La bonifica dei siti contaminati è un tema sul quale, da diversi anni, si confrontano soggetti

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1 Tra i tanti, acque di fada e terre e rocce, MISE e Conferenza dei Servizi Bonifiche in siti produttivi: quai gi aspetti più critici? La bonifica dei siti contaminati è un tema su quae, da diversi anni, si confrontano soggetti pubbici e privati. L obiettivo principae, costituito daa necessità di rimediare aa situazione di inquinamento, deve frequentemente essere coordinato con esigenza di garantire a prosecuzione de attività ne sito, intesa sia come attività produttiva in senso stretto che ediizia e di sviuppo. Contemperare e due esigenze risuta compesso in ragione dee diverse interpretazioni ae quai si presta una normativa non sempre chiara con riferimento, ad esempio, aa gestione e a riutiizzo de terreno scavato e dee acque di fada emunte, a individuazione puntuae degi interventi di messa in sicurezza d emergenza e a approccio rispetto ad innovative tecniche e tecnoogie di bonifica. Tutti questi temi saranno anaizzati ne corso de secondo appuntamento organizzato da Network dee bonifiche, previsto a Miano per i 13 maggio (si veda anche a ocandina a pag. 62). di Federico Peres, B&P Avvocati, professore a contratto Diritto de Ambiente Università di Padova ILSOLE24ORE 56 La prosecuzione de attività produttiva L esigenza di rendere compatibii gi interventi di bonifica con attività produttiva è affermata: da comma 10 de art. 242, D.Lgs. n. 152/ 2006 che attribuisce aa PA i compito di assicurare, in sede di approvazione de progetto di bonifica (o de piano dea caratterizzazione), che «gi interventi siano articoati in modo tae da risutare compatibii con a prosecuzione de attività»; daa definizione di messa in sicurezza operativa [art. 240, comma 1, ettera n)] quae «insieme degi interventi eseguiti in un sito con attività in esercizio atti a garantire un adeguato iveo di sicurezza per e persone e per ambiente, in attesa di uteriori interventi di messa in sicurezza permanente o bonifica da reaizzarsi aa cessazione de attività»; daa premessa de Aegato 3 secondo a quae nei siti in esercizio «addove un intervento di bonifica intensivo comporterebbe dee imitazioni se non interruzione de attività di produzione, i soggetto responsabie de inquinamento o i proprietario de sito può ricorrere, in aternativa, ad interventi atrettanto efficaci di messa in sicurezza de intero sito ( ) rimandando a bonifica aa dismissione dee attività». Emerge, dunque, a voontà de egisatore di assicurare a prosecuzione de attività produttiva ne area che necessita di interventi di messa in sicurezza/bonifica, in conformità a quanto previsto daa egge deega n. 308/2004 (aa base de D.Lgs. n. 152/2006), con a quae i Paramento invitava i Governo ad adottare «differenti previsioni a seconda che e contaminazioni riguardino siti con attività produttive in esercizio ovvero siti dismessi». I concetto non va, però, estremizzato; non sarebbe, infatti, corretto sostenere che attività produttiva/ediizia debba sempre e comunque proseguire; 3 maggio 2011 N. 8

2 a contempo, si deve riconoscere che non esiste un norma di egge che subordini sempre e comunque attività produttiva/ediizia a riascio dea certificazione di utimata bonifica. Ciò premesso, posto che a normativa orienta verso un contemperamento dee diverse esigenze, si può affermare, innanzitutto, che a prosecuzione de attività debba essere concepita in modo da non mettere in pericoo a saute dee persone chiamate ad accedere ne area. Inotre, sarà opportuno dimostrare che gi interventi ediizi programmati non andranno ad aggravare a contaminazione in essere e non pregiudicheranno in acun modo efficacia de intervento emergenziae eventuamente già in corso, né esecuzione di queo definitivo che si dovrà poi avviare. 