria di report sulle emissioni 10. Anche in materia di carbon accounting sono stati elaborati diversi progetti che propongono linee guida. Alcune linee guida sono state elaborate a corollario di mandatory trading scheme (es. CE, 2007); in altri casi sono frutto di decisioni di organi di governo nazionali (es. UK DEFRA e DECC, 2009; US DOE, 2006 e 2007) o di agenzie governative (es. Climate Leaders US EPA, 2005). Di particolare interesse per il livello di diffusione che li contraddistinguono sono i global standards sviluppati in materia di quantificazione e reporting delle emissioni dal World Resource Institute (WRI) in collaborazione con World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) e dall International Organization for Standardization (I- SO) (WBCSD e WRI, 2004 e 2005; ISO, 2006). Dalle considerazioni proposte emerge il legame tra carbon disclosure e carbon accounting. I progetti di carbon disclosure prevedono infatti la quantificazione delle emissioni la cui determinazione costituisce oggetto della carbon accounting e si propongono come sottolineano Kolk, Levy e Pinkse (p. 728) di «translate corporate carbon profiles into assessments of risks and market opportunities with clear financial implications for firms and investors». Alcune indagini condotte al fine di verificare la quantità e la qualità della carbon disclosure delle imprese hanno fatto emergere un tendenziale incremento del numero delle imprese che producono tali disclosure, a cui però non sempre si correla una informazione di qualità. Infatti, se nel CDP 2010 Global 500 Report si legge che «in the 10 years ( ) the quality and quantity of reporting on climate change have increase» (CDP, 2010) in un recente documento CERES si osserva invece che la carbon disclosure: «often fail to satisfy investors legitimate expectations» (CERES, 2011, p. 35). 9 Una ricerca condotta dal GRI e dalla KPMG su 50 bilanci di sostenibilità pubblicati nel 2006 da parte di aziende operanti a livello internazionale evidenzia che circa il 90% dei report include informazioni relative al climate change. GRI-KPMG, Reporting the Business Implications of Climate Change in Sustainability Reports, In Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Taiwan la redazione di un report sulle emissioni è richiesto ad imprese operanti in alcuni settori (KPMG, 2010, p. 22). A partire da gennaio 2010, l Environmental Protection Agency (EPA) richiede a grandi emittenti di gas serra, appartenenti a diversi settori, di raccogliere e rendicontare informazioni relative alle emissioni (EPA, 2009). Per una sintesi delle principali disposizioni dettate in materia di disclosure sul climate change negli USA si veda U.S. Securities and Exchange Commission,

10 4.2. La rilevazione dei diritti di emissione in contabilità e bilancio. Prime considerazioni Alcune delle principali problematiche che sono emerse in merito al trattamento contabile degli emission rights riguardano: - la natura contabile dei diritti di emissione; - la posta di bilancio nella quale i diritti vanno rilevati; - i criteri di valutazione da adottare; - la disclosure nei documenti di corredo al bilancio. Questi temi sono stati oggetto di numerosi studi elaborati da organismi contabili (nazionali e internazionali) e dalla dottrina, studi in ampia parte ispirati dalle ricerche condotte sul pioneristico progetto SO 2 creato dall EPA nel 1990 (Wambsganss e Stanford, 1996). Con riferimento alla natura dei diritti di emissione, si è concordi sul considerare tali diritti delle attività. I diritti di emissione possono infatti essere qualificati come risorse controllate dall impresa come risultato di e- venti passati e dalle quali sono attesi futuri benefici economici (IASB, F., 2008, par. 49 (a)) Si tratta infatti di diritti ottenuti gratuitamente o acquisiti (evento passato) dalle imprese rientranti nel campo di applicazione della direttiva 87/2003 per poter svolgere la loro attività (evento futuro). Sono inoltre attività rilevabili in bilancio in quanto è probabile che i benefici economici affluiranno all impresa e tale attività è oggetto di valorizzazione (i diritti possono infatti essere oggetto di acquisto e di vendita) (IASB, F., 2008, par. 89). Se i diritti di emissione sono certamente configurabili come un attività, la questione che resta da definire è quale possa essere la loro natura. I diritti di emissione posseggono caratteristiche simili alle rimanenze di magazzino (inventory); agli strumenti finanziari e alle immobilizzazioni immateriali, (Wambsganss and Stanford, 1996; Assonime, 2006; Gruppo di Lavoro di Confindustria, 2006, pp. 7-9; Elfrink e Mitch, 2009, pp. 6-7) sebbene non possano identificarsi perfettamente con nessuna di queste categorie. I diritti di emissione, analogamente alle rimanenze, possono essere detenuti per il proprio utilizzo o essere venduti (IASB, Ias 2, 2008, par. 6) e considerati alla stregua di costi di produzione (Wambsganss e Stanford, 1996, p. 646). I diritti di emissione, a differenza delle rimanenze di magazzino, non sono però né di natura tangibile e né necessariamente detenuti per il consumo. 10

11 I diritti di emissione potrebbero allora essere considerati degli strumenti finanziari cioè contratti che danno origine ad un attività finanziaria per un soggetto e ad una passività finanziaria o ad uno strumento rappresentativo del capitale per un altro soggetto (IASB, Ias 32, 2008, par. 11). In particolare potrebbero essere trattati come strumenti finanziari detenuti dall impresa per soddisfare le esigenze di copertura delle emissioni prodotte nel periodo corrente o detenuti con finalità di trading. Questa interpretazione della natura degli emission rights (MacKenzie, 2009, p. 448; Cook, 2009, p ), è stata giudicata inadeguata da parte dell IFRIC che precisa: anche se le allowances posseggono delle caratteristiche che sono generalmente più presenti nelle attività finanziarie piuttosto che nelle attività immateriali ad esempio essere trattate in a ready market - esse non sono degli strumenti finanziari (IFRIC, 2004, p. 21). I diritti di emissione possono essere considerati immobilizzazioni immateriali, attività non monetarie identificabili e prive di consistenza fisica (IASB, Ias 38, 2008, par. 8; FASB, Fas 142, 2001, par.4 ) dai quali è lecito attendersi benefici economici futuri suscettibili di valutazione economica. Questa interpretazione è quella che ha trovato maggior consenso, è infatti alla base delle regole di contabilizzazione proposte sia dall IFRIC 3 (I- FRIC, 2004) che dal documento elaborato dal CNDC-CECA (CNDC- CECA, 2007) e inoltre non è contraria al disposto degli US GAAP. L altra questione oggetto di attenzione da parte di studiosi e organismi di standardizzazione contabile è il tema della valutazione dei diritti di emissione. I criteri che possono essere impiegati vanno dal costo storico, ai costi correnti (valore di sostituzione; valore netto realizzabile; valore economico) (Ferrero, 1977, p.133; Fanni e Cossar, 1998, p ; Pizzo, 2000, p ) fino al fair value (Pizzo, 2000). Il costo storico presuppone che i diritti vengano valorizzati sulla base dell importo pagato al momento dell acquisizione. Come abbiamo già osservato, almeno inizialmente i diritti di emissione sono attribuiti gratuitamente alle imprese, nessun importo viene pagato e nessuna rilevazione contabile sarebbe necessaria. Se quindi nessuna rilevazione è dovuta e il costo storico non riflette il valore di mercato dei diritti, Schaltegger e Burrit (2000, p.196) sottolineano che: il management non avrebbe incentivi alla realizzazione di investimenti in riduzione delle emissioni e/o alla vendita dei diritti inutilizzati «because no recognition is given, in the financial statements, to the allowances, to cost savings if pollution is reduced or to gains from trading pollution allowances». 11