3maggio2011 N.8 La gestione dee terre e rocce da scavo Un atro tema controverso riguarda, per diversi aspetti, a gestione dee terre e rocce da scavo. Con i D.Lgs. n. 4/2008, art. 186, venne integramente riscritto e quea versione, savo acune modifiche, è a stessa con a quae ancora oggi ci si confronta. Le terre e rocce sono quaificate come sottoprodotti ove ricorrano precise condizioni ae quai, ne 2008, venne aggiunta a non provenienza «da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica». Questo nuovo requisito ha reso più onerosi gi interventi di bonifica e ne ha, in quache modo, condizionato attuazione, pur non mancando di creare perpessità anche in materia di cassificazione; o si evince da una recente sentenza nea quae a Corte di Cassazione afferma: «La provenienza da siti bonificati, senza uteriori interventi di caratterizzazione, postua a natura pericoosa dee terre e rocce di scavo tant è che, anche nei più recenti approdi normativi, si è ribadito che Le terre e rocce da scavo, anche di gaerie, ottenute quai sottoprodotti, possono essere utiizzate per reinterri, riempimenti, rimodeazioni e rievati purché...; e) sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi de titoo V dea parte quarta de presente decreto (art. 186 D. Lgs. n.152/ 2006 come sostituito da D.Lgs. n. 4/2008)» (sentenza dea Cassazione penae, sez. III, 1 marzo 2011, n. 7948). A ben vedere, però, a cassificazione dei rifiuti prescinde da quanto previsto da art. 186 (i quae detta e condizioni per quaificare e terre e rocce da scavo come sottoprodotti e non come rifiuti ), tanto che, a norma de Aegato D, «per identificare un rifiuto ne eenco occorre procedere come segue: 3. Identificare a fonte che genera i rifiuto consutando i titoi dei capitoi da 01 a 12 o da 17 a 20 per risaire a codice a sei cifre riferito a rifiuto in questione». In questo modo, se intervento di carattere ediizio viene svoto in un sito sottoposto a procedimento di bonifica, i riferimento di partenza sarà i titoo de capitoo 17 «Rifiuti dee operazioni di costruzione e demoizione (compreso i terreno proveniente da siti contaminati)»; si dovrà poi passare a codice «terra (compreso i terreno proveniente dai siti contaminati), rocce e fanghi di dragaggio», per arrivare, infine, aa distinzione tra rifiuti pericoosi e non pericoosi contenuta nei codici * (terre e rocce contenenti sostanze pericoose) e (terra e rocce diverse da quee di cui aa voce ). Si consideri, inotre, che, secondo i comma 7 de art. 242, autorizzazione con a quae a PA approva i progetto operativo di bonifica o di messa in sicurezza, sostituisce «a tutti gi effetti e autorizzazioni, [ ] e gi assensi previsti daa egisazione vigente, compresi, in particoare, quei reativi [ ] aa gestione dee terre e rocce da scavo a interno de area oggetto de intervento»; in questo modo, si ha una conferma di quanto previsto dai capitoi e codici de Aegato D; vae a dire che in un sito contaminato, se intervento ha natura ediizia e non strettamente di bonifica, si producono terre e rocce da scavo che possono essere pericoose e non pericoose. Ciò premesso, si fatica a condividere i pensiero dea Corte che, richiamando art. 186 reativo ae terre e rocce quai sottoprodotti, attribuisce ae stesse, ove provenienti da siti contaminati, una natura sempre pericoosa, a prescindere daa necessaria verifica dee sostanze in esse effettivamente presenti. Le criticità interpretative che questa norma soeva si sono riproposte con i recente D.Lgs. n. 205/2010, provvedimento con i quae a normativa in tema di rifiuti è stata uteriormente modificata, aggiornandoa agi indirizzi comunitari dea direttiva 2008/98/CE, andando peratro ad aumentare come detto e possibii diverse interpretazioni. Un esempio è rappresentato da disposto di cui a nuovo art. 185, comma 4 (escusioni da ambito di appicazione dea parte IV de D.Lgs. n. 152/ 2006); a norma precisa che «I suoo escavato non contaminato e atro materiae ao stato naturae, utiizzati in siti diversi da quei in cui sono stati escavati, devono essere vautati ai sensi, ne 57 ILSOLE24ORE

3 ordine, degi articoi 183, comma 1, ettera a), 184 bis e 184 ter». Ne deriva una dupice incongruenza: in base a art. 186 oggi vigente, e terre e rocce da scavo, escuse daa definizione di rifiuto, diventano unico sottoprodotto, espressamente riconosciuto da D.Lgs. n. 152/2006, per i quae non sarebbero ammessi trattamenti [art. 186, comma 1, ettera c)], i che o pone in netto contrasto con quanto previsto daa ettera c) de comma 1 de art. 184 bis [1] ; i suoo escavato non contaminato riutiizzato fuori da sito deve essere vautato «ai sensi, ne ordine, degi articoi 183, comma 1, ettera a), 184 bis e 184 ter»; nessun richiamo a art. 186, specificamente dedicato aa gestione dee terre e rocce da scavo. La ragione di questa incongruenza è ricavabie dao schema di decreto de aprie 2010, a interno de quae era prevista abrogazione de art. 186 [2] ; i egisatore deegato decise poi di mantenere in vigore questo articoo, senza, tuttavia, modificare i comma 4 de art La gestione dee acque di fada emunte Come per e terre e rocce da scavo, anche a gestione dee acque di fada ha soevato significativi contrasti interpretativi. La quaificazione dee acque emunte ne ambito di interventi di bonifica o di messa in sicurezza di un sito come rifiuto iquido è frutto di un risaente orientamento giurisprudenziae, non uniformemente condiviso, sorto durante a vigenza dea precedente normativa. Quest utima, non discipinando espressamente a questione, dava, infatti, adito a due diverse interpretazioni: e acque di fada emunte erano da considerarsi rifiuti e, di conseguenza, a oro gestione (stoccaggio, trasporto, smatimento) doveva avvenire ne rispetto dee norme di cui a aora vigente D.Lgs. n. 22/1997; e acque di fada emunte erano da considerarsi acque refue e, in quanto tai, potevano essere scaricate osservando i imiti previsti da D.Lgs. n. 152/1999. Con art. 243, D.Lgs. n. 152/2006, come modificato da D.L. n. 208/2008, i egisatore ha inteso eiminare e ambiguità; i comma 1 prevede, infatti, che «e acque di fada emunte dae fade sotterranee, ne ambito degi interventi di bonifica o messa in sicurezza di un sito, possono essere scaricate, direttamente o dopo essere state utiizzate in cici produttivi in esercizio ne sito stesso, ne rispetto dei imiti di emissione di acque refue industriai in acque superficiai di cui a presente decreto». I comma 1 contiene, dunque, un riferimento ai «imiti per o scarico di acque refue industriai in acque superficiai», ovverosia un richiamo espresso aa normativa sugi scarichi. Ao stesso modo, anche i secondo comma de art. 243 introduce una deroga a divieto di cui a art. 104 (sempre in materia di scarichi ) attinente aa possibiità, generamente vietata, di immettere acque refue nee acque sotterranee (ancora una vota i riferimento aa normativa sugi scarichi è espresso). Se intenzione de egisatore fosse stata quea di considerare e acque emunte come rifiuti, avrebbe dovuto espressamente considerare (e se de caso derogare) i divieto, contenuto ne art. 192, comma 2, di abbandonare rifiuti in acque superficiai [3] ; tuttavia, assenza dea deroga in questo senso significa che i egisatore non ha considerato e acque di fada emunte un rifiuto, bensì uno scarico di acque refue industriai (imponendo i rispetto dei reativi imiti). La giurisprudenza resta, però, divisa tra chi appica a discipina in materia di scarichi di acque refue [4] e chi, invece, e quaifica rifiuti [5]. 1) «La sostanza o oggetto può essere utiizzato direttamente senza acun uteriore trattamento diverso daa normae pratica industriae». 2) Art. 34, comma 1, deo «Schema di decreto egisativo recante attuazione dea Direttiva Rifiuti n. 98/2008», approvato da Consigio dei Ministri nea seduta de 16 aprie ) Art. 192, comma 2, D.Lgs. n. 152/2006: «È atresì vietata immissione di rifiuti di quasiasi genere, ao stato soido o iquido, nee acque superficiai e sotterranee». 4) Si vedano e sentenze de: Consigio di Stato, sez. VI, 8 settembre 2009, n. 5256; TAR Friui Venezia Giuia, sez. I, 28 gennaio 2008, n. 90; TAR Siciia Catania, sez. I, 29 gennaio 2008, n. 207; TAR Siciia Catania, sez. I, 17 giugno 2008, n. 1188; TAR Friui Venezia Giuia, sez. I, 26 maggio 2008, n. 301; TAR Caabria Catanzaro, sez. I, 23 ugio 2008, n ) Si vedano e sentenze de: TAR Sardegna, sez. II, 21 aprie 2009, n. 549; TAR Siciia Paermo, sez. I, 20 marzo 2009, n ILSOLE24ORE maggio 2011 N. 8