12 Da un punto di vista economico e ambientale sarebbe invece preferibile il ricorso al modello a valori correnti perché: «only the use of a current market value allows the marginal costs of pollution prevention to be compared with the present marginal (opportunity) costs of keeping the permits» (Schaltegger e Burrit, 2000, p. 196). In precedenza abbiamo già avuto modo di sottolineare il contributo dei modelli di carbon disclosure alla conoscenza degli effetti del climate change sul sistema d impresa. Non meno rilevante è il supporto che a tale conoscenza può essere fornito dalla Relazione sulla gestione (RG) e dagli «other financial reporting» (IASB, Preface to IFRS, 2008 par. 7) quali il Management Commentary (IASB, 2010) e il Management s Discussion and Analysis (MD&A) (CICA, 2004). Alla Relazione sulla gestione 11, nella disciplina di bilancio italiana, è stata tradizionalmente demandata la funzione di contribuire alla intelligibilità del bilancio attraverso l illustrazione della gestione passata, di quella in corso e della sua prevedibile evoluzione futura, con l evidente obiettivo di fornire un quadro sistematico della gestione. La novella dell art cod.civ. operata dal D.Lgs 32/2007, per ciò che a noi più interessa in questo lavoro, ha: - rilevato il valore delle informazioni relative ai «principali rischi e incertezze» (art cod.civ., co.1) che possono influenzare la situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell impresa tra i quali i rischi specifici di tipo ambientale. - previsto che, «nella misura necessaria alla comprensione della situazione della società e dell andamento e risultato della sua gestione» la RG possa contenere indicatori di risultato finanziari «e se del caso» non finanziari «comprese le informazioni attinenti all ambiente [ ]». Se si considera che nella letteratura di accounting (Repetto, 2005; Busch, 2006; Bebbington e Larrinaga-Gonzàles, 2008; Freeman e Jaggi, 2011) e in diversi documenti elaborati da autorevoli organismi nazionali e internazionali (CERES, 2006, 2011; SEC, 2010; KPMG, 2008) si segnala 11 La Relazione sulla gestione, per le imprese che applicano i principi contabili internazionali, è un documento facoltativo (IASB, Ias 1, 2008, par. 13). La Commissione Europea (CE, 2003, par. 3.3.) e successivamente anche la Consob (CONSOB, 2006) hanno prodotto due diversi documenti nei quali si prevede l adozione, per le imprese che utilizzano gli IAS /IFRS, di alcune norme della quarta e della settima direttiva contabile, tra le quali c è anche quella che impone a tali imprese la redazione della Relazione sulla gestione. Si veda anche OIC, 2008, par. 1.3 e ss. 12

13 l assoluta rilevanza di una disclosure sui rischi e sulle opportunità del climate change, emerge con tutta evidenza l importante funzione che può e deve essere svolta dalla RG (CNDCEC, gennaio 2009). Non meno importante ai fini della conoscenza delle prestazioni ambientali dell impresa ad esempio in termini di efficacia ed efficienza delle a- zioni intraprese per la riduzione delle emissioni; di input consumati (materie prime utilizzate; energia impiegata ecc.) ma anche di output realizzati (emissioni di sostanze nocive, acqua totale scaricata ecc.) è il richiamo alla costruzione di indicatori non finanziari (CNDCEC, marzo 2009, p ; IRDCEC, 2008, pag.24). Un utile supporto all interpretazione della situazione e della performance finanziaria di una impresa; alla conoscenza delle strategie deliberate ai fini del raggiungimento degli obiettivi aziendali e dei rischi che possono caratterizzare l impresa, è garantito dalla redazione del Management Commentary o del MD&A. Anche attraverso la redazione di questi documenti è possibile fornire agli stakeholder una disclosure relativa agli impatti che il climate change può generare sul sistema dei rischi e sulla performance d impresa (CPRB, 2008; CDSB, 2010; SEC, 2010) L aspetto di indubbio rilievo che viene richiamato in tutti i lavori esaminati è la significatività e rilevanza delle informazioni sul climate change. Quindi, possono essere rilevate nei documenti richiamati solo le informazioni, relative ai cambiamenti climatici e ai diritti di emissione, giudicate significative e rilevanti ai fini dell apprezzamento dei rischi e delle opportunità, nonché per la comprensione dell andamento della performance economico-finanziaria d impresa Alcuni significativi contributi in materia di contabilizzazione degli emission rights Abbiamo già anticipato che gli studi sugli emission rights, non hanno ancora portato all approvazione di uno standard contabile di generale accettazione. Questa situazione ha consentito l affermazione di soluzioni contabili differenziate, come emerge da alcune verifiche condotte prevalentemente nella forma di survey (PWC e IETA, 2007; Kolk et al., 2008; Engels, 2009). Il contributo più significativo in materia di contabilizzazione degli emission right è stato certamente offerto dall IFRIC (International Financial Reporting Interpretations Committee) che nel dicembre del 2004 ha emanato l IFRIC 3, Emission Rights. L interpretazione è stata eliminata dallo 13

14 IASB (IASB, 2005) principalmente a seguito del parere negativo espresso dall European Financial Reporting Advisory Group (EFRAG) con nota del 6 maggio 2005 in merito alla sua adozione nel contesto europeo. Nonostante la sua eliminazione, il contenuto dell interpretazione costituisce ancora oggi una guida per la contabilizzazione dei diritti di emissione (Deloitte, 2007). Anche l Emerging Issues Task Force (EITF) del Financial Accounting Standards Board (FASB), nel 2003 aveva aggiunto alla sua agenda l Issue 3-14 il cui obiettivo era quello di fornire un comprehensive accounting model fruibile da tutti i partecipanti ad un programma di riduzione delle emissioni di tipo cap and trade. Nel novembre del 2003, la Task Force ha eliminato il progetto dalla sua agenda, adducendo a spiegazione dell eliminazione varie ragioni che vanno dalle conseguenze che tale issue avrebbe prodotto anche al di là del programma cap and trade, agli effetti di bilancio generati dal trattamento contabile proposto e alla percezione, da parte di alcuni membri della Task Force, della mancanza di situazioni pratiche e di modelli di accounting utili a giustificare gli sforzi (EITF, 2003; Rogers, 2005, p. 198; Deloitte, 2007, p. 3-4; Johnston et al., 2008, pp ). Il tema della rilevazione dei diritti di emissione nel 2007 è stato riscritto nell agenda sia del FASB 12 (febbraio) che dello IASB (dicembre) e nel 2008 i due organismi hanno stipulato un accordo per la realizzazione di un progetto di sviluppo di una comprehensive guidance sulla rilevazione dei diritti di emissione (Fornaro et al., 2009). A livello nazionale, la rilevazione delle operazioni relative ai diritti di emissione è stata oggetto di un documento della Commissione Economia e Contabilità Ambientale (CECA) del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti (CNDC) pubblicato nel mese di aprile del La CECA, basandosi sulle indicazioni ricavabili dai principi contabili nazionali e internazionali e sulle risultanze di una verifica empirica condotta sui bilanci 2005 delle imprese interessate dalla materia, ha proposto due metodi di rilevazione contabile di tali operazioni L interesse per la rilevazione degli emission rights aveva ricevuto un nuovo impulso nel dicembre del 2004 a seguito dello SFAS 153 Echanges of Nonmonetary Assets. Fasb, Project Updates, Emission Trading Scheme, ntent_c%2fprojectupdatepage&cid= , ( ). 13 Il tema del trattamento contabile dei diritti di emissione è stato oggetto anche di altri contributi di autori italiani. Tra gli altri si vedano in particolare: Quagli A (a cura di), I documenti interpretativi dello IASB in tema di recupero ambientale: obblighi di rimozione dei 14

15 Nella Tab. 2 sono sintetizzate le principali caratteristiche del modello di rilevazione, valutazione e rappresentazione in bilancio dei diritti di emissione basati sui contenuti dell IFRIC 3 (in considerazione della sua rilevata significatività) e del documento del CNDC-CECA (in quanto proposta strutturata promanante da un organismo nazionale di natura contabile). Tab. 2 Dall analisi dei contenuti della Tab. 2 emerge il mismatch prodotto dall IFRIC 3 con riferimento: a. alla valutazione delle attività e passività. Il mismatch si verifica a causa del diverso effetto che una variazione dei prezzi può generare sulle attività e sulle passività nel caso in cui l impresa decide di valutare le attività al costo, mentre le passività (fondo spese) sono valutate al valore corrente. Il problema potrebbe essere ridotto se i diritti di emissione fossero contabilizzati seconda la logica del revaluation model previsto dallo IAS 38; b. all iscrizione dei profitti e delle perdite relative alle attività e passività rilevate. In caso di valutazione delle attività al fair value, un eventuale incremento del valore contabile di tali attività, sulla base del disposto dello IAS 38, dovrebbe influenzare solo il patrimonio netto e non il conto