4 La Conferenza dei Servizi Ne procedimento di bonifica riveste un ruoo centrae a Conferenza di Servizi, definita daa giurisprudenza come «un moduo operativo che non costituisce un ufficio speciae dea Pubbica Amministrazione, autonomo rispetto ai soggetti che vi partecipano» e «non assurge aa dignità di organo ad hoc, né acquista soggettiva autonoma, essendo soo uno strumento procedimentae di coordinamento di Amministrazioni che restano diverse tra oro e mantengono a rispettiva autonomia giuridica» (sentenza TAR Toscana, sez. II, 31 agosto 2010, n. 5145) [6]. Discipinato dagi artt. 14 e seguenti dea egge n. 241/1990 (modificata dae eggi n. 340/2000, n. 15/2005, n. 69/2009 e n. 122/2010), istituto presenta «una struttura dicotomica, articoata in una fase che si concude con a determinazione dea Conferenza, di vaenza endoprocedimentae, e in una successiva fase che si concude con adozione de provvedimento finae, di vaenza esoprocedimentae effettivamente determinativa dea fattispecie» (ex mutis, si veda a sentenza de Consigio di Stato, sez. VI, 31 gennaio 2011, n. 712 [7] ). La Conferenza si concude, pertanto, con a formaizzazione di una determinazione, imputabie soggettivamente a amministrazione procedente; in assenza di questo provvedimento finae, e determinazioni assunte nea Conferenza anche se decisoria sono prive di efficacia esoprocedimentae e ciò in quanto, secondo a giurisprudenza [8] : a previsione normativa contenuta ne art. 14 quater, comma 2, enunciativa de carattere immediatamente esecutivo dea determinazione concusiva dei avori dea Conferenza, è stata espressamente abrogata daa egge n. 15/2005; a stessa egge ha, atresì, abrogato a previsione normativa contenuta ne art. 14 ter, comma 7, che consentiva ae amministrazioni dissenzienti di impugnare direttamente e immediatamente a determinazione concusiva dea Conferenza; infine, i comma 6 bis de art. 14 ter, prevede a necessità di adottare un provvedimento espresso come momento concusivo dea compessiva vicenda. La Conferenza di Servizi in materia di bonifica viene ripetutamente richiamata a art. 242 che definisce iter procedimentae. In estrema sintesi: a regione, ricevuto i piano di caratterizzazione, convoca a Conferenza e provvede con approvazione (eventuamente con prescrizioni) o con i rigetto entro trenta giorni daa ricezione; spetta poi a un atra Conferenza approvazione dei risutati de anaisi di rischio (provvedimento entro sessanta giorni); in caso di rispetto dee CSR, sempre a Conferenza dichiara positivamente concuso i procedimento. Questi specifici poteri dea Conferenza possono destare perpessità: da un ato come già rievato a Conferenza non è un organo autonomo competente ad adottare provvedimenti a rievanza esoprocedimentae; da atro, questi poteri non sembrano coordinarsi con i sistema generae in forza de quae spetta aa regione a competenza ad approvare i piano dea caratterizzazione e i progetti operativi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente in caso di superamento dee CSR (questi utimientrosessantagiorni) [9]. Se i tempi non vengono rispettati, interessato non può invocare i cosiddetto sienzioassenso espressamente escuso da art. 20, comma 4, egge n. 241/1990 («Le disposi 6) In termini anaoghi, si veda a sentenza de Consigio di Stato, sez. IV, 3 marzo 2010, n. 1248, secondo cui «a conferenza di servizi è un moduo procedimentae, un metodo di azione amministrativa, e non un ufficio speciae dea p.a. autonomo rispetto ai soggetti che vi partecipano». 