economico, a differenza di quanto avviene in presenza di variazioni nel valore delle passività; c. al timing. Anche nel caso in cui il valore dei diritti di emissione dovesse essere rideterminato (sulla base del revaluation model) la variazione dei prezzi inciderebbe diversamente sull attivo e sul passivo poiché il valore dei diritti di emissione è determinato quando i diritti sono ottenuti (tipicamente ad inizio anno), mentre le passività sono rilevate gradualmente nel corso dell anno (Ernst&Young, 2009, p. 4; Cook, 2009, p ; MacKenzie, 2009, p.448). Il modello di contabilizzazione dei diritti di emissione sulla base del metodo lordo, proposto dal CNDC-CECA, poiché si basa sui principi contabili cespiti, diritti di emissione, contribuzione ai fondi di ripristino ambientale e smaltimento apparecchiature elettriche ed elettroniche (IFRIC Interpretations 1,3,5 e 6), Revisione Contabile, 2005, 66, pp ; Mio C., Modello di contabilizzazione dei diritti di emissione di gas inquinanti (GHG) in, Contabilità Finanza e Controllo, 1, 2004, pp ; De Capitani di Vimercate P., L emission trading scheme: aspetti contabili e fiscali, in Diritto e pratica Tributaria, 81, 2010, pp

16 internazionali a fondamento dell IFRIC3, non si presenta, nella sua sostanza, diverso dall IFRIC 3 stesso. Il metodo netto costituisce una soluzione di contabilizzazione agevole, che evita la rilevazione di attività e ricavi differiti (in presenza di contributo pubblico) e non produce effetti di bilancio se non nel momento in cui le emissioni risultano maggiori di quelle disponibili. Solo in quel caso occorre infatti costituire un fondo nel passivo, valorizzato sulla base della migliore stima del costo che si dovrà sostenere per estinguere l obbligazione, vale a dire per un importo pari al prezzo di mercato delle emissioni da acquistare. Questo modello di contabilizzazione che come si precisa nel documento del CNDC-CECA è rivolto alle imprese che non adottano gli IAS/IFRS, è stato proposto dalla Deloitte come soluzione di contabilizzazione anche in caso di adozione degli IAS/IFRS (Deloitte, 2007). Fino a quando non sarà disponibile una guida, condivisa a livello internazionale, in merito al trattamento contabile da riservare ai diritti di emissione, i soggetti che sono variamente tenuti all adozione degli IAS/IFRS possono optare: - per l adozione dell IFRIC 3 (ancorché ritirato) (Ernst&Young, 2009, p. 4; CNDC-CECA, 2007, p.9; MacKenzie, 2009, p.449; Deloitte, 2007, p.3); - oppure sviluppare un proprio modello di contabilizzazione (ad e- sempio il metodo netto o un modello diverso) non mancando però di ottemperare a quanto disposto dallo IAS 8 (Ernst&Young, 2009, p. 4). Un prezioso supporto ai fini della conoscenza delle modalità di contabilizzazione dei diritti di emissione impiegati dalle imprese è offerto dalla Nota integrativa (o Note al bilancio). La Nota integrativa (NI) non solo offre ai potenziali lettori del bilancio informazioni essenziali volte a supportare la lettura e la comprensione dei dati contabili relativi ai diritti di emissione (ove rilevati); accoglie anche dati e informazioni, escluse dalla rilevazione sistematica di conto, ritenuti utili ai fini dell «unitaria comprensione del bilancio» (OIC 11, 2005, p. 18). L informativa resa dalla NI, a supporto di quella fornita nei documenti contabili, è dunque essenziale perché si possa pervenire ad una rappresentazione chiara, veritiera e corretta della situazione economica, finanziaria e patrimoniale dell impresa. Anche le Notes del bilancio IASB sono chiamate, al pari del documento di bilancio nazionale, ad integrare e chiarire le informazioni rese negli altri prospetti di bilancio oppure richieste dagli IFRS e non presentate altrove. È prassi comune aprire le note con una dichiarazione di conformità ai principi contabili, 16

17 fornendo poi una descrizione sintetica di quelli adottati (IASB, Ias 1, 2008, parr ). 5. Metodo ed evidenze empiriche L analisi si propone di effettuare una prima esplorazione delle informazioni che alcune imprese appartenenti al campo di applicazione della direttiva 2003/87/CE forniscono in merito ai diritti di emissione nei loro bilanci, nei documenti di accompagno a tali bilanci (in particolare la relazione sulla gestione) e nei rendiconti/bilanci di sostenibilità redatti sulla base delle GRI Guidelines (G3). La scelta delle imprese delle quali analizzare i documenti di rendicontazione è stata operata partendo dall assegnazione di diritti di emissione prevista dal PNA per gruppi di attività. Tra le attività energetiche è indicato il termoelettrico cogenerativo e non cogenerativo 14, assegnatario da solo di circa il 56% del totale delle quote di emissioni annue 15. Considerando che il settore termoelettrico è assegnatario di consistenti quote annuali di CO 2, si è scelto di concentrare l attenzione proprio sui bilanci e sui rendiconti di sostenibilità redatti dalle imprese che gestiscono impianti termoelettrici. La ricerca che si intende realizzare non si propone di pervenire a dati statisticamente significati, è una ricerca qualitativa i cui risultati non sono generalizzabili. Gli impianti termoelettrici cogenerativi e non cogenerativi assegnatari di quote di CO 2 per il periodo , sono stati individuati analizzando il contenuto della deliberazione n. 020/2008 del Comitato nazionale di gestione e attuazione della direttiva 2003/87/CE e delle deliberazioni a rettifica ed integrazione dell assegnazione delle quote di CO In queste deliberazioni per ciascun impianto sono indicati il gestore e, in modo distinto per 14 Un impianto cogenerativo è un impianto che realizza la produzione combinata di e- nergia elettrica ed energia termica rispettando le modalità definite dalla delibera dell AEEG 42/02 e successive modificazioni. Gli impianti di sola produzione di energia elettrica e gli impianti di produzione di energia elettrica e vapore che non soddisfano i requisiti tecnici di cui alla richiamata delibera, sono impianti non cogenerativi. PNA, , p Il riferimento è a circa 100,66 Mt CO 2 /anno destinati al settore termoelettrico (cogenerativo e non) a cui si aggiunge anche la quota relativa alle riserva nuovi entranti per 15,84 Mt CO 2 /anno, per un totale di settore pari a 116,5 Mt CO 2 /anno, da correlare ad un totale complessivo di 209,00 Mt CO 2 /anno di assegnazioni. PNA, , p. 9-10). 16 Il riferimento è alle deliberazioni: n.01/2009; 04/2009; 05/2009; 09/

18 ciascun anno dell intervallo , le quote attribuite in termini di tco 2. Attraverso il web, sono stati ricercati i bilanci dei gestori indicati nelle delibere richiamate. Molti gestori appartengono a grandi gruppi, in questi casi, dopo aver verificato se le imprese erano incluse nell area di consolidamento, si è optato per l analisi del contenuto dei bilanci consolidati di gruppo 2009 (dati 2008) e dei bilanci di sostenibilità 2009 (ove redatti). Poiché le quote di emissione sono assegnate agli impianti, un impresa può gestire più impianti e quindi più quote di emissione, pertanto ad un totale di 166 impianti termoelettrici cogenerativi e non cogenerativi assegnatari di quote di emissione per il corrispondono solo 61 diversi gestori. La nostra analisi ha riguardato i bilanci consolidati o d esercizio e i rendiconti di sostenibilità (ove redatti) di 22 diversi gestori 17 di 124 impianti termoelettrici assegnatari delle quote di emissione. Queste 22 società gestiscono circa il 75% degli impianti termoelettrici assegnatari di quote di e- missioni ed includono le più note società fornitrici di energia elettrica come Edison; Enel ed Eni; nonché i principali gruppi multiutility italiani: A2A; Hera; Enia-Iride (IREN); Acea; Lgh; AceGas Aps Analisi di contenuto Il metodo scelto per l analisi delle informazioni fornite in materia di diritti di emissione nei rendiconti volontari e obbligatori d impresa è l analisi di contenuto (content analysis). La verifica condotta si basa su alcuni contributi offerti da lavori che si sono occupati delle informazioni ambientali fornite dalle imprese nei corporate annual reports e in report ambientali separati (in particolare Ingram e Frazier, 1980; Wiseman, 1982; Freeman e Jaggi, 2005; Clarkson et al., 2008). Ai fini dell indagine è stato di particolare ausilio il modello di analisi proposto da Prado-Lorenzo et al. (2009) e l indagine condotta da Price- WaterHouseCoopers e International Emissions Trading Association (IETA) (2007). 17 A2A spa; Acea spa; Alpiq Holding spa; Gruppo Lgh; Hera spa; Gruppo Iride; AcegasAps spa; AGSM Gruppo; Edison; Saras spa; BG Italia power; ASM Voghera spa; Ecosesto spa; Erg; Tirreno power spa, Gruppo Burgo; E.On; Eni; Enel; Gruppo GDF Suez; AIM spa; EGL group. 18