7) In tema di bonifiche, si veda a sentenza de TAR Toscana, sez. II, 14 marzo 2007, n ) Si veda a sentenza de Consigio di Stato, sez. VI, 31 gennaio 2011, n ) In generae a egge n. 241/1990, precisa e tempistiche che a Conferenza deve rispettare; art. 14 ter, comma 1, dispone che «a prima riunione dea conferenza di servizi è convocata entro quindici giorni ovvero, in caso di particoare compessità de istruttoria, entro trenta giorni daa data di indizione». I comma 3 chiarisce che «nea prima riunione dea conferenza di servizi, o comunque in quea immediatamente successiva aa trasmissione de istanza o de progetto definitivo ai sensi de articoo 14 bis, e amministrazioni che vi partecipano determinano i termine per adozione dea decisione concusiva. I avori dea conferenza non possono superare i novanta giorni, savo quanto previsto da comma 4. Decorsi inutimente tai termini, amministrazione procedente provvede ai sensi dei commi 6 bis e 9 de presente articoo». 3maggio2011 N ILSOLE24ORE

5 zioni de presente articoo non si appicano agi atti e procedimenti riguardanti [ ] ambiente [ ]»). La giurisprudenza ha però chiarito che «non [è] consentito, né egittimo mantenere una conferenza di servizi aperta sine die» (si veda a sentenza de TAR Moise, sez. I, 24 settembre 2008, n. 781) e i comma 6 bis de art. 14 ter precisa che «[ ] a ritardata o mancata adozione dea determinazione motivata di concusione de procedimento sono vautate ai fini dea responsabiità dirigenziae o discipinare e amministrativa, nonché ai fini de attribuzione dea retribuzione di risutato» e che, comunque, «resta savo i diritto de privato di dimostrare i danno derivante daa mancata osservanza de termine di concusione de procedimento ai sensi degi articoi 2 [10] e 2 bis» [11]. Va ricordato, infine, che a normativa prevede espressamente e modaità con e quai a Conferenza può superare acuni aspetti critici che possono raentarne i funzionamento; ai sensi de art. 14 ter, comma 7, egge n. 241/1990 «si considera acquisito assenso de amministrazione, ivi comprese quee preposte aa tutea dea saute e dea pubbica incoumità, aa tutea paesaggistico territoriae e aa tutea ambientae, escusi i provvedimenti in materia di VIA, VAS e AIA, i cui rappresentante, a esito dei avori dea conferenza, non abbia espresso definitivamente a voontà de amministrazione rappresentata». Ciò vae, a maggior ragione, in caso di mancata partecipazione posto che «ai sensi de art. 14 ter comma 7, egge 7 agosto 1990 n. 241 e s.m.i., i provvedimento finae dea conferenza di servizi sostituisce, a tutti gi effetti, ogni autorizzazione, concessione, nua osta o atto di assenso comunque denominato di competenza dee amministrazioni partecipanti, o comunque invitate a partecipare ma risutate assenti, aa predetta conferenza» (ex mutis, si veda a sentenza de Consigio di Stato, sez. VI, 13 maggio 2008 n. 2224). L art. 14 quater discipina, infine, come procedere in caso di dissenso, congruamente motivato, manifestato ne corso dea Conferenza da uno dei partecipanti. La messa in sicurezza d emergenza L art. 240, ettera m), D.Lgs. n. 152/2006, definisce messa in sicurezza d emergenza (MISE) «ogni intervento immediato o a breve termine, da mettere in opera nee condizioni di emergenza di cui aa ettera t) in caso di eventi di contaminazione repentini di quasiasi natura, atto a contenere a diffusione dee sorgenti primarie di contaminazione, impedirne i contatto con atre matrici presenti ne sito e a rimuovere, in attesa di eventuai uteriori interventi di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente». La giurisprudenza amministrativa, evidenziando una certa «tendenza ao snaturamento di tae istituto» (si vedano e sentenze de TAR Marche, sez. I, 5 agosto 2009, n. 857; TAR Lombardia Brescia, sez. I, 18 febbraio 2009, n. 317), ha definito i presupposti e e modaità operative che giustificano imposizione degi interventi di MISE, precisando, atresì, quai tipoogie di