19 L analisi ha avuto ad oggetto: a. le informazioni ritenute significative ai fini della comprensione delle modalità di contabilizzazione adottate dalle imprese e ritraibili dall analisi del contenuto dei loro bilanci consolidati o d esercizio 2009 (dati 2008), delle relazioni sulla gestione e dei bilanci di sostenibilità (BS). b. gli indicatori di performance ambientale presenti nei bilanci di sostenibilità redatti sulla base delle GRI Guidelines e direttamente riferibili alle emissioni (EN 16; EN 17; EN 18; EN 19; EN 20). Al fine dell analisi di contenuto sono state individuate 30 variabili di interesse, articolate in due o più categorie. A ciascuna variabile-categoria è stato assegnato un valore. È stata così composta una matrice di dati elaborati con il supporto del software STATA. Nella Tab.3 sono elencate le variabili di natura qualitativa oggetto della verifica, la loro articolazione e il valore assegnato ad ogni variabile. Tab Risultati dell analisi realizzata. Nella Tab. 4 sono indicate le tipologie di bilanci (2009) redatti dalle 22 imprese oggetto della nostra indagine. Tab. 4 Nella Tab. 5 sono state poste in relazione la variabile v2 e v8. Da questa relazione emerge quale sia il modello di riferimento utilizzato dalle imprese oggetto dell indagine per fornire indicazioni in materia di diritti di emissione. Nella categoria altro (che presenta la più alta frequenza) sono stati riportati i modelli di contabilizzazione diversi da quello proposto dall IFRIC3 e dal CNDC. In 8 bilanci non è fornita nessuna indicazione in merito ai criteri impiegati per la rilevazione dei diritti. Tab. 5 Dalle informazioni fornite sui diritti di emissione nei bilanci esaminati, non è possibile evincere in quale posta sono stati rilevati inizialmente i diritti di emissione assegnati gratuitamente (14 casi su 22). In un solo caso nella NI si chiarisce che i diritti ottenuti non sono stati iscritti nello stato 19

20 patrimoniale, mentre nei restanti 7 bilanci non sono fornite indicazioni sul tema dei diritti di emissione. L indagine del trattamento contabile dei diritti di emissione al ha consentito di rilevare che 8 imprese distinguono tra i diritti detenuti per il proprio utilizzo ( own-use ) e quelli detenuti per attività di trading, mentre le altre 14 non operano tale distinzione. In 5 casi (tra i 14) si indica che i titoli sono solo detenuti per own- use senza far riferimento al trading di diritti. I diritti per own-use sono rilevati (relazione v11-v12) in prevalenza nella posta immobilizzazioni immateriali (Tab. 6). Mentre i diritti detenuti per attività di trading sono rilevati in maggioranza nella posta di attivo circolante: rimanenze (Tab. 7). Tab. 6 Tab. 7 Il criterio di valutazione adottato con riferimento ai diritti detenuti per own-use è in prevalenza il criterio del costo. Mentre in caso di diritti detenuti per trading il criterio prevalente è quello del fair value (relazioni v11- v14 e v11-v15. Si vedano le Tabb. 8-9). Tab. 8 Tab. 9 Emerge inoltre che nella maggioranza dei bilanci (18) non sono stati rilevati nel passivo di stato patrimoniale fondi o debiti riconducibili agli e- mission rights. In 3 bilanci invece è stato possibile identificare fondi del passivo riferibili ai diritti di emissione e in 1 bilancio la posta debiti per diritti di emissione. Delle imprese esaminate, 13 dichiarano di redigere un bilancio di sostenibilità conformemente alle linee guida del GRI (una di queste imprese non dichiara però il livello di conformità alle G3), 2 dichiarano di ispirarsi nella redazione del loro documento volontario alle G3; 2 redigono un documento diverso e per 5 imprese sul sito istituzionale non è presente nessun riferimento a documenti di rendicontazione volontaria di tipo socioambientale e di sostenibilità. Ponendo in relazione la variabile v24 e v25 emerge che la maggioranza delle imprese che redige un bilancio conforme alle G3 dichiarano un eleva- 20

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