intervento non possano rientrare in questa nozione. La giurisprudenza ha, pertanto, escuso di ravvisare una contaminazione repentina quaora vi sia «uno stato di contaminazione pregressa» e amministrazione non fornisca una «sufficiente motivazione sua situazione di emergenza e sue motivazioni per cui si ritiene necessario un intervento immediato ed, eventuamente, oneroso e di notevoe impatto» (si vedano e sentenze de TAR Sardegna, sez. II, 8 ottobre 2007, n. 1809; TAR Toscana, sez. II, 6 maggio 2009, n. 762). Quanto a iter procedimentae, è stato osservato che, trattandosi di intervento voto a contenimento immediato di situazioni improvvise, a MI SE deve essere «regoata da una procedura di urgenza, come tae imitata, puntuae e non estensibie otre i suoi imiti naturai, a pena de rischio di interventi frettoosi ed inappropriati che, ne tema dea tutea ambientae, sono competamente escusi da novero dee previsioni egisative» (TAR Siciia Catania, sez. I, 20 ugio 2007, n. 1254); ciò a distingue da un intervento di bonifica in senso stretto che come osservato da giudice siciiano «è soggetto a procedure e tempi che ne assicurano a 10) Art. 2, comma 8: «a tutea in materia di sienzio de amministrazione è discipinata da codice de processo amministrativo». 11)Art. 2 bis: «e pubbiche amministrazioni e i soggetti di cui a articoo 1, comma 1 ter, sono tenuti a risarcimento de danno ingiusto cagionato in conseguenza de inosservanza doosa o coposa de termine di concusione de procedimento». ILSOLE24ORE maggio 2011 N. 8

6 ponderazione e quindi a quaità» [12]. È stata inotre più vote affermata iegittimità dee prescrizioni che, sebbene quaificate come MISE, mirino aa definitiva rimozione dea fonte inquinante, otrepassando i carattere emergenziae e «producendo effetti non sotanto permanenti ma atresì univocamente coincidenti con i risutato conseguibie a seguito di una bonifica» (si veda a sentenza de TAR Lombardia Brescia, sez. I, 18 febbraio 2009, n. 317) [13] ; in questa direzione a già richiamata sentenza de TAR Siciia [14] precisa che interevento di bonifica ha «obiettivi di quaità ambientae e di recupero de ambiente da inquinamento moto più approfonditi, radicai, compessi e strutturati [ ] che possono assicurare i reae recupero de tessuto ambientae compromesso», mentre a MISE«è istituto (tecnico, prima che giuridico) voto a soo contenimento dea matrice compromessa». Nuove tecnoogie di bonifica Da esame compessivo dea normativa si ricava a voontà de egisatore di orientare e scete progettuai verso souzioni a avanguardia. Ciò era chiaro anche ne D.M. n. 471/1999; art. 11 («Progettazione per fasi») disponeva: «quaora da progetto preiminare risuti che a bonifica o a bonifica con misure di sicurezza presenti particoare compessità a causa dea natura degi interventi o de estensione de area interessata dai medesimi, approvazione de progetto preiminare può consentire che [ ] i progetto definitivo di bonifica o di bonifica con misure di sicurezza sia articoato in fasi progettuai distinte per rendere possibie a vautazione de adozione di tecnoogie innovative [ ]». I egisatore aveva, dunque, previsto un procedimento speciae, forse più ento e più incerto di queo concepito secondo tecniche coaudate, ma che trovava a contropartita ne esigenza di indirizzare gi operatori verso tecniche e tecnoogie nuove che, in quanto tai, necessitano di sperimentazione. Anche i D.Lgs. n 152/2006, non manca di considerare in senso favorevoe e souzioni innovative; art. 252 bis, comma 3, ettera g) («Siti di preminente interesse pubbico per a riconversione industriae») prevede espressamente che gi accordi di programma discipinino anche «eventuae finanziamento di attività di ricerca e di sperimentazione di tecniche e metodoogie finaizzate a trattamento dee matrici ambientai contaminate e a abbattimento dee concentrazioni di contaminazione». Ao stesso modo, Aegato 3 a titoo V iustra i criteri generai da seguire sia nea seezione sia ne esecuzione degi interventi previsti da titoo V, richiedendo un anaisi comparativa dee diverse opzioni tecniche di intervento per arrivare a scegiere a migiore tecnica disponibie. Si egge, infatti, ne richiamato Aegato che a sceta dea migiore tipoogia di intervento comporta i bianciamento di vari interessi in presenza di numerose variabii e tra queste «esistenza o meno di tecniche affidabii in grado di conseguire e mantenere ne tempo detti ivei di protezione». 12)In senso anaogo, si veda a sentenza de TAR Toscana, sez. II, 6 maggio 2009, n ) Ne caso di specie, a rimozione dei sedimenti inquinati. In precedenza, si era pronunciato i TAR Sardegna, sez. II, con a sentenza 8 ottobre 2007, n che, chiamata a pronunciarsi in merito aa possibiità di quaificare come «idoneo intervento di messa in sicurezza di emergenza dee acque di fada» a reaizzazione di un opera di confinamento fisico, ha affermato iegittimità di questa prescrizione, «non potendosi non evidenziare che, sia per a sua estensione che per a sua quaità, Amministrazione ha, di fatto, configurato ed imposto a reaizzazione di un vero e proprio progetto di bonifica». 14)Coeva a questa pronuncia è a sentenza de TAR Lombardia Miano, sez. II, 27 giugno 2007, n. 5286, nea quae si rieva che «gi interventi di messa in sicurezza d emergenza non sono tanto finaizzati aa diminuzione de iveo di inquinamento (obiettivo questo che spetta agi interventi di bonifica) quanto ad evitare che a contaminazione in atto rischi di espandersi ne terreno e nea fada in attesa de esecuzione di interventi di bonifica de sito». 3maggio2011 N ILSOLE24ORE

7 Organizzato da: In coaborazione con: Con i patrocinio di: Venerdì 13 maggio 2011 ore ASSOLOMBARDA Via Pantano 9, Miano PROGRAMMA Inizio ore 9.30 SALUTI Assoombarda INTRODUCE Gianni Squitieri (Sviuppo Itaia Aree Produttive) INTERVENGONO Federico Peres (B&P Avvocati) Donatea Giacopetti (Unione petroifera) TAVOLA ROTONDA Coordina: Dario De Andrea (Ambiente&Sicurezza-I Soe 24 ORE) Caro Bossi (Consuente, esperto in bonifiche) Giampietro Beretta (Università degi Studi di Miano) Edo Ronchi (Pres. dea Fondazione Sviuppo Sostenibie) Rappresentante di Assimpredi Ance Emiio De Vizia (Assoambiente) Rappresentante di Federambiente Angeo Merin (Assoreca) Nicoa Di Nuzzo (Regione Lombardia) Rosanna Cantore (Provincia Miano) Annaisa Gussoni (Comune Miano) Paoo Perfumi (ARPA Lombardia) QUESTION TIME Seminario Bonifiche Aspetti procedimentai, souzioni tecniche e interventi ediizi La bonifica dei siti contaminati è un tema su quae, da diversi anni, si confrontano soggetti pubbici e privati. L obiettivo principae, costituito daa necessità di rimediare aa situazione di inquinamento, deve frequentemente essere coordinato con esigenza di garantire a prosecuzione de attività ne sito, intesa sia come attività produttiva in senso stretto, che ediizia e di sviuppo. Contemperare e due esigenze risuta compesso in ragione dee diverse interpretazioni ae quai si presta una normativa, in continua evouzione, che discipina in modo non sempre chiaro diversi aspetti di rievanza fondamentae, quai, in particoare, e modaità e i tempi con i quai opera a Conferenza dei servizi, a gestione e i riutiizzo de terreno scavato e dee acque di fada emunte, individuazione degi interventi di messa in sicurezza d emergenza e approccio verso innovative tecniche e tecnoogie di bonifica. Obiettivo de Convegno sarà queo di fare i punto dea situazione e avviare un confronto su queste tematiche tra i soggetti interessati. Seminario organizzato da Network Bonifiche costituito da Fondazione Sviuppo Sostenibie e Ambiente&Sicurezza I Soe 24 ORE, in coaborazione con i Comitato Scientifico di Ecomondo-Recaim Expò La partecipazione a seminario è gratuita. È richiesta iscrizione entro i 12/05/2011: inviare una mai a Durante i Convegno è previsto un servizio di open bar gratuito per gi iscritti.

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